22/04/2013
Nel Frattempo La Alligator Continua A Non Sbagliare Un Disco! James Cotton - Cotton Mouth Man
James Cotton - Cotton Mouth Man - Alligator 07-05-2013
Il lungo titolo del Post è un composito tra un album di Luca Carboni e un film della Wertmuller, ma il contenuto è inequivocabilmente 100% Cotton, come riportava il titolo di uno dei suoi dischi migliori. Il vecchio leone del Mississippi può anche avere perso la voce per i problemi di salute legati ad un cancro alla gola contratto alla fine degli anni '90, e l'ultima esecuzione vocale "seria" risale al 2000, ma come armonicista è nella categoria Giant, come ci ricordava anche il suo penultimo disco, e primo per la Alligator, del 2010.
James Cotton è sicuramente una delle ultime "leggende del blues": nativo di Tunica, Mississippi, è stato però una delle colonne portanti del blues di Chicago dall'inizio degli anni '50, prima con Howlin' Wolf e poi, in alternanza con Little Walter, ma anche da solo, l'armonicista della band di Muddy Waters, nel periodo migliore di McKinley Morganfield, all'incirca fino a metà anni '60. Tra il 1966 e il '67 ha iniziato la sua carriera solista, mantenendo comunque una fittissima agenda di impegni (anche un ritorno con Waters per Hard Again) che gli permette di contare la bellezza di 914 credits nella lista delle collaborazioni su AllMusic (non saranno tutti veri perché non sempre il portale musicale è precisissimo ma rimane un numero ragguardevole)!
E sapete una cosa, secondo me, questo Cotton Mouth Man si inserisce nella Top 5 dei suoi migliori lavori all time. Tom Hambrige, il batterista, autore e produttore (anche di questo CD), che negli ultimi anni ha lavorato proficuamente con Joe Louis Walker, George Thorogood e Buddy Guy, confermandosi una sorta di Willie Dixon bianco, ha realizzato un piccolo capolavoro con questo album. Concepito come una sorta di concept album sulla vita di Cotton, questo escamotage permette di incorporare nella musica, che è tutta scritta ex novo, anche molti riff e fraseggi dai classici del blues, senza rischiare la denuncia per plagio. Lo stesso Cotton, Richard Fleming, Gary Nicholson e Delbert McClinton hanno collaborato come co-autori, ma il cuore dell'album risiede nell'opera di Hambridge. L'armonica di James, ancora in grandissima forma al suo strumento, ha un ruolo fondamentale, così come la presenza di un vero who's who della musica tra gli ospiti che si alternano nel disco.
La partenza è fulminante: su un groove trascinante ordito dalla coppia Hambridge-Tommy McDonald, la voce dell'ottimo Darrell Nulisch e l'armonica poderosa di Cotton, la chitarra di Joe Bonamassa confeziona uno dei migliori solo della sua carriera, conciso ma fulminante come poche volte, l'epitome perfetta del blues(rock). Dopo una breve introduzione di quella che fu la voce del nostro amico, riparte un train sonoro inarrestabile, non per nulla Midnight Train, dove si ricompone la coppia Gregg Allman voce (efficace ma non fantastico per l'occasione) e Chuck Leavell al piano Wurlitzer, ben sorretta da due delle colonne portanti della band dello stesso Cotton, il chitarrista Tom Holland e il bassista Noel Neal. Leavell rimane, al piano acustico, per un sentito omaggio a Waters, Mississippi Mud, uno slow blues che ci permette di apprezzare quello che è, quando vuole, uno dei più grandi cantanti del blues contemporaneo, Keb' Mo', eccellente in questo brano. Anche nell'altro resoconto della vita di Cotton nella Chicago anni '50, He Was There, possiamo ascoltare la James Cotton Blues Band al completo in questo caso, con Jerry Porter che si reimpossessa (per un brano) del seggiolino della batteria a scapito di Hambridge, Nulisch alla voce solista, Holland alla chitarra e l'ospite Leavell al piano, un blues "duro e puro".
Fantastica è la tiratissima Something For Me con un drive alla Allman Brothers dei tempi di Duane garantito da un assatanato Warren Haynes alla chitarra slide e voce e con Cotton che soffia nella sua armonica come se non avesse i 78 anni che ha! Wrapped Around My Heart con Chuck Leavell che passa all'organo per l'occasione e Rob McNelley alla solista è un gagliardo slow blues cantato alla grande da Ruthie Foster, il sound ricorda quello dei migliori brani dell'ultimo Robert Cray, ben tipizzati dal recente Nothin But Love, di cui questo Cotton Mouth Man si candida come successore per il miglior disco blues elettrico contemporaneo del 2013, e che voce ragazzi, la Ruthie! Ancora Darell Nulisch si difende con classe in una vigorosa Saint On Sunday, dove la chitarra di Rob McNelley (una delle sorprese del disco, è il solista della band di McClinton, ma suona anche in un miliardo di dischi country, di quelli buoni) e l'armonica di Cotton hanno modo di mettersi in evidenza e anche il datore di lavoro di McNelley, ovvero Delbert McClinton, si conferma uno dei migliori cantanti bianchi tuttora in circolazione nella sapida Hard Sometimes, mentre l'armonica di Cotton giganteggia sul tutto.
I ritmi latin blues in apertura di Young Bold Women alleggeriscono per un attimo il mood del disco e si alternano con atmosfere più tirate in una gustosa varietà. Bird Nest On The Ground è l'unica cover del disco, un Muddy Waters minore, come notorietà della canzone, ma non per l'intensità dell'esecuzione, sempre garantita dalla house band del disco, senza ospiti in questo caso, se si esclude Leavell al piano (peraltro presente in quasi tutti i brani, meno due). L'unico ospite che non lascia ma raddoppia è l'ottimo Keb' Mo', anche alla chitarra, in una soffusa e leggermente vellutata Wasn't My Time To Go. Vigorosa viceversa la atmosfera da puro electric Chicago Blues che si respira in Blues Is Good For You, quasi un manifesto di intenti, mentre la conclusione, in tono minore, è affidata al duetto tra James Cotton, anche alla voce, spezzata e vissuta, oltre che all'armonica e Colin Linden alla Resonator Guitar in Bonnie Blue.
