Ma Se Sono “Perduti” Perché Continuano Ad Uscire? Il 5 Novembre Dagli Archivi Di Jimmy Page Arriva “Yardbirds ‘68”

yardbirds 68

Ogni tanto nel panorama discografico spuntano i cosiddetti “lost albums”, appartenenti ai più svariati gruppi o artisti solisti, dischi o sessioni che si ritenevano perdute ma che poi vengono “miracolosamente” ritrovate in chissà quale scatolone dimenticato in chissà quale soffitta (o scantinato): in alcuni casi il “ritrovamento” può anche essere veritiero, ma molte volte si tratta di operazioni commerciali volte a spillare altri soldi ai già martoriati portafogli degli ascoltatori, oltretutto spesso con prodotti non esattamente di primissima qualità. Ora è la volta degli Yardbirds, uno dei gruppi inglesi più influenti degli anni sessanta, che nella sua golden age (esistono ancora oggi, in una versione più o meno “tarocca” formata intorno al batterista Jim McCarty) ebbe tra le sue fila chitarristi del calibro di Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. Proprio Page è il regista e produttore di questo Yardbirds ’68, doppio CD (o doppio LP, ma esiste anche una costosissima deluxe version in cofanetto, con gli autografi di Page, McCarty e Chris Dreja: Keith Relf manca in quanto da anni passato a miglior vita) che contiene nel primo dischetto dieci brani presi da un concerto all’Anderson Theater di New York il 30 Marzo del 1968, mentre sul secondo ci sono delle sessions inedite, prove di studio e versioni alternate, sempre incise nello stesso anno, un’operazione che i tre Yardbirds superstiti hanno annunciato come un ritrovamento importantissimo e di grande valore storico.

A voler essere pignoli il primo CD non è inedito per niente, in quanto il materiale uscì già nel lontano 1971 per la Epic con il titolo di Yardbirds Live, e fu poi ristampato nel 1976 dalla Columbia Special Products, ma in entrambi i casi furono ritirati dal commercio dietro minacce legali da parte di Page, scontento della qualità del prodotto e del fatto che, nel primo caso, la Epic aveva sovrainciso le urla ed applausi del pubblico ed altri rumori ambientali (prendendoli, pare, dalla registrazione di una corrida!), creando di fatto una mezza contraffazione. Il secondo dischetto è invece senza dubbio costituito da materiale mai sentito, neppure su Little Games e nel cofanetto Glimpses 1963-1968, anche se bisognerà verificare pure qui la qualità finale.

Questa comunque la tracklist:

Live at Anderson Theater
“Train Kept A Rollin’”
“Mr, You’re A Better Man Than I”
“Heart Full of Soul”
“Dazed And Confused”
“My Baby”
“Over Under Sideways Down”
“Drinking Muddy Water”
“Shapes of Things”
“White Summer”
“I’m A Man (contains Moanin’ And Sobbin’)”

Studio Sketches
“Avron Knows”
“Spanish Blood”
“Knowing That I’m Losing You (Tangerine)”
“Taking A Hold On Me”
“Drinking Muddy Water (Version Two)”
“My Baby”
“Avron’s Eyes”
“Spanish Blood (Instr.)

Da notare la presenza sul primo CD di due brani, Dazed And Confused e White Summer, che entreranno a far parte in seguito del repertotio dei Led Zeppelin (che Page in un primo momento battezzerà proprio The New Yardbirds), come anche Knowing That I’m Losing You nel secondo CD, che diventerà Tangerine sul terzo album del Dirigibile.

Speriamo che il fatto di avere proprio Jimmy Page dietro al progetto sia garanzia di qualità, anche se le parole “importanza storica” inserite nell’annuncio non mi fanno stare tranquillissimo: da parte nostra vigileremo attenti, come sempre.

Marco Verdi

Supplemento Della Domenica: Era Già Imperdibile 19 Anni Fa, Figuriamoci Oggi! Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions

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Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions – Atlantic/Warner 3CD – 5LP – Super Deluxe 3CD + 5LP

Le recenti ristampe dell’intero catalogo dei Led Zeppelin a cura di Jimmy Page, sono state, diciamolo, una mezza delusione: a parte gli estremi, cioè il primo Led Zeppelin ed il postumo Coda, gli “inediti” inclusi nelle edizioni espanse avevano lasciato parecchio a desiderare, e la cosa più riuscita di queste riedizioni erano i libri che accompagnavano le edizioni super deluxe, peraltro costosissime e senza neppure un minuto di musica in più rispetto ai normali CD doppi (triplo nel caso di Coda). Oggi Page si riscatta parzialmente riproponendo le bellissime registrazioni che il gruppo aveva inciso per la BBC, già uscite in versione doppia nel 1997 e che avevano riscosso un notevole successo, anche perché all’epoca c’era una gran fame di Zeppelin e di inediti se ne vedevano pochissimi. The Complete BBC Sessions, oltre a riprodurre quel doppio album live (sia in studio che in presenza del pubblico), ne aggiunge un terzo con nove brani non pubblicati all’epoca, che sembrerebbero essere gli ultimi presenti negli archivi della storica emittente britannica, con i tre pezzi finali che appartengono ad una sessione del 1969 considerata perduta (ed anche qui, oltre ad una versione in quintuplo vinile, esiste il solito superbox con sia CD che LP, ma sempre senza musica aggiuntiva).

Per chi scrive i Led Zeppelin sono stati la più grande band di sempre: certo, forse i Beatles sono stati più innovatori e hanno scritto una serie di capolavori inarrivabile, i Rolling Stones sono la migliore rock’n’roll band sul pianeta (e qualche discreta canzoncina l’hanno scritta anche loro…), ma a livello di pura tecnica nessuno poteva competere con i quattro del Dirigibile, che partendo dalla lezione dei classici del blues hanno praticamente inventato un suono, l’hard rock classico che farà faville negli anni settanta, ed influenzato un’infinità di gruppi venuti dopo di loro (*NDB Anche se Jeff Beck avrebbe qualcosa da opinare su chi fu l’inventore). Robert Plant aveva un’ugola, una carica sessuale ed una presenza scenica che ne facevano il cantante rock per antonomasia (in seguito David Coverdale diventerà un ottimo discepolo, senza peraltro avvicinare a quei livelli), Jimmy Page è stato semplicemente il più grande chitarrista dopo Jimi Hendrix (ma non ditelo a Richie Blackmore se no mi fa causa), John Paul Jones è stato un bassista e tastierista assolutamente devastante, mentre John “Bonzo” Bonham è stato, insieme a Keith Moon, il miglior batterista rock di tutti i tempi. Il loro unico album dal vivo dell’epoca, The Song Remains The Same, era stato una delusione (in parte riparata dalla deluxe version del 2007), ed è quindi facilmente comprensibile il perché del successo nel 1997 di questo album, considerando che prendeva in esame incisioni del loro periodo migliore (quello dei primi quattro album).

