Continuano I Lutti Nel Mondo Della Musica: Ci Ha Lasciato Anche J. Geils!

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Non vorrei diventare una sorta di compilatore compulsivo di necrologi o peggio ancora un “becchino” (con tutto il rispetto per il mestiere) della musica rock in senso lato, ma ultimamente i musicisti se ne stanno andando ad un ritmo veramente serrato: forse anche perché tutti si avvicinano a quell’età in cui gli eccessi della gioventù arrivano per chiedere il conto del passato. Qualcuno muore perché era arrivato il suo momento, penso a Chuck Berry, ultranovantenne, ma anche al recentemente scomparso Lonnie Brooks, uno degli ultimi “grandi vecchi” del Blues, che è morto il 1° di aprile scorso alla rispettabile età di 83 anni, uno dei migliori chitarristi e cantanti della scena del blues urbano di Chicago e di cui non vi avevo segnalato la morte, ma lo faccio ora, perché mi sembra comunque giusto ricordarlo. L’altro ieri, il aprile, è stato trovato morto nella sua casa di Groton, nel Massachusetts, dove si era trasferito a vivere, anche  John Warren “J.” Geils Jr., in arte J. Geils, nativo di New York City, ma con una carriera musicale svolta soprattutto a Boston e dintorni, con la band da lui formata, la mitica J. Geils Band, blues-rock sopraffino, spesso definiti i Rolling Stones americani, ancor più dei Toxic Twins”, ovvero gli Aerosmith.

Probabilmente anche per J. Geils, che aveva 71 anni, le cause della morte, per quanto comunicate ufficialmente dalla polizia di Groton, che lo ho trovato morto, come “cause naturali”, non possono prescindere dal fatto che per lui si parlava da tempo anche di problemi di alcolismo, e i suoi compagni non lo avevano voluto all’ultima reunion della band nel 2012, cosa per cui Geils aveva avviato una pratica legale contro i vecchi soci, anche se poi Peter Wolf sul suo facebook così lo ricordato “Thinking of all the times we kicked it high and rocked down the house! R.I.P. Jay Geils.”. Mi associo e per ricordare ulteriormente il grande musicista americano al link successivo trovate la mia recensione dello splendido CD/DVD uscito postumo un paio di anni fa e quindi leggerete altre notizie su questa splendida band, mentre J. Geils negli ultimi anni, almeno fino al 2009, si era dedicato soprattutto ad album di jazz, piacevoli, ma francamente solo surrogati e pallide imitazioni (a parte forse quelli con Robillard) dello splendido blues-rocker, a  livello tecnico ma anche a livello scenografico, con chitarre a forma di freccia e a doppio manico,  che era stato in passato, http://discoclub.myblog.it/2015/04/10/gli-stones-americani-degli-anni-70-j-geils-band-house-party-live-germany/.

Bruno Conti

Sempre Pochi, Ma Sempre Buoni! Peter Wolf – A Cure For Loneliness

peter wolf a cure for loneliness

Sono passati altri sei anni dalla pubblicazione del precedente album di Peter Wolf Midnight Souvernirs, ma il titolo e il contenuto del Post che avevo usato per quel disco http://discoclub.myblog.it/2010/04/10/pochi-ma-buoni-peter-wolf-midnight-souvenirs/, rimangono sempre validi. L’ex cantante della J.Geils Band rimane fedele alla sua cadenza temporale (addirittura il terz’ultimo Sleepless risaliva al 2002), ma anche alla assoluta qualità dei suoi dischi. Al contrario di quanto era accaduto nel periodo precedente, quello che era venuto con i primi album solisti negli anni ’80 e fino all’incirca alla metà degli anni ’90, i dischi di Wolf si erano concessi, come pure gli ultimi con il suo suo gruppo, la citata J. Geils Band, ad un suono commerciale, tamarro ed inconsistente. Poi non so se il cantante di New York abbia trovato la “cura per la solitudine”, ma sicuramente quella per la buona musica sì.Il 7 marzo ha compiuto 70 anni ma, con i suoi ritmi tranquilli, continua a regalarci ottimi album: questo A Cure For Loneliness, che è solo l’ottavo in una carriera ultra trentennale, conferma l’eccellenza e l’eclettismo sonoro espressi con Midnight Souvenirs. Al solito nel menu troviamo rock, ballate suadenti tra il soul e lo stile da crooner, l’amato blues e tracce di pop raffinato e di gran classe, addirittura c’è una rivisitazione in chiave Appalachiana e bluegrass (come la presenta lui) del vecchio classico della J. Geils Band Love Stinks.

Sono solo 37 minuti di musica, 12 brani perfetti, non un secondo sprecato: il disco si apre sulla splendida Rolling On, una canzone soffusa e dall’atmosfera raffinata, scritta come altro quattro con il suo collaboratore da lunga pezza Will Jennings, ed arrangiata in modo sublime dal suo tastierista Kenny White, che è anche il co-produttore del CD, i tocchi di piano e delle tastiere, il lavoro della sezione ritmica, Marty Ballou al basso e Shawn Pelton alla batteria, le note mirate dei due chitarristi Duke Levine Kevin Barry, il delicato sostegno delle armonie vocali di Jeff Ramsey Athene Wilson, tutto contribuisce a sostenere il cantato mirabile di Wolf e gli equilibri sonori di questo brano di grande fascino. It Was Always So Easy (To Find an Unhappy Woman) è una oscura cover di un brano dei primi anni ’70, dal repertorio di Moe Bandy, che pure ebbe qualche successo minore all’epoca (erano gli anni della J. Geils Band), ma la genialità di Wolf sta nell’averla trasformata in una canzone che sembra provenire dal Bob Dylan o dagli Stones più “campagnoli”, tra scivolate di organo alla Al Kooper, rintocchi di armonica, una slide malandrina e una solista pungente, e anche quell’aria vagamente honky-tonk country, e il tutto compresso nei 3 minuti scarsi del pezzo, geniale. Peace Of Mind, di nuovo dell’accoppiata Wolf/Jennings è una soul ballad deliziosa, tipo le cose più ispirate del Willy DeVille  romantico e newyorkese, omaggiato da Wolf nel precedente Midnight Souvenirs.

Dopo un trittico così uno potrebbe aspettarsi un calo di tensione, ma la successiva How Do You Know ci riporta al blues più canonico della prima J. Geils Band, con l’aggiunta della seconda chitarra di Larry Campbell, il pianino indiavolato di White, i fiati degli Uptown Horns, lo stesso Peter all’armonica, nel ruolo che fu del suo vecchio pard Magic Dick, ci dimostra come si suona il blues a tempo di boogie, con le due coriste Ada Dyer e Catherine Russell che lo spalleggiano alla grande, e non è una oscura cover, ma un brano nuovo scritto per l’occasione. Fun For A While è un’altra ballata splendida, con una “weeping pedal steel” e una fisarmonica che alzano il tasso malinconico della canzone, notturna e raccolta, non per nulla i musicisti della sua band, quando sono in tour, si fanno chiamare Midnight Travelers. E proprio a proposito di tour Wastin’ Time, il brano successivo, è registrato dal vivo, di fronte ad un pubblico selezionato, si è soliti dire, un’altra canzone eccellente, un pezzo rock che ci riporta al vecchio sound della J. Geils Band, di nuovo in un suono che è un misto tra Dylan e Stones, di cui nei gloriosi anni di inizio carriera la band di Boston era orgogliosa pari e controparte americana.