La data di uscita ufficiale sarebbe il 7 maggio ma per i misteri del mercato discografico è già in circolazione nelle nostre lande. Un ottimo disco di blues, da 4 stellette nei primi 5 brani, ma eccellente nella sua totalità, candidato già fin d'ora alle liste dei migliori di fine anno e degno epilogo della categoria, se così sarà, ma non è detto, della carriera di uno dei più grandi armonicisti della storia del Blues, degno erede del suo mentore Sonny Boy Williamson!
Bruno Conti
P.s Per una volta non ci sono video recenti relativi all'album, per cui ho inserito due o tre classici, riservandomi di aggiornare eventualmente il post in futuro.
13:02 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, james cotton, blues, alligator, tom hambridge, joe bonamassa, gregg allman, chuck leavell, keb mo, warren haynes, ruthie foster, delbert mcclinton, darrell nulisch, muddy waters, colin linden | OKNOtizie |
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21/03/2013
Che Spettacolo! E Tanto Peggio Per Chi Non C'era! Love For Levon
VV.AA. – Love For Levon – Time Life 2CD+2DVD/2CD+2BlueRay/2DVD/2BlueRay/2CD
Il titolo del post non si riferisce di certo alla moltitudine di persone che non ha potuto recarsi il 3 Ottobre dello scorso anno all’Izod Center di East Rutherford, New Jersey per assistere a questa magica serata in onore dello scomparso Levon Helm, ma ai musicisti che “avrebbero dovuto esserci” e per ragioni a me sconosciute non c’erano. Principalmente due: Robbie Robertson, per anni compagno di avventure con Levon all’interno di The Band, ed autore dell’80% del materiale proposto durante questo concerto (ma tra i due da anni correva sangue pessimo, peccato che neppure la morte di Helm abbia potuto medicare le ferite) e Bob Dylan, che iniziò a collaborare con la Band quando ancora si chiamavano The Hawks, e che fu sul palco con loro fino all’ultima scena di The Last Waltz (ma Bob è un maestro a “schivare” gli appuntamenti importanti, penso al concerto per George Harrison di qualche anno fa o, tornando un po’ più indietro nel tempo, a Woodstock, per la serie “Mi si nota di più se ci vado o se non ci vado?”). Ma poi penso anche ad Eric Clapton, che ha sempre sostenuto che Music From Big Pink fosse il disco che gli aveva cambiato la vita ampliando i suoi orizzonti, o a Van Morrison, che partecipò ad un album di The Band anche in qualità di autore (Cahoots l’album, 4% Pantomime la canzone), ed il cui suono nei primi anni settanta era molto simile a quello del gruppo di Robertson.
Ma parliamo di che invece in quella serata c’era…cioè tutti gli altri!!! Scherzi a parte, la lista di artisti che non ha voluto mancare l’ultimo omaggio a Levon (batterista, mandolinista, cantante di The Band, cioè uno dei gruppi più influenti della storia della musica, nonché apprezzato solista) è impressionante, si fa davvero quasi prima a nominare chi non c’era. Innanzitutto ben due house bands: la Levon Helm Band, capitanata dall’eccellente Larry Campbell, vero è proprio maestro di cerimonie della serata, con la figlia di Levon, Amy Helm (leader degli Ollabelle) e Teresa Williams (moglie di Campbell) alle voci, ed una All Stars Band comprendente gente come Don Was, Kenny Aronoff, Greg Leisz, Jim Weider e Rami Jaffee, con interventi qua e là di Steve Jordan, Jaimoe e G.E. Smith, oltre alla partecipazione in una manciata di brani sparsi di Garth Hudson, unico superstite di The Band oltre a Robertson e vero e proprio leader silenzioso del combo canadese.
Basterebbero solo i nomi citati fin qua, ma ancora più impressionante è la lista di special guests che si sono alternati brano dopo brano, tutti a tributare nel modo migliore il loro amore per Levon (il titolo del CD/DVD/BlueRay non è casuale, l’amore qui si percepisce eccome), in un concerto splendido, suonato e cantato in maniera fantastica, una serata di grazia che è anche uno dei migliori tributi di sempre. Un omaggio all’arte di Helm, certo (presenti anche alcuni brani tratti dai suoi ultimi due lavori solisti, Dirt Farmer ed Electric Dirt), ma anche all’epopea di The Band, un gruppo che ha davvero influenzato decine di musicisti (e quindi un tributo anche agli scomparsi Richard Manuel e Rick Danko, che una serata così dedicata a loro non l’hanno mai avuta).
Si parte subito forte con una versione calda e soulful di The Shape I’m In, con Warren Haynes primo ospite della serata, che suona alla grande e tira fuori il meglio dalla sua voce (si parla sempre della sua abilità chitarristica, ma è un cantante della Madonna), ottimo inizio; Warren rimane sul palco ed introduce l’amico Gregg Allman, ed i due, con il resto della band, ci regalano una versione elettroacustica da applausi di Long Black Veil, noto traditional inciso anche dalla Band: Allman sprizza carisma da tutti i pori, ed al secondo brano abbiamo già uno dei momenti magici del concerto, da pelle d’oca. Jorma Kaukonen propone una versione country-blues di Trouble In Mind di Big Bill Broonzy (e non di Dylan come indicato nel libretto…Dylan ha scritto un brano con questo titolo, relegato poi in un lato B del 1979, ma è completamente diverso), tratta da un suo album, River Of Time, inciso nella fattoria di Levon; poi è la volta di due brani per la house band, con Campbell come leader, una bella ed elettrica This Wheel’s On Fire ed una più raccolta Little Birds, con la Helm Jr. e la Williams protagoniste. Il secondo momento saliente arriva con Marc Cohn (in ottima forma fisica e vocale) , che propone la splendida Listening To Levon, da lui scritta proprio per Helm: una canzone fantastica, tra le migliori di Cohn, resa in modo impeccabile e con un filo di commozione. (E allora, tanto per parlare ancora degli assenti, perché non coinvolgere anche Elton John? Levon è senz’altro uno dei brani più belli dell’occhialuto cantante inglese).
