Ritorna Uno Degli Album “Classici” Degli Anni ’80 In Versione Deluxe! Stevie Nicks – Bella Donna

stevie nicks bella donna

Stevie Nicks – Bella Donna – Atco/Rhino Deluxe Edition 3 CD

Ci sono dei dischi che risentiti a distanza di tempo risultano delle mezze delusioni, altri che sorprendono per l freschezza che hanno mantenuto nel tempo e poi ci sono i capolavori senza tempo. Direi che questo Bella Donna di Stevie Nicks probabilmente non rientra nella terza categoria, ma ci si avvicina molto: non sentivo il disco da parecchi anni e devo ammettere che riascoltandolo 25 anni dopo la sua uscita originale mi sono meravigliato di quanto sia bello. Dieci canzoni, tutte di grande qualità, e del tutto all’altezza di quanto la bionda di Phoenix, ma californiana per elezione, abbia fatto con la sua band, i Fleetwood Mac, di cui è sempre stata strenua “difenditrice” (per quanto il vocabolo al femminile suoni male), l’unica del trio delle stelle, con Lindsey Buckingham e Christine McVie, sempre presente nelle varie reunion del gruppo. La storia di Bella Donna, narrata con dovizia di particolari nel corposo libretto che è allegato alla tripla versione Deluxe, è abbastanza nota, ma facciamo un veloce ripasso. Siamo alla fine del 1980, i Fleetwood Mac sono al termine del tour mondiale per promuovere Tusk, disco che non ha ripetuto le vendite colossali di Rumours, ma ha raggiunto comunque i due milioni di vendite complessive e l’unanime plauso della critica, però quello viene considerato il disco di Buckingham (anche se ci sono ben cinque canzoni di Stevie, tra cui la splendida Sara). Comunque i rapporti amorosi intrecciati (e la loro fine), tra i vari componenti del gruppo hanno creato un ambiente quasi invivibile, la tensione tra Nicks, Buckingham e Mick Fleetwood è alle stelle, quindi Stevie. nelle pause tra una data e l’altra, si rifugia spesso nelle hall degli alberghi dove trova un pianoforte, per scrivere bozzetti di quello che sarà il suo primo album solista.

Ma prima fonda la propria etichetta, la Modern Records, all’interno del gruppo Warner/Atco, trova un produttore, Jimmy Iovine (scelto perché la Nicks voleva chiunque stesse producendo i dischi di Tom Petty), che poi diventerà anche il suo fidanzato, il quale le procura, in mancanza di un gruppo, alcuni dei migliori musicisti, non turnisti (questa è una pregiudiziale fondamentale), che suonavano in alcune delle migliori band americane: ed ecco Roy Bittan dalla E Street Band, Michael Campbell, Benmont Tench e Stan Lynch degli Heartbreakers, Don Felder e l’ex boyfriend Don Henley dagli Eagles, ma anche il chitarrista di Elton John Davey Johnstone, Waddy Wachtel alle chitarre, Bill Payne dei Little Feat al piano in un pezzo, Bobbye Hall alle percussioni, Bob Glaub al basso e Russ Kunkel alla batteria, per una sezione ritmica da sogno, oltre alle sue inseparabili amiche, e grandi esperte di armonie vocali, Lori Perry e Sharon Celani. Tutti coadiuvati da Iovine, che reduce dai suoi lavori, prima con John Lennon e Bruce Springsteen, poi con Meat Loaf e la Patti Smith di Easter, a soli 27 anni è uno dei produttori del momento, anche grazie al suo successo con Damn The Torpedoes di Tom Petty And The Heartbreakers, che convince, grazie alla loro complicità amorosa, la sua fidanzata, che comunque gli presenta una serie di splendide canzoni, alcune appena composte, altre recuperate dal passato, a registrare come singolo, un pezzo che Tom Petty e Mike Campbell avevano scritto apposta per lei (e da lì nascerà una “amicizia” e una collaborazione tra i due che proseguirà per tutti gli anni ’80), la bellissima Stop Draggin’ My Heart Around, uno splendido esempio del miglior rock americano dell’epoca.

