30/06/2012

Il Talento " Dietro Un Velo"? Jess Klein - Behind A Veil

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Jess Klein – Behind A Veil – Motherlode Records (solo sul suo sito) http://jessklein.com/ – 2012

Se siete stanchi di ragazzine delicate che cantano con voce delicata, ma preferite le ragazze grintose che hanno qualcosa da dire, mi permetto  di consigliarvi (per chi non la conosce) Jess Klein, una bella e brava cantautrice di area “bostoniana” (un bacino molto prolifico per la canzone d’autore americana). La ragazza, nata a Rochester (New York), è molto versatile: ha dipinto, ha preso lezioni di danza classica, ha suonato il clarinetto, ha scritto racconti e ha sempre canticchiato. Nel 1995 Jess decise di trascorrere un annetto in Giamaica, e il padre (deceduto quest’anno dopo una lunga battaglia con la SLA) le regalò per l’occasione la sua vecchia chitarra acustica, che ha portato Jess Klein a scoprire un interesse più importante degli altri e a dedicarsi interamente al “songwriting”. Per farla breve da Kingston a Boston il passo non è breve, ma nemmeno impossibile, e la Klein diventa in poco tempo una delle beniamine musicali della città, tanto è vero che per Draw Them Near (2000) l’album del vero debutto si muove la “crema” della città stessa (Ken Coomer batterista dei Wilco, Paul Kolderie dei Morphine, George Howard e David Henry per la produzione. Negli anni a seguire la Klein, con alti e bassi, incide lavori come Strawberry Lover (2005), City Garden (2006), un rarissimo Live House Of Satisfaction (2007), e l’ottimo Bound To Love (2009).

Trasferitasi da Boston a Austin, Jess per Behind A Veil (con produttore esecutivo un certo Phil Collins, sarà lui, non credo!) si avvale dei migliori “talenti” del posto, tra i quali Bill Masters alle chitarre e banjo, Mark Addison al basso e piano, Jeremy Bow batteria e percussioni, Rick Moore al sax, e le coriste Wendy Colonna e Noelle Hampton, per canzoni che nei testi risentono inevitabilmente degli ultimi eventi sfavorevoli della sua vita (oltre alla morte del padre, anche la separazione dal suo compagno).

L’inizio con la “title-track” Behind A Veil  è uno dei più promettenti, ritmo, chitarre taglienti, voce sofferta, una canzone così perfetta che se fossi un dj radiofonico non me la lascerei scappare. Con Wilson Street Serenade si viaggia dalle parti del “soul”, una ballata incantevole con il controcanto di Wendy e Noelle. Lovers And Friends inizia con una acustica vecchio stile, supportata da un banjo, una batteria avvolgente, con un crescendo e un cantato convinto. Ancora meglio la successiva Beautiful Child, una ballata da brividi con la voce di Jess che segue la melodia dell’arpeggio della chitarra. Splendida. La seguente Tell Me This Is Love è un brano dal “riff” rockeggiante con batteria e tastiere in evidenza, mentre Riverview dimostra che l’interprete conta, quando la voce valorizza un brano dall’arrangiamento scarno (batteria e banjo). Un intro particolare apre Simple Love una ballata superba, con un ritornello che ti entra in testa, cantato con grande passione e convinzione, un brano che rimarrà a lungo nelle orecchie e nel cuore. Mona è più elettrica, ricorda gli esordi della Klein, mentre A Room Of Your Own e Unwritten Song sono canzoni  più “normali”,  forse troppo artificiose.

Un disco ben fatto ed equilibrato che conferma il talento di Jess Klein, dotata di una voce morbida e avvolgente, un autrice che, come ha sottolineato l’autorevole rivista musicale “No Depression” cavalca un suono rock-mainstream, non ha forse una personalità straripante, ma trovando parecchie affinità con le colleghe Catie Curtis, Kathleen Edwards, Brandi Carlile, Shannon McNally, Gina Villalobos, e soprattutto Lucinda Williams, contribuisce alla rinascita del rock d’autore al femminile. Consigliata a tutti gli amanti delle cantanti che sanno dare emozioni.

Tino Montanari

26/01/2012

Una "Viaggiatrice" Particolare. Kathleen Edwards - Voyageur

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Kathleen Edwards - Voyageur - Rounder/Universal

La canadese Kathleen Edwards, giunta al suo quarto album con questo Voyageur, come forse saprete  per averlo letto, era partita per un "viaggio" alla ricerca di un produttore e di un nuovo suono e l'ha trovato nella persona di Justin Vernon (in arte Bon Iver), ma ha anche trovato l'amore. Questo nuovo album allo stesso tempo si unisce alla nutrita schiera dei "divorce album" in quanto tra metafore varie racconta la storia del collasso del suo matrimonio con il suo precedente produttore e compagno di vita Colin Cripps. Questa è in soldoni la storia della genesi e della realizzazione di questo album che martedì prossimo vedrà la pubblicazione anche sulle lande italiche dopo essere uscito, prima in America e poi in Europa nelle scorse settimane.

