15/05/2012

Il "Funky-Blues" E' Il Nostro Credo! Big James And The Chicago Playboys - The Big Payback

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Big James And The Chicago Playboys – The Big Payback Recorded Live – Blind Pig Records/Ird

Trombonisti che siano anche cantanti non ce ne sono moltissimi nell’ambito del rock o del Blues, penso a Trombone Shorty in anni recenti; suonatori di trombone e leader di una band forse anche meno, con una “grande” eccezione, ovvero Glenn Miller, ma musicisti che hanno legato il loro nome allo strumento soprattutto in quell’ambito musicale che sta tra pop, jazz e funky alcuni sicuramente sì. Da James Pankow dei Chicago a Dick Halligan dei Blood, Sweat & Tears passando per Fred Wesley dei JB’s di James Brown, per citarne alcuni che vengono in mente, che hanno militato in formazioni in grado di fondere i vari stili musicali: anche i Chicago Playboys sono un gruppo musicale sulla scena da molti anni, prima come band di supporto a Johnny Christian e poi sotto la guida di “Big James” Montgomery hanno sfornato una serie di album pubblicati a livello indipendente fino ad approdare nel 2009 alla Blind Pig per un album di debutto in studio e ora con questo The Big Payback, registrato dal vivo, sempre nel 2009, al Lionel Hampton Jazz Club di Parigi.

Il titolo ovviamente è tratto da quello del famoso brano dell’inarrestabile “Mr.Dynamite” o “The Hardest-Working Man in Show Biz”, James Brown, che insieme all’iniziale The Blues Will Never Die traccia le coordinate musicali di questo album dal vivo. Un funky-blues-jazz-rock fiatistico dove le capacità dei due solisti Joe Blocker alle tastiere e l’ottimo chitarrista Mike Wheeler si aggiungono alla voce rauca e vissuta del leader del gruppo per uno stile che mi ricorda moltissimo quello dei B S&T o dei Chicago dei primi album con uno spiccato senso del "fonky" che la sezione ritmica di Williams e Cole possiede insita nel proprio DNA come dimostra nella tostissima rilettura del classico di James Brown. Quando si dice “Ma dovreste sentirli dal vivo!”, pare scritto apposta per questo disco; la quota Blues è comunque presente in modo notevole, vista anche l’etichetta che li ospita, brani come Coldest Man I Ever Knew e ben due riletture di classici di Sam Maghett, in arte Magic Sam, lo stanno a testimoniare.

Spesso con i classici riff, come quello dell’immortale All Your Love, riletti dalla sezione fiati che vede Charles Pryor alla tromba accanto a Big James, anche nella lenta e sincopata That’s Why I’m Crying con una bella prestazione vocale di Montgomery che si ripete nell’ottima cover di Trying To Live My Life Without You dal repertorio di Otis Clay ma la faceva anche Bob Seger nel suo secondo torrido live Nine Tonight. Il lato South Side Chicago Blues è esplicato anche dai brevi e ficcanti solo di Wheeler che alza la quota Blues delle operazioni. I due stili, funky e blues, si fondono alla perfezione nella ripresa di I’ll Stay dei Funkadelic dove il brano firmato da George Clinton e dal chitarrista Eddie Hazel è l’occasione per un crescendo di assoli dei vari solisti della band, prima la tromba, poi la chitarra scaldano il pubblico parigino che sembra gradire molto lo spettacolo offerto da questo gruppo di veterani. Si conclude con una Low Down Dirty Blues che si presenta già dal suo titolo e nel “Chicago Blues” urlato da James a mo’ di presentazione. Si conclude con un altro dei classici riff del Blues (?!?), Smoke On The Water! Prego? E’ propria quella dei Deep Purple, strumentale, con fiati all’unisono, breve ma succosa, con Mike Wheeler libero di esplorare il manico della sua chitarra per un’ultima esplosione prima del commiato finale.

E la ricerca prosegue!

