Un Addio All’Ennesima Potenza! Black Sabbath – The End

black sabbath the end

Black Sabbath – The End – Eagle Rock/Universal 2CD – DVD – BluRay – DVD/CD – BluRay/CD – 3LP – Deluxe 3CD/DVD/BluRay

*NDB Visto che è l’ultimo dell’anno mi sembrava giusto pubblicare per l’occasione un Post su un album che si chiama The End. Buon Anno e ci rivediamo comunque domani.

Il “lungo addio” dei Black Sabbath, storica formazione hard rock britannica (componenti di una ideale triade che comprendeva anche Led Zeppelin e Deep Purple), è iniziato nel 2013 con il loro ottimo album di studio 13, e pare essersi esaurito il 4 Febbraio di quest’anno, allorquando i nostri hanno suonato quello che dovrebbe essere il loro ultimo show a Birmingham, loro città d’origine. Questa volta il congedo sembrerebbe essere definitivo, un po’ per la carta d’identità dei vari membri, un po’ per i problemi di salute di Tony Iommi, affetto da un melanoma che fortunatamente pare sotto controllo (e problemi di salute hanno impedito anche al loro batterista originale, Bill Ward, di partecipare alla reunion, anche se sotto sotto si vocifera di questioni legate ai soldi), ed anche perché il frontman Ozzy Osbourne ha fatto sapere che vuole tornare ad occuparsi della sua carriera da solista (ma Iommi ha già insinuato che potrebbero anche suonare uno show per il loro cinquantenario, che sarà l’anno prossimo, o il 2020 se cominciano a contare dalla data del loro primo album). The End è il resoconto completo della serata conclusiva del tour, un documento che esce in una marea di configurazioni diverse (vi dico subito che l’unica con dentro tutto sia in versione audio che video è il deluxe box, con circa 50 euro ve la cavate), e vede i nostri in forma smagliante, aiutati anche da una qualità di registrazione perfetta: un live che è decisamente migliore di quello uscito a fine 2013, Live…Gathering In Their Masses, in quanto offre una panoramica più ampia del repertorio del gruppo e vede comunque all’opera una band più rodata. I

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n The End i classici della band ci sono praticamente tutti, anche se in questa configurazione vengono da sempre presi in considerazione solo i primi dieci anni (e per la serata finale io un piccolo omaggio almeno al periodo con Ronnie James Dio lo avrei previsto, ma si sa che tra Ozzy ed il piccolo cantante americano non è mai corso buon sangue): i tre, aiutati dal tastierista Adam Wakeman (figlio di Rick, storico membro degli Yes) e dal poderoso batterista Tommy Clufetos, sono in serata di grazia, e suonano in maniera potente e fluida nello stesso tempo, con Iommi che si conferma ancora una volta una formidabile macchina da riff (e pure gli assoli sono da paura), Geezer Butler un bassista tonante ma dal fraseggio mai scontato e banale, quasi come se il suo fosse un altro strumento solista, mentre Ozzy è Ozzy, non cambia: non è mai stato un grande cantante, fa e dice le stesse cose da quasi cinquant’anni, ma ha un carisma indiscutibile e poi è comunque un simpaticone che copre eventuali magagne con la sua esuberanza (e comunque in questa serata è in palla anche lui). Rock duro potentissimo quindi, una colata di lava lunga due CD, ma con la creatività tipica delle band che hanno inventato questo tipo di suono: diciamo che, come già detto per il mancato omaggio a Dio, essendo la serata finale un’ospitata in un paio di pezzi per Ward ci poteva anche stare.

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https://www.youtube.com/watch?v=zY5nYmTUfnQ

Dopo il prevedibile inizio di Black Sabbath, in assoluto la canzone più inquietante del gruppo (ma con una parte finale in cui Tony fa i numeri), abbiamo la roboante Fairies Wear Boots, tutta giocata sulla chitarra di Iommi e sulla batteria granitica di Clufetos, e lo strepitoso medley Under The Sun/Everyday Comes And Goes, con Tony letteralmente scatenato. Durante il concerto vengono presi in esame brani da tutti di dischi con Ozzy alla voce, tranne Never Say Die! e, stranamente, 13: non dà tregua neppure la meno nota After Forever, con Osbourne che come d’abitudine canta seguendo il riff, oppure la potentissima Into The Void, dall’intro strumentale lunghissimo, mentre Snowblind (la neve di cui si parla non è esattamente quella che cade dal cielo) vede uno dei migliori assoli di Iommi. Il primo CD termina con il superclassico War Pigs, un pugno nello stomaco ma non privo di feeling, con la cupa ma fluida Behind The Wall Of Sleep e con un assolo di basso di Butler che sfocia in N.I.B., da sempre una delle mie preferite, granitica ma con un riff tra i più godibili del gruppo (e caspita se suonano) https://www.youtube.com/watch?v=Zxjz6VhUOr8 . Nel secondo dischetto troviamo altre sette brani che danno il colpo di grazia finale all’ascoltatore, con una menzione speciale per un fantastico  medley che comprende la classica Sabbath Bloody Sabbath e le rare Supernaut e Megalomania, l’applauditissima Iron Man https://www.youtube.com/watch?v=7-thChxjcVw , uno dei brani in cui l’arte “riffatoria” di Iommi tocca le vette più alte, ed il gran finale con una incredibile Dirty Women, dove Tony sembra avere dieci mani, la poderosa Children Of The Grave e l’immancabile chiusura con la travolgente Paranoid.