Le registrazioni risalgono al 1969 sul primo CD (alle trasmissioni Pop Sundae e Top Gear ed al Playhouse Theatre), al 1971 sul secondo (tutte da un concerto al Paris Theatre di Londra), mentre sul terzo c’è un mix delle due annate: Page ha poi fatto un lavoro splendido in sede di rimasterizzazione, ripulendo ulteriormente le tracce che già aveva messo a punto 19 anni fa, ed il piacere dell’ascolto è quindi praticamente rinnovato. Il primo dei tre CD si apre con il possente blues di Willie Dixon You Shook Me, con Plant strepitoso già da subito e gli altri tre che ci danno dentro come se non ci fosse domani (e Page rilascia un assolo da marziano), seguita da una fluida e lineare I Can’t Quit You Baby (ancora Dixon) e da una delle tante Communication Breakdown, ben cinque in tutto il triplo, e tutte vere e proprie esplosioni elettriche. I classici del primo periodo ci sono comunque tutti (a parte, stranamente, Rock’n’Roll), tra cui spiccano una Dazed And Confused davvero plumbea e ricca di tensione, con Page che suona con l’archetto producendo suoni inquietanti (a dire il vero le versioni sono tre, di cui una di diciotto minuti assolutamente spaziale), un’altra You Shook Me, di dieci minuti, che fa impallidire quella già ottima posta in apertura, il superclassico Whole Lotta Love, una normale ed una di tredici minuti in medley con Boogie Chillun di John Lee Hooker, Fixin’ To Die di Bukka White e That’s Alright Mama e A Mess Of Blues di Elvis Presley, la sensuale What Is And What Should Never Be, con Page sublime anche alla slide, e la rara Travelling Riverside Blues, un blues “rurale” formidabile, una delle migliori performances del triplo.

Non manca neppure la magnifica Stairway To Heaven (per il sottoscritto la più grande canzone rock di sempre), anche se la versione originale la reputo insuperabile, la folkeggiante ed acustica Going To California (peccato non anche The Battle Of Evermore), ed alcune gemme eseguite raramente come The Girl I Love She Got Long Black Wavy Hair, la deliziosa That’s The Way ed il travolgente rock’n’roll di Eddie Cochran Somethin’ Else, con Jones che stende tutti al pianoforte. E, last but not least, una Immigrant Song da urlo, con Bonzo che sembra avere venti braccia, Plant indemoniato ed il solito assolo spaccabudella di Jimmy, fusa con l’altrettanto imperdibile Heartbreaker (ma come suona Page?). Il terzo CD, quello inedito, ci propone altre due Communication Breakdown, la prima più diretta e secca, la seconda superiore sia in durata che in resa, la solita superlativa Dazed And Confused (“solo” undici minuti), due ulteriori versioni di What Is And What Should Never Be, insinuanti e raffinate, con Plant e Page che fanno a gara a chi è più bravo, e la rara White Summer, uno strumentale di otto minuti in cui Jimmy può fare il bello e il cattivo tempo. Infine, la già citata “lost session” del 1969, che ha una qualità di registrazione nettamente inferiore, diciamo da bootleg medio, ma un grande valore artistico, con altre due splendide riletture di I Can’t Quit You Baby e You Shook Me e, vera chicca del CD, l’unica versione conosciuta di Sunshine Woman, un rock-blues decisamente tosto e grintoso.

Se diciannove anni fa eravate in vacanza sulla Luna e vi siete persi le BBC Sessions dei Led Zeppelin, ora non avete più scuse: tra le ristampe dell’anno.

Marco Verdi

Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions: Il 16 Settembre Ristampa Potenziata Con Inediti!

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Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions – Atlantic/Warner – 3 CD/5 LP o Super Deluxe 3 CD + 5 LP – 16-09-2016

Quando sembrava che la serie di ristampe del catalogo dei Led Zeppelin si fosse completata lo scorso anno con l’uscita di Coda, arricchito da una serie di inediti e rarità, ecco che viene annunciata una nuova edizione delle BBC Sessions, in origine pubblicate nel 1997 e alle quali Jimmy Page, in un ulteriore soprassalto di attività, oltre a provvedere ad una nuova masterizzazione, ha aggiunto anche un terzo CD, con ulteriori nove tracce estratte dalle sessioni realiozzate per la emittente radio inglese tra il 1969 e il 1971, tre delle quali andate in onda il 14 aprile del 1969 e da lungo tempo considerate “perdute” e definite “The Rhythm And Blues Sessions”. Uno dei tre brani è Sunshine Woman, nella unica versione registrata a livello ufficiale.

led zeppelin the complete bbc sessions super deluxe

Ovviamente, oltre alla versione in triplo CD e a quella in quintuplo vinile, ci sarà anche l’inevitabile e costosissima versione Super Deluxe, che vedete qui sopra e che assembla il tutto in un unico cofanetto. Il contenuto è lo stesso per tutte le edizioni:

[CD1]
1. You Shook Me (23/3/69 Top Gear)
2. I Can’t Quit You Baby (23/3/69 Top Gear)
3. Communication Breakdown (22/6/69 Pop Sundae)
4. Dazed And Confused (23/3/69 Top Gear)
5. The Girl I Love She Got Long Black Wavy Hair (22/6/69 Pop Sundae)
6. What Is And What Should Never Be (29/6/69 Top Gear)
7. Communication Breakdown (29/6/69 Top Gear)
8. Travelling Riverside Blues (29/6/69 Top Gear)
9. Whole Lotta Love (29/6/69 Top Gear)
10. Somethin’ Else (22/6/69 Pop Sundae)
11. Communication Breakdown (10/8/69 Playhouse Theatre)
12. I Can’t Quit You Baby (10/8/69 Playhouse Theatre)
13. You Shook Me (10/8/69 Playhouse Theatre)
14. How Many More Times (10/8/69 Playhouse Theatre)

[CD2]
1. Immigrant Song (1/4/71 Paris Theatre)
2. Heartbreaker (1/4/71 Paris Theatre)
3. Since I’ve Been Loving You (1/4/71 Paris Theatre)
4. Black Dog (1/4/71 Paris Theatre)
5. Dazed And Confused (1/4/71 Paris Theatre)
6. Stairway To Heaven (1/4/71 Paris Theatre)
7. Going To California (1/4/71 Paris Theatre)
8. That’s The Way (1/4/71 Paris Theatre)
9. Whole Lotta Love (Medley) [1/4/71 Paris Theatre]
10. Thank You (1/4/71 Paris Theatre)