Some Other Time, Some Other Place, l’ultimo pezzo firmato dalla coppia Wolf e Jennings vira verso un approccio più acustico, con Larry Campbell alla pedal steel, ma anche al violino, la moglie Teresa Williams alle armonie vocali, Tony Garnier che fa una comparsata al basso e il pezzo, non esagero, lentamente assume uno svolgimento non dissimile da certe cose del Van Morrison più bucolico o dei Waterboys, c’è anche un mandolino sullo sfondo per confermare questo approccio quasi folk, altra canzone splendida. E pure la successiva non scherza: questa volta Peter Wolf ha chiamato Don Covay (quello che ha scritto, per citarne un paio, Mercy Mercy Chain Of Fools, nel frattempo scomparso nel gennaio 2015) per scrivere con lui un omaggio ad un altro grande della musica soul come Bobby Womack, che la doveva cantare in duetto con Peter, ma nel frattempo se ne era andato pure lui. Niente paura, la canzone è rimasta una meravigliosa ode alla soul music più pura e gioiosa, con una spruzzata di fiati e Wolf che canta splendidamente, come d’altronde nel resto dell’album, Non ho detto il titolo? Questo gioiellino si chiama It’s Raining.

L’altro pezzo registrato dal vivo è la cover a tempo di bluegrass di Love Stinks, il più grande successo della J.Geils Band, che se devo dire mi piace molto di più in questa versione che in quella originale, divertente ed irresistibile, con il mandolino di Duke Levine che viaggia a tutta velocità. Mr. Mistake sembra un pezzo alla Buster Poindexter (vi ricordate, David Johansen quando aveva deciso di rendere omaggio alla vecchia musica swing e big band?), e lo fa, senza fiati, ma con la consueta grinta e classe. Che non mancano anche nel pezzo da crooner Tragedy, altra oscura canzone, pure nel repertorio di Brenda Lee Fleetwoods, ma che fu un successo, l’unico, per tale Thomas Wayne & The DeLons, la versione del disco è piacevolissima, con Wolf circondato dalle voci femminili della due bravissime cantautrici Rose Polenzani Kris Delmhorst, qui in una veste insolita. E l’ultima cover è altrettanto “oscura”: una versione, brevissima, un minuto e mezzo, di un vecchio pezzo country, Stranger, dal repertorio di Lefty Frizzell (mi pare la facesse anche Rosie Flores): solo la chitarra acustica di Duke Levine e la voce di Peter Wolf. Diciamo che gli ultimi tre pezzi, anche se comunque piccole delizie sonore, abbassano lievemente la qualità dell’album, che sarebbe quasi da 4 stellette nel suo insieme, ma rimane ottimo, e pensate che pur essendo della major Concord/Unversal non è stato neppure pubblicato in Europa, è solo import dagli States. Adesso aspettiamo il prossimo, speriamo fra meno di 6 anni!

Bruno Conti.

Anticipazioni Novità, Ristampe E Cofanetti Aprile, Parte I. Box Aussie Pub Rock, Bachman Turner Overdrive Box, Teddy Thompson & Kelly Jones, Andrew Bird, Cheap Trick, Ben Watt, Ben Harper, Peter Wolf, Lumineers, Creedence Box Record Store Day

the glory days of aussie pub rock

Eccoci al resoconto periodico di alcune delle uscite future più interessanti, questa volta siamo a quelle del mese di Aprile, e visto che tra novità e ristampe ci sono molti titoli in ballo il Post sarà diviso in due parti, più o meno in ordine cronologico. Fermo restando che molti album vengono comunque recensiti con Post specifici (e altri ne leggerete nei prossimi giorni) partiamo con la prima parte.

In effetti ci mancava un bel cofanetto dedicato al rock australiano e questo The Glory Days Of Aussie Pub Rock, pubblicato dalla Festival Records di laggiù (quindi di non facilissima reperibilità, ma il prezzo non mi pare proibitivo) il prossimo 8 aprile in un un box da 4 CD raccoglie alcuni dei nomi più gloriosi del rock down under,  Cold Chisel, Divinyls, Midnight Oil, Mental As Anything, Split Enz, Hunters & Collectors, Paul Kelly & The Coloured Girls, Men At Work. Sunnyboys, The Saints, Black Sorrows, Jimmy Barnes. Jo Jo Zep & The Falcons, Tim Finn, The Church. Ne ho elencati solo alcuni dei più noti, ma ce ne sono moltissimi altri, a fianco di nomi che pure il sottoscritto non dico ha mai ascoltato, ma neppure sentito nominare. Questa è la lista completa dei contenuti:

Tracklist
[CD1]
1. Cold Chisel – Goodbye (Astrid Goodbye)
2. Midnight Oil – Cold Cold Change
3. The Angels – Take A Long Line
4. Divinyls – Boys In Town
5. The Radiators – Comin’ Home
6. Flowers – Walls
7. Models – Big On Love
8. Hunters & Collectors – Do You See What I See?
9. Jo Jo Zep & The Falcons – So Young
10. The Sports – Don’t Throw Stones
11. Mental As Anything – If You Leave Me – Can I Come Too?
12. Mondo Rock – Cool World
13. Paul Kelly & The Coloured Girls – Dumb Things
14. Australian Crawl – Beautiful People
15. Richard Clapton – Out On The Edge Again
16. Men At Work – Who Can It Be Now?
17. Matt Finish – Mancini Shuffle (Demo)
18. Sunnyboys – Show Me Some Discipline
19. Loaded Dice – Mam’selle
20. Ted Mulry Gang (Tmg) – Heart Of Stone
21. Russell Morris & The Rubes – The Roar Of The Wild Torpedoes
22. Wendy & The Rockets – Tonite
23. Billy Miller & The Great Blokes – Perpetual Motion
24. Dragon – Rain

[CD2]
1. Skyhooks – Women In Uniform
2. The Ferrets – Don’t Fall In Love
3. The Dingoes – Smooth Sailing (Original Mushroom Single Version)
4. Stars – Mighty Rock
5. Ren E Geyer – Hot Minutes
6. Stiletto – Goodbye Johnny
7. Texas – I Wanna Dance With You
8. The Elks – Party Girl
9. The Reels – Prefab Heart
10. Boys Next Door – Shivers
11. The Saints – Just Like Fire Would
12. Split Enz – History Never Repeats
13. Goanna – Solid Rock
14. Warumpi Band – Blackfella/whitefella
15. Ross Wilson – Living In The Land Of Oz
16. Ian Moss – Telephone Booth
17. The Badloves – Lost
18. Noiseworks – Take Me Back
19. Choirboys – Run To Paradise
20. Heroes – The Star And The Slaughter
21. Ray Arnott – On The Run
22. Marcus Hook Roll Band – Natural Man

[CD3]
1. Mi-Sex – Computer Games
2. Dave Warner’s From The Suburbs – Suburban Boy
3. Jimmy & The Boys – Products Of Your Mind
4. The Aliens – Confrontation
5. The Boys – Hurt Me Babe
6. The Hitmen – I Don’t Mind
7. Angry Anderson – Bound For Glory
8. Uncanny X-Men – Everybody Wants To Work
9. James Freud & The Radio Stars – Modern Girl
10. Icehouse – Nothing Too Serious
11. V. Spy V. Spy – Don’t Tear It Down
12. Xl Capris – World War 3
13. The Numbers – The Modern Song
14. The Church – Too Fast For You
15. The Lime Spiders – Weirdo Libido
16. The Lonely Hearts – The Spell
17. The Johnnys – Bleeding Heart
18. X – Dream Baby
19. Painters & Dockers – Nude School
20. Weddings, Parties, Anything – Away Away
21. The Zimmermen – What Really Hurts
22. Paul Kelly & The Dots – Seeing Is Believing
23. Ganggajang – Gimme Some Lovin

