Un Buon Live, Anche Se Monco. John Prine – September 78

john prine september '78

John Prine – September 78 – Oh Boy CD

Questo CD non fa parte dei numerosi bootleg dal vivo tratti da trasmissioni radiofoniche e pubblicati in maniera semi-legale in Inghilterra (categoria di album che peraltro amo molto poco), ma è un disco ufficiale uscito qualche Record Store Day fa in vinile e stampato dall’etichetta di John Prine, la Oh Boy Records, ed ora immesso sul mercato su scala più larga in versione download digitale (e fisica). Si tratta di un concerto che il grande cantautore di Chicago tenne nel mese ed anno del titolo nella sua città natale, durante il tour in supporto di Bruised Orange. Si tratta di un periodo felice della carriera di Prine, nella quale John pubblicava dischi con una continuità e qualità da far invidia ai grandi, ma nonostante ciò è una fase per nulla documentata ufficialmente riguardo alle esibizioni dal vivo. September 78 ripara parzialmente alla mancanza (vedremo perché parzialmente), mostrandoci un Prine diverso da quello conosciuto, più elettrico e con una vera rock band alle spalle (formata da Johnny Burns alle chitarre, Howard Levy al piano, organo, mandolino e sassofono, Tommy Piekarski al basso ed Angelo Varias alla batteria): gli arrangiamenti dei brani assumono quindi tonalità diverse, pur mantenendo la struttura folk tipica dello stile del nostro, e lo stesso John suona spesso la chitarra elettrica, cosa impensabile oggi.

Un concerto molto interessante quindi, che tranne in un caso lascia da parte i classici per proporci canzoni meno note del songbook di Prine: c’è da dire, ed è l’unica pecca del CD, che sono presenti solo dieci canzoni per la miseria di 33 minuti scarsi, e se proprio non si voleva fare un doppio CD, lo spazio per almeno altrettante canzoni c’era eccome (e se andate a vedere le scalette dell’epoca, i pezzi famosi John li suonava); in più, la confezione è alquanto spartana, sul tipo dell’ultimo di John Mellencamp. Il dischetto inizia con la saltellante Often Is A Word I Seldom Use, dal ritmo sostenuto e gran lavoro di armonica di Levy, un ottimo esempio di folk-rock elettrificato. Angel From Montgomery è l’unico classico presente, e la veste elettrica e leggermente soul (grazie all’uso dell’organo) le dona nuovo vigore; Crooked Piece Of Time è dylaniana sia nella melodia che nell’arrangiamento vagamente sixties, mentre la corale I Had A Drream è decisamente diretta e piacevole, ancora con gran lavoro di organo e chitarre sempre pronte a graffiare. Try To Find Another Man è un pezzo dei Righteous Brothers, che qui assume toni tra country ed afterhours, con un notevole pianoforte e Prine che gigioneggia un pochino.

Pretty Good, preceduta dalle presentazioni, è un po’ tignosa e con una melodia ridotta all’osso, mentre Iron One Betty è un folk-rock tipico del nostro, una di quelle canzoni intrise di musicalità ed ironia che lo hanno reso celebre, ed anche qui non manca un fluido assolo di chitarra da parte di Burns. Splendida Please Don’t Bury Me, un country-rock ficcante ed orecchiabile, puro Prine al 100%, con il pubblico coinvolto in pieno, uno degli highlights del CD; chiudono il ruspante rockabilly Treat Me Nice, un brano poco noto di Elvis Presley (era sul lato B del singolo Jailhouse Rock) e la solida Sweet Revenge, in una versione decisamente rock ma che mantiene intatta la bellezza della canzone. Un dischetto da non perdere se siete fans di John Prine, anche se bisognava avere il braccino meno corto ed inserire diverse canzoni in più, dato che finisce quando uno comincia a prenderci gusto.

Marco Verdi

Il Puma E Le “Pantere”. John Mellencamp – Sad Clowns & Hillbillies

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John Mellencamp featuring Carlene Carter – Sad Clowns & Hillbillies – Republic Records/Universal

Finita l’era di T-Bone Burnett come produttore (e già nel precedente Plain Spoken http://discoclub.myblog.it/2014/09/21/il-supplemento-della-domenica-c-o-che-bello-john-mellencamp-plain-spoken/ era indicato solo come produttore esecutivo) John Mellencamp accentua ulteriormente questo ritorno del sound verso atmosfere vicine a quelle del suo periodo Roots-Americana, iniziato con l’album Lonesome Jubilee e poi proseguito con Big Daddy, i dischi in cui la presenza del violino di Lisa Germano e della fisarmonica di John Cascella era tra gli elementi principali della musica del nostro, come pure le due voci femminili di supporto, quelle di Pat Peterson Crystal Taliefero. A questo si riferisce il titolo del Post: nel nuovo album Sad Clowns & Hillbillies, le “pantere”, ovvero soprattutto Carlene Carter, ma anche Martina McBride, Lily & Madeleine, e in maniera consistente pure la violinista Miriam Sturm, mi pare siano fondamentali nella costruzione del suono, a fronte comunque del capo “purma” Mellencamp e dei suoi degni accoliti nella band, dove spiccano, al solito, più in funzione di ricordo anche le chitarre di Mike Wanchic Andy York, oltre alle tastiere e, soprattutto fisarmonica e armonica di Troye Kinnett, che segnala, per certi versi, questo ritorno allo stile “rurale” dei suoi album di metà anni ’80. Non guasta sicuramente il fatto che le canzoni siano molto belle, benché non tutte nuove: due provengono da Ghost Brothers Of The Darkland (il “musical” firmato con Stephen King), una è una collaborazione postuma con Woody Guthrie, e due sono cover, un brano di Mickey Newbury, una di un oscuro folksinger degli anni ’70 (o così lo ricorda John, ma in effetti sarebbe un chitarrista e cantante jazz, tuttora in attività), tale Jerry Hahn, che Mellencamp vide aprire all’epoca un concerto di Zappa, e di cui esegue da parecchio tempo dal vivo questo brano, Early Bird Cafe, senza averlo mai inciso, sino ad oggi. C’è anche un brano di inizio anni ’90, Grandview, scritto dal cugino di John, Bobby Clark.

Oltre naturalmente ai brani firmati da Carlene Carter, uno da sola e uno con Mellencamp, e che è quasi protagonista alla pari del disco, tanto da meritarsi sulla copertina un featuring, che ne certifica la fattiva collaborazione, anche se lei in alcune interviste ha poi precisato che non si tratta di un disco di duetti nel senso stretto del genere, per quanto i due appaiano, insieme o da soli, in parecchie canzoni, tra cui Mobile Blue, la canzone di Newbury che apre l’album. Il brano in origine appariva su Frisco Mabel Joy, il bellissimo album di Mickey Newbury del 1971 (inserito nel cofanetto quadruplo di ristampe in CD An American Trilogy, che sarebbe da avere, un piccolo capolavoro): la versione di Mellencamp, cantata con la voce attuale, sempre più roca e vissuta ma non priva della proverbiale grinta, del vecchio “Coguaro”, è una ballata folk-rock che parte sulle note di una chitarra acustica e del violino, ma entrano subito l’organo e la sezione ritmica e poi la splendida voce di Carlene Carter, un mandolino e le chitarre elettriche per un brano bellissimo, dal suono pieno e corposo. Battle Of Angels è un brano di quelli tipici di John, tra rock e tradizione popolare, raccolto ma espansivo al tempo stesso, con ricami delle chitarre e del violino, belle armonie vocali, penso anche di Lily & Madeleine, che faranno parte del tour americano, in partenza a giugno (con Emmylou Harris ad aprire i concerti). Il primo pezzo rock, deciso e tirato, è la potente Grandview, forse già “sentita”, ma è il sound specifico e peculiare del miglior Mellencamp elettrico, e la voce di Martina McBride nella parte centrale aggiunge ulteriore fascino ad un pezzo che cresce ascolto dopo ascolto. Indigo Sunset è firmata in coppia con Carlene Carter (la “figliastra” di Johnny Cash, brutto termine ma la parentela è quella), che canta, alternandosi con Mellencamp, con la sua voce melodiosa e suadente, una delle più belle in circolazione (che ricordavo giusto recentemente in paragone con la newcomer Dori Freeman http://discoclub.myblog.it/2017/04/20/meglio-tardi-che-mai-quando-meritano-dori-freeman-dori-freeman/ ): eccellente, come in tutto il disco, il lavoro del violino di Miriam Sturm, per un’altra ballata di sopraffina qualità.

What Kind Of Man Am I è una delle due canzoni che apparivano su Ghost Brothers Of The Darkland, un’altra delle collaborazioni con Carlene Carter, un brano che inizia solo con la voce di John, una chitarra acustica e piccoli tocchi di piano, poi prende vita lentamente con il resto della band che entra nel vivo della melodia, soprattutto l’immancabile violino, anche se il sound rimane acustico fino a metà del brano, quando entrano il resto della band e la voce di Carlene a dare ulteriore vigore ad un pezzo che mi pare molto più bello di quanto appariva nel disco originale, anche grazie alle armonie vocali di Lily e Madeleine nel finale. Uno struggente violino introduce All Night Talk Radio, uno dei brani che più mi ricorda il mood sonoro di un disco come Lonesome Jubilee, dove roots music e rock andavano splendidamente a braccetto, e gli intrecci tra la voce ruvida di Mellencamp e quella femminile è sempre di sicuro effetto, mentre un’armonica (o è la fisa?) lavora sullo sfondo, insieme all’organo. Sugar Hill Mountain era stata scritta per la colonna sonora di Ithaca, film uscito nel 2015 dove lavorava la compagna dell’epoca di Mellencamp, ovvero Meg Ryan, che ne era anche la regista, una storia ambientata nell’America degli anni ’40, di cui John aveva scritto tutto lo score, oltre a due canzoni, quella in oggetto già cantata anche nella soundtrack da Carlene Carter, che qui la canta di nuovo, un brano molto influenzato dal country paesano e quasi old time, con una strumentazione ricca ma non invadente, con Mellencamp che fa da seconda voce per l’occasione, deliziosa. You Are Blind viene nuovamente da Ghost Brothers, e illustra il lato più dylaniano della musica del nostro (sarà il break di armonica?), una sorta di valzerone rock molto coinvolgente, sempre con la voce della Carter “secondo violino”, oltre a quello vero della Sturm. Damascus Road è il brano firmato dalla sola Carlene Carter, un pezzo di chiara impronta blues, elettrico e vibrante, quasi dark, con le continue rullate di batteria che ne evidenziano un aspetto quasi marziale, mentre l’armonica di Kinnett e il violino si dividono gli spazi solisti, e gli intrecci vocali della Carter e di Mellencamp sono sempre affascinanti.

Ci avviamo alla conclusione: Early Bird Cafe è la canzone dal disco omonimo del Jerry Hahn Brotherood, pubblicato nel 1970, la traccia porta la firma di Lane Tietgen, che era il “vero” folksinger, autore di ben sette brani tratti da quel LP, tra cui questa, che diventa per l’occasione un classico brano à la Mellencamp, anche se l’intro con mandolino (poi reiterato) ricorda moltissimo una Losing My Religion più elettrica, comunque bella e non mancano le “solite” armonie della Carter. Sad Clowns è un brano quasi western swing, molto country vecchio stile comunque, strascicato e delizioso, con il nostro che, non so perché (o forse sì) mi ricorda moltissimo come timbro vocale il Dylan crooner degli ultimi dischi, canta meglio, per quanto… My Soul’s Got Wings è la “collaborazione” tra Woody Guthrie John Mellencamp, lo spirito folk è quello del primo, ma l’abbrivio quasi rock della canzone forse potrebbe ricordare certi duetti di Johnny Cash con June Carter, la mamma di Carlene, che giustamente rievoca nel brano anche un certo afflato gospel che si respirava nei duetti della coppia, e che viene evidenziata in questa versione. La conclusiva Easy Target che a livello di testi potrebbe essere una sorta di diario, uno “State of The Union 2017” firmato da Mellencamp, che musicalmente, e a livello vocale, in questo pezzo mi ricorda moltissimo il Tom Waits balladeer, quello più struggente ed appassionato. Degna conclusione per un album che si candida autorevolmente fin d’ora tra i migliori dischi dell’anno. Esce venerdì 28 aprile.

