19/02/2012

E I Chieftains Fanno "50" Con Un Gruppo Di Nuovi Amici - Voice Of Ages

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The Chieftains - Voice Of Ages - Hear Music/Concord CD o CD/DVD Usa 21/02/2012 Europa 23/04/2012

Perché quelle date diverse vi chiederete? Non so, chiedere alla Universal, mistero! Ma purtroppo è vero, in Europa uscirà 2 mesi dopo l'uscita americana. Come per Amnesty International, Bob Dylan e, più tardi nell'anno i Beatles, sono 50 anni di onorata carriera, 1962-2012 e quindi perché non festeggiarli con un nuovo gruppo di amici con un bell'album di duetti? Certo, eccolo qui: prodotto da Paddy Moloney e l'immancabile T-Bone Burnett arriva questo Voice Of Ages.

I Chieftains non sono nuovi a questo tipo di album; da quando nel 1988 hanno realizzato il bellissimo Irish Heartbeat con Van Morrison questa tradizione delle collaborazioni è stata coniugata in mille forme e con una infinità di artisti. Già, l'anno precedente, nel 1987 avevano realizzato un album con il flautista classico James Galway intitolato In Ireland e un altro, Celtic Wedding con un gruppo di musicisti bretoni, ma si trattava comunque di album strumentali con l'occasionale brano cantato, come era sempre stato nei primi 25 anni della loro carriera. Con irish heartbeat le cose cambiano, infatti nel 1991 arriverà The Bells Of Dublin con, tra gli altri, Costello, le sorelle McGarrigle, Nanci Griffith, Marianne Faithfull, Rickie Lee Jones e Jackson Browne. Nel 1992 Another Country, in trasferta in America con Willie Nelson, Emmylou Harris, la Nitty Gritty Dirt Band, Ricky Skaggs, Chet Atkins, Don Williams e altri, The Chieftains goes country. Sempre nel 1992 per il disco dal vivo An Irish Evening vengono invitati Roger Daltrey e di nuovo Nancy Griffith.

Nel 1995 con The Long Black Veil c'è l'apoteosi: Sting, Mick Jagger, Sinead O'Connor, Van Morrison, Mark Knopfler, Ry Cooder, Tom Jones e i Rolling Stones, cazzo! Se si può scrivere! Nel 1996 c'è Santiago il disco dell'incontro con la musica ispano-americana, tanto per non parlare solo dei dischi dei duetti e se volete risalire a risalire a ritroso nella loro discografia uno qualsiasi dei primi, numerati dall'1 al 7 e Bonaparte's Retreat sono uno più bello dell'altro ma più per amanti e praticanti della musica celtica, mentre quelli con gli ospiti, per quanto sempre rigorosi nelle loro "radici musicali" sono più godibili anche dai novizi o dai fans degli ospiti. Long Journey Home un altro disco strepitoso vince il Grammy per miglior disco folk nel 1999 e vede tra gli ospiti Mary Black, Vince Gill, Liam O'Maonlai degli Hothouse Flowers e il ritorno di Elvis Costello e Van Morrison. Nel 1998 era uscito anche Fire In The Kitchen dove i Chieftains nel loro ecumenismo incontravano tutti musicisti canadesi.

E che dire di Tears Of Stone del 1999 un incontro tutto dedicato alle voci femminili? Una meraviglia, con Joni Mitchell, Natalie Merchant, Bonnie Raitt, Mary Chapin Carpenter, Joan Osborne, Loreena McKennitt, Corrs e molte altre.

Gli anni 2000 iniziano con Water From The Well che avrà anche una bella versione dal vivo su DVD. E il 2002 e il 2003 vedono l'uscita dei due dischi della trasferta a Nashville: Down The Old Plank Road e Further Down The Old Plank Road, con John Hiatt, Buddy & Julie Miller, Alison Krauss, Lyle Lovett, Patty Griffin, Gillian Welch e David Rawlings nel primo e John Prine, Joe Ely, Allison Moorer, Emmylou Harris, Carlene Carter, Patty Loveless, Rosanne Cash la Nitty Gritty e altri già presenti nel 1° volume. Uno più bello dell'altro!