Bruno Conti

31/12/2011

Un Nuovo "Vecchio" Soul Singer. Charles Bradley - No Time For Dreaming

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Charles Bradley - No Time For Dreaming - Daptone Records

Questo signore ha aspettato di arrivare alla rispettabile età di 63 anni prima di pubblicare il suo primo disco, questo No Time For Dreaming, quindi figuriamoci se si offende perchè il sottoscritto lo ha fatto attendere alcuni mesi prima di decidersi a recensirlo. Intanto diciamo subito che è bellissimo e valeva l'attesa, si tratta di uno dischi soul migliori dell'anno. La Daptone Records (l'etichetta di Sharon Jones e di Naomi Shelton) se lo è "giocato" con calma, pubblicandogli un 45 giri ogni 2 anni circa dal 2002 al 2010 per un totale di sette, poi, sempre affiancato dalla Menahan Street Band (che sono bianchi fuori ma neri dentro), ha deciso che era il momento di fare uscire l'album completo. Vogliamo chiamarlo retro-soul pensando di offenderlo? Con una voce così, nata da mille "battaglie" vissute tra i più disparati lavori per sbarcare il lunario, Charles Bradley non fa certo mistero di quali siano le sue preferenze musicali e basta guardarlo per capire.

Trattasi di soul, infatti lo chiamano "the Screaming Eagle Of Soul" e nella sua voce ci sono echi di Otis Redding, James Brown (il suo idolo), Marvin Gaye (più a livello musicale che vocale ma anche...), sicuramente Al Green, un pizzico abbondante di Wilson Pickett, mica pischelli qualsiasi. A furia di aspettare di pubblicare il suo album, questo genere, nei corsi e ricorsi, è tornato di moda quindi Bradley al momento è perfetto. E i fiati, le chitarre, l'organo, le voci delle coriste, la ritmica rimbombante della Menaham Street Band richiama alla mente Booker T & the Mg's, i Mar-Keys, il vecchio Isaac Hayes nella sua veste di arrangiatore.

Ci sono brani più belli e vissuti, come l'iniziale The World (Is Going Up In Flames), la straordinaria Lovin' You, Baby che se Otis fosse ancora vivo avrebbe fatto sua, i temi sociali alla Marvin Gaye di The Golden Rule (e anche quel tipo di ritmi) ma cantati con la grinta di un Wilson Pickett. Momenti più leggeri, tipo The Telephone Song che sembra una versione di Buonasera dottore di Claudia Mori rivista in un ottica maschile e black, ma molto migliore dell'originale. La ballata sofferta alla Al Green di I Believe In Your Love, con un giro di basso strepitoso e coriste e fiati ai limiti della perfezione.

Il funky reiterato alla James Brown della gagliarda title-track e lo slow fantastico (sempre vicino alle tematiche dei lentoni à la Brown) con una chitarrina col reverbero sfiziosa che contrappunta, insieme ai fiati, "l'urlato" di Bradley. In You I Found Love, con i suoi fiati sincopati è un'altra variazione sul tema della perfetta canzone soul da declamatore/urlatore più Wilson che Otis ma con con gli ottoni sempre di provenienza Stax. Eccellente anche Why Is it So Hard, altro brano con il testo che si immerge nel sociale e la musica che sprofonda sempre più nel soul, "deep" come non mai. La chitarrina acustica, i ritmi latineggianti, il classico organo hammond, le percussioni e i fiati che entrano in sequenza nello strumentale Since Our Last Goodbye rimandano più ai Mar-Keys che agli Mg's ma sempre di piacevolissima musica parliamo.

Sarà tutto un gioco di rimandi e citazioni come nella conclusiva Heartaches And Pain, che ci riporta nuovamente al miglior Otis Redding ma lasciateli "citare" ed essere derivativi se il risultato è questo, meglio retro che avant-soul mille volte se sono così bravi.

