Formato Piccolo, Ma Voce Sempre Grande. Janiva Magness – Blue Again

janiva magness blue again

Janiva Magness – Blue Again – Blue Elan Records

Mini album, “mini” recensione, ma non mini nella qualità dei contenuti, questo nuovo disco della sempre più brava Janiva Magness, una delle migliori voci in ambito soul e blues in circolazione al momento. Il precedente disco Love Wins Again, era stato pubblicato all’incirca un anno fa http://discoclub.myblog.it/2016/05/11/piu-che-lamore-la-voce-che-vince-volta-janiva-magness-love-wins-again/ , ma per l’occasione la cantante di Detroit ha interrotto la cadenza biennale con cui stavano uscendo i suoi dischi nell’ultima decade e oltre: d’altronde se con un mini album ha dimezzato il tempo che di solito passava tra un’uscita e l’altra; non la possiamo certo definire prolifica, per quello dobbiamo guardare a un Bonamassa (sta arrivando il nuovo disco), oppure gruppi od artisti che da quando sono morti pubblicano più album di quando erano in vita, penso ai Grateful Dead o Frank Zappa, comunque nel passato era normale che i dischi uscissero con maggiore frequenza, senza pregiudicare la qualità dei contenuti.

E mi sembra che anche in questo caso la Magness centri il colpo: prodotta al solito dal bravo Dave Darling, che per l’occasione non suona nel CD, dove troviamo invece Zach Zunis e Garrett Deloian alle chitarre, Gary “Scruff” Davenport al basso, Matt Tecu alla batteria e l’ottimo Arlan Schierbaum, ex tastierista proprio della band di Bonamassa., con il solo batterista “nuovo” rispetto al precedente disco. Si diceva di un mini album: sei brani in tutto, tutte cover questa volta, per festeggiare 20 anni di carriera, visto che il primo disco, inciso con Jeff Turmes, It Takes One To Know One, usciva nel 1997, quando Janiva aveva già 40 anni (quindi stavolta in teoria non vi ho detto l’età, però i conti si fanno presto), ma era già una “signora” cantante, e con il tempo è solo migliorata, come dimostra la recente nomination ai Grammy e i sette Blues Music Awards vinti. E come si evince subito anche dalla potente I Can Tell, che pure essendo scritta da tale Samuel Smith, gira intorno a un riff alla Bo Diddley, che infatti era stato il primo ad inciderla, tra R&R e Blues, con una grinta vocale inconsueta nelle sue canzoni, più rauca e “cattiva” del solito, aiutata dall’eccellente lavoro di David “Kid” Ramos, ospite alla chitarra solista.

I Love You More Than You’ll Ever Know, la più bella canzone del disco, è quella splendida ballata blues’n’soul che appariva nel primo album dei Blood, Sweat & Tears, scritta da “Al Cooper” (, ma per favore,come hanno fatto a ciccare il nome dell’autore nelle note del dischetto?), e che ricordiamo in grandi versioni di Donny Hathaway e in quella più recente di Beth Hart con Joe Bonamassa, splendida, e la nostra Janiva rivaleggia proprio con Beth Hart, grazie ad una interpretazione calda e intensa come poche. Altro ospite presente nel CD è Sugaray Rayford che duetta con la Magness in una magnifica rilettura di If I Can’t Have You di Etta James, con i due cantanti che si stimolano a vicenda nel call and response tipico della grande soul music, raffinato e delicato anche il lavoro dei due chitarristi e di Schierbaum al piano; chitarristi che tirano di brutto anche nel rock-blues sanguigno ed inatteso della poco nota Tired Of Walking, dove Janiva canta come se fosse posseduta dal Dio del rock. Piu raffinata e bluesy Buck, un brano inciso ai tempi da Nina Simone, qui impreziosito da un intervento dell’armonica di TJ Norton, con la Magness che gigioneggia in grande souplesse. Chiusura dedicata ancora al blues con una cover di Pack It Up, un pezzo del repertorio di Freddie King, dove i due chitarristi si dividono tra una elettrica lancinante ed un’acustica di supporto, mentre Schierbaum è impegnato al piano elettrico e le nostra amica canta ancora in modo ricco di pathos. Come si suole dire, breve ma intenso.

Bruno Conti

Il Resto Del Meglio Secondo Disco Club. Annata Musicale 2016, Parte I

3-scimmie1

The Rest Of The Best Anno 2016

Come promesso nel Post dell’11 dicembre ecco gli altri dischi importanti, interessanti, belli, scegliete voi la definizione, che a mio parere sono usciti nel corso del 2016: novità, ristampe, anche nomi “minori”, dischi “oscuri”, ma non per questo meno validi, alcune “sorprese”! Anche quest’anno, come titolare del Blog, mi sono riservato una congrua e corposa appendice, divisa in due parti, su ciò che più mi è piaciuto in questo 2016 che si avvia alla conclusione. Arrivo quasi in Zona Cesarini, visto che mancano giusto quattro giorni alla fine dell’anno, ma a causa di malanni di stagione non sono riuscito a farlo prima. Andiamo più o meno in ordine cronologico, a ritroso, partendo dall’inizio dell’anno, dove ci sono stati molti dischi di cui magari ci siamo dimenticati a causa delle uscite successive.  Buona lettura.

david bowie blackstar

David Bowie – Blackstar

mamas and papas complete singles

The Mamas And The Papas – The Complete Singles 50Th Anniversary Collection

magic sam blues band black nagic with bonus

Magic Sam Blues Band – Black Magic 

lucinda williams the ghosts of highway 20

Lucinda Williams – The Ghosts Of Highway 20

simo - let love show the way

SIMO – Let Love Show The Way

Visti dal vivo a giugno, confermo tutto quello che ho scritto nella presentazione del disco.