Nel 2002 purtroppo muore Derek Bell, il loro leggendario arpista e tastierista, e quindi la loro produzione, anche per l'età (non dimentichiamo che Paddy Moloney è del 1938), si fa più rarefatta, ma un disco come San Patricio con Ry Cooder, uscito nel 2010 è un piccolo capolavoro e ha vinto molte poll di fine anno come miglior disco e non solo nella categoria folk-world music.

E alla fine arriviamo a questo Voice Of Ages che segna l'incontro dei Chieftains con un gruppo di "nuovi amici", ovvero i rappresentanti di quel filone musicale neo folk-country-roots che si sta riaffermando proprio in questi ultimi anni.

Ad aprire le danze è la connazionale irlandese Imelda May, reginetta del neo rockabilly e della musica degli anni'50, una voce molto bella che ripropone Carolina Rua, cavallo di battaglia del repertorio di Mary Black e devo dire che pur facendo un ottimo lavoro non può competere con la voce pura e cristallina della Black. Molto brave anche le Pistol Annies, il trio americano country-roots reduce da un disco di esordio come Hell On Heels, tra le cose migliori sentite in quell'ambito musicale nel corso del 2011, propone una versione molto sentita (e ben cantata) di Come All Ye Fair And Tender Ladies, dove le voci di Miranda Lambert, Ashley Moore e Angaleena Presley si amalgano alla perfezione con il suono dei Chieftains. Ottima anche Pretty Little Girl dei Carolina Chocolate Drops e qui lo stile da string band si adatta alla perfezione al folk e il risultato finale ha anche screziature di old time music e cajun, ballabile e trascinante, ma suonando allo stesso tempo perfettamente Chieftains.

Bon Iver chiude un 2011 molto attivo con questa Down In The Willow Garden e anche Paddy Moloney ammette di essersi dovuto adattare al perfezionismo del musicista americano che ha preferito lavorare in proprio per mandare poi il suo lavoro ai musicisti irlandesi che scalpitavano in sala per completare il brano e l'album entro i tempi stabiliti. Altro gruppo (ma sono solo in due) assolutamente da scoprire se già non li conoscete sono i Civil Wars il cui debutto del 2011 Barton Hollow è tra gli esordi dell'anno più interessanti dell'anno appena finito. Tra country, folk e roots hanno scritto un brano appositamente per l'occasione, una Lily Love che ha tutte le caratteristiche di "un'aria irlandese" con le voci di Joy Williams e John Paul White che si intrecciano deliziosamente con flauti e flautini.

In Lark In The Clear Air il bluegrass dei Punch Brothers incontra l'antenato celtico e il risultato è tra i momenti più "tradizionali" e autentici dell'intero album. con i componenti del gruppo americano che potrebbero diventare Chieftains onorari tanto sono a loro agio in questa musica sia vocalmente che strumentalmente. Altra "aria celtica" struggente è quella cantata con passione e trasporto dalla bravissima Lisa Hannigan, la celeberrima My Lagan Love riceve un trattamento sontuoso in questa versione dove brillano le uillean pipes di Moloney. Finalmente, dopo 50 anni di carriera, la musica di Dylan e quella dei Chieftains si incontrano in una versione di When The Ship Comes In: a fare da tramite tra i due mondi i Decemberists che ancora una volta si confermano uno dei gruppi migliori attualmente in circolazione e con Colin Meloy che si trasforma nel Roger McGuinn della situazione per un brano che suona come un incrocio tra Band, Byrds e, naturalmente, Chieftains. 