[CD3]
1. Communication Breakdown (23/3/69 Top Gear)
2. What Is And What Should Never Be (22/6/69 Pop Sundae)
3. Dazed And Confused (10/8/69 Playhouse Theatre)
4. White Summer (10/8/69 Playhouse Theatre)
5. What Is And What Should Never Be (1/4/71 Paris Theatre)
6. Communication Breakdown (1/4/71 Paris Theatre)
7. I Can’t Quit You Baby (14/4/69 Rhythm & Blues Session)
8. You Shook Me (14/4/69 Rhythm & Blues Session)
9. Sunshine Woman (14/4/69 Rhythm & Blues Session)

Quindi a questo punto dobbiamo sperare (o temere) che Jimmy Page si occupi anche di ulteriori versioni degli album dal vivo, oltre all’ufficiale The Song Remains The Same, anche lo splendido triplo postumo How The West Was Won. Nel frattempo Robert Plant in giro per il mondo (e in questi giorni anche in Italia), con la sua band Sensational Space Shifters ha ripreso ad eseguire in concerto parecchi brani dei Led Zeppelin (più o meno a seconda delle serate, e, sì, gli originali erano meglio, ma uguali non avrebbe senso, senza Page, pur se la voce regge splendidamente), e anche ottime versioni di Spoonful I Just Want To Make Love To You, sentire qui sotto.

Vedremo i futuri sviluppi e naturalmente recensione delle BBC Sessions a settembre all’uscita del disco.

Bruno Conti

Supplemento Della Domenica: Anteprima Nuovo Joe Bonamassa, Ormai Una Certezza! Blues Of Desperation In Uscita il 25 Marzo

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Joe Bonamassa – Blues Of Desperation – J&R Records Mascot/Provogue 

Prima di lasciarvi alla lettura della recensione, vi ricordo, anzi vi mostro, che il disco esce in due versioni differenti, con lo stesso contenuto musicale comunque, quella “normale”, che vedete sopra, anche nel prezzo, e quella Deluxe Silver Edition, che ovviamente costerà tra i 2 e i 3 euro in più, che vedete sotto, stessi brani ripeto, 11 per entrambe, quindi, vedete voi, ma mi pare la solita “fregatura” delle case, libretto molto bello (il Bona-Seum?), per l’amor di Dio, ma si compra la musica o il contenuto? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Eccoci al consueto appuntamento con il nostro amico Joe Bonamassa: no, non è in ritardo, e neppure, al contrario, fuori media, il precedente disco di studio Different Shades of Blue era uscito a settembre del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/09/10/ebbene-si-eccolo-joe-bonamassa-different-shades-of-blues/ , e in fondo nel 2015 ha pubblicato “solo” due Live, uno strepitoso http://discoclub.myblog.it/2015/04/03/nothing-but-the-blues-and-more-puo-bastare-joe-bonamassa-muddy-wolf-at-red-rocks/ e il CD del side project Rock Candy Funk Party http://discoclub.myblog.it/2015/09/05/attesa-del-nuovo-live-ecco-laltro-bonamassa-rock-candy-funk-party-groove-is-king/ . Prossimamente, sempre per il 2016, è annunciato un disco dal vivo alla Carnegie Hall; e sempre nel corso dell’anno potrebbe uscire anche un nuovo disco con Beth Hart, visto che i due hanno appena partecipato insieme ai concerti della serie Keeping The Blues Alive At Sea.

Nel frattempo godiamoci questo Blues of Desperation, il suo dodicesimo album di studio, in uscita il 25 marzo. Come al solito prodotto da Kevin Shirley, registrato in quel di Nashville, Joe annuncia che per questo album ha cambiato i soliti amplificatori Marshall per passare agli ampli Fender, per ottenere un tipo di suono differente e Shirley ricorda anche che nel disco, in molti brani, sono impiegati due batteristi contemporaneamente per ottenere un sound più corposo e grintoso (pensavo fosse difficile), senza tralasciare momenti più acustici come negli album precedenti. Anche i musicisti sono i soliti, Reese Wynans alle tastiere, Michael Rhodes al basso, Anton Fig alla batteria, affiancato sempre ai tamburi da Greg Morrow, non manca la sezione fiati, Lee Thornburg, Paulie Cerra e Marc Douthit, oltre ad un terzetto di backing vocalists, capitanato da Mahalia Barnes, la figlia di Jimmy, al cui disco Joe aveva partecipato, alzando la quota delle partecipazioni del 2015.

Veniamo alle canzoni, undici in tutto: This Train ti viene addosso come un treno a tutta velocità, la batteria fila veloce, il piano quasi barrelhouse sottolinea il mood del brano e Bonamassa lavora di fino con le sue chitarre, una in modalità slide, l’altra con accordatura normale e le coriste si limitano a sottolineare https://www.youtube.com/watch?v=H-PD7EekUtI . Mountain Climbing, con doppia batteria, è rocciosa, a tutto riff, molto Led Zeppelin style, con la chitarra in primo piano, quasi tirata in faccia all’ascoltatore https://www.youtube.com/watch?v=5jd_jHu97rY , in un solo di cui Jimmy Page sarebbe stato orgoglioso, con Joe che se la cava egregiamente anche nel reparto vocale, ben sostenuto dalle tre voci femminili. Drive, sempre con doppia batteria, è un brano elettroacustico, molto più complesso e raffinato, dall’atmosfera soffusa e ricercata che poi acquista vigore con il dipanarsi della canzone in un bel crescendo, tra rock e blues, come nei migliori pezzi del chitarrista newyorkese, eccellente la sezione ritmica con Michael Rhodes che è un bassista di gran tecnica in grado di interagire con le evoluzioni della solista di Bonamassa, molto misurato in questo brano, mentre l’arrangiamento con voci e organo sullo sfondo è sempre ben equilibrato, grazie anche alla produzione di Shirley che evidenzia tutti gli strumenti.

In un disco con un titolo così qualche escursione nelle 12 battute classiche non può mancare, No Good Place For The Lonely è la prima, una blues ballad lunga e sinuosa, quasi alla Gary Moore, con archi soffusi ad ampliare lo spettro sonoro, tutto finalizzato per l’immancabile solo di Joe, che parte piano e poi diventa lancinante ed urgente nel suo dipanarsi, di nuovo con agganci agli Zeppelin migliori nella parte con wah-wah, grande pezzo! Blues Of Desperation, nonostante il titolo, sta più dalle parti di Kashmir che del Mississippi, anche geograficamente oltre che musicalmente, con influenze orientali inserite su un bel pezzo rock di quelli tosti e quando i due batteristi innestano un ritmo alla Bonzo sul quale Bonamassa strapazza le sue chitarre si gode.

