Ci Mancava: (Anche) Dal Vivo E’ Sempre Formidabile! Richard Thompson Band – Live At Rockpalast

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Richard Thompson Band – Live At Rockpalast – WDR/MIG 3CD/2DVD

Come probabilmente saprete Rockpalast è il nome di una famosa trasmissione televisiva tedesca, che iniziò a programmare negli anni settanta e continua ancora oggi, occupandosi di mandare in onda i concerti di alcuni tra i migliori musicisti mondiali: negli anni sono stati pubblicati diversi CD e DVD tratti da quelle serate, tra cui ricordo Ian Hunter, Lee Clayton, Willy DeVille, i Rockpile, Paul Butterfield, John Cipollina, Joe Jackson, George Thorogood e moltissimi altri. Oggi questa benemerita serie decide di omaggiare uno dei più grandi di tutti, cioè Richard Thompson, e lo fa in maniera sontuosa, con una sorta di mini-box contenente ben tre CD e due DVD, controbilanciando in un colpo solo i tre recenti album acustici del musicista britannico. Le serate interessate da questo cofanetto sono quelle di un concerto completo tenutosi nel Dicembre del 1983 alla Markthalle di Amburgo (che occupa i primi due CD ed il primo DVD) ed una parte dello show del Gennaio 1984 al Midem di Cannes (quindi eccezionalmente fuori dai confini teutonici). La tournée in questione è quella a supporto di Hand Of Kindness, secondo album solista di Richard dopo Henry The Human Fly (in mezzo c’erano stati i sei lavori con la moglie Linda) ed uno dei suoi più riusciti in assoluto, anche se stiamo parlando di un artista che non ha mai sbagliato un disco in vita sua. Per questo tour Richard aveva in un certo senso riformato i Fairport Convention di Full House, tranne Dave Swarbrick (giova infatti ricordare che lo storico gruppo folk-rock inglese in quel periodo non era in attività, ma avrebbe ricominciato solo due anni dopo): infatti troviamo assieme a Thompson Simon Nicol, che suona una stranissima chitarra a forma di scatola di Cornflakes, Dave Pegg al basso e Dave Mattacks alla batteria, anche se poi di canzoni dei Fairport non ne verrà suonata nemmeno una.

A completare la lineup, tre elementi determinanti come Pete Zorn e Pete Thomas, entrambi al sassofono, e soprattutto il formidabile fisarmonicista Alan Dunn, che con il suo strumento dona un irresistibile sapore di Louisiana a quasi tutti i pezzi. E poi naturalmente c’è Richard, uno dei migliori songwriters di sempre, ma anche un performer eccezionale, più che valido come cantante e strepitoso come chitarrista, anche se tutto ciò non lo scopriamo certo oggi. Chiaramente (sto parlando del concerto di Amburgo) la parte del leone la fa Hand Of Kindness, con ben sette brani su otto totali: si parte con The Wrong Heartbeat, un pezzo decisamente saltellante e diretto al quale la fisa dona un sapore cajun, seguita dalla quasi bluesata A Poisoned Heart And A Twisted Memory (un blues sui generis, con un songwriting di qualità superiore) e l’irresistibile Tear Stained Letter, dal gran ritmo ed ancora più di un’attinenza con sonorità zydeco (ed anche i sax fanno i numeri), per non parlare della strepitosa performance del nostro alla chitarra, che dà vita ad un finale entusiasmante. Poi abbiamo la bellissima title track, uno degli highlights della serata, cadenzata, coinvolgente e ricca di spunti chitarristici notevoli, la lenta How I Wanted To, una ballata ricca di pathos, la velocissima Two Left Feet, puro cajun al 100%, a cui è difficile resistere, e lo squisito folk elettrificato di Both Ends Burning. E’ molto ben rappresentato anche l’album Shoot Out The Lights (all’epoca ancora recente), l’ultimo ed anche il migliore di quelli incisi con l’ormai ex moglie, un vero capolavoro del rock internazionale e non solo degli anni ottanta: troviamo infatti una title track potente come raramente ho sentito, una Don’t Renege On Our Love solida e chitarristica, la sempre splendida Wall Of Death, una delle più belle del songbook di Richard e qui presente in versione davvero spettacolare, la guizzante Man In Need, favolosa, e la vibrante Back Street Slide.

C’è un’unica concessione di Thompson al suo passato discografico: Night Comes In era uno dei pezzi centrali di Pour Down Like Silver, e qui il nostro ne offre una rilettura straordinaria, fluida ed intensa, di ben undici minuti, con un assolo di chitarra semplicemente inarrivabile. Dulcis in fundo, troviamo ben sette cover: lo strepitoso folk-rock strumentale Amarylus, una vera goduria, il travolgente traditional Alberta con i due sax e la fisa di Dunn (che qui è anche voce solista) grandissimi protagonisti, l’insolita Pennsylvania 6-5000 di Glenn Miller, raffinata e jazzata, un godibilissimo divertissement che Richard dedica a sua madre; il gran finale è strepitoso, con quattro brani a tutto rock’n’roll uno in fila all’altro: il traditional Danny Boy, You Can’t Sit Down (Phil Upchurch, The Dovells) e l’uno-due finale da k.o. con due classici di Jerry Lee Lewis, Great Balls Of Fire e Highschool Hop (più noto come High School Confidential), entrambi suonati ai duecento all’ora. Basterebbe ed avanzerebbe questo concerto, ma è a questo punto molto gradita l’inclusione anche della serata di Cannes che, come ho già accennato è incompleta; c’è anche un cambio nella lineup, con la sezione ritmica di Pegg e Mattacks rimpiazzata da Rory McFarlane al basso e Gerry Conway (anch’egli futuro Fairport) ai tamburi. La scaletta è identica a quella tedesca, anche se si interrompe alla quattordicesima canzone omettendo le ultime sei, e le versioni sono tutte leggermente più brevi di quelle di Amburgo a parte Night Comes In che è più corta di tre minuti abbondanti, ma la qualità della performance è assolutamente analoga (un po’ meno quella della registrazione, specie da Wall Of Death in poi), con una menzione speciale per Tear Stained Letter e Hand Of Kindness che sono forse perfino miglori.

Decisamente un ottimo momento per i fans di Richard Thompson.

Marco Verdi

Dopo Chuck Berry Se Ne E’ Andato Anche The “Fat Man”, Uno Degli Ultimi Grandi Del Rock And Roll! E’ Morto Ieri A 89 Anni Fats Domino

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Ormai a difendere il fortino del R&R è rimasto solo Jerry Lee Lewis, visto che ieri, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato anche Antoine “Fats” Domino”, nella sua casa, in quel di Harvey, Louisiana, una cittadina non lontana dall’area metropolitana della sua amata New Orleans, di cui è stato uno dei rappresentanti e cantori più importanti. Fats Domino, nato proprio a New Orleans, il 26 febbraio del 1928 (quindi con lui condivido il giorno del compleanno), un musicista che ha saputo riunire nel suo stile prima il rhythm and blues e poi il rock’n’roll, pianista formidabile, cantante dalla voce particolare e unica, dolce, vellutata ed insinuante, grande autore di canzoni, in coppia soprattutto con il suo produttore Dave Bartholomew, ha influenzato intere generazioni di musicisti, uno dei primi neri a saper sfondare nel mercato della musica dei bianchi (cosa che qualche anno dopo sarebbe riuscita anche a Chuck Berry), già nel 1953 la sua The Fat Man, incisa nel 1949, arrivò a vendere fino ad oltre un milione di copie.