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https://www.youtube.com/watch?v=pTHeY0-P4MY

Qualche giorno dopo questo show, i nostri si sono riuniti agli Angelic Studios di Brackley (una cittadina non lontana da Oxford) per una session in cui hanno inciso in presa diretta altri cinque pezzi del loro repertorio passato, per quella che dovrebbe in teoria essere la loro ultima testimonianza in studio. The Angelic Sessions è il titolo del terzo CD del box (ma è anche la parte audio nel CD incluso nell’edizione DVD – o BluRay – mentre quella con solo 2CD è l’unica a parte il box che contiene il concerto in versione audio, ma omette le Angelic Sessions…se siete confusi non siete i soli) e presenta nell’ordine The Wizard, che sarà anche per l’uso dell’armonica ma ha perfino elementi blues (ok, hard blues), la cadenzata Wicked World che vede chitarra e basso suonati all’unisono, Sweet Leaf che è un filo ripetitiva (ma Iommi comunque non perde un colpo), e si chiude con la solida Tomorrow’s Dream e con Changes, una delle rare ballate dei nostri. La storia del rock è piena zeppa di finti addii, ma questa volta l’epopea dei Black Sabbath sembra davvero arrivata al capolinea, e se sarà così con The End i nostri si saranno congedati, come dicono gli inglesi, “on a high note”.

Marco Verdi

Supplemento Della Domenica: Piaceri Proibiti, Forse “Definitivi” E Pure Rari! Black Sabbath – The End

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Black Sabbath – The End – BS Productions CD

Nella sua magnanimità Bruno ogni tanto mi consente di deviare dal percorso abituale di questo blog e di trattare anche musicisti che potrebbero rientrare nella categoria “piaceri proibiti”: nel mio caso, oltre a Jeff Lynne di cui ho spesso parlato (a mia difesa devo però dire che il musicista inglese ha amicizie importanti), si tratta del classico hard rock anni settanta ed anche ottanta, con qualche puntata nell’heavy meno truce e, perché no, anche un po’ di sano AOR. Nel 2013 mi ero occupato di 13 http://discoclub.myblog.it/2013/06/09/ce-l-hanno-fatta-black-sabbath-13/ , l’attesissimo CD di reunion di ¾ del nucleo storico dei Black Sabbath (Ozzy Osbourne, Tony Iommi e Geezer Butler, dato che il batterista Bill Ward non aveva trovato l’accordo con gli ex compari – o, si dice, con la moglie/manager di Ozzy, Sharon – e fu sostituito da Brad Wilk in studio e da Tommy Clufetos dal vivo), e qualche mese dopo anche del live pubblicato a seguito della tournée, Gathering In Their Masses. Oggi invece colgo l’opportunità di scrivere due righe a proposito di questo particolare CD intitolato The End, pubblicato dal gruppo in concomitanza con quello che dovrebbe davvero essere il loro ultimo tour, e venduto esclusivamente ai concerti (anche se su Ebay si trovano diverse copie a prezzi non proprio popolari, ed altre più economiche ma di manifattura russa e quindi di dubbia legalità): il dischetto in questione, otto brani, include quattro outtakes tratte dalle sessions di 13 (prodotte da Rick Rubin) e mai pubblicate finora neppure nelle varie edizioni deluxe, e quattro pezzi sempre dallo stesso album ma in versione inedita dal vivo nel 2014-2015 (in Australia, Nuova Zelanda e Canada).

I quattro brani in studio sono di buon livello, a testimonianza che la reunion non avvenne solo per motivi pecuniari, in quanto i tre riuscirono a ritrovare almeno in parte la vecchia scintilla, riportando in auge un suono che negli anni settanta fu innovativo, eccome.

The End inizia con Season Of The Dead, che ha un intro tipico e potentissimo, con Iommi che inizia a riffare da par suo, la sezione ritmica è un macigno e Ozzy…fa Ozzy: più di sette minuti di puro Sabbath sound (ma tutti i pezzi in studio sono discretamente lunghi), un brano che non avrebbe sfigurato su 13. Cry All Night, cupa e minacciosa, rimanda al suono del loro famoso esordio del 1970, compresi gli usuali cambi di tempo e melodia, Iommi fa il fenomeno e Ozzy canta nel suo tipico modo, cioè seguendo con la voce i riff del chitarrista; la pressante Take Me Home sembra più un brano solista di Osbourne, ma si sente comunque che c’è Iommi alla sei corde, il suo fraseggio è una goduria (per gli appassionati, s’intende), e c’è anche spazio per un breve assolo di chitarra flamenco. La parte in studio termina con Isolated Man, un altro concentrato di potenza inaudita, ma dal punto di vista dello script poco più di un riempitivo di lusso; poi abbiamo come detto quattro brani dal vivo tratti sempre da 13: i due più conosciuti (God Is Dead? e End Of The Beginning, che ha più di una somiglianza con Black Sabbath, la canzone), la grandiosa Under The Sun, con Tony letteralmente scatenato, e la poderosa Age Of Reason.

Non so se a fine tour The End verrà pubblicato anche su larga scala, certo è che chi ha apprezzato 13 dovrebbe farci un (costoso) pensierino.

Marco Verdi

*NDB. Magari nell’ultima parte del tour, o subito dopo, verrà messo in circolazione di nuovo, per sancire “La Fine”!