[CD4]
1. Jimmy Barnes – Driving Wheels
2. Baby Animals – One Word
3. The Screaming Tribesmen – Date With A Vampyre
4. Huxton Creepers – I Will Persuade You
5. Boom Crash Opera – The Best Thing
6. The Screaming Jets – Better
7. Heaven – Fantasy
8. Finch – Short Changed Again
9. Rose Tattoo – We Can’t Be Beaten
10. Billy Thorpe & The Aztecs – Movie Queen
11. Stevie Wright – Hard Road
12. Jeff St. John – A Fool In Love
13. The Stockley, See, Mason Band – Endless Love
14. Swanee – If I Were A Carpenter
15. The Cyril B. Bunter Band – Last Chance
16. The Cockroaches – She’s The One
17. Tim Finn – Made My Day
18. The Black Sorrows – Chained To The Wheel
19. Moving Pictures – Bustin’ Loose
20. Broderick Smith’s Big Combo – Faded Roses
21. Ariel – Yeah Tonight
22. The Party Boys (Featuring Kevin Borich) – Gonna See My Baby Tonight

Credo che, a parte le immancabili tavanate https://www.youtube.com/watch?v=fKeJlpXOIqw , ci siano molti nomi da scoprire o riscoprire.

bachman turner overdrive box

Il 1° aprile la Caroline/Universal pubblicherà questo cofanetto a prezzo speciale con gli otto album rimasterizzati dei canadesi Bachman Turner Overdrive, usciti tra il 1971 e il 1979. Ecco il contenuto:

[CD1: Bachman-Turner Overdrive]
1: Gimme Your Money Please
2: Hold Back The Water
3: Blue Collar
4: Little Candy Dancer
5: Stayed Awake All Night
6: Down And Out Man
7: Don’t Get Yourself In Trouble
8: Thank You For The Feelin’

[CD2: Bachman-Turner Overdrive II]
1: Blown
2: Welcome Home
3: Stonegates
4: Let It Ride
5: Give It Time
6: Tramp
7: I Don’t Have To Hide
8: Takin’ Care Of Business

[CD3: Not Fragile (40th Anniversary Edition Remaster)]
1: Not Fragile
2: Rock Is My Life, And This Is My Song
3: Roll On Down The Highway
4: You Ain’t Seen Nothing Yet
5: Free Wheelin’
6: Sledgehammer
7: Blue Moanin’
8: Second Hand
9: Givin’ It All Away

[CD4: Four Wheel Drive]
1: Four Wheel Drive
2: She’s A Devil
3: Hey You
4: Flat Broke Love
5: She’s Keepin Time
6: Quick Change Artist
7: Lowland Fling
8: Don’t Let The Blues Get You Down

[CD5: Head On]
1: Find Out About Love
2: It’s Over
3: Average Man
4: Woncha Take Me For A While
5: Wild Spirit
6: Take It Like A Man
7: Lookin’ Out For #1
8: Away From Home
9: Stay Alive

[CD6: Freeways]
1: Can We All Come Together
2: Life Still Goes On (I’m Lonely)
3: Shotgun Rider
4: Just For You
5: My Wheels Won’t Turn
6: Down Down
7: Easy Groove
8: Freeways

[CD7: Street Action]
1: I’m In Love
2: Down The Road
3: Takes A Lot Of People
4: A Long Time For A Little While
5: Street Action
6: For Love
7: Madison Avenue
8: You’re Gonna Miss Me
9: The World Is Waiting For A Love Song

[CD8: Rock N’ Roll Nights]
1: Jamaica
2: Heartaches
3: Heaven Tonight
4: Rock And Roll Nights
5: Wastin’ Time
6: Here She Comes Again
7: End Of The Line
8: Rock And Roll Hell
9: Amelia Earhart

I primi quattro sono ottimi album di rock classico, gli altri un po’ meno validi ma pur sempre piacevoli

teddy thompson & kelly Jones little windows

Teddy Thompson, come quasi tutti sanno è il figlio di Richard, e con cotanto padre, come lui stesso ha ammesso più volte in interviste e canzoni, è difficile reggere il confronto, ma il nostro amico ci prova, e dopo il disco come Thompson Family, l’ultimo a uscire con il contratto Universal, passa alla Cooking Vinyl, dove sempre il 1° aprile verrà pubblicato questo Little Windows, un album in coppia con Kelly Jones (che come appare evidente dalla foto di copertina, essendo una donna, non è né il leader degli Stereophonics, omonimo, né il batterista di Faces e Who, che sarebbe Kenny, ma una brava cantautrice tra country e roots music):

andrew bird are you serious

E sempre venerdì 1 uscirà il nuovo album del cantautore e polistrumentista americano Andrew Bird di cui ci siamo spesso occupati in modo positivo sul blog http://discoclub.myblog.it/2014/06/26/letterato-musicista-veramente-eclettico-andrew-bird-things-are-really-great-here-sort-of/ (e che curiosamente, se ci fate caso, ha una voce molto simile a quella di Teddy Thompson)..Il disco si intitola Are You Serious. è il decimo di studio di Bird ed esce su etichetta Loma Vista distribuzione Universal, prodotto da Tony Berg, già alla consolle per The Mysterious Production of Eggs, il disco del 2005 che lo aveva fatto conoscere, Tra gli ospiti il chitarrista Blake Mills Fiona Apple che duetta con Bird in Left Handed Kisses. 

Il disco uscirà anche in una versione doppia Deluxe, con due brani extra:

Tracklist
1. Capsized
2. Roma Fade
3. Truth Lies Low
4. Puma
5. Chemical Switches
6. Left Handed Kisses feat. Fiona Apple
7. Are You Serious
8. Saints Preservus
9. The New Saint Jude
10. Valleys Of The Young
11. Bellevue

[Deluxe Edition Bonus CD2]
1. Shoulder Mountain
2. Pulaski

cheap trick bang zoom crazy

Alla prima settimana di aprile (ma il giorno 8 per il mercato italiano) tornano anche i Cheap Trick con un nuovo disco Bang Zoom Crazy…Hello che Robin Zander, il loro cantante, dice essere una sorta di ritorno alle sonorità anni ’70 dei primi album, ma anche a quelle dell’omonimo del 1997, uscito su Red Ant Records e che è il preferito in assoluto di Zander, seguito ora da questo nuovo https://www.youtube.com/watch?v=E1Yaa0F95_Q  che verrà pubblicato dall’etichetta Big Machine Records con distribuzione Universal, sette anni dopo il precedente che con coerenza si intitolava The Latest. Per la prima volta dietro alla batteria non siede più Bun E. Carlos, sostituito da Daxx Nielsen, il figlio di Rick, il chitarrista storico della band.

ben harper call it what it is

Sempre per il giorno 8 aprile sono in uscita gli album nuovi di due Ben (curiosamente entrambi distribuiti dalla Universal). il primo è il nuovo di CD di Ben Harper & The Innocent Criminals Call It What It Is, etichetta Stax, il disco è co-prodotto da Harper con i componenti della sua band, niente ospiti celebri questa volta, tutti i brani scritti da Ben con alcune collaborazioni con i musicisti del gruppo Juan Nelson, Leon Mobley, Oliver Charles, Jason Yates, Michael Ward. Pink Ballon il singolo è anche lo spot della nuova vettura di una nota marca automobilistica tedesca, senza fare nomi, diciamo che non passa un buon momento,

ben watt fever dream

Ben Watt aveva lasciato trascorrere 21 anni tra l’uscita del suo primo album North Marine Drive ed il successore Hendra, pubblicato nel 2014. Questa volta ne sono passati solo due prima della pubblicazione di Fever Dream, nei negozi dal giorno 8 aprile su etichetta Unmade Road/Caroline/Universal:

