It Was (Really) Fifty Years Ago Today, Ovvero, Erano Giusto 50 Anni Fa, Oggi! The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

 

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The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band – Parlophone/EMI CD – Deluxe 2CD – 2 LP – Super Deluxe 4CD/DVD/BluRay

I Beatles, forse il gruppo più popolare di tutti i tempi, sono sempre stati decisamente avari nell’aprire i loro archivi dopo la separazione avvenuta nel 1970: a parte il Live At The Hollywood Bowl uscito negli anni settanta e ristampato lo scorso anno, e soprattutto i tre volumi dell’Anthology pubblicati a metà anni novanta, ai fans è sempre stata offerta la solita, peraltro ottima, sbobba, comprese le tanto strombazzate ristampe rimasterizzate del 2009 di tutta la discografia degli Scarafaggi, che non aggiungevano neppure trenta secondi di musica inedita. Quest’anno la svolta: per il cinquantenario dell’album più famoso dei Fab Four (uscito proprio il primo Giugno del 1967, cinquant’anni precisi precisi, ma il disco è nei negozi dal 26 maggio), cioè il leggendario Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (per molti è anche il loro migliore, io preferisco il White Album ma comunque sempre di dischi da cinque stelle stiamo parlando), i superstiti Paul McCartney e Ringo Starr, insieme agli eredi degli scomparsi John Lennon e George Harrison, hanno acconsentito ad aprire il magico scrigno delle sessions di quell’album epocale, affidandone la cura a Giles Martin, figlio di George, il celebre produttore dei quattro ragazzi di Liverpool: il risultato è la solita pletora di edizioni diverse, a partire da quella singola e fondamentalmente inutile se lo possedete già (anche se le tracce sono state remixate, ma non rimasterizzate, per quello andava già benissimo il lavoro fatto nel 2009), una doppia interessante con un secondo CD di versioni alternate, e soprattutto un imperdibile cofanetto con quattro CD, un DVD, un Blu*Ray (con lo stesso contenuto del DVD) ed uno splendido libro.

Data l’importanza sia musicale che culturale del disco, questo sarà il primo post “condiviso” della storia del blog: io introdurrò brevemente il disco originale e la sua storia, mentre Bruno vi parlerà nel dettaglio del contenuto del cofanetto quadruplo. L’idea dell’album del 1967 venne a McCartney (che peraltro vuole la leggenda fosse già “morto” il 9 novembre del 1966, sostituito da Billy Shears!!), che voleva una sorta di concept basato sui ricordi adolescenziali di Liverpool dei quattro, ma ben presto il soggetto si tramutò in quello di una serie di canzoni suonate da una band fittizia dell’epoca vittoriana, appunto la Band Dei Cuori Solitari Del Sergente Pepper, legate solo apparentemente da un filo conduttore: il disco è considerato l’apice creativo dei Fab Four, in quanto contiene una serie di gioiellini pop che rasentano la perfezione, con un accenno appena sfiorato di psichedelia (ma proprio all’acqua di rose), e con la figura di George Martin sempre più fondamentale nell’economia del gruppo, da grande arrangiatore quale era, ma anche abile “traduttore” in pratica delle folli idee dei quattro, una caratteristica che era già risaltata l’anno prima nell’altrettanto geniale (e splendido) Revolver. Il disco fu anche il primo dei Beatles senza un singolo portante: nelle stesse sessions, quasi su imposizione della casa discografica, furono incise anche diverse takes sia di Strawberry Field Forever (forse il miglior brano di Lennon all’interno del gruppo) che di Penny Lane, sessions incluse tra l’altro nel cofanetto: i quattro giudicarono però i due brani un po’ fuori contesto rispetto al resto dell’album e quindi li pubblicarono a parte, con il risultato di avere forse il miglior singolo della loro carriera.

Tutto in Sgt. Pepper è perfetto, dall’iconica ed imitatissima copertina ad opera di Peter Blake (e nella quale verranno trovati oscuri messaggi riguardanti la citata e presunta morte di Paul), alle variopinte giacche utilizzate dai Fab Four, ma soprattutto le tredici tracce del disco, capolavori assoluti di pop e con i tipici nonsense lirici dei quattro. Tutto è imperdibile, dall’introduzione finto-live della title track, poi ripresa nel finale, all’irresistibile singalong affidato a Ringo With A Little Help From My Friends, alla psichedelia leggera di Lucy In The Sky With Diamonds, ai bozzetti molto British e tipicamente McCartney di Fixing A Hole, Getting Better, She’s Leaving Home e Lovely Rita (ai quali partecipa anche Lennon con la bucolica e festosa Godd Morning, Good Morning), mentre ho sempre considerato lo spazio affidato a Harrison, Within You Without You, influenzata pesantemente dalla musica indiana ed a mio parere un po’ soporifera e fuori contesto, come il punto debole del disco. I brani che non ho ancora citato sono quelli che da sempre preferisco (ma non è che gli altri non mi piacciono, diciamo che questi sono da dieci e lode), cioè la squisita When I’m Sixty-Four, dal delizioso sapore vaudeville, la divertente ma geniale Being For The Benefit Of Mr. Kite!, ispirata a Lennon da un vero numero da circo di più di un secolo prima, e soprattutto la monumentale A Day In The Life, una eccezionale sinfonia pop di cinque minuti, risultato della fusione di due diverse canzoni di John e Paul, con un grande contributo di Martin ed un finale orchestrale in crescendo che ancora oggi fa venire i brividi. Dopo Sgt. Pepper i Beatles faranno altri grandi dischi (basti pensare all’Album Bianco e ad Abbey Road), ma qualcosa nel rapporto fra i quattro comincerà ad incrinarsi, complice anche la morte improvvisa del loro manager Brian Epstein che li priverà di una guida fino a quel momento indispensabile: ma questa è un’altra storia.

Ed ora, come già detto, la parola passa a Bruno.

Marco Verdi

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Il 1° Giugno del 1967 era un giovedì, come pure quest’anno, ed Inghilterra usciva Sgt. Pepper’s  nei negozi. Due o tre giorni dopo, un ragazzino che ancora oggi vedo tutte le mattine davanti allo specchio (celebrato già all’epoca, a futura memoria, nel titolo di una canzone, When I’m Sixty Four, contenuta nell’album), la domenica mattina (poiché gli altri giorni si andava a scuola si ascoltava nei giorni festivi) si sintonizza su Radio Uno della RAI, credo allora ci fosse solo quella, dove viene tramesso in anteprima, tutto completo, il suddetto Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ebbene sì, in una trasmissione condotta, mi pare da Adriano Mazzoletti, ma erano altri tempi, in cui le radio trasmettevano gli album interi: poi lunedì mi recai, perché ovviamente ero io, in un negozio per acquistarlo, mentre il mondo dei Beatles, che già frequentavo (ma anche quello degli Stones, di Dylan, di Hendrix e di  mille altri, ero un ascoltatore precoce), si allargò a dismisura per assumere contorni quasi “epocali”. Cinquanta anni dopo, anzi qualche giorno meno, visto che la nuova edizione è uscita il 26 maggio, finalmente un album del gruppo riceve il trattamento Deluxe, che ora andiamo ad esaminare nel dettaglio.

Intanto la confezione del box sestuplo è molto bella; formato tunnel (in termine tecnico discografico), vuol dire che si sfila la copertina del cofanetto, all’interno troviamo quello che a prima vista appare il vecchio LP, ma in effetti è il contenitore che riporta, allocati in apposite tasche, i quattro CD, il DVD e il Blu-ray. Poi il manifesto del disco, quello del Pablo Fanque’s Circus Royal con l’ultima serata dedicata a Mr. Kite, il cartoncino ritagliabile del Sergente Pepper e un bel librettone ricco anche di immagini rare ed inedite. Il tutto esce su etichetta Apple/Universal ma i dischi (rimixati non rimasterizzati) riportano rigorosamente l’etichetta Parlophone/EMI e nella confezione sul retro del “disco” sono riportati, come in origine, i testi (che ai tempi, nel nostro stentato inglese, ci permisero di sapere che i turnstiles, erano i “tornichetti” della metropolitana e che l’handkerchief era il “fazzoletto”). Detto che il disco, descritto sopra, ha un suono splendido: il dancing bass di Paul, la batteria di Ringo, le chitarre di George, John (e Paul), la produzione magnifica di George Martin e tutto il resto, oltre alle voci, sembrano balzare fuori dagli speakers, veniamo ai contenuti extra. Prima i due CD delle “Sgt. Pepper, Session”.

Disc 2

Strawberry Fields Forever – Take 1

Strawberry Fields Forever – Take 4

Strawberry Fields Forever – Take 7

Strawberry Fields Forever – Take 26

Strawberry Fields Forever – Stereo/Giles Martin Mix

When I’m Sixty-Four

Penny Lane – Take 6

Penny Lane – Vocal Overdubs and Speech

Penny Lane – Stereo / Giles Martin Mix 2017

A Day In The Life – Take 1

A Day In The Life – Take 2

A Day In The Life – Orchestra Overdub

A Day In The Life – Hummed Last Chord

A Day In The Life – The Last Chord

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 1

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 9

Good Morning Good Morning – Take 1

Good Morning Good Morning – Take 8

Si parte con ben quattro diverse takes di Strawberry Fields Forever che tracciano la storia di una delle canzoni più belle di sempre dei Beatles, e che inserita nell’album (con Penny Lane) lo avrebbe reso ancora più epocale di quanto è stato nella storia della musica moderna. La prima take arriva alla fine di novembre 1966 (pochi giorni dopo la morte di Paul, scusate se insisto), solo i quattro Beatles, basso, batteria, la voce solista di John e la sua chitarra ritmica, la chitarra slide di George e quelle armonie celestiali. La Take 4 introduce il sound del mellotron, la voce filtrata e sognante di Lennon, il grande lavoro di Ringo alla batteria e di Paul al basso, mentre la take 7 si avvicina molto a quella che sarà la versione pubblicata della canzone, con la take 26 che invece ci regala una versione completamente diversa, nettamente più veloce, con una intro assai diversa, la batteria impazzita e gli effetti sonori che si impadroniscono del tessuto sonoro della seconda parte del brano, tra fiati, chitarre e tastiere “trattate”. Tutta roba già sentita sugli innumerevoli bootlegs dedicati negli anni ai Beatles, ma mai così bene. Infine per concludere la sequenza il nuovo mix stereo di Giles Martin del 2015, una vera meraviglia sonora della prima psichedelia. A seguire la Take 2 di When I’m Sixty Four (il pezzo dedicato al sottoscritto), abbastanza diversa dall’originale, senza fiati e con un basso super funky di Paul, e con il piano che è l’altro protagonista principale del pezzo, mentre non ci sono ancora i coretti degli altri Beatles.