Di pari livello è la partecipazione dei Low Anthem con una School Days Over introdotta da un coro di bambini e che poi si trasforma in una ulteriore "air" malinconica e di grande bellezza con la voce di Ben Knox Miller sostenuta da Joice Adams che trasforma l'indie folk del gruppo di Providence in perfetto folk irlandese. I Punch Brothers sono gli unici presenti con due brani: anche The Frost Is All Over con violini e flauti a duettare deliziosamente li conferma a perfetto agio con questa musica, con immagine non poetica ma efficace potrei dire che si trovano "come dei maiali a razzolare nel fango". Le nuove regine dell'armonizzazione, ovvero le Secret Sisters (non a caso prodotte nel loro esordio da T-Bone Burnett) sono pressoché perfette nella dolce Peggy Gordon. Mentre mi ha sorpreso assai piacevolmente l'italo-scozzese Paolo Nutini  (peraltro i suoi dischi sono piacevoli e si ascoltano con gusto): Hard Times (Come Again No More) è uno dei brani migliori dell'intero progetto, cantato con voce maschia e sicura da Nutini è una bella ballata di stampo anglo-irlandese che non fa rimpiangere un Christy Moore della situazione.

Gli ultimi tre brani sono degli strumentali classici dei Chieftains, soprattutto il primo, la lunghissima (più di 11 minuti) The Chieftains Reunion rinnova i fasti dei loro anni migliori e, non accreditata (o meglio non lo so io perchè non ho il libretto del CD), appare anche una arpa celtica, se non mi sono sognato, oltre alle voci del gruppo (Kevin Conneff) e qualche ospite che armonizza nella parte centrale del brano caratterizzato da continui cambi di tempo e di atmosfere con violini, flauti, uillean pipes, arpa appunto e bodhran a duellare nella migliore tradizione del gruppo irlandese. E qui il piedino parte...Per concludere due curiosità: The Chieftains in Orbit è un brano registrato con la astronauta americana Cadie Coleman e il titolo dice tutto. L'ultimo brano rinnova l'incontro di cornamuse con il musicista spagnolo Carlos Nunez per una coinvolgente Lundu che conclude in gloria le danze.

Mi sa che anche questo entrerà nella lista dei migliori dell'anno. L'edizione Deluxe ha il video del brano con i Low Anthem e un making of.

Bruno Conti

P.s Il video di Lisa Hannigan che canta The Times They Are A-Changin' accompagnata da Herbie Hancock e dai Chieftains è un omaggio ai 50 anni di carriera di Dylan e Chieftains, anche se non c'entra con il resto.

03/12/2011

Eccola Di Nuovo! Mary Black - Stories From The Steeples

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Mary Black – Stories from the Steeples – 3ù Records 2011

Torna in sala d’incisione l’usignolo irlandese, la grande Mary Black, la-piu-bella-voce-d-irlanda-mary-black-twenty-five-years-..., una delle cantanti più amate nei paesi “anglofili”, perché capace di presentare nel proprio repertorio un vasto numero di brani tradizionali, contrapponendoli però ad un enorme patrimonio musicale moderno, in quanto sono molti gli autori che le sottopongono continuamente le loro nuove composizioni. In Irlanda Mary Black è popolarissima, una numero uno, con Christy Moore e gli U2 è l’artista locale più venduta nell’isola dello smeraldo, e per molti dischi Mary ha sempre registrato musica di qualità, una delle cantanti più talentuose in circolazione, in possesso di una voce calda ed espressiva, dalle tonalità ricche di passione con una vena di malinconia, tipica della terra d’Irlanda.

Dopo questo breve e meritato prologo, passiamo al disco in questione. La Black accompagnata da un gruppo di ottimi e fidati musicisti come Bill Shanley alla chitarra e ukulele, Pat Crowley al pianoforte, Nick Scott al basso, Matt McGramahan al violino e la partecipazione di ospiti di rilievo come Imelda May, Finbar Furey al banjo e voce, e la grande Janis Ian, dà vita ad un album coinvolgente e vibrante. Un violino voluttuoso accompagna l’iniziale Marguerite and The Gambler, brano tipico del repertorio di Mary, al quale fa seguito una deliziosa ballata pianistica The Night Was Dark and Deep ,una delle perle del disco.

