L’Altro “Master Of The Telecaster”. Albert Collins And The Icebreakers – At Onkel Po’s Carnegie Hall Hamburg 1980

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Albert Collins And The Icebreakers – At Onkel Po’s Carnegie Hall Hamburg 1980 – 2 CD Jazzline/Delta Music/Ird

Sono passati ormai quasi 24 anni dalla scomparsa di Albert Collins: il chitarrista texano è morto nell’ottobre del 1993 a Las Vegas, all’età di 61 anni per un cancro (ma nel gennaio di quell’anno, accompagnando gli Allman Brothers, suonava ancora così https://www.youtube.com/watch?v=koJT6JL_yc0). Come il collega Roy Buchanan anche lui considerato un “Master Of The Telecaster”, Collins era nato in Texas, ma ha comunque svolto la sua carriera in giro per gli Stati Uniti, prima a Houston a metà anni ’50, dove è rimasto fino alla metà delle decade successiva, incidendo solo qualche singolo, poi nel 1968 è stato notato dai Canned Heat che gli fecero avere il suo primo contratto discografico con la Imperial, mentre nel frattempo si era spostato in California. Dopo un album con la Tumbleweed, che fallì in fretta, passeranno diversi anni prima di avere un nuovo contratto per la Alligator, con la quale, in una decina di anni, pubblicherà i suoi dischi migliori, fino all’opera finale, Iceman, uscita nel 1991 per la Pointblank. Questa, per sommi capi, la sua storia discografica: quindi una decina di album scarsi in studio, ma anche parecchi dal vivo, che si sono moltiplicati con l’uscita di numerosi dischi postumi. Gli ultimi due sono usciti abbastanza recentemente: il Live At Rockpalast è dello scorso anno, mentre questo At Onkel Po è cosa di questo giorni. Entrambi sono stati registrati nel 1980, tutti e due in Germania, dove Albert Collins era molto popolare, e la formazione che lo accompagna, gli Icebreakers, è la stessa.

Pure il repertorio, a grandi linee, è simile, anche se non identico, forse il doppio di cui ci stiamo occupando si fa preferire per una maggiore lunghezza del concerto. Collins giustamente viene considerato uno dei grandi della chitarra elettrica nel Blues, diciamo delle ultime generazioni, perché se aveva cominciato molto presto, la fama è giunta solo sul finire degli anni ’70 (e poi anche negli anni ’80, persino sul palco del Live Aid con George Throgood https://www.youtube.com/watch?v=D8N8SXVZNV4 ). Anche se la sua “signature song” Frosty, risaliva al 1965, il periodo migliore della carriera di Albert coincide proprio con questo doppio album: accompagnato da una band eccellente, dove brillano anche l’altro chitarrista Jackson Marvin, il sassofonista A.C. Reed (prima nella band di Buddy Guy) e una efficace sezione ritmica, con Johnny B.  Gayden al basso e Casey Jones alla batteria. Band che aveva il compito di scaldare il pubblico e a cui il nostro delegava ampi spazi: infatti il concerto si apre con ben quattro tracce eseguite dai cosiddetti “comprimari”, ma le versioni di Sweet Home Chicago, tirata e grintosa, una morbida e deliziosa Dock Of The Bay di Otis Redding, l’eccellente Talk To Your Daughter dove si apprezzano sia il sax di Reed come la chitarra del bravissimo Marvin, che si ripetono nella successiva Howlin’ For My Darling. A questo punto, preceduto dalla solita magniloquente introduzione tipica delle Blues Revue, entra in scena Albert Collins, prima in punta di piedi (o meglio di mani) con la funky Listen Here di Calvin Harris, che non ha nulla da invidiare al migliore James Brown, con la voce rauca e vissuta di Collins, e soprattutto la sua chitarra che si impadroniscono del proscenio, pur lasciando ancora ampi spazi ai sui soci, per esempio a Marvin che esegue un vibrante assolo nella prima parte dello slow blues I Got A Mind To Travel (uno dei tanti che verranno eseguiti nella serata all’Onkel Po, uno dei locali storici per il Blues in Germania), con le chitarre che iniziano a “fumare”, soprattutto nelle parti strumentali, quando non si tratta di brani totalmente strumentali, tipo la super classica Frosty.

Ma anche i brani cantati come il lungo lento Cold, Cold Feeling vivono soprattutto sulle lunghe improvvisazioni della solista di Collins, vero mago dello strumento, con il suo classico suono dalle linee ora lunghe e lavorate, ora brevi e lancinanti, per non parlare degli oltre 15 minuti di una vorticosa Ice Pick, dove tutto il gruppo è veramente magnifico, ma soprattutto il lavoro della solista, incredibile. Molto bella e particolare anche una versione di Stand By Me, cantata dal batterista Casey Jones, spesso voce solista, con il sax di Reed che svolazza leggero. Il secondo CD, un’altra ora e un quarto di musica, si apre con una vibrante Mojo Working, seguita da una delle numerose presentazioni del concerto, questa volta per A.C. Reed, che esegue il funky sanguigno di I’m Fed With The Music e il blues sincopato di She’s Fine, ben spalleggiato da Marvin; poi è il turno del R&B classico, Mustang Sally in versione strumentale, e di nuovo una ballata blues come The Things I Used To Do, il jump blues di Caldonia (con o senza e nel titolo) di Louis Jordan, e il finale con un trittico di brani firmati da Collins, prima Master Charge, poi un altro torrido blues lento come Conversations With Collins, dove il nostro gigioneggia alla grande con il pubblico, e infine la lunghissima, quasi 20 minuti complessivi, Cold Cuts, dove tutti i musicisti si prendono i loro spazi, anche se il protagonista principale, forse fin troppo prolisso è il bassista Gayden. Un ennesimo buon documento della classe e del valore di Albert Collins, eccolo insieme all’altro “Master Of The Telecaster” https://www.youtube.com/watch?v=yIeZSUevSuc.

Bruno Conti

Peccato Sia Difficile Da Trovare! Marc Broussard – S.O.S. II: Save Our Soul – Soul On A Mission

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Marc Broussard – S.O.S. II: Save Our Soul – Soul On A Mission – G-Man Records         

Marc Broussard è un bianco con la voce e il cuore da nero, viene da Carencro, Louisiana, e nonostante abbia solo 34 anni, ha già alle spalle una consistente carriera solista, con ben otto album di studio (compreso questo) pubblicati in una quindicina di anni: anche lui ha fatto tutta la trafila, partito “indipendente” nel 2002, poi ha inciso per la Island, la Vanguard e la Atlantic, salvo poi approdare di nuovo alla autodistribuzione con la propria etichetta G-Man Records, per la quale pubblica questo S.O.S. 2 Save Our Soul, un disco di cover di brani soul celebri, che, manco a dirlo, nonostante i fini nobili, il 50% dei proventi viene devoluto in beneficenza per poveri e senza tetto, non è di facile reperibilità, per usare un eufemismo, e per noi europei anche costoso (potete scaricarlo o comprarlo qui http://shop.bandwear.com/collections/marc-broussard-shop, occhio alle tasse) Comunque il disco rimane molto bello e vale la pena di provare a cercarlo: l’apertura è affidata ad una splendida e fedelissima versione di Cry To Me, il super classico di Solomon Burke, dove si apprezza la bellissima voce di Broussard, ricca di mille nuances, ma anche il sound vintage e di grande fascino applicato nell’arrangiamento del brano, direi che siamo sui livelli dello splendido disco di Jimmy Barnes di qualche mese fa, il magico Soul Searchin’, http://discoclub.myblog.it/2016/07/10/supplemento-della-domenica-favoloso-vero-soul-australiano-jimmy-barnes-soul-searchin/