 Tracklist
1. Gradually
2. Fever Dream
3. Between Two Fires
4. Winter’s Eve
5. Women’s Company
6. Faces Of My Friends
7. Running With The Front Runners
8. Never Goes Away
9. Bricks And Wood
10. New Year Of Grace (feat. Marissa Nadler)

Tra gli ospiti la brava cantautrice americana Marissa Nadler oltre a M.C Taylor (Hiss Golden Messenger) e la produzione, insieme a Watt, di Bernard Butler, l’ex chitarrista degli Suede e ormai affermato produttore. Da quello che ho sentito il disco mi sembra molto bello, una sorta di John Martyn meno “sperimentale” per il 21° secolo.

lumineers cleopatra

Continuiamo con questo tripudio di uscite dell’8 aprile, casualmente (o forse no) tutte distribuite dalla Universal. Anche il nuovo dei Lumineers che arriva 4 anni, due nominations per il Grammy, 3 milioni di copie vendute e il mega successo di Ho Hey, si intitola Cleopatra e si avvale della produzione di una musicista che ci piace molto Simone Felice (quello del giro Felice Brothers Avett Brothers) e registrato in un isolato studio dalle parti delle colline di Woodstock dove la Band creò i suoi capolavori. Naturalmente mi tocca ricordarvi che Barack Obama ha inserito recentemente il brano Stubborn Love del precedente album nella sua lista dei preferiti su Spotify (insieme ad una trentina di milioni di altre persone https://www.youtube.com/watch?v=UJWk_KNbDHo

Anche il nuovo album, a giudicare dalla title-track, sembra partire bene, simile al passato, ma se il rischio, per cambiare a tutti i costi, era di avere un disco brutto come l’ultimo Mumford And Sons, meglio rimanere fedeli alle loro sonorità classiche.

peter wolf a cure for loneliness

Torna con un nuovo album anche uno dei miei preferiti in assoluto Peter Wolf, http://discoclub.myblog.it/2010/04/10/pochi-ma-buoni-peter-wolf-midnight-souvenirs/. come ricordavo nel titolo del Post, l’ex J.Geils Band ultimamente non è più prolifico come un tempo (il terz’ultimo risaliva addirittura al 2002), ma i dischi sono sempre dei piccoli gioiellini. Anche le premesse per il nuovo A Cure For Loneliness, in uscita sempre l’8 aprile su etichetta Concord, distribuita, esatto, dalla Universal, sono ottime Vi piace il rock, il blues, il soul, il R&B, le grandi ballate, persino il bluegrass in questo caso, con una cover in questo stile del vecchio brano dei J Geils Love Stinks, nel nuovo album li trovate tutti: con una voce fantastica, un gruppo formidabile di musicisti guidati dal tastierista Kenny White (spesso con Judy Collins), che aveva co-prodotto con Wolf anche il precedente Midnight Souvenirs (dove c’era un tributo fantastico, uno dei rari, a Willy DeVille, The Night Comes Down), con Duke Levine e Kevin Barry alle chitarre, Marty Ballou al basso e Shawn Pelton alla batteria, oltre ad alcune aggiunte di pregio, come i fiati degli Upwtown Horns e la chitarra di Larry Campbell in How Do You Know. Campbell appare anche, con la moglie Teresa Williams e il bassista Tony Garnier in Some Other Time, Some Other Place, uno dei quattro brani firmati da Wolf con Will Jennings. In Tragedy la cover di una oscura ballata degli anni ’50 ci sono anche alle armonie vocali Kris Delmhorst Rose Polenzani.

Insomma, senza raccontarvelo tutto, perché poi ho intenzioni di recensirlo, mi sembra un ennesimo gran bel disco. Tre cover e nove pezzi di Peter Wolf, compreso quella della J,Geils Band; il 4 febbraio Wolf era brevemente sul palco di Boston, la sua città, a cantare Shout, insieme a Bruce Springsteen e la E Street Band https://www.youtube.com/watch?v=iWiE_zd0Ve0

creedence box creedence box open

Il giorno 15 aprile sarà il Record Store Day, la giornata mondiale dei negozi indipendenti e del vinile. Come saprete, salvo rare eccezioni (per ragioni di spazio e tempo) raramente ci occupiamo degli LP, ma ogni tanto qualcosa scappa, e quindi mi corre l’obbligo di segnalarvi questo fantastico (e costoso) cofanetto che uscirà per l’occasione. Dedicato ai Creedence Clearwater Revival il box ha un contenuto misto di CD e vinili, in edizioni rarissime:

3 x LP’s
LP 1 – GREEN RIVER
LP 2 – BAYOU COUNTRY
LP 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x CD’s (of each of the above LP’s)
CD 1 – GREEN RIVER
CD 2 – BAYOU COUNTRY
CD 3 – WILLY AND THE POOR BOYS

3 x 7” Vinyl International EP’s
7″ 1 – Japan EP
7″ 2 – Mexico EP
7″ 3 – Brazil EP

Oltre a spillette, poster, adesivi, un libro di 60 pagine e altri gadgets.

tom petty kiss my amps vol. 2

Sempre lo stesso giorno usciranno anche due mega box limitati dedicati ai primi due album dei Metallica (ma ne parliamo nella seconda parte del Post, anche perché quella di oggi è venuta lunghissima e forse faticosa da caricare) e il Kiss My Amps Vol. 2 in vinile di Tom Petty And The Heartbreakers, di cui l’amico Marco Verdi vi aveva parlato su questo Blog  http://discoclub.myblog.it/2011/12/23/per-pochi-intimi-ma-comunque-sempre-grande-musica-tom-petty/ e che prenoto fin d’ora per il secondo capitolo.

Alla prossima.

Bruno Conti

Gli Stones Americani Degli Anni ’70! J.Geils Band – House Party Live In Germany

j.geils band house party live in germany

 J.Geils Band – House Party Live In Germany – Eagle Vision CD+DVD o DVD

Classica band americana, originaria dell’area del Massachusetts, nata sul finire degli anni ‘60 come trio acustico intorno alla chitarra di John Geils e all’armonica di Richard Salwitz (il futuro Magic Dick), il gruppo assume la sua forma definitiva quando entrano in formazione il cantante Peter Wolf (originario del Bronx) e il batterista Stephen Jo Bladd, facendosi chiamare prima J.Geils Blues Band e poi, eliminando il Blues dal nome, ma non dalla loro musica, J.Geils Band. Con l’arrivo di Seth Justman alle tastiere diventano una vera forza della natura e dalla zona intorno a Boston, dove erano gli eroi locali, firmando un contratto con la Atlantic, partono alla conquista degli Stati Uniti, con la loro esplosiva miscela di rock, blues e R&B, soprattutto grazie ad un formidabile show dal vivo (ma anche in studio erano fantastici), tanto da essere definiti, come e più dei “Glimmer Twins” Aerosmith, una sorta di controparte americana dei Rolling Stones ed il gruppo preferito dell’Allman Brothers Band, insieme ai quali parteciparono al famoso ultimo concerto del Fillmore East nel giugno 1971.