Mountains to the Sea la vede duettare con la splendida voce di Imelda May, per un brano di una melodia avvolgente. Faith in Fate è una splendida ballatona dove tastiere e violino accompagnano la solita struggente voce della Black. Steady Breathing è un brano dolcissimo, una ninna nanna “celtica”, seguita da una Walking with My Love cantata in duetto con l’autore del brano Finbar Furey , dall’incedere vagamente country. All the Fine Young Men ricama una melodia sonora superba, mentre la seguente The night Is On Our Side ha ritmi più mossi, dove l’arrangiamento convive con violini, tastiere e il cello di Tony Wooland.

Lighthouse Light con al controcanto la bellissima voce di Janis Jan, è una delicata aria celtica, nella migliore tradizione di chi conosce il repertorio di Mary. Wizard Of Oz e One True Place sono due toccanti brani, dove la voce della protagonista malinconica e nello stesso tempo avvolgente, mi ha ricordato le melodie  della sua splendida isola. Chiude il lavoro una bonus track Fifi the Flea, filastrocca dall’aria “parigina”, suonata in una veste soffusa con il piano e la fisarmonica ad evidenziare la bravura di “sorella” Mary.

Per concludere un CD da centellinare, da ascoltare prima con l’anima che con le orecchie, musica elegantemente signorile, un acquisto davvero obbligato per tutti gli amanti di questa splendida artista. Non avete niente della sorella di Frances Black (anche lei cantante)? Quale migliore occasione per conoscere ed apprezzare una nuova amica.!

Tino Montanari   

P.s. Una aggiunta del titolare del Blog. Alcune curiosità: tre dei brani più belli del CD sono firmati da tale Danny O’Reilly, che poi sarebbe il figlio di Mary Black (sempre parlando di famiglia).

Non solo, il buon Danny è anche il leader di un gruppo che si chiama The Coronas e hanno fatto tre album per il mercato irlandese (del buon indie rock classico), l’ultimo dei quali Closer To You, uscito un paio di settimane prima di quello della mamma (per la stessa etichetta 3ù Records) è stato anche nei Top Ten della classifica Irish, in attesa di quello della augusta genitrice che di solito in Irlanda vende a palate e che, detto per inciso, al sottoscritto piace un po’ meno del solito, mi sembra che la voce cominci a mostrare i primi segni del tempo che passa anche se, come dico sempre, averne di voci femminili così, è solo per cercare il pelo nell’uovo. Scusate l’intromissione!

Bruno Conti

21/11/2011

Ma Un Altro Bel Disco Dal Vivo, No? Jeff Beck Live At B.B. King Blues Club

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Jeff Beck – Live At B.B. King Blues Club – Friday Music

Torno ad occuparmi di uno dei miei “clienti”preferiti. Credo che in questa ultima decade siano usciti più dischi dal vivo (tra CD e DVD) di Jeff Beck che nei 30 anni precedenti, un bel 5 a 2 direi. E se non basta li ripubblicano: questo Live At B.B. King Blues Club & Grill New York 09/10/03, per dargli il suo titolo completo, è la terza volta che viene pubblicato. E’ uscito una prima volta nel 2003 per il download tramite il sito della Sony e brevemente anche la versione fisica. Poi di nuovo dalla Sony Japan nel 2006 e ora in questa Collector’s Editon della Friday Music del 2011.

Si tratta del “penultimo” Jeff Beck quello in trio con Terry Bozzio alla batteria e Tony Hymas alle tastiere, senza bassista e senza cantanti aggiunte (sempre donne) come negli ultimi anni. In attesa di sapere come andrà a finire la presunta reunion con Rod Stewart godiamoci questo CD dal vivo che ci presenta il Beck più jazz-rock ed esplosivo dai tempi di Blow by blow e Wired. Una vera macchina in grado di “esplodere” una serie di assoli a velocità sempre più frenetiche e con una perizia tecnica che lo rende indubbiamente uno dei chitarristi più bravi della storia del rock.

