Due Ottimi Lavori Nel Segno Del Padre Della Musica Country. Doug Seegers – Sings Hank Williams/Willie Nelson – Willie’s Stash Vol. 2: Willie & The Boys

doug seegers sings hank williams

Doug Seegers – Sings Hank Williams – Capitol CD

Willie Nelson – Willie’s Stash Vol. 2: Willie & The Boys – Legacy/Sony CD

Credo che non ci sia bisogno di ricordare chi fosse Hank Williams, “inventore” della moderna country music e sicuramente nella Top 10 dei personaggi più influenti della musica popolare del secolo scorso, una figura che ancora oggi è considerata di fondamentale importanza nonostante la sua scomparsa prematura all’età di 29 anni. E’ indicativo il fatto che nel 2017 Williams venga ancora omaggiato da artisti più o meno famosi, ed oggi mi occupo di due di loro: il primo è un tributo in tutto e per tutto (fin dal titolo), mentre il secondo se proprio non nelle intenzioni lo è nei fatti, essendo ben 7 brani su 12 presi dal songbook del grande Hank. Quella di Doug Seegers è una delle più belle storie a lieto fine della nostra musica: musicista di strada che faceva una vita da homeless a Nashville, è stato scoperto alla tenera età di 60 anni dalla nota (in patria) cantante svedese Jill Johnson nell’ambito di un programma TV da lei condotto che si prefiggeva di esplorare il mondo nascosto della capitale del country americano.

Per farla breve, oggi Doug è definitivamente uscito dall’anonimato (in Svezia è una star), grazie a tre pregevoli album, di cui uno in duo con la Johnson, di ottima musica country classica, nei quali il nostro si è dimostrato anche un dotato songwriter: il suo disco dello scorso anno, l’ottimo Walking On The Edge Of The World, è finito anche su questo blog http://discoclub.myblog.it/2016/11/20/dalle-strade-nashville-agli-studi-capitol-il-passo-breve-doug-seegers-walking-on-the-edge-of-the-world/ . Oggi Doug decide di mettere da parte per un attimo le sue canzoni ed omaggia la figura di Williams, che sicuramente ha esercitato anche su di lui un’influenza determinante: Sings Hank Williams è un bel dischetto di country music eseguita nel modo più tradizionale possibile, un sound davvero d’altri tempi, molto meno elettrico di quando Doug canta le sue canzoni, ma con la purezza del suono odierna. Il disco è stato inciso in Svezia con musicisti locali (basta leggere i nomi: Erik Janson, che è anche il produttore, Martin Bjorklund, Simon Wilhelmsson, Carl Flemsten), con l’aggiunta di una vera leggenda come lo steel guitarist Al Perkins. E poi c’è Seegers, che conosce queste canzoni a menadito (chissà quante volte le ha cantate per le strade di Nashville) e ha la voce giusta per cantarle, sia che “yodelizzi” in Long Gone Lonesome Blues, sia che si lasci trasportare dalla ritmica honky-tonk della saltellante Hey Good Lookin’, sia che affronti atmosfere western come nella leggendaria (e bellissima) Kaw-Liga. I titoli sono famosissimi, Doug non è andato a ricercare i cosiddetti “deep cuts”, cioè i pezzi più oscuri del songbook di Williams, ma è in un certo senso andato sul sicuro, sommando la sua bravura alla bellezza delle canzoni ed ottenendo un risultato quasi perfetto: la malinconica I’m So Lonesome I Could Cry, la splendida Cold Cold Heart, una delle più belle country songs di tutti i tempi, la mossa Settin’ The Woods On Fire o l’irresistibile Jambalaya (On The Bayou), solo per citarne alcune.

willie nelson willie's stash vol. 2

Willie & The Boys è invece il secondo capitolo della serie Willie’s Stash, nella quale il grande Willie Nelson si dedica alla pubblicazione dei suoi archivi: se il primo volume, December Day (2014) era accreditato al texano ed a sua sorella Bobbie, questo seguito è ancora un affare di famiglia, in quanto con Willie ci sono i figli Lukas e Micah, già noti per essere il primo il leader dei Promise Of The Real, gruppo che con anche Micah al suo interno è stato in ordine di tempo l’ultima backing band di Neil Young. Quando sono state incise queste canzoni, i due figli di Willie non erano però ancora famosi: stiamo parlando infatti di sessions avvenute nel 2011 e prodotte dall’ormai imprescindibile Buddy Cannon, e con musicisti del calibro di Bobby Terry, Jim “Moose” Brown, Mike Johnson, oltre all’inseparabile armonicista Mickey Raphael. Non è certamente la prima volta che Willie interpreta canzoni di Hank Williams, ma non ne aveva mai messe così tante su un solo disco: ben 7 su 12 come ho detto prima, e la personalità del nostro è tale che riesce in pratica a farle sembrare quasi scritte da lui. La particolarità del disco è data dal fatto che Lukas e Micah non si limitano ad accompagnare il padre, ma duettano in tutti i pezzi anche vocalmente, dando loro ulteriore linfa, anche se è indubbio che la temperatura sale di più quando al microfono si avvicina Willie.

