Nuove Conferme Dal Paese Delle Giubbe Rosse. Elliott Brood – Ghost Gardens

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Elliott Brood – Ghost Gardens – Paper Bag Records

Per i tanti (presumo) che non li conoscono, gli Elliott Brood sono un trio canadese originario dell’Ontario, e si sono fatti conoscere al mondo musicale con l’ottimo Work And Love (15) http://discoclub.myblog.it/2015/01/21/il-canada-ci-tradisce-mai-elliott-brood-work-and-love/ , che era già il loro quarto lavoro, EP esclusi, un album che mischiava “roots-rock” con le radici alternative del gruppo, ottenendo incondizionati e positivi riscontri da tutte le più importanti riviste musicali del settore. A due anni di distanza (confesso che colpevolmente me li ero scordati), tornano con un nuovo lavoro Ghost Gardens, che non è altro che una manciata di canzoni “demo”, riscoperte dopo un decennio (vengono da inizio carriera) a cui sono state date una nuova vita, con nuovi testi aggiornati e idee melodiche ampliate, e quindi il bellissimo titolo “Giardini fantasma” risulta più che appropriato. Il trio è sempre composto da Mark Basso alle chitarre, banjo e voce, Casey Laforet alle tastiere, basso, mandolino e voce, Stephen Pitkin alla batteria e percussioni, con il contributo di musicisti e amici tra i quali Aaron Goldstein alla pedal steel e John Dinamore al basso, che dopo lo spartiacque del disco precedente, propongono una perfetta fusione di bluegrass, folk e rock e ottime armonie vocali, che vanno a formare una “tappezzeria” musicale che si aggiunge al loro già eccellente catalogo di apparati sonori.

Diciamo subito che le canzoni che compongono questi “giardini fantasma” sono più che altro undici bozzetti brevi (da un minimo di un minuto ad un massimo di tre), che iniziano con il gioioso “bleugrass” di  ‘Til The Sun Comes Up Again, dove fa la sua bella figura il banjo di Mark Grasso, a cui fanno seguito il country-rockabilly di Dig A Little Hole (entrambe ricordano a tratti il suono dei Lumineers), la pulizia degli strumenti che caratterizza una dolcissima Gentle Temper, mentre 2 4 6 8 è la traccia più “ibrida” e più lunga del disco (quasi 5 minuti), con la chitarra distorta di Laforet che accompagna il banjo di Grasso, prima di esplodere nel finale in un “sound” quasi garage-punk. Si ritorna ai momenti più intimi per poter apprezzare la chitarra riverberata e seducente di The Fall, a cui segue una meravigliosa ninna nanna come Adeline (dedicata alla figlia di Grasso), eseguita solo con il banjo ed un pianoforte “minimale”, per poi passare ad un “valzerone” quasi country tradizionale come The Widower (la storia di una vedova suicida per alcolismo), e allo strumentale Thin Air con il suono “vintage” di un grammofono in stile anni venti. La parte finale è affidata al banjo di Mark che accompagna la pianistica e seducente T.S. Armstrong, il tintinnio rumoroso (e forse anche inutile) grazie agli effetti statici dei nastri di una Searching un po’ arruffona,, per poi chiudere con la melodica e tenera For The Girl, con il mandolino di Casey in evidenza e cantata da Mark quasi “scimmiottando” il McCartney più minimale.

Ormai sono passati diversi anni da quando Sasso, Pitkin e Laforet ( Elliott Brood) hanno esordito, partendo come una band di country “alternativo”, per poi passare al più generico stile “americana”, fino ad arrivare a vincere i Juno Awards (gli Oscar Canadesi della musica) con il roots-rock variegato di Days Into Years, e farsi conoscere anche nel resto del mondo con Work And Love, per arrivare infine a questo Ghost Gardens forse il loro lavoro più eclettico, con le consuete belle armonie vocali (che fanno venir voglia di ascoltare gli album di Simon & Garfunkel), e  per chi non conosce gli Elliott Brood direi che questi “giardini fantasma” meritano tutta la vostra attenzione.

Tino Montanari

Quasi quasi è meglio la moglie del marito! Ellie Holcomb – Red Sea Road

ellie holcomb red sea rod

Ellie Holcomb – Red Sea Road – Full Heart CD

Ellie Holcomb, nata Elizabeth Bannister, è la moglie di Drew Holcomb, cantautore rock già autore di diversi album a capo dei suoi Neighbors, l’ultimo dei quali, Medicine (2015), è senza dubbio il più bello. (*NDB Ora ne è uscito un altro nuovo http://discoclub.myblog.it/2017/03/30/saluti-da-nashville-il-meglio-nel-genere-americana-drew-holcomb-the-neighbors-souvenir/ ). Ma Ellie non vive nell’ombra del marito, né ha bisogno del suo aiuto per fare dischi, in quanto è un’ottima cantautrice in her own right come direbbero in America, e aveva già dimostrato di valere con i due EP pubblicati ad inizio carriera e soprattutto con il debut album As Sure As The Sun, uscito tre anni orsono. Quelle come la Holcomb negli States sono definite Contemporary Christian Artists, cioè per le quali la religione e le tematiche cristiane rivestono un’importanza fondamentale, sia a livello testuale che musicale: nel caso di Ellie l’argomento religioso viene trattato più che altro nelle liriche, in quanto le sue canzoni non recano alcuna traccia di musica gospel, ma sono bensì caratterizzate da un uso prominente di chitarre e pianoforte, che costruiscono intorno alla voce bella e sensuale della bionda cantante il perfetto alveo per valorizzarle al meglio. Se As Sure As The Sun aveva fatto rizzare le orecchie a più di un critico, questo nuovo Red Sea Road è ancora meglio, in quanto ci presenta tredici brani decisamente belli, profondi, ispirati, con una strumentazione classica ed un uso molto parco ed intelligente di suoni più moderni, il tutto prodotto con mano sicura da Brown Bannister, che oltre ad essere il padre della ragazza è anche un esperto ed acclamato producer (ha lavorato, tra gli altri, con Amy Grant e CeCe Winans).

Tra i musicisti meritano una segnalazione senz’altro Ben Shive e Nathan Dugger, rispettivamente alle tastiere e chitarre, che si sobbarcano buona parte del merito della riuscita del disco, grazie al loro accompagnamento fluido e classico, che rende le ballate di Ellie, già belle ed intense per conto loro, quasi perfette (il marito Drew invece compare poco, solo nei backing vocalist in un paio di pezzi ed alla chitarra acustica nel brano finale). Una vera sorpresa dunque, un CD senza un solo momento sottotono e con diverse canzoni splendide, raffinate, ma anche decisamente coinvolgenti ed emozionanti. Già il brano d’apertura, Find You Here, fa vedere di che pasta è fatta Ellie: una bella ballad, distesa e rilassata, caratterizzata da un ottimo motivo e da un sapiente impasto di chitarre e piano, un fulgido esempio di come si possano costruire belle canzoni con semplicità. He Will è ancora meglio dal punto di vista melodico, con un notevole refrain ed un’affascinante atmosfera eterea, oltre ad un uso per nulla invasivo dell’elettronica: splendido poi il crescendo finale; la title track è limpida, scorrevole, di nuovo con una melodia di prim’ordine ed una strumentazione perfettamente cucita intorno alla voce espressiva della Holcomb: un bell’inizio, anche sorprendente, e non è che il resto sia meno valido, a partire dalla piacevolissima You Are Loved, il classico brano che se ascoltato di prima mattina mette di buon umore per tutto il resto della giornata.

