08/04/2012

Canzoni E Album "Pasquali"

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E ancora una volta come tutti gli anni è tornata Pasqua, quindi Auguri. Essendomi giocato lo scorso anno il Jolly dell'album pasquale per antonomasia, Easter di Patti Smith sono andato a frugare nei miei archivi e devo dire che non esiste molto sull'argomento, dischi o canzoni, molti prodotti per l'nfanzia ma non per "bambini" cresciuti appassionati di musica, ma qualcosa ho trovato.

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Per "pasquali" psichedelici ci sarebbe Easter Everywhere dei 13th Floor Elevators ma lì, secondo me, vedevano conigli non per effetto della colomba o dell'uovo di Pasqua!

Un Dylan "festivo" ci sta sempre bene.

Se avete gusti più tradizionali e "antichi" ci sarebbe Easter Parade, in questo caso di Perry Como ma la faceva anche Judy Garland.

Poi c'è Easter? con punto di domanda cantata dalla grande Grace Slick con i Jefferson Airplane in Long John Silver.

Per i più raffinati ci sarebbe pure Watermelon In Easter Hay di Frank Zappa.

Per gli amanti delle bleugrass jam bands ho trovato East Nashvile Easter della Yonder Mountain String Band.

E che ne dite dei Marillion per il progressive rock seconda generazione?

Ce ne sarebbero anche altre (non tantissime per la verità), ma collegati alle feste pasquali della Resurrezione ci sono anche alcuni brani di stampo gospel tra i quali il più celebre è sicuramente Oh Happy Day che molti pensano sia un brano natalizio (anche perché storditi dai fiumi di spumante che erano legati ad un famoso spot pubblicitario) ma nasce come inno pasquale: "Washed My Sins Away, Oh Happy Day": The Edwin Hawkins Singers!

E se proprio vogliamo, sempre legati ai riti pasquali ci sono alcuni brani "profani" sulla Crocefissione tra i quali uno dei miei brani preferiti di sempre, una stratosferica Calvary Cross dalla fertile penna di Richard Thompson, con uno degli assoli di chitarra più sofferti e lancinanti della storia della musica rock!

Per concludere, comunque questa la mettiamo lo stesso, in una versione che non so in quanti conoscono (a giudicare da YouTube almeno 655.000!). Buona Pasqua!

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Happy Easter Everywhere!

Bruno Conti

02/04/2012

Quatto Ragazzi E "Una Ragazza", 44 Anni Fa! Big Brother & The Holding Co. Feat. Janis Joplin - Live At The Carousel Ballroom 1968

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Big Brother And The Holding Co. Featuring Janis Joplin - Live At The Carousel Ballroom 1968 - Columbia/Legacy

Ieri vi ho parlato di un gruppo di "fedeli" discepoli, quest'oggi parliamo dell'originale. Janis Joplin, la più grande cantante bianca nella storia della musica rock (senza dubbi, forse Grace Slick e Patti Smith l'hanno avvicinata come carisma) agli inizi della sua carriera, quando con quattro ragazzi di San Francisco, lei texana di Port Arthur, diede vita ad una breve avventura che ha segnato la storia di questa musica.

La storia peraltro la sanno tutti: i Big Brother and The Holding Co. erano una delle più promettenti formazioni della Bay Area e con Grateful Dead, Jefferson Airplane e Quicksilver Messenger Service si dividevano a San Francisco la leadership di quella musica lisergica e particolare che mescolando blues, rock e improvvisazione venne definita acid rock o psichedelia. Pete Albin, Sam Andrew, James Gurley e Dave Getz avevano accolto nelle loro fila (con un po' di diffidenza) Janis Joplin come "una dei ragazzi". Quando si unì a loro, nell'estate del 1966, non era ancora quel fulmine di guerra che sarebbe diventata da lì a poco, quel rock chitarristico dal volume aspro e assordante nonché discordante non era una materia facile da domare e anche una dotata dal Signore di una voce unica ci mise quasi un anno a venirne a capo. Quando nel giugno del 1967, nel pieno della "Summer Of Love" furono tra i dominatori del Festival di Monterey, non avevano ancora pubblicato il loro omomino album di esordio che peraltro conteneva solo Down On Me dei loro futuri cavalli di battaglia. Niente Summertime, niente Ball And Chain e neppure Piece Of My Heart che sarebbero apparse, in versione dal vivo, su Cheap Thrills il disco che li avrebbe proiettati al 1° posto delle classifiche americane.