Ci sono tre brani in comune con l’album di Seegers (una swingatissima Mind Your Own Business, I’m So Lonesome I Could Cry, la sempre grande Cold Cold Heart) ed altri classici di Williams come la vivace e coinvolgente Move It On Over, che apre il CD, la mitica Your Cheatin’ Heart, la meno nota Mansion On The Hill e la strepitosa Why Don’t You Love Me. Ma c’è anche altro: Willie riprende anche un suo vecchio classico degli anni sessanta, Healing Hands Of Time (versione pura e cristallina), ed omaggia altri tre “Hanks”, e cioè Hank Cochran con la splendida Can I Sleep In Your Arms, una country song che più classica non si può, il meno noto Hank Locklin con il limpido honky-tonk Send Me The Pillow You Dream On, per finire con Hank Snow, del quale viene ripresa la notissima I’m Movin’ On con classe purissima. Per finire con la fluida My Tears Fall, unico pezzo ad essere stato inciso non nel 2011 ma nell’inverno del 2016 (e scritta dalla supermodella Alyssa Miller, fidanzata di Lukas, al quale vanno i miei complimenti, andate su Google a cercare le foto della ragazza e capirete) ed anche una gran bella canzone.

Due album simili ma diversi, e comunque entrambi da tenere in grande considerazione se amate la vera country music.

Marco Verdi

Con Babbo, Fratello, Zia e Cugine “Acquisite” Al Seguito, Non Male. Lukas Nelson And Promise Of The Real

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Lukas Nelson & Promise Of The Real – Lukas Nelson & Promise Of The Real –Fantasy/Concord//Universal

Lukas Nelson, non ce lo possiamo nascondere, è il figlio di Willie Nelson, uno dei sette, insieme all fratello Micah, il più giovane della discendenza. Il suo primo disco, sempre omonimo, era uscito nel 2010, a livello indipendente, poi ne hanno fatti uno per la Warner e un altro indie, e questo quindi è il quarto album: in mezzo i Promise Of The Real sono diventati la band di Neil Young, prima per il discreto (per il sottoscritto, http://discoclub.myblog.it/2015/06/24/ogm-grande-musica-neil-young-promise-of-the-real-the-monsanto-years/ a Marco era piaciuto) The Monsanto Years e poi per lo “strano” Live Earth http://discoclub.myblog.it/2016/06/26/nuovo-tipo-musica-ambient-neil-young-promise-of-the-real-earth/ .Si parlava anche di un ennesimo disco in coppia con il canadese (e infatti era uscito il video per un brano nuovo Children Of Destiny,  ma per ora non se ne è fatto nulla https://www.youtube.com/watch?v=4RKBUG9VLFU ), ma a sorpresa esce questo nuovo CD,: il fratello Micah Nelson è stato retrocesso ad ospite, al piano e banjo in un brano, mentre il resto della famiglia è presente tutta, babbo Willie con chitarra Trigger al seguito in Just Outside Of Austin, dove appare anche al piano la zia Bobbie Nelson. Volendo, come ospiti, ci sarebbero anche le “cuginette” acquisite Lucius (sentite nel recente disco di Roger Waters), presenti in cinque brani, e la “lontana cugina italiana” Lady Gaga, in due brani, dove non fa disastri, in uno indistinguibile, potrebbe cantare chiunque, anche Janis Joplin risorta, nell’altro Find Yourself, uno dei pezzi migliori del disco, persino brava.

La formazione è diventata un sestetto, aggiungendo un tastierista e un secondo chitarrista, alla steel: il genere? Bella domanda, direi che più che country, che è comunque presente, si potrebbe definire Americana, roots music, spesso con una propensione per il rock: se avete letto da qualche parte che ascoltando Lukas sembra di sentire il padre, non credeteci, per me è una balla colossale, sì, Lukas ha una voce piacevole, direi persino “adeguata”, ma non è un grande cantante come Willie. Ci sono almeno un paio di categorie di cantanti, quelli che hanno una bella voce e quelli con una voce “particolare”, come Bob Dylan o Lou Reed, ma questi scrivono canzoni sensazionali. Forse ce ne sarebbe anche una terza, quelli con voce normale e canzoni memorabili, direi che Lukas Nelson non rientra in nessuna delle tre: questo non vuol dire che non sia bravo o che l’album sia brutto, tutt’altro, il disco è buono e si ascolta con piacere, con qualche pezzo sopra la media. Citando alla rinfusa, la conclusiva If I Started Over, una sorta di valzerone country pianistico con uso di pedal steel, dove effettivamente all’inizio la voce di Lukas assomiglia in modo impressionante a quella del babbo, ma poi quando sale di tonalità la similitudine si spegne, anche se la canzone rimane bella e malinconica, come certe composizioni di Willie. L’aria di famiglia si respira anche nella citata Just Outside Of Austin, che parte come una sorta di Everybody’s Talkin’ Part II, o un pezzo della Nitty Gritty più dolce e melanconica, e poi nella seconda parte quando il ritmo si anima maggiormente, si respira aria di morbido country texano, ma anche di qualche perduto brano di Glen Campbell, con la chitarra di Willie a sostituire il vecchio amico.

