Ancora Folk “Letterario” Per Il Nuovo Album. Eric Andersen – Mingle With The Universe

eric andersen mingle with the universe

Eric Andersen – Mingle With The Universe: The Worlds Of Lord Byron – Meyer Records

Come mi aveva preannunciato il buon Michele Gazich, a circa due anni di distanza dall’ottimo omaggio ad Albert Camus Shadow And Light Of Albert Camus http://discoclub.myblog.it/2015/06/05/elegia-musica-premio-nobel-eric-andersen-shadow-and-light-of-albert-camus/ , ritorna Eric Andersen con un altro lavoro, questa volta nato da uno spettacolo teatrale con canzoni basate sulle poesie di Lord Byron, musicate dallo stesso Eric (a parte due brani che sono completamente suoi), a testimonianza che il “nuovo letterato” Andersen continua ad evolversi e reinventarsi. E così il cantautore americano, ma cittadino del mondo: da anni vive in Norvegia con la famiglia, e registra e produce in Germania, ha deciso di ripetere l’esperienza del precedente disco in studio, riportando in sala d’incisione a Colonia oltre alle armonie vocali della moglie Inge, il magico violino di Gazich, turnisti di area come Giorgio Curcetti alle chitarre elettriche, all’oud e al basso, Cheryl Prashker alla batteria, djembe e percussioni, Paul Zoontjens al pianoforte Steinway, senza dimenticare la sua voce inconfondibile a servizio di chitarra e armonica, il tutto sotto la produzione di Werner Meyer.

Il nobile progetto si sviluppa con una prima poesia musicata,  There’ll Be None Of Beauty’s Daughters dalla malinconia infinita, con il sostegno del controcanto della moglie, a cui fanno seguito una Song To Augusta dal suono moderno, dove entra in gioco il violino di Michele, come nell’introduzione di una maestosa ballata come She Walks In Beauty, solo voce, pianoforte, violino e poco altro, mentre la intrigante Hail To The Curled Darling è il primo brano di Eric dedicato alla vita di Lord Byron. Con la dolcezza di Farewell To A Lady, sembra di tornare ai tempi gloriosi del Greenwich Village, per poi passare al folk rurale di una Child Harold’s Farewell, con armonica e percussioni in evidenza; si omaggia nuovamente il poeta con una personale e lunga Albion, dove si risente la melodiosa voce di Inge, mentre la brevissima Fifty Times e la seguente Darkness sono basate su un recitativo che quasi rimanda al compianto John Trudell. Dopo tanto splendore, si riparte con gli arpeggi chitarristici di un brano strumentale Taqsim, a cui fa seguito la title track Mingle With The Universe, una moderna “romanza” folk dove il lavoro al violino di Gazich e la voce di Eric, danno un impronta epica al brano.

Come nella seguente dolcissima ballata Maid Of Athens, che chiude la versione in vinile dell’album, ma nel CD ci sono due ulteriori tracce: ancora una ulteriore folk song sulle note del violino nella  ambiziosa When We Two Parted per poi chiudere con la danzante So We’ll Go No More A-Roving, un disco affascinante, profondo e coinvolgente. Questo “arzillo” settantaquattrenne è ormai sulle scene da più di cinquanta anni (il suo primo album, Today Is The Highway risale al 1965), e con questo ultimo lavoro se non ho sbagliato i conti con il “pallottoliere” è arrivato a 34 album: Andersen ha consumato scarpe e musica suonando, tra i tanti, con Joni Mitchell, Judy Collins, Leonard Cohen, Rick Danko,  ha composto pezzi per Dylan, Cash, Linda Ronstadt e i grandissimi Grateful Dead, e, influenzato da scrittori della “beat generation” come Jack Kerouac e Allen Ginsberg, o dai poeti classici francesi tra cui Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud, invece di andare a pesca di salmoni norvegesi, nella seconda parte della vita si è creato l’hobby di adattare in musica le opere di altre icone letterarie del passato, con il risultato, per chi scrive, di una cavalcata letteraria-musicale comunque senza tempo, per orecchie colte e raffinate.

NDT: A dimostrazione che i proverbi sono veritieri, Eric Andersen sta già lavorando al terzo capitolo del progetto, dedicato al premio Nobel Heinrich Bòll (il figlio prediletto di Colonia), e il disco dovrebbe uscire a Settembre di quest’anno. Attendo fiducioso, sono già impaziente.!

Tino Montanari

Ancora “Italiani Per Caso”, Ma “Americani Dentro”, Questa Volta Tocca a Valter Gatti – Southland

valter gatti southland

Valter Gatti – Southland – fonoBisanzio/Ird

Valter (con la V, credo per problemi all’anagrafe italiana) Gatti è l’ennesimo musicista italiano indipendente innamorato della musica degli Stati Uniti, anzi, come si deduce dal titolo del disco, Southland, quella del Sud degli States. Il nostro amico nasce, per mantenere l’analogia, nel Sud della Lombardia, nel lodigiano, ma opera, come giornalista e divulgatore nella zona di Padova (quindi una sorta di “collega”): questo disco è il suo esordio discografico, a quasi 60 anni, portati bene, decide di registrare un album per rendere omaggio alla musica che ha sempre ascoltato. E per realizzarlo si affida a una pattuglia di musicisti italiani: Paolo Costola, dobro, slide, chitarre elettriche ed acustiche, Valerio Gaffurini, Hammond, Fender Rhodes e piano, Larry Mancini, basso e Albert Pavesi, batteria, oltre alle armonie vocali di Raffaella Zago e alla viola e violino di Michele Gazich, che cura anche la produzione del disco, sempre citare i nomi, lo meritano. Non contento di tutto ciò contatta anche alcuni musicisti americani di “culto” per suonare nel CD: Greg Martin dei Kentucky Headhunters http://discoclub.myblog.it/tag/kentucky-headhunters/ , Chris Hicks, attuale chitarrista della Marshall Tucker Band e Greg Koch, grande chitarrista, testimonial della Fender per il modello Telecaster http://discoclub.myblog.it/2013/11/03/c-e-sempre-qualcuno-bravo-che-sfugge-greg-koch-band-plays-we/ .

