Altri Due Live “Vintage” Di Altissimo Livello. Rolling Stones – Ladies And Gentlemen/David Bowie – Cracked Actor

rolling stones ladies & gentlemen

The Rolling Stones – Ladies And Gentlemen – Eagle Records/Universal CD

David Bowie – Cracked Actor – Parlophone/Warner 2CD

Oggi mi occupo di due album dal vivo di grande importanza, entrambi già usciti in altra forma, ma mai fino ad oggi su supporto audio digitale. Ladies And Gentlemen, che raccoglie il meglio di quattro concerti texani dei Rolling Stones nel 1972, era già stato messo sul mercato sette anni fa sotto forma di DVD, ed oggi entra a far parte di tre ristampe su CD audio singolo di altrettanti live già commercializzati su video, anche se è l’unico dei tre ad essere pubblicato in CD per la prima volta: gli altri due infatti, cioè l’ottimo Some Girls Live In Texas 1978 ed il formidabile Checherboard Lounge 1981 (con Muddy Waters), avevano già beneficiato di una edizione deluxe con il dischetto audio aggiunto. E se non possedete il DVD di Ladies And Gentlemen (ma anche se l’avete), questo CD è assolutamente imperdibile, in quanto testimonia un momento in cui le Pietre Rotolanti erano davvero in stato di grazia, anzi forse nel loro momento top di sempre (il tour è quello di Exile On Main Street), reduci da una serie di album tutti da cinque stelle e con la loro lineup migliore, cioè con Mick Taylor, sicuramente il  più grande chitarrista che abbiano mai avuto.

Ed il concerto è un highlight assoluto, credo di poterlo mettere tranquillamente tra i primi cinque live pubblicati dal gruppo (archivi e video compresi), quindici brani suonati come se non ci fosse domani, da parte di un quintetto che all’epoca era di certo la migliore rock’n’roll band al mondo, con Mick Jagger letteralmente scatenato, un Keith Richards che sciorina riff assassini a profusione, la sezione ritmica di Bill Wyman e Charlie Watts che non perde un colpo, e Taylor che fa cose assolutamente non umane: il tutto con l’aiuto dei fiati di Bobby Keys e Jim Price e soprattutto con le magiche dita di Nicky Hopkins, il più grande pianista rock di tutti i tempi. Rock’n’roll subito a mille con un uno-due da knock-out (Brown Sugar e Bitch), una Gimme Shelter sulfurea e minacciosa come non mai (nella quale Taylor comincia ad arrotare da par suo) e la splendida Dead Flowers, una delle più belle country songs di sempre (non solo degli Stones). Dopo il solito festoso intermezzo con Keith voce solista (Happy), troviamo una Tumbling Dice da favola, una Love In Vain (Robert Johnson) tra il romantico e l’appiccicoso, la strepitosa Sweet Virginia ed una You Can’t Always Get What You Want tra le più belle ed emozionanti mai sentite. La ultime sei sono rock’n’roll al fulmicotone di una bellezza quasi illegale, da parte di una band all’epoca unta dal Signore (o dal diavolo): una tostissima All Down The Line, Midnight Rambler, perfetto showcase per la straordinaria abilità di Taylor, una scatenata Bye Bye Johnny (Chuck Berry) ed un finale che lascia senza fiato con di seguito Rip This Joint, Jumpin’ Jack Flash e Street Fighting Man. In una parola: imperdibile.

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David Bowie forse non ha mai avuto la capacità di coinvolgere degli Stones, ma è sempre stato un performer coi fiocchi, e nel 1974 sapeva dire la sua alla grande: Cracked Actor è un doppio CD (era uscito su doppio vinile per il recente Record Store Day) che documenta un concerto totalmente inedito del Settembre di quell’anno, registrato durante il tour di Diamond Dogs, già comunque documentato all’epoca con l’ottimo David Live, anche se questo, se non superiore, gli sta almeno alla pari. Pur avendo una tracklist molto simile al doppio dell’epoca, c’è qualche differenza nel suono, in quanto David Live era stato registrato nella prima parte del tour americano del cantante inglese, mentre Cracked Actor documenta una delle prime serate della seconda tranche: nel mezzo il nostro aveva registrato le canzoni che l’anno successivo sarebbero andate  a formare Young Americans, ed i brani in questa serata californiana risentono molto del suono soul e rhythm’n’blues di quelle sessions. Anche la band è parzialmente cambiata e, a fianco dei confermati Earl Slick (chitarra), Mike Garson (piano, formidabile) e David Sanborn (sax), troviamo l’altro gran chitarrista Carlos Alomar, una sezione ritmica totalmente nuova (Doug Rauch al basso e Greg Enrico alla batteria) e, tra i ben sette backing vocalists, il futuro solista di successo Luther Vandross.

Nella scaletta mancano diversi classici dell’epoca del futuro Duca Bianco, come Ziggy Stardust, Starman e Life On Mars, ma il concerto è talmente compatto e la performance del nostro talmente buona che non c’è comunque modo di dispiacersene. Inizio potente con la funkeggiante 1984, dall’ottimo ritornello, e con la roccata Rebel Rebel, uno dei suoi pezzi più trascinanti dal vivo. La serata è un valido showcase dell’abilità di Bowie come performer, con una sfilata di classici come Changes, trasformata quasi in un jazz afterhours, Suffragette City, una All The Young Dudes quasi cabarettistica, una Space Oddity più bella che mai, ed il finale tutto glamour ed energia di The Jean Genie, Rock’n’Roll Suicide e John, I’m Only Dancing (quest’ultima non l’ho mai amata molto). In mezzo, diverse gemme meno note del repertorio del nostro, come l’intensa Moonage Daydream, con un grande assolo chitarristico, la robusta title track, una vibrante cover del classico errebi di Eddie Floyd Knock On Wood, o la toccante e soulful It’s Gonna Be Me, nella quale David si conferma un cantante con le contropalle.

Gli anni settanta sono stati certamente il punto più alto per quanto riguarda la musica rock dal vivo, e queste due pubblicazioni ne sono una notevole testimonianza a conferma.

Marco Verdi

Come Migliorare Un Capolavoro! The Rolling Stones – Sticky Fingers

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The Rolling Stones – Sticky Fingers – Rolling Stones Records CD – Deluxe 2CD – Super Deluxe 3CD + DVD + 45 rpm – LP

Dopo le versioni potenziate di Exile On Main Street e di Some Girls (oltre a quella del magnifico live Get Yer Ya Ya’s Out!), finalmente i Rolling Stones pubblicano in versione deluxe anche quello che, a detta di molti (me compreso, per quello che può interessare) è il loro capolavoro assoluto: Sticky Fingers, uno dei classici dischi da isola deserta, uno di quei rari casi in cui tutti, dal leader del gruppo fino all’ultimo sessionman, ai tecnici del suono e ai grafici (l’iconica copertina era opera, per quei due o tre che ancora non lo sanno, di Andy Warhol) sembrano in un aureo stato di grazia. C’è da dire che all’epoca (1971) gli Stones erano per distacco la migliore band del pianeta (e anche adesso se la battono), venivano da altri due capolavori del calibro di Beggar’s Banquet e Let It Bleed, oltre che dal live citato prima, ed avrebbero pubblicato da lì a un anno il monumentale Exile On Main Street, cioè l’altro disco che contende a Sticky Fingers la palma del disco più bello delle pietre. Ma io non ho mai avuto dubbi nel preferire quello noto anche come “l’album della zip”, più compatto, più ispirato, meno dispersivo, con un suono migliore (la voce in Exile è sempre stata mixata troppo bassa, ed il sound in generale un po’ “fangoso”) e, soprattutto, con una serie di canzoni formidabili. Dulcis in fundo, avevano al loro interno un Mick Taylor (il miglior chitarrista che abbiano mai avuto) ormai perfettamente inserito ed integrato nella macchina da guerra che era all’epoca la band di Jagger e Richards, e dal vivo erano forse ancora meglio dell’anno prima, come dimostra il Live At Marquee di cui vi ha parlato Bruno pochi giorni fa http://discoclub.myblog.it/2015/06/20/erano-proprio-gran-bel-complessino-rolling-stones-from-the-vault-the-marquee-live-1971/ : in poche parole, un ensemble di fenomeni in un momento irripetibile.

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Come di consuetudine, la ristampa esce in varie configurazioni, ed io vorrei come al solito prendere in considerazione la più completa che, oltre ai due CD della “normale” versione deluxe, comprende anche un terzo CD dal vivo, un 45 giri con Brown Sugar e Wild Horses, uno splendido libro pieno di note e foto mai viste, oltre ad un DVD, invero piuttosto inutile, con due (!) brani tratti dal live appena pubblicato al Marquee (che in realtà dovrebbe servire da “traino” per acquistarli entrambi).

CD1: qui troviamo la versione nota di Sticky Fingers (album prodotto, lo ricordo, da Jimmy Miller, dietro la consolle in tutti i dischi del periodo d’oro delle Pietre, e anche responsabile dei lavori dei Traffic e del mitico LP dei Blind Faith), rimasterizzata ex novo e con un suono spettacolare. Che dire che non sia già stato detto di questo album epocale? Che contiene la migliore rock’n’roll song di sempre delle Pietre (Brown Sugar, a pari merito secondo me con Jumpin’ Jack Flash e con buona pace di Satisfaction)! Che ospita la loro più bella ballata (Wild Horses, stavolta ex-aequo con Salt Of The Earth)? Che c’è una delle migliori country songs di sempre, e non solo degli Stones (Dead Flowers)? Che Sister Morphine mi fa accapponare la pelle anche al centesimo ascolto (specie quando Ry Cooder fende l’aria con la sua slide tagliente)? Che non vedo l’ora che in Can’t You Hear Me Knocking Jagger smetta di cantare per sentire l’assolo di Taylor? Che nella stupenda I Got The Blues canta Mick ma sembra quasi di sentire Otis Redding? Che è un delitto che un pezzo come Sway lo conoscano solo i die hard fans? E potrei andare avanti…

CD2: a differenza delle reissues di Exile e Some Girls qui non troviamo vere e proprie outtakes, ma solo versioni alternate di cinque brani del disco originale, ma i motivi di interesse non mancano di certo, a partire da una Brown Sugar non molto diversa ma con l’aggiunta della succosa (e riconoscibilissima) partecipazione di Eric Clapton alla slide, per poi ascoltare una versione più spoglia di Wild Horses, che però non ha nulla da invidiare a quella nota, ed una Dead Flowers più rock di quella finita sul disco. Completano la serie una Can’t You Hear Me Knocking più corta e grezza ed una extended version di Bitch. Siccome cinque pezzi erano pochi per riempire un CD, eccone altrettanti registrati nello stesso anno alla Roundhouse di Londra, con le Pietre accompagnate da Jim Price alla tromba e soprattutto dai grandissimi Bobby Keys al sax e Nicky Hopkins al piano: la spedita Live With Me serve da antipasto per una Stray Cat Blues sporca e cattiva, una sontuosa Love In Vain con Taylor e Richards che fanno a gara a che è più bravo (vince Taylor a mani basse, anche se a feeling Keith non lo batte nessuno), una monumentale Midnight Rambler, allora come oggi momento centrale del concerto, con Taylor ancora sugli scudi e Hopkins che sembra avere venti dita, per finire con la sempre coinvolgente Honky Tonk Women.

CD3: intitolato Get Your Leeds Lungs Out, documenta un concerto del 1971 alla Leeds University, con gli stessi musicisti dei pezzi alla Roundhouse. Tredici canzoni, tra le quali le stesse cinque presenti nella parte live del secondo CD, in versioni similari (cioè eccelse, anzi credo che Midnight Rambler sia pure meglio), tre dal nuovo disco (Dead Flowers, ancora più bella della versione in studio, la trascinante Bitch ed una Brown Sugar nella quale Keys sotterra tutti con il suo sax pieno di groove) ed una manciata di classici suonati alla grandissima, che rendono questo CD superiore anche a quello appena uscito del Marquee, tra cui una Jumpin’ Jack Flash che apre la serata col botto (e con Bill Wyman e Charlie Watts che si confermano silenziosi ma indispensabili), due covers di Chuck Berry (Little Queenie e Let It Rock) cantate e suonate come se non ci fosse domani, una Street Fighting Man che non è mai stata tra le mie preferite ma qui spacca e Satisfaction che è forse l’unica con il pilota automatico (ma forse perché ormai l’ho ascoltata circa 1.500 volte).

Il box non costa poco (anzi), ma qui siamo di fronte al miglior gruppo di sempre (con i Led Zeppelin), nel loro momento migliore di sempre e nella miglior formazione di sempre, in più con degli extra da leccarsi i baffi: devo ancora convincere qualcuno?

Marco Verdi

Consigli Per L’Estate (E Oltre): Uscite Prossime Venture Parte V (Secondo Interludio). I Primi 5 Album Della Steve Miller Band

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Steve Miller Band – Children Of The Future – 1968

Steve Miller Band – Sailor – 1968

Steve Miller Band – Brave New Word – 1969

Steve Miller Band – Your Saving Grace – 1969

Steve Miller Band – Number 5 – 1970

Si tratta dei primi 5 album del gruppo pubblicati dalla Capitol in due anni, tra il 1968 e il 1970. Dovete sapere che (ogni tanto ricado in questa sindrome alla Paolo Limiti!) i primi due dischi furono pubblicati rispettivamente nel settembre e ottobre 1968, nel giro di un mese, erano proprio altri tempi. E in quei dischi, che erano perlatro molto belli, appariva ancora la formazione orginale della Steve Miller Band, con Boz Scaggs alla seconda voce e chitarra. Children Of The Future fu registrato a Londra con la produzione di Glyn Johns, mentre il secondo Sailor, sempre con Johns in cabina di regia, fu registrato a Los Angeles. In questo secondo album appariva il loro primo successo, Living In The U.S.A e una prima versione di Gangster Of Love che poi sarebbe apparsa periodicamente nel loro repertorio in concerto nel corso degli anni, caratteristica questa tipica di altri brani del gruppo, anche in studio.

La Edsel lo scorso anno aveva già ripubblicato in versione digipack rimasterizzata gli album della seconda metà anni ’70, mentre questi primi 5 titoli della loro discografia erano usciti sul mercato americano in versione vinyl replica giapponese a cura della Capitol a metà anni ’90. Queste nuove versioni sono rimasterizzate, con nuovi libretti e note più curate, però, tra tutti e cinque, hanno solo una miserrima bonus track, Sittin’ In Circles, inserita nel 1° album. In ogni caso si tratta di ottimi album, tra blues e psichedelia, e nei tre successivi dove non appare più Boz Scaggs e opera quindi una formazione a trio, ci sono peraltro alcuni ospiti di valore.

Per esempio in Brave New World del 1969, prodotto ancora da Glyn Johns, appare in My Dark Hour alla chitarra, e in altri brani al basso e batteria, tale Paul Ramon, ovvero Paul McCartney. Non solo, il riff di Space Cowboy è preso pari pari da Lady Madonna. Inoltre alle tastiere in tutto il disco c’è Ben Sidran che firma anche molti dei brani con Steve Miller e al piano in Kow Kow c’è Nicky Hopkins.

Anche in Your Saving Grace (l’ultimo prodotto da Johns) e in Number Five, si alternano a piano e organo Sidran e Hopkins, in quest’ultimo tra gli ospiti ci sono anche Charlie McCoy, Lee Michaels e Buddy Spicher.

Le ristampe che erano annunciate per il 31 luglio, motivo del Post odierno, dovrebbero uscire invece sempre per la Edsel il 28 agosto.Vi assicuro che ne vale la pena, piccole perle del rock americano di quegli anni.

Bruno Conti

Un Altro Cofanetto Da Considerare. Quicksilver Messenger Service – Anthology Box 1966-1970

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Quicksilver Messenger Service – Anthology Box 1966-1970 – Cleopatra Records – 3CD+DVD -Usa 13-09-2011/Europa 19-09-2011

Come direbbero quelli che parlano bene, i Quicksilver non sono mai stati “antologizzati” a dovere e neppure questa volta verrà colmato questo vuoto. In effetti esiste(va) un bel doppio della Rhino Sons Of Mercury con ben 30 brani (ma con la versione abbreviata di Who Do You Love da Happy Trails e questi son punti in meno), la BGO ha sempre in produzione il CD Anthology che è la ripresa del vecchio doppio vinile in CD singolo, ma sono solo 16 brani e niente Who Do You Love. Ci sarebbe anche Lost Gold And Silver della Collectors’ Choice che è una bella raccolta di brani inediti, outtakes e demos pubblicata nel 2000, oltre a una numerosa serie di CD usciti in questi anni con vari concerti inediti molto interessanti.

Ma nessun bel cofanetto di quelli gustosi, il più completo possibile con discografia, inediti e rarità ben amalgamati. Anche questo Anthology Box 1966-1970 farà la gioia di appassionati e fans con la sua messe di materiale inedito ma definirlo antologia è una parola grossa. Sono tre CD e un DVD di materiale “raro” anche se, secondo me, parte del materiale potrebbe provenire o comunque trovarsi su alcuni dei dischi citati (ma forse mi sbaglio).

In ogni caso questa è la lista dei brani e non dimentichiamo che nella confezione c’è anche del materiale video piuttosto raro:

DISC 1: OUTTAKES

1967 Sessions: Quicksilver Messenger Service

1. Dino’s Song
2. Studio Chat
3. Gold And Silver (Take 17)
4. Light Your Windows
5. Pride Of Man
6. I Hear You Knockin’
7. Stand By Me (Take 1)
8. Stand By Me (Take 2)
9. The Fool
10. Gold And Silver (Take 18) 1969 Sessions: Happy Trails
11. Calvary

DISC 2:

LIVE 1966-1967 May 11, 1966: Live at The Fillmore Auditorium

1. Dino’s Song
2. Hair Like Sunshine (Long Distance Call)
3. If You Live (Your Time Will Come)
4. All Night Worker
5. Got My Mojo Workin’
6. You Don’t Love Me
7. Susie Q
8. Hoochie Coochie Man
9. Babe, I’m Gonna Leave You
10. Stand By Me
11. Pride Of Man February 4, 1967: Live at The Fillmore Auditorium
12. I Hear You Knockin’
13. Acapulco Gold And Silver
14. Codine
15. Don’t Tell Me You’re Sorry
16. A Strange, Funny World
17. Walkin’ Blues
18. Duncan And Brady
19. Who Do You Love?

DISC 3:

LIVE 1968-1970 June 7, 1968: Live at The Fillmore East

1. Smokestack Lightnin’
2. Light Your Windows
3. Back Door Man
4. The Fool 1970: Live at Winterland
5. Too Far
6. The Warm Red Wine
7. Mona
8. Long Haired Lady
9. Mojo March 29, 1970: Live at The Old Mill Tavern
10. Subway
11. Rain
12. Blues Jam

BONUS DVD

Monterey International Pop Festival (1967) 1. Dino’s Song From the film Revolution (1968) 2. Babe, I’m Gonna Leave You 3. Codine Sonoma State College (1970) 4. The Warm Red Wine 5. Baby Baby 6. Subway 7. Mona Fillmore “Carousel Ballroom” – July 4, 1971 8. Fresh Air 9. Mojo Winterland Ballroom – December 1, 1973 10. Losing Hand 11. Play My Guitar 12. Mojo 13. What About Me 14. The Hat 15. Who Do You Love

Le date dei concerti sembrano diverse da quelle dei CD dal vivo pubblicati in questi anni, si spera in una buona qualità sonora. Comunque fateci un pensierino perchè sembra interessante. Se Cipollina e Duncan vi attizzano qui c’è trippa per gatti.

Per chi non ha nulla dei Quicksilver Messenger Service (ovvero, negli anni d’oro, quelli, il prototipo di tutte le jam band degli anni a venire) direi immancabile Happy Trails oppure la recente ristampa della Rock Beat Records del primo album Quicksilver Messenger Service con ben 9 bonus oltre ai 6 brani dell’album originale. Se vi avanza qualche soldo un penserino anche per Shady Grove del 1969 che la BGO ha ripubblicato in un twofer con Solid Silver del 1975 (non particolarmente memorabile).

Varrebbe la pena solo per la cavalcata pianistica di Nicky Hopkins nella fantastica Edward, The Mad Shirt Grinder, il punto più alto della sua carriera.

Magari una bella accoppiata con il Box di Winterland di Hendrix che esce lo stesso giorno normale-o-super-jimi-hendrix-winterland-box-set.html.

Bruno Conti