La pimpante Fighting Words ha una base folk ed una ritmica pressante (la si può paragonare allo stile dei Lumineers), ed il ritornello è perfetto per il singalong, I Will Never Be The Same è più riflessiva, ma a poco a poco il motivo corale avvolge l’ascoltatore in una gradevole spirale sonora, mentre Wonderfully Made è lenta, profonda, meditata: l’inizio è per voce e chitarra, poi entra un violoncello e senza accorgercene ci ritroviamo coinvolti in un altro crescendo sonoro niente male. La fresca We’ve Got This Hope è quasi bucolica, vicina alle cose più intime di Suzanne Vega, You Love Me Best è pianistica e struggente, con una delle melodie più intense e toccanti del CD, un brano davvero splendido, mentre la breve God Of All Comfort è la più folk del lotto, solo voce, chitarra ed una leggera tastiera, ma non per questo è meno ricca di pathos. Notevole anche Rescue, che oltre ad un altro refrain bellissimo è costruita intorno ad un affascinante tappeto di chitarre (ben sei, di cui cinque acustiche); l’album si chiude con la vibrante Living Water, con un altro delizioso motivo, e con la tenue e delicata Man Of Sorrows. Gran disco: se non siamo ai livelli del marito ci manca veramente poco.

Marco Verdi

La Musica E’ Buona, Un Po’ Di Contenuti In Più Non Guasterebbero! Bears With Guns – Bears With Guns

bears with guns

Bears With Guns – Bears With Guns – Highway 125 CD/EP

Negli anni sessanta era pratica comune per le band, accanto a 45 giri e LP, pubblicare ogni tanto degli EP, cioè una sorta di maxi-singolo (o mini album), che solitamente conteneva non meno di quattro brani e non più di sei. Con gli anni questo supporto si è praticamente estinto, ma in periodi più recenti qualche gruppo (o solista) lo ha rivitalizzato, anche se sotto forma di mini CD; non avevo però mai visto una band pubblicare solo EP, almeno fino a quando non ho avuto per le mani questo dischetto omonimo dei Bears With Guns, un quintetto australiano dei dintorni di Sydney, che ho scoperto essere già al terzo EP della loro breve carriera (dopo Taken For A Fool e Only The Quick And The Hungry) https://www.youtube.com/watch?v=PoOS6LOHRBk , durante la quale non hanno ancora pubblicano alcun full-lenght. Scelta alquanto bizzarra dunque, come se i nostri volessero condividere con i fans le loro canzoni in maniera quasi istantanea, senza dover per forza aspettare di avere le canzoni per un CD intero: la cosa che però conta di più è che Bears With Guns è un bel dischetto, molto piacevole e diretto e, data la sua esigua durata (23 minuti, sei canzoni in tutto), non fa in tempo ad annoiare.

I BWG sono formati da Robert Saunders (leader e principale autore), Drew Farrant-Jayet, Ryan Unger, Lachlan Russell ed Angus Taylor, e la loro musica è una fusione decisamente piacevole di folk, rock e pop, con una strumentazione molto classica, nell’ambito della quale si intrecciano strumenti acustici ed elettrici, un buon senso del ritmo ed una serie di melodie immediate, fresche e piacevoli. I ragazzi partono sempre da una base folk, per costruire le loro canzoni in maniera diretta e creativa, ed usando anche le voci di conseguenza, sulla falsariga di gruppi come Of Monsters And Men e Lumineers: dulcis in fundo, il suono è professionale e curato, essendo il mini album passato per le mani di due produttori esperti come Wayne Connolly (The Vines, Boy And Bear) ed Al Clay (Pixies, Blur, Pink…non spaventatevi, qui non siamo da quelle parti).

Il CD si apre con quello che è anche il primo singolo, ovvero Let Go: un delicato arpeggio di chitarra acustica introduce il brano, poi entra la voce, dopodiché arrivano una ritmica vivace ed un bel pianoforte, il tutto per una canzone molto piacevole che si sviluppa fluida e fruibile. The Deep End è più elettrica ed il ritmo è ancora più sostenuto, ma c’è sempre questo modo un po’ etereo e leggero di porgere il brano, e la canzone stessa cresce man mano che si sviluppa; con Taken For A Fool (ripresa dal primo EP, quindi sono pure poco prolifici i ragazzi) torniamo in territori folk-pop, una bella chitarra, voci leggiadre ed una melodia gradevolissima, mentre Wandering Soldier è più strutturata, con la sua alternanza di sonorità acustiche ed elettriche (e la parte elettrica è la più rock del CD), unita a soluzioni ritmiche mai banali, il tutto senza mai perdere il filo conduttore: un brano molto creativo (ci sono anche dei fiati) che ricorda lo stile vulcanico di Edward Sharpe And The Magnetic Zeros. Il dischetto purtroppo si chiude quando  si cominciava a prenderci gusto, con Etheric Thief, fluida rock song con grande uso di piano ed un refrain corale di buon impatto, e con una cover di Backstreet Girl, un pezzo poco noto dei Rolling Stones (era su Between The Buttons), proposto in una rilettura tra il pop ed il bucolico di grande piacevolezza, e che ha il merito di farmi riscoprire una canzone che avevo un po’ dimenticato.

Hanno dei numeri questi Orsi Armati, anche se adesso però sarebbe tempo di pubblicare un vero CD.

Marco Verdi

Se La Sono Presa Comoda, Ma Sono Decisamente Migliorati! The Lumineers – Cleopatra

lumineers cleopatra

The Lumineers – Cleopatra – Dualtone CD USA – Decca/Universal Europa

Uno dei singoli più gettonati del 2012 è stato sicuramente Ho Hey, un brano folk-rock dal ritornello molto orecchiabile ad opera di un terzetto originario di Denver, The Lumineers, un successo che ha trascinato nelle classifiche di vendita anche il loro album omonimo di debutto, un buon disco che però dava la sensazione di essere inferiore a prodotti di altre band che si rivolgevano allo stesso bacino d’utenza, come Mumford & Sons, Low Anthem e Decemberists. Ora si rifanno vivi a ben quattro anni di distanza dall’esordio, un tempo molto lungo per una nuova band, ma devo dire che Cleopatra (da non confondersi con la famigerata etichetta californiana tanto amata da Bruno) è di gran lunga superiore al disco precedente: il loro percorso è quasi l’inverso degli Of Monsters And Men (altra band che si può equiparare ai nostri come stile), in quanto gli islandesi hanno esordito nel 2011 con un ottimo album (My Head Is An Animal) che conteneva un singolo, Little Talks, diventato poi un tormentone mondiale, mentre il loro secondo lavoro Beneath The Skin dell’anno scorso non era male ma non altrettanto esplosivo; al contrario, Cleopatra forse non conterrà una canzone spacca classifiche come Ho Hey ma si rivela un lavoro più unitario e riuscito (e le vendite danno ragione ai ragazzi di Denver, in quanto il disco sta già facendo molto bene ed è andato in testa sia in America che in Inghilterra).

