Il Diavolo Secondo Ray Wylie Hubbard – Tell The Devil I’m Gettin’ There As Fast As I Can

Ray Wylie Hubbard Tell the Devil

Ray Wylie Hubbard – Tell The Devil I’m Gettin’ There As Fast As I Can – Bordello Records/Thirty Tigers

Parafrasando un vecchio detto “non c’è due senza tre”, dopo The Grifter’s Himnal (12), e The Ruffian’s Misfortune (15) http://discoclub.myblog.it/2015/04/17/grande-vecchio-texano-doc-ray-wylie-hubbard-the-ruffians-misfortune/ , torno a parlarvi sul Blog di Ray Wylie Hubbard, un vero musicista di culto della scena musicale texana, in occasione dell’uscita di questo nuovo lavoro, dal titolo lunghissimo che per comodità abbreviamo in Tell The Devil…, il diciassettesimo della sua carriera (se non ho sbagliato i conti con il pallottoliere). Proseguendo nelle tematiche degli ultimi lavori e miscelando sempre più sacro e profano, Hubbard porta negli studi di registrazione The Zone a Dripping Springs, Texas, un manipolo di validi musicisti, a partire da suo figlio Lucas Hubbard (sempre più bravo) alle chitarre elettriche, Kyle Schneider e Joseph Mirasole  che si alternano alla batteria, l’ottimo Jeff Plankenhorn a dobro, lap steel guitar e mandolino (e ottimo cantautore anche in proprio), Pat Manske al basso, e il grande Bukka Allen (BoDeans, Joe Ely, Alejandro Escovedo e figlio di Terry Allen) all’Hammond B3, con l’aggiunta di validi “turnisti” locali tra i quali Edward Braillif, Billy Cassis, Jack O’Brien, Lisa Mednick Powell, Curtis Roush e con il produttore Mike Morgan, che è anche il proprietario degli studi di registrazione, i quali, tutti insieme a Ray Wylie (armonica, chitarra acustica e elettrica, e voce), danno vita ad undici brani “diabolici”, con la partecipazione non secondaria di ospiti vocali di grande valore come Lucinda Williams, Patty Griffin, Eric Church; canzoni intrise come al solito di rock, blues, e sonorità voodoo, con una spruzzata abbondante di country texano.

I sermoni si aprono con la spettrale God Looked Around (ispirata dal Libro Della Genesi), con un bel giro di armonica che la caratterizza, a cui fanno seguito lo sporco blues di Dead Thumb King, le sonorità voodoo di una ossessiva Spider, Snaker And Little Sun, un tributo a “Spider” John Koerner, Dave “Snaker” Ray e Tony “Little Sun” Glover,  passando poi per lo sferzante groove di Lucifer And The Fallen Angels, un lungo viaggio letterale nell’inferno, che Hubbard dice essere stata ispirata da Turn the Page di Bob Seger. Con l’acustica Open G Hubbard dimostra di essere anche un chitarrista slide di prim’ordine, mentre la tagliente ballata House Of The White Rose Bouquet racconta la storia di un rapporto tra un giocatore e una “Lady”, preludio alla meravigliosa Tell The Devil I’m Gettin’ There As Fast As I Can, cantata in duetto con Eric Church e Lucinda Williams (una voce talmente personale che si riconosce anche in punto di morte), con uno splendido finale chitarristico, e che sempre secondo l’autore si rifà alle sonorità di Rod Stewart in Maggie May, con mandolino e organo in evidenza, per riscoprire pure le sonorità “psichedeliche” in The Rebellious Sons, suonata al meglio con i Bright Light Social Hour (una poco conosciuta rock band “psichedelica”di Austin). Ci si avvia alle “fiammate” finali con il blues ballabile di Old Wolf  (con tanto di ululato simulato), una sofferta melodia alla Townes Van Zandt come Prayer, e chiudere in gloria questa favola “rock-blues con la delicata In Times Of Cold cantata in duetto con la brava Patty Griffin, con solo accompagnamento di chitarra acustica e armonica.

Questo signore ha superato i settanta (e li dimostra tutti guardando la cover del CD), ma sono anche cinquant’anni che Ray Wylie Hubbard è in pista fra palchi e studi di registrazione, e questo nuovo Tell The Devil….prosegue nel solco degli ultimi due dischi citati ad inizio Post, disco che lo certifica ancora una volta come una figura di culto nell’ambito della scena musicale “texana”, con il suo cocktail affascinante composto da rock, blues e roots music, e per chi lo segue da sempre c’è la certezza che dalla sua penna usciranno comunque eroi e perdenti che non sono né buoni né cattivi, ma che lottano e si dibattono tra il bene e il male. Personaggio difficilmente “etichettabile”, Ray Wylie Hubbard per chi lo conosce ed ama sta diventando sempre più importante disco dopo disco,  ed al quale manca soltanto (e per chi scrive, fortunatamente) la celebrità, che non arriverà neppure dopo questo lavoro, da assaporare comunque con gusto fino all’ultima nota.

Tino Montanari

Ancora Un Concerto/Tributo Spettacolare. Mavis Staples – I’ll Take You There An All-Star Concert Celebration Live

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Mavis Staples – I’ll Take You There An All-Star Concert Celebration – 2 CD + DVD Blackbird Production/Caroline/Universal

L’arte del tributo è una branca della musica pop/rock che si è sviluppata soprattutto nell’ultimo trentennio: ad inizio anni ’80, forse fu Hal Willner, prima con Amarcord Nino Rota (nel 1981) e poi con quelli a Thelonius Monk e alla musica di Kurt Weill, in Lost In The Stars, uscito nel 1985, a sdoganare questo tipo di album multi artisti, dove venivano riprese canzoni celebri estratte dai repertori degli artisti più disparati, a loro volta eseguite, spesso, da musicisti che esulavano dal genere di chi veniva omaggiato. Nel corso degli anni poi si sono moltiplicate in modo esponenziale, raggiungendo numeri ragguardevoli, e per certi versi esagerati (ormai un tributo non si nega a nessuno): dividendosi anche in dischi registrati in studio ed eventi dal vivo speciali dedicati a questo o a quel artista. Però io ricordo già negli anni *70 dischi a tema, per esempio la colonna sonora di All This And World War II, un documentario del 1976, dove alle immagini della Seconda Guerra Mondiale, erano state aggiunte canzoni dei Beatles, incise appositamente per l’occasione (da Elton John Rod Stewart, Richard Cocciante (!), Leo Sayer, Tina Turner, Peter Gabriel, fino ai Bee Gees, che insieme a Peter Frampton saranno anche protagonisti nel 1978 del “tragico” Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Sul lato concerti/tributo forse il capostipite fu il Woody Guthrie Memorial Concert tenutosi alla Carnegie Hall il 20 gennaio del 1968, con Bob Dylan, membri della Band,  Pete Seeger, Judy Collins, Arlo Guthrie, Tom Paxton, Ramblin’ Jack Elliot, Odetta e Richie Havens, uscito  anni dopo prima in LP e poi in CD. E per certi versi anche il celeberrimo The Last Waltz potrebbe rientrare tra gli antenati. Poi c’è stata questa escalation, soprattutto dagli anni ’90, per i concerti dal vivo, con Joni Mitchell che è stata una delle prime ad apporre il suo sigillo di approvazione, previa la sua presenza alle serate: ovvero, vi do la mia benedizione, ma per scaramanzia alla mia celebrazione ci vengo anch’io!