Mavis Staples non la scopro certo io: tra le più grandi cantanti ancora in vita, ci delizia con una grintosa Move Along Train, scritta dal padre Roebuck “Pops” ed incisa da Levon su Electric Dirt: a quasi 74 anni Mavis è ancora una forza della natura. Life Is A Carnival, gioiosa e piena di suoni, è perfetta per Allen Toussaint, grandissimo arrangiatore, ottimo pianista ma non eccelso come cantante: comunque se la cava più che bene; When I Paint My Masterpiece è affidata al grande John Prine, che appare invecchiato piuttosto male (e nelle interviste presenti sul secondo DVD ha proprio l’aria del vecchio pugile suonato): io amo Prine, ma stasera, pur impegnandosi al massimo, fornisce un’interpretazione un po’ monocorde, anche se parzialmente riscattata dall’house band che lo supporta. Anna Lee avrebbe meritato di meglio che Bruce Horsby, emozionato e un po’ stonato, ma l’accompagnamento per dulcimer e violino (Campbell) è toccante; ecco Jakob Dylan (almeno un Dylan c’è), look alla Uomo Vogue e buona voce per una versione tutta ritmo e swing di Ain’t Got No Home di Clarence “Frogman” Henry (era sull’album di covers di The Band, Moondog Matinee), ottima versione, ma secondo me Jakob ha perso un’occasione: avrebbe potuto infatti interpretare un brano del padre (sarebbe stata la prima volta) e creare un momento di grande valore emotivo, vista anche la somiglianza fisica impressionante con il genitore (Forever Young, nella cui versione originale tra l’altro Levon suonava, sarebbe stata una scelta perfetta).
L’unico momento negativo, purtroppo, riguarda la splendida Whispering Pines, che è una delle più belle canzoni scritte da Robertson, ma che viene affidata a Lucinda Williams, fisico da menopausa e voce da ubriaca, che tenta di rovinare il brano appiattendolo con il suo solito stile soporifero (so di attirare su di me le ire funeste del 90% dei lettori del Blog, ma io la penso così). Per fortuna che arriva il grande John Hiatt: Rag Mama Rag sembra scritta apposta per lui, ma John avrebbe il carisma e la voce anche per rendere appetibile un brano dei Backstreet Boys (da notare la presenza di Mike Gordon dei Phish al basso). David Bromberg è un altro personaggio quasi leggendario (e mi sta simpatico perché mi ricorda tantissimo mio zio da poco scomparso, scusate la divagazione personale), e la sua Don’t Do It, in coppia con Joan Osborne, delizia sia il pubblico che il sottoscritto, mentre la bella Grace Potter ci offre un altro momento top della serata, una versione da brividi di I Shall Be Released, grande presenza scenica e grandissima voce, pubblico in sala letteralmente ammutolito, e la stessa Grace che alla fine non riesce a trattenere le lacrime per la commozione. Altro che Lucinda Williams… Un’altra grande voce, molto simile peraltro a quella di Richard Manuel, se la ritrova Ray LaMontagne, e Tears Of Rage (con John Mayer alla chitarra) è una scelta perfetta per lui, un’altra interpretazione da pelle d’oca; sia Dierks Bentley che Eric Church sono due tra i più interessanti esponenti del new breed del country americano, ma obiettivamente penso che due canzoni a testa siano troppe: bastavano Chest Fever (con immancabile assolo di organo iniziale di Hudson) per Bentley e Get Up Jake per Church.
Non sono mai impazzito per John Mayer, ma almeno stasera si ricorda che quando vuole ci sa fare, e la sua versione di Tennessee Jed (sì, è proprio il brano dei Grateful Dead, ma lo ha inciso anche Levon) è decisamente azzeccata; bravo anche Joe Walsh (con Robert Randolph), che nelle interviste (sempre secondo DVD) sembra perennemente strafatto, ma sul palco si trasforma: Up On Cripple Creek è un brano che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma Joe è prima di tutto un professionista esperto e se la cava alla grande. Ci avviamo al gran finale: i My Morning Jacket sono una grande band, e Jim James un leader sufficientemente carismatico, e quindi le loro versioni di Ophelia, una gioiosa esplosione di suoni, e It Makes No Difference, grandiosa, sono tra i momenti migliori del concerto. Per l’ultraclassico The Night They Drove Old Dixie Down Jim James e compagni sono raggiunti sul palco nientemeno che da Roger Waters, che esibisce anche orgoglioso (ed un po’ emozionato) un baseball hat donatogli da Helm al termine del concerto The Wall Live In Berlin del 1990, al quale tra l’altro lo stesso Helm, con Danko, Hudson e Sinead O’Connor contribuirono con il momento più toccante, una superba versione di Mother. Rimasto solo con la house band, l’ex Pink Floyd intona poi con Amy una commovente versione di Wide River To Cross, splendido brano di Buddy e Julie Miller ed una delle ultime incisioni di Levon, una rilettura appassionata che toccherà il cuore anche di chi i Floyd non li può vedere neanche in fotografia. Waters poi chiama tutti sul palco per il prevedibile gran finale di The Weight: ok, stiamo parlando di uno dei più grandi brani rock della storia, ma questa sera il gruppo di artisti sul palco aggiunge forse qualcosa in più, e l’emozione si può quasi toccare con mano. Alla fine tutti sorridenti e commossi, sia tra il pubblico che on stage.
Grandissima serata per un grandissimo della “nostra” musica (anche dal punto di vista umano), un vero e proprio atto d’amore.
Imperdibile.
Marco Verdi
10:32 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Disco UFO, Non tutti sanno che..., Ospiti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, levon helm, band, robbie robertson, bob dylan, hawks, larrry campbell, amy helm, garth hudson, warren haynes, gregg allman, marc cohn, jakob dylan, grace potter, roger waters | OKNOtizie |
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08/03/2013
Sempre A Proposito Di Southern Rock, Vecchio e "Nuovo"! Molly Hatchet & Atlanta Rhythm Section Dal Vivo.
