Si E’ Fatto Quel Periodo Dell’Anno. Rassegna Books & Blues A Casale Monferrato Dal 19 Al 22 Ottobre 2017.

Books&Blues-loc.2017 Loncandina 1jpg

Come tutti gli anni ricevo da Paolo Bonfanti, che ne è il direttore artistico (insieme a molti altri che organizzano l’evento) il programma della rassegna Books & Blues che si svolge nella seconda metà di ottobre in quel di Casale Monferrato, provincia di Alessandra. Il musicista genovese (da parecchio trapiantato in Piemonte, e non credo parente, sia pure alla lontana, ma glielo chiederò, di Marcus Bonfanti, il nuovo chitarrista inglese dei Ten Years After, di cui prossimamente sul Blog) organizza con i suoi collaboratori e amici questi eventi a tema: il titolo di questa VIII edizione è Me and the Devil: i buoni e i cattivi, dalla musica al cinema”. e in quattro serate che si svolgono all’interno dei locali della Libreria Labirinto a Casale Monferrato (AL) in via B. Sangiorgio, 4, dal 19 al 22 ottobre verrà sviscerato il tema di quest’anno, con diversi ospiti.

La prima serata, cioè giovedì 19 ottobre, vedrà la presenza di Aldo De Scalzi, musicista genovese (con la “ragione sociale” Pivio e Aldo De Scalzi, autori di colonne sonore dagli anni ’90 a oggi e non credo siano sono parenti): mentre invece Aldo è il fratello di Vittorio De Scalzi, fondatore dei New Trolls, e a sua volta nel gruppo progressive anni ’70 dei Picchio Dal Pozzo. Quindi ovviamente si parlerà (e si suonerà) di musica da cinema, con il recente vincitore del Soundtrack Stars Award 2017 di Venezia 74, con la colonna sonora del musical Ammore e Malavita dei Manetti Bros. De Scalzi si esibirà insieme al percussionista Alessandro Pelle, mentre Paolo Bonfanti sarà l’anfitrione della serata. 

Venerdì 20 ottobre, sempre alla 21.15, concerto di Kathy Kallick & Friends, dalla California per uno show di  musica bluegrass e folk; i friends sono: alla chitarra Paolo Bonfanti, al mandolino Martino Coppo, alla fisarmonica Roberto Bongianino e al basso Nicola Bruno.

Sabato 20 ottobre, ancora alla 21.15, serata denominata “Mandomania”, ovviamente dedicata al mandolino, con Tony Williamson, che viene dal Piedmont, North Carolina Martino Coppo, impegnati a duellare fino all’ultima nota con i loro strumenti.

Infine Domenica 22 alle 17.30, presentazione del CD, interamente strumentale Indifeso di Reno Brandoni e del libro Il Re Del Blues, dedicato a Robert Johnson.

Quindi se nel prossimo fine settimana “allungato” vi trovate a passare da quelle parti, oppure, meglio ancora, se volete organizzare una full immersion nella musica e nei libri, sapete dove andare, per ulteriori informazioni https://it-it.facebook.com/booksandbluescasale/

Bruno Conti

Buone Azioni Natalizie: Il CD Dal Vivo Di Paolo Bonfanti Back Home Alive Potrebbe Diventare Un Doppio Vinile. Sta A Voi!

BHA-DBLPB.B.Bonfa

Qualche mese fa è uscito un eccellente CD dal vivo di Paolo Bonfanti con la sua band, intitolato Back Home Alive, di cui vi avevo parlato in termini più che lusinghieri sia sul Buscadero che sul Blog http://discoclub.myblog.it/2015/09/07/la-via-italiana-al-blues-1-paolo-bonfanti-back-home-alive/. Ora Paolo ( a sua volta sollecitato da fans e fedelissimi del vinile) mi sollecita a parlarvi di una iniziativa di crowdfunding (mi raccomando la d!) che vorrebbe intraprendere per pubblicare anche in doppio vinile il resoconto della serata in quel di Casale Monferrato il 28 febbraio scorso. Ovviamente la procedura per stampare il disco costa e queste iniziative di autofinanziamento hanno comunque delle regole temporali da seguire: per cui il 15 novembre, giorno del suo 55° compleanno (gli anni passano per tutti, mio caro!) il nostro buon Paolo Bonfanti lancia attraverso il suo Fans Club la campagna di raccolta fondi, o come dice lui da buon ligure “a culetta”!

Come ci viene ricordato, nel lontano 1989 i Big Fat Mama, la sua band di allora, pubblicava il suo terzo ed ultimo LP: un vinile doppio dal vivo. Ora si vorrebbe ripetere quella esperienza attraverso questo doppio vinile, alta qualità 180 grammi e con due bonus tracks rispetto alla versione in CD, Exile on Backstreets e You Got to Lose. Il tutto viene affidato alla piattaforma digitale Be Crowdy, la stessa che avevano usato i Gang per il loro Sangue E Cenere. Come ricorda il comunicato stampa che mi è stato gentilmente fornito: per tutte le donazioni, (dai 5,00€ in su),  sono previste ricompense di vario genere e valore, dal semplice “grazie” all’house concert, dalle magliette al diventare veri e propri sponsor, con tanto di logo sulla confezione.

paolo bonfanti back home alive 1

Quindi se volete aderire all’iniziativa non vi resta che cliccare su questo link https://www.becrowdy.com/back-home-alive e leggere come fare a partecipare alla raccolta fondi. L’obiettivo è raggiungere gli 8.000 euro, nel momento in cui scrivo (la data la vedete ad inizio Post) sono arrivati a 1.555 euro, e mancano 39 giorni. Quindi se siete nell’ordine, amanti della buona musica (e qui ce n’è tanta), più nello specifico del Blues (ma non solo) e ancora di più di Paolo Bonfanti e del vecchio vinile, non devo dirvi altro. Se il vinile non fa più per voi, e non l’avete già fatto, potete comunque comprarvi il CD, che rimane sempre un gran bel dischetto. Il mio “dovere” di divulgare l’ho fatto ora sta a voi!

Bruno Conti

La Via Italiana Al Blues 1. Paolo Bonfanti – Back Home Alive

paolo bonfanti back home alive

Paolo Bonfanti – Back Home Alive – Club De Musique Records/IRD

Lo stato dell’arte del blues (e anche del rock) in Italia è alquanto strano. Ovviamente soprattutto per ciò che riguarda i praticanti in lingua inglese, raramente sui grandi giornali o in televisione, non certo per scarsa qualità quanto per il provincialismo al contrario di certa stampa italiana che li considera prodotti inferiori. E invece ci sono fior di artisti italiani che navigano in questo mare tempestoso del “non solo blues”: penso a gente come Paolo Bonfanti, di cui tra un attimo, la Gnola Blues Band, i Mandolin’ Brothers, in passato Treves (ma anche oggi, non è in pensione), Fabrizio Poggi, che in tempi recenti ci hanno regalato ottimi album tra blues, roots-rock, folk, country, rock vero e proprio, spesso con risultati nettamente superiori a quelli di moltissimi colleghi d’oltreoceano. Prendete questo Back Home Alive, partendo dai credits che riportano: produzione artistica Steve Berlin (proprio quello dei Los Lobos), mixaggio David Simon-Baker (fonico, sempre dal giro Los Lobos) e mastering di David Glasser ( sta curando le ristampe dei Grateful Dead per il cinquantenario), le foto sono di Guido Harari, altro italiano (ok è nato a Il Cairo!), famoso in tutto il mondo per le sue istantanee di Lou Reed, Zappa, in Italia De André, anche lui genovese come Bonfanti. Che tra gli ospiti di questa serata del 28 febbraio al Teatro Comunale di Casale Monferrato ha voluto anche l’appena citato “Puma di Lambrate”, più noto come Fabio Treves.

