Un Cielo Country, Azzurro Con Nuvole! Jason Michael Carroll – What Color Is Your Sky

jason michael carroll what color

Jason Michael Carroll – What Color Is Your Sky – For The Lonely Records

Nashville è notoriamente la capitale del country, il luogo dove si reca chi vuole sfondare nell’industria discografica più tradizionale.. Ma in una città che ospita la Grand Ole Opry e altre istituzioni della musica country più genuina trova posto anche una cosiddetta “Other Side Of The City” che accoglie i musicisti meno allineati ai dettami delle majors e del suono più commerciale, più legati alla musica delle radici e, naturalmente, una schiera di artisti che si situano a cavallo tra le due scuole. Jason Michael Carroll appartiene a questa categoria di musicisti: nato a Houston, ma cresciuto nel North Carolina, che a dispetto del nome è a due passi dal Tennessee, Carroll, proveniente da una famiglia religiosa (una storia già sentita) è rimasto affascinato fin da ragazzino dal subitaneo successo di Billy Ray Cyrus (per i più giovani, è il babbo di Miley) con la sua Achy Break Heart, venduta a milionate negli anni del massimo fulgore commerciale della country music, e dopo le varie trafile nei primi gruppi locali, vince un concorso della Fox per i nomi nuovi (ci sono sempre stati, anche se forse ai tempi non li chiamavano talent) e ottiene un contratto per la Arista Nashville, con la quale pubblica il primo album Waitin’ In The Country, che casualmente (?) diventa il primo album di un esordiente, dal 1993 del disco di Cyrus, ad entrare direttamente al n°1 delle classifiche country e nelle Top 10 di Billboard.

La differenza sostanziale sta nel fatto che il disco era prodotto da Don Gehman (esatto, quello del Mellencamp degli anni d’oro, dei R.E.M., di Hootie & The Blowfish) che lo affianca a ottimi musicisti come Larry Franklin, Dan Dugmore, Greg Morrow, con un suono rootsy e rockin’ country, che non tralascia i dettami di un suono più commerciale, un giusto mix in definitiva https://www.youtube.com/watch?v=lzgMsqbjGcc . Ma siamo già nel 2007 e la crisi discografica comincia a farsi sentire, il secondo album, Growing Up Is Getting Old, sempre prodotto da Gehman, vende molto meno (ed è anche meno riuscito) e il nostro, siamo nel 2009, viene scaricato in un battibaleno dalla sua etichetta. Dopo un terzo album, Numbers, pubblicato e distribuito dalla Cracker Barrel, la nota catena di negozi e ristoranti del Tennessee, anche Jason Michael Carroll, che nel frattempo si è comunque fatto un nome come autore di brani per altri artisti, decide di tentare la strada dell’autofinanziamento, che negli Stati Uniti ormai è una scienza quasi esatta: la Kickstarter campaign lanciata ad inizio 2014 con l’obiettivo di raccogliere 40.000 dollari, non pochi, ma evidentemente Jason che ragiona ancora in termini di grandi numeri sa il fatto suo, di fondi ne raccoglie addirittura per 70.000 e questo What Color Is Your Sky di cui stiamo parlando è oggi una realtà. Con tanto di 3 bonus tracks, presentate come “fan requested addictions”: come avrebbe detto il buon Lubrano, la domanda sorge spontanea, ma è bravo?

Più o meno, diciamo abbastanza: intanto le canzoni se le scrive tutte lui, si produce, utilizza una band di onesti musicisti locali, con forte prevalenza di chitarristi e, soprattutto, è in possesso di una voce assai gradevole, dal timbro baritonale, la tipica voce del “perfetto” cantante country, con un occhio (e un oreccchio) legato al suono delle radio di settore. La “fischiettante” All I’m Drinking ‘Bout, ha una melodia molto orecchiabile, ma è nobilitata da buoni inserti chitarristici e le tastiere non sono invadenti più di tanto, anzi; God Only Knows ha un bel tiro rock classico, sempre con le chitarre in evidenza https://www.youtube.com/watch?v=mmX_Ju7X0Tc , la title-track è un buon mid-tempo dall’atmosfera sognante, anche se lo scontato e il risaputo sono appena dietro l’angolo, mentre Here’s To è un bel pezzo che ricorda i gruppi country anni ’70, Eagles, Pure Prairie League, la Nitty Gritty meno tradizionale, Loggins & Messina, quel tipo di suono. Love Like July, forse con qualche synth di troppo, ha un bel groove tra West Coast e James Taylor (che Carroll molto vagamente a tratti ricorda vocalmente) https://www.youtube.com/watch?v=UttGx8VEXAw , Does He Know è la classica ballata romantica, piacevole senza essere memorabile, con un bel break chitarristico e Til The Speakers Blow, come da titolo, è un sano pezzo rock molto “riffato”. Civil War è più di quella scuola Nashville “leccata” e troppo rifinita (forse se gli davano meno soldi nella raccolta fondi era meglio) e anche Urgency, una ballata melodrammatica non entusiasma.. Meglio Blown Away, classico country-rock, meno bene We Ride, mid-tempo rock molto anni ’80, con Close Enough, traccia elettroacustica di buon spessore con uso di violino, a chiudere le danze https://www.youtube.com/watch?v=yNZNLm_5zEk . Le tre bonus non aggiungono molto, se vogliamo solo dodici minuti di musica, gradevoli ma non imprescindibili, come tutto il disco.

Bruno Conti

Sono Passati “Solo” Tredici Anni! Torna James Taylor il 16 Giugno Con Before This World

james taylor before this world cd standard

james taylor before this world

James Taylor – Before This World – Decca/Concord/Universal CD/CD+DVD/2CD+DVD 16-06-2015

Solo una breve anticipazione. A tredici anni dal precedente album di studio October Road torna James Taylor con un nuovo album Before This World che è annunciato come un ritorno alle sue sonorità anni ’70 (ma aveva poi mai cambiato di molto il suo stile nel corso degli anni? Comunque vedremo). L’album uscirà in almeno tre diverse versioni il prossimo 16 giugno: versione standard con 10 brani, questi:

1. Today Today Today
2. You And I Again
3. Angels Of Fenway
4. Stretch Of The Highway
5. Montana
6. Watchin’ Over Me
7. SnowTime
8. Before This World / Jolly Springtime
9. Far Afghanistan
10. Wild Mountain Thyme

Versione CD+DVD che aggiunge There We Were: The Making of James Taylor’s Before This World, documentario di circa 30 minuti che racconta la storia della realizzazione dell’album e infine una Super Deluxe Edition tripla, con un secondo CD audio di cui al momento si parla solo genericamente di “extra audio tracks”, senza sapere ancora quali e soprattutto quante saranno (speriamo in bene, visto che all’origine il disco era stato annunciato come composto da undici brani). In compenso sui siti americani è già apparso un prezzo indicativo intorno agli 80 dollari, ovvero il solito salasso, anche considerando la presenza di quel bel libro di 40 pagine ed i memorabilia che si vedono nella foto della confezione, mi sembra comunque “caruccio”. Appena si sapranno i titoli delle canzoni extra aggiornerò questo Post.

Questo è il singolo che precede l’album, ed in effetti sembra un ritorno al classico sound anni ’70.

A domani per una corposa “session” dedicata alle novità discografiche di Aprile.

