It Was (Really) Fifty Years Ago Today, Ovvero, Erano Giusto 50 Anni Fa, Oggi! The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

 

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The Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band – Parlophone/EMI CD – Deluxe 2CD – 2 LP – Super Deluxe 4CD/DVD/BluRay

I Beatles, forse il gruppo più popolare di tutti i tempi, sono sempre stati decisamente avari nell’aprire i loro archivi dopo la separazione avvenuta nel 1970: a parte il Live At The Hollywood Bowl uscito negli anni settanta e ristampato lo scorso anno, e soprattutto i tre volumi dell’Anthology pubblicati a metà anni novanta, ai fans è sempre stata offerta la solita, peraltro ottima, sbobba, comprese le tanto strombazzate ristampe rimasterizzate del 2009 di tutta la discografia degli Scarafaggi, che non aggiungevano neppure trenta secondi di musica inedita. Quest’anno la svolta: per il cinquantenario dell’album più famoso dei Fab Four (uscito proprio il primo Giugno del 1967, cinquant’anni precisi precisi, ma il disco è nei negozi dal 26 maggio), cioè il leggendario Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (per molti è anche il loro migliore, io preferisco il White Album ma comunque sempre di dischi da cinque stelle stiamo parlando), i superstiti Paul McCartney e Ringo Starr, insieme agli eredi degli scomparsi John Lennon e George Harrison, hanno acconsentito ad aprire il magico scrigno delle sessions di quell’album epocale, affidandone la cura a Giles Martin, figlio di George, il celebre produttore dei quattro ragazzi di Liverpool: il risultato è la solita pletora di edizioni diverse, a partire da quella singola e fondamentalmente inutile se lo possedete già (anche se le tracce sono state remixate, ma non rimasterizzate, per quello andava già benissimo il lavoro fatto nel 2009), una doppia interessante con un secondo CD di versioni alternate, e soprattutto un imperdibile cofanetto con quattro CD, un DVD, un Blu*Ray (con lo stesso contenuto del DVD) ed uno splendido libro.

Data l’importanza sia musicale che culturale del disco, questo sarà il primo post “condiviso” della storia del blog: io introdurrò brevemente il disco originale e la sua storia, mentre Bruno vi parlerà nel dettaglio del contenuto del cofanetto quadruplo. L’idea dell’album del 1967 venne a McCartney (che peraltro vuole la leggenda fosse già “morto” il 9 novembre del 1966, sostituito da Billy Shears!!), che voleva una sorta di concept basato sui ricordi adolescenziali di Liverpool dei quattro, ma ben presto il soggetto si tramutò in quello di una serie di canzoni suonate da una band fittizia dell’epoca vittoriana, appunto la Band Dei Cuori Solitari Del Sergente Pepper, legate solo apparentemente da un filo conduttore: il disco è considerato l’apice creativo dei Fab Four, in quanto contiene una serie di gioiellini pop che rasentano la perfezione, con un accenno appena sfiorato di psichedelia (ma proprio all’acqua di rose), e con la figura di George Martin sempre più fondamentale nell’economia del gruppo, da grande arrangiatore quale era, ma anche abile “traduttore” in pratica delle folli idee dei quattro, una caratteristica che era già risaltata l’anno prima nell’altrettanto geniale (e splendido) Revolver. Il disco fu anche il primo dei Beatles senza un singolo portante: nelle stesse sessions, quasi su imposizione della casa discografica, furono incise anche diverse takes sia di Strawberry Field Forever (forse il miglior brano di Lennon all’interno del gruppo) che di Penny Lane, sessions incluse tra l’altro nel cofanetto: i quattro giudicarono però i due brani un po’ fuori contesto rispetto al resto dell’album e quindi li pubblicarono a parte, con il risultato di avere forse il miglior singolo della loro carriera.

Tutto in Sgt. Pepper è perfetto, dall’iconica ed imitatissima copertina ad opera di Peter Blake (e nella quale verranno trovati oscuri messaggi riguardanti la citata e presunta morte di Paul), alle variopinte giacche utilizzate dai Fab Four, ma soprattutto le tredici tracce del disco, capolavori assoluti di pop e con i tipici nonsense lirici dei quattro. Tutto è imperdibile, dall’introduzione finto-live della title track, poi ripresa nel finale, all’irresistibile singalong affidato a Ringo With A Little Help From My Friends, alla psichedelia leggera di Lucy In The Sky With Diamonds, ai bozzetti molto British e tipicamente McCartney di Fixing A Hole, Getting Better, She’s Leaving Home e Lovely Rita (ai quali partecipa anche Lennon con la bucolica e festosa Godd Morning, Good Morning), mentre ho sempre considerato lo spazio affidato a Harrison, Within You Without You, influenzata pesantemente dalla musica indiana ed a mio parere un po’ soporifera e fuori contesto, come il punto debole del disco. I brani che non ho ancora citato sono quelli che da sempre preferisco (ma non è che gli altri non mi piacciono, diciamo che questi sono da dieci e lode), cioè la squisita When I’m Sixty-Four, dal delizioso sapore vaudeville, la divertente ma geniale Being For The Benefit Of Mr. Kite!, ispirata a Lennon da un vero numero da circo di più di un secolo prima, e soprattutto la monumentale A Day In The Life, una eccezionale sinfonia pop di cinque minuti, risultato della fusione di due diverse canzoni di John e Paul, con un grande contributo di Martin ed un finale orchestrale in crescendo che ancora oggi fa venire i brividi. Dopo Sgt. Pepper i Beatles faranno altri grandi dischi (basti pensare all’Album Bianco e ad Abbey Road), ma qualcosa nel rapporto fra i quattro comincerà ad incrinarsi, complice anche la morte improvvisa del loro manager Brian Epstein che li priverà di una guida fino a quel momento indispensabile: ma questa è un’altra storia.

Ed ora, come già detto, la parola passa a Bruno.

Marco Verdi

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Il 1° Giugno del 1967 era un giovedì, come pure quest’anno, ed Inghilterra usciva Sgt. Pepper’s  nei negozi. Due o tre giorni dopo, un ragazzino che ancora oggi vedo tutte le mattine davanti allo specchio (celebrato già all’epoca, a futura memoria, nel titolo di una canzone, When I’m Sixty Four, contenuta nell’album), la domenica mattina (poiché gli altri giorni si andava a scuola si ascoltava nei giorni festivi) si sintonizza su Radio Uno della RAI, credo allora ci fosse solo quella, dove viene tramesso in anteprima, tutto completo, il suddetto Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ebbene sì, in una trasmissione condotta, mi pare da Adriano Mazzoletti, ma erano altri tempi, in cui le radio trasmettevano gli album interi: poi lunedì mi recai, perché ovviamente ero io, in un negozio per acquistarlo, mentre il mondo dei Beatles, che già frequentavo (ma anche quello degli Stones, di Dylan, di Hendrix e di  mille altri, ero un ascoltatore precoce), si allargò a dismisura per assumere contorni quasi “epocali”. Cinquanta anni dopo, anzi qualche giorno meno, visto che la nuova edizione è uscita il 26 maggio, finalmente un album del gruppo riceve il trattamento Deluxe, che ora andiamo ad esaminare nel dettaglio.

Intanto la confezione del box sestuplo è molto bella; formato tunnel (in termine tecnico discografico), vuol dire che si sfila la copertina del cofanetto, all’interno troviamo quello che a prima vista appare il vecchio LP, ma in effetti è il contenitore che riporta, allocati in apposite tasche, i quattro CD, il DVD e il Blu-ray. Poi il manifesto del disco, quello del Pablo Fanque’s Circus Royal con l’ultima serata dedicata a Mr. Kite, il cartoncino ritagliabile del Sergente Pepper e un bel librettone ricco anche di immagini rare ed inedite. Il tutto esce su etichetta Apple/Universal ma i dischi (rimixati non rimasterizzati) riportano rigorosamente l’etichetta Parlophone/EMI e nella confezione sul retro del “disco” sono riportati, come in origine, i testi (che ai tempi, nel nostro stentato inglese, ci permisero di sapere che i turnstiles, erano i “tornichetti” della metropolitana e che l’handkerchief era il “fazzoletto”). Detto che il disco, descritto sopra, ha un suono splendido: il dancing bass di Paul, la batteria di Ringo, le chitarre di George, John (e Paul), la produzione magnifica di George Martin e tutto il resto, oltre alle voci, sembrano balzare fuori dagli speakers, veniamo ai contenuti extra. Prima i due CD delle “Sgt. Pepper, Session”.