Poi tocca a Penny Lane, take 6 strumentale, affascinante, dove mi sembra di cogliere brillanti accenni musicali che poi verranno sviluppati in Magical Mystery Tour e più in là ancora nel tempo in Abbey Road, e che danno un’idea di come dovesse essere in quella fucina di idee che erano gli studi di Abbey Road ai tempi dei Beatles. Più per “anally retentive”, come dicono gli inglesi, la parte dedicata solo a sovraincisioni vocali e discorsi in studio, ma poi la versione Stereo Mix del 2017 è veramente superba. A questo punto parte la sequenza dedicata alla più bella canzone mai scritta dai Beatles, A Day In The Life, uno dei loro splendidi esempi di una canzone formata da più canzoni, uno strato dopo l’altro, con Lennon e McCartney che si completano a vicenda (al sottoscritto un altro brano che piace da impazzire, costruito con questo approccio, è Happinees Is A Warm Gun). Si capisce subito che il brano è un capolavoro sin dalla take 1, solo la voce con eco di John, il piano e una chitarra acustica, ma c’è già lo spazio per inserire la parte scritta da Paul, e pure la take 2 è splendida, acustica ed intima, ma con le stimmate del brano complesso che diverrà, per esempio la melodia complessa e ritmica del piano, il suono delle sveglie che i loro vicino di studio a Abbey Road sublimeranno qualche anno dopo in Dark Side Of The Moon. Gli overdub dell’orchestra, l’accordo finale vocale canticchiato, che sentito da solo sembra un mantra tibetano, e i presenti che si divertono a chiamare takes a capocchia e anche l’ultimo accordo provato svariate volte al piano, fanno parte del fascino di questo ”dietro le quinte”. La prima versione strumentale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band la canzone, sembra quasi un pezzo a tutto riff dei Kinks, perché i gruppi dell’epoca ascoltavano quello che facevano i loro colleghi, mentre la take 9, cantata, è un gran bel pezzo rock, e si capisce perché Jimi Hendrix, quando la sentì, come tutti gli altri, al 1° giugno, decise di rifarla dal vivo, a modo suo, cioè splendido, solo tre giorni dopo al Saville Theatre, di fronte a degli sbalorditi George Harrison e Paul McCartney. Beatles rockers anche nelle due takes presenti di Good Morning Good Morning, la prima solo un frammento per inquadrare il groove della batteria, la seconda “cruda”, senza tutti gli effetti sonori e gli assolo che saranno aggiunti alla versione definitiva.

Disc 3:

Fixing A Hole – Take 1

Fixing A Hole – Speech And Take 3

Being For The Benefit Of Mr. Kite!

Being For The Benefit Of Mr. Kite! – Take 7

Lovely Rita – Speech and Take 9

Lucy In The Sky With Diamonds – Take 1 And Speech

Lucy In The Sky With Diamonds – Speech

Getting Better – Take 1

Getting Better – Take 12

Within You Without You – Take 1

Within You Without You – George Coaching The Musicians

She’s Leaving Home – Take 1

She’s Leaving Home – Take 6

With A Little Help From My Friends – Take 1

Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band (Reprise) Speech and Take 8

Il disco tre, solo nel cofanetto, contiene altre versioni alternative e prove di studio. Si parte con la Take 1 di Fixing A Hole, che, a differenza del resto dell’album, fu registrata ai Regent Sound Studios di Londra il 9 Febbraio del 1967, perché in quella occasione gli studi di Abbey Road non erano disponibili: un pezzo di Paul McCartney, con la voce double-tracked, e la presenza di George Martin al clavicembalo, il classico walking bass di Paul, mentre in questa versione mancano i coretti degli altri Beatles, assenti anche nella Take 3, preceduta da un breve dialogo, come manca anche il tagliente solo di chitarra di Harrison, presente nella versione pubblicata. Martin passa a harmonium, glockenspiel e organo per Being For The Benefit Of Mr.Kite, il brano circense a tempo di valzer scritto da John Lennon, anche in questo caso, nella Take 1, mancano tutti gli elementi aggiuntivi, i florilegi di armoniche a bocca e la chitarra backwards di George, di nuovo assenti anche nella versione n.7. Diciamo che fino ad ora il disco 3 è quello meno interessante come materiale contenuto. Più compiuta, forse perché è già la take 9, la versione di Lovely Rita, con le chitarre acustiche e il piano in evidenza, ma non il basso di Paul, anche qui mancano tutti gli elementi “decorativi” tipici, fondamentali nelle canzoni dei quattro di Liverpool. Lucy In The Sky With Diamonds, ispirata da un disegno di Julian, il figlio di John, nella take 1, non è ancora quel piccolo gioiellino della psichedelia che sarebbe diventata, ma gli elementi sognanti e i cambi di tempo sono già presenti, mentre la Take 5, con tanto di falsa partenza e John sull’orlo di una crisi di ridarella, come spesso succedeva ai tempi felici, poi nella versione definitiva diventerà uno dei migliori contributi di John Lennon all’album.

Getting Better, fin dal titolo, è uno dei classici pezzi ottimistici di McCartney, che suona il piano elettrico, e si esibisce in uno dei suoi classici esempi di fusione tra rock e errebì “bianco”, la prima take è strumentale, mentre la numero 12 è molto simile all’originale, sempre strumentale, ma con il tampura, l’altro strumento suonato da Harrison in evidenza, e la sezione ritmica di Paul e Ringo molto indaffarata. A proposito di strumenti indiani, l’unico contributo di George Harrison all’album è Within You Without You, posta nel long playing originale all’inizio della seconda facciata, per non spezzare la soluzione quasi da concept album del resto del disco. Anche in questo caso troviamo la Take 1 solo strumentale, con George al sitar, accompagnato da musicisti indiani non accreditati, mentre a seguire troviamo Harrison che insegna ai musicisti stessi le loro parti su una traccia vocale; diciamo non indispensabile, per essere magnanini, o una mezza palla, per essere onesti. Anche She’s Leaving Home appare in due diverse versioni strumentali, ed è un peccato, perché la parte cantata con la storia di Melanie Coe, era uno degli highlight dell’album, comunque la melodia è deliziosa, Sheila Bromberg all’arpa, è la prima donna a venire impiegata in un brano dei Beatles, e l’arrangiamento degli archi è raffinatissimo. With A Liitle Help From My Friends è il contributo di Ringo Starr al LP, ma anche in questo caso non si nota, perché si tratta dell’ennesima versione strumentale, e comunque la canzone diventerà uno degli inni della musica rock nella versione fantastica che ne farà Joe Cocker l’anno successivo, tutta un’altra canzone. Il CD finisce con la take 8 di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club (Reprise), la ripresa in chiave più rock del brano di apertura con McCartney alla chitarra solista.

Il disco 4 del cofanetto contiene l’album completo in versione Mono, come dovrebbe essere ascoltato secondo i puristi (ma io lo preferisco in stereo) e come bonus alcuni differenti mono mix di Strawberry Fields Forever, Penny Lane, A Day In The Life, il primo mixaggio mono, inedito, come pure quello di Lucy In The Sky With Diamonds e She’s Leaving Home, mentre in coda di tutto troviamo la versione mono pubblicata su un Promo americano di Penny Lane. Tutte leggermente differenti dagli originali. Come ricorda il titolo del Post, in questi giorni è uscito, prima al cinema, e poi in doppio DVD, un documentario di Alan G. Parker, intitolato It Was Fifty Years Ago Today, che traccia in modo approfondito, e anche interessante, la storia dell’album, ma, perché c’è un ma, e pure grosso, non c’è neppure un secondo di musica dei Beatles nel film (e neppure nella quattro ore e mezza di extra nella versione DVD, che peraltro comprende interviste con Lennon, materiale dagli archivi di Ringo e altre chicche assortite), a causa del veto della casa discografica che non ha concesso i diritti per la musica. A questo punto viene molto utile il DVD ( e il Blu-Ray, ma perché ormai vanno sempre in coppia in queste versioni Super Deluxe, visto che il materiale è lo stesso?): si tratta di un documentario realizzato nel 1992 per la Apple, The Making Of Sgt. Pepper, circa 50 minuti molto interessanti con interviste a George Martin che è “l’host” del film, ma anche con Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e materiale d’archivio di John Lennon. Più i video promozionali, girati nel 1967, di A Day In The Life, Strawberry Fields Forever e Penny Lane, e, dedicate agli audiofili, versioni Hi-Res 5.1 Remix e Hi-Res Stereo Remix dell’album. Ci sarà pure un motivo se Sgt. Pepper è ancora al n.°1 nella lista dei 500 album più grandi della storia della rivista Rolling Stone, e Pet Sounds dei Beach Boys, il disco che lo ha “ispirato”, è al n° 2. Ok, se prendete la lista del NME del 2013, è al n° 87 (?!?), ma quella è una lista per “super giovani”, dove vince The Queen Is The Dead degli Smiths, al 4° ci sono gli Strokes, ma per favore, e nella classifica altre “schiccherie” orride ed incomprensibili, della serie lasciateci perdere siamo inglesi! Comunque visto che anche i Beatles sono inglesi, se non al primo posto, nei primi dieci dischi di sempre questo album ci sta di sicuro. Sono sicuro che Bob Dylan, in alto a destra, e Sonny Liston, in basso a sinistra, ma anche tutti gli altri sulla copertina, avrebbero approvato. Forse Revolver, Rubber Soul, il White Album Abbey Road, scegliete il vostro preferito, sono superiori come album, ma Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band ha segnato un’era e questo cofanetto ne è il degno testimone!

Bruno Conti

Ripartono Le Uscite Nel 2017, Parte I! Novità: Dropkick Murphys E Ristampe: Ron Wood, Michael McGear

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Finiamo l’anno con un Post dedicato alle prime uscite discografiche del 2017. Si parte subito, già il 6 gennaio esce la prima novità “importante”: il nuovo album dei Dropkick Murphys, la band celtic punk di Boston che arriva al nono album di studio con questo 11 Short Stories of Pain & Glory, pubblicato per la propria etichetta, la Born & Bred, e come di consueto prodotto dall’ottimo Ted Hutt. Sono dieci brani firmati dalla band e una cover del famoso brano tratto dal Musical Carousel, You’ll Never Walk Alone, un brano cantato in mille occasioni e che è anche uno degli inni del Liverpool. Per i più “temerari” fans uscirà anche una versione limitata dell’album con libretto da 26 pagine e due tracce aggiunte, disponibile per la modica cifra di circa 40 euro in una tiratura di 5.000 copie.

Questi i titoli dei brani:

1. The Lonesome Boatman
2. Rebels With A Cause
3. Blood
4. Sandlot
5. First Class Loser
6. Paying My Way
7. I Had A Hat
8. Kicked To The Curb
9. You’ll Never Walk Alone
10. 4-15-13
11. Until The Next Time

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I’ve Got My Own Album To Do è il primo album solista di Ron Wood, uscito nel 1974 quando il chitarrista inglese era ancora nei Faces, un disco poi uscito in CD in varie versioni, la prima negli anni ’90, poi diverse edizionin, sempre per il gruppo Warner, l’ultima per la Warner Japan nel 2012, ma anche per la Rhino nel 2009 e, solo in vinile, per la Music On Vinyl nel 2015. Il disco regge bene il passare del tempo, un classico album di R&R, con molti brani a firma Wood, ma ci sono anche un paio di tracce Jagger/Richards, una del bassista Willie Weeks, un paio di cover e una canzone composta da Wood con George Harrison, che poi sarebbe uscita, in un’altra versione, nel disco Dark Horse dell’ex Beatle. Nell’album di Ron Wood ci sono una valanga di ospiti: oltre all’eccellente sezione ritmica, Willie Weeks/Andy Newmark, ma anche Pete Sears Micky Waller, nel disco appaiono, in ordine sparso, Keith Richards, Ian McLagan, Mick Jagger, David Bowie, George Harrison, Mick Taylor Rod Stewart, per la serie scusate se è poco.