Emozionante anche la versione di Do Right Woman, che se non raggiunge i vertici di quella di Aretha Franklin poco ci manca, veramente deep soul senza tempo. Baby Workout è meno conosciuta, era un brano di quelli scatenati usciti dalla penna di Jackie Wilson, a tutto fiati e con deliziose armonie vocali, mentre Broussard mette la sua ugola in primo piano. E che dire di Twistin’ The Night Away di Sam Cooke? Uno dei capolavori assoluti di uno dei maestri assoluti della soul music, in una versione splendida. E se Sam Cooke era il “Maestro”, sicuramente Otis Redding è stato uno dei suoi migliori discepoli, come dimostra la splendida These Arms Of Mine, qui eseguita in una notevole versione a due voci, con Broussard che divide il microfono con un altro grande appassionato della materia, Huey Lewis. Non manca naturalmente neppure il repertorio Motown, What Becomes Of The Brokenhearted era una intensa ballata di Jimmy Ruffin, il fratello maggiore di David dei Temptations, altra versione di grande impatto emotivo, e deliziosa la cover di I Was Made To Love Her di Stevie Wonder, con tanto di armonica a bocca e Broussard che sfodera una tonalità che ricorda in modo impressionante quella di Wonder.

Altro duetto notevole è quello con JJ Grey per una potentissima In The Midnight Hour di Wilson Pickett, i due si sfidano a colpi di soul e chi ne gode è l’ascoltatore, avvolto da una calda “coperta” di sweet soul music. Non ti sei ancora ripreso che arriva subito anche Hold On I’m Comin’ altro magnifico esempio di musica dal catalogo Stax, con fiati e sezione ritmica che impazzano sotto la scintillante voce del nostro amico. It’s Your Thing arrivò in origine nel 1969, uno dei primi esempi dell’irresistibile funky degli Isley Brothers, e Broussard e i musicisti impegnati in questo Save Our Soul II gli rendono pienamente giustizia. Sarà anche musica fatta con la carta carbone, ma devono averne trovato un modello che si era nascosto in qualche macchina del tempo, la copia è quasi meglio dell’originale, o comunque difficilmente distinguibile, c’è ancora gente che è capace di scrivere con bella calligrafia. E a  dimostrarlo Fool For Your Love, scritta dallo stesso Marc Broussard, sembra in tutto e per tutto un qualche classico perduto di Sam Cooke. Broussard poi ci propone una versione intima e raccolta, acustica di Cry To Me, solo voce e un paio di chitarre (una del babbo Ted, vecchio chitarrista dei Muscle Shoals studios), ma tanto feeling.

Sunday Kind Of Love è uno dei capolavori assoluti di Etta James, una ballata incantevole, cantata con il cuore il mano, e Marc fa di tutto per catturare lo spirito dell’originale, direi riuscendoci in pieno. David Egan da Lafayette, Louisiana è stato un cantante ed autore di brani per Tab Benoit, Irma Thomas, Marcia Ball e Tracy Nelson, scomparso di recente, e Marc Broussard gli rende omaggio con Every Tear, in una penetrante ed intensa versione, di nuovo per voce e una solitaria chitarra elettrica, un distillato della soul music più profonda.

Bruno Conti

La Quintessenza Della Musica Soul, Firmata Da Melissa Etheridge – MEmphis Rock And Soul

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Melissa Etheridge – MEmphis Rock And Soul – Stax/Concord

Quando nella seconda metà degli anni ‘80 fece la sua apparizione sulle scene musicali Melissa Etheridge venne salutata come una delle prime rocker donne che si impossessava di nuovo del vocabolario del rock classico, sia pure mediato da innesti folk e da cantautrice pura: gli album, dal primo omonimo fino a Yes I Am del 1993 (e forse anche Your Little Secret del 1995) erano degli ottimi album. Energici e tirati, godibili ancora oggi, ma poi, a parere di chi scrive, si è persa un po’ per strada, piegandosi alle esigenze, e al suono, del mercato mainstream, infilando una serie di album mai brutti (per quanto), anche con alcune belle canzoni, ma complessivamente poco soddisfacenti. Forse con l’eccezione dei Live, comunque non memorabili (però dal vivo è rimasta sempre una performer brillante ed energica, grazie anche alla propensione a sorprendere il pubblico con cover mirate e che denotavano i suoi buoni gusti musicali) e anche se qualcuno (anche su questo Blog http://discoclub.myblog.it/2014/11/01/passano-gli-anni-la-grinta-rimane-melissa-etheridge-this-is-m/) aveva segnalato una sorta di ritorno alla miglior forma con l’album del 2014 This Is M.E e il successivo disco dal vivo A Little Bit Of Me: Live In L.A., che per quanto migliori di tutto ciò che era uscito nella decade precedente, avevano comunque, per chi scrive, quella tendenza “insana” per un suono bombastico, pompato ed esagerato, pur se con evidenti segni di miglioramento in alcune canzoni.

Forse è anche per questo che la Etheridge di solito non viene più inserita nelle liste di donne che fanno del rock ( e del soul, e pure blues) come Bett Hart, Susan Tedeschi, Dana Fuchs, Grace Potter, Joss Stone in ambito soul, ed altre che non citiamo per brevità, che mantengono alto il vessillo delle sonorità classiche: tutto questo pur riconoscendo a Melissa la sua indubbia grinta, grazie anche a quella voce roca e fumosa (in inglese “raspy & smoky” fa più figo) che è sempre stata il suo marchio di fabbrica. Ora Melissa Etheridge ha deciso di pubblicare un disco interamente dedicato ai classici del Memphis Rock And Soul, come proclama il titolo dell’album, e per farlo è andata direttamente, a marzo di quest’anno, nella tana del leone, ai Royal Studios di Memphis, quelli storici di Willie Mitchell, ora gestiti dal figlio Lawrence “Boo” Mitchell (e che ultimamente sono abbastanza “visitati”, a giudicare dai dischi usciti di recente, registrati in loco, da Solomon Burke a Bobby Rush, passando per Jim Lauderdale, Paul Rodgers, William Bell, Boz Scaggs e parecchi altri), che ha curato la registrazione del CD, anche se i produttori accreditati sono la stessa Melissa e John Burk. Però i musicisti che suonano nel disco sono quelli leggendari dell’epoca ( o i loro discendenti), la famiglia Hodges, con Charles all’organo e LeRoy al basso, James Robertson alla batteria, Michael Toles alla chitarra, Archie Turner alle tastiere aggiunte, oltre al corollario indispensabile di sezione fiati, coriste d’ordinanza e tutto quello che serve per fare un lavoro con i fiocchi, il suo migliore da lunga pezza.