L’iniziale Set Me Down On A Cloud è un cadenzato pezzo rock dove si apprezza l’ottimo lavoro della solista, e anche di tutta la band, con una nota di merito per le armonie quasi gospel delle Lucius, che danno un aria rock got soul alla canzone, provvista pure di una bella coda strumentale un po’ alla Young; Die Alone è un robusto ‘70’s rock, di nuovo con le Lucius in spolvero, organo e chitarra in vivaci call and response, ben cantato ed energico il giusto, mentre Fool Me Once è un ondeggiante honky-tonk, dalle parti di Jimmy Buffett, solare e molto piacevole, sempre con Jess Wolf e Holly Laessig (le Lucius) a spalleggiare la voce del leader, che si disbriga con classe anche alla solista. Carolina è uno dei due brani con Lady Gaga, che insieme alle Lucius canta le armonie vocali di questo leggero connubio tra honky-tonk e qualche deriva caraibica, piacevole ma niente di che; Runnin’ Shne è il pezzo dove appare il fratello Micah, una morbida ballata quasi alla James Taylor o alla John Denver nella parte iniziale, che poi si apre e si trasforma in una texan country song, con Find Yourself, l’altro pezzo con Lady Gaga, che è un potente blues-rock, cadenzato e chitarristico che ricorda nella sua andatura anche certi pezzi dei Pink Floyd quando la chitarra di David Gilmour è più presente, e l’intreccio di voce maschile e femminile è veramente trascinante, decisamente una bella canzone, con lunghi inserti strumentali, che si ripetono anche in Forget About Georgia, l’altro pezzo forte dell’album, un sontuoso mid-tempo, una sorta di “risposta” al Ray Charles di Georgia on My Mind (nel testo), serena ed avvolgente, di nuovo con le Lucius in bella evidenza, e dove appaiono ancora le influenze di Neil Young, soprattutto nella lunga coda strumentale. Non male anche Four Letter Word e High Times dove si vira verso un country-southern energico, quasi alla Billy Joe Shaver, tutto ritmo e chitarre, e quella specie di ninna-nanna  dolce e fischiettata Breath Of My Baby, dedicata alla prole, forse superflua ma gradevole.

Bruno Conti

Supplemento Della Domenica: Un Nuovo Tipo Di Musica “Ambient”! Neil Young & Promise Of The Real – Earth

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Neil Young & Promise Of The Real – Earth – Reprise/Warner 2CD – 3LP – Download Pono 

Non allarmatevi, non è che Neil Young si sia improvvisamente messo a seguire le orme di Brian Eno: il titolo del post è un gioco di parole riferito al fatto, già noto da tempo per via dei comunicati stampa, che questo disco sia pieno di rumori ambientali, come se fosse stato registrato in mezzo alla natura. Ed infatti sia il titolo, Earth, sia la scelta delle canzoni, tutte aventi come tema il rapporto dell’uomo con l’ambiente, portano in questa direzione: Young, come sappiamo, una ne pensa e cento ne fa, e quindi la sua ultima idea è stata quella di pubblicare una testimonianza live del tour con i Promise Of The Real (la band di Lukas e Micah Nelson, figli di Willie) come se fosse stata registrato in mezzo ad un campo, o in un bosco, quindi circondato da rumori di pioggia, vento, ma soprattutto dai versi di vari animali quali rane, cavalli, galline, grilli ed insetti vari (ci sarebbero anche i clacson delle macchine che tanto naturali non sono, ma sappiamo della passione di Neil per le automobili). Conoscendo il tipo, la mia paura principale era che questi “rumori” interrompessero le varie performances, ma per fortuna non è così: qualcosa in mezzo ogni tanto si sente, ma il più delle volte i suoni sono messi tra un brano e l’altro, e senza sostituire il pubblico (altra cosa che temevo), ma unendosi ad esso e creando un effetto all’inizio un po’ straniante, ma alla lunga non mancante di un certo fascino.

Ma la cosa che più interessa in un album dal vivo sono le canzoni, e devo dire che Neil, nonostante passino gli anni, non tradisce mai: tredici performances spalmate su due CD (la scaletta annunciata in un primo momento ne prevedeva undici, quindi meglio così), con Neil in ottima forma ed i POTR che si dimostrano, come avevano lasciato intravedere lo scorso anno in The Monsanto Years, una backing band con le contropalle, quasi una versione più giovane dei Crazy Horse, anzi, se uno non lo sa, in certi momenti sembra davvero di sentire all’opera la band di Talbot, Molina e Sampedro (ma questo è dovuto in parte anche al tipo di canzoni di Neil, ricordo che la prima volta che lo vidi dal vivo, nel 1993, era accompagnato da Booker T. & The Mg’s, ma anche in quel caso sembrava di avere di fronte il Cavallo Pazzo, con l’organo di Booker T. Jones mixato talmente basso che quasi non si sentiva).

Quello che quindi uno si aspetta di avere in un disco live di Neil Young qui c’è: canzoni lunghe, diverse jam chitarristiche, qualche oasi acustica e tanto, tanto feeling; in più, alcune performances sono davvero di quelle da ricordare, ed anche la scaletta è decisamente stimolante, con solo un paio di classici assodati e diversi interessanti ripescaggi di brani oscuri del passato, oltre a quattro pezzi da The Monsanto Years, che fa prevedibilmente la parte del leone. I fratelli Nelson sono due chitarristi che si adattano alla perfezione al suono rustico della sei corde del leader, e la sezione ritmica di Corey McCormick (basso) ed Anthony Logerfo (batteria, oltre a Tato Melger alle percussioni) non sbaglia un colpo: Neil ha poi aggiunto qua e là anche un coro di otto elementi in studio, un’addizione che in alcuni punti funziona ed in altri meno. In definitiva Earth non è un disco perfetto, né si propone come il miglior live della carriera di Young, ma, a parte due o tre episodi minori, intrattiene a dovere per un’ora e mezza e contiene anche diverse zampate d’autore che valgono da sole il prezzo di ammissione. L’inizio non è il massimo: Mother Earth è un brano lentissimo, con Neil che canta accompagnandosi solo all’armonica ed all’organo a pompa, ma la melodia è un po’ banale (a me, scusate ma lo dico, ricorda quella dello spot della Robiola Osella…) ed il brano fatica a coinvolgere. Seed Justice è un brano inedito, e qui inizia lo sballo: una tipica rock’n’roll song elettrica del nostro, grande riff di chitarra, ritmo aggressivo, Neil canta con rabbia ed un ritornello epico che ha il sapore dei classici del passato; My Country Home apriva alla grande Ragged Glory, uno dei migliori dischi del Bisonte, ed anche qua è una goduria, una sorta di country song ma prepotentemente elettrica, con un refrain coinvolgente e chitarre ruspanti al punto giusto, che macinano assoli a profusione.