Poi il suo stile e le sue canzoni si sono riverberate su tutta la musica, arrivando ad influenzare Paul McCartney che scrisse Lady Madonna come una sorta di risposta alla sua Blue Monday, uno dei tantissimi splendidi brani che ne hanno caratterizzato la carriera: come non ricordare anche Ain’t That A Shame (che fu usata nella colonna sonora di American Graffiti), I’m In Love Again, Blueberry Hill, I’m Walkin’ (pure questa era in American Graffiti https://www.youtube.com/watch?v=oqs5gkyH930), My Girl Josephine e decine di altre canzoni splendide, raccolte in un consistente numero di album, che negli anni ’50, il suo periodo di maggior fama, uscivano al ritmo di due o tre all’anno, e che almeno fino alla fine degli anni ’60 hanno continuato a essere pubblicati a getto continuo, per diradarsi negli anni ’70 e ’80, ma ogni tanto il buon Fats piazzava ancora la zampata del leone, in una discografia che tra album originali, ristampe, antologie, dischi dal vivo, è arrivata a superare i 100 dischi (non tutti fantastici a dire il vero, ogni tanto si raschiava il fondo del barile).

Forse l’ultimo importante ad uscire fu un Live From Austin, Texas, della fortunata serie registrata negli studi televisivi della città texana, che però sebbene fu pubblicato dalla New West nel 2006, sia in CD come in DVD, era stato registrato nel 1986.

Non va dimenticato che Fats Domino, come detto, era anche un formidabile pianista, uno che ha influenzato, oltre al McCartney citato prima, anche altri musicisti di New Orleans, da Allen Toussaint Dr. John, oltre ad altri grandi pianisti R&R che sarebbero venuti dopo di lui, come Jerry Lee Lewis e Little Richard e fu influenzato a sua volta da Smiley Lewis (ma anche un musicista onorario di New Orleans come Randy Newman gli deve moltissimo). E Elvis anche se non suonava nulla, non vogliamo citarlo? https://www.youtube.com/watch?v=54sVT4CtmEM. Una delle ultime apparizioni pubbliche (anzi probabilmente l’ultima) di Domino fu in un episodio della serie Treme, dedicata appunto a New Orleans, nel 2012

Ma le sue sorti sono sempre state legate alla città della Louisiana: nel corso del famoso Uragano Katrina Fats Domino ad un certo punto fu tra le persone dichiarate morte a causa degli allegamenti seguiti alle piogge torrenziali, salvo essere ritrovato dalla Guardia Costiera qualche giorno dopo i tragici eventi. Dopo l’Uragano il nostro pubblicò un album Alive And Kickin’ per raccogliere fondi per le popolazioni stremate dalle conseguenze dell’Uragano.

Credo che l’ultima sua esibizione dal vivo sia stata al famoso locale Tipitina nel maggio del 2007 e suonava ancora, ragazzi e non,  se suonava.

Negli ultimi anni a causa della malattia (a parte l’apparizione a Treme) non lo si era visto più spesso in giro, anche se alcuni filmati suoi giravano ancora in rete, tipo quello di un incontro con Dave Barholomew, che di anni oggi ne ha 98, avvenuto nel 2011 https://www.youtube.com/watch?v=JAxjEWjbuXI, con i due che si scambiavano ricordi sui vecchi tempi e su una canzone in particolare. La vedete qui sotto, forse, ma forse, la sua più bella.

Ma il tempo di lasciarci purtroppo è arrivato anche per lui e quindi gli auguriamo che lo Spirito del R&R, e del R&B, suo fratello, lo accompagnino anche in questo ultimo viaggio, bye bye Fats!

Bruno Conti

Una Riscoperta Quantomeno Opportuna! Roy Orbison – The MGM Years 1965-1973 & One Of The Lonely Ones

roy orbison mgm years front

Roy Orbison – The MGM Years 1965-1973 – Universal 13CD (14LP) Box Set 

Roy Orbison – One Of The Lonely Ones – Universal CD

Quando si parla di Roy Orbison, una delle più grandi voci rock di sempre, si tende a considerare principalmente la fase iniziale della sua carriera, quando cioè incidendo per la Monument pubblicò tutti i suoi maggiori successi, da Oh, Pretty Woman a Only The Lonely passando per Running Scared, Crying e In Dreams (solo per citare alcune tra le più note), oppure gli ultimi anni prima dell’improvviso decesso, quando era finalmente riuscito a riassaporare il piacere della popolarità, o perché no i suoi esordi presso la Sun Records, ma spesso ci si dimentica che, tra la seconda metà degli anni sessanta ed i primi anni settanta Roy si era accasato presso la MGM ed aveva continuato ad incidere con grande regolarità. Anni difficili per The Big O, sia professionalmente (i tempi e le mode stavano cambiando con rapidità, e c’era poco spazio nelle classifiche per le canzoni romantiche del nostro) sia dal punto di vista della vita privata, in quanto nel giro di poco tempo Roy perse in tragiche circostanze sia la prima moglie Claudette che due dei suoi tre figli (rispettivamente in un incidente stradale ed in un incendio casalingo). Ma Orbison non si diede per vinto, e si rifugiò nella musica più che mai, anche se con esiti commerciali incerti: la qualità delle sue incisioni si manteneva comunque su livelli medio-alti, come testimonia questo prezioso box che riunisce tutti i dischi incisi in quel periodo, aggiungendo una compilation di b-sides e brani apparsi solo su singolo, a cura dei tre figli superstiti di Roy (Wesley, Roy Jr. ed Alex), che si occupano degli archivi del padre dopo la scomparsa nel 2011 di Barbara, seconda moglie ed anche manager del cantante texano. Oltre al box The MGM Years (molto ben fatto e con un esauriente libretto di 65 pagine, anche se non a buon mercato – ma i vari CD sono stati ristampati anche singolarmente) i Roy’s Boys, così si fanno chiamare i tre figli, hanno pubblicato separatamente una vera chicca, cioè un intero disco inciso da Roy nel 1969 e mai messo in commercio, intitolato One Of The Lonely Ones, un album inciso di getto in risposta ai tragici eventi della sua vita. Ma andiamo con ordine.

roy orbison mgm years

 

The MGM Years: come già detto sono presenti gli undici album pubblicati da Roy in quel periodo (There Is Only One Roy Orbison, The Orbison Way, The Classic Roy Orbison, Sings Don Gibson, Cry Softly Lonely One, Roy Orbison’s Many Moods, Hank Williams The Orbison Way, The Big O, Roy Orbison Sings (titoli molto fantasiosi), Memphis e Milestones), rimasterizzati ad arte e presentati in pratiche confezioni simil-LP, una colonna sonora mai realizzata su CD (The Fastest Guitar Alive) ed il già citato B-Sides And Singles. Come già accennato, i dischetti presenti nel box (tutti molto corti e senza bonus tracks, si va da un minimo di 24 minuti ad un massimo di poco più di mezz’ora, a parte la compilation di singoli) sono decisamente godibili, senza particolari differenze di suono e stile tra uno e l’altro: la classe di Roy non la scopriamo certo oggi, ed in più in quegli anni aveva raggiunto una tale potenza e maturità vocale da consentirgli di affrontare con disinvoltura qualsiasi tipo di canzone, un po’ come Elvis negli anni settanta. Roy alterna le sue tipiche canzoni ricche di melodia (molte scritte con i partner abituali Bill Dees e Joe Melson) con altri pezzi più rock’n’roll, un uso degli archi misurato e non pesante e soprattutto la sua formidabile voce a rendere degne di nota anche le canzoni più normali. Qualche titolo sparso (ma potrei citarne il quadruplo): la nota Claudette, dedicata alla moglie quando era ancora in vita https://www.youtube.com/watch?v=tUZBijp0En0 , l’emozionante Crawling Back, Ride Away, la fluida Ain’t No Big Thing, la scintillante Go Away, la trascinante City Life, la drammatica Amy, l’insolita Southbound Jericho Parkway, una mini-suite di sette minuti con elementi psichedelici, non proprio il pane quotidiano per Roy.