Bruno Conti

Tra Un Impegno E L’Altro, Un Bel Dischetto Da Solo! BJ Barham – Rockingham

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BJ Barham – Rockingham – At The Helm CD

Gli American Aquarium, band alternative country di Raleigh, North Carolina, sono un gruppo alquanto prolifico, visto che in dieci anni di attività hanno già pubblicato sette album di studio (il secondo, l’ottimo The Bible And The Bottle, è stato appena ristampato http://discoclub.myblog.it/2016/11/01/nuovo-se-lo-fosse-american-aquarium-the-bible-the-bottle/) e l’ottavo pare già in lavorazione. Ma, nonostante tutto, il loro leader BJ Barham ha trovato anche il tempo di dare alle stampe questo Rockingham, un piccolo disco (otto canzoni, poco più di mezz’ora) composto da brani scritti dal nostro durante l’ultima tournée con il suo gruppo principale, e realizzato grazie al crowdfunding. BJ si è reso conto che queste canzoni, più personali ed intime del solito, non erano adatte ad essere proposte con gli Aquarium, ma nello stesso tempo non voleva che andassero perdute, e quindi Rockingham è il frutto di questo ragionamento: inizialmente doveva essere un disco per sola voce e chitarra, in modo da preservare al massimo il tono intimista delle canzoni, ma poi Barham deve aver deciso che con l’ausilio di altri musicisti avrebbe reso il tutto un po’ più appetibile, e ha chiamato un ristretto gruppo di amici ad accompagnarlo (tra cui due membri degli Aquarium, Ryan Johnson alla chitarra e Whit Wright alla steel e dobro, mentre il produttore è Brad Cook, che si occupa anche delle parti di basso), mettendo a punto un lavoro alla fine non lontanissimo dallo stile della sua abituale band, anche se qui i toni sono spesso smorzati, la strumentazione parca ed acustica, ed il mood è decisamente country-folk e molto poco rock.

Ma l’esito finale è degno di nota (dopotutto Barham è un bravo songwriter) e, su questo siamo d’accordo con lui, sarebbe stato un peccato ignorare queste canzoni. La bucolica American Tobacco Company ricorda molto l’ultimo John Mellencamp, quello più rurale, l’accompagnamento è acustico ma la sezione ritmica si fa sentire (alla batteria c’è Kyle Keegan), ed il brano risulta altamente gradevole. Rockingham, la canzone, è puro songwriting roots, una melodia limpida, armonica in sottofondo e buoni intrecci di strumenti a corda, mentre la pianistica Madeline è anche meglio: profonda, intensa, ricca di sfumature (il pianista, molto bravo, è Phil Cook), un pezzo che dimostra che questo non è un disco da sottovalutare soltanto perché inciso nei ritagli di tempo. Unfortunate Kind vede BJ solo con la sua chitarra, ma l’intensità di fondo ci fa capire che il disco sarebbe stato valido anche in questa veste più spoglia; O’Lover ha un incedere decisamente coinvolgente, complice anche la bellezza del motivo ed il crescendo progressivo, e si candida come una delle più riuscite, mentre Road To Nowhere è più contenuta, ma non per questo meno interessante, anzi il sapore country crepuscolare le dà un tono diverso. Il dischetto si chiude con la fluida Reidsville, ben sostenuta da fisarmonica e banjo, e con Water In The Well, altra ballata pianistica e malinconica, ma con feeling immutato ed una splendida apertura melodica nel finale.

Nell’attesa del nuovo lavoro degli American Aquarium, questo Rockingham può costituire un valido antipasto.

Marco Verdi

*NDB Nel frattempo è uscito il nuovo doppio album dal vivo della band (o meglio CD+DVD)

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Good News From Dave Cobb Productions! Chris Stapleton – Traveller + Christian Lopez Band – Onward

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Chris Stapleton – Traveller – Mercury/Universal CD +  Christian Lopez Band – Onward – Blaster CD

Se dovessi fin d’ora indicare il nome del produttore del 2015, uno dei candidati più agguerriti sarebbe senz’altro Dave Cobb! Basato a Nashville, Cobb è già attivo da diversi anni (circa una decina), ed è responsabile tra gli altri della produzione in dischi di Shooter Jennings, The Secret Sisters, Jamey Johnson e Sturgill Simpson, oltre a lavori recenti di band più lontane dalle tematiche trattate abitualmente su questo blog (gli ultimi CD di Rival Sons, California Breed – la band estemporanea guidata da Glenn Hughes con Jason Bonham, orfani di Bonamassa– e degli Europe vedono lui dietro la consolle): un bel panorama eterogeneo quindi, dove la musica country, nonostante il quartier generale sia situato nella capitale del Tennessee, è molto spesso irrobustita da decise dosi di rock (sia Jennings che Johnson che Simpson non sono propriamente dei countrymen tipici). Quest’anno poi Cobb si è letteralmente scatenato, essendo responsabile degli ultimi lavori di Jason Isbell (come anche del precedente, Southeastern), degli Houndmouth, degli A Thousand Horses (di cui si è occupato da poco Bruno http://discoclub.myblog.it/2015/07/05/addirittura-mille-bravi-pero-thousand-horses-southernality/ ) e sta ultimando i nuovi dischi ancora di Sturgill Simpson, dei Lake Street Dive e di Corb Lund.

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Nel mezzo, Dave ha prodotto altri due ottimi album, di cui mi accingo a parlare: Traveller dell’esordiente Chris Stapleton ed Onward della Christian Lopez Band, che invece ha debuttato lo scorso anno con l’EP Pilot. Inizio dal primo, cioè Stapleton: nativo del Kentucky ma basato anch’egli a Nashville, Chris è sì esordiente a suo nome, ma nella Mecca della country music è già parecchio noto, essendo responsabile del songwriting per diversi artisti, ed avendo all’attivo anche brani andati al numero uno per gente come Kenny Chesney, George Strait e Darius Rucker, in aggiunta a canzoni apparse su dischi di Adele, Brad Paisley e Dierks Bentley.

Attenzione però: se Chris per vivere scrive per gente che difficilmente incontra i gusti del sottoscritto (anche se Paisley è bravo ed il disco di Adele mi piace), quando si tratta di fare il musicista in proprio è tutta un’altra storia. Stapleton è un songwriter coi fiocchi, ma è anche un musicista di prim’ordine, ha il senso del ritmo e della melodia, suona ottimamente la chitarra (anche le parti soliste) ed è anche dotato di una grande voce, roca e potente, da vero rocker, ma con intense sfumature soul. I suoi brani hanno una spiccata vena rock, qualche nota bluesata ed un grande respiro, uno stile che potrebbe avvicinarlo al John Mellencamp più rurale. Traveller è quindi un grande disco, suonato da Chris con una band piuttosto ridotta (nella quale spiccano lo steel guitarist Robby Turner, l’armonica inconfondibile di Mickey Raphael, in vacanza temporanea da Willie Nelson, e la moglie Morgane Stapleton alle armonie vocali) ed al quale Cobb conferisce un suono potente e di chiara impronta rock, privilegiando le chitarre e mettendo la voce del nostro in primo piano. Un disco anche lungo (63 minuti), ma che non annoia neppure per un secondo.

La title track apre l’album subito con la voce forte di Chris in evidenza: il brano è una potente ballad tra country e rock, impreziosito dalla doppia voce femminile, un suono deciso ed una melodia fluida. Fire Away è lenta e piena di pathos, ricorda le ballate polverose del miglior Ryan Bingham (uno che prodotto da Cobb farebbe la sua figura), Tennessee Whiskey è la cover di un brano portato al successo da George Jones, e l’uso della voce annerita del nostro (performance strepitosa, tra l’altro) le dona un irresistibile sapore country-got-soul, mentre l’arrangiamento “caldo” fa il resto: un mezzo capolavoro; Parachute è decisamente più rock (ma che voce!), un brano trascinante, impossibile stare fermi.

Whiskey And You è completamente diversa, solo voce e chitarra, ma con un pathos eccezionale; Nobody To Blame, maschia ed elettrica, ricorda molto le sonorità di Waylon Jennings, mentre More Of You, guidata dal mandolino, è il pezzo più bucolico del disco. Non sto a citarle tutte, anche se lo meriterebbero, per non togliere spazio a Lopez (e per non farmi cazziare dal Bruno) (*NDB. Non succederà mai, ma visto il consistente numero di Chris presenti nella recensione, in questo caso era giustificato!) ma non posso tralasciare la splendida When the Stars Come Out, una melodia classica, molto anni settanta, eseguita in maniera superba, l’emozionante Daddy Doesn’t Pray Anymore, un lento da pelle d’oca, due note e tre strumenti in croce ma che feeling, la vibrante The Devil Named Music, una rock song dall’atmosfera western ed un bell’assolo chitarristico anche se breve, la roccata Outlaw State Of Mind, non la migliore dal punto di vista del songwriting ma con un tiro micidiale.

Christian Lopez è un giovane musicista della Virginia, appena diciannovenne, dotato anch’egli di una bella voce ma più gentile e limpida di quella di Stapleton (ricorda vagamente il timbro di Jackson Browne https://www.youtube.com/watch?v=lRVLH049sb4 ), ma quello che più impressiona è il livello delle canzoni, che sembrano scritte da un veterano e non da uno che per la legge americana non è nemmeno maggiorenne. Onward è più country del disco di Stapleton, ma non è un disco country, il suo background è rock, ma con un piglio da cantautore, e Cobb fornisce il classico suono forte e deciso che è ormai il suo marchio di fabbrica. Insieme a Lopez (e Cobb), nel disco suonano Chelsea McBee (seconda voce e banjo), Chris Powell (batteria), Mike Webb (piano, bravissimo), Joe Stack e Adam Gardner (entrambi al basso).

Il CD inizia con Take You Away, una ballata dall’andamento lento ma dal grande impatto emotivo, suono potente ed uso classico degli strumenti (chitarra e piano su tutti), un antipasto nel quale Christian ci fa sentire subito di che pasta è fatto https://www.youtube.com/watch?v=MXRx-VMB3rw . Don’t Know How è spedita, fluida, ariosa, mentre l’elettroacustica Morning Rise ha un retrogusto country https://www.youtube.com/watch?v=bf_ua_o8XiE , una melodia deliziosa (qui di Browne c’è anche lo stile) ed un uso spettacolare del dobro (tale Ben Kitterman). La tenue e folkie Stay With You, dal mood quasi irish, precede la splendida Will I See You Again (già incisa su Pilot), un country-rock scintillante sostenuto da un motivo di prim’ordine e suonato alla grande: una goduria. Anche la delicata Seven Years è molto bella (ed il suono è uno spettacolo), come d’altronde Pick Me Up, con il piano a dettare legge, altra solida prova di cantautorato rock. Incredibile pensare che il suo autore non ha neppure vent’anni. L’album si chiude con la formidabile Oh Those Tombs, irresistibile versione rockin’ country di un traditional inciso a suo tempo anche da Hank Williams, la bellissima The Man I Was Before, anch’essa molto classica e lineare, la potente Leavin’ It Out e la bucolica Goodbye.

Due dischi uno più bello dell’altro quindi, entrambi pieni di bellissime canzoni e con un suono straordinario: sono appena usciti e già non vedo l’ora di ascoltare il loro seguito.

Marco Verdi

I “Giochi Complicati” Di Un Poeta Texano ! James McMurtry – Complicated Game

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James McMurtry – Complicated Game – Blue Rose Records/Ird

C’era molta attesa per questo dodicesimo album di James McMurtry, attesa dovuta all’alone culturale che avvolge questo songwriter (è figlio d’arte, suo padre è lo scrittore Larry McMurtry, vincitore di un premio Pulitzer), e a sette anni di distanza dall’ultimo disco in studio, James torna a raccontarci le sue storie di “Giochi Complicati”, con un lavoro molto interessante. Era il lontano ’89 quando il buon James esordiva su Columbia con il folgorante Too Long In The Wasteland, prodotto da John Mellencamp, e naturalmente suonava come un disco di Mellencamp https://www.youtube.com/watch?v=Zbh-JDU3dXE (con tutta la sua gang di musicisti e fonici), come pure il successivo Candyland (92) con stessa squadra, negli stessi studi. Dopo aver incontrato i favori della critica americana, al terzo giro, con Where’d You Hide The Body (95), James si affidò all’esperienza musicale di Don Dixon e alla chitarra di David Grissom, per cambiare lo stile compositivo nelle classiche lente ballate, rette su un semplice giro musicale, ma sostenute dalla personale tonalità dell’autore. Lasciata la Columbia, McMurtry si affida alla Sugar Hill, dove sforna un trittico di capolavori, It Had To Happen (97), Walk Between The Raindrops (98, e l’intenso (e dal bellissimo titolo) Saint Mary Of The Woods (02), con il suono (a)tipico di una jam-band, aiutato solo da una solida sezione ritmica (Ronnie Johnson e Daren Hess). Live In Aught-Three (04) è il primo disco dal vivo di McMurtry, quasi ottanta minuti di musica suonata con cuore e cantata con forza, accompagnato dalla sua band The Heartless Bastards, a cui fa seguire l’ottimo Childish Things (05) con ospiti di riguardo come David Grissom, Bukka Allen e Joe Ely in un duetto, Slew Foot; e ancora l’immancabile raccolta Best Of The Sugar Hill Years (07), arrivando ad un altro dei suoi capolavori con Just Us Kids (08), ricco di canzoni oneste e vere (anche politiche), scritte per raccontare la disperazione e i sogni della provincia americana, seguito dal secondo disco dal vivo Live In Europe https://www.youtube.com/watch?v=A_SakvKz3bM  (09) sempre con i suoi “Bastardi” che sono i già citati Ronnie Johnson,  Daren Hess, Tim Holt, più Ian McLagan, il tutto registrato durante il tour Europeo in Germania e Olanda (CD + DVD edito dalla Blue Rose) https://www.youtube.com/watch?v=mZ7NbFAPdcc , e dopo una pausa lunga di sette anni, questo nuovo lavoro Complicated Game, di cui mi accingo a parlarvi.