Bruno Conti

P.S. Sempre per lo stesso giorno, 16 giugno, è annunciato anche un nuovo Neil Young The Monsanto Years, registrato con i figli di Willie Nelson, Lukas e Micah e la loro band, Promise Of The Real. Non è ancora confermato al 100%, però il 5 luglio parte il tour americano di Young, e quindi se due indizi fanno una prova…

July 5 – Milwaukee, WI @ Summerfest
July 8 & 9 – Denver, CO @ Red Rocks
July 11 – Lincoln, NE @ Pinnacle Bank Arena
July 13 – Cincinnati, OH @ Riverbend Music Center
July 14 – Clarkston, MI @ DTE Energy Music Theatre
July 16 – Camden, NJ @ Susquehanna Bank Center
July 17 – Bethel, NY @ Bethel Woods Center for the Arts
July 19 – Essex Junction, VT @ Champlain Valley Expo
July 21 – Wantagh, NY @ Jones Beach
July 22 – Great Woods, MA @ Xfinity Center
July 24 – Oro-Medonte, ONT @ Wayhome Festival

Non Lo Avranno Fatto Durare Troppo? A Musicares Tribute To Paul McCartney DVD In Uscita Il 24 Marzo

musicares tribute to paul mccartney

Ovviamente il titolo del Post è ironico, mi riferisco alla durata del supporto! Lo scorso anno era uscito il DVD (o il Blu-Ray) dedicato a Bruce Springsteen, http://discoclub.myblog.it/2014/03/29/los-angeles-was-alive-that-night-musicares-tribute-to-bruce-springsteen/ 2 ore e 15 minuti di durata, che riportava l’esibizione del 2013, negli anni precedenti erano usciti anche il tributo dedicato a Neil Young (che partecipa anche a questo di Paul McCartney, registrato nel 2012, quando il canadese si era riunito per la prima volta sul palco con i Crazy Horse dopo 8 anni ed è presente anche in quello di Bruce, evidentemente ci ha preso gusto, anche se non era sul palco nel suo tributo, cosa che fanno sia il Boss che Macca), pure Brian Wilson, James Taylor e Barbara Streisand hanno avuto il loro dischetto, mentre non si sa ancora nulla del tributo dello scorso anno, la serata dedicata a Carole King, e quest’anno l’ospite annunciato della serata, che si svolge a Los Angeles da più di venti anni la settimana dei Grammy Awards, sarà Bob Dylan.

paul mccartney musicaresPhoto: Peter Wafzig/Getty Images

La “fregatura” nel DVD (o Blu-Ray) che sara pubblicato dalla Shout Factory il 24 marzo p.v. sta nella durata: “ben” un’ora, dicasi 60 minuti?!? Ma come si fa: sicuramente sono state tagliate dalla versione video Katy Perry che fa Hey Jude (e fin lì ce ne faremmo una ragione, a parte per l’abbigliamento, spettacolare) e i Foo Fighters che suonano Jet. Comunque questa è la lista della serata:

  • Performance by Cirque du Soleil from Love
  • Magical Mystery Tour – Paul McCartney
  • Junior’s Farm – Paul McCartney
  • Jet – Foo Fighters
  • Blackbird – Alicia Keys
  • No More Lonely Nights – Alison Krauss
  • Here, There and Everywhere – Tony Bennett
  • And I Love Her – Duane Eddy
  • Oh Darling – Norah Jones
  • Hey Jude – Katy Perry
  • I Saw Her Standing There – Neil Young & Crazy Horse
  • Fool On the Hill – Sergio Mendes
  • We Can Work It Out – Coldplay
  • Yesterday – James Taylor with Diana Krall
  • For No One – Diana Krall with James Taylor
  • I’m Gonna Sit Right Down and Write Myself a Letter – Paul McCartney with Diana Krall & John Pizzarelli
  • My Valentine – Paul McCartney
  • 1985 – Paul McCartney
  • Golden Slumbers/Carry That Weight/The End – Paul McCartney with Joe Walsh, Dave Grohl

E questo è quello che appare effettivamente sul DVD:

“Get Back”/”Hello Goodbye”/”Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” – Cirque du Soleil feat. The Beatles Love Cast
“Magical Mystery Tour” – Paul McCartney
“Junior’s Farm” – Paul McCartney
“Blackbird” – Alicia Keys
“No More Lonely Nights” – Alison Krauss and Union Station featuring Jerry Douglas
“And I Love Her” – Duane Eddy
“Oh! Darling” – Norah Jones
“I Saw Her Standing There” – Neil Young with Crazy Horse
“The Fool on the Hill” – Sergio Mendes
“We Can Work It Out” – Coldplay
“Yesterday” – James Taylor with Diana Krall
“For No One” – Diana Krall with James Taylor
“My Valentine” – Paul McCartney
“Nineteen Hundred and Eighty Five” – Paul McCartney
“Golden Slumbers”/”Carry That Weight”/”The End” – Paul McCartney featuring Dave Grohl and Joe Walsh

Quindi ne consegue che mancano anche Tony Bennett e il pezzo di McCartney con Diana Krall. Questi sono veramente i misteri che mi fanno impazzire (il termine esatto sarebbe incazzare): quanto può durare un DVD o un Blu-Ray? Tre ore almeno? E allora!

Comunque se mai la facessero su DVD sarebbe molto più interessante la serata, sempre nell’ambito dei Grammy, ma del 2014, per i 50 anni dalla prima apparizione dei Beatles all’Ed Sullivan Show. Sopra ne vedete un paio di piccoli estratti.

Bruno Conti

Un Altro Live Non Ufficiale, Forse Il Più Bello! James Taylor – Carnegie

james taylor carnegie

James Taylor – Carnegie – 2 CD F.M.I.C.

Una volta esistevano i bootleg, dischi pirata di materiale inedito che nell’era del vinile erano preziosissimi reperti destinati ad ampliare le discografie di artisti spesso restii a pubblicare musica che veniva considerata non degna di essere portata a conoscenza del grande pubblico: spesso erano anche incisi piuttosto male, con mezzi di fortuna, ma nell’immenso mercato alternativo c’erano spesso delle chicche destinate alla gioia dei fans. Poi, nell’era digitale dei CD, c’è stato un breve periodo durante il quale, per una falla nelle leggi sul copyright, questi album sono usciti a livello quasi ufficiale, e qualche artista, vedi Dylan e Winter, per citarne un paio, continua a farlo. Negli ultimi anni, soprattutto in Inghilterra, stanno uscendo molti compact relativi a broadcast radiofonici, quindi incisi molto bene, in quanto provenienti da registrazioni soundboard, che ripropongono questi vecchi bootleg in una veste semiufficiale.

JT_Carnegie_Front

James Taylor è stato uno dei più saccheggiati, negli ultimi due anni sono usciti almeno quattro o cinque di questi prodotti http://discoclub.myblog.it/2014/10/18/vecchi-buoni-james-taylor-feel-the-moonshine-georgia-on-my-mind/ , quasi sempre in versione singola (e questo è uno dei difetti di questi prodotti, in quanto raramente, con qualche eccezione, penso ai bellissimi tripli di Springsteen, i concerti promozionali da cui sono tratti vengono editii nella loro interezza, ma solo la parte andata in onda nelle trasmissioni radiofoniche). Pensavo che questo Carnegie fosse una eccezione, in quanto si tratta di un doppio CD, ma purtroppo è un finto doppio, una mezz’ora il primo dischetto e circa 40 minuti il secondo, quindi ci stava comodamente in un singolo, e il concerto, registrato alla Carnegie Hall di New York il 27 maggio del 1974, la seconda di due serate consecutive mandate in onda dal famoso King Biscuit Flower Hour, un network di radio consociate, non è completo.