Ma a quel punto il gruppo aveva trovato la sua direzione adattando, ma non troppo, il suo free-form chitarristico ed acido alla presenza di una cantante in grado di trasformare tre brani della grande canzone americana così diversi fra loro e renderli propri: Summertime dei fratelli Gershwin uno standard dei songbooks americani, cantato dai più grandi cantanti del jazz e non solo, diventa un vero e proprio tour de force vocale, inframmezzato dalle evoluzioni delle chitarre soliste, acide e distorte, ma anche dolci e insinuanti di Gurley e Andrew. Perché in fondo, Big Brother & The Holding Co erano uno dei gruppi di punta della musica westcoastiana di quel periodo, non avevano un chitarrista come Garcia o Cipollina o una front-line con Slick, Kantner, Balin e Kaukonen, ma facevano un bel casino e Janis Joplin era unica ed insuperabile (imitata ma mai superata) con la sua voce sempre ai limiti delle proprie possibilità.

Anche Ball And Chain era un brano che era stato scritto ed interpretato da una grandissima cantante come Big Mama Thornton, una vera furia del Blues e del R&B, ma è entrato nella storia per le versioni dal vivo incendiarie ed incredibili di questa piccola cantante texana che l'ha reso immortale. Come la versione di un "piccolo classico" del soul Piece Of My Heart, scritta da Jerry Ragovoy e Bert Berns per Erma Franklin che era la sorella maggiore di Aretha (lei sì, che a ragione, può rivaleggiare e anche superare la Joplin, ma questa è un'altra storia) e cantata con grande perizia dalla cantante nera che veniva dal gospel. Ma la versione di Janis, urlata a pieni polmoni, con rabbia e veemenza, era un'altra cosa: tutti e tre i brani sono presenti e sono la colonna portante di questo eccellente Live At The Carousel Ballroom, registrato nel giugno del 1968, quindi 44 anni fa nel locale che poi sarebbe diventato il famoso Fillmore West. 

I nastri, recuperati dall'oblio dalla Columbia e affidati a Owsley Stanley il "soundman" originale del locale e poi dei Grateful Dead, noto anche come (A.k.a.) "Bear" (senza articolo, quello con era Bob Hite dei Canned Heat, a furia di citazioni finirò la carta del Blog, ah, mi dicono che non si usa più, per fortuna!): comunque questo concerto, recuperato nella sua intererezza, la data del 23 giugno, più Call On Me dalla serata del giorno prima e quindi presente due volte, è un preciso documento sonoro di quelli che erano i concerti dei Big Brother all'epoca. Le sublimi esperienze dei tre brani "principali" cantati da Janis Joplin, in versioni sempre diverse in ogni concerto (un po' come per Hendrix ogni versione merita di essere ascoltata), sono inframmezzate dal repertorio "normale" del gruppo dove la Joplin si alternava e si integrava con la voce di Sam Andrew che era l'altro cantante del gruppo; per esempio nell'ottima Combination Of The Two sorta di inno della bay Area dove la voce maliziosa e unica lascia poi posto a una lunga improvvisazione della fuzz guitar in piena deriva psichedelica punteggiata dai classici urletti di Janis. Ottima anche la lunga e bluesata I Need A Man To love, firmata dalla stessa Joplin e Sam Andrew, dove la voce roca e potente è libera ancora una volta di spaziare in piena libertà con un "piccolo aiuto" del gruppo che nella parte centrale si riappropria del brano che diventa un tipico pezzo alla Jefferson o Quicksilver con assoli di chitarra call and response del duo Andrew/Gurley con il valore aggiunto di una cantante sempre ai limiti delle sue possibilità e spesso anche oltre.

Flower In The Sun era un'altra bella canzone scritta dalla Joplin ma apparsa solo in veste postuma nel doppio In Concert e nella ristampa di Cheap Thrills, qui in versione molto bella e stranamente succinta. Light Is FasterThan Sound era un altro dei punti fermi del repertorio dell'epoca, apparso in origine nel primo album, la lunga versione dal vivo dove le voci dei componenti si intrecciavano con quella della Joplin erano un altro dei momenti più suggestivi dei concerti prime delle lunghe divagazioni lisergiche nelle parti strumentali dove le soliste e la ritmica erano libere di spaziare in puro stile acido e psichedelico come i migliori Quicksilver o Jefferson, ma l'ho già detto.