Il sottoscritto ha apprezzato maggiormente l’ultima svolta di Beck che si è riappropriato di una maggiore “umanità” nel suo repertorio ma per gli appassionati della tecnica chitarristica applicata al jazz e al rock questo Live è prodigioso come sempre. Il suo controllo dello strumento è impressionante  e dal vivo certe svolte “elettroniche” del periodo anni ’90, primi ’00 sono meno fastidiose.
Brani come Psycho Sam o Freeway Jam sono “spaventosi” nella loro complessità, ma anche quando i tempi rallentano come in Brush With The Blues la quantità di note piazzate da Jeff Beck in un brano sembra sia almeno il doppio di quella di quasi tutti gli altri chitarristi al mondo. E non è detto che questo sia sempre e soltanto un pregio, brani come Scatterbrain ti lasciano ad inseguire per casa la tua mascella caduta per lo stupore ma anche un po’ esausto  dal dover seguire questo fiume di note.

Ma il nostro amico ci gratifica anche con brani come la sua classica rilettura di Goodbye Pork Pie Hat di Charles Mingus che sono gioiellini di controllo dei toni e delle timbriche di una chitarra ai limiti del paranormale (forse gli unici, in ambito rock, che potevano competere con Beck in questo campo erano Roy Buchanan e Danny Gatton). A proposito di riletture sopraffine, in questo Live At B.B. King fa la sua prima apparizione discografica la versione di A Day In The Life dei Beatles che gli frutterà un Grammy nel 2010 come miglior brano strumentale.

Ci sono dei momenti in questo concerto dove uno si domanda che sonorità Jeff possa estrarre dalla sua Fender come ad esempio in Savoy dove il campionario della tonalità è ai limiti delle possibilità umane. E però uno, quando ha recuperato la sua mascella, non può fare a meno di apprezzare momenti come People Get Ready dove riaffiora anche il grande feeling e l’affinità di Beck per i classici del soul e del blues senza dimenticare che per molti, proprio lui, con gli Yardbirds e il primo Jeff Beck Group sia stato uno degli inventori dell’hard rock con l’uso del feedback che precedeva quello di Hendrix di qualche anno (e prima ancora, se vogliamo, c’erano stati Link Wray e Lonnie Mack).

Quindi meravigliamoci e apprezziamo la sua tecnica allo strumento in questo Live ma godiamoci anche il Beck “più umano” del tour recente con Clapton e di quello con la band di Imelda May (in entrambi i tour e nell'ultimo disco in studio c'era anche Joss Stone, che continuo a sostenere ha una gran voce, non sempre frequenta le "giuste compagnie") con il R&R primo amore e l’omaggio a Les Paul.

Bruno Conti

25/03/2010

Un "Fenomeno" Di 65 Anni Coi Capelli Neri Corvini. Jeff Beck - Emotion & Commotion

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Jeff Beck - Emotion & Commotion - CD-CD+DVD-LP Rhino Records 09-04-2010

A parte lo straordinario colore dei capelli (userà una buona tintura) e la pettinatura in comune con Ron Wood e Rod Stewart (mi sa che vanno dallo stesso parrucchiere dagli anni '60), concludevo la mia breve anticipazione nel post del 23 febbraio con le seguenti parole, mi cito: "Sarà difficile superare Pupoeilprincipe in Over The Rainbow (ma ce l'ha fatta!), incrociamo le dita...". Paventavo una Tavanata Galattica Part 2 visti gli ultimi dischi in studio, in particolare Jeff del 2003 e You Had It Coming del 2000 avevano testato la pazienza dei suoi fans.

Ma uno non può essere uno dei dieci più grandi chitarristi della storia del rock (anche meglio, volendo) e perseverare con le cioffeghe, per cui già il live al Ronnie Scott e relativo Dvd, nonché la partecipazione al Crossroads Guitar Festival di Clapton nel 2004 e 2007 ne avevano rialzato le quotazioni, complice una straordinaria versione strumentale di A Day In The Life dei Beatles e la scoperta della prodigiosa bassista, allora teenager, Tal Wilkenfeld.