The Monsanto Years è più soffusa, anche se l’accompagnamento è sempre elettrico, ma non è una grande canzone, un tantino monotona e tirata inutilmente per le lunghe, mentre Western Hero (da Sleeps With Angels) è invece una splendida ballata elettroacustica, dalla melodia classica e con  un’emozionante parte corale (qui il coro è usato molto bene), un brano degli anni novanta ma che potrebbe anche essere dei settanta, e che ci riporta il Neil Young che amiamo di più. Neil va poi a ripescare addirittura Vampire Blues da On The Beach, un bluesaccio elettrico decisamente riuscito: il nostro non è certo un bluesman, ma ci mette talmente tanta grinta, anima e, perché no, mestiere, da cancellare ogni dubbio (e poi l’intesa con i POTR è ottima); Hippie Dream era in Landing On Water, forse il disco più brutto di Young, ed il brano qui migliora un po’ se non altro perché suonato in maniera potente, ma insomma c’era ben altro in repertorio. Il primo CD si chiude con due classici assoluti: After The Gold Rush, eseguita da solo al piano, è uno dei capolavori assoluti del nostro, uno di quei pezzi che non ci si stanca mai di ascoltare (anche se qui il coro “posticcio” poteva evitarcelo), mentre anche Human Highway è una grande canzone, e questa affascinante versione full band acustica è la sua veste perfetta. Il secondo dischetto contiene solo quattro brani, tre dei quali tratti da The Monsanto Years: la bellissima Big Box, che già nell’album di un anno fa era tra i pezzi migliori, una rock song di quelle che il nostro tira fuori quando è ispirato, lunga, fluida, vibrante, People Want To Hear About Love, diretta, immediata e fruibile, mentre Wolf Moon è superiore alla versione in studio, una limpida oasi di matrice folk, perfetta da ascoltare prima del gran finale. Sì, perché il brano conclusivo è una di quelle performances attorno alle quali Neil ha costruito la propria leggenda, una versione di ben 28 minuti di Love And Only Love (terzo brano quindi che proviene da Ragged Glory), che già di per sé è una grande canzone, ma qui viene proposta nella sua rilettura definitiva, un’incredibile cavalcata elettrica di quelle che hanno reso famoso il nostro, e che da sola vale l’acquisto del doppio CD: dopo quindici minuti di pura tensione “rocknrollistica”, ne abbiamo altri dodici dove Neil e compari si sbizzarriscono, tra feedback, svisate elettriche, distorsioni, riprese vocali del ritornello ed accenni di psichedelia, un finale forse non troppo immediato ma indubbiamente affascinante.

D’altronde Neil Young è questo, con tutte le sue contraddizioni, pregi e difetti: prendere o lasciare. Ed io, tutta la vita, prendo.

Marco Verdi

Tra OGM E Grande Musica! Neil Young + Promise Of The Real – The Monsanto Years

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Neil Young + Promise Of The Real – The Monsanto Years – Reprise CD

Nel mondo musicale (e non solo) le etichette appiccicate addosso ad un determinato artista sono dure a morire, anche a distanza di decenni. Neil Young non è mai stato esattamente considerato un cantante di protesta, a differenza del collega ed amico Bob Dylan: se poi andiamo a vedere nel dettaglio, il buon Bob ha basato sulle cosiddette topical songs appena un paio di album ad inizio carriera (Freewheelin’ e The Times They Are A-Changin’, tra l’altro neppure nella loro interezza), riservando poi il privilegio a poche canzoni sparse tra anni settanta ed ottanta (a memoria ricordo George Jackson, la veemente Hurricane, Slow Train, Union Sundown e Neighborhood Bully), ma il momento era quello giusto (i primi anni sessanta, il folk revival), tanto che ancora oggi qualcuno pensa che Dylan sia uno che ha fatto successo cantando canzoni sulla guerra in Vietnam (conflitto invece mai neppure citato direttamente). Invece il rocker canadese, pur scrivendo testi di una profondità rara, non ha mai fatto della denuncia sociale il suo cavallo di battaglia, ma c’è da dire che, quando ne ha avuto l’occasione, non si è mai tirato indietro, bastonando duro e facendo quasi sempre nomi e cognomi. Il caso più celebre è senz’altro Ohio, singolo inciso nel 1971 con Crosby, Stills & Nash, nel quale incolpava direttamente Nixon dei quattro studenti uccisi dalla polizia durante i disordini alla Kent Univesity, ma in seguito (molti anni dopo) c’è stato il caso, trattato con molta più leggerezza ed ironia, di This Note’s For You, nella quale Neil se la prendeva con i colleghi che prestavano la loro voce alla pubblicità di prodotti commerciali.