Con The Valley Runs Low ci infiliamo in una oasi di tranquillità, una sorta di soul ballad con contrappunti vocali molto piacevoli e doppia chitarra acustica ben supportata da un piano elettrico intrigante, mentre You Left Me Nothin’ But The Bill And The Blues è un bel pezzo tra blues e R&R, semplice ed immediato, con un breve assolo di piano di Wynans alternato alla solista di Joe; con Distant Lonesome Train che reintroduce di nuovo il tema del viaggio in questo caso si va verso territori blues-rock, sempre sottolineati dal preciso lavoro dei musicisti, veramente bravi a costruire un perfetto groove per le divagazioni della chitarra, che, diciamocelo, in fondo sono il motivo per cui si prendono i dischi di Bonamassa. How Deep This River Runs di nuovo rallenta i tempi, che rimangono comunque intensi e pronti ad infiammarsi con improvvise vampate chitarristiche, mentre quasi alla fine, in Livin’ Easy, arrivano anche i fiati per un blues di quelli duri e puri, molto classico nelle sue sonorità, poi ribadito in uno slow blues à la B.B. King di quelli grandiosi, sempre con uso di fiati, e What I’ve Known For A Long Time va a chiudere in bellezza una ennesima buona prova di Bonamassa, suonacene ancora uno Joe!

Bruno Conti  

L’Ultima Ristampa Dell’Anno: Le Origini Di Uno Dei Migliori! Them – The Complete Them 1964-1967

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Them – The Complete Them 1964-1967 – Exile/Sony Legacy 3CD

A mio modesto parere (e so che anche Bruno è d’accordo con me) Van Morrison è uno dei più grandi songwriters di sempre: personalmente è nella mia Top Three subito dopo Bob Dylan e prima di Paul Simon (dal punto di vista della pura scrittura di canzoni, poi per una serie di altri motivi preferisco gente come Bruce Springsteen, Neil Young e John Fogerty) *(NDB Come sanno i lettori del Blog aggiungerei Richard Thompson). Credo però che anche il più sfegatato dei fans debba ammettere che il buon Van abbia un carattere piuttosto difficile (eufemismo), che lo ha portato, specie negli ultimi anni, a cambiare case discografiche con la stessa frequenza con cui io mi cambio le calze. Ho quindi reagito con più diffidenza che entusiasmo quando ho letto dell’acquisizione da parte della Sony di tutto il catalogo dell’irlandese (tranne la splendida trilogia Astral Weeks, Moondance e His Band & The Street Choir, non di sua proprietà, ma che ha beneficiato di recente di ristampe potenziate, ed il parzialmente rinnegato Blowin’ Your Mind), con l’intento di pubblicarlo a blocchi con l’aggiunta di bonus tracks: infatti un’operazione simile era cominciata nel 2008 con la Universal ma, dopo alcune ristampe dove peraltro le tracce aggiunte erano pochine, il nostro aveva deciso di interrompere tutto lasciando l’opera monca.

Il tempo farà chiarezza, ma l’inizio di questa nuova operazione promette alquanto bene: infatti Van ha deciso di cominciare proprio dal principio, cioè dai Them, band da lui fondata nel 1964 a Belfast insieme a Billy Harrison, Alan Henderson, Eric Wrixon (poi rimpiazzato da Pat McAuley) e Ronnie Millings, pubblicando The Complete Them 1964-1967, un’antologia nuova di zecca che comprende i primi due LP del quintetto (The Angry Young Them e Them Again) oltre ai singoli ed EP nei primi due CD, ma soprattutto un terzo CD con ben venti brani inediti (su 24 totali), cosa inaudita per uno come Morrison così geloso dei propri archivi; se aggiungiamo che Van in persona ha scritto le esaurienti note del libretto accluso è facile capire perché questo triplo CD manda in soffitta tutte le precedenti antologie del gruppo (ed aggiungerei la rimasterizzazione quasi perfetta).

Riascoltando i brani dei primi due dischetti balza subito all’occhio (anzi, all’orecchio) come i Them fossero ben più di una semplice band di gioventù: Morrison aveva già una voce formidabile (non me ne vogliano li altri, ma il gruppo è 98% Van, lo dimostra il fatto che quando hanno provato a continuare senza di lui non se li è filati più nessuno), è le canzoni ci mostrano le influenze blues, soul ed errebi del nostro, il quale se le porterà dietro durante tutta la carriera. Tra le molte cover, abbiamo infatti canzoni di Ray Charles, Jimmy Reed, John Lee Hooker, Fats Domino, James Brown ed altri, autori da sempre indicati da Van come alcuni dei suoi ispiratori principali. Grande merito va poi riconosciuto a Bert Berns, molto più che un semplice produttore: Berns ha infatti aiutato molto Van ad approfondire certe conoscenze musicali, gli ha dato innumerevoli consigli, ed in più ha scritto per il gruppo alcune tra le loro più belle canzoni (Here Comes The Night su tutte, ma anche I Gave My Love A Diamond, Go On Home Baby, la splendida (It Won’t Hurt) Half As Much, My Little Baby) https://www.youtube.com/watch?v=TLkPlLpWh7o .

Il resto però è puro merito di Morrison e soci, un misto di rock, blues e soul di alto livello e dal suono molto americano, che in certi momenti ricorda il sound dei primi Stones (Go On Home Baby) e degli Animals (I’m Gonna Dress In Black); Van, poi, non ci ha messo molto ad imparare a comporre, se già al secondo brano autografo (dopo l’elettrica e quasi psichedelica One Two Brown Eyes https://www.youtube.com/watch?v=Y68xQfBn3kU ) ha tirato fuori l’immortale Gloria, ancora oggi suonata come bis finale in molti suoi concerti. Ma le belle canzoni si sprecano, dal rock blues di Baby Please Don’t Go (con un non accreditato Jimmy Page alla chitarra ritmica) https://www.youtube.com/watch?v=d7qNnyF3wtQ , alla meravigliosa Here Comes The Night (un brano che uno come Willy DeVille deve aver ascoltato fino alla nausea), la strepitosa Don’t Look Back (John Lee Hooker), la potente Bright Lights, Big City (Jimmy Reed), l’irresistibile rock’n’roll di (Get Your Kicks On) Route 66 (Nat King Cole). Nel secondo CD, dove Tommy Scott sostituisce Berns, assistiamo alla maturazione di Morrison come autore: sue sono infatti la bellissima Could You Would You, la splendida My Lonely Sad Eyes https://www.youtube.com/watch?v=XHPRCaXEd5M , un folk-rock solare dalla melodia sopraffina, Bad Or Good, un errebi che sfiora la perfezione, la fluida Hey Girl, nella quale si intravedono le atmosfere che renderanno sensazionale Astral Weeks https://www.youtube.com/watch?v=eyUKCB45dPU , o la grandissima Friday’s Child, ancora oggi una delle composizioni più belle dell’irlandese https://www.youtube.com/watch?v=NY3ltdG9vBQ . E’ bello confrontare anche la raffinata versione di I Put A Spell On You, sinuosa e seducente, con quella più roccata e “fisica” dei Creedence Clearwater Revival, oppure bearsi davanti all’eterea resa di una splendida It’s All Over Now, Baby Blue di Bob Dylan (Van affrontava anche autori contemporanei, c’è pure un’intrigante Richard Cory di Paul Simon).