long ryders final wild songs

The Long Ryders – Final Wild Songs

tedeschi trucks band let me get by deluxe

Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By

ina forsman

Ina Forsman – Ina Forsman

E per l’inizio 2017 è prevista l’uscita del nuovo CD/DVD della Ruf della serie Blues Caravan, con le Blue Sisters, ovvero Ina Forsman, Layla Zoe, TashaTaylor

runrig the story

Runrig – The Story

marlon williams

Marlon Williams – Marlon Williams

mavis staples livin' on a high note

Mavis Staples – Livin’ On A High Note

james hunter six hold on

The James Hunter Six – Hold On

richmond fontaine you can't go back

Richmond Fontaine – You Can’t Go Back If There’s Nothing To Go Back To

southern family

Dave Cobb & Friends – Southern Family

Il più bel concept album del 2016

peter wolf a cure for loneliness

Peter Wolf – A Cure For Loneliness

santana iv

Santana – IV

E adesso è uscito anche il Live At The House Of Blues

charles bardley changes

Charles Bradley – Changes

chris forsyth the rarity of experience

Chris Forsyth & The Solar Motel Band – The Rarity Of Experience

graham nash this path tonight

Graham Nash – This Path Tonight

La versione Deluxe con il DVD del concerto allegato.

mary chapin carpenter

Mary Chapin Carpenter – The Things That We Are Made Of

rides pierced arrow

The Rides – Pierced Arrow

janiva magness love wins again

Janiva Magness – Love Wins Again

Candidata ai Grammy 2017 come miglior disco blues dell’anno, candidatura più che meritata.

case lang veirs

case/lang/veirs tre voci splendide

Magari spulciando trovate qualcosa che vi era sfuggito durante l’anno, e poi andate a cercare nel Blog i post specifici dedicati al disco.

Domani la seconda parte.

Bruno Conti

Più Che L’Amore E’ “La Voce” Che Vince Ancora Una Volta, Splendida! Janiva Magness – Love Wins Again

janiva magness love wins again

Janiva Magness – Love Wins Again – Blue Elan/Ird

Ogni due anni, regolarmente, da un paio di lustri, Janiva Megness ci regala un nuovo album per la delizia dei nostri padiglioni auricolari: un misto di soul, blues, R&B, i dischi della cantante nativa di Detroit, ma, credo, da parecchi anni residente a Los Angeles, sono dei piccoli gioielli in quella categoria abitata anche da gente come Bonnie Raitt, Susan Tedeschi, Beth Hart, in passato (ma anche ora) Bonnie Bramlett, tra le recenti, magari con una maggiore propensione al blues e al gospel pure Ruthie Foster e Shemekia Copeland, e con una maggiore propensione al rock Dana Fuchs. Se ne potrebbero aggiungere altre, ma è comunque una bella lista. La Magness, è tra quelle in possesso di una delle voci più naturali, con un phrasing perfetto e una duttilità nella modulazione vocale tra le più genuine. Lo dico sempre, ma mi ripeto ancora per eventuali ritardatari che non la conoscessero. Per alcuni il suo album più bello è Stronger For It http://discoclub.myblog.it/2012/03/22/sempre-piu-forte-janiva-magness-stronger-for-it/ , ma per chi scrive sono belli tutti, non c’è mai un calo di qualità, e anche questo nuovo Love Wins Again, che segue l’ottimo Original del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/10/09/magari-originale-sicuramente-copia-dautore-janiva-magness-original/ , prodotto come di consueto da Dave Darling, che suona anche chitarra e basso, firma, da solo, con Janiva ed altri autori, la totalità dei brani (meno uno di cui tra un attimo), è una miscela perfetta di suoni classici, questa volta con una maggiore propensione verso un sound virato al soul dei primi anni ’70. Quello che usciva dai Fame Studios o dai Royal Studios di Memphis dove Willie Mitchell confezionava le sue perfette creazioni per Al Green o Ann Peebles.

Sintomatico in questo senso il primo brano Love Wins Again, una canzone di uptempo R&B che mi ha ricordato anche le prime cose di Joss Stone, quando sembrava destinata a grandi cose, prima di venire risucchiata (non del tutto, la voce rimane) nelle pieghe dell’industria discografica più commerciale; ma tornando al pezzo in questione, l’atmosfera è veramente gioiosa, tra chitarrine choppate, basso e batteria rotondi, armonie vocali deliziose, il tutto dà una sensazione di piacere ed allegria, un sentimento che non sempre alligna nelle composizioni della Magness (di cui è nota la vita, dolorosa e dalle mille difficoltà, ne potete leggere la storia nei precedenti post, da cui cerca sempre e comunque di rialzarsi, con grinta e carattere). Real Love è un funky-blues-rock più deciso e grintoso, con chitarre più presenti, un organo di supporto e quella magnifica voce sempre in azione in modo unico. When You Hold Me è la prima di una serie di deep soul ballads che sono il punto forte del suo repertorio https://www.youtube.com/watch?v=rHsV1kDTT8E , la voce leggermente rauca ma in grado di acrobazie vocali, che scivola sulle note di due o tre chitarre, oltre a Darling Zach Zunis e Garret Deloian, l’organo di Arlan Schierbaum (l’ex tastierista di Bonamassa), il sax di Alfredo Ballesteros e le “solite” armonie vocali d’ordinanza, un brano che potrebbe anche funzionare in qualche radio contemporanea se ce ne fossero ancora di “sane”.

Anche Say You Will profuma di errebi senza tempo, con una progressione vocale e strumentale di grande fascino, come pure Doorway, altra ballata da stracciarsi le vesti per il piacere che ne deriva dall’ascolto (con qualche reminiscenza con i brani più belli della migliore Joan Armatrading anni ’70, un’altra che mi piaceva non poco), musica genuina e di grande impatto emozionale. Moth To A Flame vira verso un jazzy blues più grintoso, sempre con questa contrapposizione tra il sound delle chitarre e dell’organo Hammond, con Your House Is Burnin’ che fonde un groove alla James Brown ad un sound chitarristico decisamente rock, con ottimi risultati https://www.youtube.com/watch?v=rfZ2oC7TkmM . Bellissima anche Just Another Lesson, un’altra delicata ballata, questa volta solo la voce e una chitarra acustica, intima ed intensa, gran classe vocale, inutile dirlo. E niente male pure le raffinate atmosfere notturne di Rain Down, benché forse troppo arrangiate, anche se la voce https://www.youtube.com/watch?v=b2mbtjdB7YU  … Discorso a parte per una fantastica versione di Long As I Can See The Light, il super classico dei Creedence di John Fogerty, che riceve un trattamento di lusso in puro Memphis style che ci riporta al suono di Stronger For It, dove c’erano delle cover formidabili, qui siamo dalle parti di Beth Hart, anche per la potenza e carica vocale. E per concludere in bellezza un’altra ballata di quelle strappalacrime, Who Will Come For Me, perfetta anche grazie all’ottimo lavoro di raccordo di Dave Darling, che ha diretto le operazioni dagli studi Doghouse di Los Angeles, con un gruppo di ottimi musicisti che hanno saputo evidenziare la splendida voce di Janiva Magness. Da avere assolutamente se amate le grandi cantanti!