Sono i 21 brani mandati in onda, quindi ne mancano cinque dal concerto originale: però la qualità sonora e quella della esibizione lo rendono uno dei migliori concerti di James Taylor dell’epoca e uno dei migliori di sempre. Il tour era nato per fare promozione a Walking Man, disco che sarebbe uscito per la Warner il successivo 1° giugno https://www.youtube.com/watch?v=nNCmp7yYW6o , ma contiene materiale tratto da tutta la discografia di Taylor, alcune cover notevoli e un paio di sorprese nel finale.

james taylor walking man james-taylor-live-in-new-york-city-1974-cd

La qualità delle esecuzioni è sublime, anche grazie alla band che lo accompagna, Hugh McCracken e David Spinozza alle chitarre, Rick Marotta alla batteria, i tre newyorkesi, come pure Don Grolnick alle tastiere, più Andy Muson al basso, e in alcuni brani una sostanziosa sezione fiati composta da Jon Faddis, Alan Rubin, Barry Rogers, George Young, Frank Vacari, Kenny Berger e Howard Johnson. James, in gran forma, come al solito chiacchiera argutamente con il pubblico e sciorina il repertorio della serata con classe e nonchalance: a partire dalla sezione acustica in solitaria che apre il concerto con delle deliziose You Can Close Your Eyes, Riding On A Railroad e Blossom, tratte dai suoi primi tre album (peccato per Something In The Way She Moves che era nel bootleg), segue una parte dove Taylor è accompagnato solo da Marotta alle percussioni, Grolnick e Muson, con versioni perfette di Long Ago And Far Away e Sunshine Sunshine, una canzone dedicata alla sorella, a questo punto dal broadcast salta Night Owl. Quando torniamo tutta la band è salita sul palco e parte una versione fantastica di Me And My Guitar, che anticipa con i suoi ritmi funky il nuovo album, eccellenti gli intermezzi chitarristici di Spinozza e McCracken e l’armonica dello stesso James. Bellissime anche Country Road e la versione Tayloriana del classico di Carole King You’ve Got A Friend, oltre a una versione notevole e tiratissima del classico di Chuck Berry Promised Land che conclude la prima parte. Mancano altri due brani presenti nel broadcast, Carolina On My Mind e Never Never Land, ma versioni eccellentii di Migration e Let It All Fall Down dal nuovo album compensano abbondantemente, seguite dalle poche note, ma sempre belle, Brighten Your Night With My Day e Anywhere Like Heaven, con in mezzo One Man Parade e Knocking Round The Zoo, l’ultima che manca all’appello dal broadcast.

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Nell’ultima parte del concerto  viene utilizzata la sezione fiati con risultati vincenti, ma non prima di una struggente Don’t Let Me Be Lonely Tonight e come primo bis una magnifica Fire And Rain, la cover di un blues come You’re The One (That I Adore) dal repertorio di Bobby Blue Bland e dove pare quasi di sentire la Band, seguita da Rock’n’Roll Is Music Now che sono il preludio all’apparizione sul palco di Mrs.Carly Simon per una trascinante Mockingbird https://www.youtube.com/watch?v=EeOqD3uMIRs  e una dolcissima Ain’t Song , conclude tutto in gloria una grandiosa Sweet Baby James. Avrebbe potuto essere un fantastico disco dal vivo ufficiale, ma anche così vi assicuro che merita!

Bruno Conti

“Vecchi” Ma Buoni! James Taylor- Feel The Moonshine & Georgia On My Mind

james taylor feel the moonshine

James Taylor – Feel The Moonshine 1976 Broadcast – All Access 2012

James Taylor – Georgia On My Mind Live In Atlanta 1981 – Iconography 2014

Sembrava che quest’autunno sarebbe finalmente arrivato il momento di un disco di canzoni nuove di James Taylor, ma la voce è stata regolarmente smentita, anche questa volta falso allarme. Sono passati ormai 12 anni da October Road, l’ultimo disco di canzoni originali: in mezzo non è che comunque Taylor abbia poltrito, sono usciti un paio di Live, uno da solo, One Man Band, un altro, bellissimo, con Carole King, Live At The Troubadour, in CD+DVD, un disco natalizio, in due edizioni diverse, A Christmas Album e anche Covers, come da titolo un disco dedicato all’esercizio della reinterpretazione di canzoni altrui, pure questo uscito in diversi formati. Quindi, per fare passare il tempo, in attesa di qualcosa di nuovo, ci “accontentiamo” di questi due CD registrati dal vivo a fronte di broadcast radio (l’ultima moda del momento, ormai ne escono a decine, formalmente sono dei bootleg, ma escono e circolano più o meno regolarmente, e quasi sempre sono incisi piuttosto bene); non fanno eccezione entrambi i concerti in oggetto, usciti più o meno recentemente, Feel The Moonshine da un paio di anni, ma non ce ne eravamo mai occupati e Georgia On My Mind sul finire dell’estate. Andiamo in ordine cronologico, sia di uscita che di data di registrazione: Feel The Moonshine viene da una trasmissione radiofonica della WDVE-FM https://www.youtube.com/watch?v=yaj2IG9JErEdel concerto registrato il 25 luglio del 1976 al Syria Mosque di Pittsburgh, PA. Gran bel concerto, band da sogno, con David Lindley alla slide e al violino, Danny Kortchmar alle chitarre, Clarence McDonald alle tastiere, David Sanborn al sax, Leland Sklar al basso e Russel Kunkel alla batteria, più una serie di vocalist di supporto, non accreditati nelle note di copertina, ma chiaramente udibili nel corso del concerto, grazie anche all’eccellente qualità sonora, un FM stereo radiofonico nitido.

james taylor longhair 1

Lighthouse,posta in apertura, viene da Gorilla del 1975 e ha un mood alla CSNY, con degli splendidi impasti vocali, poi segue una sezione acustica prima con Lindley al violino in Riding On A Railroad e poi all’acustica in Secret Of Life, che sarebbe uscita su JT solo l’anno successivo. Tra gli highlights del concerto, 19 brani in tutto (ma il doppio bootleg del concerto completo ne riportava 23): una ottima Shower The People, full band, dall’appena uscito In The Pocket, Bartender’s Blues, anche questa inedita all’epoca, Anywhere Like Heaven da Sweet Baby James, con la lap di Lindley che sembra quasi una pedal steel, Mexico, bellissima come sempre, Fire And Rain, con David Lindley di nuovo strepitoso alla lap steel, una delle più belle versioni mai sentite, come pure Carolina On My Mind dove David passa al banjo. Family Man, sempre dal nuovo disco di allora, con un suono decisamente rock e il violino a duettare con le tastiere e il sax e James che si lancia in uno spericolato falsetto, I Was A Fool To Care, con un ottimo assolo di Sanborn. Ottime anche How Sweet It Is, trascinante come sempre e una lunga e bluesatissima Steamroller, con il pubblico in visibilio e Lindley che fa i numeri, prima della conclusione con Sweet Baby James, ma tutto il concerto è tra i migliori in assoluto mai sentiti di Taylor, ancora nell’epoca lungocrinita.

james taylor georgia on my mind live in atlanta 1981

E anche Georgia On My Mind, registrato cinque anni dopo all’Atlanta Civic Center per il tour di Dad Loves His Work, non scherza un c…, altra band strepitosa, solo Lee Sklar rimane al basso, ma se aggiungete Waddy Wachtel e Dan Dugmore alle chitarre, Don Grolnick alle tastiere, Rick Marotta alla batteria, e David Lasley e Arnold McCuller alle voci di supporto, il risultato non può cambiare di molto, sempre un gran concerto. James Taylor, a proposito di capelli comincia a perdere i colpi, ma la voce, è sempre in gran forma e quando serve arriva anche JD Souther, che passava di lì per caso (più o meno spinto dalla casa discografica), a duettare in Her Own Too che era il successo del momento e poteva essere la canzone più bella del disco appena citato, una ballata veramente sontuosa https://www.youtube.com/watch?v=CQR1In6lGCg .

james taylor 2

La qualità sonora è sempre eccellente https://www.youtube.com/watch?v=JmfwCKqmiXE , forse un filo inferiore a Moonshine (anche perché si sente il fruscio del bootleg originale, vinile o statica?), e così si possono godere una tiratissima e lunga How Sweet It Is posta in apertura, ma anche molti brani differenti dall’altro live, Stand And Fight, con le chitarre ruggenti di Wachtel e Dugmore, una delicatissima Up On The Roof, Daddy’s All Gone sofisticatissima, con le mani dei musicisti che scivolano quasi sui loro strumenti, Country Road, un’altra delle più belle di James (ma ne ha fatte di brutte? Forse, comunque poche), Money Machine che sembra anticipare le future atmosfere white funky soul dei Simply Red (strano, ma fateci caso) e per concludere You’ve Got A Friend, che mancava nel concerto precedente. Direi che per il momento ci si può accontentare!