Di Summertime si è già detto, sublime, mentre Catch Me Daddy è un'altra delle outtakes non utilizzate per Cheap Thrills, un bel pezzo di rock'n'roll, forte e vibrante, ancora in bilico tra la voce di Janis e le chitarre degli altri Brothers. It's A Deal era un ulteriore brano del loro repertorio poi non utilizzato nei dischi, breve e tirata, anche se non memorabile. Il valzerone rock di Call On Me cantato a due voci era tra i brani migliori del disco d'esordio e questa versione dal vivo gli rende piena giustizia, mentre la Jam di I'm Mad (Mad Man Blues), dopo l'annuncio dell'intermission molto d'epoca dove lo speaker mette in guardia dagli Hell's Angels presenti in sala, è un medley bluesato di varia provenienza da I'm a Man a John Lee Hooker tutti in versione shakerata psych-blues con il gruppo senza Janis che improvvisa in libertà. Poi c'è la versione di Piece Of My Heart che pochi mesi dopo sarebbe diventato il loro primo successo, con l'urlo primigenio e liberatorio del brano che ormai è entrato nell'immaginario collettivo ( mi è venuto così). 

Coo Coo faceva parte dei brani d'insieme del gruppo, dove la componente maschile improvvisativa del gruppo bene si integrava con la parte vocale della Joplin senza prevaricazioni tra le due "facce" del gruppo, prima della catarsi incredibile che era la versione fantastica di Ball And Chain della Janis giovane quando la sua voce non ancora ulteriormente arrocchita da anni di whisky e droghe era in grado di librarsi verso vette mai più raggiunte da cantanti bianche in seguito e da poche nere. A questo punto si poteva anche finire ma manca l'inno rock di Down On Me uno dei brani più trascinanti del loro repertorio che suggella un grande concerto. Uno dei pochi giunto ai giorni nostri nella sua interezza e per questo ancora più prezioso. Janis Joplin avrebbe ancora registrato della musica meravigliosa nella sua breve esistenza ma per parafrasare al contrario una famosa frase: "Questo s'ha d'avere!".

Bruno Conti

09/01/2012

Archivi Che Passione! Johnny Winter E Hot Tuna - Setlist The Very Best of...Live

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Johnny Winter -  Setlist The Very Best Of Johnny Winter Live– Sony Legacy
Hot Tuna – Setlist The Very Best of Hot Tuna Live – Sony Legacy

Che passione per gli archivi, quella sviluppata negli ultimi anni dalle case discografiche, ma un po’ anche “che palle”! Da quando si sono accorte che il settore delle ristampe è uno dei pochi che tira nel mercato attuale, anche le majors (oltre alle benemerite etichette specializzate) si sono lanciate con box set, versioni Deluxe e antologie come piovesse. E tu, compra che ti ricompra, ti ritrovi ad acquistare sempre lo stesso materiale per gli inediti, le outtakes o le confezioni a seconda del tuo grado di feticismo. E non ci sarebbe nulla di male, in fondo gli appassionati è quello che hanno sempre fatto ma bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda perché poi finiscono i soldi e anche la pazienza dei diretti interessati.

Per esempio, la Sony Legacy ha iniziato a pubblicare una nuova serie che si chiama Setlist The Very Best Of e nella prima, numerosa, emissione ci sono parecchi titoli che sarebbero potenzialmente interessanti: prendiamo questi due, Johnny Winter e gli Hot Tuna, l’idea di base è molto buona, scegliere il meglio dalle esibizioni dal vivo tratte dai cataloghi Sony, Columbia, Epic ed altre etichette del gruppo e creare una sorta di compilation indirizzata ai neofiti ed in questo senso le raccolte funzionano ma poi qualcuno si è detto, “perché non inserire qualche inedito o rarità?”  Ma non sempre!

Per esempio il volume dedicato a Winter, al di là della eccellente qualità sonora e dei contenuti non ha inediti, ci sono tre brani tratti da Second Winter, due da Captured Live e tre da Johnny Winter And Live. Oltre ad alcune, chiamiamole, rarità: un brano tratto da The Woodstock Experience e tre dal fantastico Live At The Fillmore East 10/3/1970 edito lo scorso anno dalla Collector’s Choice su licenza della Sony che sarebbe il caso di avere nella sua totalità. Se vi "accontentate" di questo CD avrete comunque un concerto dal vivo “virtuale” magnifico con versioni da sballo, tra le altre, di Good Mornin’ Little School Girl, Johnny B Goode, It’s My Own Fault, Jumpin’ Jack Flash e Mean Town Blues, con e senza Rick Derringer e comunque tutte e dodici registrate tra il 1969 e il 1975 quando Johnny Winter era una vera forza della natura. L’unica cosa inedita sono le note del libretto firmate dal “collega” Bob Margolin.