Il tutto esce per una piccola etichetta di Courmayeur, un prodotto di ottima qualità artistica sin dalla confezione molto curata. Ovviamente quello che conta principalmente è il contenuto musicale e anche in questo caso ci siamo in pieno. Accompagnato dal suo gruppo elettrico, Paolo Bonfanti, voce solista e chitarre, con Alessandro Pelle alla batteria e Nicola Bruno al basso, Roberto Bongianino all’accordion (per i non anglofili sarebbe la fisarmonica), strumento che dà un tocco inconsueto al sound, collocandolo a cavallo tra le paludi della Louisiana e i sobborghi di Los Angeles dei Los Lobos. Quindi tanto blues, “musica delle radici” naturalmente, ma anche rock potente e tirato, come è chiaro fin dall’iniziale The Seeker, un brano che porta la firma di Pete Townshend  e anche se non è tra i brani più famosi degli Who, ha comunque l’imprinting e la grinta della band inglese, granitici power riffs adattati ai suoni dei barrios di LA, con la chitarra di Paolo che corre veloce e ricca di inventiva sulle note di un pezzo che è puro classic rock. E’ un attimo e siamo dalle parti del Sud degli States, A Nickel And A Nail un vecchio pezzo di O.Wright, grande cantante soul della scuderia di Willie Mitchell, ma la canzone la facevano anche Roy Buchanan, Otis Clay, Billy Price (il cantante di Buchanan), Ruthie Foster in tempi recenti, non so Paolo da dove l’ha presa (poi gliel’ho chiesto e mi ha detto che conosceva l’originale) ma il pezzo ha mantenuto il suo spirito tra blues e soul. Terror Time, il primo brano “autoctono”, è un blues di quelli raffinati, alla Robben Ford o se preferite alla Mike Bloomfield, solista jazzy e il tocco della fisa che fa le veci delle tastiere o dell’armonica.

Hands Of A Gambler è una ballata mid-tempo, da storyteller, quasi springsteeniana, ma anche con uno spirito texano, con la fisarmonica alla Ponty Bone di Bongianino, mentre Second World, con la sua insinuante andatura funky-blues viene dal primo album solista di Paolo, On My Backdoor Someday, disco prodotto a Nashville nel 1992. In Takin’ A Break si vira di nuovo verso la forma canzone, mid-tempo, malinconica e struggente il giusto, per tornare al rock misto a blues o viceversa di Route One,  dove viene estratto il “collo di bottiglia” per una bella cavalcata nello slippin’ and slidin’ appunto a tempo di slide. I’m Just Tryin’ era sullo stesso disco ed è un R&R di quelli scatenati, alla Blasters, per non parlare solo dei classici, con la chitarra a pungere come si conviene. Time Ain’t Changed At All è una ballata dylaniana, una sorta di answer song che ci dice che i tempi purtroppo non sono cambiati per niente, ma almeno questo valzerone è una bellissima canzone. Guard My Heart è un omaggio ai Nighthawks di Mark Wenner, altro grande armonicista ed è l’occasione per portare sul palco Fabio Treves per una rimpatriata a tempo di boogie. Slow Blues For Bruno, dall’ultimo eccellente disco Exile On Backstreets non è dedicata al sottoscritto, ma è il classico lentone blues strumentale dove Paolo Bonfanti mette tutto quello che ha nella sua chitarra per dedicarci un assolo che rivaleggia con quelli dei grandi dello strumento e anche Bongianino non scherza con il suo accordion. E per concludere in bellezza, una ottima versione di Franklin Tower, in puro Grateful Dead style, per ricordare i 50 anni della band di Garcia e Co in bello stile: bella musica e bella serata, disponibile per tutti da gustare.

Bruno Conti

Valorosi Bluesmen Italiani Sempre Più “Vivi”! Paolo Bonfanti -Back Home Alive

paolo bonfanti back home alive

Vi aveo annunciato, qualche giorno prima della fine di febbraio, la data in cui sarebbe stato registrato questo concerto dal vivo, in quel di Casale Monferrato al Teatro Comunale, proprio il 28 febbraio. Ora il CD è disponibile, è stato pubblicato dalla Club De Musique Records/Distr. IRD, si chiama Back Home Alive e vede l’ottimo Paolo rivisitare parte del suo vecchio catalogo, anche con alcune puntatine nel songbook degli Who, dei Nighthawks (con Fabio Treves all’armonica) e dei Grateful Dead. Il concerto è molto buono (lui è uno dei migliori italiani del “non solo blues”) e quindi anche il relativo dischetto, e il resoconto completo lo leggerete prima sul prossimo Buscadero (come sapete scrivo pure lì)! Nell’attesa vi ricordo le date del tour di Paolo per i mesi di Luglio, quello che resta, e agosto. Non mancate, perché lui è bravo, e gli piace pure John Hiatt (ci siamo incontrati a Milano al concerto e abbiamo fatto quattro chiacchiere):

Luglio 2015

Sab 18 – Duo w/R. Bongianino + Red Wine – Limone P.te (CN) – piazza d. Municipio
Dom 19 – Solo – Baveno (NO) – Festambiente (Circolo ARCI)
Ven 24 – w/ F. Marza Band (special guest) – Ruffano (LE) – Ruffano Blues Festival
Sab 25 – Trio – Roddino (CN) – “C’era una volta Matarìa d’ Langa”
Gio 30 – w/ Slow Feet – Genova – Porto Antico
Ven 31 – Trio – Riva Trigoso (GE) – Borgo Renà

Agosto 2015

Sab 1 – Band – Serralunga di Crea – fraz. Madonnina (AL) – p.zza L. e C. Balbo
Mar 4 – Duo w/ R. Bongianino – L’Aquila – “Blues sotto le stelle”
Gio 6 – Trio – Albenga (SV) – “Live in Albenga” (p.zza S. Domenico)
Sab 8 – w/ M. Coppo – Bolbeno (TN) –
Dom 16 – Trio – Oristano – Blues Festival
Lun 17 – Trio – Budoni (OT) – piazza
Mar 18 – Trio – Porto Torres – “Trittico di Mare” (loc. Il Ponte-Balai)
Gio 20 – Duo w/ A. Pelle – Vinadio (CN) – “Fortissimo”
Ven 21 – Solo – Lavagna (GE) – Genoa Club (v. G.B. Campodonico 58)
Dom 30 – Band – Varazze (SV) – Porto

Alla prossima.