Bruno Conti  

james taylor backstage

*NDB Nel frattempo il nostro amico è partito per un lungo tour mondiale, che ad inizio primavera del 2015 lo porterà, per 6 date, anche in Italia http://d0a7x.s57.it/frontend/nl_preview_aspx?idNL=332   

In Attesa Del Resto! Smokey Robinson – Smokey & Friends

smokey robinson & friends

Smokey Robinson – Smokey & Friends – Verve 19-08-2014

In questi giorni mi sono messo con impegno a preparare la lista delle uscite più interessanti di agosto e nel vagliare titoli e artisti (molti più di quanto pensavo, si superano i venti titoli di parecchio e li troverete nei prossimi giorni, divisi credo in tre parti, mentre qualcuno avrà la sua recensione a parte), mi sono imbattuto in questo nuovo album di Smokey Robinson, 74 primavere quest’anno, ma sempre pimpante. Anche se è altrettanto vero che, per usare un eufemismo, il nostro non realizza un disco degno della sua fama, o meglio, lo fa solo in parte. Questa volta, per andare sul sicuro, l’idea è quella di riproporre, nella formula del duetto, alcuni dei classici della sua ultracinquantennale carriera di cantante e autore. Ottima idea: ma poi scegli come produttore Randy Jackson, attuale responsabile di American Idol, il talent musicale che va per la maggiore negli Stati Uniti attualmente, e poi, credo con un piccolo “aiutino” della sua casa discografica, i musicisti con cui dovrai realizzare le nuove versioni di queste bellissime canzoni. In effetti, in un primo momento, avevo pensato di intitolare questo Post, “quanto talento sprecato”, ma poi per rispetto verso Robinson e alcuni dei musicisti impiegati ho lasciato perdere, anche se in parte lo penso ancora.

smokey and elton

Per essere onesti è meno peggio di quello che pensavo, il suono ogni tanto vira verso quel nu soul che va di moda al giorno d’oggi ma alcune canzoni funzionano. A questo punto immagino vogliate sapere chi c’è, e cosa canta. Ecco la lista dei brani e relativi interpreti:

01. “The Tracks Of My Tears,” feat. Elton John

https://www.youtube.com/watch?v=5A0lK8IdiRA
02. “You Really Got A Hold On Me,” feat. Steven Tyler

https://www.youtube.com/watch?v=YmbuOsqNFrs
03. “My Girl,” feat. Miguel, Aloe Blacc, JC Chasez
04. “Cruisin’,” feat. Jessie J
05. “Quiet Storm,” feat. John Legend

https://www.youtube.com/watch?v=9glRdQwQg7g
06. “The Way You Do (The Things You Do),” feat. CeeLo Green
07. “Being With You,” feat. Mary J. Blige

https://www.youtube.com/watch?v=ffFOr-uDBhQ
08. “Ain’t That Peculiar,” feat. James Taylor

https://www.youtube.com/watch?v=LGfPRaHklBA
09. “The Tears Of A Clown,” feat. Sheryl Crow
10. “Ooh Baby Baby,” feat. Ledisi
11. “Get Ready,” feat. Gary Barlow

Per cui un bel triplo uhm è d’uopo, anche se alcuni brani non sono male, neppure come suono, e poi se Bob Dylan lo ha definito “uno dei grandi poeti dei nostri tempi” un motivo ci sarà pure stato. La data di uscita del 19 agosto è riferita al mercato americano, in Europa uscirà a settembre.

Proseguo con il resto del lavoro, alla prossima.

Bruno Conti

Altri Dischi Dal Vivo, Sempre Quasi Ufficiali! The Band, Stephen Stills, David Crosby, Bonnie Raitt and Lowell George, Ry Cooder, James Taylor, Tom Waits, Santana, Gram Parsons, Janis Joplin

the band palladium circles the band carter barrom

Dopo il numero speciale dedicato al triplo di Bruce Springsteen vediamo gli altri titoli più interessanti, diciamo quasi ufficiali, usciti o di prossima uscita, in questo periodo. Non vi indico le date in quanto trattandosi di etichette “ballerine” non sempre sono molto attendibili, la qualità sonora è spesso e volentieri molto buona ed il contenuto pure, trattandosi quasi sempre di broadcast radiofonici. Non dimentichiamo che i potenziali acquirenti di questi prodotti sono appassionati che il più delle volte posseggono l’opera omnia degli artisti interessati e quindi certamente non danneggiano le case discografiche e gli artisti stessi, al limite quelli che ne beneficiamo sono i misteriosi personaggi alle spalle di queste operazioni. Comunque visto che si tratta di buona musica, ed in questo Blog è quello che ce interessa, procediamo con la disamina, partendo da ben due titoli dedicati alla Band.

The Band – Palladium Circles: The Classic NYC Broadcast 1976 – Iconography

The Band Carter Barron Amphitheater, Washington DC, July 17th 1976 – Keyhole

Entrambi i concerti provengono più o meno dallo stesso periodo, gli ultimi mesi di vita del gruppo di Robbie Robertson, Levon Helm, Rick Danko, Garth Hudson Richard Manuel, un paio di mesi prima della registrazione del “mitico” The Last Waltz, e il repertorio delle serate, pur presentando parecchi punti in comune è differente nei due CD, oltre che nelle esecuzioni, quindi niente timore, non si tratta di duplicati dello stesso concerto (come può capitare in questo materiale di dubbia provenienza, dove la “fregatura” potrebbe essere proprio nel fatto che, in alcuni casi, sono gli stessi concerti, sia pure con titoli diversi, ma non è questo il caso). Questo il contenuto dei due concerti:

Palladium, New York City https://www.youtube.com/watch?v=cNk2G8SxzaA

1. Ophelia
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest
6. Twilight
7. The Night They Drove Old Dixie Down
8. Across The Great Divide
9. Stage Fright
10. Acadian Driftwood
11. The Genetic Method
12. Chest Fever
13. This Wheel’s On Fire
14. Don’t Do It
15. Up On Cripple Creek
16. Life Is A Carnival
17. W.S. Walcott Medicine Show

Carter Barron, Washington DC https://www.youtube.com/watch?v=qNNSYrMix8k

1. Don’t Do It
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest (Has Surely Come)
6. Twilight
7. Ophelia
8. Tears Of Rage
9. Forbidden Fruit
10. This Wheel’s On Fire
11. The Night They Drove Old Dixie Down
12. The Genetic Method
13. Chest Fever
14. Up On Cripple Creek
15. The W.S. Walcott Medicine Show

stephen stills bread & roses festival

Stephen Stills- Bread And Roses Festival 04-09-1978 – Klondike

Si tratta di una rara apparizione acustica al Festival benefico organizzato da Mimi Farina, la sorella di Joan Baez, e tenuto al Greek Theater di Berkeley https://www.youtube.com/watch?v=78DMXbhsuUk . Da Thoroughfare Gap, che era il non proprio fantastico disco uscito in quel periodo, per fortuna ci sono solo due brani:

1. Love The One You’re With
2. Not Fade Away
3. One Moment At A Time
4. Everybody’s Talkin’
5. 4+20
6. Colorado
7. Take Me Back To Ohio Valley
8. Jesus Gave Love Away For Free
9. Fallen Eagle
10. Old Man Trouble
11. Thoroughfare Gap
12. Medley: Crossroads/You Can’t Catch Me
13. 49 Bye Byes/For What It’s Worth

david crsoby towering inferno 1989

David Crosby – Towering Inferno: The 1989 Broadcast – Gossip

Molto buono anche questo concerto di Crosby, tenuto al Tower Theatre di Philadelphia l’8 aprile del 1989. Accompagnato da una ottima band: Michael Finnigan (keyboards), Dan Dugmore (guitar), Jody Cortez (drums), e Davey Faragher (bass/vocals), questa è la tracklist della serata:

1. Tracks In The Dust
2. Guinnevere
3. Dreams
4. Drive My Car
5. Lady Of The Harbour
6. Deja Vu
7. Wooden Ships
8. Almost Cut My Hair https://www.youtube.com/watch?v=eec9hE-WZ0k
9. Long Time Gone

bonnie raiit lowell george ultrasonic studios 1972

Bonnie Raitt And Lowell George – Ultrasonic Studios 1972 – Iconography

Questa è una vera chicca, una session agli studi Ultrasonic di NYC nel 1972, con Bonnie Raitt accompagnata alla chitarra da Lowell George, che alla richiesta del presentatore della serata di eseguire Willin’ propone una nuovissima per l’epoca (siamo ancora negli anni della guerra del Vietnam) A Apolitical Blues. Ospite della serata anche John Hammond e Freebo al basso. Questa la sequenza dei brani:

https://www.youtube.com/watch?v=1GALqVg3biE

1. Intro
2. Love Me Like A Man
3. Under The Falling Sky
4. Love Has No Pride
5. Going Down To Louisiana
6. Can’t Find My Way Home
7. Big Road Blues
8. You Got To Know How
9. Apolitical Blues
10. Riding In The Moonlight
11. As The Years Go By
12. All Night Long
13. I Can’t Be Satisfied
14. The Sky Is Crying
15. Honest I Do
16. It’s Too Late

ry cooder broadcast from the plant 1974

Ry Cooder – Broadcast From The Plant: 1974 Record Plant, Sausalito, CA – All Access

Altro eccellente reperto d’epoca, Ry Cooder ai celeberrimi Record Plant Studios di Sausalito, con Russ Titelman al basso e Jim Keltner alla batteria, più Milt Holland – percussion, drums Bobby King – backing vocals Gene Mumford – backing vocals Cliff Givens – backing vocals, in promozione radiofonica per l’album Paradise And Lunch, ci regala una delle migliori performances di una sfolgorante carriera (a dimostrazione che questi album spesso sono delle vere pepite d’oro, scovate negli archivi o riprese, migliorate, da vecchi bootleg). Grande repertorio:

1. Police Dog Blues
2. F.D.R. In Trinidad
3. If Walls Could Talk
4. Tamp ‘Em Up Solid
5. Ax Sweet Mama
6. Billy The Kid
7. Vigilante Man
8. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live https://www.youtube.com/watch?v=i8mOF332uwQ
9. Tattler
10. Comin’ In On A Wing And A Prayer
11. Alimony
12. Teardrops Will Fall
13. I’m A Pilgrim

james taylor georgia on my mind live in atlanta 1981

James Taylor – Georgia On My Mind: Live In Atlanta 1981 – Iconography

Questo titolo in particolare è dato in uscita il 18 agosto: si tratta di un concerto di James Taylor non più nel periodo d’oro (i capelli cominciano ad andarsene) ma sempre una buona annata, 1981, non so il giorno esatto, Atlanta Civic Center, nel corso del tour promozionale per il disco Dad Loves Is Work, buono ma non esattamente eccelso, però il concerto è nobilitato anche dalla ottima band che accompagna James: Dan Dugmore e Waddy Wachtel alle chitarre, Leland Sklar basso, Don Grolnick tastiere, Rick Marotta batteria, David Lasley e Arnold McCuller, armonie vocali, più John David Souther che canta con James Taylor una fantastica versione di Her Town Too https://www.youtube.com/watch?v=CQR1In6lGCg , forse il brano migliore di quel disco. Il resto non è da meno:

1. How Sweet It Is
2. Stand And Fight
3. Up On The Roof
4. Fire And Rain
5. Steamroller
6. Daddy’s All Gone
7. Her Town Too
8. Mexico
9. Country Road
10. Money Machine
11. You’ve Got A Friend

tom waits a s mall affair in ohio

Tom Waits – A Small Affair In Ohio: FM Radio Broadcast, Live In Cleveland, 1977 – All Access

Altro notevole concerto, registrato il 25 ottobre del 1977 all’Agora Ballroom di Cleveland https://www.youtube.com/watch?v=UeHUZt6cwLU , per promuovere Foreign Affairs, ma come era spesso (ed è tuttora) vezzo di questi grandi artisti il grosso del repertorio della serata viene dal precedente Small Change:

1. Standing On The Corner
2. I Never Talk To Strangers
3. The One That Got Away
4. Depot, Depot
5. Jitterbug Boy
6. Step Right Up
7. Invitation To The Blues
8. Eggs & Sausage
9. Small Change
10. I Can’t Wait To Get Off Work

santana live at the ryanearson stadiumsantana live at the bootom line 1978

Santana – Live At The Rynearson Stadium, Ypsilanti MI 25TH May 1975 – Klondike

Santana – Live At The Bottom Line 1978: Radio Broadcast Recording – All Access

Un’altra accoppiata di concerti, questa volta relativi ai Santana, in entrambi i casi non siamo più nel periodo migliore della band del grande Carlos, ma soprattutto nel primo concerto, registrato nel 1975, l’anno dopo il grande Lotus, ci sono sprazzi della vecchia classe. Il nome della località è esotico ma siamo nel Michigan, nel concerto appare una rara Time Waits For No One https://www.youtube.com/watch?v=KBYbD62hOEY , un paio di brani da Borboletta, Soul Sacrifice dal primo album e i classici Black Magic Woman, Oye Como Va e Incident At Neshabur, canta tale Leon Patillo, Tom Coster, tastiere, Leon Ndugu Chancler, batteria, David Brown, basso, Armando Peraza, percussioni:

01 – Black Magic Woman
02 – Gypsy Queen
03 – Oye Como Va
04 – Time Waits For No One
05 – Give And Take
06 – Incident At Neshabur
07 – Savor
08 – Soul Sacrifice

Tre anni dopo, al leggendario Bottom Line di New York, 16 ottobre 1978, il disco da promuovere è Moonflower e pure questa serata sembra riuscita:

1. Well Alright
2. Black Magic Woman/Gypsy Queen
3. Dance Sister Dance
4. Europa
5. Dealer/Spanish Rose
6. Incident At Neshabur
7. Batuka/No One To Depend On
8. One Chain
9. She’s Not There
https://www.youtube.com/watch?v=wvcjlmxTeG8

10. Open Invitation
11. Jungle Strut
12. Transcendence
13. Evil Ways

gram parson featuring emmylou harris live new york 1973

Gram Parsons – Live New York 1973 featuring Emmylou Harris 2 CD Nova Sales

Questo il contenuto:

  1. Cry One More Time
  2. Six Weeks on the Road
  3. Streets of Baltimore
  4. Drug Store Truck
  5. California Cottonfields
  6. Love Hurts
  7. That’s All It Took
  8. We’ll Sweep Out the Ashes
  9. The New Soft Shoe
  10. Big Mouth Blues
  11. A Song for You
  12. We’ll Sweep Out the Ashes in the Morning
  13. Cold Cold Heart
  14. Still Feeling Blue
  15. That’s All It Took
  16. Folsom Prison Blues
  17. How Can I Forget You / Cry One More Time
  18. Ain’t No Beatle, Ain’t No Rolling Stone
  19. Song for You

Difficile capire l’esatta provenienza, visto che in passato sia la Rhino che la Sierra hanno pubblicato materiale di quel periodo. comunque molto interessante.

janis joplin on television

Per concludere con un extra, questo Janis Joplin On Television è pubblicato dalla Immortal, quindi c’è sia in CD che in DVD. Poco più di mezz’ora la durata, ma come si rileva dal retro copertina sembra materiale interessante anche in questo caso:

https://www.youtube.com/watch?v=jXlP7PyaHdA

https://www.youtube.com/watch?v=AC1TNgAx4AI

janis joplin on television back cover

That’s all, prossima lista, uscite imminenti agosto e inizio settembre, oltre alle recensioni che mancano all’appello.

