08/01/2013
I Migliori Dischi Del 2012: Atto Finale. Buscadero, Jam E Mucchio
E siamo arrivati all'ultima puntata di questa lunga cavalcata tra le migliori uscite discografiche del 2012. L'ultimo atto è dedicato a Buscadero, Jam e Mucchio (Selvaggio).
Vi chiederete il perchè della copertina del Buscadero qui sopra! Non avendo ancora trovato in rete quella dell'ultimo numero, il 352 del gennaio 2013, e non avendo voglia di scannerizzarla - comunque ci sono effigiati i Rolling Stones Live In London - ho recuperato quella del n.°1 del lontano dicembre 1980. La classifica dei migliori è invece quella del 2012 e risulta dalla somma delle scelte di redattori e collaboratori (anche qui si è leggermente "ciurlato" nel manico sommando i voti dei due dischi di Neil Young) e questo è quanto è risultato...
POLL 2012 I MIGLIORI DELL'ANNO
Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill/Americana 19 voti
Bob Dylan - Tempest 16 voti
Ry Cooder - Election Special 14 voti
alla pari con
Bruce Springsteen - Wrecking Ball 14 voti
The Avett Brothers The Carpenter 10 voti
Mark Knopfler - Privateering 9 voti
alla pari con
Mumford And Sons - Babel/Road The Red Rocks 9 voti
Leonard Cohen - Old Ideas 8 voti
alla pari con
Alabama Shakes - Boys And Girls 8 voti
Willie Nelson - Heroes 7 voti
alla pari con
Counting Crows - Underwater Sunshine 7 voti
Visto che ce ne sono due alla pari al decimo posto, in totale sono undici artisti (e 13 titoli).
Passiamo alla "concorrenza"! Come sapete Jam non fa una lista dei migliori ma sceglie i cosiddetti "Jammies", per cui vi segnalo, per par condicio, i vincitori di 11 categorie.
Disco Dell'Anno
Bob Dylan - Tempest
Album Italiano
Francesco De Gregori - Sulla Strada
Ex Aequo
Afterhours - Padania
Album Live
Led Zeppelin - Celebration Day
Album Folk And Roots
Mumford And Sons - Babel
Album Black
Otis Taylor - Contraband
di cui peraltro sono riusciti ad invertire la copertina con l'album world dell'anno di Ebo Taylor
Vintage
Velvet Undergound And Nico - The Velvet Underground and Nico
Album Tributo
Artisti Vari - Chimes Of Freedom The Songs Of Bob Dylan
DVD
Muddy Waters and The Rolling Stones - Checkerboard Lounge
Emergenti
Alabama Shakes
Album Jazz
John Surman - Saltash Bells
Quelli del Mucchio sono gli "Oscar", facciamo sempre 11!
Leonard Cohen - Old Ideas
Cat Power - Sun
Dr. John - Locked Down
Bob Dylan - Tempest
Giant Giant Sand - Tucson
Mark Lanegan - Blues Funeral
Patti Smith - Banga
Bruce Springsteen - Wrecking Ball
Rufus Wainwright - Out Of The Game
Scott Walker - Bisch Bosch
Neil Young & Crazy Horse - Psychedelic Pill
E direi che per quest'anno può bastare, vi ho fatto risparmiare qualche decina di euro per tutte le riviste musicali italiane e straniere che non vi siete comprati.
Tra un anno si vedrà per il 2013 (nel frattempo, magari, se ne uscirà ancora qualcuna dei lettori e non degli addetti ai lavori potremmo parlarne). Nella mia posta elettronica avevo ricevuto anche quella di Amazon.com, ma mi sono dimenticato di inserirla.
Bruno Conti
19:41 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/01/2012
I Migliori Dischi Del 2011 Appendice I. Le "Scelte Di Jam"
Eccoci di nuovo con il "meglio del 2011". Cominciano ad arrivare anche i responsi della stampa musicale italiana: Jam elenca quelli che sono i loro "Jammies 2011" e prima delle fatidiche liste nel breve prologo dice - Noi abbiamo scelto (chi?) come Miglior Album Dell'Anno Paul Simon So Beautiful Or So What - e fin lì nulla da eccepire, ottima scelta.
Poi ci sono due paginette con le "Preferenze Dei Collaboratori" e visto che al sottoscritto piace conoscere, documentarsi, magari si scopre qualcosa di nuovo, me le sono lette e, così, a colpo d'occhio ho notato delle "stranezze". Non sulle scelte, i gusti sono gusti, ci mancherebbe, quanto sui numeri. E allora ho estratto il pallottiere e ho verificato. Nelle democrazie occidentali si sceglie di solito in base ai voti e, sorpresa, PJ Harvey avrebbe avuto 12 voti, Vinicio Capossela 10 voti, i Fleet Foxes 9 voti, Tom Waits 8 voti, i Wilco e Ry Cooder 6 voti e Paul Simon, 5 voti, ohibò, mi è sfuggito qualcosa?