Ma, come già detto, è il terzo CD che offre un’inattesa pioggia di inediti: non ci sono canzoni mai sentite, “solo” demo, alternate takes e versioni dal vivo di brani noti, ma per un fan è la manna dal cielo. Si parte con quattro demo: una Don’t Start Crying Now diretta ed ancora grezza, una Gloria già sulla buona strada per diventare il classico che sappiamo, una One Two Brown Eyes meno incisiva dell’originale ed una Stormy Monday Blues già notevole; poi abbiamo una versione alternata e più lenta (ma niente male) di Turn On Your Lovelight, una Baby Please Don’t Go grintosa ma non molto diversa dall’originale ed una Here Comes The Night con delle sfumature differenti che me la fanno apprezzare quasi di più. E’ quindi la volta di tre pezzi dal vivo alla BBC, Gloria e All For Myself, ottime, ed ancora Here Comes The Night, che se non si è capito mi piace assai. Altre sette versioni alternate, tra le quali spiccano (It Won’t Hurt) Half As Much e My Little Baby, che non arrivo a dire che sono meglio degli originali ma se la battono, una sontuosa How Long Baby ed una sempre bellissima One More Time https://www.youtube.com/watch?v=7WtHplp_57I . Completano il dischetto altri tre brani live (le solite Gloria e Here Comes The Night, più One More Time), le single versions di Call My Name e Brimg’Em On In, la bella Mighty Like A Rose (non pubblicata all’epoca ma edita in una precedente compilation del gruppo) https://www.youtube.com/watch?v=MAtEx-cbpZ4  ed un’altra take di Richard Cory https://www.youtube.com/watch?v=DIh978OR7X8 .

Nell’attesa di vedere nel 2016 gli sviluppi del catalogo morrisoniano, godiamoci questo triplo CD: Van era già un grande, e questi 69 brani sono qui a dimostrarlo.

Marco Verdi

Riparte La Serie Delle Ristampe Dei Led Zeppelin. Terza Uscita: Physical Graffiti

led zeppelin physical graffiti frontled zeppelin physical graffiti

Led Zeeppelin – Physical Graffiti – Swan Song/Atlantic Warner – 24-02-2015
3CD/3LP Super Deluxe Edition (plus 96/24 hi-res download card) – 3CD Deluxe Edition
2CD Standard Edition – 3LP Deluxe Vinyl Edition – 2LP Standard Vinyl Edition
Anche questa volta “solo” cinque differenti versioni per la ristampa rimasterizzata del sesto album della discografia dei Led Zeppelin: l’unico doppio. Ma devo dire, purtroppo, che anche questa volta i contenuti extra non sono entusiasmanti. Dopo i primi tre album, soprattutto Led Zeppelin I che aveva un bel concerto dal vivo dell’epoca inedito e il II e il III, che comunque qualche chicca le avevano, devo convenire con l’amico Marco Verdi che la serie si sta rivelando se non una sòla quantomeno una delusione. Intendiamoci, qualità sonora eccellente, packaging magnifico, ma prezzi micidiali per le versioni Super Deluxe (nel caso di Physical Graffiti ancora di più perchè con sei dischi contenuti nella confezione si parla di cifre intorno ai 150 euro e forse oltre, e anche la versione tripla sarà più costosa in proporzione). Quindi interessanti per chi si vuole fare per la prima volta la discografia degli Led Zeppelin in CD o vinile, ma molto meno per tutti gli altri, collezionisti e fans esclusi, forse!

led zeppelin physical graffiti super deluxe

Questa sopra è la confezione della versione Super DeLuxe e questi sotto i contenuti:

Disc 1:
1. Custard Pie
2. The Rover
3. In My Time Of Dying
4. Houses Of The Holy
5. Trampled Under Foot
6. Kashmir

Disc 2:
1. In The Light
2. Bron – Yr
3. Down By The Seaside
4. Ten Years Gone
5. Night Flight
6. The Wanton Song
7. Boogie With Stu
8. Black Country Woman
9. Sick Again

Disc 3:
1. Brandy & Coke (Trampled Under Foot – Initial Rough Mix)
2. Sick Again (Early Version)
3. In My Time Of Dying (Initial Rough Mix)
4. Houses Of The Holy (Rough Mix With Overdubs)
5. Everybody Makes It Through (In The Light Early Version/In Transit)
6. Boogie With Stu (Sunset Sound Mix)
7. Driving Through Kashmir (Kashmir Rough Orchestra Mix)

Come vedete sono le solite alternate takes, zero canzoni inedite (non è che il nostro amico Jimmy Page le riserva per qualche edizione particolare da pubblicare a fine serie?).

Questo è quella che circola in rete a livello di bootleg., sono quasi tre ore.

In uscita il 24 febbraio p.v.

Bruno Conti

 

 

A Conclusione Di Un Anno Terribile A Livello Di Decessi Nell’Ambito Musicale Ieri E’ Morto Anche “L’Acciaio Di Sheffield” Joe Cocker 1944-2014

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A pochi giorni di distanza dalla scomparsa di Ian McLagan, compianto grande tastierista di Small Faces e Faces (colpevolmente non ricordato nel Blog, ma lo dico qui), ieri se ne è andato anche John Robert Cocker, per tutti Joe Cocker, uno dei 100 grandi vocalist della storia del rock per la rivista Rolling Stone. Aveva 70 anni, essendo nato a Sheffield il 20 maggio del 1944, mentre la morte è avvenuta a Crawford, Colorado, dopo una lunga battaglia contro un cancro ai polmoni che lo affliggeva da tempo. Vediamo di ripercorrerne  la carriera musicale.

Tutti lo ricordano per l’immortale apparizione al Festival di Woodstock del 1969, mentre cantava una cover meravigliosa di With A Little Help From My Friends, il celebre brano dei Beatles che gli ha dato imperitura fama, anche grazie alle spastiche mosse che accompagnavano quella esibibizione dal video. Ma la sua carriera era iniziata già nel 1964, con, non a caso, un’altra versione di un brano dei Beatles, I’ll Cry Instead, pubblicata dalla Decca, che poi a fine anno si sbarazzò del suo contratto (evidentemente era un vizio della etichetta inglese quello di sbagliare la scelta, come era successo per i quattro di Liverpool): comunque in quel brano alla chitarra, oltre a Big Jim Sullivan, c’era Jimmy Page, che avrebbe poi partecipato anche alle sessions del primo album, With A Little Help From My Friends, inciso agli Olympic e Trident Studios di Londra agli inizi del 1968, ma pubblicato solo nella primavera del 1968, sulla scia dell’enorme successo della title-track. In mezzo, tra il 1966 e il 1968, Joe Cocker fece parte della Grease Band, il gruppo che poi avrebbe segnato la parte iniziale della sua carriera, e di cui faceva parte, fin dall’inizio, il grande pianista e organista Chris Stainton.