Il caso degli Hot Tuna è diverso, qui, per fortuna o purtroppo, perché toccherebbe comprare, ci sono quattro brani inediti e pure interessanti. In questo caso si segue l’ordine cronologico e a fianco di ben cinque brani tratti dal “mitico”  Hot Tuna (ma per il sottoscritto il migliore rimane di gran lunga Burgers, il classico disco perfetto), il primo album acustico registrato nel settembre del 1969 alla New Orleans House di Berkeley, California ne troviamo tre provenienti da Double Dose ristampato un paio di anni fa nella versione completa in doppio CD dalla Wounded Bird. Dal famoso album prodotto da Felix Pappalardi abbiamo l’occasione di ascoltare, tra gli altri, una bellissima versione di Watch The North Wind Rise, forse l’unico brano sopra la media tratto da Hoppkorv. E comunque Jorma Kaukonen, sempre parere personale, il meglio lo raggiunge quando si esibisce alla chitarra elettrica memore dei suoi trascorsi nei Jefferson Airplane e assistito dal pulsare irrefrenabile del basso di Jack Casady, uno dei migliori di sempre allo strumento. Tra i quattro inediti una notevole I See The Light, solo Kaukonen e Casady (ma bastano e avanzano) dal vivo al Winterland nel 1973 per un brano che ricorda molto il gruppo madre, Keep Your Lamps Trimmed and Burning, Fillmore West 1971 presenta la formazione con Papa John Creach al violino e Sammy Piazza alla batteria, divertente e scanzonata rilettura del classico del Rev. Gary Davis. Non male anche Been So Long e Hit Single #9, entrambe registrate a New York nel 1974 dalla formazione in trio con Bob Steeler alla batteria, la classica formula tra rock, blues e un tocco di psichedelia, la versione elettrica degli Hot Tuna, niente folk ma chitarra solista a manetta anche con wah-wah nel secondo brano.

Quindi due ristampe, per diversi motivi, entrambe meritevoli di un ottimo voto.

Bruno Conti

01/11/2011

Capitolo Terzo. Cowboy Junkies - Nomad Series:Sing In My Meadow

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Cowboy Junkies - Sing In My Meadow Nomad Series Vol.3 - Proper Records

Come annunciato fin dall'inizio di queste Nomad Series i Cowboy Junkies approdano al terzo volume, quello psichedelico. Perché, mi pare di intuire, ogni singolo progetto è unificato da un tema, e se quello di Remnin' Park (la-tetralogia-dei-cowboy-junkies-capitolo-i-renmin-park.h...) era la musica e la cultura cinese, quello di Demons (disco-del-mese-cowboy-junkies-demons.html) la rivisitazione di alcuni momenti dell'opera di Vic Chesnutt, questo Sing In My Meadow si potrebbe sintetizzare in Loud Guitars and Heavy Bass & Drums ovvero, come ha detto lo stesso Michael Timmins, troviamoci per quattro giorni nei nostri studi ed improvvisiamo in libertà cercando di ricreare alcuni di quelli che sono stati momenti topici nella nostra ricerca musicale. 

"Miles Davis all'Isola di Wight nel suo trip di Bitches Brew, Captain Beefheart nel periodo creativo di Mirror Man, i Birthday Party di Nick Cave all'Electric Ballroom di Londra nelle ultime propaggini dell'era punk o i tanto amati Crazy Horse di Neil Young nel pieno del loro furore chitarristico".

Hai detto niente! Solo che loro sono i Cowboy Junkies dal Canada, il gruppo caratterizzato dall'angelica voce di Margo Timmins e da atmosfere eteree e sognanti, il più delle volte. Certo, soprattutto nei concerti dal vivo (ma anche su disco), ogni tanto si lasciano andare a momenti più duri e improvvisati con le chitarre che si incattiviscono e la sezione ritmica libera di agire in libertà con la voce di Margo lasciata a fluire sul tutto. E non è tra questi brani che si trovano le perle del loro repertorio anche se fanno parte del loro DNA visto che Michael Timmins è comunque l'autore dei brani e il leader musicale del gruppo.

Quindi? Dopo avere ascoltato per qualche volta questo Sing In My Meadow non lo metterei allo stesso livello dello splendido Demons: è un buon album dei Cowboy Junkies, non uno dei loro migliori, sicuramente tra i più "strani". Dividerà i fans e anche gli appassionati di musica: gli altri comunque non l'avrebbero ascoltato quindi non ci interessa il loro parere. Anche quello di chi scrive è solo un parere e quindi vale solo a livello personale: dalla violenta e distorta apertura di Continental Drift con chitarre fuzzy, fiati trattati elettronicamente (o e l'armonica' O tutti e due?) e la voce di Margo Timmins sommersa dal magma sonoro del gruppo sembra di essere più in territori grunge che psichedelici.