Ma nel disco ci sono altre 9 canzoni, tra cui 3 ulteriori singoli: la poderosa Edge Of Seventeen, dedicata alla prima moglie di Petty, Jane, e il cui titolo nasce da un equivoco, quando Stevie chiese loro da quando si conoscevano lei gli rispose “from the age of seventeen” con un forte accento della Florida e la canzone prese quel titolo, oltre ad uno dei riff di chitarra più conosciuti dell’epoca, creato da Waddy Wachtel, e intorno al quale le Destiny’s Child di Beyoncé hanno costruito la loro hit Bootylicious, mentre il pezzo della Nicks è un grande esempio di rock californiano, degno delle migliori cose dei Fleetwood Mac, con le tre vocalist scatenate. La vellutata, fin dal titolo, Leather And Lace, era nata come una canzone da donare a Waylon Jennings e Jessi Colter per un duetto non utlizzato, e nel disco la ballata acustica viene eseguita in coppia con Don Henley, che entra solo nel finale, ma la canta da par suo. After The Glitter Fades, splendida, è una canzone dall’impianto country, con la pedal steel di Dan Dugmore e il piano di Roy Bittan in grande evidenza, oltre a Stevie che la canta in modo celestiale, con quella voce riconoscibile fin dalla prima nota, una delle più caratteristiche del rock americano.

Tra le altre canzoni la title-track è un’altra perfetta ballata mid-tempo di stampo west-coastiano, romantica e corale, di nuovo con il piano, questa volta Benmont Tench, protagonista assoluto, ma splendido anche il lavoro di tessitura della chitarra di Wachtel e i saliscendi nella costruzione sonora del brano; Kind Of Woman porta anche la firma di Tench, e grazie agli arpeggi dell’acustica di Johnstone potrebbe ricordare il sound dell’Elton John “americano”, ancora perfetto il lavoro di chitarra di Waddy Wachtel, uno dei grandi non celebrati dello strumento, mentre Think About It, che porta anche la firma di Roy Bittan, vede la presenza, proprio al piano, di Bill Payne, la canzone è una sorta di esortazione all’amica e compagna di avventura nei Mac, Christine McVie, a pensarci bene prima di andarsene dalla band , un altro brano molto bello, ma non ce n’è uno scarso, con un arrangiamento avvolgente e il suono nitido e ben delineato creato da Iovine, con tutti i musicisti registrati live in studio. After The Glitter Fades, di nuovo dalla chiara impronta country, con chitarre, piano e pedal steel celestiali, è un messaggio della giovane Stevie, alla futura stella Nicks, scritto in gioventù quando lei e Lindsey si arrabattavano tra mille mestieri in cerca di una futura gloria. How Still My Love è un altro brano dove si apprezza il classico sound pop-rock di eccellente fattura tipico dei Fleetwood Mac d’annata, come pure Outside The Rain, altra canzone forse minore, ma comunque di sicura presa, con la conclusiva The Highwayman, dove appaiono ancora Johnstone, Henley e Mike Campbell, brano di nuovo intimo, quasi dolente, ma di caratura superiore.

Nel secondo CD della confezione ci sono versioni alternative di Edge Of Seventeen, più lunga e meno rifinita, con alcune false partenze, Think About It, quasi più bella dell’originale, How Still My Love dove un organo svolazzante aggiunge fascino e brio alla costruzione del pezzo, Leather And Lace, in versione alternativa acustica, senza Henley, ma comunque bella, Bella Donna, è in formato demo, solo voce e piano. Poi ci sono alcuni inediti: Gold And Braid, uscita solo nel cofanetto Enchanted, anche questa volta con falsa partenza, ma poi diventa un bel pezzo rock, Sleeping Angel, in una versione alternativa con mandolino, rispetto a quella più rock usata nella colonna sonora di Fast Times At Ridgemont High, che troviamo in chiusura del dischetto, altra canzone di buona fattura. Come pure If You Were My Love, prevista per Mirage e poi apparsa nel recente 24 Karat Gold, e The Dealer prevista in Tusk, e pubblicata solo, con nuovo arrangiamento, sempre in 24 Karat Gold, questa avrebbe fatto un figurone in Tusk, Rumours o Bella Donna, dove volete. Manca ancora l’altro brano tratto da una colonna sonora, Blue Lamp, dal film di animazione Heavy Metal (il genere musicale non c’entra), suono fin troppo pompato e anni ’80, quelli non buoni, comunque non orribile.