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Questo lavoro ha avuto una lunga gestazione in quel di New Orleans, e sotto la produzione del duo CC Adcock e Mike Napolitano, James, dalla Big Easy, ha saputo trarre un “sound” ricco e corposo, al servizio sia della narrazione che della scrittura https://www.youtube.com/watch?v=JztgL_r0OfE . Come al solito McMurtry oltre alla sua attuale band composta da Daren Hess alla batteria, Tim Holt alle chitarre, Ronnie “Cornbread” Johnson al basso, si avvale di validi musicisti di “area”, e di alcuni ospiti di valore quali il grande Benmont Tench al piano e all’organo, Derek Trucks alla slide-guitar e Ivan Neville alle armonie vocali, il tutto registrato ai Nappy Dug Marigny Studios a New Orleans.

Queste“ intricate storie” iniziano con Copper Canteen https://www.youtube.com/watch?v=IM_BjzDCDXs  e You Got To Me, entrambe con un ottimo lavoro (come è consuetudine nei dischi dell’artista texano) di chitarre, e sono seguite dai ritmi dettati dal banjo in Ain’t Got A Place https://www.youtube.com/watch?v=UCIXXqbrv9I  e dalla danzante atmosfera country-blues che si respira in She Loves Me, dal “talking-blues” intrigante di How’m I Gonna Find You Now, passando anche per la folk-ballad (marchio di fabbrica dell’autore) These Things I’ve Come To Know. Le narrazioni si semplificano con il country campagnolo di Deaver’s Crossing, per poi proseguire con la dolce e dolente ballata Carlisle’s Haul (con Tench che dispensa sapienti note all’Hammond B3), una southern song come Fargotten Coast con Derek Trucks che si diverte e ci intriga alla “slide”, un’altra ballata cantata à la Lou Reed come la “cinematografica” South Dakota, mentre con Long Island Sound  la mente e la melodia viaggiano verso l’amata Irlanda, con strumentazione del posto e una “pub-gang” alle armonie vocali, terminando la narrazione delle “storie complicate”, con le note acustiche di una Cutter di nuovo con Benmont Tench e la band in gran spolvero, a chiudere un’altro grande disco di McMurtry.

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James McMurtry, occhiali da professore e cappello da cowboy, con questo Complicated Game rompe un silenzio discografico di circa sette anni, con un ritorno a suoni prevalentemente acustici, con le consuete ballate caracollanti che spaziano tra folk e country, senza dimenticare un pizzico di rock, con le “solite” storie di persone perdenti, confermandosi uno dei più acuti “storytellers” della sua generazione. Forse doveva fare lo scrittore James McMurtry (come voleva la famiglia), ma certamente non occorre essere un cultore del genere “americana”, per apprezzare l’arte del “songwriting” che dispensa questo cantore magnifico della “desolation row” della provincia americana e infatti, non a torto, qualcuno lo ha definito il Dylan del Sud.

Tino Montanari

Il Supplemento Della Domenica: “C…o Che Bello”! John Mellencamp – Plain Spoken

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John Mellencamp – Plain Spoken – Republic/Universal – 23/09/2014

“C…o Che Bello”! Sono le prime due parole che mi sono venute in mente all’ascolto di questo nuovo, ventiduesimo, album di John Mellencamp (perché, che bello non si può dire? E’ osceno?). Facezie a parte, il nuovo album del Puma esce, assolutamente a sorpresa, a soli due mesi dall’uscita di Trouble No More Live At Town Hall: un colpo doppio al cuore dei fans, prima un disco dal vivo, atteso e mai pubblicato in passato, e poi uno nuovo di zecca, che è anche tra i più belli degli ultimi tempi e in assoluto, nella sua discografia. D’altronde, in un certo senso, lo avevano fatto intendere le parole utilizzate nell’intervista concessa a Rolling Stone sul finire dello scorso anno: la casa è vuota (parlando della mega magione vicino a Bloomington, Indiana, dove vive), nessuno risponde al richiamo “dov’è papà”, da quando non ci sono più. la moglie Elaine, da cui ha divorziato nel 2011, e anche gli ultimi due figli, Hud e Speck, ora al college, se ne sono andati; John si aggira tra le stanze dell’abitazione con aria malinconica (un brutto colpo per uno che si era autodefinito Mr. Happy Go Lucky) e quindi evidentemente ha avuto parecchio tempo per meditare e scrivere queste bellissime dieci canzoni che compongono Plain Spoken. Oddio, a voler essere cattivi, Mellencamp si era subito consolato per la separazione (o era già successo prima?), presentandosi alla data di luglio del 2011, in Italia, a Vigevano, in compagnia dell’attrice Meg Ryan, però sembra essere finita anche quella relazione (pure se la foto di copertina del CD è sua), quindi buttiamoci sul lavoro.

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Contrariamente a quanto si era letto sulla stampa, T-Bone Burnett questa volta non produce, limitandosi ad un ruolo “esecutivo” e a suonare la chitarra nel disco, lasciando il pallino della produzione allo stesso Mellencamp. Il risultato ci riporta al suono classico, dopo una serie di dischi che avevano attinto molto alle grandi tradizioni del blues, del folk e del country primigenio, con un sound volutamente scarno ed austero: comunque Life, Death, Love And Freedom e No Better Than This erano due fior di dischi (e nel frattempo è uscito il progetto Ghost Brothers Of Darkland County e John prosegue anche con la sua attività di pittore). Sarà quel che sarà, ma questo nuovo Plain Spoken ci riporta in parte alle sonorità roots e Americana di dischi come The Lonesome Jubilee Big Daddy, forse non sarà così bello, ma quasi ci siamo. L’umore è quello pensoso della ballata, forse il mezzo più adatto per rendere l’attitudine leggemente amara e risentita che aleggia in questi brani. Anche se John, vicende familiari a parte, dovrebbe essere più che ottimista, in considerazione del fatto che la Universal/Republic gli ha rinnovato il contratto discografico “a vita”, in un certo senso, finche morte non ci separi, forse un altro dei motivi per cui si è sentito in dovere di pubblicare subito un album nuovo. Circondato dai fedelissimi Mike Wanchic e Andy York alle chitarre e strumenti a corda in generale, e dalle acquisizioni più recenti, come l’ottima violinista Miriam Sturm, Troye Kinnett alle tastiere e fisa, più la sezione ritmica di John Gunnell al basso e Dane Clark alla batteria, il Coguaro dimostra ancora una volta perché è uno dei migliori cantautori americani di sempre, parte di quella pattuglia che partendo da Springsteen e Seger, e con l’aggiunta di Petty e dello stesso Mellencamp, ha regalato alcune delle pagine migliori del rock americano degli ultimi 40 anni, roots e non roots che sia la loro musica.

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Insomma, se la solitudine e l’amarezza hanno questi effetti sulla sua musica non gliene auguriamo, ma ne godiamo i risultati. I titoli delle canzoni sono esplicativi in questo senso: a partire daTroubled man, aperta da un delicato arpeggio di chitarra acustica, poi viaggia serenamente sulle note del violino della Sturm, mentre Gunnell e Clark accarezzano i loro strumenti, il nostro canta con una convinzione che non difettava certo negli ultimi dischi, ma qui è più inserita nella tradizione delle suoi migliori brani, dove la melodia regna sovrana https://www.youtube.com/watch?v=3oEquZwvG0k . Sometimes There’s God, con il suo approccio elettro-acustico, tra chitarre acustiche ed elettriche, mandolino e tocchi di pianoforte, con il violino che lavora sullo sfondo, il tutto che rinnova i fasti delle canzoni del periodo d’oro anni ’80, ci riporta a quella voce, roca ed espressiva come poche, non potentissima, ma unica e subito riconoscibile, un vecchio amico che non puoi fare a meno di amare. The Isolation Of Mister, ennesima ballata uggiosa, ma il tempo è quello, conferma questa ritrovata vena: non sembra, non me ne intendo della parte dell’autore, ma evidentemente non deve essere facile scrivere sempre delle belle canzoni, qualche volta la Musa si posa su di te, e tutto funziona, “solite” chitarre acustiche, un organo che scivola che è un piacere e  il suono dell’armonica, con un breve intervento quasi dylaniano, a suggellare il risultato. Ovviamente il nostro amico si “incazza” ancora, The Company Of Cowards è uno dei suoi brani “politici”, leggermente più mosso dei precedenti, le chitarre acustiche sono più vivaci, la sezione ritmica batte il tempo con più vigore e Mellencamp si infervora ancora una volta, estraendo nuovamente l’armonica, che irrobustisce ulteriormente il tessuto sonoro della canzone. Tears In Vain, con due twangy guitars in azione e la solita armonica, potrebbe quasi uscire da Scarecrow, un brano incalzante, si potrebbe parlare di rock? Ma sì!

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E siamo solo a metà. In The Brass Ring ci parla ancora di questo suo umore poco propenso all’ottimismo e alla positività: “Questo mondo che ho visto qui non è mai giusto, così lasciatemi con i miei dispiaceri!”, e noi lo lasciamo, però ci gustiamo questa ennesima bella canzone, sempre del filone di quelle più mosse, rock è una parola forte, però le chitarre si fanno sentire e la sezione ritmica è più in evidenza che in altri momenti. Forse manca quel piccolo quid di maggiore varietà per inserire Plain Spoken tra le sue opere più riuscite, questo lo dirà il tempo, ma al sottoscritto piace. Freedom Of Speech è una folk tune che viaggia solo sulle note del violino della Sturm, una fisarmonica appena accennata e una chitarra acustica, pochissimi elementi ma che rendono funzionale il messaggio sociale del brano. Blue Charlotte è una delle love songs del canone mellencampiano, ritornello cantabile, violino ricorrente, chitarre discrete ma incisive e una breve, deliziosa, parte centrale strumentale, con il buon John che ci rende edotti delle vicende di questa Charlotte.The Courtesy Of Kings è un bel valzerone rock che potrebbe quasi uscire dai solchi di Blonde On Blonde di Dylan, uno degli eroi di Mellencamp, che estende la sua influenza nel tempo e che ci regala una delle pagine migliori di questo disco. Che affida la sua conclusione all’altro brano espressamente politico di questa raccolta, Lawless Times, il brano più rock-blues del CD, con la slide a segnare il tempo e l’armonica che fa sentire il suo lamento per l’ultima volta https://www.youtube.com/watch?v=g6k-dOF8K5U .

Quindi? Quindi…esce martedì 23 settembre, giudicate voi, io la mia opinione ve l’ho detta e visto che è ripartito, me lo risento!

Bruno Conti

In Due Parole: Era Ora! John Mellencamp – Performs Trouble No More Live At Town Hall

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John Mellencamp – Performs Trouble No More Live At Town Hall – Mercury/Universal CD USA 08/07/2014 EUR/ITA 22/07/2014

Di tutti i cosiddetti “big” della musica internazionale, John Mellencamp era l’unico che non aveva ancora pubblicato un vero e proprio album dal vivo, a parte qualche bonus track sparsa qua e là nei singoli ed un EP (Life, Death, Live And Freedom), che però riprendeva soltanto una manciata di brani tratti dal suo disco del momento (il quasi omonimo Life, Death, Love And Freedom). Tra l’altro stiamo parlando di uno di quei musicisti che trova sul palco la sua dimensione ideale, uno che negli anni ottanta riempiva le arene e si rimpallava con Springsteen e Petty il ruolo di rocker numero uno in America (Bob Seger aveva perso un po’ di terreno negli eighties), quindi l’assenza di live albums nella sua discografia gridava ancor più vendetta. Ora finalmente anche il nostro ripara a questa grave mancanza, ma lo fa a modo suo: Trouble No More Live At Town Hall non è un live canonico, in quanto palesemente (ed anche il titolo lo indica) sbilanciato verso quello che comunque è obiettivamente uno dei migliori lavori della seconda parte della carriera dell’ex Puma, Trouble No More.

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Pubblicato nel 2003, l’album era una sorta di ripasso da parte di Mellencamp delle sue radici, un disco di pura roots-Americana che, con un feeling formato famiglia, presentava una serie di covers prese a piene mani dal ricco songbook a stelle e strisce . Brani tradizionali, cover di canzoni blues, riletture di vecchi folk tunes (ed un solo brano contemporaneo): un disco che lasciava un po’ indietro il Mellencamp rocker e ci presentava il Mellencamp musicista a tutto tondo, che proseguì con i seguenti dischi il suo discorso di brani che, anche se autografi, erano profondamente legati alla tradizione dei songwriters blues e folk più classici https://www.youtube.com/watch?v=xi3w9eduwXI .

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Trouble No More Live At Town Hall riprende (quasi) interamente quel disco, aggiungendo un omaggio a Bob Dylan e, solo nel finale, tre classici di John: registrato nel 2003 a New York con la sua touring band dell’epoca (Mike Wanchic ed Andy York alle chitarre, Miriam Sturm al violino, John Gunnell al basso, Dane Clark alla batteria e Michael Ramos alle tastiere e fisa), davanti a 1.500 persone, tra le quali anche membri della famiglia di Woody Guthrie.