Bruno Conti

P.S In questo 2016 ricco di morti eccellenti ma anche della scomparsa di musicisti meno noti, il 6 giugno ci ha lasciato anche una cantante come Candye Kane, pure lei blues e soul singer di qualità, vicina alla categoria di Janiva Magness. Soffriva da anni di una forma di tumore al pancreas che sembrava avere sconfitto, o così vi dicevo in questo post dell’epoca http://discoclub.myblog.it/2011/09/18/una-cantante-blues-particolare-candye-kane-sister-vagabond/ che ripubblico per renderle omaggio. Aveva 54 anni. R.I.P.

Magari Non “Originale”, Ma Sicuramente Una Copia D’Autore! Janiva Magness – Original

janiva magness original

Janiva Magness – Original – Fathead Records

Janiva Magness, da parecchi anni a questa parte, è una delle mie cantanti preferite in ambito blues e soul http://discoclub.myblog.it/2012/03/22/sempre-piu-forte-janiva-magness-stronger-for-it/http://discoclub.myblog.it/2010/06/20/grande-voce-grande-disco-janiva-magness-the-devil-is-an-ange/ , in possesso di una voce bellissima, in grado di “urlare” ma anche di carezzare, con un phrasing fantastico che le permette di emozionare l’ascoltatore con una semplice frase all’interno di una canzone, come pure di essere calda e sensuale, triste e malinconica, il tutto all’interno dello stesso brano e di farlo ripetutamente nei suoi dischi che ci raccontano di una vita difficile, vissuta all’inizio a Detroit, Michigan e poi in giro per tutti gli Stati Uniti, una vita dove le perdite e i dolori sono stati più delle gioie (ne ho parlato in altre occasioni, comunque sintetizzando molto, entrambi i genitori sono morti suicidi quando era una adolescente, ha girato varie case famiglia, a 17 anni ha avuto una figlia che ha dato in adozione) e che si è stabilizzata con l’incontro con la musica, avvenuta in età matura. Questo album, Original, è il suo decimo, pubblicato un po’ a sorpresa per la propria etichetta Fathead Records, riattivata a 17 anni dall’esordio avvenuto nel 1997 con It Takes One To Know One, in quanto la Alligator per cui erano usciti i tre bellissimi CD precedenti non le ha rinnovato il contratto https://www.youtube.com/watch?v=LWRw1sGIjkU .

janiva magness 1 janiva magness 2

Un vero peccato, ma la Magness, come dice lei stessa, nelle note del disco, si è rimboccata le maniche e pur tra mille difficoltà, aiutata dall’ottimo David Darling, produttore, ingegnere del suono, tecnico, oltre che grande chitarrista e co-autore di parecchi brani, ha realizzato un disco che forse è il suo migliore in assoluto (e come detto, gli altri precedenti non scherzavano in quanto a qualità) https://www.youtube.com/watch?v=HboJ8XZFts0 . Nelle stesse note, oltre all’orgoglio per questo lavoro, si percepisce anche un ottimismo inconsueto per Janiva, che conclude la sua breve presentazione con un “Life is good, baby, real good…” che potrebbe essere il manifesto di questo disco. Oltre a tutto la nostra amica si è anche scoperta autrice, oltre che cantante, firmando sette delle undici composizioni contenute nell’album e, con l’aiuto di una pattuglia di ottimi musicisti, ha realizzato un’opera che unisce ai “soliti” sapori blues, soul e gospel, anche un gusto per la musica roots, belle canzoni che si possono far risalire al genere Americana, come l’iniziale Let Me Breathe, scritta con il citato Darling, che oltre alla chitarre (a fianco dell’eccellente Zach Zunis, che è il solista accreditato), suona nel disco anche basso, dobro, celeste e glockenspiel (!), oltre ad essere impegnato alle armonie vocali: un brano, quello di apertura, dove appare il glockenspiel citato e che potrebbe ricordare i brani della migliore Bonnie Raitt, una canzone dove si apprezza la naturalezza assoluta della voce della Magness, che senza sforzi apparenti si libra sicura ed emozionante su un tappeto di organo, chitarre, armonie vocali deliziose, come le grandi cantanti bianche e nere del passato che hanno saputo fondere le radici della musica americana in modo appunto “originale”, rispettoso della tradizione ma ricco di mille nuances sonore.

janiva magness 3 janiva magness 4

Twice As Strong è un gospel soul con la voce rauca e profonda di Janiva che afferma con orgoglio la sua ritrovata stabilità https://www.youtube.com/watch?v=rwdVsrBdfBY , Jim Alfredson, anche al piano, oltre che all’organo, aggiunge quella patina deep soul, rafforzata dalle armonie vocali che sostengono le evoluzioni vocali della Magness che poi si tuffa a capofitto in una When You Were My King, dove il blues si affianca al soul, rappresentati l’uno dalle chitarre di Zunis e Darling, l’altro dalla seconda voce del bravo Dan Navarro e dagli altri vocalists, per una ballata altamente emozionale. I Need A Man, è un brano tra rock e blues, grintoso, con le chitarre e le percussioni in bella evidenza e qualche concessione ad un sound più moderno. Anche Everything Is Allright  ha un suono più contemporaneo, persino radiofonico, ma quell’organo e quelle chitarre non appartengono purtroppo, se non marginalmente, al nuovo soul, ne facesse di brani così, oggi, la grande Aretha. Funky-soul per il duetto con Navarro, una piacevole With Love che ricorda molto ancora la Raitt più melodica, mentre Mountain è una ballata fantastica, con le due chitarre ad affiancare la voce altamente emozionale di Janiva Magness https://www.youtube.com/watch?v=ifyGh9eKWGI  e Who Am I è un veemente R&B quasi in stile Motown, cantato a piena voce.

janiva magness 5 janiva magness 6

Badass, uno dei pochi brani non firmati da Janiva, ha meno verve del resto, non così The Hard Way, altra fantastica ballata soul e Standing, una bellissima canzone di impianto pianistico, ma con la chitarra sempre in agguato, che ci permette di gustare ancora una volta la meravigliosa voce della Magness https://www.youtube.com/watch?v=F-HMhpPoPb8 , per una degna conclusione ad un disco consigliato naturalmente agli amanti delle belle voci. Adesso un bel Live https://www.youtube.com/watch?v=2Bi8dCUcL0s !

