Ancora Un Concerto/Tributo Spettacolare. Mavis Staples – I’ll Take You There An All-Star Concert Celebration Live

mavis staples i'll take you there concert celebration

Mavis Staples – I’ll Take You There An All-Star Concert Celebration – 2 CD + DVD Blackbird Production/Caroline/Universal

L’arte del tributo è una branca della musica pop/rock che si è sviluppata soprattutto nell’ultimo trentennio: ad inizio anni ’80, forse fu Hal Willner, prima con Amarcord Nino Rota (nel 1981) e poi con quelli a Thelonius Monk e alla musica di Kurt Weill, in Lost In The Stars, uscito nel 1985, a sdoganare questo tipo di album multi artisti, dove venivano riprese canzoni celebri estratte dai repertori degli artisti più disparati, a loro volta eseguite, spesso, da musicisti che esulavano dal genere di chi veniva omaggiato. Nel corso degli anni poi si sono moltiplicate in modo esponenziale, raggiungendo numeri ragguardevoli, e per certi versi esagerati (ormai un tributo non si nega a nessuno): dividendosi anche in dischi registrati in studio ed eventi dal vivo speciali dedicati a questo o a quel artista. Però io ricordo già negli anni *70 dischi a tema, per esempio la colonna sonora di All This And World War II, un documentario del 1976, dove alle immagini della Seconda Guerra Mondiale, erano state aggiunte canzoni dei Beatles, incise appositamente per l’occasione (da Elton John Rod Stewart, Richard Cocciante (!), Leo Sayer, Tina Turner, Peter Gabriel, fino ai Bee Gees, che insieme a Peter Frampton saranno anche protagonisti nel 1978 del “tragico” Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Sul lato concerti/tributo forse il capostipite fu il Woody Guthrie Memorial Concert tenutosi alla Carnegie Hall il 20 gennaio del 1968, con Bob Dylan, membri della Band,  Pete Seeger, Judy Collins, Arlo Guthrie, Tom Paxton, Ramblin’ Jack Elliot, Odetta e Richie Havens, uscito  anni dopo prima in LP e poi in CD. E per certi versi anche il celeberrimo The Last Waltz potrebbe rientrare tra gli antenati. Poi c’è stata questa escalation, soprattutto dagli anni ’90, per i concerti dal vivo, con Joni Mitchell che è stata una delle prime ad apporre il suo sigillo di approvazione, previa la sua presenza alle serate: ovvero, vi do la mia benedizione, ma per scaramanzia alla mia celebrazione ci vengo anch’io!

 E in effetti, dopo questa lunga introduzione, veniamo al punto: proprio per avallare quanto detto un attimo fa, alla serata per festeggiare i suoi 75 anni è presente anche Mavis Staples, in alcune parti del concerto ripresa tra il pubblico, con bibita in bicchiere in mano (e magari cartone di popcorn) come se fosse una spettatrice compiaciuta, davanti alla televisione, di un bel concerto, dove qualcuno suona e canta la sua musica. Il concerto in tributo a Mavis si tiene nella sua città, Chicago, il 19 Novembre del 2014, qualche mese dopo il suo 75° compleanno, alla presenza di alcuni dei migliori artisti americani (e qualcuno nel frattempo ci ha anche lasciato) riuniti per renderle omaggio. Stranamente, a differenza di altri splendidi tributi dal vivo usciti lo scorso anno tra i tanti (penso a http://discoclub.myblog.it/2016/10/22/devo-averle-gia-sentite-qualche-parte-canzoni-dear-jerry-celebrating-the-music-of-jerry-garcia/ o http://discoclub.myblog.it/2016/08/26/altro-tributo-formidabile-the-musical-mojo-of-dr-john-celebrating-mac-and-his-music/ e ancora a quello http://discoclub.myblog.it/2016/10/21/grande-serata-chiudere-il-cerchio-nitty-gritty-dirt-band-friends-circlin-back/ , e prima ancora quello di Joan Baez) questa volta sono passati quasi tre anni tra la data originale dell’evento e la sua pubblicazione su CD e DVD. Tanto che nel frattempo la Staples ha fatto in tempo a pubblicare, nel 2016, un nuovo ottimo album http://discoclub.myblog.it/2016/02/24/le-ultime-voci-originali-della-soul-music-mavis-staples-livin-on-high-note/ 

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Tornando al concerto la house band sotto la guida del solito Don Was era veramente formidabile, con il trio delle McCrary Sisters, guidate dalla fantastica Regina, la classica ciliegina sulla torta; ecco gli altri musicisti: George Marinelli, Rick Holmstrom (guitar); Jason Mingledorff (saxophone); Bobby Campo (trumpet); Mark Mullins (trombone); Matthew Rollings, Michael Bearden (keyboards); Sonny Emory, Stephen Hodges (drums); Tony Carpenter (congas, percussion), tutti riuniti come una sorta di confraternita di piccoli “apprendisti stregoni” impegnati a creare un suono fatto di mille particolari e tanta passione, colta negli sguardi di intesa e compiacimento dei vari musicisti e degli ospiti che salgono sul palco di volta in volta, per creare quella piccola magia che caratterizza queste serate speciali: Forse ideali da vivere partecipando all’evento, ma anche il prodotto discografico, soprattutto il DVD, dove oltre a sentire, si vede cosa succede, è un ottimo surrogato. Qualcuno, un po’ a sproposito, ha parlato di New Orleans sound, ma questa invece è la vera musica soul, mista al gospel, al R&B, naturalmente al blues, musica “nera” del profondo Sud, ma anche dal Mississippi, da Chicago, da Nashville e da Memphis, e con alcune contaminazioni con la migliore musica roots bianca, sia per la scelta delle canzoni che degli interpreti, e senza dimenticare che il messaggio sociale che veniva veicolato dalle canzoni degli Staple Singers era comunque temperato da una voglia di divertire, di fare spettacolo, che si coglie anche in questa serata celebrativa.

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Prima nel DVD sbirciamo i preparativi dall’Auditorium Theatre di Chicago, mentre scorrono i nomi del cast, in rigoroso ordine alfabetico (anche se per i misteri dell’informatica, sotto la P troviamo i Widespread, di nome e Panic, di cognome, presumo) poi la scaletta del concerto, almeno nella versione Deluxe, si apre con Joan Osborne alle prese con una intensa You Are Driving Me (To The Arms Of A Stranger), un gospel-soul fiatistico che era sull’omonimo album solista di debutto di Mavis Staples, targato 1969 e che uscì per la sussidiaria Volt della mitica Stax, e la cantante di One Of Us, dalla voce roce e vissuta, con una versione tra blues e soul se la cava alla grande. Rotto il ghiaccio arriva subito uno dei brani più divertenti, ritmati e coinvolgenti del concerto, con Keb’ Mo’ che guida le danze di una poderosa Heavy Makes You Happy, con la stessa Mavis in mezzo al pubblico che approva e si diverte, mentre il nostro Kevin intrattiene i presenti con la sua magnifica voce e alcuni deliziosi inserti di chitarra, mentre le McCrary Sisters continuano a scaldare le ugole (già in azione dal brano precedente), e si segnala l’ottimo batterista Sonny Emory, che era quello degli Earth, Wind And Fire della seconda parte di carriera. Ottimo anche Buddy Miller con il mosso country-gospel con “chitarrone” di Woke Up This Morning (With My Mind On Jesus), seguito da una eccellente Patty Griffin alle prese con Waiting For My Child To Come Home, uno scricciolo di donna ma in possesso di una splendida voce. impiegata con classe e feeling in questa ballata di grande spessore. Altra grande voce del country “bianco” è quella di Emmylou Harris, anche lei come la Griffin in modalità country got soul, ma anche gospel, in Far Celestial Shore, i capelli ormai più che “d’argento” sono bianchi ma la voce è sempre magnifica, Matt Rollings lavora di fino alle tastiere e Rick Holmstrom alla chitarra, mentre le McCrary “testimoniamo” sempre di gusto; Michael McDonald porta un poco del rock’n’soul dei Doobie Brothers in una “vivace” Freedom Highway, la voce un filo meno bassa e profonda e più di testa di un tempo, ma la grinta e la forza non mancano, il resto lo fanno la canzone e la band con una versione d’insieme di questo inno degli Staple Singers.

Tra un brano e l’altro ogni tanto appaiono nel video dei commenti dei vari partecipanti sull’importanza della musica di Mavis e della sua famiglia. A questo punto arriva uno dei primi highlight della serata, una versione splendida di People Get Ready, il brano originale degli Impressions di Curtis Mayfield, qui reso in una bellissima versione, a sorpresa, da parte di Glen Hansard, inizialmente cantato con voce piana e trattenuta dal cantante irlandese, poi incita Regina McCrary a cantare a voce spiegata in quella che era la parte di Mavis, lascia spazio a George Marinelli, il chitarrista della band di Bonnie Raitt, che rilascia un delizioso solo e poi canta la seconda parte con forza e impeto in un continuo e glorioso crescendo, ribadisco, splendida. Respect Yourself è stato forse il maggior successo degli Staple Singers, uno si aspetterebbe sfracelli da una versione cantata a due voci da Aaron Neville e dalla stessa Mavis, ma diciamo che siamo nella normalità, con lei che fa da spalla e si scatena solo nella seconda parte, buona, ma potevano fare di meglio. Ottimi invece i Widespread Panic, in una cover di un brano che appariva sull’album Father Father di “Pops Staples” e che la jam band aveva già inciso nel 1997, southern rock soul di grande spessore, con chitarre e voci che ruggiscono alla grande; non male anche Eric Church con una grintosa e bluesata Eyes On The Prize con ampio spazio per Holmstrom, come pure la bella Grace Potter, che dal vivo rende almeno il doppio rispetto ai suoi dischi, notevole la sua Grandma’s Hands, dall’atmosfera sospesa ed incisiva. Prima, bravo, ma nella norma, si era ascoltato, Ryan Bingham con If You’re Ready (Come Go With Me), mentre Taj Mahal è sempre una forza della natura nella poderosa cover di Wade In The Water, con il classico call and response insieme alla sorelle McCrary, ed è sempre un piacere vedere ancora una volta un ispirato Gregg Allman alle prese con una deliziosa Have A Little Faith,la voce ancora forte e decisa nel 2014 e Marinelli e Holmstrom che fanno la parte di Haynes e Trucks negli Allman Brothers.

Poi inizia la serie dei duetti e qui si gode: Turn Me Around vede a fianco di Mavis Staples, una Bonnie Raitt a tutta slide e ugola, mentre tra i background vocalists, ad avvicendare le sorelle McCrary, appaiono Donny Gerrard Kelly Hogan, e la band è quella abituale dei concerti della Staples, con Holmstrom che rimane alla chitarra, Jeff Turmes al basso, Stephen Hodges alla batteria, e comunque Bonnie e Mavis la cantano veramente alla grande; per non parlare di una corale Will The Circle Be Unbroken cantata a più voci, con Gregg Allman, Taj Mahal, Aaron Neville e Bonnie Raitt, che affiancano la Staples per una rilettura eccellente di questo super classico. Poi tocca ai “giovani”: Wim Butler Régine Chassagne degli Arcade Fire, per una sorprendente versione di Slippery People che ricorda moltissimo l’originale dei Talking Heads, con Mavis incredibilmente a proprio agio anche in questo brano dal sapore più “moderno”, ma a cantanti così puoi far cantare anche l’elenco telefonico e se la cavano comunque alla grande, non è questo il caso perché la versione ha un suo perché. Più intima e raccolta la versione della commovente You’re Not Alone, cantata con Jeff Tweedy dei Wilco, che l’ha scritta oltre ad averle prodotto l’album omonimo, e si porta il figlio alla batteria; mentre una sorta di inno alla gioia è la splendida I’ll Take You There, un’altra tappa di questo viaggio nel “viale dei ricordi”, un n°1 nelle classifiche USA, scritta da Al Bell, “l’inventore” della Stax, una perfetta celebrazione di gioia tra funky, soul e R&B, pubblicata nel 1972, e ancora piacevolissima ai giorni nostri, con Mavis Staples in gran forma che guida la band e il pubblico, con una grinta e una voce ancora spettacolari, mentre Holmstrom riproduce il solo che in teoria era di Pops Staples (ma in effetti nel disco lo suonò il compianto Eddie Hinton). Il gran finale è affidato a una delle più grandi canzoni di tutti i i tempi, The Weight della Band, splendida versione nuovamente corale, con Mavis che guida i suoi amici nei saliscendi sonori di questo brano, con Gregg Allman, Michael McDonald, Joan Osborne, Jeff Tweedy, Eric Church, Wim Butler, che si alternano a cantare i versi di questo capolavoro e tutto il cast che canta a squarciagola il coro, mentre la Staples nel finale, incoraggiata da tutti, fornisce un finale vocale travolgente. Nelle bonus del DVD una emozionante versione folk-gospel di A Hard Rain’s Gonna Fall cantata benissimo da Ryan Bingham, Grace Potter, Patty Griffin Emmylou Harris e un’altra meraviglia della soul music I Ain’t Rasin’ No Sand, cantata da par suo da Otis Clay, in una delle sue ultime apparizioni Live.