Particolare non trascurabile la presenza di una dozzina di canzoni scelte con cura nell’immenso patrimonio del grande soul (e anche un paio di brani blues): e quindi scorrono, in ottime versioni, Memphis Train di Rufus Thomas, Respect Yourself degli Staples Singers ( a cui la Etheridge ha aggiunto dei versi nel testo, aggiungendo anche un People Stand Up, tra parentesi nel titolo, ma mantenendo inalterato il senso del brano) https://www.youtube.com/watch?v=rSi039HRn_A , una scintillante Who’s Making Love di Johnnie Taylor, e ancora, il super classico di Sam & Dave Hold On, I’m Coming, tutto fiati sincopati, cori coinvolgenti e ritmi rock aggiunti per dare ulteriore vigore alla ottima interpretazione della Etheridge ,che poi si ripete in una bellissima versione della ballata soul per antonomasia I’ve Been Loving You TooLong (To Stop Now), una delle perle assolute di Otis Redding. Perfino Any Other Way di William Bell, una scelta inaspettata come pure l’iniziale Memphis Train, fa il suo figurone, grazie a quel groove magico di casa Stax (e zone limitrofe) creato da organo e chitarra e che, come ricorda lei stessa in una intervista per il disco, ricorda molto le canzoni di Springsteen.

I’m A Lover è un composito del brano di Lowell Fulsom e Jimmy Cracklin, e di Tramp di Otis Redding e Carla Thomas, dal riff inconfondibile e con nuove liriche della Etherdige. Non manca il blues sapido, sanguigno ed intenso di una eccellente Rock Me Baby di B.B. King, con John Mayer eccellente aggiunto alla solista. Di nuovo William Bell (ri)scoperto di recente, con una dolcissima ballata come I Forgot To Be Your Lover, il cui testo inizia come in una celebre canzone di Van Morrison, e poi Wait A Minute di Barbara Stephens che mi sono dovuto andare a controllare nei miei cofanetti della Stax, perché non la ricordavo, c’è! Ed è pure bella, sembra un pezzo Motown, ma viene dell’altra sponda. Tra blues e soul, di nuovo con Mayer aggiunto alla chitarra, brilla anche una ottima Born Under A Bad Sign, legata ad Albert King, ma pure questa scritta da William Bell, insieme a  Booker T Jones. A chiudere il cerchio di un album veramente bello, una notevole I’ve Got Dreams To Remember, la quintessenza della soul music firmata Otis Redding. E brava, Melissa!

Bruno Conti  

Altro Cofanetto Interessante, Da Verificare! Otis Redding – Live At The Whisky A Go Go: The Complete Recordings Nei Negozi Dal 14 Ottobre

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Otis Redding – Live At The Whisky A Go Go: The Complete Recordings – 6 CD Stax/Universal – 14-10-2016

Continuiamo con le segnalazioni di interessanti box in uscita nei prossimi mesi, questa volta tocca a Otis Redding, The King Of Soul, il grande cantante di Dawson, Georgia, scomparso quasi 50 anni fa, nel 1967, quando di anni non ne aveva neppure 27 anni (quindi non rientrando nel “club” di cui avrebbero fatto parte, da lì a poco, in rapida sequenza, Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, e poi in anni più recenti Kurt Cobain e Amy Winehouse, ma in passato anche Robert Johnson e Alan Wilson dei Canned Heat, oltre a moltissimi altri meno noti). Dicevo che sono passati quasi 50 anni dalla morte di Otis, ma quasi ogni anno escono “nuovi” album che ne alimentano la leggenda. Il “da verificare” nel titolo del Post non è messo a caso, in quanto questo box da 6 CD Live At The Whisky A Go Go: The Complete Recordings , in uscita il prossimo autunno, è l’ennesima prova discografica che si occupa dei concerti tenuti da Redding al famoso locale Whisky A Go Go, situato sulla Sunset Strip di West Hollywood, LA; Calfiornia, nei giorni tra l’8 e il 10 aprile del 1966, l’anno prima dell’enorme successo ottenuto al Monterey Pop Festival.

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Come vedete dai due album riportati qui sopra, per rendere più facile la narrazione, quei concerti hanno avuto diversi dischi dedicati alle serate in oggetto: a cominciare dal classico In Person At The Whisky A Go Go, uscito nell’ottobre del 1968, pochi mesi dopo la morte del cantante, che conteneva dieci brani, poi bissato da Good To Me (Recorded Live At The Whisky A Go Go vol.2), uscito in CD nel 1993 per la Stax, e che era una riproposta di Recorded Live: Previously Unreleased Performances, pubblicato in LP dalla Atlantic nel 1982, e potenziato fino a 12 tracce dalle otto del vinile. Poi negli anni 2000 le ristampe di Redding hanno continuato ad uscire, anche quelle specifiche dedicate alle tre serate sul Sunset Strip.

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Ed ecco quindi che nel 2010 esce il doppio Live On The Sunset Strip, attribuito a Otis Redding & His Orchestra, con 28 brani sempre tratti da quei concerti, portando il totale delle varie pubblicazioni a 50 canzoni (ma molte si ripetono nei diversi album usciti nel corso degli anni). Comunque questi erano i brani contenuti nel doppio:

CD 1
— Show 2, Set 3 —
1. Security 3:07
2. Just One More Day 5:20
3. These Arms Of Mine 3:10
4. Satisfaction 6:44
5. I Can’t Turn You Loose 6:20
6. Chained And Bound 4:52
7. Respect 3:36

— Show 3, Set 1 —
8. I’m Depending On You 4:46
9. I Can’t Turn You Loose 6:18
10. Satisfaction 6:06
11. Chained And Bound 7:32
12. Just One More Day 4:33
13. Any Ole Way 4:03

CD 2
— Show 3, Set 1 —
1. I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now) 3:56
2. Satisfaction 5:02
3. Destiny 2:56
4. Security 2:57
5. Good To Me 3:35
6. Respect 2:13
7. Chained And Bound 6:57
8. Mr. Pitiful 2:18
9. Satisfaction 6:28
10. Ole Man Trouble 2:40
11. I Can’t Turn You Loose 4:41
12. A Hard Day’s Night 4:13
13. These Arms Of Mine 3:34
14. Papa’s Got A Brand New Bag 10:08
15. Satisfaction 3:31

Come vedete questa volta c’è più precisione, i pezzi sono attributi ai singoli concerti, ma anche in questa occasione in modo frammentario, una parte del secondo concerto, una parte del terzo, dove comunque i brani sono sempre presentati in versioni molto differenti tra loro, prendete Satisfaction che dura 3, 5 o quasi 7 minuti, a seconda dei diversi set, e con una lunghissima Papa’s Got A Brand New Bag di James Brown, oltre a A Hard Day’s Night dei Beatles a bilanciare il pezzo degli Stones. Non vorrei ricordarvi l’importanza di Otis Redding nell’ambito del deep soul sudista e del R&B (ma lo sto facendo) un cantante e uomo di spettacolo formidabile, una vera forza della natura, con una voce che racchiudeva la dolcezza di Sam Cooke e la potenza di Solomon Burke Jackie Wilson nelle proprie corde vocali. Un vero mito della musica che quasi tutti i cantanti neri citano ancora oggi tra le loro influenze (non ultimo Michael Kiwanuka del quale nei prossimi giorni vi proporrò la recensione del nuovo album, Love & Hate), catturato in uno dei suoi momenti di massimo splendore nelle tre serate al Whisky A Go Go ora riproposte nella loro interezza nel triplo CD di prossima uscita.