Bruno Conti

Brava Anche Lei, Altra Voce Di Classe! Cathy Lemons – Black Crow

cathy lemons black crow

Cathy Lemons – Black Crow – Vizztone

Cathy Lemons non è una “giovane pischella del bigoncio” è una veterana (“Mistress of The Blues” recita il suo sito) che da oltre 25 anni si muove in quel territorio che sta tra Blues (principalmente), soul, rock, funky e un pizzico di gospel. Nella sua carriera ha cantato con Stevie Ray Vaughan, John Lee Hooker (già nel lontano 1987), Tommy Castro, Anson Fundeberbergh, con cui ha mosso i primi passi, Doug James e Volker Strifler che appaiono anche come ospiti in questo Black Crow, il terzo album della sua discografia.

cathy lemons 3

Definita una sorta di Howlin’ Wolf in gonnella e dalla voce vellutata e ipnotica, ma le iperboli sono all’ordine del giorno, soprattutto nella critica blues, direi che si tratta “semplicemente” di una brava cantante, tanto per avere una idea potremmo essere più o meno dalle parti di una Janiva Magness (forse non così brava, per onestà): nativa del Wisconsin, ma cresciuta musicalmente in Texas (dove ha conosciuto Funderburgh e SRV), la Lemons, già dalla seconda metà degli anni ’80 opera soprattutto nella Bay Area, San Francisco e dintorni. Anche la brava Cathy, come altre donne nel blues, pure la Magness appena citata, è stata una “late starter”: il primo disco, Dark Road è uscito nel 2000, quando di anni ne aveva già 42 (sempre dire l’età delle signore, per par condicio). Il secondo, Lemonace, esce nel 2010, poi ha sciolto la sua partnership musicale ed affettiva con il bassista Johnny Ace, che durava da 17 anni ed è iniziata la parte tre della sua carriera, con dolori d’amore e nella vita che sono spesso l’oggetto di canzoni struggenti e ricche di pathos: la nostra amica Cathy ne ha scritte sei per questo nuovo album, registrato con la sua nuova band che vede Stevie Gurr alla chitarra, Paul Olguin al basso (che ha lavorato con Maria Muldaur e Bonnie Raitt, altre due donne che trattano bene l’argomento), Theron Person  alla batteria, Kevin Zuffi alle tastiere, tutti bravi ma non particolarmente conosciuti, più Doug James al sax (dalla band di Jimmie Vaughan e dai Roomful Of Blues).

cathy lemons 1

Il risultato è un disco solido e piacevole, uscito da poco per la Vizztone, una etichetta che ultimamente ha pubblicato i lavori di Bob Corritore, Candye Kane, della Ruff Kutt Blues Band, Dave Riley, in passato Bob Margolin, che è uno dei fondatori della piccola casa, ed è una certezza in questo ambito musicale. Il suono è bello pimpante, come la voce, quindi si parte con una I’m A Good Woman, scritta da Kim Wilson, un bel errebì dal groove poderoso, con ritmica e gli interventi delle due chitarre e del sax che sostengono la voce sicura e grintosa della Lemons https://www.youtube.com/watch?v=eWPlwi88c_w . Ain’t Gonna Do It ha un’aria più country got soul, porta la firma di Kieran Kane ed è più rilassata della precedente ma sempre ben arrangiata, con armonica e chitarre che si dividono la scena, nell’arrangiamento molto memphisiano. La title-track, Black Crow, è una bella ballata quasi di stampo sudista, potrebbe ricordare certe cose à la Lynyrd Skynyrd o Gregg Allman, rarefatte ma ricche di atmosfera, con quei crescendo tipici delle migliori cose del genere https://www.youtube.com/watch?v=ycrCDnswEDE . Stevie Gurr si divide tra chitarra ed armonica, come nell’ottima Hip Check Mama, a tempo di boogie, dove tutta la band ci dà dentro di gusto e la Lemons arrochisce la sua voce, tra Raitt e Magness, per rendere più rovente il tono della canzone.

cathy lemons 2

Non manca uno slow super classico come You’re In My Town Now dove Cathy gigioneggia come richiesto dal tipo di canzone, con Gurr alla chitarra e Zuffi al piano che la istigano nel giusto modo. Notevole anche la cover di It All Went Down The Drain un brano di Earl King che riceve nuovamente quel trattamento country-soul, tra New Orleans e Memphis anche grazie alla chitarra slide di Volker Strifler, che aggiunge quel pizzico di pepe alle procedure, molto bella, come la precedente peraltro. The Big Payback è proprio quella di James Brown, e quindi vai col funky, chitarrina con wah-wah, voci femminili di supporto, il sax di Doug James, il piano, tutti perfetti nel titillare la Lemons, che ci mette del suo https://www.youtube.com/watch?v=qMtrS6n2hfI . I’m Going To Try è un’altra ballatona di quelle emozionanti, un poco Etta e un poco Janis, con chitarra, organo e sax che disegnano le loro linee per permettere la migliore resa alla voce di Cathy Lemons. Texas Shuffle, come da titolo, è un omaggio all’arte di SRV, un bel blues con la chitarra di Volker Strifler che pompa alla grande. Ancora le dodici battute in evidenza con The Devil Has Blue Eyes, un brano che riprende le leggende dei classici di Robert Johnson, solo voce, acustica ed armonica, usati con gusto e perizia, che sono i tratti più evidenti di questo bel disco. Un altro nome da tenere d’occhio, prendere nota!