Bruno Conti

Il Nebraska Di Michael C. Taylor? Hiss Golden Messenger – Bad Debt

hiss golden messenger bad debt

Hiss Golden Messenger – Bad Debt – Paradise Of Bachelors (Deluxe edition) 2014

Il primo (?) disco uscito con la sigla Hiss Golden Messenger, Poor Moon del 2012 (anche in questo caso la data è abbastanza aleatoria, perché come in quasi tutte le pubblicazioni con questa sigla, ne era uscita, sul finire del 2011, una versione limitata a 500 copie in vinile), era rientrato in ogni caso tra i miei preferiti di fine anno http://discoclub.myblog.it/2012/05/17/piccoli-dischi-di-culto-hiss-golden-messenger-poor-moon/  e anche il successivo Haw, per quanto un filo inferiore, si era posizionato tra gli outsiders più interessanti del 2013. Come si sarà intuito, Michael C.Taylor, che usa da alcuni anni la sigla Hiss Golden Messenger per le sue uscite discografiche, è un tipo prolifico, forse anche un tantino pignolo, e ogni disco prima di vedere la luce ha una serie di “predecessori”, chiamiamoli così.

hiss golden 1

La genesi di Poor Moon, e alcune delle prima stesure acustiche di molti brani poi arrangiati e rivisti in modo più complesso in quel disco (e anche in Haw), origina proprio dalle versioni lo-fi realizzate per Bad Debt, un album di registrazioni effettuate su cassetta, nella sua cucina, nell’inverno del 2009, nella freddissima Carolina del Nord, mentre il figlio appena nato di Michael dormiva nella stanza accanto, brani quasi sussurrati per non disturbare il pargolo, ma proprio per questo affascinanti per la spiritualità semplice e gentile che li caratterizza. Come tutti gli album di “culto” che si rispettano anche questo ha una storia particolare: pubblicato nel 2010, in una edizione limitata in CD e poi vinile (nel 2011 tre tirature da 100 copie ciascuna, è nromale?), le copie circolanti vennero distrutte in un incendio nel magazzino della casa discografica dove erano stoccate, durante un incendio per i disordini di Londra di quell’anno. Sei dei nove brani compresi in quella prima edizione sono poi stati registrati nuovamente per i due album successivi, ma evidentemente queste versioni bucoliche e spartane, à la Springsteen di Nebraska per intenderci, anche come qualità sonora, secondo il loro autore meritavano di essere conosciute dal pubblico che aveva apprezzato le sue opere successive, così complesse e cangianti, nel loro “country got soul”, per dargli una etichetta, assai personalizzato.

hiss golden messenger bad debt back

La nuova versione, con autoironia definita “Deluxe”, aggiunge altre tre tracce alle nove originali, ma non cambia il mood sonoro, molto raccolto ed affascinante, dell’intera operazione. Se devo essere sincero, preferisco il suono più “espansivo” dei dischi successivi, e quindi non condivido del tutto l’entusiasmo, persino eccessivo, soprattutto della stampa inglese, per questa operazione minimale, ma non posso neppure negare il fascino che emana da queste registrazioni, solo voce e chitarra, l’ambiente della stanza, una piccola eco di tanto in tanto, il soffio (Hiss) del nastro, la voce calda e partecipe di M.C., le belle melodie dei brani, che già si apprezzano anche in queste prime stesure. La voce mi ricorda sempre un incrocio tra il Johnny Rivers “morrisoniano” dei primi ’70, Jim Croce e un James Taylor dalle tonalità più basse: Balthazar’s Song è bella quasi come la sua controparte elettrica http://www.youtube.com/watch?v=91Vm2239uao , No Lord Is Free con la sua lunga introduzione a base di vocalizzi, ha qualche lontana parentela con le litanie acustiche di un Crosby o di un Nick Drake meno rassegnato e malinconico, con alcuni tocchi blues, Bad Debt, la title-track http://www.youtube.com/watch?v=NNNNPGCAT_Y , nella costruzione sonora, anche grazie all’eco naturale dell’ambiente in cui è stata creata, può ricordare i suoni dei cantautori west-coastiani, di cui Taylor è diretto discendente, vista la sua provenienza dalla Southern California, e il fatto che il primo gruppo con l’amico Scott Hirsch si chiamasse The Court And The Spark.

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Anche la “spirituale” O Little light (pure lei presente in versione rivisitata su Poor Moon), con un lavoro leggermente più intricato della chitarra acustica, ricorda le sonorità più scarne dei primi Bonnie Prince Billy e Bill Callahan o del Neil Young in veste acustica. Insomma, per dirla francamente, non è poi che succeda molto in questi brani, buoni sentimenti, religiosità, ecologia e amore per la famiglia, vanno di pari passo con un suono che prende spunto tanto dal folk quanto dai cantautori seventies, quando in Straw Men Red Sun River Gold l’eco nella voce di Michael Taylor si fa più marcata è quasi un piccolo evento. L’amara The Serpent Is Kind (Compared To Man) http://www.youtube.com/watch?v=mMRPzZQhtNo , ripresa poi su Haw, ha una andatura “leggermente” più mossa. Senza stare a citarle tutte, Call Him Daylight ha un suono country-blues più sospeso e minaccioso rispetto agli altri brani, mentre le “nuove” Far Bright Star, mai apparsa prima, la biblica Roll River Roll e la già citata Call Him Daylight, si inseriscono senza problemi nel tessuto sonoro dell’album. Soprattutto ideale per giornate uggiose e “scure” come quella in cui lo sto recensendo, ma comunque affascinante nello svelare il percorso iniziale di un musicista che potrebbe riservarci altre soddisfazioni in futuro: l’essenza della musica folk in attesa di ulteriori sviluppi.

Bruno Conti  

Forse Non Si Presenterà Neppure Al Suo Funerale! George Jones 1931-2013

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Ieri se ne è andato, alla età di 81 anni, George Jones, uno degli ultimi grandi della country music di Nashville. Per lui parlano le cifre, oltre 60 album di studio, un paio di live, una ventina di raccolte, 14 Numeri Uno. Ha fatto più “comebacks” nella sua vita musicale che Elvis, Tina Turner e i Rolling Stones messi insieme. Quattro mogli (tra cui la grande Tammy Wynette), quattro figli dai diversi matrimoni (ma non dalla Wynette), una vita di eccessi tra droga e alcol, tanto che neppure Jim Morrison e Janis Joplin sono stati così “trasgressivi”, fino a meritarsi l’appellativo di No-Show Jones, quando nel 1979 non si presentò a 54 suoi concerti e il suo manager dell’epoca fu arrestato per spaccio di cocaina (e per la serie che non gli mancava nemmeno il senso dell’umorismo, ha scritto anche una canzone sull’argomento, proprio No-Show Jones)!