Vinicio Capossela, giustamente, con Marinai, Profeti e Balene è il Miglior Album Italiano Dell'Anno, anche su Mojo di gennaio, disco world (?!?) del mese e quattro stellette. Miglior Album di Jazz Dell'Anno! Wynton Marsalis & Eric Clapton con un disco che si chiama Play The Blues, e visto che questo nelle varie liste dell'anno pubblicate finora sul Blog non era apparso ed è un ottimo disco lo cito con piacere. Idem per l'eccellente soundtrack di Treme, sulla musica di New Orleans che vince come Miglior Colonna Sonora.
Vi cito qualche altra categoria a caso: Miglior Album Folk & Roots per Ry Cooder Pull Up Some Dust And Sit Down, Album Live The Bridge School Concerts 25th Anniversary Edition che curiosamente ha avuto 1 voto. Anche Jonathan Wilson Gentle Spirit Emergente Dell'Anno e The Lost Notebooks of Hank Williams Miglior Album Tributo, vincono con 1 voto, ma io concordo, piacciono moltissimo anche al sottoscritto. Blind Boys Of Alabama Take The High Road Miglior Album Black, altra ottima scelta, bellissimo disco. Categorie che ho capito poco: Miglior Dvd Pearl Jam Twenty e Miglior Film Rock When you're strange sui Doors che però come Film è del 2010, mentre George Harrison: Living In The Material World la biografia scritta da Olivia Harrison, vince come Libro Rock, ma il film/DVD di Scorsese era il migliore alla grande.
Ho fatto un po' le pulci a queste liste (come avevo fatto con quelle di Mojo, Uncut, Q, Rolling Stone, Spin, NME e quant'altro) perchè anche questo è il sale della polemica. Lucinda Williams Blessed 1 voto e Ryan Adams Ashes and Fire 2 voti, per esempio, su oltre 50 votanti, non condivido ma rispetto.
Il resto, se volete saperlo, vi comprate Jam e ve lo leggete. Aspetto al varco Buscadero (anche se ci scrivo) ed eventuali altre riviste italiane.
Bruno Conti
17:26 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/12/2010
Dischi Di Fine Stagione: Belli Ma Dimenticati! (1) - David Ford - Let The Hard Times Roll
David Ford - Let The Hard Times Roll - Magnolia/Original Signal Records
"Non è mai troppo tardi" recitava una vecchia trasmissione del maestro Manzi nella televisione italiana degli anni '60. Quel detto si applica a meraviglia ad una serie di dischi, belli ma dimenticati, dico nel titolo di questo post: ma non nel senso di negletti o boicottati, no proprio nel senso letterale, dischi usciti nel corso di questo anno che per un motivo o per l'altro mi sono proprio dimenticato di recensire. Questo del disco di David Ford Let The Hard Times Roll è un caso addirittura eclatante (per esagerare): nel mese di maggio ne annunciavo l'uscita fisica nel mese di luglio e dicevo che non sapevo se avrei resistito fino a quella data prima di parlarne, poi il silenzio. Devo dire che c'è stata una catena di avvenimenti che ha fatto sì che questo avvenisse, l'etichetta che doveva pubblicarlo è fallita pochi giorni prima dell'uscita, il CD veniva annunciato nei grandi siti che vendono musica ma non era mai disponibile e poi, lo ammetto, arrivata l'estate me ne sono dimenticato. In questa fine anno di classifiche e ripensamenti me lo sono ritrovato davanti e il disco, un po' a fatica, si riesce ad ordinare in internet. Ho rinnovato la conoscenza con l'album e a distanza di qualche mese non ha perso un briciolo del suo fascino.
E' il terzo album di questo bravissimo cantautore inglese di nascita ma americano fino al midollo nella musica che ci regala ( o almeno così sembra al sottoscritto); già il precedente album Songs For The Road aveva fatto gridare, giustamente, al miracolo (esageriamo di nuovo!) molti recensori ed era stato pubblicato dall'etichetta Independendiente con la distribuzione di una major, entrambe lo hanno mollato quasi subito dopo un tour in America nella primavera del 2008. David Ford evidentemente non se l'è presa più di tanto ed applicando la famosa tecnica del DIY (per chi se lo chiede spesso sta per "Do It Yourself", Fattelo da Solo, quei termini un po' mitici tipo AKA, Also Known As, ovvero conosciuto con un altro nome o PD, Public Dominion, Dominio Pubblico, quindi non becchi più una lira, un recensore didascalico nei "5 secondi della cultura") e registrando con pazienza certosina tutti gli strumenti nell'arco di alcuni mesi ha partorito all'inizio del 2010 questo po' po' di disco. Qualcuno ha visto delle analogie anche con l'altro David, Gray per il lato non americano della sua ispirazione e per la voce e in parte ci sta.