Il trio è sempre composto da Wesley Schultz alla voce e chitarra, Jeremiah Fraites alla batteria e piano e Neyla Pekarek al basso e violoncello, ed in questo album si fanno aiutare da pochi ma selezionati amici, a partire da Simone Felice dei Felice Brothers,, che si occupa anche della produzione (*NDB. E anche dei The Duke And The King, tre splendidi dischi, che fine hanno fatto?), ed inoltre Byron Isaacs, Lauren Jacobson e David Baron: il suono non è cambiato molto dal loro esordio, i brani hanno sempre un forte impianto folk-rock con un retrogusto pop, con influenze che vanno da Bob Dylan (soprattutto) a Tom Petty, passando per Leonard Cohen e Bruce Springsteen (questi ultimi due non li ritrovo molto, ma mi inchino in quanto sono gli stessi membri del gruppo a citarli, anche se poi aggiungono anche Guns’n’Roses, Cars e Talking Heads…), canzoni elettroacustiche ma con la sezione ritmica sempre in grande evidenza, voci spesso cariche di eco e melodie dirette ed immediate. Il suono c’è, dunque, e se aggiungiamo che la qualità media delle canzoni è nettamente migliorata si può dire che Cleopatra contribuisce a mettere i Lumineers sullo stesso piano dei gruppi che ho citato all’inizio (anzi, mi sa che i Mumford & Sons ce li siamo giocati, *NDB 2. A giugno è in uscita un EP Johannesburg, con musicisti sudafricani, dove hanno cambiato ancora genere https://www.youtube.com/watch?v=eCIHPdx1OAs!); undici brani, ma quindici nella versione deluxe (che non ho. *NDB 3. E’ quella in MP3, per il download, che entrambi non amiamo molto) e quattordici in un’altra edizione in esclusiva per la catena americana Target, ma con tre canzoni che non sono le stesse della deluxe “normale” (adoro queste cose: ma non potevano fare una edizione sola, dato che quella regolare dura solo 33 minuti?).

Sleep On The Floor inizia con un drumming secco, un riff di chitarra elettrica e la voce di Schultz che canta un motivo suggestivo ma attendista nel primo minuto e mezzo, poi la ritmica sale ed il pezzo si trasforma in una rock song con tutti i crismi, potente e profondamente evocativa: un avvio migliore non poteva esserci. Ophelia (è il primo singolo, ma non è la stessa di The Band) ha un inizio sospeso, con piano, percussioni e voce, poi prende vivacità, la ritmica si fa saltellante ed arriva il classico ritornello orecchiabile, anche se è il pianoforte a mantenere il ruolo di protagonista: non è immediata come Ho Hey (anche se lo stile non è lontanissimo), ma cresce alla distanza. Cleopatra è un folk-rock elettrico dalla splendida melodia dylaniana, un mood trascinante ad ancora gran lavoro di piano, un brano di grande valore; Gun Song, ancora con Dylan in mente, è più acustica anche se la ritmica è sempre molto sostenuta, una costante nel suono del trio, mentre Angela (è il terzo brano su cinque con un nome di donna come titolo) è più tranquilla, inizia solo voce e chitarra (ma l’eco sulla voce non manca mai), poi entra il resto ed il pezzo cresce in pathos, grazie anche ad uno splendido break strumentale dove è ancora il piano a dettare legge. In The Light è una tenue ballata dalla melodia vincente e dall’arrangiamento semplice ma di grande impatto, con un finale maestoso che la catapulta tra le migliori del CD; ancora Dylan, quello dei primi anni, ad ispirare la limpida Long Way From Home, altro brano di notevole potenza emotiva, mentre Sick In The Head è l’unico pezzo un gradino sotto, a causa di uno sviluppo melodico un po’ incartato su sé stesso. L’album però si chiude molto bene con My Eyes, sempre a metà tra folk e rock, di grande forza nonostante il tempo lento, e con Patience, un breve ma suggestivo strumentale per piano solo.

Hanno avuto bisogno di tempo i Lumineers per dare un seguito al loro esordio, ma con Cleopatra hanno decisamente centrato il bersaglio e dimostrato di essere non solo un gruppo con un singolo fortunato al loro attivo, ma una vera band con un suo stile ed una spiccata personalità.

Marco Verdi

Anticipazioni Novità, Ristampe E Cofanetti Aprile, Parte I. Box Aussie Pub Rock, Bachman Turner Overdrive Box, Teddy Thompson & Kelly Jones, Andrew Bird, Cheap Trick, Ben Watt, Ben Harper, Peter Wolf, Lumineers, Creedence Box Record Store Day

the glory days of aussie pub rock

Eccoci al resoconto periodico di alcune delle uscite future più interessanti, questa volta siamo a quelle del mese di Aprile, e visto che tra novità e ristampe ci sono molti titoli in ballo il Post sarà diviso in due parti, più o meno in ordine cronologico. Fermo restando che molti album vengono comunque recensiti con Post specifici (e altri ne leggerete nei prossimi giorni) partiamo con la prima parte.

In effetti ci mancava un bel cofanetto dedicato al rock australiano e questo The Glory Days Of Aussie Pub Rock, pubblicato dalla Festival Records di laggiù (quindi di non facilissima reperibilità, ma il prezzo non mi pare proibitivo) il prossimo 8 aprile in un un box da 4 CD raccoglie alcuni dei nomi più gloriosi del rock down under,  Cold Chisel, Divinyls, Midnight Oil, Mental As Anything, Split Enz, Hunters & Collectors, Paul Kelly & The Coloured Girls, Men At Work. Sunnyboys, The Saints, Black Sorrows, Jimmy Barnes. Jo Jo Zep & The Falcons, Tim Finn, The Church. Ne ho elencati solo alcuni dei più noti, ma ce ne sono moltissimi altri, a fianco di nomi che pure il sottoscritto non dico ha mai ascoltato, ma neppure sentito nominare. Questa è la lista completa dei contenuti:

Tracklist
[CD1]
1. Cold Chisel – Goodbye (Astrid Goodbye)
2. Midnight Oil – Cold Cold Change
3. The Angels – Take A Long Line
4. Divinyls – Boys In Town
5. The Radiators – Comin’ Home
6. Flowers – Walls
7. Models – Big On Love
8. Hunters & Collectors – Do You See What I See?
9. Jo Jo Zep & The Falcons – So Young
10. The Sports – Don’t Throw Stones
11. Mental As Anything – If You Leave Me – Can I Come Too?
12. Mondo Rock – Cool World
13. Paul Kelly & The Coloured Girls – Dumb Things
14. Australian Crawl – Beautiful People
15. Richard Clapton – Out On The Edge Again
16. Men At Work – Who Can It Be Now?
17. Matt Finish – Mancini Shuffle (Demo)
18. Sunnyboys – Show Me Some Discipline
19. Loaded Dice – Mam’selle
20. Ted Mulry Gang (Tmg) – Heart Of Stone
21. Russell Morris & The Rubes – The Roar Of The Wild Torpedoes
22. Wendy & The Rockets – Tonite
23. Billy Miller & The Great Blokes – Perpetual Motion
24. Dragon – Rain