Il disco è, manco a dirlo, bellissimo (mi sembra di essere il Mollicone nazionale): Mellencamp dimostra di essere un fuoriclasse sul palco, la band dietro di lui va come un treno, dipingendo le canzoni con tinte rock che le loro versioni di studio non avevano, ed i brani, va da sé, sono straordinari. L’unica piccola pecca è l’aver lasciato fuori due canzoni che quella sera (era il 31 Luglio) John suonò, e se all’assenza di The End Of The World possiamo sopravvivere. *NDB Però… https://www.youtube.com/watch?v=8GpxR2H241g , mi sarebbe invece piaciuto parecchio ascoltare la versione di Mellencamp dell’ultraclassico House Of The Risin’ Sun (non presente peraltro sul Trouble No More di studio).

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1. Stones In My Passway (Robert Johnson)

2. Death Letter (Son House)

3. To Washington (John Mellencamp/Traditional)

4. Highway 61 Revisited (Bob Dylan)

5. Baltimore Oriole (Hoagy Carmichael/Paul Francis Webster)

6. Joliet Bound (Kansas Joe McCoy)

7. Down In The Bottom (Willie Dixon)

8. Johnny Hart (Woody Guthrie)

9. Diamond Joe (John Mellencamp/Traditional)

10. John The Revelator (Traditional)

11. Small Town (John Mellencamp)

12. Lafayette (Lucinda Williams)

13. Teardrops Will Fall (Marion Smith)

14. Paper In Fire (John Mellencamp)

15. Pink Houses (John Mellencamp)

Apre Stones In My Passway, di Robert Johnson, con Wanchic (o è York?) scatenato alla slide ed il nostro subito in partita; Death Letter (Son House), ancora blues, senza un momento di respiro, ancora la slide a dominare e John che canta alla grande https://www.youtube.com/watch?v=vN2AMvDdOAk . To Washington è splendida, una folk song tradizionale alla quale John ha aggiunto delle parole nuove, non proprio carine verso l’allora presidente George W. Bush: accompagnamento rootsy, con chitarre acustiche, violino e slide, una vera goduria. Highway 61 Revisited è il già citato omaggio a Dylan, nel quale viene fuori il Mellencamp rocker: solito grande lavoro di slide (una costante per tutto il CD) ed il violino che le dà un sapore meno urbano, facendola sembrare una outtake del grande The Lonesome Jubilee (per chi scrive il miglior disco di Mellencamp).

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Baltimore Oriole è il più celebre brano scritto da Hoagy Carmichael: la versione di John è bluesata, quasi tribale, profonda, suggestiva, con strumentazione scarna ma tanta anima (il duetto tra fisarmonica e violino è da brividi). Il pubblico ascolta in rigoroso silenzio per poi esplodere in un fragoroso applauso nel finale. Joliet Bound è un antico brano reso noto da Memphis Minnie: versione frenetica, dalla ritmica spezzata, sempre con il giusto bilanciamento tra folk, blues e roots; Down In The Bottom vede Mellencamp alle prese con Howlin’ Wolf, una trascinante resa tra rock, blues ed un pizzico di swamp, tanto che non sarebbe dispiaciuta a John Fogerty: ritmo alto e solita grande slide. E’ la volta di Guthrie a venire omaggiato: Johnny Hart mantiene intatto lo spirito dell’originale, una versione splendida per purezza e sentimento, il miglior ricordo che John poteva tributare a Woody.

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Diamond Joe è un traditional rifatto da un sacco di gente (anche da Dylan): John la personalizza parecchio, suonandola full band, elettrica, ritmando e roccando, e facendola sembrare sua. Un capolavoro rifatto alla grande, uno dei momenti salienti del CD. John The Revelator è un gospel che hanno cantato in mille: ancora un intro swamp e John che si traveste da predicatore, versione intensa come al solito, manca solo il coro alle spalle. Ci avviamo alla conclusione: Small Town è uno dei tre classici di John presenti, una delle canzoni rock con il più bel riff in assoluto, anche se qui viene stravolta ed adeguata al mood della serata (tanto che il pubblico la riconosce solo quando John inizia a cantare).

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Lafayette, di Lucinda Williams, era l’unico brano contemporaneo presente su Trouble No More, e siccome io non sono un fan della Williams performer, ho gioco facile ad affermare che la versione di John è di gran lunga superiore; Teardrops Will Fall l’hanno incisa da Wilson Pickett a Ry Cooder, e Mellencamp la personalizza, grazie anche alla sua band coi fiocchi, e la fa sembrare anch’essa sua (cosa non facile quando su un brano ci ha già messo le mani Cooder) https://www.youtube.com/watch?v=JOk8kv_Tecc . La serata si chiude in crescendo con le straordinarie Paper In Fire, il pezzo che apriva col botto The Lonesome Jubilee (e qui la resa è molto più aderente all’originale, anche se manca la batteria esplosiva di Kenny Aronoff), e con Pink Houses, un manifesto roots-rock, scritta quando il movimento roots era di là da venire: leggermente più blues della versione apparsa all’epoca su Uh-Huh, resta comunque un capolavoro https://www.youtube.com/watch?v=-fDZmEW4TMs .

Grande disco questo “esordio” dal vivo di Mellencamp (anche se comunque prima o poi ci vorrà anche un live, diciamo, career-spanning): esce l’8 Luglio in America ed il 22 in Europa (anche in vinile, ma con solo 10 canzoni contro le 15 del CD).

Non lasciatevelo sfuggire.

Marco Verdi

“Gregario Di Lusso”? Non Solo Un Grande Chitarrista! David Grissom – How It Feel To Fly

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David Grissom – How It Feels To Fly –  Wide Lode/Blue Rose Records/Ird

Credo che per definire David Grissom il termine “gregario di lusso” possa essere usato tranquillamente, un modo di dire forse abusato ma che rende l’idea in modo chiaro, un po’ come  “non ci sono più le mezze stagioni” o “SPQR – Sono Pazzi Questi Romani” (Asterix)! Scherzi a parte, il musicista texano è proprio l’epitome del musicista for hire, chiedete a Joe Ely, John Mellencamp, James McMurtry, Chris Kinght, e a migliaia di altri che hanno usufruito dei suoi servizi nell’ultimo trentennio e più. Però Grissom ha anche cercato di farsi una carriera in proprio, per esempio negli Storyville (con la sezione ritmica dei Double Trouble, Shannon e Layton, con l’altro “manico” David Holt e con il cantante Malford Milligan), autori di tre album tra il 1994 e il 1998 quando David era stalo licenziato da Mellencamp perché suonava “troppo texano”! https://www.youtube.com/watch?v=pXJzKppxKrg

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E soprattutto una carriera solista dal 2007, che, ad oggi, ha fruttato quattro album, compreso questo How It Feels To Fly, il primo che viene pubblicato anche in Europa dalla tedesca Blue Rose. Naturalmente Grissom non ha cessato la sua lucrativa attività di sessionman (ottima quella nel recente Rhythm & Blues di Buddy Guy), ma nel corso dello scorso anno si è dedicato alla preparazione di questo disco, registrato nei suoi Spicewood Studios e ad un concerto con la sua band, al Saxon Pub, sempre di Austin, Texas, dalla quale sono stati ricavati quattro brani posti in coda del CD. Suonano con lui da qualche anno l’eccellente pianista e organista pavese Stefano Intelisano (che dagli inizi con Fabrizio Poggi & Chicken Mambo è passato alla world domination, suonando anche lui con centinaia di gruppi e solisti), il bassista Scott Nelson (Tony Price, Doyle Bramhall) e il batterista Bryan Austin. Nei pezzi di studio appaiono anche alcuni vocalist di supporto, tra cui Kacy Crowley che firma con lo stesso Grissom il brano Overnight.

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Vi vedo già chiedervi, ma il risultato? Un onesto, a tratti buon album di rock, nobilitato dalla parte dal vivo, dove ci sono un paio di cover straordinarie e percorso in tutta la sua durata, che supera l’ora (a differenza del penultimo Way Down, dove i sei brani presenti faticavano a raggiungere la mezz’ora), dalla chitarra del leader, che è poi il motivo, a ben vedere, per cui si compra un disco del genere, memori degli assolo del nostro, che so, in Letter To L.A. di Joe Ely o in tutto Whenever We Wanted e anche in Human Wheels del “coguaro” Mellencamp, due dei suoi dischi più rock. Peraltro David se la cava discretamente anche come autore (e cantante) in questo How It Feels To Fly, lo si capisce dal riffatissimo blues-rocker iniziale Bringin’ Sunday Mornin’ To Saturday Night dallo spirito stonesiano e nobilitato dal “solito” assolo fumigante di Grissom, breve e cattivo, come è spesso sua caratteristica, linee rapide e pungenti https://www.youtube.com/watch?v=rZhhye1JUdo . How It Feels To Fly, la title-track si divide equamente tra un sound che ricorda gli Who, anche per l’eccellente lavoro delle tastiere di Intelisano e della sezione ritmica, agile e potente al contempo, e come ha rilevato qualcuno, i brani più rock del non dimenticato Tommy Keene.

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Georgia Girl, firmata con Chris Stapleton, si avvale delle armonie del cantautore Drew Womack, e di un sound a metà tra le radici sudiste e il rock di Mellencamp, con qualche deriva di pop orecchiabile ma non commerciale, sempre con quella chitarra che inventa musica gioiosamente. Never Came Easy To Me, con Grissom che si divide tra acustiche ed elettriche forse ricorda il suo lavoro con il Joe Ely più rock, ma ha una bella costruzione sonora, sempre con un sound à la Stones più roots https://www.youtube.com/watch?v=y5DzWVCV-U4 . Way Jose è uno shuffle strumentale che gli permette di misurarsi con alcuni dei suoi ispiratori, da SRV a Freddie King, grandi chitarristi come lui https://www.youtube.com/watch?v=nqQpOmD8cys . La già citata Overnight è una bella ballata elettroacustica, che chissà perché mi ricorda sempre gli Stones (ma anche Mellencamp attingeva da questa musica a piene mani). Gift Of Desperation è un altro bel pezzo rock, molto solare, da sentire su qualche highway americana, ma funziona anche sulle nostre strade e Satisfied, l’altra canzone firmata con Stapleton, una bella ballata deep soul, con acustica e organo che tracciano il suono, chiude la parte in studio.

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Nella parte dal vivo David Grissom si supera, prima con una straordinaria cover di Jessica degli Allman, fatta da Dio https://www.youtube.com/watch?v=8t5zkpq9H50 , dove anche Intelisano si cimenta con successo nella parte che fu di Chuck Leavell , poi con due brani dal proprio repertorio, Way Down Deep e lo strumentale Flim Flam che ne esaltano le grandi capacità chitarristiche https://www.youtube.com/watch?v=wOlL8XaTJZQ , per concludere con una ferocissima Nasty Dogs And Funky Kings che si trovava su Fandango degli eroi di casa ZZ Top. In conclusione, ca…spita se suona, confermo: è il motivo per cui si compra un disco come questo!

Bruno Conti

Songwriter, Poeta, Attore e … Contadino – Tim Grimm – The Turning Point

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Tim Grimm – The Turning Point – Cavalier Music/Ird

E’ un tipo eclettico Tim Grimm: ha recitato al cinema con artisti del calibro di Harrison Ford, Russell Crowe, Al Pacino e Robert De Niro, in teatro ha lavorato con il poeta e intellettuale attivista Wendell Berry e, nell’ambito musicale, in carriera ha raccolto riconoscimenti e inciso album diventati piccoli classici della “roots-music” americana http://www.youtube.com/watch?v=5m_bY8hXJDM . Tim viene dall’Indiana, terra di contadini dalle tradizioni radicate e di John Mellencamp (di cui spesso esegue in concerto alcuni suoi pezzi famosi), propone una musica a cavallo tra le sonorità tipiche di Woody Guthrie e John Prine, e un suo disco The Back Fields è stato votato come il migliore album di “americana” nel 2006, oltre a tanti altri premi e riconoscimenti, per un artista che ha visto tutti i suoi ultimi lavori raggiungere la vetta delle classifiche di musica folk e roots (da segnalare Holding Up The World (2008) e il tributo a Tom Paxton Thank You Tom Paxton(2011).

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Tutte le canzoni di The Turning Point (alcune scritte con la moglie Jan Lucas), vedono la partecipazione di Jason Wilber (chitarrista di John Prine e titolare di alcuni interessanti lavori solisti), con il valido apporto della band “newgrass” The Underhills, dove eccellono Diederick Van Wassener e Jordana Greenberg al violino, Rebecca Ree-Lunn al banjo, il figlio Connor Grimm al pianoforte, e restando in famiglia l’armonica di Jan Lucas, con il delizioso contorno di Harpeth Lecter, Cindy Kallett e Beth Lodge-Rigal alle armonie vocali. Molto particolare anche la confezione del CD, che vedete qui sotto!