E tutti gli rispondono di sì. Nel progetto viene coinvolto anche Massimo Priviero, per duettare in uno dei due brani cantati in italiano, nell’altro c’è Gazich. Il risultato è un disco di southern-folk-country-blues- rock, con un paio di cover di assoluto pregio, scelte con cura, All Along The Watchtower di Dylan e The Joker della Steve Miller Band. Se proprio devo fare un appunto (da appassionato ad appassionato) Gatti non ha una voce particolarmente memorabile, si affida ad uno stile vocale diciamo leggermente “laconico”, a tratti una sorta di parlar-cantando o viceversa, ma gli arrangiamenti curati di Gazich e la buona qualità delle canzoni e degli interventi solisti degli ospiti rendono il disco molto piacevole, per chi ama questa musica. E così scorrono l’iniziale Southland, un brano dall’atmosfera quasi celtica grazie alla viola di Gazich, ma anche derive “desertiche” americane; All Along The Watchtower viene proposta in una veste tra folk e rock, di nuovo grazie al guizzante violino di Michele sembra quasi una outtake di Desire, e ottimo anche il lavoro della slide di Costola.

Raffiche Di Vento, con il controcanto di Priviero e l’eccellente lavoro della tagliente chitarra solista di Chris Hicks, è un gagliardo pezzo rock, come pure la successiva In Your Town, una bella ballata sudista dalla melodia avvolgente con l’ottimo Greg Martin che colora il brano con la sua lirica chitarra. Lifelong Blues, come da titolo, illustra un’altra delle passioni di Valter, il blues, un altro pezzo percorso dalla chitarra di Martin e dal violino di Gazich, mentre Take Me As I Am è una delicata e struggente ballata pianistica. Nella cover di The Joker si cerca di ricreare l’atmosfera divertita e divertente del brano originale, sempre scanzonato e godibile; Gloomy Witness con l’ottima solista di Koch in evidenza, ha di nuovo quell’andatura ondeggiante del Dylan di Desire, miscelata al Knopfler più americano, ottima. E In My Boots alza ulteriormente l’asticella del southern rock classico, Greg Martin ci dà dentro con la sua solista e il brano galoppa. In chiusura il duetto folk con Gazich nella quasi parlata Dove Sei, intima e raccolta. Un bel dischetto.

Bruno Conti

Un Altro “Piccolo” Grande Tributo, Made In Italy! Lowlands And Friends Play Townes Van Zandt’s Last Set

townes van zandt's last set

Lowlands And Friends Play Townes Van Zandt’s Last Set – Route 61 Music

L’arte della cover (praticata soprattutto in alcuni EP) e quella del “tributo” non sono sicuramente sconosciute a Edward Abbiati, il leader dei Lowlands, che già nel 2012, in occasione del Record Store Day di quell’anno, aveva realizzato un album Better World Coming che voleva commemorare il 100° Anniversario della nascita di Woody Guthrie, pubblicato come “Lowlands and Friends” e che riuniva appunto molti amici dell’area di Pavia e dintorni http://discoclub.myblog.it/2012/06/24/proseguono-i-festeggiamenti-better-world-coming-lowlands-fri/ . Questa volta, dopo l’album solista pubblicato da Ed con Chris Cacavas, un paio di collaborazioni con Lucky Strikes e Plastic Pals, la lista dei musicisti impegnati nel nuovo album si è ampliata a raccogliere amici da tutto il mondo: alcuni dall’Italia, ma anche dall’Inghilterra, dalla Svezia, dagli Stati Uniti e dall’Australia. Il disco è stato registrato, con zero budget (come ricorda lo stesso Ed nelle note esaustive del libretto), in salotti, cucine, studi di registrazione e sale prova, con l’apporto gratuito degli “amici” impiegati nell’anno circa che ci è voluto per completare questo progetto.

E il risultato è veramente eccellente: l’idea di base del disco in questo caso non era quello di scegliere le migliori o le più belle canzoni di Townes Van Zandt, ma riproporre la scaletta completa dell’ultimo concerto dell’artista texano, tenuto al Borderline di Londra il 3 dicembre del 1996, poco più di un mese prima della sua morte, avvenuta il 1° gennaio del 1997, lo stesso giorno in cui scompariva, tanti anni prima, anche Hank Williams. A fare da trait d’union e “presentatore” delle singole canzoni la voce narrante di Barry Marshall-Everitt, il tour manager di Van Zandt, nonché all’epoca anche del locale, DJ radiofonico veterano a The House Of Mercy Radio e tra i primi supporters dei Lowlands in terra d’Albione. Detto per inciso, nella stessa data, venti anni dopo, una pattuglia più ristretta, ma agguerrita, di Lowlands & Friends, ha portato anche il progetto sul palco dello Spazio Teatro 89 di Milano (un bellissimo posto per sentire concerti, un po’ di pubblicità gratuita). Ma torniamo all’album e vediamo i vari brani e gli ospiti che si susseguono; trattandosi della riproposizione di un concerto ci sono anche alcuni brani che non portano la firma di Van Zandt: e l’apertura è proprio affidata a una cover di una canzone di Lightning Hopkins, un blues, e considerando che Edward non si ritiene un esperto in materia, ha chiamato per eseguire My Starter Won’t Start Maurizio “Gnola” Glielmo e la sua band, in più anche Kevin Russell dei Gourds (la band da un cui brano prende il nome la band i Pavia).

L’esecuzione è tosta e tirata, Russell canta la sua parte con una voce alla Muddy Waters, lo Gnola lavora con la chitarra di fino e il risultato finale è un solido blues elettrico, dove si apprezza anche l’armonica di Richard Hunter. Che rimane, insieme a Gnola, anche per la successiva Loretta, apparsa in origine pure nel mitico Live At The Old Quarter, e che grazie alla presenza di Stiv Cantarelli e della sua slide, si trasforma in un febbrile country-blues, tra battiti di mani e piedi e tanta energia profusa dai musicisti. Pancho And Lefty è il brano più noto di Townes (Emmylou Harris e Willie Nelson tra i tanti che l’hanno cantata) e forse anche il più bello, qui in una versione solare e corale, con Ed, Matthew Boulter dei Lucky Strikes e Sid Griffin dei Coal Porters (ma un tempo anche dei Long Riders) che si dividono le parti vocali e Michele Gazich che aggiunge il suo magico violino alle operazioni, versione splendida. A conferma che nel disco, ove possibile, si è privilegiato un approccio energico nella interpretazione delle canzoni, chi meglio degli italiani Cheap Wine poteva donare una patina rock alla versione di Dollar Bill Blues, dove le chitarre di Michele Diamantini e Roberto Diana sono veramente sferraglianti, e Ed Abbiati e Marco Diamantini si dividono la linea vocale. Anche Buckskin Stallion mantiene questa verve elettrica, con Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori alla solista e Winston Watson e Joe Barreca, la sezione ritmica. Katie Bell Blues è più intima e raccolta, Richard Lindgren alla voce e upright piano e Francesco Bonfiglio alla fisarmonica.