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In questo primo disco si trovavano anche memorabili versioni di Feelin’ Alright, Bye Bye Blackbird, Marjorine, Just Like A Woman, Don’t Let Me Be Misunderstood I Shall Be Released, ma tutti i brani di quell’album erano notevoli, come i musicisti utilizzati, oltre a Page e Stainton, tra i tanti, Henry McCullough, Albert Lee, Tommy Eyre, Stevie Winwood, Bj Wilson dei Procol Harum, oltre ad alcune grandi vocalist come Merry Clayton, le sorelle Holloway, Madeline Bell, Rosetta Hightower, alla faccia di quelli che dicono che i nomi(e i musicisti) non sono importanti!

Nello stesso anno esce il secondo album omonimo, Joe Cocker, altro disco bellissimo, prodotto da Leon Russell, che contribuisce anche con due canzoni, una di Dylan, una di Cohen, e tre degli amati Beatles (una Let It Be, come b-side di un singolo). Nel disco suona la Grease Band, oltre a Russell, George Harrison, di cui viene ripresa Something, Sneaky Pete Kleinow e Clarence White, chitarristi aggiunti, oltre alle solite fantastiche voci femminili di supporto, arricchite da Bonnie Bramlett e Rita Coolidge.

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Opera che farà da preludio alla esplosione termonucleare che sarà l’anno successivo il disco dal vivo Mad Dog And Englishmen, uno dei primi casi di sesso, droga e rock’n’roll, registrato nel marzo del 1970 al Fillmore East di New York, e pubblicato nel corso degli anni in tantissime edizioni. Prima Lp doppio, poi CD singolo, CD Deluxe doppio, DVD e anche, come The Complete Fillmore East Concerts, in un box da 6 CD edito dalla Hip-o-select in tiratura limitata e molto costosa, che sarà il caso di riproporre, a un prezzo più contenuto, in questa infausta occasione, per una volta facendo opera meritoria.

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In mezzo, nell’agosto del 1969, il primo giorno del Festival di Woodstock, accompagnato dalla Grease Band, Cocker regalò una memorabile esibizione, dove tra le tante cose, “inventò” anche l’air guitar. Spettacolo replicato pochi mesi dopo anche alla Isola di Wight.

Questi vertici non verranno mai più raggiunti negli anni successivi, quindi il resto dell’articolo (che rischiava di diventare una succursale della Enciclopedia Treccani o di Wikipedia) sarà meno analitico.

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Nel 1972 in Europa come Something To Say e di nuovo come Joe Cocker, negli USA nel 1973, esce l’album qui sopra, che probabilmente è l’ultimo grande disco della sua carriera, anche se i due, forse tre, dischi successivi sono ancora fior di raccolte di canzoni e la voce, nonostante i problemi di droga e soprattutto alcol, è ancora quel ruggito tra rock e soul, con ampie porzioni di blues & R&B, con qualche caduta di stile, che ha sempre caratterizzato la sua musica.

I Can’t Stand A Little Rain del 1974, con la prima apparizione di You Are So Beautiful, che diventerà uno dei suoi standard.

Nel 1976 oltre a Stingray, ancora un buon disco, vengono pubblicati dalla vecchia casa discografica, per capitalizzare sul suo successo, due dischi, ormai irreperibili in CD, per quanto assai interessanti, Live In LA, inciso nel 1972 e Space Captain, inciso tra il 1970 e il 1972, entrambi con materiale dal vivo proveniente dai suoi anni d’oro.

L’ultimo album degli anni ’70, Luxury You Can Afford, non memorabile, però contiene la sua versione di A Whiter Shade Of Pale https://www.youtube.com/watch?v=d-SMj2Im6c0

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Nel 1982 Sheffield Steel, il disco registrato con musicisti caraibici e prodotto da Chris Blackwell, il boss della Island, rinnova i fasti del passato e lo stesso anno arriva anche il megasuccesso del duetto con Jennifer Warnes, Up Where We Belong, dalla colonna sonora di Ufficiale e Gentiluomo.

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Negli anni ’80 escono ancora questi quattro album, e a parte il successo megagalattico di You Can Leave Your Hat On, il brano di Randy Newman contenuto nella colonna sonora di 9 Settimane e 1/2, il suono diventa progressivamente “terribile”, almeno a parere di chi scrive. E anche le due decadi successive, a parte qualche CD o DVD dal vivo, dove la classe del performer risalta ancora, non sono particolarmente memorabili, tra un Pavarotti and Friends, una comparsata con Zucchero e altre amenità del genere. Questa volta il suo duetto nella colonna sonora di Bodyguard non è quello di successo (anche se le royalties devono averlo reso comunque felice), Woodstock ’94, 25 anni dopo, mah… Forse, come ha giustamente ricordato Billy Joel circa tre mesi fa, quando annunciò pubblicamente che Joe Cocker era ammalato gravemente, è un delitto che questo grande cantante non sia stato ancora inserito nella Rock And Roll Hall Of Fame dei grandi della musica.

Queste sono state tra le sue ultime apparizioni in concerto. Lo ricordiamo con grande affetto ed imperitura ammirazione (soprattutto per la prima parte di carriera).

R.I.P Joe Cocker!

Bruno Conti

 

 

 

 

Ma Mancano Quasi Tre Mesi! Led Zeppelin Ristampe Parte II – IV (Zoso) E Houses Of The Holy

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L’ho pensato anche io, ma mancano ancora quasi tre mesi! La data prevista è il 28 ottobre per le due nuove ristampe della serie Remastered 2014 dei Led Zeppelin, comunque visto che si incomincia a parlarne già in questi giorni adeguiamoci. Questa volta, leggendo la lista dei contenuti, devo dire che sono rimasto abbastanza deluso. Ma come, siamo solo al 4° e 5° album della serie e gli inediti, in studio o dal vivo, sono già allo zero assoluto e ci riduciamo già agli alternate mix e alle versioni senza voce? Parrebbe proprio di sì! Quindi chi acquista le solite costosissime edizioni in Super Deluxe Box (una la vedete qui sopra, l’altra fra poco) avrà poco di cui godere, aldilà delle bellissime confezioni per esteti del packaging, confermando la mia idea che le edizioni doppie sono il miglior modo per accostarsi a queste ristampe. Ad ogni modo, questo è il contenuto della versione in due CD di Led Zeppelin IV (Zoso) Four Symbols, come volete chiamarlo:

CD 1

1. “Black Dog”
2. “Rock And Roll”
3. “The Battle of Evermore”
4. “Stairway To Heaven”
5. “Misty Mountain Hop”
6. “Four Sticks”
7. “Going To California”
8. “When The Levee Breaks”

Companion Audio Disc

1. “Black Dog” – Basic Track With Guitar Overdubs
2. “Rock And Roll” – Alternate Mix
3. “The Battle Of Evermore” – Mandolin/Guitar Mix From Headley Grange
4. “Stairway To Heaven” – Sunset Sound Mix
5. “Misty Mountain Hop” – Alternate Mix
6. “Four Sticks” – Alternate Mix
7. “Going To California” – Mandolin/Guitar Mix
8. “When The Levee Breaks” – Alternate UK Mix

Non c’è proprio da godere come ricci, i titoli sono fantasiosi, speriamo che siano versioni alternative interessanti e Jimmy Page abbia lavorato bene. D’altronde gli altri non sembrano molto coinvolti, Robert Plant si sta preparando alla pubblicazione del suo nuovo album lullaby and…The Ceaseless Roar, in uscita l’8 di settembre, il primo per la Nonesuch/Warner e di cui parleremo a suo tempo. John Paul Jones tace (per quanto nel companion disc di Houses Of The Holy c’è un JPJ Keyboard Overdubs, di oggi?), o meglio le ultime notizie lo vedevano in tour con i Dave Rawlings Machine (“orfano” di Gillian Welch, ma con l’ex Zeppelin al mandolino), però era novembre dello scorso anno.

Tornando alle ristampe

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questo è il contenuto del doppio CD di Houses Of The Holy

CD 1

1. “The Song Remains The Same”
2. “The Rain Song”
3. “Over The Hills And Far Away”
4. “The Crunge”
5. “Dancing Days”
6. “D’yer Mak’er”
7. “No Quarter”
8. “The Ocean”

Companion Audio Disc

1. “The Song Remains The Same” – Guitar Overdub Reference Mix
2. “The Rain Song” – Mix Minus Piano
3. “Over The Hills And Far Away” – Guitar Mix Backing Track
4. “The Crunge” – Rough Mix – Keys Up
5. “Dancing Days” – Rough Mix With Vocal
6. “No Quarter” – Rough Mix With JPJ Keyboard Overdubs – No Vocal
7. “The Ocean” – Working Mix

Titoli sempre più fantasiosi, anche in questo caso speriamo nei contenuti.

Bruno Conti

Siamo Nati Per Soffrire, Ma Anche Per Godere! E’ Arrivato Il Giorno Fatidico: 3 Giugno Le Ristampe di Led Zeppelin I, II e III

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*NDB Ci siamo! Visto che ne avevo parlato a marzo e a questo punto molti se lo saranno magari dimenticato, martedì, fra due giorni, è la data fatidica: 3 giugno, escono le prime 3 ristampe dei Led Zeppelin, quindi versione aggiornata del Post, con alcuni video aggiunti, è il bello di internet!

Lo aveva annunciato (e anche un po’ minacciato), dopo essersi occupato di Celebration Day, che “raccontava” la reunion alla O2 Arena della sua band, i Led Zeppelin, Jimmy Page si è messo d’impegno a lavorare alla rimasterizzazione dell’opera omnia del gruppo, tutti gli album usciti durante la vita dei “Dirigibili”. E in “soli” tre anni ha completato il suo compito: ai primi di giugno iniziano ad uscire i primi tre dischi della formazione britannica nelle nuove edizioni. “Nuove” perché ovviamente l’industria discografica si è impadronita del progetto, pronta ancora una volta a svuotare i portafogli dei fans del gruppo (e anche dei nuovi adepti che si sono aggiunti nel corso degli anni). Quante edizioni usciranno per ogni album? Tante! Vediamo quali, disco per disco (con un po’ di immagini, non tutte, per non esagerare):

Led Zeppelin I (sarebbe solo Led Zeppelin, ma è, per intenderci, quello che vedete ad inizio post e qui sotto) https://www.youtube.com/watch?v=2sTsqenVh1M

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CD singolo con copertina apribile

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CD Doppio con copertina apribile e disco di inediti Live o triplo vinile, con questi contenuti:

Disc One

  • 1. Good Times Bad Times
  • 2. Babe I’m Gonna Leave You
  • 3. You Shook Me
  • 4. Dazed and Confused
  • 5. Your Time Is Gonna Come
  • 6. Black Mountain Side
  • 7. Communication Breakdown
  • 8. I Can’t Quit You Baby
  • 9. How Many More Times

Companion Audio Disc (CD and LP)

Live At The Olympia – Paris, France  (October 10, 1969)

  • 1. “Good Times Bad Times/Communication Breakdown”
  • 2. “I Can’t Quit You Baby”
  • 3. “Heartbreaker”
  • 4. “Dazed And Confused”
  • 5. “White Summer/Black Mountain Side”
  • 6. “You Shook Me”
  • 7. “Moby Dick”
  • 8. “How Many More Times”

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Box Set Super Deluxe, con i contenuti citati, più tessera per il download ad alta definizione ( 96kHz/24 bit (per i pezzi del vivo 48/24), Libro fotografico, stampa da alta qualità della grafica del disco originale, copia della cartella stampa dell’Atlantic dell’epoca, le prime 30.000 copie numerate. Visto cha anche per gli altri due cofanetti il contenuto sarà lo stesso (sia pure con un vinile in meno), non sto a ripeterlo per tutti e tre.

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Led Zeppelin II

Sorpresa per le varie versioni Deluxe del secondo album con questa nuova grafica in negativo aggiunta a quella standard del disco. https://www.youtube.com/watch?v=qc4aecgeSZM

CD Singolo e vinile singolo standard

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CD Doppio Deluxe e Vinile Doppio con questo contenuto:

Disc One

  • 1. “Whole Lotta Love”
  • 2. “What Is And What Should Never Be”https://www.youtube.com/watch?v=wSZX7o7QaqU
  • 3. “The Lemon Song”
  • 4. “Thank You”
  • 5. “Heartbreaker”
  • 6. “Living Loving Maid (She’s Just A Woman)”
  • 7. “Ramble On”
  • 8. “Moby Dick”

Companion Audio Disc (CD and LP)

 

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Led Zeppelin III

Anche in questo caso CD singolo e Vinile singolo

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CD Doppio Deluxe e Vinile doppio, con i seguenti brani (quelli del secondo disco, oltre agli inediti, versioni alternative dei brani già noti) https://www.youtube.com/watch?v=6P2brlIFsiM :