Oppure interi album di alto livello, come Cry Softly Lonely One (che ha punte di eccellenza nella romantica She, la fulgida Communication Breakdown https://www.youtube.com/watch?v=5CHygiovJD8 , la classica title track, puro Orbison al massimo della sua espressività vocale, o il gioiellino pop Only Alive), o i tre album di cover (gli omaggi a due leggende della musica country come Don Gibson e Hank Williams, due dischi coi fiocchi, o Memphis, composto interamente di brani rock e country contemporanei). Per non parlare di The Big O, forse il migliore in assoluto tra tutti, un disco roccato e diretto, con un suono elettrico che ricorda le prime incisioni con la Sun, dove spiccano Break My Mind, con un ritornello corale irresistibile, il rifacimento di Down The Line (periodo Sun), dove Roy assomiglia più a Jerry Lee Lewis che a sé stesso https://www.youtube.com/watch?v=_TxtofIPdFg , la magnifica Loving Touch e la gioiosa Penny Arcade.

E poi ci sono le cover sparse, e Roy con la voce che si ritrovava riusciva a far sua qualsiasi canzone: Unchained Melody (da pelle d’oca), Help Me, Rhonda (Beach Boys), I Fought The Law (sempre bellissima), Sweet Caroline (Neil Diamond), Only You (Platters), Land Of 1000 Dances, Words (Bee Gees) solo per citarne alcune https://www.youtube.com/watch?v=RFIKES6yC1Y . Buon ultimo, The Fastest Guitar Alive, colonna sonora di uno strano western interpretato da Roy stesso, in cui il protagonista girava con una chitarra che all’occorrenza si tramutava in fucile: un dischetto curioso, non il migliore di quelli presenti, ma che contiene almeno due perle come la spedita Rollin’ On e la discreta Best Friend, ma anche cose un po’ ingenue come la stereotipata Pistolero, che sentita oggi fa un po’ sorridere.

roy orbison one of the lonely ones

One Of The Lonely Ones: un disco abbastanza in linea con gli standard del periodo, che vede il nostro in ottima forma nonostante i dolorosi fatti privati, anche se con un comprensibile aumento degli elementi malinconici. Dopo un’emozionante rilettura del classico di Rodgers & Hammerstein You’ll Never Walk Alone (un successo per Gerry & The Pacemakers e da sempre inno dei tifosi del Liverpool), con il tipico crescendo di Roy https://www.youtube.com/watch?v=DN9Na5KzRhw , abbiamo una bella serie di ballate ricche di pathos, canzoni mai sentite che finalmente ci vengono svelate, come la tesa Say No More, la deliziosa Laurie (uno come Chris Isaak godrà come un riccio ad ascoltare questi pezzi), la fluida title track, la soul-oriented Little Girl (che voce) o il valzerone countreggiante After Tonight, mentre The Defector è “solo” un buon riempitivo. Ma Roy non tralascia il rock, come la vibrante Child Woman, Woman Child, dal ritmo sostenuto e con diversi punti in comune con Oh, Pretty Woman (poteva diventare un classico) o la mossa Give Up, un rock’n’roll con interessanti cambi di tempo e similitudini con il suono di Buddy Holly. Infine, tre cover, due delle quali di Mickey Newbury (una rilettura pop, ma di gran classe, di Leaving Makes The Rain Come Down e Sweet Memories, che Roy fa sua al 100%) ed una toccante I Will Always ancora di Don Gibson. Peccato per la copertina, una delle più brutte mai viste.

Dopo la fine del contratto con la MGM Roy piomberà nel dimenticatoio per tutto il resto degli anni settanta e la prima metà degli ottanta (solo tre dischi: I’m Still In Love With You, discreto, Regeneration e Laminar Flow, trascurabili), per poi tornare clamorosamente in auge dal 1987 in poi, prima con la compilation di successi reincisi ex novo In Dreams, ma soprattutto con il fantastico A Black And White Night, uno dei migliori live degli anni ottanta (e non solo) https://www.youtube.com/watch?v=_PLq0_7k1jk  e con l’album Volume One ad opera dei Traveling Wilburys. Poi la morte per infarto, improvvisa, nel Novembre del 1988, che non gli ha permesso di vivere il grande successo del suo vero e proprio comeback record Mystery Girl e del singolo You Got It. Ma questa è un’altra storia: intanto godiamoci questi 14 dischetti, ricordandoci che, per parafrasare il titolo del primo CD del box, “di Roy Orbison ce n’è soltanto uno”.

Marco Verdi

P.S: se proprio non volete accaparrarvi il box al completo (in CD, quello in LP ha un costo ridicolmente alto), mi permetto di consigliare i seguenti titoli: The Orbison Way, Crw Softly Lonely One, Hank Williams The Orbison Way, The Big O, Memphis e Milestones. Oltre, ovviamente, a One Of The Lonely Ones.

Gli Amici “Leggendari”, Lui Meno! T.G. Sheppard – Legendary Friends & Country Duets

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T.G. Sheppard – Legendary Friends & Country Duets – Cleopatra Records 

Quando leggo Cleopatra Records vedo subito rosso, ma non per la rabbia, come i tori, è piuttosto un effetto simile a quello di trovarsi di fronte ad un semaforo: ti fermi e guardi bene, a destra e sinistra, per capire cosa succede e dove dirigerti, perché la “fregatura” spesso è lì, vicino all’incrocio. Cosa ti hanno combinato questa volta? E soprattutto chi è questo T.G. Sheppard che ha “Leggendari Amici”? In effetti già quando avevo visto nella lista delle uscite questo Legendary Friends & Country Duets, senza sapere che era su etichetta Cleopatra, mi aveva incuriosito per lo schieramento di cantanti celebri che Sheppard era riuscito a riunire per questo album: un onesto, ma non celeberrimo cantante country, in azione già dagli inizi anni ’70, sia come cantante che come discografico, senza mai raggiungere vette qualitative particolarmente significative e operando in quel di Nashville in un ambito country-pop, ben rappresentato sia dai suoi successi come “A.R. Man” per Elvis, Perry Como e John Denver e poi con una serie di dischi a nome proprio che non hanno mai infiammato noi appassionati di un country più illuminato e meno legato all’industria.