Bruno Conti   

Chi Cerca Trova, Un Altro Nome Da Tenere D’Occhio! Rick Holmstrom – Cruel Sunrise

rick holmstrom cruel sunrise.jpg

 

 

 

 

 

 

Rick Holmstrom – Cruel Sunrise – M.C. Records

Rick Holmstrom è da cinque anni il chitarrista della band di Mavis Staples, che è poi la sua: Jeff Turmes, l’ex marito di Janiva Magness, al basso, slide e sax, e Stephen Hodges, alla batteria. Con quest’ultimo e con quel pazzoide di John “Juke” Logan aveva registrato nel 2010 un selvaggio disco dal titolo di Twist-O-Lettz di cui vi ho parlato da queste pagine, bellissimo ma unico nel suo stile ( blues-boogie-and-roll-rick-holmstrom-john-juke-logan-stephen.html). Cruel Sunrise è il seguito dell’album del 2007, Late At Night, ma tiene conto degli sviluppi ultimi della carriera di Holmstrom, con la presenza della Staples che canta, manco a dirlo, divinamente, in un paio di brani. Proprio Mavis gli ha fatto il complimento più bello che si può fare ad un musicista che ruota in quell’ambito, che è Blues, ma non solo, dicendo che Rick gli ricorda moltissimo il suo babbo, il grande Pop Staples. E quindi in questo lavoro troviamo un po’ di tutto, rock delle radici, swamp, soul, gospel, canzoni e molto altro, il tutto nobilitato dal tocco leggiadro della chitarra del leader, che ha un timbro e una varietà sonora tra le più valide nel panorama attuale. Quindi tutto perfetto e disco straordinario? Quasi. Perché il difetto, come ho detto altre volte, risiede nella voce di Holmstrom, che è uno strumento adeguato, in alcuni brani molto efficace, in altri abbastanza anonima e lima leggermente la qualità del prodotto finale, che è, in ogni caso, tutt’altro che disprezzabile.

Il disco si apre con una notevole Need To Dream, un brano rock che si colloca a metà strada tra gli Smithereens e Dave Alvin quando lascia viaggiare la sua chitarra, roots-rock di buona fattura e con la voce di Holmstrom, in questo caso, ricca di grinta, gli arrangiamenti e il lavoro della ritmica sono pressoché perfetti. Cruel Sunrise è una sorta di blues “anomalo”, con un ritmo ondeggiante e la solista che cesella note pungenti e vibranti, con il sax di Turmes che ne sottolinea il lavoro, veramente un grande chitarrista, non di quelli “esagerati” ma con una tecnica sopraffina e soprattutto un “tono” fantastico. Owe You Everything è una sorta di swamp blues minaccioso alla Susie Q, percorso dalla voce unica di Mavis Staples che con il passare degli anni non accenna a perdere un briciolo della sua magia, come hanno dimostrato gli ultimi album, di cui questo brano è una sorta di estensione, stessi musicisti, stessa cantante, stesso autore, Rick Holmstrom, che firma anche tutti i brani dell’album, oltre a rilasciare un assolo “cattivo”, incitato dai “come on Rick” di Mavis. You Drive ‘em Crazy è una bella ballata, quasi Stonesiana nel suo incedere, peccato che lui non sia Jagger. It’s Time I Lose è uno di quei bluesacci ribaldi, intrisi di rock, ma penalizzato dal cantato, anche se la parte strumentale è trascinante. Blues che si fa ancora più accentuato in Creepin’ In ma la parte cantata non mi intrippa. A testimoniare la varietà dei temi musicali I’ll Hold You Close è una canzone dalle atmosfere malinconiche con il sax di Turmes che fa capolino di tanto in tanto nelle pieghe del brano, mentre la chitarra di Holmstrom assume timbri lancinanti, quasi alla Neil Young, breve ma intensa.

Lord Please è l’altro brano affidato alla voce di Mavis Staples, che però non si sente moltissimo, canta più che altro all’unisono con Rick, mentre la canzone è prevalentemente strumentale con dei brevi intermezzi vocali e il risultato è notevole. Anche Break It Down è la conferma dell’attuale vena compositiva di Rick Holmstron, che dice di avere scritto molto in questo periodo, per “riposare” dal suo lavoro di padre di due bambine piccole e sfogare la sua ispirazione. I’m Not Afraid di nuovo ricade in quel cantato, a Milano si dice loffio, ma se guardate sul vocabolario trovate la definizione del termine, anche la buona parte strumentale questa volta non salva il tutto. A differenza di By My Side, cantata con più convinzione e con una bella costruzione melodica, come la possiamo definire? Una bella canzone potrebbe andare? Luellie è uno strumentale quasi sperimentale, dove i tre strumentisti possono dare libero sfogo alle loro notevoli capacità tecniche: apre un assolo di sax di Turmes, con la batteria di Hodges in libertà, poi entra la chitarra di Holmstrom, dalle tonalità quasi sognanti, che sviluppa un bellissimo assolo in crescendo. Non c’entra un tubo con il resto del disco ma ha un suo fascino, come tutto il CD!

Bruno Conti

P.s. Esiste anche una versione Deluxe dell’album, con un secondo CD con 12 cover strumentali di classici del soul, del blues e del rock.

Sempre Più “Forte”! Janiva Magness – Stronger For It

janiva magness stronger for it.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Janiva Magness – Stronger For It – Alligator Records

Ritorna, più forte che mai, o Stronger For It come ribadisce lei stessa nel titolo del nuovo album, Janiva Magness, una delle migliori voci Blues (ma non solo) attualmente in circolazione. Se avete letto la sua storia nel precedente Post che le avevo dedicato sapete di cosa sto parlando, in caso contrario non dovete fare altro che leggerlo grande-voce-grande-disco-janiva-magness-the-devil-is-an-ange.html. In altre recensioni si dice, e lei stessa genericamente lo afferma nel libretto del CD, che nella sua vita privata non è stato un periodo buono: leggendo tra le righe si parla di “cancro al seno” (ma non se riferito a lei), mentre non appare più tra i collaboratori e neppure è citato nei ringraziamenti, il suo compagno di lunghi anni Jeff Turmes. Che sia la rottura tra i due il motivo di questo periodo buio della sua vita? Non volendo avventurarmi in pettegolezzi glisso. Da un punto professionale, viceversa, tutto sembra andare per il meglio.