Per la serie, bravi, fateci incazzare anche proprio voi della Daptone che siete i paladini del vinile, la "nuova" versione per il download dell'album aggiunge alla tracklist le cover di Heart Of Gold di Neil Young e Stay Away dei Nirvana (anche se pare che ci sia nel LP un codice per il download gratuito dei 2 brani). Comunque, in ogni caso, la versione in CD da dodici brani basta e avanza, è di un "derivativo" mostruoso ma così autentico che sembra quasi vero e si gode come ricci sempre quando c'è buona musica!

Per finire l'anno in gloria, Buon Anno!

Bruno Conti

07/11/2011

New Old Soul. JC Brooks & The Uptown Sound - Want More

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JC Brooks & The Uptown Sound - Want More - Bloodshot Records

So che il titolo del Post potrebbe sembrare un ossimoro (e lo è, anzi, in inglese, come da titolo, "an oxymoron") ma è anche il modo ideale per descrivere la loro musica. Non si tratta di quella robaccia che viene spacciata per "nu soul" (con le dovute eccezioni), non è blue-eyed soul, mi sembra che lui sia scuretto anche se gli Uptown Sound compensano per il lato bianco del gruppo.

Non è molto nuovo perché sembra di ascoltare un disco della Stax o della Motown dei tempi d'oro con Wilson Pickett e i suoi "gotta gotta gotta" che emergono in Don't Lock The Door o tutti i Tempations rollati insieme nella voce di JC Brooks (falsetti compresi) in un brano com I Got High. Ci sono James Brown e Little Richard con i loro ciuffi (ma le pettinature cambiano), ma anche con la loro musica, nell'aspetto esteriore di Brooks ma anche nel suo saper tenere il palco con grande maestria.

Non sapevo che fossero venuti da poco in Italia, il 9 ottobre a Gambettola, ma essendosi trovato il mio amico Roberto casualmente a Denver per lavoro la settimana scorsa, su mio consiglio, è andato a sentire il loro concerto al Soiled Dove Underground il 31 ottobre e questo è quello che mi ha scritto in una mail:

"Sera di Halloween, pubblico di 60 persone, tra le quali noi 4 (3 itali e 1
gallese), gli stessi del concerto (quasi) pogato dei Gaslight Anthem a
Colorado Springs, Aprile 2009. Tra il pubblico pure 1 cinquantenne vestito da
superman e una ragazzetta carina vestita da Peter Pan.

Apre band un po' sfigata locale, alle 9 sale sul palco il CICLONE JC Brooks.
Concerto tiratissimo, lui è un animale da scena, cresta con ciuffo alla
Elvis, è andato avanti 1h e mezza e ne ha fatte di tutti i colori, compresi i
falsetti doo-wop, urla assassine, tutto. Band granitica che non sbaglia un
attacco, si vede che si divertono."

La zona geografica del concerto è questa:

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Sottoscrivo tutto (e utilizzo tutti per il Blog, a gratis obviously) e aggiungo che mi ha aggiornato anche sulla discografia che oltre a questo nuovo disco e uno indipendente Beat Of Our Own Drum del 2009 di cui sapevo, comprende anche due volumi dal vivo di cui ignoravo l'esistenza, che devono essere notevoli, che lui ha comprato e sa cosa dovrà fare (uso privato di Blog pubblico)!

In questo Want More ci sono anche un paio di soul ballads, Missing Things, che inizia come un brano della Band dei tempi d'oro e poi diventa deep soul fantastico misto a elementi gospel come in Awake che potrebbe venire dal repertorio di Al Green. C'è anche una To Love Someone (That Don't Love You) cantata con un falsetto da brividi degno del miglior repertorio di Marvin Gaye dell'epoca Motown. Un brano che si chiama Sister Ray Charles che parte con un piano elettrico che ricorda il suono dei Beatles circa dell'epoca Beatles For Sale e poi diventa un altro potente brano soul con fiati sempre presenti.

C'è anche una versione superba di I Am Trying To Break Your Heart dei Wilco fatta nello stile che Pickett e Redding usavano per rivisitare i Beatles che è il "singolo" dell'album.