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In anni più recenti clamoroso è stato il caso di Living With War, album del 2006 nel quale il nostro martellava l’amministrazione Bush Jr., in particolare la sua politica estera, fatto ancora più sorprendente dato che negli anni ottanta spesso Neil si era trovato d’accordo con le posizioni repubblicane dell’allora presidente Ronald Reagan. Dischi così corrono il rischio di risultare datati (negli argomenti, non nella musica) dopo pochi anni dalla loro uscita, ma Young chiaramente se ne fotte (come sua abitudine) ed ora torna tra noi, a pochi mesi di distanza dall’ottimo Storytone http://discoclub.myblog.it/2014/11/16/il-bisonte-sbaglia-due-volte-fila-neil-young-storytone/ , con un altro topical record, chiamato The Monsanto Years. Come suggerisce il titolo, il disco è un’invettiva lunga nove brani contro la Monsanto, multinazionale specializzata in biotecnologie agricole ed OGM, ma anche produttrice di sostanze tossiche utilizzate in guerra: in sostanza Neil (che se la prende anche con altri colossi come Starbucks, Walmart e Chevron) conduce una mini-crociata in favore dei contadini americani (da lui difesi da sempre, bisogna riconoscere) e del loro diritto di coltivare prodotti naturali, senza imposizioni esterne. Sinceramente a noi europei, cinicamente se volete, importa poco o niente di questo tipo di battaglia tutta americana (tra l’altro condotta da un cittadino canadese che neppure vota negli USA), ma come al solito ci interessa la musica che, fortunatamente, è di ottimo livello e sicuramente ispirata

L’album è stato inciso al Teatro Theater di Oxnard, in California (lo stesso luogo dove Willie Nelson e Daniel Lanois partorirono lo splendido Teatro), insieme ai Promise Of The Real, che non è altro che la band formata da uno dei figli di Willie, Lukas Nelson, assieme al bassista Corey McCormick, al batterista Anthony Logerfo ed al percussionista Tato Melgar (come chitarrista aggiunto troviamo anche Micah Nelson, fratello di Lukas, che però non fa parte del gruppo). E The Monsanto Years mostra fieramente il lato più rock, aggressivo ed “incazzato” di Young, e non solo dal punto di vista dei testi, con la sezione ritmica che pesta che è un piacere ed il nostro che fa ululare la sua old black come sui dischi con i fidi Crazy Horse, con l’aggiunta della solista di Lukas che tende a stemperare qua e là l’atmosfera irruenta data dal chitarrismo del bisonte. I brani, aldilà del contenuto polemico (che in America ha già attirato più di una critica), sono musicalmente classici, nel senso che ti danno l’idea di averli già sentiti su qualche altro disco del canadese sotto altri titoli, ma forse è proprio questo che ci si aspetta quando si mette nel lettore un CD di Neil Young, cioè niente sorprese ma un suono “amico” che, in definitiva, è il suo marchio di fabbrica.

L’album si apre con il mid-tempo molto elettrico New Day For Love, dal bel ritornello corale e la prima serie di assoli pieni di feeling tipici del nostro, anche se il suono è un po’ grezzo, tipo buona la prima (ma tutto il disco è inciso in presa diretta, altro punto in comune con i lavori più classici di Young). Wolf Moon è l’unico pezzo acustico, con la band che si sente appena, e Neil che canta in una tonalità un filo troppo alta (ma la fragilità della sua voce è sempre stata un punto quasi di forza), un brano toccante impreziosito dai cori e dalla solita armonica evocativa. People Want To Hear About Love riprende il mood elettrico, ritmo alto, voci intonate e solita tensione chitarristica molto elevata: dal vivo farà di sicuro la sua figura; Big Box è la più lunga e sia per riff, che per assoli e melodia può essere tranquillamente assimilata ai grandi classici younghiani, otto minuti di puro godimento rock, sentire per credere.

La già conosciuta (il video è online da un paio di mesi) A Rock Star Bucks A Coffee Shop (che se la prende con la nota catena americana madre del Frappuccino, il cui nome è molto poco celato nel titolo) è uno dei classici brani elettrici e cadenzati del nostro, orecchiabili sin dal primo ascolto, dal ritornello memorabile e con lo spirito del Cavallo Pazzo in ogni nota (davvero, questo album poteva essere inciso con il trio Sampedro-Talbot-Molina che non cambiava niente). Workin’ Man è ancora più roccata, quasi punk, con Neil e Lukas che duellano alla grande con le loro sei corde: anche qui il refrain è godibilissimo, ancorché tipico del suo autore. La rabbiosa Rules Of Change, distorta e un po’ stonata, precede la lunga title track, un brano lento, disteso, fluido, sullo stile di Cortez The Killer (ma non a quel livello…), nel quale la performance vocale un po’ zoppicante e la melodia non eccelsa passano in secondo piano rispetto alle splendide digressioni “chitarrustiche”!


Chiude If I Don’t Know, ancora lenta, ma con uno script nettamente migliore ed una prova vocale più convincente da parte del Bisonte: gli spunti chitarristici di Nelson Jr., più puliti di quelli di Young, le danno poi una profondità maggiore. Degna conclusione di un disco che, aldilà delle tematiche più o meno condivisibili, ci mostra un Neil Young in piena forma, arrabbiato al punto giusto, ed i Promise Of The Real come un valido surrogato dei Crazy Horse. Non siamo ai livelli eccelsi di Psychedelic Pill, né sono in grado di giudicare se The Monsanto Years saprà superare la prova del tempo (un problema che ogni tanto i dischi di Young hanno, vedi il già citato Living WIth War o anche l’album inciso con i Pearl Jam, Mirror Ball), ma per il momento mi accontento alla grande. Esce ufficialmente il 30 giugno.

Marco Verdi

*NDB A volte ritornano (anche Young), ma nel caso mi riferisco all’amico Marco che dopo un periodo di assenza riprende la sua collaborazione con il Blog: sapendo i suoi gusti gli ho riservato questa anteprima del nuovo album di Neil Young!