Il terzo CD prevede un concerto strepitoso, registrato al Wiltshire Theatre di Beverly Hills nella serata finale, 13 dicembre del 1981, del brevissimo tour per promuovere l’album: 14 brani in tutto, con una band della madonna, Roy Bittan, Benmont Tench, Waddy Wachtel, Bob Glaub, Russ Kunkel, Bobby Hall e le due coriste Lori Perry e Sharon Celani, con la presentazione del babbo di Stevie Nicks, e versioni lunghe e poderose di sette brani dell’album, oltre a Gold Dust Woman, minacciosa e tirata, Gold And Braid, che manco i migliori Fleetwood Mac forse avrebbero saputo fare meglio, e anche una versione tiratissima di I Need To Know, degna dei migliori Heartbreakers, oltre a sontuose versioni di Dreams, Angel, Sara  e in conclusione, dopo una incredibile Edge Of Seventeen di quasi nove minuti, anche una magnifica Rhiannon. Pochi giorni dopo sarebbe rientrata nei ranghi per registrare insieme agli altri Fleetwood Mac il nuovo album Mirage, ma questo Bella Donna rimane il suo quasi capolavoro, a maggior ragione in questa versione potenziata: splendido, forse l’ho già detto?

Bruno Conti        

Quasi Perfetto! Tom Petty And The Heartbreakers – Damn The Torpedoes Deluxe Edition

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Tom Petty & The Heartbreakers – Damn The Torpedoes – 2CD Mca/Universal

Tom Petty ha compiuto 60 anni il 20 ottobre scorso e quest’anno ha pubblicato uno dei dischi più belli della sua lunga carriera, Mojo, ma di quel disco abbiamo già parlato a lungo. In questi giorni (il 9 novembre negli States e il 16 novembre in Europa, Italia compresa) esce questa versione Deluxe di uno dei dischi più belli della sua discografia, quel Damn The Torpedoes pubblicato originariamente il 19 ottobre del 1979 (quindi che anniversario è?). Il 30° + 1 che fa il paio con il 30° + 2 (anni) dell’edizione Deluxe di Darkness On The Edge of Town di Springsteen, evidentemente ora usa così.

Damn The Torpedoes è uno dei dischi rock più belli di sempre, quella sequenza iniziale con Refugee watch?v=3u9O5N5dGzo, Here Comes My Girl, Even The Losers e Shadow Of A Doubt è da annali della musica rock, quattro brani così fantastici, uno dietro l’altro si rammentano a fatica nella storia degli Lp ( e anche dei CD se è per questo). Oltre a tutto risentiti oggi non hanno perso una virgola del loro fascino anche grazie all’ottimo lavoro di produzione che fece ai tempi Jimmy Iovine e di quello fatto oggi in fase di rimasterizzazione. Bellissimo, non si può aggiungere altro: o meglio si può aggiungere che ci sono altri due brani straordinari, la conclusiva Louisiana Rain e la trascinante Don’t Do Me Like That. Senza nulla togliere al valoro delle eccellenti Century City, You Tell Me e quella che mi piace meno (ma giusto un zinzinino) What Are Doin’ In My Life (anche se il lavoro alla slide di Mike Campbell è ottimo come sempre). Benmont Tench è uno dei tastieristi più importanti dell’ultimo trentennio della musica rock e Stan Lynch a me, come batterista, piaceva moltissimo. Già che ci siamo aggiungiamo Ron Blair che era il bassista dell’epoca e il cerchio della (quasi) perfezione si completa. Poi vi spiego quel “quasi” che ricorre, ma vi do un indizio subito. Finiti i nove brani dell’album originale passiamo alle nove bonus tracks, peraltro molto interessanti.