Le atmosfere sospese, filtrate e ricche di echi di It's Heavy Down Here tra i Crazy Horse meno "carichi" e il suono classico del gruppo lasciano più spazio alla voce di Margo di incantare. 3rd Crusade con le chitarre taglienti e aguzze di Mike Timmins, il basso potente di Alan Anton su sonorità che ricordano quelle di Jack Casady e la batteria di Peter in libertà, si avvicina ai vecchi Jefferson Airplane (e progetti Starship collaterali) di Grace Slick con la voce della Timmins più autorevole e vibrante del solito. Late Night Radio è uno dei brani migliori del progetto, la voce è in primo piano, non è filtrata da strani effetti e anche se le chitarre di Michael si arricchiscono di pedali wah-wah, la canzone mantiene quelle coordinate tipiche del loro stile, sognante e notturna come si conviene, insomma una bella canzone.

Nella title-track Sing In My Meadow, fanno capolino chitarre acustiche (una rarità in questo disco) anche in modalità bottleneck e l'armonica di Jeff Bird per un brano dall'impianto vagamente Blues, il Blues secondo i Cowboy Junkies, comunque un altro brano notevole con una parte centrale ancora tra psichedelia à la Jefferson e momenti più quieti. Tornano le chitarre pungenti in Hunted dai ritmi vagamente jazzati e spezzati della ritmica e la voce cerca di trovare una melodia che si perde tra montagne di chitarre che ti aggrediscono dai canali dello stereo, piace, non piace? Si vedrà! A bride's place oltre al sound dei già citati Jefferson e ai punti di riferimento enumerati da Michael Timmins mi ha ricordato la terza facciata (quando c'erano ancora), quella più sperimentale, di Electric Ladyland di Hendrix quella dove c'erano il basso pulsante di Casady e l'organo di Winwood aggiunti agli Experience e qui la voce di Margo Timmins negli ampi spazi funziona in modo efficace.

Chiude Move On con le chitarre tra feedback impazzito e sonorità più fuzzy, con il free drumming del terzo fratello Timmins lasciato in libertà, la voce di Margo è sempre filtrata e si aggira un po' aliena tra gli spazi ristretti della musica. Per concludere, se vi piacciono i Cowboy Junkies di Trinity Session passate pure le mano, se invece i vostri ascolti prevedono anche altri percorsi sonori più complessi e difficili il disco ha i suoi momenti anche se Demons rimane il loro "disco del 2011". A proposito di mani, così parlò Ponzio e pure Pilato!

Comunque se non ci avete capito nulla, nel sito si possono ascoltare in streaming gli otto brani dell'album http://latentrecordings.com/cowboyjunkies/ ed eventualmente acquistarlo con il Bonus EP con le tracce live dal tour 2006.

Bruno Conti

29/06/2011

Come Passa Il Tempo! 45 Anni Dall'Uscita Di Sunshine Superman Di Donovan

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Donovan - Sunshine Superman - 2 CD EMI UK

Ero convinto di avere scritto qualcosa su questo CD ma evidentemente il tempo passa anche per me e me ne ero completamente dimenticato. Rimediamo subito. All'inizio di giugno la Emi inglese ha pubblicato questo doppio album a prezzo speciale che raccoglie insieme per la prima volta le versioni stereo e mono di Sunshine Superman di Donovan a 45 anni dalla sua data di pubblicazione originale. Inutile dire che in Italia il CD non è stato pubblicato.

Si tratta di un dischetto che per la prima volta permette di gustare in "vero stereo" la versione originale del disco, uno dei più importanti nella storia del rock, antecedente allo stesso Sgt. Pepper's che si dice ne sia stato influenzato, in quegli anni di flower power e psichedelia (se guardate attentamente il video di A Day In The Life si vede una copia di Sunshine Superman sul giradischi). Ma al di là delle influenze si tratta di un bellissimo album che risentito ancora oggi (e per la prima volta con un suono adeguato) rivela una serie di sfumature sonore e, soprattutto, tanti brani di grande qualità e spessore.

Il disco uscì nella sua versione originale su etichetta Epic negli Stati Uniti nel settembre 1966 mentre in Inghilterra vide la luce solo un anno dopo, a giugno del 1967 (proprio all'epoca del disco dei Beatles) come una compilation di brani tra le versioni americane di Mellow Yellow e Sunshine Superman, in versione rigorosamente mono con un suono non fantastico ma forse "migliore" del finto Stereo dell'edizione USA. Il disco originale conteneva brani come Sunshine Superman e Legend To A Girl Child Linda entrambi dedicati alla futura moglie Linda Lawrence che era stata la fidanzata di Brian Jones, ma anche The Fat Angel (dedicata a Mama Cass) che sarebbe stata ripresa dai Jefferson Airplane. E ancora Bert's Bues per l'amico Bert Jansch che lì a poco avrebbe fondato i Pentangle, Seasons Of The Witch (che verrà rifatta da Bloomfield/Kooper and Stills nel meraviglioso Supersession), Guinevere, The Trip, Celeste. 