Ecco la lista completa delle canzoni contenute nel cofanetto:

[CD1]
1. Introduction
2. I Can’t Turn You Loose
3. Pain in My Heart
4. Good to Me
5. Just One More Day
6. Mr. Pitiful
7. (I Can’t Get No) Satisfaction
8. I’m Depending on You
9. I’ve Been Loving You Too Long
10. Good to Me
11. Security
12. Respect

[CD2]
1. Just One More Day
2. (I Can’t Get No) Satisfaction
3. Any Ole Way
4. These Arms of Mine
5. I Can’t Turn You Loose
6. Pain in My Heart
7. Good to Me
8. (I Can’t Get No) Satisfaction

[CD3]
1. Introduction
2. Mr. Pitiful
3. Good to Me
4. Respect
5. Just One More Day
6. I Can’t Turn You Loose
7. Ole Man Trouble
8. (I Can’t Get No) Satisfaction

[CD4]
1. Introduction
2. (I Can’t Get No) Satisfaction
3. Any Ole Way
4. I ve Been Loving You Too Long
5. I’m Depending on You
6. I Can’t Turn You Loose
7. Introduction
8. Security
9. Just One More Day
10. These Arms of Mine
11. (I Can’t Get No) Satisfaction
12. I Can’t Turn You Loose
13. Chained and Bound
14. Respect

[CD5]
1. Introduction
2. I’m Depending on You
3. I Can’t Turn You Loose
4. (I Can’t Get No) Satisfaction
5. Chained and Bound
6. Just One More Day
7. Any Ole Way
8. I’ve Been Loving You Too Long
9. (I Can’t Get No) Satisfaction

[CD6]
1. Introduction
2. Destiny
3. Security
4. Good to Me
5. Respect
6. Chained and Bound
7. Mr. Pitiful
8. (I Can’t Get No) Satisfaction
9. Ole Man Trouble
10. I Can’t Turn You Loose
11. A Hard Day’s Night
12. These Arms of Mine
13. Papa’s Got a Brand New Bag

Il repertorio si ripete nei vari set, ma le versioni, molto diverse tra loro in parecchi brani, sono comunque sempre interessanti, spesso devastanti, senza dimenticare che delle 64 canzoni opportunamente rimasterizzate moltissimievengono pubblicate per la prima volta, e quindi anche in questa occasione è veramente il caso di dire “imperdibile”, sulla fiducia, in attesa dell’uscita. Un pezzo di storia della musica, non solo soul.

Bruno Conti

Solo Piano E Voce, Ma Che Voce! Katie Webster The Swamp Boogie Queen – I’m Bad

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Katie Webster – The Swamp Boogie Queen I’m Bad – Wolf Records/Ird

Katie Webster ormai è scomparsa dal lontano 1999, e quando se ne è andata aveva solo 63 anni. Considerata una delle grandi interpreti del blues e del soul, ma anche grande pianista boogie-woogie ( e in questa guisa aveva già inciso alcune cose sul finire degli anni ’50), la Webster, cosa nota, ma non notissima, negli anni ’60 aveva fatto parte della band che accompagnava Otis Redding, spesso aprendone anche i concerti. Accostata giustamente alla swamp music di New Orleans, di cui era gloriosa interprete, in effetti la nostra amica era nata a Houston, e sempre in Texas, a League City, è morta. In mezzo ci sono stati vari anni di carriera, con alcune pause: dopo la non lunghissima militanza con Otis, aveva tentato una prima volta la carriera solista, ma senza tanta convinzione,  dedicandosi negli anni ’70 alla cura dei genitori malati, per poi lanciarsi a fondo nella musica verso la metà degli anni ’80, quando incise prima due buoni dischi per la Arhoolie e poi dal 1988 al 1991,  tre notevoli album per la Alligator, due dei quali, The Swamp Boogie Queen e Two-Fisted Mama, dei mezzi capolavori. Questo I’m Bad la cattura proprio dopo l’uscita del secondo disco citato poc’anzi: si tratta di un concerto registrato ad Atene (quella “vera” in Grecia, non le varie copie sparse per gli Stati Uniti), inedito a livello discografico, ed ora pubblicato per la prima volta dalla etichetta austriaca Wolf Records, specializzata in blues, nella serie denominata appunto Louisiana Swamp Blues, di cui è il settimo volume.

La Grecia, che era un paese dove ritornava spesso, avendo stretto delle amicizie con musicisti locali, tra cui John Angelatos che firma le note dell’album, in un certo senso le fu fatale: infatti Katie ebbe un primo infarto proprio ad Atene nel 1993, ritornando sulle scene l’anno successivo, ma fu poi costretta a diminuire le sue apparizioni, fino alla morte avvenuta nel 1999 a causa di un altro infarto. Ma in questo concerto del 12 novembre 1990 la troviamo in gran forma, solo voce e piano, ma con quella voce è comunque un piacere ascoltarla, anche se nei dischi di studio, con un adeguato accompagnamento, era devastante il suo impatto vocale. Il repertorio proposto è ricco e variegato: si va dal blues travolgente di una serrata Got My Mojo Workin’ alla più riflessiva I Want You To Love Me, dove già si colgono le qualità che la avevano fatta definire “Two Fisted, Piano Pounding, Soul Singing, Swamp Boogie Quuen”. Una perizia al piano che risalta ancor più in un travolgente Katie’s Boogie, uno dei vari pezzi che porta la sua firma, con il vero nome di Kathryn Jewel Thorne. Come pure l’ottima title track I’m Bad, scritta insieme a Vasti Jackson, una slow blues ballad intensa e dalla grande carica emotiva, per non parlare di una soave e divertita Basin Street Blues, sempre con le mani che volano sul piano. Come dimostra di nuovo nella grintosa Two Fisted Mama, sempre con quella voce strepitosa, per poi sorprenderci con una delicata cover di So For Away, il bellissimo brano dei Dire Straits presente in Two Fisted Mama https://www.youtube.com/watch?v=_Ihqk7iapM8  e stenderci con un medley di un paio di brani di John Lee Hooker, Hobo Blues/Boogie Chillen.

Tra i classici del soul di New Orleans una splendida versione di Sea Of Love, per poi tornare al blues con una notevole rilettura di Honest I Do di Jimmy Reed, ammiccante e ritmata il giusto. Altra chicca sul lato belle canzoni (dove si apprezza ancora di più la voce calda ed avvolgente) I Can’t Give You Anything But Love, con Lord I Wonder, un suo brano che tocca anche il lato gospel, sempre misto al boogie woogie e al blues, poi è la volta dell’omaggio a quello che è stato il suo mentore, Otis Redding, con una fantastica Sittin’ On The Dock Of The Bay. Non manca un breve ma sentito Spiritual Medley, con quattro super classici riproposti in rapida sequenza. E anche It’s Good To See You è una scelta sorprendente, un brano scritto dal grande cantautore inglese Allan Taylor, interpretata ed adattata come fosse una soul ballad. Gran finale di nuovo con il grande Otis, attraverso una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi, una Try A Little Tenderness che non finisce mai di stupire per la sua passione e per la versione superba del brano https://www.youtube.com/watch?v=H5gyI4ExU6o , specie se la canta una in possesso di una voce così ci si può solo “arrendere”!