Non essendoci più Turmes, è il chitarrista Dave Darling che ha assunto la direzione musicale per questo nuovo album pubblicato come di consueto dall’etichetta dell’alligatore. Non ci sono grandi mutamenti sonori, anzi direi nessuno, rispetto ai due precedenti, ed eccellenti, dischi, la novità principale è che la Magness torna a comporre, i tre brani iniziali, ed era dai tempi del debutto del 1997 che non firmava brani su un suo album. Per il resto ci sono alcuni temi ricorrenti: c’è un brano, bellissimo, Dirty Water, firmato dalla coppia Buddy & Julie Miller, mentre nel precedente ce ne era uno firmato dalla sola Julie. C’è una cover scintillante di un brano deep soul meraviglioso dal repertorio di Gladys Knight, I Don’t Want To Do Wrong e una ripresa di una canzone, You Got What You Wanted scritta da Ike per l’allora moglie Tina Turner che fa il paio con la versione del classico di Ann Peebles I’m Gonna Tear Your Playhouse Down che appariva nel penultimo album The Devil Is An Angel Too (senza dimenticare che I Can Stand The Rain, uno dei classici della Turner l’aveva scritto la Peebles, per la serie nulla accade per caso!).

In tutto ciò Janiva Magness ci delizia con la sua voce profonda e risonante, ma ricca di femminilità e umanità, una di quelle voci che ti riconciliano con la buona musica. Il trittico iniziale firmato dalla stessa Magness ti stende: There It Is, secondo me, pareggia e supera molte delle migliori cose cantate da Bonnie Raitt o Susan Tedeschi, due delle cantanti che si possono prendere come riferimento per la nostra amica che ha dalla sua anche un’attitudine vocale per il soul e il blues tipica delle grandi voci “nere”, si potrebbe dire gritty, traduciamo con sabbioso, crudo, vissuto, fate voi, va comunque bene. Dave Darling punteggia con la sua chitarra gli arrangiamenti ricchi anche di tastiere, piano e organo e l’uso perfetto delle voci di supporto come nell’intensa I Won’t Cry dove la voce scende, scende verso profondità gospel. Una cover superba, vissuta ed intensa, di un brano recente di Tom Waits e Kathleen Brennan, Make It Rain rinasce come un blues-soul sanguigno e ferino.

Whistlin’ In The Rain, l’ultimo brano firmato dalla Magness in coppia con Dave Darling è un ulteriore esempio di come si possa fare del blues “moderno” rivestito di soul anche ai giorni nostri senza essere anacronistici ed essendo assolutamente migliori di mille cantanti del nu soul imperante. Tra le caratteristiche del suo repertorio c’è anche la capacità di riprendere materiale scritto da autrici ed autori provenienti da radici country e roots (come nel caso dei coniugi Miller) e riplasmarlo con la sua sensibilità R&B, è il caso dell’ottima I’m Alive, scritta da Shelby Lynne che è una che già di suo veleggia verso quei lidi. Anche Ragged Company di Grace Potter che attendiamo ad un nuovo album finalmente degno delle sue potenzialità, conferma la classe innata di Janiva Magness, una cantante naturale che non finisce di sorprendere per la bellezza della sua voce.

Perfino quando si cimenta con il repertorio di un cantante pop-rock come il Matthew Sweet di Thought I Knew o Paul Thorn di Things Left Undone, indubbiamente anche grazie agli arrangiamenti sempre scintillanti di Dave Darling, la qualità dell’album non soffre anzi si inventano “colpi di genio” come l’attacco accapella del secondo brano che poi sfocia in una ballata gospel di disarmante bellezza. L’uptempo, tra country e R&R virati al blues, della conclusiva Whoop And Holler dalla penna di Ray Wylie Hubbard aggiunge un ulteriore freccia all’arco esecutivo di questo notevole ultima prova di Janiva Magness.

Per citare uno dei guru dell’epoca moderna, lo scomparso Guido Angeli, “Provare per credere”!

Bruno Conti

Novità Di Marzo Parte II. Lucero, Shooter Jennings, New Riders Of The Purple Sage, Janiva Magness, Wallis Bird, Altan

lucero women and work.jpgshooter jennings family man.jpgnew riders.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Questa settimana, per la serie una recensione tira l’altra e anche perché molti titoli li avevo già anticipati di parecchio, arrivo in ritardo alla rubrica delle uscite settimanali, questa volta relative al 13 marzo, quindi già pubblicati comunque…

Nuovo album per i Lucero Women & Work, l’etichetta questa volta è l’ATO Records di Dave Matthews, prodotto dal solito Ted Hutt (Gaslight Anthem, Flogging Molly, Dropkick Murphys, di cui è uscito nuovamente l’album dello scorso anno Going Out In Style con un album dal vivo aggiunto nella nuova versione Deluxe, e basta!); i brani sono firmati come di consueto dal leader Ben Nichols nella abituale miscela di alternative country, punk, southern rock classico, d’altronde vengono da Memphis, Tennessee.

Stesso stile, più o meno, country rock “molto energico” anche per Shooter Jennings, che, scaricato dalla major Universal approda alla Black Country Rock per questo nuovo Family Man, prodotto dallo stesso figlio del grande Waylon vede tra gli ospiti Tom Morello e Eleanor Whitmore alla voce e violino.

Continua il “rinascimento” dei grandi New Riders Of the Purple Sage, rivitalizzati dalla ritrovata vena compositiva di David Nelson, con il paroliere storico degli “amici” Dead, Robert Hunter presente in sette brani, la band californiana rinnova i fasti del passato con questo 17 Pine Avenue pubblicato dall’indipendente Woodstock Records, un nome, un programma: country, psichedelia e roots music come ai vecchi tempi.

janiva magness stronger for it.jpgmusica. bruno conti. discoclub,lucero,shooter jennings,new riders of the purple sage,janiva magness,wallis bird,comets on fire,altanaltan poison glen.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Questo nuovo CD di Janiva Magness Stronger For It avrei potuto fare a meno di segnalarvelo visto che la recensione è pronta a momenti, nei prossimi giorni non mancherà, considerato che me l’hanno “scippato” dal Buscadero dove avevo recensito i precedenti album. Sempre etichetta Alligator e a ogni nuovo disco, se possibile, migliora. Che Voce, ragazzi!