j.geils band full house

Proprio sui Live la JGB ha costruito la sua reputazione, pubblicandone due, Live Full House (quello con la copertina con le carte da gioco) https://www.youtube.com/watch?v=vvm1_WrF3ns  e il doppio Blow Your Face Out https://www.youtube.com/watch?v=3bDlvQD3S3k , registrati a Detroit,  una sorta di seconda casa per il sestetto, insieme a Boston, da cui proveniva la prima parte del disco del vivo del 1976. Entrambi gli album vendettero intorno al mezzo milione di copie e con Bloodshot, addirittura entrato nei Top 10 delle classifiche USA, cementarono la popolarità della band, che nel momento in cui arriva in Europa per partecipare al Rockpalast di cui questo House Party è la documentazione, stanno girando l’Europa per promuovere il disco Sanctuary, l’ultimo prima di una svolta verso un suono più vicino ad un rock influenzato dalla New Wave più commerciale che caratterizzerà i successivi Love Stinks e soprattutto Freeze Frame, con il singolo Centerfold, ai primi posti in tutto il mondo, ma che segnerà la dipartita di un disilluso Peter Wolf, dopo l’ennesimo buon live Showtime, in disaccordo con lo stile più leggerino e danzereccio assunto dalla band, salvo poi caderci anche lui con i primi album da solista, prima della rinascita artistica nei Noughties.

Ma in questa serata siamo, di poco, ancora nei mitici Seventies, è il 21 Aprile del 1979 https://www.youtube.com/watch?v=g4GD0Zy5MT4 , e sul palco della mitica Grugahalle di Essen la J.Geils Band si esibisce in un eccellente concerto che sarà trasmesso dalla televisione tedesca in Eurovisione, perché, ebbene sì, c’è anche la parte video, in questa doppia confezione pubblicata dalla Eagle Vision, con il titolo Houseparty, e lo spettacolo che offriva il gruppo direi che esige la presenza del DVD . Per la serie una buona promozione è l’anima del commercio, il gruppo esegue, nella prima parte dello show, ben sei brani tratti da Sanctuary , ma con la furia e la potenza dei tempi migliori di questa band, che aveva ben tre frecce al proprio arco, la chitarra a forma di freccia di John Geils (scusate il bisticcio), l’armonica molto elettrificata di Magic Wolf, uno dei migliori virtuosi bianchi all-time dello strumento e grande storico del Blues e, soprattutto, la voce poderosa ed espressiva di Peter Wolf, tra i più grandi cantanti del rock americano dell’epoca, senza dimenticare le tastiere di Justman e l’inarrestabile sezione ritmica.

 

Ecco così scorrere magmatico il R&R della band in Jus’ Can’t Stop Me (ed è difficile fermarli, fin dall’inizio), I Could Hurt You, Sanctuary, One Last Kiss, Teresa e Wild Man, inframmezzati da Nightmares, la title-track del sesto album, una girandola di rock, blues, soul, una vera enciclopedia di party music, che poi decolla nella stratosfera nella seconda parte del concerto, quando appaiono i cavalli di battaglia del loro repertorio. Looking For A Love, il primo successo dei Valentinos di Bobby Womack, è trasformato in un R&R sfrenato degno di Little Richard o degli Stones più arrapati, e anche Give It To Me, R&B, rock e qualche giro reggae e funky, miscelati ad arte, non scherza un cazzo (scusate per lo scherza), Whammer Jammer, dal secondo album, è lo showcase strumentale per tutti i fantastici solisti della band. Ain’t Nothing But A House Party, alza ulteriormente l’asticella del divertimento, Where Did Our Love Go è proprio quella della Supremes, una delle glorie della Detroit musicale,  Pack Fair And Square la facevano anche i Nine Below Zero, ma la versione da ritiro della patente per eccesso di velocità della JGB è formidabile, per concludere il tutto con un altro tributo alla Motown, una First Look At The Purse da sballo, presente fin dal primo spettacolo e dal primo disco, eccezionale. Se ci fosse stata anche la loro versione fenomenale di Serves You Right To Suffer di John Lee Hooker, sarebbe stato un live da 4 stellette, ma anche così, difficile farne a meno.

Bruno Conti

Ancora Una “Leggenda”? Terry Davidson And The Gears – Sonic Soul Sessions

terry davidson and the gears

Terry Davidson & The Gears – Sonic Soul Sessions – Bangshift Music

Un’altra delle “leggende” del blues, del rock e della roots music Americana, da Columbus, Ohio,Terry Davidson & The Gears, da una quarantina di anni on the road, hanno diviso i palchi di tutto il circuito internazionale con gente come Chuck Berry, Muddy Waters, Buddy Guy, Johnny Winter, ZZ Top, solo per nominarne alcuni. Ovviamente così recita il loro sito, che riporta anche un giudizio da 5 stellette di American Blues Review. In effetti anch’io, quando ero un ragazzo, una volta, ho visto da lontano Jimi Hendrix e in un’altra occasione ho diviso il palco con Bruce Cockburn (è vero, e non era dopo il concerto, durante, però davo una mano agli organizzatori, per essere sinceri). Tralasciando le facili ironie, come è noto, negli States ci sono centinaia, addirittura migliaia di gruppi e solisti che propongono la loro musica con passione e bravura, e quindi non mi permetterei mai di prenderli per il c…, però un minimo di obiettività è richiesta.

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A ben guardare Terry Davidson ha una cospicua discografia di sette album alle spalle, fa proprio i generi citati ad inizio recensione e li fa anche bene, quindi perché non parlarne? Siamo qui per questo e quindi parliamone https://www.youtube.com/watch?v=dgu-gq-d4E8 . La band è un quartetto, con Davidson che è la chitarra solista, il cantante e suona occasionalmente anche il mandolino, Mike Gilliland, armonica e seconda chitarra e voce, quando serve, Bill Geist e Bob Hanners, basso e batteria, Todd Brown è il tastierista aggiunto, e tra gli “ospiti” anche una ridotta sezione fiati e una piccola pattuglia di background vocalist agguerriti. Il risultato è un onesto disco di rockin’ blues, da una Sweet Deceiver tirata e fiatistica, con l’armonica di Gilliland e la chitarra con wah-wah di Davidson che si dividono gli spazi solistici, le atmosfere più sospese di una raffinata Nasty Girl.

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Chicagoland, come da titolo, ha una parentela con il sound della Wind City, ma anche delle derive soul, grazie ad una voce femminile di supporto e all’uso dei fiati https://www.youtube.com/watch?v=omwdTuanICU . Qualcuno ha ipotizzato qualche grado di parentela con la J.Geils Band, ma quel gruppo aveva ben altra consistenza, con un cantante come Peter Wolf e l’armonica di Magic Dick, la formula è più o meno quella, la grinta c’è, ma Davidson non è un cantante così memorabile, anche se più che adeguato. Ancora più Chicago è lo slow blues classico di Too Late To Change, con il pianino di Brown che aggiunge autenticità e pathos al sound. So Hot ha un attacco alla Stones e anche il resto del pezzo qualche idea ai Glimmer Twins la ruba, però l’esecuzione è deliziosa e la voce assomiglia in modo impressionante a quella di Jagger https://www.youtube.com/watch?v=5SufHjAW3nk . L’intensità del disco comincia a crescere, la stoffa c’è, Hound Dog Blues, sempre con un bel riff che la sostiene, è un altro pezzo più rock che blues e i Gears ci danno dentro di gusto, molto bene sia Gilliland che Davidson, che non si risparmiano neppure nel R&R alla Fabulous Thunderbirds di Tapped Out. Stomping Ground, con Terry Davidson al mandolino vira con ottimi risultati verso un country-roots-rock di buona fattura. Deep In The Blues si affida nuovamente alle dodici battute con Brown che passa all’organo, per un brano non memorabile ancorché nobilitato da un assolo di finezza di Davidson.

