Anche Per Loro Son 50 (O Quasi)! Yarbirds – Making Tracks Live On Tour 2010-2011

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Yardbirds – Making Tracks On Tour 2010-2011 – Wienerworld

Quando il gruppo inglese iniziò a muovere i primi passi nella scena musicale londinese correva la primavera del 1963, quindi anche per gli Yardbirds quest’anno si festeggia il 50° Anniversario (con varie interruzioni nel corso degli anni)! Della formazione originale facevano parte il cantante ed armonicista Keith Relf (che poi con la sorella Jane avrebbe fondato i Renaissance e in seguitol’ottima hard rock band degli Armageddon), il bassista Paul Samwell-Smith (che negli anni ‘70 avrebbe prodotto i dischi più belli di Cat Stevens), il chitarrista ritmico e bassista Chris Dreja e il batterista Jim McCarty. Questi ultimi sono presenti nella registrazione live di questo CD (che esiste anche come doppio DVD, con un dischetto aggiunto in forma di documentario http://www.youtube.com/watch?v=hw2yNS1SKFU): nel frattempo, per motivi di salute, Dreja è stato rimpiazzato dal chitarrista originale Top Topham.

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Già i chitarristi degli Yardbirds! Nell’ottobre del 1963 arriva Eric Clapton, quando se ne va arriva Jeff Beck  http://www.youtube.com/watch?v=aZELHPTIIiE, per un breve periodo suonano insieme Beck e Jimmy Page (amici e nemici), che poi porterà la band da New Yardbirds a trasformarsi in Led Zeppelin. Quindi i tre più grandi chitarristi di rock e blues inglesi sono passati per questo gruppo, e pertanto se non avete nulla della band vi consiglierei di rimediare con alcuni degli album fondamentali di quegli anni, Five Live, l’unico con Clapton, i tre con Jeff Beck,  Having A Rave Up, Yardbirds conosciuto anche Roger the Engineer e Over Under Sideways Down, rigorosamente nelle versioni americane che contenevano anche i singoli, per finire con Little Games, l’unico con Page. Aggiungendo anche For Your Love, il primo disco uscito per la Epic Usa che conteneva anche Five Live, oltre ai singoli dell’epoca, per non parlare del mitico disco dal vivo Yardbirds Live, che ha circolato agli inizi come bootleg o counterfeit dopo essere stato ritirato dalla vendita quasi immediatamente e il disco registrato in coppia con Sonny Boy Williamson durante il suo tour inglese del 1963.

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A parte quello del vivo, che circola sempre in edizioni più o meno ufficiali, gli altri li trovate in CD su Repertoire, in edizioni rimasterizzate e con bonus aggiunte. Oppure anche il favoloso box Glimpses. Come dite, li avete già tutti? Ah, perbacco, allora posso consigliarvi tranquillamente questo Making Tracks, che non è per nulla malaccio, per gli altri meglio partire dalle origini. Il gruppo è stato una delle formazioni più influenti sulla scena musicale americana rock degli anni a venire, il (rock)blues, la psichedelia, la chitarra distorta e lavorata dei seguaci di Beck, gli Aerosmith degli inizi (che facevano una The Train Kept A-Rollin’ strepitosa) http://www.youtube.com/watch?v=_hhnv2qb-i0 vengono tutti da qui, per non parlare dei Led Zeppelin, dei quali Dazed and Confused nasceva come brano nei concerti del 1968. E in questo Making Tracks c’è tutto, non lasciatevi ingannare da altre operazioni nostalgia (anche degli Yardbirds stessi in precedenza), qui siamo di fronte ad un disco dal vivo grintoso e brillante, ben suonato, Andy Mitchell è un cantante di tutto rispetto e un buon armonicista, nella migliore tradizione del British Blues, Ben King è un chitarrista di ottimo valore (anche se quei tre…), in grado di spaziare anche alla slide e al wah-wah, fornendo soli tecnicamente ineccepibili, bene anche la ritmica di Dave Smale con il “vecchio” Jim McCarty (da non confondere con l’omonimo chitarrista americano di Cactus e Detroit Wheels) che quei brani li conosce a memoria.

Eh sì perché le canzoni sono formidabili: Tinker Tailor Soldier Sailor, Lost Woman, uno dei cavalli di battaglia di Beck ( e della James Gang di Joe Walsh che ne faceva una versione formidabile nel disco In Concert), Heart Full Of Soul, Shapes Of Things, The Nazz Are Blue, il bluesone Five Long Years http://www.youtube.com/watch?v=4L2h4bam3-w e poi, nella parte finale del concerto, Over Under Sideways Down, Smokestack Lightning, For Your Love, Happenings Ten Years Time Ago. Fortunamente non sono quei concerti dove il gruppo annuncia “e ora i nostri nuovi brani!”, ma ci sono tutti i classici (oltre a qualche rarità di pregio), quasi fossero una cover band di sé stessi, e lo fanno molto bene. Si finisce con due strepitose tracce, una Dazed and Confused dove Mitchell e King danno il meglio e una poderosa I’m A Man dall’incedere irresistibile http://www.youtube.com/watch?v=a7MaV60K_xY. Non saranno gli “originali” (adesso ci sono anche gli Strypes),  ma neppure una delle moltissime”fregature” in circolazione: se amate il genere, acquistate con fiducia.