Nel disco oltre a Donovan e alla sua sezione ritmica di Eddy Hoh alla batteria e Bobby Ray al basso appare anche il grande Shawn Phillips al sitar, uno dei primi musicisti occidentali ad utilizzarlo. E, solo nel brano che dà il titolo all'album, Jimmy Page alla chitarra solista. Page apparirà anche in altri dischi di Donovan a partire da Mellow Yellow e insieme a Shawn Phillips è tra gli ospiti che hanno accompagnato Donovan nel concerto del 3 giugno scorso alla Royal Albert Hall per festeggiare i 45 anni del disco originale (e non solo).

Per completezza questa è la tracklist completa del doppio CD che non dovrebbe mancare in nessuna discoteca che si rispetti:

=Disc 1= (all stereo, tracks 1-10 US album plus bonus tracks)

  1. Sunshine Superman 3:19
  2. Legend To A Girl Child Linda 6:52
  3. Three Kingfishers 3:19
  4. Ferris Wheel 4:13
  5. Bert's Blues 3:59
  6. Season Of The Witch 4:58
  7. The Trip 4:38
  8. Guinevere 3:44
  9. The Fat Angel 4:16
  10. Celeste 4:13
  11. Breezes Of Patchuli 4:39
  12. Museum (1st version) 2:53
  13. Superlungs (1st version) 4:14
  14. The Land Of Doesn't Have to Be 2:43
  15. Sunny South Kensington 3:57
  16. Epistle To Dippy (early alternative arrangement) 3:19
  17. Writer In The Sun 4:33
  18. Hampstead Incident 4:51
  19. Sunshine Superman 4:42

=Disc 2= (all mono, 1-12 UK album plus bonus tracks)

  1. Sunshine Superman 3:17
  2. Legend To A Girl Child Linda 6:54
  3. The Observation 2:25
  4. Guinevere 3:42
  5. Celeste 4:12
  6. Writer In The Sun 4:31
  7. Season Of The Witch 4:59
  8. Hampstead Incident 4:44
  9. Sand And Foam 3:21
  10. Young Girl Blues 3:48
  11. Three Kingfishers 3:18
  12. Bert's Blues 4:03
  13. Ferris Wheel 4:15
  14. The Trip 4:38
  15. The Fat Angel 4:11

Direi che è tutto.

Bruno Conti

27/09/2010

Un Bel Poker Dal Passato. Jefferson Airplane Live


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Jefferson Airplane - Signe's Farewell - Live At The Fillmore Auditorium 10/15/66

Jefferson Airplane - Grace's Debut - Live At The Fillmore Auditorium 10/16/66

Jefferson Airplane - We have Ignition - Live At The Fillmore Auditorium 11/25/66 & 11/27/66 2CD

Jefferson Airplane - Return To The Matrix 02/01/68 2 Cd/Tutti e quattro Collectors' Choice Music Live

Non si può mai stare tranquilli. Oggi pensavo di parlare di tutt'altro poi mi dicono, guarda che sono usciti quattro CD dal vivo inediti dei Jefferson Airplane e allora andiamo sul pezzo!

Questa volta in Italia siamo in netto anticipo, negli States sono annunciati per il 26 ottobre prossimo e io infatti ero tranquillo non li avevo ancora manco inseriti nelle anticipazioni e invece, tac, da oggi sono già nei negozi italiani.

Di cosa si tratta dunque? Sono quattro nuove perle della stessa serie di concerti d'archivio che qualche mese fa aveva portato la Collectors' Choice a pubblicare Live dei Poco, Hot Tuna, Johnny Winter e John Denver ma a quattro CD tutto d'un botto dei Jefferson non ero preparato.