Sono Passati “Solo” Tredici Anni! Torna James Taylor il 16 Giugno Con Before This World

james taylor before this world cd standard

james taylor before this world

James Taylor – Before This World – Decca/Concord/Universal CD/CD+DVD/2CD+DVD 16-06-2015

Solo una breve anticipazione. A tredici anni dal precedente album di studio October Road torna James Taylor con un nuovo album Before This World che è annunciato come un ritorno alle sue sonorità anni ’70 (ma aveva poi mai cambiato di molto il suo stile nel corso degli anni? Comunque vedremo). L’album uscirà in almeno tre diverse versioni il prossimo 16 giugno: versione standard con 10 brani, questi:

1. Today Today Today
2. You And I Again
3. Angels Of Fenway
4. Stretch Of The Highway
5. Montana
6. Watchin’ Over Me
7. SnowTime
8. Before This World / Jolly Springtime
9. Far Afghanistan
10. Wild Mountain Thyme

Versione CD+DVD che aggiunge There We Were: The Making of James Taylor’s Before This World, documentario di circa 30 minuti che racconta la storia della realizzazione dell’album e infine una Super Deluxe Edition tripla, con un secondo CD audio di cui al momento si parla solo genericamente di “extra audio tracks”, senza sapere ancora quali e soprattutto quante saranno (speriamo in bene, visto che all’origine il disco era stato annunciato come composto da undici brani). In compenso sui siti americani è già apparso un prezzo indicativo intorno agli 80 dollari, ovvero il solito salasso, anche considerando la presenza di quel bel libro di 40 pagine ed i memorabilia che si vedono nella foto della confezione, mi sembra comunque “caruccio”. Appena si sapranno i titoli delle canzoni extra aggiornerò questo Post.

Questo è il singolo che precede l’album, ed in effetti sembra un ritorno al classico sound anni ’70.

A domani per una corposa “session” dedicata alle novità discografiche di Aprile.

Bruno Conti

P.S. Sempre per lo stesso giorno, 16 giugno, è annunciato anche un nuovo Neil Young The Monsanto Years, registrato con i figli di Willie Nelson, Lukas e Micah e la loro band, Promise Of The Real. Non è ancora confermato al 100%, però il 5 luglio parte il tour americano di Young, e quindi se due indizi fanno una prova…

July 5 – Milwaukee, WI @ Summerfest
July 8 & 9 – Denver, CO @ Red Rocks
July 11 – Lincoln, NE @ Pinnacle Bank Arena
July 13 – Cincinnati, OH @ Riverbend Music Center
July 14 – Clarkston, MI @ DTE Energy Music Theatre
July 16 – Camden, NJ @ Susquehanna Bank Center
July 17 – Bethel, NY @ Bethel Woods Center for the Arts
July 19 – Essex Junction, VT @ Champlain Valley Expo
July 21 – Wantagh, NY @ Jones Beach
July 22 – Great Woods, MA @ Xfinity Center
July 24 – Oro-Medonte, ONT @ Wayhome Festival

Novità Di Aprile Parte II. Sleepy Sun, Lukas Nelson, John Doe & Exene Cervenka, Dr. Feelgood, Joe Jackson, Sea Of Bees, Jeffrey Lee Pierce Tribute, Florence + The Machine, Dar Williams, Train, Loudon Wainwright III, Peter Hammill

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In queste ultime settimane, preso da un trip di recensioni, ho tralasciato questa rubrica sulle uscite discografiche in breve, per cui mi accingo al recupero, magari con un paio di Post consecutivi dedicati alle pubblicazioni discografiche della prima metà del mese di Aprile. Tutto il materiale che vado ad elencare è già uscito tra il 10 e il 17 del mese.

Partiamo con gli Sleepy Sun: il nuovo album della band californiana neopsichedelica è uscito sempre per la ATP Recordings. Non c’è più la voce femminile del gruppo, Rachel Fannan, per cui le parti cantate ora sono affidate tutte a Bret Constantino. Acid Rock, jam chitarristiche, unite al rock alternativo americano, interessanti.

Se il cognome dice qualcosa, Lukas Nelson & Promise Of Real sono proprio il gruppo del figlio di Willie. Ma anche se vocalmente qualche inflessione del babbo c’è, il genere di questo secondo album della band, Wasted, ricorda più le cavalcate chitarristiche alla Neil Young, con influenze di Hendrix e Clapton, tra i preferiti di Lukas. In definitiva rock classico, niente male. Un altro figlio “degenere”.

John Doe & Exene Cervenka tornano insieme per questo Singing and Playing dove rivisitano in chiave acustica alcuni classici del passato e nuove composizioni scritte per l’occasione. Etichetta Moonlight Graham. I fondi raccolti servono anche per le cure di Exene a cui nel 2009 è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Sono solo 8 brani, 25 minuti di musica.

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Questo è proprio bello! Un cofanetto di 3 CD e 1 DVD pubblicato dalla EMI inglese e dedicato ai Dr.Feelgood, si chiama All Through The City (With Wilko 1974-1977) e copre il periodo storico in cui Wilko Johnson era il chitarrista della band (ma non dimentichiamo Lee Brilleaux che ha portato avanti il gruppo), che in quegli anni era una delle migliori formazioni inglese, tra pub rock e Blues sono stati tra i precursori del punk. Il Live Stupidity è fantastico ma anche i primi album del gruppo, registrati volutamente in Mono sono tostissimi. Qui c’è tutto, con una valanga di inediti:

CD 1
1. She Does It Right (2006 – Remaster)
2. Boom Boom (2006 – Remaster)
3. The More I Give (2006 – Remaster)
4. Roxette (2006 – Remaster)
5. One Weekend (2006 – Remaster)
6. That Ain’t the Way to Behave (2006 – Remaster)
7. I Don’t Mind (2006 – Remaster)
8. Twenty Yards Behind (2006 – Remaster)
9. Keep It Out of Sight (2006 – Remaster)
10. All Through the City (2006 – Remaster)
11. Cheque Book (2006 – Remaster)
12. Oyeh! (2006 – Remaster)
13. Bonie Moronie/Tequila (2006 – Remaster)
14. I Can Tell (2012 – Remaster)
15. Going Back Home (2012 – Remaster)
16. Back in the Night (2012 – Remaster)
17. Another Man (2012 – Remaster)
18. Rolling and Tumbling (2012 – Remaster)
19. Don’t Let Your Daddy Know (2012 – Remaster)
20. Watch Your Step (2012 – Remaster)
21. Don’t You Just Know It (2012 – Remaster)
22. Riot in Cell Block Number Nine (2012 – Remaster)
23. Because You’re Mine (2012 – Remaster)
24. You Shouldn’t Call the Doctor (If You Can’t Afford the Bills) (2012 – Remaster)

CD 2
1. I’m Talking About You (Live) (2012 – Remaster)
2. Twenty Yards Behind (Live) (2012 – Remaster)
3. Stupidity (Live) (2012 – Remaster)
4. All Through the City (Live) (2012 – Remaster)
5. I’m a Man (Live) (2012 – Remaster)
6. Walking the Dog (Live) (2012 – Remaster)
7. She Does It Right (Live) (2012 – Remaster)
8. Going Back Home (Live) (2012 – Remaster)
9. I Don’t Mind (Live) (2012 – Remaster)
10. Back in the Night (Live) (2012 – Remaster)
11. I’m a Hog for You Baby (Live) (2012 – Remaster)
12. Checkin’ Up On My Baby (Live) (2012 – Remaster)
13. Roxette (Live) (2012 – Remaster)
14. Sneakin’ Suspicion (2012 – Remaster)
15. Paradise (2012 – Remaster)
16. Nothin’ Shakin’ (But the Leaves On the Trees) (2012 – Remaster)
17. Time and the Devil (2012 – Remaster)
18. Lights Out (2012 – Remaster)
19. Lucky Seven (2012 – Remaster)
20. All My Love (2012 – Remaster)
21. You’ll Be Mine (2012 – Remaster)
22. Walking On the Edge (2012 – Remaster)
23. Hey Mama Keep Your Big Mouth Shut (2012 – Remaster)

CD 3
1. Dr. Feelgood
2. Everybody’s Carrying a Gun (Olympic Version))
3. I’m a Hog for You Baby (Olympic Version)
4. Time and the Devil
5. Lights Out
6. Everybody’s Carrying a Gun (Rockfield Version)
7. Sneakin’ Suspicion (Demo)
8. Malamut (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
9. Casting My Spell On You (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars and Vocals, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
10. Comin’ Home Baby (Featuring Wilko Johnson and Mick Green Guitars, Phil Thumpston Bass and The Big Figure Drums)
11. I’m Talking About You
12. My Girl Josephine
13. Small Gains Corner
14. (Get Your Kicks On) Route 66 (2006 Digital Remaster)
15. I’m a Hog for You Baby
16. Stupidity
17. She Said Alright
18. All Through the City (Live)
19. Roxette (Live)
20. Boom Boom (Live)
21. Keep It Out of Sight (Live) (2012 – Remaster)
22. Riot in Cell Block No. 9 (2012 – Remaster)
23. Johnny B Goode (2012 – Remaster)

DVD
1. She Does It Right (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
2. Boom Boom (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
3. All Through the City (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
4. Roxette (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
5. Riot in Cell Block No 9 (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
6. I Don’t Mind (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
7. (Get Your Kicks On) Route 66 (Live) (The Geordie Scene – Tyne Tees February 1975)
8. Keep It Out of Sight (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
9. Roxette (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
10. She Does It Right (Live) (Old Grey Whistle Test – BBC March 1975)
11. Back in the Night (45 With Kid Jensen – Granada July 1975)
12. Going Back Home (Live)
13. I Can Tell (Live)
14. All Through the City (Live) (2005 Digital Remaster)
15. I’m a Hog for You Baby (Live) (2005 Digital Remaster)
16. Riot in Cell Block Number Nine (Live) (2005 Digital Remaster)
17. Roxette (Live)
18. You Shouldn’t Call the Doctor (If You Can’t Afford The Bills) (Live) (2005 Digital Remaster)
19. (Get Your Kicks On) Route 66 (Live)
20. Back in the Night (Live) (2005 Digital Remaster)
21. She Does It Right (Live) (Kuusrock Festival July 1975 – Finland)
22. Roxette (Live) (Kuusrock Festival July 1975 – Finland)
23. Band Interview (Conducted by Matti Rosvall)

DVD contents

Live at The Kursaal , Southend – November 8th 1975
1)Going Back Home,
2)I Can Tell,
3)All Through The City,
4)I’m A Hog For You Baby,
5)Riot In Cell Block No 9,
6)Roxette,
7)Shouldn’t Call The Doctor,
8)Route 66,

9)Back In The Night (promo clip)

OGWT BBC 14th March 1975

10-Keep It Out Of Sight
11-Roxette
12-She Does It Right

The Geordie Scene 6th February 1975/ITN footage

13-She Does It Right
14-Boom Boom
15-All Through The City
16-Roxette
17-Riot In Cell Block No 9
18-I Don’t Mind
19-Route 66

Granada 45 with Kid Jensen. 20th July 1975

20-Back In The Night

Kussrock Festival on the 19th July 1975.(Finnish TV)
21-She Does It Right
22-Roxette
23-Interview

7 live tracks from ‘The Geordie Scene-Tyne Tees Television February 1975
3 ‘live’ tracks from the Old Grey Whistle Test – BBC March 1975
1 studio track from ‘45 with Kid Jensen’ Granada July 1975
9 live tracks from Southend November 1975
2 live tracks and an interview from Finnish TV July 1975.