[CD2]
1. Skyhooks – Women In Uniform
2. The Ferrets – Don’t Fall In Love
3. The Dingoes – Smooth Sailing (Original Mushroom Single Version)
4. Stars – Mighty Rock
5. Ren E Geyer – Hot Minutes
6. Stiletto – Goodbye Johnny
7. Texas – I Wanna Dance With You
8. The Elks – Party Girl
9. The Reels – Prefab Heart
10. Boys Next Door – Shivers
11. The Saints – Just Like Fire Would
12. Split Enz – History Never Repeats
13. Goanna – Solid Rock
14. Warumpi Band – Blackfella/whitefella
15. Ross Wilson – Living In The Land Of Oz
16. Ian Moss – Telephone Booth
17. The Badloves – Lost
18. Noiseworks – Take Me Back
19. Choirboys – Run To Paradise
20. Heroes – The Star And The Slaughter
21. Ray Arnott – On The Run
22. Marcus Hook Roll Band – Natural Man

[CD3]
1. Mi-Sex – Computer Games
2. Dave Warner’s From The Suburbs – Suburban Boy
3. Jimmy & The Boys – Products Of Your Mind
4. The Aliens – Confrontation
5. The Boys – Hurt Me Babe
6. The Hitmen – I Don’t Mind
7. Angry Anderson – Bound For Glory
8. Uncanny X-Men – Everybody Wants To Work
9. James Freud & The Radio Stars – Modern Girl
10. Icehouse – Nothing Too Serious
11. V. Spy V. Spy – Don’t Tear It Down
12. Xl Capris – World War 3
13. The Numbers – The Modern Song
14. The Church – Too Fast For You
15. The Lime Spiders – Weirdo Libido
16. The Lonely Hearts – The Spell
17. The Johnnys – Bleeding Heart
18. X – Dream Baby
19. Painters & Dockers – Nude School
20. Weddings, Parties, Anything – Away Away
21. The Zimmermen – What Really Hurts
22. Paul Kelly & The Dots – Seeing Is Believing
23. Ganggajang – Gimme Some Lovin

[CD4]
1. Jimmy Barnes – Driving Wheels
2. Baby Animals – One Word
3. The Screaming Tribesmen – Date With A Vampyre
4. Huxton Creepers – I Will Persuade You
5. Boom Crash Opera – The Best Thing
6. The Screaming Jets – Better
7. Heaven – Fantasy
8. Finch – Short Changed Again
9. Rose Tattoo – We Can’t Be Beaten
10. Billy Thorpe & The Aztecs – Movie Queen
11. Stevie Wright – Hard Road
12. Jeff St. John – A Fool In Love
13. The Stockley, See, Mason Band – Endless Love
14. Swanee – If I Were A Carpenter
15. The Cyril B. Bunter Band – Last Chance
16. The Cockroaches – She’s The One
17. Tim Finn – Made My Day
18. The Black Sorrows – Chained To The Wheel
19. Moving Pictures – Bustin’ Loose
20. Broderick Smith’s Big Combo – Faded Roses
21. Ariel – Yeah Tonight
22. The Party Boys (Featuring Kevin Borich) – Gonna See My Baby Tonight

Credo che, a parte le immancabili tavanate https://www.youtube.com/watch?v=fKeJlpXOIqw , ci siano molti nomi da scoprire o riscoprire.

bachman turner overdrive box

Il 1° aprile la Caroline/Universal pubblicherà questo cofanetto a prezzo speciale con gli otto album rimasterizzati dei canadesi Bachman Turner Overdrive, usciti tra il 1971 e il 1979. Ecco il contenuto:

[CD1: Bachman-Turner Overdrive]
1: Gimme Your Money Please
2: Hold Back The Water
3: Blue Collar
4: Little Candy Dancer
5: Stayed Awake All Night
6: Down And Out Man
7: Don’t Get Yourself In Trouble
8: Thank You For The Feelin’

[CD2: Bachman-Turner Overdrive II]
1: Blown
2: Welcome Home
3: Stonegates
4: Let It Ride
5: Give It Time
6: Tramp
7: I Don’t Have To Hide
8: Takin’ Care Of Business

[CD3: Not Fragile (40th Anniversary Edition Remaster)]
1: Not Fragile
2: Rock Is My Life, And This Is My Song
3: Roll On Down The Highway
4: You Ain’t Seen Nothing Yet
5: Free Wheelin’
6: Sledgehammer
7: Blue Moanin’
8: Second Hand
9: Givin’ It All Away

[CD4: Four Wheel Drive]
1: Four Wheel Drive
2: She’s A Devil
3: Hey You
4: Flat Broke Love
5: She’s Keepin Time
6: Quick Change Artist
7: Lowland Fling
8: Don’t Let The Blues Get You Down

[CD5: Head On]
1: Find Out About Love
2: It’s Over
3: Average Man
4: Woncha Take Me For A While
5: Wild Spirit
6: Take It Like A Man
7: Lookin’ Out For #1
8: Away From Home
9: Stay Alive

[CD6: Freeways]
1: Can We All Come Together
2: Life Still Goes On (I’m Lonely)
3: Shotgun Rider
4: Just For You
5: My Wheels Won’t Turn
6: Down Down
7: Easy Groove
8: Freeways

[CD7: Street Action]
1: I’m In Love
2: Down The Road
3: Takes A Lot Of People
4: A Long Time For A Little While
5: Street Action
6: For Love
7: Madison Avenue
8: You’re Gonna Miss Me
9: The World Is Waiting For A Love Song

[CD8: Rock N’ Roll Nights]
1: Jamaica
2: Heartaches
3: Heaven Tonight
4: Rock And Roll Nights
5: Wastin’ Time
6: Here She Comes Again
7: End Of The Line
8: Rock And Roll Hell
9: Amelia Earhart

I primi quattro sono ottimi album di rock classico, gli altri un po’ meno validi ma pur sempre piacevoli

teddy thompson & kelly Jones little windows

Teddy Thompson, come quasi tutti sanno è il figlio di Richard, e con cotanto padre, come lui stesso ha ammesso più volte in interviste e canzoni, è difficile reggere il confronto, ma il nostro amico ci prova, e dopo il disco come Thompson Family, l’ultimo a uscire con il contratto Universal, passa alla Cooking Vinyl, dove sempre il 1° aprile verrà pubblicato questo Little Windows, un album in coppia con Kelly Jones (che come appare evidente dalla foto di copertina, essendo una donna, non è né il leader degli Stereophonics, omonimo, né il batterista di Faces e Who, che sarebbe Kenny, ma una brava cantautrice tra country e roots music):

andrew bird are you serious

E sempre venerdì 1 uscirà il nuovo album del cantautore e polistrumentista americano Andrew Bird di cui ci siamo spesso occupati in modo positivo sul blog http://discoclub.myblog.it/2014/06/26/letterato-musicista-veramente-eclettico-andrew-bird-things-are-really-great-here-sort-of/ (e che curiosamente, se ci fate caso, ha una voce molto simile a quella di Teddy Thompson)..Il disco si intitola Are You Serious. è il decimo di studio di Bird ed esce su etichetta Loma Vista distribuzione Universal, prodotto da Tony Berg, già alla consolle per The Mysterious Production of Eggs, il disco del 2005 che lo aveva fatto conoscere, Tra gli ospiti il chitarrista Blake Mills Fiona Apple che duetta con Bird in Left Handed Kisses. 