E, purtroppo, sono tutti e quattro molto belli e interessanti, in questo momento sto ascoltando quello del Matrix del 1968 che secondo le leggende metropolitane è uno dei concerti più belli della loro carriera, quando erano al massimo del loro splendore: ci sono brani come Share a little joke e la versione strumentale di Ice Cream Phoenix che sono stati eseguiti solo in un'unica occasione, questa ( e che sarebbero apparsi su Crown of Creation solo qualche mese dopo)! E altri come Kansas City e Two Heads che vengono eseguiti per l'ultima volta. C'è anche l'unica versione dal vivo conosciuta del brano Blues From An Airplane che appariva nel primo album. Oltre naturalmente a Somebody to love, Won't you try/Saturday Afternoon, White Rabbit, Fat Angel, She Has Funny Cars e gli altri classici dell'epoca. Il tutto è registrato in un glorioso Mono. Come faccio a sapere tutto ciò? Semplice, se lo sarà letto sul libretto! E invece no, perché il libretto non c'è. Mi sono documentato. Inutile dire che il concerto è bellissimo con l'accoppiata Marty Balin - Grace Slick in grandissima serata, due dei più grandi vocalist della storia del rock.

Anche gli altri CD hanno un loro perché! I primi due sono interessantissimi: registrati il 15 e il 16 ottobre del 1966 segnano il passaggio di consegne tra Signe Toly Anderson la cantante che appariva in Takes Off, il primo album e Grace Slick che subentra la sera successiva. I due concerti hanno un repertorio molto differente pur se registrati a distanza così ravvicinata: nel primo c'è una lunga Jam iniziale che sommata alla prima esecuzione dal vivo in assoluto di 3/5 Of A Mile in 10 Seconds fanno un bel quindici minuti, oltre a Come Up The Years per l'ultima volta e anche Chauffeur Blues che era un po' il brano topico e tipico della Anderson non verrà mai più eseguito dal vivo da Grace Slick, per rispetto di chi l'aveva preceduta nel gruppo. Oltre a tutto da quello che si può sentire non sembra una serata triste di addii con Marty Balin e Bill Graham che urlano più volte il nome di Signe.

La sera dopo, stesso locale e repertorio rivoluzionato con brani tratti dai due concerti registrati in quella giornata con Grace Slick che acquista fiducia ed autorevolezza da uno show all'altro.

Poco più di un mese dopo come dice il titolo del doppio CD, Have Ignition i Jefferson Airplane sono pronti a decollare. Il miglioramento qualitativo del gruppo, come avrebbe detto il buon Giuanin Brera, è stato sesquipedale, Jorma Kaukonen sta diventando un chitarrista formidabile, Jack Casady era già uno dei migliori bassisti al mondo, e il triplo intreccio delle voci di Kantner, Slick e Balin comincia a svilupparsi alla grande. Oltre a tutto cominciano ad apparire i brani di Surrealistic Pillow e anche se non siamo ai livelli del concerto del Matrix del 1968 si tratta pur sempre di un signor concerto.

Tutto questo po' po' di roba dovrebbe essere pure a prezzi assai contenuti e la qualità sonora è più che buona. Devo aggiungere altro? Mani al portafoglio e iniziate a piangere. Se proprio dovete scegliere i due doppi sono ovviamente maggiormente consigliati ma la curiosità di sentire una radicale rivoluzione avvenuta in due giorni rende interessanti anche gli altri due. Fate vobis, siete informati!

Bruno Conti

08/05/2010

Sempre Più Strani! Sparrow And The Workshop - Crystals Fall

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Sparrow and the Workshop - Crystals Fall - Distiller Records

Prosegue la ricerca di gruppi sempre più "strani" e oscuri. Questi dovrebbero chiamarsi in italiano, più o meno, La Bottega del Passero, sono un trio formato da uno scozzese, un gallese e un'americana di origine irlandese che come hobby ha lo "Stone Skimming" (il sasso che scivola, quando eravate ragazzini o anche adesso vi sarà capitato di lanciare un sasso levigato su una superficie d'acqua e vedere quante volte rimbalza, di questo si tratta, Jill O'Sullivan si è pure piazzata terza al campionato del mondo, sezione femminile).

Già, ma chi è Jill O'Sullivan? Un attimo di pazienza! E' la cantante, violinista e, quando serve, chitarrista acustica del gruppo; con lei suonano, Nick Packer, bassista e all'occorrenza chitarrista elettrico (più la seconda che il primo) e il batterista e secondo cantante, Gregor Donaldson. Non saprei dirvi che genere fanno, rock sicuramente, potrei azzardare folk-rock, acid folk-rock, tentiamo? Si inseriscono in quel filone di gruppi, dai Fleet Foxes ai Mumford and sons, che idealmente si rifanno alla musica di anni '60 e anni '70, probabilmente inconsciamente senza averla mai sentita, ma forse sì. E quindi nomi come i Fairport Convention di Sandy Denny o i Jefferson Airplane di Grace Slick ti vengono subito in mente. D'altronde se in quegli anni potevano esistere gruppi come gli Incredible String Band o i Pearls Before Swine cosa volete che possa succedere dei Sparrow and The Workshop? Al massimo che facciano della buona musica!

