Torna Uno Dei Migliori Rocker In Circolazione, Nuovo Album E Concerto. Kenny Wayne Shepherd Band – Lay It On Down

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Kenny Wayne Shepherd  – Lay It On Down – Mascot/Provogue – 21-07-2017

Kenny Wayne Shepherd (nato Brobst a Shreveport, Louisiana, esattamente 40 anni fa, ma poi diventato “pastore”, almeno di cognome, per ragioni artistiche) da una decina di anni sembra non sbagliare più un disco: era partito come una delle “Grandi Speranze Bianche Del Blues” ( e della chitarra) quando era un ragazzino (insieme a Bonamassa, Jonny Lang e John Mayer, per citare i più famosi), poi si era perso un po’ per strada, l’album del 2004 The Place You’re In era veramente bruttino, con un suono hard rock da FM, ed ha venduto pure poco. Poi dal 2006 tutto è cambiato, Shepherd si è sposato con la figlia di Mel Gibson, dalla quale ha avuto cinque figli (lui e Johnny Lang fanno a gara per chi ne ha di più, per ora sono alla pari) e, cosa che più ci interessa, ha deciso di tornare al blues(rock), prima con 10 Days Out, dove ripercorreva la strada delle 12 battute, insieme ad alcuni dei grandi “vecchi” del genere, poi l’ottimo Live In Chicago http://discoclub.myblog.it/2010/10/12/forse-e-la-volta-buona-kenny-wayne-sheperd-live-in-chicago1/ . Con How I Go ha proseguito nella strada della qualità, culminata nell’eccellente Goin’ Home del 2014, dove apparivano come ospiti Warren Haynes, Joe Walsh, Ringo Starr, Robert Randolph, Keb’ Mo’, Kim Wilson, e la Rebirth Brass Band; nel frattempo, insieme a Stephen Stills e Barry Goldberg, ha dato vita ai Rides, gruppo autore di due notevoli dischi nel 2013 e 2015.

Proprio la sezione ritmica dei Rides, Chris Layton alla batteria e Kevin McCormick al basso è stata utilizzata da Kenny Wayne per registrare questo nuovo Lay It On Down, concepito non a caso nella città natale di Shreveport, con l’abituale produttore Marshall Altman e con l’aiuto del tastierista Jimmy McGorman e la presenza del suo pard abituale, il bravissimo cantante Noah Hunt. Il disco è stato registrato a gennaio di quest’anno, praticamente live in studio, e si sente, il suono è fresco e vibrante, con la chitarra di Shepherd sempre in evidenza e una serie di dieci canzoni (con la title track ripresa anche in versione acustica) tutte di buone fattura e firmate insieme ad alcuni dei suoi co-autori abituali, Mark Selby e Tia Sillers, in primis, ma anche nuovi arrivi come Danny Myrick, Dylan Altman e Keith Stegall, oltre al produttore Marshall Altman. Al solito sto scrivendo la recensione più di un mese prima dell’uscita (esce il 21 luglio), per cui vado anche a sensazioni: Baby Got Gone è un bel brano rock, per entrare subito nel mood dell’album, suono anche un filo radiofonico, ma nulla di scandaloso, chitarre a tutto riff, organo “scivolante” e la voce di Hunt in grande spolvero, al resto ci pensa la chitarra di Shepherd; Diamonds Got Gold aggiunge anche una sezione fiati, il suono è più funky e rotondo, forse più “lavorato” rispetto alle precedenti uscite, Kenny Wayne scalda comunque il wah-wah anche se il sound rimane forse fin troppo radiofonico e “commerciale”, ma sarebbero radio che ci piacerebbe ascoltare rispetto a quello che passa il convento del rock mainstream. Insomma parrebbe che Shepherd si sia messo in concorrenza con Jonny Lang e John Mayer, per quanto con migliori risultati.