Ma è stato anche uno dei più grandi cantanti della storia della musica country, in possesso di una fantastica voce baritonale, ha saputo meritarsi la stima dei musicisti più disparati in epoche diverse: il suo primo numero 1, White Lightning, uscito nel marzo 1959, era stato scritto da J.P. Richardson che era il vero nome di The Big Bopper, uno dei musicisti coinvolti nella caduta dell’aereo in cui morirono anche Buddy Holly e Ritchie Valens. Narrano le leggende metropolitane (e anche la sua autobiografia, dal titolo profetico, I Lived To Tell It All ) che per registrare quel brano, gli occorsero ben 83 tentativi, tanto era sotto l’effetto dell’alcol, e non stava registrando qualche complesso brano psichedelico da Sgt. Pepper o Electric Ladyland, che dovevano essere ancora inventati.

Il suo Phil Spector, negli anni ’70 e ’80 è stato Billy Sherrill, un grande produttore della Music City che ha lavorato anche con Johnny Cash, Costello, Shelby Lynne, Ray Charles, David Allan Coe, ma anche in molte porcherie inenarrabili, dalle sonorità orribili, per chi non ama il country più commerciale, e oltre. Negli ultimi anni ha anche registrato con Aaron Lewis (l’ex cantante degli Staind convertito al country) e Charlie Daniels per una cover di Country Boy, l’ultimo suo brano ad entrare nelle classifiche nel 2010, per la 168a volta, la prima era stata nel 1955.

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Se avete tanti soldi a disposizione ci sono questi tre cofanetti della Bear Family tedesca (se sono ancora in produzione) che raccolgono il meglio della sua produzione dal 1962 al 1971 artist_George-Jones.html:

She Thinks I Still Care The Complete United Artists Recordings 1962-1964 5 CD

Walk Through This World With Me The Complete Musicor Recordings 1965-1971 part 1 5 CD

A Good Year For The Roses The Complete Musicor Recordings 1965-1971 part 2 5 CD

E con 15 CD e 300 o 400 euro avete coperto solo una decade della sua discografia. Ma più modestamente esistono molte antologie (e immagino molte ne usciranno ancora) che coprono le fasi della sua carriera, anche economiche. Per esempio la Real Gone Music ha pubblicato proprio in questo periodo un box super economico 7 Classic Albums Plus Bonus Tracks & Singles che in 4 CD e 105 canzoni riporta il periodo Starday/Mercury dal 1954 al 1962, prima dell’avvento dei Beatles, per una cifra che non dovrebbe superare i 15 euro. Copertina dischetti e titoli dei brani a seguire:

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Track Listings
1. Why Baby Why
2. Seasons Of My Heart
3. It’s Ok
4. Let Him Know
5. Play It Cool
6. Hold Everything
7. Boat Of Life
8. You Gotta Be My Baby
9. What Am I Worth
10. Your Heart Turned Left (And I Was On The Right)
11. I’m Ragged But I’m Right
12. Yearning (To Kiss You)
13. Still Hurtin’
14. Taggin’ Along
15. Crazy Arms (Leon Payne)
16. I Walk The Line (Benny Barnes)
17. Sweet Dreams
18. A Satisfied Mind (Joe ‘Red’ Hayes)
19. You Are The One (Leon Payne)
20. Searching (Jeanette Hicks)
21. I Take The Chance (George Jones & Jeanette Hicks)
22. Blackboard Of My Heart (Leon Payne)
23. Hold Everything
24. Heartbreak Hotel
25. Any Old Time
26. I Want You, I Need You, I Love You (Eddie Blank)
27. Conscience I’m Guilty (Benny Barnes)
28. Yes I Know Why
29. The Good Ole Bible
30. Will The Circle Be Unbroken
31. My Lord Has Called Me
32. Take The Devil Out Of Me
33. Jesus Wants Me
34. A Wandering Soul
35. We’ll Understand It
36. Cup Of Loneliness
37. If You Want To Wear A Crown
38. My Soul’s Been Satisfied
39. White Lightning
40. I’m With The Wrong One
41. That’s The Way I Feel
42. Life To Go
43. Don’t Do This To Me
44. Give Away Girl
45. You’re Back Again
46. No Use To Cry
47. Nothing Can Stop Me
48. Flame In My Heart
49. Color Of The Blues
50. Treasure Of Love
51. Who Shot Sam
52. Money To Burn
53. Cold Cold Heart
54. Hey Good Lookin’
55. Howlin’ At The Moon
56. There’ll Be No Teardrops Tonight
57. Half As Much
58. Jambalaya (On The Bayou)
59. Why Don’t You Love Me (Like You Used To Do)
60. Honky Tonkin’
61. I Can’t Help It (If I’m Still In Love With You)
62. Settin’ The Woods On Fire
63. One Is A Lonely Number
64. Maybe Little Baby
65. Run Boy
66. I’m A One Women Man
67. Settle Down
68. Heartbroken Me
69. Rain Rain
70. Frozen Heart
71. I’ve Got Five Dollars And It’s Saturday Night
72. Cause I Love You
73. You’re In My Heart
74. You All Goodnight
75. Big Harlan Taylor
76. Accidentally On Purpose
77. Sparkling Brown Eyes
78. Out Of Control
79. Heartaches By The Number
80. I Love You Because
81. If You’ve Got The Money (I’ve Got The Time)
82. Talk To Me Lonesome Heart
83. Poor Man’s Riches
84. I’ll Be There (If You Ever Want Me)
85. Oh Lonesome Me
86. I Walk The Line 2.
87. Life To Go
88. Window Up Above
89. Just One More
90. It’s Been So Long Darling
91. Nothing Can Stop My Love
92. No No Never
93. If I Don’t Love You (Grits Ain’t Groceries)
94. I Gotta Talk To Your Heart
95. Tall Tall Trees
96. Too Much Water
97. Don’t Stop The Music
98. You Never Thought
99. No Money In This Deal
100. All I Want To Do
101. Gonna Come Get You
102. Uh Uh No
103. Family Bible
104. Tender Years
105. Did I Ever Tell You (With Margie Singleton)

O, ancora più “risparmioso”, c’è il classico doppio CD della serie Sony BMG, The Essential George Jones: The Spirit Of Country, che attraverso 44 brani traccia la sua carriera, 7 brani dal periodo Starday Mercury trattati nel box precedente, 3 del periodo U.A. 1962-1965 (e qui, volendo, esiste anche una doppia antologia della Razor and Tie che ha lo stesso titolo del box Bear Family She Thinks I Still Care), 5 dal periodo Musicor 1965-1970, il resto viene tutto dal catalogo Epic, dal 1970 in avanti, compresi i 4 duetti con Tammy Wynette e altri con Johnny Paycheck, Ray Charles, Merle Haggard e James Taylor (altro suo grande ammiratore, oltre a Elvis Costello che ha cantato alcuni suoi brani in Almost Blue). Copertina, fronte e retro, con i titoli dei brani la trovate a seguire:

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Se invece siete “completisti” esistono oltre 200 CD in catalogo dedicati a George Jones, tra cui molti Twofers, ovvero dischetti che riportano 2 album alla volta, pubblicati dall’etichette più disparate.

Un piccolo “ricordo” ed excursus nella carriera di un grande della musica country del ‘900,  se ne parla solo in queste occasioni ma, come diceva il Maestro Manzi, Non E’ Mai Troppo Tardi: temo che, purtroppo, almeno al suo funerale, si dovrà presentare!

R.I.P.: George Jones Saratoga, Texas 12-09-1931 – Nashville, Tennesse 26-04-2013.