La nuova versione, in uscita sempre il 6 gennaio per la Friday Music, sarà doppia, ma non perché potenziata da una mirabolante serie di bonus,bensì perché i tipi dell’etichetta americana, senza peraltro indicarlo in copertina, hanno inserito nella confezione anche il secondo album solista di Ron Wood, l’ottimo Now Look, uscito nel 1975, sempre in origine per la Warner, con la produzione di Wood, Bobby Womack Ian McLagan, e con gran parte degli stessi musicisti usati nel disco precedente, nello specifico, Richards, Taylor, McLagan, Weeks, Newmark, oltre a Womack e Kenney Jones e la presenza di alcune cover, brani a firma Wood/Womack e il classico sound rock dei dischi di metà anni ’70., il punto debole ovviamente, purtroppo, è la voce, diciamo non memorabile di Ronnie. Insomma, se vi manca(no) potreste farci un pensierino.

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Dopo le due uscite previste per il 6 gennaio, cominciamo a vederne una di quelle annunciate per il 13 gennaio, mentre le altre ve le presenterò nel Post di domani, per centellinare queste prime ristampe targate 2017. Innanzi tutto chi è Michael McGear? Se aggiungiamo il vero cognome McCartney, il nostro amico Mike è in effetti il fratello minore di Paul, l’altro figlio di Mother Mary, nato in quel di Liverpool due anni dopo il più celebre fratello. Anche lui con una carriera nella musica, prima come membro degli Scaffold, quelli di Lily The Pink, n° 1 nelle classifiche inglesi nel periodo natalizio del 1968 (una band tra music hall e comedy rock, per intenderci la versione italiana del brano venne fatta dai Gufi nel 1969, e come La Sbornia, entrerà anche nelle hits italiane, “Trinca, trinca, trinca, buttalo giù con una spinta…!”

Nel 1968 McGear aveva iniziato anche una carriera solista, il primo album McGough e McGear, in coppia con il suo socio negli Scaffold, ma nell’aprile 1972 pubblica il suo primo album solo “serio”, questo Woman che sta per essere ristampato il 13 gennaio p.v. dalla Esoteric, il disco uscì in origine per la Island e nell’album, oltre a Roger McGough alle chitarre, apparivano anche Andy Roberts, di Liverpool Scene Plainsong, Zoot Money, Brian Auger, Gerry Conway dei Fairport Convention, Tony Coe ai fiati, da lì a poco in Solid Air di John Martyn, e ancora il futuro Average White Band, Alan Gorrie, insomma fior di musicisti. Il soggetto della foto di copertina era proprio Mary McCartney, la mamma di Paul e Mike.

Nella nuova versione Esoteric, rimasterizzata per l’occasione, è stato aggiunto anche un libretto ricco di note e una intervista realizzata per l’occasione con Michael McGear McCartney. Una certa aria di famiglia si respira tra i solchi dell’album, per nulla disprezzabile, sound tipico dell’epoca, molto piacevole.

Ci risentiamo domani con la seconda parte, dedicata alle altre ristampe in uscita il 13 gennaio. Nuovo anno, vecchio Blog.

Bruno Conti

 

Il “Vero” Tributo Era Quello Del 2002, Ma Anche Questo Non E’ Malaccio! George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison

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Various Artists – George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison – Hot Records/BMG 2CD/BluRay – 2CD/DVD – 3LP

Non è la prima volta che George Harrison è il soggetto al quale viene dedicato un concerto/tributo: il 29 Novembre del 2002, giusto un anno dopo la prematura scomparsa dell’ex chitarrista dei Beatles, un’incredibile serie di amici ed ex collaboratori di George si diede appuntamento alla Royal Albert Hall per una serata tra le più belle e toccanti mai riservate ad un musicista. Quella sera le canzoni di George ricevettero un trattamento sontuoso da ex compagni di scuderia (Paul McCartney e Ringo Starr), collaboratori ed amici di vecchia data (Eric Clapton, Ravi Shankhar, Billy Preston) e più recenti (Tom Petty e Jeff Lynne), con l’unica ed abbastanza inspiegabile assenza di Bob Dylan, che oltre che compagno di Harrison nei Traveling Wilburys era sempre stato uno dei suoi migliori amici.

Il 28 Settembre del 2014, sotto la direzione musicale del figlio di George, Dhani Harrison (unico presente anche nel 2002), un cast molto variegato e di età media decisamente più bassa si è riunito al Fonda Theater di Los Angeles per omaggiare nuovamente il “Beatle Tranquillo”, ed il risultato, pur apprezzabile, non è neppure lontanamente paragonabile a quello di 14 anni fa. Nel 2002 l’amore e la commozione si potevano quasi toccare con mano, ed il cast era composto quasi esclusivamente da artisti che con George avevano camminato a lungo e condiviso parecchi momenti, mentre qui la maggior parte dei partecipanti, pur essendo probabilmente stati influenzati in qualche modo dal nostro, non lo hanno neppure mai conosciuto personalmente, ed in alcuni casi la loro carriera professionista è iniziata addirittura dopo la morte del chitarrista.

Sarebbe però ingiusto liquidare la serata in questo modo, un po’ per la presenza di Dhani che fa da garante legittimando il tutto, ma anche perché, nelle due ore circa di concerto, ci sono diverse performance di buon livello, ed in qualche caso anche ottimo. Non tutto funziona alla perfezione, di qualcuno avrei fatto anche a meno, ma alla fine direi che il tributo funziona, grazie soprattutto alla bellezza delle canzoni (mi stupisce però l’assenza del capolavoro While My Guitar Gently Weeps) ed all’intelligenza dei partecipanti che hanno deciso di non stravolgere troppo gli arrangiamenti originali, mostrando grande rispetto per George. E poi, come vedremo, i nomi importanti ci sono anche qui. Un consiglio: se volete ascoltare il doppio CD fatelo pure (magari in macchina), ma per un’esperienza completa sarebbe meglio gustarsi il concerto con l’ausilio delle immagini. La house band, Dhani a parte, è composta da musicisti poco noti (almeno a me), con l’eccezione dell’ottimo chitarrista Jimmy Vivino, che è anche il direttore musicale e membro “anziano” del gruppo (per la sua lista di collaborazioni vi rimando al mio recente post sul nuovo disco di Dion, di cui è anche produttore http://discoclub.myblog.it/2016/02/18/vecchie-glorie-alla-riscossa-dion-new-york-is-my-homejack-scott-way-to-survive/ ).

Dopo una breve e scherzosa introduzione nella quale afferma che quando ha letto “George Fest” pensava ad un tributo a George Michael, Conan O’Brien si lancia in una robusta rilettura di Old Brown Shoe: Conan è un presentatore ed attore, non un musicista, ma se la cava con mestiere e la band lo segue in maniera potente. Anche I Me Mine, pur non essendo tra i brani migliori di Harrison, esce bene dal trattamento di Britt Daniel, leader della band texana Spoon; Jonathan Bates (che confesso di non conoscere) insieme a Dhani fornisce una suggestiva interpretazione della Ballad Of Sir Frankie Crisp, che conserva l’atmosfera sognante dell’originale (era su All Things Must Pass), con una steel che le dona un sapore country. Something è una delle grandi canzoni di Harrison (e dei Beatles) e Norah Jones (stasera in perfetto stile “Puss’n’Boots”) è un’ottima interprete, ma stranamente la miccia non si accende, e Norah fornisce una performance abbastanza scolastica; si presenta a questo punto per la gioia del pubblico femminile Brandon Flowers (frontman dei Killers), che è comunque bravino ed offre una godibile interpretazione della vivace Got My Mind Set On You, oscuro pezzo di Rudy Clark portato al successo da Harrison nel 1987. If Not For You è una splendida canzone di Bob Dylan, ma l’ha incisa anche George e gli Heartless Bastards, guidati dalla particolare voce di Erika Wennerstrom, la rifanno proprio con l’arrangiamento presente in All Things Must Pass; Be Here Now era soporifera anche in origine, ed il leader dei Cult, Ian Astbury, non è la persona adatta per ravvivarla; pollice verso invece per la Wah-Wah di Nick Valensi, chitarrista degli Strokes e qui anche in veste di cantante, una versione confusa e con scarso feeling.

Molto gradevoli i Jamestown Revival con una versione a due voci di If I Needed Someone, arrangiata in maniera folk-rock, quasi roots, mentre pessimi i Black Rebel Motorcycle Club che rovinano la bella Art Of Dying con le loro sonorità eteree e finto-psichedeliche che appiattiscono una canzone che in origine era un rock tosto ed elettrico. Splendido invece il primo intervento solista di Dhani, con una bella versione dell’allegra Savoy Truffle, dove quello che si nota è l’incredibile somiglianza della sua timbrica vocale con quella del padre, la stessa identica, ma proprio uguale! For You Blue è affidata alla voce fin troppo delicata di Chase Cohl (non conosco, part 2), ma il brano ne esce bene grazie all’accompagnamento molto rock’n’roll dell’house band. La prima parte si chiude con Ann Wilson, una delle due metà delle Heart e grande voce, che alle prese con la bellissima Beware Of Darkness (una delle canzoni di George che preferisco in assoluto) non può che fare faville.

La seconda parte è nell’insieme meglio della prima, a partire dalla complessa Let It Down, ancora con Dhani voce solista, che termina in una jam chitarristica coi fiocchi, per proseguire con Ben Harper, che quando vuole è bravo, il quale se la cava più che bene (grazie anche al suo tocco chitarristico sopraffino) con la gentile Give Me Love, uno dei maggiori successi di George; una delle più grandi sorprese della serata è un invecchiatissimo (e plastificato) Perry Farrell, che lascia da parte per una sera i suoi Jane’s Addiction e ci regala una deliziosa rilettura elettroacustica della stupenda Here Comes The Sun: da brividi. Anche Weird Al” Yankovic quando non fa il buffone (cioè raramente) dimostra di saper cantare, e anche bene, e What Is Life (una delle grandi canzoni rock di Harrison) è riproposta alla perfezione; torna sul palco Norah Jones, molto più a suo agio con la languida Behind That Locked Door, ballata country-oriented con echi di Gram Parsons.

Ed ecco l’ospite numero uno della serata, cioè Brian Wilson, che non poteva che proporre il più grande successo di George come solista, My Sweet Lord: l’ex Beach Boys (che per l’occasione si porta dietro anche Al Jardine) farà anche fatica a muoversi e a parlare, ma quando canta si difende ancora alla grande, e qui è raggiunto ai cori da gran parte degli ospiti della serata, quasi ad omaggiare una leggenda vivente. I Black Ryder suonano la fluida Isn’t It A Pity nel modo giusto, ma la vocalità di Aimée Nash è piuttosto piatta e quindi nel complesso manca qualcosina (interessante però l’accenno finale a Hey Jude), mentre l’ironica Any Road necessitava un’interpretazione più raffinata di quel buzzurro sguaiato di Butch Walker, che ci regala, si fa per dire, la performance peggiore del concerto. Per contro, l’affascinante Karen Elson oltre ad essere bella è anche brava, e la sua I’d Have You Anytime (brano scritto da George insieme a Dylan) è completamente riuscita; Taxman non mi ha mai fatto impazzire, e non sono certo i mediocri Cold War Kids a farmi cambiare idea, mentre i Flaming Lips di Wayne Coyne riescono a conservare l’atmosfera psichedelica che It’s All Too Much (uno dei brani meno noti tra quelli scritti da George per i Fab Four) aveva anche in origine.