Bruno Conti

Un’Altra Reunion Interessante! The Pogues In Paris – 30th Anniversary Concert At The Olympia

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The Pogues In Paris – 30Th Anniversary Concert At The Olympia – Universal 2CD – DVD – Blu-Ray – Limited Edition 3 LP – Limited Edition 2 CD + DVD + DVD + Libro 20-11-2012

Tutto ciò esce il 20 di novembre, nella stessa data dell’uscita delle varie edizioni della reunion dei Led Zeppelin (a proposito, Jimmy Page, in una intervista alla rivista Mojo, ha dichiarato che sta rimasterizzando tutto il vecchio catalogo del gruppo, che uscirà in una serie di Box, ciascuno dedicato ad un singolo album, a partire dal 2013, ogni disco conterrà inediti e rarità, ovvero versioni differenti dei brani già conosciuti, quindi cominciate a risparmiare, e a sperare, perché con i tempi di lavorazione di Page, il tutto potrebbe durare qualche lustro).

Viceversa, tornando ai Pogues, i concerti sono stati registrati l’11 e il 12 di settembre, quindi una produzione velocissima, dal produttore al consumatore. Questo è il contenuto:

Disc: 1
1. Streams Of Whiskey
2. If I Should Fall From Grace With God
3. The Broad Majestic Shannon
4. Greenland Whale Fisheries
5. A Pair Of Brown Eyes
6. Tuesday Morning
7. Kitty
8. The Sunnyside Of The Street
9. Thousands Are Sailing
10. Repeal Of The Licensing Laws
11. Lullaby Of London
12. The Body Of An American
13. Young Ned Of The Hill
14. Boys From The County Hell
15. Dirty Old Town
16. Bottle Of Smoke
17. The Sicked Bed Of Cuchulainn

Disc: 2
1. Sally MacLennane
2. Rainy Night In Soho
3. The Irish Rover
4. Star Of The County Down
5. Poor Pady
6. Fairytale Of New York
7. Fiesta

Che è lo stesso per il doppio CD, il DVD o il Blu-ray, ma…il secondo DVD conterrà ulteriore materiale: interviste varie e, soprattutto, esibizioni inedite dal vivo d’archivio dalla televisione francese, tra le quali la famosa Les Enfants Du Rock del 1986. Per festeggiare ulteriormente, se siete da quelle parti per le feste natalizie, i Pogues terranno un concerto alla O2 Arena il 20 di Dicembre. I denti di Shane MacGowan sono sempre al loro posto, sul pavimento, per il resto sembra abbastanza in forma! Recensione a breve.

Bruno Conti

 

Dal Nostro Corrispondente…Al Cinema. Uno Spettacolo!!! Led Zeppelin – Celebration Day

*NDB. Come in tutti gli articoli che si rispettino, prima di lasciare la parola a Marco, un breve “cappello”, una sorta di di esortazione, ma direi meglio, una implorazione di un fan…

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Led Zeppelin – Celebration Day – Atlantic – Vari Formati*

Circa una decina di giorni fa ho definito in questo blog il nuovo Live In New York City di Paul Simon il disco live dell’anno, ma d’altro canto non posso non affermare che questo Celebration Day dei Led Zeppelin può diventare tranquillamente il live del secolo: sicuramente per quanto riguarda i dodici anni trascorsi dal duemila ad oggi, ma si difende molto bene anche se messo in relazione con cose uscite nel millennio precedente.

Come ormai tutti saprete Celebration Day documenta il famoso concerto di reunion degli Zeppelin che si è tenuto cinque anni fa alla 02 Arena di Londra, in commemorazione dello scomparso Ahmet Ertegun, leggendario fondatore della Atlantic Records e formidabile talent scout (oltre agli Zep, scoprì gente del calibro dei Drifters, Ray Charles, Aretha Franklin, gli Yes, oltre a credere fermamente per primo nel talento dei Rolling Stones, quindi non stiamo parlando di Jovanotti o Laura Pausini), morto nel Dicembre del 2006 all’età di 83 anni, per una banale caduta proprio ad un concerto degli Stones: una serata che definire storica è forse riduttivo (ben sapendo di usare un aggettivo ormai inflazionato), dal momento che, da dopo la tragica morte di John Bonham, i tre Zeppelin superstiti non si erano mai riuniti, se non per un breve e non eclatante set durante il Live Aid del 1985 (ed i soli Page e Plant sporadicamente negli anni ’90).