Il disco uscirà anche in una versione doppia Deluxe, con due brani extra:

Tracklist
1. Capsized
2. Roma Fade
3. Truth Lies Low
4. Puma
5. Chemical Switches
6. Left Handed Kisses feat. Fiona Apple
7. Are You Serious
8. Saints Preservus
9. The New Saint Jude
10. Valleys Of The Young
11. Bellevue

[Deluxe Edition Bonus CD2]
1. Shoulder Mountain
2. Pulaski

cheap trick bang zoom crazy

Alla prima settimana di aprile (ma il giorno 8 per il mercato italiano) tornano anche i Cheap Trick con un nuovo disco Bang Zoom Crazy…Hello che Robin Zander, il loro cantante, dice essere una sorta di ritorno alle sonorità anni ’70 dei primi album, ma anche a quelle dell’omonimo del 1997, uscito su Red Ant Records e che è il preferito in assoluto di Zander, seguito ora da questo nuovo https://www.youtube.com/watch?v=E1Yaa0F95_Q  che verrà pubblicato dall’etichetta Big Machine Records con distribuzione Universal, sette anni dopo il precedente che con coerenza si intitolava The Latest. Per la prima volta dietro alla batteria non siede più Bun E. Carlos, sostituito da Daxx Nielsen, il figlio di Rick, il chitarrista storico della band.

ben harper call it what it is

Sempre per il giorno 8 aprile sono in uscita gli album nuovi di due Ben (curiosamente entrambi distribuiti dalla Universal). il primo è il nuovo di CD di Ben Harper & The Innocent Criminals Call It What It Is, etichetta Stax, il disco è co-prodotto da Harper con i componenti della sua band, niente ospiti celebri questa volta, tutti i brani scritti da Ben con alcune collaborazioni con i musicisti del gruppo Juan Nelson, Leon Mobley, Oliver Charles, Jason Yates, Michael Ward. Pink Ballon il singolo è anche lo spot della nuova vettura di una nota marca automobilistica tedesca, senza fare nomi, diciamo che non passa un buon momento,

ben watt fever dream

Ben Watt aveva lasciato trascorrere 21 anni tra l’uscita del suo primo album North Marine Drive ed il successore Hendra, pubblicato nel 2014. Questa volta ne sono passati solo due prima della pubblicazione di Fever Dream, nei negozi dal giorno 8 aprile su etichetta Unmade Road/Caroline/Universal:

 Tracklist
1. Gradually
2. Fever Dream
3. Between Two Fires
4. Winter’s Eve
5. Women’s Company
6. Faces Of My Friends
7. Running With The Front Runners
8. Never Goes Away
9. Bricks And Wood
10. New Year Of Grace (feat. Marissa Nadler)

Tra gli ospiti la brava cantautrice americana Marissa Nadler oltre a M.C Taylor (Hiss Golden Messenger) e la produzione, insieme a Watt, di Bernard Butler, l’ex chitarrista degli Suede e ormai affermato produttore. Da quello che ho sentito il disco mi sembra molto bello, una sorta di John Martyn meno “sperimentale” per il 21° secolo.

lumineers cleopatra

Continuiamo con questo tripudio di uscite dell’8 aprile, casualmente (o forse no) tutte distribuite dalla Universal. Anche il nuovo dei Lumineers che arriva 4 anni, due nominations per il Grammy, 3 milioni di copie vendute e il mega successo di Ho Hey, si intitola Cleopatra e si avvale della produzione di una musicista che ci piace molto Simone Felice (quello del giro Felice Brothers Avett Brothers) e registrato in un isolato studio dalle parti delle colline di Woodstock dove la Band creò i suoi capolavori. Naturalmente mi tocca ricordarvi che Barack Obama ha inserito recentemente il brano Stubborn Love del precedente album nella sua lista dei preferiti su Spotify (insieme ad una trentina di milioni di altre persone https://www.youtube.com/watch?v=UJWk_KNbDHo

Anche il nuovo album, a giudicare dalla title-track, sembra partire bene, simile al passato, ma se il rischio, per cambiare a tutti i costi, era di avere un disco brutto come l’ultimo Mumford And Sons, meglio rimanere fedeli alle loro sonorità classiche.

peter wolf a cure for loneliness

Torna con un nuovo album anche uno dei miei preferiti in assoluto Peter Wolf, http://discoclub.myblog.it/2010/04/10/pochi-ma-buoni-peter-wolf-midnight-souvenirs/. come ricordavo nel titolo del Post, l’ex J.Geils Band ultimamente non è più prolifico come un tempo (il terz’ultimo risaliva addirittura al 2002), ma i dischi sono sempre dei piccoli gioiellini. Anche le premesse per il nuovo A Cure For Loneliness, in uscita sempre l’8 aprile su etichetta Concord, distribuita, esatto, dalla Universal, sono ottime Vi piace il rock, il blues, il soul, il R&B, le grandi ballate, persino il bluegrass in questo caso, con una cover in questo stile del vecchio brano dei J Geils Love Stinks, nel nuovo album li trovate tutti: con una voce fantastica, un gruppo formidabile di musicisti guidati dal tastierista Kenny White (spesso con Judy Collins), che aveva co-prodotto con Wolf anche il precedente Midnight Souvenirs (dove c’era un tributo fantastico, uno dei rari, a Willy DeVille, The Night Comes Down), con Duke Levine e Kevin Barry alle chitarre, Marty Ballou al basso e Shawn Pelton alla batteria, oltre ad alcune aggiunte di pregio, come i fiati degli Upwtown Horns e la chitarra di Larry Campbell in How Do You Know. Campbell appare anche, con la moglie Teresa Williams e il bassista Tony Garnier in Some Other Time, Some Other Place, uno dei quattro brani firmati da Wolf con Will Jennings. In Tragedy la cover di una oscura ballata degli anni ’50 ci sono anche alle armonie vocali Kris Delmhorst Rose Polenzani.