Nell'album ci sono anche brani più tirati con una chitarra solista tipicamente rock usata in modo non dissimile dalle produzioni di Bruce Sprinsgteen dei dischi di Gary US Bonds come l'iniziale Want More. Saranno revivalisti, poco originali, "antichi" e derivativi ma son bravi!

Il disco magari non entrerà tra i miei preferiti dell'anno (bubbling under) ma mi sento di consigliarlo agli amanti del soul e della buona musica in generale.

E abbiamo recuperato uno dei famosi dischi dalla pigna degli arretrati, anche se è uscito solo dal 26 ottobre.

Bruno Conti

02/10/2011

Ragazzi, Che Grinta! JJ Grey And Mofro - Brighter Days

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JJ Grey And Mofro - Brighter Days - Film And Live Concert Album - CD+DVD - Alligator

Anzi, per essere più chiari e precisi, azzarderei un "Minchia ragazzi, che grinta!" Ho visto che in rete per i dischi precedenti di JJ Grey & Mofro fervevano dibattiti sul fatto se facessero musica "nera", o rock bianco, o funky marrone, grigia come i suoi capelli o qualsiasi nuance di colore vi venga in mente qui la trovate. Questo Brighter Days è un disco dal vivo come recita il suo sottotitolo e anche se non sempre l'assioma del - Caspita, ma dovrebbero fare un disco dal vivo oppure dal vivo sono fantastici - basandosi sul contenuto dei loro ottimi cinque dischi di studio precedenti nel caso del doppio manufatto in questione (perché c'è anche il DVD) si superano anche le più rosee previsioni. Si tratta di un album dal vivo fantastico registrato nella tana del lupo, The Variety Playhouse, Atlanta, Georgia, la città e lo stato che hanno "inventato" il southern rock, ma anche il deep soul viene dagli Stati del Sud e la sfida lanciata ai detentori è sicuramente vinta. Per dirla tutta JJ Grey e il suo gruppo vengono da Jacksonville, Florida, la patria dei Lynyrd Skynyrd e quindi conoscono molto bene l'argomento, ma questo doppio mi ha veramente colpito per la potenza dei suoi contenuti.

Per iniziare, e non è poco, lui ha una voce incredibile, rauca, potente ma capace anche di dolcezza e di sottigliezza, poi è un vero animale da palcoscenico con un assoluto e completo controllo sul pubblico che in vari momenti del concerto va assolutamente Gazongas (mi è scappato ma erano anni che non usavo il termine in una recensione e vuole intendere fuori di testa non di tetta). La sua aria suadente e soave e quel pizzetto luciferino non traggano in inganno, JJ Grey non tratta solo la musica del diavolo, ma anche rock, soul, funky, R&B, southern inseriti in un vorticoso shaker che frulla tutti questi stili con una irresistibile classe.

Sono quasi ottanta minuti nel CD e due ore nel DVD (preferibile, se avete tempo per vederlo) dove si gode ripetutatemente come ricci: dall'iniziale call and response fantastico tra JJ Grey, il suo batterista (e cantante) Anthony Cole e il pubblico, il ritmo è subito torrido. Un funky-rock-blues con uso di armonica che alza subito la temperatura, la voce anche distorta dal microfono dell'armonica, i fiati sincopati, la batteria e il basso che pestano di gusto, tutti i trucchi della grande musica dal vivo sono subito in azione e siamo solo all'inizio. Nella successiva A Woman una straordinaria ballata di deep soul JJ Grey inizia a titillare il pubblico con un brano che avrebbe potuto essere nel repertorio del grande Otis, con la voce che assume tonalità nere e ti emoziona per la sua carica incredibile, mentre il sassofonista Art Edmaiston comincia a scaldare lo strumento. Ma il vero protagonista è sempre Grey che incita il pubblico alla partecipazione in modo fantastico; un pubblico eterogeneo, multirazziale, bianchi, neri, giovani e meno giovani, tante donne estasiate e tutti si divertono, hanno dipinta sul volto quell'espressione ebete che ti viene quando ascolti della musica che ti prende, quando sembra che te la stai facendo addosso ma è solo concentrazione e piacere!