Disc 2

Strawberry Fields Forever – Take 1

Strawberry Fields Forever – Take 4

Strawberry Fields Forever – Take 7

Strawberry Fields Forever – Take 26

Strawberry Fields Forever – Stereo/Giles Martin Mix

When I’m Sixty-Four

Penny Lane – Take 6

Penny Lane – Vocal Overdubs and Speech

Penny Lane – Stereo / Giles Martin Mix 2017

A Day In The Life – Take 1

A Day In The Life – Take 2

A Day In The Life – Orchestra Overdub

A Day In The Life – Hummed Last Chord

A Day In The Life – The Last Chord

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 1

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – Take 9

Good Morning Good Morning – Take 1

Good Morning Good Morning – Take 8

Si parte con ben quattro diverse takes di Strawberry Fields Forever che tracciano la storia di una delle canzoni più belle di sempre dei Beatles, e che inserita nell’album (con Penny Lane) lo avrebbe reso ancora più epocale di quanto è stato nella storia della musica moderna. La prima take arriva alla fine di novembre 1966 (pochi giorni dopo la morte di Paul, scusate se insisto), solo i quattro Beatles, basso, batteria, la voce solista di John e la sua chitarra ritmica, la chitarra slide di George e quelle armonie celestiali. La Take 4 introduce il sound del mellotron, la voce filtrata e sognante di Lennon, il grande lavoro di Ringo alla batteria e di Paul al basso, mentre la take 7 si avvicina molto a quella che sarà la versione pubblicata della canzone, con la take 26 che invece ci regala una versione completamente diversa, nettamente più veloce, con una intro assai diversa, la batteria impazzita e gli effetti sonori che si impadroniscono del tessuto sonoro della seconda parte del brano, tra fiati, chitarre e tastiere “trattate”. Tutta roba già sentita sugli innumerevoli bootlegs dedicati negli anni ai Beatles, ma mai così bene. Infine per concludere la sequenza il nuovo mix stereo di Giles Martin del 2015, una vera meraviglia sonora della prima psichedelia. A seguire la Take 2 di When I’m Sixty Four (il pezzo dedicato al sottoscritto), abbastanza diversa dall’originale, senza fiati e con un basso super funky di Paul, e con il piano che è l’altro protagonista principale del pezzo, mentre non ci sono ancora i coretti degli altri Beatles.

Poi tocca a Penny Lane, take 6 strumentale, affascinante, dove mi sembra di cogliere brillanti accenni musicali che poi verranno sviluppati in Magical Mystery Tour e più in là ancora nel tempo in Abbey Road, e che danno un’idea di come dovesse essere in quella fucina di idee che erano gli studi di Abbey Road ai tempi dei Beatles. Più per “anally retentive”, come dicono gli inglesi, la parte dedicata solo a sovraincisioni vocali e discorsi in studio, ma poi la versione Stereo Mix del 2017 è veramente superba. A questo punto parte la sequenza dedicata alla più bella canzone mai scritta dai Beatles, A Day In The Life, uno dei loro splendidi esempi di una canzone formata da più canzoni, uno strato dopo l’altro, con Lennon e McCartney che si completano a vicenda (al sottoscritto un altro brano che piace da impazzire, costruito con questo approccio, è Happinees Is A Warm Gun). Si capisce subito che il brano è un capolavoro sin dalla take 1, solo la voce con eco di John, il piano e una chitarra acustica, ma c’è già lo spazio per inserire la parte scritta da Paul, e pure la take 2 è splendida, acustica ed intima, ma con le stimmate del brano complesso che diverrà, per esempio la melodia complessa e ritmica del piano, il suono delle sveglie che i loro vicino di studio a Abbey Road sublimeranno qualche anno dopo in Dark Side Of The Moon. Gli overdub dell’orchestra, l’accordo finale vocale canticchiato, che sentito da solo sembra un mantra tibetano, e i presenti che si divertono a chiamare takes a capocchia e anche l’ultimo accordo provato svariate volte al piano, fanno parte del fascino di questo ”dietro le quinte”. La prima versione strumentale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band la canzone, sembra quasi un pezzo a tutto riff dei Kinks, perché i gruppi dell’epoca ascoltavano quello che facevano i loro colleghi, mentre la take 9, cantata, è un gran bel pezzo rock, e si capisce perché Jimi Hendrix, quando la sentì, come tutti gli altri, al 1° giugno, decise di rifarla dal vivo, a modo suo, cioè splendido, solo tre giorni dopo al Saville Theatre, di fronte a degli sbalorditi George Harrison e Paul McCartney. Beatles rockers anche nelle due takes presenti di Good Morning Good Morning, la prima solo un frammento per inquadrare il groove della batteria, la seconda “cruda”, senza tutti gli effetti sonori e gli assolo che saranno aggiunti alla versione definitiva.

Disc 3:

Fixing A Hole – Take 1

Fixing A Hole – Speech And Take 3

Being For The Benefit Of Mr. Kite!

Being For The Benefit Of Mr. Kite! – Take 7

Lovely Rita – Speech and Take 9

Lucy In The Sky With Diamonds – Take 1 And Speech

Lucy In The Sky With Diamonds – Speech

Getting Better – Take 1

Getting Better – Take 12

Within You Without You – Take 1

Within You Without You – George Coaching The Musicians

She’s Leaving Home – Take 1

She’s Leaving Home – Take 6

With A Little Help From My Friends – Take 1

Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band (Reprise) Speech and Take 8

Il disco tre, solo nel cofanetto, contiene altre versioni alternative e prove di studio. Si parte con la Take 1 di Fixing A Hole, che, a differenza del resto dell’album, fu registrata ai Regent Sound Studios di Londra il 9 Febbraio del 1967, perché in quella occasione gli studi di Abbey Road non erano disponibili: un pezzo di Paul McCartney, con la voce double-tracked, e la presenza di George Martin al clavicembalo, il classico walking bass di Paul, mentre in questa versione mancano i coretti degli altri Beatles, assenti anche nella Take 3, preceduta da un breve dialogo, come manca anche il tagliente solo di chitarra di Harrison, presente nella versione pubblicata. Martin passa a harmonium, glockenspiel e organo per Being For The Benefit Of Mr.Kite, il brano circense a tempo di valzer scritto da John Lennon, anche in questo caso, nella Take 1, mancano tutti gli elementi aggiuntivi, i florilegi di armoniche a bocca e la chitarra backwards di George, di nuovo assenti anche nella versione n.7. Diciamo che fino ad ora il disco 3 è quello meno interessante come materiale contenuto. Più compiuta, forse perché è già la take 9, la versione di Lovely Rita, con le chitarre acustiche e il piano in evidenza, ma non il basso di Paul, anche qui mancano tutti gli elementi “decorativi” tipici, fondamentali nelle canzoni dei quattro di Liverpool. Lucy In The Sky With Diamonds, ispirata da un disegno di Julian, il figlio di John, nella take 1, non è ancora quel piccolo gioiellino della psichedelia che sarebbe diventata, ma gli elementi sognanti e i cambi di tempo sono già presenti, mentre la Take 5, con tanto di falsa partenza e John sull’orlo di una crisi di ridarella, come spesso succedeva ai tempi felici, poi nella versione definitiva diventerà uno dei migliori contributi di John Lennon all’album.