Direi che può bastare, splendido tutto, forse come dice qualcuno questi tributi lasciano il tempo che trovano, ma averne!

Bruno Conti

 

Alcune Prossime Interessanti Uscite Estive, Parte II. Beach Boys, Jason Isbell, Joe Bonamassa, Jeff Tweedy, Willie Nile, Peter Perrett, Sonny Landreth

jason isbell the nashville sound

Proseguiamo con la disamina delle prossime uscite, sempre quelle in uscita dopo il 15 giugno. Le altre, tipo Roger Waters, Fleet Foxes (entrambe già pronte le recensioni), Gov’t Mule (in preparazione), Buckingham-McVie, Chuck Berry, e altre, le leggerete quanto prima sul Blog. Oggi partiamo con il nuovo album solista dell’ex Drive-by-Truckers.

Jason Isbell And The 400 Unit – Nashville Sound – Southeastern/Thirty Tigers

Contrariamente a quanto potrebbe far supporre il titolo, questo nuovo disco di Isbell è annunciato come il più rock e tirato della sua carriera solista (ma non mancano le ballate), l’aggancio con Nashville è dato dal fatto che l’album è stato registrato al famoso RCA Studio A, appunto nella capitale del Tennessee, con la produzione di Dave Cobb (ultimamente forse si fa prima a dire quelli che non ha prodotto), sinonimo di garanzia, e già dietro la consolle anche nei due precedenti dischi di Isbell. Lo accompagnano i 400 Unit: il tastierista Derry deBorja, il batterista Chad Gamble, il bassista Jimbo Hart, l’atro chitarrista Sadler Vaden e la violinista, nonché moglie di Jason, Amada Shires. Dieci brani nuovi, composti per l’occasione, dal due volte vincitore di Grammy, Jason Isbell.

Ecco i titoli dei brani del CD, previsto in uscita il 16 giugno:

1. Last Of My Kind
2. Cumberland Gap
3. Tupelo
4. White Man’s World
5. If We Were Vampires
6. Anxiety
7. Molotov
8. Chaos And Clothes
9. Hope The High Road
10. Something To Love

Dai tre brani che potete vedere ed ascoltare qui sopra mi sembra ottimo.

Joe Bonamassa Live At Carnegie Hall An Acoustic Evening

Il 23 giugno uscirà anche il nuovo Joe Bonamassa Live At Carnegie Hall: An Acoustic Evening, etichetta Mascot/Provogue/J&R Adventures, Sono già passati ben otto mesi, anzi quasi nove, dal precedente disco http://discoclub.myblog.it/2016/10/03/finche-fa-dischi-cosi-belli-puo-farne-quanti-ne-vuole-joe-bonamassa-live-at-the-greek-theater/ , ma il chitarrista di New York ci stupisce ancora una volta con un eccellente disco dal vivo, forse il migliore della sua carriera (e ne ha fatti parecchi “non male”, per usare un eufemismo, sempre molto diversi tra loro). Per l’occasione il concerto verrà pubblicato in tre diversi formati separati: doppio CD, doppio DVD o Blu-Ray.

La recensione la leggerete in anteprima sul Buscadero di giugno (sì, l’ho scritta io) e poi a seguire sul Blog. Nel frattempo ecco la lista completa dei brani:

[CD1]
1. This Train
2. Drive
3. The Valley Runs Low
4. Dust Bowl
5. Driving Towards The Daylight
6. Black Lung Heartache
7. Blue And Evil
8. Livin’ Easy
9. Get Back My Tomorrow

[CD2]
1. Mountain Time
2. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live
3. Song Of Yesterday
4. Woke Up Dreaming
5. Hummingbird
6. The Rose

E i nomi dei musicisti impegnati nel concerto: Mahalia Barnes alla guida dei 3 backing vocalists australiani (gli altri due Juanita Tippins e Gary Pinto) , la cellista acustica ed elettrica di origine cinese Tina Guo (impegnata anche al erhu) e il percussionista egiziano Hossan Ramzy (che era quello utilizzato da Page & Plant per l’album No Quarter e nel Unledded Tour). Nella band di Bonamassa a fianco dei soliti Reese Wynans (piano), e Anton Fig batteria), troviamo anche Eric Bazilian, l’eccellente multistrumentista degli Hooters). Il concerto è fantastico ed elettrizzante, come si desume dai due video inseriti nel Post.

jeff tweedy together at last

“Strano” disco solista per Jeff Tweedy dei Wilco, Together At Last, in uscita il 23 giugno prossimo per la Anti/Epitaph, conterrà rivisitazioni acustiche di brani già incisi dal nostro con i gruppi in cui ha militato, Wilco appunto, Loose Fur e Golden Smog. Quest’anno anche il musicista di Belleville, Illinois (ma residente a Chicago) taglia anche lui il traguardo dei 50 anni ad agosto e decide di pubblicare questo disco particolare, forse non del tutto comprensibile, o forse sì. anche alla luce dell’ultimo Wilco Schmilco che era già un album intimista e a tratti acustico, ma questa volta Tweedy è proprio da solo, e si dovrebbe trattare del primo di una serie di album chiamati Loft Acoustic Sessions, Produce lo stesso Jeff, insieme a Tom Schick, per un totale di 11 brani.

1. Via Chicago
2. Laminated Cat
3. Lost Love
4. Muzzle Of Bees
5. Ashes Of American Flags
6. Dawned On Me
7. In A Future Age
8. I Am Trying To Break Your Heart
9. Hummingbird
10. I’m Always In Love
11. Sky Blue Sky

Sembra interessante, lo preferisco in versione elettrica, o quantomeno accompagnato da una band, ma comunque il primo brano rilasciato non è affatto male.

willie nile positively bob

Disco nuovo, sempre previsto per il 23 giugno, anche per Willie Nile: il titolo, e pure il sottotitolo, dicono tutto. Positively Bob, Willie Nile Sings Bob Dylan, autofinanziato con il solito sistema del crowdfunding via Pledge Music, parte dei proventi andrà alla The Light Of Day Foundation. Si sa abbastanza poco del disco, che uscirà su etichetta River House Records, ma dal teaser video qui sotto, sembra un album elettrico.

Nove brani in tutto, direi tutte prime scelte, ecco i titoli:

1. The Times Are A’ Changin’
2. Rainy Day Women #12 & 35
3. Blowin’ In The Wind
4. A Hard Rain’s A’ Gonna Fall
5. I Want You
6. Subterranean Homesick Blues
7. Love Minus Zero, No Limit
8. Every Grain Of Sand
9. You Ain’t Goin’ Nowhere

peter perrett how the west was won

Il prossimo album, previsto per il 30 giugno in questo caso, è quello di un’artista ignoto ai più, ma che al sottoscritto è sempre piaciuto molto: Peter Perrett, leader sul finire degli anni ’70 di una delle migliori e più misconosciute band inglesi dell’epoca, gli Only Ones, autori di alcuni splendidi album, dove a fianco della voce di Perrett si apprezzava anche il grande lavoro alla chitarra di John Perry. Senti che musica.

Tre dischi, tra il 1978 e il 1980, se vi capita cercateli, si trovano ancora facilmente in giro, poi tentativi di reunion varie, carriere soliste mai decollate per entrambi (in effetti Perrett avrebbe pubblicato nel 1996 anche un disco come Peter Perrett in The One – Woke Up Sticky, che non era neppure male, ma se ne sono accorti in pochi); per cui How The West Was Won deve essere considerato il suo esordio da solista. Non ho sentito l’album integralmente, ma a giudicare dallo splendida title track, che potete ascoltare di seguito, e anche da An Epic Story, mi sembra abbia tutte le carte in regola, se non per vendere, quanto meno per allietare le giornate degli appassionati della buona musica. Prodotto da Chris Kimsey (esatto, quello dei Rolling Stones), esce su etichetta Domino.

Accompagnato dai figli Jamie and Peter Jr., il disco ci propone dieci splendide canzoni (vado sulla fiducia, ma la classe non è acqua):

1. How The West Was Won
2. An Epic Story
3. Hard To Say No
4. Troika
5. Living In My Head
6. Man Of Extremes
7. Sweet Endeavour
8. C Voyeurger
9. Something In My Brain
10. Take Me Home

beach boys sunshine tomorrow

Nel post precedente, di due o tre giorni fa, dedicato soprattutto alle ristampe, questo era sfuggito: però a ben vedere, visto che uscirà il 30 giugno, per la Capitol/Universal, Sunshine Tomorrow dei Beach Boys è destinata a diventare un’altra delle ristampe più attese e sorprendenti della prossima estate: Un altro disco dei Beach Boys? Ebbene sì: si tratta della versione stereo del disco del 1967 Wild Honey, ma arricchito da una pletora di brani provenienti da varie fonti. Outtakes da quel album, ma anche da Smiley Smile, pezzi dal vivo registrati tra le Hawaii, Washington, DC e Boston, e tantissimo altro.