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Three Ninety Six, poderosa e frenetica, ricorda band come i Nine Below Zero o i Blasters più tosti. Monkey Hand qualche parentela con il blues rivestito di rock della J.Geils Band parrebbe averla mentre Memphis Bones è uno strumentale boogie molto swingato che permette a tutta la band di mettersi in evidenza. Conclude Without The Blues, la storia della vita di Terry Davidson messa in musica, con citazioni precise, verbali e musicali, di tutte le influenze che hanno costellato la sua vita di artista, piacevole e coinvolgente, come peraltro tutto il disco, che si lascia gustare senza tanti problemi. Non saranno delle leggende ma sono bravi!

Bruno Conti

I Migliori Dischi Del 2010 – Parte II (Ripensamenti E Aggiunte)!

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La statua si chiama “Uomo che pensa”. Quando arrivi a fine anno e devi fare la tua lista dei migliori dell’anno (dopo averci pensato a lungo), quando l’hai pubblicata cominci ad avere i primi ripensamenti dovuti a clamorose dimenticanze o più semplicemente 10 titoli sono pochi e allora qual’è il vantaggio di avere un Blog personale se non per fregarsene delle convenzioni? Quindi vaffa alla lista dei dieci (che rimane valida) e pensa che ti ripensa, quando sono arrivato ad avere altri 30 titoli da aggiungere alla lista mi sono detto: meglio fermarsi qui ma anche che è stato un anno non male per la musica. Giudizi ovviamente personali (quelli della stampa estera ed italiana dai prossimi giorni, visto che sto lavorando alle nuove recensioni del Buscadero per gennaio e non ho tempo per scrivere altre recensioni userò quelle, le potrete leggere in anteprima e “a gratis” nei prossimi giorni): dicevo giudizi personali ma serve anche per ricordare e ricordarvi dischi sfuggiti al primo giro e anche come consigli per acquisti e regali natalizi. Visto che sono tanti dischi, in questo post ne ho inseriti una ventina (sempre in ordine sparso) e una decina (gli outsiders) in un altro post nei prossimi giorni (se volete approfondire li trovate tutti nel Blog).

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Elton John & Leon Russell – The Union

Robert Plant – Band Of Joy

Arcade Fire – The Suburbs

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John Grant – Queen Of Denmark

Tom Petty & The Heartbreakers – Damn The Torpedoes Deluxe Edition

Peter Wolf – Midnight Souvenirs

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Ray Charles – Rare genius

Los Lobos – Tin Can Trust

Duke And The King – Long Live The King

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Avett Brothers – Live, Volume 3 (CD o DVD)

Who – Live At Leeds Box Set

Delaney & Bonnie – On Tour With Eric Clapton Box 4 CD

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Huey Lewis and the News – Soulsville

Southside Johnny and The Asbury Jukes – Pills and ammo

Gaslight Anthem – American Slang

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Sandy Denny – Box Set 19 CD

Mavis Staples – You Are Not Alone

Ray LaMontagne and The Pariah Gods – God WIllin’ and The Creek Don’t Rise

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Ryan Adams – III/IV

Eric Clapton – Eric Clapton

John Mellencamp – No better Than This

Me ne stanno già venendo in mente altri “duecento” meglio che mi fermo. Nei prossimi giorni gli outsiders e una appendice sui DVD. Oltre alle “classifiche” degli “altri” a partire con quella di Mojo che è già uscita, magari domani (i primi 2 ci sono anche nella mia lista di oggi)!

Bruno Conti



Un Disco Di Gran Classe. Shelby Lynne – Tears, Lies And Alibis

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Shelby Lynne – Tears, Lies And Alibis – Everso Records

Questa meraviglia umana (in tutti i sensi) è in possesso di una voce molto bella che ha saputo toccare tanti punti nella sua carriera: dall’iniziale country puro di Nashvile, anche troppo commerciale, dei primi tre album, al western swing e big band sound di Temptation, poi il country pop di Restless. Nel 1999/2000 ha registrato I Am Shelby Lynne un album che iniettava nella sua musica una massiccia dose di R&B, sorprendentemente vincendo un Grammy, non perché non meritato, ma in quanto assegnatole come Miglior Esordiente, dopo più di dieci anni di carriera! Con il successivo Love, Shelby del 2001 ha tentato la strada del pop, con la p minuscola, con scarsi risultati. Finalmente nel 2003 ha realizzato quello che finora era considerato il suo disco migliore Identity Crisis, veramente molto bello. Nello stesso anno ha partecipato alla registrazione del disco live della sorella Allison Moorer, Show un cd con DVD molto bello dove, per oscure ragioni, appare anche Kid Rock (si chiama marketing, baby! Ah già, scusate!).

A questo punto una piccola digressione: il vero nome della nostra amica è Shelby Lynn Moorer quindi spiegato il mistero della parentela. Una tragedia che ha colpito le due sorelle va comunque raccontata: nel 1985, quando Shelby aveva diciassette anni, il padre, che era stato un piccolo direttore di complessi musicali, con la madre insegnante di canto, si è presentato in casa dalla moglie, dalla quale si era appena diviso per problemi di alcolismo e, alla presenza delle due figlie, l’ha uccisa con un colpo di pistola e poi si è suicidato, non aggiungo commenti, ci vuole un coraggio enorme per continuare la propria vita ma le due sorelle Moorer l’hanno avuto, diventando due delle migliori cantanti che calcano i palcoscenici americani.

Torniamo alla discografia della Lynne (che ad oggi vanta undici album più due raccolte, non male, in ventidue anni di carriera), dopo il picco di Identity Crisis con il successivo Suit Yourself tenta anche la strada del rock con discreti risultati. Nel 2008, approdata alla Lost Highway, pubblica Just A Little Lovin’, un disco molto bello dedicato alla musica di Dusty Springfield, ancora accolto da ottime critiche. E siamo arrivati al 2010: questo nuovo album viene rifiutato dalla sua casa discografica (non si capisce perché, visto che per le strane alchimie delle majors, verra poi distribuito dalla Fontana, un’altra etichetta del gruppo Universal). In ogni caso, perché scoraggiarsi, si fonda la propria etichetta, si chiamano gli amici, David Hood e Spooner Oldham dei Muscle Shoals, Mark Jordan, Kenny Malone, John Jackson ed altri, si registra la base di chitarra acustica, spesso molto presente, e la voce nel proprio studio poi si va in uno studio professionale di Nashville e si realizza un signor disco, forse il migliore della propria carriera e così ha fatto Shelby Lynne. Per la legge del “Poco E’ Meglio” il disco ha volutamente un suono scarno, quasi minimale ma allo stesso tempo molto “espansivo” nelle tonalità e mischia tutti gli stili toccati negli anni, country, rock, soul, blues, folk, un pizzico di jazz e Pop (questa volta con la P Maiuscola), realizzando uno stile personale che ha rari precedenti nella scena musicale americana.