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Tim cammina sulla sottile linea tra il folk e country fin dall’iniziale The Lake, e sarete rapiti dalla melodia della seconda traccia Family History, dove il violino ricama note struggenti per poi passare alla evocativa folk song King Of The Folksingers dedicata al suo amico Ramblin’ Jack Elliott di cui si raccontano le epiche gesta http://www.youtube.com/watch?v=hN4mq6naDnQ . Si riparte con la narrazione di Rovin’ Gambler ,tra chitarra e armonica, seguita dalla title track The Turning Point, una ballata d’atmosfera con un violino che ricorda la Scarlet Rivera “dylaniana”, come la delicata Anne In Amsterdam (ricordo della visita alla casa museo di Anna Frank) http://www.youtube.com/watch?v=1-UCotSzraY . The Canyon e Indiana riportano alla mente le strade polverose e i paesaggi raccontati da Jack Kerouac, con il banjo e il violino ad accompagnare la voce narrante dell’autore, mentre con la melodica I Don’t Mind si viaggia dalle parti dello Springsteen di Nebraska. Chiudono un lavoro importante la tenue recitativa The Tree e il bluegrass di Blame It On The Dog, degna conclusione di un disco di folk “rurale”.

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Tim Grimm (per chi scrive) è uno dei musicisti e folksinger più interessanti della scena “indie” del Midwest, uno “storyteller” di razza dotato di una voce calda e avvolgente, con una visione umile e nello stesso tempo ambiziosa della sua musica, sempre coerente nello sviluppo di un suono con strumenti tradizionali, come banjo, armonica, chitarra e violino. Dopo parecchi anni passati a Los Angeles (nel periodo artistico), da qualche anno Tim con moglie e figlio è ritornato (come Cincinnato) nella sua fattoria  di 80 acri nell’Indiana, affiancando l’attività agricola a quella musicale, e il risultato è questo The Turning Point forse l’espressione più fedele e autentica di un personaggio, che sicuramente non cambierà il corso della musica, ma sono artisti come lui che all’interno di un ideale abbraccio accomunano i vari Townes Van Zandt, Guthrie Thomas e naturalmente il Dylan più poetico.

Tino Montanari

Cofanetti Pre (Quasi Tutti) e Post Natalizi I Parte (Dispersi). Animals, Ramones, Who, Pogues, Doors, Herbie Hancock, Rod Stewart, Howe Gelb, John Mellencamp…

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*NDB. Questo doveva essere il Post che precedeva quello dedicato al Box degli Eagles, ma essendo da considerarsi, spero momentaneamente, missing in action (ma a questo punto ho dei dubbi su un “ritorno” dei figliuoli prodighi scomparsi nella rete) nella traslazione del Blog nella sua nuova sede, ho deciso di riscriverlo. Alcuni cofanetti sono già usciti, altri sono in uscita, alcuni (pochi) usciranno nel 2014. Direi di partire con questa prima (?!?) parte, nei prossimi giorni la terza. La sequenza numerica è strana, ma non fateci caso. Come avranno notato i più attenti, per il momento, i filmati li trovate linkati a YouTube e non direttamente nel Blog, per permettere un caricamento più rapido dei Post che ora sono dieci a pagina. Spero che continuiate a seguire fedelmente il Blog. Mi sembra che sia anche più facile inserire eventuali commenti. Anzi, visto che fra poco, un paio di settimane, intorno a Sant’Ambrogio, l’Immacolata, come tutti gli anni, sarà il momento dei “Migliori dell’anno 2013”, se volete potete mandare le vostre liste proprio nei commenti. Senza obblighi, se vi va, so di avere un pubblico che ama più leggere che scrivere ma se vi gira!  Come sempre, buona lettura!

Animals – The Mickey Most Years And More – Real Gone Music/Ird – Limited Edition 5 CD + Extra Large T-Shirt in teoria esce domani 26 novembre, ma in effetti circola già da alcuni giorni sul terreno italico. Si tratta di un box che copre la discografia americana della band di Eric Burdon (che ha anche autografato le prime 100 copie del cofanetto che venivano vendute direttamente sul sito della etichetta, anzi, ad oggi, nel momento in cui scrivo, sembrerebbero essercene ancora http://www.realgonemusic.com/news/2013/11/13/information-on-the-autographed-animals-box-set.html, anche se, come sapete, acquistando dagli Stati Uniti, poi vi ritrovate a pagare tasse doganali ed IVA, oltre al centone del costo del manufatto):

si tratta dei primi quattro album, rigorosamente in mono, salvo dove indicato nelle bonus tracks, più l’EP di esordio. Grandissima musica, che ha influenzato anche il giovane Springsteen  http://www.youtube.com/watch?v=Q9kT13WXxG8, questa sotto, per la precisione:

Disc 1 – I Just Wanna Make Love to You (1963)

  • I Just Wanna Make Love to You
  • Big Boss Man
  • Boom Boom
  • Pretty Thing

Disc 2 – The Animals (1964, produced by Mickie Most)

  • House of the Rising Sun  http://www.youtube.com/watch?v=9xtTP3dk4EY
  • The Girl Can’t Help It
  • Blue Feeling
  • Baby Let Me Take You Home
  • The Right Time
  • Talkin’ ‘Bout You
  • Around and Around
  • I’m in Love Again
  • Gonna Send You Back to Walker
  • Memphis, Tennessee
  • I’m Mad Again
  • I’ve Been Around

Bonus tracks

  • Talkin’ ‘Bout You (full seven minute version)

Disc 3 – The Animals on Tour (1965, produced by Mickie Most)

  • Boom Boom
  • How You’ve Changed
  • Mess Around
  • Bright Lights, Big City
  • I Believe to My Soul
  • Worried Life Blues
  • Let the Good Times Roll
  • Ain’t Got You
  • Hallelujah, I Love Her So
  • I’m Crying
  • Dimples
  • She Said Yeah
  • Bonus Tracks

Bonus tracks

  • Baby What’s Wrong
  • F-E-E-L
  • New Year’s Radio Spot (Recorded December, 1964)

Disc 4 – Animal Tracks (1965, produced by Mickie Most)

Bonus tracks

  • Roadrunner (previously unreleased in the U.S.)
  • Don’t Want Much (previously unreleased in the U.S.)
  • We Gotta Get Out of This Place (U.K. single version)
  • It’s My Life (single only)
  • I’m Gonna Change the World

Disc 5 – Animalization (1966, produced by Tom Wilson)

  • Don’t Bring Me Down
  • One Monkey Don’t Stop No Show
  • You’re on My Mind
  • Cheating
  • She’ll Return It
  • Inside-Looking Out
  • See See Rider
  • Gin House Blues
  • Maudie
  • What Am I Living For
  • Sweet Little Sixteen
  • I Put a Spell on You

Bonus tracks

  • Don’t Bring Me Down (stereo)
  • Cheating  (stereo)
  • See See Rider (stereo)

E, sempre per la precisione, l’ultimo album, Animalization, non è neppure prodotto da Mickie Most, ma dal grande Tom Wilson, che negli anni precedenti aveva prodotto gli album di Bob Dylan e Simon & Garfunkel e in seguito, Freak Out di Zappa e poi i Velvet Uderground.

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Questo cofanetto dei Ramones fa parte della serie super budget della Warner/Rhino, il titolo, The Sire Years 1976-1981, indica già chiaramente il contenuto, purtroppo questa volta, secondo me, hanno toppato, perchè non hanno inserito le versioni con le bonus, anche se, per gusto della verità, i dischi del gruppo avevano uno dei loro punti di forza proprio nella compattezza e nella brevità. Questi gli album contenuti: Ramones (1976), Leave Home (1977), Rocket To Russia (1977), Road To Ruin (1978), End Of The Century (1980), e Pleasant Dreams (1981). E’ uscito il 29 ottobre scorso. Tutto iniziò così http://www.youtube.com/watch?v=ElX7x_qNUYQ

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Questo cofanetto, ma anche la versione doppia Deluxe, sono usciti per la Polydor/Universal il 19 novembre. Bellissimo cofanetto, ma non posso fare a meno di dire, un’altra versione? Oltre a tutto costa un pacco di soldi. Ma si avvicina il Natale, ragazzi e, come dico spesso, spendi, spandi, effendi, si ricompra sempre la stessa roba e a prezzi “assurdi”. Comunque questi sono i contenuti delle varie edizioni:

Super-Deluxe Edition (UPC 006025 37473960)

Disc 1 – The original album (2013 re-master)
Digitally re-mastered in HD
Disc 2 – The demos and out-takes
Features 20 previously unreleased tracks from Pete Townshend’s demo archive.
Disc 3 – The 5.1 album mix – Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray
The complete album remixed in surround sound on new Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray format
Disc 4 – The live ‘bootleg’ album
Features 21 previously-unreleased tracks from various live shows from 1969

Hardback 80-page full-colour book featuring rare period photos and memorabilia
20,000-word essay by legendary Who aficionado Richard Barnes
Rare facsimile Tommy poster
Limited edition, housed in a hard-back deluxe slip-case

Tracklisting:

Disc 1 The original album (2013 re-master)

1. Overture 5.20
2. It’s A Boy 0.38
3. 1921 2.49
4. Amazing Journey 5.04
5. Sparks 2.05
6. The Hawker (Eyesight To The Blind) 2.13
7. Christmas 4.34
8. Cousin Kevin 4.05
9. The Acid Queen 3.34
10. Underture 10.01
11. Do You Think It’s Alright? 0.24
12. Fiddle About 1.29
13. Pinball Wizard 3.01
14. There’s A Doctor 0.23
15. Go To The Mirror! 3.47
16. Tommy Can You Hear Me? 1.35
17. Smash The Mirror 1.34
18. Sensation 2.25
19. Miracle Cure 0.12
20. Sally Simpson 4.10
21. I’m Free 2.39
22. Welcome 4.32
23. Tommy’s Holiday Camp 0.57
24. We’re Not Gonna Take It 7.06

Disc 2 Demos & extras

1. Overture 4:07
2. It’s A Boy 0:41
3. 1921 3:13
4. Amazing Journey 4:47
5. Dream One 3:09
6. Sparks 7:38
7. The Hawker 4:45
8. Christmas 4:42
9. Acid Queen 3:35
10. Underture (Dream Two) 1:47
11. Do You Think It’s Alright 0:26
12. Pinball Wizard 3:42
13. There’s A Doctor 0:24
14. Go To The Mirror! 4:32
15. Success 0:10
16. Tommy Can You Hear Me 1:15
17. Smash The Mirror 1:37
18. Sensation 2:47
19. Miracle Cure 0:11
20. Sally Simpson 4:50
21. I’m Free 2:27
22. Welcome 3:26
23. We’re Not Gonna Take It 5:02
24. Trying To Get Through 2:27
25. Young Man Blues 2:47

Tracks 1 – 23 – Pete Townshend – original demos.
All previously unreleased except 2, 11 and 12 – released in 2003
Track 24 – The Who – studio demo/out-take.
Track 25 – The Who – studio recording (NOTE: This version was previously only available on ‘The House That Track Built’ vinyl sampler).

Disc 3 Hi Fidelity Pure Audio -Blu-ray disc (5.1 mixes)

Overture 5.20
It’s a boy 0.37
1921 2.49
Amazing journey 5.05
Sparks 2.05
The Hawker 2.14
Christmas 4.34
Cousin Kevin 4.07
The acid queen 3.34
Underture 10.05
Do you think it’s alright? 0.25
Fiddle about 1.31
Pinball wizard 3.01
There’s a doctor 0.24
Go to the mirror! 3.48
Tommy can you hear me? 1.35
Smash the mirror 1.33
Sensation 2.27
Miracle cure 0.12
Sally Simpson 4.11
I’m Free 2.39
Welcome 4.32
Tommy’s holiday camp 0.57
We’re not gonna take it 7.06

Disc 4 Live Bootleg

1. Overture (including Introduction) 7.00
2. It’s A Boy 0.39
3. 1921 2.28
4. Amazing Journey 5.07
5. Sparks 2.49
6. The Hawker (Eyesight To The Blind)1.54
7. Christmas 3.11
8. The Acid Queen 3.30
9. Pinball Wizard 2.47
10. Do You Think It’s Alright? 0.21
11. Fiddle About 1.12
12. Tommy Can You Hear Me? 0.55
13. There’s A Doctor 0.24
14. Go To The Mirror! 3.22
15. Smash The Mirror 1.10
16. Miracle Cure 0.12
17. Sally Simpson 4.01
18. I’m Free 2.12
19. Tommy’s Holiday Camp 0.48
20. We’re Not Gonna Take It 3.28
21. See Me, Feel Me / Listening To You 7.51

La versione doppia Deluxe comprende il 1° e il 4° CD. Se non vi bastano esistono anche queste versioni, la prima è quella di cui sopra, poi potete trovare, se volete farvi del male:

2-CD deluxe, digi-pak
CD 1 Original album remastered
CD 2 Live Bootleg

1-CD remastered version
Original album (single disc)