Leggete i contenuti, 65, dicasi, sessantacinque brani, tra cui moltissimo materiale inedito:

CD 1

Wild Honey (New Stereo Mix) (original mix released as Capitol ST 2859, 1967)
(New stereo mix, except as noted *. Recorded September 15 to November 15, 1967 at Brian Wilson’s house and at Wally Heider Recording in Hollywood, California)

1. Wild Honey (2:45)
2. Aren’t You Glad (2:16)
3. I Was Made To Love Her (2:07)
4. Country Air (2:21)
5. A Thing Or Two (2:42)
6. Darlin’ (2:14)
7. I’d Love Just Once To See You (1:49)
8. Here Comes The Night (2:44)
9. Let The Wind Blow (2:23)
10. How She Boogalooed It (1:59)
11. Mama Says * (Original Mono Mix) (1:08)

Wild Honey Sessions: September – November 1967 (Previously Unreleased)
12. Lonely Days (Alternate Version) (1:45)
13. Cool Cool Water (Alternate Early Version) (2:08)
14. Time To Get Alone (Alternate Early Version) (3:08)
15. Can’t Wait Too Long (Alternate Early Version) (2:49)
16. I’d Love Just Once To See You (Alternate Version) (2:22)
17. I Was Made To Love Her (Vocal Insert Session) (1:35)
18. I Was Made To Love Her (Long Version) (2:35)
19. Hide Go Seek (0:51)
20. Honey Get Home (1:22)
21. Wild Honey (Session Highlights) (5:39)
22. Aren’t You Glad (Session Highlights) (4:21)
23. A Thing Or Two (Track And Backing Vocals) (1:01)
24. Darlin’ (Session Highlights) (4:36)
25. Let The Wind Blow (Session Highlights) (4:14)

Wild Honey Live: 1967 – 1970 (Previously Unreleased)
26. Wild Honey (Live) (2:53) – recorded in Detroit, November 17, 1967
27. Country Air (Live) (2:20) – recorded in Detroit, November 17, 1967
28. Darlin’ (Live) (2:25) – recorded in Pittsburgh, November 22, 1967
29. How She Boogalooed It (Live) (2:43) – recorded in Detroit, November 17, 1967
30. Aren’t You Glad (Live) (3:12) – recorded in 1970, location unknown

31. Mama Says (Session Highlights) (3:08)
(Previously unreleased vocal session highlights. Recorded at Wally Heider Recording, November 1967)

CD 2

Smiley Smile Sessions: June – July 1967 (Previously Unreleased)
(Recorded June and July 1967 at Brian Wilson’s house, Western Recorders, SRS, and/or Columbia Studios, except as noted *)
1. Heroes And Villains (Single Version Backing Track) (3:38)
2. Vegetables (Long Version) (2:55)
3. Fall Breaks And Back To Winter (Alternate Mix) (2:28)
4. Wind Chimes (Alternate Tag Section) (0:48)
5. Wonderful (Backing Track) (2:23)
6. With Me Tonight (Alternate Version With Session Intro) (0:51)
7. Little Pad (Backing Track) (2:40)
8. All Day All Night (Whistle In) (Alternate Version 1) (1:04)
9. All Day All Night (Whistle In) (Alternate Version 2) (0:50)
10. Untitled (Redwood) * (0:35)
(Previously unreleased instrumental fragment. Studio and exact recording date unknown. Discovered in tape box labeled “Redwood”)

Lei’d In Hawaii “Live” Album: September 1967 (Previously Unreleased)
(Recorded September 11, 1967 at Wally Heider Recording in Hollywood, CA, with additional recording September 29, 1967 (except as noted *). Original mono mixes from assembled master ½” reel, dated September 29, 1967, discovered in the Brother Records Archives.)
11. Fred Vail Intro (0:24)
12. The Letter (1:54)
13. You’re So Good To Me (2:31)
14. Help Me, Rhonda (2:24)
15. California Girls (2:30)
16. Surfer Girl (2:17)
17. Sloop John B (2:50)
18. With A Little Help From My Friends * (2:21)
(Recorded at Brian Wilson’s house, September 23, 1967)
19. Their Hearts Were Full Of Spring * (2:33)
(Recorded during rehearsal, August 26, 1967, Honolulu, Hawaii)
20. God Only Knows (2:45)
21. Good Vibrations (4:13)
22. Game Of Love (2:11)
23. The Letter (Alternate Take) (1:56)
24. With A Little Help From My Friends (Stereo Mix) (2:21)

Live In Hawaii: August 1967 (Previously Unreleased)
(The Beach Boys recorded two complete concerts and rehearsals in Honolulu on August 25 and 26, 1967. Brian Wilson rejoined the group onstage for these shows; Bruce Johnston was not present. The following tracks derive from the original 1″ 8-track master reels discovered in the Brother Records Archives.)
25. Hawthorne Boulevard (1:05)
26. Surfin’ (1:40)
27. Gettin’ Hungry (3:19)
28. Hawaii (Rehearsal Take) (1:11)
29. Heroes And Villains (Rehearsal) (4:45)

Thanksgiving Tour 1967: Live In Washington, D.C. & Boston (Previously Unreleased)
(The touring Beach Boys – Mike, Carl, Dennis, Al, and Bruce – embarked on a Thanksgiving Tour immediately after delivering the finished Wild Honey album to Capitol Records. For this tour, the band was augmented by Ron Brown on bass and Daryl Dragon on keyboards.)
30. California Girls (Live) (2:32) – recorded in Washington, DC, November 19, 1967
31. Graduation Day (Live) (2:56) – recorded in Washington, DC, November 19, 1967
32. I Get Around (Live) (2:53) – recorded in Boston, November 23, 1967

Additional 1967 Studio Recordings (Previously Unreleased)
33. Surf’s Up (1967 Version) (5:25)
(Recorded during the Wild Honey sessions in November 1967)
34. Surfer Girl (1967 A Capella Mix) (2:17)
(Previously unreleased mix of Lei’d In Hawaii take from the Wally Heider Recording sessions in September 1967)

Per la gioia di grandi e piccini, ed estratti dal periodo più fertile e creativo della band di Brian Wilson, e avrà pure un prezzo speciale, un doppio CD al costo di uno. Non ci sono ancora video specifici dedicati a questa ristampa, ma due o tre canzoni (!!!) tra cui scegliere mi sembra si possano trovare

sonny landreth recorded live in lafayette

Un’altra uscita interessante prevista per il 30 giugno è questo Live In Lafayette, doppio CD dal vivo per uno dei migliori chitarristi in circolazione, maestro della slide guitar e non solo, Sonny Landreth registra questo album proprio nella sua città adottiva (perché, per la precisione, è nato a Canton, Mississippi). Un album con un disco acustico ed uno elettrico, pubblicato dalla Mascot/Provogue:

CD1: Acoustic]
1. Blues Attack
2. Hell At Home
3. Key To The Highway
4. Creole Angel
5. A World Away
6. The High Side
7. Bound By The Blues
8. The U.S.S. Zydecoldsmobile

[CD2: Electric]
1. Back To Bayou Teche
2. True Blue
3. The Milky Way Home
4. Brave New Girl
5. Überesso
6. Soul Salvation
7. Walkin’ Blues
8. The One And Only Truth

Peccato che non sia stato accluso anche un video con le riprese del concerto, visto che a giudicare dal filmato qui sopra, pare esista.

Fine della seconda parte, alla prossima.

Bruno Conti

Ecco Un “Piccolo” Cofanetto Fatto Come Si Deve! Ian Hunter – Stranded In Reality Parte II

ian hunter stranded in reality

Ian Hunter – Stranded In Reality – Proper Box Set 28CD + 2DVD

Ed ecco la Parte II.

Rant (2001): dopo altri cinque anni senza dischi, Ian torna con il suo lavoro più “politico”, profondamente critico verso la sua patria ma pure verso l’amministrazione Bush in America (e prima delle Torri Gemelle), ma anche il suo migliore da vent’anni a questa parte, con una solida band capitanata dal chitarrista Andy York (che si porta dietro Willie Nile come ospite), al punto che ancora oggi il gruppo che accompagna il nostro si fa chiamare The Rant Band. Fin dalle prime note dell’energica Rip Off si capisce che Ian è in gran forma ed il gruppo è quello giusto, un disco di rock’n’roll forte ed ispirato, con punte come la potente American Spy, la fluida Wash Us Away, la vibrante Knees Of My Heart (bellissima) e la travolgente Still Love Rock And Roll, nella quale l’ex Mott dimostra di avere ancora la forza di un ragazzino.

String Attached (2003): altro splendido doppio CD dal vivo, registrato ad Oslo con Andy York più musicisti norvegesi e la sezione archi dei Trondheimsolistene Strings, che accompagna le canzoni di Ian con misura e mai in modo invasivo: il risultato è il miglior live di Ian dopo Welcome To The Club, con il repertorio del riccioluto rocker rivisitato in chiave elettroacustica: intanto, finalmente troviamo su un live di Hunter la fantastica Roll Away The Stone, uno dei miei brani preferiti dei Mott (anche se questa versione rallentata non mi convince pienamente), ma in aggiunta il CD offre versioni strepitose di grandi canzoni come I Wish I Was Your Mother, una maestosa Boy, All The Young Dudes, Irene Wilde, Once Bitten, Twice Shy, Michael Picasso e Saturday Gigs, due rarità del periodo Hoople come Rest In Peace e la splendida Waterlow, una favolosa rilettura rallentata di All Of The Good Ones Are Taken, che diventa praticamente un’altra canzone, e perfino pezzi nuovi come Twisted Steel, Rollerball e, in esclusiva per questo box, Your Way.

Shrunken Heads (2007): Ian conferma il suo ottimo momento di forma, che culminerà con il disco seguente; Shrunken Heads è comunque ancora meglio di Rant, inciso con l’ormai abituale partner Andy York e con la Rant Band (e Jeff Tweedy ospite in tre brani), l’album si apre con la scintillante Words (Big Mouth), un uptempo decisamente riuscito ed orecchiabile, ma presenta diversi pezzi degni di nota, come l’accattivante When The World Was Round, all’epoca scelta come singolo, la lunga e bellissima title track, una ballata delle sue, lo splendido folk-rock elettrico Soul Of America, la rootsy I Am What I Hated When I Was Young e, tra le bonus tracks (uscite allora su un EP limitato), la toccante Wasted, uno slow che sarebbe dovuto finire sul disco principale.

Man Overboard (2009): ed ecco il capolavoro: Man Overboard è a mio parere il miglior disco di Hunter dopo Schizofrenic (per chi scrive, disco dell’anno 2009), con uno Ian in forma ed ispirato come raramente gli è capitato. Il brano centrale è sicuramente la title track, una delle più belle canzoni del nostro, una fantastica folk ballad dal sapore marinaresco, suonata e cantata in modo strepitoso; dovrei citarle tutte, ma poi diventa una recensione a parte: non posso però non menzionare l’irresistibile The Great Escape, un folk-rock di grande presa, la fluida Arms And Legs, lussuosa rock ballad, la ficcante Up And Running, la trascinante e divertente The Girl From The Office, tra le migliori del disco, l’impeccabile Flowers, dal ritornello vincente, la dolce Win It All, una ninna nanna d’autore, e la conclusiva River Of Tears, altra splendida ballata rock dal sapore folk e melodia di prim’ordine.

When I’m President (2012): uno dei dischi più rock’n’roll di Ian, e solo di poco inferiore al suo predecessore (ed ancora con la Rant Band protagonista), When I’m President è un concentrato di energia e grandi canzoni, a partire dalla trascinante (ed ironica) title track, e proseguendo con le irresistibili Comfortable, What For e Wild Bunch, tre brani ad alta gradazione rock, o le saltellanti Saint e Just The Way You Look Tonight, dalle melodie dirette e coinvolgenti. Ma la ballate non mancano, e tra loro spicca la favolosa Life, dal testo toccante e musica pure.

Live In The UK 2010 (2015): primo live ufficiale di Ian con la Rant Band, registrato in varie locations nel Regno Unito, contiene meno classici del solito (Ships, Irene Wilde, Michael Picasso, All The Young Dudes, la sempre meravigliosa Waterlow, oltre ad una oscura Sea Diver, un brano poco noto del periodo Mott The Hoople) e si concentra principalmente sugli ultimi dischi, con ottime riletture di Words (Big Mouth), Flowers, Soul Of America, Man Overboard (sempre una goduria) e 23a Swan Hill, per finire con una cover a tutto rock’n’roll di Sweet Jane (Velvet Underground), un classico nei concerti dei Mott ma una rarità in quelli di Ian solista.

Per i completisti, questo è il mio recente post sull’ultimo album di Ian, Fingers Crossed (http://discoclub.myblog.it/2016/09/28/altro-grande-vecchiosempre-forma-smagliante-ian-hunter-fingers-crossed/), da qui in poi iniziano i CD esclusivi per questo box, a partire da

Tilting The Mirror: un doppio CD che “recupera” rarità varie, pubblicate su antologie, tributi o colonne sonore, con anche però una manciata di inediti assoluti, come Common Disease e If The Slipper Don’t Fit (outtakes di Alien Boy), due ottimi rock’n’roll, il primo fatto e finito, mentre il secondo è solo una backing track senza voce, ed una Waterlow eseguita in trio in studio. Il primo CD, oltre a qualche single versions degli anni settanta, presenta una prima versione di The Outsider, già splendida, e diverse outtakes da Short Back’n’Sides (già uscite in una edizione del 1994), con almeno due di esse (la ballata You Stepped Into My Dreams e lo scatenato rock’n’roll Na Na Na) meglio di molto materiale poi finito sul disco originale. Il secondo dischetto recupera quattro pezzi tratti da colonne sonore degli anni ottanta, da tempo fuori catalogo (gli unici brani registrati da Ian tra il 1983 ed il 1990), tra i quali spicca la roccata e grintosa Great Expectations, l’unica tra l’altro a non risentire delle sonorità fasulle e gonfie tipiche dell’epoca, e si conclude con One More Time, scritta da Alejandro Escovedo e tratta da Por Vida, disco tributo dedicato al rocker texano.