Molly Hatchet – Live At Rockpalast 1996 – MIG Made In Germany CD o DVD
Atlanta Rhythm Section – Are You Ready? - BGO
Due formazioni classiche di southern rock alle prese con degli album “storici” o d’archivio. Si tratta di CD o DVD dal vivo, registrati in epoche differenti, ma entrambi interessanti, procediamo per gradi comunque.
Nei Molly Hatchet, quando partecipano al famoso Rockpalast estivo alla roccia di Loreley, nel giugno del 1996, non c’è più nessun componente della formazione originale: il grande Danny Joe Brown, il”cantante” per antonomasia della formazione, entrava ed usciva dal gruppo per problemi di salute (morto nel 2005), ma in quel periodo non era presente, Dave Hlubek, il chitarrista e membro fondatore, se ne era andato nel 1987 e sarebbe rientrato in formazione nel 2005, Duane Roland, l’altro chitarrista originale, non c’era del più dal 1990 ed è morto nel 2006, il terzo ed ultimo chitarrista Steve Holland mancava dal 1984, praticamente un disastro? E invece no, a giudicare da quello che si può sentire (o vedere nel DVD, ma noi siamo “poveri” e “tradizionalisti”, quindi la recensione riguarda il CD) la formazione è ancora gagliarda, in buona salute, almeno per questo concerto pomeridiano di metà anni ’90, nel quale il pubblico tedesco e quello televisivo in Europa ebbe l’occasione di assistere anche ai concerti di Lynyrd Skynyrd e Allman Brothers che si dividevano il palco in quell’occasione e probabilmente, per spirito di emulazione, tutti diedero il meglio. Formazione con due chitarre e tastiere, oltre al nuovo cantante Phil McCormack, arrivato di fresco e che devo dire non fa rimpiangere troppo Danny Joe Brown (appena un poco), ci sono i chitarristi Bobby Ingram e Bryan Bassett, e un paio di voci femminili da Memphis, Tennesse, Leslie Hawkins e Therisa McCoy, per rafforzare le analogie con i Lynyrd, di cui sono sempre stati considerati gli eredi, impressione rafforzata anche dal fatto che Ronnie Van Zant, in un certo senso il loro padre putativo, avrebbe dovuto essere il produttore del primo album della band, poi, in seguito alla scomparsa di Van Zant nell’incidente aereo del 1977, affidata a Tom Werman, un produttore più abituato a lavorare con formazioni più hard come Mother’s Finest, Cheap Trick, Ted Nugent e degenerato in seguito nel metal di Poison, Motley Crue, Stryper.
L’altra grande affinità elettiva tra Hatchet e Skynyrd era il fatto che entrambe le formazioni provenivano da Jacksonville, Florida e come dichiararono ai tempi, la dissoluzione dei Lynyrd Skynyrd, l’appannamento degli Allman, per usare un eufemismo e la fase calante della Marshall Tucker, favorirono sicuramente l’ascesa dei Molly Hatchet, che pur essendo decisamente più hard e boogie, con la loro tripla chitarra solista, un cantante poderoso e una sezione ritmica rocciosa, realizzarono due signori album, come l’esordio omonimo e Flirtin’ With Disaster, dove le chitarre ruggivano e si intrecciavano, spesso all’unisono, spronate dal classico fischio che dava il via a selve di assolo vibranti e tecnicamente validi, fino al live Double Trouble del 1985, dove pur se in fase calante, non ce n’era per nessuno. In questo Live At Rockpalast gli ingredienti ci sono tutti: i brani classici, Bounty Hunter, Gator Country, Whiskey Man, Flirtin’ With Disaster, qualche cover ben piazzata, It’s All Over Now e una versione monstre, molto tirata, di oltre dodici minuti, ben posizionata, verso la fine del concerto, di Dreams di Gregg Allman, il nuovo cantante, con la voce roca e “sporca” di whisky al punto giusto, le chitarre cattive, pronte a scattare all’unisono al primo segno di fischio, le accelerazioni improvvise, il buon lavoro del tastierista John Galvin, hard quanto si vuole ma la qualità non manca mai in questo concerto.
Altro concerto, storico, è quello ripreso in questa edizione rimasterizzata del celeberrimo Are You Ready?, vecchio doppio vinile dal vivo (anche se molte parti venivano presentate come live in studio, più rifinite, ma in quegli anni, 1978/79, usava anche così) ora riproposto dalla BGO (che ha già ripubblicato praticamente tutta la discografia), per gli Atlanta Rhythm Section, altra grande formazione del southern rock storico, ma non solo: gli ARS nascevano, nel 1970, dalle ceneri dei Candymen prima, la band di Roy Orbison, e dei Classics IV dopo, quelli di Spooky, Traces e Stormy, entrambe le formazioni costruite intorno alle capacità dell’autore e produttore Buddy Buie. Barry Bailey e J.R Cobb erano i due formidabili chitarristi, che con l’ottimo tastierista Dean Daughtry e il batterista Robert Nix diedero vita al nucleo originale della formazione. Che nel secondo album raggiunse la sua completezza con l’ingresso del cantante di Macon, Ronnie Hammond, che Ronnie Van Zant considerava il miglior cantante del genere southern (tra Ronnie ci si intende).
Proprio a Hammond, “Mr. Georgia Rhythm”, con uno stile vocale che poteva ricordare Paul Rodgers, scomparso nel 2011, è dedicata questa ristampa: un album che ripercorre la loro carriera, e ne esalta i pregi, che erano quelli di riunire in un solo gruppo le varie anime del southern rock, il boogie rock tosto e chitarristico di Lynyrd Skynyrd, Outlaws o Blackfoot (senza la componente country), sostituita da costruzioni rock più raffinate alla Little Feat o perfino Steely Dan e dalle improvvisazioni più blues e jazz di Allman Brothers e Marshall Tucker, unite inoltre alla capacità, ereditata dalle precedenti formazioni, di saper scrivere e suonare brani con un maggiore appeal pop, più commerciali ma mai scontati, canzoni come Imaginary Lover, Doraville, Champagne Jam, So Into You che si affiancavano alle cavalcate chitarristiche di Cobb e Bailey in brani come Angel (What In The World’s Come Over Us) o la lunga parte lasciata alla improvvisazione della solista in So Into You che nella parte finale del disco sfocia nel R&R puro di Long Tall Sally, ma già prima in Another Man’s Woman c’è una lunghissima parte strumentale dedicata a tutta la band, assolo di basso compreso e il tributo ai Lynyrd Skynyrd nella vigorosa Large Time, dove il suono si fa duro, quasi hard rock, a smentire la fama di band un po’ troppo leccata, che spesso sembrava risultare nei dischi di studio, dove però il rock era sempre presente, anche se non così tirato come in questo notevole live, uno dei dischi dal vivo classici del decennio 70’s, finalmente disponibile in una edizione CD degna della sua fama.