Già leggendo la lista, peraltro importante, dei partecipanti ai duetti, si intuisce il solito “progetto” Cleopatra dalla temporalità dubbia: cioè, quando è stato inciso il disco? Conway Twitty è morto dal 1993, George Jones da un paio di anni, Jerry Lee Lewis non incide più molto spesso. Ma proprio il brano scritto da Sheppard con la moglie Kelly Lang (non è quella di Beautiful) e lo stesso Lewis, The Killer, prende bene, oltre che per il suo spirito autobiografico, anche per l’andamento country-soul, tra chitarre, fiati, il piano inconfondibile e le belle voci di T.G. e Jerry Lee, niente di imprescindibile, ma una bella canzone, come quella posta in apertura, Down In My Knees, un gradevole country-gospel cantato in coppia con gli Oak Ridge Boys https://www.youtube.com/watch?v=FjlCSdxSCHs , e niente male, anche se i primi segnali zuccherosi si fanno strada, la versione di Why Me Lord un brano di Kris Kristofferson sotto forma di tipica ballata country, cantata proprio con Conway Twitty. Pure Song Man, un brano di Merle Haggard cantato in coppia con l’autore, non dispiace, con una pedal steel ed una acustica che convivono con una marimba (??) che fa molto Nashville pop, ma non riesce a rovinare del tutto la canzone. Piacevolissimo viceversa l’arrangiamento, in puro stile country-Tex Mex Mariachi, di una divertente Fifteen Rounds Of Jose Cuervo, cantata con Delbert McClinton https://www.youtube.com/watch?v=HSgC-Sv6dTA .

E fin qui tutto bene, diciamo che l’album si è guadagnato la sufficienza risicata, ma da qui in avanti l’effetto Cleopatra si fa sentire: già il duetto con Lorrie Morgan, in una The Next One orchestrale, molto crooner after hours, che c’entra come i cavoli a merenda con il resto del disco, potrebbe essere piacevole in un tributo a Sinatra, ma in un disco country? 100% Chance Of Pain, cantata con BJ Thomas e Jimmy Fortune degli Statler Brothers (che a dispetto del nome non erano neppure parenti), è quanto di più pacchiano ci si potrebbe aspettare e anche It’s A Man Thing, il duetto con uno sfiatatissimo George Jones a fine carriera, rischia di rovinare la reputazione del grande “Possum” e sarebbe stato meglio lasciarlo negli archivi https://www.youtube.com/watch?v=rPndtDldf14 . Wine To Remember And Whiskey To Forget, il duetto con Mickey Gilley, l’urban cowboy più famoso per essere stato il cugino di Jerry Lee Lewis che per la sua carriera e Dead Girk Walking, in coppia con la moglie Kelly Lang (che ha scritto anche la gran parte dei brani), sono senza infamia e senza lode, belle voci tutti, anche lo stess T.G. Sheppard, ma suscitano poche emozioni. Quelle che crea Willie Nelson anche quando è alle prese con l’elenco telefonico, ma che nel caso è ben servito da una ottima In Texas, un brano di Dennis Linde che risolleva in parte le sorti di questo album, anche se l’arrangiamento sfiora sempre il pacchiano https://www.youtube.com/watch?v=QRnZN0Rn620 . Ma il duetto con Engelbert Humperdinck sembra un pezzo di Iglesias (il babbo) in versione country e anche nell’accoppiata con Crystal Gaylein I’m Not Going Anywhere, si rischia un attacco di diabete. If You Knew, una ballata malinconica con Ricky Skaggs e le Whites, non sarebbe neppure male, ma l’arrangiamento è da denuncia penale!

Bruno Conti

In Visita Notturna Al “Grande Fiume”! The Mystix – Midnight In Mississippi

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The Mystix – Midnight In Mississippi – Mystix Eyes Records

Non c’è due senza tre (parafrasando un’antico proverbio), così, dopo i Deadman e i Gathering Field dei giorni scorsi, completo questa triade di artisti di culto, parlandovi del nuovo lavoro, Midnight In Mississippi, dei Mystix, un “ensemble” di veterani musicisti di area bostoniana, di cui avevo già recensito il precedente Mighty Tone (12) http://discoclub.myblog.it/2012/05/08/viaggio-nelle-radici-della-musica-the-mystix/ .

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L’attuale line-up di questo mini “supergruppo”, oltre alla confermata presenza del grintoso frontman Jo Lily alla chitarra, annovera musicisti, minori ma validissimi, del calibro di Bobby Keyes (Mary J.Blige) alla chitarra ritmica, il grande bassista Jesse Williams (John Hammond, Al Kooper, Duke Robillard e altri), Matt Leavenworth (Maria Muldaur, Jerry Lee Lewis) al violino e mandolino, la bravissima armonicista Annie Raines (Paul Rishell, Susan Tedeschi), Dennis McDermott (Rosanne Cash, Marc Cohn) alla batteria e percussioni, e alle tastiere Tom West (Susan Tedeschi, Peter Wolf): circondato da questi fantastici musicisti mi viene difficile pensare che possa uscire un disco di poca qualità, e infatti Jo Lily offre undici brani pieni di nostalgia pescati dal repertorio di alcuni grandi artisti blues e R&R, ma non solo.

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Si parte bene con la title track Midnight In Mississippi, firmata dallo stesso Lily, mentre il grande Jimmie Rodgers viene omaggiato con la sua Jimmie’s Blues con l’armonica della Raines a dettare i tempi https://www.youtube.com/watch?v=yTgGtiorEs0 , passando poi a due brani portati al successo da Jimmy Reed Thing’s Ain’t What They Used To Be https://www.youtube.com/watch?v=BidV8J43Tmw  e I’m Going Upside Your Head https://www.youtube.com/watch?v=Xc3i9DXTDmc , intervallati da una bellissima versione di Sunnyland di Elmore James cantata alla grande, con la sua voce di catrame, da Jo https://www.youtube.com/watch?v=GlC7obTdH6A , e il blues acustico di Dream Girl (Slim Harpo) con l’armonica e il violino che si fondono quasi all’unisono https://www.youtube.com/watch?v=peB9AJNDEgU , si riparte con un altro brano firmato da Lily, A Lifetime Worth Of Blues, una splendida ballata da afterhours con un violino dolcissimo che accompagna la melodia, per poi passare a una sofferta Out Of My Mind (Jerry Lee Lewis), al ruspante Johnny Cash di Walking The Blues, al ritmo “dixie” di Jelly Roll dei fratelli di New Orleans, Louisiana, Clarence e Spencer Williams, andando a chiudere con il country-valzer Which Side Of Heartache, dove violino e mandolino accompagnano ancora una volta il tessuto musicale del brano.

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Midnight In Mississippi è quindi un lavoro con un buon equilibrio di brani originali e di cover, una serie di canzoni eccellenti suonate al meglio da questi musicisti “mercenari”(nel senso buono), che non conoscono solo la storia della loro musica, ma anche il dolore e il vissuto delle tante storie personali, e questo album è in fondo una collezione di una musica senza tempo, il suono di un’America rurale rappresentato da un album pieno di “anima”, che potrebbe interessare soprattutto a tutti gli amanti dei buoni dischi https://www.youtube.com/watch?v=OtQfaaz8WBU e di questi Mystix in particolare, un gruppo che sa come suonare questo tipo di repertorio musicale, preso dalle radici dei vari stili utilizzati, con un piccolo sforzo per recuperare i loro CD, diciamo di non facile reperibilità!