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A proposito di teenager e belle ragazze, per la serie anche l'occhio vuole la sua parte e Jeff Beck mi sembra abbia buon gusto a giudicare dalle immagini, queste sono le musiciste che partecipano al nuovo album: Joss Stone, per la quale Beck pare avere una predilezione visto che l'aveva già utilizzata nel live al Ronnie Scott, appare in due brani - una versione breve e strepitosa di I Put A Spell On You watch?v=XkdaPgHDoAk, dove senza raggiungere i vertici delle versioni di Screamin' Jay Hawkins e Nina Simone, la ragazza estrae dal cilindro, o meglio, dalla microgonna una performance vocale strepitosa attizzata dalla chitarra prodigiosa del suo boss, non solo, a dimostrazione di un talento indiscutibile, quando avrà deciso cosa vuol fare da grande, potrebbe diventare una diva del soul, la nuova Janis Joplin (qui in competizione con l'americana Dana Fuchs) o una rivale delle varie Beyoncé e Alicia Keys nei favori dei rapper del momento, dicevo che reitera i suoi talenti in una gagliarda There's No Other Me dove oppone la sua ugola alla chitarra strabordante di Beck - Tal Wilkenfeld la bassista, oltre che nel brano in questione, micidiale, ci mette del suo nel poderoso strumentale Hammerhead dove compete con la chitarra di Beck, prima in wah-wah protohendrixiano e poi in libertà di stupire con fenomenali improvvisazioni sostenute anche da un arrangiamento orchestrale, probabilmente farina del sacco degli ottimi produttori, Steve Lipson e Trevor Horn. Altra voce femminile affascinante è quella di Imelda May watch?v=r64kl3eCwMc, la morettona che ci regala una bella e raffinata versione di Lilac Wine che è uno standard del 1950 ma molti lo ricordano nella versione di Jeff Buckley, Jeff Beck impreziosice il tutto con uno squisito lavoro di cesello su volumi, vibrati e pedali della sua chitarra circondata dal suono di una orchestra discreta nonostante la maestosità. Orchestra che è presente anche nella conclusiva Elegy For Dunkirk dove appare la terza cantante, Olivia Safe, una cantante di derivazione lirica che pubblicherà il suo disco d'esordio più avanti nell'anno con la produzione del suo scopritore Trevor Horn, anche il marketing vuole la sua parte, ma il duetto tra i gorgheggi della Safe e la chitarra di Beck pur sfiorando il pacchiano ha i suoi momenti.

Pacchiano che sfiora anche le versioni strumentali di Over The Rainbow e Nessun Dorma, ma poi vi scoprite a chiedervi come diavolo faccia a riprodurre con la chitarra quell'acuto micidiale di "All'Alba Vincerò" e vedere che che non solo ce la fà ma vi viene pure quel piccolo groppo di emozione che la "canzone" (si fa per dire) sa suscitare. Dimenticato qualcosa? Direi! L'edizione Deluxe, quella con il Dvd, comprende tutta l'esibizione completa di Beck al Crossroads Guitar Festival del 2007, fantastica! Vedere please.

C'è altro? Ah, sì! Lo strumentale d'apertura, sempre dal repertorio di Jeff Buckley Corpus Christi Carol è in effetti una composizione del 1500 circa, mentre Never Alone è un altro bel brano strumentale che ricorda il Santana più ispirato anni '70 ma anche lo stesso Beck di quel periodo d'oro, idem per l'ottima e lunga Serene. Quindi non solo pericolo scongiurato, niente tavanata, ma anche un bel dischetto che potrebbe sorprendervi favorevolmente, dategli fiducia! Se vi state chiedendo chi cacchio sia la tipa a fianco del buon Beck nella prima foto, quello è uno degli errori, trattasi della famigerata Kelly Clarkson dalla trasmissione americana American Idol, nessuno è perfetto!

Bruno Conti