Bruno Conti
10:55 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, molly hatchet, atlanta rhythm section, southern rock, danny joe brown, gregg allman, lynyrd skynyrd, ronnie van zant, classics iv, buddy buie | OKNOtizie |
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29/01/2013
Il Concerto Dell'Anno? Love For Levon 3-10-2012 Izod Center East Rutherford, NJ Esce In CD DVD e Blu-Ray il 19 Marzo
Love For Levon A Benefit To Save The Barn Time Life 19-3-2013
Probabilmente per la dimensione dell'evento, la validità dei suoi scopi, il nome dei partecipanti, quello che si è definito comunemente 12-12-12 Sandy Relief Concert è stato il "concerto dell'anno", ma ufficialmente ormai non lo vedremo pubblicato, se non in quel formato ridotto in 2 CD (salvo futuri ripensamenti) ma la serata del 3 ottobre all'Izod Center di East Rutherford nel New Jersey in onore di Levon Helm e della sua musica, ha tutta l'aria di essere stato il "più bel concerto dell'anno", a livello musicale. Come sapete il grande batterista e cantante della Band e in mille altre avventure musicali ci ha lasciati il 19 aprile dello scorso ma come dice il motto nel suo sito "Keep It Goin", sua figlia, i suoi amici musicisti e un po' tutti vorrebbero preservare The Barn Studios e il Midnight Ramble, quindi l'uscita di Love For Levon il 19 marzo p.v., servirà a raccogliere ulteriori fondi per queste benemerite attività.
La Time Life pubblicherà il tutto in 2DVD+2CD, 2Blu-Ray + 2CD, 2 DVD o 2 Blu-Ray, per una durata totale di 180 minuti (ma si dice che oltre al concerto, diviso in due parti, e della durata di oltre due ore dovrebbero esserci altre 2 ore di materiale bonus).
Nel corso della serata sono stati eseguiti 27 brani e dal trailer si desume che dovrebbero esserci tutti, e questa è la lista dei brani e dei musicisti ospiti:
Set One: The Shape I’m In (Warren Haynes), Long Black Veil (Haynes and Gregg Allman), Trouble In Mind (Jorma Kaukonen and Barry Mitterhoff), This Wheel’s On Fire (Levon Helm Band w/ Shawn Pelton), Little Birds (Levon Helm Band), Listening To Levon (Marc Cohn), Move Along Train (Mavis Staples), Life Is A Carnival (Allen Toussaint and Jaimoe), When I Paint My Masterpiece (John Prine & Garth Hudson), Anna Lee (Bruce Hornsby), Ain’t Got No Home (Jakob Dylan and Rami Jaffee of Wallflowers, spero anche in rappresentanza del babbo)), Whispering Pines (Lucinda Williams), Rag Mama Rag (Mike Gordon and John Hiatt)
Set Two: Don’t Do It (David Bromberg and Joan Osborne), I Shall Be Released (Grace Potter, Don Was and Matt Burr), Tears Of Rage (Ray LaMontagne and John Mayer), Rockin’ Chair (Dierks Bentley), Genetic Method (Garth Hudson) > Chest Fever (Dierks Bentley), A Train Robbery (Eric Church), Get Up Jake (Eric Church), Tennessee Jed (John Mayer), Up On Cripple Creek (Joe Walsh and Robert Randolph), Ophelia (My Morning Jacket), It Makes No Difference (My Morning Jacket), The Night They Drove Old Dixie Down (My Morning Jacket and Roger Waters), Wide River To Cross (Amy Helm and Roger Waters), The Weight (Everyone). Al di là del fatto che tutti hanno suonato e cantato bene di un paio di nomi mi sfugge la funzionalità all'evento, comunque tutti i brani venivano dal repertorio di Levon Helm solista o con la Band, ad eccezione della bellissima canzone dedicatagli da Marc Cohn (mancava Elton John a cantare Levon)!
La Levon Helm Band per l'occasione era formata da: Larry Campbell (guitar), Jim Weider (guitar), Don Was (bass), Teresa Williams (vocals), Amy Helm (vocals), Brian Mitchell (keyboards), Rami Jaffee (keyboards), Kenny Aronoff (drums), Justin Guip (drums), Sean Pelton (drums, percussion), Byron Isaacs (bass), Erik Lawrence (saxophone), Howard Johnson (tuba), Steven Bernstein (trombone/trumpet), Jay Collins (trumpet) and Clark Gayton (trombone); siccome di batteristi giustamente ce n'erano "solo" 3, in alcuni brani si è aggiunto anche Steve Jordan e c'era anche qualcun altro non citato.
I video sono presi da YouTube ma il concerto è stato ripreso in HD e quindi la qualità sarà ben altra!
Bruno Conti
19:21 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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10/05/2012
Bei Tempi! Allman Brothers Band - American University Washington, D.C. 12/13/1970
Allman Brothers Band – American University Washington, D.C. 12/13/1970 Allman Brothers Band Recording Co.
La storia e l’importanza degli Allman Brothers nella storia della musica rock sono arcinote quindi non vi tedierò ancora una volta con la loro storia, ma due o tre parole per inquadrare questo CD sono quantomeno doverose. Correva l’anno 1970, “Bei Tempi”, e gli Allman avevano pubblicato da poco il loro secondo album di studio Idlewild South. Provenienti da Jacksonville, Florida ma basati in quel di Macon, Georgia in quel periodo dell’autunno’70 stavano gravitando soprattutto nell’area Nord Ovest degli States con concerti equamente divisi tra stadi e locali come il Fillmore East di New York dove l’anno successivo avrebbero registrato il mitico At Filmore East.