E sapete una cosa? Sono pure bravi, tutto funziona alla perfezione come nell'officina di un passerotto (traduzione alternativa): hanno fatto due EP, Sleight of Hand e Into The Wild che sono stati ripresi nella loro interezza con l'aggiunta di due brani, remixati e trasformati in questo album d'esordio Crystals Fall.

Si parte dai gentili toni folk dell'iniziale Into The Wild, ma subito Packer inizia a mulinare la sua chitarra elettrica, Jill O'Sullivan inizia a scaldare i polmoni con grande vigore, la batteria segue tempi quasi militari e le storie si fanno subito vagamente gotiche, "Porta via il mio cuore, così io posso essere libera", urla Jill nel finale, ma con garbo, quello non manca mai, non sono sguaiati o pedo-metallari. Anche l'inizio del secondo brano, Blame it on me evoca subito atmosfere Zeppeliniane, che si placano quasi all'istante, e la bella voce della O'Sullivan si libra serena sulle sciabolate di chitarra e batteria con un piccolo aiuto vocale di Donaldson, la chitarra poi si lancia in un breve assolo grintoso e celtico al tempo stesso e di nuovo la musica si fa tranquilla nello spazio di un nanosecondo. I will break you, occhio anche ai titoli, segue territori più folk-rock, sempre con la bella voce della cantante in evidenza, d'altro canto è lei la stella! Comunque è sempre presente questo dualismo piano e forte nella loro musica, un po' come per i Mumford and Sons, momenti delicati, crescendi, improvvise esplosioni sonore, ritorno alla quiete, la teoria del grunge applicata, con migliori risultati (Ok, con le dovute eccezioni), al folk-rock. Anche Mercenary parte con un tempo folk vagamente da valzer, la voce della O'Sullivan si intreccia con quella di Donaldson in modo tranquillo, ma anche stavolta non ce la fanno, verso i due minuti, batteria e chitarra prendono di nuovo il sopravvento, però rimane un episodio minore.

Crystals con le sue chitarre vagamente country&western ma con retrogusti psichedelici e acidi e le due voci che si sovrappongono avrebbe potuto essere un brano dei Jefferson Airplane, con la Jill O'Sullivan che sfodera una grinta vocale alla Grace Slick ammirevole, sono suggestioni ma rendono la vita migliore.

Swam Like Sharks è un duetto fantastico, con la voce piana e tranquilla di Donaldson che interagisce in modo perfetto con quella, questa volta angelica, della O'Sullivan, una bella slide impreziosce il tessuto sonoro del brano, una perfetta esecuzione di cosa si intende per folk-rock, lezione numero uno. Last Chance con ritmi galoppanti vagamente messicani o anche morriconiani, ancora tocchi gotici da murder ballad e il cantato nuovamente all'unisono dei due cantanti è una piacevole variazione sul tema.

I temi western del brano precedente rimangono anzi si acuiscono nella successiva Devil Song che viaggia a ritmi forsennati e "diabolici" watch?v=ck1R5APpS0k. The Gun avrebbe potuto essere I Got You babe se Sonny & Cher avessero fatto musica folk, leggera e spensierata, ma deliziosa. Broken Heart, Broken Home altro titolo maledetto, con il violino della O'Sullivan per la prima volta in decisa evidenza è un'altra piccola perla del loro bouquet musicale watch?v=EcX7-alFpbk mentre Medal Around Your Neck torna a quelle tematiche musicali alla Jefferson o Fairport, una voce femminile in evidenza una maschile di supporto e ritmi musicali sghembi e frammentati sempre a cavallo tra rock e folk.

In A Horse's Grin torna questo dualismo tra rallentamenti e ripartenze che costituisce l'essenza della loro musica, la batteria più che tenere il ritmo, galoppa, d'altronde di cavalli si parla. You've Got It All termina la procedure su una nota di delicatezza, un altro duetto tra le due voci del gruppo, ma non vi preoccupate non ce la fanno a stare tranquilli, dopo meno di un minuto, il tempo di scaldare l'ugola, la bravissima Jill O'Sullivan ci regala una ulteriore prova delle sue capacità vocali notevoli.watch?v=yjxUSz1ewQU

Solito discorso, niente di nuovo sotto il sole, tutto già sentito, quello che volete, ma fatto tutto estremamente bene. Un altro nome da tenere d'occhio. Vai col video (ma tra le righe, in tutti i sensi, ne trovate molti altri).

Bruno Conti