Deluxe vinyl edition

2-piece, heavyweight
Original LP configuration

UVINYL Website
Exclusive vinyl version of live ‘bootleg’ album

Hi Fidelity Pure Audio (Blu-ray)
‘Stand-alone’ original album mixed in 5.1

Digital Formats

Super-deluxe box set

Tracks from SDE box, excluding 5.1 mixes
+ MFiT version (iTunes only)

Digital deluxe edition
‘Mirror’ of 2-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

Digital album (original album)
Mirror’ of 1-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

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Sempre della versione “poveri ma buoni” (inteso come prezzo) esce anche questo cofanetto dei Pogues: 30 Years. La data originale di uscita doveva essere il 2 dicembre, ma ora sembra confermato, per la Warner/Rhino, il 16 dicembre. Sono i 7 album di studio della formazione originale, con e senza Shane MacGowan,  rimasterizzati, alcuni proprio di recente, questa volta le versioni con bonus, e, sorpresa, l’ottavo disco è l’inedito ‘The Pogues With Joe Strummer Live in London‘. Solita lista dei contenuti, brano per brano:

Disc One

‘Red Roses For Me’
1. Transmetropolitan
2. The Battle of Brisbane
3. The Auld Triangle
4. Waxie’s Dargle
5. Boys from the County Hell
6. Sea Shanty
7. Dark Streets of London
8. Streams of Whiskey
9. Poor Paddy
10. Dingle Regatta
11. Greenland Whale Fisheries
12. Down in the Ground Where the Dead Men Go
13. Kitty

Disc Two

‘Rum, Sodomy and the Lash’

1. The Sick Bed of Cuchulainn
2. The Old Main Drag
3. Wild Cats of Kilkenny
4. I’m a Man You Don’t Meet Every Day
5. A Pair of Brown Eyes
6. Sally MacLennane
7. Dirty Old Town
8. Jesse James
9. Navigator
10. Billy’s Bones
11. The Gentleman Soldier
12. And the Band Played Waltzing Matilda

Disc Three

‘If I Should Fall From Grace With God’

1. If I Should Fall from Grace with God
2. Turkish Song of the Damned
3. Bottle of Smoke
4. Fairytale of New York
5. Metropolis
6. Thousands Are Sailing
7. Fiesta
8. Medley: The Recruiting Sergeant/The Rocky Road to Dublin/The Galway Races
9. Streets of Sorrow/Birmingham Six
10. Lullaby of London
11. Sit Down by the Fire
12. The Broad Majestic Shannon
13. Worms

Disc Four

‘Peace and Love’

1. Gridlock
2. White City
3. Young Ned Of The Hill
4. Misty Morning, Albert Bridge
5. Cotton Fields
6. Blue Heaven
7. Down All The Days
8. USA
9. Lorelei
10. Gartloney Rats
11. Boat Train
12. Tombstone
13. Night Train to Lorca
14. London You’re A Lady

Disc Five

‘Hell’s Ditch’

1. Sunny Side of the Street
2. Sayonara
3. The Ghost of a Smile
4. Hell’s Ditch
5. Lorca’s Novena
6. Summer in Siam
7. Rain Street
8. Rainbow Man
9. The Wake of the Medusa
10. House of the Gods
11. 5 Green Queens & Jean
12. Maidrin Rua
13. Six to Go

Disc Six

‘Waiting For Herb’

1. Tuesday Morning
2. Smell of Petroleum
3. Haunting
4. Once Upon a Time
5. Sitting on Top of the World
6. Drunken Boat
7. Big City
8. Girl from the Wadi Hammamat
9. Modern World
10. Pachinko
11. My Baby’s Gone
12. Small Hours

Disc Seven

‘Pogue Mahone’

1. How Come
2. Living in a World Without Her
3. When the Ship Comes In
4. Anniversary
5. Amadie
6. Love You ‘Till the End
7. Bright Lights
8. Oretown
9. Pont Mirabeau
10. Tosspint
11. Four O’Clock in the Morning
12. Where that Love’s Been Gone
13. The Sun and the Moon

Disc Eight

‘The Pogues With Joe Strummer Live in London’ 1991

1. If I Should Fall From Grace With God
2. Summer In Siam
3. Sayonara
4. Young Ned Of The Hill
5. Rain Street
6. Repeal Of The Licensing Laws
7. Tombstone
8. Turkish Song Of The Damned
9. Gartloney Rats
10. London Calling
11. Thousands Are Sailing
12. Sunny Side Of The Street
13. Straight To Hell
14. Medley: The Recruiting Sergeant / The Rocky Road To Dublin / The Galway Races
15. Dirty Old Town
16. The Sickbed Of Cuchulainn
17. The Star Of The County Down
18. I Fought The Law
19. Hell’s Ditch
20. Brand New Cadillac
21. Fiesta
22. Yeah, Yeah, Yeah, Yeah, Yeah

In ricordo del recentemente scomparso, 8 ottobre 2013, Philip Chevron, chitarrista della formazione originale, RIP!

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Questo, tecnicamente, non è esattamente un cofanetto, ma nella versione Deluxe che vedete effigiata qui sopra rientra nella categoria, così è una occasione per parlarne. Esce domani 26 novembre (il 2 dicembre in Italia) per la Eagle Rock/Edel e si tratta dell’ennesima raccolta di materiale “inedito”. Questa volta in formato video ed in ricordo dello scomparso Ray Manzarek (quanti ci hanno lasciato recentemente). La differenza rispetto alla versione standard è il libretto che vedete qui sopra. Quanto ai contenuti faccio prima a inserirvi il retro della copertina del DVD (che è uguale al Blu-Ray) e riporta tutti i contenuti, anche le Bonus Features, così cliccando sull’immagine ve le potete leggere tranquillamente:

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Per la serie dei megaconfanetti dedicate alle opere omnie dei vecchi artisti Columbia, per la Sony Legacy è uscito il 12 novembre The Complete Columbia Album Collection 1972-1988, un box di 34 CD che racchiude i 31 dischi incisi in 16 anni (!?!) dal grande pianista e tastierista americano. Il prezzo è speciale come per tutti i prodotti di questa serie. Ero indeciso se inserire o meno questo lavoro certosino che ho trovato in rete che riporta album per album, tutti i brani inclusi e i musicisti che hanno suonato nei vari dischi, ma poi ho optato per il sì, così potete decidere o meno per eventuali acquisti. Buona lettura!

Sextant (1973)

Tracks: Rain Dance; Hidden Shadows; Hornets.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano with Maestro Echoplex (1), hand clap (1), Fender Rhodes electric piano (2, 3), Hohner D6 Clavinet w/ Fender Fuzz-wah and Maestro Echoplex (2, 3); Mganga Eddie Henderson: trumpet (1), flugelhorn (2, 3); Pepo Julian Priester: trombone (1, 2), cowbell (2), alto trombone (3); Mwile Bennie Maupin: soprano saxophone (1), bass clarinet (2, 3), piccolo (3), Afuche (3), Hum-A-Zoo (3); Mchezaji Buster Williams: bass (1), electric bass (2), electric bass w/ wah-wah and fuzz (3); Jabali Billy Hart: drums; Patrick Gleeson: ARP 2600, ARP Soloist; Fundi: random resonator (1); Buck Clarke: bongos (2), congas (2).

Head Hunters (1973)

Tracks: Chameleon; Watermelon Man; Sly; Vein Melter.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, pipes; Bennie Maupin: alto flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Paul Jackson: electric bass, marimbula; Harvey Mason: drums; Bill Summers: congas, shekere, balafon, agogo, cabasa, hindewho, tambourine, log drum, surdo, gankoqui, beer bottle.

Dedication (1974) (Japan)

Tracks: Maiden Voyage; Dolphin Dance; Nobu; Cantaloupe Island.

Personnel : Herbie Hancock: piano (1, 2), Fender Rhodes electric piano (3, 4), ARP Pro Soloist (3, 4), ARP Odyssey (3, 4), ARP Keyboard Model 3604 (3, 4), ARP Model 2600 (3, 4), ARP PE-IV String Ensemble (3, 4), Hohner Clavinet D6 (3, 4), Maestro Echoplex (3, 4), Shure Reverberation Mixer (3, 4).

Thrust (1974)

Tracks: Palm Grease; Actual Proof; Butterfly; Spank-A-Lee.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: alto fl, ss, saxello, ts, bcl; Paul Jackson: el-b; Mike Clark: d; Bill Summers: perc.

Death Wish (1974)

Tracks: Death Wish (Main Title); Joanna’s Theme; Do A Thing; Paint Her Mouth; Rich Country; Suite Revenge: Striking Back, Riverside Park, The Alley, Last Stop, 8th Avenue Station; Ochoa Knose; Party People; Fill Your Hand.

Personnel: Performed by members of the Head Hunters: Herbie Hancock, Bennie Maupin, Paul Jackson, Mike Clark, and Bill Summers, plus Wah Wah Watson and other L.A. studio musicians and unidentified orchestra. Tracks 1, 2, 5 and 6b arranged by Jerry Peters.

Flood (1975) (Japan)

Tracks: Introduction/Maiden Voyage; Actual Proof; Spank-A-Lee; Watermelon Man; Butterfly; Chameleon; Hang Up Your Hang Ups.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: flute, soprano saxophone saxello, tenor saxophone, bass clarinet, flute, percussion; Blackbird McKnight: guitar; Paul Jackson: electric bass; Mike Clark: drums; Bill Summers: percussion.

Man-Child (1975)

Tracks: Hang Up Your Hang Ups; Sun Touch; The Traitor; Bubbles; Steppin’ In It; Heartbeat.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, ARP Odyssey, ARP Pro Soloist, ARP 2600, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Oberheim Polyphonic; Wayne Shorter: soprano saxophone; Bennie Maupin (alto and bass flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Stevie Wonder: harmonica; Wah Wah Watson: guitar, voice bag, Maestro Universal Synthesizer System, Maestro Sample and Hold Unit; Blackbird McKnight: guitar; David T. Walker: guitar; Paul Jackson: electric bass; Louis Johnson: electric bass; Henry Davis: electric bass; Mike Clark: drums, Harvey Mason: drums, James Gadson: drums, Bill Summers: percussion; Bud Brisbois: trumpet; Jay DaVersa: trumpet; Garnett Brown: trombone; Dick Hyde: bass trombone, tuba; Ernie Watts: flute, saxophones; Jim Horn: flute, saxophones.

Secrets (1976)

Tracks: Doin’ It; People Music; Cantaloupe Island; Spider; Gentle Thoughts; Swamp Rat; Sansho Shima.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, ARP Odyssey, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Micromoog, Oberheim Polyphonic, Echoplex; Wah Wah Watson: electric bass (1), lead vocals (1), voice bag, guitar (2-7), Maestro Universal Synthesizer System (2-7), Maestro Sample and Hold Unit (2-7); James Gadson: drums (1), background vocals (1); Ray Parker, Jr: background vocals (1), guitar (2-7); Art Baldacci: background vocals (1); Fred Dobbs: background vocals (1); Don Kerr: background vocals (1); Chris Mancini: background vocals (1); Paul Jackson: electric bass (2-7); James Levi: drums (2-7); Kenneth Nash: percussion (2-7).

V.S.O.P. (1977)

CD1: Piano Introduction; Maiden Voyage; Nefertiti; Introduction of Players/The Eye of the Hurricane. CD2: Toys; Introductions; You’ll Know When You Get There; Hang Up Your Hang Ups; Spider.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Yamaha electric grand piano, Fender Rhodes electric piano (CD2), Hohner D6 Clavinet (CD2), ARP Odyssey (CD2#4-5), ARP String Ensemble (CD2#4-5), Micromoog (CD2#4-5), Oberheim Polyphonic (CD2#4-5), Echoplex (CD2#4-5), Countryman Phase Shifter (CD2#4-5), Cry Baby Wah Wah (CD2#4-5); Freddie Hubbard: trumpet (CD1#1-4); Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones (CD1#1-4); Ron Carter: bass (CD1#1-4); Tony Williams: drums (CD1#1-4); Mganga Eddie Henderson: trumpet (CD2#1-3), flugelhorn (CD2#1-3), effects (CD2#1-3); Pepo Julian Priester: trombone (CD2#1-3), bass trombone (CD2#1-3); Mwile Bennie Maupin: alto flute (CD2#1-3), soprano saxophone (CD2#4-5), tenor saxophone (CD2#4-5), Lyricon (CD2#4-5); Mchezaji Buster Williams: bass (CD2#1-3); Jabali Billy Hart: drums(CD2#1-3); Wah Wah Watson: guitar (CD2#4-5), Maestro Universal Synthesizer System (CD2#4-5), Maestro Sample and Hold Unit (CD2#4-5), voice bag (CD2#4-5); Ray Parker Jr.: guitar (CD2#4-5); Paul Jackson: electric bass (CD2#4-5); James Levi: drums (CD2#4-5); Kenneth Nash: percussion (CD2#4-5).