Bruno Conti

Prossimamente Concerto E Nuovo Disco Live! Paolo Bonfanti Band – Back Home Alive

ManifestinoBHA

Come vedete dal manifesto riproposto qui sopra, sabato 28 febbraio in quel di Casale Monferrato al Teatro Municipale ci sarà un concerto della Paolo Bonfanti Band, questa è la notizia: quella buona è che la serata verrà registrata e diventerà un CD dal vivo, Back Home Alive, il primo dal lontano 1995 (cos’ mi ha detto Paolo, ma a me pareva fosse del 1996) quando uscì Tryn’to keep the whole thing rockin’ per la Club De Musique, l’ultimo Live dell’artista genovese (prima ce ne era stato uno con i Big Fat Mama e, per essere precisi, The Chosen Few del 2006 conteneva un DVD dal vivo con 5 brani). La notizia meno buona (di certo non “cattiva” per loro) è che il concerto è sold out, quindi non credo valga la pena di sobbarcarsi un viaggio fin laggiù o lassù, con il rischio molto concreto di rimanere fuori, ma se volete provare…

In nome del rapporto di amicizia epistolare via mail instaurato con Paolo mi permetto di segnalarvi la notizia anche in virtù del fatto che poi uscirà questo Live che, già a prescindere, si presume sarà ottimo, soprattutto dopo gli eccellenti risultati qualitativi degli ultimi due dischi di Bonfanti: Exile On Backstreets di fine 2013 http://discoclub.myblog.it/2013/10/16/italiani-per-caso-da-genova-paolo-5731139/ e quello acustico con Martino Coppo Friend Of A friend http://discoclub.myblog.it/2014/06/27/italiani-paolo-bonfanti-martino-coppo-friend-of-friend/, che vi ricordo nel caso ve li siate persi, visto che trattasi di ottimi dischi, schiacciate i link qui sopra e leggete perché!

Naturalmente quando verrà pubblicato l’album sarà mia cura tenervi informati e recensirlo con il giusto spazio che merita questo artista, italiano di nascita, ma internazionale per estrazione musicale. D’altronde anche il Concerto di Capodanno da Vienna viene pubblicizzato discograficamente già da prima che venga registrato, quindi perché non farlo anche in questa occasione: con Paolo Bonfanti, chitarra e voce saranno sul palco Roberto Bongianino (fisarmonica  e chitarra), Nicola Bruno (basso) e Alessandro Pelle (batteria) e non si escludono ospiti a sorpresa, annuncia il comunicato stampa. In ogni caso sarà un’otttima serata di rock e blues, garantisco! Intanto godetevi i tre video preparativi dell’evento che trovate sopra.

Bruno Conti

Il Meglio Del 2014 Di E Secondo Alcuni Gruppi E Solisti “Italiani Per Caso”: Ed Abbiati + Lowlands, Mandolin’ Brothers, Cheap Wine, Paolo Bonfanti, Fabrizio Poggi & Chicken Mambo, Fargo (Ex Psychic Twins)

Abbiati Cacavas Me And The Devillowlands love etc

La Domenica del Disco Club, supplemento festivo (di solito sono quelli più lunghi)! Il Meglio del 2014, altre classifiche.

Nel primo Post dedicato a questi resoconti di fine anno mi ero ripromesso di segnalare anche alcuni dei migliori dischi di artisti italiani (sia pure di chiara impostazione angloamericana) che mi era capitato di ascoltare nel corso dell’annata! Poi mi è venuta l’idea di ampliare la cosa e di chiedere anche a loro quali sono stati i dischi, i concerti o qualche evento e libro che hanno apprezzato in questo 2014 che sta per per finire e che, come è il fine ultimo di queste liste, magari vi farà scoprire qualche disco interessante che non conoscete o vi era sfuggito nel corso dell’anno. E’ stato un processo laborioso e particolare di cui vi presento ora i risultati. La differente lunghezza delle loro risposte dipende anche dal quantitativo di dischi (e altro) che mi hanno segnalato: per esempio Marco Diamantini dei Cheap Wine solo due album e un concerto. Se notate un certo conflitto d’interessi nelle varie liste (cioè molti di loro si segnalano a vicenda, ovviamente non è casuale, ma va benissimo, visto che si tratta di stima reciproca e le vendite, purtroppo, non schizzano al cielo, anche se si cerca di aiutare sempre). I loro dischi viceversa (sta diventando complicato?) sono quelli che ho scelto io come “migliori del 2014). Come a scuola (e c’è chi è più fortunato) procediamo per ordine alfabetico). Quindi tra i dischi migliori usciti vi segnalo sia il CD di Edward Abbiati & Chris Cacavas Me And The Devil http://discoclub.myblog.it/2014/06/02/accoppiata-anglo-italo-americana-quel-pavia-chris-cacavas-ed-abbiati-me-and-the-devil/ , quanto il disco dei Lowlands Love, Etc. http://discoclub.myblog.it/2014/11/21/continua-linvasione-delle-band-pavesi-lowlands-love-etc-disco-concerto/ , mentre questa è la lista “commentata” del meglio del 2014 di Ed (con il quale ho fatto una chiacchierata/Intervista alcuni giorni orsono che mi riprometto di pubblicare sul Blog quanto prima, operazione che spero di ripetere anche con Jimmy Ragazzon e altri, visto che la buona musica “italiana” va incentivata): già che ci siete ai link trovate anche quanto scritto dal sottoscritto sul Blog relativamente a questi album. Partiamo: Buona Lettura!

Ed Abbiati Best Of 2014

Questi li ho ascoltati tanto e con tanto piacere… non sto a dire se sono migliori o peggiori ma sono quelli che mi sono piaciuti!!

 I dischi che ho sentito ed ascoltato di più quest’anno.

Ne ho presi pochi pochi e non ho ancora sentito quello di Lucinda che probabilmente sarebbe in top 3!

cheap wine beggar town.

  1. Cheap Wine “Beggar Town” –  il disco che ho ascoltato di più e con più piacere quest’anno. Profondo ed ampio. E’ il loro disco che apprezzo di più. Meriterebbero più vento nelle loro vele.

https://www.youtube.com/watch?v=Q4dl5T8GXwc

phil cody cody sings zevon

Phil Cody “Phil sings Warren Zevon” – il principale compagno di viaggio per tutta l’estate. La sua “Mutineer” è più bella dell’originale. Bella scelta di brani e grande rispetto per le canzoni.

https://www.youtube.com/watch?v=VuFI4gwoKBY

stiv cantarelli banks of the lea

Stiv Cantarelli & The Silent Strangers “Banks of Lea” – ex compare di etichetta UK, tre dischi bellissimi uno dopo l’altro. Come fare Blues senza sembrare di impersonare qualcun’altro…The real deal.

https://www.youtube.com/watch?v=suYES-nnFco

sinead o'connor i'm not bossy

Sinead O’Connor “I’m not Bossy, I’m the Boss” – Sinead è una vera fuoriclasse sia nelle interpretazioni che nella scrittura. Qui mi ha sorpreso per l’energia e l’onestà con cui si mostra. “Take Me To Church” è un inno incredibile. “Ho fatto cosi tante cose brutte che fa male…”

https://www.youtube.com/watch?v=jMzY_KQIKjU (video dell’anno!)