Dieci brani, poco più di trentacinque minuti di durata, questo Tears, Lies and Alibis può avvalersi anche del traino creato dalla partecipazione di Shelby Lynne all’ultimo disco di Peter Wolf, il meraviglioso Midnight Souvenirs dove i due duettano nella deliziosa Tragedy: i due brani iniziali sono quelli più mossi, Rains Came sulla rarità e la meraviglia delle piogge in California dove la Lynne abita è una movimentata canzone con chitarre, organo, un sax e la voce matura della nostra amica che fanno muovere il piedino, Why Didn’t You Call Me è un brevissimo mid-tempo dai retrogusti R&B molto sapido. Like A Fool è un lento cantautorale (ogni tanto mi rinfacciano l’uso di questo termine, ma ho controllato sul dizionario, si può usare e comunque rende l’idea), con chitarre, acustica ed elettrica, un basso, delle spruzzate di tastiere e la voce appassionata della Lynne, folk-soul direi, se si potesse usare. Alibi è un’altra piccola meraviglia di equilibri sonori, quel pop di gran classe che citavo prima che qualcosa deve alla magnifica Dusty Springfield ma anche alla scuola di cantautrici come Carole King e Laura Nyro che sembrano tornate di moda. Something To Be Said About Airstreams (che titolo), è una variazione sul tema, con un dobro e una pedal steel, che aggiungono tonalità country-folk di gran classe.

Family Tree è una folk ballad quasi Dylaniana nel suo rigore acustico e ci presenta una ulteriore nuance delle notevoli capacità vocali della bionda Shelby, bello il finale dal fervore quasi gospel. Loser Dreamer è un malinconico “lamento d’amore” dalle sonorità rarefatte e sempre assai raffinate, c’è anche il piccolo tocco di una armonica che aggiunge calore all’arrangiamento del brano, oltre alla solita voce partecipe della cantante. Old # 7 è un valzerone country delicato alle “gioie” dell’alcol e delle bevande, ancora con quella pedal steel ideale alle finalità della canzone. Old Dog, questa volta ci porta in territori country-blues, acustica, con una voce maschile, che non ho riconosciuto, a sostenere quella di Shelby Lynne, mi ha ricordato il John Hiatt più riflessivo, molto bella, è l’unico brano che supera i cinque minuti di durata. Conclude le operazioni la romantica ballata Home Sweeet Home, un altro tassello che ci consegna l’opera più matura di questa bravissima e misconosciuta cantante americana, lo so, si dice sempre così, ma in questo caso nulla di più vero. Sentire, please. Se avete tempo, stasera, 19 maggio, canta alla St. David’s Episcopal Church  di Austin, Texas, son due passi.

Se avete bisogno di un incoraggiamento questa non è nuova ma senti che vocewatch?v=2QbHPMwnS6c

Bruno Conti

Novità Di Aprile. Correzioni E Variazioni.

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Oggi non ho avuto tempo per un post “adeguato” quindi mi limito ad alcune precisazioni sulle ultime uscite di aprile (e le prime di maggio). Come dicevo nel post dedicato al DVD Box di Costello Spectacle (niente paura è confermato per domani), siamo in Italia quindi la data di uscita è un po’ un optional. Quindi il forse che mi è scappato nella recensione, riferito all’uscita del Cd della Natalie Merchant Leave Your Sleep il 13 aprile purtroppo nel frattempo è diventato una certezza e la data è slittata (per il mercato italiano, in America e Inghilterra nonostante nubi e vulcani è uscito regolarmente) al 27 aprile. Lo stesso giorno (e questa è una piacevole aggiunta) esce su etichetta Rhino/Warner un bellissimo box quadruplo dei Grateful Dead Crimson, White & Indigo 3 CD + 1 DVD registrati al JFK Stadium di Philadelphia il 7 Luglio del 1989. Lo stesso giorno non escono, perché slittano al 3 maggio, il nuovo album di Peter Wolf Midnight Souvenirs (bellissimo), il nuovo Melissa Etheridge Fearless Love nonché il nuovo di Mary Chapin Carpenter The Age Of Miracles.

Viceversa, dovrebbe uscire domani, il nuovo album di Jackie Leven, Gothic Road, molto bello, che da alcuni giorni mi riprometto di recensire e per una ragione o per l’altra rimando, domani prometto! Il Cd di John Grant con i Midlake The Queen Of Denmark è confermato in uscita, come pure il nuovo della PFM AD 2010 La Buona Novella – Opera Apocrifa, tutti e due da domani.

Sempre per i Beatiful Losers (come il citato Leven, Anais Mitchell o il recensito Joe Gibbs, ricordate dove l’avete letto per primo) mi scappa di citare il nuovo album di Mary Gauthier in uscita il 18 maggio per la nuova etichetta Razor & Tie negli States e su Proper in Europa, ma già disponibile per il Download: è bellissimo, tristissimo ma coinvolgente. Per chi la conosce, è la storia della sua vita messa in parole e musica. Il tutto è prodotto da Mike Timmins (che per qualche oscura ragione la Mary Gauthier chiama Timmons sul suo sito) e partecipa anche Margo. Anche per questo recensione nei prossimi giorni, promesso.

Sempre per la serie, mi faccio dei promemoria così mi ricordo. Devo anche parlare di un altro grande outsider Chris Bell di cui la Rhino/Handmade ha pubblicato (sempre che si trovi, ma a prezzi proibitivi) un doppio CD con la versione espansa del mitico I Am The Cosmos.

Non è riferito a nessun Cd in particolare ma in generale: quando vedete sui siti italiani date di fantasia e poi spedizione in 4,5,8,14 giorni fatevi sorgere qualche dubbio sull’attendibiltà delle date indicate.

Per gli altri dischi in uscita dovrebbero rimanere valide le date che vi ho segnalato.

In questa occasione mi sono sostituito al servizio pubblico per informazioni di pubblica utilità, a chi ama la musica.

Sempre per amanti ed amatori, nei commenti mi viene richiesto di segnalare qualche blog “interessante”! Con piacere, anche se per alcuni contenuti è un concorrente vi segnalo questo http://www.rootshighway.it/

Bruno Conti

Pochi Ma Buoni. Peter Wolf – Midnight Souvenirs

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Peter Wolf – Midnight Souvenirs – Verve

Non sempre la qualità coincide con la quantità: Peter Wolf certo il problema non se lo pone, sette album solisti in più di 25 anni di carriera solista, tre negli ultimi 12 anni e l’ultimo Sleepless nel 2002. Però che belli! L’ultimo è stato inserito dalla rivista Rolling Stone tra i migliori 500 album di tutti i tempi (considerando che dall’avvento dell’album saranno usciti milioni di titoli non è impresa da poco), ma non è tutto, il precedente Fool’s Parade del 1998 è stato considerato trai 50 dischi più importanti degli anni ’90. Con questi precedenti il nostro amico ci ha abituato certamente bene, ma anche questa volta non delude le aspettative.

Un breve passo indietro. Negli anni ’70 c’erano due gruppi che si contendevano lo scettro di “Rolling Stones americani”, gli Aerosmith dei Toxic Twins Steven Tyler e Joe Perry, che rappresentavano il lato più ribaldo, caciarone, trasgressivo degli Stones e la J Geils Band di Peter Wolf, J Geils e Magic Dick che rappresentava il lato più bluesy, genuino, tradizionale della musica di Jagger & Co.. Ovviamente gli Aerosmith hanno avuto un successo maggiore ma anche la J Geils Band ci ha lasciato, negli anni 70, alcuni album da avere in una discoteca che si rispetti e penso ai due live Full House e Blow Your Face, ma anche Bloodshot e The Morning After tra quelli in studio. Purtroppo tutti li ricordano per l’album Freeze-Frame del 1982, numero 1 nelle classifiche Usa, quello che conteneva l’hit single Centerfold, ma dal sound tamarro, disco-rock, specchio dei tempi. Dopo lo scioglimento Peter Wolf ha fatto anche di peggio con un disco Lights out prodotto da un tipo della Jonzun Crew, electro-sound che ve lo raccomando. Poi dopo una serie di album, diciamo non memorabili, la redenzione negli anni ’90 e 2000. Domanda, secondo voi Mick Jagger e Keith Richards hanno partecipato come ospiti ad un disco degli Aerosmith o di Peter Wolf? Esatto, sono presenti nel disco Sleepless, che se riuscite a trovare giustifica tutte le buone recensioni avute in quegli anni.