Il 20 Novembre (in Italia e nel resto del mondo) uscirà dunque questo concerto in un profluvio di formati, come potete vedere qua sotto

*  Standard Editions – 1-DVD/2-CD set and 1-Blu-ray/2-CD set

Deluxe Editions – 2-DVD/2-CD set and 1-Blu-ray/1-DVD/2-CD set featuring exclusive bonus video content including the Shepperton rehearsals, and BBC news footage.
Music Only CD Edition – 2-CD set
Music Only Blu-ray Audio Edition – Blu-ray Audio release featuring high-resolution 48K 24 bit PCM stereo and DTS-HD Master Audio 5.1 surround sound audio only, no video
Vinyl Edition – 3 LPs, 180-gram, audiophile quality vinyl (Available December 11)
Digital Edition – Audio will be available at all digital retail outlets

Ma io ho l’opportunità di parlarne in anteprima, dal momento che sono riuscito a vederlo al cinema il 17 Ottobre, unica data in cui è stato proiettato in selezionate sale italiane.

La prima (piacevole) sorpresa è proprio la sala: praticamente piena, non ho visto così tanta gente neppure alla proiezione dell’ultimo Batman, ed il fermento pochi minuti prima dell’inizio è simile a quello di un vero concerto. Il film non è un documentario, ma la rappresentazione nuda e cruda di quello che è avvenuto in quella serata londinese: quindi il concerto puro, senza interviste o backstage.

I nostri proporranno una scaletta di sedici brani (con qualche sorpresa), scelti un po’ da tutti i loro dischi, tranne il postumo Coda e il poco amato In Through The Out Door, con una predilezione chiaramente per il loro quarto album senza titolo e per Physical Graffiti, ma con stranamente un solo pezzo da III, e niente Celebration Day, che pure dà il titolo al progetto. La cosa che però più importa è che è un concerto straordinario, con i quattro (i tre superstiti più il figlio di Bonham, Jason, grande batterista, anche nei Black Country Communion) in forma strepitosa, una regia (Dick Carruthers) molto classica, ma dinamica e con un grande senso dello spettacolo, una definizione di immagine super ed un audio insuperabile.

Come già detto, i quattro (tre) Zeppelin sono in serata di grazia: Jason Bonham, calvo e muscoloso come si conviene ad un batterista, ha una forza ed una tecnica spaventose, e non è molto distante dal padre, o da grandi delle pelli come Keith Moon e Ian Paice; John Paul Jones, magro come un chiodo, è il prototipo del perfetto bassista: misurato, preciso, puntuale (ma si difende alla grande anche all’organo e tastiere varie); Robert Plant, con i famosi riccioli d’oro e pizzetto d’ordinanza, tira fuori il meglio dalla sua ugola, confermandosi come una delle voci più belle della storia del rock, con sfumature che vanno dall’aggressivo al sexy (ultimamente sapevo di qualche colpo a vuoto da parte sua, ma stasera non ne sbaglia una); Jimmy Page, ovvero quello dei quattro sul quale c’erano più dubbi (è arrugginito, ha l’artrite alle mani, ecc.) si dimostra per quello che è, cioè il più grande chitarrista di tutti i tempi dopo Jimi Hendrix (e appena prima di Stevie Ray Vaughan, almeno per me, ma tutti fanno le classifiche dei chitarristi e quindi perché non io?), che viaggia tra lo strepitoso ed il mostruoso, e solo la zazzera completamente bianca (e un po’ di pancetta) mostrano i segni del tempo.

Il concerto si apre così come il loro primo album, cioè con Good Times, Bad Times: bella versione, sufficientemente tirata, anche se danno ancora l’impressione di essere in rodaggio, così come nella seguente Ramble On (anche se Page e Bonham iniziano a tirare fuori le unghie).

La famosa Black Dog funge da spartiacque tra l’inizio relativamente “tranquillo” ed il seguito del concerto: il traditional In My Time Of Dying (era su Physical Graffiti) fa partire la serata come un treno in corsa, una versione semplicemente da urlo, con Plant che si lavora la folla da marpione qual è, e gli altri tre che imbastiscono la prima jam session della serata.

La cosa incredibile è che il pubblico in sala (non a Londra, ma qui al cinema), si agita, batte le mani ed esulta come ad un vero concerto: le uniche due volte che ho visto il pubblico applaudire al cinema è stato durante Rocky IV, quando Stallone caricava di botte Ivan Drago, e, a New York, in Air Force One, quando il presidente/Harrison Ford butta giù dall’aereo il terrorista/Gary Oldman al grido “Get out of my plane!”.

For Your Life è proposta dal vivo per la prima volta in assoluto (era su Presence, forse il loro disco più sottovalutato) e non è affatto male, anche se con Trampled Under Foot (che Plant introduce come la loro versione di Terraplane Blues di Robert Johnson) siamo su un altro pianeta: Jones si sposta alle tastiere, mentre Page fa i numeri con la sua sei corde (come in tutti i brani d’altronde).

Nobody’s Fault But Mine chiude in maniera sontuosa la parte blues del concerto, con Plant che si cimenta in un riuscito assolo di armonica; la tetra No Quarter vede Page suonare la chitarra con l’archetto, con il quale tira fuori sonorità spaziali, per l’entusiasmo del pubblico, mentre Dazed And Confused non ha bisogno di presentazioni (Plant canta come se fosse l’ultima cosa che fa nella vita).

Stairway To Heaven arriva un po’ a sorpresa, dal momento che Plant non ha mai amato molto farla, ma stasera la canta in omaggio ad Ertegun: versione definitiva di quella che per me è la più bella canzone rock di tutti i tempi, ed il celebre finale con il botta e risposta tra l’ugola di Plant ed i riffs di Page è quasi meglio che sul disco originale.

The Song Remains The Same non è mai stata fra le mie favorite, ma stasera mi piace anche lei; Misty Mountain Hop, potente, fragorosa, vede Plant duettare alla voce con Bonham, mentre Kashmir viene accolta da un vero boato (anche al cinema).

Il brano di punta di Physical Graffiti è proposto in una versione da sballo, con Plant che canta come quando era un ragazzo, per poi osservare compiaciuto gli altri tre che si lanciano in una jam pazzesca: Page suona come un dio, Jones non sbaglia un colpo, e Bonham ci mostra la differenza tra picchiare sui tamburi e suonare la batteria.

I due bis finali, Whole Lotta Love e Rock’n’Roll sono una scelta prevedibile finché volete, ma quando ci troviamo di fronte alla storia del rock dobbiamo solo stare zitti ed ascoltare: degno finale di una serata magnifica.

Peccato solo che non abbiano voluto omaggiare anche il loro lato folk: una a scelta (o anche tutte e tre) tra Going To California, The Battle Of Evermore e Gallows Pole ci sarebbe stata proprio bene.

Bene hanno fatto, alla conferenza stampa di presentazione del film poche settimane fa, ad insistere sul fatto che non ci saranno altre reunion: questo è il finale perfetto di un romanzo splendido, una doverosa postfazione ad una storia che si era conclusa tragicamente con la morte di uno dei componenti del gruppo.

All’uscita del cinema sono tutti in estasi, mancano solo i venditori di magliette ed i chioschi che vendono panini con salamella.

Se questo doppio CD non va in testa a tutte le classifiche del mondo i casi sono due: o gli acquirenti di musica si sono bevuti il cervello, o me lo sono bevuto io.

Marco Verdi

I 100 Più Grandi Chitarristi Secondo Rolling Stone, Ieri E Oggi

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Una bella classifica anche il giorno di Natale per digerire tacchini, capponi, zamponi, capitoni e quant’altro. Ieri (ovvero come era nel 2003):

1 Jimi Hendrix
2 Duane Allman of the Allman Brothers Band
3 B.B. King
4 Eric Clapton
5 Robert Johnson
6 Chuck Berry
7 Stevie Ray Vaughan
8 Ry Cooder
9 Jimmy Page of Led Zeppelin
10 Keith Richards of the Rolling Stones
11Kirk Hammett of Metallica
12 Kurt Cobain of Nirvana
13 Jerry Garcia of the Grateful Dead
14 Jeff Beck
15 Carlos Santana
16 Johnny Ramone of the Ramones
17 Jack White of the White Stripes
18 John Frusciante of the Red Hot Chili Peppers
19 Richard Thompson
20 James Burton
21 George Harrison
22 Mike Bloomfield
23 Warren Haynes
24 The Edge of U2
25 Freddy King
26 Tom Morello of Rage Against the Machine and Audioslave
27 Mark Knopfler of Dire Straits
28 Stephen Stills
29 Ron Asheton of the Stooges
30 Buddy Guy
31 Dick Dale
32 John Cipollina of Quicksilver Messenger Service
33 & 34 Lee Ranaldo, Thurston Moore of Sonic Youth
35 John Fahey
36 Steve Cropper of Booker T. and the MG’s
37 Bo Diddley
38 Peter Green of Fleetwood Mac
39 Brian May of Qeen
40 John Fogerty of Creedence Clearwater Revival
41 Clarence White of the Byrds
42 Robert Fripp of King Crimson
43 Eddie Hazel of Funkadelic
44 Scotty Moore
45 Frank Zappa
46 Les Paul
47 T-Bone Walker
48 Joe Perry of Aerosmith
49 John McLaughlin
50 Pete Townshend
51 Paul Kossoff of Free
52 Lou Reed
53 Mickey Baker
54 Jorma Kaukonen of Jefferson Airplane
55 Ritchie Blackmore of Deep Purple
56 Tom Verlaine of Television
57 Roy Buchanan
58 Dickey Betts
59 & 60 Jonny Greenwood, Ed O’Brien of Radiohead
61 Ike Turner
62 Zoot Horn Rollo of the Magic Band
63 Danny Gatton
64 Mick Ronson
65 Hubert Sumlin
66 Vernon Reid of Living Colour
67 Link Wray
68 Jerry Miller of Moby Grape
69 Steve Howe of Yes
70 Eddie Van Halen
71 Lightnin’ Hopkins
72 Joni Mitchell
73 Trey Anastasio of Phish
74 Johnny Winter
75 Adam Jones of Tool
76 Ali Farka Toure
77 Henry Vestine of Canned Heat
78 Robbie Robertson of the Band
79 Cliff Gallup of the Blue Caps
80 Robert Quine of the Voidoids
81 Derek Trucks
82 David Gilmour of Pink Floyd
83 Neil Young
84 Eddie Cochran
85 Randy Rhoads
86 Tony Iommi of Black Sabbath
87 Joan Jett
88 Dave Davies of the Kinks
89 D. Boon of the Minutemen
90 Glen Buxton of Alice Cooper
91 Robby Krieger of the Doors
92 & 93 Fred “Sonic” Smith, Wayne Kramer of the MC5
94 Bert Jansch
95 Kevin Shields of My Bloody Valentine
96 Angus Young of AC/DC
97 Robert Randolph
98 Leigh Stephens of Blue Cheer
99 Greg Ginn of Black Flag
100 Kim Thayil of Soundgarden

E di quella pubblicata nello scorso novembre nel numero con in copertina Jimi Hendrix, la Top Ten:

1. Jimi Hendrix
2. Eric Clapton
3. Jimmy Page
4. Keith Richards
5. Jeff Beck
6. B.B. King
7. Chuck Berry
8. Eddie Van Halen
9. Duane Allman
10. Pete Townshend

E il resto lo potete andare a vedere qui 100-greatest-guitarists-20111123.

Prima che lo chiediate, niente Danny Gatton e Roy Buchanan, niente Warren Haynes e neppure Joe Bonamassa, Gary Moore, Steve Morse, Jorma Kaukonen, Jeff Healey, Alvin Lee, Eric Johnson, Robben Ford, Steve Howe, Allan Holdsworth per nominare i primi che mi vengono in mente. Robert Johnson nel centenario dalla nascita scende dal 5° al 71° posto. Due donne in classifica, Bonnie Raitt all’89° posto e Joni Mitchell al 75° che è sicuramente una delle più grandi cantautrici di tutti i tempi ma come chitarrista forse sarebbe più giusto porla al 750° posto e non si sarebbe lontani pensando a tutti i nomi che mancano. E cose vogliamo dire di Paul Simon al 93°, Lou Reed all’81° e John Lennon al 55°? Sono inseriti per i loro meriti tecnici o per quanto sono stati importanti nella storia della musica rock? Se vale il secondo criterio allora sono fin troppo in basso in caso contrario non mi pare il caso! Non per nulla gli “assoli migliori” di chitarra (se li vogliamo chiamare così) nei Beatles non li facevano né Lennon e neppure Harrison ma Paul McCartney che non per questo entra nella Top 100 dei migliori chitarristi.

Idem per Johnny Ramone 28° e Randy Rhoads al 36° (per quanto quest’ultimo dimenticandoci dei nomi citati prima, forse, nei Top Players potrebbe entrarci). Nel frattempo mi è venuto in mente anche niente Mike Bloomfield. Insomma è un giochino divertente per passare una giornata (magari quella di Natale o una qualsiasi di queste festività) a giocare a cerca l’errore e verso gli ultimi posti della classifica ce ne sono alcuni che gridano vendetta. Come aveva ricordato giustamente David Fricke che è uno dei pochi giornalisti di Rolling Stone (forse l’unico) di cui ogni tanto condivido i giudizi, una volta che hai inserito Jimi Hendrix al 1° posto poi tutti gli altri li puoi ruotare a piacimento o tutti a pari merito al 2° posto!

Bruno Conti

Un Doppio Omaggio (Sia Pure Tardivo) – Bert (Herbert) Jansch – Chitarrista – 3-11-1943/5-10-2011

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In questi giorni facendo delle ricerche per il breve spazio dedicato a John Fahey nelle anticipazioni ero capitato anche nel sito ufficiale di Bert Jansch e l’ultima notizia che riportava era che un concerto del 20 agosto che si sarebbe dovuto tenere a Edinburgo veniva cancellato perché il musicista scozzese non stava troppo bene. E’ ancora così, lo potete vedere http://www.bertjansch.com/

Purtroppo la situazione è drasticamente peggiorata e il cancro al polmone di cui Jansch soffriva da alcuni anni e per cui era stato anche operato nel 2009 alla fine ha avuto la meglio e la scorsa settimana se lo è portato via. Nel 2010 aveva anche fatto un tour degli Stati Uniti come supporto di Neil Young e la sua attività è proseguita fino all’ultimo. Il comunicato stampa con cui il musicista si rammarica di non poter fare quel concerto ad Edinburgo è addirittura commovente per la considerazione che Bert Jansch dedicava ai suoi fans.

Altri scriveranno più e meglio del sottoscritto sulla impronta importantissima che questo “chitarrista” ha lasciato sulla musica: Jimmy Page lo ha definito ” L’innovatore del tempo…tanto più avanti di quanto chiunque altro stesse facendo” e Johnny Marr “Imponente…uno dei più importanti e intriganti musicisti mai uscito dalla scena musicale inglese”.

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Il suo ultimo disco è stato “il Cigno nero”, The Black Swan, chissà se già nel 2006 sentiva il suo tempo che se ne andava (l’anno prima aveva subito anche una operazione al cuore) eppure questo disco, con la partecipazione di alcuni giovani leve, rappresentate da Devendra Banhart e Beth Orton, era ancora bellissimo e la sua partecipazione al Crossroads Guitar Festival di Clapton, nell’edizione di Chicago del 2010, ancora emozionante. Un uomo solo sul palco con la sua chitarra acustica in mezzo ai “giganti” della chitarra elettrica.

Ma prendiamo la macchina del tempo e ritorniamo al 1969. Questo è quello che scrisse Lillian Roxon nella sua Rock Encyclopedia sul musicista inglese (così faccio anche ammenda per non avere più parlato della scrittrice australiana, forse la prima grande giornalista rock donna della storia).

Bert Jansch” è apparso per la prima volta negli Stati Uniti nel 1966 con un album Lucky Thirteen costruito con il meglio dei suoi due primi album inglesi. In Inghilterra è stato a lungo considerato uno dei migliori chitarristi folk e ha suonato la chitarra solista in parecchi pezzi del primo album di Donovan. Bert’s Blues in Sunshine Superman e The House Of Jansch su Mellow Yellow fanno riferimento entrambi all’uomo che così tanto ha influenzato Donovan. Il suo stile viene dal Blues e dalla chitarra classica. I suoi assoli sono leggiadri e pieni di grazia. Hanno provato a dargli una grossa spinta promozionale per farlo diventare “il nuovo Donovan” ma lo cosa non è mai decollata. La sua fama in America è principalmente underground , anche se ha registrato parecchi album per il mercato inglese, dove è tenuto in grandissima considerazione. Nel 1968 ha messo insieme un gruppo chiamato Pentangle.” Rock Encyclopedia 1969-1971 ristampato 1976.

Era vero nel 1969 e si può sottoscrivere parola per parola ancora oggi.

Bert Jansch e John Renbourn (che è in tour in Italia in questo periodo) in una delle loro ultime apparizioni insieme al Festival di Cambridge del 2011.

Bert Jansch è morto ad Hampstead il 5 ottobre scorso all’età di 67 anni.

Riposa in Pace.

Bruno Conti

Come Passa Il Tempo! 45 Anni Dall’Uscita Di Sunshine Superman Di Donovan

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Donovan – Sunshine Superman – 2 CD EMI UK

Ero convinto di avere scritto qualcosa su questo CD ma evidentemente il tempo passa anche per me e me ne ero completamente dimenticato. Rimediamo subito. All’inizio di giugno la Emi inglese ha pubblicato questo doppio album a prezzo speciale che raccoglie insieme per la prima volta le versioni stereo e mono di Sunshine Superman di Donovan a 45 anni dalla sua data di pubblicazione originale. Inutile dire che in Italia il CD non è stato pubblicato.

Si tratta di un dischetto che per la prima volta permette di gustare in “vero stereo” la versione originale del disco, uno dei più importanti nella storia del rock, antecedente allo stesso Sgt. Pepper’s che si dice ne sia stato influenzato, in quegli anni di flower power e psichedelia (se guardate attentamente il video di A Day In The Life si vede una copia di Sunshine Superman sul giradischi). Ma al di là delle influenze si tratta di un bellissimo album che risentito ancora oggi (e per la prima volta con un suono adeguato) rivela una serie di sfumature sonore e, soprattutto, tanti brani di grande qualità e spessore.

Il disco uscì nella sua versione originale su etichetta Epic negli Stati Uniti nel settembre 1966 mentre in Inghilterra vide la luce solo un anno dopo, a giugno del 1967 (proprio all’epoca del disco dei Beatles) come una compilation di brani tra le versioni americane di Mellow Yellow e Sunshine Superman, in versione rigorosamente mono con un suono non fantastico ma forse “migliore” del finto Stereo dell’edizione USA. Il disco originale conteneva brani come Sunshine Superman e Legend To A Girl Child Linda entrambi dedicati alla futura moglie Linda Lawrence che era stata la fidanzata di Brian Jones, ma anche The Fat Angel (dedicata a Mama Cass) che sarebbe stata ripresa dai Jefferson Airplane. E ancora Bert’s Bues per l’amico Bert Jansch che lì a poco avrebbe fondato i Pentangle, Seasons Of The Witch (che verrà rifatta da Bloomfield/Kooper and Stills nel meraviglioso Supersession), Guinevere, The Trip, Celeste. 

Nel disco oltre a Donovan e alla sua sezione ritmica di Eddy Hoh alla batteria e Bobby Ray al basso appare anche il grande Shawn Phillips al sitar, uno dei primi musicisti occidentali ad utilizzarlo. E, solo nel brano che dà il titolo all’album, Jimmy Page alla chitarra solista. Page apparirà anche in altri dischi di Donovan a partire da Mellow Yellow e insieme a Shawn Phillips è tra gli ospiti che hanno accompagnato Donovan nel concerto del 3 giugno scorso alla Royal Albert Hall per festeggiare i 45 anni del disco originale (e non solo).

Per completezza questa è la tracklist completa del doppio CD che non dovrebbe mancare in nessuna discoteca che si rispetti:

=Disc 1= (all stereo, tracks 1-10 US album plus bonus tracks)

  1. Sunshine Superman 3:19
  2. Legend To A Girl Child Linda 6:52
  3. Three Kingfishers 3:19
  4. Ferris Wheel 4:13
  5. Bert’s Blues 3:59
  6. Season Of The Witch 4:58
  7. The Trip 4:38
  8. Guinevere 3:44
  9. The Fat Angel 4:16
  10. Celeste 4:13
  11. Breezes Of Patchuli 4:39
  12. Museum (1st version) 2:53
  13. Superlungs (1st version) 4:14
  14. The Land Of Doesn’t Have to Be 2:43
  15. Sunny South Kensington 3:57
  16. Epistle To Dippy (early alternative arrangement) 3:19
  17. Writer In The Sun 4:33
  18. Hampstead Incident 4:51
  19. Sunshine Superman 4:42

=Disc 2= (all mono, 1-12 UK album plus bonus tracks)

  1. Sunshine Superman 3:17
  2. Legend To A Girl Child Linda 6:54
  3. The Observation 2:25
  4. Guinevere 3:42
  5. Celeste 4:12
  6. Writer In The Sun 4:31
  7. Season Of The Witch 4:59
  8. Hampstead Incident 4:44
  9. Sand And Foam 3:21
  10. Young Girl Blues 3:48
  11. Three Kingfishers 3:18
  12. Bert’s Blues 4:03
  13. Ferris Wheel 4:15
  14. The Trip 4:38
  15. The Fat Angel 4:11

Direi che è tutto.

Bruno Conti

Cofanetti Che Passione! (Quando Escono) 2^ Puntata – Telenovela Roger Waters e Nuove Uscite – Kate Bush & Al Stewart

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Tanto per cominciare, questo bel oggettino, il Box Set di Roger Waters che vedete qui sopra è stato ulteriormente posticipato al 30 maggio, ma altri sono in arrivo, vediamo cosa ci riserva il prossimo futuro.

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Cominciamo con l’amata Kate (non quella che si sposa) bensì Kate Bush che con Director’s Cut ha “pensato” e realizzato una primizia.

Ovvero: come foste un regista (infatti nel cinema si usa farlo, ma nell’ambito discografico mi sembra la prima volta, almeno sotto questa forma, visto che rappers e hip-hoppers lo fanno come mestiere, non con la loro musica ma con quella degli altri), prendete una vostra opera, in questo caso due CD, The Sensual World e The Red Shoes, rivoltateli come un pedalino e poi iniziate a lavorarci sopra. Nel senso che la signora Bush ha preso alcuni brani di questi album e, tenendo fermi i capisaldi del brano, ha ri-registrato alcune parti vocali e strumentali del brano stesso, secondo la nuova visione dell’autrice a oltre vent’anni dalla versione originale.

Il tutto esce come un cofanetto triplo per la EMI il 17 maggio, ma attenzione, come i più astuti avranno notato 1+1 non fa 3 ossia se gli album presi in considerazione sono due come fa ad uscire un triplo. Si chiama marketing cicci belli. Basta schiaffare nel 2° e 3° CD le versioni rimasterizzate dei dischi in questione e nel primo disco gli undici brani che sono stati ritoccati.

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Se non avete soldi da spendere (dovrebbe costare tra i 25 e i 30 euro) ne esce una versione singola che ha solo il disco “trattato” con i seguenti brani:

1) Flower Of The Mountain
2) Song Of Solomon
3) Lily
4) Deeper Understanding
5) The Red Shoes
6) This Woman’s Work
7) Moments Of Pleasure
8) Never Be Mine
9) Top Of The City
10) And So Is Love
11) Rubberband Girl

Deeper Understanding è il singolo (e relativo video) se volete avere una idea di cosa aspettarvi. Boh, non era meglio un disco di canzoni nuove? Chiedo, non l’ho ancora sentito…

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Andiamo più indietro nel tempo, questo tecnicamente non sarebbe un cofanetto, è solo un doppio album con i primi 3 album di Al Stewart, quando era un promettente folksinger in quel di Londra alla fine anni ’60, inizio anni ’70. Si tratta di Images (His First Three Albums) quindi parliamo di Bedsitter Images del 1967, Love Chronicles del 1969 e Zero She Flies del 1970. Sono tre album eccellenti, in grado di competere con la migliore produzione folk di quegli anni, non per nulla Love Chronicles fu il disco folk del 1969 per la rivista Melody Maker. Nel lungo brano che dava il titolo all’album e copriva una intera facciata del vinile originale c’era anche Jimmy Page alla chitarra solista e il brano ha anche la particolarità di essere la prima canzone dove veniva usata esplicitamente la parola Fuck. Nei dischi appaiono anche Ashley Hutchings, Simon Nicol e Richard Thompson dei Fairport Convention. Ancora una volta i più attenti noteranno che si tratta di una ristampa di un doppio CD uscito nel 1993 To Whom It May Concern con una tracklist leggermente differente.

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Se volete approfondire ulteriormente, i 3 dischi successivi di Al Stewart Orange – Past, Present & Future e Modern Times sono stati raccolti nel 2004 in un altro bellissimo doppio album e sono ancora superiori a livello qualitativo, in particolare il secondo, Past Present and Future è un disco straordinario, uno dei migliori in ambito folk-rock degli anni ’70 e contiene due delle più belle, complesse e letterariamente fantastiche canzoni mai composte da autori di musica leggera, si chiamano Roads To Moscow e Nostradamus. Da sentire assolutamente e quindi provvedo, per chi conosce solo Year Of The cat. Uno…

E due…

Andate a leggervi i testi dei due brani che sono fantastici. Nel disco suonano, tra gli altri, Tim Renwick fantastico chitarrista elettrico ed acustico nei Sutherland Brothers & Quiver, gli autori di Sailing, proprio quella di Rod Stewart e poi nella touring band dei Pink Floyd, Roger Taylor dei Queen, Rick Wakeman, Bj Cole, Dave Swarbrick, Francis Monkman dei Curved Air, giusto per citarne qualcuno.

Se avete qualche soldo da investire anche quel cofanetto quintuplo Just Yesterday pubblicato nel 2005 con 69 brani e un bellissimo libretto che ripercorre la sua carriera non sarebbe una cattiva idea.

Sono partito da Roma e sono arrivato a Toma, dilungandomi un poco, ma il convidere (peer to peer) è anche parlare di buona musica e una cosa tira l’altra e il tempo per oggi è esaurito.

Quindi direi di inserire un bel continua e gli altri cofanetti saranno illustrati nei prossimi giorni.

Bruno Conti

Sempre Più Godurioso! Rock And Roll Hall Of Fame Legends

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Rock And Roll Hall Of Fame Live Legends – Time Life 3 DVD – 516 minuti!

Qualche mese fa (per la precisione il 29 dicembre) vi avevo parlato del concerto che si era tenuto ad ottobre 2009 al Madison Square Garden di New York per festeggiare i 25 anni della Rock And Roll Hall Of Fame di Cleveland, dove ogni anno si tiene una manifestazione per le “inductions” (che in italiano si traduce induzioni, insediamenti, diciamo per le “elevazioni” se fosse il soglio Papale) dei grandi artisti che hanno fatto la storia del Rock and Roll. A differenza del concerto di New York di solito si tengono in un ambiente intimo, tipo Cerimonia degli Oscar per intenderci, con tutti gli artisti riuniti in un salone, vestito da cerimonia, seduti a un tavolo, mangiano e bevono e familiarizzano tra loro, ma, e questa è la parte che ci interessa, quando salgono sul palco per ritirare il premio danno a vita ad una esibizione dal vivo che spesso è storica perché vede magari riuniti gruppi che non suonavano insieme da anni, decenni, ma manco si parlavano più e nel caso di defezioni, per problemi di salute, perché sono deceduti o per altri motivi vengono sostituiti dalla crema del rock mondiale, oltre a improvvisare una jam session finale con accoppiamenti (artistici) da brivido.

Il primo cofanetto di questa serie diciamo “storica” è uscito lo scorso anno, sempre in 3 DVD e durava 528 minuti, con una lista di collaborazioni da brivido, ma anche questo non scherza un c… Oltre a 45 performance dal vivo, ci sono anche tre ore ( o quattro, a seconda se leggiate fronte o retro della confezione, evidentemente i rimbambiti non mancano anche negli States) di extra, con dietro-le-scene, gustosi siparietti, prove, i discorsi di accettazione dei premi completi e altre chicche.

Per venire a bomba, tanto per farvi venire la bava alla bocca (se non lo avete già acqustato), alcune delle collaborazioni contenute: per cominciare un duetto/duello tra Jimmy Page e Jeff Beck nel classico Beck’s Bolero. Un quartetto d’eccezione, John Mellencamp, John Fogerty, Billy Joel e Joan Jett alle prese con una riedizione del classico dei Dave Clark Five Glad All Over.

E ancora, il magico trio di Chuck Berry, Jerry Lee Lewis e Keith Richards alle prese con una pantagruelica versione di Roll Over Beethoven sotto forma di jam session con chiunque sul palco.

B.B.King, Buddy Guy e Eric Clapton si sfidano a colpi di chitarra in una gustosa versione di Let Me Love You Baby.

Bruce Springsteen and The E Street Band omaggiano Chuck Berry, che sale sul palco con loro, con una versione da sballo di Johnny B.Goode.

I Doors sostituiscono per l’occasione Jim Morrison con Eddie Vedder dei Pearl Jam e si lanciano in una poderosa Break On Through.

Johnny Cash canta Big River accompagnato da un gruppo che vede tra i suoi chitarristi Keith Richards, John Fogerty, The Edge e Carlos Santana.

Al Green ci regala una versione memorabile di Take Me To The River.

Comunque come vi dicevo sono 45 brani per oltre cinque ore di musica: ci sono anche Aretha Franklin, Isaac Hayes, gli O’Jays, Wilson Pickett, Little Richard con Mick Jagger, gli U2, gli Who, i Led Zeppelin, Tina Turner, James Taylor, le Ronettes, gli Staples Singers, Booker T. & The Mg’s, Ruth Brown, Martha & the Vandellas e un tot di altri, bianchi e neri, perché in questa manifestazione vige una sana multietnia.

In definitiva si gode, si gode e si ri-gode alla grande, unica avvertenza tecnica: il DVD è NTSC Zona 1, quindi ocio, noi siamo Zona 2!

Un piccolo antipasto.

Bruno Conti