Se Non E’ Il Loro Miglior Concerto Di Sempre, Poco Ci Manca! Grateful Dead – Cornell 5/8/77

grateful dead cornell 5-8-1977

Grateful Dead – Cornell 5/8/77 – Rhino 3CD – 5LP

Credo che stilare una classifica dei migliori concerti di sempre dei Grateful Dead sia impresa alquanto ardua per chiunque, dato che nel loro periodo di attività (e cioè fino alla morte di Jerry Garcia avvenuta nel 1995) hanno suonato on stage per ben più di duemila volte. Se si parla con i Deadheads più integralisti, però, in almeno otto casi su dieci verranno fuori un nome ed una data: Cornell 1977. Si dice infatti che fu in quella serata, più precisamente il 5 Maggio (Cornell è il nome di un’università, la città è Ithaca, nello stato di New York), che il gruppo di Garcia e soci, e cioè Bob Weir, Phil Lesh, Keith Godchaux, Donna Jean Godchaux, Mickey Hart e Bill Kreutzmann, suonò il suo miglior show di sempre, tanto che il concerto fu definito il Santo Graal delle loro performances. Ora, a distanza di giusto quarant’anni, i Dead pubblicano questo Cornell 5/8/77, un triplo CD (o quintuplo LP) che permette a tutti di condividere l’esperienza di una serata a suo modo leggendaria, un’operazione subito salutata da fans e addetti ai lavori con grande entusiasmo, nonostante in questi ultimi anni il mercato discografico sia stato letteralmente inondato da album targati Grateful Dead (il triplo si trova anche all’interno di un box di 11 CD, intitolato May1977: Get Shown The Light, che comprende anche i concerti di quel periodo a New Haven, Buffalo e Boston, cofanetto in vendita solo sul sito della band e da tempo esaurito).

Ebbene, non so se questo show di Cornell sia effettivamente il migliore di sempre del gruppo di San Francisco, i loro live pubblicati ufficialmente li ho quasi tutti ma non me li ricordo certo a memoria (e ho sempre considerato il biennio 1971/1972 come il loro periodo top, anche se so che anche gli anni che vanno dal 1977 al 1979 sono molto considerati), ma dopo averlo ascoltato attentamente posso confermare che ci troviamo davanti ad uno show fantastico, nel quale tutti i componenti della band sembrano quasi suonare in balia di un’estasi mistica, con Garcia naturalmente cinque spanne sopra tutti, ma anche con la sezione ritmica più presente del solito e senza passaggi a vuoto, un Weir decisamente in palla e Godchaux che fa vedere perché i nostri lo avessero scelto come tastierista dopo la dipartita di Pigpen. L’ascolto di questo triplo CD è dunque una vera esperienza che, una volta arrivato all’ultima canzone, mi fa quasi prendere come buone le parole dei fans: anche le prestazioni vocali, spesso il tallone d’Achille nei concerti dei Dead, qua sono rigorose, senza sbavature ed in linea con le parti strumentali. Che la serata è destinata ad entrare nella storia lo si capisce dall’iniziale New Minglewood Blues, solitamente un brano minore ma che qui vede subito una band in forma ed un Garcia subito ispirato e liquidissimo, pezzo a cui fanno seguito una fluida e vibrante Loser ed una eccellente cover di El Paso di Marty Robbins, a quell’epoca molto comune nei concerti del Morto Riconoscente. Ma il primo CD contiene già degli highlights assoluti, a partire da una splendida They Love Each Other, dove Garcia sembra veramente nella forma strumentale e vocale dei concerti europei del 1972, oltre ad una Jack Straw solida e potente come non mai, la sempre trascinante Deal (e come suona Jerry!), la straordinaria Brown-Eyed Women, da sempre una delle mie canzoni preferite dei Dead, per finire con una maestosa Row Jimmy, con Garcia formidabile alla slide ed uno squisito sapore reggae (e notate che a me di solito il reggae non piace), forse la migliore mai sentita.

Con il secondo dischetto si entra nella leggenda: solo quattro canzoni, ma straordinarie, un CD aperto da una magistrale Dancing In The Streets di sedici minuti (e con Jerry in modalità extraterrestre, non ho parole per descrivere come suona) e chiuso da una altrettanto bella Estimated Prophet; in mezzo un medley inarrivabile che fonde Scarlet Begonias e Fire On The Mountain, quasi mezz’ora di musica a livelli celestiali, in assoluto una delle cose più belle che ho sentito fare dai Dead. Il terzo CD ci dà il colpo di grazia con una scintillante (ed insolitamente sintetica) St. Stephen, che confluisce in una Not Fade Away da favola, più di sedici minuti di sublime Dead sound; ma ecco il momento centrale di tutta la performance, con una Morning Dew incredibile, una rilettura davvero leggendaria, di certo la migliore versione di uno dei brani più intensi del loro repertorio live, con Garcia semplicemente stellare e Godchaux che fa di tutto per stare al suo livello: un pezzo che in quella sera trasmise davvero all’ascoltatore tutta l’inquietudine post-atomica di cui parla il testo originale. Chiude il triplo una coinvolgente One More Saturday Night, più rock’n’roll che mai: sono tre CD, ma alla fine avrei voluto che fossero almeno sei.