 E in effetti, dopo questa lunga introduzione, veniamo al punto: proprio per avallare quanto detto un attimo fa, alla serata per festeggiare i suoi 75 anni è presente anche Mavis Staples, in alcune parti del concerto ripresa tra il pubblico, con bibita in bicchiere in mano (e magari cartone di popcorn) come se fosse una spettatrice compiaciuta, davanti alla televisione, di un bel concerto, dove qualcuno suona e canta la sua musica. Il concerto in tributo a Mavis si tiene nella sua città, Chicago, il 19 Novembre del 2014, qualche mese dopo il suo 75° compleanno, alla presenza di alcuni dei migliori artisti americani (e qualcuno nel frattempo ci ha anche lasciato) riuniti per renderle omaggio. Stranamente, a differenza di altri splendidi tributi dal vivo usciti lo scorso anno tra i tanti (penso a http://discoclub.myblog.it/2016/10/22/devo-averle-gia-sentite-qualche-parte-canzoni-dear-jerry-celebrating-the-music-of-jerry-garcia/ o http://discoclub.myblog.it/2016/08/26/altro-tributo-formidabile-the-musical-mojo-of-dr-john-celebrating-mac-and-his-music/ e ancora a quello http://discoclub.myblog.it/2016/10/21/grande-serata-chiudere-il-cerchio-nitty-gritty-dirt-band-friends-circlin-back/ , e prima ancora quello di Joan Baez) questa volta sono passati quasi tre anni tra la data originale dell’evento e la sua pubblicazione su CD e DVD. Tanto che nel frattempo la Staples ha fatto in tempo a pubblicare, nel 2016, un nuovo ottimo album http://discoclub.myblog.it/2016/02/24/le-ultime-voci-originali-della-soul-music-mavis-staples-livin-on-high-note/ 

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Tornando al concerto la house band sotto la guida del solito Don Was era veramente formidabile, con il trio delle McCrary Sisters, guidate dalla fantastica Regina, la classica ciliegina sulla torta; ecco gli altri musicisti: George Marinelli, Rick Holmstrom (guitar); Jason Mingledorff (saxophone); Bobby Campo (trumpet); Mark Mullins (trombone); Matthew Rollings, Michael Bearden (keyboards); Sonny Emory, Stephen Hodges (drums); Tony Carpenter (congas, percussion), tutti riuniti come una sorta di confraternita di piccoli “apprendisti stregoni” impegnati a creare un suono fatto di mille particolari e tanta passione, colta negli sguardi di intesa e compiacimento dei vari musicisti e degli ospiti che salgono sul palco di volta in volta, per creare quella piccola magia che caratterizza queste serate speciali: Forse ideali da vivere partecipando all’evento, ma anche il prodotto discografico, soprattutto il DVD, dove oltre a sentire, si vede cosa succede, è un ottimo surrogato. Qualcuno, un po’ a sproposito, ha parlato di New Orleans sound, ma questa invece è la vera musica soul, mista al gospel, al R&B, naturalmente al blues, musica “nera” del profondo Sud, ma anche dal Mississippi, da Chicago, da Nashville e da Memphis, e con alcune contaminazioni con la migliore musica roots bianca, sia per la scelta delle canzoni che degli interpreti, e senza dimenticare che il messaggio sociale che veniva veicolato dalle canzoni degli Staple Singers era comunque temperato da una voglia di divertire, di fare spettacolo, che si coglie anche in questa serata celebrativa.

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Prima nel DVD sbirciamo i preparativi dall’Auditorium Theatre di Chicago, mentre scorrono i nomi del cast, in rigoroso ordine alfabetico (anche se per i misteri dell’informatica, sotto la P troviamo i Widespread, di nome e Panic, di cognome, presumo) poi la scaletta del concerto, almeno nella versione Deluxe, si apre con Joan Osborne alle prese con una intensa You Are Driving Me (To The Arms Of A Stranger), un gospel-soul fiatistico che era sull’omonimo album solista di debutto di Mavis Staples, targato 1969 e che uscì per la sussidiaria Volt della mitica Stax, e la cantante di One Of Us, dalla voce roce e vissuta, con una versione tra blues e soul se la cava alla grande. Rotto il ghiaccio arriva subito uno dei brani più divertenti, ritmati e coinvolgenti del concerto, con Keb’ Mo’ che guida le danze di una poderosa Heavy Makes You Happy, con la stessa Mavis in mezzo al pubblico che approva e si diverte, mentre il nostro Kevin intrattiene i presenti con la sua magnifica voce e alcuni deliziosi inserti di chitarra, mentre le McCrary Sisters continuano a scaldare le ugole (già in azione dal brano precedente), e si segnala l’ottimo batterista Sonny Emory, che era quello degli Earth, Wind And Fire della seconda parte di carriera. Ottimo anche Buddy Miller con il mosso country-gospel con “chitarrone” di Woke Up This Morning (With My Mind On Jesus), seguito da una eccellente Patty Griffin alle prese con Waiting For My Child To Come Home, uno scricciolo di donna ma in possesso di una splendida voce. impiegata con classe e feeling in questa ballata di grande spessore. Altra grande voce del country “bianco” è quella di Emmylou Harris, anche lei come la Griffin in modalità country got soul, ma anche gospel, in Far Celestial Shore, i capelli ormai più che “d’argento” sono bianchi ma la voce è sempre magnifica, Matt Rollings lavora di fino alle tastiere e Rick Holmstrom alla chitarra, mentre le McCrary “testimoniamo” sempre di gusto; Michael McDonald porta un poco del rock’n’soul dei Doobie Brothers in una “vivace” Freedom Highway, la voce un filo meno bassa e profonda e più di testa di un tempo, ma la grinta e la forza non mancano, il resto lo fanno la canzone e la band con una versione d’insieme di questo inno degli Staple Singers.

Tra un brano e l’altro ogni tanto appaiono nel video dei commenti dei vari partecipanti sull’importanza della musica di Mavis e della sua famiglia. A questo punto arriva uno dei primi highlight della serata, una versione splendida di People Get Ready, il brano originale degli Impressions di Curtis Mayfield, qui reso in una bellissima versione, a sorpresa, da parte di Glen Hansard, inizialmente cantato con voce piana e trattenuta dal cantante irlandese, poi incita Regina McCrary a cantare a voce spiegata in quella che era la parte di Mavis, lascia spazio a George Marinelli, il chitarrista della band di Bonnie Raitt, che rilascia un delizioso solo e poi canta la seconda parte con forza e impeto in un continuo e glorioso crescendo, ribadisco, splendida. Respect Yourself è stato forse il maggior successo degli Staple Singers, uno si aspetterebbe sfracelli da una versione cantata a due voci da Aaron Neville e dalla stessa Mavis, ma diciamo che siamo nella normalità, con lei che fa da spalla e si scatena solo nella seconda parte, buona, ma potevano fare di meglio. Ottimi invece i Widespread Panic, in una cover di un brano che appariva sull’album Father Father di “Pops Staples” e che la jam band aveva già inciso nel 1997, southern rock soul di grande spessore, con chitarre e voci che ruggiscono alla grande; non male anche Eric Church con una grintosa e bluesata Eyes On The Prize con ampio spazio per Holmstrom, come pure la bella Grace Potter, che dal vivo rende almeno il doppio rispetto ai suoi dischi, notevole la sua Grandma’s Hands, dall’atmosfera sospesa ed incisiva. Prima, bravo, ma nella norma, si era ascoltato, Ryan Bingham con If You’re Ready (Come Go With Me), mentre Taj Mahal è sempre una forza della natura nella poderosa cover di Wade In The Water, con il classico call and response insieme alla sorelle McCrary, ed è sempre un piacere vedere ancora una volta un ispirato Gregg Allman alle prese con una deliziosa Have A Little Faith,la voce ancora forte e decisa nel 2014 e Marinelli e Holmstrom che fanno la parte di Haynes e Trucks negli Allman Brothers.

Poi inizia la serie dei duetti e qui si gode: Turn Me Around vede a fianco di Mavis Staples, una Bonnie Raitt a tutta slide e ugola, mentre tra i background vocalists, ad avvicendare le sorelle McCrary, appaiono Donny Gerrard Kelly Hogan, e la band è quella abituale dei concerti della Staples, con Holmstrom che rimane alla chitarra, Jeff Turmes al basso, Stephen Hodges alla batteria, e comunque Bonnie e Mavis la cantano veramente alla grande; per non parlare di una corale Will The Circle Be Unbroken cantata a più voci, con Gregg Allman, Taj Mahal, Aaron Neville e Bonnie Raitt, che affiancano la Staples per una rilettura eccellente di questo super classico. Poi tocca ai “giovani”: Wim Butler Régine Chassagne degli Arcade Fire, per una sorprendente versione di Slippery People che ricorda moltissimo l’originale dei Talking Heads, con Mavis incredibilmente a proprio agio anche in questo brano dal sapore più “moderno”, ma a cantanti così puoi far cantare anche l’elenco telefonico e se la cavano comunque alla grande, non è questo il caso perché la versione ha un suo perché. Più intima e raccolta la versione della commovente You’re Not Alone, cantata con Jeff Tweedy dei Wilco, che l’ha scritta oltre ad averle prodotto l’album omonimo, e si porta il figlio alla batteria; mentre una sorta di inno alla gioia è la splendida I’ll Take You There, un’altra tappa di questo viaggio nel “viale dei ricordi”, un n°1 nelle classifiche USA, scritta da Al Bell, “l’inventore” della Stax, una perfetta celebrazione di gioia tra funky, soul e R&B, pubblicata nel 1972, e ancora piacevolissima ai giorni nostri, con Mavis Staples in gran forma che guida la band e il pubblico, con una grinta e una voce ancora spettacolari, mentre Holmstrom riproduce il solo che in teoria era di Pops Staples (ma in effetti nel disco lo suonò il compianto Eddie Hinton). Il gran finale è affidato a una delle più grandi canzoni di tutti i i tempi, The Weight della Band, splendida versione nuovamente corale, con Mavis che guida i suoi amici nei saliscendi sonori di questo brano, con Gregg Allman, Michael McDonald, Joan Osborne, Jeff Tweedy, Eric Church, Wim Butler, che si alternano a cantare i versi di questo capolavoro e tutto il cast che canta a squarciagola il coro, mentre la Staples nel finale, incoraggiata da tutti, fornisce un finale vocale travolgente. Nelle bonus del DVD una emozionante versione folk-gospel di A Hard Rain’s Gonna Fall cantata benissimo da Ryan Bingham, Grace Potter, Patty Griffin Emmylou Harris e un’altra meraviglia della soul music I Ain’t Rasin’ No Sand, cantata da par suo da Otis Clay, in una delle sue ultime apparizioni Live.