Disc One

          • 1. “Immigrant Song”
          • 2. “Friends”
          • 3. “Celebration Day”
          • 4. “Since I’ve Been Loving You”
          • 5. “Out On The Tiles”
          • 6. “Gallows Pole”
          • 7. “Tangerine”
          • 8. “That’s The Way”
          • 9. “Bron-Y-Aur Stomp”
          • 10. “Hats Off To (Roy) Harper”

Companion Audio Disc (CD and LP)

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Ovviamente quelli destinati a soffrire saranno i nostri portafogli, non certo le nostre orecchie che saranno deliziate da tutto questo ben di Dio (e sono solo i primi tre della serie). Si parla di prezzi intorno ai 120 euro (ma anche meno) per i mega cofanetti e 20 euro (forse un po’ meno) per i doppi CD, ovviamente i prezzi che di tanto in tanto inserisco nel Blog sono sempre indicativi, sta a voi cercare il meglio. Le altre versioni non so e non mi interessa, cercate voi. Penso che mi impadronirò delle versioni doppie, quelle con il dischetto inedito, secondo me più che sufficienti per sentire e godere ciò che Jimmy Page ci ha preparato, se viceversa non avete problemi finanziari o siete collezionisti ( le due cose non sempre coincidono) cofanetti e vinili saranno ovviamente molto bramati.

Direi che è tutto. Ah sì, naturalmente etichetta Atlantic, lavoro di restauro a cura Rhino/Warner.

Bruno Conti

Anche Per Loro Son 50 (O Quasi)! Yarbirds – Making Tracks Live On Tour 2010-2011

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Yardbirds – Making Tracks On Tour 2010-2011 – Wienerworld

Quando il gruppo inglese iniziò a muovere i primi passi nella scena musicale londinese correva la primavera del 1963, quindi anche per gli Yardbirds quest’anno si festeggia il 50° Anniversario (con varie interruzioni nel corso degli anni)! Della formazione originale facevano parte il cantante ed armonicista Keith Relf (che poi con la sorella Jane avrebbe fondato i Renaissance e in seguitol’ottima hard rock band degli Armageddon), il bassista Paul Samwell-Smith (che negli anni ‘70 avrebbe prodotto i dischi più belli di Cat Stevens), il chitarrista ritmico e bassista Chris Dreja e il batterista Jim McCarty. Questi ultimi sono presenti nella registrazione live di questo CD (che esiste anche come doppio DVD, con un dischetto aggiunto in forma di documentario http://www.youtube.com/watch?v=hw2yNS1SKFU): nel frattempo, per motivi di salute, Dreja è stato rimpiazzato dal chitarrista originale Top Topham.

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Già i chitarristi degli Yardbirds! Nell’ottobre del 1963 arriva Eric Clapton, quando se ne va arriva Jeff Beck  http://www.youtube.com/watch?v=aZELHPTIIiE, per un breve periodo suonano insieme Beck e Jimmy Page (amici e nemici), che poi porterà la band da New Yardbirds a trasformarsi in Led Zeppelin. Quindi i tre più grandi chitarristi di rock e blues inglesi sono passati per questo gruppo, e pertanto se non avete nulla della band vi consiglierei di rimediare con alcuni degli album fondamentali di quegli anni, Five Live, l’unico con Clapton, i tre con Jeff Beck,  Having A Rave Up, Yardbirds conosciuto anche Roger the Engineer e Over Under Sideways Down, rigorosamente nelle versioni americane che contenevano anche i singoli, per finire con Little Games, l’unico con Page. Aggiungendo anche For Your Love, il primo disco uscito per la Epic Usa che conteneva anche Five Live, oltre ai singoli dell’epoca, per non parlare del mitico disco dal vivo Yardbirds Live, che ha circolato agli inizi come bootleg o counterfeit dopo essere stato ritirato dalla vendita quasi immediatamente e il disco registrato in coppia con Sonny Boy Williamson durante il suo tour inglese del 1963.

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A parte quello del vivo, che circola sempre in edizioni più o meno ufficiali, gli altri li trovate in CD su Repertoire, in edizioni rimasterizzate e con bonus aggiunte. Oppure anche il favoloso box Glimpses. Come dite, li avete già tutti? Ah, perbacco, allora posso consigliarvi tranquillamente questo Making Tracks, che non è per nulla malaccio, per gli altri meglio partire dalle origini. Il gruppo è stato una delle formazioni più influenti sulla scena musicale americana rock degli anni a venire, il (rock)blues, la psichedelia, la chitarra distorta e lavorata dei seguaci di Beck, gli Aerosmith degli inizi (che facevano una The Train Kept A-Rollin’ strepitosa) http://www.youtube.com/watch?v=_hhnv2qb-i0 vengono tutti da qui, per non parlare dei Led Zeppelin, dei quali Dazed and Confused nasceva come brano nei concerti del 1968. E in questo Making Tracks c’è tutto, non lasciatevi ingannare da altre operazioni nostalgia (anche degli Yardbirds stessi in precedenza), qui siamo di fronte ad un disco dal vivo grintoso e brillante, ben suonato, Andy Mitchell è un cantante di tutto rispetto e un buon armonicista, nella migliore tradizione del British Blues, Ben King è un chitarrista di ottimo valore (anche se quei tre…), in grado di spaziare anche alla slide e al wah-wah, fornendo soli tecnicamente ineccepibili, bene anche la ritmica di Dave Smale con il “vecchio” Jim McCarty (da non confondere con l’omonimo chitarrista americano di Cactus e Detroit Wheels) che quei brani li conosce a memoria.

Eh sì perché le canzoni sono formidabili: Tinker Tailor Soldier Sailor, Lost Woman, uno dei cavalli di battaglia di Beck ( e della James Gang di Joe Walsh che ne faceva una versione formidabile nel disco In Concert), Heart Full Of Soul, Shapes Of Things, The Nazz Are Blue, il bluesone Five Long Years http://www.youtube.com/watch?v=4L2h4bam3-w e poi, nella parte finale del concerto, Over Under Sideways Down, Smokestack Lightning, For Your Love, Happenings Ten Years Time Ago. Fortunamente non sono quei concerti dove il gruppo annuncia “e ora i nostri nuovi brani!”, ma ci sono tutti i classici (oltre a qualche rarità di pregio), quasi fossero una cover band di sé stessi, e lo fanno molto bene. Si finisce con due strepitose tracce, una Dazed and Confused dove Mitchell e King danno il meglio e una poderosa I’m A Man dall’incedere irresistibile http://www.youtube.com/watch?v=a7MaV60K_xY. Non saranno gli “originali” (adesso ci sono anche gli Strypes),  ma neppure una delle moltissime”fregature” in circolazione: se amate il genere, acquistate con fiducia.

Bruno Conti