The Herbie Hancock Trio (1977) (Japan)

Tracks: Watch It; Speak Like a Child; Watcha Waitin’ For; Look (aka “Harvest Time”); Milestones.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: The Quintet (1977)

Tracks: One of a Kind; Third Plane; Jessica; Lawra; Darts; Dolores; Little Waltz; Byrdlike.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: Tempest in the Colosseum (1977) (Japan)

Tracks: The Eye of the Hurricane; Diana; Eighty-One; Maiden Voyage; Lawra; Red Clay.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

An Evening With Herbie Hancock & Chick Corea In Concert (1978)

Tracks: CD1: Someday My Prince Will Come; Liza; Button Up. CD2: Introduction of Herbie Hancock by Chick Corea; February Moment; Maiden Voyage; La Fiesta.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Chick Corea: piano.

Sunlight (1978)

Tracks: I Thought It Was You; Come Running To Me; Sunlight; No Means Yes; Good Question.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha Polyphonic, ARP 2600, Oberheim Polyphonic, ARP String Ensemble, Prophet-5, Micromoog, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, Minimoog, Polymoog, Yamaha CP-30, p, E-MU Polyphonic Keyboard, Fender Rhodes electric piano, Sennheiser Vocoder VSM 201, vocals, brass, woodwinds and string arrangements (1-3); Bobby Bryant: trumpet (1-3); Bobby Shew: trumpet (1-3); Garnett Brown: trombone (1-3); Maurice Spears: trombone (1-3); Fred Jackson, Jr.: woodwinds (1-3); Ernie Watts: woodwinds (1-3); David Riddles: woodwinds (1-3); Jack Nimitz: woodwinds (1-3); Terry Adams: strings (1-3); Nathan Rubin: strings (1-3); Lawrence Granger: strings (1-3); Roy Malan: strings (1-3); Linda Wood: strings (1-3); Emily Van Valkenburgh: strings (1-3); Wah Wah Watson: guitar (1); Ray Parker Jr.: guitar (1, 3); Byron Miller: bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Raul Rekow: congas (1, 2, 4, 5); Paul Jackson: bass (2-4); James Levi: drums (2, 3); Baba Duru: tabla (2); Bennie Maupin: soprano saxophone (3); Bill Summers: percussion (3-5); Harvey Mason: drums (4); Jaco Pastorius: electric bass (5); Tony Williams: drums (5); Patrick Gleeson: additional synthesizers (5).

Feets Don’t Fail Me Now (1979)

You Bet Your Love; Trust Me; Ready Or Not; Tell Everybody (Disco version); Honey From The Jar; Knee Deep; Tell Everybody (Original album version).

Personnel: Herbie Hancock: keyboards, lead and background voc, Vocoder; Ray Obiedo: guitar; Eddie Watkins: electric bass; James Gadson: drums; Bill Summers: percussion; Julia Tillman Waters: background vocals; Maxine Willard Waters: background vocals; Oren Waters: background vocals; Luther Waters: background vocals; James Levi: drums (2, 6); Ray Parker, Jr.: guitar (3), drums (3); Coke Escovedo: timbales (3); Sheila Escovedo: congas (3); Bennie Maupin: soprano saxophone (6); Wah Wah Watson: guitar (6); Freddie Washington: electric bass (6); Brian Davis: percussion (6); Gordon Bahary: synthesizer programming (6).

Direct Step (1979)

Tracks: Butterfly; Shiftless Shuffle; I Thought It Was You.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, vocals, Sennheiser Vocoder; Bennie Maupin: soprano saxophone Lyricion; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: Hammond B-3 organ, Prophet-5, Yamaha CS-80, ARP String Ensemble, Multimoog synth, Fender Rhodes electric piano, background vocals; Paul Jackson: electric bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussion.

The Piano (1979 Japan; 2004 USA)

Tracks: My Funny Valentine; On Green Dolphin Street; Someday My Prince Will Come; Harvest Time; Sonrisa; Manhattan Island; Blue Otani; My Funny Valentine (alt tk); On Green Dolphin Street (alt tk); Someday My Prince Will Come (alt tk); Harvest Time (alt tk).

Personnel: Herbie Hancock: piano.

V.S.O.P. The Quintet: Live Under the Sky

Tracks: CD1: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile. CD2: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile; Stella By Starlight; On Green Dolphin Street.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P. The Quintet: Five Stars (1979) (Japan)

Tracks: Skagly (original LP version); Finger Painting (original LP version); Mutants On The Beach; Circe; Skagly (CD version); Finger Painting (CD version).

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: tenor saxophone; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Kimiko Kasai with Herbie Hancock: Butterfly (1979) (Japan)

Tracks: I Thought It Was You; Tell Me a Bedtime Story; Head in the Clouds; Maiden Voyage; Harvest Time; Sunlight; Butterfly; As.

Personnel: Kimiko Kasai: vocals, background vocals; Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, background vocals; Bennie Maupin: soprano and tenor saxophones; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: piano, Fender Rhodes electric piano, Hammond B-3 organ, Yamaha CS-40, Prophet-5, Multimoog, ARP String Ensemble; Paul Jackson: bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussions; Mari Kaneko: background vocals; Yuka Kamebuchi: background vocals.

Monster (1980)

Tracks: Saturday Night; Stars in Your Eyes; Go For It; Don’t Hold It In; Making Love; It All Comes Round.

Personnel: Herbie Hancock: piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 Suitcase piano, Steiner EVI, Sennheiser Vocoder, WLM Organ, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, Roland CR-70; Wah Wah Watson: guitar; Freddie Washington: electric bass; Alphonse Mouzon: drums, synthesizer (3); Sheila Escovedo: percussion; Julia Waters: background vocals; Maxine Water: background vocals; Luther Waters, Oren Waters: background vocals; Devadip Carlos Santana: guitar (1); Greg Walker; lead vocals (1, 5); Ray Parker Jr.: guitar (2); Gavin Christopher: lead vocals (2, 4); Oren Waters: lead vocals (3); Randy Hansen: guitar (4, 6); Bill Champlain: lead and background vocals (6).

Mr. Hands (1980)

Tracks: Spiraling Prism; Calypso; Just Around the Corner; 4 A.M.; Shiftless Shuffle; Textures.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Rhodes 88 suitcase electric piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, all instruments (6); Byron Miller: electric bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Bill Summers: percussion (1); Ron Carter: bass (2); Tony Williams: drums (2); Sheila Escovedo: percussion (2, 3); Wah Wah Watson: guitar (3); Freddie Washington: electric bass (3); Alphonse Mouzon: drums (3); Jaco Pastorius: electric bass (4); Harvey Mason: drums (4, 5); Bill Summers: percussion (4, 5); Bennie Maupin: tenor saxophone (5); Paul Jackson: electric bass (5).

Magic Windows (1981)

Tracks: Magic Number; Tonite’s The Night; Everybody’s Broke; Help Yourself; Satisfied With Love; The Twilight Clone.

Personnel: Herbie Hancock: E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP Odyssey, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 suitcase electric piano, Sennheiser Vocoder, Linn Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, piano, background vocals (3); Ray Parker, Jr.: guitar (1, 2), drums (2); Freddie Washington: electric bass (1, 5); John Robinson: drums (1, 3); Sheila Escovedo: percussion (1); Pete Escovedo: percussion (1); Juan Escovedo: percussion (1); Sylvester: lead and background vocals (1); Jeanie Tracy: background vocals (1); Michael Brecker: tenor saxophone (2, 4); Vicki Randle: lead vocals (2), background vocals (2-4); Ngoh Spencer: background vocals (2-4); Deke Dickerson: background vocals (2-4); George Johnson: guitar (3), rhythm guitar (6); Louis Johnson: electric bass (3, 6); Gavin Christopher: lead vocals (3-5), “brass” arrangement concept (4); David Bottom: background vocals (3); Jeffrey Cohen: background vocals (3); Al McKay: guitar (4); Eddie Watkins: electric bass (4); James Gadson: drums (4); Wah Wah Watson: guitar (5); Alphonse Mouzon: drums (5); Oren Waters: background vocals (5); Luther Waters: background vocals (5); Julia Waters: background vocals (5); Maxine Waters: background vocals (5); Adrian Belew: lead guitar (6); Paulinho da Costa: percussion (6); Kwawu Ladzekpo: Ghanian drums and bells (6); Kwasi Dzidzomu: Ghanian drums and bells (6); Moody Perry III: Ghanian drums and bells (6).

Herbie Hancock Trio with Ron Carter + Tony Williams (1981) (Japan)

Tracks: Stablemates; Dolphin Dance; A Slight Smile; That Old Black Magic; La Maison Goree.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Quartet (1983)

Tracks: Well You Needn’t; Round Midnight; Clear Ways; A Quick Sketch; The Eye of the Hurricane; Parade; The Sorcerer; Pee Wee; I Fall in Love Too Easily.

Personnel: Personnel: Herbie Hancock: piano; Wynton Marsalis: trumpet; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Lite Me Up (1982)

Tracks: Lite Me Up!; The Bomb; Getting’ To The Good; Paradise; Can’t Hide Your Love; The Fun Tracks; Motor Mouth; Give It All Your Heart.

Personnel: Herbie Hancock (Fender Rhodes electric piano, Clavitar, Yamaha CS-80, The Source by Moog, Minimoog, Waves Minimoog, Prophet-5, ARP 2600, ARP Odyssey, E-MU Digital Keyboard, Oberheim 8-Voice, Roland Jupiter-8, Hohner D6 Clavinet, voc, Sennheiser Vocoder, Synclavier Digital, Linn Drum, piano, background vocals (1-3, 6-8), lead Vocoder vocals (3, 8), lead vocals (4, 5); David Williams: guitar (2, 3, 6-8); Louis Johnson: electric bass (1-3. 6-8); John Robinson: drums (1-3, 6-8); Jerry Hey (“The Dr. Negroidal”): trumpet (1,3, 5-8), horn arrangement (1-3, 5-8), string arrangement (1, 3, 6-8); Chuck Findley: trumpet and trombone (1,3, 5-8); Bill Reichenbach: trombone (1,3, 5-8); Gary Herbig: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Larry Williams: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Patti Austin: background vocals (1-3, 6-8); Jim Gilstrap: background vocals (1-3, 5-8); Paulette McWilliams: background vocals (1-3, 6-8); John Lehman: background vocals (1-3, 5-8); Edi Lehman: background vocals (1-3, 6-8); Steve Lukather: guitar (1); Wayne Anthony: lead vocals (1, 2, 6, 7); Rod Temperton: rhythm and vocal arrangement (1-3, 6-8); Michael Boddicker: additional synthesizer programming (2), synthesizer programming (3), synthesizer (6); Jay Graydon: guitar (4); David Williams: guitar (4); David Foster: piano (4), keyboard arranger (4), background vocals (4); Abraham Laboriel: electric bass (4); Jeff Porcaro: drums (4); Rick Kelly: synth programming (4); Bill Champlin: background vocals (4); Richard Page: background vocals (4); Venette Gloud: background vocals (4); Corrado Rustici: guitar (5); Randy Jackson: electric bass (5); Narada Michael Walden: drums (5), background vocal arrangement (5); Frank Martin; synthesizer (5); Sheri Payne: background vocals (5); Linda Lawrence: background vocals (5); Paulinho da Costa: percussion (6); Patrice Rushen: lead Vocoder vocals (8).

Future Shock (1983)

Tracks: Rockit; Future Shock; TFS; Earth Beat; Autodrive; Rough; Rockit (Mega Mix).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1, 4, 6), Rhodes Chroma (1, 3, 5), Sennheiser Vocoder (1), Clavitar (1), Dr. Click Rhythm Coordinator (1, 3, 4), E-MU DIgital Keyboard (1), Minimoog (1, 5), Hohner D6 Clavinert (2), Memorymoog (2), piano (3, 5). Emulator (3, 6), Yamaha CE-20 (4), Yamaha GS-1 (4, 5), alphaSyntauri (6); Bill Laswell: electric bass (1-4); Michel Beinhorn: DMX (1, 3-5), Synare Drum (1, 3-5), Minimoog programming (1), Prophet-5 (2, 6), Prophet Pro-One (2), Memorymoog programming (2-4), Shortwave (5), Minimoog (5); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 4); Daniel Ponce: bata (1, 4); Pete Cosey: guitar (2); Sly Dunbar: drums (2), bongos (2); Dwight Jackson, Jr.: lead vocals (2); Bernard Fowler: background vocals (2).

Sound System (1984)

Tracks: Hardrock; Metal Beat; Karabali; Junku; People Are Changing; Sound-System; Metal Beat (Extended version).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1-4, 6), Rhodes Chroma (1, 4), Apple IIe (1), Yamaha DX7 (1, 2, 4-6), E-MU 4060 Digital Keyboard (1), piano (3-5), keyboards (6); Will Alexander: Fairlight CMI (1, 2), Fairlight CMI programming (3, 6, 7), Memorymoog (4), Clavinet (5, 6); Rob Stevens: XMD (1, 4), Praxis processing (4); Nicky Skopelitis: guitar (1, 6); Henry Kaiser: guitar (1, 2, 7); Bill Laswell: electric bass (1, 4, 6), DMX (1, 2, 4, 6), tapes (1, 4), Shortwave (2); Anton Fier: Simmons drums (1, 2, 6, 7), sound plates (1, 2, 6, 7), culca (1), cymbals (2, 7), gongs (2, 7), TR-808 (5), wood block (5), percussion (5), Synare Drum (6), tympani (6); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 2, 6, 7), FX (7); Daniel Ponce; bata (1); Wayne Shorter: Lyricon (2, 7), soprano saxophone (2); Foday Musa Suso: dusunguni (2, 4), balaphone (2), kora (4, 6), kalimba (4), guitar (6), talking drum (6); Alyb Dieng: talking drum (2, 4, 6, 7), chatan (2, 4, 6, 7), bells (2, 6, 7), don don (4), cowbell (4); Bernard Fowler: voice (2, 7), vocals (3, 5), vocal arrangement (3, 5); Hamid Drake: cymbals (3, 6); Daniel Ponce: bata (3), bells (3), shekere (3); Toshinori Kondo: trumpet (6), speaker (7).