Wallis Bird è una nuova cantautrice irlandese che approda al terzo album con questo CD omonimo, Wallis Bird per la Bird Records/distr.Rubyworks, bella voce potente, sonorità inconsuete ma vicine al rock classico anche se piuttosto originali, da sentire.

Non mi sembra che nessuno abbia ancora parlato del nuovo album degli Altan The Poison Glen (Gleann Nimhe), che peraltro è già uscito in questi giorni per la Compass Records. Il primo album di studio della band irlandese da sette anni a questa parte, dopo il celebrativo (e ottimo) 25th Anniversary Celebration che riproponeva differenti versioni dei loro classici con nuovi arrangiamenti orchestrali. Tutto materiale mai apparso prima con la voce (e il violino) della bravissima Mairead Ni Mhaonaigh (praticamente una scioglilingua) in grande evidenza. Quasi tutti conoscono Moya Brennan, Mary Black o Sinead O’Connor e qui siamo a quei livelli, per i fans non occorre aggiungere altro, per gli altri un nome e un gruppo da conoscere assolutamente se amate il folk celtico.

Bruno Conti

Ma Allora E’ Un Vizio Quelle Dello Crociere! Tommy Castro Presents The Legendary Rhythm And Blues Revue Live

tommy castro.jpg

 

 

 

 

 

 

 Tommy Castro Presents The Legendary Rhythm And Blues Revue Live! Alligator Records

Ormai la crociera è diventata un veicolo imprescindibile per il bluesman che si rispetti per portare in giro il proprio spettacolo, Joe Louis Walker e Elvin Bishop in tempi recenti l’hanno testimoniato discograficamente. Ma se girate per YouTube vi capiterà di imbattervi in decine di filmati di artisti non solo blues che approfittano di queste occasioni conviviali e rilassate per incontri ravvicinati con altri colleghi, jam improvvisate e quant’altro per la gioia degli spettatori.

Nel Blues questa consuetudine allo “scambio” risale molto indietro nel tempo, penso alle serate di John Hammond Sr. con i suoi artisti alla Carnegie Hall ma anche agli spettacoli di Johnny Otis o alla revue di Ike & Tina Turner tanto per citarne qualcuna. Questo CD in effetti mescola le due cose: ci sono brani registrati nella Sea Cruise ma anche altri di questo spettacolo itinerante registrati sulla terraferma. Il tratto che li unisce è Tommy Castro o meglio la sua band che fa da collante per tutto lo show: perché a ben vedere non si tratta di un nuovo disco dello stesso Castro, che appare in tre brani come chitarrista e tre se li canta e se li suona, oh come li suona! Su un totale di undici. Il disco è comunque un superbo esempio di blues contemporaneo come collocazione temporale ma senza tempo per i contenuti.

Un paio di anni fa avevo segnalato con entusiasmo sul Busca l’ultimo CD di Castro Hard believer (il primo per la Alligator) come un perfetto esempio di blues(rock) con fiati ovvero pieno di soul e R&B. Il nostro amico ci ha preso gusto e anche in questo caso la sua band spesso, ma non sempre, si avvale di una piccola sezione fiati (in effetti due, il sax di Keith Crossan e la tromba di Tom Poole). Nei primi due brani succede: Wake Up Call è una apertura fulminante, con la band che pompa i ritmi alla grande e la voce e la chitarra del leader che si destreggiano in modo impressionante tra le pieghe del blues più sanguigno. La versione dal vivo di Gotta Serve Somebody di Bob Dylan che già appariva nell’ultimo disco di studio qui viene elevata all’ennesima potenza, quasi a diventare una risposta alla All Along The Watchtower di Hendrix. Quello che era un gospel emozionante nella versione di Dylan diventa una esplosione di pura potenza chitarristica con la solista di Tommy Castro che estrae stilettate lancinanti dalle sue corde e il ritmo del brano si fa quasi parossistico in questa rilettura che potrebbe divenire di riferimento per gli anni a venire, anche se “i tempi sono cambiati”, in tutti i sensi.

A questo punto sale sul palco Michael Burks che è un “omone” con la voce di Muddy Waters e la chitarra di Albert King e ci delizia con una lunga ed intensissima versione di Voodoo Spell. A seguire un altro dei migliori rappresentanti del Blues “moderno”, quel Joe Louis Walker che ultimamente non sbaglia un disco e la sua versione di It’s a shame presente in questo live lo testimonia, grande chitarra e grande voce. Monica Parker o meglio Sista Monica Parker è una ottima vocalist nera e la sua Never Say Never con la chitarra di Castro in evidenza è gagliarda ma ha qualcosa in meno di chi l’ha preceduta finora. Rick Estrin, voce e armonica con il suo chitarrista Chris “Kid” Andersen, anche loro ottimi musicisti, bella versione di My Next Ex-Wife ma anche qui manca quel quid inesplicabile.

Che è presente nel DNA della famiglia Schnebelen, ovvero i Trampled Under Foot la band di fratelli di Kansas City di cui recentemente vi ho magnificato le gesta, la bellissima voce di Danielle e la chitarra scintillante di Nick lo testimoniano in una notevole versione di Fog. Painkiller è uno dei cavalli di battaglia del repertorio di Tommy Castro e questa ripresa live con fiati è micidiale. Castro, nelle migliori tradizioni delle revue, rimane sul palco anche per la successiva Think che ci introduce alle grandi doti vocali di una delle migliori cantanti bianche di blues attualmente in circolazione Janiva Magness.