Ma sin dall'iniziale, epica Panic la musica citata è universale, dall'ambiente del brano che mi ha ricordato nei suoi crescendi drammatici la vecchia Seasons in the sun di Terry Jacks, che era già un riadattamento della vecchia Le Moribond di Jacques Brel, ma ci ha aggiunto citazioni di Start dei Jam, per i più giovani, e in questa catena di citazioni Taxman dei Beatles con il suo riff inconfondibile. E il bello è che il risultato finale risulta un brano originale bellissimo, epico, drammatico, trascinante ma anche orecchiabile. Cè anche qualcosa dei Decemberists in questo melting pot sonoro in continua evoluzione e cantato con grande partecipazione, che è un po' la caratteristica di tutto il disco e della sua produzione in generale.
Se qualcuno rileva influenze springsteeniane anni '70 nella successiva Making Up For Lost Time, l'evidente impegno e l'ardore più un'armonica sbarazzina non può fare a meno di notare anche evidenti analogie con il primo Billy Joel quello che univa all'amore per la melodia un drive rock a sua volta derivato dal primo Elton John, con il Tom Waits degli anni '70 aggiunto per buona misura, sulla carta suona come una copiatura unica o un pasticcio inestricabile ma vi assicuro che ascoltandolo sembra solo "buona musica", anzi ottima, quegli incroci tra piano, organo e chitarre sono sempre affascinanti. Waiting For The Storm rallenta i tempi e diventa una bellissima ballata, ancora con l'armonica e le chitarre acustiche che si sovrappongono alle tastiere per creare un background sonoro ideale per il cantato nuovamente appassionato di David Ford che ti fa desiderare di ascoltarlo nuovamente e poi ancora.
Surfin' Guantanamo Bay segnala un improvviso e drammatico cambio di sonorità, si piomba in un plumbeo blues alla Tom Waits, con la voce più sottile di Ford che lotta per emergere vittoriosa in questo ritmato e scandito blues caratterizzato da una chitarra arrotata mentre To Hell With The World è un'altra drammatica ballata pianistica, intensa e avvolgente con un testo molto interessante.
Stephen raccolta la tragica storia, con omicidio incluso, di un episodio vero avvenuto nella martoriata Irlanda del Nord, lo fa con gusto e misura sia a livello di testi che di musica, meno maestosa che in altri brani, più contenuta ma sempre soddisfacente. Nothin' at all coniuga ancora Tom Waits questa volta con singalong da pub irlandese (o scozzese o inglese, dove preferite) in un breve quadretto sonoro che parte cattivo e si apre a delle belle melodie che sono il marchio di fabbrica di David Ford.
Sylvia è una deliziosa canzoncina vagamente vaudeville, leggera ma delicata mentre Meet Me In The Middle è un altro brano Waitsiano ma questa volta è una ballata fumosa e vagamente country, non dico tipo gli Eagles di Ol' 55 ma un violino e l'armonica nuovamente aggiungono un'aria "paesana" e demodé. Missouri è un breve intermezzo, un'intramuscolo di meno di un minuto e mezzo, uno spiritual corale affascinante che sparisce prima che tu te ne accorga. She's Not The One For me con la sua apertura quasi comica "Holy Cow, I Need To Get My Shit Together, 'cause She's not the one for me" ha un ritmo più brillante e ondulato ma non brilla (piaciuto?), scanzonata e leggerina ma poco incisiva, d'altronde tutte belle sarebbe impossibile.
Hurricane peraltro è il brano migliore di questa raccolta, un altro brano epico e pianistico (alla Billy Joel di Piano man) cita frammenti di famose canzone di protesta dei tempi che furono, da This land is your land a God Save The Queen passando per The Times The're A Changin' ad altre che passano in un baleno il tutto inserito in un testo complesso ed immaginifico come la musica che accompagna, veramente un piccolo capolavoro. Conclude le operazioni una bellissima love song, Call To Arms, dolce e tenera ma ancora con quelle improvvise aperture melodiche epiche, splendida conclusione per un album che ci segnala ancora una volta un piccolo grande talento che vive ai margini della declinante industria discografica e cerca di insinuarsi nella vostra vita di fruitori di buona musica. Qui ce n'è parecchia!