In Brighter Days, un pezzo superbo in un continuo crescendo da vecchie revue della soul music, più coinvolgente e travolgente con continui rilanci della sezione fiati, dell'organo, di una slide malandrina e del gruppo tutto, con quella voce straordinaria in "coppa" a tutto, si raggiunge la perfezione del genere anche se non saprei dirvi quale e il pubblico chiamato a partecipare risponde alle fantastiche evoluzioni vocali di JJ con grande calore. Ma anche lo stile raffinato, quel soul di finezza alla Gil Scott-Heron ma con la potenza di un Bill Withers, viene sviscerato in Air con il piano elettrico di Anthony Farrell chiamato al proscenio e seguito da un bel assolo jazzato di sax.

Breve interludio. Quando guarderete il DVD (perché do per assodato che lo acquisterete) oltre al concerto troverete vari intermezzi con JJ Grey nella sua casa in Florida, tra laghi, paludi ed alligatori presenti anche nei testi delle canzoni (altro che Mr.Crocodile Dundee), interviste con il boss della Alligator Bruce Iglauer, che ammette che il suo protetto non fa proprio del blues canonico ma chi se ne frega se è così bravo, e un fan ed amico, sorprendente ma non troppo, Derek Trucks (che ha suonato con loro) e che ne tesse le lodi. E tre tracce extra rispetto al CD tra cui una bollente Slow, Hot & Sweaty ricca di doppi sensi (ma anche espliciti) molto apprezzata dal pubblico femminile presente in sala.

 

In War il gruppo innesta la marcia rock e parte una travolgente cavalcata in stile southern con doppia chitarra solista che neanche i Wet Willie dei tempi d'oro e il nostro amico risponde colpo su colpo ai fendenti dell'altro chitarrista Andrew Trube senza perdere un colpo a livello vocale, sempre ad altra gradazione e con il gruppo in overdrive con organo, fiati e sezione ritmica che si scatenano sempre più. Lochloosa è il momento topico del concerto: dedicata al lago della località che loro chiamano casa e preceduta da una lunga introduzione di JJ Grey alla Springsteen, il brano è semplicemente meraviglioso, Grey viene posseduto dallo spirito del Joe Cocker di Woodstock e la canzone tra picchi e valli diventa una sorta di novella With A Little Help From My Friends, specie nella seconda parte quando inizia a urlare ed a urlare sempre più in una sorta di trance emotiva di dimensioni epiche come raramente è dato di sentire in un concerto dal vivo, una intensità che dilaga in un assolo di chitarra liberatorio dello stesso JJ Grey quasi alla Jimmy Page (che suonava nella versione originale del brano di Cocker), ma anche sulla falsariga di Freebird che è l'altra pietra di paragone per questo brano. Oltre dieci minuti di musica fantastica!

E qui è difficile superarsi anche per lui, ma ci prova: con il funky in overdrive di Dirtfloorcracker dove sfodera un assolo di wah-wah devastante che crea una immediata risposta da parte dell'altro chitarrista Trube che non scherza un c...o anche lui. Orange Blossoms era il titolo del loro esordio su Alligator ma è anche un bellissimo brano con una chitarra dal riff trillante soul alla Sam&Dave mentre Ho Cake è un travolgente funky dai ritmi alla James Brown, con JJ Grey che ne cattura alla perfezione lo spirito ma ha anche improvvise aperture e cambi di tempo in puro stile southern jazz (ammesso che esista) con la chitarra di Trube, il sax di Edmaiston e la tromba di Dennis Marion che si dividono gli assoli con spazio anche per la batteria di Cole, il basso di Todd Smallie e le tastiere di Farrell. Peccato che nella versione per il CD sia stata tagliata nel finale la presentazione della band che è uno spettacolo nello spettacolo, come lo Springsteen dei tempi d'oro con la E Street Band, con Grey che inventa aggettivi e soprannomi per i vari musicisti nella più pura tradizione delle revue soul o se preferite come gli MC dei Famous Flames di James Brown. Ma nel DVD c'è tutto.

