18/09/2012
Un "Ragazzaccio" Dal Mississippi! Magic Slim And The Teardrops - Bad Boy
Magic Slim And The Teardrops – Bad Boy – Blind Pig Records
Morris Holt, in arte Magic Slim, viene considerato uno degli ultimi grandi vecchi del Blues elettrico classico (dal sottoscritto parzialmente). Chitarrista e cantante, in pista dalla metà degli anni ’50, come bassista di Magic Sam, che fu il suo mentore, oltre ad essere quello che gli diede il soprannome, Slim, come moltissimi altri bluesmen, non ha avuto una carriera facile, tanto da pubblicare il suo primo album, Born On A Bad Sign, solo nel 1977 (40 anni, per la media, un “giovane”) e per di più per una piccola etichetta francese, la MCM. Poi, da allora, girando più o meno molte delle etichette specializzate, Black and Blue, Alligator, Wolf Records, Rooster, fino ad arrivare alla Blind Pig, ha pubblicato più di 35 album, compresi live e antologie. Il grosso del materiale è uscito proprio per la Blind Pig, dal 1998 ai nostri giorni (ma aveva già fatto qualcosa con loro in precedenza), anche se, forse, il suo periodo migliore coincide con gli anni che vanno dal 1982 al 1995, quando John Primer era il secondo chitarrista della band.
Non a caso il gruppo ha la classica formazione a quattro, tipica di molte delle migliori band nere di blues degli anni ’60 e ’70 (e fino ai giorni nostri), con un secondo chitarrista ritmico che spesso sale anche al proscenio come solista e altrettanto di frequente è un bianco (penso a Margolin con Waters, Debbie Davis con Albert Collins, per citarne un paio), con un sound definito non a caso “houserockin’ blues”, che ha la grinta del R&R e le battute del blues, e di cui Hound Dog Taylor, anche senza bassista, era un maestro. Ma ovviamente nella musica di Magic Slim convivono anche molte altre influenze, dal blues urbano di Chicago a quello del Mississippi, zona da cui Holt proviene. Non a caso nel nuovo album, nella scelta dei brani, appaiono un po’ di tutti gli stili citati.
A scanso di equivoci, ripeto, secondo me Magic Slim non è uno dei grandi maestri della “musica del diavolo” ma sicuramente uno dei comprimari più geniali, prolifici e, allo stato attuale, ancora in gran forma. Bad Boy, un tipico Chicago Blues ruvido e chitarristico, scritto da un altro che di fortuna non ne ha avuta molta, Eddie Taylor, permette di gustare il bel vocione di Magic, ancora potente e incazzato, e il suo stile di chitarra, conciso ma efficace; gustoso il call and response nel ritornello con i componenti del gruppo. Someone Else Is Steppin’ In, in origine era un brano soul scritto da Denise Lasalle ma qui diventa un blues attizzato e cattivo, un po’ sullo stile del suo maestro Magic Sam o di Buddy Guy, anche se l’assolo non ha le note lancinanti dei due grandi chitarristi. Detroit Junior, non è uno dei primi nomi che vengono in mente quando si parla di blues chitarristico (anche perché era un pianista), ma la sua I Got Money fa un figurone nell’interpretazione serrata e con doppia chitarra di questo CD, con la sezione ritmica che pompa alla grande. Sunnrise Blues, scritta dallo stesso Holt, ha sempre quello stile pungente e saltellante tipico del blues urbano mentre Girl What You Want Me To Do, un traditional di autore ignoto, con un abbrivio che avrebbe fatto la felicità dei primi Stones, ha un ritmo incalzante.
Il libretto riporta come sesto brano una Hard Luck Blues ma sul CD parte una sparatissima Highway Is My Home, puro Chess Sound di Howlin’ Wolf che era anche il titolo di uno dei primi dischi di Magic Slim: poco male, perché il brano è uno dei più torridi del disco e si merita la citazione. Ottima anche Gambling Blues, un altro gagliardo originale di Holt, che poi ci regala la sua versione di Chanpagne And Reefer, il classico di Muddy Waters che è uno dei cavalli di battaglia di Buddy Guy, ma lì siamo su un altro pianeta. How Much More (che in questa versione guadagna un Long, ma i brani Blues hanno titoli e paternità spesso dubbie), dovrebbe essere uno standard di JB Lenoir che qui diventa appunto un houserockin’ blues. Matchbox Blues è quella di Albert King, versione grintosa ma non memorabile, anche se la chitarra viaggia, mentre Older Woman è un brano “contemporaneo” di Lil Ed Williams ma sembra autenticamente “antico” come gli altri classici che costellano questo album. Country Joyride è l’ultimo brano originale firmato da Magic Slim per questo CD, un veloce boogie strumentale, sia per tempo che per durata, che conclude su una nota sostenuta questo disco che sicuramente appagherà gli appassionati del genere Blues. Per gli altri, forse, astenersi.
Bruno Conti
10:52 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, magic slim and the teardrops, blues, magic sam, hound dog taylor, eddie taylor, denise lasalle, buddy guy, howlin' wolf, muddy waters, jb lenoir, albert king | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook
15/05/2012
Il "Funky-Blues" E' Il Nostro Credo! Big James And The Chicago Playboys - The Big Payback
Big James And The Chicago Playboys – The Big Payback Recorded Live – Blind Pig Records/Ird
Trombonisti che siano anche cantanti non ce ne sono moltissimi nell’ambito del rock o del Blues, penso a Trombone Shorty in anni recenti; suonatori di trombone e leader di una band forse anche meno, con una “grande” eccezione, ovvero Glenn Miller, ma musicisti che hanno legato il loro nome allo strumento soprattutto in quell’ambito musicale che sta tra pop, jazz e funky alcuni sicuramente sì. Da James Pankow dei Chicago a Dick Halligan dei Blood, Sweat & Tears passando per Fred Wesley dei JB’s di James Brown, per citarne alcuni che vengono in mente, che hanno militato in formazioni in grado di fondere i vari stili musicali: anche i Chicago Playboys sono un gruppo musicale sulla scena da molti anni, prima come band di supporto a Johnny Christian e poi sotto la guida di “Big James” Montgomery hanno sfornato una serie di album pubblicati a livello indipendente fino ad approdare nel 2009 alla Blind Pig per un album di debutto in studio e ora con questo The Big Payback, registrato dal vivo, sempre nel 2009, al Lionel Hampton Jazz Club di Parigi.
Il titolo ovviamente è tratto da quello del famoso brano dell’inarrestabile “Mr.Dynamite” o “The Hardest-Working Man in Show Biz”, James Brown, che insieme all’iniziale The Blues Will Never Die traccia le coordinate musicali di questo album dal vivo. Un funky-blues-jazz-rock fiatistico dove le capacità dei due solisti Joe Blocker alle tastiere e l’ottimo chitarrista Mike Wheeler si aggiungono alla voce rauca e vissuta del leader del gruppo per uno stile che mi ricorda moltissimo quello dei B S&T o dei Chicago dei primi album con uno spiccato senso del "fonky" che la sezione ritmica di Williams e Cole possiede insita nel proprio DNA come dimostra nella tostissima rilettura del classico di James Brown. Quando si dice “Ma dovreste sentirli dal vivo!”, pare scritto apposta per questo disco; la quota Blues è comunque presente in modo notevole, vista anche l’etichetta che li ospita, brani come Coldest Man I Ever Knew e ben due riletture di classici di Sam Maghett, in arte Magic Sam, lo stanno a testimoniare.
Spesso con i classici riff, come quello dell’immortale All Your Love, riletti dalla sezione fiati che vede Charles Pryor alla tromba accanto a Big James, anche nella lenta e sincopata That’s Why I’m Crying con una bella prestazione vocale di Montgomery che si ripete nell’ottima cover di Trying To Live My Life Without You dal repertorio di Otis Clay ma la faceva anche Bob Seger nel suo secondo torrido live Nine Tonight. Il lato South Side Chicago Blues è esplicato anche dai brevi e ficcanti solo di Wheeler che alza la quota Blues delle operazioni. I due stili, funky e blues, si fondono alla perfezione nella ripresa di I’ll Stay dei Funkadelic dove il brano firmato da George Clinton e dal chitarrista Eddie Hazel è l’occasione per un crescendo di assoli dei vari solisti della band, prima la tromba, poi la chitarra scaldano il pubblico parigino che sembra gradire molto lo spettacolo offerto da questo gruppo di veterani. Si conclude con una Low Down Dirty Blues che si presenta già dal suo titolo e nel “Chicago Blues” urlato da James a mo’ di presentazione. Si conclude con un altro dei classici riff del Blues (?!?), Smoke On The Water! Prego? E’ propria quella dei Deep Purple, strumentale, con fiati all’unisono, breve ma succosa, con Mike Wheeler libero di esplorare il manico della sua chitarra per un’ultima esplosione prima del commiato finale.
E la ricerca prosegue!
Bruno Conti
12:04 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: musica. bruno conti. discoclub, big james and the chicago playboys, james brown, blues, funky, george clinton, magic sam, deep purple, trombone | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Facebook