Nowhere è uno dei due inediti in assoluto e non avrebbe assolutamente sfigurato nell’album originale anzi ci si chiede perché l’hanno tenuto nel cassetto (o dove diavolo era) fino ad oggi, un pezzo rock con un ottimo lavoro di Campbell alla solista e la sezione ritmica che picchia di gusto in puro stile Heartbreakers (forse c’erano già troppe belle canzoni nel disco? Sarebbe da masochisti, ma come hanno dimostrato Dylan,Springsteen e Morrison nel corso degli anni, non sempre gli artisti sono i migliori giudici nello scegliere i brani da inserire nei propri album, in caso contrario non avremmo avuto quella caterva di stupendi album pieni di inediti usciti a posteriori). Surrender, in un’altra versione, era per la verità già apparsa nel doppio  Anthology Through The Years, comunque è uno di quei tipici brani jingle-jangle di Tom Petty che tanto devono ai Byrds e a Roger McGuinn, molto bella in ogni caso. Casa Dega e It’s Raining Again erano due lati B dei 45 giri del tempo, entrambe piacevoli, soprattutto la prima, la seconda dura solo 1 minuto e 33 secondi, in pratica un intramuscolo. E non dimentichiamoci che erano già apparse entrambe nel Box Sestuplo Playback (ma noi si ricompra sempre, tanto che ce frega). Poi ci sono tre brani dal vivo tutti e tre registrati all’Hammersmith Odeon di Londra il 6 marzo del 1980: un’ottima versione, bella tirata, di Shadow Of A Doubt, Don’t Do Me Like That, non male anche questa, con l’organo e il piano di Tench a duellare con la chitarra di Campbell, ma finisce in un baleno, due minuti e cinquanta e andare. La terza, anche più corta, è la rockandrollistica (per coniare un eufemismo) Somethin’ Else, come al solito grande ritmo e energia. Ma se le uniamo a Here Comes My Girl che era sulla Live Anthology e a tutti gli altri brani del concerto (che evidentemente esistono) non si poteva pubblicare il tutto in un bel CD dal vivo, magari doppio? Chiedo!

Rimangono i due demo, Casa Dega (che era molto più bella nella versione B-Side) molto piacevole e una notevole versione alternata di Refugee che come la prendi, in qualunque versione, è comunque un brano fantastico, false partenze incluse.

A questo punto però è giunto il momento di spiegare il “quasi pefetto” del titolo: premesso che se non lo avete questo è un disco da avere assolutamente in qualsiasi discoteca che si rispetti e le bonus aggiungono al fascino. Ma è doppio!?! Bella forza direte voi e questo il suo pregio, sì ma io mi sono fatto due conti (visto anche il cognome) e vi do conto del mio “Sgub alla Biscardi”, cioè una cosa ovvia se ci pensi, 18 pezzi dicasi diciotto che sommati fanno la bellezza di 67 minuti e 28 secondi. Quindi “ciulati” ancora una volta visto che ci stava tutto comodamente su un CD singolo e avanzava pure dello spazio. Il disco è bello però costa come un doppio, quindi pensare bene prima di investire, fans esclusi che l’avranno già comprato. Volendo farsi del male a livello finanziario esiste anche in versione doppio LP (con buono per il download incluso), Blu-Ray per i patiti dell’Hi-Fi (idem come sopra per il download della parte audio) e, ovviamente, per il download digitale. In Italia c’è solo la versione doppio CD.

Comunque la versione singola, quella “perfetta” da 36 minuti e 40 secondi, rimasterizzata nel 2001, la trovate in promozione in questo periodo a 5 euro e 90 centesimi (centesimo più, centesimo meno), questo a titolo informativo.

Bruno Conti