Nelle parole di Bert Holman, attuale (ma già da molti anni) manager del gruppo e ai tempi giovane di belle speranze alla American University di Washington, DC la band era già all’apice della sua potenza dal vivo in quel periodo e tramite i suoi auspici e quelli di altri studenti dell’università gli Allman Brothers, provenienti da due date al Fillmore East nei giorni precedenti, e quindi rodatissimi, vengono ingaggiati per due concerti da tenersi nello stesso giorno nei locali dell’ateneo, una palestra con meno di 1000 posti. Se vi dicessi che il gruppo suonò questi due concerti di fronte ad un locale semi pieno ci credereste? Probabilmente no, ma sempre secondo il nostro attendibile testimone è quello che successe. Qualche previdente personaggio decise di registrare il tutto e quindi possiamo ascoltare i risultati in questo American University Washington, D.C del 13 dicembre 1970.
Ovviamente le apparecchiature tecniche dell’epoca erano un po’ rudimentali e quindi il mix finale che è arrivato ai giorni nostri consiste di un canale, quello di sinistra, preso dal soundboard originale stereo, mentre quello di destra è occupato dal suono ricavato da un microfono d’ambiente; magici tecnici ed archivisti sotto la supervisione di Tom Dowd hanno cavato dal cilindro comunque un album con un suono più che soddisfacente ancorché con dei piccoli problemi tecnici di tanto in tanto. Tipo il delitto di lesa maestà per cui la versione fantastica di Stormy Monday con un ispiratissimo Duane Allman sfuma brutalmente dopo 5 minuti perché era finito il nastro o, tra gli altri fattori negativi che non consentono una votazione migliore (perché il giudizio va inserito in una prospettiva storica) c’è il fatto che il tutto dura “solo” poco più di un’ora, quindi niente concerto completo, ma solo un estratto dalle due gigs, un bel doppio si sarebbe meritato anche 4 stellette. Per il resto è l’occasione di ascoltare Duane & Gregg Allman, Dickey Betts, Berry Oakley e i due batteristi Jaimoe e Butch Trucks quasi al top delle loro capacità che avrebbero raggiunto nei concerti al Fillmore del marzo successivo e nei mesi a seguire, documentati da altri concerti storici come lo Stonybrook del settembre 1971, sempre pubblicato in questa serie dalla loro etichetta personale, prima che la scomparsa di Duane nell’ottobre del 1971 ponesse fine alla prima fase di questa saga che continua ancora, con ottimi risultati, fino ai giorni nostri. Se Duane Allman e Dickey Betts erano una coppia formidabile di chitarristi ma non i migliori presi singolarmente (anche se Duane…), lo stesso si può dire, oggi, per Warren Haynes e Derek Trucks che insieme sono fantastici ma divisi…pure.
Tornando al CD in questione, era già uscito nel 2002 e in effetti le copie che circolano oggi non sono una ulteriore ristampa ma probabilmente solo una nuova tiratura destinata a rendere felici gli appassionati della band che se l’erano perso al primo giro. Sono solo sette brani ma che brani! Dall’iniziale Statesboro Blues in una versione concisa ma assai efficace, passando per Trouble No more che era nel primo album e Don’t Keep Me Wonderin’ che si trovava sul citato Idlewild South, abbiamo modo di gustare la genesi di questo turbine di musica che fondeva rock, blues, psichedelia, improvvisazione, in quel genere che fu definito “southern rock” perché arrivava dagli stati del Sud ma era semplicemente grande musica. Anche Leave My Blues Alone e la già ricordata, tronca, Stormy Monday, rinforzano queste certezze, prima dell’esplosione finale con due dei loro grandi cavalli di battaglia (purtroppo non c’è In Memory Of Elizabeth Reed);, prima una ciclopica You Don’t Love Me di oltre 15 minuti, con la sezione ritmica a macinare grooves sempre scintillanti, per consentire ai tre solisti, Duane, Dickey e Gregg, di inventare musica come pochi altri hanno saputo fare nella storia del rock. Poi, annunciato da uno dei riff più conosciuti di sempre, parte un vero tour de force, con una bellissima e lunghissima versione di Whippin’ Post, oltre venti minuti di goduria totale. E in quello stesso mese sarebbe uscito Layla di Derek & The Dominos dove c’era Duane Allman alla slide e che li avrebbe proiettati verso la grande notorietà e la gloria imperitura. Forse non fondamentale, per i motivi ricordati sopra, ma per chi ama questa musica una bella (ri)scoperta! “Allman Brothers Brand” come riporta la copertina, per l’attento osservatore.
Bruno Conti
15:13 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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15/12/2011
I Migliori Dischi Del 2011! Un Anno Di Musica, Bis
La prima lista dei migliori del 2011, quella "ufficiale" dei canonici 10 che poi apparirà anche sul Buscadero l'ho pubblicata i-migliori-dischi-del-2011-un-anno-di-musica.html, ma come promesso o minacciato mi ero riservato di ampliarla con tutto il resto che mi è piaciuto musicalmente in questo anno che sta per finire. Dopo aver partorito quella lista in seguito a lunghe "agonie" subito me ne sono venuti in mente a decine altri che avrebbero meritato (aiutato dal mio "collega" che vedete ad inizio Post) e in qualità di "duce unico", amministratore e compilatore del Blog ve le sparo giù, magari a rate, tenendo a parte le categorie Box, Ristampe e Outsiders, e senza dimenticarmi della promessa di pubblicare il meglio delle varie riviste di settore. L'avvertenza è anche quella di non fare dei Post troppo lunghi (per quanto graditi da chi legge) e di non caricare troppi video e immagini che rendono la pagina "pesante" per chi non ha una buona connesione Internet, quindi cerco di dividere il "Best Of the Rest" magari in ordine cronologico come si è presentato durante l'anno, partiamo. Ah, dimenticavo, ringrazio e apprezzo complimenti ma anche eventuali critiche che appaiono nei Commenti, leggo tutto anche se non sempre rispondo e vi rinnovo l'offerta se volete pubblicare i vostri "migliori dell'anno" nell'ambito musicale.
