Questa Sì Che E’ “Americana”! The Turnpike Troubadours

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The Turnpike Troubadours – The Turnpike Troubadours – Bossier City/Thirty Tigers CD

Lo dico subito: questo è uno dei CD più belli che ho ascoltato quest’anno. I Turnpike Troubadours sono una band proveniente dall’Oklahoma, e gravitante intorno all’ormai noto movimento Red Dirt: il loro leader e compositore principale è Evan Felker, coadiuvato dall’ottimo violinista Kyke Nix (uno dei punti di forza del gruppo), da Ryan Engleman alla chitarra solista e steel, R.C. Edwards al basso e Gabriel Pearson alla batteria; particolare interessante, John Fullbright, uno dei più brillanti cantautori venuti fuori negli ultimi anni, è un loro ex membro (e devono essere rimasti in buoni rapporti visto che lo troviamo tra gli ospiti di questo ultimo disco). I Troubadours, attivi dal 2007, hanno tre album alle loro spalle, tre lavori all’insegna di un country-rock molto elettrico e vigoroso, con decise intromissioni di folk di stampo tradizionale (ma tutti i brani sono originali) e con l’uso di vari strumenti a corda, il tutto suonato con una forza ed un feeling non comune: un paragone può essere fatto con gli Old Crow Medicine Show, anche se nel caso dei Troubadours la componente elettrica è molto maggiore. La carriera del combo guidato da Felker è stata fino ad oggi un continuo crescendo, sia in termini di vendite (non stratosferiche comunque) che di qualità, ma con tutto l’ottimismo possibile non avrei creduto che il nuovo album potesse raggiungere livelli così alti.

The Turnpike Troubadours (averlo intitolato col nome della band non è secondo me casuale, significa un nuovo inizio) è infatti un disco a mio parere splendido, con una serie di canzoni che sono una più bella dell’altra, tutte scritte dai membri del gruppo (principalmente Felker), una miscela a tratti entusiasmante di country, folk e rock, il tutto suonato e cantato in maniera sublime, e con una produzione scintillante (ad opera di Engleman e Matt Wright). Un disco che, non scherzo, mi ha lasciato a bocca aperta fin dal primo brano, The Bird Hunters, uno splendido folk-rock, denso e pieno di pathos, a partire dall’intro a base di violino (nel disco suona anche il fiddler extraordinaire Byron Berline, mica l’ultimo arrivato), subito doppiato dalle chitarre, fino alla turgida melodia vagamente irish: se Mike Scott fosse nato in America probabilmente i suoi Waterboys non suonerebbero tanto diversi da così https://www.youtube.com/watch?v=hFBDxLYNNVQ . Non esagero, una delle canzoni più belle da me ascoltate nel 2015, almeno in ambito roots. Ma il resto non è da meno: The Mercury è completamente diversa, elettrica e roccata, dal ritmo alto e con le chitarre che ruggiscono, mentre la voce potente di Felker e la melodia diretta fanno il resto; Down Here è puro country-rock, molto classico, del genere che andava alla grande negli anni settanta, il suono è cristallino ed il refrain è una goduria; Time Of Day, ancora rockin’ country deciso e solido, è un altro esempio della capacità del gruppo di coniugare sonorità classiche a melodie sempre intriganti.

Ringing In The Year è tersa, limpida, fresca, un esempio di vero country-rock d’autore (è una delle più belle del CD), ed il ritornello corale è da applausi, mentre A Little Song è un delizioso intermezzo per voce e chitarra, però sempre con le giuste vibrazioni; Long Drive Home, ancora introdotta dal violino, è un godibilissimo uptempo chitarristico, con l’ennesimo motivo centrale notevole. Una languida steel introduce Easton & Main, e ditemi se non vi vengono in mente i Byrds di Sweetheart Of The Rodeo: questa è musica con la M maiuscola, ed i nostri si meriterebbero ben altro che un pur rispettabile culto https://www.youtube.com/watch?v=9ZOgzXJQ8EY ; la spedita 7 Oaks ha un ritmo molto sostenuto e può ricordare certe cose di Johnny Cash, mentre Doreen, molto elettrica, è in pieno territorio cowpunk, quasi i nostri fossero degli emuli di Jason & The Scorchers https://www.youtube.com/watch?v=tu4z_VRimeg . Chiudono l’album la lenta Fall Out Of Love, un gradito momento di relax dal motivo malinconico e toccante, e Bossier City (rifacimento del brano che intitolava il loro primo disco), una coloratissima e vivace country tune al quale la fisarmonica (suonata da Fullbright) dona un sapore cajun. Un disco delizioso: per quanto mi riguarda una delle sorprese dell’anno in ambito “Americana” music.

Marco Verdi

Liste Di Fine Anno: I Peggiori Dischi Del 2014? E Anche I Migliori!

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Come promesso, a livello di curiosità (come sempre in queste classifiche che lasciano il tempo che trovano), ecco la lista dei peggiori dischi del 2014 secondo la critica musicale mondiale. Prima vi presento quello che è risultato facendo la media di tutte le classifiche di riviste e siti che hanno pubblicato “the worst of 2014”, poi qualche nome importante che è incappato nei giudizi negativi di singole testate.

1) Architecture In Helsinki – NOW + 4EVA “Vince” il premio come peggiore in assoluto il disco che vedete effigiato all’inizio del Post. E’ davvero così brutto? https://www.youtube.com/watch?v=aWMJkvjWqx4  O c’è di peggio? Giudicate voi! https://www.youtube.com/watch?v=CrdXLBYbVa8

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2) Anand Wilder – Break Line The Musical https://www.youtube.com/watch?v=IvmejiX3FeQ

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3) Jessie J – Sweet Talker https://www.youtube.com/watch?v=Ksq-2ULKmX0

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4) Kaiser Chiefs – Education, Education, Education & War https://www.youtube.com/watch?v=rppSbo4LGsc

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5) The Kooks – Listen https://www.youtube.com/watch?v=ODXISEN8p4w

6) Pixies – Indie Cindy Ebbene sì! Poi le scelte, come si sa, sono soggettive https://www.youtube.com/watch?v=IAxqFo59TBs

7) Dog Bite – Tranquilizers Non conosco, quindi non giudico (non si può sentire tutto) https://www.youtube.com/watch?v=FXauGl7py-Y

8) Linkin Park – The Hunting Party Apperò! https://www.youtube.com/watch?v=f-erYcBbO_c

9) Neil Young – Storytone Ma come? Avrei pensato più all’altro disco di Young dell’anno A Letter Home. Magari non sarà il quasi capolavoro di cui vi ha parlato Marco Verdi sul Blog http://discoclub.myblog.it/2014/11/16/il-bisonte-sbaglia-due-volte-fila-neil-young-storytone/, però non mi sembra un brutto disco, anzi…https://www.youtube.com/watch?v=sDQbJP0PxUM

10) Wiz Khalifa – Blacc Hollywood Questo appoggio pienamente https://www.youtube.com/watch?v=BoxkNJocqWQ

Qualche “sorpresa”, sparsa qui e là.

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Il Boss Bruce Springsteen con High Hopes è terzo nella lista di Paste, 16° in quella di Pitchfork, 11° in quella dei suoi “nemici storici” di Spin, ma francamente metterlo tra i peggiori mi pare eccessivo. Forse possiamo parlare di parziale delusione.

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Anche Sinead O’Connor I’m Not Bossy I’m The Boss risulta ottava nel Worst of Rolling Stone, 4° in quella di Paste, mentre quelli della rivista Spin, che sono leggendari, riescono a premiare i War On Drugs Lost In The Dream come disco dell’anno e ad inserirlo anche al 10° posto tra i peggiori, dei geni!

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Il New Musical Express inserisce gli U2 di Songs Of Innocence al 14° posto tra i peggiori (ma non appare poi, stranamente, in molte altre liste), mentre Paste “castiga” i Sun Kil Moon di Benji, che sono 12esimi nella lista aggregata dei migliori.

E per finire le liste internazionali, questo è la classifica generale del Best Of 2014, la somma di tutte le riviste e i siti. Manco a dirlo vince

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1) The War On Drugs – Lost In The Dream 251 punti

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2) St. Vincent – St. Vincent 234 punti

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3) Run The Jewels – Run The Jewel 2 221 punti

Vi risparmio quelli dal quarto al sesto, ma se avete letto le liste in questi giorni ve li potete immaginare. E se leggete il Blog regolarmente sapete anche che la musica in circolazione è molto meglio di come appare in queste classifiche (de gustibus non est disputandum …), però se ne può discutere, parlando di tutt’altro, almeno secondo il “gusto” di chi ci scrive.

Quindi un bel “Happy New Year” a tutti. Ci vediamo fra un anno!

Bruno Conti

Un Grande “Artigiano” Del Blues. Magic Slim & The Teardrops – Pure Magic

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 Magic Slim & The Teardrops – Pure Magic – Wolf

Un paio di anni fa avevo recensito quello che è poi diventato l’ultimo album di Magic Slim, Bad Boy, pubblicato dalla Blind Pig, un buon disco ma non uno dei suoi migliori http://discoclub.myblog.it/2012/09/18/un-ragazzaccio-dal-mississippi-magic-slim-and-the-teardrops/ . Probabilmente Morris Holt (vero nome di Magic Slim) non pensava che sarebbe stato il suo album finale, ma il destino la pensava in modo diverso, e nel febbraio del 2013, Magic, come amava essere chiamato, da quando l’altro Magic, Sam gli aveva dato il suo soprannome, ci ha lasciato, mentre era on the road, per le complicazioni, cuore, polmoni, fegato, di vecchi problemi di salute che avevano caratterizzato i suoi ultimi anni, sempre coraggiosamente in tour. Ancora nel maggio del 2013 gli è stato assegnato un premio postumo come miglior “Traditional Blues Male Artist”, lui che in vita ne aveva vinti moltissimi. Uno degli ultimi rappresentanti del classico blues elettrico di Chicago, Holt, nativo della zona del Mississippi, come già ricordavo nella recensione, non è stato forse uno dei grandissimi del blues della Windy City, ma sicuramente uno dei migliori performer diciamo della seconda fascia, vocalist ruspante, ottimo chitarrista e grande showman, Magic Slim ha dato il meglio di sé con la sua formazione dei Teardrops, il classico quartetto con due chitarre a fronteggiarsi, ben sostenute da una sezione ritmica, dove il drive era fornito dal fratello di Morris, Dennis Holt, al basso, e da Earl Howell alla batteria, con l’asso nella manica che era la seconda chitarra di John Primer (poi autore di una ottima carriera solista, che prosegue ai giorni nostri): proprio con questa formazione (attiva dal 1982 al 1995) vengono registrate la tracce di questo CD, dal vivo a Vienna, quindi nella sua dimensione ideale, pubblicate postume dalla Wolf Records, l’etichetta austriaca con la quale il musicista americano ha pubblicato parecchi album nella sua carriera.

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Le note ci dicono che il materiale è inedito su CD, registrato tra il ’92 e il ’95, mi fido, non ho verificato, e sicuramente si tratta di un eventuale (mai dire mai) canto del cigno più consono alla classe ed alla qualità del bluesman di Torrance: una bella sequenza di “classici” e “ brani minori” delle 12 battute, di cui si dice Magic Slim avesse in repertorio una quantità sterminate di canzoni tra cui pescare per i suoi show al fulmicotone. Dopo la classica introduzione di Primer per scaldare il pubblico, siamo subito nelle note di Love Somebody, un vivace brano di Jimmy Dawkins, altro grande rappresentante della scuola del blues elettrico di Chicago https://www.youtube.com/watch?v=9DVlXmHa_DE , poi una Going To California di uno dei maestri, Albert King, uno slow dai tratti torridi dove la chitarra viaggia spedita e sicura https://www.youtube.com/watch?v=AXFgLhXvk-s , seguito da un super classico, dall’andatura ondeggiante ed inconfondibile, come I’m Ready, brano firmato da Willie Dixon e uno dei maggiori successi di Muddy Waters https://www.youtube.com/watch?v=t9ZmuZSIdCY . Di nuovo un brano dal songbook di Albert King, I Got The Blues, vero manifesto di intenti e per portare qualche variazione, sempre presente negli spettacoli di Slim, Lovin’ You (Is the Best Thing That Happened To Me) è una canzone di Milton Campbell, dai tratti sonori più vicini al soul https://www.youtube.com/watch?v=E8sVkCSUf9w e al R&B, per poi tornare, nella lunga Since I Met You Baby, a firma Ivory Joe Hunter, a quei brani lenti e sofferti che sono la vera essenza di questa musica.

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L’unico brano firmato da Morris Holt, See What You’re Doin’ To Me, è un altro di quei brani adattissimi per aizzare il pubblico, prima di stenderlo nuovamente con una lenta ed intensissima Spider In My Stew, sempre a firma Dixon, portata al “successo” da Buster Benton, che era il cantante delle Willie Dixon’s Blues All-Stars, brano poco noto ma sicuramente non minore. Una chiacchierata di Magic Slim con il pubblico spezza un poco il ritmo del concerto virtuale costruito dai compilatori del CD, ma una tosta Look Over Yonder’s Wall dell’accoppiata Arthur Crudup/Elmore James sistema la cose, prima di regalarci un altro lento di quelli folgoranti e lancinanti come Jimmie e un altro shuffle divertertente come Do You Mean It? dalla penna di Ike Turner. Anche la finale Call My Job era nel repertorio di Albert King e fa la sua ottima figura, discorsetto finale, applausi, titoli di coda, se sarà l’ultimo di Magic Slim miglior testamento non poteva esserci, non un Maestro, ma un grande Artigiano!

Bruno Conti

Ecco Il Doppio CD Del Tributo, Track By Track. Uno Dei Migliori Di Sempre! Looking Into You: A Tribute To Jackson Browne

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Looking Into You: A Tribute To Jackson Browne – 2CD Music Road/Ird

“Uno dei migliori di sempre” nel titolo del Post si riferisce sia alla qualità del tributo quanto al soggetto dello stesso, Mr. Jackson Browne: non occorre che sia io a dirvelo, comunque per metterlo nero su bianco, uno dei più grandi cantautori prodotti dalla scena musicale americana negli ultimi 50 anni. E, non a caso, al tributo partecipano solo artisti statunitensi (neppure canadesi, per non parlare di inglesi ed europei). Il progetto esce per la Music Road, l’etichetta di Jimmy LaFave, ma non è la tipica produzione indipendente, infatti partecipano molti dei maggiori artisti del mainstream americano, oltre ad una serie di outsiders e promesse. Manca qualcuno? Certo. Manca Warren Zevon, perché ci ha lasciati, manca la Nitty Gritty Dirt Band con cui Jackson ha iniziato la sua carriera nel lontano 1966, mancano gli amici di sempre Steve Noonan Greg Copeland (col quale aveva scritto Buy Me For The Rain, il primo successo della Nitty Gritty), insieme ai quali si è esibito recentemente per un concerto di raccolta fondi, manca Nico, alla quale aveva donato tre canzoni apparse su Chelsea Girl e tanti altri che sarebbe troppo lungo citare.Quello che resta è comunque molto bello. Quindi vediamolo, brano per brano, cogliendo l’occasione per parlare anche delle canzoni e dei musicisti coinvolti.

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Disco Uno

1. These Days – Don Henley w/ Blind Pilot

Una delle prime canzoni scritte da Jackson Browne, come ricorda Don Henley These Day venne scritta quando aveva solo 16 anni, e nelle parole dell’ex Eagles, “era un passo avanti a tutti noi”. Secondo il Wikipedia italiano, il brano sarebbe stato scritto per Tim Rush (sic, è Tom Rush!) nel 1968, ma se era già stato pubblicato su Chelsea Girl di Nico, uscito nel 1967, mi pare improbabile (questo per ricordarvi che Wikipedia non è la Bibbia, usare con cautela). Comunque Rush l’ha incisa, come la Nitty Gritty, Steve Noonan, Gregg Allman, che ne fece una stupenda versione sul suo disco d’esordio come solista, il bellissimo Laid Back del 1973, lo stesso anno in cui anche Browne la pubblicò sul suo secondo album For Everyman. Questa versione di Henley è molto bella, accompagnato dai Blind Pilot, band indie di Portland molto valida, che confeziona un bellissimo accompagnamento per questo brano, tutt’ora uno dei più belli in assoluto del songbook di Jackson, raffinatissima, con tromba, organo, dulcimer, vibrafono, le immancabili chitarre e armonie vocali, che se non sono quelle degli Eagles, poco ci manca http://www.youtube.com/watch?v=6TFOvsNAnIE .

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2. Everywhere I Go – Bonnie Raitt and David Lindley

E’ nota la passione dell’artista californiano per il reggae, la musica caraibica e la world music in genere, e chi scrive non impazzisce per il genere, comunque il brano, apparso in origine su I’m Alive del 1993, è cantato a tempo di reggae da Raitt e Lindley, che si dividono i compiti anche alla chitarra, ma francamente i due interventi di David a tempo di reggaethon se li poteva risparmiare. Neppure il breve assolo di slide di Bonnie nel finale riesce a risollevare del tutto le sorti della canzone, comunque piacevole, non vorrei dare una impressione di totale negatività.

3. Running On Empty – Bob Schneider

Bob Schneider, nativo del Michigan, cresciuto in Germania (il contrario di Browne, nato in Germania e cresciuto in California) e texano di adozione, è uno dei “nuovi” cantautori più interessanti. Si è preso una bella gatta da pelare, affrontando uno dei brani più belli e conosciuti della discografia di Jackson, Running On Empty comunque la metti è una canzone splendida e la bella voce di di Schneider, con l’ottimo controcanto di Brandon Kindner, interventi mirati di piano, chitarre elettriche ed acustiche, rende pienamente giustizia a questa stupenda ballata, una piacevole sorpresa.

4. Fountain Of Sorrow – Indigo Girls

Le Indigo Girls, da sempre grandissime fans, rilasciano una versione eccellente di Fountain Of Sorrow, forse il pezzo più bello di Late For The Sky, un disco peraltro dove non c’era una canzone non dico brutta ma di qualità media, Amy Ray e Emily Saliers la cantano in modo eccellente, da sole ed armonizzando, come è da sempre loro caratteristica e con una presenza sontuosa dell’organo e del piano di Chuck Leavell, veramente magico per l’occasione.

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5. Doctor My Eyes – Paul Thorn

Paul Thorn, il cantautore-pugile, per chi non lo conosce, è uno dei migliori attualmente in circolazione, certamente da scoprire se non lo conoscete http://discoclub.myblog.it/tag/paul-thorn/. La sua versione di Doctor My Eyes è assolutamente da sentire, potente e coinvolgente, quasi a pari livello dell’originale (anche se quasi nessuno fa Jackson Browne meglio di Jackson Browne), con la slide di Bill Hinds a tagliare in due il brano e un organo malandrino a colorare il tutto.

6. For Everyman – Jimmy LaFave

Il padrone di casa, il texano LaFave, confeziona una versione stupenda di For Everyman, lunga, arrangiata in modo mirabile, con le chitarre e le tastiere che si integrano alla perfezione con il cantato pieno di passione di Jimmy, grandissima rilettura, con un finale in crescendo quando il violino di Todd Reynolds si impadronisce della melodia in modo imperioso!

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7. Barricades Of Heaven – Griffin House

Griffin House è considerato uno dei “cloni” di Jackson, voce molto simile, lo stile pure, però è bravo, scrive delle belle canzoni e qui interpreta in modo mirabile Barricades Of Heaven, un brano che viene da Looking East, il disco del 1996, ma che ha la statura dei migliori di Browne, quelli del periodo d’oro, melodie avvolgenti, melodie che ti rimangono nel cuore e nel testa, interscambi strumentali che sono la storia della canzone della West Coast, ottima versione. Qualcuno dirà, ma sono tutte molto simili a quelle originali! Meglio, gli esperimenti lasciamoli agli altri, se le canzoni sono belle, facciamole bene, come si conviene.

8. Our Lady Of The Well – Lyle Lovett

E Lyle Lovett che è uno degli “eredi” di Browne, cantautore meraviglioso in proprio, uno dei migliori in assoluto, qui realizza una versione splendida di Our Lady Of The Well, se non sapessimo che il brano era su For Everyman potremmo quasi pensare ad un brano di Lovett, con il grande Matt Rollings al piano, e la sezione ritmica di Lee Sklar e Russ Kunkel, che ho come l’impressione mi debba dire qualcosa, Sara Watkins delicata alle armonie vocali e Dean Parks alla chitarra. Cantata in modo perfetto, accorato e partecipe, come richiede la canzone.

9. Jamaica Say You Will – Ben Harper

Ultimamente Ben Harper non mi fa più impazzire, anche se il disco con Musselwhite non è per niente male, però la sua versione di Jamaica Say You Will è veramente bella, cantata con leggiadra nonchalance, su una base di piano, dove mano a mano si inseriscono prima la ritmica poi violino e cello e le armonie vocali quasi gospel, rende pienamente merito all’originale.

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10. Before The Deluge – Eliza Gilkyson

La Gilkyson, che ha recentemente pubblicato il suo nuovo disco, molto bello, The Nocturne Diaries, è una delle discendenti dirette della scuola delle grandi cantanti degli anni ’70, la prima Joni Mitchell su tutte, e la sua versione di Before The Deluge, altro brano splendido, la conferma interprete raffinata e di grande spessore, con una voce molto espressiva, ben servita per l’occasione da un arrangiamento dove ancora una volta il violino, Warren Hood, è lo strumento portante, ma chitarre, contrabbasso, dobro, elettrica e le immancabili armonie vocali sono elementi non secondari

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11. For A Dancer – Venice

I Venice, come ricordano loro stessi nelle note del libretto, hanno cantato e suonato varie volte nel corso degli ultimi anni con Jackson Browne, e non potendo avere gli originali, i quattro fratelli Lennon ci regalano una versione alla CSN, tutta voci e chitarre acustiche, di For A Dancer, musica Westcoastiana all’ennesima potenza, evocativa e ben congegnata.

12. Looking Into You – Kevin Welch

Kevin Welch è un altro dei tanti “unsung heroes” , californiano di nascita ma di recente adozione texana, che costellano la scena musicale americana, bravo e sfortunato a livello commerciale, persiste a volerci regalare la sua arte, in questo caso con una versione intima di Looking Into You, solo il piano di Radoslav Lorkovic e l’organo di Red Young, più le magnifiche voci gospel delle McCrary Sisters. Originale e con la bella voce di Welch in evidenza.

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1. Rock Me On The Water – Keb’ Mo’

Jackson Browne e Bonnie Raitt erano apparsi come ospiti nella bellissima title-track di Just Like You, uno dei dischi più belli del chitarrista e cantante afroamericano, ora Keb’ Mo’ rende il favore con una versione sontuosa di Rock Me On The Water, la voce calda e la slide in grande spolvero, oltre alle immancabili armonie vocali (una costante in moltissimi brani presenti in questo tributo).

2. The Pretender – Lucinda Williams

Qualcuno si è lamentato perché tra gli artisti presenti in questo tributo si notava la mancanza di Jonathan Wilson, uno degli epigoni migliori della musica californiana in cui Jackson Browne è maestro. Ma Wilson c’è, infatti sua è la produzione e molti degli strumenti presenti in questa ottima versione di The Pretender, eseguita peraltro magistralmente da una ispiratissima Lucinda Williams. Doug Pettibone ci aggiunge del suo con alcuni notevoli inserti chitarristici e il brano è uno dei migliori di questo tributo.

3. Rosie – Lyle Lovett

Lyle Lovett è l’unico artista presente con due brani e anche la versione di Rosie, uno dei brani “minori” (si fa per dire, ce n’erano?) di Running On Empty, è da manuale del perfetto “Browniano”, con le magnifiche armonie dei fratelli Watkins, Sara e Sean (stanno per tornare i Nickel Creek, a proposito) e di Peter Asher.

4. Something Fine – Karla Bonoff

A proposito di Peter Asher (il vecchio manager di Linda Ronstadt e James Taylor), anche i suoi due ex assistiti mancano all’appello, ma Karla Bonoff, che ha scritto molte delle canzoni più belle della California di quegli anni, viste da un punto di vista femminile, è una eccellente “sostituta”, in mancanza di termini migliori, con Nina Gerber alle chitarre acustiche e Wendy Waldman, altra mirabile interprete di quella musica, al piano, armonie vocali e produzione. Il risultato si potrebbe definire Something Fine.

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5. Too Many Angels – Marc Cohn feat. Joan As Police Woman

Pure Marc Cohn si può far risalire a quella scuola di cantautori che due o tre cose da Jackson Browne le hanno imparate, la melodia e la costruzione dei brani potrebbero venire da quella parrocchia. Per la sua versione di Too Many Angels Cohn si è affidato agli arrangiamenti e alla produzione di Glenn Patscha degli Olabelle che gli ha creato un raffinatissimo costrutto musicale, uno dei più originali del disco, con David Mansfield a chitarra, viola e mandolino e le armonie vocali di Joan Wasser a girare attorno alla voce di Marc.

6. Your Bright Baby Blues – Sean and Sara Watkins

I fratelli Watkins se la cavano egregiamente in una versione struggente di Your Bright Baby Blue, cantata magnificamente da Sara, con Sean perfetta spalla, per una ennesima ottima rilettura che appare in questo tributo.

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7. Linda Paloma – Bruce Springsteen and Patti Scialfa

Poteva mancare l’amico Bruce? Certo che no, e con la moglie Patty Scialfa al seguito, che canta, co-produce, con Ron Aiello, ma senza E Street Band, solo Nils Lofgren, nell’inconsueta veste di fisarmonicista. Ok, c’è anche Soozie Tyrell al violino. Le arie messicane non sono le prime che ti vengano da accostare a Springsteen, ma uno che ha cantato di Rosalita non avrà certo problemi a cantare di Paloma. Piacevole, anche se forse a momenti un po’ sopra le righe.

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8. Call It A Loan – Shawn Colvin

Shawn Colvin, solo voce e chitarra acustica, presenta il lato più folk della musica di Jackson, un elemento spesso presente nella sua musica e che nei recenti album dal vivo Browne ha ripreso.

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9. I’m Alive – Bruce Hornsby

Per I’m Alive Hornsby sfodera dulcimer, mandolino e violino, la strumentazione dei suoi brani più vicini al country/bluegrass, con l’aggiunta della seconda voce di Ruth Moody (di recente anche con Mark Knopfler). Il risultato è affascinante, un brano dove l’inventiva dell’arrangiamento apporta ulteriore fascino alla canzone originale.

10. Late For The Sky – Joan Osborne

Molto bella ancha la versione pianistica di Late For The Sky, la voce calda e corposa di Joan Osborne si adatta perfettamente al mood “autunnale” della canzone. Un altro dei moltissimi brani di spessore che costellano questo Looking Into You.

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11. My Opening Farewell – JD Souther

La conclusione, “l’arrivederci”, è affidata ad un altro degli amici storici di Jackson Browne, quel John David Souther, vicino di casa del piano di sotto del nostro, con Glenn Frey, e co-autore di molti dei brani più belli degli Eagles, nonché autore di una manciata di bei dischi molto vicini alla poetica browniana, negli anni ’70 e ’80. My Opening Farewell, impreziosita da una tromba jazzata, conclude degnamente questo tributo dedicato al cantautore californiano.

Inutile dire che s’ha d’avere. Ora manca solo un bel cofanetto, magari ricco di inediti, dedicato all’opera omnia di Jackson Browne!

Bruno Conti

P.s. Video per il momento non ce n’è, a parte quello di Don Henley, magari aggiungo i link più avanti. In effetti la data di uscita ufficiale è il 1° aprile e fine aprile in Gran Bretagna.

L’Ultimo Del 2013 O Il Primo (Grande) CD Del 2014? Fate Voi! Bocephus King – Amarcord

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http://vimeo.com/81283021

Bocephus King – Amarcord – Appaloosa/IRD

E’ uscita in questi giorni (nella settimana tra Natale e Capodanno, quindi vogliamo considerarlo l’ultimo album del 2013 o il primo del 2014?) questa antologia dedicata a James Perry, in arte Bocephus King, geniale e un po’ folle, artisticamente parlando, musicista canadese. Curata da Andrea Parodi, al quale Bocephus (pseudonimo d’arte anche di Hank Williams Jr, il figlio di…, a cui Perry ha aggiunto un King) aveva prodotto il disco di esordio, si tratta di un giusto omaggio all’arte di uno dei cantautori più interessanti usciti dal continente nordamericano nell’ultimo ventennio.

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Contiene brani tratti da tutti gli album della discografia, cinque in tutto: Joco Music del 1996 (poi ristampato con una maggiore reperibilità (!?) nel 2003), A Small Good Thing, secondo alcune biografie e discografie, cito, anzi linko testualmente:” comincia la sua carriera musicale nel 1998 quando esce il suo secondo lavoro A SMALL GOOD THING (del primo disco infatti non si sa praticamente nulla)”…zzo vuol dire, come fa uno a iniziare la sua carriera con il secondo lavoro? Salvo poi inserire nelle suddette discografie Joco Music come disco del 2003, ma allora qualcosa se ne sa! Misteri della stampa musicale, su cui non voglio indagare ulteriormente, ma se fate un Google in rete lo trovate con facilità. Nel 2000 esce The Blue Sickness, il secondo ed ultimo lavoro pubblicato dalla New West, attratta verso un autore di talento come Bocephus King, poi mollato in fretta, forse anche per una non grande affidabilità, per usare un eufemismo. Le stesse discografie sono di difficile interpretazione: A small good thing per alcune esce nel 2008, per altre nel 2009, The Blue Sickness viene attribuito sia alla New West come alla Tonic Records, che pubblica tutti gli altri album del nostro.

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Quello che è certo è che devono passare quattro-cinque anni (con l’intermezzo della ripubblicazione di Joco) prima che esca il nuovo album, All children believe in heaven, e siamo nel 2005, circa. Lunghissima pausa condita da molti problemi e nel 2011 esce Willie Dixon God Damn!, album che lo riporta ai suoi migliori livelli, ma nessuno di quelli citati scende sotto livelli medio-alti. Presentato come una sorta di incrocio tra Dylan, Springsteen, Waits, con echi di Woody Guthrie e Prince (!), una spruzzatina di Morricone e Townes Van Zandt, ma il sottoscritto trova anche molto Morrison (Van), DeVille, retrogusti di blues e della Lousiana, ognuno http://www.youtube.com/watch?v=jhKhbZivYIY ci “sente” qualcosa di diverso, comunque una musica e dei testi molto ricchi di immagini, assai variegati, sempre diversi tra loro, uniti solo dalla qualità elevata dei contenuti.

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Questa antologia pesca, come detto, da tutti gli album della discografia: tre brani a testa, più una cover finale “inedita” di Senor di Bob Dylan e una outtake, sempre unreleased,  What we talk about when we talk about Love, tratta dalle sessions per Willie Dixon God Damn, e una radio version (ma in quale radio?) di Eight and a half che era su The Blue Sickness. Quindi, per chi ha tutto, due inediti e mezzo, il gioco vale la candela? Beh, intanto la confezione è molto bella, edizione digipack con taschina che contiene un libretto succosissimo con tutti i testi delle canzoni, tradotti anche in italiano da Flavia Lazzarin, oltre a due brevi saggi, uno di Parodi e l’altro dello stesso James Perry (Bocephus King)!

Certo che a sentirle tutte insieme queste canzoni fanno un gran bell’effetto: dagli inizi semi-acustici ed indipendenti del primo Joco Music, registrato in quel di Point Roberts, Wisconsin, nella casa di famiglia, dal tipo sbarbato che ci guarda dalla foto di copertina, ai capitoli successivi registrati (e concepiti) in giro per gli Stati Uniti e nel natio Canada. Veramente tante belle canzoni, vale quasi la pena di ricomprarsele o, meglio ancora, per chi non lo conosce e non vuole “rischiare” tutta la discografia, di lanciarsi alla scoperta di un talento che fa parte di quella benemerita categoria che viene definita dei “Beautiful Losers”, ma spero per lui che il termine non abbia quei connotati negativi che spesso assume per le vite di chi viene associato al club! Un po’ pirata, un po’ signore, un poco freakettone, come si desume dalle foto, ma sicuramente un gran talento.

Bocephus king joco music

Già, le canzoni: dai suoni scarni ma perfettamente compiuti di On The Hallelujah Side, con quel violino insinuante che ricorda tanto Dylan quanto DeVille ma è molto Bocephus King, la voce non così scartavetrata come quella di Waits e le dediche, scritte nel libretto, a Joseph Spence, grande chitarrista delle Bahamas, adorato tanto da Bloomfield quanto da Ry Cooder, passando per Juanita, altra ballata gridata alla luna, dedicata a Juanita DesJardins, uno dei tanti personaggi straordinari che popolano le canzoni di Perry, con un mandolino struggente, che si fa largo tra organo e chitarre spagnoleggianti, che tanto ricorda certe cose del Dylan di Street Legal intrecciato con il Tom Waits degli esordi. Lay Down, una delizia notturna per voce, piano, un tocco di Synth e una chitarra “atmosferica” affidata alle sapienti mani di Steve Dawson.

bocephus king a small good thing

E questi sono solo i tre brani tratti da Joco Music, poi ci sono, cito alla rinfusa, altre canzoni straordinarie come Blues For Buddy Bolden http://www.youtube.com/watch?v=m8W4YOCMIEAtra Joe Camilleri e Dirk Hamilton, altri due fedeli “adepti” del primo Van Morrison o altri ritratti di femme fatales, come Ruby e Josephina http://www.youtube.com/watch?v=hs49yTVMXCQ , il blues jazzato di The Way The Story Goes  , o lo Springsteen dei primi due album tratteggiato nella deliziosa Nowhere At All,  Ballad Of The Barbarous Night è, come da nome, una ballata di una bellezza sontuosa, degna delle cose migliori di Dylan o Van Morrison. La versione inedita, per la radio dei vostri sogni, di Eight And A Half (con omnichord, synth, chitarre spagnole, sitar, alla faccia degli arrangiamenti scarni del primo disco) e ancora ricordi cinematografici in Goodnight Forever Montgomery Clift (bellissima, ma ce n’è una brutta?) e qui e là vengono citati anche Ava Gardner, Robert Mitchum, il tram Chiamato Desiderio e la Gatta Sul Tetto Che Scotta, ovvero Elizabeth Taylor.

L’altro inedito, con un titolo preso a prestito da una novella di Raymond Carver, come si diceva, viene dalle sessions per l’ultimo disco Willie Dixon God Damn ed è un gospel in salsa New Orleans dalla incontenibile energia. La cover di Senor di Dylan, viene da una session fatta in compagnia di due maestri indiani, durante la quale Bocephus King ha registrato Street Legal nella quasi totalità, così dice nelle note del libretto, dove promette che prima o poi lo farà uscire. Ma c’è da credergli? La scorsa estate, durante il suo tour, non doveva uscire un doppio, tutto di cover, Love Letter To Nina Simone poi mutato in St. Eunice, che fine ha fatto? Comunque “accontentiamoci” per il momento di questo Amarcord, sedici canzoni, una più bella dell’altra, fa niente se le conosciamo quasi tutte, questa antologia rende piena giustizia alla bravura di un piccolo genio come questo signore. Un plauso alla Appaloosa/IRD e ad Andrea Parodi per l’operazione. Questa volta mi autocito: sono solo tre parole, Gran Bel Disco, vale anche per le ristampe e le antologie!

Bruno Conti

P.s Mi è venuto in mente chi mi ricorda la voce di James Perry, ce l’avevo lì sulla punta della lingua o in punta di tastiera, per tutto il tempo in cui ho elaborato e scritto il post, altro genere ma la voce è molto simile: Howard Werth degli Audence, quelli di House On The Hill, doveva anche entrare nei Doors al posto di Jim Morrison! Citazione colta, non c’entra niente ma mi andava di dirlo.

Nuovo Anno, Nuove Uscite! Il Ritorno Dei Lone Justice? Magari! This Is Lone Justice The Vaught Tapes

This-Is-Lone-Justice-LP-and-CD-w-Discs

Proseguiamo con alcune future uscite del 2014 (in attesa di parlare dei nuovi Mary Chapin Carpenter e Rosanne Cash, due delle mie preferite in assoluto, che ci delizieranno con i loro album il 14 gennaio). Partiamo oggi proprio da questo This Is, ovvero un dischetto inedito dei Lone Justice di Maria McKee (con Marvin Etzioni, Don Heffington e Ryan Hedgecock) http://www.youtube.com/watch?v=v9vTuth7xCc : nome completo, This Is Lone Justice: The Vaught Tapes, 1983, verrà pubblicato dalla Omnivore Recordings il 14 gennaio del nuovo anno. Si tratta di un demo, registrato in presa diretta ai Suite 16 Studios (bel nome!) di Los Angeles, nel dicembre del 1983, quindi due anni prima della pubblicazione del loro album omonimo di debutto, con l’ingegnere del suono David Vaught alla consolle, e che replicava, in gran parte, quella che era la loro set list dal vivo dell’epoca http://www.youtube.com/watch?v=h1SEsctQ0ag

Un misto di materiale originale e covers, tra cui, il classico di Johnny Cash and June Carter Jackson e Nothing Can Stop My Loving You scritta da George Jones and Roger Miller. 12 brani in tutto, di cui 9 mai pubblicati prima e qualcosa uscito su singolo all’epoca e in qualche riedizione e compilation successiva:

1. Nothing Can Stop My Loving You

2. Jackson

3. Soap, Soup And Salvation

4. The Grapes Of Wrath

5. Dustbowl Depression Time

6. Rattlesnake Mama

7. Vigilante

8. Working Man’s Blues

9. Cactus Rose

10. When Love Comes Home To Stay

11. Cottonbelt

12. This World Is Not My Home

All tracks previously unissued, except 6, 8 & 12.

after the triumph

Speriamo serva da stimolo perchè la McKee pubblichi qualcosa di nuovo, magari a nome suo, visto che l’ultimo album in studio da solista, Peddlin’ Dreams, risale al 2006. Per completezza, nel 2012, insieme al marito Jim Akin, ha partecipato, sia come attrice che come autrice delle musiche, ad un film After The Triumph Of Your Birth, che non deve essere stato un grande successo, anche se esiste sia per il download che per la vendita e a giudicare dal trailer mi sembra una mezza palla http://www.youtube.com/watch?v=GGjrW1S4NK0  (anche se è difficile capire da poco più di tre minuti), la musica, in grandissima parte lo è. Con la mia solita signorilità vorrei ricordare a Maria che  il tempo scorre e l’anno prossimo anche lei compie 50 anni, torna ti preghiamo!

Bruno Conti

Il Meglio Del 2013: Paste Indica Anche Le Migliori Copertine.

30. Man Man - On Oni Pond Zoom 29. Savages - Silence Yourself Zoom 28. Local Natives - Hummingbird Zoom 27. David Bowie - The Next Day Zoom 26. Sigur Rós - Kveikur Zoom 25. Lil Wayne - I Am Not A Human Being II Zoom 24. Disclosure - Settle Zoom 23. Earl Sweatshirt - Doris Zoom 22. Kanye - Yeezus Zoom 21. Phosphorescent - Muchacho Zoom 20. Arcade Fire - Reflektor Zoom 19. The Civil Wars - The Civil Wars Zoom 18. Deafheaven - Sunbather Zoom 17. Shout Out Louds - Optica Zoom 16. Oneohtrix Point Never - R Plus Seven Zoom 15. A$AP ROCKY - Long Live A$AP Zoom 14. Foals - Holy Fire Zoom 13. Cayucas - Bigfoot Zoom 12. Iceage - You're Nothing Zoom 11. Charles Bradley - Victim of Love Zoom 10. !!! - Thr!!!er Zoom 9. CSS - Planta Zoom 8. Chance the Rapper - Acidrap Zoom 7. Janelle Monáe - Electric Lady Zoom The National - Trouble Will Find Me Zoom 5. Capital Cities - In a Tidal Wave of Mystery Zoom 4. Vampire Weekend - Modern Vampires of the City Zoom 3. Deerhunter - Monomania Zoom 2. Kurt Vile - Walkin on a Pretty Daze Zoom 1. Daft Punk - Random Access Memories

Ovviamente scelte sempre nelle loro liste dei migliori. Ma Bowie, Kanye West e i Disclosure non mi sembrano graficamente memorabili. Era solo una curiosità da rubrica “In Breve”, mentre riprendo il giro delle recensioni. Sto “studiando” e ascoltando!

Bruno Conti

Cofanetti Pre (Quasi Tutti) e Post Natalizi II Parte, In Breve! Ristampa Eagles Selected Works

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Torna disponibile sempre per la Warner/Rhino, dal 26 novembre, anche il cofanetto degli Eagles Selected Works 1972-1999 nella nuova versione in formato ridotto, stesso contenuto della precedente edizione, ovvero 4 CD con il meglio della loro produzione, più il concerto di Capodanno del nuovo millennio, 31/12/1999. Questi i brani contenuti, gli ultimi dodici sono quelli del concerto proposto nel 4° CD:

1.Take It Easy
2.Hollywood Waltz
3.Already Gone
4.Doolin’ Dalton
5.Midnight Flyer
6.Tequila Sunrise
7.Witchy Woman
8.Train Leaves Here This Morning
9.Outlaw Man
10.Peaceful Easy Feeling
11.James Dean
12.Saturday Night
13.On the Border
14.Wasted Time
15.Wasted Time
16.I Can’t Tell You Why
17.Lyin’ Eyes
18.Pretty Maids All in a Row
19.Desperado
20.Try and Love Again
21.Best of My Love
22.New Kid in Town
23.Love Will Keep Us Alive
24.Sad Café
25.Take It to the Limit
26.After the Thrill Is Gone
27.One of These Nights
28.One of These Nights
29.Disco Strangler
30.Heartache Tonight
31.Hotel California
32.Born to Boogie
33.In the City
34.Get over It
35.King of Hollywood
36.Too Many Hands
37.Life in the Fast Lane
38.Long Run
39.Long Run Leftovers
40.Last Resort
41.Random Victims, Pt.1
42.Hotel California
43.Victim of Love
44.Peaceful Easy Feeling
45.Please Come Home for Christmas
46.Ol’ 55
47.Take It to the Limit
48.Those Shoes
49.Funky New Year
50.Dirty Laundry
51.Funk 49
52.All She Wants to Do Is Dance
53.Best of My Love

Il tutto esce a prezzo super ridotto.

Bruno Conti

*NDB Questo è un Post di prova, in attesa che si finisca di caricare tutto l’archivio del Blog (si spera) e anche la prima parte di questo Post che è già pronta ma non è ancora riapparsa

 

Da Toronto Con Amore. Concert For St. Stephens

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Various Artists – Concert For St. Stephens – True North

Ci sono molti modi di raccogliere fondi per opere meritorie e cause degne di nota, uno dei più comuni (ma non per questo banale, anzi) è sicuramente quello di organizzare un evento, meglio se un concerto dal vivo, se poi si riuscisse anche a pubblicare il tutto su disco (o su DVD) sarebbe l’ideale. Questo è un caso di “operazione” in due tempi, anche piuttosto distanti nel tempo tra loro. Quando nell’estate del 2005, il curato (il parroco, come vogliamo chiamarlo) della chiesa di St. Stephens in The Fields, situata a Kensington Market, in quel di Toronto di Canada, si accorse che  la parrocchia stava per attraversare la più grave crisi finanziaria dai tempi della sua fondazione avvenuta 147 anni fa e quindi di non poter essere più in grado di fornire i servizi di assistenza, tipo pasti caldi ai poveri, aiuto ai malati di Aids, a chi subisce atti di violenza, a chi ha problemi di disoccupazione e tutte le cose meritorie che queste associazioni e istituzioni religiose sono solite fare, decise di rivolgersi ai suoi parrocchiani e agli abitanti del quartiere per raccogliere fondi per aiutare la chiesa a sopravvivere. Uno degli ex parrocchiani più famosi, quando viveva in quel quartiere di Toronto, era sicuramente Bruce Cockburn, ma nell’evento vennero coinvolti anche molti altri musicisti famosi e non, per un concerto che si tenne il 18 settembre del 2005, assolvendo egregiamente a quanto si erano prefissi. Ora, a sette anni di distanza, la meritoria etichetta canadese True North pubblica questo CD che è un sunto di quanto avvenuto in quella serata.

Diciamo che di solito questi dischetti si comprano per varie ragioni: per aiutare la causa che propugnano (e questa è sicuramente degna di rispetto, ma a qualche migliaio di chilometri da noi, e probabilmente ce ne sono di altrettanto meritorie a due passi da casa di nostra), per la straordinaria qualità musicale dell’evento, perché sono coinvolti alcuni dei nostri beniamini. Direi che in questo caso siamo nella terza categoria. Facciamo un resoconto del contenuto del CD per vedere se può essere interessante. La prima cosa che balza all’occhio (meglio all’orecchio) è che ci sono anche delle sezioni parlate del concerto: si parte con l’introduzione di Sook-Yn–Lee che nonostante il nome esotico non è una musicista di world music ma un’abitante del quartiere che illustra gli scopi della serata. La prima musicista a salire sul palco è Molly Johnson, una eccellente cantante jazz di colore che solo con il supporto di un piano elettrico regala una bella versione di God Bless The Child di Billie Holiday. Una delle sorprese della serata è una delle rare apparizioni dal vivo della grande Jane Siberry, poco prima di quella sbandata mistica che la porterà a trasformarsi in Issa (ma ora è “tornata”): la Siberry, con Mary Margaret O’Hara il più grande talento espresso dal Canada dopo Joni Mitchell, parere personale di chi scrive, esegue quattro brani, due sono le sue tipiche poesie mistiche, ma Walk On Water e Anytime, solo voce e chitarra acustica, molto mitchelliane, valgono il prezzo di ingresso, una voce straordinaria.

Non so nulla di Daniel & Valentin Saavedra che eseguono in lingua spagnola Generacions. Theatre Gargantua è una delle più grandi compagnie teatrali di Toronto, una istituzione in Canada, ma confesso la mia ignoranza, non conoscevo, comunque eseguono un medley vocale dai loro spettacoli. Kurt Swinghammer invece mi dice, cantautore, musicista e produttore, ha suonato con Ani DiFranco, Great Big Sea e ha prodotto le prime registrazioni di Ron Sexsmith, canta due brani, uno con Lori Cullen The Rose Of Montrose e l’altro Kensington Market, dedicato al quartiere che li ospita, bravo folk singer e chitarrista. Lori Anna Reid è una incredibile vocalist che abitualmente fa dischi per sola voce e in effetti I Come To Garden appartiene alla categoria, ma poi con Russ Wilson, canta anche nei tre brani proposti da Daniel Lanois, Thank You, The maker e The Messenger, il tutto accompagnato dalla steel e dall’acustica del grande musicista canadese. Per il gran finale tre ottimi brani del beniamino del pubblico e tra i migliori musicisti canadesi di sempre, Bruce Cockburn, Going To The Country, King Kong Goes To Tallahassee e Tried And Tested, fantastiche anche nella loro veste prettamente acustica. Se vi piace la musica canadese tre Cockburn, tre Lanois e due Siberry e anche i due di Swinghammer e Molly Johnson, potrebbero anche bastare, senza considerare i meriti extra musicali del concerto, a voi l’ardua scelta.

Bruno Conti       

93 Anni E (Quasi) Non Sentirli! With Lorre Wyatt – A More Perfect Union

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Pete Seeger & Lorre Wyatt – A More Perfect Union – Appleseed Recordings/IRD

Nel 2008 aveva pubblicato At 89, chiaro riferimento alla sua età, l’anno successivo per il 90°, si è tenuto al Madison Square Garden un concerto commemorativo, The Clearwater Concert, dove appariva accanto ad una folla di cantautori accorsa per celebrare la sua carriera, da Springsteen a Mellencamp, Dave Matthews, Billy Bragg, Tom Morello, Roger McGuinn, Joan Baez, Ramblin’ Jack Elliott e moltissimi altri, tra i quali il figlio del suo vecchio sodale Woody, Arlo Guthrie. Proprio a Woody Guthrie, in contemporanea a questo A More Perfect Union, in occasione del centenario, Pete Seeger ha dedicato un doppio CD Pete Remembers Woody e per non farsi mancare nulla, a luglio, in quel di New York al Bryant Park, è apparso a firmare copie della sua autobiografia, arzillo come non mai e ha partecipato, naturalmente al movimento Occupy Wall Street.

Il suo compagno di avventura in questo album è Lorre Wyatt, un folksinger molto più giovane di Seeger (bella forza direte voi!), ma che ha avuto notevoli problemi di salute a metà degli anni ’90 e ci ha messo quasi una quindicina di anni a riprendersi completamente dal “colpo”. Quindi “una bella accoppiata”, ma a dispetto delle premesse il disco è molto piacevole, tra favola, parabola e impegno politico, con una particolare attenzione per i più piccoli, che sia nelle tradizione musicale di Guthrie che di Seeger hanno sempre avuto una parte di rilievo nel repertorio affrontato, sia come fruitori che come piccoli canterini. Naturalmente ci sono degli “amici” anche più adulti in questo CD, a partire dal primo brano God’s Counting On me…God’s Counting On You, che dopo il primo verso cantato da Seeger e da un coro di bambini, vede la presenza di Bruce Springtseen che si alterna con Lorre Wyatt e Seeger nel cantato del brano e non è la solita partecipazione “invisibile”, dove per sentire la voce dell’ospite devi indossare le cuffie e cercare di percepire la presenza dell’ospite nascosto in armonie vocali indecifrabili, invece in questo caso Bruce canta chiaramente più o meno metà della canzone (non saranno le Seeger Sessions, ma si lascia sentire), scritta a proposito del disastro ambientale nel Golfo del Messico del 2010, un tipico brano del repertorio di Seeger.

Il folksinger si accompagna con l’immancabile banjo e la voce è quella che è, diciamo vissuta, nel folk-blues Old Apples, dopo il primo verso lascia spazio a Wyatt che ha ancora una bella voce a dispetto dei problemi fisici e si fa aiutare dal bel baritono di Jeff Haynes, mentre una bella slide lavora di fino nel tessuto sonoro delle retrovie. Ottima Keep The Flame Alive, con l’alternanza tra le voci di Wyatt e Seeger, mentre Memories Out of Mud, un duetto tra Wyatt e Dar Williams, accompagnati da un tappeto di percussioni ha un sapore quasi etnico, fino alla citazione del clarinetto del tema di When The Saints Go Marching In. Nella lunga title-track A More Perfect Union, un brano fatto e finito, con basso, batteria e sax ad aggiungersi alla parca strumentazione acustica abituale, e la partecipazione di Tom  Morello alla chitarra e voce,  gli arrangiamenti sono quasi sofisticati, nella loro semplicità.

The Old Man Revisited scandita dal banjo di Seeger vede l’alternarsi delle voci di Dar Williams, di nuovo, Steve Earle e Lorre Wyatt, con quell’andatura della filastrocca folk che ha sempre caratterizzato il miglior folk, anche didattico. These days in Zimbabwe solo percussioni e la voce di Wyatt è un po’ una “palla”, mentre in Somebody’s Else’s Eye si apprezza anche lo scorrere del tempo nella fragilità della voce di Seeger che non demorde, accompagnato dal violino in sottofondo di Sara Milonovich. Strange Lullabye, come da titolo, è una fragilissima ninna-nanna accapella per bimbi di tutte l’età. Somos El Barco/We Are The Boat è la canzone più famosa di Lorre Wyatt che è stata incisa in passato da Peter, Paul & Mary, Holly Near e dallo stesso Seeger, qui viene ripresa in una versione corale con la bellissima voce di Emmylou Harris a fare da guida. Gli ospiti finiscono qui, ma non le canzoni, ci sono favolette simpatiche e didattiche, su gatti e cani parlanti, come Howling For Our Supper, ballate struggenti come Fields Of harmony e una A Toast of The Times ancora combattiva nonostante il tempo che passa. Un disco onesto e (quasi) bello per un signore di 93 anni, che non ha ancora deciso di appendere il banjo al chiodo. Una leggenda del folk e molti amici per una piacevole oretta senza tempo, Forever Young, come ha cantato nel tributo a Dylan!

Bruno Conti