Insomma, senza raccontarvelo tutto, perché poi ho intenzioni di recensirlo, mi sembra un ennesimo gran bel disco. Tre cover e nove pezzi di Peter Wolf, compreso quella della J,Geils Band; il 4 febbraio Wolf era brevemente sul palco di Boston, la sua città, a cantare Shout, insieme a Bruce Springsteen e la E Street Band https://www.youtube.com/watch?v=iWiE_zd0Ve0

creedence box creedence box open

Il giorno 15 aprile sarà il Record Store Day, la giornata mondiale dei negozi indipendenti e del vinile. Come saprete, salvo rare eccezioni (per ragioni di spazio e tempo) raramente ci occupiamo degli LP, ma ogni tanto qualcosa scappa, e quindi mi corre l’obbligo di segnalarvi questo fantastico (e costoso) cofanetto che uscirà per l’occasione. Dedicato ai Creedence Clearwater Revival il box ha un contenuto misto di CD e vinili, in edizioni rarissime:

3 x LP’s
LP 1 – GREEN RIVER
LP 2 – BAYOU COUNTRY
LP 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x CD’s (of each of the above LP’s)
CD 1 – GREEN RIVER
CD 2 – BAYOU COUNTRY
CD 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x 7” Vinyl International EP’s
7″ 1 – Japan EP
7″ 2 – Mexico EP
7″ 3 – Brazil EP

Oltre a spillette, poster, adesivi, un libro di 60 pagine e altri gadgets.

tom petty kiss my amps vol. 2

Sempre lo stesso giorno usciranno anche due mega box limitati dedicati ai primi due album dei Metallica (ma ne parliamo nella seconda parte del Post, anche perché quella di oggi è venuta lunghissima e forse faticosa da caricare) e il Kiss My Amps Vol. 2 in vinile di Tom Petty And The Heartbreakers, di cui l’amico Marco Verdi vi aveva parlato su questo Blog  http://discoclub.myblog.it/2011/12/23/per-pochi-intimi-ma-comunque-sempre-grande-musica-tom-petty/ e che prenoto fin d’ora per il secondo capitolo.

Alla prossima.

Bruno Conti

Una “ Piccola Gemma” Indie-Folk ! Ballroom Thieves – A Wolf In The Doorway

ballroom thieves a wolf in the doorway

Ballroom Thieves – A Wolf In The Doorway – Blue Corn Music

Sotto l’impulso dei (primi) Mumford & Sons si sono formate valide formazioni musicali come i Lumineers, un trio di Denver, gli islandesi Of Monsters And Men, e  i sorprendenti Bear’s Den (trovati occasionalmente girando un po’ in rete), come è capitato anche per questi Ballroom Thieves (dal nome bello e furfantesco, Ladri Delle Sale Da Ballo), un trio di musicisti provenienti da Boston, composto da Martin Earley alle chitarre, Devin Mauch alle percussioni, e la graziosa Calin Peters al cello. Dopo due EP sfornati (e accolti favorevolmente dalla stampa specializzata) Devil & The Deep (12) e l’omonimo The Ballroom Thieves (13), vengono messi sotto contratto dalla label indie Blue Corn,  e riescono a farsi conoscere a livello nazionale con questo A Wolf In The Doorway. Li aiutano in questo progetto musicisti di area “bostoniana” tra i quali Ariel Bernstein al piano, Dan Cardinal e Kirsten Lamb al basso, Bret Dale e George Woods alle chitarre elettriche, Abigate Reisman al violino, Mike Irvin alla tromba, e il bravissimo polistrumentista Charlie Rose, per una serie di canzoni folk profonde e suggestive, eseguite con perfette armonie vocali.

Si sale sulla pista da ballo con la tambureggiante Archers, una canzone perfetta per aprire le danze (e muovere i piedini), seguita dal vibrante violoncello che accompagna Lantern, mentre Bullett è un brano tipicamente irlandese, che inizia lentamente e poi si trasforma in una “giga”tutta da ballare. Con Saint Monica arriva la prima splendida ballata del disco, cantata da Devin con sentimento ed emozione, sulle note struggenti di un violino https://www.youtube.com/watch?v=Hhr-8qkNfWo , per poi passare alle atmosfere semi-acustiche di Wild Woman, al blues-folk di una Oars To The Sea con il suono di una bella chitarra “slide”, e tornare alle romantiche note di Bury Me Smiling, cantata con trasporto dalla brava Calin https://www.youtube.com/watch?v=WcrMjYrj2oM , e ricordare i migliori Mumford & Sons con una meravigliosa The Loneliness Waltz. Here. I Stand fa scoprire la parte più rock del gruppo, mentre un delizioso giro armonico accompagna la voce della Peters nella rilassante Anchors, a cui fanno seguito le note acustiche e melodiche di una sussurrata Oak,  infine si spengono le luci in sala sulle note struggenti di un violoncello per una intrigante Wolf, sostenuta da banjo, tromba e clarinetto, brano in cui i Ballroom Thieves ci portano verso il Sud dell’America.

In questi ultimi anni i ladri” si sono trovati ad aprire i concerti di gruppi affermati come i Railroad Earth, e di band abbastanza simili a loro quali Lone Bellow e Houndmouth, proponendo un suono molto distintivo che si basa primariamente sulle radici della musica popolare americana. A Wolf In The Doorway non sarà certamente il “disco dell’anno” (e neppure del mese), ma personalmente faccio fatica a trovare alcun difetto a questo lavoro, in quanto il suono è di prima qualità, le voci sono belle e armoniose, e le canzoni si fanno ascoltare piacevolmente. Consigliato a chi ama il genere, e in modo particolare a tutti quelli che sono rimasti delusi dai Mumford & Sons di Wilder Mind. Da tenere d’occhio !

Tino Montanari

Passano Gli Anni, Ma La Grinta Rimane! Melissa Etheridge – This Is M.E.

melissa etheridge this is m.e.

Melissa Etheridge – This Is M.E. – 10 Spot

Ormai anche Melissa Etheridge, cresciuta a pane e Springsteen (superando pure una tragica malattia), viaggia oltre i cinquant’anni, ma dallo strabiliante esordio con il disco omonimo del lontano ’88 non si è mai fermata https://www.youtube.com/watch?v=Jda-VA1gh-k , e a distanza di due anni dal precedente 4th Street Feeling (recensito puntualmente dal sottoscritto su queste pagine http://discoclub.myblog.it/2012/09/05/ritorno-alle-origini-di-una-rockeuse-melissa-etheridge-4th-s/ ), che chiudeva la lunga storia con la Island, torna in pista con questo This Is M.E. che, se non ho sbagliato i conti, è il suo quindicesimo album in carriera. Per questo nuovo lavoro, la Etheridge si affida ad un “pool” di collaboratori (e produttori) che rispondono ai nomi di Roccstar, Arden Altino, Jerry Duplessis, e affidabili musicisti, tra i quali Jerrod Bettis al basso, Jon Levin al pianoforte e tastiere, Randy Cooke alla batteria, Bernard Grobman alle chitarre, Jon Sosin al basso, la brava violoncellista Neyla Pekarek del gruppo folk Lumineers, con il non trascurabile apporto delle coriste Farah Fleurimond, Angela Hunt, Natalie Walker, ed il risultato finale è una raccolta di brani cantati da Melissa, con una grinta e una convinzione che molti colleghi (anche maschi) dovrebbero invidiarle.

melissa etheridge1 melissa etheridge 2

La partenza del disco ricorda il periodo iniziale (il migliore), con una potente sezione ritmica che accompagna I Won’t Be Alone Tonight e Take My Number https://www.youtube.com/watch?v=zX5UO4lYsxA , mentre A Little Hard Hearted  https://www.youtube.com/watch?v=UobZj-Mn_BY e Do It Again sono quelle classiche ballate rock da sempre marchio di fabbrica della Etheridge, passando per le atmosfere quasi “grunge” di Monster e i riff “hard rock” anni ’70 di Ain’t That Bad. Con All The Way Home, Like A Preacher e Stranger Road Melissa percorre sonorità nuove (si sente lo zampino di tale Roccstar), andando a chiudere con il pop di A Little Bit Of Me https://www.youtube.com/watch?v=laJ6dHS8p9s  e la ballata pianistica Who Are You Waiting For, dove il cello della Pekarek ricama deliziose armonie.

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In conclusione This Is M.E. ha tutti i pregi di un disco di Melissa Etheridge, bei suoni, validi “sessionmen”, e anche qualche grande pezzo, oltre alla sincerità della sua voce roca, calda e potente, che rende le sue “performances” quasi sempre intense ed emozionanti. Quella che verso la fine degli anni ’80 voleva essere una Springsteen al femminile, con giacche di pelle e stivaletti country, si è ritagliata in una lunga carriera un posto suo (senza farsi troppo usare dal sistema), perché il rock non richiederebbe compromessi ma scelte coraggiose che permettano di sprigionare il meglio che si ha dentro, magari non sempre ci riesce, ma sicuramente ci si prova, con onesti risultati, come questo album pare testimoniare.

Tino Montanari

Il Ritorno Del “Giardiniere” – Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run

nathaniel rateliff fallin faster

Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run – Mod Y Vi Records

Mi ero imbattuto una prima volta in Nathaniel Rateliff grazie ad un amico (nello specifico il titolare di questo blog), con la recensione del pregevole lavoro precedente In Memory Of Loss (2010), dove si notava un forte legame con le sonorità degli anni ’60 e ’70 https://www.youtube.com/watch?v=m-wbAwK2eUY . Due brevi note per inquadrare il personaggio: Nathaniel è nativo del Missouri e a 18 anni si trasferisce in quel di Denver (svolgendo molti lavori, fra i quali il giardiniere) e cominciando anche, nel frattempo, a suonare in varie band che lo portano, dopo una lunga gavetta, ad uscire dai confini del Colorado, e finalmente raggiungere un discreto successo con l’esordio Nathaniel Rateliff & The Wheel Desire And Dissolving Men (2007). Questo nuovo lavoro Fallling Faster Than You Can Run, ad un primo ascolto, mette in luce anche il lato più rock del buon Nathaniel e della sua band, che vede Julie Davis al basso, Joseph Pope alle chitarre, James Han al pianoforte e tastiere, Patrick Messe alla batteria, per undici canzoni di folk rurale e di vita vissuta https://www.youtube.com/watch?v=O0WGyfPzFd8 .

nathaniel reteliff 1

La voce baritonale di Rateliff apre il disco quasi in un sussurro con Still Trying, una chitarra acustica e un rullo di tamburo di base https://www.youtube.com/watch?v=vjM0xggoY9E , mentre I Am sono solo Nat e la sua chitarra https://www.youtube.com/watch?v=hRq-kGyVo5w , per poi passare al suono decisamente più ritmico di Don’t Get Too Close https://www.youtube.com/watch?v=Ezcykwk8aBc , che sembra uscita dalle “sessions” dei Mumford & Sons o dei Lumineers.

nathaniel rateliff 2

Laborman cambia le cose con un bel riff di chitarra elettrica, un brano vigoroso (alla Wilco), per poi passare di nuovo alla lieve e acustica How To Win  e alzare la posta in gioco con la martellante Nothing To Show For https://www.youtube.com/watch?v=B7pfEsHQuzU  , che viaggia ancora dalle parti dei Mumfords. La seconda parte del disco svolta verso le cadenze quasi “jazzy” di Right On, a cui fanno seguito il personale racconto di Three Fingers In giocato su delicati accordi di chitarra e pianoforte, e la ballata elettrica Forgetting Is Believing,https://www.youtube.com/watch?v=5K2VUlcVZgg  che rimanda al miglior Ryan Adams, mentre When Do You See e la title track Falling Faster Than You Can Run, chiudono il cerchio di un disco bello e importante, che per certi versi si potrebbe avvicinare pure alla stessa vena di essenzialità dei lavori più elettrici del grande Greg Brown.

nathaniel rateliff 3

Tuttavia il gioco dei rimandi potrebbe continuare all’infinito, in quanto Nathaniel Rateliff ha assimilato bene la storia dei songwriters americani (in questo album ci ripropone una sua lista personalizzata), confermandosi (a parere di chi scrive) una delle possibili grandi promesse del folk-rock a stelle e strisce, nonostante la faccia da giardiniere, ma il cuore e l’anima sono quelle di un magnifico “storyteller”. Cercatelo ne vale la pena!

Tino Montanari

Novità Di Aprile Parte I. Tab Benoit, Kate Campbell, Jerry Lee Lewis, Great Lake Swimmers, Jeff Healey, Simone Felice, Lori Carson, Lumineers, Ry Cooder

great lake swimmers.jpgsimone felice.jpgTab benoit legacy the best of.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Cominciamo con le novità in uscita nel mese di Aprile, in questo caso la settimana di martedì 3, mancano tutte le uscite già trattate in precedenza, basta che andiate a ritroso nel Blog e troverete: Elvis Costello The Return Of The Spectacular Spinning Songbook annunciato da mesi e finalmente in uscita in CD e DVD o CD+DVD, Thick As A Brick 2 che ha ripreso la denominazione Jethro Tull e Ian Anderson anche se non dovrebbe esserci Martin Lancelot Barre, il nuovo Bonnie Raitt Slipstream che per il momento esce in Europa su Proper Records, la settimana successiva negli States. E ancora Locked Down di Dr.John, quello con Dan Auerbach dei Black Keys. The Soul Of Truth, il volume IV dei Bootleg di Johnny Cash, il disco di cover delle Wilson Phillips Dedicated. Poi molte altre novità interessanti:

per esempio il nuovo album dei canadesi Great Lake Swimmers New Wild Everywhere, il quinto album della discografia per i folk-rockers nord-americani, pubblicato dalla Nettwerk e disponibile anche in versione doppia Deluxe con sette tracce extra tra demo, brani acustici e live.

Simone Felice è il fratello che non fa più parte da tempo della formazione dei Felice Brothers, ha fatto due bellissimi dischi come Duke And The King, ha avuto un infarto e ora esordisce come solista con questo album omonimo che esce per la Reveal Records e al quale Mojo (che non ho ancora letto) ha dato 4 stellette.

Tab Benoit, il musicista cajun-blues-rock-soul di Baton Rouge, Louisiana ha pubblicato una decina di album per la Telarc, questo Legacy: The Best Of è una collezione e così, a occhio, non mi sembra che ci siano brani inediti. Per chi non ha nulla è l’occasione per ascoltare uno dei migliori chitarristi (e cantanti) del Blues contemporaneo, questo signore non è bravo, è bravissimo, ascoltate il brano qui sopra!

kate campbell 1000 pound machine.jpglori carson.jpglumineers.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l’album dal vivo dello scorso anno, Two Nights In Texas, torna con un nuovo disco per la Large River Music Kate Campbell, il CD si intitola 1000 Pound Machine e la bravissima cantante di New Orleans per l’occasione torna al piano, suo strumento originale, e con l’aiuto di Will Kimbrough che produce e suona le chitarre e Spooner Oldham che suona le tastiere, confeziona un ennesimo eccellente disco di country-folk-Americana-gospel roots music. Bella voce.