If You Wait Long Enough For Anything, You Can Get It On Sale: altro doppio, questa volta dal vivo, che presenta per la prima volta (nel primo CD e parte del secondo) il leggendario concerto di Ian & Band (con Ronson) all’Hammersmith Odeon il 22 Novembre del 1979, uno show di cui per decenni i fans hanno favoleggiato e che è considerato il Santo Graal di Hunter. Ed in effetti qui siamo a livelli altissimi, addirittura meglio di Welcome To The Club (il tour è lo stesso, e pure la scaletta, anche se con le canzoni in ordine diverso), con i nostri in serata di grazia e nessun brano che sia a livelli meno che strepitosi, con punte di eccellenza assoluta quali Laugh At Me, una cover molto dylaniana di un brano di Sonny Bono come solista, Sons And Daughters, Just Another Night, Bastard e, come finale, una stratosferica When The Daylight Comes di quasi 17 minuti, che da sola vale il prezzo (in una veste tra l’altro molto diversa, quasi blues). Basterebbe questo concerto, ma il secondo CD offre altri otto pezzi tratti da varie serate del 1979 e 1981, tra i quali spicca una rara Is Your Love In Vain? di Bob Dylan.

Bag Of Tricks: tre CD molto interessanti (presentati separatamente), sottotitolati Live Rarities, e che quindi prendono in esame brani suonati poche volte dal vivo dal nostro, oppure anche brani noti ma eseguiti in occasioni particolari, come il caso, nel primo CD, dei due pezzi proposti nel 1994 al concerto in memoria di Mick Ronson, cioè la prima esecuzione in assoluto di Michael Picasso (e se non vi commuovete vuol dire che siete dei robot) e la Resurrection Mary più bella di sempre. C’è anche qualche cover (Day Tripper, molto più rock di quella dei Beatles, una tosta e vigorosa While You Were Looking At Me di Little Steven, la dylaniana Knockin’ On Heaven’s Door e la poco nota Isolation di John Lennon) e diversi pezzi rari dei Mott The Hoople, come Rock’n’Roll Queen, Death May Be Your Santa Claus, Hymn For The Dudes, The Original Mixed-Up Kid e le oscure Alice e The Moon Upstairs, oltre ad una Roll Away The Stone finalmente fatta come si deve. Il resto è repertorio “minore” di Hunter solista, ma non per questo meno interessante: i titoli a mio avviso più riusciti sono American Spy, la ballata semi-acustica Death Of A Nation (in origine molto più rock), Twisted Steel, una strepitosa The Truth, The Whole Truth And Nothin’ But The Truth di otto minuti e con un Andy York stratosferico, la sempre magnifica The Outsider, che nonostante sia una delle più belle ballate del nostro non viene suonata spesso, l’intensa The Ballad Of Little Star, la brillante Just The Way You Look Tonight e When I’m President, trascinante anche in questa versione elettroacustica.

Acoustic Shadows: nel 2008 Ian intraprese una breve tournée acustica in patria, accompagnato da due membri della Rant Band (James Mastro alla chitarra e Steve Holley, ex Wings, alle percussioni): qui c’è un estratto dal concerto di Dartford, nel Kent, nel quale Ian rivisita anche pagine minori del suo repertorio mantenendo grande freschezza anche in questa veste spoglia, ed accentuando ulteriormente il suo stile dylaniano. Hunter non ha paura di affrontare pezzi più mossi, come Where Do You All Come From, originariamente uno lato B dei Mott che il nostro non suonava dal 1973, Sweet Jane, Honaloochie Boogie (finalmente!) e Once Bitten, Twice Shy, ma chiaramente il meglio lo dà nelle ballate, tra le quali emergono le ottime Scars e Shrunken Heads. Ma gli highlights assoluti sono due strepitosi medley, di dieci e sette minuti rispettivamente, che fondono insieme Irene Wilde-Ships-Letter From Britannia From The Union Jack l’uno (solo con Ian ed il suo pianoforte) e Soul Of America-I Wish I Was Your Mother l’altro.

Experiments: l’ultimo CD è anche quello più interessante di tutti, e da solo vale parte della spesa richiesta per il box: infatti, a parte tre prime versioni di Too Much, Artful Dodger e Michael Picasso (quest’ultima gareggia in bellezza con quella poi pubblicata), il dischetto contiene quindici canzoni mai sentite, provenienti dall’archivio personale di Hunter, ma non takes differenti di brani già conosciuti, bensì proprio pezzi inediti, che in seguito Ian non riprenderà più in mano. La maggior parte sono canzoni fatte e finite, c’è anche qualche demo casalingo in cui il nostro suona tutti gli strumenti, ed un paio di abbozzi, almeno dal punto di vista del testo (come You’re Messin’ With The King Of Rock’n’Roll, musicalmente trascinante ma si capisce che le parole non sono quelle definitive). Ed i brani degni di nota non mancano di certo, in alcuni casi non avrebbero sfigurato su qualsiasi disco di Ian, come Money Can’t Buy Love, forse con qualche synth di troppo ma servita da una squisita melodia pop, l’orecchiabile Look Before You Leap, un potenziale singolo di successo, Demolition Derby, un home demo un po’ troppo elettronico ma che con un arrangiamento differente poteva diventare una grande canzone, la vivace e solare San Diego Freeway, parzialmente ispirata dai Beach Boys, ed una versione molto soulful di The Man In Me, un brano “minore” di Bob Dylan.

It Never Happened: la parte visiva del cofanetto, due DVD che spaziano lungo tutta la carriera del nostro. Il primo dischetto comprende 24 canzoni e scorre in un battibaleno, riproponendo più o meno tutti i classici di Ian sfruttando rari filmati promozionali, apparizioni televisive, brani dal vivo (tra i quali tre pezzi al Rockpalast nel 1980 e quattro a Londra nel 1989, dallo stesso concerto del CD BBC Live In Concert) e diversi videoclip (divertente quello di All Of The Good Ones Are Taken, parodia del film Arthur con Dudley Moore). Peccato per l’assenza della All The Young Dudes suonata nel 1992 al concerto tributo per Freddie Mercury, con i tre Queen superstiti, David Bowie e, soprattutto, Mick Ronson alla sua ultima apparizione prima della tragica scomparsa. Il secondo DVD è tutto dal vivo, con dieci pezzi a Toronto nel 1979 (lo stesso tour dal quale è stato tratto Welcome To The Club, quindi qualità super), altrettanti a New York nel 1981 (usciti all’epoca su VHS con il titolo Ian Hunter Rocks e pubblicati in CD nel 2012 dentro l’antologia From The Knees Of My Heart, ma mai in DVD prima d’ora), ed infine il concerto completo ad Oslo dal quale è stato tratto Strings Attached, che non è proprio una rarità dato che è ancora reperibilissimo in DVD.

Sperando di non avervi fatto addormentare, concludo affermando che questo Stranded In Reality è un box, l’avrete capito, difficile da ignorare (non dico imperdibile perché capisco che la spesa è notevole): mi sbilancio e lo eleggo ristampa dell’anno (Pink Floyd permettendo).

Marco Verdi

Son “Strani” Questi Gruppi! Wilco – Star Wars Esce Il 21 Agosto. Per Ora Download E Streaming Gratuito

wilco star wars

Ci sono capitato per caso, comunque se andate sul sito dei Wilco a questo link potete scaricare gratuitamente il nuovo album Star Wars che uscirà il 21 agosto per la dBpm/Anti Records http://wilcoworld.net/. Non so per quanto resterà gratis, comunque mi pare si trovi il download gratuito anche su Amazon e altre piattaforme, e tra l’altro mi pare pure bello, anche se “strano” e forse cortino, 33 minuti e poco più; oltre a tutto non fanno come gli U2, se non lo volete nessuno vi obbliga, nemmeno la Apple. Bella idea!

E se preferite solo ascoltarlo in streaming il link è qui sopra. Proseguo con l’ascolto,   e magari riferisco anche le prime impressioni: il primo brano EKG sembrano i King Crimson sperimentali di Starless And Bible Black o i Sonic Youth, More…ricorda una sorta di Beatles psichedelici (vecchio pallino di Jeff Tweedy), Random Name Generator pare una variazione sul tema del brano precedente, The Joke Explained mi sembra abbia sempre quel giro di accordi, alla John Lennon in veste dylaniana, You Satellite Taste The Ceiling sono completamente diverse, anche se l’atmosfera sonora del disco in linea di massima è quella,  però parrebbe niente scherzetti e prese in giro in vista. First impressions: il resto ascoltatevelo in pace.

Ma saranno contenti alla Anti?

Come avrebbe detto Obelix, SPQA, “Sono Pazzi Questi Artisti”!

Bruno Conti

 

“Solo” Un Altro Disco di Richard Thompson – Still

richard thompon still

Richard Thompson – Still – Proper/Concord

Potremmo aggiungere che è “solo” il sedicesimo disco di studio di Richard Thompson (ma ovviamente non contiamo quelli fatti con Linda, la famiglia, collaboratori vari, i Fairport Convention, oltre ai dischi dal vivo, le antologie, i cofanetti, le raccolte di inediti, i DVD, e molto altro): dal 1967, quando è uscito il primo disco omonimo dei Fairport ad oggi, Thompson credo (anzi ne sono certo) non abbia mai fatto un disco, non dico brutto, ma scarso. Nella sua discografia ci sono varie punte di eccellenza e un ilvello medio-alto costante negli anni, fatto che per il sottoscritto lo mette nella Top 10 degli artisti viventi più importanti della storia del rock (del folk e di qualsiasi altra musica vi venga in mente). Forse sarò parziale, ma per me Richard Thompson vale i Beatles, Dylan, Hendrix, gli Stones, Van Morrison, Springsteen, Presley e gli inventori del R&R e del soul nel pantheon dei grandi, e pur avendolo detto in altre occasioni, non essendo Paganini, lo ripeto! Il titolo, per Thompson, con l’ironia che lo contraddistingue, lascia intendere che si potrebbe interpretare anche come ” Ancora! Ma non era sparito da secoli?”, con quel piccolo tocco di vanità e amor proprio che non guasta, perché il punto interrogativo non c’è. Quindi “ancora”!