Bruno Conti

Adesso Si Ragiona! Tom Jans & Mimi Farina + Take Heart, Continua La “Riscoperta”!

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Tom Jans & Mimi Farina – Take Heart + Tom Jans – Real Gone Music 

*NDB Sembra incredibile ma su YouTube c’è fatta da chiunque meno che da Jans, questa comunque è la prima versione di Dobie Gray, quella di Elvis è nel Post precedente!

Adesso si ragiona! Dopo un lunghissimo periodo di silenzio, decadi addirittura, si torna a parlare di Tom Jans e soprattutto si ripubblicano i suoi dischi in CD: dopo la meritoria antologia Loving Arms, edita dalla australiana Raven, di cui ci siamo occupati un paio di mesi fa, ecco ora per la Real Gone Music questo twofer, con i primi due album in un’unica confezione. Take Heart registrato in coppia con Mimi Farina nel 1971 e l’omonimo Tom Jans del 1974. Ma come, diranno molti, mi sono appena comprato l’antologia e adesso esce questo! Niente paura, la raccolta della Raven contiene 19 brani di cui solo 5 provenivano dai primi due album, quindi i doppioni sono pochissimi e nel contempo Loving Arms è comunque un “must have”, in quanto contiene il meglio dei due album su Columbia (per i quali continuo ad avere una leggera preferenza, più alcuni brani del disco giapponese (ma questo potete andare a rileggervelo nella precedente recensione, dove trovate anche tutti i dati biografici, che non sto a ripetere se non en passant) era-ora-finalmente-in-cd-tom-jans-loving-arms-the-best-of-19.html .

Siamo all’inizio degli anni ’70, Mimi Farina (sorella di Joan Baez) è alla ricerca di un nuovo partner musicale, dopo gli sconquassi avvenuti nella sua vita a seguito della scomparsa di Richard Farina, primo marito e geniale scrittore e cantautore folk, autore di una manciata di album per la Vanguard che ancora oggi vengono ricordati tra i migliori del periodo 1963-1966, scomparso proprio nell’aprile del ’66 quando Mimi aveva 21 anni (per i casi tragici della vita anche Jans quasi ci lasciò la pelle in un incidente di moto pochi mesi prima della morte avvenuta nel 1984, per cause, secondo il parere di amici e conoscenti, legate al fatto). Ma qui siamo ancora lontani da quegli avvenimenti; Joan Baez, tramite il suo chitarrista (erano a Woodstock insieme) e amico Jeffrey Shurtleff, presenta Tom alla sorella Mimi e i due legano subito (qualcuno dice anche sentimentalmente) e partecipano al Big Sur Festival, entrando poi in sala di registrazione per registrare Take Heart. Il contratto con la A&M c’è, il produttore pure, Michael Jackson (ovviamente non “quello”) e anche un ottimo ingegnere del suono nella persona di Henry Lewy, che portano in studio un piccolo gruppo di musicisti di grande valore, adatti al tipo di suono che era in voga in quegli anni, Jim Keltner e Russ Kunkel si alternano alla batteria, Leland Sklar è il bassista, Craig Doerge piano e organo, pare quasi il cast di un disco di Jackson Browne o James Taylor, Sneaky Pete Kleinow alla pedal steel nella unica cover presente, un brano di Buck Owens e Susan Raye, The Great White Horse, completa la formazione. Un fattore da non dimenticare è che Tom Jans e Mimi Farina erano due pickers eccellenti alla chitarra acustica, come dimostrano nel brano strumentale After The Sugar Harvest, dedicato a Duane Allman.

O come ribadiscono nell’eccellente brano di apertura, Carolina, dedicato, pare, ad una ragazza e non a uno stato, come nel caso della canzone di James Taylor (ma una citazione all’altro brano appare nel testo): le voci si amalgamano alla perfezione, quella di Jans, per quanto interessante, non ha ancora raggiunto la piena maturità, mentre quella di Mimi ricorda molto la sorella, che infatti inciderà il brano In The Quiet Morning (For Janis Joplin), peraltro uno dei migliori presenti in questo esordio. Molto belle anche King And Queens, dove la batteria di Russ Kunkel, dal suono più “tondo”, si rifà moltissimo al suono weastcoastiano dell’epoca e No Need To Be Lonely che ricorda parecchio i brani più romantici di Stills, quando collaborava con la sua “amica Judy dagli occhi blu”, anche il cello di Edgar Lustgarten contribuisce all’atmosfera e le voci prima divise e poi ad armonizzare sono perfette. Piacciono anche Reach Out (For Chris Ross) dove l’unica apparizione dell’organo di Craig Doerge aggiunge una patina più southern allo stile folky d’insieme e le intricate trame elettroacustiche di Madman, quasi orientali in alcuni passaggi.

I due si lasciano a fine 1972, ma quando Jans riappare nel 1974, ha fatto un salto di qualità sesquipedale (ogni tanto mi piace citare il grande Gianni Brera). Il disco omonimo che esce nel 1974, registrato in quel di Nashville, e preceduto dalla prima versione di Loving Arms fatta da Dobie Gray e poi lanciato nella stratosfera da quella di Elvis Presley, incontrato su un treno nella storia raccontata dal padre di Tom, è un piccolo capolavoro nascosto di quel periodo fertile e segna una maturazione notevole di Jans sia come autore che come cantante rispetto ai pur buoni risultati di Take Heart. Lo si capisce sin dall’apertura con Margarita, un brano che non ha nulla da invidiare alle migliori ballate del Tom Waits dell’epoca (che su Bone Machine gli ha anche dedicato un brano), di Jackson Browne, degli Eagles, di Rick Roberts (altro musicista i cui dischi usciti sempre su A&M andrebbero pure rivalutati), per non parlare del primo Jimmy Buffett, quello più country-rock e come sound generale dell’album si potrebbe ricordare anche il Guy Clark dei primi dischi per la Rca, leggermente più “commerciale”. I musicisti sono tutti differenti dall’album precedente, ma sempre sopraffini: Troy Seals e il grande Lonnie Mack si dividono i compiti alla chitarra con Reggie Young, Mike Leach e Kenny Malone, basso e batteria, sono la sezione ritmica e David Briggs, che suonava anche con Elvis in quel periodo, è il tastierista “sommo”.

Per la serie, non è fondamentale citare i musicisti, ma aiuta la comprensione sulla riuscita di un disco. Produce Nestor Willams che era il fratello di Paul (proprio l’autore del Fantasma del Palcoscenico e di Bugsy Malone), Jans scrive tutte le canzoni (con la collaborazione non accreditata sul CD di Will Jennings in alcuni brani, tra i quali l’ottima Old Time Feeling), oltre ad incidere Slippin’ Away di Troy Seals e una bella cover di (Why Don’t You) Meet Me At The Border di Jackie De Shannon con Reggie Young impegnato al sitar. Free and easy, leggermente reggae ma molto californiana anticipa il sound più rock dei futuri album su Columbia. La già citata ballata Old Time Feeling dall’afflato country la incideranno anche Johnny Cash e June Carter mentre in Tender Memory la pedal steel di Weldon Myrick aggiunge pathos al brano. Loving Arms (scritta con Troy Seals) è quel brano meraviglioso che quasi tutti conoscono (uno dei pochissimi di Jans) e la versione contenuta nell’album si appoggia alla grande sulle tastiere, piano e organo, di Briggs. Ma i dieci brani dell’album sono tutti di spessore, Lonnie Mack lavora spesso di fino alla solista e Tom Jans canta veramente bene, sentite la conclusiva Hart’s Island a riprova di questa asserzione. Fate questo nuovo “sacrificio” finanziario e non ve ne pentirete!

Bruno Conti