The Sweetest Thing è un'altra soul ballad dal profondo sound cantata ancora una volta in modo fantastico e anche The Sun Is Shining Down avrebbe reso orgogliosi Otis Redding o Al Green per questo discepolo dalla voce vellutata e ricco anche di accenti gospel nel suo modo di cantare e con un altro assolo di chitarra fantastico di Grey. Si conclude come si era cominciato con il funky-soul-rock di On Fire che ancora infiamma il pubblico e la voce alla carta vetrata di JJ Grey che mi ha ricordato (anche in altri momenti del concerto) il Captain Beefheart meno estremo e più bluesy. Andrew Trube maltratta per un'ultima volta la sua chitarra e la sezione fiati, sempre ballando a tempo, lo segue, per la gioia dei presenti.

Dischi dal vivo così belli se ne fanno raramente e anche se questa è una buona annata per le uscite discografiche non lasciatevelo sfuggire.

E il nuovo album di Ryan Adams Ashes and Fire, in uscita il 10 ottobre, si annuncia come un ritorno ai fasti di Heartbreaker e Gold. Ma questa è un'altra storia.

Bruno Conti

03/03/2010

Buona La Prima? Non Credo! - You Heard Here It First Volume 2

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Various Artist - You Heard It Here First Volume 2 - Ace Records 2010

Questo non è un disco, è un distillato di Non Tutti Sanno Che? D'altronde i benedetti "santi" all'etichetta inglese Ace sono specializzati in queste operazioni di archeologia discografica: in effetti questo è il secondo volume della serie che ci presenta una serie di brani che pur non avendo avuto successo nella versione originale ce l'hanno fatta al secondo o terzo tentativo, anche se non sempre la versione "definitiva" sarà meglio dell'originale (per la verità raramente), ma veniamo ai contenuti, 24 brani 24:

1)Hush - Billy Joe Royal (1967) In effetti questo è un triplo salto mortale: il successo dei Deep Purple era una cover del brano di Joe South, a sua volta una cover di Billy Joe Royal.

2)Love Of The Common People - The Four Preps (1966) sarebbe poi diventato un grande successo per Winstons, Nicky Thomas e, soprattutto Paul Young nel 1983 (aggiungo io che era anche il titolo di un album di Waylon Jennings del 1967), quindi country, soul, reggae e pop.

3)Shakin' All Over - Johnny Kidd and The Pirates (1960), fantastico brano ed è una clamorosa palla (solo in questo caso) che la versione dei Guess Who citata dai compilatori abbia avuto maggior successo, visto che la versione originale è arrivata al n.1 in UK.

4)California Dreamin' - Barry McGuire (1965) questa è la prima versione (con i Mamas and Papas ai background vocals), anzi è la stessa, poi avrebbero tolto la voce di McGuire, aggiunto un assolo di flauto e venduto uno zillione di copie. McGuire si sarebbero consolato con Eve of Distruction e You Were On My Mind (Io ho in mente te, Equipe 84).

5)Io Che Non Vivo (Senza Te) - Pino Donaggio(1964) sarebbe diventata You Don't Have To Say You Love Me per Dusty Springfield, ma anche per Elvis Presley.

6)Higher and Higher - The Dells(1967) Questa non la sapevo! Sempre stato convinto che la versione originale fosse di Jackie Wilson!

7)I Don't Care - James Brown (1967) Un ritocco al trucco, cambio di parole e sarebbe diventata Cold Sweat

8)You Got What It Takes - Bobby Parker(1957) qui entriamo nei brani "oscuri", comunque successo per Marv Johnson

9)Old Man Willis - Tony Joe White(1968) con una operazione di restyling sarebbe diventata Polk Salad Annie.