Direi che può bastare, splendido tutto, forse come dice qualcuno questi tributi lasciano il tempo che trovano, ma averne!

Bruno Conti

 

“Che Meraviglia!”, Uno Dei Dischi Dell’Anno. Patty Griffin – Servant Of Love

patty griffin servant of love

Patty Griffin – Servant of Love – PGM/Thirty Tigers 25-09-2015

Quando ti ritrovi ad esclamare tutto da solo come un pirla “Che meraviglia”, mentre ascolti un disco, i casi sono due, o ti devi trovare un buon psichiatra oppure il disco che stai ascoltando è veramente bello. E’ quello che è capitato a chi vi scrive ascoltando il brano Made Of The Sun, tratto da Servant Of Love, il decimo album di questa magnifica cantautrice americana, una delle più brave in assoluto attualmente in circolazione, reduce dall’avere appena finito una lunga relazione, musicale e di vita, con Robert Plant, in campo artistico con i Band Of Joy ed in parte con i Sensational Space Shifters, dove agiva come ospite, nell’ambito privato non so e non mi interessa, sono fatti loro (ultima apparizione insieme https://www.youtube.com/watch?v=S35ua-t3op8). Patty Griffin è in circolazione a livello discografico da una ventina di anni (il primo album Living With Ghosts uscì nel lontano 1996) ma ad ogni disco conferma la sua straordinaria bravura, sia come autrice che come interprete, album sempre abbastanza diversi fra loro, con questo Servant Of Love che sembra voler tornare, come dice lei stessa, alle atmosfere musicali più ricercate ed “avventurose” che avevano caratterizzato i primi dischi della sua carriera, fino ad arrivare a Silver Bell, “disco perduto” del 2002, rifiutato dalla sua casa discografica di allora, la A&M, che poi nel 2013 è ritornata sui propri passi, pubblicando l’album, con il mixaggio di Glyn Johns e la produzione di Craig Ross, che ai più è noto come compagno di merende e secondo chitarrista di Lenny Kravitz, ma che con Patty Griffin, da alcuni album, sta facendo un lavoro splendido, cucendo sulle canzoni degli arrangiamenti, ora acustici, ora elettrici, sempre raffinati, anche grazie alla sensibilità della Griffin che nella sua musica inserisce, di volta, elementi folk, blues, atmosfere sottilmente africane ed etniche in questo nuovo CD, probabilmente, inconsciamente o meno, assorbite dalla frequentazione con Plant, ma anche i suoni della grande tradizione americana, del jazz e del gospel ( per esempio in Downtown Church prodotto da Buddy Miller http://discoclub.myblog.it/2010/02/12/patty-griffin-downtown-church-o-forse-no/ ).

Vi dicevo di Made Of The Sun che in teoria è un brano acustico di vecchio stampo folk, una canzone di una semplicità disadorna, un paio di chitarre acustiche arpeggiate con grazia e una melodia malinconica veicolata dalla voce della Griffin, dolce e tenera, ma forte al contempo, sostenuta a tratti dal controcanto di Shawn Colvin, per un risultato che ha la magia che solo i grandi interpreti sanno creare con la loro arte, grazie a degli sprazzi di ispirazione, che in questo album si ripetono in continuazione. Prendiamo l’iniziale Servant Of Love, una intensa canzone https://www.youtube.com/watch?v=zMcDX4KsHEA , solo voce e piano (John Deaderick), un mood ombroso e jazzy, con la voce della Griffin contrappuntata anche dalla tromba con sordina di Ephraim Owens e dal contrabbasso con archetto di  Lindsey Verrill, un brano che ha la potenza delle migliori interpretazioni della grande cantante irlandese Mary Coughlan, con il cantato di Patty che sale e scende, alternando passi sussurrati a veementi aperture vocali. Altro cambio sonoro per Gunpowder, un blues cadenzato e cattivo, con elementi arabeggianti e di nuovo quella tromba in libertà a rendere ancora più inconsueta la vena musicale del brano, o in Good And Gone che racconta nel testo di una sparatoria della polizia (i cosiddetti “police shootings”) , ma qualcuno ci ha visto anche una sorta di allegoria della sua separazione da Plant, altro brano blues, questa volta acustico e intenso, con le chitarre di Ross e David Pulkingham a sostenere il mood “disperato” del pezzo.

Hurt A Little White, con l’elettrica con riverbero del grande chitarrista texano Scrappy Jud Newcombe, un organo in sottofondo e poco altro, vive di una atmosfera sospesa e minacciosa e del cantato passionale della Griffin, mentre 250.000 Miles, di nuovo con Shawn Colvin alla seconda voce, è un brano folk che ci riporta all’austero sound della musica degli Appalachi o alle canzoni glabre di una Gillian Welch, detto della stupenda Made Of The Sun anche Everything’s Changed ha quella allure di mistero e ombrosità che caratterizza molti dei brani di questo album, la voce che si inserisce sul sobrio accompagnamento acustico, con la kalimba di Ralph White sullo sfondo; Rider Of Days è una ballata quasi dylaniana, sempre con i delicati controcanti della Colvin che ne aumentano il fascino e le acustiche a menare le danze, a tratti con brio, There’s Isn’t One Way ha un sound elettrico, quasi rock, alla Band Of Joy, con un cantato più febbrile di Patty che poi ritorna al jazzy-blues della fumosa Noble Ground, con un bel piano in evidenza insieme alla voce squillante della Griffin e alla tromba di Owens. Prima della conclusione ancora Snake Charmer, un folk-blues elettrico quasi alla Led Zeppelin III, la bellissima ballata pianistica You Never Asked Me, una confessione accorata a tempo di musica “I don’t believe in love like that anyway/ I would have told you that if you’d have asked me/ The kind that comes along once and saves everything between a woman and a man.” Devo ribadire “Che meraviglia!”, e non è finita, per la conclusiva Shine A Different Way https://www.youtube.com/watch?v=sxb1Cve-GDc  Patty Griffin imbraccia il mandolino per un’altra deliziosa canzone impreziosita dall’intreccio tra le chitarre acustiche e la fisarmonica affidata all’ottimo John Deaderick, brano che conclude in gloria un album che, secondo il sottoscritto, si candida come uno dei migliori dell’anno.

Esce in teoria il 25 settembre, ma in qualche paese è già stato pubblicato, da notare anche la copertina che riporta delle spirali di semi di girasole che rappresentano il dualismo tra i movimenti dell’uomo e i modelli della natura.