Lei, al sottoscritto piace, ma questo album ha scatenato una serie di commenti (forse anche superiori al valore del disco): chi l'ha stroncato senza pietà in Italia, chi l'ha osannato anche troppo in Inghilterra via Stati Uniti (il recensore di Uncut). Secondo me siamo in una onesta via di mezzo. Il disco si ascolta piacevolmente ha più di un punto di contatto con il sound dell'ultimo omonimo album di Bon Iver ma pure qualche reminiscenza (peraltro poche) con il suo passato roots. Alcuni brani sono anche orecchiabili, vogliamo dire, più nobilmente, radiofonici, e non è un'offesa o una degradazione, se ogni tanto alla radio con il piattume che circola, ogni tanto, si possono sentire anche canzoni di chi qualcosa da dire ce l'ha, non può far male alle orecchie e al cuore di chi li ascolta.

Il disco, registrato tra Fall Creek nel Wisconsin e Toronto, Canada si avvale di una piccola pattuglia di collaboratori e ospiti ma il "grosso" del lavoro strumentale lo fanno Justin Vernon che si destreggia tra chitarre acustiche ed elettriche, tastiere, banjo, basso e "l'odiato" synth pietra dello scandalo (che ad essere onesti un po' rompe la balle ma non troppo) mentre Kathleen Edwards suona molte chitarre acustiche, piano e organo, un evocativo violino nella malinconica ballata A Soft Place To Land, entrambi si alternano al vibrafono in un paio di brani, non proprio uno strumento da musica orecchiabile se proprio vogliamo.

Il collega canadese Jim Bryson (molto bravo, ha fatto cinque album a nome suo), una costante nei dischi della Edwards firma il brano Sidecar e appare costantemente come musicista nel disco. Anche Hawksley Workman altro quotato cantautore canadese pur di partecipare siede alla batteria in un paio di brani (ma è uno dei tanti strumenti che suona). E nel brano finale, la lenta avvolgente e ipnotica For The Record le armonie vocali sono a cura di Norah Jones. Mi piace ricordare anche il folk-pop brioso dell'iniziale Empty Threat e la atmosfere più raccolte di House Full Of Empty dall'impronta più acustica che ricorda i lavori passati di Kathleen Edwards. Mint ha un suono più rockeggiante vagamente (ma molto vagamente) alla Sheryl Crow mentre Pink Champagne potrebbe ricordare le sonorità meno austere della connazionale Sarah McLachlan con un bell'insieme corale. E ricordiamo pure pure Change The Sheets che mi ha fatto rimembrare i Cranberries del primo periodo (qui da David Letterman).

Insomma se vi piacciono le voci femminili di talento, questo Voyageur non è un capolavoro ma nemmeno una "schifezza". Quando si è incerti sui risultati finale si usa estrarre dal cilindro il termine "lavoro di transizione". Si può fare!

Bruno Conti

15/01/2012

Novità Di Gennaio 2012 Parte I. Ani DiFranco. Maccabees, Laura Gibson, Guided By Voices,Van Morrison, Roger Creager, Cory Morrow, Kathleen Edwards

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Con l'inizio dell'anno e dopo la pausa natalizia nelle uscite discografiche ripartiamo con le "buone abitudini", ovvero la rubrica dedicata alle Anticipazioni (che da quello che vedo nelle statistiche dei contatti mi risulta la più gradita dai lettori del Blog): alcune tipo Little Willies, Alex Chilton, Elvis Presley hanno avuto un Post ad hoc, altri titoli li sto recuperando con recensioni apposite giorno dopo giorno, per cui iniziamo.

L'amico Van Morrison, del quale in questi giorni, a sua insaputa sicuramente, è stato pubblicato dalla fantomatica IMV Blueline questo Live On Air, non so se sarà molto contento (conoscendone la fama direi proprio di no). Di cosa si tratta? Di un bel concerto, perchè è bello, discretamente inciso, "semiufficiale", registrato nel 1973, di difficile reperibilità (in teoria è già uscito). In questo caso più che il sistema "San Tommaso - Provare per credere!" ho vestito i panni dello Sherlock Holmes, non versione Robert Downey Jr., vecchia maniera, e questo è quello che è risultato. Si tratta dei primi 12 brani (quindi manco tutto il concerto), registrato al Rainbow Theater di Londra il 24 luglio del 1973, quindi il tour e i concerti dai quali è stato tratto It's Too Late To Stop Now. E mandato in onda dalla BBC il 27 maggio del 1974 nell'ambito del glorioso programma televisivo Old Grey Whistle Test con l'audio mono in televisione e stereo in radio. Mancano gli ultimi tre brani del concerto I Paid The Price, Saint Dominic's Preview e Gloria ed è uscito come bootleg in molte versioni, completo, nel corso degli anni. Alcuni brani, incisi peggio in questa versione ovviamente, sono gli stessi che appaiono nel doppio ufficiale che è assolutamente indispensabile in qualsiasi discoteca che si rispetti! Elementare (ma non troppo) Watson!