10)I'm Your Puppet - Dan Penn(1965) un hit per James and Bobby Purify.

11)Mustang Sally - Sir Mack Rice (1965) non funziona nella versione dell'autore, megasuccesso per Wilson Pickett.

12)Mbube - Solomon Linda's Original Evening Birds(1939) ?!?!? sarebbe diventata Wimoweh per i Weavers e, soprattutto, The Lion Sleeps Tonight per i Tokens, un tormentone estivo da secoli.

13)I Got My Mind Set On You Pts 1&2 - James Ray(1963) ma allora è un vizio? Quella di George Harrison è identica.

14)Sorrow - McCoys(1965) un successo prima per i Merseys e poi per David Bowie. I McCoys erano quelli di Hang on Sloopy.

15)Candida - The Corporation(1970) poi un successo nella versione dei Dawn.

16)Sealed with a kiss - Four Voices(1960) poi Bryan Hyland.

17)Everybody's Talkin' - Fred Neil(1968) grandissimo cantautore. Poi Harry Nilsson e la colonna sonora dell'Uomo da marciapede l'avrebbero resa immortale.

18)Bend me, Shape me - Outsiders(1967) con un nome così avrebbero dovuto aspettarselo. I dischi li hanno venduti gli American Breed.

19)Sing In The Sunshine - Hoyt Axton(1963) questa poi mai sentita, anche se Hoyt Axton è un grande, successo Gale Garnett??

20)Someone to Love - The Great Society(1965) sarebbe diventata Somebody To Love dei Jefferson Airplane, sempre Grace Slick.

21)The You Can Tell Me Goodbye - Don Cherry(1962) poi dei Casinos. Anche i jazzisti scrivono successi.

22)Different Drum - Greenbriar Boys(1966) poi il primo successo di Linda Ronstadt.

23)Leavin' It All Up To You - Don & Dewey(1957) poi Donny & Marie Osmond.

24)Come On - Chuck Berry(1961) e poi i Rolling Stones. Qui match pari!

That's all.

Bruno Conti

26/01/2010

Le 500 Più Grandi Canzoni Di Tutti I Tempi Secondo La Rivista Rolling Stone Parte VIII

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Puntata n° 8 e fioccano ancora i capolavori (in fondo 500 grandi canzoni nella storia del Rock sono pure poche, ma, come annunciato, ci fermeremo alle prime 100): riprendiamo da dove ci eravamo interrotti la scorsa settimana.

71) Beach Boys - California Girls

Come Surfin' Usa quei 2 o 3 accordi in comune con "qualsiasi" brano di Chuck Berry ce l'ha pure questa! Come ha stabilto il giudice nel caso George Harrison-Chiffons My sweet Lord-He's so fine Plagio non intenzionale. Però gran bella canzone!

72) James Brown - Papa's Got A Brand New Bag

73) Eddie Cochran - Summertime Blues

E vogliamo parlare delle versioni degli Who e dei Blue Cheer?

74) Stevie Wonder - Superstition

Questa l'aveva scritta per Jeff Beck, poi sappiamo com'è andata a finire? O no?

75) Led Zeppelin - Whole Lotta Love


Grandissimo brano, immenso, ma...tutti conoscono la somiglianza tra Stairway to heaven e Taurus degli Spirit, ma quanti conoscono quella tra You Need Loving degli Small Faces del grande Steve Marriott (passando per Willie Dixon) e Whole Lotta Love? Sentire, please!

76) Beatles - Strawberry Fields Forever

Solo settantaseiesima! Ma stiamo scherzando! Come già detto SPQA sono pazzi questi americani.

77) Elvis Presley - Mistery Train

78) James Brown - I Got You (I Feel Good)

79) The Byrds - Mr. Tambourine Man

80) Marvin Gaye - I Heard It Through The Grapevine

Per non parlare della versione dei Creedence!


La prossima settimana, penultima puntata.

Bruno Conti