Un gradito ritorno è quello di Will T Massey che duetta con Ed in una raccolta versione di Marie. E ottimo anche l’approccio full band per la splendida Waiting Around To Die (la preferita di Abbiati), con Chris Cacavas, seconda voce, piano e chitarra, di nuovo Gazich, anche i fiati, Villani e Paganin, ancora Gnola, Watson e Lowlands assortiti, compreso “Rigo” Righetti; A Song For con l’australiano Tim Rogers degli YOU AM I, privilegia un approccio più acustico, come pure la successiva Short Haired Woman Blues, l’altro blues di Lightning Hopkins, cantata in duetto con il gallese Ragsy, mentre la cover di Presley (?!) di Ballad Of The Three Shrimps, vede di nuovo lo Gnola, Mike “Slo Mo” Brenner alla lap steel e le voci femminili delle No Good Sisters. Brenner passa allo slide bass per una rauca versione di Sanitarium Blues “recitata” da Ed, Will T Massey, Tim Rogers e Rod Picott, che rimane poi per una eccellente versione di Tecumseh Valley (un altro dei tanti capolavori di Van Zandt), registrata in cucina e che si trasforma lentamente in una dolente Dead Flowers degli Stones, con lap steel e fisarmonica. La chiusura del disco è affidata a Colorado Girl, un altro dei pezzi country di Townes, che qui, grazie all’apporto degli svedesi Plastic Pals, diventa una gioiosa rock song chitarristica con Chris Cacavas all’organo e Jonathan Segel dei Camper Van Beethoven al violino, di nuovo una bellissima versione, come quelle presenti in tutto il disco https://www.youtube.com/watch?v=iWG-hXvgmso . Veramente un tributo con i fiocchi.

Bruno Conti

Viva L’Italia Rock: Massimo Priviero & Graziano Romani, Due Grandi Serate Live!

massimo priviero massimo

Massimo Priviero – Massimo – Mpc/Self – 2 CD – DVD

Graziano Romani – Vivo/Live – Route 61 Music – 2 CD

Questi signori da circa trent’anni a questa parte, secondo chi scrive, sono tra i segreti meglio custoditi ( fans a parte) del rock italiano. Massimo cresce a Jesolo ascoltando i dischi di Dylan, Neil Young e Springsteen, mentre a circa 200 km. di distanza Graziano fa altrettanto in quel di Casalgrande, formando nel ’81 una band, i Rocking Chairs, che negli anni diventerà un punto di riferimento (e di culto) per tanti appassionati del rock americano “Made In Italy”, e dopo lo scioglimento (con una breve parentesi con altre band come Megajam 5 e Souldrivers) il nostro intraprende una solida carriera solista che conta ormai sedici album in inglese e italiano, più collaborazioni con gente come Willie Nile, Elliott Murphy e Chris Spedding.

Ma partiamo con Priviero che pubblica un doppio CD con DVD dal vivo (non il suo primo) che documenta il concerto tenuto lo scorso anno, nel mese di Ottobre, all’Alcatraz di Milano (serata che vedeva i Lowlands del mio amico Ed Abbiati come opening act https://www.youtube.com/watch?v=v2GTNqW5mFI ): un concerto ad alta intensità che vede Massimo farsi accompagnare sul palco da musicisti fidati, nonché amici, ormai rodati, tra i quali il bravissimo polistrumentista Alex Cambise, Fabrizio Carletto al basso, Efrem Bonfiglio alle chitarre, Nicola “Nik” Manniello alle tastiere, Riccardo Maccabruni (dei Mandolin’ Brothers) al pianoforte e fisarmonica, un batterista bravo e trascinante come Oscar Palma, e come ospite il grande Michele Gazich che con il suo violino dà un tocco magico ad alcuni brani, senza dimenticare le cornamuse di Giancarlo Galli e dell’artista scozzese Keith Easdale.

La prima parte del concerto vede subito Massimo Priviero proporre brani dall’ultimo lavoro in studio quali Ali Di Libertà, Il Mare, Alzati, Libera Terra, intercalati da “classici” del suo repertorio, come le note Fratellino, Dolce Resistenza, Spari Nel Cielo, tutti pezzi dove la band gira a mille proponendo una sorta di rock italo-celtico, con il potente apporto della sezione ritmica e delle cornamuse dei bravi Galli e Easdale https://www.youtube.com/watch?v=wsgmVerxhXc . Con Era Una Notte Che Pioveva sale sul palco Michele Gazich che con il suo violino che incanta le platee di mezzo mondo accompagna Priviero nella parte più intima della serata, attraverso un bel set di brani che partono da La Strada Del Davai, La Casa Di Mio Padre (un omaggio al genitore), Lettera Al Figlio (dedicata al figlio Tommy e ispirata alla famosissima  poesia di Kipling If), figlio che poi sale sul palco per suonare insieme al padre in una trascinante Occhi Di Bambino, che chiude la prima parte del concerto. La seconda parte, tolte la recente ballata romantica Apri Le Braccia (con un bel lavoro di Cambise al mandolino), e le movimentate e energiche L’Ultimo Ballo e Angel,  ripercorre la prima parte di carriera di Massimo, con brani molto amati dai “fans” come la dolce Fragole A Milano, la sempre acclamata e poderosa Nessuna Resa Mai, la storica San Valentino, con un bel gioco di tastiere, andando a chiudere con la bellissima Madre Proteggi (forse la canzone più bella dell’artista veneziano), osannata dal pubblico in sala https://www.youtube.com/watch?v=xnF2An8kPE8 . Il doppio CD contiene anche quattro canzoni nuove, il singolo Ricordati Di Me, Orgoglio (la più bella), Il Migliore Dei Mondi Possibili e Bacio D’Addio. Il DVD contiene naturalmente il concerto integrale girato in quella serata all’Alcatraz e ripreso in modo estremamente professionale, e credetemi è un bel vedere.

graziano romani vivo live

L’altro personaggio di cui ci occupiamo è Graziano Romani, uno dei rocker italiani più espressivi ed ingiustamente ignorati, che dopo un trentennio di attività “on the road”, dove non ha mai nascosto il suo amore per il rock stradaiolo e la passione per la migliore “soul music”, giunge (anche se sembra strano, però c’era un DVD https://www.youtube.com/watch?v=EeEWoSBYfdw) finalmente al suo primo disco dal vivo: registrato nell’Agosto del 2013 al Festival Parco Secchia di Villalunga di Casalgrande (praticamente casa sua). Vivo/Live giustamente raccoglie il meglio della sua carriera, e si spazia dagli esordi con la sua prima band i Rocking Chairs, a brani tratti dai suoi lavori solisti, cover di Springsteen (la sua fonte musicale), Woody Guthrie, Who, Chuck Berry e anche tre inediti, per più di due ore di musica torrenziale, che alterna Rock And Roll, Rhythm & Blues, Soul e Folk. Graziano, chitarra acustica e armonica, sale sul palco assecondato da una rodata band, composta dai fidati (e recuperati) Franco Borghi piano e tastiere, Max “Grizzly” Marmiroli alle percussioni e sax, Erik Montanari (che sia un mio parente?) alle chitarre elettriche, Michele Smiraglio al basso, Francesco Micalizzi alla batteria, e in alcuni brani il valido apporto chitarristico di Niky Milazzo. 