Herbie Hancock and Foday Musa Suso: Village Life (1985)

Tracks: Moon; Ndan Ndan Nyaria; Early Warning; Kanatente.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha DX-1 Digital, Yamaha RX11 Digital Drum Machine; Foday Musa Suso: kora, talking drum.

Round Midnight / Original Soundtrack (1986)

Tracks: Round Midnight; Body and Soul; Berengere’s Nightmare; Fair Weather; Una Noche Con Francis; The Peacocks; How Long Has This Been Going On?; Rhythm-A-Ning; Still Time; Minuit A Champs Elysses; Chan’s Song.

Personnel: Herbie Hancock: piano (1-7, 9-11); Ron Carter: bass (1, 8, 11); Tony Willams: drums (1, 8, 11); Bobby McFerrin: vocals (1, 11); Dexter Gordon: tenor saxophone (2, 5, 7-9); John McLaughlin: guitar (2, 3); Pierre Michelot: bass (2-7, 9); Billy Higgins: drums (2-7, 9); Chet Baker: trumpet (4), vocals (4); Wayne Shorter: tenor saxophone (5), soprano saxophone (6); Bobby Hutcherson: vibraphone (5, 10); Lonette McKee: vocals (7); Freddie Hubbard: trumpet (8); Cedar Walton: piano (8).

Perfect Machine (1988)

Tracks: Perfect Machine; Obession; Vibe Alive; Beat Wise; Maiden Voyage / P Bop; Chemical Residue; Vibe Alive (Extended Dance Mix); Beat Wise (12″ Edit).

Personnel: Herbie Hancock: Apple/Mac Plus, Yamaha DX-1, Yamaha DX-7, Yamaha DZ7llFD, Kurzweil K-250, Fairlight Series II, Fairlight Series III, Akai 900-S Sampler, Roland Super Jupiter, Rhodes Chroma, Oberheim Matrix 12, Yamaha TX 8/16, Sennheiser Vocoder, piano; Jeff Bova: synthesizer programming; William “Bootsy” Collins: electric bass, Sennheiser Vocoder; Mico Wave: Minimoog bass, Talk Box, Sennheiser Vocoder; Nicky Skopelitis: Fairlight Drums; DS.T: turntables, FX; Leroy “Sugarfoot” Bonner: vocals.

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Riduciamo decisamente le dimensioni del prodotto, ma non l’incazzatura che mi provoca. Ok, il Natale si avvicina, e l’abbiamo detto, ma non si possono ripubblicare gli stessi album più volte a distanza di poco tempo, oltre alle Deluxe Editions che spesso escono in contemporanea, è una presa per i fondelli. Prendete questo Time, l’ultimo album di Rod Stewart, pubblicato dalla Capitol/Universal il 3 maggio, ora esce in una versione doppia (superando quindi anche l’ultimo Bowie che quantomeno, si fa per dire, era uscito a Marzo) che aggiunge un secondo dischetto dal vivo alla versione potenziata che era stata pubblicata in origine. Il tutto il 3 dicembre, al prezzo di un solo CD (almeno questo). Quindi cosa hanno aggiunto? Altre tre bonus in studio (che sono i brani blues and soul di cui si parlava prima dell’uscita ed erano “scomparsi” dalla versione definitiva) nel secondo dischetto e 10 brani dal vivo. Se non lo avevate preso fateci un pensierino visto che l’album, senza essere un capolavoro, è decisamente il migliore di Rod The Mod da lunga pezza a questa parte, meglio dei “pallosissimi” disch della serie dei Great American Songbook. Take a look (e anche un ascolto) http://www.youtube.com/watch?v=kqy0-SdOEmM:

Disc: 1

  • 1. She Makes Me Happy
  • 2. Can’t Stop Me Now
  • 3. It’s Over
  • 4. Brighton Beach
  • 5. Beautiful Morning
  • 6. Live The Life
  • 7. Finest Woman
  • 8. Time
  • 9. Picture In A Frame
  • 10. Sexual Religion
  • 11. Make Love To Me Tonight
  • 12. Pure Love
  • 13. Corrina Corrina
  • 14. Legless
  • 15. Love Has No Pride

 

Disc: 2

  • 1. Here Comes The Night
  • 2. Cold Water
  • 3. Shake Your Money Maker

Live from The Troubadour West Hollywood

  • 4. Can’t Stop Me Now
  • 5. Forever Young
  • 6. It’s Over
  • 7. Rhythm Of My Heart
  • 8. Finest Woman
  • 9. You Wear It Well
  • 10. She Makes Me Happy
  • 11. Have I Told You Lately
  • 12. Brighton Beach
  • 13. Sexual Religion

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La Fire Records dopo le ristampe potenziate dei singoli album dei Giant Sand ora pubblicherà, il 3 dicembre, questo cofanetto dedicato ai dischi solisti di Howe Gelb. Il cofanetto, Little Sand Box, conterrà questi 8 albums e esce quasi in contemporanea al nuovo The Coincidentalist, pubblicato dalla New West http://www.youtube.com/watch?v=_bEBTHcmTGk. Ma niente, niente un dispettuccio:

  1. Dreaded Brown Recluse
  2. Hisser
  3. Confluence
  4. The Listener
  5. Sno Angel Like You
  6. Sno Angel Wingin’ It
  7. Alegrias
  8. Some Piano

Usciti tra il 1991 e il 2011, molti sono arricchiti con alcune bonus tracks e un paio di loro erano abbastanza difficili da reperire  http://www.youtube.com/watch?v=rfLqgruDD4Q. Questo è il contenuto totale:

Dreaded Brown Recluse (1991)

  • 01. Spirit Lie
  • 02. Picture Shows
  • 03. Loretta And The Insect World
  • 04. Actually Faxing Sophia
  • 05. Cello Of The City
  • 06. Still Too Far
  • 07. Warm Storm
  • 08. Always Horses Coming
  • 09. Vigdis
  • 10. Vienna Two-Step Throw-Away
  • 11. Bible Black Book II
  • 12. Brown Recluse
  • 13. Wild Dog Waltz
  • 14. Blanket For Tina
  • 15. Victoria Wisp

Bonus tracks

  • 16. Detrimental Instrumental
  • 17. Vigdis (Uninterrupted)
  • 18. Cello In The City (Archivist Remix)

Hisser (1998)

  • 01. Temptation Of Egg
  • 02. 4 Door Maverick
  • 03. This Purple Child
  • 04. Shy Of Bumfuck
  • 05. Propulsion
  • 06. Catapult
  • 07. Creeper
  • 08. Tanks Rolling Into Town
  • 09. Halifax In A Hurricane
  • 10. Living On a Waterfall
  • 11. Like A Store Front Display
  • 12. Explore You
  • 13. Nico’s Lil Opera
  • 14. Thereminender
  • 15. Hisser
  • 16. Intro Speck
  • 17. Soldier Of Fortune
  • 18. Lull
  • 19. Short Way To End The Day

Bonus tracks

  • 20. No Name Guitar
  • 21. Cracklin Water
  • 22. Satellite
  • 23. Leather

Confluence (2001)

  • 01. 3 Sisters
  • 02. Saint Conformity
  • 03. Pontiac Slipstream
  • 04. Sputter
  • 05. Blue Marble Girl
  • 06. Source
  • 07. 2 Rivers
  • 08. Available Space
  • 09. Pedal Steel And She’ll
  • 10. Cold
  • 11. Can’t Help Falling In Love
  • 12. Hatch
  • 13. Shadow Of Where A River Was
  • 14. Vex (Paris)
  • 15. Vex (Tuscon)
  • 16. Hard On Things
  • 17. Slide Away

Bonus tracks

  • 18. Hatch (Live In Tucson)

The Listener (2003)

  • 01. Glisten
  • 02. Felonius
  • 03. Jason’s List
  • 04. Cowboy Boots
  • 05. Torque (Tango De La Tongue)
  • 06. Piango
  • 07. Lying There
  • 08. B 4 U (Do Do Do)
  • 09. The Nashville Sound
  • 10. Blood Orange
  • 11. Moons Of Impulse
  • 12. Now I Lay Me Down
  • 13. Lemmy N Emmy

Bonus tracks

  • 14. Torque Originale
  • 15. B 4 U (Do Do Do) – Alt Mix

Sno Angel Like You (2006)

  • 01. Get To Leave
  • 02. Paradise Here Abouts
  • 03. But I Did Not
  • 04. Hey Man
  • 05. The Farm
  • 06. That’s How things Get Done
  • 07. Love Knows (No Borders)
  • 08. The Voice Within
  • 09. Nail In The Sky
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Robes Of Bible Black
  • 12. Worried Spirits
  • 13. Neon Filler
  • 14. Chore Of Enchantment

Bonus tracks

  • 15. Get To Leave – Holy
  • 16. Nail In the Sky – Original

Sno Angel Wingin’ It (2009)

  • 1. Paradise Here Abouts
  • 2. Dirty From The Rain
  • 3. That’s How Things Get Done
  • 4. Spiral
  • 5. Robes Of Bible Black
  • 6. Vortexas
  • 7. Ballad Of The Tucson 2
  • 8. Hey Man
  • 9. Worried Spirits
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Nail In The Sky
  • 12. Astonished
  • 13. But I Did Not
  • 14. Love Knows (No Borders)

Alegrias (2011)

  • 1. 4 Door Maverick
  • 2. Uneven Light Of Day
  • 3. The Ballad Of Lole Y Manuel
  • 4. Cowboy Boots
  • 5. Notoriety
  • 6. Blood Orange
  • 7. Lost Like A Boat Full Of Rice
  • 8. Broken Bird And The Ghost River
  • 9. (There were) Always Horses Coming
  • 10. The Hangin’ Judge
  • 11. Saint Conformity
  • 12. Where The Wind Turns The Skin To Leather
  • 13. One Diner Town

Some Piano

  • 1. See (Lull)
  • 2. What (Lull)
  • 3. Of (Lull)
  • 4. Now (Lull)
  • 5. Spangle Bib Of Radient Value (Ogle)
  • 6. Before The Tenant They Sat With Popcorn And Hunch (Ogle)
  • 7. Hokum Bigboy Was Probably Not His Given Name (Ogle)
  • 8. Tangualtion (Spun)
  • 9. Loss And Its Hold On Us (Spun)
  • 10. Denmark Stunningly Soaked (Spun)
  • 11. Excursion Disruption (Spun)
  • 12. California Roll (Snarl)
  • 13. Calculating Route (Snarl)
  • 14. Ample (Snarl)

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Per finire la lista di oggi, un bel cofanetto dedicato alla discografia completa di John Mellencamp, 1978-2012 Box Set, in uscita per la Universal/Mercury il 10 dicembre (ma non in Italia, dove per motivi misteriosi, ma non troppo, è una costante delle uscite del Coguaro questo ritardo nella pubblicazioni, uscirà verso la fine di gennaio 2014, o almeno così pare al momento. Conterrà 19 CD e il prezzo sarà medio-alto, questi gli album contenuti:

  • John Cougar (1979)
  • Nothin’ Matters and What If It Did (1980)
  • American Fool (1982)
  • Uh-Huh (1983)
  • Scarecrow (1985)
  • The Lonesome Jubilee (1987)
  • Big Daddy (1989)
  • Whenever We Wanted (1991)
  • Falling From Grace: Original Soundtrack Album (1992)
  • Human Wheels (1993)
  • Dance Naked (1994)
  • Mr. Happy Go Lucky (1996)
  • John Mellencamp (1998)
  • Rough Harvest (1999)
  • Cuttin’ Heads (2001)
  • Trouble No More (2003)
  • Freedom’s Road (2007)
  • Live, Death, Love and Freedom (2008)
  • No Better Than This (2010)

Dodici degli album saranno provvisti di bonus tracks, mancano le “origini” disconosciute (i.e. Chestnut Street Incident, A Biography e The Kid Inside), l’unico mini live del 2009 (ma non questo, bellissimo, Live By Request  http://www.youtube.com/watch?v=kY0LmPEn4CU, le collaborazioni, ma c’è la colonna sonora di Falling From Grace http://www.youtube.com/watch?v=X0X5tSCfSyQ.

Questi due ve li anticipo (sono quelli in uscita nel 2014), ma ne parleremo nel prossimo Post, insieme agli altri pre-natalizi.

small faces here comes the nice

mike-bloomfield-box

Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti