Supplemento Della Domenica: Anteprima Nuovo Joe Bonamassa, Ormai Una Certezza! Blues Of Desperation In Uscita il 25 Marzo

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Joe Bonamassa – Blues Of Desperation – J&R Records Mascot/Provogue 

Prima di lasciarvi alla lettura della recensione, vi ricordo, anzi vi mostro, che il disco esce in due versioni differenti, con lo stesso contenuto musicale comunque, quella “normale”, che vedete sopra, anche nel prezzo, e quella Deluxe Silver Edition, che ovviamente costerà tra i 2 e i 3 euro in più, che vedete sotto, stessi brani ripeto, 11 per entrambe, quindi, vedete voi, ma mi pare la solita “fregatura” delle case, libretto molto bello (il Bona-Seum?), per l’amor di Dio, ma si compra la musica o il contenuto? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Eccoci al consueto appuntamento con il nostro amico Joe Bonamassa: no, non è in ritardo, e neppure, al contrario, fuori media, il precedente disco di studio Different Shades of Blue era uscito a settembre del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/09/10/ebbene-si-eccolo-joe-bonamassa-different-shades-of-blues/ , e in fondo nel 2015 ha pubblicato “solo” due Live, uno strepitoso http://discoclub.myblog.it/2015/04/03/nothing-but-the-blues-and-more-puo-bastare-joe-bonamassa-muddy-wolf-at-red-rocks/ e il CD del side project Rock Candy Funk Party http://discoclub.myblog.it/2015/09/05/attesa-del-nuovo-live-ecco-laltro-bonamassa-rock-candy-funk-party-groove-is-king/ . Prossimamente, sempre per il 2016, è annunciato un disco dal vivo alla Carnegie Hall; e sempre nel corso dell’anno potrebbe uscire anche un nuovo disco con Beth Hart, visto che i due hanno appena partecipato insieme ai concerti della serie Keeping The Blues Alive At Sea.

Nel frattempo godiamoci questo Blues of Desperation, il suo dodicesimo album di studio, in uscita il 25 marzo. Come al solito prodotto da Kevin Shirley, registrato in quel di Nashville, Joe annuncia che per questo album ha cambiato i soliti amplificatori Marshall per passare agli ampli Fender, per ottenere un tipo di suono differente e Shirley ricorda anche che nel disco, in molti brani, sono impiegati due batteristi contemporaneamente per ottenere un sound più corposo e grintoso (pensavo fosse difficile), senza tralasciare momenti più acustici come negli album precedenti. Anche i musicisti sono i soliti, Reese Wynans alle tastiere, Michael Rhodes al basso, Anton Fig alla batteria, affiancato sempre ai tamburi da Greg Morrow, non manca la sezione fiati, Lee Thornburg, Paulie Cerra e Marc Douthit, oltre ad un terzetto di backing vocalists, capitanato da Mahalia Barnes, la figlia di Jimmy, al cui disco Joe aveva partecipato, alzando la quota delle partecipazioni del 2015.

Veniamo alle canzoni, undici in tutto: This Train ti viene addosso come un treno a tutta velocità, la batteria fila veloce, il piano quasi barrelhouse sottolinea il mood del brano e Bonamassa lavora di fino con le sue chitarre, una in modalità slide, l’altra con accordatura normale e le coriste si limitano a sottolineare https://www.youtube.com/watch?v=H-PD7EekUtI . Mountain Climbing, con doppia batteria, è rocciosa, a tutto riff, molto Led Zeppelin style, con la chitarra in primo piano, quasi tirata in faccia all’ascoltatore https://www.youtube.com/watch?v=5jd_jHu97rY , in un solo di cui Jimmy Page sarebbe stato orgoglioso, con Joe che se la cava egregiamente anche nel reparto vocale, ben sostenuto dalle tre voci femminili. Drive, sempre con doppia batteria, è un brano elettroacustico, molto più complesso e raffinato, dall’atmosfera soffusa e ricercata che poi acquista vigore con il dipanarsi della canzone in un bel crescendo, tra rock e blues, come nei migliori pezzi del chitarrista newyorkese, eccellente la sezione ritmica con Michael Rhodes che è un bassista di gran tecnica in grado di interagire con le evoluzioni della solista di Bonamassa, molto misurato in questo brano, mentre l’arrangiamento con voci e organo sullo sfondo è sempre ben equilibrato, grazie anche alla produzione di Shirley che evidenzia tutti gli strumenti.

In un disco con un titolo così qualche escursione nelle 12 battute classiche non può mancare, No Good Place For The Lonely è la prima, una blues ballad lunga e sinuosa, quasi alla Gary Moore, con archi soffusi ad ampliare lo spettro sonoro, tutto finalizzato per l’immancabile solo di Joe, che parte piano e poi diventa lancinante ed urgente nel suo dipanarsi, di nuovo con agganci agli Zeppelin migliori nella parte con wah-wah, grande pezzo! Blues Of Desperation, nonostante il titolo, sta più dalle parti di Kashmir che del Mississippi, anche geograficamente oltre che musicalmente, con influenze orientali inserite su un bel pezzo rock di quelli tosti e quando i due batteristi innestano un ritmo alla Bonzo sul quale Bonamassa strapazza le sue chitarre si gode.