Tino Montanari

Novità Di Ottobre Parte I. Jerry Lee Lewis, Yusuf Cat Stevens, Annie Lennox, Neil Diamond, Mark Lanegan, Scott Walker, Aretha Franklin

jerry lee lewis rock and roll time

Lo ammetto, ultimamente la rubrica delle anticipazioni discografiche mensili è diventata più un resoconto di album già usciti (cofanetti esclusi) che una presentazione delle uscite più interessanti, scelte da chi scrive, ad insindacabile giudizio ovviamente, con molti altri CD che hanno ricevuto peraltro il trattamento della recensione personalizzata, anche per titoli da “carbonari”, come è prerogativa del Blog. Detto che in questi giorni escono o sono usciti molti titoli annunciati parecchio tempo orsono: tipo le ristampe di Led Zeppelin IV e Houses Of The Holy, versione cofanetto e doppio CD, tra le altre anche il box da 8 di Rory Gallagher Irish Tour, quello da 8 CD + DVD, Rumours Of Glory dedicato a Bruce Cockburn, ma pure il nuovo Matthew Ryan, Boxers, annunciato in versione CD fisico per il 4 novembre, ma già uscito nelle nostre lande (e comunque già recensito dal buon Tino), soffermiamoci perciò su alcune pubblicazioni avvenute in queste ultime due settimane, andando poi a ritroso nelle uscite di Ottobre. https://www.youtube.com/watch?v=PYCjEud9wvQ Cominciamo con il nuovo album di Jerry Lee Lewis Rock’n’Roll Time, che vedete effigiato sopra, esce il 28 ottobre, cioè oggi, per la Vanguard/Universal, e si tratta del terzo “sforzo di gruppo” per il Killer, 78 anni ma sempre in gran forma, dopo Last Man Standing del 2006 e Mean Old Man del 2010, anche questa volta i suoi discepoli si sono presentati in massa, per la rilettura di vecchi classici e brani meno conosciuti: se mi avessero detto che la title-track, Rock’n’roll Time, era un vecchio brano del 1974 scritto da Kris Kristofferson, non avrei saputo dirlo, ma lo è e quindi ne prendiamo buona nota e la mettiamo in fila con le altre canzoni che portano firme illustri, da Chuck Berry a Bob Dylan, Lynyrd Skynyrd e Jimmie Rodgers, oltre al vecchio amico Johnny Cash. Tra gli ospiti presenti nel disco c’è anche la brava Vonda Shepard, gli altri li vedete, brano per brano, nella tracklist a seguire: 1.Rock & Roll Time (With Doyle Bramhall II And Jon Brion) 2. Little Queenie (With Keith Richards And Ron Wood) 3. Stepchild (With Daniel Lanois And Doyle Bramhall II) 4. Sick And Tired (With Jon Brion) 5. Bright Lights, Big City (With Neil Young And Ivan Neville) 6. Folsom Prison Blues (With Robbie Robertson And Nils Lofgren) 7. Keep Me In Mind (With Jon Brion) 8. Mississippi Kid (With Derek Trucks And Doyle Bramhall II) 9. Blues Like Midnight (With Robbie Robertson) 10. Here Comes That Rainbow Again (With Shelby Lynne) 11. Promised Land (With Doyle Bramhall II) Da quello che ho sentito promette molto bene e quindi, sempre tempo permettendo, vorrei dedicargli un Post ad hoc. yusuf cat stevens tell 'em

https://www.youtube.com/watch?v=nKR87yoXxrE Anche il vecchio Cat Stevens (per me rimane sempre quello il nome, lo so che da una vita si fa chiamare Yusuf, e comunque, come è noto, nessuno dei due è il vero nome) pubblica in questi giorni un nuovo album, il primo per la Legacy Sony/Bmg, dal titolo Tell ‘Em I’m Gone, 10 canzoni,  si dice 5 nuove e 5  cover di brani più o meno noti. Anche in questo caso il parterre degli ospiti è notevole: da Richard Thompson alla band tuareg dei Tinariwen, il grande armonicista blues Charlie Musselwhite, il cantautore “alternativo” Bonnie ‘Prince’  Billy e il chitarrista Matt Sweeney. Produce lo stesso Cat Stevens, con l’aiuto di Rick Rubin. Questi i titoli dei brani: 1. I Was Raised In Babylon 2. Big Boss Man 3. Dying To Live 4. You Are My Sunshine 5. Editing Floor Blues 6. Cat And The Dog Trap 7. Gold Digger 8. The Devil Came From Kansas 9. Tell ‘Em I’m Gone 10. Doors Big Boss Man è proprio il vecchio blues di Jimmy Reed e You Are My Sunshine non è ovviamente quella di Stevie Wonder ma sempre un blues, Dying To Live era un vecchio brano, molto bello, di Edgar Winter, The Devil Came From Kansas viene dal repertorio dei Procol Harum, mentre la quinta coverfrancamente non l’ho individuata

annie lennox nostalgiaannie lennox nostalgia deuxe

Anche quello di Annie Lennox, come lascia intuire il titolo, è un disco di cover, il terzo nella carriera della cantante inglese, che questa volta è andata a pescare proprio nel repertorio dei vecchi standards. Il CD è uscito la settimana scorsa negli USA per la Blue Note ed esce questa settimana per la Island/Universal, anche in versione Deluxe con DVD aggiunto, contenente “ben un brano dal vivo” (ma forse no, a giudicare dai video che girano su YouTube) e una intervista con la Lennox, alla faccia degli extra. Diciamo che già il contenuto del disco non mi entusiasma, anche il sound è molto orchestrale, adatto al materiale proposto, ma mi pare a tratti un po’ soporifero, persino più di quelli di Rod Stewart dedicati all’argomento), anche se qualche brano non è male, per esempio questo   https://www.youtube.com/watch?v=3TrSMaOZm3Y Per chi fosse interessato: CD 1. Memphis In June 2. Georgia On My Mind 3. I Put A Spell On You 4. Summertime 5. I Cover The Waterfront 6. Strange Fruit 7. God Bless The Child 8. You Belong To Me 9. September In The Rain 10. I Can Dream, Can’t I? 11. The Nearness Of You 12. Mood Indigo  Bonus DVD 1. Annie Lennox Talks About Nostalgia 2. I Put A Spell On You (Live Performance)

neil diamond melody road

https://www.youtube.com/watch?v=_qjqysU36tw Tra i veterani molto meglio Neil Diamond, in versione barbuta per questo nuovo Melody Road, che tutto sommato conferma la vena ritrovata con gli ultimi album degli anni 2000. Il disco, prodotto da Don Was e Jacknife Lee, è uscito lo scorso 21 ottobre su etichetta Capitol, e naturalmente non manca la versione Deluxe, in questo caso singola, con due tracce in più, una cover di Nilsson e una di George Harrison, oltre ad un libretto di 36 pagine con testi e spartiti. Ecco il contenuto: 1. Melody Road 2. First Time 3. Seongha And Jimmy 4. Something Blue 5. Nothing But A Heartache 6. In Better Days 7. Ooo Do I Wanna Be Yours 8. Alone At The Ball 9. Sunny Disposition 10. Marry Me Now 11. The Art Of Love 12. Melody Road (Reprise) Deluxe Edition Bonus Tracks: 13. Remember 14. Something

mark lanegan phantom radio 2cd

Il 21 ottobre è uscito anche il nuovo album di Mark Lanegan, Phantom Radio, per la Heavenly Recordings (ovviamente c’è anche la versione Deluxe doppia con 5 tracce extra, l’Ep No Bells On Sunday): si tratta, all’incirca, del sesto prodotto, tra album, EP e vinili, in circa due anni, o poco più, per un artista che ci aveva messo dodici anni per farne 6 e poi sei anni di attesa prima del nuovo. Un bel disco, per lo più,  di synth-pop ispirato dalla musica degli anni ’80 non fa per me, grazie. Scusate la stringatezza (e forse ho esagerato), ma proprio non sono molte le canzoni che mi piacciono, anche se la voce è sempre interessante.