mandolin' brothers far out

Mandolin’ Brothers “Far Out” – il miglior disco dei Mandolin. Punto. Hey Senorita e Circus avrei voluto scriverle io!  https://www.youtube.com/watch?v=6_AdZMuZQJg

Marah-presents-mountain-minstrelsy

Marah “Presents Mountain Minstrelsy Of Pennsylvania” – il talento di Dave Bielanko è talmente ampio che nonostante una serie incredibile di occasioni sprecate continua a tornare a galla e ad essere originale e vitale. Testi del 18mo secolo, e una folk band che ha più punk nelle vene di tutta quanta New York oggi. https://www.youtube.com/watch?v=JrtooewzJxw

*NDB Io questo fisicamente come CD non l’ho mai visto, solo per il download, però mi fido di Ed

joe henry invisble hour

Joe Henry “Invisible Hour” – quando ho saputo che era un disco folk con archi e fiati ho pronunciato parole da non ripetere davanti alle mie figlie. Sentendo il disco ho pensato che fosse una delle cose più belle sentite negli ultimi anni

https://www.youtube.com/watch?v=cRp1w8Zqr4g

war on drugs lost

The War on Drugs “Lost in the Dream” – trovai  il loro disco d’esordio nel 2009 a un euro in un negozio di Bruges. Lo presi per la copertina e mi innamorai della band. Quel disco fu uno dei riferimenti quando mixai il disco “Beyond” (A Philly proprio!). Questo disco li ha elevati all’attenzione di tutti. E’ bello vedere che un bel disco renda più nota una band. https://www.youtube.com/watch?v=vkLOg252KRE

matthew ryan boxers

Matthew Ryan “Boxers” –  sono un fan di Matthew dall’esordi. Uno di quelli che ascolto a ogni uscita. Contiene per me la canzone più bella dell’anno: “Until Kingdom Come”

https://www.youtube.com/watch?v=5hr9CfxTko8

alessandro battistini cosmic sessions

Alessandro Battistini “Cosmic Sessions” – Conosco Ale dai tempi dei Mojo Filter del mio amico Carlo Lancini. Questo disco mi ha sorpreso per la sua soffice e tranquilla originalità. Senza trucchi il disco si fa sentire e risentire. Un bel “summer album”  https://www.youtube.com/watch?v=d-mRxLn-IHs

anthony d'amato the shipwreck

10bis: Anthony D’amato “The Shipwreck from the Shore” – regalo natalizio di Rigo. Molto molto bello. The Nu-Folk movement grows and grows… https://www.youtube.com/watch?v=blLNXFyD2PE

*NDB Non conosco, sentito solo dei pezzetti, mi fido di Ed e c’è comunque il link

bruce springsteen high hopes

Last but not least, quest’anno Springsteen ha fatto uscire un disco di scarti (Da The Rising fino al più recente). Molti pezzi minori (infatti scartati in precedenza) ma vedendo in questa fine d’anno molti accanirsi su questo disco (ok) e su di lui come autore (mmmm…), e parecchi di questi sono songwriters pure, dico che personalmente sono felice che sia uscito anche solo per questa canzone. E che mi piacerebbe sognare di arrivare a tali vette un giorno. Chi tenta di scrivere canzoni dovrebbe avere un pò di orecchio e rispetto per un mastro compositore di canzoni.  https://www.youtube.com/watch?v=j3m0BXVKPu0

Film dell’anno?

Lego Movie & Dragon Trainer 2

The Complete Basement Tapes, ma magari…

Merry Xmas from Lowlands!!

https://www.youtube.com/watch?v=0ral3hh3Ycw

Ed Abbiati

 

cheap wine beggar town

Marco Diamantini è stato molto succinto e parco di parole, questo è quanto:

Dischi: “Me and the devil” (Ed Abbiati & Chris Cacavas), “Love Etc.” (Lowlands).
Concerto: Neil Young (Barolo).
Tanti auguri di buone feste.
Marco Diamantini

Comunque l’album dei Cheap Wine rimane un signor disco http://discoclub.myblog.it/2014/10/06/il-grande-rock-abita-anche-italia-molto-tempo-cheap-wine-beggar-town-album-concerto/

paolo bonfanti exiledigipack NP 0035 bonfanti 8213.cdr

In effetti in ordine alfabetico veniva prima Paolo Bonfanti, quindi per farmi perdonare oltre a Friend Of A Friend disco acustico registrato in coppia con Martino Coppo http://discoclub.myblog.it/2014/06/27/italiani-paolo-bonfanti-martino-coppo-friend-of-friend/ , vi ricordo anche quello elettrico Exile On Backstreets uscito sul finire del 2013 http://discoclub.myblog.it/2013/10/16/italiani-per-caso-da-genova-paolo-5731139/

E queste le scelte di Paolo arrivate in due parti, prima concerti e libri, poi un ripensamento discografico:

Eccomi qui!
In realtà anch’io poca roba: due concerti che ho visto soprattutto per valore affettivo, gli Eagles a Lucca e Crosby a Como; e un po’ di libri riguardanti le mie ultime manie, fisica e matematica! (da uno che già con le tabelline ha il suo bel daffare è abbastanza pazzesco!), “L’Universo Matematico” di Max Tegmark, “La Natura non è come ci appare” di Carlo Rovelli e “La rinascita del tempo” di Lee Smolin.
Magari se elenco anche qualche cd sarebbe meglio!
Eccoli:
david crosby croz
DAVI D CROSBY – “CROZ”
john hiatt terms of my surrender
JOHN HIATT – “TERMS OF MY SURRENDER”
john mellencamp trouble no more live at town hall
JOHN MELLENCAMP – ” TROUBLE NO MORE. LIVE AT TOWN HALL”
mavis staples we'll never
MAVIS STAPLES – “WE’LL NEVER TURN BACK” *NDB Sarebbe del 2007, ma si accettano anche scoperte tardive!
csny1974cover
CSN&Y – 1974
Paolo Bonfanti
mandolin' brothers far out
Come ebbe a dire lo stesso Jimmy Ragazzon nella sua recensione sul blog relativa al disco di Jono Manson, “Conflitto d’interessi?…What? http://discoclub.myblog.it/2014/03/14/conflitto-interessi-what-jono-manson-angels-on-the-other-side/, quindi mi accodo anch’io e pubblico il resoconto di un “collaboratore” saltuario, ma sempre molto gradito, del Blog (imminente una sua recensione di uno dei suoi prescelti tra i migliori, così devi lavorare, vero Jimmy?).

Premettendo che ho avuto davvero poco tempo per ascoltare, ecco  i miei preferiti:

Top Ten 2014:

bob dylan basement tapes complete

Bob Dylan & The Band: The Basement Tapes – Complete

joe henry invisble hour

Joe Henry: Invisible Hour

dave & phil alvin common ground

Dave & Phil Alvin: Common Ground

gary clark jr live

Gary Clark Jr. : Live

lucinda williams down where

Lucinda Williams: Down Where The Sprit Meets The Bone

captain beefheart sun zoom spark

Captain Beefheart & His Magic Band: Sun Zoom Spark

david crosby live at the matrix

David Crosby: Live At The Matrix 1970  in attesa di recensione

ian hunter rant band live uk

Ian Hunter & The Rant Band: Live In The UK 2010

jono manson angels

Jono Manson: Angels On The Other Side

richard lindgren sundown

Richard Lindgren: Sundown On A Lemon Tree

 

Album Italiano

Abbiati Cacavas Me And The Devil

Chris Cacavas & Edward Abbiati:  Me And The Devil

 

Concerto

 

Dave & Phil Alvin – Gallarate

 

Libro

 

James Lee Burke: Wayfaring Stranger  –  Orion Books

brothers keeper todd meadows

Canzone dell’Anno:
 
Brothers Keeper: Bring The Man Down

Jimmy Ragazzon

FargoFrontCoverCD_low

E per finire ecco i Fargo (che erano i Psychic Twins http://discoclub.myblog.it/2014/05/19/quindi-ci-siamo-album-2-concerto-psychic-twins-small-world-black-and-white/, ma sono sempre loro): Fabrizio “Fargo” Friggione compone le musica e Massimo Monti scrive i testi e quindi ha “scritto” anche la lista dei loro dischi migliori dell’anno) :

Best Of 2014 Fargo

david crosby croz

David Crosby CROZ

lucinda williams down where

Lucinda Williams WHERE THE SPIRIT MEETS THE BONE

foo fighfers sonic

Foo Fighters SONIC HIGHWAYS

jackson browne standing in the breach

Jackson Browne STANDING IN THE BREACH 

johnny winter step back

Johnny Winter STEP BACK

bob seger ride out

Bob Seger RIDE OUT

Massimo Monti

E questo è l’altro ex gemello psichico (questa volta non monozigote):

David Crosby CROZ

Foo Fighters SONIC hIGHWAYS

paolo nutini caustic love

Paolo Nutini CAUSTIC LOVE https://www.youtube.com/watch?v=ELKbtFljucQ

dr. john ske-dat-de-dat the spirit of satch

Dr. John SKE-DAT-DE-DAT THE SPIRIT OF SATCH https://www.youtube.com/watch?v=Ab23oyKYc4w

ray lamontagne supernova

Ray LaMontagne SUPERNOVA

https://www.youtube.com/watch?v=C4AgBwQyGq4

Mi scuso se eventualmente il tutto può risultare un po’ confuso, ma ho dovuto fare l’editing di molte cose scritte con sistemi e in date diverse, con aggiunte e ripensamenti e non essendo un tecnico forse il risultato non è perfetto, comunque spero accettabile.

Direi che per oggi è tutto, nei prossimi giorni altre liste.

Bruno Conti

 

 

 

Sempre Da Genova E Dintorni, Con Passione! La Rosa Tatuata – Scarpe

la rosa tatuata scarpe

La Rosa Tatuata – Scarpe – Club De Musique/IRD

Continuiamo questo excursus su alcune uscite discografiche di musicisti italiani rock “indipendenti”, in tutti i sensi, ma soprattutto dal mainstream della musica leggera italiana. Di solito nel Blog, come avrete notato, non appaiono, per usare un eufemismo, molti dischi cantati in italiano,  artisti del Bel Paese, soprattutto ultimamente, alcuni ne passano, anche perché fa piacere spargere ll verbo della buona musica e di alcuni di questi album mi hanno chiesto di parlarne, quindi, se mi piacciono, provvedo più che volentieri, se no non ne sentireste neppure parlare, le recensioni negative non mi piacciono, piuttosto lascio perdere. Giusto ieri, sul Blog, avete visto la recensione del disco di Paolo Bonfanti e Martino Coppo, ebbene tutti e due sono presenti anche in questo Scarpe della band genovese La Rosa Tatuata, il secondo ospite al mandolino in un brano, Tutto quello che arriverà, il primo come co-produttore storico del gruppo, ma anche come musicista e cantante aggiunto nel nuovo disco. E’ una collaborazione che risale a molti anni indietro, quando nel gruppo militava ancora il membro fondatore della band, Max Parodi, scomparso nel 2008 per un infarto, a soli 38 anni https://www.youtube.com/watch?v=aTlkAPyicY4 . Bonfanti, genovese pure lui, ha prodotto i tre precedenti lavori della band, Al Centro Del Temporale del 1998, Bandiera genovese del 2001 e Caino del 2006. Ma il gruppo esisteva già dal 1992, e nel 1993, tra una collaborazione e l’altra con Bonfanti e Massimo Bubola, aveva già pubblicato un primo mini-album, Prigionieri del rock & roll, dove, almeno nel titolo, ma non solo, si respirava aria di Bruce.

la rosa tatuata

Proprio il rock classico americano, la scuola dei cantautori genovesi, ma anche veronesi (Bubola viene da lì), il combat folk-rock di gente come Modena City Ramblers e Gang (con cui hanno collaborato in passato) sono tra le influenze vestite con orgoglio dalla band, che nel corso degli anni ha avuto vari cambi di organico, alcuni forzati ed immagino abbia dovuto fare anche i conti con la difficile situazione del mercato discografico, sempre più deteriorata con il passare del tempo, otto anni tra un disco e l’altro non sono uno scherzo, comunque ce l’hanno fatta e questo nuovo Scarpe è un buon esempio di rock che è sì in italiano, ma allo stesso tempo di chiara matrice anglosassone https://www.youtube.com/watch?v=Y-m-K7bBmZk . Terre Di Confine, con Bonfanti ai cori, Bongianino alla fisarmonica, Claudio De Angeli dei Birkin Tree alla chitarra acustica, ha un sound che mescola folk, la canzone d’autore di Bubola, De Andrè, Guccini con il classico rock di Pogues, Steve Earle, i Men They Couldn’t Hang e certe cose più rock dei Modena City Ramblers. Ogni Notte D’estate, è un brano decisamente più rock, suono tra Mellencamp e Springsteen, sempre con in evidenza la bella voce di Giorgio Ravera, che oltre ad essere l’autore di testi e musiche, suona l’elettrica ed è il leader del gruppo, ben spalleggiato da Massimo Oliviero, l’altro chitarrista, qui anche al mandolino, che ingentilisce il sound della canzone, con un bel groove del basso di Nicola Bruno e della batteria di Massimiliano Di Fraia, a completare e a fare da collante anche l’organo di Andrea Manuelli. Ancora rock arrembante in Bei tempi andati, l’unico brano che porta la firma di Bonfanti, che la canta con Ravera e Filippo Sarti, forse siamo dalle parti del primo Ligabue e la musica del Boss, ma anche del Bubola più rockeggiante: ovviamente queste sono solo suggestioni e indicazioni suggerite al sottoscrito dall’ascolto, per una musica che ha comunque una sua dignità e un suo valore personale, simpatici i campionamenti di quella che sembra una tuba e il suono delle campane.

la rosa tatuata 1

Ancora rock incalzante per In Piena Luce, un bel testo poetico che parla di amori, viaggi marinari (sono pur sempre genovesi) e con un bel tappeto di chitarre elettriche ed acustiche ed un ritmo che può ricordare i primi Dire Straits di Mark Knopfler, sempre per dare dei punti di riferimento, non prendeteli per oro colato, solo come impressioni assolutamente personali di chi scrive. Molto bella Aprimi Le Ali, forse il brano migliore del disco, una ballata lirica, energica e ad ampio respiro, con la pedal steel di John Egenes (che ricordo in quasi tutti i dischi di Eliza Gilkyson ma anche con Jono Manson) e il sax di Sarti, che galleggiano sull’organo di Manuelli, mentre Ravera fornisce una delle più convincenti prove vocali dell’album https://www.youtube.com/watch?v=zM9yHLqdh9Q . Poi arriva il rock molto riffato e quasi sudista di In Fondo Allo Specchio, con Ravera e Bonfanti che si sfidano a colpi di solista e con l’armonica che fa capolino qui e là. Ancora rock italiano d’autore in una Tutto Quello Che Arriverà, arricchita dai mandolini di Coppo che aggiungono un’aria quasi country alle procedure, potremmo quasi definirla roots music italo-americana, per quella frammistione tra melodie nostrane e la tessitura musicale di tipico stampo rock. A Non C’è Più Fame partecipano David Frew,  vecchia chitarra solista degli irlandesi An Emotional Fish, band storica di inizio anni ’90 (quelli di Celebrate, la ricordate? Per i fans di Vasco, Gli Spari Sopra) e Trevor, cantante della band death metal genovese dei Sadist (?!), per un brano rock dalle ambientazioni sonore invece particolarmente raffinate.

la rosa tatuata 2

Danzando con i tuoi demoni, con il suono di varie chitarre stratificate che lo caratterizza, è una sorta di ballata mid-tempo, qualcosa che ricorda il giro soul di People Get Ready che poi si espande in un bel pezzo rock dalle melodie insinuanti, mentre Il Giardino Delle Rose Giganti, il brano dal testo più raffinato, ricercato e poetico, è anche una delle canzoni più ricche a livello sonoro, con un bell’intreccio di organo, pedal steel e chitarre varie. Scarpe è una specie di boogie R&R all’italiana, con tanto di pianino da saloon, a cura di Enrico Carpaneto,  mosso e divertito nella sua semplicità di fondo. Tutti cercano, di nuovo con in primo piano la fisarmonica di Bongianino, è una sorta di quadretto acustico e poetico alla Fabrizio De André, dolce e sognante, per concludere degnamente un piacevole disco, ricco di passione e impegno, probabilmente non salverà le sorti della discografia mondiale, ma mi sento di consigliarlo in quanto è in grado di garantire agli ascoltatori trequarti d’ora di onesto intrattenimento e nel desolante panorama italico attuale già non è poco!

Bruno Conti 

Ma Sono Veramente Italiani? Paolo Bonfanti & Martino Coppo – Friend Of A Friend

digipack NP 0035 bonfanti 8213.cdr

Paolo Bonfanti & Martino Coppo – Friend Of A Friend – Felmay

Mi sono fatto la domanda nel titolo (una variazione di quello usato per il  disco solo di Paolo) e, come prevede il “codice Marzullo”, mi do anche la risposta. Dai nomi, ovviamente sì, sono italiani, anzi genovesi e quindi propensi alla ricerca di nuovi e vecchi territori, ma dalla musica che esce dai solchi (sia pure virtuali) di questo Friend Of A Friend non si direbbe. In ogni caso, per quello che possiamo ascoltare in questo album, si dovrebbe parlare, se ci piacciono i paroloni, di afflato internazionale: Bonfanti e Coppo (o chi per essi) sul CD ci consigliano di catalogare il contenuto sotto la voce American Roots Music, quel genere che congloba bluegrass, country, blues, folk, cajun e la musica d’autore, e non si sbagliano. Fin qui nulla di strano, lo fanno in tantissimi. Il problema sta nel farlo bene, e loro lo fanno, come dimostra l’attività solista di Paolo Bonfanti (potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2013/10/16/italiani-per-caso-da-genova-paolo-5731139/, quello che ho scritto sul suo ultimo ottimo album) e quella di Martino Coppo con i Red Wine, storica formazione italiana di bluegrass https://www.youtube.com/watch?v=nJCEMV8nTqs , nella quale, negli anni ’80, militò anche Bonfanti, entrato per sostituire Beppe Gambetta, altro virtuoso del genere, dalla fama internazionale.

bonfanti e coppo 1

I due, armati dei rispettivi strumenti, il mandolino per Coppo e vari tipi di chitarra per Bonfanti, come è facilmente intuibile dalla foto di copertina non sono più dei giovanotti (ma neppure Jovanotti, per fortuna, mi scappa da dire) e quindi, forti di di una lunga militanza nella musica e di una amicizia altrettanto “storica”, hanno deciso di unire le forze per questo dischetto, Friend Of A Friend, che li vede alle prese con le loro passioni musicali. Il fatto che esca per una etichetta dal nome francese, la Felmay, situata nei pressi di Alessandria e che quello di Bonfanti sia uscito per la Club De Musique, gloriosa etichetta di Courmayeur, probabilmente è del tutto marginale, solo una piccola curiosità. Non marginale invece la scelta dei brani contenuti in questo disco di cui andiamo a parlare. Il CD, lo ammetto, è già uscito da qualche mese, ma come ebbe a dire il maestro Manzi, non è mai troppo tardi per parlarne. Si tratta di prodotti che necessitano di tutte le possibilità che è possibile mettere in campo per spargerne la conoscenza, in quanto assolutamente meritori di essere ascoltati da quanta più gente sia possibile raggiungere, sia da chi ama questo genere, magari un po’ di nicchia, ma qui siamo in un sito di carbonari, sia per i novizi. Il dischetto, oltre che sul sito dell’etichetta e nei negozi specializzati, stranamente, lo trovate anche su Amazon, per cui non avete scuse!

bonfanti 2

Nei suoi quattordici brani, parte materiale originale e parte cover scelte con gusto e competenza (e in cui riconosco parecchi dei miei ascolti), scorre la storia della musica americana, con una piccola capatina nella terra d’Irlanda e un paio di soste in quel di Genova, vicino a New Orleans. La canzone di apertura https://www.youtube.com/watch?v=IXJYDaxCaA4 , la title-track, dove accanto alla chitarra di Bonfanti (autore del brano) e al mandolino di Coppo, troviamo anche il basso elettrico di Lucas Bellotti, la fisarmonica di Roberto Bongianino e le percussioni di Alessandro Pelle, indica una strada che potrebbe essere interessante (ri)percorrere anche in futuro, una sorta di ballata country-grass che ci riporta a formazioni storiche come i Dillards, i Country Gazette ed altri, ma con la fisarmonica usata in alternativa al suono classico del violino, canzone molto piacevole ed accattivante che predispone subito all’ascolto del disco, anche in virtù della briosa interpretazione vocale. Tennesse Blues è il primo omaggio ai classici, nel caso un brano strumentale di Bill Monroe, dove i plettri volano a velocità supersoniche sui rispettivi strumenti, un poco come ci piaceva ai tempi ascoltare in dischi come il memorabile album di Norman Blake, Tut Taylor, Sam Bush, Vassar Clements e soci. Ok, qui sono solo in due, ma lo spirito è quello e l’improvvisazione è regina. Nell’ambito cantautori John Prine è uno dei più grandi, e Paradise è una delle sue canzoni più belle, qui viene riletta in una bella versione che lascia spazio anche agli interventi strumentali misurati ma pertinenti dei due protagonisti. Naturalmente non poteva mancare mastro Muddy Waters, in una inconsueta ma intensa versione per mandolino e acustica della sua Catfish Blues.

Coppo-01

Interessante anche l’idea di aggiungere alcuni versi in genovese ad un brano tradizionale tra i più conosciuti, Going Down The Road Feeling Bad, fatto da tutti, da Woody Guthrie ai Grateful Dead passando per Bill Monroe, versione ricca del picking dei due https://www.youtube.com/watch?v=aleGP3umGms , propensione poi ribadita nell’ottima Matilda’s Dance (una giga o un reel?), che profuma di Irlanda o comunque di folk celtico, come usava David Bromberg nei suoi dischi, ma anche i Fairport più acustici o Dan Ar Bras (mi è sembrato di cogliere un riff che sembra uscire da Thick As A Brick dei Jethro Tull, è possibile, o me lo sono sognato?) https://www.youtube.com/watch?v=T_tkpUA8JXM&feature=youtu.be . Anche quella dopo mi pare di conoscerla, Everybody Knows This Is Nowhere è sempre una grande canzone, elettrica alla Neil Young o acustica come in questa versione, l’importante è che ci siano l’immancabile falsetto e il la-la la-la-la, e quelli ci sono entrambi, che poi la versione sia pure bella, con piacevoli intrecci vocali, non guasta. Jesus On The Mainline è un altro super classico, anche se la versione non è elettrica come quella celeberrima di Ry Cooder, la slide (acustica) d’ordinanza non manca, i due se la cantano e se la suonano di gusto, e il supporto ritmico di basso e batteria ci sta a fagiuolo.

bonfanti e coppo 4

A seguire un trittico di composizioni originali di Paolo Bonfanti: I Got A Mind
è un’altra bellissima ballata molto evocativa, più acustica rispetto all’iniziale Friend of A Friend ma sempre di pari spessore qualititivo e pure Trains, senza tralasciare il solito intricato picking dei due, è un altro brano che utilizza la forma canzone nel migliore dei modi, mentre Dark and Lonesome Night è un altro vivace ed intricato pezzo a tempo di bluegrass. L’ultimo cantautore omaggiato dalla coppia è uno decisamente meno conosciuto, ma dal grande talento, David Wilcox, per reinterpretarne la brillante Rusty Old American Dream Coppo passa alla chitarra, riappare la slide, ma non cambiano i risultati, sempre eccellenti. Si può fare del cajun cantato in dialetto genovese? Certo, basta non dirlo a Zachary Richard che magari si inquieta: Via Da Zena è un altro esempio della formazione a cinque con fisa, che consiglierei di esplorare ancora in futuro, perché mi pare funzioni alla grande. E come direbbe quel nostro amico, Bringing It All Back Home, si conclude con una Wsm, che è l’acronimo di William Smith Monroe, per gli amici Bill, un ultimo brano strumentale che profuma anche di certe avventure di Jorma Kaukonen, tra Quah e gli Hot Tuna https://www.youtube.com/watch?v=oZFCiE2Pxe0 . Sono italiani, confermo, e questo disco è più bello del 70, ma diciamo 80%, di altri progetti omologhi che escono in giro per il mondo. E pensare che quel signore che è partito anche per poi “scoprire” questa musica, veniva dalla loro città.

Bruno Conti

Recuperi Di Fine Anno Parte 5 : Orgogliosamente Rock D’Autore Italiano! – Massimo Priviero – Ali di Libertà

massimo priviero ali di libertà

Massimo Priviero – Ali di Libertà – MPC Records/Self

Su Massimo Priviero, dopo 25 anni di carriera (è in pista dal 1988), e quindici dischi (con questo ultimo lavoro Ali di Libertà http://www.youtube.com/watch?v=o1g7VM5sPdQ ), per quanto mi riguarda, trovo ancora pertinente la famosa frase di Jon Landau (riferita a Bruce Springsteen) usata per lanciare il rocker del New Jersey ( voi trasportate a Jesolo!): ho visto il futuro del rock italiano, e il suo nome è Massimo Priviero. Una definizione impegnativa, alla quale Priviero non è riuscito, se non in piccola parte, a mantenere fede, ma che se non altro ha il merito di collocarlo all’interno di una tradizione sonora ben precisa (quella del più classico rock metropolitano a stelle e strisce), sviluppata sempre con estrema coerenza. Dopo una gavetta svoltasi in ambito locale, con formazioni rock e blues, e un breve periodo trascorso a suonare nelle stazioni delle metropolitane di alcune capitali europee, Massimo firma un contratto con la Wea, e il frutto del sodalizio è l’esordio con San Valentino(88) registrato a Londra (un buon esempio di cantautorato elettrico).

massimo priviero 1

Spinto dal relativo successo della canzone che dava il titolo all’album, per il lavoro successivo, Nessuna Resa Mai (90, viene chiamato Little Steven (allora ex colonna portante della E Street Band di Springsteen) nella doppia veste di ospite e produttore, mentre il seguente Rock in Italia (92) è realizzato in collaborazione con Massimo Bubola. Dopo due lavori interlocutori Non Mollare (94) e l’omonimo Priviero (98), seguono ancora delle buone produzioni, a partire da Poetika (01), Testimone (03) con cui si rinnova la collaborazione con Bubola, per poi passare all’Universal con cui incide Dolce Resistenza (06,) indi Rock & Poems (07), una colonna sonora Unbroken Ghost (08), Sulla Strada (09), lo splendido Rolling Live (10) e il recente Folkrock (12) condiviso con il bravissimo violinista Michele Gazich (un disco di cover, un atto d’amore verso la musica americana).

Lo accompagnano in questo nuovo viaggio musicale i fidati musicisti di sempre (tra cui il figlio Tommy), con ospiti importanti come il bravo Alex Cambise alle chitarre e mandolino, Paolo Bonfanti alla chitarra slide, il fisarmonicista Riccardo Maccabruni e il “pard” Michele Gazich al violino, per undici canzoni di spessore, che convivono fra rock e poesia. Il disco inizia con la potente  e coinvolgente title track Ali di Libertà, con l’armonica a segnare il percorso musicale, mentre il pianoforte di Onofrio Laviola accompagna la struggente Il Mare, seguita da un rock “stradaiolo” come Apri le Braccia. La chitarra slide di Paolo Bonfanti ruba la scena nel brano In Verità (con un riff che ricorda Thunder Road del Bosshttp://www.youtube.com/watch?v=BhGAEsSCEOI , mentre nella seguente Madre Proteggi, ritorna a proporsi la spiritualità di Priviero (dedicata alla Madonna di diverse categorie), per poi continuare con Occhi da Bambino con il figlio Tommy alla chitarra acustica e gli assoli di chitarra di Cambise e il violino straordinario di Gazich, un brano stupendo dove sgorga tutta l’anima di Massimo.

massimo priviero alzati

Si riparte con Alzati un potente e trascinante rock (perfetto per le esibizioni live) da suonare a tutto volume http://www.youtube.com/watch?v=M16t_LjdAnU , La Casa di mio Padre, una struggente ballata autobiografica, dove hanno un ruolo importante anche le voci di Lisa Petty e Deborah Bosio, mentre Io Sono Là è un brano cantato con forza e vigore, un grido di protesta in stile marcia militare, con chitarre, tastiere e fisarmonica che sviluppano un suono vibrante. L’album (purtroppo) si avvicina alla conclusione con le atmosfere irlandesi (la cornamusa e il tin whistle di Keith Eisdale) di Libera Terra, canzone epica divisa in due parti, La Forza e Il Sogno, una “sarabanda” musicale dove all’unisono si mescolano le anime rock di Springsteen e folk di Woody Guthrie, per poi terminare con una bonus track Bacio D’Addio,degna chiusura di questo manifesto artistico.