E il disco, ma non poteva essere diversamente, è ancora una volta molto bello: preceduto da grandi attese, quando si era saputo che l’album sarebbe stato prodotto da Jeff Tweedy, registrato negli studi di Chicago dei Wilco, molti pensavano che avrebbe potuto segnare un cambiamento nei suoni e nell’andamento sonoro della musica di Thompson, essere il suo Yankee Hotel Foxtrot, una strada però che era già stata percorsa nei dischi prodotti da Mitchell Froom, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, alcuni peraltro molto riusciti (penso a Rumor and Sigh o al doppio You?Me?Us?, ma brutti non ne ha fatti, per cui…), con suoni più carichi e complessi, ricchi di tastiere, forse meno immediati, ma con le canzoni sempre al centro del progetto. E comunque anche, per la serie dei corsi e ricorsi, First Light Sunnyvista avevano avuto questo approccio sonoro più elaborato. Il nostro vive da moltissimi anni negli Stati Uniti e quindi questo tipo di suono americano è già stato usato nel passato, anche quello più recente, con l’eccellente Electric  http://discoclub.myblog.it/2013/02/22/semplicemente-richard-thompson-electric/  che percorreva, in parte, addirittura i sentieri del genere “americana”, grazie alla produzione di un altro chitarrista, in quel caso Buddy Miller. Poi ci sono stati il DVD dal vivo, il disco acustico e quello con la famiglia, assai diversi stilisticamente tra loro. Ora è la volta di Still, dove Tweedy ha privilegiato il suono di Thompson quando suona dal vivo, il classico trio, chitarra-basso e batteria, con le canzoni che sono il veicolo sonoro e la chitarra di Richard libera di improvvisare quando l’estro lo richiede, cioè abbastanza spesso. Probabilmente era difficile cercare di migliorare la quasi perfezione del sound, quindi, come ammette lo stesso musicista inglese, il contributo di Tweedy potrebbe risultare quasi impercettibile alle orecchie dell’ascoltatore, ma si affretta ad aggiungere, comunque indispensabile https://www.youtube.com/watch?v=o-b2ACVhSzU . Tradotto in soldoni, è il solito bel disco di Richard Thompson. E’ non è poco, Jeff Tweedy e Jim Elkington aggiungono le loro chitarre (Tweedy anche marxophone, mellotron e guitarorgan !!, quindi forse il complimento di Thompson è meritato), Liam Cunningham, la brava cantautrice emergente Sima Cunningham e Siobhan Kennedy aggiungono le loro voci, ma il protagonista assoluto è ancora una volta il nostro amico: con la sua voce inconfondibile, la chitarra unica e quando serve un tocco di fisarmonica, uno di mandolino e di ukulele e il gioco è fatto.

Dodici canzoni nella versione standard ( più altre cinque nella versione doppia Deluxe, che include il Variations EP e che vi consiglio): She Never Could Resist A Winding Road è un classico brano à la Thompson, quindi bellissimo, una ballata folk di purezza cristallina, con gli arpeggi delle chitarre di Thompson che iniziano a costruire le solite delizie da gourmet della sei corde, piccoli tocchi di tastiere sullo sfondo e le armonie vocali della Kennedy, tutto nel tipico e classico canone thompsoniano, rafforzato da un testo che racconta di un personaggio ricorrente nelle sue canzoni, un’altra faccia della donna di Beeswing, “piedi freddi” e cuore caldo, indecisa ma sempre “migliore” delle sue controparti maschili, descritta con la consueta partecipazione e simpatia. Beatnik Walking, con due chitarre acustiche a inseguirsi dai canali dello stereo è un delicata delizia folk per i nostri padiglioni auditivi e il lavoro cesellato della sezione ritmica di Prodaniuk e Jerome ha una “presenza” da incontro sonoro ravvicinato. Patty Don’t You Put Me Down, la storia di una relazione finita, è anche l’occasione per le consuete metafore politiche e sociali di Richard, sarcastico e quasi cattivo nei suoi giudizi, ma è anche un brano rock dove la chitarra di Thompson traccia quelle traiettorie soliste che sono solo sue, con un paio di assolo che valgono il prezzo del biglietto (o del disco). Eccellente anche Broken Doll, dove delle tastiere quasi spettrali aggiungono un tocco di drammaticità ad un brano dall’andatura più sospesa e meno immediata, con l’elettrica di Thompson che qui lavora sui toni e la coloritura. All Buttoned Up è un’altra variazione nel vasto repertorio del nostro, andatura nervosa e rimbalzante, si potrebbe usare funky se non fosse lui, (anche se una una volta parlò di funky folk), forse si applica a questo brano, con la chitarra a disegnare le solite “impossibili” evoluzioni solistiche, tra mandolini, tastiere e altre chitarre che occhieggiano sullo sfondo. Josephine è una delicata ballata acustica di stampo folk, memore del suo passato e presente amore per la grande tradizione della canzone popolare inglese, che incarna perfettamente.

Long John Silver, la storia di un moderno pirata dei giorni nostri è l’occasione per un altro tuffo nel rock inconfondibile alla Thompson, chitarra tagliente e sempre imprevedibile e ritmi vivaci, poi virati nei tempi quasi marziali di una Pony In The Stable che ci riporta ai gloriosi giorni del folk-rock dei primi Fairport Convention. A seguire una ballata sontuosa ed avvolgente, come la struggente Where’s Your Heart, altra dimostrazione della inesauribile vena compositiva di questo signore che non finisce di stupire per la sua capacità di scrivere ad ogni album nuove piccole perle da aggiungere al suo songbook, ottimo nuovamente il lavoro di Siobhan Kennedy, alle armonie vocali. Poi è di nuovo tempo di rock con le evoluzioni frenetiche di No Peace, No End, pezzo dove Thompson estrae dalla sua solista altre incredibili mirabilie da ascoltare in religioso silenzio, mentre Dungeon Eyes rallenta ad un mid-tempo più ragionevole, non per questo meno intenso e godibile delle altre canzoni presenti in Still. Che si conclude con un brano, Guitar Heroes, che si potrebbe definire “The Rock’n’Roll According to Richard Thompson”, una cavalcata di quasi otto minuti dove Thompson ripropone gli stili di alcuni grandi chitarristi che hanno influenzato la sua storia di giovane ascoltatore di musica: e quindi ecco perfette citazioni di Melodie Au Crepuscule di “Django” Reinhardt, Caravan, nella versione di Les Paul, Brenda Lee di Chuck Berry, il chicken pickin’ di James Burton in Susie-Q e gli Shadows di Apache, prima di concludere con uno sferzante assolo di quelli che sono solo suoi.

Bruno Conti

Prossime Uscite Future: Alcuni Suggerimenti. Jeff Beck, Paul Weller, Pete Townshend, Dawes, Indigo Girls, Rickie Lee Jones, Richard Thompson

jeff beck - live+

Qualche suggerimento su alcuni titoli interessanti in uscita tra fine maggio e fine giugno (oltre a quelli già segnalati con appositi Post, tipo le ristampe degli Stones  e il nuovo James Taylor e altri in uscita a maggio, che saranno oggetto del solito riepilogo riassuntivo di fine mese, oltre alle singole recensioni, che non mancano mai). Partiamo con il CD che vedete effigiato qui sopra, come dice il titolo Jeff Beck Live+ è l’ennesimo album dal vivo del grande chitarrista inglese, tuttora in giro per il mondo con il tour da cui è stato estrapolato il disco, registrato in diverse date del 2014. La tournée è in parte in solitaria, con alcune serate dove Jeff Beck si esibisce con i ZZ Top. Questo nuovo album dal vivo è in uscita per la Atco/Rhino/Warner in data 19 maggio e conterrà anche due pezzi nuovi in studio (il + del titolo), mentre entro fine anno dovrebbe uscire anche un album di studio completo, il seguito di Emotion & Commotion del 2010. CD, Ep e DVD Live di Beck ne sono usciti parecchi in questi ultimi anni, tra cui un titolo, Yosogai, solo per il mercato giapponese, che conteneva due brani in studio e una versione dal vivo di Danny Boy con Imelda May alla voce, ma questo Live+ si annuncia come una uscita particolarmente interessante: in formazione, oltre alla bassista Rhonda Smith e al batterista Jonathan Joseph, troviamo un secondo chitarrista, Nicolas Meier, ma soprattutto, alla voce, Jimmy Hall, proprio quel Jimmy Hall dei Wet Willie, già presente come cantante in quello che è probabilmente il disco più brutto di Beck Flash (ma erano gli anni ’80 e la versione di People Get Ready con Rod Stewart, salvava in parte l’album). Per l’occasione Hall, anche all’armonica, è in grande spolvero, aiutato anche dal repertorio scelto per l’occasione:

1. Loaded
2. Morning Dew
3. You Know You Know
4. Why Give It Away
5. A Change Is Gonna Come
6. A Day In The Life
7. Superstition
8. Hammerhead
9. Little Wing
10. Big Block
11. Where Were You
12. Danny Boy
13. Rollin And Tumblin
14. Going Down
15. Tribal
16. My Tiled White Floor

Negli ultimi due brani, quelli in studio, ci sono due voci femminili, Ruth Lorenzo e Veronica Bellino. Qui un piccolo assaggino https://www.yahoo.com/music/hear-it-first-jeff-beck-previews-live-118130062071.html

paul weller saturns patterns paul weller saturns patterns deluxe

Sempre il 19 maggio, anche Paul Weller pubblica il suo nuovo album Saturns Pattern, il primo ad uscire per la Parlophone del gruppo Warner ( e Paul corona il sogno di incidere per la stessa etichetta dei Beatles). Naturalmente non manca la versione Deluxe, anzi ce ne sono due, quella con CD, DVD, Vinile colorato, poster e libretto di 20 pagine, che vedete qui sopra, e quella “solo” CD+DVD.

Quest’ultima contiene l’album con 9 brani e un DVD con making of vari e due videoclips, mente la Superdeluxe ha 12 brani nel primo CD:

Tracklist
CD:
1. White Sky
2. Saturns Pattern
3. Going My Way
4. Long Time
5. Pick It Up
6. I’m Where I Should Be
7. Phoenix
8. In The Car…
9. These City Streets
[Bonus Tracks For Deluxe Box Set Only]
10. (I’m a) Roadrunner
11. Dusk Til Dawn
12. White Sky (Prof. Kybert vs. The Moons Remix)

DVD:
1. Saturns Pattern (Behind the Album)
2. Saturns Pattern (track-by-track)
3. White Sky (video)
4. Long Time (video)
5. Long Time (behind-the-scenes)
6. Saturns Pattern photo-shoot (behind-the-scenes)

indigo girls one lost day

A quattro anni dal precedente Beauty Queen Sister, esce il nuovo album, sempre per la Vanguard, delle Indigo Girls. Si chiama One Lost Day, esce il 2 giugno p.v https://www.youtube.com/watch?v=iNe6Cgewxik  e a differenza dell’ultima uscita non sembrerebbero esserci ospiti più o meno famosi, anche se la pattuglia dei musicisti utilizzati è consistente: nuovo produttore Jordan Brooke Hamlin (Lucy Wainwright Roche) e, già presenti in Beauty, Brady Blade e Carol Isaacs. oltre alla touring band delle Indigo Girls e alcuni musicisti addizionali, tra parentesi è indicato con chi hanno suonato in passato: Lex Price (k.d. lang, Mindy Smith), Butterfly Boucher (Ingrid Michaelson, Katie Herzig, Mat Kearney), Fred Eltringham (Sheryl Crow, The Wallflowers, Gigolo Aunts) e Chris Donohue (Dave Matthews, Patty Griffin, Lucinda Williams, Robert Plant) https://www.youtube.com/watch?v=PyO2JDbmsNs . Ai link trovate alcuni video del work in progresso nella registrazione dell’album https://www.youtube.com/watch?v=DUuRKu2zAF4 e https://www.youtube.com/watch?v=7ZtzcdP8uOg

dawes all your favorite bands

Sempre il 2 giugno nuovo CD anche per i californiani Dawes All Your Favorite Bands: secondo i componenti del gruppo si tratta del loro miglior album in assoluto, ma, come detto in altre occasioni, raramente ho sentito qualcuno dire il contrario, salvo pentirsene in un secondo momento. Non sembrerebbe il caso di questo album, etichetta Hub Records (??), visto che il produttore è Dawid Rawlings, da sempre garanzia di qualità, e a giudicare dalla esibizione al David Letterman Show di qualche settimana fa le premesse sono ottime https://www.youtube.com/watch?v=ym3KKRDB9-c. Nella stessa occasione hanno anche eseguito una bellissima versione del brano di Warren Zevon Desperadoes Under The Eaves richiesta espressamente dall’anchorman, in quanto tra le sue canzoni preferite in assoluto e non andata poi in onda nello show https://www.youtube.com/watch?v=drXEp-JjD6U

pete townshend classic quadrophenia cd+dvd pete townshend classic quadrophenia

Un’altra versione? Ebbene sì, dopo la versione rock, quella cinematografica, quella teatrale e innumerevoli versioni dal vivo, in fondo ci mancava un bel Classic Quadrophenia su etichetta Deutsche Grammophon (dove raggiunge Sting, tra gli autori classici dell’etichetta tedesca). A nome Pete Townshend, arrangiato dalla compagna Rachel Fuller, eseguito dalla Royal Philarmonic Orchestra diretta da Robert Ziegler, interpretato dal tenore Alfie Boe, ospiti Billy Idol e Phil Daniels, oltre allo stesso Townshend. Però al sottoscritto non mancava, e continuerà a mancare, anche dopo l’uscita, prevista, dopo vari rinvii, per il 9 giugno, almeno a giudicare dal teaser https://www.youtube.com/watch?v=o-ev6f53g8M e da questo brano eseguito da un cantante classico (magari mi sbaglio, ma mi sembra come sentire Hey Jude o Like A Rolling Stone cantate, chessò, a caso, da Bocelli, orrore)! Canzoni bellissime, ma è rock, per favore…però ognuno è libero di apprezzare. Questo non ve lo suggerisco, ve lo segnalo solo!