Getting Better, fin dal titolo, è uno dei classici pezzi ottimistici di McCartney, che suona il piano elettrico, e si esibisce in uno dei suoi classici esempi di fusione tra rock e errebì “bianco”, la prima take è strumentale, mentre la numero 12 è molto simile all’originale, sempre strumentale, ma con il tampura, l’altro strumento suonato da Harrison in evidenza, e la sezione ritmica di Paul e Ringo molto indaffarata. A proposito di strumenti indiani, l’unico contributo di George Harrison all’album è Within You Without You, posta nel long playing originale all’inizio della seconda facciata, per non spezzare la soluzione quasi da concept album del resto del disco. Anche in questo caso troviamo la Take 1 solo strumentale, con George al sitar, accompagnato da musicisti indiani non accreditati, mentre a seguire troviamo Harrison che insegna ai musicisti stessi le loro parti su una traccia vocale; diciamo non indispensabile, per essere magnanini, o una mezza palla, per essere onesti. Anche She’s Leaving Home appare in due diverse versioni strumentali, ed è un peccato, perché la parte cantata con la storia di Melanie Coe, era uno degli highlight dell’album, comunque la melodia è deliziosa, Sheila Bromberg all’arpa, è la prima donna a venire impiegata in un brano dei Beatles, e l’arrangiamento degli archi è raffinatissimo. With A Liitle Help From My Friends è il contributo di Ringo Starr al LP, ma anche in questo caso non si nota, perché si tratta dell’ennesima versione strumentale, e comunque la canzone diventerà uno degli inni della musica rock nella versione fantastica che ne farà Joe Cocker l’anno successivo, tutta un’altra canzone. Il CD finisce con la take 8 di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club (Reprise), la ripresa in chiave più rock del brano di apertura con McCartney alla chitarra solista.

Il disco 4 del cofanetto contiene l’album completo in versione Mono, come dovrebbe essere ascoltato secondo i puristi (ma io lo preferisco in stereo) e come bonus alcuni differenti mono mix di Strawberry Fields Forever, Penny Lane, A Day In The Life, il primo mixaggio mono, inedito, come pure quello di Lucy In The Sky With Diamonds e She’s Leaving Home, mentre in coda di tutto troviamo la versione mono pubblicata su un Promo americano di Penny Lane. Tutte leggermente differenti dagli originali. Come ricorda il titolo del Post, in questi giorni è uscito, prima al cinema, e poi in doppio DVD, un documentario di Alan G. Parker, intitolato It Was Fifty Years Ago Today, che traccia in modo approfondito, e anche interessante, la storia dell’album, ma, perché c’è un ma, e pure grosso, non c’è neppure un secondo di musica dei Beatles nel film (e neppure nella quattro ore e mezza di extra nella versione DVD, che peraltro comprende interviste con Lennon, materiale dagli archivi di Ringo e altre chicche assortite), a causa del veto della casa discografica che non ha concesso i diritti per la musica. A questo punto viene molto utile il DVD ( e il Blu-Ray, ma perché ormai vanno sempre in coppia in queste versioni Super Deluxe, visto che il materiale è lo stesso?): si tratta di un documentario realizzato nel 1992 per la Apple, The Making Of Sgt. Pepper, circa 50 minuti molto interessanti con interviste a George Martin che è “l’host” del film, ma anche con Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e materiale d’archivio di John Lennon. Più i video promozionali, girati nel 1967, di A Day In The Life, Strawberry Fields Forever e Penny Lane, e, dedicate agli audiofili, versioni Hi-Res 5.1 Remix e Hi-Res Stereo Remix dell’album. Ci sarà pure un motivo se Sgt. Pepper è ancora al n.°1 nella lista dei 500 album più grandi della storia della rivista Rolling Stone, e Pet Sounds dei Beach Boys, il disco che lo ha “ispirato”, è al n° 2. Ok, se prendete la lista del NME del 2013, è al n° 87 (?!?), ma quella è una lista per “super giovani”, dove vince The Queen Is The Dead degli Smiths, al 4° ci sono gli Strokes, ma per favore, e nella classifica altre “schiccherie” orride ed incomprensibili, della serie lasciateci perdere siamo inglesi! Comunque visto che anche i Beatles sono inglesi, se non al primo posto, nei primi dieci dischi di sempre questo album ci sta di sicuro. Sono sicuro che Bob Dylan, in alto a destra, e Sonny Liston, in basso a sinistra, ma anche tutti gli altri sulla copertina, avrebbero approvato. Forse Revolver, Rubber Soul, il White Album Abbey Road, scegliete il vostro preferito, sono superiori come album, ma Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band ha segnato un’era e questo cofanetto ne è il degno testimone!

Bruno Conti

14 Passi Nel Rock’n’Roll Stradaiolo di New York Con Garland Jeffreys – 14 Steps To Harlem

garland jeffreys 14 steps to harlem

Garland Jeffreys – 14 Steps To Harlem – Luna Park Records

Garland Jeffreys, a parere di chi scrive, è uno di quei musicisti di cui non si può fare a meno, infatti è un cliente abituale di questo blog, ne abbiamo parlato per il concerto a Pavia nel 2013, ma anche in altre occasioni, nelle uscite di The King Of In Between (11)  http://discoclub.myblog.it/2013/07/17/piccoli-ri-passi-della-storia-del-rock-garland-jeffreys-in-c/, Truth Serum (13) http://discoclub.myblog.it/2013/10/05/70-anni-e-non-sentirli-un-grande-garland-jeffreys-truth-seru/ , e la ristampa del live Paradise Theater, Boston October ’79, fatte con la consueta solerzia dall’amico Bruno http://discoclub.myblog.it/2016/03/10/quasi-piu-bello-del-vecchio-live-ufficiale-garland-jeffreys-paradise-theater-boston-october-79/ .In una lunga carriera tutt’altro che lineare (tra cambi di etichetta e lunghe pause ), questo signore, tra un decennio e l’altro, ha consegnato ad ogni tappa almeno un grande disco: Ghost Writer (77), Escape Artist (81), Don’t Call Me Buckwheat (91), e Truth Serum (13) senza dimenticare Live Hot Point (08) con Elliott Murphy e Chris Spedding, piccoli e grandi capolavori nati dalle sue radici che affondano nelle “backstreets” di Brooklyn.

Questo nuovo lavoro 14 Steps To Harlem. prodotto da Garland con il nostro “amico” James Maddock (se ne parlato anche recentemente per il Live At Daryl’s House http://discoclub.myblog.it/2017/03/25/un-rocker-inglese-di-casa-a-new-york-james-maddock-live-at-daryls-house/ ), vede l’apporto di musicisti di riguardo, tra i quali Tom Curiano alla batteria, Brian Stanley al basso, Charly Roth e Mark Bosch alle chitarre, Brian Mitchell e Ben Stivers alle tastiere, con la partecipazione al violino di Laurie Anderson, il fido “compagno di merende” Alan Freedman alla chitarra elettrica, e la figlia Savannah in un duetto e al pianoforte, per dodici brani che danno vita ad un nuovo breve viaggio sui sentieri del migliore rock’n’roll. Vediamo allora cosa ci riserva questo nuovo 14 Steps To Harlem: che parte con il ritmo incalzante di una grintosa When You Call My Name, per poi passare subito allo “shuffle” di Schoolyard Blues, seguito dalla title track 14 Steps To Harlem, una magnifica ballata “soul” che vede la partecipazione ai cori di James Maddock e Cindy Mizelle (cantante e corista di Springsteen), e al pop raffinato di una amorevole Venus (dedicata alla moglie). In ogni disco di Garland che si rispetti non può mancare il “reggae”, e quindi eccoci accontentati con il ritmo di una ballabilissima Reggae On Broadway, poi bilanciata con la splendida ballata Times Goes Away, cantata in duetto con la figlia Savannah, anche al pianoforte e James Maddock alla lap-steel guitar, per poi passare ancora ai ritmi “latini”, tra fisarmonica e mandolino, di una danzereccia Spanish Harlem, e alle delicate e soffuse note di una più che sofferente I’m A Dreamer.

I 14 passi proseguono con due cover, prima Waiting For The Man, un sentito omaggio ai Velvet Underground dell’amico Lou Reed, interpretata da Garland in maniera simile a livello vocale, e una intrigante versione “slow” di Help dei Beatles, dove giganteggia la fisarmonica di Brian Mitchell, e per chiudere il rap moderno di una Colored Boy Said, ma soprattutto la “perla” dell’album, la pianistica e struggente ballata Luna Park Love Theme, impreziosita dal violino magico della moglie di Lou Reed, Laurie Anderson, un brano che avrebbe fatto la sua “sporca” figura anche su Don’t Call Me Buckwheat o sul mitico Ghost Writer (per il sottoscritto i suoi dischi migliori).