Bruno Conti

Novità Di Settembre Parte V. Los Lobos, Shawn Colvin, Patty Griffin, Colin Linden, Anderson-Ponty Band

los lobos gates of gold

Il 25 settembre tornano anche i Los Lobos con il loro nuovo album di studio Gates Of Gold, etichetta 429 Records negli USA ( qui si possono ascoltare estratti dal disco http://www.429records.com/sites/429records/429details/d_loslobos_gatesofgold.asp e sembra un altro gran disco dei “Lupi”) e Proper per l’Europa, il primo dopo il Live Disconnected In New York City del 2013 che festeggiava i 40 anni di carriera e il precedente disco del 2010 Tin Can Trust, che era stato nominato per il Grammy nel settore “Americana”. Prodotto dalla band al completo, David Hidalgo, Louie Perez, Cesar Rosas, Conrad Lozano and Steve Berlin, contiene undici nuove canzoni:

1. Made to Break Your Heart
2. When We Were Free
3. Mis-Treater Boogie Blues
4. There I Go
5. Too Small Heart
6. Poquito Para Aqui
7. Gates of Gold
8. La Tumba Sera El Final
9. Song of the Sun
10. I Believed You So
11. Magdalena

Questa è la title-track…

https://soundcloud.com/loslobos/gates-of-gold

shawn colvin uncovered

Shawn Colvin aveva già pubblicato un album di cover, oltre 20 anni fa, nel 1994, si chiamava Cover Girl, ed era il suo terzo disco, dopo Steady On, il bellissimo esordio e Fat City. Ora esce questo Uncovered che presumo verrà testato nel tour che la Colvin farà da ottobre, ho letto infatti che sarà lei l’opening act della nuova tournée di Don Henley in molte date. Tornando al nuovo disco, uscirà per la etichetta Fantasy del gruppo Universal e questi sono i brani contenuti nel CD, con i relativi autori:

 1. Tougher Than The Rest (Bruce Springsteen)
2. American Tune (Paul Simon)
3. Baker Street Feat. David Crosby (Gerry Rafferty)
4. Hold On (Kathleen Brenan-Tom Waits)
5. I Used To Be A King (Graham Nash)
6. Private Universe (Neil Finn)
7. Heaven Is Ten Zillion Light Years Away (Stevie Wonder)
8. Gimme A Little Sign Feat. Marc Cohn (Jerry Winn-Alfred Smith-Joseph Hooven)
9. Acadian Driftwood (Robbie Robertson)
10. Lodi (John C. Fogerty)
11. Not A Drop of Rain (Robert Earl Keen Jr.)
12. ‘Till I Get it Right (Red Lane-Larry Henley)

Tra gli ospiti, come riportato nella tracklist, David Crosby Marc Cohn. Lei è bravissima, ricordo di averla vista in solitaria, ad inizio carriera, in un concerto promozionale per stampa ed addetti ai lavori al Sorpasso di Milano, un locale che ha avuto una vita brevissima. Il disco è prodotto da Steuart Smith e Stewart Lerman, con lo stesso Smith, che suona chitarre e tastiere, e il basso in American Tune, lasciando lo strumento a Glenn Fukunaga negli altri brani, David Boyle alle tastiere, Mike Meadows alle percussioni e Milo Deering, pedal steel, lap steel e mandola, a completare la formazione la stessa Shawn Colvin che è una eccellente chitarrista acustica.

Non ci sono ancora video del nuovo album ma durante i concerti della crociera Cayamo ha cantato Acadian Driftwood, il bellissimo brano della Band

https://www.youtube.com/watch?v=5F2_PFzC_eQ

patty griffin servant of love

Proprio con Emmylou Harris, Shawn Colvin Buddy Miller, Patty Griffin aveva fatto un tour che si chiamava Three Girls And Their Buddy trasmesso dalla televisione pubblica americana PBS e di cui circolano parecchi bellissimi video https://www.youtube.com/watch?v=KjX7Z6gyvQg. Però oggi parliamo della Griffin, che pubblica il decimo album solo della sua carriera, Servant Of Love, sulla propria etichetta, con distribuzione Thirty Tigers. Come saprà chi legge abitualmente il Blog secondo me Patty Griffin è una delle più grandi cantautrici e cantanti in circolazione in America http://discoclub.myblog.it/2010/02/12/patty-griffin-downtown-church-o-forse-no/ , ormai da parecchi anni non sbaglia un disco e anche il nuovo CD, con il solito Craig Ross alla guida ha tutte le carte in regola per non deludere.

1. Servant of Love
2. Gunpowder
3. Good and Gone
4. Hurt a Little While
5. 250,000 Miles
6. Made of the Sun
7. Everything’s Changed
8. Rider of Days
9. There Isn’t One Way
10. Noble Ground
11. Snake Charmer
12. You Never Asked Me
13. Shine a Different Way

Anche per questo disco non ci sono ancora video promo e allora andiamo a ripescare una delle ultime apparizioni dal vivo di Patty Griffin con l’ex fidanzato Robert Plant…

Stranamente, in alcuni paesi europei, il disco verrà pubblicato, in anticipo, l’11 settembre.

colin linden rich in love

Colin Linden è uno dei prototipi del musicista perfetto: produttore (Bruce Cockburn, Tom Wilson, Colin James, recentemente Lindi Ortega, disco di cui varrebbe la pena parlare più diffusamente), ma anche componente, nonché produttore, della grande band canadese Blackie And The Rodeo Kings, e soprattutto chitarrista (Bob Dylan, Greg Allman, Bruce Cockburn, Emmylou Harris, e Robert Plant e Alison Krauss solo per citarne alcuni), senza dimenticarsi che è un grande artista anche in proprio. Questo Rich In Love che uscirà per la Stony Plain sempre il 25 settembre, dovrebbe essere il tredicesimo album, live compresi, ma antologie e collaborazioni escluse, potrei sbagliare. Comunque tra gli ospiti presenti annovera Charlie Musselwhite, Reese Wynans e Amy Helm, e questi sono i titoli dei brani:

1. Knob & Tube
2. I Need Water
3. Delia Come For Me
4. The Hurt
5. Everybody Ought To Be Loved
6. Rich In Love
7. Date With The Stars
8. And Then You Begin
9. No More Cheap Wine
10. Luck Of A Fool
11. I Made A Promise
12. Paybacks Are Hell

https://soundcloud.com/stony-plain-records/colin-linden-09-no-more-cheap

Blues, country, folk, musica da cantautore, nei dischi di Colin Linden trovate tutto, unito ad una grandissima perizia alle sue chitarre, acustica ed elettrica e spesso anche in modalità slide. Quindi uno che non è solo ricco in amore ma anche nella propria musica, sentire prego…

anderson ponty band better late than never

Questa era una accoppiata che mancava, APB, sta per Anderson Ponty Band, e ancora più nello specifico Jon Anderson, il cantante degli Yes Jean Luc Ponty, il grande violinista jazz-rock francese, non propriamente due giovanotti ma sulla carta potrebbe essere interessante. Il disco si chiama, non senza ironia, Better Late Than Never, esce in formato CD+DVD, con la parte video formata da 10 tracce registrate dal vivo, oltre ad interviste varie. Nella parte audio 14 brani, questi, credo sempre Live:

1. Intro
2. One In The Rhythms Of Hope
3. A For Aria
4. Owner Of A Lonely Heart
5. Listening With Me
6. Time And A Word
7. Infinite Mirage
8. Soul Eternal
9. Wonderous Stories
10. And You And I
11. Renaissance Of The Sun
12. Roundabout
13. I See You Messenger
14. New New World

Nella band, oltre a Ponty e Anderson, troviamo Jamie Glaser alle chitarre, Wally Minko alle tastiere, Baron Browne al basso, Raymond Griffin alla batteria, non nomi di primissimo piano. E anche l’etichetta, Liaison, è la prima volta che la sento nominare. Mah, vedremo, per il momento

Anche per oggi è tutto. Come detto ci sarà un appendice, con altri dischi interessanti in uscita nel periodo, di cui non si è parlato, per vari motivi.

Bruno Conti

Il Meglio Del 2013: Best Of The Rest E “Riserve Indiane” Dal Vostro Blogger Preferito (Spero)!

Come promesso (e minacciato) ecco il resto del meglio del 2013,  ripensamenti e aggiunte e una decina di “riserve indiane”, ovvero dischi di autori e cantanti che rischiano seriamente l’estinzione, se non adeguatamente protetti. Sempre in ordine “rigorosamente” sparso.

blue rodeo in our nature

Blue Rodeo – In Our Nature Di questo avevo già detto che era l’11° della lista quando ho presentato la mia Top 10 a inizio mese. http://www.youtube.com/watch?v=Z9Awbt0ysu0

patty griffin american kidpatty griffin silver bell

Patty Griffin – American Kid Nelle mie liste di fine anno (e nel Blog) ci sono sempre parecchie voci femminili, ma nella prima stesura dei migliori c’era solo Linda Thompson (e gli Over The Rhine), rimedierò abbondantemente in questo extra time. http://www.youtube.com/watch?v=jnFCBNNHsg8 (la trasmissione da cui arriva questo video, e il precedente, Studio Q, è eccellente, una occasione per farvela conoscere, se già non la frequentate su YouTube). E all’inizio di ottobre la Universal ha pubblicato anche Silver Bell, un disco registrato nel 2000 per la A&M e mai pubblicato prima, quasi altrettanto bello, Sooner Or Later http://www.youtube.com/watch?v=VcFFmXUheEg

elton john the diving boardelton john the diving board deluxe

Elton John – The Diving Board Il vecchio Reginald, T-Bone Burnett e una manciata di belle canzoni, un ulteriore grande ritorno. http://www.youtube.com/watch?v=UttbDHa1uSg

J&R ADVENTURES ALBUM COVERjoe bonamassa an evening dvd

Beth Hart Joe Bonamassa – Seesaw

Joe Bonamassa – An Acoustic Evening At The Vienna Opera House

Doppia razione per Bonamassa, prima come chitarrista nel secondo disco in coppia con la bravissima cantante di Los Angeles http://www.youtube.com/watch?v=3Qf_aytrlpQ e nel live acustico nella casa dei Wiener Philarmoniker http://www.youtube.com/watch?v=NKE3itL4ApY. Essendo il solito esagerato Joe di Live ne ha pubblicati altri quattro a fine ottobre, della serie Tour De Force http://www.youtube.com/watch?v=2V8eIWvk1Lc

tedeschi trucks band made up mindgov't mule shout

Tedeschi Trucks Band – Made Up Mind

Gov’t Mule – Shout! Da soli, o con gli Allman Brothers, i dischi di Derek Trucks (e Susan Tedeschi)  http://www.youtube.com/watch?v=VEL2wardk5s e Warren Haynes http://www.youtube.com/watch?v=aoDQUw3wOJY raramente mancano nelle liste dei migliori dell’anno, un altro double shot anche nel 2013.

laura marling once i was an eagle

Laura Marling – Once I Was An Eagle Come avrete letto a Marco non è piaciuto per niente, ma per chi scrive (e non solo) è uno dei miglior dischi dell’anno, saranno un par di ciufoli (come ha detto Marco con espressione colorita), ma forse, Laura potrebbe essere proprio l’erede di Joni Mitchell http://www.youtube.com/watch?v=KCnK3FMuMAs

Un terzetto di ristampe da leccarsi i baffi!

band academy of music

The Band – Live At The Academy Of Music 1971

duane allman skydog

Duane Allman – Skydog

ry cooder 1970-87

Ry Cooder – 1970-1987

john fogerty wrote a song

John Fogerty (& Friends) – Wrote A Song For Everyone Più una rilettura che una ristampa, ma siamo da quelle parti, diciamo la “ristampa” di una carriera di autore di bellissime canzoni http://www.youtube.com/watch?v=SSWnUP8Pj7E

paul mccartney new deluxe

Paul McCartney – New Il vecchio “Macca” non finisce mai di stupire (come diceva Arbore a Bracardi “Ma quanti anni ha?”), con le sue “nuove” canzoni è entrato in parecchie liste dei migliori di fine anno, anche se quelle vecchie… http://www.youtube.com/watch?v=lmTSwwgFdzQ

mavis staples one true vine

Mavis Staples – One True Vine Un’altra arzilla “giovanotta”, sempre in forma, prodotta da Jeff Tweedy dei Wilco, con figlio batterista al seguito.

HUMBLEPIEperformanceCOVER

Humble Pie – Performance Rockin’ The Fillmore Complete Recordings Forse quattro CD con più o meno le stesse canzoni, anche se in differenti versioni, alla lunga possono stancare il non iniziato, ma la band di Steve Marriott (e Peter Frampton) è stata una delle più grandi nell’ambito rock (blues), lo sto riascoltando proprio in questi giorni, sentite come suonavano http://www.youtube.com/watch?v=agV6tpknnnI

roy harper man & myth

Roy Harper – Man & Myth Il quasi “gemello” di Fanfare di Jonathan Wilson (che produce e suona in quattro dei brani del disco), secondo alcuni addirittura superiore al disco del musicista californiano. Harper è uno dei grandi “sconosciuti” della musica “non solo folk” inglese, come diceva negli anni ’80, Guido Angeli, noto filosofo e maitre à penser della televisione italiana, “provare per credere” http://www.youtube.com/watch?v=INVei_1Wu7Y

nick cave push standard ed.nick cave live from kcrw

Nick Cave & The Bad Seeds – Push The Sky Away

Nick Cave & The Bad Seeds – Live From Kcrw Altra doppietta di uscite, una all’inizio e una alla fine dell’anno, che entrano di diritto tra il meglio dell’anno 2013 http://www.youtube.com/watch?v=1GWsdqCYvgw

E per finire le dieci “riserve indiane”:

jason isbell southeastern

Jason Isbell – Southeastern

bill callahan dream river

Bill Callahan – Dream River

james cotton cotton mouth

James Cotton – Cotton Mouth Man

diana jones museum

Diana Jones – Museum Of Appalachia Recordings

david bromberg only slightly mad

David Bromberg – Only Slightly Mad Copertina orribile (scuda David!), ma disco bellissimo!

israel nash gripka rain plains

Israel Nash Gripka – Nash’s Rain Plans

dana fuchs bliss avenue

Dana Fuchs – Bliss Avenue Lei e Beth Hart se la battono come migliori “nuove” voci del Rock!

basia bulat tall

Basia Bulat – Tall Tall Shadow

holly williams highway

Holly Williams – The Highway “Nipote” d’arte bravissima, anche lei aumenta le quote rosa delle mie liste.

tom jans loving armstom jans & mimi farina

Tom Jans – Loving Arms (Raven)

Tom Jans & Mimi Farina/Take Heart (Real Gone Music) E per finire un’altra accoppiata, questa volta di ristampe; uscite nel 2013, di un personaggio negletto che non mi stancherò mai di magnificarvi http://discoclub.myblog.it/2013/02/15/era-ora-finalmente-in-cd-tom-jans-loving-arms-the-best-of-19/ e http://discoclub.myblog.it/2013/04/08/adesso-si-ragiona-tom-jans-mimi-farina-take-heart-continua-l/

Sono circa 25 titoli (senza contare alcuni artisti che raddoppiano) e ce ne sarebbero decine di altri che mi controllano con sguardo accusatorio dagli scaffali e dalle pigne di CD vicino al PC, ma li ho citati nel corso dell’anno e, se volete, scorrendo a ritroso il Blog, li troverete tutti (o quasi)!

E’ tutto, ma la ricerca continua. Con i miei migliori auguri!

Bruno Conti

Il Meglio Del 2013: Una Rivista E Un Sito Americani – Rolling Stone e American Songwriter

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Proseguendo con le liste di fine anno dei migliori dischi del 2013 approdiamo a Rolling Stone magazine e al sito di American Songwritwer (fratelli di sangue del nostro Blog)! Iniziamo con Rolling Stone (se cliccate sul link, potete vedere quella completa dei 50 sul loro sito, come al solito cerco di mettere solo le copertine dei dischi che non sono già apparsi in altre liste (più o meno, i Vampire Weekend vanno come il pane in tantissime classifiche):

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1. Vampire Weekend – Modern Vampires of the City
2. Kanye West – Yeezus
3. Daft Punk – Random Access Memories

paul mccartney new deluxe
4. Paul McCartney – New Bravi! Anch’io più lo sento e più mi piace http://www.youtube.com/watch?v=5CfLUmVso30 magari non lo metterei nei primi dieci o quindici ma nei cinquanta sì!
5. Arcade Fire – Reflektor Moolto soppravalutato anche se non così brutto come mi era parso ai primi ascolti.
6. Queens of the Stone Age – …Like Clockwork Anche questo c’è in quasi tutte le liste

lorde pure heroine
7. Lorde – Pure Heroine Boh? Questo è tutto l’album, compresa Royals, giudicate voi http://www.youtube.com/watch?v=Tf5tR6d9Yao
8. The National – Trouble Will Find Me
9. Arctic Monkeys – AM

john fogerty wrote a song
10. John Fogerty – Wrote a Song for Everyone E’ un bel disco, però io preferisco le versioni originali, questa con i Dawes lo è (bello anche il loro Stories Don’t End), quindi http://www.youtube.com/watch?v=g2a_6CjCuzg

parquet courts
11. Parquet Courts – Tally All the Things That You Broke Questo, ammetto, devo approfondire, qui c’è un concerto dal vivo, se volete gradire http://www.youtube.com/watch?v=2rEwOhbSbeI

jake bugg
12. Jake Bugg – S/T Rolling Stone ha inserito nella classifica il primo disco omonimo del 2012, ma nel frattempo è uscito Shangri La che mi sembra decisamente migliore dell’esordio, anche se continua a non sembrarmi questo fenomeno imperdibile della “nuova” musica inglese, meglio gli Strypes, però… http://www.youtube.com/watch?v=p4wTRbW0aos

disclosure settle
13. Disclosure – Settle Un po’ di musica danzereccia
14. Drake – Nothing Was The Same E ancora. Continuo a preferire Nick (Drake), anche se è morto da 39 anni!

atoms for peace cd
15. Atoms for Peace – AMOK Mah, secondo me Thom Yorke non fa un disco veramente bello da parecchi anni http://www.youtube.com/watch?v=DpVfF4U75B8

I pareri sono assolutamente personali e forse per questo mi trovo molto con quello che dice:

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Anche qui se cliccate sul link li trovate tutti e cinquanta.