Bruno Conti

Fu Qui Che La Regina Del Soul Venne Incoronata! Aretha Franklin – The Atlantic Albums Collection

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Aretha Franklin – The Atlantic Albums Collection – Rhino 19CD Box Set

Quando nel 1967 Otis Redding, forse il più grande cantante soul vivente dell’epoca (io preferisco Sam Cooke, ma se n’era già andato da tre anni, e poi comunque ci sarebbe anche un certo Ray Charles che però va oltre la definizione di soul), morì tragicamente in un incidente aereo, passò idealmente il testimone ad Aretha Franklin, che aveva esordito proprio quell’anno per la Atlantic con gli album I Never Loved A Man The Way I Love You e Aretha Arrives, dopo una prima parte di carriera (sette anni circa) alla Columbia, dove era riuscita solo ad ottenere qualche successo minore.

Il problema era che gli executives della Columbia non avevano capito le potenzialità di Aretha, e cercarono di farne una cantante pop da classifica (con grande disappunto del suo scopritore John Hammond, forse il più grande talent scout della storia), mentre all’Atlantic c’era quel genio di Ahmet Ertegun, che mandò subito la Franklin ad incidere ai leggendari Fame Studios a Muscle Shoals, Alabama: da quel momento Aretha mise in fila una serie eccezionale di album e singoli che le valsero il meritato soprannome di Queen Of Soul, album che trovano posto in questo bellissimo cofanetto targato Rhino, che ha il solo difetto di non avere all’interno alcun libretto, ma il grande pregio di avere un costo assolutamente abbordabile.

I suoi più grandi successi, Respect (scritta proprio da Otis), Chain Of Fools e Think fanno proprio parte del primo periodo alla Atlantic, ma tutti i dischi incisi dal 1967 al 1976 presenti in questo box sono meritevoli di stare in qualsiasi collezione che si rispetti (con qualche piccola eccezione negli anni più recenti, dove cominceranno ad intravedersi quelle tentazioni easy listening che poi saranno la prassi negli anni ottanta e novanta con la Arista). Avrete poi notato che dal titolo del box manca la parola “Complete”, dato che cinque album del contratto Atlantic (With Everything I Feel In Me, You, Sweet Passion, Almighty Fire e La Diva) sono di proprietà della stessa Aretha (ma sono tra i meno interessanti). Questo comunque l’elenco completo dei dischi presenti nel cofanetto, alcuni (ma non tutti) con qualche bonus track che sono perlopiù delle single versions:

    1. I Never Loved A Man The Way I Love You
    2. Aretha Arrives
    3. Aretha Now
    4. Lady Soul
    5. Aretha In Paris
    6. Soul ’69
    7. This Girl’s In Love With You
    8. Spirit In The Dark
    9. Live At Fillmore West [Deluxe]
    10. Young, Gifted And Black
    11. Amazing Grace: The Complete Recordings
    12. Let Me In Your Life
    13. Hey Now Hey (The Other Side Of The Sky)
    14. Sparkle
    15. Rare & Unreleased Recordings From The Golden Reign Of The Queen Of Soul
    16. Oh Me Oh My: Aretha Live In Philly, 1972

aretha franklin atlantic box open

Come già accennato, sono i dischi dal 1967 fino almeno al 1972/73 che rendono questo box imperdibile, una serie di  album che non hanno grandissime differenze stilistiche l’uno dall’altro, un po’ come nel recente box MGM di Roy Orbison, con la differenza che qui il livello medio è nettamente più alto (Roy aveva sparato le cartucce migliori alla Monument).

Basta leggere il nome dei produttori che si avvicendano in questi album per avere un’idea: Arif Mardin, Tom Dowd e Jerry Wexler sono tre autentiche leggende della musica del Sud (in seguito ci sarà anche Quincy Jones), ed il tipico, classico, caldo suono dei Muscle Shoals Studios nasce proprio in questi lavori; e poi non ho ancora parlato di chi su questi dischi ci suona, un vero e proprio parterre de rois, un elenco che solo a leggerlo c’è da leccarsi i baffi: Jimmy Johnson, Chips Moman, Joe South, Spooner Oldham, King Curtis (grandissimo virtuoso del sax), Bobby Womack, David Newman (a lungo con Ray Charles), Joe Zawinul (futuro Weather Report), Barry Beckett, il grande Eddie Hinton, Jim Dickinson, Mike Utley (futuro sideman di Jimmy Buffett), Dr. John e Billy Preston. E, come ciliegina sulla torta, Eric Clapton alla solista nel brano Good To Me As I Am To You (da Lady Soul) e addirittura Duane Allman in tutti i brani di This Girl’s In Love With You (che, sarà un caso, ma è uno degli LP migliori) e in un pezzo tratto da Spirit In The Dark.

E poi, naturalmente, ci sono le canzoni, una serie incredibile di classici della musica mondiale (oltre alle tre hits citate più sopra), reinterpretate in maniera magnifica da Aretha, davvero con l’anima, da Do Right Woman, Do Right Man (Dan Penn) a A Change Is Gonna Come (Sam Cooke), da Satisfaction (devo dire di chi è?) ad una splendida Night Life (Willie Nelson), passando per (You Make Me Feel Like) A Natural Woman (Goffin-King), Gentle On My Mind (John Hartford), Son Of A Preacher Man (che fu scritta per Aretha, la quale però la rifiutò facendo la fortuna di Dusty Springfield, e poi incidendola in un secondo tempo), The Dark End Of The Street (ancora Penn, forse la sua signature song), Let It Be (devo dire di chi è? Part 2), The Weight (The Band, of course, qui trasformata in un eccezionale canto gospel), Border Song (Elton John, ancora gospel deluxe) e molte altre.

Ma vi sbagliate se pensate che la nostra fosse solo un’interprete (all’inizio lo pensavo anch’io), in quanto troverete molti brani a sua firma, e devo dire che l’esito è indubbiamente egregio, pur non raggiungendo il livello dei pezzi citati sopra (e ci mancherebbe).

Completano il box tre album live dell’epoca in versione espansa (tra cui il bellissimo Amazing Grace, registrato a Los Angeles nel 1972 ed interamente a tema gospel), Sparkle, una colonna sonora con brani composti da Curtis Mayfield, e due album che la Rhino realizzò nel 2007, il live a Philadelphia del 1972 Oh Me, Oh My e l’eccellente doppio Rare & Unreleased Recordings, tutto basato su demo ed outtakes di studio del periodo, con sontuose versioni di The Letter (Box Tops), Pledging My Love (Johnny Ace), My Way (il classico di Frank Sinatra, scritto come saprete da Paul Anka), At Last (Etta James) e Suzanne (Leonard Cohen).

Se siete dei neofiti (ma anche se non lo siete), un cofanetto indispensabile, per avere un’idea (e che idea) di cosa vuol dire veramente fare della musica soul, gospel e rhythm’n’blues, non quel pop plastificato di oggi che spacciano per errebi.