Questo arzillo 74enne ( che ho visto personalmente, qualche anno fa, come ricordato saltellare sul palco in Piazza Della Vittoria a Pavia), ancora oggi rimane un artista raffinato, eclettico e istrionico, dalla voce calda e amichevole, stimato dai colleghi (nomi come Bruce Springsteen, Dr.John, David  Bromberg, Joe Ely, John Cale, Willie Nile, Alejandro Escovedo, James Taylor, Phoebe Snow,  e molti altri ancora), ma poco apprezzato (purtroppo) dal pubblico di massa, anche se il suo status di artista di culto gli ha permesso, nonostante tutto, nell’arco di una carriera quarantennale, di disseminare dozzine di splendide canzoni (anche piccoli capolavori), senza mai lasciarsi travolgere dai tempi e dal “cliché” del rock’n’roll business, e per un tipo che fin dagli anni ’70 faceva scorrere nei solchi dei suoi dischi un misto di generi come rock, pop, reggae, ska, black music, soul e anche dance, testimonia, nel bene e nel male che l’artista Garland Jeffreys è ancora vivo, e rimane un musicista essenziale per New York City, e per tutti gli amanti della buona musica.!

Tino Montanari

Paul McCartney – Flowers In The Dirt Super Deluxe. Parte 1: Riassunto Delle Puntate Precedenti.

paul mccartney flowers in the dirt super deluxe

E’ da poco uscito l’ultimo volume degli archivi di Paul McCartney, l’attesa reissue del suo ottimo album del 1989 Flowers In The Dirt (rimandata di diversi mesi a causa del nuovo contratto firmato da Paul con la Capitol): siccome in passato il blog non si era mai occupato delle uscite di questa serie, ne approfitto per fare un piccolo punto della situazione riepilogando, spero brevemente, i volumi precedenti. La serie, iniziata nel 2010 come Paul McCartney Archive Collection, si pone come obiettivo la pubblicazione (in ordine non cronologico) di tutta la discografia dell’ex Beatle in versioni rimasterizzate singole, doppie e sotto forma di cofanetti che sono tra i migliori in circolazione in fatto di qualità e contenuti fotografici e testuali, ma con qualche riserva dal punto di vista musicale (ed è di queste edizioni Super Deluxe che vado a parlare). Infatti, se dal punto di vista dei manufatti non si può dire nulla (ogni cofanetto è corredato da diversi libri ricchissimi di testi, interviste, curiosità, foto inedite e note d’archivio), da quello dei contenuti musicali c’è sempre stata qualche perplessità, più o meno leggera a seconda del disco in questione, come se Macca abbia soltanto socchiuso la porta dei suoi archivi, tenendosi diverse altre cose per eventuali utilizzi futuri (anche se mi sento di promuovere l’operazione, seppur con alti e bassi, a differenza di quella dei Led Zeppelin che nelle edizioni di lusso offriva libri splendidi ma neppure una nota musicale in più rispetto alle versioni doppie, già di loro abbastanza avare di chicche). Ma ecco una disamina veloce delle uscite precedenti, per la quale ho seguito l’ordine cronologico dei dischi originali e non quello delle ristampe.

mc cartney mccartney 1970

McCartney (1970) – 2CD/DVD – il primo album di Paul è una serie di canzoni brevi, bozzetti cantati e strumentali ed idee inespresse che all’epoca suscitò diverse critiche per la sua eccessiva semplicità, ma che contiene alcune ottime cose come Every Night, Junk e Man We Was Lonely ed un classico assoluto nella strepitosa Maybe I’m Amazed, ancora oggi una delle prestazioni vocali migliori del nostro. Il secondo CD offre alcune outtakes, la più interessante delle quali è l’inedita Suicide (offerta all’epoca da Paul a Frank Sinatra ma rifiutata, pare con sdegno, da The Voice), una Maybe I’m Amazed dal vivo nel 1974 ed altri tre brani del disco in versione live coi Wings nel 1979. Il DVD contiene un documentario, due pezzi dal vivo sempre nel 1979 (per il famoso Concert For Kampuchea) ed altri due tratti dall’Unplugged del 1991.

paul mccartney ram deluxe

Ram (1971) – 4CD/DVD – edizione sontuosa, una delle migliori della serie, per un album all’epoca criticatissimo ma col tempo rivalutato come un gioiellino pop, tra canzoni leggerine ma divertenti (Uncle Albert/Admiral Halsey), delizie acustiche (Heart Of The Country), travolgenti rock’n’roll (Smile Away e Monkbery Moon Delight) ed un autentico capolavoro minore come The Back Seat Of My Car. Il secondo CD propone outtakes interessanti ma non indispensabili, oltre al singolo dell’epoca Another Day, il terzo la versione mono dell’album, mentre nel quarto troviamo la rarissima rilettura orchestrale pubblicata da Paul nel 1977 con lo pseudonimo di Percy “Thrills” Thrillington (non disprezzabile). Nel DVD qualche filmato d’epoca ed un paio di videoclips.

paul mccartney band on the run

Band On The Run (1973) – 3CD/DVD – il miglior album di sempre di Paul è anche stata la prima uscita di questa serie di ristampe. Registrato nonostante varie peripezie e con una formazione dei Wings ridotta a tre elementi (Paul, Denny Laine e Linda), l’album contiene una serie di classici assoluti da parte di un Paul ispirato come poche altre volte (la spettacolare title track, la lennoniana Let Me Roll It, Jet, la trascinante 1985, Mrs. Vanderbilt), per un album che anche chi non ha mai amato alla follia il nostro dovrebbe avere: il secondo CD contiene il singolo Helen Wheels (all’epoca incluso nella versione americana del disco) e diverse interessanti riprese dal vivo di brani dell’album (ma anche qualche inedito) per lo special televisivo del 1974 One Hand Clapping, mentre il terzo dischetto, meno interessante, presenta un documentario audio. Molto bello invece il DVD, che contiene quasi la performance completa di One Hand Clapping, con riletture anche di classici all’epoca recenti come My Love e Live And Let Die.

paul mccartney venus and mars

Venus And Mars (1975) – 2CD/DVD – un disco volutamente radiofonico, creato per lanciare il tour mondiale degli Wings, ma anche uno dei lavori più piacevoli di McCartney, dall’intro Venus And Mars/Rock Show, perfetto per aprire i futuri concerti, all’ottima rock song Letting Go, al divertissement anni trenta You Gave Me The Answer, fino al singolo Listen To What The Man Said, una deliziosa pop song che profuma di New Orleans (mentre gli spazi lasciati agli altri membri del gruppo sono nettamente inferiori, a conferma che nelle rock band con un leader la democrazia raramente porta risultati validi). Il secondo CD include diverse canzoni uscite all’epoca solo su singolo, tra cui le belle Junior’s Farm e Sally G, ed alcuni home demos, mentre nel DVD troviamo i soliti filmati non indispensabili.

wings at the speed of sound

At The Speed Of Sound (1976) – 2CD/DVD – album messo sul mercato per capitalizzare al massimo il grande successo della tournée in corso, si tratta di un disco piuttosto debole e con troppo spazio lasciato agli altri membri degli Wings (compresa Linda, che partecipa con una risibile Cook Of The House). Paul contribuisce con due singoli di grande successo (Silly Love Songs e Let ‘em In), che però il sottoscritto non ha mai digerito molto: meglio la roccata Beware My Love, che è anche l’unico episodio interessante dell’esageratamente corto bonus CD (21 minuti!), in quanto in una versione alternata con John Bonham alla batteria. Fino ad oggi la più deludente delle Deluxe Editions.

wings over america

Wings Over America (1976) – 3CD/DVD – splendida versione dal punto di vista dei libri inclusi nel cofanetto, ma meno interessante per la parte audio: i primi due CD ripropongono l’album originale, un live potente anche se un po’ tronfio (nel quale comunque Paul inizia a sdoganare qualche pezzo dei Beatles), mentre il terzo contiene soltanto otto canzoni tratte dal concerto al Cow Palace di San Francisco, un po’ poco. Bello invece il documentario sul DVD, Wings Over The World, di 75 minuti, però si poteva anche includere il famoso film Rock Show uscito all’epoca (pubblicato invece a parte).