Nothing But The Night ha un retrogusto quasi errebì, anche se la realizzazione è forse fin troppo “leccata”, manca per il momento il blues dei dischi precedenti, ma la chitarra scorre sempre fluida e ricca di inventiva; Lay It  OnDown finalmente risente dello spirito della Louisiana, una delicata ballata elettroacustica con deliziose armonie vocali e quell’umore sudista unito ad una bella melodia, un pizzico di zucchero di troppo, ma con una solista acustica che sostituisce l’elettrica. She’s $$$ è un gagliardo shuffle rock-blues con chitarre e organo assai indaffarati, più vicino allo stile abituale di Shepherd, e la qualità continua a salire anche nella successiva Hard Lessons Learned una sontuosa ed avvolgente ballata country-gospel con uso di pedal steel, veramente splendida e con un lirico assolo di chitarra del nostro. Down For Love è un altro pezzo rock di quelli tosti, un Texas Blues quasi alla Stevie Ray Vaughan, tirato e grintoso il giusto e con la chitarra incattivita di brutto, fluida e torrenziale; How Long Can You Go vira verso territori tra soul e rock sempre con la massima intensità, con la band che macina ritmo dietro le evoluzioni della solista di Kenny Wayne. Louisiana Rain è un’altra malinconica ballata dedicata al suo stato natale, eseguita con impeto e classe da Shepherd e compagni, veramente affiatati in questo album, inutile dire che l’assolo, al solito, è di grande qualità. Con Ride Of Your Life si torna al blues-rock duro e puro, a questo punto la band ha aggiustato il tiro e il brano  ricorda certe cose del miglior Bonamassa, quando l’ispirazione non fa cilecca. A chiudere il CD manca la versione “acustica” di Lay It On Down, pure questa decisamente bella. Quindi, se sorvoliamo sui piccoli cedimenti iniziali, un altro eccellente album per Kenny Wayne Shepherd,  a conferma del suo attuale status come uno dei migliori rocker americani in circolazione.

Bruno Conti

P.S.

KWS

Se volete vederlo dal vivo, Kenny Wayne Shepherd e la sua band saranno in concerto a Milano, anzi al Carroponte di Sesto San Giovanni la prossima domenica 23 luglio. Un evento da non perdere, sia per la KWS Band (se leggete i nomi e guardate pure il video qui sopra, capirete perché) che dal vivo è veramente strepitosa e anche per il musicista di supporto, il bravissimo cantante e chitarrista inglese Laurence Jones, più volte “”magnificato” su questo Blog http://discoclub.myblog.it/2015/05/05/lo-shakespeare-del-blues-magari-laurence-jones-whats-it-gonna-be/.

Ci Hanno Preso Gusto…E Pure Noi! The Rides – Pierced Arrow

rides pierced arrow

The Rides – Pierced Arrow – Provogue CD

Quando tre anni fa è uscito Can’t Get Enough, il CD di debutto del supergruppo The Rides (formato da Stephen Stills con Kenny Wayne Shepherd ed il grandissimo pianista/organista Barry Goldberg, uno dei sessionmen più richiesti della storia e, tra le altre cose, membro fondatore degli Electric Flag), sinceramente pensavo che si trattasse di uno sforzo isolato, ma, vuoi per l’ottimo successo di vendite ottenuto, vuoi perché era davvero un grande disco (per quel che può valere, era anche nella mia Top Ten annuale), i tre ci riprovano ora con Pierced Arrow, contravvenendo tra l’altro alle normali abitudini di Stills, abituato ad incidere con cadenze molto più blande. Can’t Get Enough era davvero bello, un disco potente di rock-blues come si faceva una volta, con una serie di canzoni originali di ottimo livello a qualche cover scelta con cura, dove i due chitarristi della band (due generazioni a confronto) si intendevano a meraviglia, e Goldberg ricamava in sottofondo con la consueta maestria. Ebbene, dopo un paio di ascolti di Pierced Arrow, posso affermare senza dubbi che ci troviamo di fronte ad un album che, se non è addirittura superiore al precedente, è almeno sullo stesso livello: canzoni superbe, un paio di cover (nella versione “normale”, quattro in quella deluxe) di cui una assolutamente galattica, assoli chitarristici come se piovesse e feeling a palate. Forse qui c’è più rock ed un po’ meno blues, ma alla fine è il risultato quello che conta, e devo dire che qualche anno fa non avrei mai pensato di ritrovarmi ancora di fronte ad uno Stills così in forma (nel 2005 lo avevo visto con Crosby & Nash al Beacon Theatre di New York, ed era in uno stato pietoso, completamente senza voce e più grosso di Crosby), mentre Shepherd è forse meno esposto di uno come Bonamassa, che fa un disco a settimana, ma di certo a talento siamo lì.