rickie lee jones the other side

Nuovo Rickie Lee Jones, The Other Side Of Desire, etichetta di distribuzione Thirty Tigers, la stessa di Lucinda Williams, finanziato dai fans attraverso Pledge Music e registrato a New Orleans, città dove ora vive, ispirato dall’opera di Tennesse Williams ambientata nelle strade della città della Louisiana, prodotto da John Porter, uscirà il 23 giugno. Titoli delle canzoni, le prime, nuove, scritte da una decina di anni a questa parte:

1. Jimmy Choos
2. Valtz de Mon Pere (Lovers’ Oath)
3. J’ai Connais Pas
4. Blinded By The Hunt
5. Infinity
6. I Wasn’t Here
7. Christmas in New Orleans
8. Haunted
9. Feet On The Ground
10. Juliette
11. Finale; (A Spider In The Circus Of The Falling Star)

E una piccola anticipazione…

richard thompon still

Last but not least, come dicono quelli che parlano bene, e mai fu più vero, Richard Thompson è pronto a pubblicare un nuovo disco, Still, che uscirà il 23 giugno, Proper in Europa e Fantasy negli Stati Uniti. Si tratta di una collaborazione, a livello musicale e di produzione, con Jeff Tweedy dei Wilco (nello studio di Chicago del quale è stato registrato il disco). Mica male come accoppiata: i due, in alcune interviste, hanno detto di essersi trovati molto bene a lavorare insieme, e Thompson in particolare ha ricordato che questo nuovo approccio al suono e agli arrangiamenti potrebbe essere una sorpresa per gli ascoltatori, variazioni sottili ma percepibili. Ma d’altronde quando è stato l’utimo album brutto del grande Richard (uno dei miei preferiti in assoluto)? Credo mai. Comunque ci sarà anche una versione Deluxe doppia, come usa molto spesso ultimamente nella produzione del musicista inglese, che ormai vive negli States da moltissimi anni. Questi i brani del doppio CD:

1. She Never Could Resist A Winding Road
2. Beatnik Walking
3. Patty Don’t You Put Me Down
4. Broken Doll
5. All Buttoned Up
6. Josephine
7. Long John Silver
8. Pony In The Stable
9. Where’s Your Heart
10. No Peace, No End
11. Dungeons For Eyes
12. Guitar Heroes

Deluxe Edition Bonus CD2 Variations:
1. Fork In The Road
2. Wounding Myself
3. The May Queen
4. Don’t Take It Laying Down
5. Fergus Laing

 E’ tutto per oggi, alla prossima.

Bruno Conti

Novità Di Febbraio Parte IA. Rhiannon Giddens, Chicago, Pops Staples, Mavericks, Amy Speace E Duke Garwood

rhiannon giddens tomorrow is my turn

A fine mese consueto riepilogo delle novità più interessanti del mese che non hanno avuto, o avranno, una loro recensione o segnalazione specifica. Nei giorni passati sono uscite anche le varie edizioni di Physical Graffiti dei Led Zeppelin, Ol’ Glory di JJ Grey & Mofro, Ooh Yea di Mahalia Barnes. Terraplane di Steve Earle, il nuovo Blackberry Smoke e diversi altri titoli di cui si è parlato più o meno diffusamente sul Blog. In attesa di altri Post completi, tra oggi e domani o dopo, vi segnalo alcune uscite che mi paiono degne di nota, e potrebbero comunque poi venire approfondite. Partiamo con l’album effigiato ad inizio post.

Si tratta dell’esordio solista di Rhiannon Giddens Tomorrow Is My Turn, il primo disco solo (a parte un paio di produzioni indipendenti di assai difficile reperibilità) per la cantante e polistrumentista dei Carolina Chocolate Drops. Il CD, pubblicato dalla Nonesuch, anche grazie alla produzione del “solito” T-Bone Burnett, si discosta abbastanza dalla musica più acustica e tradizionale dei progetti con il gruppo: oltre a country, blues e old-time music, in questo album si ascoltano anche folk, sia americano che celtico, ma puree soul e persino rock. Una cover in inglese di un brano di Charles Azanvour, Tomorrow Is My Turn https://www.youtube.com/watch?v=xhUP9RyxLKg , fatta però alla Nina Simone, O Love Is Teasin, presa da Jean Ritchie ma con accenti celtici, il folk-blues di Shake Sugaree da Elizabeth Cotten https://www.youtube.com/watch?v=FqwRro2G-qA  e Waterboy di Odetta, sempre nell’ambito voci femminili, il pre-R&R e gospel di Up Above My Head, un classico di Sister Rosetta Tharpe, ma anche una ballata assai piacevole, e con il violino della Giddens in evidenza, come Don’t Let It Trouble Your Mind, scritta da Dolly Parton o il valzerone country-soul She’s Got You scritto dal grande Hank Cochran ma legato a Patsy Cline https://www.youtube.com/watch?v=yqqdihSClis . Aiuta il tutto il fatto che nel disco suoni gente come Colin Linden, Jay Bellerose, Keefus Ciancia, Dennis Crouch, Darrell Leonard, Gabe Witcher e molti altri musicisti del giro abituale di T-Bone Burnett.

chicago live in '75

Questo doppio CD dei Chicago Live in ’75, era già uscito a fine 2010 per la Rhino Handmade, quindi a tiratura limitata e piuttosto costoso, come Chicago XXXIV, ma non va confuso con il Live In Japan sempre doppio, pubblicato ai tempi nel 1975, ma registrato in Giappone nel 1972. Al di là della confusione delle date, questo concerto, che riporta il meglio di due serate al Capital Centre di Largo, Maryland tra il 24 e il 26 giugno appunto del ’75, ci presenta la band americana ancora al meglio dello sue notevoli possibilità, prima della scomparsa del chitarrista Terry Kath e della svolta verso un suono più blando e commerciale, e lo fa ad un prezzo abbastanza contenuto. Questo la tracklist dei 2 CD, con tutti i classici dell’epoca in vibranti e tirate esecuzioni:

CD1:
1. Introduction
2. Anyway You Want
3. Beginnings
4. Does Anybody Really Know what Time It Is?
5. Call On Me
6. Make Me Smile
7. So Much To Say, So Much To Give
8. Anxiety’s Moment
9. West Virginia Fantasies
10. Colour My World
11. To Be Free
12. Now More Than Ever
13. Ain’t It Blue?
14. Just You ‘N’ Me
15. (I’ve Been) Searchin’ So Long
16. Mongonucleosis
17. Old Days
18. 25 Or 6 To 4

CD2:
1. Got To Get You Into My Life
2. Free
3. I’m A Man
4. Dialogue https://www.youtube.com/watch?v=hlPaI6Jg6eU
5. Wishing You Were Here
6. Feelin’ Stronger Every Day

pops staples don't lose this

La figlia Mavis ha gelosamente conservato per molti anni i nastri di questo disco registrato dal babbo Pops Staples nel 2000, poco prima della sua morte, anche se il padre, nell’affidarglielo, l’aveva pregata di pubblicarlo subito. Ora a distanza di quasi 15 anni si è finalmente decisa e Don’t Look This è finalmente uscito per la Anti Records, con l’aiuto di Jeff Tweedy (ormai grande amico e collaboratore di Mavis) che lo ha completato, aggiungendo le voci delle sorelle Staples e la batteria del figlio (di Jeff) Spencer, più qualche tocco personale https://www.youtube.com/watch?v=VzMC6UEUNI8 . Il risultato è un gran bel disco e anche se Roebuck “Pops” non era la star della famiglia, era comunque un ottimo musicista che nella sua carriera aveva pubblicato solo 3 album come solista, oltre alla notevole produzione come “capo” dei Staples Singers, di cui questo disco potrebbe essere considerato l’ultimo capitolo https://www.youtube.com/watch?v=U2Vdoghm8Sw , visto che nel frattempo, nel 2013, è morta anche la sorella più anziana, Cleotha Staples.

mavericks mono

Secondo disco per i Mavericks dopo la reunion del 2013 culminata con l’album In Time, questo Mono sembra riportarli agli splendori dei primi tempi: nel frattempo il bassista originale della formazione Robert Reynolds (ex marito di Trisha Yearwood) è stato licenziato a ottobre 2014 dalla formazione, in quanto la sua assuefazione agli oppiacei era andata fuori controllo (sembra che chiedesse anche soldi ai fans sotto false premesse per pagarsi la sua dipendenza): comunque a parte questa triste situazione personale, parlando di musica, Raul Malo, Paul Deakin, Eddie Perez e Jerry Dale McFadden, gli altri membri originali, sembrano in gran forma, e il disco, nella sua consueta miscela di country, rock, musica cubana e messicana (con grande uso di fisarmonica), è assai piacevole e convincente. Eichetta Valory negli USa e Decca/Universal in Europa.

amy speace that kind of girl

Di Amy Speace vi abbiamo segnalato varie volte gli album sul Blog, l’ultima volta nel 2013 http://discoclub.myblog.it/2013/07/19/due-signorine-da-sposare-musicalmente-kim-richey-thorn-in-my/: ora, sempre per la Continental Song City distribuzione Ird, esce il nuovo album That Kind Of Girl (ufficialmente il 3 marzo, ma è già in circolazione): se vi piacciono le belle voci femminili, come potete leggere nella recensione del precedente album, la Speace fa centro ancora una volta con questo CD, finanziato dai fans attraverso il crowfunding della Pledge Music, e prodotto come di consueto da Neilson Hubbard, con la partecipazione di Carl Broemel dei My Morning Jacket e Will Kimbrough alle chitarre, oltre a Tim Easton, Garrison Starr, Rod Picott e Ben Glover, a livello vocale.

duke garwood heavy love

Duke Garwood chitarrista, multistrumentista e cantante inglese ha già pubblicato quattro album a proprio nome, ma un pizzico di fama e riconoscimento gli è venuta soprattutto dalla collaborazione con Mark Lanegan, per l’album Black Pudding del 2013. In possesso di una voce profonda, ma quasi sussurrata, il sound è comunque incentrato principalmente su atmosfere cupe ed intense, ballate dark di una sorta di blues futuribile, che lo presentano come personaggio interessante e diverso da gran parte di quello che circola al momento. Questo Heavy Love, esce, come il precedente, per la Heavenly e se amate un certo rock soffuso e sperimentale (ma non troppo alternativo) potrebbe valere la pena di dargli un ascolto https://www.youtube.com/watch?v=FrcCGjIX6Zo

Il seguito alla prossima.

