12/05/2010

Che Storia! Audra Mae - The Happiest Lamb

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Audra Mae - The Happiest Lamb - Side One Dummy Records - 18-05-2010

Il titolo non fa riferimento ad eventuali problemi di tossicodipendenza di questa giovane donzella, semplicemente mi sembrava simpatico.

Già, la storia: Audra Mae nasce ventincinque anni fa in quel di Oklahoma City, figlia maggiore di una famiglia numerosa e fin da piccola rivela velleità artistiche. D'altronde per la bisnipote (se ho fatto i conti bene, è la figlia della sorella di Frances Ethel Gumm, mentre la sorella Virginia era la mamma di sua nonna, che casino!) di Judy Garland, nome d'arte di Frances, quindi Liza Minnelli sarebbe la prozia.

Ma bando alle genealogie: verso i diciassette anni, avendo imparato da autodidatta a suonare piano e chitarra, comincia a comporre le prime canzoni e inizia il solito percorso dei veri musicisti, quindi concerti, concerti, concerti, nastri, nastri, nastri, tutta la trafila di chi non vuole passare per i cosiddetti talent show o reality che dir si voglia (anche se... ma lo vediamo fra poco). A questo punto va a studiare alla Middle Tennessee State University, ma ci rimane poco visto che invece di studiare le sue priorità erano scrivere canzoni e fare festa (un bel programmino). Molla tutto e, secondo la sua biografia, arriva in California l'8 gennaio 2004, il giorno del compleanno di Elvis con venti dollari in tasca e questi sono i racconti che alzano l'audience. Da lì inizia il classico peregrinare tra le varie etichette discografiche, ma secondo le sue parole, tutti volevano cambiare il suo modo di cantare e fare musica.

Nel frattempo firma un contratto per la Warner Chappell come autrice e, tramite questo contatto, viene chiamata dagli autori di una serie televisiva americana "Sons of Anarchy" per cantare una cover di Forever Young di Dylan watch?v=VDzJbmZe2rw e con la voce che si ritrova (ne parliamo subito) viene notata da molti. In particolare dai boss di una etichetta indipendente americana, la Side One Dummy (la stessa di Gaslight Anthem, Flogging Molly, Gogol Bordello e altri), che le propongono un contratto. Per farla breve, la nostra amica ha pubblicato nel 2009, due Ep digitali, in particolare uno intitolato Haunt è uscito anche in CD; tramite la casa discografica e la Warner Chappell è stata contattata da un team di autori musicali svedesi, Play Productions per comporre un brano da proporre ad una cantante esordiente. Fin qua niente di strano, se non che la cantante esordiente è tale Susan Boyle (da qui l'aggancio con i talent), il brano Who I Was Born To Be, l'unica composizione originale in un disco di cover viene accettato e inciso e ora, Audra Mae, dopo nove milioni di dischi venduti (e non è finita), potrebbe fare una vita da "ricca" e vivere di rendita. Invece ha deciso di capitalizzare il successo e pubblicare questo The Happiest Lamb il 18 maggio.

Un'ultima curiosità carina raccontata da lei stessa in una intervista. Qualche tempo fa Rufus Wainwright ha fatto un tour e poi inciso un disco dove reinterpreta Judy At Carnegie Hall. La nostra amica Audra, che è una fan di Rufus, è andata ad una manifestazione dove il giovine Wainwright firmava autografi e, porgendogli il suo notebook, gli ha detto "Un giorno farò da spalla ai tuoi concerti", beccandosi un "really" tra l'ironico il rassegnato. Due particolari, il notebook in questione, oltre a contenere i testi delle sue canzoni era tutto dedicato a Harry Potter di cui la Mae si definisce una scatenata fan 25enne e quindi ha fatto un po' la figura della cretina e, secondo, non gli detto di essere la pronipote di Judy Garland, di sicuro avrebbe vinto molti punti!

Ma due parole sul disco non le vogliamo dire? Certo che sì. Una Meraviglia! Sono due parole.

Prodotto da Ted Hutt (come già detto per Jesse Malin, il produttore di Gaslight Anthem, Lucero, Flogging Molly e molti altri) il disco ci presenta una deliziosa cantante dalla voce forte e sicura, molto "old Wave" se vogliamo ma meglio direi "senza tempo", quei talenti naturali che ogni tanto appaiono dal nulla e ci regalano dei bellissimi dischi e poi non sempre si ripetono. Dico questo perché la Audra Mae, tra le altre voci è stata paragonata anche a Mary Margaret O'Hara autrice di quell'unico stupendo disco e poi scomparsa, purtroppo, nel nulla (più o meno).