La serata volge al termine: Handle With Care, il pezzo più noto dei Wilburys è una grande canzone comunque la si faccia, ed anche stasera, con Flowers, Daniel, Dhani, Bates, Coyne e Yankovic che si dividono il microfono, il risultato è eccellente; tutti sul palco (tranne Brian Wilson) per una sentita e commossa All Things Must Pass, dove invece, a parte Dhani, le voci soliste sono tutte femminili (la Jones, la Elson e la Wilson), una versione intensa che chiude il concerto in maniera adeguata. In definitiva, se non avete il tributo del 2002 dovete rimediare subito alla mancanza, ma anche questo George Fest ha comunque diverse frecce al suo arco, e si può definire riuscito almeno al 70%.

Marco Verdi

Alcuni Cofanetti, Passati, Presenti E Futuri. Psych Box, George Fest, Todd Rundgren, April Wine, Alex Harvey & Elvis Presley

psych box cleopatra 5 cd

Ultimamente stiamo cercando di recensire la maggior parte delle uscite più importanti ed interessanti (o almeno quelle che riteniamo tali) ma la rubrica delle segnalazioni sulle uscite discografiche future è sempre pronta in agguato, basta che trovi il tempo di occuparmene: oggi vi segnalo alcuni box, uno già uscito, un paio imminenti e tre in uscita verso la metà di marzo.

PsychBox-exploded

Partiamo con quel Psych Box della Cleopatra Records che vedete effigiato ad inizio Post e qui sopra: si tratta di un cofanetto da 5 CD + un 45 giri, uscito negli Stati Uniti il 12 febbraio e di prossima pubblicazione sul mercato europeo. Come molti prodotti della Cleopatra è “strano” (come sapete non sempre approvo le uscite dell’etichetta  californiana, soprattutto nell’ambito dei tributi, ma nel reparto ristampe spesso ci sanno fare), in quanto si tratta di una raccolta dedicata alla musica psichedelica, settore dove esistono già centinaia di compilations uscite nel corso degli anni, ma questa ha la particolarità di contenere materiale, oltre che del passato, anche più recente, o addirittura del presente, sia di provenienza americana, come inglese, ed anche europea. Ovviamente, trattandosi di una proposta della Cleopatra alcune scelte sono da prendere con le pinze, comunque nell’insieme il contenuto è più che interessante, come potete verificare dalla lista che leggete qui sotto:

[CD1]
1. The Brian Jonestown Massacre – Going To Hell
2. The Black Angels – Soul Kitchen
3. The Legendary Pink Dots – Damien
4. A Place To Bury Strangers – Sunbeam
5. The Warlocks – You Destroy
6. Hawkwind – Opa-Loka
7. Absolutely Free – Vision’s
8. The Movements – Great Deceiver
9. Chrome – Meet You In The Subway
10. Nikola Tesla & Thee Coils – Sweet Rays
11. Rotten Mangos – Tent Rentals
12. The Thunderbeats – Something Inside Me
13. The Third Sound – For A While
14. Sula Bassana – Lost In Space
15. Brainticket – Black Sand

[CD2]
1. Wild Style Lion – Love Was In Me feat. Kim Gordon
2. The May Company – Wrap Around Porch
3. The See See – Big Bad Storm
4. The Syn – 14 Hour Technicolour Dream
5. Sons of Hippies – Mirrorball
6. The Deviants – Jamie’s Song
7. Cambrian Explosion – The Sun
8. Surprise Party – Cut Me
9. Siena Root – In My Kitchen
10. The Spyrals – Sunflower Microphone
11. Studio 69 – Il Est Juste La
12. The Litter – Action Woman
13. Las Brujas – Sweaty Windows
14. Jovontaes – Forever
15. Spindrift – Red Reflection
16. Dum Dum Girls – Letter To Hermione

[CD3]
1. Nico – All Tomorrow’s Parties
2. Bonfire Beach – Black Tinted Moonlight
3. The Fresh & Onlys – In The Light
4. The Altered Hours – Smoke Your Eyes
5. Femme Accident – Everything Goes Wrong
6. The Ones – Lady Greengrass
7. Tales Of Murder And Dust – Laid Bare
8. Dead Meadow – The Crystal Ship
9. The Sonic Dawn – Japanese Hills
10. MC5 – Gold
11. Tashaki Miyaki – Take It Or Leave It
12. Holy Wave – Do You Feel It
13. The Tulips – Winter Winds
14. Fade In Mona Lisa – Green Carnations
15. Electric Moon – Spaceman

[CD4]
1. Magic Wands – Jupiter
2. Nektar – It’s All In The Mind
3. The Chocolate Watchband – No Way Out
4. Brujas Del Sol – Occultation
5. Calliope – Iron Hand
6. Energy 2000 – Zodiacal Light
7. The Floormen – The Place Where The Flat Things Are
8. The Striped Bananas – Dark Peace
9. Indian Jewelry – Kashmir
10. Wight Lhite – Close To Odd
11. Surly Gates – Under Your Tongue
12. Aqua Nebula Oscillator – Innocent Tu Seras Incandescent
13. Pink Velvet – Allez prenons un autre verre
14. The Crazy World Of Arthur Brown – Devil’s Grip
15. Black Delta Movement – MacBeth
16. Aura Blaze – A Glass Of Tears Half Empty

[CD5]
1. Iron Butterfly – Possession (Original 7″ Version)
2. The Fuzztones – Hallucination Generation
3. Allah-Las – Stoned
4. Love, Hippies & Gangsters – This Is What We Want
5. onYou – National Strings Attached
6. Secret Colours – Get To The Sun
7. The Vacant Lots – Julia
8. Black Moon Circle – The Machine On The Hill
9. Ttotals – Life Thus Far Out
10. Nik Turner – Time Crypt
11. Shuggie Otis – Ice Cream Party (Instrumental)
12. Kim Fowley – The Trip
13. Landskap – South Of No North
14. The Lucid Experiment – She’s My Melody
15. The Raveonettes – The End

[7-Inch]
1. Flashing Lights – Jimmy Page with Screaming Lord Sutch
2. Timothy Leary – What Are Psychedelic Drugs?

Moltissimi dei nomi sono veramente “oscuri”, alcuni discutibili, ma gli appassionati del genere avranno di che gioire, come pure i collezionisti per quel singolo dai contenuti assai rari.

george fest box

Il 28 settembre del 2014 un gruppo di musicisti (e non solo) si è riunito al Fonda Theater di Los Angeles per commemorare la figura e la musica di George Harrison. Prodotto dal figlio Dhani Harrison e da David Zonshine il concerto sarà disponibile da domani 26 febbraio (un giorno prima del suo 73° compleanno che sarebbe stato oggi, ma si sa che le uscite discografiche sono tassative); verrà pubblicato in varie configurazioni  2xCD/DVD, 2xCD/Blu-Ray, 3xLP (180 gram), oltre all’immancabile download, e anche se al concerto hanno partecipato molti nomi interessanti, comunque non si avvicina neanche lontanamente al bellissimo Concert For George, un tributo uscito nel lontano 2003, uno dei più belli di tutti i tempi, ancora oggi fantastico da risentire (se vi manca cercatelo)!

Non ho ancora visto, né sentito questo nuovo progetto (a parte alcuni video disponibili in rete), che viene pubblicato dalla Hot Records, Vagrant negli States e Bmg/Sony in Europa, ma dubito, leggendo il nome dei partecipanti, che possa superare quello che vedete qui sopra, però ci sono molti motivi di interesse visto che le canzoni sono così belle, in ogni caso ecco la lista completa:

Tracklist
[CD1]
1. Introduction
2. Old Brown Shoe (Conan O’Brien)
3. I Me Mine (Britt Daniel from Spoon)
4. Ballad of Sir Frankie Crisp (Let It Roll) (Jonathan Bates feat. Dhani Harrison)
5. Something (Norah Jones)
6. Got My Mind Set On You (Brandon Flowers from The Killers)
7. If Not For You (Heartless Bastards)
8. Be Here Now (Ian Astbury from The Cult)
9. Wah-Wah (Nick Valensi from The Strokes)
10. If I Needed Someone (Jamestown Revival)
11. Art of Dying (Black Rebel Motorcycle Club)
12. Savoy Truffle (Dhani Harrison)
13. For You Blue (Chase Cohl)
14. Beware of Darkness (Ann Wilson)

[CD2]
1. Let It Down (Dhani Harrison)
2. Give Me Love (Give Me Peace On Earth) (Ben Harper)
3. Here Comes The Sun (Perry Farrell from Jane’s Addiction)
4. What Is Life (“Weird Al” Yankovic)
5. Behind That Locked Door (Norah Jones)
6. My Sweet Lord (Brian Wilson)
7. Isn’t It A Pity (The Black Ryder)
8. Any Road (Butch Walker)
9. I’d Have You Anytime (Karen Elson)
10. Taxman (Cold War Kids)
11. It’s All Too Much (The Flaming Lips)
12. Handle With Care (Brandon Flowers, Britt Daniel, Dhani Harrison, Jonathan Bates, Wayne Coyne, and Weird Al Yankovic)
13. All Things Must Pass (Ann Wilson, Dhani Harrison, Karen Elson and Norah Jones)

[DVD or Blu-ray]
1. Introduction
2. Old Brown Shoe (Conan O’Brien)
3. I Me Mine (Britt Daniel from Spoon)
4. Ballad of Sir Frankie Crisp (Let It Roll) (Jonathan Bates feat. Dhani Harrison)
5. Something (Norah Jones)
6. Got My Mind Set On You (Brandon Flowers from The Killers)
7. If Not For You (Heartless Bastards)
8. Be Here Now (Ian Astbury from The Cult)
9. Wah-Wah (Nick Valensi from The Strokes)
10. If I Needed Someone (Jamestown Revival)
11. Art of Dying (Black Rebel Motorcycle Club)
12. Savoy Truffle (Dhani Harrison)
13. For You Blue (Chase Cohl)
14. Beware of Darkness (Ann Wilson)
15. Let It Down (Dhani Harrison)
16. Give Me Love (Give Me Peace On Earth) (Ben Harper)
17. Here Comes The Sun (Perry Farrell from Jane’s Addiction)
18. What Is Life (“Weird Al” Yankovic)
19. Behind That Locked Door (Norah Jones)
20. My Sweet Lord (Brian Wilson)
21. Isn’t It A Pity (The Black Ryder)
22. Any Road (Butch Walker)
23. I’d Have You Anytime (Karen Elson)
24. Taxman (Cold War Kids)
25. It’s All Too Much (The Flaming Lips)
26. Handle With Care (Brandon Flowers, Britt Daniel, Dhani Harrison, Jonathan Bates, Wayne Coyne, and “Weird Al” Yankovic)
27. All Things Must Pass (Ann Wilson, Dhani Harrison, Karen Elson and Norah Jones)

todd rundgren complete bearsville

Todd Rundgren è stato, ed è, uno degli “unsung heroes” del rock americano, un piccolo genio della musica a stelle e strisce autore di alcuni album, da solo o con gli Utopia, ancora oggi memorabili, produttore, cantante, chitarrista, il suo periodo migliore è quello degli album pubblicati con la Bearsville Records, che ora vengono raccolti in questo box di 13 album a special price in uscita domani 26 febbraio per la Warner/Rhino.