Il primo disco molto bello dell'anno, e che avrei inserito tra i Top 10, è stato quello degli Over The Rhine The Long Surrender...
Gregg Allman - Low Country Blues
Sean Rowe - Magic
North Mississippi Allstars - Keys To Kingdom
Amos Lee - Mission Bell
Brandi Carlile - Live At Benaroya Hall
Paul Simon - So Beautiful Or So What (Collector's Edition), così ne approfitto per ricordarvi questa ulteriore versione doppia, dopo la normale e la Deluxe uscite ad Aprile, a metà Novembre è uscita un ulteriore versione con un DVD con 5 brani registrati dal vivo alla Webster Hall di New York con So Beautiful or So What," "Dazzing Blue," "The Afterlife," "Mother and Child Reunion," e "Slip Slidin' Away." E che caspita!, non si può comprare 18 volte lo stesso disco! O sì?
David Bromberg - Use Me
Dave Alvin - Eleven Eleven
Questo però nei migliori dieci lo dovevo mettere! Se volete potete considerare questo Post anche come un "consiglio per gli acquisti natalizi" o come quelle compilations che una volta si facevano in cassetta e poi in CD e ora sull'Ipod, il piacere di consigliare agli amici!
Fine della prima rata, a seguire...
Bruno Conti
14:16 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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29/10/2011
Duane Allman 20/11/1946 - 29/10/1971 Uno Dei Più Grandi Chitarristi della Storia Del Rock
Howard Duane Allman nato a Nashville, Tennesse il 20 novembre del 1946 e morto a Macon, Georgia il 29 ottobre del 1971 in un incidente con la sua Harley Davidson, 40 anni fa, quando non aveva ancora 25 anni, è stato uno dei più grandi chitarristi della storia del rock, soprattutto con la slide, ma anche elettrico ed acustico, eppure ho come l'impressione che in questi giorni pochi lo ricorderanno anche se gli appassionati non lo dimenticano visto che la "sua creatura", l'Allman Brothers Band continua a tutt'oggi la sua attività.
Skydog (era il suo soprannome) nel 2003 è stato inserito al 2° posto nella classifica dei più grandi 100 chitarristi di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone, davanti a lui solo Jimi Hendrix. Eppure la sua carriera è stata brevissima, poco più di 3 anni a livello professionale di cui solo uno con grande successo.
Ascoltando quello che narrano le leggende apocrife il suo approccio al bottleneck, alla slide, che l'avrebbe reso celebre, nacque, secondo la versione del fratello Gregg Allman, dal regalo dell'album per il 22° compleanno e dal successivo ripetuto ascolto del primo disco di Taj Mahal dove suonava Ry Cooder (ma nell'album la chitarra solista era Jesse Ed Davis e la slide la suonava anche Taj Mahal), oppure secondo la versione dello stesso Duane Allman in una intervista radiofonica dei tempi dal fatto di avere visto Cooder in concerto e di essere rimasto impressionato dalla sua tecnica tanto da chiudersi in una stanza con un collo di bottiglia per tre settimane e quando ne riemerse era quel meraviglioso chitarrista che tutti (?!?) conosciamo.
Probabilmente la verità è l'insieme delle due storie, sta di fatto che nello stesso 1968 Duane Allman viene chiamato a suonare nella stupenda versione di Hey Jude cantata da Wilson Pickett e quel breve break chitarristico lo fa conoscere a tutti gli addetti ai lavori, musicisti, cantanti, produttori, discografici.
Da lì in avanti è un tripudio di collaborazioni: suona in tre dischi di Aretha Franklin, con King Curtis, Clarence Carter, Arthur Conley, in Southern Fried di John Hammond, Mourning In The Morning di Otis Rush, Two Jews Blues di Barry Goldberg, il bellissimo Ton Ton Macoute di Johnny Jenkins e soprattutto nell'omonimo esordio di Boz Scaggs dove nel brano Loan Me A Dime, uno slow blues fantastico esegue un assolo di chitarra fenomenale, forse il migliore della sua carriera in un disco di studio (dal vivo è un'altra storia).
Molto di questo materiale (e tanto altro, comprese le origini degli Allman, ovvero Allman Joys, Hour Glass e 31st of February) lo trovate in due meravigliose antologie pubblicate dalla Capricorn (e ristampate a più riprese, giustamente) intitolate Duane Allman:An Anthology e Duane Allman: An Anthology Vol.2, ricche di meraviglie, e molto materiale si trova anche nel box quadruplo dell'Allman Brothers Band Dreams.
L'Allman Brothers Band nasce nel 1969 con tre leader, Duane,il fratello Gregg Allman alla voce e all'organo (anche se molti non sanno che l'organista originale della formazione doveva essere Reese Wynans che rispunterà molti anni dopo nella band di Stevie Ray Vaughan), la seconda chitarra solista di Dickey Betts che li renderà forse non il primo ma sicuramente il più grande gruppo nella storia del rock con due chitarre soliste di quel livello (la Butterfield Blues Band con Bloomfield e Bishop era già in circolazione e lo stesso gruppo di Taj Mahal aveva due chitarristi formidabili), con l'interscambio delle due chitarre che dal vivo raggiungerà livelli quasi telepatici mai più raggiunti da nessuno in seguito.
I due album di studio, Allman Brothers Band e idlewild South, sono molto buoni ma solo delle pallide imitazioni di quello che erano i loro concerti dal vivo, immortalati nel grandissimo At Fillmore East poi ampliato nel boxettino CD dei Fillmore Concerts.
Nel 1970 Duane Allman partecipa anche alle registrazioni di Layla di Derek and The Dominos ovvero il disco di uno dei suoi grandi idoli Eric Clapton (l'altro grande chitarrista bianco per Duane era Robbie Robertson). E anche qui le leggende si sono sprecate su chi e cosa avrebbe suonato in quel disco, sostenenendo che la gran parte degli assoli del doppio album furono suonati da Duane Allman, ma anche in quel caso molto fa parte delle cosiddette leggende metropolitane, perché, leggendo le liste dei brani e degli strumentisti presenti in una serie di fogli acclusi alla versione tripla in cofanetto di Layla (quella per il 20° anniversario), si desume che molti degli assoli, anche alcuni con la slide, attribuiti a Duane Allman in effetti erano suonati da Clapton, questo senza nulla togliere al valore dell'ospite.
