Tante Vite Vissute In 50 Anni Di Carriera! Marianne Faithfull – Give My Love To London

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Marianne Faitfull – Give My Love To London – Naive/Self Records

Figlia di una baronessa austriaca, discendente dei Von Sacher-Masoch, proprio quelli, la signorina Marianne Faithfull (narrano le cronache) vede cambiare improvvisamente la propria esistenza, quando nel lontano ’64 partecipa ad una festa londinese in compagnia  di John Dunbar (che diventerà in seguito suo marito), dove tra i tanti “imbucati” spiccavano i Rolling Stones e il loro produttore Andrew Loog Oldham, che trova il viso della Faithfull perfetto per lanciare l’ultima composizione di Jagger e Richards As Tears Go By (e anche la voce si rivela adatta) https://www.youtube.com/watch?v=rHUQuD7ZzYg , proiettando quindi la canzone nei Top 10 di quell’anno. Il personaggio Faithfull funziona perfettamente, al punto che i primi due album (stranamente pubblicati nello stesso giorno) Come My Way e l’omonimo Marianne Faithfull (65) entrano simultaneamente in classifica. Nel ’66, all’apice della popolarità, si separa da Dunbar per dedicarsi ai Rolling Stones e ad una burrascosa relazione con Mick Jagger, durata, tra alti e bassi fino a maggio del ’70, e poi gli anni settanta, vissuti tra tentativi di suicidio, dipendenza da eroina, un paio di anni da “homeless” per le strade di Soho, varie malattie che la porteranno a cambiare completamente il tipo di voce.

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La seconda vita di Marianne arriva con il successo di Broken English (79), un disco di platino che riporta l’artista in prima fila, come i successivi Dangerous Acquaintances (81), Child’s Adventure (83), Strange Weather (87) raggiungendo la perfezione con il celebrato live Blazing Away (90) con l’accompagnamento di famosi musicisti tra cui Garth Hudson (The Band), Marc Ribot, Dr.John e Fernando Saunders, con un repertorio che va dal Tom Waits di Strange Weather al John Lennon di Working Class Hero https://www.youtube.com/watch?v=3N_rNz2oAGA , fino ai vecchi amici Rolling Stones con una commovente Sister Morphine che non poteva mancare https://www.youtube.com/watch?v=rdtM2YGaJ4k , anche se fu frutto di una lunga battaglia legale per vedere il proprio nome riconosciuto tra gli autori del brano e As Tears Go By. La terza vita artistica della Faithfull inizia con il primo lavoro con la Virgin RecordsVagabond Ways (99,) affiancata in alcuni brani da Daniel Lanois, con cover di Elton John (For Waiting You) e Leonard Cohen (Tower Of Song), a cui fanno seguito album meno convincenti come Kissin’ Time (02) e Before The Poison (04), per poi tornare su livelli di eccellenza con i recenti Easy Come, Easy Go (08) e Horses And High Heels (11).

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Per questo Give My Love To London (20° album in una carriera quasi cinquantennale) https://www.youtube.com/watch?v=Cjel_2KRF6s , Marianne ha il privilegio di farsi scrivere le musiche da un pool di autori che rispondono al nome di Nick Cave, Roger Waters, Tom McRae, Steve Earle, Anna Calvi, Patrick Leonard (Leonard Cohen), e di poter disporre di una band di supporto composta da musicisti eccellenti come Adrian Utley dei noti Portishead, Warren Ellis e Jim Sclavunos dei Bad Seeds (gruppo storico di Nick Cave), Dimitri Tikovoi , Ed Harcourt (eccellente pianista e cantautore), sotto la produzione di Rob Ellis (noto per i lavori con P.J. Harvey) e dello stesso Tikovoi, insomma “la crema” del rock inglese. Il brano iniziale, la title track Give My Love To London è opera di Steve Earle, e si respira subito un suono country-folk con un arrangiamento brioso, seguita da una Sparrows Will Sing omaggiatale da Roger Waters, con certe sonorità tipiche “velvettiane” cantate da Marianne alla Nico https://www.youtube.com/watch?v=jE9I4lVpE64 , dalle belle aperture ariose di True Lies, un brano del sottovalutato Ed Harcourt, mentre Love More Or Less è una arpeggiata ballata acustica uscita dalla penna di Tom McRae https://www.youtube.com/watch?v=dFRbn5jVPlE .

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Nick Cave compone invece per la Faithfull la sofferta, pianistica Late Victorian Holocaust (con il violino “lamentoso” di Warren Ellis) https://www.youtube.com/watch?v=wirrsgsfNqQ , e l’eterea melodia di Deep Water (brani che Nick stranamente non riesce più a scrivere per sè stesso) https://www.youtube.com/watch?v=0TEVMqX9dNE , passando poi ad una veloce e turbinosa Falling Back della brava emergente Anna Calvi e ai suoni rock di Mother Wolf, musicati da Pat Leonard, il compositore attualmente preferito dal grande Leonard Cohen. Completano un disco meraviglioso alcune cover d’autore, su tutte una The Price Of Love degli Everly Brothers, rifatta con la stessa energia, una strepitosa rilettura pianoforte e voce (alla Marlene Dietrich)  del brano di Cohen Going Home (tratto da Old Ideas) e chiudere con la notevole lettura “spettrale” di un grande autore come Hoagy Carmichael in I Get Along Without You Very Well (eseguita in passato da grandi cantanti come Billie Holiday, Nina Simone, Petula Clark, Frank Sinatra, e in tempi recenti Diana Krall).

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Per questo Give My Love To London, il termine “capolavoro” non pare fuori luogo, per un lavoro dove Marianne oltre che il suo “status” di icona musicale (esemplificato anche dalla copertina dove appare circondata da una nuvola di fumo emessa dalla “ennesima sigaretta”, come quelle di Yanez) ci mette pathos, lacrime, dolcezza e una voce che rimane sempre particolare ed unica, se non bellissima (però segnata dal tanto vissuto) e che festeggia degnamente il mezzo secolo di carriera, iniziata nel lontano ’64 quando appunto la Faithfull, allora appena diciassettenne, debuttò con quella che pareva una canzoncina come As Tears Go By, proponendosi ancora oggi come una “madame” aristocratica e tenebrosa, dotata di una classe immensa, impossibilitata nel tempo a sfiorire.

NDT: Per gli amanti della signora, la Faithfull nell’ambito del tour europeo farà tappa dalle nostre parti, il 27/10/14 a Milano all’Auditorium e il giorno successivo a Lucca al Teatro del Giglio, con un prezzo del biglietto abbastanza accessibile.

Tino Montanari

Il “Difficile Terzo Album” Per Un Barbuto Indie-Rocker Di Gran Talento! Sean Rowe – Madman

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Sean Rowe – Madman – Anti/Self Records

Uno dei primi a scoprire Sean Rowe (se non il primo http://discoclub.myblog.it/tag/magic/ ) è stato il titolare di questo blog, in occasione dell’uscita dell’ottimo Magic (11): un songwriter dall’indiscutibile talento con una gran voce dai toni baritonali, molto vicina a quelle di Nick Cave, Mark Lanegan e direi anche Matt Berninger (il leader e cantante dei National).

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Rowe, trentanovenne folk singer di Troy, New York con sangue irlandese e italiano nelle vene, per trovare l’ispirazione, dopo l’esordio da indipendente con lo sconosciuto album 27 (04,) si rifugia per qualche tempo sui monti Adirondacks (al confine fra Stati Uniti e Canada), e, nella quiete di boschi e ruscelli prese forma il citato Magic, a cui fece seguire un altro ottimo lavoro come The Salesman And The Shark (12), e ora torna con questo nuovo Madman, costruito in buona parte durante un tour di concerti in giro per gli States. Ad accompagnare il barbuto Sean troviamo, come sempre, ottimi musicisti tra i quali Chris Kyle alle chitarre, Ben Campbell al basso, Chris Carey alla batteria e percussioni, Chris Weatherly alla tromba, Jeff Nania al sax, il polistrumentista e anche co-produttore con Rowe,Troy Pohl, oltre alle vocalist aggiunte Cara May Corman e Sarah Pedinotti.

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Pur forse non raggiungendo i livelli di Magic ( però i pareri sono difformi, per alcuni è addirittura superiore), il buon Sean, con questo Madman, prosegue la sua parabola attraverso un suono alt-country, a partire dalla title track https://www.youtube.com/watch?v=ess11y1oFiE , un brano dalle tinte noir impresso dal vocione di Sean, poi il blues pulsante e selvaggio di Shine My Diamond Ring https://www.youtube.com/watch?v=pZQYML9Wf6k , passando per il R & B funky di Desiree, una The Game https://www.youtube.com/watch?v=Eud2Aul4gi8  che nello sviluppo mi ricorda una grande band australiana (da riscoprire) come i Triffids, mentre The Drive e Spiritual Leather sono due struggenti folk-ballads. Con Done Calling You si ritorna a respirare il blues del delta, canzone seguita dai ritmi sghembi e incalzanti di The Real Thing, che paiono usciti dai solchi di Swordfishtrombones di Tom Waits, per poi ritornare alle dolenti atmosfere (ma è la perla del disco) di una strepitosa Razor Of Love https://www.youtube.com/watch?v=YnxPdSq6yg4 , l’ode commovente al figlio di My Little Man https://www.youtube.com/watch?v=sQAlUi2E7IE , per chiudere infine con le percussioni maniacali di Looking For The Master, e il lamento finale e spirituale di una It Won’t Belong, cantata con anima e voce baritonale da Rowe https://www.youtube.com/watch?v=sQAlUi2E7IE .

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La voce autorevole di Sean Rowe è sicuramente il tratto prominente in Madman, e si fonde bene con una varietà di stili e influenze che vanno da Johnny Cash a Tom Waits, passando per JJ Cale e John Lee Hooker e direi anche Leonard Cohen in Razor Of Love (*NDB. E Greg Brown dove lo mettiamo?), e anche se, ripeto, forse, non è il miglior album della “triade”, per chi scrive Rowe è un artista dal potenziale illimitato che deve solo essere conosciuto e apprezzato, magari seduti davanti ad un bancone di un locale, con una cassa di birra ghiacciata.

Tino Montanari

Crociati, Ladri O Rockers Da Chicago? The Great Crusades – Thieves Of Chicago

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The Great Crusades – Thieves Of Chicago – Blue Rose Records/Ird

Tengo in considerazione questo quartetto di Chicago da parecchio tempo, e l’occasione per parlarne è data dall’uscita di questo ultimo lavoro Thieves Of Chicago, i precedenti, purtroppo, sono passati quasi del tutto inosservati. Il disco d’esordio, The First Spilled Drink Of The Evening (99) aveva raccolto ottime critiche dagli addetti ai lavori, e i seguenti Damaged Goods (00) e Never Go Home (02) non fecero altro che confermare la bravura della band. Con Welcome To The Hiawatha Inn (04) e Four Thirty (06) la formazione compì un’ulteriore balzo in avanti, sempre con il loro solido rock di impianto chitarristico, certificato anche nei seguenti Keep Them Entertained (07), Fiction To Shame (10) e lo splendido Who’s Afraid Of Being Lonely? (11) https://www.youtube.com/watch?v=8vF38UpKzi4 , tutti distribuiti dalla meritoria Glitterhouse Records.

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Per chi non li conosce i quattro “gangsters” sono, Brian Krumm voce e chitarra (e autore di tutti i testi), Brian Leach alle chitarre, Brian Hunt al basso, Christian Moder alla batteria, con l’apporto delle coriste Katie Scantom e Laura Thompson, in questa formazione il gruppo si è rifugiato nel “covo” dei JoyRide Studios di Chicago per registrare brani robusti ed energici, intervallati da ballate dalle atmosfere quasi “waitsiane”.

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L’apertura dei “Ladri di Chicago” è senza compromessi, con una potente This City Is A Shambles Tonigjht, a cui fa seguito una inquietante The Devil And All His Relations, dove il suono dei grandi Calexico incontra quello di Tito & Tarantula con trombe, nacchere e chitarre spagnole, mentre l’intro di una chitarra “hawaiana” accompagna la splendida Sometimes On Sundays Too. L’avventura riparte con la narrazione folk di Another Song About You, una Naked Arms cantata in stile Nick Cave dalla voce di catrame di Krumm, passando per il brano più tosto del disco, con un sound “garage”, The Right Way To Be Wrong, e dopo una sparatoria, arrivano due classici brani da Whiskey Bar, Why Did You Make Me Care? e la title track Thieves Of Chicago dove si respira l’aria e lo spirito delle canzoni di Tom Waits, mentre Vandalia è un omaggio alla città di St.Louis. Prima di dividersi il bottino, la band snocciola una Time Capsule vagamente anni ’60, l’acustica e recitativa Cruel Joke, l’aggressivo rock di Til The Needle On The Record Goes To Bed, lasciando scorrere i titoli di coda con il romanticismo di Old Lovers, Old Friends, uno slow country-rock tipico dei “gangsters” che hanno anche un’anima.

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Brian Krumm è sicuramente un personaggio da seguire e la sua band viaggia alla grande, le tredici tracce filano come un treno senza momenti di stanca, con il leader che fa la differenza, con una voce rauca che racconta storie di disillusione e voglia di dimenticare, su un tessuto fatto di un rock’n’roll notturno e sensuale, tra sfumature blues e jazzy, e fulminee impennate elettriche https://www.youtube.com/watch?v=8vF38UpKzi4 .

I Great Crusades sono una formazione in continua crescita, fanno, per chi scrive, grandi canzoni, degne di attenzione, e non hanno nulla da invidiare ad altri gruppi sicuramente meno dotati, ma che sanno sfruttare i nomi eccellenti dei propri componenti, per nascondere le carenze a livello compositivo e  musicale. Da scoprire!

Tino Montanari

Atmosfere Berlinesi Per Una Nick Cave Al Femminile! Andrea Schroeder – Where The Wild Oceans End + Blackbird

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Andrea Schroeder – Where The Wild Oceans End – Glitterhouse Records 2014

Andrea Schroeder – Blackbird – Glitterhouse Records 2012

Nella moltitudine  di proposte musicali che il mercato discografico periodicamente ci offre è stato un autentico colpo di fortuna scoprire, casualmente, una cantante del talento di Andrea Schroeder.

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Viene da Berlino, e, curiosamente (ma forse non troppo), come la sua musa e icona Nico (Velvet Underground), ha un passato da modella, ha scritto poesie e racconti, prima di utilizzare l’universo multimediale per far conoscere la sua musica, creandosi un consistente seguito di “fans” e l’apprezzamento di diverse testate specializzate https://www.youtube.com/watch?v=g2EDX10BcKs . Dopo l’eccellente esordio con Blackbird (2012), Where The Wild Oceans End (entrambi prodotti da Chris Eckman dei Walkabouts) è il secondo capitolo della carriera della Schroeder, registrato in parte in una bellissima “location” sulle coste norvegesi, ed in parte presso i gloriosi Hansa Studios di Berlino, e come appena detto, sotto la produzione esperta di Eckman, ci propone un mix di rock, folk, blues e jazz, con il risultato di evocare le atmosfere melanconiche di artisti come Nick Cave e Leonard Cohen, e mostri sacri femminili tipo Patti Smith e Nico. Andrea si avvale come sempre della sua magnifica band, composta dal partner di scrittura, il chitarrista danese Jesper Lehmkuhl, una sezione ritmica australiana con Chris Hughes alla batteria e Dave Allen al basso, e la brava violinista belga Catherine Graindorge (praticamente una multinazionale), per proporci una galleria di dieci brani di un genere che mi permetto di etichettare come folk-noir o dark-blues, se preferite!

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La voce profonda e carismatica di Andrea Schroeder domina la scena, sin dall’iniziale Dead Man’s Eyes spettrale e affascinante, a cui fanno seguito la ballata Ghosts Of Berlin (un’ode per la capitale), dall’atmosfera cupa e fumosa https://www.youtube.com/watch?v=iswGWwrc2_g , l’intensa Until The End con note di violino laceranti https://www.youtube.com/watch?v=UBUWfEQQQPs , e una coinvolgente Helden, un omaggio alla Heroes di David Bowie cantata splendidamente nella lingua di Goethe https://www.youtube.com/watch?v=9ExMl2yjUc0 . La mano di Eckman si nota nella rootsy Fireland (qui Andrea ricorda la brava Carla Torgerson) https://www.youtube.com/watch?v=FhGPIO01r6g , passando per il piano angosciante di The Spider, la title-track che ricorda il Nick Cave più “scuro”, le chitarre sferraglianti di The Rattlesnake, andando a chiudere un lavoro magnifico con gli arpeggi acustici e gli archi dolenti delle splendide Summer Came To Say Goodbye e Walk Into The Silence.

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Il disco d’esordio Blackbird si avvaleva di episodi come Paint It Blue, Wrap Me In Your Arms e una Blackbird dove pareva di sentire la bravissima Marianne Faithfull, ma pure della dolente ballata country-folk Death Is Waiting https://www.youtube.com/watch?v=sCt93J7CXmQ , dell pathos di una traccia come Winter Days, che riesce nello stesso tempo ad emanare tristezza e dolcezza https://www.youtube.com/watch?v=qxk_tP6rRA4 , mentre Bebop Blues e Blackberry Wine https://www.youtube.com/watch?v=B8DYOh0yD08  sono i richiami più vicini a Patti Smith (anche i momenti più elettrici del disco), chiudendo con la solennità di Kalze (quasi un omaggio a Nico, la dark lady per eccellenza), anche questo cantato in lingua tedesca, chiuso da un suono di tamburo a ritmo di bolero. Where The Wild Oceans End è, a giudizio di chi scrive, uno dei dischi più intriganti di questo inizio 2014 e consacra la Schroeder come un’artista di primo piano nel panorama musicale internazionale, il tutto certificato anche dal fatto che la cantante-poetessa tedesca ha partecipato ad un album tributo dedicato a Jeffrey Lee Pierce ( Axels And Sockets, il volume 3, in uscita in questi giorni), con la partecipazione di artisti del calibro di Iggy Pop, Nick Cave, Debbie Harry, Mark Lanegan e altre “personcine carismatiche”. Resta da sperare che anche l’Italia si accorga (magari in seguito a questa umile recensione) di questa particolare “chanteuse” mitteleuropea!

Tino Montanari  

Un Cantautore “Infinitamente Prezioso” ! Damien Jurado – Brothers And Sisters Of The Eternal Son

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Damien Jurado – Brothers And Sisters Of The Eternal Son – Secretly Canadian 2CD Deluxe Edition

Ho sempre pensato che ci sono nomi che girano come un segreto ben custodito, qualcuno li conosce bene, qualcuno li ha sentiti nominare, la maggior parte li ignora del tutto, e questi nomi sarebbe ora che uscissero dall’anonimato, per la musica che fanno: Damien Jurado, per chi scrive, è un esempio perfetto, quindici anni di carriera, undici dischi con questo ultimo lavoro (più EP e varie raccolte), che spaziano dal cantautorato più “puro” (Rehearsals For Departure (99), a quello più “impuro” come la triade iniziata con Saint Bartlett (10), Maraqopa (12), e questo di cui che stiamo parlando http://www.youtube.com/watch?v=frnWPrDu9CU .

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Jurado è un originale songwriter proveniente da Seattle, con un “background” formato da varie collaborazioni con diverse formazioni, ma la carriera solista di Damien comincia verso la metà degli anni ’90 quando esordisce con la prestigiosa Sub Pop Records con Waters Ave S (97), il citato Rehearsals For Departure (99), Ghost Of David (00), I Break Chairs (02). Finito il sodalizio con la casa di Seattle, si accasa con la Secretly Canadian, e con questa etichetta pubblica Where Shall You Take Me? (03),This Fabulous Century (04), On My Way To Absence (05),Caught In The Trees (08), e gli ultimi album Saint Bartlett (10) http://discoclub.myblog.it/2010/06/07/damien-jurado-saint-bartlett/ , Live At Landlocked (11), Maraqopa (12), tutti sotto la produzione del multistrumentista Richard Swift (membro degli Shins, e fondamentale per il suo cambiamento artistico).

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Per chi segue Damien Jurado, non dovrebbe essere una sorpresa che il suo “sound” ultimamente sia distante anni luce dagli esordi, e lo si nota subito sin dal primo brano Magic Number, che anche in questo album c’è qualcosa di diverso. E la riprova arriva subito con la dolce psichedelia di Silver Timothy http://www.youtube.com/watch?v=A4sQz6Y5g88 , la cantilena struggente di Return To Maraqopa e Jericho Road http://www.youtube.com/watch?v=PNHTmqAny3U  , fino alla splendida Metallic Cloud, che più la sento e più mi ricorda, a tratti, Wish You Were Here dei Pink Floyd http://www.youtube.com/watch?v=NDEc8SVXeS0 . Dopo una prima parte pazzesca, con Silver Donna e Silver Malcolm si viaggia dalle parti delle ultime produzioni di Nick Cave, mentre con Silver Katherine e Silver Joy si manifesta il Jurado più classico, si chiude infine con una Suns In Our Mind dall’incedere “younghiano” http://www.youtube.com/watch?v=wEde9mDtwtw . Il bonus CD della Deluxe Edition, presenta due brani inediti e sei versioni acustiche alternate, con accompagnamento di cori femminili.

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Con questo Brothers And Sisters Of The Eternal Son, i due compari Damien Jurado e Richard Swift firmano il vertice della “trilogia”, con dieci piccole gemme che riescono a trasmettere delle emozioni autentiche, con armonie lente e toccanti, in equilibrio tra folk, rock e pop psichedelico.

La musica di Damien Jurado probabilmente non è per tutti, ma sicuramente merita più attenzione e visibilità di quella avuta finora, e questo lavoro è uno dei dischi più belli, originali e spiazzanti di questi primi mesi dell’anno, e scusate se è poco.

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NDT: Il singolo Everything Trying (dall’album Caught In The Trees) è incluso nella colonna sonora del film La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, candidato ai prossimi Oscar http://www.youtube.com/watch?v=6GVhGX93fsc .

Tino Montanari  

Il Meglio Del 2013: Riviste Straniere – Uncut

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Da adesso in avanti, a tradimento, anche più di un Post al giorno (oppure no, come capita), come gli scorsi anni, pubblicherò le classifiche di Riviste inglesi ed americane (e anche italiane se capita, ma arriveranno più tadi, credo), cartacee ed online, e qualche sito interessante, per chi scrive, magari rompendo l’anima anche a qualche musicista e addetto al settore amico, con qualche incursione in quello che, immodestamente, abbiamo scritto anche noi durante l’anno, trovate il link (dove all’interno magari c’è un altro link e così via, fino all’infinito!). Partiamo, del tutto a caso, con Uncut (e già qui non mi trovano molto d’accordo, come diceva un calciatore a Mai Dire Gol, “sono completamente d’accordo a metà con il mister”, infatti, come atto di ribellione, pubblico anche la lista del loro direttore, Allan Jones,  vecchia volpe della musica, con cui sono molto più sintonizzato come lunghezza d’onda):

UNCUT’s albums of the year 2013 

my bloody valentine mbv

1. My Bloody Valentine – m b v  http://www.youtube.com/watch?v=rVZuDOy9w7A

david bowie the next day

2. David Bowie – The Next Day http://discoclub.myblog.it/2013/10/01/se-arriva-anche-la-versione-extra-siamo-rovinati-david-bowie/

nick cave push standard ed.

3. Nick Cave – Push the Sky Away  http://www.youtube.com/watch?v=MXcuXZ3m8qw

john grant pale green ghosts

4. John Grant – Pale Green Ghosts  http://www.youtube.com/watch?v=JvM3D4XE9qM

laura marling once i was an eagle
5. Laura Marling – Once I Was An Eagle
http://www.youtube.com/watch?v=jSk839eSWm0 Marco non ci è andato giù leggero, per me è un gran disco, giudicate voi!

roy harper man & myth

6. Roy Harper – Man and Myth http://www.youtube.com/watch?v=INVei_1Wu7Y “Mezzo album” è suonato e prodotto da Jonathan Wilson, manca all’appello sul Blog, ma arriva…

bill callahan dream river

7. Bill Callahan – Dream River http://www.youtube.com/watch?v=Mh5km2xKlfk

kurt vile wakin'

8. Kurt Vile – Wakin’ On a Pretty Daze http://www.youtube.com/watch?v=bd0K76H7sU8 Questo devo tornare ad approfondire perchè il precedente mi era piaciuto parecchio e anche questo mi sembra un gran disco, la canzone del video è bellissima!

arctic monkeys am

9. Artic Monkeys – AM  http://www.youtube.com/watch?v=6366dxFf-Os 

boards of canada tomorrow's

10. Boards of Canada – Tomorrow’s Harvest
http://www.youtube.com/watch?v=2jTg-q6Drt0 Che questo sia uno dei dieci migliori dischi dell’anno? Un bel mah?

Per consolarci vediamo cosa ha detto (anzi scritto) il buon Allan Jones sui migliori dischi del 2013 (a scalare dal 30° al 1°):

30 Thee Oh Sees – Floating Coffin

29 Nick Cave And The Bad Seeds – Push the Sky Away

28 Promised Land Sound – Promised Land Sound

27 Guy Clark – My Favourite Picture Of You

26 Julia Holter – Loud City Song

25 Cian Nugent & The Cosmos – Born With The Caul

24 Diana Jones – Museum Of Appalachia Recordings

23 The Shouting Matches – Grownass Man

22 Richard Thompson – Electric

21 Endless Boogie – Long Island

20 Bill Callahan – Dream River

19 The Strypes – Snapshot

18 Lord Huron – Lonesome Dreams

17 Mark Kozelek & Desertshore – Mark Kozelek & Desertshore

16 Caitlin Rose – The Stand-Ins

15 Vampire Weekend – Modern Vampires Of The City

14 Neko Case – The Worse Things Get, The Harder I Fight, The Harder I Fight The More I Love You

13 Hiss Golden Messenger – Haw

12 Houndstooth – Ride Out The Dark

11 Jonathan Wilson – Fanfare

10 My Bloody Valentine – mbv

9 Matthew E White – Big Inner

8 Okkervil River – The Silver Gymnasium

7 Israel Nash Gripka – Israel Nash Gripka’s Rain Plans

6 Kurt Vile – Wakin on A Pretty Daze

5 Jason Isbell – Southeastern

4 Pond – Hobo Rocket

3 Laura Marling – Once I Was An Eagle

2 Phosphoresecent – Muchacho

1 Roy Harper – Man & Myth

Direi che è tutto, alla prossima classifica!

Bruno Conti

Un Vero Paradiso Di Delizie Musicali! Spain – The Morning Becomes Eclectic Session

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Spain – The Morning Becomes Eclectic Session – Glitterhouse 2013

Dopo il recente The Soul Of Spain (recensito puntualmente su queste pagine virtuali), l’uscita un po’ a sorpresa di questo live (senza applausi), arriva a ricordarci quanto sono bravi gli Spain di Josh Haden e soci. Questo nuovo CD The Morning Becomes Eclectic Session, registrato alla radio KCRW di Santa Monica (la stessa del recente Live di Nick Cave) il 4 Ottobre 2012 http://www.youtube.com/watch?v=Z8WEDOEe0_Q , comprende una scaletta troppo breve per considerarla come un Best Of, ma più che emblematica di un percorso della loro non immensa produzione  (solo quattro album), comunque depositari di un suono e uno stile (per chi scrive) alla pari della migliore canzone d’autore degli ultimi vent’anni.

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Le delizie partono con la magnifica ballata Nobody Has To Know estratta dal secondo album She Haunts My Dreams (99), mentre la seguente Untiled #1 viene ripescata dal folgorante esordio The Blue Moods Of Spain (95), per poi sciorinare una She Haunts My Dreams, rifatta in una versione più veloce, tolta dai solchi di un lavoro sottovalutato come I Believe (01). Dopo una pausa per spot radiofonici (tutto il mondo è paese), si riparte con un trittico dall’ultimo album The Soul Of Spain, con l’hammond delizioso di I’m Still Free http://www.youtube.com/watch?v=xODZxLaOcmA , il jazz notturno di Walked On The Water e la dolce e lenta ballata Only One http://www.youtube.com/watch?v=7bjcwc72Irc , per poi chiudere con l’immancabile lunga e toccante Spiritual (collocata strategicamente a fine tracklist) http://www.youtube.com/watch?v=OSbPGImK9l4 , cantata e suonata dalle Sisters Haden (Petra al violino, Tanya al violoncello e Rachel alla voce), oltre al fratello Josh alla chitarra, tutti figli del noto musicista jazz Charlie Haden.

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Su questo The Morning Becomes Eclectic Session, posso sottoscrivere quanto già scritto a proposito della simile operazione condotta recentemente dai Tindersticks, per i fans del gruppo è qualcosa di più di una semplice sessione radiofonica, una rivisitazione di alcune canzoni amate che vengono dall’anima, per tutti gli altri che non conoscono già gli Spain, un’ottima occasione per scoprire la musica e la poesia di una band (per chi scrive) superlativa.

Tino Montanari

Storie Di Fantasmi! Willard Grant Conspiracy – Ghost Republic

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Willard Grant Conspiracy – Ghost Republic – Loose Music 2013

Robert Fisher, ormai unico membro fisso e indiscusso leader dei Willard Grant Conspiracy, è un narratore di storie, lo è da più di quindici anni e questo ultimo lavoro Ghost Republic (si avvicina molto ad un concept-album), è un ulteriore conferma. Formatisi a Boston nella prima metà degli anni ’90, i Willard Grant Conspiracy (fondati da Robert Fisher e Paul Austin ex Walkabouts) danno vita a quello che è stato etichettato “country-noir” o “gothic-country” (personalmente aggiungerei anche “psichedelia contadina”), mantenendo un’identità stilistica che ha permesso loro di cavalcare “l’alt-country” ed arrivare indenni al “neo-folk”, attraverso album meravigliosi quali Flying Low (98) (da recuperare assolutamente), Mojave (99), Everything’s Fine (2000), Regard The End (2004), Let It Roll (2006), Pilgrim Road (2008) e Paper Covers Stone (2009,) una rilettura di alcune delle canzoni più belle del loro repertorio.

Da segnalare inoltre il primissimo EP d’esordio 3am Sunday@ Fortune Otto’s (96) la collaborazione anomala con il gruppo olandese dei Telefunk In The Fishtank  (2002) e le due preziose antologie The Green, Green Grass Of  Slovenia (2000) e There But For The Grace Of God (2005). Da anni Fisher si è ritirato a vivere nel deserto del Mojave , dal quale trae l’ispirazione per questo lavoro, nato dal progetto letterario Ghost Republic, complice la poetessa Nicelle Davis che ha chiamato alcuni colleghi a scrivere un poema sulla città di Bodie (una delle tante “ghost town” abbandonate americane), attorno al quale ruotano i personaggi della storia.

Accompagnato dal bravissimo violinista David Michael Curry (membro della band di Thalia Zedek, nonché il musicista più presente nelle varie line-up del gruppo), Robert narra con la sua voce baritonale, storie di frontiera, traversie di vita e di morte, il tutto registrato nello studio di Curry nel Massachusets, a testimonianza di uno splendido sodalizio artistico. La narrazione inizia con l’intro strumentale Above The Treeline, e prosegue con la scarna malinconia di Perry Wallis, l’elegia strumentale di Parsons Gate Reunion, mentre The Only Child  e la Title Track sono delle perfette “american gothic”. Dopo un sorso di Bourbon, la narrazione continua con gli archi della spettrale Rattle And Hiss e il violino straziante di Take No Place, la ninna nanna “noir” di Good Morning Wadlow, mentre con Piece Of Pie e The Early Hour il suono cambia con lancinanti abbozzi elettrici, che rimandano alla scuola dei Velvet Underground. La narrazione (purtroppo) volge al termine con il jazz e le distorsioni chitarristiche di Incident At Mono Lake e New Years Eve, per poi emozionare e commuovere con la recita conclusiva di Oh We Wait, dove il violino di David Curry e la voce baritonale (che sa di polvere, sabbia e bourbon) di Robert Fisher, danno il senso di cosa sia la malinconia dei perdenti.

Fin dal primo ascolto Ghost Republic, viene sviscerato attraverso oscure ballate dall’incedere lento, incentrate su intrecci di strumenti a corda (chitarra, viola e violino) a fare da sfondo alla voce profonda e vibrante di Robert Fisher (un condensato di Nick Cave, Mark Lanegan e Lou Reed), una musica sospesa nel tempo, musica che i Willard Grant Conspiracy disegnano in modo molto profondo, con figure di ribelli solitari e idealisti, metafora perfetta dell’America di ieri, di oggi e di domani. Crepuscolare.

Tino Montanari

Novità Di Febbraio Parte II. Nick Cave & Bad Seeds, Son Of Rogues Gallery, Terry Allen, Jerry Garcia, Dawn McCarthy & Bonnie Prince Billy, Endless Boogie, Otis Taylor, Fabulous Thunderbirds

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Nonostante l’incremento nel numero di recensioni dei CD che non appaiono in questa rubrica, ultimamente anche due o tre Post al giorno (grazie anche ai collaboratori), il numero delle uscite interessanti è sempre soverchiante. Per cui oggi prima tranche delle uscite di martedì 19 febbraio (e qualche titolo già uscito), domani il resto con qualche anticipazione di quelle di martedì 26. Per cui partiamo con:

Nick Cave & The Bad Seeds tornano con un nuovo album, Push The Sky Away, il 15° con la band dopo una serie di colonne sonore e dischi con i Grinderman, oltre a Dig!!!Lazarus, Dig!!!, che era formalmente a nome Bad Seeds ma aveva delle sonorità decisamente più durette. Qui si torna al sound classico di Nocturama più che a quello di Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus. L’etichetta è Bad Seed Ltd, e il disco esce in due versioni, quella normale con 9 brani e una versione Deluxe con DVD, che contiene altre due tracce con immagini create appositamente per le due canzoni bonus, oltre ad un libretto di 32 pagine (l’immagine la vedete qui sopra). L’album è stato registrato in Francia con il produttore Nick Launay, ma senza Mick Harvey, per la prima volta, in uno studio, Le Fabrique, che ha le pareti foderate di vecchi vinili di musica classica e quindo, ovviamente, l’atmosfera sonora ne ha risentito. Da quello che ho sentito mi sembra molto bello, un ritorno al Nick Cave che amo di più. Il nostro amico appare anche in…

Son Of Rogues Gallery – Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys il secondo capitolo, sempre pubblicato dalla Anti, dei brani dedicati alle canzoni dei pirati. Produce sempre Hal Willner ed i partecipanti sono i seguenti:

Track Listing

Disc 1:

  1. Leaving of Liverpool (Shane MacGowan w/Johnny Depp & Gore Verbinski)
  2. Sam’s Gone Away (Robyn Hitchcock)
  3. River Come Down (Beth Orton)
  4. Row Bullies Row (Sean Lennon w/Jack Shit)
  5. Shenandoah (Tom Waits w/Keith Richards)
  6. Mr. Stormalong (Ivan Neville)
  7. Asshole Rules the Navy (Iggy Pop w/A Hawk and a Hacksaw)
  8. Off to Sea Once More (Macy Gray)
  9. The Ol’ OG (Ed Harcourt)
  10. Pirate Jenny (Shilpa Ray w/Nick Cave & Warren Ellis)
  11. The Mermaid (Patti Smith & Johnny Depp)
  12. Anthem for Old Souls (Chuck E. Weiss)
  13. Orange Claw Hammer (Ed Pastorini)
  14. Sweet and Low (The Americans)
  15. Ye Mariners All (Robin Holcomb & Jessica Kenny)
  16. Tom’s Gone to Hilo (Gavin Friday and Shannon McNally)
  17. Bear Away (Kenny Wollesen & The Himalayas Marching Band)

Disc 2:

  1. Handsome Cabin Boy (Frank Zappa & the Mothers of Invention)
  2. Rio Grande (Michael Stipe & Courtney Love)
  3. Ship in Distress (Marc Almond)
  4. In Lure of the Tropics (Dr. John)
  5. Rolling Down to Old Maui (Todd Rundgren)
  6. Jack Tar on Shore (Dan Zanes w/Broken Social Scene)
  7. Sally Racket (Sissy Bounce (Katey Red & Big Freedia) with Akron/Family)
  8. Wild Goose (Broken Social Scene)
  9. Flandyke Shore (Marianne Faithfull w/Kate & Anna McGarrigle)
  10. The Chantey of Noah and his Ark (Old School Song) (Ricky Jay)
  11. Whiskey Johnny (Michael Gira)
  12. Sunshine Life for Me (Petra Haden w/Lenny Pickett)
  13. Row the Boat Child (Jenni Muldaur)
  14. General Taylor (Richard Thompson w/Jack Shit)
  15. Marianne (Tim Robbins w/Matthew Sweet & Susanna Hoffs)
  16. Barnacle Bill the Sailor (Kembra Phaler w/Antony/Joseph Arthur/Foetus)
  17. Missus McGraw (Angelica Huston w/The Weisberg Strings)
  18. The Dreadnought (Iggy Pop & Elegant Too)
  19. Then Said the Captain to Me (Two Poems of the Sea) (Mary Margaret O‘Hara)

Ovviamente il brano di Frank Zappa non è stato creato appositamente per l’occasione, a differenza di tutti gli altri brani. Anche questo molto buono.

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Altre tre uscite, un paio già disponibili e una in uscita martedì.

Ritorno anche per Terry Allen. L’ultimo disco ufficiale, Salivation, era del 1999, anche se aveva fatto una apparizione nel disco di Ryan Bingham del 2007, Mescalito e nel 2012 è uscito un CD dal vivo, autodistribuito, registrato nel 1971. Bottom Of The World è uscito il 22 gennaio per la propria etichetta e vede la partecipazione, oltre ad Allen, piano e tastiere, di Lloyd Maines, immancabile alle chitarre, Richard Bowden, viola e mandolino, Richard Standefer, al cello, oltre al figlio Bukka Allen, organo B3 e accordion, e moglie al seguito Sally, alle armonie vocali. Il nostro amico Terry, ne fa pochi ma quasi sempre buoni e questo è tra i migliori.

Annunciato da parecchi mesi esce in questi giorni il primo capitolo di una nuova serie di materiale d’archivio dal vivo della Jerry Garcia Band, si intitola Garcia Live Volume One March 1st 1980 Capitol Theater. Triplo CD pubblicato dalla ATO Records, questa la tracklisting:

Early Show

  1. Sugaree
  2. Catfish John
  3. How Sweet It Is
  4. Simple Twist of Fate
  5. Sitting in Limbo >
  6. That’s All Right
  7. Deal

Late Show:

  1. Mission in the Rain
  2. That’s What Love Will Make You Do
  3. Russian Lullaby
  4. Tiger Rose (w/ Robert Hunter)
  5. The Harder They Come
  6. Promontory Rider (w/ Robert Hunter)
  7. Midnight Moonlight
  8.  Dear Prudence

Nelle varie incarnazioni di Will Oldham, quella come Bonnie Prince Billy è una delle più ricorrenti. Questo volta in coppia con la cantante Dawn McCarthy ci propone uno dei capitoli più piacevoli e di gradevole ascolto, un CD tutto dedicato ai brani che erano nel repertorio degli Everly Brothers, When The Brothers Sang, pubblicato come di consueto dalla Domino Records, è cantato quasi sempre all’unisono dai due vocalists per ricreare le armonie classiche dei fratelli Everly, uno dei grandi e più influenti gruppi nella storia del rock, da Simon & Garfunkel in giù. Tra i brani è presente anche una cover di Somebody help me, uno dei brani più belli dello Spencer Davis Group di Steve Winwood che lo avevano cantato ed inciso un anno prima degli Everly Brothers.

 

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Un terzetto blues, con diversi stili e punti di vista sul genere.

Gli Endless Boogie sono un quartetto di blues-rock psichedelico che viene dall’area di Brooklyn, New York, non per niente il nuovo disco si chiama Long Island, esce su etichetta No Quarter e ci danno dentro alla grande. 8 brani per un totale di 79 minuti, ma nel precedente ce n’era uno di quasi 23 minuti, sentire please…tra Blue Cheer e stoner rock, ma anche Canned Heat, vai col boogie!

Otis Taylor ci sorprende ad ogni disco con qualche sorpresa. Questa volta è il caso di un disco dove il suo classico Blues (classico, ma molto personale) si incrocia con la musica dei Nativi Americani nella persona di Mato Nanji, il leader degli Indigenous, quindi anche sonorità più elettriche del solito, per questo My World Is Gone che esce, come di consueto per la Telarc.

Altro ritorno, quello dei Fabulous Thunderbirds, a otto anni dal precedente Painted On, questo On The Verge, il primo edito dalla Severn, presenta per la prima volta su disco, la band di Kim Wilson, con la nuova formazione che vede la presenza dei fratelli Moeller, Jay alla batteria e l’eccellente Johnny alla chitarra (forse il più adatto a raccogliere l’eredità di Jimmie Vaughan, come ha dimostrato il suo disco solista del 2010, Bloogaloo, anche se deve mangiarne ancora di pagnotte). Mike Keller alla seconda chitarra e Jason Bermudes al basso completano la formazione. Electric Texas Blues come di consueto. Il video non c’entrerebbe, però è bello e c’è Kim Wilson all’armonica.

Per oggi basta, alla prossima!

Bruno Conti

Il Ritorno di Un “Genio”? Bill Fay – Life Is People

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Bill Fay – Life Is People – Dead Oceans 21.08.2012

La settimana prossima esce il primo album di materiale “nuovo” inciso da Bill Fay, un geniale musicista inglese che ha operato (e pubblicato i suoi due dischi) tra il 1970 e il 1971. Poi è scomparso, i dischi sono diventati oggetti di culto come quelli di Nick Drake, ma lui non era morto, ovviamente. Con cadenza periodica delle coraggiose etichette indipendenti facevano uscire del materiale inedito d’archivio o delle ristampe dei suoi album, l’omonimo Bill Fay del 1970 (più orchestrale) e Time Of The Last Persecution (con una strumentazione più rock), entrambi editi, con bonus tracks, dalla Esoteric Records nel 2008, e in origine pubblicati dalla Deram, ma ora esce un album nuovo che, peraltro, non ho ancora avuto modo di sentire.

Per ora i “riscontri”, in ogni caso, sono i seguenti:

Mojo Album Del Mese 5 stellette – “Il primo Album di Bill Fay in 41 anni è sbalorditivo!”

Uncut 9/10 – “Meravigliosamente misurato ritorno per questo modesto maestro della canzone inglese”

Q 4 stellette – “Il sorprendente ritorno di un grande “perduto” artista di culto…una esperienza che incute timore.”

E si sprecano i paragoni (oltre che con Drake) con Ray Davies, John Lennon, il primo David Bowie e Gary Brooker. Per il momento mi limito a proporvi alcuni video con brani del suo repertorio e consigliarvi vivamente l’acquisto dei due album degli anni ’70, che direi è quasi d’obbligo, se già non ne siete felici possessori. Jeff Tweedy e Nick Cave sono grandi fans e i Wilco hanno eseguito un paio di volte dal vivo Be Not So Fearful, anche con la presenza sul palco dell’autore. Sul disco nuovo mi esprimerò non appena avrò occasione di ascoltarlo, ma con queste premesse dovrebbe essere un “trionfo”, sia pure per “Carbonari” veri. Il termine “genio” nel titolo del Post è volutamente provocatorio e anche tutte le virgolettature!

Uscita il 21 agosto.

Bruno Conti