Questo Midnight Souvenirs (bellissimo titolo), potremmo dire alla Frassica, Che Bello. Che Bello, Che Bello e farla finita lì, invece parliamone. La prima cosa da notare è lo splendido lavoro in fase di produzione di Kenny White, che suona nel disco anche le tastiere, il basso e la chitarra, e in passato ha collaborato con Judy Collins, Cheryl Wheeler e Marc Cohn, giusto per citarne alcuni, oltre ad avere pubblicato dei CD a nome proprio. 

Si apre con l’eccellente country-soul-blues di Tragedy, un duetto con Shelby Lynne oserei dire perfetto, con le due voci che si integrano perfettamente, si prosegue con la trascinante I Don’t Wanna Know un rocker con armonica a tutta birra. La Bluesata Watch Her Move ha un groove che farebbe la gioia di Charlie Watts e degli Stones tutti, con coloriture errebì da sballo e una bella chitarra alla J Geils band. There’s Still Time è un meraviglioso mid-tempo ancora stonesiano (è una caratteristica di tutto l’album), con fiati, chitarre acustiche, coretti, tutti gli ingredienti giusti che fanno grande l’arrangiamento di un brano, se il brano stesso ha sostanza e questo ce l’ha.

Lyin’ Low è un’altra piccola meraviglia di equilibri sonori, con piano e chitarra acustica, a contendere all’organo l’attenzione dell’ascoltatore, Wolf canta con divina nonchalance. The Green Fields Of Summer è il delizioso duetto con Neko Case, una ballata impreziosita da un violino che le conferisce echi celtici, una canzone d’amore inconsueta per chi conosce il “solito”  Peter Wolf ma realizzata con tutta l’esperienza di un 64enne che è diventato un grande cantante a livello interpretativo, tra le cose migliori del disco. Thick as Thieves è un altro funky-blues molto Jaggeriano. Always Asking For You ci trasporta in territori country, ma con gran classe, ragazzi! Then It Leaves Us All Behind è l’unico brano non memorabile, l’unica traccia dove prevale un certo bland-rock che non si amalgama col resto del disco.

Poteva mancare il lato più carnale della musica di Wolf? Certo che no e allora vai con il soul-errebi Philly misto Stax di Overnight Lows con recitativo alla Isaac Hayes o alla Barry White (ma non ha il vocione), però estrae dal cilindro un falsetto malandrino che si fonde coi coretti perfetti e con certe rullate tra reggae e funky d’annata, chitarra-sitar e goduria suprema. A questo punto Wolf non lascia ma raddoppia con il funky in perfetto stile New Orleans alla Meters di Everything I Do Gonna Be Funky, quasi una dichiarazione d’intenti.

Le migliori le ha tenute per la fine, Don’t Try To Change Her è il più bel brano dei Rolling Stones, ma direi degli ultimi trent’anni, una ballata mid-tempo nella migliore tradizione Jagger-Richards, solo che la firma è Peter Wolf! The Night Comes Down è un meraviglioso brano dedicato a Willy Deville nella miglior tradizione del grande Willy che tanto ci manca, una piccola meraviglia che sigilla un album stupendo. La ciliegina sulla torta è il duetto finale con Merle Haggard It’s Too late For Me un brano country dove Haggard estrae dall’ugola la sua migliore interpretazione degli ultimi anni (ma il nuovo album in uscita tra breve potrebbe sorprendere molti) e Peter Wolf non sfigura al confronto, è strano perché mi è sembrato di ascoltare un duetto tra due Willie Nelson quasi gemelli vocali, molto bello, come tutto l’album uno dei migliori di questo 2010. Gran classe!

Bruno Conti

Novità Marzo-Aprile 2010 – Buona Musica In Arrivo

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Solita fila di immaginette, ma buona musica in arrivo: intanto è confermato per il 2 marzo (forse prima) il nuovo John Hiatt Oper Road che lo vede tornare ad uno stile grintoso ed energico, decisamente più rock dell ‘ultimo Same Old Man, merito della nuova band che lo vede affiancato dal chitarrista Doug Lancio, che ha collaborato recentemente all’ultimo bellissimo Downtown Church di Patty Griffin e in passato con Allison Moorer, Jack Ingram, Todd Snider, Matthew Ryan, tutta gente tosta; al basso, il virtuoso Patrick O’Hearn e alla batteria Kenneth Blevins che ha, più o meno, le stesse frequentazioni di Lancio. Comunque molto bello, un ritorno alla miglior forma per Hiatt, sentirete! Solita etichetta New West.

Per sentire il nuovo Jeff Beck, Emotion and Commotion bisognerà aspettare fino alla metà di aprile, uscirà (si spera) su Rhino Records e, ancora una volta, il buon Jeff ci stupirà con un album eclettico: a fianco dei soliti collaboratori, Vinnie Colaiuta alla batteria, Jason Rebello alle tastiere e la prodigiosa ragazzina Bassista Tal Wilkenfeld, ci saranno anche tre voci femminili, Imelda May, Olivia Safe e l’ottima Joss Stone, in decisa ripresa, in due brani, tra cui, una vigorosa rilettura di I Put A Spell On You. Due sono anche i brani ripresi dal repertorio di Jeff Buckley, Lilac Wine e Corpus Christi Carol (l’album esce ai primi di aprile, in periodo pasquale). Tra le sorprese, in alcuni brani, l’utilizzo di una orchestra di 64 elementi, tra gli altri in Somewhere Over The Rainbow (ma sarà difficile superare Pupoeilprincipe) e Nessun Dorma!?!, incrociamo le dita.

Il disco di Ry Cooder con i Chieftains, San Patricio non esce il 17 marzo come qualcuno potrebbe pensare, ma la settimana prima e si preannuncia come un evento musicale. Una collaborazione tra musicisti americani, irlandesi, messicani, spagnoli, tra gli altri: Linda Ronstadt, Moya Brennan dei Clannad, Lila Downs, Carlos Nunez, Los Centonzles, Liam Neeson e molti altri, racconta la storia, non del santo, ma del battaglione San Patricio, un gruppo di irlandesi immigrati negli Stati Uniti che defezionò dall’esercito americano per partecipare a fianco dei Messicani alla guerra tra Messico e America del 1846-1848. Epico! Questo è il trailer.

Peter Wolf, per i distratti, è stato per molti anni il cantante della J.Geils Band, una band che negli Stati Uniti negli anni ’70 rivaleggiava con gli Aerosmith come epigoni degli Stones, tra l’altro con un approccio molto rock-soul-blues, nella migliore tradizione di Jagger & Co. Wolf non ha perso le buone abitudini, e questo nuovo Midnight Souvenirs, lo vedrà duettare con Merle Haggard, Neko Case e Shelby Lynne, nella consueta infuocata miscela di country, soul, rock e folk che caratterizza le sue ultime opere, come l’ottimo Sleepless che è entrato nella lista dei Top 500 di Rolling Stone All Time. Uscita metà aprile.