Potevo lasciarvi senza la versione originale di studio di Panic. Certo che no, quindi...
Bruno Conti
19:25 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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02/04/2010
Torna Il Modfather Of Rock! Paul Weller - Wake Up The Nation
Paul Weller - Wake Up The Nation
La partenza è bruciante, ritmi sparati (c'è Bev Bevan degli ELO ma prima ancora nei Move alla batteria), un pianino honky-tonk in overdrive, psychedelic pop con una chitarra distorta, serviti con una Moonshine molto sixties revisited, come potrebbe essere diverso con Weller? Poi, a caso, come vengono, Trees, una sorta di mini-opera in quattro minuti e mezzo, un brano dove ne convivono almeno cinque altri , dagli iniziali ye-ye pop a passaggi più tranquilli, improvvise esplosioni noise, chitarre in overdrive che accennano l'attacco di Anytime, Anyhow, Anywhere degli Who, harmonium e fiati ancora psichedelici, poi solo voce e piano, comunque sempre incazzato come ai tempi d'oro, mi ha ricordato il miglior Graham Parker, un altro che si incavolava e si incavola di brutto. Anche Wake Up The Nation con i suoi slogan gridati da Weller Risveglia La nazione, Cancellati da Facebook, Spegni il telefonino! gode di una energia d'altri tempi.
Paul Weller - Wake Up The Nation
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No tears to cry, bellissima, ancora molto romantici anni '60 ma ricorda anche le ballate pop-soul del miglior Willy Deville, una sezione d'archi, la batteria di Clem Cattini (classe 1937) che in molti di quei dischi ci ha suonato. Fast Car Slow Classic sigla la tanto annunciata reunion con Bruxe Foxton e suona, evidentemente, tanto Jam (se no tra mille bassisti che lo richiamava a fare!). Andromeda è psichedelia pura, due minuti scarsi di concentrato di Beatles rivisti nello stile del Weller più visionario, uno dei brani più interessanti. In Amsterdam è una breve traccia strumentale con mellotron, basso, chitarra e batteria "spazzolata". C'è anche un secondo brano strumentale Whatever Next che tanto sembra una traccia "perduta" di Magical Mistery Tour. She speaks ci riporta al Paul Weller classico degli anni '90 mentre Find The Torch, Burn The Plans con figlia e fidanzato arruolati per i coretti, ritorna su sentieri psichedelic-beatlesiani.
Un altra collaborazione annunciata era quella con il re della shoegaze Kevin Shields dei My Bloody Valentine, 7 & 3 Is The Stricker's Name è il titolo della canzone, la chitarra di Shields è la protagonista del brano ma si trattiene, lo stile è molto Stones o Small Faces, d'altronde è il primo singolo!
Per Aim High Paul Weller rispolvera anche il suo falsetto d'ordinanza. Pieces of a dream è una delle rare ballate con chitarre acustiche in evidenza e Up The Dosage è Weller goes disco, tra dance anni '70 e Style Council.
Meglio di quello che mi era sembrato ad un primo ascolto: classic Weller!
Bruno Conti
19:08 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2010
The Best Of 2009 - Appendice n° 2
http://www.joehenrylovesyoumadly.com/
Altra rivista musicale specializzata italiana: Jammies 2009 - I Migliori dell'anno secondo Jam.
In questo caso non c'è una classifica, sono divisi per categorie come i Grammy.
Album dell'anno - Joe Henry - Blood from the stars
Album Italiano - Ginevra di Marco - Donna Ginevra
Album World - Amadou & Mariam - Welcome to Mali
Album Folk & Roots - Sting - If On A Winter's night
Album Black - The Derek Trucks Band - Already Free
Box Set - Woodstock 40 years on - Woodstock 40th Anniversary Ultimate Collector's Edition
Album Jazz - Allen Toussaint - The Bright Mississippi
Colonna Sonora - Jay Farrar & Benjamin Gibbard - One Fast Move Or I'm Gone
Album Live - Leonard Cohen - Live In London
Album Live - Tom Petty - The Live Anthology
Vintage - Neil Young - Archives vol.1 1963-1972
Album Tributo - Rosanne Cash - The List
Più che le scelte, moltissime condivisibili non ho capito le categorie "molto creative": Sting, folk & roots? Va be'! Allen Toussaint, Jazz? Ok! Ma Derek Trucks album black dell'anno me lo devono spiegare e Rosanne Cash Album Tributo pure! E il disco "white" qual'è Jay Z?
P.s Baglioni era proprio quello il significato. Ma affettuosamente, però basta!
Bruno Conti
22:40 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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