 

jason isbell southeastern

01. Jason Isbell: Southeastern Disco assolutamente sottovalutato, molto bello. Amanda Shires, la nuova moglie di Isbell, a sua volta ottima cantante e violinista, appare solo in un brano, ma deve avere contribuito a dargli la serenata che prima mancava (oltre ad un passaggio in una clinica per un po’ di “rehab”). Non si nota che il disco non sia stato prodotto da Ryan Adams come previsto inizialmente, sarebbe stato un bel match. Nel filmato da Letterman c’è anche lei, bella e brava http://www.youtube.com/watch?v=nFOH_joT31U

patty griffin american kid
02. Patty Griffin: American Kid Altro gran disco che entrerà nei miei “recuperi” di fine anno per la classifica dei migliori del 2013. Ospite nel disco in tre pezzi, quel “figo” di Robert Plant, in attesa di riprendere entrambi l’avventura con i Band Of Joy http://www.youtube.com/watch?v=uMswPuc2QyQ

phosphorescent muchacho
03. Phosphorescent: Muchacho

guy clark my favorite
04. Guy Clark: My Favorite Picture of You E pure questo non scherza http://www.youtube.com/watch?v=6wjDbPvEFKM con una foto di copertina che emoziona!

john murry graceless age
05. John Murry: The Graceless Age

the national trouble will find me
06. The National: Trouble Will Find Me

kacey musgraves same trailer
07. Kacey Musgraves: Same Trailer, Different Park Questo è l’unico che non conosco bene, avevo notato l’aspetto fisico, so che fa musica country, ho sentito qualcosa, approfondirò, anche se il fatto di essere stata in tour con Lady Antebellum non deponeva a suo favore http://www.youtube.com/watch?v=kQ8xqyoZXCc

paul mccartney new deluxe
08. Paul McCartney: New In due classifiche diverse http://www.youtube.com/watch?v=9NAA6ZK4uNk

elvis costello wise up ghost
09. Elvis Costello and The Roots: Wise Up Ghost Per me una mezza delusione, ad altri è piaciuto (lo troverete in un’altra delle prossime liste): forse mi ero abituato troppo bene http://www.youtube.com/watch?v=9lfhafgiONU

sarah jarosz build me up
10. Sarah Jarosz: Build Me Up From Bones

bill callahan dream river

11. Bill Callahan: Dream River

vampire weekend modern vampires

12. Vampire Weekend: Modern Vampires Of The City

harris crowell old yellow moon
13. Emmylou Harris and Rodney Crowell: Old Yellow Moon Molti lo hanno “massacrato” o quasi perchè si aspettavano di più, per chi scrive un Signor Album (tutto maiuscolo) cantanti così bravi non ne fanno più molti, un’altra è la ex moglie di Crowell, Rosanne Cash, che a metà di gennaio pubblicherà il nuovo album The River And The Thread, ne parliamo a breve http://www.youtube.com/watch?v=skF8HFlj3FY

ashley monroe like a rose
14. Ashley Monroe: Like A Rose Anche questo forse non lo avrei inserito tra i primi 15, però la ragazza è brava e con le Pistol Annies rende di più, però come dimostra questo mini concerto la Monroe ha la stoffa della country singer http://www.youtube.com/watch?v=xoMzPhYYIsM

avett brothers magpie deluxe
15. The Avett Brothers: Magpie and the Dandelion Questo, forse, meritava la Top 10, ma comunque è tra i migliori dischi dell’anno http://www.youtube.com/watch?v=1Pi0fyfkt1w

Questo è il link del sito http://www.americansongwriter.com/ , uno dei migliori che parla della “nostra” musica, forse lo avevo già messo in passato, ma come si dice “repetita iuvant”!

Queste “classifiche” di fine anno possono anche essere l’occasione per scoprire qualche disco che magari vi era sfuggito durante il 2013, oppure qualche minuto di sano cazzeggio, per oggi è tutto.

Alla prossima.

Bruno Conti

Uscite Prossime Venture: Edizione Primavera 2013. Parte II: Rod Stewart, Bonnie Tyler, Patty Griffin, Paula Cole, Chapin Sisters

Oggi arrivo un po’ in ritardo, ma ecco il solito post quotidiano.

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Ancora novità per i prossimi mesi, capitolo secondo.

Si spera sempre che venga il tempo in cui Rod Stewart ci regali un disco degno del suo passato, ma, nonostante il titolo, Time, temo che neppure questa volta sarà l’occasione (peraltro avendone ascoltato solo dei brevi assaggi e quindi gli lascio il beneficio d’inventario). A giudicare dall’anticipo offerto nel sampler che ascoltate qui sotto, qualche segnale di ripresa da Rod The Mod si nota, chitarre acustiche, slide, violini e batterie non sintetizzate (a parte un paio di brani), le atmosfere soporifere dei dischi della serie “Great American Songbook” alle spalle (quasi, perché ogni tanto ci ricasca), qualche accenno di rock qua e là, non ci sono purtroppo le vociferate collaborazioni con Jeff Beck e cover blues and soul come Shake Your Money Maker e Here Comes The Night. Quindi direi che in questa prima uscita per la Capitol/Universal prevista per il 7 maggio, siamo dalle parti dei dischi fine anni ’70/anni ’80, non un periodo memorabile come quello dei primi 5 album per la Mercury e dei Faces, ma migliore dello Stewart degli ultimi 25 anni, qualche canzone a parte.

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La signora in questione, definita la “Rod Stewart in gonnella”, sia per la voce che per le origini (gallese e non scozzese, ma siamo da quelle parti) ed è il motivo per cui appare qui, ha fatto un disco bello, troppo? “Bellino” diciamo: Faster Than The Speed Of Night, quello prodotto da Jim Steinman, reduce dai successi con Meat Loaf e che per l’album aveva scritto anche Total eclipse of the heart e la title-track. Ma in quell’album c’era anche un duetto con il grande Frankie Miller e canzoni di Fogerty, Ian Hunter & Eric Bloom dei BOC, un brano tratto da Spectres e di un Bryan Adams agli inizi. Da parecchi anni vive sulla rendita del passato e tra una comparsata e l’altra in televisione, anche dal mio quasi omonimo CarloConti (tutto attaccato), ha registrato questo Rocks And Honey che è un ritorno alle sue radici country (più o meno!?), genere che era preponderante nei suoi primi cinque album incisi 1976 e il 1981. Registrato in quel di Nashville, uscirà per la Warner Bros UK il 14 maggio e il 7 negli States (ma in alcuni paesi europei è già uscito). C’è un duetto con Vince Gill, però il disco è prodotto da David Huff, quello dei Giant e dei White Heart e a fianco di brani scritti da James House (che suona nel disco) e Beth Hart ce ne sono altri con la firma di Desmond Child e “last but not least” la nostra amica Bonnie Tyler (non l’avevo ancora citata) parteciperà a maggio all’Eurovision Song Contest (l’Euro Festival come lo chiamiamo in Italia)!