Gli album sono questi:

Runt
Runt. The Ballad Of Todd Rundgren
Something/Anything? (2CD)
A Wizard, A True Star
Todd
Initiation
Faithful
Back To The Bars (2CD)
Hermit Of Mink Hollow
Healing
The Ever Popular Tortured Artist Effect

E questa la tracklist completa dei contenuti:

[CD1]
1. Broke Down And Busted
2. Believe In Me
3. We Gotta Get You A Woman
4. Who’s That Man?
5. Once Burned
6. Devil’s Bite
7. I’m In The Clique
8. There Are No Words
9. Baby Let’s Swing/The Last Thing You Said/Don’t Tie My Hands
10. Birthday Carol

[CD2]
1. Long Flowing Robe
2. The Ballad [Denny & Jean]
3. Bleeding
4. Wailing Wall
5. The Range War
6. Chain Letter
7. A Long Time, A Long Way To Go
8. Boat On The Charles
9. Be Nice To Me
10. Hope I’m Around
11. Parole
12. Remember Me

[CD3]
1. I Saw The Light
2. It Wouldn’t Have Made Any Difference
3. Wolfman Jack
4. Cold Morning Light
5. It Takes Two To Tango (This Is For The Girls)
6. Sweeter Memories
7. Intro
8. Breathless (Instrumental)
9. The Night The Carousel Burned Down
10. Saving Grace
11. Marlene
12. Song Of The Viking
13. I Went To The Mirror

[CD4]
1. Black Maria
2. One More Day (No Word)
3. Couldn’t I Just Tell You
4. Torch Song
5. Little Red Lights
6. Overture – My Roots: Money (That’s What I Want) // Messin’ With The Kid
7. Dust In The Wind
8. Piss Aaron
9. Hello It’s Me
10. Some Folks Is Even Whiter Than Me
11. You Left Me Sore
12. Slut

[CD5]
1. International Feel
2. Never Never Land
3. Tic Tic Tic, It Wears Off
4. You Need Your Head
5. Rock & Roll Pussy
6. Dogfight Giggle
7. You Don’t Have to Camp Around
8. Flamingo
9. Zen Archer
10. Just Another Onionhead/Da Da Dali
11. When the Shit Hits The Fan/Sunset Blvd.
12. Le Feel Internacionale
13. Sometimes I Don’t Know What to Feel
14. Does Anybody Love You?
15. Medley: I’m So Proud/Ooh Baby Baby/La la Means I Love You/Cool Jerk
16. Hungry For Love
17. I Don’t Want To Tie You Down
18. Is It My Name?
19. Just One Victory

[CD6]
1. How About A Little Fanfare?
2. I Think You Know
3. The Spark Of Life
4. An Elpee’s Worth Of Toons
5. A Dream Goes On Forever
6. Lord Chancellor’s Nightmare Song
7. Drunken Blue Rooster
8. The Last Ride
9. Everybody’s Going To Heaven/King Kong Reggae
10. No. 1 Lowest Common Denominator
11. Useless Begging
12. Sidewalk Cafe
13. Izzat Love?
14. Heavy Metal Kids
15. In And Out The Chakras We Go [Formerly Shaft Goes To Outer Space]
16. Don’t You Ever Learn?
17. Sons Of 1984

[CD7]
1. Real Man
2. Born to Synthesize
3. The Death Of Rock ‘N’ Roll
4. Eastern Intrigue
5. Initiation
6. Fair Warning
7. A Treatise On Cosmic Fire (– Intro-Prana)
8. A Treatise On Cosmic Fire (– II The Fire of Mind or Solar Fire)
9. A Treatise On Cosmic Fire (– III The Fire of Spirit or Electric Fire)
10. A Treatise On Cosmic Fire (– I The Eternal Fire or Fire By Friction – Outro-Prana)

[CD8]
1. Happenings Ten Years Time Ago
2. Good Vibrations
3. Rain
4. Most Likely You Go Your Way [And I’ll Go Mine]
5. If 6 Was 9
6. Strawberry Fields Forever
7. Black And White
8. Love Of The Common Man
9. When I Pray
10. Cliché
11. The Verb “To Love”
12. Boogies [Hamburger Hell]

https://www.youtube.com/watch?v=1BwagJJR0Vk

[CD9]
1. Real Man [Live Version – 1978]
2. Love Of The Common Man [Live Version – 1978]
3. The Verb “To Love” [Live Version – 1978]
4. Love In Action [Live Version – 1978]
5. A Dream Goes On Forever [Live Version – 1978]
6. Sometimes I Don’t Know What to Feel [Live Version – 1978]
7. The Range War [Live Version – 1978]
8. Black And White [Live Version – 1978]
9. The Last Ride [Live Version – 1978]
10. Cliché [Live Version – 1978]
11. Don’t You Ever Learn? [Live Version – 1978]

[CD10]
1. Never Never Land [Live Version – 1978]
2. Black Maria [Live Version – 1978]
3. Zen Archer [Live Version – 1978]
4. Medley: I’m So Proud/Ooh Baby Baby/La La Means I Love You/I Saw The Light [Live Version – 1978]
5. It Wouldn’t Have Made Any Difference [Live Version – 1978]
6. Eastern Intrigue [Live Version – 1978]
7. Initiation [Live Version – 1978]
8. Couldn’t I Just Tell You [Live Version – 1978]
9. Hello It’s Me [Live Version – 1978]

[CD11]
1. All The Children Sing
2. Can We Still Be Friends?
3. Hurting For You
4. Too Far Gone
5. Onomatopoeia
6. Determination
7. Bread
8. Bag Lady
9. You Cried Wolf
10. Lucky Guy
11. Out Of Control
12. Fade Away

[CD12]
1. Healer
2. Pulse
3. Flesh
4. Golden Goose
5. Compassion
6. Shine
7. Healing Pt.1
8. Healing Pt.2
9. Healing Pt.3
10. Time Heals
11. Tiny Demons

[CD13]
1. Hideaway
2. Influenza
3. Don’t Hurt Yourself
4. There Goes Your Baybay
5. Tin Soldier
6. Emperor Of The Highway
7. Bang The Drum All Day
8. Drive
9. Chant

Mancano gli album con gli Utopia, alcuni dei quali sono veramente notevoli, ma comunque il nostro amico è uno che viene spesso antologizzato, quindi mai disperare; proprio in questi giorni escono anche altri due cofanetti tripli, uno per la inglese Edsel For Lack Of Honest Work: A Live History, 1971-2006, con materiale in gran parte inedito, l’altro per la Purple Pyramid/Cleopatra Box O’Todd, con tre show radiofonici registrati nel 1971/1972/1973.

april wine box set 6 cd

Gli April Wine sono stati (e sono tuttora, visto che sono ancora in attività) una delle più popolari e migliori band di hard rock canadese. Niente forse per cui stracciarsi le vesti, ma gli appassionati del genere qui troveranno alcuni degli album più popolari della band: parliamo del periodo Capitol, quello che va dal 1978 al 1984, con in più un raro concerto per la BBC del 1980, forse non il loro migliore in assoluto a livello qualitativo (che secondo me è quello dei primi album tra il ’71 e il ’75) ma in ogni caso assolutamente rispettabile. Ecco contenuti e titoli di album e brani:

[CD1: First Glance]
1. Get Ready For Love
2. Hot On The Wheels Of Love
3. Rock N’ Roll Is A Vicious Game
4. Right Down To It
5. Roller
6. Comin’ Right Down On Top Of Me
7. I’m Alive
8. Let Yourself Go
9. Silver Dollar

[CD2: Harder … Faster]
1. I Like To Rock
2. Say Hello
3. Tonite
4. Ladies Man
5. Before The Dawn
6. Babes In Arms
7. Better Do It Well
8. 21st Century Schizoid Man

[CD3: The Nature Of The Beast]
1. All Over Town
2. Tellin’ Me Lies
3. Sign Of The Gypsy Queen
4. Just Between You And Me
5. Wanna Rock
6. Caught In The Crossfire
7. Future Tense
8. Big City Girls
9. Crash And Burn
10. Bad Boys
11. One More Time
Bonus Tracks:
12. Roller (Live At Hammersmith Odeon, London, UK / 1981)
13. I Like To Rock (Live At Hammersmith Odeon, London, UK / 1981)

[CD4: Power Play]
1. Anything You Want, You Got It
2. Enough Is Enough
3. If You See Kay
4. What If We Fall In Love
5. Waiting On A Miracle
6. Doin’ It Right
7. Ain’t Got Your Love
8. Blood Money
9. Tell Me Why
10. Runners In The Night

[CD5: Animal Grace]
1. This Could Be The Right One
2. Sons Of The Pioneers
3. Without Your Love
4. Rock Tonite
5. Hard Rock Kid
6. Money Talks
7. Gimme That Thing Called Love
8. Too Hot To Handle
9. Last Time I’ll Ever Sing The Blues

[CD6: BBC In Concert]
1. Oowatanite (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
2. Get Ready For Love (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
3. I Like To Rock (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
4. Before The Dawn (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
5. Ladies Man (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
6. 21st Century Schizoid Man (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
7. Roller (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
8. Don’t Push Me Around (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)
9. Better Do It Well (BBC In Concert, Live In Reading, UK / 1980)

Il tutto uscirà l’11 marzo p.v. per la Caroline/Universal, in un box da 6 CD sempre a prezzo speciale.

alex harvey the last of the teenage idols

La settimana successiva, il 18 marzo, sempre per la Universal, ma purtroppo non a prezzo speciale, anzi costerà un botto, esce questo box di 14 CD The Last Of The Teenage Idols, dedicato ad uno dei grandi del rock, del glam e della musica inglese in generale, Alex Harvey. Copre tutta la sua carriera, è ricco di inediti e rarità ed è incentrato soprattutto intorno al periodo della Sensational Alex Harvey, grandissima band negli anni ’70, ma c’è tutto, con 21 inediti assoluti e 59 brani che appaiono in CD per la prima volta, si arriva fino al 1983:

Disc One:

Alex Harvey And His Soul Band ( 1963 to 1964 )

1: What’s Wrong With Me Baby ? ( 3:02 ) – Alex Harvey and His Soul Band ( 3/10/1963 )
2: The Liverpool Scene ( 2:51 ) – Alex Harvey and His Soul Band ( 2/9/1963 )
3: Going Back To Birmingham ( 3:05 ) – Alex Harvey and His Soul Band aka The Sabres*
4: Jailhouse Rock ( 2:44 ) – Alex Harvey and His Soul Band aka James Dale and The Top 10 Allstars*

Alex Harvey And His Soul Band ?– Alex Harvey And His Soul Band ( Polydor 831 887-1 )

5: Framed ( 3:20 ) *
6: I Ain’t Worrying Baby ( 2:58 ) *
7: Backwater Blue ( 3:07 ) *
8: Let The Good Times Roll ( 3:05 ) *
9: Going Home ( 2:09 ) *
10: I’ve Got My Mojo Working ( 3:50 ) *
11: Teensville USA ( 3:31 ) *
12: New Orleans ( 3:17 ) *
13: Bo Diddley Is A Gun Slinger ( 2:26 ) *
14: When I Grow To Old To Rock ( 2:26 ) *
15: Evil Hearted Man ( 3:00 ) *
16: I Just Wanna Make Love To You ( 2:38 ) *
17: The Blind Man ( 2:37 ) *
18: Reeling And Rocking ( 3:28 )*
19: Lord Randall ( 4:05 ) Alex Harvey and Leslie Harvey ( 9/5/1964 ) †
20: Born With The Blues ( 2:47 ) Alex Harvey and Leslie Harvey ( 9/5/1964 ) †
21: House of The Rising Sun ( 2:50 ) Alex Harvey and Leslie Harvey ( 9/5/1964 ) †