scott walker + sunn o

Invece uno che ai dischi “strani”, ma interessanti, ci ha abituato, essendo lui stesso un personaggio che definire eccentrico è riduttivo, è Scott Walker, il nuovo disco Soused, in uscita per la 4AD, è una collaborazione con la band metal alternativa (giuro!) Sunn O))). Nonostante le premesse il disco è meno impenetrabile di opere come l’ultimo Bish Bosch del 2012, o The Drift  del 2006, dire che sia orecchiabile è una parola grossa, forse è più giusto “ascoltabile”: lunghi brani improvvisati tra drone music, avanguardia e musica contemporanea, con la bella baritonale voce di Walker che fluttua tra chitarre elettriche e percussioni, in uno stile che è quasi vicino al rock, a momenti. Rock estremo ma pur sempre rock, pensate, per avere una vaga idea, a certe cose del disco di Lou Reed con i Metallica, mescolato ad una psichedelia primitiva e brutale, ma giusto per darvi uno spunto. Comunque interessante.

aretha franklin sings the great diva classics

Disco che non c’entra assolutamente nulla per il precedente, uscito anche questo il 21 ottobre scorso, è quello nuovo di Aretha Franklin. Ci sarà stato pure un motivo se Aretha è classificata al 1° posto tra i più grandi cantanti di tutti i tempi, nella classifica di Rolling Stone, ancora nel 2010 precedeva Ray Charles, Elvis Presley, Sam Cooke e John Lennon. Però non fa un disco bello da una quarantina di anni e anche questo Sings The Great Diva Classics, che sulla carta prometteva sfacelli, poi all’atto pratico non permetterà alla 71enne artista americana (l’unica ancora viva dei primi 5) di rinnovare la sua leggenda. La sua voce, a tratti (soprattutto dal vivo), ha ancora momenti di grande splendore, ma la produzione di Clive Davis, vecchio boss della Arista e i più “giovani” Kenny “Babyface” Edmonds, André 3000, Harvey Mason, Jr., Terry Hunter e Eric Kupper, forniscono una patina di contemporaneità alle canzoni, che di per sè sarebbero (sono) anche belle. Ma forse sono io che ho delle pretese irrealizzabili, quindi accontentiamoci di ascoltare: 1. People 2. Rolling In The Deep (The Aretha Version) 3. Midnight Train To Georgia 4. I Will Survive (The Aretha Version) 5. At Last 6. No One 7. I’m Every Woman/RESPECT 8. Teach Me Tonight 9. Keep Me Hanging On 10. Nothing Compares 2 U Brani che vengono dal repertorio di Barbara Streisand, Adele, Gladys Knight, Gloria Gaynor, Etta James, Supremes e altre. Destiny’s Child, Alicia Keys; Whitney Houston e Sinead O’Connor via Prince, mi sembrano meno “importanti”, comunque questi troverete nel CD, pubblicato sempre la settimana scorsa dalla Rca/Sony.

Direi che per oggi è tutto, nei prossimi giorni, a ritroso, andiamo a vedere le altre uscite interessanti di ottobre, inframmezzate dalle solite recensioni ” a sorpresa”. Per esempio il nuovo disco dei bravi Lowlands, l’altro ieri a Milano, come opening act per Massimo Priviero, e ora in uscita con il loro nuovo disco Love etc., che però poi presenteranno in proprio il 22 novembre allo Spazio Teatro 89 di Milano, esattamente una settimana dopo il concerto dei Mandolin’ Brothers. Ovviamente ci ritornerò sopra quanto prima.

Alla prossima.

Bruno Conti

Potrebbe Essere L’Ultima Occasione Di Averlo, Non Mancatela! Kenny Brown – Goin’ Back To Mississippi

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Kenny Brown – Goin’ Back To Mississippi – Big Legal Mess Records/Fat Possum

Non è un nuovo disco di Kenny Brown, si tratta dell’ennesima riedizione del suo primo disco, registrato nel 1996 e pubblicato nel 1997 dalla Fat Possum, poi ristampato, con un’altra copertina,  nel 2006, dalla Hermans (?) distr. Taxim. Questa volta, con autoironia, esce su “Big Legal Mess Records” e con la copertina originale ripristinata. E sapete una cosa? E’ sempre un gran disco! Se ve lo siete perso nelle altre occasioni questa è l’occasione giusta per rimediare. Brown, nativo di Selma, Alabama, ma cresciuto sulle colline del Nord Mississippi, ha pubblicato solo altri due dischi solisti nella sua carriera discografica, entrambi ottimi, Stingray nel 2003 https://www.youtube.com/watch?v=Lrc-qLzj7qM  e l’eccellente doppio Can’t Stay Long nel 2011 https://www.youtube.com/watch?v=cN5mPwkIA1o , per il resto della sua vita musicale è stato il fedele compagno di R.L. Burnside, che lo ha di volta in volta definito, “il mio figlio adottivo”, “un ragazzo bianco con la chitarra” e “il mio figlio bianco”, nel corso di una lunghissima collaborazione, iniziata nei primi anni ’70 e proseguita fino alla scomparsa di Burnside nel 2005 https://www.youtube.com/watch?v=dcgaP_HPGhU .

kenny brown stingray kenny brown can't stay long

In mezzo ci sono stati migliaia di concerti, alcuni dischi, non tantissimi, con il suo mentore, che non era molto prolifico (ma postumi ne sono usciti un bel po’). Dopo la morte di R.L.,  un paio di colonne sonore, in particolare quella di Black Snake Moan, dove era una sorta di controfigura sonora per Samuel L. Jackson. Ma prima era uscito questo Goin’ Back To Mississippi, penalizzato dai problemi vari di distribuzione della Fat Possum, l’etichetta originale, cionondimeno una delle ennesime confutazioni dell’assunto secondo cui “i musicisti bianchi non possono suonare il blues”. Possono eccome, e anche il rock and roll e il rock puro, come dimostra questo CD che è un distillato perfetto di North Hill Country Blues (e il nostro, con la moglie Sara, ogni anno organizza il benemerito Festival, denominato North Mississippi Country Picnic https://www.youtube.com/watch?v=XNRvXKs8xaI ), rock stonesiano periodo Sticky Fingers/Exile, blues classico, R&R e boogie micidiali, rivisitazioni selvagge del rockabilly/swamp rock di Dale Hawkins, mister Suzie Q, non per nulla il publishing dei suoi brani riporta Suzy Q Pub.

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Tutti elementi che ritroviamo nei dieci brani di questo disco: accompagnato da Dale Beavers (nomen omen), secondo chitarrista e vocalist, Terence Bishop al basso e John Bonds alla batteria, proprio con Dale Hawkins che produce il tutto a Little Rock, Arkansas, nell’autunno del 1996. From Now On, una stilettata di blues con slide, che è parente stretta anche del rock and roll Made in Sun Sudios di Jerry Lee Lewis, a cui la voce di Brown si avvicina, passando per la formidabile Frankie & Albert, un tradizionale rivisitato dal repertorio di Joe Callicott, una leggenda del blues che è stato il primo mentore di Kenny, intorno all’età di dieci anni, qui interpretato come se fosse una perduta gemma da qualche session sconosciuta di Willie Nelson con gli Stones, nel periodo di Sticky Fingers, country blues dondolante e sensuale, sempre con uso di slide e lap steel. Ma anche la grinta e la potenza della title-track, Goin’ Back To Mississippi, un rock and roll che sta al crocevia tra Chuck Berry e Rolling Stones, riff di chitarra come piovesse, ritmi e sonorità perverse come il miglior rock insegna. Wretched Mind potrebbe essere una outtake da qualche disco dei Creedence più roots, mentre gli oltre 6 minuti di Jumper On The Line, un traditional arrangiato dagli stessi Burnside e Brown https://www.youtube.com/watch?v=NbEGKLhoyQM , virano sui ritmi ipnotici e ripetuti dei classici di Dale Hawkins, rivisti però nell’ottica minimale, pur se assai accelerata del boogie blues elettrico proprio di gente come Bunrnside, Kimbrough, i primi Canned Heat, la famiglia Dickinson, il kudzu blues dei Turchi,  il tutto con la fantastica slide di Kenny Brown che si staglia potente nei meandri del brano.