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A proposito di belle voci, ma siamo su un altro pianeta, il 7 maggio per la New West, anche in versione CD+DVD con il solito Making of,  in una pausa della sua collaborazione con i Band Of Joy di Robert Plant che stanno preparando il secondo album, Patty Griffin pubblica il suo settimo album da solista, dopo il fantastico disco ispirato al gospel che era Downtown Church, uno dei più belli del 2010. Il disco, composto di materiale originale, si chiama American Kid ed è stato registrato in quel di Memphis, co-prodotto dalla Griffin e da Craig Ross e nel disco suonano Cody e Luther Dickinson dei North Mississippi Allstars, oltre a Doug Lancio che è la chitarra solista in ben otto brani e ha suonato in quasi tutti i dischi di Patty! Quindi, per me, il disco è ottimo, già sulla fiducia, senza sentirlo, ma è una delle mie preferite in assoluto patty-griffin-downtown-church-o-forse-no.html

Sempre a proposito di cantautrici, un paio che hanno applicato la formula della Kickstarter Campaign per finanziare il loro nuovo disco.

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La prima è Paula Cole che per il suo primo album pubblicato a livello indipendente sperava di raccogliere 50.000 dollari, ne ha raccolti oltre 75.000 e quindi Raven, in uscita il 23 aprile, avrà fondi anche per una piccola promozione (non certo quella a cui  era abituata con le major). Etichetta 675 Records/United For Opportunity, questi i titoli dei brani:

1. Life Goes On 4:39
2. Strong Beautiful Woman 5:05
3. Eloise 4:13
4. sorrow-on-the-hudson 3:58
5. Manitoba 5:33
6. Scream 3:06
7. Imaginary Man 6:09
8. Billy Joe 4:18
9. Secretary 3:33
10. Why Don’t You Go? 4:55
11. Red Corsette 3:29

E questo è il video di Eloise, il primo singolo tratto dall’album, il suo sesto di studio. Una delle voci più espressive del panorama femminile americano e ben nota agli amanti di Peter Gabriel con cui ha spesso collaborato nel passato.

 

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Anche le Chapin Sisters si sono autofinanziate il nuovo disco A Date With The Everly Brothers, con una più modesta cifra di 12.000 dollari (e ne hanno raccolti 17.000, con la parte eccedente hanno iniziato ad incidere anche un disco di brani nuovi). Si tratta del secondo disco, in breve tempo, dedicato alle canzoni di Don & Phil Everly, dopo il recente What The Brothers Sang di Dawn McCarthy & Bonnie “Prince” Billy. Evidentemente il bacino di canzoni a cui attingere è enorme ed in questo caso i brani prescelti sono i seguenti:

1. Crying in the Rain
2. Brand New Heartache
3. Sleepless Nights
4. Sigh, Cry, Almost Die
5. Cathy’s Clown
6. So Sad
7. Dream
8. When Will I Be Loved
9. Some Sweet Day
10. Love Hurts
11. Always It’s You
12. Down in the Willow Garden
13. Till I Kissed Ya
14. Maybe Tomorrow

Quindi più sui classici rispetto all’altro disco. Ma giustamente mi chiederete, chi azz sono le Chapin Sisters?  Sono Abigail & Lily Chapin, ovvero le figlie di Tom Chapin, onesto cantautore americano dalla discografia corposa, tra il 1976 e il 2013 ha pubblicato quasi 25 album, ma soprattutto fratello di Harry Chapin (che quindi è lo zio delle Chapin Sisters), uno dei migliori cantautori americani degli anni ’70, scomparso prematuramente nel 1981, in un incidente automobilistico, poco conosciuto in Europa, se non forse per il suo brano più noto, Cat’s In The Cradle, ma assolutamente da investigare se amate la musica di qualità. Esistono molte ristampe e raccolte dedicate alla sua opera, magari, se e quando trovo il tempo, sarebbe il caso di dedicargli un Post ad hoc. Tornando al disco delle sorelle Chapin esce su etichetta Lake Bottom, è il loro terzo e se amate il folk e le belle voci femminili, potreste avere una piacevole sorpresa con questo A Date With…

Per oggi è tutto, gli aggiornamenti arrivano un po’ alla rinfusa, man mano che vengono pronti.

Bruno Conti

Finalmente Degno Di Tanto Padre! Shooter Jennings – The Other Life

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Shooter Jennings – The Other Life – Black Country Rock/Entertainment One/Blue Rose

Come disse un tempo Jannacci Enzo da Milano, ogni tanto, “l’importante è esagerare”, e in questo caso mi sentirei di dire, finalmente Shooter è degno di tanto padre (e pure la mamma, Jessi Colter, sarà orgogliosa),  anche se, ad essere sinceri, Shooter Jennings di dischi belli ne ha già fatti parecchi, con Black Ribbons aveva messo a dura prova la pazienza dei suoi fans, con un disco che era un incrocio tra i Nine Inch Nails, detto da lui (e fin lì nulla di male) e il country-southern-rock, due mondi che difficilmente coincidono, più che altro collidono. Ma già il precedente Family Man, per dirla con il titolo del suo primo disco, aveva Put The O Back In Country, ed ora questo The Other Life completa l’opera, rivelandosi forse il suo migliore in assoluto. Il nostro amico Shooter, vero nome Waylon Albright Jennings, in onore del babbo, il fisico dell’outlaw ce l’ha, e anche la classe del musicista e la voce non si discutono, probabilmente non sarà mai un n.1 come il padre Waylon, che già alla fine degli anni ’50 era nella band di Buddy Holly e schivò l’incidente aereo del “The Day The Music Died” (dove oltre a Holly persero la vita anche Ritchie “Bamba”Valens e Big Bopper) per un pelo, diventando poi uno fondatori del movimento outlaw che ha rivoluzionato la musica country fino alle sue fondamenta. Il figlio ha il DNA dell’augusto genitore nelle sue cellule e questo nuovo album lo testimonia.

Essendo un figlio degli anni ’70 (1979 per la precisione) e quindi cresciuto negli anni ’90, Jennings jr. è stato influenzato anche da altri tipi di musica e questo ogni tanto traspare nelle sue canzoni, finché si tratta di rock e ancora meglio di southern rock, nulla di male, ma quando si lancia nell’alternative o nel pseudo psichedelico lo si capisce meno. Prendete ad esempio una canzone come l’iniziale Flying Saucer Song,che era uno dei brani che appariva in Pussy Cats (come bonus), il disco di Harry Nilsson prodotto da John Lennon, ma qui, in apertura di CD, sembra una outtake da qualche disco di Mike Oldfield, tastiere ovunque, suonate dallo stesso Shooter e da Erik Deutsche, piano, organo, wurlitzer, synth vari, voci trattate, vuoi vedere che ci è ricascato? Anche se poi un certo fascino si percepisce comunque, molto meglio il rock deciso e chitarristico di A Hard Lesson To Learn dove la pedal steel di Jon Graboff, co-autore del brano, comincia a spargere buona musica nei solchi digitali del disco, le tastiere ci sono, rappresentate da un gagliardo organo Hammond.

Quando però si decide di entrare a piedi uniti nel country di famiglia le cose si fanno serie: il galletto e gli uccellini che ci accolgono all’inizio di The White Trash Song (scritta da Steve Young) fanno da preludio ad un tripudio di pedal steel, violini, piano e alla follia sonora del “fuori di testa” di Austin, Texas, Scott H. Biram, che mette la testa a posto per un travolgente duetto con Jennings che più outlaw non si può. Il duetto con Patty Griffin in Wild and Lonesome è una ballata country di quelle che ormai si ascoltano raramente, del tutto degna delle migliori collaborazioni tra Gram Parsons ed Emmylou dei tempi che furono, ma anche di Waylon & Jessi, una piccola perla. Outlaw You che già dal titolo, e poi nel testo, cita e ricorda personaggi come Johnny Cash e babbo Waylon, si regge su un violino insinuante (suonato nel disco, di volta in volta, da Eleanor Whitmore, Stephanie Coleman e dal veterano Kenny Kosek), sul banjo di Bailey Cook e sulle chitarre del già citato Graboff e dei due chitarristi solisti , Jeff Hill e Steve Elliot, Steve Earle non gli fa un baffo, grande brano! La title-track, The Other Life, è un’altra ballatona di quelle struggenti, sorretta nuovamente da piano, pedal steel e chitarre, presenta i “soliti ingredienti”, ma se sono usati bene la loro porca figura la fanno sempre, soprattutto se chi canta ci mette il giusto impegno.