Direi imperdibile!

La serie del Live At Rockpalast si arricchisce con un doppio CD o DVD dedicati alla registrazione dei concerti tenuti da Joe Jackson nel 1983 e 1980. Ovviamente il doppio DVD ha molto materiale in più, etichetta MIG, Made In germany:

DVD 1 – Rocknacht – Grugahalle, Essen April 1983
1. On Your Radio
2. Another World
3. Sunday Papers
4. Look Sharp!
5. Breaking Us In Two
6. Is She Really Going Out With Him
7. Target
8. TV Age
9. Tuxedo Junction
10. Steppin’ Out
11. Beat Crazy
12. One More Time
13. A Slow Song
14. Uptight
15. The Tears Of A Clown
16. I’m Gonna Make You Love Me
17. How Sweet It Is To Be ;Loved
18. Heatwave
19. Uptight
20. I’m The Man

DVD 2
WDR Studio,, Köln 1980
1. On Your Radio
2. Friday
3. Mad At You
4. Kinda Kute
5. Out Of Style
6. The Harder They Come
7. Sunday Papers
8. One More Time
9. Fools In Love
10. Is She Really Going Out With Him
11. Don’t Wanna Be Like That
12. I’m The Man
Markthalle, Hamburg 1983
1. On Your Radio
2.Another World
3. Sunday Papers
4. Look Sharp
5. Breaking Us In Two
6. Cancer
7. Real Man
8. Is She Really Going Out With Him
9. Cosmopolitan
10. Target
11. TV Age
12. Tuxedo Junction
13. Steppin’ Out
14. Beat Crazy
15. One More Time
16. A Slow Song
17. Motown Medley: Uptight/Tears Of A Clown/I’m Gonna Make You Love Me/How Sweet It Is To Be oved By You/Heatwave/Uptight
18. I’m The Man

Sea Of Bees è lo pseudonimo che usa la cantautrice americana Julie Ann Baenziger. Questo Orangefarben è il secondo album pubblicato dalla Heavenly Recordings/distr. Universal. Se vi piacciono le voci femminili accompagnate da una strumentazione morbida ma non solo acustica. C’è anche una bella cover di Leaving On A Jet Plane.

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Due anni fa era uscito We Are Only Riders una sorta di tributo a Jeffrey Lee Pierce con i suoi brani completati e interpretati da un gruppo di “amici cantanti”. Ora esce questo The Journey Is Long che è il seguito di quel progetto, etichetta Glitterhouse. I nomi sono più o meno quelli: Nick Cave, Hugo Race, Steve Wynn, Marl Lanegan & Isobel Campbell, Barry Adamson, Mick Harvey e molti altri. C’è anche un duetto tra Nick Cave e Debbie Harry.

Florence + The Machine sfruttano il loro momento magico sul mercato inglese e pubblicano questo Mtv Unplugged (ma esiste ancora la trasmissione?). C’e anche la versione Deluxe CD+DVD. Ospite Josh Homme dei Queens Of the Stone Age per una cover di Jackson di Johnny Cash.

Dar Williams, come ho già detto in altre occasioni, è una delle mie cantautrici preferite e questo In the Time Of Gods conferma ancora una volta la sua bravura. Pubblicato in Europa dalla Floating World e in America dalla Razor and Tie. Si tratta del suo nono album di studio e vede tra gli ospiti Shawn Colvin e Larry Campbell. Molto bello, recensione nei prossimi giorni.

train california 37.jpgloudon wainwright older.jpgpeter hammill consequences.jpg

 

 

 

 

 

 

 

I Train sono uno dei gruppi americani di maggior successo, ma fanno anche della buona musica (le due cose non sono necessariamente separate, questa settimana gli Alabama Shakes hanno esordito all’8° posto delle classifiche di Billboard): questo California 37 è il loro sesto album di studio. Pat Monahan il leader del gruppo ha pubblicato anche un album solista nel 2007, Last Of Seven, al quale hanno partecipato Brandi Carlile e Graham Nash. Classico pop-rock californiano, anche radiofonico, pure in questo nuovo album.

Loudon Wainwright III è il babbo (ma la settimana prossima esce il nuovo album anche di Rufus che dopo escursioni nel classico e nel musical torna allo stile dei primi album, quello che deve molto al miglior Elton John): il nuovo album OlderThan My Old Man Now conferma la striscia positiva di dischi degli ultimi anni, uno migliore dell’altro, a partire da Strange Weirdos quello del 2007 prodotto da Joe Henry. Il tutto culminato nel bellissimo cofanetto retrospettivo per i 40 anni di carriera, 40 Odd Years. Per questo nuovo album edito come di consueto dalla Proper c’è una lista di ospiti incredibile: figli, figlie, mogli, ex mogli. C’è anche un brano scritto con Kate McGarrigle, la mamma di Rufus e Martha scomparsa un paio di anni fa. Poi ci sono Ramblin’ Jack Elliott, Chris Smither, Suzzy Roche, John Scofield e molti altri. Se non conoscete assolutamente da esplorare: era stato uno dei “nuovi Dylan” ad inizio anni ’70, ora è il “vecchio” Loudon Wainwright, ma che bravo!

Per finire la lista di oggi ennesimo nuovo album di Peter Hammill, si chiama Consequences e dopo una serie di CD dal vivo presenta 10 nuovi brani scritti per l’occasione. Etichetta come di consueto la Fie Records.

A domani per il seguito!

Bruno Conti