Altra cantautrice, di Lori Carson si erano un po’ perse le tracce: era dal 2004 che non faceva dischi nuovi, ma chi scrive se l’era persa dagli anni ’90. I primi dischi, soprattutto Shelter del 1990, ma anche Where It Goes e gli altri di quella decade, spesso con l’accompagnamento dei Golden Palominos, sono molto belli. Questo nuovo Another Year esce per la United For Opportunity Records (?!?) e le atmosfere sono più rarefatte e folk ma sembra interessante: per chi ama le voci “tranquille”.

The Lumineers sono un gruppo americano che viene inserito nel filone del “nuovo folk”, per intenderci quello di Avett Brothers e Mumford And Sons. Dopo un Ep pubblicato nel 2011 esordiscono per la Dualtone con questo album omonimo che ad un primo veloce ascolto mi sembra interessante.

jeff healey live in belgium.jpgry cooder down at the field.jpgjerry lee lewis a whole lotta.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Continua la serie di pubblicazioni di concerti inediti di Jeff Healey per la Eagle Rock. Questa volta è il turno di un DVD (con CD allegato) Live In Belgium registrato al Peer Blues Festival nel luglio del 1993 per il tour promozionale di Feel This. In occasione di questo concerto al solito trio si aggiungono un tastierista e due backing vocalists. Per chi ama il chitarrista cieco canadese e del sano rock-blues!

La Left Field Media continua con i suoi CD Live dedicati a Broadcast radiofonici che hanno fatto la storia della musica rock ( e non solo). Questo Down At The Field di Ry Cooder contiene il famoso show della primavera del 1974 a Ebbets Field, come bonus ci sono anche alcuni brani registrati al Bottom Line di New York alcuni giorni prima. Era il tour per promuovere Paradise and Lunch, quindi Ry Cooder d’annata. Anche questo esisteva come bootleg di difficilissima reperibilità, ecco il contenuto:

1. Too Tight This Rag of Mine
2. You ve been Doing Something Wrong (I Can Tell By the Way You Smell)
3. Blind Man Messed Up By Tear Gas
4. Instrumental
5. How Can A Poor Man Stand Such Times and Live
6. Slow Consumption
7. Forget That Folding Bridge
8. Fool for a Cigarette/Feelin Good
9. Crazy Bout an Automobile
10. Feelin Like a Submarine (Kentucky Blues)
11. Don t take everybody to be a Friend
12. The Tattler
13. One Meat Ball
14. Preacher
15. Vigilante Man

Questa settimana terminiamo con un cofanetto eccezionale di 4 CD edito dalla Salvo Records e dedicato a Jerry Lee Lewis A Whole Lotta Jerry Lee Lewis, contiene 106 brani che coprono il periodo 1956-1989, il tutto corredato da un libretto di 72 pagine, questa la tracking list:

Disc 1
1. Crazy Arms
2. Whole Lotta Shakin’ Goin’ On
3. Great Balls Of Fire
4. You Win Again
5. Breathless
6. High School Confidential
7. Lewis Boogie
8. Break Up
9. I’ll Sail My Ship Alone
10. Lovin’ Up A Storm
11. What’d I Say
12. Cold Cold Heart
13. Hit The Road Jack
14. Pen And Paper
15. I’m On Fire
16. She Was My Baby (He Was My Friend)
17. High Heel Sneakers
18. Just In Time
19. Baby, Hold Me Close
20. I Believe In You
21. Green Green Grass Of Home
22. Baby (You’ve Got What It Takes) – With Linda Gail Lewis
23. Detroit City
24. Rockin’ Jerry Lee
25. Memphis Beat
26. Big Boss Man
27. It’s A Hang-Up Baby
28. Turn On Your Love Light
29. Shotgun Man

Disc 2
1. Another Place, Another Time
2. Walking The Floor Over You
3. I’m A Lonesome Fugitive
4. What’s Made Milwaukee Famous (Has Made A Loser Out Of Me)
5. She Still Comes Around (To Love What’s Left Of Me)
6. To Make Love Sweeter For You
7. There Stands The Glass
8. Don’t Let Me Cross Over – With Linda Gail Lewis
9. Jackson – With Linda Gail Lewis
10. One Has My Name (The Other Has My Heart)
11. Invitation To Your Party
12. Earth Up Above – With Linda Gail Lewis
13. She Even Woke Me Up To Say Goodbye
14. One Minute Past Eternity
15. Roll Over Beethoven – With Linda Gail Lewis
16. Working Man Blues
17. Wine Me Up
18. Once More With Feeling
19. I Can’t Seem To Say Goodbye
20. There Must Be More To Love Than This
21. Waiting For A Train
22. In Loving Memories
23. Sweet Georgia Brown
24. Touching Home
25. When He Walks On You (Like You Walked On Me)
26. Would You Take Another Chance On Me
27. Me And Bobby McGee
28. Thirteen At The Table

Disc 3
1. Chantilly Lace
2. Think About It Darlin’
3. Walk A Mile In My Shoes
4. Lonely Weekends
5. Me And Jesus – With Linda Gail Lewis
6. Who’s Gonna Play This Old Piano
7. No Honky Tonks In Heaven
8. No Traffic Out Of Abilene
9. No More Hanging On
10. Drinkin’ Wine Spo-Dee-O-Dee
11. Bad Moon Rising
12. Juke Box
13. No Headstone On My Grave
14. Sometimes A Memory Ain’t Enough
15. Ride Me Down Easy
16. I’m Left, You’re Right, She’s Gone
17. Just A Little Bit
18. Big Blue Diamonds
19. Tell Tale Signs
20. He Can’t Fill My Shoes
21. Honey Hush
22. I Can Still Hear The Music In The Rest Room
23. House Of Blue Lights
24. Boogie Woogie Country Man
25. A Damn Good Country Song

Disc 4
1. Don’t Boogie Woogie
2. I Can’t Keep My Hands Off Of You
3. I Don’t Want To Be Lonely Tonight
4. Let’s Put It Back Together Again
5. Jerry Lee’s Rock And Roll Revival Show
6. The Closest Thing To You
7. Middle Age Crazy
8. Tennessee Saturday Night
9. Come On In
10. I’ll Find It Where I Can
11. I Hate You
12. Rockin’ My Life Away
13. I Wish I Was Eighteen Again
14. Who Will The Next Fool Be
15. When Two Worlds Collide
16. Over The Rainbow
17. Thirty-Nine And Holding
18. I’m So Lonesome I Could Cry
19. My Fingers Do The Talkin’
20. Come As You Were
21. Honky Tonk Rock And Roll Piano Man
22. Why You Been Gone So Long
23. Sixteen Candles – With Johnny Cash, Roy Orbison & Carl Perkins
24. Wild One – With David Kemper And Gerald McGee

Che dire? Questo è veramente indispensabile, completo e costa pure poco!

Bruno Conti