Il primo CD parte con Solerosso, chitarra, armonica e voce (una delle migliori del vasto panorama musicale italiano), a cui fa seguito il primo degli inediti Soul Is Calling, una ballata “stradaiola” in perfetto stile Del Fuegos (con la band che gira a mille), una galoppante Revolution Blues, mentre My Name Is Tex e Darkwood  vengono pescate dal periodo fumettistico, e sono rispettivamente dedicate a Tex Willer e Zagor, per poi passare alla prima cover della serata Ramblin’ Round di Woody Guthrie, e il primo brano del periodo Rocking, una meravigliosa Cast The Stone (si trova sull’introvabile No Sad Goodbyes). Si riparte con una serie di brani in italiano che ripercorrono il percorso solista di Graziano, a partire dalla chitarristica Adios, la rokkata Da Che Parte Stai, una solare Via Emilia con il sax di Max in evidenza, un omaggio ai DJ con Dio Della Radio, una toccante Augusto Cantaci Di Noi, che ricorda degnamente il cantante dei Nomadi, gli arrangiamenti folk di Corre Buon Sangue, e chiudere la prima parte con la sincopata Stesso Viaggio Stessa Città. L’armonica apre il secondo CD, con The Most Crucial Enemy, una sofferta ballata notturna che Graziano canta con una voce intrisa da mille sigarette e whiskey, seguita dalla cover del suo “amico” Springsteen, la potente The Price You Pay, andando poi a pescare ancora nel “serbatoio” dei Chairs, con Road To Justice e la storica Freedom Rain (dall’album omonimo) con il sax rabbioso di Marmiroli, una tirata No Sad Goodbyes e dal primo album del lontano ’87 New Egypt recuperare i ruvidi rock’n’roll Old Rocked Busted e Never Look Back, intercalate dalle note più rilassate e guidate dal sax di una meravigliosa Up In Dreamland. Si riparte per il gran finale con una torrida versione di Johnny B.Goode di Chuck Berry e un omaggio al miglior Pete Townshend e agli Who con una tiratissima Won’t Get Fooled Again, dove la band gioca di squadra con un suono potente, da classica rock’n’roll band. Le bonus tracks aggiungono l’elettroacustica Lonely As A Cloud, a cui fa seguito l’inizio alla Clarence Clemons della bella L’Attimo Che Fugge Via (che viaggia sempre dalle parti del “Boss”), e una grintosa Vicino Al Cuore.

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul valore di questi artisti deve solo ascoltare senza alcuna prevenzione questi due Live, cantati e suonati con incredibile trasporto: in quanto oggi come ieri due belle serate di musica, possibilmente con due ottime rock’n’roll band, valgono più di mille discorsi, proclami o sentenze. Per quanto mi riguarda un sentito applauso a Massimo e Graziano!

Tino Montanari

Elegia In Musica Per Un Premio Nobel! Eric Andersen – Shadow And Light Of Albert Camus

eric andersen shadows and light

Eric Andersen – Shadow And Light Of Albert Camus – Meyer Records – EP

Se questo EP Shadow And Light Of Albert Camus ha preso forma, dobbiamo ringraziare il pittore Oliver Jordan che, durante una grande mostra allestita nel 2013 a Aix En Provence (in occasione del centenario della nascita del grande scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo, Premio Nobel e anarchico francese), ha riacceso in Eric Andersen la sua passione giovanile per Albert Camus. Il risultato è stato che il buon Eric ha composto musica e testi ispirandosi a famose opere letterarie  come La Peste, La Caduta, Lo Straniero, Il Ribelle, e con il solo aiuto del “nostro” Michele Gazich al violino e piano, si sono riuniti al Topaz Studios di Cologne e ne sono uscite quattro canzoni.

eric andersn michele gazich

L’elegia parte con l’iniziale The Plaguee (Song Of Denial), una ballata acustica con interventi mirati del violino di Gazich, passando poi alla struggente malinconia di una The Stranger (Song Of Revenge) con il pianoforte vellutato di Eric e il violino di Michele, una folk-song come The Rebel (Song Of Revolt) che ricorda i tempi nostalgici del Greenwich Village tanto cari ad Andersen, e per terminare l’elegia, la lunga The Fall (Song Of Gravity) (circa dodici minuti), una “suite” in parte declamata e in parte cantata dalla magnetica voce di Eric. In attesa del nuovo album Dance Of Love And Death in uscita forse entro l’anno https://www.youtube.com/watch?v=jD4J0-V65dQ , questo EP è una piccola opera (comunque quasi mezz’ora di musica, ventisei minuti e fa la pari con l’altro mini album, The Cologne Concert, qui ricordato http://discoclub.myblog.it/2011/08/18/mini-nel-formato-ma-grande-nei-contenuti-eric-andersen-the/), che merita di essere ascoltata con attenzione, di un artista che fa parte della grande famiglia del “folk americano”, un storico personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, a cui bastano pochi accordi di chitarra, armoniose note di pianoforte  e un violino suonato da un grande musicista italiano, per proporre meravigliose canzoni di soave intensità.

Tino Montanari

Nel Record Store Day Made In Italy Anche Un CD, Mini! Lowlands – “San Diego Serenade” EP – For Nello!

lowlands san diego serenade

Oggi 18 aprile è il giorno del Record Store Day per il 2015. La manifestazione negli ultimi anni è diventata sempre più incentrata sulla pubblicazione di vinili, spesso inediti ed interessanti, e anche spesso assolutamente unici e bramati dai collezionisti, ma sempre, immancabilmente, carissimi! Che si tratti di 45 giri, EP, 10 pollici, LP, doppi vinili, picture disc, dischi colorati, cofanetti più o meno lussuosi e tutti a tiratura limitata, mi sembra che la manifestazione, ogni anno di più, sia diventata un ennesima scusa per il business delle case discografiche, con il meritorio obiettivo di appoggiare i negozi indipendenti, nella loro lotta di sopravvivenza verso un mercato dominato dalla grande distribuzione e dalla vendita in rete tramite i “grandi venditori”, questo cosiddetto momento di purezza, duplicato nel Black Friday americano di fine novembre, che, già dal nome, doveva essere dedicato soprattutto al vinile. Però con questo sistema di distribuzione le date di uscita si fanno ballerine, i dischi escono a capocchia, prima ma anche molto dopo il giorno fissato, sono difficilissimi da trovare e anche, come detto, molto cari: non tutti comunque, perché se tutti fossero molto costosi, uno se ne farebbe una ragione, ma i prezzi hanno un range enorme, dal ragionevole al folle, e qui sorge il dubbio del business marketting (le due t sono volute)!

record store day

Oltre a tutto, come ricordavo prima, gli altri prodotti sembrano banditi dalle pubblicazioni (quest’anno fa eccezione una ripubblicazione da parte della Unversal in musicassetta del primo demotape dei Metallica No Life ‘Til Leather, naturalmente già “sparito” prima dell’uscita), quindi niente più CD o Mini CD o Cofanetti che gli altri anni, in quantità minime ma interessanti caratterizzavano questo giorno particolare. Voi direte, giustamente, che già le case discografiche ci massacrano tutto l’anno con ristampe a getto continuo che se anche per un giorno il formato digitale viene fatto riposare non dovrebbe essere un problema: ma proprio il nulla assoluto mi sembra eccessivo, qualche ristampa o prodotto ex novo, i più interessanti, creato per il Record Store Day potrebbe uscire anche in CD.

E viene proprio a fagiolo questo EP, un Mini CD con 5 pezzi, su etichetta MRM/Appaloosa, distr. IRD, pubblicato dai Lowlands, abituali frequentatori del RSD, http://discoclub.myblog.it/2012/04/21/record-store-day-2012-bis-un-italo/ e http://discoclub.myblog.it/2013/04/17/record-store-day-2013-lowlands-left-of-the-dial-ed-abbiati-s-2/, che hanno colto l’occasione di questo disco, pubblicato come Lowlands And Friends per ricordare Nello Leandri, uno storico proprietario e gestore di negozi di dischi in quel di Pavia, scomparso il giorno di Natale del 2014 e “premiato” in modo postumo con questa cover di San Diego Serenade, il classico di Tom Waits, che sempre veniva richiesta a Ed Abbiati a livello discografico. Il 9 Febbraio del 2015 Ed ha deciso finalmente di accontentarlo e, nella cucina di casa sua, ma a livello assolutamente professionale, è stata infine registrata: tra Lowlands vari, il violino di Michele Gazich, la chitarra di Maurizio “Gnola” Ghielmo, fiati vari ed assortiti, le voci di Betti Verri e Sergio “Tamboo” Tamburelli, la classica ballata di Tom Waits viene ricreata in una bella versione che ne preserva l’immutato fascino. Nel dischetto trovate anche una versione acustica in solitaria di Can’t Face The Distance, un’altra, più acustica ancora dell’originale, presente nell’ultimo album della band pavese http://discoclub.myblog.it/2014/11/21/continua-linvasione-delle-band-pavesi-lowlands-love-etc-disco-concerto/ di Love Etc…, molto bella anche in questa versione ulteriormente più scarna, formato acustico replicato anche in I Wanne Be e portato alle estreme conseguenze nella versone demo, solo Ed e Gnola, di San Diego Serenade. Il tutto costa poco, lo potete acquistare pure in altri giorni, non è obbligatorio farlo oggi, anche perché sarebbe troppo tardi, e in ogni caso buon Record Store Day, mai dimenticare!

Bruno Conti

Recuperi Di Fine Anno Parte 5 : Orgogliosamente Rock D’Autore Italiano! – Massimo Priviero – Ali di Libertà

massimo priviero ali di libertà

Massimo Priviero – Ali di Libertà – MPC Records/Self

Su Massimo Priviero, dopo 25 anni di carriera (è in pista dal 1988), e quindici dischi (con questo ultimo lavoro Ali di Libertà http://www.youtube.com/watch?v=o1g7VM5sPdQ ), per quanto mi riguarda, trovo ancora pertinente la famosa frase di Jon Landau (riferita a Bruce Springsteen) usata per lanciare il rocker del New Jersey ( voi trasportate a Jesolo!): ho visto il futuro del rock italiano, e il suo nome è Massimo Priviero. Una definizione impegnativa, alla quale Priviero non è riuscito, se non in piccola parte, a mantenere fede, ma che se non altro ha il merito di collocarlo all’interno di una tradizione sonora ben precisa (quella del più classico rock metropolitano a stelle e strisce), sviluppata sempre con estrema coerenza. Dopo una gavetta svoltasi in ambito locale, con formazioni rock e blues, e un breve periodo trascorso a suonare nelle stazioni delle metropolitane di alcune capitali europee, Massimo firma un contratto con la Wea, e il frutto del sodalizio è l’esordio con San Valentino(88) registrato a Londra (un buon esempio di cantautorato elettrico).

massimo priviero 1

Spinto dal relativo successo della canzone che dava il titolo all’album, per il lavoro successivo, Nessuna Resa Mai (90, viene chiamato Little Steven (allora ex colonna portante della E Street Band di Springsteen) nella doppia veste di ospite e produttore, mentre il seguente Rock in Italia (92) è realizzato in collaborazione con Massimo Bubola. Dopo due lavori interlocutori Non Mollare (94) e l’omonimo Priviero (98), seguono ancora delle buone produzioni, a partire da Poetika (01), Testimone (03) con cui si rinnova la collaborazione con Bubola, per poi passare all’Universal con cui incide Dolce Resistenza (06,) indi Rock & Poems (07), una colonna sonora Unbroken Ghost (08), Sulla Strada (09), lo splendido Rolling Live (10) e il recente Folkrock (12) condiviso con il bravissimo violinista Michele Gazich (un disco di cover, un atto d’amore verso la musica americana).

Lo accompagnano in questo nuovo viaggio musicale i fidati musicisti di sempre (tra cui il figlio Tommy), con ospiti importanti come il bravo Alex Cambise alle chitarre e mandolino, Paolo Bonfanti alla chitarra slide, il fisarmonicista Riccardo Maccabruni e il “pard” Michele Gazich al violino, per undici canzoni di spessore, che convivono fra rock e poesia. Il disco inizia con la potente  e coinvolgente title track Ali di Libertà, con l’armonica a segnare il percorso musicale, mentre il pianoforte di Onofrio Laviola accompagna la struggente Il Mare, seguita da un rock “stradaiolo” come Apri le Braccia. La chitarra slide di Paolo Bonfanti ruba la scena nel brano In Verità (con un riff che ricorda Thunder Road del Bosshttp://www.youtube.com/watch?v=BhGAEsSCEOI , mentre nella seguente Madre Proteggi, ritorna a proporsi la spiritualità di Priviero (dedicata alla Madonna di diverse categorie), per poi continuare con Occhi da Bambino con il figlio Tommy alla chitarra acustica e gli assoli di chitarra di Cambise e il violino straordinario di Gazich, un brano stupendo dove sgorga tutta l’anima di Massimo.

massimo priviero alzati

Si riparte con Alzati un potente e trascinante rock (perfetto per le esibizioni live) da suonare a tutto volume http://www.youtube.com/watch?v=M16t_LjdAnU , La Casa di mio Padre, una struggente ballata autobiografica, dove hanno un ruolo importante anche le voci di Lisa Petty e Deborah Bosio, mentre Io Sono Là è un brano cantato con forza e vigore, un grido di protesta in stile marcia militare, con chitarre, tastiere e fisarmonica che sviluppano un suono vibrante. L’album (purtroppo) si avvicina alla conclusione con le atmosfere irlandesi (la cornamusa e il tin whistle di Keith Eisdale) di Libera Terra, canzone epica divisa in due parti, La Forza e Il Sogno, una “sarabanda” musicale dove all’unisono si mescolano le anime rock di Springsteen e folk di Woody Guthrie, per poi terminare con una bonus track Bacio D’Addio,degna chiusura di questo manifesto artistico.

Con Ali di Libertà Priviero arriva alla perfetta quadratura del cerchio, in quanto ancora una volta si dimostra un bravo interprete, sia nelle ballate lente, sia nel rock più energico, e con il suo staff  e la presenza di ospiti eccellenti e perfettamente integrati, dà vita a dodici canzoni dove convivono (oltre al mestiere) rock e poesia. Massimo Priviero è un rocker (di quelli veri), uno che non molla, e anche se non ha mai venduto tonnellate di dischi, si è conquistato e mantenuto una sua “nicchia” e per quanto mi riguarda, ritornando alla famosa frase iniziale, Massimo è certamente il passato, il presente e ancora il futuro del rock italiano.

NDT: Questo CD può essere un regalo intelligente per le prossime festività natalizie, in alternativa a tanti stagionati e osannati cantanti dell’asfittica discografia italica.

Tino Montanari

Novità Di Dicembre Parte II E Ultima Del 2012. I Luf, Michele Gazich, Buddy Guy, Backbeat Of Rock And Roll, Curved Air, Canned Heat, Rush, Muddy Waters, Eccetera

michele gazich verso damasco.jpgFLAMECD02 The Backbeat of Rock and Roll.jpg10&Luf_2_web.jpg

 


 

 

 

 

Ultimo aggiornamento del 2012 sulle ultime uscite discografiche, quello che è uscito nelle ultime settimane e qualcosa che era sfuggito.

Sul fronte italico I Luf pubblicano questo cofanetto retrospettivo, in tiratura limitata e numerata (a mano) di 400 copie: si chiama 10 & Luf e contiene 4 album. L’introvabile da anni, Ocio Ai Luf, più Bala E fa Balà (quello con Sweet Home Alabama detta anche So Nashit ‘N Val Camonega), Paradis Del Diaol e Flel.

Altro cofanetto italico è quello di Michele Gazich, Verso Damasco, CD+DVD+Libro, dal vivo, Duomo Vecchio, Brescia, 18 Maggio 2012. Se non lo trovate in giro ?page_id=313

Per finire con i cofanetti, questo pubblicato dalla Famous Flames britannica, esce un Box di 3 CD, con un bel libretto, The Backbeat Of Rock And Roll, eccellente, contiene 94 tracce e tutto quello che dovreste sapere sui brani strumentali della prima parte della storia del R&R, ossia:

TRACK LISTING DISC ONE
1. Rumble – Link Wray
2. Peter Gunn – Duane Eddy
3. Buckeye – Johnny And The Hurricanes
4. Tequila – The Champs
5. Wild Weekend – Rockin’ Rebels
6. Big Shot – Johnny Cannon
7. Bongo Rock – Preston Epps
8. Teen Beat – Sandy Nelson
9. Walk Don’t Run – The Ventures
10. Apache – The Shadows
11. Rebel Rouser – Duane Eddy
12. Red River Rock – Johnny And The Hurricanes
13. Moon Dawg! – The Gamblers
14. The Fickle Chicken – The Atmospheres
15. Hard Times (The Slop) – Noble ‘Thin Man’ Watts
16. Hand Clappin’ – Red Prysock
17. Swanee River Hop – Fats Domino
18. Honky Tonk Part I & II – Bill Doggett
19. Smokie Part 2 – Bill Black’s Combo
20. Raunchy – Bill Justis
21. Harlem Nocturne – The Viscounts
22. (Ghost) Riders In The Sky – Ramrods
23. Woo Hoo – Rock-A-Teens
24. Tall Cool One – The Fabulous Wailers
25. Walkin’ With Mr Lee – Lee Allen
26. Night Train – Jimmy Forrest
27. Don’t Be Cruel – Bill Black’s Combo
28. Perfidia – The Ventures
29. Sleep Walk – Santo & Johnny
30. Golden Mile – The Sleepwalkers
31. Teensville – Chet Atkins

DISC TWO:
1. Have Guitar Will Travel – The Scotty Moore Trio
2. Mumblin’ Guitar – Bo Diddley
3. Jungle Walk – The Dyna-Sores
4. Hide Away – Freddie King
5. Cruising – Jimmy And The Night Hoppers
6. Topsy Part I – Cozy Cole
7. Madison Time, Pt. 1 – Ray Bryant Combo
8. Deacon’s Hop – Big Jay McNeely
9. The Stroll – Lawson-Haggart Rockin’ Band
10. The Stinger – Al Casey
11. Torquay – The Fireballs
12. Poor Boy – Royaltones
13. Green Jeans – The Flee-Rekkers
14. MacDonald’s Cave – The Piltdown Men
15. The Happy Organ – Dave ‘Baby’ Cortez
16. (What’s The Word) Thunderbird – The Casual-Aires
17. Gonzo – James Booker
18. Ooh Poo Pah Doo (Part 2) – Jessie Hill
19. Rockhouse (Pts. 1 And 2) – Ray Charles
20. The Hunch – Paul Gayten
21. In The Mood – Ernie Fields Orchestra
22. Big Jump – Sandy Nelson
23. Cannonball – Duane Eddy
24. The Whip – The Frantics
25. Machine Gun – The Riptides
26. Bulldog – The Fireballs
27. Blue Comet Blues – Bill Haley And His Comets
28. Big Beat Boogie – Bert Weedon
29. Guitar Boogie Shuffle – The Virtues
30. Some Kinda Earthquake – Duane Eddy
31. Raw-Hide – Link Wray

DISC THREE:
1. The Swag – Link Wray
2. Because They’re Young – Duane Eddy
3. Let There Be Drums – Sandy Nelson
4. Take Five – Dave Brubeck Quartet
5. Last Night – The Mar-Keys
6. You Can’t Sit Down – Phil Upchurch Combo
7. One Mint Julep – Ray Charles 8
8. On The Rebound – Floyd Cramer
9. Slow Walk – Sil Austin
10. Rudy’s Rock – Bill Haley
11. Guitar Bustin’ – Arthur “Guitar Boogie” Smith And His Cracker Jacks
12. Like Long Hair – Paul Revere And The Raiders
13. Juke – Little Walter
14. Lost Love – H.B. Barnum
15. School Days – Santo & Johnny
16. Kabalo – The Atmospheres
17. Enchanted Sea – The Islanders
18. Underwater – The Frogmen
19. Let’s Go Trippin – Dick Dale & The Del-Tones
20. Mr. Moto – The Bel-Airs
21. Beatnick Sticks – Paul Revere And The Raiders
22. Ramrod – Duane Eddy
23. FBI – The Shadows
24. Husky Team – The Outlaws
. Night Of The Vampire – The Moontrekkers
26. Stick Shift – The Duals
27. Tarantula – The Tarantulas
28. Gazachstahagen – The Wild Cats
29. Jack The Ripper – Link Wray
30. Guitar Boogie – Arthur Smith
31. Tune Of The Short Cowboys – The Outlaws
32. Entry Of The Globbotts – The Blue Men

 

buddy guy live at legends.jpgdjango unchained soundtrack.jpgrush 2112 deluxe.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Buddy Guy ha pubblicato per la RCA (quindi Sony/Bmg) questo Live At Legends che documenta uno dei concerti che si sono tenuti al suo famoso locale di Chicago nel 2010. Oltre a molti classici del Blues, ci sono un paio di medley di quelli micidiali di Guy: uno con Boom Boom/Strange Brew, John Lee Hooker + Cream, l’altro Voodoo Child (Slight Return)/Sunshine Of Your Love, Jimi Hendrix e di nuovo Cream. Ci sono anche tre brani in studio, registrati per Living Proof sempre nel 2010 e non utilizzati all’epoca.

E’ uscita per la Mercury/Universal anche la colonna sonora del nuovo film di Quentin Tarantino, un omaggio ai vecchi western all’italiana, si chiama Django Unchained e come al solito c’è musica buona, cattiva e kitsch (notare la finezza del “Riziero” Ortolani):

1. Winged – James Russo
2. Django – Luis Bacalov, Rocky Roberts
3. The Braying Mule – Ennio Morricone
4. “In The Case Django, After You…” – Christoph Waltz, Jamie Foxx
5. Lo Chiamavano King (His Name Is King) – Luis Bacalov, Edda Dell Orso
6. Freedom – Anthony Hamilton, Elayna Boynton
7. Five-Thousand-Dollar Nigga’s And Gummy Mouth Bitches – Don Johnson, Christoph Waltz
8. La Corsa (2nd Version) – Luis Bacalov
9. Sneaky Schultz And The Demise Of Sharp – Don Straud
10. I Got A Name – Jim Croce
11. I Giorni Dell’ira – Riziero Ortolani
12. 100 Black Coffins – Rick Ross
13. Nicaragua – Jerry Goldsmith, Pat Metheny
14. Hildi’s Hot Box – Samuel L. Jackson, Leonardo Dicaprio, Christoph Waltz
15. Sister Sara’s Theme – Ennio Morricone
16. Ancora Qui – Elisa Toffoli
17. Unchained (The Payback / Untouchable) – James Brown, 2Pac
18. Who Did That to You? – John Legend
19. Too Old To Die Young – Brother Dege (AKA Dege Legg)
20. Stephen The Poker Player – Samuel L. Jackson, Jamie Foxx
21. Un Monumento – Ennio Morricone
22. Six Shots Two Guns – Samuel L. Jackson, Jamie Foxx
23. Trinity (Titoli) – Annibale E I Cantori Moderni

L’ultimo Deluxe dell’anno esce in versione CD+DVDA o CD+Blu-Ray (per la verità ce n’è anche una Superdeluxe con lo stesso contenuto musicale ma una confezione più sfiziosa, naturalmente molto più cara)! Cosa c’è in più (a parte il suono e un fumetto interattivo)? Tre brani dal vivo:

– Overture (Northland Coliseum, Edmonton, AB – June 25, 1981)
– The Temples of Syrinx (Northland Coliseum, Edmonton, AB – June 25, 1981)
– A Passage To Bangkok (Manchester Apollo, Manchester, England – June 17, 1980)

Vedete voi se farvi un ultimo regalo in extremis per Natale o la Befana!

curved air airwaves.jpgcanned heat boogie deluxe.jpgmuddy waters you shook chess masters 3.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Per finire tre ristampe. Anzi due ristampe e un album di materiale inedito!

Quello dei Curved Air Airwaves, sottotitolo Live At The BBC The Peel Sessions 1970-71, edito dalla solita Cleopatra, contiene anche alcuni brani registrati dal vivo nel 1976, quando in formazione c’era Stewart Copeland alla batteria, che era anche il marito di Sonja Kristina (un po’ di gossip!). Tutta roba inedita, inutile dire che quello da avere è questo, perché in questi giorni è stato pubblicato anche un CD+DVD relativo al tour del 2010 Live Atmosphere, dove a fianco di Sonja Kristina, per i corsi e ricorsi della storia, è tornato il primo batterista Florian Pilkington-Miksa. Non è neppure brutto, il problema è che il DVD non ha il concerto completo, è solo l’EPK e un video di presentazione.

Altra etichetta specializzata in ripubblicazioni è l’americana Iconoclassic che ha pubblicato in questi giorni una versione Deluxe (con 6 bonus tracks) del classico Boogie With Canned Heat. Queste le tracce extra:

11. ON THE ROAD AGAIN (Alternate Take) Bonus Tracks
12. SHAKE, RATTLE AND ROLL Bonus Tracks
13. WHISHEY AND WIMMEN’ Bonus Tracks
14. MEAN OLD WORLD Bonus Tracks
15. THE HUNTER Bonus Tracks
16. FANNIE MAE Bonus Tracks

Last But Not Least il terzo volume dedicato alla ristampa completa della discografia di Muddy Waters del periodo Chess. Si Intitola You Shook Me: The Chess Masters 3 1958 to 1963 e contiene oltre agli album completi Muddy Waters Sings Big Bill e At Newport, una valanga di inediti e rarità, per un totale di 49 brani. E’ già uscito negli States mentre da noi la Universal lo pubblicherà il 15 gennaio 2013 ma ad un prezzo decisamente più conveniente (se non cambiano idea)!

Un paio di appendici.

graham bond organization box.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Per la serie meglio tardi che mai, dopo una lunga serie di rinvii, è uscito per la Repertoire il quadruplo CD della Graham Bond Organization, Wade In The Water Classics, Origins & Oddities con l’opera omnia di questa formazione dove militavano anche Dick Heckstall-Smith, John Mc Laughlin, Ginger Baker e Jack Bruce. (se andate a ritroso nel Blog trovate anche la lista completa dei brani).

mavericks in time.jpg

 

 

 

 

 

 

E per finire su una nota di letizia natalizia, a febbraio, il 4 in Europa, e il 26 (il mio compleanno) in America. esce finalmente il nuovo album dei Mavericks In Time, che per fortuna non ho recensito nel momento in cui lo annunciavo nel mese di agosto (ma lo farò a breve). Nel frattempo, al CD sono stati aggiunti 4 brani per un totale di 14 canzoni.

That’s All anche per oggi, ci sentiamo fra un anno con questa rubrica (si fa per dire)

Bruno Conti

“Mini” Nel Formato Ma “Grande” Nei Contenuti! Eric Andersen – The Cologne Concert

eric andersen live in cologne.jpg

 

 

 

 

 

 

 Eric Andersen – The Cologne Concert – Meyer Records

Con immenso piacere, colgo l’occasione di parlare di questo ultimo lavoro di Eric Andersen, su “commissione” del titolare di questo Blog, che ringrazio sempre per lo spazio che mi concede,  CD di cui avevano già parlato, con notevole anticipo, ad inizio anno, gli amici del Buscadero (e poi passato un po’ nel dimenticatoio), in quanto ultimamente ho avuto modo di discuterne in quel di Pavia con Michele Gazich, uno dei protagonisti del concerto.

Il nome di Andersen, per il sottoscritto, è legato all’epoca dorata di quel gruppo di cantautori emersi dalla scena del Greenwich Village, tra cui Bob Dylan, Phil Ochs, Joan Baez, Tim Hardin, Dave Van Ronk. Nato a Pittsburgh nel lontano 1943 la sua carriera comincia con il primo contratto con l’etichetta Vanguard che realizza nel ’65 il disco d’esordio Today Is The Highway, e la sua Thirsty Boots diviene l’inno del Movimento americano dei diritti civili .Tutti i suoi album vengono accolti con entusiasmo dalla critica, in particolare Blue River nel 1972, il suo maggior successo commerciale (e anche il più bello), al quale partecipa una Joni Mitchell in grande ascesa con Blue. In seguito la sua carriera, causa “loschi” complotti discografici (vengono smarriti i nastri contenenti il nuovo disco), ha avuto un grave colpo, da cui Andersen non si è mai completamente ripreso. Per completezza d’informazione  i nastri verranno ritrovati solo nel 1991 e la Columbia, a parziale risarcimento rimasterizza il tutto con l’aggiunta di alcuni inediti pubblicando l’ottimo Stages:the lost album.

A partire dagli anni ’80 si ritira in Norvegia, e dopo aver trovato moglie, ad inizio anni ’90 dà vita ad un trio di successo composto dal cantante norvegese Jonas Fjield e da Rick Danko, noto componente del gruppo The Band, incidendo due album splendidi che ricevono il premio della critica (il Grammy Norvegese). Approdato alla Appleseed Records  il buon Eric  pubblica una serie di discreti lavori, partendo da Memory of the future (1998), You can’t relive the past (2000), Beat Avenue (2003), seguito dal doppio The street was always there (2004), Waves è un album di cover del (2005), mentre Blue Rain è un disco dal vivo del (2007).

Arriviamo al concerto registrato al Teather Der Keller di Colonia, il 25 Marzo 2010, che vede salire sul palco insieme ad Andersen voce, piano, chitarra e armonica, Michele Gazich al violino, e la bionda moglie Inge Bakkenes seconda voce e armonica, per una scaletta di soli 7 brani, ma colma di grande musica. Si parte con un inedito, Dance of love and death, con la voce di Eric che vibra all’unisono con il violino di Michele, per un grande brano dal sapore antico.

Si prosegue con una Time run like a freight train, una canzone un po’ trascurata del repertorio del nostro, con la voce della bella e brava Inge in evidenza al controcanto. Sinking Deeper Into You è il secondo inedito della serata, una ballata pianistica con un violino discreto ad assecondare la voce calda  del protagonista.

Una breve pausa e accordi maestosi introducono la “perla” del concerto, una stratosferica Woman she was gentle, con il violino struggente di Gazich e il coro della moglie a disegnare melodie, che ancora a distanza di anni (dai tempi di Stages per la precisione), mi trasmette sensazioni bellissime, un brano che porterei senza indugio sulla famosa “Isola Deserta”. Con gli occhi ancora lucidi, si riparte con Salt on your skin con marito e moglie a dettare un ritornello che difficilmente ti abbandona e che fa da preludio alla “celeberrima” Blue River , dove piano, violino e controcanto armonizzano un tappeto sonoro che negli anni non ha perso una briciola dell’impatto devastante dell’esordio. Si chiude un piccolo grande concerto con Last thing on my mind di Tom Paxton (anche lui sodale dai tempi newyorkesi), un’altra dolce ballata cantata con la consueta voce morbida e vellutata che da sempre è il marchio riconoscibile del cantautore.

Sono passati i tempi in cui Eric Andersen era definito il “nuovo Dylan”, il primo di una serie lunga di nominativi che non sto a ricordarvi, ma il suo romanticismo, la sua vena poetica, il suo modo di fare musica, raramente hanno toccato questi vertici. La classe non è acqua. Verissimo. !!!

Tino Montanari