Marco Verdi

Una Piccola Enciclopedia Della Soul Music! Back To The River – More Southern Soul Stories 1961-1978

back to the river more southern soul front

Back To The River/More Southern Soul Stories 1961-1978 – 3 CD Kent/Ace

Nove anni fa, a fine 2006, era uscito il primo volume, Take Me To The River, un cofanetto da 3 CD, pubblicato dalla Ace su etichetta Kent, che conteneva un piccolo compendio del meglio della musica soul registrata nel Sud degli Stati Uniti: 75 brani pescati dal repertorio di etichette come Stax, Dial, Fame, Dot, Volt, Goldwax, Cadet e molte altre, con pezzi celebri di William Bell, Otis Redding, Wilson Pickett, Eddie Floyd, James Carr, Aretha Franklin, Sam & Dave, Etta James, Al Green, Johnnie Taylor e diversi altri nomi celebri della musica nera di qualità, quasi tutti nelle versioni originali dei singoli d’epoca, spesso in versione mono, arricchiti, i tre dischi, da molte tracce di artisti sconosciuti ai più se non, forse, agli appassionati di questo genere di sound, oltre a versioni rare ed alternative di pezzi celebri. Ora la stessa etichetta pubblica il secondo capitolo, sempre corredato da un libretto di 64 pagine che racconta vita, morte e miracoli delle canzoni e degli artisti contenuti nel Box, e quindi altrettanto indispensabile come il primo cofanetto.

Non costa pochissimo e non è di facilissima reperibilità, ma leggendo la lista dei brani è un degno confratello del primo capitolo https://www.youtube.com/watch?v=21tuPv5eAnchttps://www.youtube.com/watch?v=oTxVyx-0v1A e https://www.youtube.com/watch?v=olTYKIlT6Wk, che se volete vi potete ascoltare nella sua completezza ai tre link sopra riportati. Questa sotto, viceversa, è la tracking list completa del nuovo box, sempre 75 canzoni, ma con una quota di brani poco noti, ma in ogni caso fantastici, assolutamente superiore, come quota di pezzi poco conosciuti, rispetto alla prima uscita e con materiale che non proviene solo dal Sud degli States, ma anche realizzato nel nord, nell’est e nell’ovest, pur rimanendo sempre influenzati da quell’area geografica:

disc one
1. I WISH I KNEW (HOW IT WOULD FEEL TO BE FREE) – Solomon Burke
2. NEARER TO YOU – Bettye Lavette
3. PRIVATE NUMBER (EXTENDED VERSION) – William Bell and Judy Clay
4. FREE ME (TAKE 1) – Otis Redding
5. A TOUCH OF THE BLUES – Bobby Bland
6. THIS LOVE WON’T RUN OUT – Dee Dee Sharp
7. I GOT EVERYTHING I NEED – Eddie Floyd
8. PLEASE DON’T DESERT ME BABY – Gloria Walker and the Chevelles
9. SUGARMAN (EXTENDED VERSION) – Sam Baker
10. THINK I’LL GO SOMEWHERE AND CRY MYSELF TO SLEEP – Joe Perkins
11. SURE AS SIN – Jeanie Greene
12. WHAT’S THAT YOU GOT – Rudolph Taylor
13. I FOUND WHAT I WANTED – Mary Wells
14. I’VE GOT MEMORIES (DEMO) – Melvin Carter
15. MESSAGE FROM MARIA – Joe Simon
16. PROBLEMS – Mable John
17. I’VE BEEN SEARCHING – O.V. Wright
18. SHE AIN’T GONNA DO RIGHT (DEMO) – Clarence Carter
19. GIVE ME BACK THE MAN I LOVE – Barbara West
20. YOU’RE GONNA WANT ME – Bill Coday
21. I’M JUST LIVIN’ A LIE – Bettye Swann
22. HOME FOR THE SUMMER – Jimmy Braswell
23. TOO WEAK TO FIGHT (EXTENDED VERSION) – Ella Washington
24. EVERYTIME IT RAINS (TEARDROPS FROM MY EYES) – Na Allen
25. YESTERDAY – The Soul Children

disc two
1. THE ONLY GIRL I’VE EVER LOVED – Joe Tex
2. RAINY NIGHT IN GEORGIA – Brook Benton
3. LOVE COMES IN TIME – John Fred and the Playboys
4. SOMEBODY DONE TOOK MY BABY AND GONE – Joey Gilmore
5. I FOUND ALL THESE THINGS – C.P. Love
6. A WOMAN WILL DO WRONG – Helene Smith
7. DEPEND ON ME – Steve Dixon
8. I’M IN LOVE – Esther Phillips
9. EASIER TO SAY THAN DO – Sam Dees
10. WITHOUT LOVE WHAT WOULD LIFE BE – Terrie & Joy LaRoy with the Bill Parker Show Band
11. I’VE GOT TO TELL YOU – Count Willie with LRL and the Dukes
12. YOU NEED ME – Joe Wilson
13. NEARER TO YOU – Joe Medwick
14. YOUR LOVE IS ALL I NEED – Della Humphrey
15. NOTHING TAKES THE PLACE OF YOU – Toussaint McCall
16. HOW SWEET IT WOULD BE – George Perkins
17. DAYDREAMIN’ – Warren Storm
18. NO MORE GHETTOS IN AMERICA – Stanley Winston
19. DO RIGHT MAN – Little Beaver
20. (SOMETIMES) A MAN WILL SHED A FEW TEARS TOO – Johnny Adams
21. ASKING FOR THE TRUTH – Reuben Bell
22. I CAN’T STAND TO SEE YOU GO – Joe Valentine
23. YOU GOT EVERYTHING I NEED – Don Hollinger
24. A SAD SAD SONG – Charles Crawford
25. TELL IT LIKE IT IS – Aaron Neville

disc three
1. GOING BACK HOME – Ground Hog
2. CRY TO ME – Freddie Scott
3. LOOKING FOR A HOME – Little Buster
4. THE GIRLS FROM TEXAS (EXTENDED VERSION) – Jimmy Lewis
5. AIN’T NO WAY – Aretha Franklin
6. I FOUND A MAN IN MY BED – Roy C
7. TAKE YOUR TIME – Clay Hammond
8. JUST A TOUCH OF YOUR HAND – Al Gardner
9. YOU’RE GOOD FOR ME – Don Covay
10. I FOUND THE ONE – Billy Sha-Rae
11. DON’T MAKE ME PAY FOR HIS MISTAKES – ZZ Hill
12. WHAT CAN YOU DO WHEN YOU AIN’T GOT NOBODY- The Soul Brothers Six
13. THAT’S HOW IT IS (WHEN YOU’RE IN LOVE) – Otis Clay
14. GO ON FOOL (EXTENDED VERSION) – Marion Black
15. I WANT EVERYONE TO KNOW – Fontella Bass
16. YOU WANTS TO PLAY – Oscar Weathers
17. (I WANT HER) BY MY SIDE – The Fuller Brothers
18. SHACKIN’ UP – Barbara Mason
19. DON’T BLAME ME – Willie Hightower
20. STOP – Lester Young
21. SOMEONE TO TAKE YOUR PLACE – Bill Locke
22. IF LOVING YOU IS A CRIME (I’LL ALWAYS BE GUILTY) – Lee Moses
23. EASY AS SAYING 1-2-3 – Timmy Willis
24. I DON’T KNOW WHAT YOU GOT BUT IT’S GOT ME PARTS 1 & 2 – Little Richard
25. MARY JANE – Bobby Rush

Il Natale è vicino, ma questo cofanetto è da avere assolutamente, anche dopo, trattasi di goduria suprema!

Bruno Conti

In Arrivo A Fine Ottobre Anche I Cofanetti Atlantic Dei King & Queen Of Soul, Otis Redding e Aretha Franklin: Peccato Non Siano Completi!