Con Ali di Libertà Priviero arriva alla perfetta quadratura del cerchio, in quanto ancora una volta si dimostra un bravo interprete, sia nelle ballate lente, sia nel rock più energico, e con il suo staff  e la presenza di ospiti eccellenti e perfettamente integrati, dà vita a dodici canzoni dove convivono (oltre al mestiere) rock e poesia. Massimo Priviero è un rocker (di quelli veri), uno che non molla, e anche se non ha mai venduto tonnellate di dischi, si è conquistato e mantenuto una sua “nicchia” e per quanto mi riguarda, ritornando alla famosa frase iniziale, Massimo è certamente il passato, il presente e ancora il futuro del rock italiano.

NDT: Questo CD può essere un regalo intelligente per le prossime festività natalizie, in alternativa a tanti stagionati e osannati cantanti dell’asfittica discografia italica.

Tino Montanari

Italiani Per Caso. Da Genova, Paolo Bonfanti Exile On Backstreets – Non Solo Blues.

paolo bonfanti exile.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Bonfanti – Exile On Backstreets – Club De Musique Records

E’ Rock, è blues, è musica di/da (canta)autore? Ardua questione, direi un po’ di tutto, ma soprattutto è un gran bel disco! Da solista dovrebbe essere l’11° disco di Paolo Bonfanti, ma se aggiungiamo Big Fat Mama (chi se li ricorda?) e collaborazioni varie, si superano abbondantemente le quindici uscite. Non male per un cinquantenne genovese che ha studiato alla Berklee School of Music e si è laureato al D.A.M.S. di Bologna con una tesi sul Blues, poi ci ha costruito una vita di musica intorno. Non sarà un disco di “vero” blues, perché sapete che c’è quella famosa teoria (smentita da decenni) che i bianchi, specie se europei (inglesi inclusi), non possono suonare la musica del diavolo, se poi sono italiani, mandolini e O’ Sole Mio, al massimo “Volare! Per fortuna, da un po’ di anni a questa parte, molti solisti e gruppi del Bel Paese se ne sbattono le balle di questo teorema e ci regalano fior di dischi, che, spesso e volentieri, sono meglio di quelli delle loro controparti americane, bianche o nere che siano.

E pensate che in America, ai Grammy, la categoria Blues è stata eliminata, conglobata nel settore “Americana” e Bonfanti, che se non lo sapeva forse se lo “sentiva, ha fatto un disco che rientra in questa fattispecie. Father’s Things, il brano che apre l’album, potrebbe essere una canzone di quando Springsteen usava la sezione fiati degli Asbury Jukes per unire il calore del soul al furore dei suoi pezzi rock (e dal vivo lo fa anche oggi, ogni tanto anche nei dischi), ma la slide che taglia in due il brano è tipicamente di Bonfanti e quindi blues. Break’em Chains sempre con una slide minacciosa e liquida, un tempo nereggiante e sincopato, ricorda molto il Cooder più rock-blues, quello di Bop Til You Drop, Borderline e Slide Area, miracolosamente tornato con l’ultimo Live In San Francisco. E non sono complimenti che faccio a casaccio. My baby can con il pianino saltellante di Henry Carpaneto e la chitarra “flat” ma sempre indaffaratissima di Bonfanti, è un blues più tradizionale con qualche reminiscenza del british blues frequentato anni fa.

Mentre Cards è un blues canonico, direi “ufficiale”, anche per la presenza di Fabio Treves all’armonica e di Marco Fecchio alla slide elettrica. Se chiudete gli occhi non vi trovate più nel New Mill Old Studio, che nonostante il nome è nei pressi di Genova o alla Libreria Labirinto di Casale Monferrato, dove è stato registrato il disco, ma in qualche fumoso locale di Chicago o Memphis. Black Glove è una sorta di political funky-rap-blues, con un florilegio di chitarre che spezzano la negritudine del brano e gli conferiscono un’aura più rock e leggermente sperimentale (e industriale)! Oh perbacco, cosa leggo, che sia per questo che me lo hanno dato da recensire, e che sarà mai questo Slow Blues For Bruno? Elementare Watson, un lungo strumentale dove la chitarra si divide la scena con uno strumento che non appare spesso in questo tipo di brani, la fisarmonica di Roberto Bongianino, bella idea ed ottima esecuzione di entrambi, a noi ci piace “O’ Blues”. Up To My Neck In You, dalle firme degli autori, A.Young, M.Young e B.Scott, non sembrerebbe un brano blues, sarà mica proprio quella? Ma sì che sono loro, gli AC/DC di Powerage, e quel B. sta per Bon (Scott), Bon(fanti) e soci, con “Rigo” Righetti che pompa il suo basso, lo trasformano in bel rock-blues duro e puro.

I’ll Never Get Out Of This World Alive profuma di  country, per via della pedal steel di John Egenes, ma anche perché l’ha scritta Hank Williams, però ci sono elementi cajun per via della fisarmonica e se devo dirla tutta mi ricorda anche il country’n’roll del vecchio Commander Cody. A questo punto un bel brano Claptoniano, di quelli vintage di Manolenta, ci sta proprio bene, l’occasione per affilare di nuovo la chitarra in una sapida Take Me Out che rispolvera anche un bel trio di voci femminili di supporto, come nei dischi belli degli anni ’70 del vecchio Enrico. E per la bellissima rock ballad che dà il titolo alla raccolta, tutti insieme appassionatamente, fiati, voci femminili, un bell’organo d’ordinanza, un sax à la Clarence e una voce più Bruce di Bruce, d’altronde se il brano si intitola Exile On Backstreets ci sarà un motivo, o no? Bello anche il testo della canzone. Poi, già che si è incazzato di gusto, per concludere il tutto, una I Hate The Capitalist System, un brano che viene dalla “Depressione”, anni ’30, una folk tune di quelle che si definiscono politiche, acustica nell’esecuzione, chitarra e fisa, ma durissima nei contenuti, forse in memoria delle lezioni ricevute una trentina di anni fa da Beppe Gambetta. Come già detto in apertura, semplicemente un bel disco, come si usa dire, caldamente consigliato!

Bruno Conti  

P.s E poi chi suona Little Wing avrà sempre il mio imperituro sostegno!