Laura Gibson è una cantautrice americana al terzo album, questo La Grande, distribuito dalla City Slang e con ottime recensioni di NME, Q, Mojo e Rolling Stone. Viene dall'area di Portland, Oregon e quindi dal giro Decemberists (due sono presenti nel CD) e Laura Veirs, ma ci sono anche musicisti dei Dodos, Joey Burns dei Calexico e la clarinettista Jilly Coykendall. Genere, vogliamo dire alternative folk? Disco interessante comunque, uscito il 10 gennaio.

Nuovo album per i Maccabees Given To the Wild, etichetta Fiction/Universal. Questo è il loro terzo disco, come genere, anche se incidono per una major, si usa dire indie rock. Se non si offendono li definirei dei Coldplay più energici (ma non troppo) influenzati anche, dicono loro, da Stone Roses, Kate Bush e David Bowie, molto piacevoli ma anche raffinati. Il disco in Inghilterra è uscito la scorsa settimana e dovrebbe esordire, secondo le proiezioni, al n.1 delle classifiche britanniche scalzando dalla vetta dopo molto tempo quello di Adele, mentre da noi verrà distribuito martedì 17 gennaio.

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Quello con il pavone è il nuovo, ottimo, album di Ani DiFranco, si chiama Which Side Are You On? dal titolo del famoso brano degli anni '30, reso celebre da Pete Seeger, che appare con il suo banjo all'inizio della versione di Ani. Tra gli altri ospiti, un paio di Neville Brothers, il sassofonista Skerik, la sua compagna di etichetta Anais Mitchell (il cui nuovo album, apparirà verso metà febbraio), il chitarrista Adam Levy (Norah Jones, Tracy Chapman e Amos Lee tra i musicisti che hanno usufruito  dei suoi servizi). E una pattuglia di fiati provenienti da Galactic, Bonerama e Rebirth Brass Band, tutti di New Orleans che è la nuova città della DiFranco. Il disco, come avrete letto in molte recensioni anticipate, è decisamente bello, per cui mi aggiungerò al coro anch'io nei prossimi giorni. Esce il 17 gennaio su etichetta Righteous Babe.

Il nuovo Kathleen Edwards Voyageur, etichetta Zoe/Rounder/Universal esce: il 17 gennaio negli States, il 24 gennaio in Europa e il 31 in Italia. In questo caso, contrariamente a quello che potete avere letto (e.g. recensioni negative), dissento, mi sembra un disco molto bello. E' il quarto disco della cantautrice americana, il primo dopo la separazione dall'ex marito e collaboratore musicale Collin Crips. Quindi, come lei stessa ha detto potrebbe essere il suo "Divorce Album" ma allo stesso tempo è anche il primo dove appare il suo compagno, di vita e di musica, Justin Vernon aka Bon Iver. Da quello che ho sentito, il disco mi pare molto bello (e in questo caso avendolo sentito tutto e bene, confermo). Oltre a Vernon ci sono tra gli ospiti il connazionale Canadese Jim Bryson e Norah Jones. Recensione completa a giorni, nel frattempo se volete verificare di persona first-listen-kathleen-edwards-voyageur

La terza copertina, quella astratta/futurista che vedete ad inizio paragrafo, è quella del nuovo album dei Guided By Voices di Robert Pollard che dopo 15 anni si riuniscono nella formazione originale per pubblicare un nuovo album. Si chiama Let's Go Eat The Factory esce autodistribuito in USA e su etichetta Fire in Europa sempre il 17 gennaio. Sono 21 brani ma come sapete il gruppo di Pollard è "strano", per cui si va dai 34 secondi ai 4 minuti. Nel frattempo, solo tra il 2004 e il 2011 Robert Pollard aveva pubblicato 13 album solisti. Sentiremo.

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Per finire questa prima emissione un paio di countryman: per la "mitica" serie Live At Billy Bob's Texas esce un CD+DVD dedicato a Cory Morrow. Il texano è sempre tra i migliori a mischiare country e rock, quindi per chi ama il genere, consigliato. Per Roger Creager potremmo usare le stesse parole, texano mischia country e rock anche con belle ballate, il disco è in studio, si chiama Surrender esce per la Fun All Wrong Records/Thirty Tigers sempre il 17 gennaio come il precedente.

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Postilla. Esce la settimana prossima anche il nuovo disco de I Luf, come vedete si chiama I Luf cantano Guccini, devo aggiungere altro? L'Avvelenata, Eskimo, Auschwitz, Dio è Morto, Il Vecchio ed il Bambino, Bologna, Canzone Per Un'Amica Dario Canossi e co. le fanno, le altre scopritele da soli.

Bruno Conti