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Sempre il 30 ottobre la Warner/Rhino pubblicherà due box dedicati alla discografia di Otis Redding e Aretha Franklin con le etichette Atlantic e Stax. La buona notizia è che non era mai stato fatto in passato (anche se esistevano i due bellissimi cofanetti quadrupli “Otis”: The Definitive Otis Redding del 1993, più o meno sostituito dalla versione budget The King Of Soul del 2014 per Redding Aretha Queen Of Soul: The Atlantic Recordings del 1992, anche questo rimpiazzato da un box omonimo economico dello scorso anno); infatti si trattava in entrambi i casi di antologie, ottime e il sottoscritto ne è felice possessore, ma non riportavano gli album ufficiali della discografia, cosa che era stata viceversa fatta per la Franklin con Take A Look: Aretha Franklin Complete On Columbia, il cofanetto che in 12 CD copriva il periodo dal 1960 al 1965. Mancherebbero quindi il periodo Atlantic, di cui tra un attimo, e i dischi con Arista e RCA dal 1980 ad oggi (di cui peraltro potremmo fare anche a meno)!

Ma torniamo a Otis Redding. Il cofanetto che uscirà il 30 ottobre, Soul Manifesto:1964-1970 in effetti copre tutta la discografia del grande “Mr. Pitiful”, compresi gli album usciti postumi, ma mancano alcuni album live, tra cui il leggendario concerto di Monterey, uscito ai tempi in comproprietà con l’esibizione di Jimi Hendrix, e le tantissime esibizioni in concerto pubblicate negli anni successivi, come pure le raccolte di materiale inedito uscite nel corso degli anni, non ultime quelle contenute nella versione doppia di Otis Blue/Otis Redding Sings Soul del 2008, ristampata proprio in questi giorni a prezzo economico. Comunque il cofanetto della Atco/Rhino/Warner da 12 CD in uscita a fine ottobre è una ottima notizia per gli aficionados della grande soul music e avrà il seguente contenuto:

Pain In My Heart (1964)
The Great Otis Redding Sings Soul Ballads (1965)
Otis Blue: Otis Redding Sings Soul (1965)
The Soul Album (1966)
Complete & Unbelievable: The Otis Redding Dictionary Of Soul (1966)
King & Queen – with Carla Thomas (1967)
Live In Europe (1967)
The Dock Of The Bay (1968)
The Immortal Otis Redding (1968)
In Person At The Whisky A Go Go (1968)
Love Man (1969)
Tell The Truth (1970)

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Per Aretha Franklin, in uscita lo stesso giorno, il 30 ottobre (e in quella data uscirà anche un bellissimo box dedicato a Paul Butterfield, ma ne parliamo in un’altra occasione) la situazione è più nebulosa: si sa il titolo, The Atlantic Albums Collection, quindi non “complete”,  il numero dei dischetti, 19 CD, ma non ancora l’esatto contenuto, svelato solo a livello ufficioso. Le ultime notizie danno questa lista di album:

I Never Loved A Man The Way I Love You
Aretha Arrives
Aretha Now
Lady Soul
Aretha In Paris
Soul ’69
This Girl’s In Love With You
Spirit In The Dark
Live At Fillmore West [Deluxe]
Young, Gifted And Black
Amazing Grace: The Complete Recordings
Let Me In Your Life
Hey Now Hey (The Other Side Of The Sky)
Sparkle
Rare & Unreleased Recordings From The Golden Reign Of The Queen Of Soul
Oh Me Oh My: Aretha Live In Philly, 1972

Quindi per iniziare vediamo cosa manca: With Everything I Feel In Me 1974, You 1975, Sweet Passion 1977, Almighty Fire 1978 La Diva 1979, tutti titoli mai usciti in CD. In compenso il concerto del 1972 Oh Me Oh My: Aretha Live In Philly era uscito postumo in CD nel 2008, mentre Live At Fillmore West (Deluxe) vuol dire che parliamo della versione doppia potenziata, come presumo sia anche per Amazing Grace: The Complete Recordings, lo splendido album di gospel nella versione doppia ampliata. Infine Rare & Unreleased Recordings From The Golden Reign Of The Queen Of Soul è la compilation di materiale raro ed inedito in 2 CD uscita nel 2007. In tutto dovrebbe fare 19 dischetti, ma è da confermare. Vi terrò informati sui prossimi sviluppi. Entrambi i box usciranno ovviamente a special price.

Direi che anche per oggi è tutto.

Bruno Conti

Per Ora, Il Migliore Album Di “Rock’N’Soul” Dell’Anno! – Nathaniel Rateliff & The Night Sweats

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Nathaniel Rateliff – Nathaniel Rateliff & Night Sweats – Stax / Universal

Avevo lasciato Nathaniel Rateliff che sussurrava le canzoni di Falling Faster Than You Can Run http://discoclub.myblog.it/2014/02/23/il-ritorno-del-giardiniere-nathaniel-rateliff-falling-faster-than-you-can-run/ , e ora lo ritrovo sul mio lettore con questo nuovo lavoro dove  ha cambiato completamente stile e suono, una manciata di canzoni intinte nel classico soul della “Stax” anni sessanta, che ci rimandano ai mitici Otis Redding e Sam & Dave, ma anche Sam Cooke, Wilson Pickett e compagnia cantante. Prodotto dal navigato ex (?)-cantautore  Richard Swift (Black Keys, Damien Jurado fra i tanti), Nathaniel Rateliff & The Night Sweats, oltre al barbuto e tatuato Rateliff alla voce, chitarre, basso e percussioni, si avvale di una “gang” di musicisti dalle facce poco raccomandabili, ma di indubbio valore, tra i quali lo stesso Richard Swift all’organo e piano, Patrick Meese alle chitarre, basso, batteria e percussioni, Mark Shusterman alle tastiere, Starett Rogers al basso, e una formidabile sezione fiati composta da Nick Krier, Adam Shaffner, Leah Concialdi, Andreas Wild al sassofono baritono e tenore, Rick Benjamin al trombone, e Derek Banach  e Wesley Watkins alla tromba, per undici tracce che ripercorrono in un certo senso la storia dei mitici Muscle Shoals Studios.

La partenza è fulminante fin dall’iniziale I Need Never Get Old con atmosfere che richiamano il “sound” Stax, a cui fanno seguito una Howling At Nothing con la voce baritonale di Nathaniel che viene supportata dai cori della sua band, Trying So Hard Not To Know dove viene evidenziato un grande lavoro di chitarre e percussioni, per poi passare all’honky-tonky di I’ve Been Falling, introdotto dal piano su un tessuto di fiati dall’arrangiamento corposo, e una S.O.B. (una delle più belle canzoni dell’anno), che inizia con dei semplici battimani e un coro che richiama i canti di lavoro dei neri nelle piantagioni di cotone e che poi si trasforma, nel ritornello, in una “vampata” di suoni irresistibili, dove è proprio impossibile non muovere il piedino. Dopo questa scossa adrenalinica si riparte con il moderno country di Wasting Time, mentre con Thank You si ritorna alla classica ballata soul alla Sam Cooke, passando pure per un R&B d’antan come Look It Here, a cui fanno seguito Shake, un bel blues d’atmosfera, una deliziosa ballata folk-soul I’d Be Waiting cantata in un tono confidenziale alla Gary U.S. Bonds (recuperate ad ogni costo, se già non l’avete, Dedication, l’album che contiene alcuni brani di e con Springsteen https://www.youtube.com/watch?v=nTKtcsUjVMc ), andando a chiudere forse con il brano più debole del disco, Mellow Out con un ritornello ossessivo ma comunque piacevole da ascoltare.