Con The Valley Runs Low ci infiliamo in una oasi di tranquillità, una sorta di soul ballad con contrappunti vocali molto piacevoli e doppia chitarra acustica ben supportata da un piano elettrico intrigante, mentre You Left Me Nothin’ But The Bill And The Blues è un bel pezzo tra blues e R&R, semplice ed immediato, con un breve assolo di piano di Wynans alternato alla solista di Joe; con Distant Lonesome Train che reintroduce di nuovo il tema del viaggio in questo caso si va verso territori blues-rock, sempre sottolineati dal preciso lavoro dei musicisti, veramente bravi a costruire un perfetto groove per le divagazioni della chitarra, che, diciamocelo, in fondo sono il motivo per cui si prendono i dischi di Bonamassa. How Deep This River Runs di nuovo rallenta i tempi, che rimangono comunque intensi e pronti ad infiammarsi con improvvise vampate chitarristiche, mentre quasi alla fine, in Livin’ Easy, arrivano anche i fiati per un blues di quelli duri e puri, molto classico nelle sue sonorità, poi ribadito in uno slow blues à la B.B. King di quelli grandiosi, sempre con uso di fiati, e What I’ve Known For A Long Time va a chiudere in bellezza una ennesima buona prova di Bonamassa, suonacene ancora uno Joe!

Bruno Conti  

Dopo Un Divorzio Si Cambiano Vita E Musica? Shawn Mullins – My Stupid Heart

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Shawn Mullins – My Stupid Heart – Sugar Hill / Rounder Records

Fra un divorzio e l’altro, Shawn Mullins (con una dozzina d’album all’attivo in studio) è ormai considerato un veterano della scena folk-rock cantautorale americana. Il buon Shawn era già un giovane e affermato musicista di Decatur, Georgia, quando nel lontano ’98 ha cominciato a raccogliere i frutti di una carriera comunque abbastanza lunga con l’album Soul’s Core, ma Mullins in precedenza aveva esordito con Better Days (92), quindi due anni dopo aveva pubblicato Big Blue Sky (94), poi due lavori incisi con Matthew Kahler Jeff’s Last Dance Vol. 1 e 2 (credo che a parte il sottoscritto siamo in pochi ad averli, e ormai siano introvabili), e nel ’96 ha visto la luce il successivo Eggheels. Dopo l’interlocutorio Beneath The Velvet Sun (00), anni di silenzio non compromettono la sua buona vena compositiva, a partire da 9th Ward Pickin Parlor (06), Honeydew (08), il primo disco dal vivo Live At The Variety Playhouse  dello stesso anno, fino all’ultimo lavoro in studio, l’ottimo Light You Up (10).

Prodotto dalla cantante country nativa della Florida Lari White, (impegnata anche alle armonie vocali con Shondra Bennett e Max Gomez) e registrato al The Holler di Nashville, My Stupid Heart vanta altri musicisti di valore come il marito della White, Chuck Cannon (cantautore e autore di alcuni brani scritti con Mullins) all’acustica e seconda voce, Dan Dugmore alla steel, Jerry McPherson alla chitarra elettrica, Gerry Hansen alla batteria e percussioni, Michael Rhodes al basso, Guthrie Trapp al mandolino e bouzouki, e i bravissimi Radoslav Lorkovic (Jimmy LaFave) alla fisarmonica e Fender Rhodes e Matt Rollings (Lyle Lovett) al pianoforte, e naturalmente lo stesso Shawn che suona diversi strumenti, il tutto per una raccolta di dieci canzoni, che toccano temi anche profondamente personali.

My Stupid Heart apre con la magia di una classica ballata alla Mullins, The Great Unknown, per poi passare alla recitativa It All Comes Down To Love, che potrebbe sembrare uscita dai solchi di Too Long In The Wasteland di James McMurtry https://www.youtube.com/watch?v=bTCq0MccLro , seguite dall’incantevole Ferguson che inizia lentamente per poi crescere nello sviluppo del brano https://www.youtube.com/watch?v=qr3MwKKjSpc , fatto che si ripete pure nella title track, anche questa  parte acustica con pochi accordi di chitarra, poi la voce di Shawn, gli strumenti e i cori danno spessore alla ballata, mentre Roll On By si avvale di un buon ritmo e della fisarmonica di Radoslav Lorkorvic. Il lavoro prosegue con Go And Fall una canzone di sofferenza, cantata con grande intensità, poi troviamo una magnifica love song come Gambler’s Heart (scritta con il cuore in mano) evidenziata dal piano di Matt Rollings, e ancora la pianistica Never Gonna Let Her Go (un brano alla Robbie Robertson e Band, magari cantato da Levon Helm) https://www.youtube.com/watch?v=ZjK6TdtceNs , una delicata e melodica Sunshine, e a chiudere  il moderno blues di Pre-Apocalyptic Blues, dove si rincorrono il trombone di Roy Agee, la fisarmonica di Lorkovic, e il superbo pianoforte di Rollings.

Con questo My Stupid Heart, la carriera artistica di Shawn Mullins sembra segnare un ulteriore livello di crescita, musicale e narrativa, con canzoni che si dividono tra americana, rock, folk e blues, cantate da una voce che rimane pur sempre una delle più belle e intense del panorama musicale americano. Non so come sia messo attualmente con i “rapporti sentimentali” il buon Shawn, ma se dopo ogni divorzio ci ritroviamo un Mullins più maturo e ispirato, e pienamente consapevole del suo potenziale, forse, ma dico forse, è augurabile tra qualche anno saperlo nuovamente divorziato!

Tino Montanari