McCartney II (1980) – 3CD/DVD – sciolti gli Wings, Paul torna alla dimensione casalinga come nell’esordio solista di dieci anni prima, ma stavolta sperimentando soluzioni elettroniche di vario tipo: se la danzereccia Coming Up e la bizzarra Temporary Secretary si possono anche salvare, altri episodi come Frozen Jap e Bogey Music suonano pretenziosi e datati. Il meglio Paul lo dà con le rare ballate acustiche, Waterfalls e One Of These Days. L’unica parte interessante dei due bonus CD è la versione dal vivo di Coming Up (che negli USA uscì come singolo al posto di quella in studio), mentre per il resto troviamo altri esperimenti fini a loro stessi, le full length versions dei brani dell’album (inutili), e l’irritante singolo stagionale Wonderful Christmastime. In definitiva, un disco con il quale il tempo non è stato generoso.

paul mccartney tug of war

Tug Of War (1982) – 2CD/DVD – per chi scrive, il miglior disco di Paul dopo Band On The Run, un album ispirato, potente, creativo, con un McCartney in forma smagliante e splendide canzoni come l’emozionante title track, l’irresistibile Take It Away, la toccante Here Today (dedicata a John Lennon), la bellissima Wanderlust ed il trascinante rock’n’roll Ballroom Dancing (mentre il singolo Ebony And Ivory, in duetto con Stevie Wonder, risulta piuttosto stucchevole). Il secondo CD è interessante anche se piuttosto corto (come tutti quelli della serie peraltro), con all’interno due b-sides, qualche demo ed una versione di Ebony And Ivory con il solo Paul. Nel DVD, i vari vidoclips ed alcuni filmati sparsi.

paul mccartney pipes of peace

Pipes Of Peace (1983) – 2CD/DVD – seguito del disco precedente (anch’esso prodotto da George Martin) ed inciso nelle stesse sessions, soffre però di una netta inferiorità rispetto al predecessore, come se tutto il meglio fosse stato messo su Tug Of War. Si salvano la discreta title track, la melodica The Other Me ed il raffinato pop-errebi So Bad, mentre il duetto con Michael Jackson Say Say Say è buono solo per le classifiche. Nel secondo CD, oltre a qualche non indispensabile demo ed al remix 2015 del brano con Jackson, troviamo la rara e non disprezzabile Twice In A Lifetime, tratta dalla colonna sonora di un film del 1985 con lo stesso titolo.

Marco Verdi

La Morte Questa Volta Purtroppo Fa 90: Se Ne E’ Andato Anche Chuck Berry, La “Vera” Leggenda del Rock And Roll!

chuck berry young chuck berry old

Qualche mese fa avevo pubblicato un Post dove si festeggiavano i 90 anni di Chuck Berry (lo potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2016/10/18/oggi-il-rock-and-roll-fa-90-soprattutto-chuck-berry-che-li-compie/ ), e quindi per parole, immagini, e tanti video, avevo già espresso la mia sconfinata ammirazione per quello che è stato probabilmente il più grande interprete del R&R di tutti i tempi, lo ribadisco oggi, insieme al mio rammarico per la sua purtroppo non inattesa (vista l’età) scomparsa. Lo vedete subito sotto insieme a due dei suoi “discepoli” preferiti! Quindi oggi il ricordo e il tributo sono a cura dell’amico Marco Verdi. Vi lascio alla lettura.

Bruno Conti

chuck berry john lennonchuck berry keith richards

Ormai è da un paio d’anni che i musicisti cadono come birilli al bowling, anche se in quest’ultimo caso, data l’età, novanta anni, ce lo potevamo anche aspettare; è però la caratura del personaggio che rende la perdita gravissima: è morto ieri, per cause ancora da stabilire, Charles Edward Anderson Berry, noto al mondo come Chuck Berry, vera e propria leggenda del rock’n’roll e tra gli inventori del genere. Anzi, per fare un paragone, Berry aveva per il rock’n’roll la stessa importanza di Hank Williams per la musica country e di Bob Dylan per la figura del cantautore moderno, in quanto fu il primo vero autore di canzoni rock (cosa che per esempio Elvis Presley non fu mai), con un songbook strepitoso e che lo fece diventare una figura di riferimento per tutti i musicisti rock (e non solo) di lì a venire, oltre ad essere anche un funambolico chitarrista, che inventò anche il tanto imitato duck walk (o davvero qualcuno pensava che fosse un’idea di Angus Young?). Nativo del Missouri, Chuck ebbe una giovinezza problematica, che lo portò diverse volte in riformatorio ed in prigione (anche per rapina a mano armata): appassionato di musica fin da giovanissimo, suonò in diverse band giovanili, fino a quando fu notato dal grandissimo pianista Johnnie Johnson che lo invitò a suonare nel suo gruppo. Talento naturale per il songwriting, Chuch fu in seguito raccomandato da Muddy Waters a Leonard Chess, fondatore della mitica Chess Records, per la quale Berry iniziò ad incidere nel 1955 (Maybellene fu il suo primo singolo).

A poco a poco Chuck si fece notare nell’ambiente, e molte sue canzoni divennero dei successi che lo affermarono come il più completo rock’n’roller in circolazione (e non è che in quegli anni la concorrenza non ci fosse: oltre ad Elvis, basti ricordare Carl Perkins, Roy Orbison, Buddy Holly, Gene Vincent, Eddie Cochran, Fats Domino, Bo Diddley e Jerry Lee Lewis, che ormai è rimasto l’unico ancora tra noi): diversi suoi brani entrati di diritto nel songbook americano provengono dal triennio 1955-1958 (Johnny B. Goode, Roll Over Beethoven, Too Much Monkey Busuness, Brown Eyed Handsome Man, Rock And Roll Music, Sweet Little Sixteen solo per citare le più note). Se Chuck non diventò la superstar numero uno del genere fu prima di tutto a causa del colore della sua pelle, dato che negli anni cinquanta i neri in America erano ancora considerati cittadini di serie B, ma anche per la sua attitudine non proprio da angioletto, che gli fece avere altri guai giudiziari (culminati con l’aver avuto rapporti con una minorenne, tra l’altro fatta entrare illegalmente in America proprio da lui, un “amico” di Trump) e che compromise di fatto la sua carriera negli anni a venire. Chuck continuò ad incidere negli anni sessanta e settanta (decade nella quale tornò alla Chess), pubblicando diverse canzoni diventate poi famose come Let It Rock, Nadine, You Never Can Tell, Promised Land, My Ding-A-Ling, ma senza più assaporare il successo, smettendo di fatto di incidere nel 1979 con l’album Rock It (ma è di qualche mese fa la notizia che quest’anno avremo il primo lavoro in studio di Berry in 40 anni, intitolato semplicemente Chuck, album che ora assume ancora più importanza proprio a causa della sua scomparsa).

Come accennavo prima, Berry è stata una figura fondamentale per generazioni di musicisti venuti dopo di lui, in tutti i generi dal folk, al rock, al country fino al metal (e la pioggia di tweet pubblicati da varie celebrità nelle ultime 24 ore lo dimostra): per i Beatles (che incisero Roll Over Beethoven e Rock And Roll Music) era un idolo assoluto (specie per Lennon, che si esibì anche con lui nel famoso concerto di Toronto del 1969), per i Rolling Stones forse anche qualcosa in più di un idolo, direi una sorta di “padre musicale”, i Beach Boys rubarono il riff di Sweet Little Sixteen per la loro Surfin’ U.S.A., perfino un gruppo lontano dalle tematiche del nostro come la Electric Light Orchestra rivoltò come un calzino la sua Roll Over Beethoven e la fece diventare una hit planetaria (e l’unico singolo del gruppo a non portare la firma di Jeff Lynne). La figura di Berry era nell’immaginario collettivo a tal punto che anche nei film veniva citato spesso: i due casi più famosi che mi vengono in mente sono Michael J. Fox che suona una scatenata Johnny B. Goode di fronte ad un pubblico esterrefatto in Ritorno Al Futuro (e con Marvin Berry, cugino realmente esistito del nostro, che dal backstage fa sentire al telefono a Chuck la canzone fornendogli così l’ispirazione), ed il famoso ballo di John Travolta ed Uma Thurman sulle note di You Never Can Tell in Pulp Fiction.