The Low Road è nuovamente del sano outlaw country-rock, che mescola banjo e steel con il suono rock delle chitarre, l’andamento pigro ma deciso della ritmica e la grinta del cantato, che è lontana anni luce dalla melassa di Nashville. Mama, It’s Just My Medicine è un country & roll di quelli ruspanti, con un assolo di synth che, stranamente, si inserisce perfettamente nel tessuto più moderno del brano, forse destinato alle radio, commerciale, ma averne di brani così sulle onde radio. The Outsider è un altro perfetto esempio di country song pura e dura, con l’aggiunta dell’armonica di Mickey Raphael che potrebbe proporla al suo datore di lavore Willie Nelson. 15 Million Light-Years Away presenta una accoppiata inconsueta, Jim Dandy (il cantante dei Black Oak Arkansas) con il suo vocione inconfondibile si adatta “come un pisello nel suo baccello” al mood della canzone e questo mid-tempo elettrico è un altro highlight del CD, permettendo ai due chitarristi di dare libero sfogo al loro solismo, poi reiterato nella lunga e tiratissima ode di progressive southern rock, The Gunslinger, dove chitarre, tastiere e un sax inconsueto si fanno largo tra i “motherf**ers” che nel testo si sprecano, inizio misurato e crescendo micidiale. Ben fatto, Shooter Jennings!                                        

Bruno Conti

“Una Signora Americana”. Shawn Colvin – All Fall Down

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Shawn Colvin – All Fall Down – Nonesuch Records 2012

Shawn Colvin originaria di Vermillion (South Dakota), è stata in gioventù una delle più celebrate cantautrici uscite dalla cosiddetta prima ondata del “new folk” (iniziata negli anni ottanta), un movimento che ha portato alla luce, fra gli altri, i talenti di Suzanne Vega e Jack Hardy. Nel 1989 con Steady On seppe meritarsi un Grammy (l’Oscar americano della musica) nella categoria di miglior esordio in ambito folk, un altro lo vincerà nel 1998 con il singolo Sunny Came Home, contenuto nell’album A Few Small Repairs, come miglior canzone dell’anno. In seguito con una stampa sempre favorevole, ha prodotto dischi di valore assoluto come Fat City (92), Cover Girl (94) uno splendido album di “cover”, il già menzionato A Few Small Repairs (95), e il più recente These Four Walls (2006).  

Il nuovo lavoro della dolce cantautrice, All Fall Down, è molto ambizioso: per confezionarlo la Colvin ha chiamato a raccolta uno stuolo di grandi nomi del rock (ma soprattutto amici), sotto il patrocinio di Buddy Miller, produttore del disco, presso lo studio del medesimo a Nashville. Shawn saggiamente ha approfittato della amicizia e disponibilità a partecipare alle sessioni di artisti come Jakob Dylan, Alison Krauss, Patty Griffin, Emmylou Harris, Bill Frisell, e musicisti del valore di Stuart Duncan al violino, Viktor Krauss al basso, Brian Blade alla batteria, Julie Miller (moglie del produttore) e le sorelle McCrary ai cori. Buddy Miller è un produttore molto esperto (ha lavorato praticamente con tutti ed è ricercato da tutti) e in questa occasione ha costruito attorno alle canzoni della sua “amica” un suono molto morbido e suadente che rispetta la natura acustica del suo “songwriting”, ma che non manca di soluzioni elettriche.

L’iniziale “title track” All Fall Down è scritta col suo partner e produttore di lunga data John Leventhal, un brano elettrico dove la voce ricorda quella di Sheryl Crow, mentre la seguente American Jerusalem, pescata dal repertorio di Rod MacDonald,  tocca il cuore, mettendo in evidenza la chitarra di Bill Frisell e il controcanto di Emmylou Harris, uno dei punti più alti del disco. Si riparte con Knowing What I Know Now, delicato brano punteggiato dal violino di Duncan, seguito da Seven Times The Charm firmato con Jakob Dylan e con Alison Krauss vocalist aggiunta. Anne of the Thousand Days è una ballata romantica che vede come autore Frisell e lo si nota per l’elegante gusto dell’arrangiamento, mentre The Neon Light of the Saints (scritta appositamente per la serie TV Treme) ha ritmo e un ritornello dinamico, con  tutte le coriste in spolvero.

Change Is on the Way scritta a due mani con Patty Griffin è un’altra delle perle del CD, una ballata sognante, e la Colvin si supera con una “performance” notevole, su un tessuto sonoro che si sviluppa con la pedal steel e il violino di Stuart. I Don’t Know You e Fall of Rome sono canzoni folkie, dalla accurata struttura armonica, con il suono magico delle chitarre di Bill Frisell e Buddy Miller. Con Up on That Hill di Mick Flannery si arriva al terzo momento “caldo” del disco (e devo dire con una certa sorpresa), in quanto Shawn va a pescare nel songbook di uno dei miei cantautori preferiti del momento (recensito sul blog la settimana scorsa in-irlanda-un-numero-1-grande-talento-mick-flannery-red-to-b.html), un brano di una bellezza disarmante (tratto da Red To Blue), una versione incantevole, un gioiello preso in prestito. La chiusura è affidata a On My Own un brano dove la Colvin ricorda persino la miglior Suzanne Vega (con cui ha condiviso gli esordi), una ballata dal suono morbido e romantico.

Ne ha fatta di strada Shawn Colvin e non sarei sorpreso se All Fall Down prendesse una “nomination” per i Grammy del prossimo anno, perché dischi coltivati e suonati con tanto amore, non possono passare inosservati alle orecchie più sensibili. Se cercate una degna “epigona” di Joni Mitchell, difficile in questo momento trovare di meglio.

Tino Montanari

Un Trio Per Giugno! Nuovi Album Per Brandi Carlile, Shawn Colvin E Mary Chapin Carpenter

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Brandi Carlile – Bear Creek – Columbia – 05-06-2012

Shawn Colvin – All Fall Down – Nonesuch – 05-06-2012

Mary Chapin Carpenter – Ashes And Roses – Zoe/Rounder 12-06-2012

Visto che in questi giorni ho ricevuto le prime notizie (e altro) sulle uscite discografiche di tre delle migliori cantautrici in circolazione le condivido in anteprima con Voi.

Il 5 giugno uscirà il nuovo e quarto album di studio di Brandi Carlile Bear Creek che prende il titolo dagli studi dove è stato registrato (così ha potuto emulare il suo “idolo” Elton John che aveva fatto Honky Chateau). Sono tredici nuovi brani di cui alcuni già eseguiti dal vivo tra i quali Raise Hell, Keep Your Heart Young e il singolo That Wasn’t Me. Brandi è accompagnata dal suo gruppo abituale con i gemelli Tim & Phil Hanseroth, chitarra e basso, la batterista Allison Miller e al cello Josh Neumann. Più Dave Palmer alle tastiere e Jeb Bows al violino e mandolino. Ospite in alcuni brani Matt Chamberlain alla batteria.

Lo stesso giorno per la Nonesuch esce il nuovo Shawn Colvin All Fall Down, ottavo album in questo caso, con un parterre di ospiti impressionante: Alison Krauss, Emmylou Harris, Jakob Dylan, Mary Chapin Carpenter, Bill Frisell, Viktor Krauss, Brian Blade, Stuart Duncan, and Julie Miller, tra gli altri. C’è anche Buddy Miller che oltre a suonare e cantare, produce il disco. Sono undici brani con alcune collaborazioni interessanti: oltre alle canzoni scritte con Viktor Krauss, Jakob Dylan e Bill Frisell ce n’è una firmata con Patty Griffin e tre con John Leventhal. Sembra molto promettente! Di Shawn Colvin, sempre nella stessa data, esce anche un libro di memorie Diamond In The Rough!

Tra l’altro la Colvin proprio in questi giorni è in tour negli Stati Uniti in duo acustico con Mary Chapin Carpenter che il 12 giugno pubblicherà per la Zoe/Rounder/Universal il nuovo album Ashes and Roses. Non c’è la foto della copertina perchè nelle notizie che mi hanno dato c’è scritto “not final artwork” e quindi rispettiamo. Però vi posso dire che il CD è prodotto dalla stessa Carpenter con Matt Rollings che suona anche le tastiere, chitarre affidate come di consueto a Duke Levine, Russ Kunkel alla batteria, Glenn Worf al basso e Mac McAnally e Kim Keys alle armonie vocali. Sono tredici brani tra cui un bellissimo duetto con James Taylor Soul Companion. Come faccio a saperlo? L’ho sentito! Recensione in tempi ragionevoli, qualche giorno prima della data di uscita.

Attendiamo fiduciosi.

Bruno Conti