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Talk about me è uno dei due contributi del chitarrista Dale Beavers, un classico blues cadenzato che incontra i ritmi urbani di quello proveniente da Chicago, l’altro è Grease Monkey, uno strumentale delizioso che è un perfetto esempio di rock and roll vecchio stile. I’m A lover è un lentone reiterato e selvaggio che potrebbe venire ancora dalla penna di Hawkins o Fogerty, ricco di echi e chitarre stranissime e lancinanti. Hold Me Baby, sempre per proseguire il parallelo con gli Stones https://www.youtube.com/watch?v=v_0P_2RsuSw , la si sarebbe potuta trovare nei primi album della band inglese, quelli più primitivi e sinceri, ma con l’aggiunta della slide in overdrive di Brown e la conclusiva In The Mood, ancora dell’accoppiata Kenny/R.L., è un altro lento, minaccioso e dall’atmosfera avvolgente che conferma tutte le buone vibrazioni di questo bellissimo album https://www.youtube.com/watch?v=XNRvXKs8xaI . Mancarlo anche al terzo passaggio sarebbe un delitto!

Bruno Conti    

Un Altro “Strano” Tipo! J.Roddy Walston & The Business – Essential Tremors

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J. Roddy Walston & The Business – Essential Tremors – ATO Records

Nel mare magnum del rock Americano navigano molti “strani” tipi (termine usato recentemente per Pokey LaFarge) di gruppi e solisti che è difficile etichettare. Prendiamo questo J. Roddy Walston, con Business al seguito: un quartetto che alcuni catalogano nell’alternative/indie rock (che va bene per qualsiasi genere, come le verdure in cucina, mi è venuta così), altri nella roots music, c’è chi parla di southern rock (?!?), altri, saggiamente, definiscono lo stile semplicemente rock, e qui non si sbaglia mai.

Se dovessi giudicare da questo Essential Tremors, mi sbilancerei in un glam/ rock/punk molto seventies style, perché mi pare di cogliere qui e là elementi di Mott The Hoople, Marc Bolan, New York Dolls, un pizzico di Bowie e del Lou Reed più mainstrean, ma poi improvvisamente ti sorprendono con una ballatona deliziosa come Boys Can Never Tell, con tanto di pedal steel a significare l’ecletticità della musica che si ascolta in questo CD (Bowie e Ian Hunter avevano questi colpi di genio e negli anni ’70 non era cosa fuori dal comune mescolare mille generi). Ma l’iniziale Heavy Bells parte come un rock classico e poi diventa un pezzo punk cattivissimo con Walston che urla come un ossesso, mentre le chitarre sparano riffs a destra e manca. Poi, ineffabile, nella successiva Marigold, introdotta da un pianino saltellante (perché in teoria il nostro amico Roddy è un pianista, anche se si disbriga ottimamente pure alla chitarra), ti estrae dal cilindro un brano che avrebbe potuto tranquillamente andare su Mott o anche su The Hoople, un boogie-rock vecchio stampo, con coretti in falsetto e un basso “fuzzato” molto vintage.

Take It As It Comes la potreste trovare anche su qualche dischetto degli Hold Steady, tra rock classico, oh-oh-oh molto sixties e ritmi pop scanditi con gusto e frenesia. Black Light, nella parte finale ha un drive ritmico e un veloce assolo di chitarra di Billy Gordon (il co-autore con Walston) alla Jimmy Page, circa Led Zeppelin II, ma parte come un brano dei T-Rex, cantato parzialmente anche in falsetto, confusi? Anch’io! Sweat Shock è un altro pulsante pezzo rock, con batteria e chitarre impegnate in un riff quasi tribale e il nostro amico che sfodera il suo cantato più Plantiano e la chitarra prende ancora tangenti Zep (il nostro amico ha ammesso una predilezione per la musica dei Led Zeppelin). Di nuovo un alternarsi tra falsetto e voce classica per Nobody Knows, un brano alla Big Star lato Chris Bell (avrebbe fatto la sua porca figura su I Am The Cosmos).

La batteria con cowbells all’inizio di Hard Times ha più di qualcosa che potrebbe ricordare i vecchi Creedence e anche il resto del brano è divertente e coinvolgente. Tra l’altro il disco più lo senti e più ti acchiappa, ad un primo ascolto, sinceramente, mi aveva fatto abbastanza cagare, per dirla con finezza (alla Greil Marcus). Dopo la bella Boys Can Never Tell, citata in apertura, Walston & Co. tornano ai ritmi 70’s con una Same Days sorretta da un riff che sta tra Bolan e Bowie e pure i coretti, piano e chitarra, a contendersi la guida del brano, mentre Tear Jerk è puro rock’n’roll, Jerry Lee Lewis meets Mott The Hoople, tra un piano saltellante e chitarre e voce sguaiate il giusto.  Per concludere con una Midnight Cry che introduce elementi di R&B bianco (se esiste), che mancavano al calderone sonoro di questo Essential Tremors. Vogliamo dire che sono versatili? E diciamolo!

Bruno Conti

Novità Di Aprile Parte I. Tab Benoit, Kate Campbell, Jerry Lee Lewis, Great Lake Swimmers, Jeff Healey, Simone Felice, Lori Carson, Lumineers, Ry Cooder

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Cominciamo con le novità in uscita nel mese di Aprile, in questo caso la settimana di martedì 3, mancano tutte le uscite già trattate in precedenza, basta che andiate a ritroso nel Blog e troverete: Elvis Costello The Return Of The Spectacular Spinning Songbook annunciato da mesi e finalmente in uscita in CD e DVD o CD+DVD, Thick As A Brick 2 che ha ripreso la denominazione Jethro Tull e Ian Anderson anche se non dovrebbe esserci Martin Lancelot Barre, il nuovo Bonnie Raitt Slipstream che per il momento esce in Europa su Proper Records, la settimana successiva negli States. E ancora Locked Down di Dr.John, quello con Dan Auerbach dei Black Keys. The Soul Of Truth, il volume IV dei Bootleg di Johnny Cash, il disco di cover delle Wilson Phillips Dedicated. Poi molte altre novità interessanti:

per esempio il nuovo album dei canadesi Great Lake Swimmers New Wild Everywhere, il quinto album della discografia per i folk-rockers nord-americani, pubblicato dalla Nettwerk e disponibile anche in versione doppia Deluxe con sette tracce extra tra demo, brani acustici e live.

Simone Felice è il fratello che non fa più parte da tempo della formazione dei Felice Brothers, ha fatto due bellissimi dischi come Duke And The King, ha avuto un infarto e ora esordisce come solista con questo album omonimo che esce per la Reveal Records e al quale Mojo (che non ho ancora letto) ha dato 4 stellette.