Disc Two:

Alex Harvey And His Soul Band – 2nd Album ( 1964 )

1: Shout ( 4:44 )
2: Sticks and Stones ( 2:15 )
3: Take Out Some Insurance On Me Baby ( 4:15 )
4: Long Long Gone ( 2:18 )
5: Penicillin Blues ( 3:52 )
6: Shakin’ All Over ( 2:04 )
7: Outskirts Of Town ( 3:30 )
8: Tutti Frutti ( 2:18 )
9: My Kind Of Lovin’ ( 2:12 )
10: Parchman Farm ( 3:09 )
11: Ten A Penny ( 2:30 )
12: Canoe Song ( 2:49 ) ( 5/8/1964 )
13: You Ain’t No Good To Me ( 2:28 )
14: You’ve Put A Spell On Me ( 2:51 )
15: Hoochie Coochie Man ( 4:28 )
16: Elevator Rock ( 2:08 )
17: You Are My Sunshine ( 2:25 ) ( 14/8/1964 )
18: Ain’t That Just Too Bad ( 2:25 ) *
19: The Little Boy Who Santa Claus Forgot ( 2:57 ) – Alex Harvey and His Soul Band ( 11/11/1964)

Disc Three:

Alex Harvey – The Blues ( Polydor 237 641 ) ( 1964 to 1965 )

1: Trouble In Mind ( 3:15 ) *
2: Honey Bee ( 4:08 ) *
3: I Learned About Woman ( 3:15 ) *
4: Danger Zone ( 3:25 ) *
5: The Riddle Song ( 3:09 ) *
6: Waltzing Matilda ( 3:37 ) *
7: T.B. Blues ( 5:19 ) *
8: The Big Rock Candy Mountain ( 2:11 ) *
9: The Michigan Massacre ( 3:25 ) *
10: No Peace ( 5:12 ) *
11: Nobody Knows You When You’re Down And Out ( 3:02 ) *
12: St. James Infirmary ( 3:02 )
13: Strange Fruit ( 2:37 ) *
14: Kisses Sweeter Than Wine ( 3:25 ) *
15: Good God Almighty ( 3:03 ) *

Bonus tracks:

16: Agent OO Soul ( 2:41 ) – Fontana single TF 610 A-Side
17: Go Away Baby ( 2:25 ) – Fontana single TF 610 B-Side *

Disc Four:

Alex Harvey – Roman Wall Blues ( 1966 to 1969 )

1: Work Song ( 2:35 ) – Fontana single TF 764 A-Side
2: I Can Do Without You ( 2:43 ) -Fontana single TF 764 B-Side *
3: The Sunday Song ( 2:25 ) Decca single F12640 A-Side *
4: Horizons ( 2:39 ) – Decca single F12640 B-Side *
5: Maybe Someday ( 2:47 ) – Decca single F12660 A-Side *
6: Curtains For My Baby ( 3:13 )- Decca single F12660 B-Side *
strong>Roman Wall Blues ( Fontana ?– 886 783TY / STL 5534 ) ( 1969 )
7: Midnight Moses ( 3:30 )
8: Hello L.A. Bye Bye Birmingham ( 2:29 ) *
9: Broken Hearted Fairytale ( 3:41 ) *
10: Donna ( 2:21 ) *
11: Roman Wall Blues( 2:50 )
12: Jumpin’ Jack Flash ( 3:14 ) *
13: Hammer Song ( 3:12 ) *
14: Let My Bluebird Sing ( 3:40 ) *
15: Maxine ( 4:40 ) *
16: Down At Bart’s Place ( 4:21 ) *
17: Candy ( 2:57 ) *
18: Harp – Demo version ( 5:22 )

Disc Five:

Rock Workshop / Hair Rave Up / Rock Workshop / Solo ( 1969 to 1972 )

1: Hair ( 2:49 ) – Hair Rave Up – Pye / Sanctuary 1969
2: Royal International Love-In ( 2:19 ) – Hair Rave Up – Pye / Sanctuary 1969
3: Bond Street Baby ( 2:19 ) – Hair Rave Up – Pye / Sanctuary 1969
4: Birthday ( 2:30 ) – Hair Rave Up – Pye / Sanctuary 1969
5: Ice Cold ( 2:58 ) – Rock Workshop ( CBS S-64075 ) featuring Alex Harvey on vocals
6: You To Lose ( 6:42 ) – Rock Workshop ( CBS S-64075 ) featuring Alex Harvey on vocals
7: Hole In Her Stocking ( 4:12 ) Rock Workshop ( CBS S-64075 ) featuring Alex Harvey on vocals
8: Wade In The Water ( 3:45 ) – Rock Workshop ( CBS S-64075 ) featuring Alex Harvey on vocals
9: Born In The City ( 3:02 ) Rock Workshop ( CBS S-64075 ) featuring Alex Harvey on vocals

Alex Harvey – The Joker Is Wild ( Metronome MLP 15429 – Germany ) ( 1972)

10: The Joker Is Wild ( 2:07 ) *
11: Penicillin Blues ( 4:58 ) *
12: I Just Want To Make Love To You ( 3:23 ) *
13: I’m Just A Man ( 3:12 ) *
14: He Ain’t Heavy, He’s My Brother ( 5:05 ) *
15: Silhouette and Shadow ( 2:07 ) *
16: Hare Krishna / Willie The Pimp -Medley ( 12:23 ) *
17: Flying Saucer’s Daughter ( 4:50 ) *

Disc Six:

The Sensational Alex Harvey Band – Framed ( 1973 )

1: Framed ( 4:56 )
2: Hammer Song ( 4:05 )
3: Midnight Moses ( 4:25 )
4: Isobel Goudie ( 7:29 )
5: Buff’s Bar Blues ( 3:04 )
6: I Just Want To Make Love To You ( 6:39 )
7: Hole In Her Stocking ( 4:39 )
8: There’s No Lights On The Christmas Tree Mother, They’re Burning Big Louie Tonight ( 3:44 )
9: St. Anthony ( 4:46 )

Bonus tracks:

10: Harp ( 4:10 ) – B-Side
11: Midnight Moses ( 4:40 )– BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
12: St Anthony ( 6:24 )– BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
13: Framed ( 6:41 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
14: There’s No Lights On The Christmas Tree Mother, They’re Burning Big Louie Tonight ( 3:54 )
15: Hole In Her Stocking ( 5:44 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972

Disc Seven:

The Sensational Alex Harvey Band – Next ( 1973 )

1:Swampsnake ( 4:52 )
2: Gang Bang ( 4:44 )
3: The Faith Healer ( 7:11 )
4: Giddy-Up-A-Ding-Dong ( 3:16 )
5: Next ( 4:03 )
6: Vambo Marble Eye ( 4:24 )
7: The Last Of The Teenage Idols ( 7:11 )

Bonus tracks:

8: The Faith Healer ( 6:23 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/10/1973
9: Midnight Moses ( 4:33 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
10: Gang Bang ( 4:54 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
11: The Last of The Teenage Idols ( 8:19 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
12: Giddy Up A Ding Dong ( 3:25 ) – BBC Radio 1 – In Concert – Recorded 2/11/1972
13: Next ( 3:59 ) – The Old Grey Whistle Test – 20/12/1973
14: The Faith Healer ( 3:17 ) – The Old Grey Whistle Test – 20/12/1973

Disc Eight:

The Sensational Alex Harvey Band – The Impossible Dream ( 1974 )

1: The Hot City Symphony – Part One : Vambo ( 5:04 )
2: The Hot City Symphony – Part Two : The Man In The Jar ( 8:14 )
3: River of Love ( 3:12 )
4: Long Hair Music ( 4:37 )
5: Hey ( 0:39 )
6: Sgt. Fury ( 3:29 )
7: Weights Made of Lead ( 2:41 )
8: Money Honey / Impossible Dream ( 2:10 )
9: Tomahawk Kid ( 4:35)
10: Anthem ( 7:45 )

Bonus tracks:

11: Faith Healer ( 6:41 ) – Live at the Ragnarock Festival, Oslo
12: Giddy Up-A-Ding-Dong ( 4:31 ) – Live at the Ragnarock Festival , Oslo
13: Alex Harvey Talks About Everything – An In depth Session with Alex of SAHB ( 24:38 ) Previously Unreleased †

Disc Nine:

The Sensational Alex Harvey Band – Tomorrow Belongs To Me ( 1975 )

1: Action Strasse ( 3:16 )
2: Snake Bite ( 3:55 )
3: Soul In Chains ( 3:54 )
4: The Tale Of The Giant Stone Eater ( 7:20 )
5: Ribs and Balls ( 1:53 )
6: Give My Compliments To The Chef ( 5:32 )
7: Sharks Teeth ( 4:54 )
8: Shake That Thing ( 4:05 )
9: Tomorrow Belongs To Me ( 3:47 )
10: To Be Continued ( 0:56 )

Bonus tracks:

11: Give My Compliments To The Chef ( 6:06 ) – The Old Grey Whistle Test – 30/5/1975
12: Action Strasse ( 5:15 ) – Live at the Hammersmith Odeon ( 6:07 ) Previously Unreleased†
13: Soul In Chains ( 7:01 ) – Live at the Hammersmith Odeon ( 6:07 ) Previously Unreleased†
14: Tale of the Giant Stone Eater ( 9:01 )– Live at the Hammersmith Odeon ( 6:07 ) Previously Unreleased†

Disc Ten:

The Sensational Alex Harvey Band – Live( 1975 )

1: Fanfare ( 1:24)
2: Faith Healer ( 6:50 )
3: Tomahawk Kid ( 5:50 )
4: Vambo ( 9:29 )
5: Give My Compliments To The Chef ( 6:37 )
6: Delilah ( 5:17 )
7: Framed ( 11:08 )

Bonus tracks:

8: Sgt Fury – Live at the Hammersmith Odeon ( 4:08 ) Previously Unreleased†
9: Gang Bang – – Live at the Hammersmith Odeon ( 5:50 ) Previously Unreleased†
10: Midnight Moses Live at the Hammersmith Odeon ( 4:32 ) Previously Unreleased†
11: Tomorrow Belongs To Me – Live at the Hammersmith Odeon ( 6:16 ) Previously Unreleased †
12: Delilah ( 5:04 ) – The Old Grey Whistle Test – 30/5/1975

Disc Eleven:

The Sensational Alex Harvey Band – The Penthouse Tapes ( 1976 )

1: I Wanna Have You Back ( 2:39 )
2: Jungle Jenny ( 3:59 )
3: Runaway ( 2:44 )
4: Love Story ( 5:03 )
5: School’s Out ( 4:55 )
6: Goodnight Irene ( 4:32 )
7: Say You’re Mine ( Every Cowboy Song ) ( 3:21 )
8: Gamblin’ Bar Room Blues ( 4:06 )
9: Crazy Horses ( 2:50 )
10: Cheek To Cheek ( 3:32 )

Bonus tracks:

11: The Tomahawk Kid ( 5:50 ) – Recorded Live at The De Montford Hall, Leicester ( 22/5/1976 ) *
12: Isobel Goudie ( 9:35 ) – Recorded Live at The De Montford Hall, Leicester ( 22/5/1976 ) *
13: Dance To Your Daddy ( 10:40 ) – Recorded Live at The De Montford Hall, Leicester ( 22/5/76) *
14: Framed ( 7:33 ) – Recorded Live at The De Montford Hall, Leicester ( 22/5/1976 ) *
15: The Boston Tea Party ( 7:45 ) – Recorded Live at The De Montford Hall, Leicester ( 22/5/1976 ) *

Disc Twelve:

The Sensational Alex Harvey Band – SAHB Stories ( 1976 )

1: Dance To Your Daddy ( 5:45 )
2: Amos Moses ( 5:17 )
3: Jungle Rub Out ( 4:26 )
4: Sirocco ( 6:52 )
5: Boston Tea Party ( 4:36 )
6: Sultan’s Choice ( 4:06 )
7: $25 For A Massage ( 3:16 )
8: Dogs of War ( 6:13 )

Bonus tracks:

9: Satchel and the Scalp Hunter ( 3:18 ) Vertigo single : 6078 244 / TOP 19 B-Side *
10: Boston Tea Party ( 3:48 ) – TOTP 10/6/1976
11: Amos Moses” – Backing Track ( 5:33 ) *

Disc Thirteen:

The Sensational Alex Harvey Band – Rock Drill ( 1977 )

1: Rock Drill ( 6:22 )
2: The Dolphins ( 6:10 )
3: Rock ‘n’ Roll ( 3:40 )
4: King Kong ( 3:16 )
5: Booids ( 1:38 )
6: Who Murdered Sex ? ( 5:16 )
7: Nightmare City ( 3:48 )
8: Water Beastie ( 4:50 )
9: Mrs Blackhouse ( 3:37 )

Bonus tracks:

10: No Complaints Department ( 5:00 ) †
11: Engine Room Boogie ( 6:52 ) Vertigo single : TOP 32 B-Side *
12: King Kong ( 3:42 ) – with QUAD – The Alan Freeman Rock Show –BBC Radio One – 6/3/1978†
13: Midnight Moses ( 4:10 ) – with QUAD – The Alan Freeman Rock Show – 6/3/1978†
14: Rock ‘n’ Rool ( 5:59 ) – with QUAD – The Alan Freeman Rock Show –BBC Radio One 6/3/1978†

Disc Fourteen:

Alex Harvey – Presents The Loch Ness Monster ( K-Tel : NE984 )

1: Introduction – Richard O’Brien ( 0:39 )
2: Mrs. Grant of Invermorriston ( 2:26 )
3: Billy Kennedy ( 1:40 )
4: I Love Monsters Too ( 0:37 )

Alex Harvey – The New Band – The Mafia Stole My Guitar ( RCA Victor : Cat # PL 25257 1979 )

5: Back In The Depot ( 6:28)
6: The Mafia Stole My Guitar ( 5:09 )
7: Shakin’ All Over ( 4:46 )
8: The Whalers ( Thar She Blows ) ( 7:03 )
9: Just A Gigolo / I Ain’t Got Nobody ( 5:16 )
10: Wake Up Davis ( Sings The Oil Man Boogie ) ( 3:12 ) RCA single PB 5199 B-side *
11: ( Big Tree ) Small Axe ( 3:41 ) – RCA single PB 5252 A-side *

Alex Harvey – The Soldier On The Wall ( Demon – 1983 )

12: Mitzi ( 4:03 )
13: Snowshoes Thompson ( 3:12 )
14: Roman Wall Blues ( 5:19 )
15: The Poet and I ( 4:12 )
16: Carry The Water ( 4:16 )
17: Billy Bolero – Home Demo ( 5:44 ) †

* First Official Release on CD

† Previously Unreleased

elvis presley complete rca albums 60 cd

E per concludere, era quasi inevitabile che prima o poi la BMG/Sony pubblicasse un cofanetto dedicato all’opera omnia di Elvis Presley. Il momento è arrivato, il 18 marzo uscirà questo The RCA Albums Collection, un box di 60 CD con tutti gli album di Elvis, più 3 CD di materiale raro (ce n’era ancora?). Il tutto sarà a prezzo speciale, intorno ai 250 euro, forse anche meno. Qui sotto vi metto l’elenco completo di tutti gli album che saranno inseriti nel cofanetto, riservandomi di pubblicare la lista completa delle canzoni in una prossima occasione (considerando che il post di oggi è già lunghissimo e con l’aggiunta dei brani diventerebbe una sorta di succursale della Treccani):

1. Elvis Presley (1956)
2. Elvis (1956)
3. Loving You (1957)
4. Elvis Christmas Album (1957)
5. Elvis’ Golden Records (1958)
6. King Creole (1958)
7. For LP Fans Only (1959)
8. A Date With Elvis (1959)
9. Elvis’ Gold Records Volume 2- 50,000,000 Elvis Fans Can’t Be Wrong (1959)
10. Elvis Is Back! (1960)
11. G.I. Blues (1960)
12. His Hand In Mine (1960)
13. Something For Everybody (1961)
14. Blue Hawaii (1961)
15. Pot Luck (1962)
16. Girls! Girls! Girls! (1962)
17. It Happened At The World’s Fair (1963)
18. Elvis’ Golden Records Volume 3 (1963)
19. Fun In Acapulco (1963)
20. Kissin’ Cousins (1964)
21. Roustabout (1964)
22. Girl Happy (1965)
23. Elvis For Everyone (1965)
24. Harum Scarum (1965)
25. Frankie And Johnny (1966)
26. Paradise, Hawaiian Style (1966)
27. Spinout (1966)
28. How Great Thou Art (1967)
29. Double Trouble (1967)
30. Clambake (1967)
31. Elvis’ Gold Records Volume 4 (1968)
32. Speedway (1968)
33. Elvis Sings Flaming Star (1968)
34. Elvis (NBC-TV Special) (1968)
35. From Elvis In Memphis (1969)
36. From Memphis To Vegas/From Vegas To Memphis (2 discs, 1969)
37. Let’s Be Friends (1970)
38. On Stage (1970)
39. Almost In Love (1970)
40. That’s The Way It Is (1970)
41. Elvis Country (I’m 10,000 Years Old) (1971)
42. Love Letters From Elvis (1971)
43. C’mon Everybody (1971)
44. I Got Lucky (1971)
45. Elvis Sings The Wonderful World Of Christmas (1971)
46. Elvis Now (1972)
47. He Touched Me (1972)
48. Elvis: As Recorded At Madison Square Garden (1972)
49. Aloha From Hawaii Via Satellite (2 discs, 1973)
50. Elvis (Fool) (1973)
51. Raised On Rock (1973)
52. Good Times (1974)
53. Elvis: As Recorded Live On Stage In Memphis (1974)
54. Promised Land (1975)
55. Elvis Today (1975)
56. From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee (1976)
57. Moody Blue (1977)
58. ’50s Rarities (new collection)
59. ’60s Rarities (new collection)
60. ’70s Rarities (new collection)

Dovrebbe mancare il materiale Sun, ma è uscito già in mille versioni, come peraltro tutto il resto di questo comunque splendido Box.

Alla prossima.

Bruno Conti

Ripartiamo Con Le “Piacevoli Sorprese”: La Prima Del 2016. Eleanor Friedberger – New View

eleanor friedberger new view

Eleanor Friedberger – New View – Frenchkiss Records

Per chi non li conoscesse, i Fiery Furnaces di Matthew e Eleanor Friedberger sono stati, per alcuni anni, una delle più originali ed eccitanti indie-rock band in circolazione (se volete approfondire recuperate il bellissimo Bitter Tea (06) https://www.youtube.com/watch?v=CslozbDBBGI ). Dopo lo scioglimento (forse ormai definitivo), fratello e sorella portano avanti da alcuni anni il loro parallelo percorso solistico (con lavori di buona fattura), ma oggi ci occupiamo della parte della mela (melodica), Eleanor, americana dell’Illinois, ma vive a New York, che fa il salto di qualità con questo terzo album New View, dopo aver esordito con Last Summer (11) https://www.youtube.com/watch?v=nkopa_0TKzc , con canzoni pop che evidenziavano il suo amore giovanile per musicisti come Donovan e Procol Harum , a cui fece seguire Personal Record (13), con brani dalle sonorità sempre “anni ‘70”, già  assai valido https://www.youtube.com/watch?v=dryC_0vS-H0 .

New View (disco del mese per la rivista di settore inglese Uncut) è stato registrato in un fienile a Germantown (New York), usando come band di supporto gli Icewater, composta dal chitarrista Dorian De Angelo, da Noah Hecht alla batteria e percussioni, Jonathan Rosen piano e tastiere, Malcom Perkins alle chitarre elettriche e acustiche, e avvalendosi della produzione brillante di Clemens Knieper , per undici brani di pura “Americana music” che spaziano dal rock al folk.

La “nuova visione” di Eleanor, si apre con la ritmica battente di He Didn’t Mention His Mother, a cui fanno seguito la bellissima ballata folk Open Season, l’arrangiamento dinamico di Sweetest Girl, per poi passare ad una perfetta “pop-song”quasi alla George Harrison come Your Word https://www.youtube.com/watch?v=nKLf36rqYX4 , al soft-funky di Because I Asked You, e agli arpeggi chitarristici melodici di una delicata Never Is A Long Time. Un filo conduttore sembra attraversare tutto il disco, che prosegue con la solare Cathy With The Curly Hair, caratterizzata da un bel lavoro di tastiere molto “seventies”, per ritornare alla ballata d’atmosfera con Two Versions Of Tomorrow, con le chitarre in spolvero, al pop-rock perfetto di una All Known Things che sembra uscita dai solchi di un album dei Fleetwood Mac (con autore Lindsey Buckingham, ed Eleanor che canta come Stevie Nicks), senza dimenticare le tastiere che accompagnano l’incedere “berlinese” di Does Turquoise Work?, e chiudere con i sei minuti di A Long Walk, una galoppata che stranamente in alcuni momenti può ricordare Like A Rolling Stone, d’altronde le note sono sette!

Eleanor Friedberger è tante cose (e stupisce pensare che per fare un album come questo abbia in qualche modo dovuto rompere il sodalizio con suo fratello), in quanto è una “storyteller”, che nei suoi testi snocciola personaggi e luoghi, ma in questo caso è anche “rocker”, con la sua voce matura e calda che accompagna brani “indie-folk-rock”, che fanno assolutamente la differenza.

NewView,  per chi scrive, si candida ad essere una delle prime sorprese del 2016 (e spero sia apprezzato da molti altri critici *NDB Lo hanno già fatto, la media dei voti delle varie riviste internazionali è 8!), suonato molto bene, registrato anche meglio e con una scrittura fluida e  professionale, ma, ed è  la cosa più importante, pieno soprattutto di belle canzoni. Per una volta quelli di Uncut ci hanno visto giusto, provare per credere http://www.npr.org/player/v2/mediaPlayer.html?action=1&t=1&islist=false&id=462845881&m=462940236&live=1  .!

Tino Montanari

*NDB A me ricorda anche moltissimo, come stile, un’altra praticante del “perfect pop” come Aimee Mann.

Speriamo Che Ci Ripensi! Eric Clapton – Slowhand At 70: Live At The Royal Albert Hall

eric clapton slowhand at 70 live at royal albert hall

Slowhand At 70: Live At The Royal Albert Hall – Eagle Rock/ 2CD/DVD – 3LP/DVD – DVD – BluRay – Deluxe 2CD/2DVD

Nel corso della sua lunga carriera Eric Clapton non ci ha mai fatto mancare incisioni dal vivo, sotto forma, a seconda dei momenti di LP, CD o DVD, e con almeno due di essi assolutamente imperdibili (l’elettrico Just One Night del 1980, del quale ancora attendo una ristampa come si deve, ed il famoso e pluripremiato Unplugged del 1992) (*NDB E il cofanetto quadruplo Crossroads 2 tutto con materiale dal vivo anni ’70 dove lo mettiamo?), ma questo Slowhand At 70 ha un’importanza particolare, in quanto testimonia il meglio delle serate conclusive (lo scorso mese di Maggio) del suo ultimo tour, in quanto il nostro al compimento dei 70 anni ha deciso di appendere la chitarra al chiodo, almeno come live performer. Non è un caso che questo doppio CD (o DVD/BluRay se vi interessa anche la parte video) sia stato registrato nella splendida cornice della Royal Albert Hall, in quanto il famoso teatro londinese è sempre stato un po’ la sua seconda casa, avendoci suonato la bellezza di 178 volte come solista e 205 se aggiungiamo anche le esibizioni con i vari Yardbirds, Cream, Delaney & Bonnie e partecipazioni varie a spettacoli benefici insieme ad altri artisti. Alcune di queste apparizioni fanno peraltro parte del DVD aggiuntivo della versione Deluxe (comprese alcune con i Cream e, purtroppo, anche una con Zucchero), che per una volta mi sento di consigliare dato il costo stranamente contenuto e la bella confezione a libro con stupende foto in alta definizione.

Ma veniamo al concerto documentato su questo doppio CD, che è manco a dirlo, bellissimo (direbbe il Mollicone nazionale, come lo chiama Bruno *Altro NDB Anche Vince Breadcrump per gli anglofili!)): Clapton sapeva che erano le ultime volte che calcava un palco, e quindi ha dato tutto sé stesso, sia come chitarrista che come cantante, seguito dalla sua abituale band, un combo dal suono assolutamente potente e con una serie di fuoriclasse assoluti al suo interno (il grande Chris Stainton al pianoforte, l’altrettanto bravo Paul Carrack all’organo e voce, la possente sezione ritmica formata da quei due maestri di Nathan East al basso e Steve Gadd alla batteria, oltre alle coriste Michelle John e Sharon White), un gruppo che fornisce l’alveo perfetto per le canzoni del nostro, un suono potente e robusto, dove ovviamente domina la chitarra di Manolenta, ma anche piano ed organo dicono la loro; dulcis in fundo, il disco è registrato in maniera magnifica, l’ho ascoltato a volume adeguato e mi sembrava di avere Eric davanti che suonava per me.

eric clapton live at rah

L’album inizia con un dovuto e sentito omaggio all’amico e fonte d’ispirazione JJ Cale, con una versione robusta della poco nota Somebody’s Knockin’ On My Door, che serve per scaldare l’ambiente a dovere; l’amore principale di Clapton, si sa, è il blues, ed in questo concerto ce n’è parecchio, a partire da una strepitosa Key To The Highway, trascinante come non mai, con il nostro che arrota come sa e la band che lo segue a ruota (e Stainton inizia a fare i numeri sulla tastiera). Tell The Truth è uno dei brani di punta di Layla And Other Assorted Love Songs, e qui la troviamo in una roboante versione che potrei definire quella definitiva, con assolo finale formidabile (altro che mano lenta…); Pretending sul disco Journeyman non mi piaceva molto a causa dei suoi synth e di un suono un po’ gonfio, ma qui gli strumenti sono veri ed il brano aumenta notevolmente il suo appeal, mentre il classico di Willie Dixon (o Muddy Waters) Hoochie Coochie Man è blues deluxe, classe e potenza che si fondono insieme per una rilettura tutta da godere (un plauso anche alle due ottime coriste). You Are So Beautiful è un pezzo di Billy Preston che Eric fa cantare a Carrack, che è bravo ma in un concerto di Clapton io vorrei sentire solo Clapton, ancora di più quando il classico dei Blind Faith Can’t Find My Way Home è ceduto a Nathan East, grande bassista ma come cantante non proprio (ma non si poteva coinvolgere Steve Winwood anche se solo per una canzone?).

Per fortuna Manolenta si riprende la scena con una fluida e possente I Shot The Sheriff: io non amo il reggae, ma se Eric è in serata riuscirebbe a farmi digerire anche l’hip hop, e poi questa volta il classico di Bob Marley ha un arrangiamento decisamente più rock (e che chitarra!); è quindi il momento della parte acustica, con quattro pezzi: due classici blues, Driftin’ Blues e Nobody Knows You When You’re Down And Out, nei quali Eric ci dà un saggio della sua immensa classe (e la seconda è davvero splendida), la sempre toccante Tears In Heaven, dedicata al figlioletto tragicamente scomparso, alla quale uno strano arrangiamento questa volta sì reggae toglie un po’ di pathos, ed una Layla eseguita in puro unplugged style, sempre bella ma per le serate finali di una carriera avrei preferito la versione elettrica. La band riattacca la spina per una vibrante e maestosa Let It Rain, seguita dalla famosissima Wonderful Tonight, una ballad che non ho mai amato moltissimo (e secondo me neppure George Harrison…scusa George per la battuta squallida ma anche tu da lassù so che apprezzi l’ironia), ma non potevo certo pretendere che Eric non la facesse.

Poteva mancare Robert Johnson? Assolutamente no, e quindi ecco una solida Crossroads ed una scintillante Little Queen Of Spades, ancora con un formidabile Stainton; chiude la serata Cocaine (ancora Cale, come all’inizio), una scelta forse scontata ma sempre una grande canzone. L’unico bis, al quale partecipa anche Andy Fairweather-Low, è in tono secondo me minore: non è che High Time We Went di Joe Cocker sia brutta (a proposito, il buon Fornaciari deve aver ascoltato una o due volte questa canzone, per usare un eufemismo, prima di “comporre” la sua Diavolo In Me), ma perché come gran finale avrei preferito ascoltare una White Room o una Sunshine Of Your Love, anche perché, a parte Crossroads che è comunque una cover, i Cream sono stati incredibilmente ignorati. Ma alla fine sono quisquilie: Slowhand At 70 è un signor album dal vivo (se consideriamo il superbox dei Grateful Dead una ristampa potrebbe essere anche il live dell’anno), che mi fa sperare che, come dico nel titolo del post, Eric Clapton ritorni sulle sue decisioni e si faccia ancora vedere su qualche palcoscenico ogni tanto.

Marco Verdi

E Dopo Darlene Love, Ecco La Più Famosa Delle “Spector Girls”! Ronnie Spector – The Very Best Of Ronnie Spector

ronnie spector the very best of

Ronnie Spector – The Very Best Of Ronnie Spector – Sony Legacy CD

A dire il vero lei è la più “Spector Girl” di tutte, in quanto il buon Phil se lo era pure sposato…

Solitamente in questo blog non vengono trattate le antologie, cofanetti a parte, ma, siccome di recente ho parlato del nuovo, e pure bello, album di Darlene Love, mi è parso doveroso citare questa retrospettiva uscita da poco che si occupa dell’altra punta di diamante della Phillies Records negli anni sessanta, cioè Veronica Yvette Bennett in arte Ronnie Spector, primo perché è ben fatta (è la ristampa potenziata e migliorata di una raccolta uscita lo scorso anno per la collana economica Playlist) e secondo perché anche di Ronnie, come della Love, oggi non si parla quasi più. La cantante afro-cherokee ha avuto nei sixties una bella serie di successi a 45 giri come leader delle Ronettes, uno dei vocal groups più in voga all’epoca, mentre ha parecchio diradato la sua produzione nei decenni successivi: negli anni settanta (oltre alla separazione con il celebre marito) solo qualche singolo, mentre come LP dobbiamo attendere il 1980 (Siren), seguito fino ad oggi soltanto da altri tre full-length, dei quali l’ultimo, Last Of The Rock Stars, risale ormai al 2006. The Very Best Of Ronnie Spector è quindi il disco giusto per scoprire (o ri-scoprire) il talento di quella che per il suo comportamento non proprio irreprensibile è stata definita la “prima bad girl del rock’n’roll”: diciannove canzoni che ripercorrono tutta la carriera della cantante, tra le quali non mancano chicche e rarità.

I primi nove brani sono tutti appannaggio delle Ronettes, e se Be My Baby è splendida anche la millesima volta che la si ascolta, anche You Baby, Baby I Love You e la bellissima versione di I Can Hear Music sono delle pop songs coi fiocchi, ma qui abbiamo anche la rara Paradise (incisa negli anni sessanta ma rimasta nei cassetti per dieci anni), una squisita ballata scritta da Phil Spector con Harry Nilsson, e la fresca e godibile Lover, Lover, un singolo inciso da Ronnie nel 1975 con una nuova configurazione delle Ronettes. Nel mezzo c’è anche il singolo del 1973 scritto e prodotto da George Harrison Try Some, Buy Some, un brano tipico dell’ex Beatle https://www.youtube.com/watch?v=R0xHx-6WmNg , ma che preferisco nella versione incisa dal suo autore per Living In The Material World; You Mean So Much To Me è invece una trascinante versione dal vivo (introvabile) da parte di Southside Johnny And The Asbury Jukes, dove Johnny duetta alla grande con Ronnie in questo brano ricco di groove https://www.youtube.com/watch?v=WZD-9mIfrIg , scritto appositamente da Bruce Springsteen (*NDB In effetti si trova nel Best di Southside Johnny). A proposito del Boss, a seguire troviamo lati A e B di un singolo del 1977 accreditato a Ronnie Spector & The E Street Band (Bruce compreso, ed è l’unico caso in cui il nome del suo gruppo compare su un disco di qualcun altro), con lo slow scritto da Little Steven Baby Please Don’t Go (ed il suono degli E Streeters è riconoscibilissimo) e soprattutto la splendida cover di Say Goodbye To Hollywood di Billy Joel (meglio dell’originale), che il pianista di Brooklyn aveva scritto proprio con Ronnie in mente https://www.youtube.com/watch?v=yascVLup7FI . Gli ultimi cinque pezzi sono storia più recente: Love On A Rooftop, un successo minore del 1987 scritto dalla coppia di hitmakers Desmond Child e Diane Warren, una buona canzone ma con un suono troppo eighties, il gradevole power pop Something’s Gonna Happen, scritto da Marshall Crenshaw, due brani presi da Last Of The Rock Stars, cioè l’emozionante cover di Johnny Thunders You Can’t Put Your Arms Around A Memory (con Joey Ramone ai cori in una delle sue ultime incisioni) e la deliziosa All I Want, con Keith Richards alla solista; al termine, un pezzo tratto da Tycoon, un oscuro musical del 1992, intitolato Farewell To A Sex Symbol, che però è la meno interessante della raccolta.

Il CD esce in una pratica confezione in digipak, con esaurienti note brano per brano: un dischetto perfetto da regalare (o regalarsi) a Natale.

Marco Verdi