Tra il 1970 e il 1971 Allman avrebbe suonato ancora in questa sua vorticosa attività di richiestissimo sessionman con Ronnie Hawkins, Laura Nyro, Lulu, in vari dischi di Delaney and Bonnie e ancora con Herbie Mann, Sam Samudio e un altro southern group della Capricorn, i Cowboy.
Dopo la sua morte sarebbe stato pubblicato postumo il doppio Eat A Peach con gli ultimi tre brani registrati in studio e una serie di brani in concerto tratti sempre dai concerti al Fillmore e nel corso degli anni altri dischi con concerti inediti come Live At Ludlow Garage:1970 e Live At the Atlanta Pop Festival July 1970 e molti altri più o meno ufficiali.
La leggenda continua e oggi ricorre il 40° anniversario della sua morte, "Gone but not forgotten".
E scusate se mi sono dilungato. Nel corpo del Post, come le figurine, ho inserito un po' delle copertine degli album che varrebbe (anzi sarebbe obbligo) avere! E qualche video, tanto per gradire.
Bruno Conti
00:17 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, musica, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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25/12/2010
Si Riparte - Novità Di Gennaio 2011 Parte I. Pearl Jam, Gregg Allman, Iron and Wine, Decemberists, Adele, Social Distortion Eccetera
In un pigro e piovoso pomeriggio del giorno di Natale ascoltando della musica dei Beatles che piaceva anche a mia mamma ho deciso di dare una scorsa alle prime uscite del 2011 che si sono accumulate nel mio PC e quindi si riparte.
Partiamo con i Pearl Jam che a dieci anni da Live On Two Legs tornano con un nuovo disco dal vivo Live On Ten Legs, 18 brani registrati tra il 2003 e il 2010 nel corso di vari tour mondiali. L'etichetta è la Monkeywrench, distribuzione Universal, la data di uscita è fissata per il 18 gennaio. Naturalmente c'è anche l'immancabile edizione Deluxe che non so ancora dirvi se uscità in contemporanea con la versione normale: contiene il CD, 2 LP, 4 ristampe di mini poster, 5 foto live e un pass laminato del tour, dovrebbe costare tra i 65 e i 70 euro. Fate un esame di coscienza al vostro portafoglio e poi decidete. Questi sono i brani...
"Live on Ten Legs" Tracklisting:
1. Arms Aloft
2. World Wide Suicide
3. Animal
4. Got Some
5. State of Love And Trust
6. I Am Mine
7. Unthought Known
8. Rearview Mirror
9. The Fixer
10. Nothing As It Seems
11. In Hiding
12. Just Breathe
13. Jeremy
14. Public Image
15. Spin the Black Circle
16. Porch
17. Alive
18. Yellow Ledbetter
Gregg Allman, convinto da T-Bone Burnett che produce, ritorna con un nuovo album di studio, Low Country Blues, il primo da 14 anni a questa parte. Si tratta, come da titolo, di un disco di cover di Blues, primo amore: 11 cover e un brano originale firmato con Warren Hayes, Just Another Rider. Sono della partita, tra gli altri, Dr.John al piano, Doyle Bramhall II alla chitarra e la solita sezione ritmica di Burnett, ovvero Dennis Crouch al basso e Jay Bellerose alla batteria.
Esce il 18 gennaio su Rounder/Universal negli States e il 25 gennaio in Italia. Se avete tempo di cercarla in rete, inviando una foto dello sticker pubblicitario del CD, la più possibile creativa, potete vincere, in anteprima sulla data di uscita, una versione digitale dell'album direttamente a casa vostra, il Cd autografato e una versione gatefold in vinile del disco. Dovete inviare la foto entro l'11 gennaio a GreggAllman.
Il 25 gennaio su etichetta 4AD/Self esce il nuovo CD di Iron and Wine, ovvero Sam Bean. Si chiama Kiss Each Other Clean ed è il disco del mese di gennaio della rivista Uncut.
Il 18 gennaio esce il nuovo album dei Decemberists, The King Is Dead, il loro sesto, Dopo l'epico e bellissimo The Hazards of Love del 2009 si annuncia un ritorno verso sonorità più semplici, country-folk nei dieci brani che lo compongono. Ospiti del disco Gillian Welch e il chitarrista dei R.E.M. Peter Buck. Esce, come vedete, in 3 versioni (4 con il vinile) non se anche in Italia, l'etichetta è la Rough Trade/Self. Versione normale, versione CD+DVD, un documentario di 30 minuti intitolato Pendarvia con il dietro le quinte dell'album e una versione super Deluxe limited (così dicono) con CD, DVD e un libro di 72 pagine con foto ed illustrazioni. Qui il prezzo si impenna oltre i 50 euro.
Torna Adele con il suo secondo album 21, prodotto in parte da Rick Rubin a Malibu e in parte da Paul Epworth a Londra esce il 25 gennaio per la XL Recordings/Self. C'è anche una versione limitata con due tracce extra.
Erano sette anni (dal 2004) che i Social Distortion di Mike Ness non pubblicavano nuovi dischi e molti li davano per scomparsi. Il nuovo album Hard Times and Nursery Rhymes esce il 18 gennaio per la Anti/Epitaph in due versioni: CD standard o doppio vinile con due tracce extra e il CD inserito nella confezione del disco.
Per concludere questo primo giro vi segnalo anche il nuovo disco di Joan Wasser ovvero Joan As Police Woman, si chiama The Deep Feld esce il 25 gennaio per la Pias in versione CD o LP. Nel comunicato stampa ci sono anche eccellenti commenti di Mojo, Uncut e altre riviste ma sfogliando le stesse nulla trovai! Misteri della promozione.
Alla prossima.
Bruno Conti
20:05 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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