Bruno Conti

Recuperi Di Fine Anno Parte 3: Mavis Staples – One True Vine

mavis staples one true vine

Mavis Staples – One True Vine – Anti- CD

Confesso di non essere mai stato un grandissimo fans dei Wilco: riconosco la bravura come songwriter di Jeff Tweedy e quella della band dal vivo (il loro live Kicking Television era senza dubbio un discone della Madonna), ma personalmente sono comunque più legato ai loro primi due album, A.M. e Being There, il suono dei quali era ancora influenzato (più il primo del secondo) dalla passata esperienza “roots” come co-leader insieme a Jay Farrar negli Uncle Tupelo, rispetto ai lavori successivi, nei quali alcune incursioni nel pop e nello sperimentalismo non mi hanno mai convinto fino in fondo.

mavis staples jeff tweedy

Sono pronto però a riconoscere una cosa: quando un musicista passa dall’altra parte della consolle (in parole povere, alla produzione) e lo fa anche bene, vuol dire che ha i numeri e che li sa usare per salire di livello: è successo in anni meno recenti con Joe Henry, ormai tra i produttori più affermati (senza scomodare T-Bone Burnett, che ormai produce e basta e di dischi in proprio non ne fa più) e sta succedendo anche con Tweedy, che da due album a questa parte si è preso cura della grande (in termini artistici, non equivocate) Mavis Staples. La coppia è solo apparentemente strana: Tweedy è sempre stato un fan degli Staple Singers http://www.youtube.com/watch?v=CnJtgggdhdg , ed il fatto di abitare nella stessa città di Mavis (Chicago) ha indubbiamente favorito l’incontro. Il buon Jeff aveva già prodotto nel 2010 il bellissimo You Are Not Alone della figlia del grande Roebuck “Pops” Staples http://discoclub.myblog.it/2010/09/17/musica-dell-anima-mavis-staples-you-are-not-alone/ , ed era riuscito persino a fare meglio di un certo Ry Cooder, che si era occupato, benissimo peraltro, del precedente We’ll Never Turn Back, che era comunque uno dei dischi del 2007.

 mavis young

Mavis deve essere stata soddisfatta del lavoro fatto da Jeff con You Are Not Alone se lo ha richiamato per questo One True Vine http://www.youtube.com/watch?v=oVqPOHnWTTg , e devo dire che Mr. Wilco si è superato, operando una scelta secondo me vincente, cioè dando ampio spazio alla straordinaria voce della Staples, mettendola al centro delle canzoni, e rivestendola del minimo indispensabile di strumentazione. I musicisti presenti in studio si contano infatti sulle dita di una mano: Jeff suona quasi tutto tranne la batteria, che è nelle mani del figlio Spencer, mentre troviamo in aggiunta un piano qua, una chitarra là, qualche backing vocalist e nulla più. Ed i brani, già validi in partenza (fra poco li vedremo nel dettaglio), assumono ancora più spessore: Mavis è una che darebbe profondità ed anima anche alle canzoni dello Zecchino d’Oro, ma quando, come in questo disco, ha per le mani materiale di prima qualità ed è messa nelle condizioni di valorizzare la sua voce con arrangiamenti semplici, il risultato non può che essere uno degli album più belli di questo 2013.

mavis 1

L’album si compone di tre brani scritti da Tweedy (di cui due appositamente per questo CD), qualche traditional, una canzone “di famiglia” ed alcune sorprese. Apre Holy Ghost (un brano poco noto dei Low, una band del Minnesota), dove, oltre alla voce, troviamo solo chitarra acustica, basso e qualche nota di piano elettrico (ad opera di Mark Greenberg), eppure la sensazione è che anche soltanto uno strumento in più sarebbe fuori posto. Every Step, di Tweedy, è già un mezzo capolavoro, un blues elettrico (c’è anche la batteria) con una leggera distorsione chitarristica da parte di Jeff: ma il centro della canzone è la performance vocale di Mavis, davvero strepitosa, ma con una leggerezza e naturalezza disarmanti. Come se cantasse mentre prepara il sugo per la pasta…

mavis 2

Can You Get To That è un brano dei Funkadelic, che nelle mani di Jeff e Mavis diventa un gustoso gospel tinto di rock, con un botta e risposta da applausi tra la Staples ed il coro. Un arrangiamento geniale. Splendida anche Jesus Wept (ancora di Jeff), una vibrante soul ballad con un feeling formato elefante http://www.youtube.com/watch?v=G1bX0UIpR54 , una melodia profonda ed un perfetto dosaggio della strumentazione. Far Celestial Shore è invece un brano di Nick Lowe, con una melodia tipica del suo autore, ma in cui l’elemento pop e sostituito da un mood gospel vivace e ritmato: la voce di Mavis come al solito è in primissimo piano e tutto il resto cucito addosso con sapienza. Complimenti per la scelta!

What Are They Doing In Heaven Today? e Sow Good Seeds sono due traditionals: la prima è un intenso gospel, arrangiato in maniera classica (ma che voce), mentre la seconda è un bluesaccio con tanto di slide, un brano che probabilmente Mavis canta da quando era bambina. I Like The Things About Me è invece un pezzo scritto dal padre Roebuck http://www.youtube.com/watch?v=bqc1I9oSGiE , nel quale Tweedy si lascia andare a qualche distorsione, ma la resa del brano non ne risente affatto; Woke Up This Morning è ancora una canzone di dominio pubblico, l’ennesimo bellissimo gospel, decisamente trascinante: ditemi voi se non vi viene voglia di battere le mani a tempo. L’assolo di chitarra di Jeff è la ciliegina sulla torta. Chiude la title track, una outtake di un album dei Wilco (Sky Blue Sky), scarna nell’accompagnamento ma piena di anima.

Un gran disco: ormai Mavis Staples non deve dimostrare più nulla, ma a settant’anni suonati ha trovato in Jeff Tweedy il suo partner artistico ideale.

Marco Verdi

Novità Di Giugno Parte III. Tribute Americana To Paul McCartney, Tribute To Kate McGarrigle, Mavis Staples, Delbert & Glen, Aoife O’Donovan, Donna The Buffalo, Jane’s Addiction, Bobby Whitlock, Booker T Jones

let us in americana music of paul mccartney.jpgsing me the songs.jpgmavis staples one true vine.jpg

 

 

 

 

 

 

Riprendiamo con le ultime novità discografica. Partiamo con i tributi, due a personaggi importanti e uno “virtuale” del sottoscritto ad una “signora” che non molla mai.

Partiamo con Let Us In Americana The Music Of Paul McCartney, un CD delle canzoni di Paul McCartney (e John Lennon) per raccogliere fondi per le donne in difficoltà e per il fondo sulla ricerca per il cancro. Esce il 25 giugno per la Reviver Records, il giorno che andò in onda lo speciale televisivo della BBC in mondovisione Our World, con i Beatles che cantavano All You Need Is Love. Prodotto e registrato da Phil Madeira tra Nashville, New York e San Francisco, oltre che per una buona causa è anche per la buona musica:

The Wood Brothers – “Come And Get It”
Buddy Miller – “Yellow Submarine”
Will Hoge – “Band On The Run”
Jim Lauderdale – “I’m Looking Through You”
Holly Williams – “My Love”
Teddy Thompson *** – “Let Me Roll It”
Bruce Cockburn ** – “Fool On The Hill”
Ollabelle ** – “Get Back”
Lee Ann Womack – “Let ‘Em In”
Steve Earle & Allison Moorer *** – “I Will”
Rodney Crowell * – “Every Night”
Matraca Berg – “Yesterday”
Ketch Secor – “Give Ireland Back To The Irish”
Sam Bush – “I’ve Just Seen A Face”
Ed Snodderly – “Uncle Albert/Admiral Halsey”
The McCrary Sisters (Amy Helm, Fiona McBain & Allison Moorer) – “Let It Be”

New York ** and San Francisco ***

Il cast è assolutamente all’altezza (a parte Ed Snodderly che non ho mai frequentato) e le canzoni pure!

Altro tributo a carattere benefico (per la ricerca sul Sarcoma) è quello dedicato alla musica di Kate McGarrigle. Il titolo completo del disco è Sing Me The Songs: Celebrating The Works Of Kate McGarrigle. Uscirà anche un documentario intitolato Sing Me The Songs That Say I Love You… che verrà proiettato il 25 giugno in contemporanea all’uscita del doppio CD pubblicato dalla Nonesuch Records. Entrambi prendono a piene mani dai tre concerti tenuti per l’occasione a Londra, New York e Toronto nel 2012 e dai quali Joe Boyd, che supervisiona l’operazione, ha estratto i brani per questo gioiellino. Ci sono molte chicche tra cui, per la prima volta insieme su un palco, da oltre trenta anni, Richard & Linda Thompson, e varrebbe solo per quello se non ci fossero anche, in varie combinazioni:

Disc: 1
1. Kiss and Say Goodbye – By Rufus Wainwright, Anna McGarrigle, Martha Wainwright
2. Southern Boys – By Rufus Wainwright
3. Talk to Me of Mendocino – By Norah Jones
4. Entre Lajeunesse et la sagesse – By Rufus Wainwright, Anna McGarrigle, Emmylou Harris
5. Matapedia – By Martha Wainwright
6. I Eat Dinner (When the Hunger’s Gone – By Rufus Wainwright, Emmylou Harris
7. Swimming Song – By Jimmy Fallon
8. Saratoga Summer Song – By Teddy Thompson
9. Tell My Sister – By Martha Wainwright
10. I Don’t Know – By Krystle Warren
11. First Born – By Rufus Wainwright, Martha Wainwright
12. Heart Like a Wheel – By Emmylou Harris, Anna McGarrigle, Krystle Warren, Martha Wainwright, Lily Lanken
13. Go Leave – By Antony
14. As Fast As My Feet Can Carry Me – By Emmylou Harris, Norah Jones
15. Walking Song – By Rufus Wainwright
16. Proserpina – By Kate McGarrigle, Sloan Wainwright, Martha Wainwright
Disc: 2
1. I Am a Diamond – By Martha Wainwright, Rufus Wainwright
2. Mother Mother – By Broken Social Scene
3. On My Way To Town – By Anna McGarrigle, Sylvan Lanken, Lily Lanken
4. Over The Hill – By Norah Jones, Lily Lanken
5. I Cried for Us – By Rufus Wainwright, Antony
6. The Work Song – By Justin Vivian Bond
7. Come Back Baby – By Jenni Muldaur, Teddy Thompson, Greg Prestopino
8. Oliver, Remember Me? – By Rufus Wainwright
9. Dans le silence – By Robert Charlebois, Anna McGarrigle
10. Jacques and Giles – By Anna McGarrigle, Lily Lanken
11. All the Way to San Francisco – By Martha Wainwright
12. Tell My Sister – By Peggy Seeger
13. Travelling On For Jesus – By Chaim Tannenbaum
14. Go Leave – By Linda Thompson, Richard Thompson
15. Darlin’ Kate – By Emmylou Harris
16. Dink’s Song – By Anna McGarrigle, Chaim Tannenbaum, Rufus Wainwright, Martha Wainwright
17. Love Over and Over – By Sing Me The Songs Ensemble
18. I Just Want to Make It Last – By Kate McGarrigle

Si usa dirlo, ma, in questo caso, veramente imperdibile!