La sezione ritmica è la stessa del primo disco, con Kevin McCormick al basso (già con John Mayall, Jackson Browne, CSN e Crosby solista) e Chris Layton alla batteria, ex Double Trouble di Stevie Ray Vaughan ed attuale drummer di Shepherd; in più, abbiamo le armonie vocali che danno un tocco quasi gospel ad opera di Raven Johnson e Stephanie Spruill, e come ospite speciale all’armonica in un paio di pezzi Kim Wilson, leader dei Fabulous Thunderbirds. La produzione è nelle mani dei Rides stessi insieme a McCormick. Grande inizio con Kick Out Of It, un brano di puro rock alla Stills (e la voce di Stephen è in buono stato), gran ritmo, chitarre poderose ed il piano di Goldberg che si fa sentire, e poi iniziano i duelli a suon di assoli, insomma un godimento assoluto. Riva Diva è puro rock’n’roll, travolgente come pochi, con Kenny voce solista (non è Stills, ma se la cava egregiamente), grande performance di Goldberg e solite chitarre fiammeggianti; Virtual World l’avevo già sentita dal vivo con CSN lo scorso autunno a Milano, l’atmosfera è più soffusa, ma il ritmo è sempre presente, e con una chitarra ed un mood quasi alla Neil Young, gran bella canzone e classe da vendere. By My Side (canta Kenny), ancora energica, è un gospel-rock di grande potenza emotiva, con elementi swamp nel suono, un motivo che entra sottopelle ed un crescendo notevole, splendida canzone; Mr. Policeman è ancora molto spedita, anche se dal punto di vista compositivo inferiore alle precedenti, ma comunque un ottimo showcase per la chitarra di Stills, mentre I’ve Got To Use My Imagination è proprio il successo di Gladys Knight (ma l’autore è Goldberg, insieme all’ex marito di Carole King, Gerry Goffin), e la versione dei Rides è un soul-blues molto ricco dal punto di vista sonoro, con un bel botta e risposta voce-coro nel ritornello ed assoli superbi dei due leader e di Barry all’organo: una delle cover dell’anno, da sentire fino alla nausea.

La cadenzata Game On è la più blues finora, con Kim Wilson che “armonicizza” da par suo, un altro pezzo decisamente vigoroso ma grondante feeling, e poi le chitarre sono una goduria nella goduria; I Need Your Lovin’ è ancora rock’n’roll, con la solita superba prestazione da parte di tutti (specialmente Goldberg, un fenomeno…ma vogliamo parlare delle chitarre?) e la quasi impossibilità per il sottoscritto di stare fermo. There Was A Place è uno slow-blues di gran classe, e sebbene Stills non abbia più la voce di un tempo sopperisce con il resto: un brano caldo e vibrante, molto anni settanta; la versione regolare del CD si chiude con My Babe, noto successo di Little Walter (scritta da sua maestà Willie Dixon), rilasciata dai nostri con buona aderenza all’originale, gran lavoro di Barry e performance nel complesso molto sciolta e rilassata. L’edizione deluxe aggiunge tre brani, a partire da Same Old Dog, un rock-blues potente e tonico, un pretesto per far cantare le chitarre dato che come canzone è più canonica; chiudono due cover, Born In Chicago, scritta da Nick Gravenites e presente sul disco d’esordio della Paul Butterfield Blues Band, spedita e fluida, con Wilson nei panni di Butterfield ed il binomio Stills-Shepherd che tenta di emulare Mike Bloomfield Elvin Bishop (mentre Goldberg non ha paura di Mark Naftalin), e la nota Take Out Some Insurance di Jimmy Reed (ma incisa anche dai primi Beatles con Tony Sheridan), un bluesaccio sporco e sudato, che Stephen canta con voce un po’ impastata ma suona, eccome se suona.

Che altro dire? Che molto probabilmente anche per il 2016 nei dieci migliori dischi di fine anno i posti a disposizione sono solo più nove…

Marco Verdi