Per chi ancora non conoscesse l’immenso body of work di Chuck, oltre almeno al primo album After School Session, consiglio le tre imperdibili raccolte dedicate al periodo Chess, uscite nel 2008 (gli anni cinquanta), 2009 (i sessanta) e 2010 (i settanta), a meno che non vogliate spendere una fortuna ed accaparrarvi il megabox uscito nel 2014 per la Bear Family Rock And Roll Music: The Complete Studio Recordings. Vorrei ricordare Chuck con un brano tratto dal bellissimo film-concerto del 1987 Hail! Hail! Rock’n’Roll, nel quale Chuck si autocelebrava sul palco del Fox Theatre della natia St. Louis accompagnato da gente del calibro di Keith Richards, Eric Clapton, Robert Cray, Etta James, nonché il suo scopritore Johnnie Johnson. Lo vedete appena sopra.

Rest In Peace, Mr. Johnny B. Goode.

Marco Verdi

Oggi Il Rock And Roll Fa 90! Ma Soprattutto Chuck Berry Che Li Compie.

Chuck Berry performs at BB Kings

Chuck_Berry_1971 chuck berry duck walk

Charles Edward Anderson Berry detto Chuck Berry, nasceva il 18 ottobre del 1926 in quel di St. Louis, Missouri da una famiglia del ceto medio afroamericano e sarebbe stato quello che più di tutti, più di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Carl Perkins Johnny Cash, ovvero il million dollar quartet, più di Fats Domino, Sister Rosetta Tharpe Bill Haley, che ne furono i precursori, fu colui che segnò il passaggio dal Rhythm And Blues al Rock And Roll. Stringendo molto e tralasciando gente come Little Richard, Bo Diddley Gene Vincent. O il R&R forse nacque con Rocket 88 di Jackie Brenston nel 1951…

Chuck Berry lo codificò con Maybellene nel 1955.

Secondo Keith Richards, o così ci racconta nel film Hail! Hail! Rock’n’Roll, lo fece prendendo le due note soliste di un piano nel jump blues, trasferendole alla chitarra elettrica, che divenne lo strumento principe della nuova musica (e già che c’era inventò anche il duck walk).

Ma prima ci furono tutta una serie di brani incredibili, per quello che è stato probabilmente anche il più grande autore di canzoni della storia del R&R (e non solo)!

Vediamone alcune delle più famose in sequenza: con Tina Turner.

Con un baffuto Bruce Springsteen.

Con John Lennon.

Nel film Pulp Fiction.

E con il suo ultimo grande successo, una canzone sul…come dire…non mi viene, su un organo, ma che non è uno strumento musicale: insomma ci siamo capiti!

E dal vivo a Londra nel 1972.

Se avete dei risparmi da parte, qui nel box da 18 CD della Bear Family c’è tutto!

chuck berry rock and roll music

Auguri Chuck!

Bruno Conti

50 Anni E 3 Giorni Fa Usciva Uno Dei Più Grandi Dischi Della Storia Del Rock: Revolver Dei Beatles! 5 Canzoni Per Ricordarlo.

beatles revolver

Il 5 Agosto del 1966 (ma l’8 agosto, quindi oggi, negli Stati Uniti) su etichetta Parlophone usciva Revolver dei Beatles, uno dei dischi più belli della storia del rock, per la precisione al 3° posto nella classifica all-time della rivista Rolling Stone tra i più grandi album di tutti i tempi ( i primi due sono Sgt, Pepper’s Lonelly Hearts Club Band, sempre dei Beatles Pet Sounds dei Beach Boys). Queste classifiche forse (ma forse) lasciano un po’ il tempo che trovano e sono indubbiamente soggettive, ma nessuno può sottostimare l’importanza di questo album, a partire dalla splendida copertina disegnata da Klaus Voorman. Vediamo e ascoltiamo cinque delle canzoni fondamentali del disco, scelte insindacabilmente da chi scrive anche con quello che passa il convento, perché molte versioni originali delle canzoni come sapete sono sparite dalla rete:

Here, There And Everywhere, la canzone preferita in assoluto da Paul McCartney tra quelle scritte per i Beatles (e una delle cinque che preferisco anch’io, le altre, se volete saperlo, se no lo scrivo lo stesso, sono A Day In The Life, Hey Jude, Happiness Is A Warm Gun Strawberry Fields Forever, oltre al cosiddetto Long Medley della seconda facciata di Abbey Road e a In My Life, oggi, domani chissà)!

Tomorrow Never Knows, un colpo di genio della coppia Lennon-McCartney.

Eleanor Rigby, un altro bellissimo pezzo di McCartney, l’unico dove non suona nessuno dei Beatles.

I’m Only Sleeping, uno dei contributi di John Lennon

For No One, altra splendida canzone tratta da Revolver.

 Come dite? Mancano And Your Bird Can Sing, Taxman e She Said She Said. Vero, ma i video sono spariti, quindi chi si accontenta gode! Il disco rimane splendido tutto.

Bruno Conti

Inevitabilmente, Per Natale, The Beatles “1”+

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The Beatles – “1” – CD, DVD, Blu-ray; CD/DVD Set, CD/Blu-ray Set; 2DVD/1CD Set, 2BD/1CD Set – Apple/Capitol/Universal 06-11-2015

A Natale era quasi inevitabile (potremmo togliere il quasi) che uscisse un “nuovo” prodotto dedicato ai Beatles e il candidato per la pubblicazione è stato l’antologia “1” fino ad ora disponibile solo in versione CD. Quindi è sembrato giusto immetterne sul mercato altre 6, dicasi sei, edizioni. Il contenuto è quello classico che conosciamo, ma arricchito dai video delle canzoni, peraltro apparsi nella The Beatles Anthology, che però era un cofanetto di 5 DVD che raccontava tutta la storia dei Beatles, filmati promozionali inclusi. Comunque, questi i brani:

Bonus DVD 1 Twist & Shout 2 Baby It’s You 3 Words Of Love 4 Please Please Me 5 I Feel Fine 6 Day Tripper 7 Day Tripper 8 We Can Work It Out 9 Paperback Writer 10 Rain 11 Rain 12 Strawberry Fields Forever 13 Within You Without You/Tomorrow Never Knows 14 A Day In The Life 15 Hello, Goodbye 16 Hello, Goodbye 17 Hey Bulldog 18 Hey Jude 19 Revolution 20 Get Back 21 Don’t Let Me Down 22 Free As A Bird 23 Real Love

CD & DVD 1 Love Me Do 2 From Me To You 3 She Loves You 4 I Want To Hold Your Hand 5 Can’t Buy Me Love 6 A Hard Day’s Night 7 I Feel Fine 8 We Can Work It Out 9 Ticket To Ride 10 Help! 11 Yesterday 12 Day Tripper 13 We Can Work It Out 14 Paperback Writer 15 Yellow Submarine 16 Eleanor Rigby 17 Penny Lane 18 All You Need Is Love 19 Hello, Goodbye 20 Lady Madonna 21 Hey Jude 22 Get Back 23 The Ballad of John and Yoko 24 Something 25 Come Together 26 Let It Be 27 The Long and Winding Road

Sopra ho inserito un po’ di immagini relative alle varie edizioni, copertine e formati di alcune delle uscite. Non ho ancora visto tutti i prezzi, ma soprattutto le confezioni multiple, per usare un eufemismo, non sono particolarmente economiche, ma giustamente escono nel periodo che ci porta verso le feste natalizie e comunque i fans saranno disponibili all’immancabile esborso.

Questo il promo, per DVD e Blu-Ray.

https://www.youtube.com/watch?v=q-dJAC2tybE

E questo è il secondo, per il lavoro di restauro che è stato fatto.

https://www.youtube.com/watch?v=8UQK-UcRezE

Un pezzo di Strawberry Fields Forever restaurato.

https://www.youtube.com/watch?v=MIAA4YsL3rc

Penny Lane.

Quindi ricapitolando. Versione singolo CD, con i 27 brani della antologia originale. Versione doppia (con Blu-ray o DVD aggiunto), aggiunti i video delle 27 canzoni. Versioni Deluxe triple contengono ulteriori 23 brani video (dove leggete bonus DVD per la lista sopra, ma vale anche per l’extra Blu-Ray). E infine, qui sotto, cosa è stato fatto, brano per brano , nei vari video restaurati:

  • 1. LOVE ME DO Newly edited clip, featuring material from BBC TV’s The Mersey Sound, with performance footage filmed on 27 August 1963 at the Little Theatre, Southport.
  • 2. FROM ME TO YOU A live performance at the 1963 Royal Variety Show, filmed at The Prince Of Wales Theatre, London, on 4 November 1963.
  • 3. SHE LOVES YOU A live performance from the Swedish Television show Drop In, recorded on 30 October 1963 during a short Scandinavian tour.
  • 4. I WANT TO HOLD YOUR HAND From the Granada TV programme Late Scene Extra filmed on 25 November 1963.
  • 5. CAN’T BUY ME LOVE First broadcast in the TV show Around The Beatles, filmed on 28 April 1964 and broadcast the following month. It features a different audio track to that of hit single, recorded by The Beatles on 19 April 1964.
  • 6. A HARD DAY’S NIGHT Live performance at the Palais des Sports, Paris on 20 June 1965, while on a short European tour.
  • 7. I FEEL FINE Filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965. One of ten films shot that day to satisfy global TV demand for broadcast material to accompany The Beatles’ hit records.
  • 8. EIGHT DAYS A WEEK A brand new clip edited from material filmed at the Shea Stadium concert in New York City on 15 August 1965, during which the band performed twelve songs, but ‘Eight Days A Week’ was not among them. The clip says so much about the band’s frenetic lifestyle in 1965, at the height of Beatlemania.
  • 9. TICKET TO RIDE Filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965.
  • 10. HELP! The less frequently seen clip of those filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965.
  • 11. YESTERDAY Paul performing on The Ed Sullivan Show, videotaped in New York City on 14 August 1965 and broadcast the following month, the day before the single was released in America.
  • 12. DAY TRIPPER Three versions of this clip were filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965. This is version 2, in which all of the group are wearing polo neck sweaters, except for Paul, who wears a black shirt.
  • 13. WE CAN WORK IT OUT There were three versions of the ‘We Can Work It Out’ video filmed atat Twickenham Film Studios on 23 November 1965. This is version 2 in which all four Beatles are wearing black polo neck sweaters.
  • 14. PAPERBACK WRITER Filmed in 35mm, and in colour, in Chiswick Park, West London, by director Michael Lindsay-Hogg.
  • 15. YELLOW SUBMARINE This clip is newly created from original Yellow Submarine footage.
  • 16. ELEANOR RIGBY This clip is taken directly from the Yellow Submarine movie.
  • 17. PENNY LANE A ground-breaking clip by Swedish director Peter Goldmann that captures The Beatles in Stratford, London, and at Knole Park in Kent, with additional material shot in Liverpool.
  • 18. ALL YOU NEED IS LOVE Filmed in Studio One at Abbey Road, on 25 June 1967, and beamed around the globe as a part of the TV programme Our World. This colourised version was created for The Beatles Anthology TV programme in 1995.
  • 19. HELLO, GOODBYE London’s Saville Theatre was the location for this promo film, shot on 10 November 1967; The Beatles wear their Sgt. Pepper outfits.
  • 20. LADY MADONNA Just prior to leaving for India, The Beatles met up in Studio Three at Abbey Road, on 11 February 1968. They were filmed while recording ‘Hey Bulldog’.
  • 21. HEY JUDE Filmed at Twickenham Film Studios on 4 September, for broadcast on David Frost’s TV show, Frost On Sunday. The introduction by David Frost is different from that on disc 2.
  • 22. GET BACK The promo clip made available at the time of the original release of the single featured performances from the Apple rooftop synched to the record. This new clip has been rebuilt to replicate the original but with improved picture quality.
  • 23. THE BALLAD OF JOHN AND YOKO This original promo clip features outtakes from the Let It Be movie, with other private footage shot in Amsterdam, London, Paris and Vienna.
  • 24. SOMETHING The video features George and Pattie, John and Yoko, Paul and Linda, and Ringo and Maureen. and was filmed at locations in Berkshire, Surrey, and the Mull of Kintyre.
  • 25. COME TOGETHER The clip was created in 2000 by Melon Dezign for the launch of thebeatles.com and the original Beatles 1 album.
  • 26. LET IT BE A 1970 promo clip was made available to support the release of the single and it was different to the one featured in the Let It Be movie; this clip has been rebuilt from the original footage.
  • 27. THE LONG AND WINDING ROAD This clip is taken straight from the Let It Be movie.

DISC TWO

  • 1. TWIST AND SHOUT From the Granada Television programme Scene At 6.30, which was videotaped on 14 August 1963.
  • 2. BABY IT’S YOU One of two clips used to promote the single taken from the 1995 Live At The BBC album. The clip is enhanced by the inclusion of unique colour footage of The Beatles filmed outside the BBC’s Paris Studio on Lower Regent Street, London.
  • 3. WORDS OF LOVE When On Air – Live At The BBC Volume 2 was released in 2013, it included ‘Words Of Love’, a Buddy Holly composition that the band recorded for radio. This new clip is a mix of existing footage and innovative animation.
  • 4. PLEASE PLEASE ME A live performance videotaped on 9 February for The Ed Sullivan Show, which was screened on 23 February 1964.
  • 5. I FEEL FINE Filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965, this clip shows The Beatles eating fish and chips during their lunch break.
  • 6. DAY TRIPPER From the TV special The Music Of Lennon & McCartney that first broadcast in mid-December 1965.
  • 7. DAY TRIPPER Filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965, with the group wearing their Shea Stadium Jackets with the ‘Nehru’ collars.
  • 8. WE CAN WORK IT OUT Filmed at Twickenham Film Studios on 23 November 1965 – showing The Beatles wearing the Shea Stadium jackets.
  • 9. PAPERBACK WRITER Shot on videotape at Abbey Road, on 19 May 1966, this studio version is prefaced by a short introduction by Ringo. It was broadcast on The Ed Sullivan Show in America.
  • 10. RAIN ‘Rain’, the B-side of ‘Paperback Writer’, was filmed in colour at Chiswick House, West London, on 20 May 1966.
  • 11. RAIN This black and white clip is a new edit from several takes of ‘Rain’ videotaped at Abbey Road on 19 May 1966.
  • 12. STRAWBERRY FIELDS FOREVER Directed by Peter Goldmann and with newly restored footage, this was filmed at Knole Park, Kent on 30 and 31 January 1967.
  • 13. WITHIN YOU WITHOUT YOU/TOMORROW NEVER KNOWS The merging of these two tracks, one from Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, the other from Revolver, was created for The Beatles Love show by Cirque du Soleil, which opened in June 2006 in Las Vegas. This video was created to promote the Love album released later that year.
  • 14. A DAY IN THE LIFE Filmed in Studio One at Abbey Road on 10 February 1967, this includes classical musicians, who were asked to wear evening dress, fake noses and funny hats for the recording session.
  • 15. HELLO, GOODBYE This clip is another shot at London’s Saville Theatre on 10 November 1967; The Beatles wear their ‘street clothes’.
  • 16. HELLO, GOODBYE This third version was also shot at London’s Saville Theatre on 10 November 1967; it includes elements from the first two films but with additional footage unique to this edit.
  • 17. HEY BULLDOG The original footage from a 1968 shoot for the ‘Lady Madonna’ promo film was unearthed in the mid-1990s. It was revealed that The Beatles were recording ‘Hey Bulldog’ and is an edit done to promote the reissue of the Yellow Submarine movie in 1999.
  • 18. HEY JUDE This is an edit of the two other takes filmed on 4 September 1968 for the Frost On Sunday TV show. This has a different David Frost intro to the clip on disc 1.
  • 19. REVOLUTION One of two versions, this was shot the same day as ‘Hey Jude’. John’s lead vocal is completely live, as are most of Paul and George’s backing vocals. The instrumentation, including Nicky Hopkins’ electric piano, is from the master tape.
  • 20. GET BACK This clip was assembled in 2003 to support the release of the album Let It Be…Naked and utilises studio footage from the famous Get Back/Let It Be sessions.
  • 21. DON’T LET ME DOWN This was the B-side of ‘Get Back’ and this clip is a composite of two live performances from the Apple rooftop in 1969. It was made available to support the release of Let It Be…Naked in 2003.
  • 22. FREE AS A BIRD The 1995 video is a work of art by director Joe Pytka, who used the concept of a bird’s-eye view to pay homage to many Beatles songs and images.
  • 23. REAL LOVE This video directed by Geoff Wonfor and ex-10cc and leading pop promo-maker Kevin Godley, this video was made in 1996 to support the release of the single.

Quindi temo che ne varrà la pena, la data di uscita è il 6 novembre: fine del supplemento domenicale, alla prossima.

Bruno Conti

Son “Strani” Questi Gruppi! Wilco – Star Wars Esce Il 21 Agosto. Per Ora Download E Streaming Gratuito

wilco star wars

Ci sono capitato per caso, comunque se andate sul sito dei Wilco a questo link potete scaricare gratuitamente il nuovo album Star Wars che uscirà il 21 agosto per la dBpm/Anti Records http://wilcoworld.net/. Non so per quanto resterà gratis, comunque mi pare si trovi il download gratuito anche su Amazon e altre piattaforme, e tra l’altro mi pare pure bello, anche se “strano” e forse cortino, 33 minuti e poco più; oltre a tutto non fanno come gli U2, se non lo volete nessuno vi obbliga, nemmeno la Apple. Bella idea!

E se preferite solo ascoltarlo in streaming il link è qui sopra. Proseguo con l’ascolto,   e magari riferisco anche le prime impressioni: il primo brano EKG sembrano i King Crimson sperimentali di Starless And Bible Black o i Sonic Youth, More…ricorda una sorta di Beatles psichedelici (vecchio pallino di Jeff Tweedy), Random Name Generator pare una variazione sul tema del brano precedente, The Joke Explained mi sembra abbia sempre quel giro di accordi, alla John Lennon in veste dylaniana, You Satellite Taste The Ceiling sono completamente diverse, anche se l’atmosfera sonora del disco in linea di massima è quella,  però parrebbe niente scherzetti e prese in giro in vista. First impressions: il resto ascoltatevelo in pace.

Ma saranno contenti alla Anti?

Come avrebbe detto Obelix, SPQA, “Sono Pazzi Questi Artisti”!

Bruno Conti

 

Una Questione Di Rispetto! Se Ne E’ Andato Ben E. King 1938-2015, Uno Dei Grandi Della Musica Nera

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Quando leggi certe cose ti cascano le braccia (e anche qualcos’altro); non mi riferisco solo alla notizia in sé, ma anche al modo in cui è stata riportata dal servizio pubblico televisivo italiano, di cui leggete a fine Post, per cui ho deciso di scrivere un breve ricordo dell’artista di Harlem (anche se era nato a Henderson, nel North Carolina il 28 settembre del 1938).

Oggi, all’età di 76 anni, se ne è andato Benjamin Earl Nelson, conosciuto da tutti come Ben E. King, uno dei “grandissimi” del R&B, del soul e prima ancora del doo-wop, cantante dalla voce sopraffina e vellutata. Già al successo come voce solista dei Drifters agli inizi del 1959, con un proprio brano di stampo doo-wop, There Goes My Baby https://www.youtube.com/watch?v=i3HXy9mGPpI, firmato anche da Patterson, Treadwell e dalla coppia Leiber & Stoller, successo bissato l’anno dopo con Save The Last Dance For me https://www.youtube.com/watch?v=n-XQ26KePUQ , prodotto sempre da Leiber & Stoller e scritta da Pomus & Shuman, King ebbe anche altri successi con i Drifters, This Magic Moment e I Count The Tears, non male considerando che nei due anni in cui rimase con il gruppo incise con loro solo tredici brani. A maggio del 1960, per i soliti motivi finanziari la sua avventura con il gruppo era già finita, ma prese subito una spinta ancora più accentuata, prima con la bellissima Spanish Harlem, scritta da Leiber in coppia con Phil Spector

e sempre nel 1961 con quella che è considerata la sua canzone più famosa (e forse anche la più bella), Stand By Me, nuovamente firmata dalla coppia Leiber e Stoller e considerata una delle canzoni più importanti dello scorso secolo, non per niente interpretata nel corso degli anni in centinaia di versioni: la più famosa sicuramente quella di John Lennon, mentre in Italia, come Pregherò rimane uno dei brani più conosciuti di Adriano Celentano. Ovviamente l’originale rimane inarrivabile

Nel corso degli anni Ben E. King ha collezionato ancora decine di canzoni di successo, le più conosciute, forse, Don’t Play That Song del 1962 (cantata anche in una versione fantastica da Aretha Franklin su Spirit In The Dark, era il primo brano di quel LP), parente stretta di Stand By Me https://www.youtube.com/watch?v=d9N0tosre9oI (Who Have Nothing), versione inglese di un brano di Joe Sentieri scritto da Donida e Mogol  ,https://www.youtube.com/watch?v=1gQY9lt2-zw  e poi, a metà anni ’70, tornò nei Top 10 con una canzone Supernatural Thing, un brano funky del 1975 che fu tra gli anticipatori della Disco Music che sarebbe arrivata da lì a poco https://www.youtube.com/watch?v=1PxuCjMoFkQ. Fino al ritorno in classifica nel 1986 di Stand By Me, che fu usata nel film con lo stesso nome e in una pubblicità della Levi.

Comunque Ben E. King ha continuato ad esibirsi dal vivo fino al 2014, nonostante avesse problemi di salute che poi sono sfociati in un attacco alle coronarie, la probabile causa della morte avvenuta ieri 30 aprile e ricordata in video dalla testata del TG2, nella edizione delle 20.30 così: “Morto Ben E. King leggenda della chitarra rock e blues”, mah (autorizzo il grande B.B. a toccarsi)!?! Per fortuna che Mollica su Raiuno aveva altro da fare. Riposa in pace, nonostante tutto.

Bruno Conti

Per Chi Ama I Beatles E’ Sempre Stato Il “Quesito”! Meglio Lennon o McCartney?

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Nel corso degli anni è sempre stata una domanda che ha infiammato i cuori degli appassionati dei Beatles. Meglio John Lennon o Paul McCartney? O tutti e due? O nessuno dei due, e quindi, soprattutto negli ultimi anni, qualcuno ha preferito George Harrison. Che anche chi preferisce gli Stones e non risponde (ma per chi scrive la miglior risposta, in entrambi i casi, è tutti e due!).

Un filmmaker americano, Matt Schichter della Sacred Goose Productions, ha provato a far rispondere alla domanda in Lennon or McCartney: A Beatles Documentary, dove, nel corso di 34 minuti, 550 celebrità hanno espresso il loro parere, estrapolato da varie interviste realizzate negli ultimi dieci anni. Non ho contato le risposte e quindi non vi so dire chi ha vinto, se siete (anal)itici fate voi il conteggio e fatemelo sapere, oppure godetevi semplicemente il documentario.

Come canzone natalizia vince sicuramente Lennon, ma la questione rimane aperta, come il sesso degli angeli!

Tanti Auguri di Buon Natale!

Bruno Conti