Theodis Ealey è un cantante e chitarrista non famosissimo, ma molto bravo, di stampo soul e la sua This Time I Know è raffinata e calda come si conviene. Anche Debbie Davies è una nostra “vecchia” conoscenza e nel suo spazio con All I found dà libero sfogo a tutta la sua tecnica chitarristica per un assolo che è una piccola meraviglia. La conclusione è affidata a un classico di Percy Mayfield (che molti però attribuiscono a John Lee Hooker che l’ha resa imperitura), Serves Me Right To Suffer che è ancora una occasione per gustare la maturità vocale e chitarristica raggiunta da Tommy Castro nei suoi concerti, intenso e misurato al tempo stesso.

Grande disco di Blues dal vivo, per sintetizzare!                  

Bruno Conti

Grande Voce, Grande Disco! Janiva Magness – The Devil Is An Angel Too

Janiva-Magness-DEVIL.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Janiva Magness – The Devil Is An Angel Too – Alligator Records

Se questa signora non è una donna forte non saprei di chi si possa dirlo! Se la storia della vita di Mary Gauthier, mirabilmente raccontata nell’album The Foundling vi ha sorpreso e commosso, quella di Janiva Magness, per certi versi, è ancora più straordinaria. Nata in una famiglia working-class giusto nei sobborghi di Detroit, ha avuto una infanzia che definire tosta è riduttivo, con entrambi i genitori che erano degli alcolisti, la mamma soffriva anche di depressione e la piccola Janiva a sei anni ha subito anche delle molestie sessuali. Poco dopo il suo tredicesimo compleanno la madre si è suicidata e a qualche mese di distanza la ragazzina è scappata di casa per andare a Berkeley in California dove ha vissuto come una senzatetto e ha sviluppato una dipendenza da droghe. A quattordici anni ha tentato il suicidio un paio di volte, è stata tre volte in un ospedale psichiatrico e in 12 diversi “istituti di recupero” compreso uno per ragazze con problemi mentali. A 16 anni il padre si è, a sua volta, suicidato e lei ha avuto un bambino che ha poi dato in adozione. A 17 anni, a dimostrazione che non tutte queste storie hanno un finale tragico è stata adottata da una madre single di cinque bambini e da lì è nata la sua rinascita.

Ovviamente, come in tutte le storie che si rispettano, la musica ha svolto un ruolo fondamentale nella vita di Janiva Magness, fino a farla diventare una delle più brave e rispettate cantanti blues e soul americane, vincitrice di moltissimi premi e rispettata dalla critica di tutto il mondo. Mi è capitato più volte di recensire positivamente i suoi dischi per il Buscadero ma non quest’ultimo The Devil Is An Angel Too, che è forse il più bello dei nove che ha fatto, quindi due parole le merita. Dimenticavo…per chiudere la storia: dopo sedici anni di separazione la nostra amica ha stretto di nuovo i rapporti con la figlia data in adozione, musicista a sua volta, che l’ha resa nonna.

Ma veniamo a questo disco, il secondo per la gloriosa Alligator: al suo fianco c’è l’immancabile Jeff Turmes, chitarrista, bassista e all’occorrenza sassofonista nonchè marito che cura la parte musicale ma non la produzione del disco in questo caso, non ci sono nomi noti o musicisti di culto ma una serie di ottimi professionisti che contribusicono alla riuscita di questo album e, soprattutto, una serie di ottimi brani scelti o composti per l’occasione, con grande cura.

Si parte con la notevole title-track, The Devil Is An Angel Too, dove una eccellente tessittura chitarristica, con una slide deragliante e la sezione ritmica molto variata regalano un’atmosfera unica e bluesy a questa ottima composizione di Julie Miller.

I’m Gonna Tear Your Playhouse è uno stratosferico brano, un classico della soul music, che molti ricordano nella trascinante versione del grande Graham Parker, in una devastante versione accelerata, ma era anche uno dei cavalli di battaglia della grandissima Ann Peebles, una delle “divine” del soul, ebbene la versione di Janiva Magness non sfigura affatto davanti a simili predecessori, anzi la voce sale verso vette notevoli e le chitarre e i cori emozionano; per completezza ricordo anche una bella versione di Paul Young, ebbene sì! Rimanendo in questo versante soul-blues anche Slipped, Tripped And Fell In Love (sempre dal repertorio della Peebles, ma l’ha scritta George Jackson) fa la sua notevole figura, con Jeff Turmes che si divide tra chitarra e sax baritono con grande versatilità e la Magness che dà libero sfogo alle sue notevoli capacità vocali.

In I’m Feelin’ Good dall’inizio accapella per sola voce si cimenta addirittura con uno dei classici di Nina Simone, ancora una volta con ottimi risultati, molto bello l’arrangiamento con piano, organo farfisa e una chitarra acustica spagnoleggiante in evidenza. Weeds Like Us è un delta blues atmosferico molto raccolto scritto dal marito Jeff Turmes, mentre Walkin’ In The Sun è una solare (come da titolo) soul ballad resa famosa nei tempi che furono da Percy Sledge, molto ritmata ti stimola il movimento del piedino con il suo walkin’ bass (esatto sempre l’ottimo Turmes che lascia l’incombenza della chitarra all’altrettanto bravo Dave Darling).

Se End Of Our Road vi risveglia ricordi di tematiche Motown non vi sbagliate, l’hanno scritta Strong & Whitfield quelli dei successi dei Temptations e la cantavano Gladys Knight & The Pips, mentre Save Me è una ballatona quasi country scritta da Sherrill & Nicholson quelli che scrivono molti dei brani di Delbert McClinton. I Want To Do Everything For You è un trascinante errebì scritto da Joe Tex con un notevole assolo di chitarra di Jeff Turmes. Your Love Made A U-turn è un altro brano molto ritmato, uscito dalla penna dell’appena citato McClinton, ancora con Turmes sugli scudi, la coppia funziona alla grande. Cosa manca? Homewrecker, scritta da Nick Lowe, uno degli episodi più cupi, dall’arrangiamento quasi gospel che gli regala una intensità incredibile e lo rende tra i migliori di questo album. Per concludere, l’altro brano originale firmato da Turmes, Turn Your Heart In My Direction, una ballata romantica con gli archi, molto bella anche questa e fanno dodici brani ottimi su dodici. Come si usa dire con espressione forse infelice e un po’ prosaica, ma molto efficace, come del maiale non si butta via nulla anche qui non c’è nulla da scartare.

Bruno Conti