Mavis Staples il 10 luglio compirà 74 anni, ma da quando nel 2004 con Have A Little Faith ha iniziato quella che si può definire una seconda carriera, non ha più sbagliato un disco, uno più bello dell’altro. Questo One True Vine è il secondo album che pubblica per la Anti con la produzione di Jeff Tweedy dei Wilco, dopo il fantastico You Are Not Alone, vincitore del suo unico premio Grammy come miglior album nella categoria Americana nel 2011 in quasi 50 anni di carriera. Proprio a volere essere pignoli, e ai primi ascolti, mi sembra leggerissamamente inferiore al suo predecessore, forse perché è più scarno negli arrangiamenti (nel CD appaiono come musicisti solo Tweedy e il diciassettenne figlio Spencer) ma sempre con delle canzoni formidabili, da pezzi scritti per l’occasione dallo stesso Jeff e da Nick Lowe, a cover di brani dei Low, Funkadelic e Pops Staples, cantate da Mavis con una voce che non si arrende, per il momento, allo scorrere del tempo!

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 Un altro trio di proposte dagli States.

I due album in coppia di Delbert McClinton e Glen Clark risalgono al 1972 e 1973 e ora i due, come Delbert & Glen tornano nuovamente insieme con Blind, Crippled and Crazy, uscito per la New West lo scorso 18 giugno, ma in gestazione da una decina di anni. Il duo texano ricomincia esattamente da dove aveva lasciato 40 anni fa: blues, soul, country, R&B, vogliamo aggiungere swamp rock e honky tonk, tutti miscelati in uno stile composito e trascinante, sostenuto da un paio di voci che benché mostrino la loro non più tenera età (McClinton i 70 anni li ha passati da un pezzo e Clark ne ha compiuti 65 quest’anno), comunque sono ancora in grado di armonizzare tra loro e trascinare gli ascoltatori come ai bei tempi andati. Il materiale è stato scritto e prodotto, in gran parte, dai due, con un aiuto anche da Gary Nicholson pure in cabina di regia con loro. Tra i musicisti e gli autori sono presenti l’ottimo batterista Tom Hambridge, così come Stuart Duncan a violino e mandolino, Anson Funderburgh e James Pennebaker alle chitarre, Bruce Katz alle tastiere e molti altri, oltre allo stesso Delbert McClinton all’armonica, che come si ricordava su altre pagine virtuali di questo Blog suonava lo strumento anche nella versione originale di Hey Baby di Bruce Channel (peraltro presente come co-autore di Oughta Know anche in questo nuovo album a 50 anni dalla precedente collaborazione) e nel susseguente tour inglese del 1962 insegnò i trucchi dello strumento ad un giovane John Lennon. 

Credevo che il gruppo dei Donna The Buffalo si fosse sciolto e invece a cinque anni dal precedente Silverlined tornanp, sempre su Sugar Hill, Con questo nuovo Tonight, Tomorrow and Yesterday, co-prodotto dal grande Robert Hunter che ha registrato l’album in una chiesa rurale di Enfield, nei pressi di New York, lasciando il lato compositivo nelle mani di Jeb Puryear e Tara Nevins che sono anche i leader e le voci soliste del gruppo, tra gli antesignani delle jam bands più roots dal lontano 1993, con uno stile che mescola con abilità pop, folk, rock, Americana a cajun, zydeco e perfino reggae con ottimi risultati. E questo nuovo album, solo il nono in più di venti anni di carriera, è uno dei loro migliori in assoluto, se non li conoscete da scoprire assolutamente.

Quella bella signora ritratta sulla copertina del suo disco di esordio come solista si chiama Aoife O’Donovan e avrete letto il suo nome nei credits di decine di album che avete ascoltato negli ultimi anni (da Ruth Moody a Kathy Mattea, da Dave Douglas a Caroline Herring, passando per Alison Krauss, Yo-Yo Ma, Carrie Rodriguez, Maura O’Connell e molti altri) ma è stata per parecchi anni anche la leader dei Crooked Still, una band americana  (come lei, nonostante nome e cognome, viene da New York via Massachusetts) di bluegrass celtico (?!?). ebbene sì. Il nuovo album, Fossils, uscito per la Yep Rock l’11 giugno, la lancia nell’ambito del cantautorato alternativo: prodotto da Tucker Martine, accompagnata da una bella band elettrica, con gli ospiti Sam Amidon (uno dei dischi migliori di questo scorcio il suo Bright Sunny South, ve lo ricordo) e Dave Douglas alla tromba, si inserisce in quel filone folk-rock dei Decemberists, Avett Brothers, Black Prairie senza dimenticare i classici come Richard & Linda Thompson, Emmylou Harris e la “collega” Alison Krauss. Oltre a tutto ha anche una bellissima voce, prendete nota.

bobby whitlock when there's.jpgbooker t sound the alarm.jpgjane's addiction live in nyc.jpg

 

 

 

 

 

 

Ultimi tre dischi per questo Post, una ristampa e due titoli in uscita il 25 giugno in America ma che usciranno solo tra luglio e settembre sul continente europeo, sempre per i “misteri” delle case discografiche.

Bobby Whitlock potrebbe non dire molto ai più ma se vi ricordo, Delaney & Bonnie, Derek & The Dominos, George Harrison, Duane Allman, forse vi verrebbe in mente il bravissimo tastierista e vocalist che appariva nei loro dischi. When There’s A Way There’s A Will The ABC-Dunhill Recordings raccoglie i suoi primi due album da solista, l’omonimo Bobby Whitlock e Raw Velvet, usciti appunto in quei primi anni ’70 e che la Light In The Attic ci ripropone in unico CD. Quando si pensa che il fondo del barile sia stato raschiato sbucano dal nulla dei dischi straordinari, soprattutto il primo, dove appaiono molti dei nomi citati prima: da Duane Allman, non accreditato ai tempi, alla slide in una fantastica Dearest I Wonder da Raw Velvet passando per i vari Clapton, Harrison, Delaney & Bonnie Bramlett.

Tra l’altro Whitlock, che ha suonato in centinaia di dischi in questi ultimi 40 anni (era presente, anche, non accreditato in Exile On main Street degli Stones), continua imperterrito a fare dischi, molto belli, con la compagna Coco Carmel, l’ultimo Esoteric del 2012, di difficilissima reperibilità, peccato. Questo è da non perdere. Piccolo particolare: se vi chiedete chi cacchio è il produttore Jim Miller, aggiungete un my dopo Jim e otterrete Jimmy Miller, quello di Spencer Davis, Traffic, Stones, Family, Chicago, Steve Miller, Blind Faith, Delaney & Bonnie e mi fermo perché mi viene da genuflettermi!

Altro tastierista eccelso è Booker T Jones, che negli ultimi anni ha ripreso a pubblicare dischi con una certa regolarità con la rinata Stax, Sound The Alarm è l’ultimo della serie (e forse il meno bello), esce il prossimo martedì 25 giugno e il 4 settembre da noi. Perché? Non lo so!.

Comunque anche in questo nuovo album. Booker T, che non canta quasi mai, ha invitato una lunga serie di ospiti del “nu soul”, qualcuno bravo, Mayer Hawthorne, Vintage Trouble, Anthony Hamilton Raphael Saadiq (in veste di strumentista, come Gary Clark Jr, Sheila E e Poncho Sanchez, che appaiono nei brani strumentali, probabilmente i migliori) e altri meno (Estelle), questa è la lista completa con brani e ospiti:

1. Sound The Alarm [feat. Mayer Hawthorne]
2. All Over The Place [feat. Luke James]
3. Fun
4. Broken Heart [feat. Jay James Picton]
5. Feel Good
6. Gently [feat. Anthony Hamilton]
7. Austin City Blues [feat. Gary Clark Jr.]
8. Can’t Wait [feat. Estelle]
9. 66 Impala [feat. Poncho Sanchez & Sheila E.]
10. Watch You Sleeping [feat. Kori Withers]
11. Your Love Is No Love [feat. Vintage Trouble]
12. Father Son Blues [feat. Ted Jones]

L’ulitmo è il figlio di Booker T, un po’ di sano nepotismo non guasta, come chitarrista non è male. Non un capolavoro, ma piacevole nell’insieme anche se non sempre mi piace il tipo di suono scelto dai produttori Bobby Ross e Issiah “IZ” Avila, quelli di Usher e Mary J Blige. 

E per finire Jane’s Addiction Live In NYC, CD, Dvd, CD+DVD, Blu-Ray, Vinile, esce il 25 giugno negli Stati Uniti per la Universal e il 9 luglio sul mercato europeo. Si tratta della registrazione del concerto tenuto al City’s Terminal di New York il 25 luglio del 2011 nel corso del tour della reunion in preparazione alla pubblicazione di The Great Escape Artist.

That’s All Folks, alla prossima.

Bruno Conti

I Cantastorie Dell’Alternative Country – Handsome Family – Wilderness

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Handsome Family – Wilderness – Carrot Top Records 2013

I coniugi Brett e Rennie Sparks, in arte Handsome Family, sono uno strambo duo di Chicago, che rappresenta, senza dubbio, il lato più oscuro dell’alternative-country, e sono stati per anni la band preferita di Jeff Tweedy dei Wilco. Nei primi anni ’90 l’avventura comincia con l’album di esordio The Handsome Family (1995), in una formazione a quattro elementi con Darrel Sparks alle chitarre e Mike Werner alla batteria, ma già dal secondo disco Milk & Scissors (1996), i coniugi Sparks si fanno accompagnare solo dal polistrumentista e amico Dave Trumfio. Con lo splendido Through The Trees (1998) avviene un ulteriore cambiamento, Brett scrive le musiche e Rennie compone i testi (deliranti), mentre Dave si occupa solamente della produzione, lasciando alle spalle il suono punk, rivisitando con In The Air (2000) la musica tradizionale con il country e il folk gotico, sulle ali della voce profonda e potente di Brett. Con il trasferimento della propria residenza ad Albuquerque (New Mexico) il sodalizio negli anni sforna lavori nei quali il salotto di casa diventa il loro studio di registrazione, a partire da Twilight (2001), Singing Bones (2003) Last Day Of Wonder (2006), Honey Moon (2009), tralasciando i dischi dal vivo e le varie raccolte, Scattered (2010) la più interessante (con rarità e inediti), avendo sempre come tema racconti “noir”, da cui trapelano morte, mistero e omicidi (allegria! direbbe il compianto Mike Bongiorno).

Questo Wilderness è una sorta di concept album dedicato alla natura, con ogni brano che prende il titolo dal nome di un animale (mosche, rane, anguille, piovre, civette, lucertole, gabbiani, ragni etc.) con l’apporto sporadico di Jason Toth alle percussioni, David Gutierrez alla pedal steel, Stephen Dorocke al violino e Ted Jurney al basso, e lo zampino (tanto per cambiare) di Jeff Tweedy, per dodici “fiabe” sonore scese dai monti Appalachi.

Il viaggio (malinconico) inizia con il country di Flies, le ballate declinanti della successive Frogs e Eels, mentre Octopus ha un incedere ritmico, cantata con tono baritonale da Brett. Caterpillars e Owls sono brani che rientrano perfettamente nel filone dell’alternative country e sono seguiti da  una epica Glow Worm, una ballata che scalda il cuore. La narrazione musicale continua con i toni ammalianti di Lizard, il sussurrato tex-mex di Woodpecker (con il mandolino di David Gutierrez in evidenza), mentre la successiva Gulls è quanto di più tradizionale possa uscire dalla penna dei coniugi Sparks. Il viaggio termina con il country-valzer cadenzato di Spider e la melodia pacata di Wildebeest, una poetica ballata di ampio respiro, lenta e solenne, con la voce di Brett in evidenza e Rennie al controcanto.

Wilderness è un prodotto che affascinerà sicuramente i fans di questo singolare gruppo (un sodalizio artistico e coniugale che dura da anni), aggiungendo un nuovo splendido capitolo alla loro raccolta di novelle notturne, prima di farvi addormentare nelle braccia di Morfeo.

NDT:  Vorrei precisare ai “neofiti” di questa coppia che gli Handsome Family, nelle loro canzoni, non vogliono incutere timore, ma coccolarvi come in queste “fiabe sonore”, per poi magari soffocarvi, dolcemente, nel sonno.

Tino Montanari