Qui il sound è volutamente minimale: chitarre acustiche e qualche raro sprazzo elettrico, piano, mandolino, qualche tocco fatato di fisarmonica, una sezione ritmica discreta ma anche swingante, nel senso di leggermente jazzata (ma giusto un tocco). Ma soprattutto tante belle canzoni: dall'iniziale The Happiest Lamb che potrebbe ricordare una Duffy infinitamente più sofisticata ma sempre molto sixties e piacevole passando per la riverberata The Millionaire dove la voce sexy e leggermente rauca della Mae, aiutata da un tappeto di voci di supporto ci regala un piccolo classico di pop music senza tempo. The River è il singolo dell'album, una ritmica vagamente sincopata, una voce pura e vagamente ammiccante e voilà, una Norah Jones meno ingessata nel suo stile. The Snake Bite addirittura ci riporta agli anni '50, sempre in bilico tra jazz, folk e canzone d'autore e sempre delicatamente fuori moda ma allo stesso tempo attuale. My Lonely Worry è una stupenda ballatona che avrebbe fatto la gioia della K.d. Lang di Ingenue ( e dei suoi ascoltatori); The Fable, con una fisarmonica malandrina, ci porta in quei territori raffinati e rarefatti tanto cari alla O'Hara ma anche alla stessa k.d. Lang, la nostra amica canta con un trasporto fantastico, raggiungendo momenti strepitosi nel ritornello dove la voce si libra verso vette vocali da brivido e goduria estreme, che meraviglia!

Ma è tutto un tripudio di belle canzoni: Lightning in A Bottle, ancora arricchita dalla fisarmonica e da questa voce incredibile, ma anche Sulliivan's Letter e Smoke sono brani decisamente superiori a quello che si ascolta in giro. Come il folk quasi puro di Bandida con mandolino e atmosfere celtiche e la voce che trova nuove sfumature. La conclusione è affidata a Little Sparrow, solo voce e piano, il brano più "difficile" del disco e altra occasione per ascoltare questa voce in piena libertà.

Segnatevi il nome e ricordate dove lo avete letto una delle prime volte, almeno in Italia. Ormai nella ricerca di "nomi strani" mi mancherebbe un bel disco di musica dei Boscimani del Kalahari ma ho deciso di risparmiarvi.

Bruno Conti

24/01/2010

Tindersticks - Falling Down A Mountain

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Tindersticks - Falling Down A Mountain - 4AD(Self)

In inghilterra verrà pubblicato il 25 gennaio, in America il 16 febbraio, in Italia per mantenere una giusta equidistanza la prima settimana di febbraio.

Ottavo album della loro discografia (colonne sonore escluse, 4 per la precisione) e secondo della nuova fase dopo l'ottimo The Hungry Saw, questo Falling Down A Mountain non si discosta moltissimo dal loro brand, ma ci sono delle piacevoli sorprese qui è la.

L'iniziale title-track si distingue dai consueti brani strumentali che spesso aprono gli album dei Tindersticks: un lungo brano jazzato alla Dave Brubeck con una bella tromba con la sordina quasi davisiana, poi un cantato ipnotico, ripetitivo su una base ritmica della batteria molto in evidenza, due voci che si sovrappongono, oltre al solito Stuart Staples è della partita anche il cantautore David Kitt membro aggiunto del gruppo per questo album poi si vedrà.

Keep you beautiful ci conduce nei territori dorati delle dolci ballate dei Tindersticks, con la voce baritonale di Staples che mi ricorda sempre di più quella del grande Eric Andersen, due gemelli separati alla nascita, se non ci fosse una ventina di anni di differenza di età.

Harmony Around Your Table è una delle piacevoli sorprese cui accennavo: un brano che sembra provenire dritto dritto dalla migliore tradizione del pop britannico, allegro, troppo? Diciamo vivace, con coretti ricorrenti e la voce del nostro amico che si scompone perfino, ma leggermente, nel finale del brano, assumendo vaghe tonalità alla Bryan Ferry, altro signore che definiremo "misurato" in mancanza di un vocabolo migliore.

Quando partono le prime note di Peanuts sai già che questo è il Brano, l'atmosfera c'è, lo senti subito, poi entra la voce divinamente indifferente di Mary Margaret O'Hara in una delle sue rarissime apparizioni (che da sola vale il prezzo del biglietto), Staples la supporta, la titilla, i due si sovrappongono in un gioco di intrecci vocali sulla delicata ironia di questa ode d'amore con "Spagnolette", poi entra una armonica a bocca, quattro accordi e se ne va, ma era lì che doveva essere! Poco più di quattro minuti e Miss Margaret O'Hara se ne va ma, questa volta, valeva la pena di scomodarla.

Anche She Rode me Down entra di diritto tra le "sorprese" piacevoli di questo album: un ritmo incalzante, un flautino insinuante, la solita tromba, piccole percussioni, un basso marcato, battiti di mani, elementi semplici come sempre gli ingredienti della musica dei Tindersticks, anche una viola e dei fiati in sottofondo per creare quelle atmosfere così particolari e un lungo fade-out nel finale. Hubbard Hills è uno strumentale da soundtrack, piacevole ma inconsistente mentre Black Smoke ci riporta in quei territori che profumano di Bad Seeds senza Nick Cave e che sembrano nascere dalla collaborazione con Kitt, azzardo. Così pure la successiva No Place So alone, viceversa la lunga Factory Girls, con introduzione di piano e chitarra elettrica arpeggiata, ci riporta ai migliori episodi del gruppo di Nottingham, delicata e dalle atmosfere sospese si apre verso melodie più coinvolgenti nella parte centrale con un bel crescendo che sfuma nuovamente nel delicato finale pianistico.

Visto che siamo in tema di piano, la conclusione è affidata appunto alla strumentale Piano Music, piacevole anche se non memorabile.

Bruno Conti