Tab Benoit, il musicista cajun-blues-rock-soul di Baton Rouge, Louisiana ha pubblicato una decina di album per la Telarc, questo Legacy: The Best Of è una collezione e così, a occhio, non mi sembra che ci siano brani inediti. Per chi non ha nulla è l’occasione per ascoltare uno dei migliori chitarristi (e cantanti) del Blues contemporaneo, questo signore non è bravo, è bravissimo, ascoltate il brano qui sopra!

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Dopo l’album dal vivo dello scorso anno, Two Nights In Texas, torna con un nuovo disco per la Large River Music Kate Campbell, il CD si intitola 1000 Pound Machine e la bravissima cantante di New Orleans per l’occasione torna al piano, suo strumento originale, e con l’aiuto di Will Kimbrough che produce e suona le chitarre e Spooner Oldham che suona le tastiere, confeziona un ennesimo eccellente disco di country-folk-Americana-gospel roots music. Bella voce.

Altra cantautrice, di Lori Carson si erano un po’ perse le tracce: era dal 2004 che non faceva dischi nuovi, ma chi scrive se l’era persa dagli anni ’90. I primi dischi, soprattutto Shelter del 1990, ma anche Where It Goes e gli altri di quella decade, spesso con l’accompagnamento dei Golden Palominos, sono molto belli. Questo nuovo Another Year esce per la United For Opportunity Records (?!?) e le atmosfere sono più rarefatte e folk ma sembra interessante: per chi ama le voci “tranquille”.

The Lumineers sono un gruppo americano che viene inserito nel filone del “nuovo folk”, per intenderci quello di Avett Brothers e Mumford And Sons. Dopo un Ep pubblicato nel 2011 esordiscono per la Dualtone con questo album omonimo che ad un primo veloce ascolto mi sembra interessante.

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Continua la serie di pubblicazioni di concerti inediti di Jeff Healey per la Eagle Rock. Questa volta è il turno di un DVD (con CD allegato) Live In Belgium registrato al Peer Blues Festival nel luglio del 1993 per il tour promozionale di Feel This. In occasione di questo concerto al solito trio si aggiungono un tastierista e due backing vocalists. Per chi ama il chitarrista cieco canadese e del sano rock-blues!

La Left Field Media continua con i suoi CD Live dedicati a Broadcast radiofonici che hanno fatto la storia della musica rock ( e non solo). Questo Down At The Field di Ry Cooder contiene il famoso show della primavera del 1974 a Ebbets Field, come bonus ci sono anche alcuni brani registrati al Bottom Line di New York alcuni giorni prima. Era il tour per promuovere Paradise and Lunch, quindi Ry Cooder d’annata. Anche questo esisteva come bootleg di difficilissima reperibilità, ecco il contenuto:

1. Too Tight This Rag of Mine
2. You ve been Doing Something Wrong (I Can Tell By the Way You Smell)
3. Blind Man Messed Up By Tear Gas
4. Instrumental
5. How Can A Poor Man Stand Such Times and Live
6. Slow Consumption
7. Forget That Folding Bridge
8. Fool for a Cigarette/Feelin Good
9. Crazy Bout an Automobile
10. Feelin Like a Submarine (Kentucky Blues)
11. Don t take everybody to be a Friend
12. The Tattler
13. One Meat Ball
14. Preacher
15. Vigilante Man

Questa settimana terminiamo con un cofanetto eccezionale di 4 CD edito dalla Salvo Records e dedicato a Jerry Lee Lewis A Whole Lotta Jerry Lee Lewis, contiene 106 brani che coprono il periodo 1956-1989, il tutto corredato da un libretto di 72 pagine, questa la tracking list:

Disc 1
1. Crazy Arms
2. Whole Lotta Shakin’ Goin’ On
3. Great Balls Of Fire
4. You Win Again
5. Breathless
6. High School Confidential
7. Lewis Boogie
8. Break Up
9. I’ll Sail My Ship Alone
10. Lovin’ Up A Storm
11. What’d I Say
12. Cold Cold Heart
13. Hit The Road Jack
14. Pen And Paper
15. I’m On Fire
16. She Was My Baby (He Was My Friend)
17. High Heel Sneakers
18. Just In Time
19. Baby, Hold Me Close
20. I Believe In You
21. Green Green Grass Of Home
22. Baby (You’ve Got What It Takes) – With Linda Gail Lewis
23. Detroit City
24. Rockin’ Jerry Lee
25. Memphis Beat
26. Big Boss Man
27. It’s A Hang-Up Baby
28. Turn On Your Love Light
29. Shotgun Man

Disc 2
1. Another Place, Another Time
2. Walking The Floor Over You
3. I’m A Lonesome Fugitive
4. What’s Made Milwaukee Famous (Has Made A Loser Out Of Me)
5. She Still Comes Around (To Love What’s Left Of Me)
6. To Make Love Sweeter For You
7. There Stands The Glass
8. Don’t Let Me Cross Over – With Linda Gail Lewis
9. Jackson – With Linda Gail Lewis
10. One Has My Name (The Other Has My Heart)
11. Invitation To Your Party
12. Earth Up Above – With Linda Gail Lewis
13. She Even Woke Me Up To Say Goodbye
14. One Minute Past Eternity
15. Roll Over Beethoven – With Linda Gail Lewis
16. Working Man Blues
17. Wine Me Up
18. Once More With Feeling
19. I Can’t Seem To Say Goodbye
20. There Must Be More To Love Than This
21. Waiting For A Train
22. In Loving Memories
23. Sweet Georgia Brown
24. Touching Home
25. When He Walks On You (Like You Walked On Me)
26. Would You Take Another Chance On Me
27. Me And Bobby McGee
28. Thirteen At The Table

Disc 3
1. Chantilly Lace
2. Think About It Darlin’
3. Walk A Mile In My Shoes
4. Lonely Weekends
5. Me And Jesus – With Linda Gail Lewis
6. Who’s Gonna Play This Old Piano
7. No Honky Tonks In Heaven
8. No Traffic Out Of Abilene
9. No More Hanging On
10. Drinkin’ Wine Spo-Dee-O-Dee
11. Bad Moon Rising
12. Juke Box
13. No Headstone On My Grave
14. Sometimes A Memory Ain’t Enough
15. Ride Me Down Easy
16. I’m Left, You’re Right, She’s Gone
17. Just A Little Bit
18. Big Blue Diamonds
19. Tell Tale Signs
20. He Can’t Fill My Shoes
21. Honey Hush
22. I Can Still Hear The Music In The Rest Room
23. House Of Blue Lights
24. Boogie Woogie Country Man
25. A Damn Good Country Song

Disc 4
1. Don’t Boogie Woogie
2. I Can’t Keep My Hands Off Of You
3. I Don’t Want To Be Lonely Tonight
4. Let’s Put It Back Together Again
5. Jerry Lee’s Rock And Roll Revival Show
6. The Closest Thing To You
7. Middle Age Crazy
8. Tennessee Saturday Night
9. Come On In
10. I’ll Find It Where I Can
11. I Hate You
12. Rockin’ My Life Away
13. I Wish I Was Eighteen Again
14. Who Will The Next Fool Be
15. When Two Worlds Collide
16. Over The Rainbow
17. Thirty-Nine And Holding
18. I’m So Lonesome I Could Cry
19. My Fingers Do The Talkin’
20. Come As You Were
21. Honky Tonk Rock And Roll Piano Man
22. Why You Been Gone So Long
23. Sixteen Candles – With Johnny Cash, Roy Orbison & Carl Perkins
24. Wild One – With David Kemper And Gerald McGee

Che dire? Questo è veramente indispensabile, completo e costa pure poco!

Bruno Conti