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats è un sorprendente album di soul classico, forse nulla di nuovo ma fatto un gran bene, con belle canzoni che trovano le loro radici nel “gospel” e nella musica nera in generale, suonato in modo impeccabile da una potenziale grande band come i Night Sweats, dove spicca il talento e il timbro vocale di Nathaniel Rateliff, con tutto l’insieme di questi fattori che dà a questo lavoro concreto e robusto lo spirito che ha illuminato quei meravigliosi anni.

Per il sottoscritto, sicuramente uno dei dischi dell’anno, per tutti gli altri, fidatevi, grande musica.!

Tino Montanari

Quattro Decadi Del Miglior Blues Contemporaneo Dal Vivo. Robert Cray Band – 4 Nights Of 40 Years Live

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Robert Cray Band – 4 Nights Of 40 Years Live – 2CD+DVD/2CD+Blu-Ray/” LP – Provogue/Mascot

In effetti, a ben vedere, gli anniversari discografici sono sempre abbastanza vaghi, prendiamo il caso di questo peraltro bellissimo piccolo box dedicato a Robert Cray: da dove si parte a contare? Dalle prime apparizioni di Cray con band regionali assolutamente sconosciute ai più (lui nel video racconta che tutto iniziò nel gennaio 1974), però il primo album Who’s Been Talkin’? risale al 1980 e i primi riconoscimenti arrivano con Bad Influence del 1983! Certo, nelle varie brevi interviste che corredano la versione in DVD, Bonnie Raitt, Jimmie Vaughan, Eric Clapton magnificano il giovane Cray come una speranza del blues già dagli anni ’70, ma ho seri dubbi che lo conoscessero. Comunque sofismi e lamentele del vostro recensore a parte, questo 4 Nights Of 40 Years Live è una eccellente dimostrazione del perché il nostro sia sempre stato giustamente considerato uno dei “futuri del blues”, sin dalle sue prime apparizioni negli anni ’80. Keith Richards lo ha voluto nella house band per il film Hail! Hail!Rock’n’Roll su Chuck Berry, Clapton lo considera un suo pari e lo ho invitato spesso nei suoi Crossroads Guitar Festival, John Lee Hooker, Muddy Waters e B.B. King erano suoi amici ed estimatori, Buddy Guy ne esalta senza riserve le doti di chitarrista e cantante nel suo intervento nel video, dove appaiono anche alcune testimonianze sonore dal vivo del giovane Robert, con baffi e afro, nelle sue prime apparizioni al SFO Blues Festival di San Francisco del 1982, alle prese con versioni già da manuale del perfetto bluesman di T-Bone Shuffle e Too Many Cooks, con la sua Fender Stratocaster dal suono inconfondibile in bella evidenza, e una formazione con fiati, che ritorna poi per il concerto recente registrato a Los Angeles, prodotto da Steve Jordan, presente in un paio di filmati delle prove che aprono il DVD e nel concerto, con i musicisti che in giro in automobile raccontano episodi della carriera di Cray, integrati da vecchi interventi dello stesso Robert e poi da spezzoni tratti da un concerto per la televisione olandese nello spettacolo “Showdown” del 1987.

Se volete la sequenza esatta, l’ideale è ascoltare il doppio CD, ma il DVD ha comunque una immagine nitida, un suono perfetto e segue le evoluzioni di Cray e soci con dovizia di telecamere. Per l’occasione sul palco ci sono Richard Cousins, il suo bassista sin dai tempi dell’infanzia (va bene, facciamo dal ’79), il “nuovo” tastierista Dover Weinberg che era nella band nei primordi, dal 1974 al 1979 e il batterista Les Falconer che si alterna con Jordan sullo sgabello. Detto tutto questo ci possiamo tranquillante sparare una novantina di minuti di blues and soul dal vivo come solo Robert Cray sa fare: è pur vero che nella sua discografia in studio ci sono stati alti e bassi, comunque da quando è arrivato alla Provogue solo album eccellenti, ma in concerto il nostro amico è sempre stato una forza della natura e questo ennesimo disco Live è uno dei suoi migliori in assoluto. Shiver e Love Gone To Waste, presi dalle prove, danno subito una idea di quello che ci aspetta, poi seguono delle versioni da antologia di I’ll Always Remember You e di una intensa e sofferta Your Good Thing Is About To End, con la stupenda voce soul di Cray e la chitarra Fender dal suono cristallino e ricco di feeling, tecnica e forza, come il suo maestro e mentore Albert Collins gli ha insegnato,  ci deliziano come nel blues contemporaneo è difficile riscontrare. Le locations si susseguono, quattro diverse come ricorda il titolo, al Belly Up di Aspen arriva Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds per una versione fantastica della loro Wrap It Up, senza dimenticare che i musicisti impiegati ai fiati sono Trevor Lawrence, Steve Madaio e Tom Scott, non certo i primi che passano per strada https://www.youtube.com/watch?v=uuAf7lJFAD0 .

Tra gli ospiti, all’armonica appare anche il leggendario Lee Oskar dei War. Per inciso, come ricorda lo stesso Robert nelle interviste del video, ormai il nostro amico non è più un giovanissimo (62 anni compiuti all’inizio di agosto) e quindi oggi i giovani e le famiglie mostrano verso di lui la stessa deferenza che aveva il giovane Cray verso Buddy Guy & Junior Wells, Collins e gli altri grandi del Blues. Tornando al concerto Won’t Be Coming Home è una delle sue consuete blues ballads, ricche di soul e del suono limpido della sua chitarra, Smoking Gun, uno dei classici, viene dal concerto olandese, anche se il suono eighties fa un po’ a pugni con il lavoro ottimo della chitarra. Sittin’ On Top Of The World è quella con Lee Oskar all’armonica, una versione rispettosa ma ricca di fuoco https://www.youtube.com/watch?v=sORnx51VECA , mentre Two Steps From The World, molto bella, viene da Twenty, a conferma che il concerto va a pescare in tutta la produzione, nuova e vecchia, e non manca, con l’introduzione di Clapton che ricorda di averla incisa per August, Bad Influence, un brano che come puntualizza lo stesso Eric ha qualche parentela con il repertorio dei Dire Straits dell’epoca, gran bella canzone.

Altro classico di Cray, These Things, versione tirata e ad altissima densità chitarristica, prima di entrare nella fase finale con un trittico fantastico, Right Next Door (Because Of Me) viene da Strong Persuader, il suo album più celebre ed è una classica canzone tra soul e blues, tipicamente alla Robert Cray, chiamiamolo contemporary blues, con la solista che si lancia in saliscendi vorticosi di inarrivabile tecnica chitarristica, anche The Forecast (Calls For Pain) come These Things, viene da Midnight Stroll, e con i fiati sincopati ci rimanda a quel Memphis Soul & blues tanto amato dal nostro (Otis Redding un altro mito che Cray ricorda a tratti nel timbro vocale), infine, a chiudere, Time Makes Two, altra ballata che unisce i due amori di Robert Cray, la soul music e il blues, esecuzione fantastica, come peraltro in tutto il concerto https://www.youtube.com/watch?v=uuAf7lJFAD0 . Si dice spesso, ma per questa volta (non la sola) si può dire: imperdibile!

Bruno Conti