Si dice che non esista un concerto dei Grateful Dead uguale ad un altro: di sicuro non ne esiste uno uguale a Cornell 5/8/77.                                                                                                                      Irrinunciabile.

Marco Verdi

Devo Averle Già Sentite Da Qualche Parte Queste Canzoni! Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

VV.AA. – Dear Jerry: Celebrating The Music Of Jerry Garcia – Rounder 2CD – 2CD/DVD

Da dopo la morte di Jerry Garcia avvenuta nel 1995, il mercato è stato letteralmente invaso di prodotti che avevano in qualche modo a che fare con i Grateful Dead, ma nessun periodo è minimamente comparabile all’ultimo anno. Da Ottobre 2015 sono infatti usciti, nell’ordine: il megabox di 80 CD 30 Trips Around The Sun (e la sua versione ridotta in quattro CD), i vari formati dei concerti di addio Fare Thee Well, il sontuoso tributo quintuplo Day Of The Dead curato dai National, il triplo della Rhino Red Rocks 1978 (ed il superbox con tutti i concerti del periodo), due volumi ravvicinatissimi della serie Garcia Live ed il nuovo album solista di Bob Weir, Blue Mountain http://discoclub.myblog.it/2016/10/07/finalmente-arrivato-anche-il-momento-che-disco-bob-weir-blue-mountain/ . E non ho citato i nuovi episodi dei Dave’s Picks. Ma i nostri, che la paura di inflazionare il mercato direi che non l’hanno mai avuta, si saranno detti: “Ci siamo dimenticati un bel concerto tributo!”. Detto fatto, ecco qui questo doppio CD (esiste anche con DVD allegato) intitolato Dear Jerry, che documenta l’esito di una serata organizzata da Bob Weir il 14 Maggio dello scorso anno (al Merriweather Post Pavilion di Columbia, Maryland), durante la quale i quattro Dead superstiti (oltre a Weir, Phil Lesh, Bill Kreutzmann e Mickey Hart) si sono alternati sul palco con una bella serie di ospiti. Come però suggerisce il titolo, non è un tributo ai Dead, ma in particolare alle canzoni di Garcia, incluse alcune da lui incise come solista e qualche cover di brani che Jerry usava suonare dal vivo nelle varie configurazioni della Jerry Garcia Band (che è sorprendentemente assente, dato che ancora esiste e si esibisce come JGB, avrebbe potuto partecipare suonando per esempio un brano di Bob Dylan, autore più volte ripreso da Jerry e dai Dead). Certo, un altro lavoro dove si prendono in esame canzoni che nell’ultimo anno sono state strasentite potrebbe far alzare più di un sopracciglio, ma sarebbe un errore ignorarlo, in quanto siamo di fronte ad una performance splendida, con una serie di gruppi e solisti in grande forma, una house band stellare (che comprende gente del calibro di Don Was, che è anche direttore musicale e produttore, Sam Bush, Matt Rollings, Buddy Miller, Audley Freed, ex chitarrista dei Black Crowes, e le McCrary Sisters ai cori), una resa sonora strepitosa e, ma era scontato, una serie di grandi canzoni.  In poche parole, uno dei migliori prodotti Dead-related usciti nell’ultimo periodo, superiore per esempio, e di gran lunga, ai concerti di addio Fare Thee Well, sia come suono che come qualità della performance.

Che non si scherza lo fa subito capire Phil Lesh, che si esibisce con la sua nuova band, i Communion nel medley The Wheel/Uncle John’s Band, suono Dead al 100%, piano liquidissimo (Marco Benevento) e subito due grandi canzoni (anzi, la seconda è forse la mia preferita in assoluto del Morto Riconoscente), per quasi 17 minuti di musica sublime: tra le qualità di Lesh non c’è mai stata la voce, ma questa sera Phil canta stranamente bene, anche se è aiutato, e molto, dalle voci di sostegno del resto del gruppo. Allen Toussaint, qui in una delle sue ultime apparizioni, ci propone l’errebi di sua composizione Get Out Of My Life Woman, un pezzo che Jerry amava molto, con un bel botta e risposta vocale tra Allen e le sorelle McCrary: anche Toussaint non era mai stato un grande vocalist, ma quando appoggiava le dita sulla tastiera riusciva a zittire tutti. David Grisman è un vecchio compagno di viaggio di Jerry, ha inciso con lui diversi bellissimi dischi acustici (oltre a militarci insieme nel supergruppo Old And In The Way), e nell’occasione ci delizia con una splendida versione del traditional Shady Grove, tra folk, bluegrass ed old time music, con ottimi interventi di fisarmonica e violino, altri quattro minuti e mezzo di puro godimento A prima vista Peter Frampton in una serata come questa potrebbe starci come i cavoli a merenda, ma il nostro, alle prese con il classico di Junior Walker (I’m A) Roadrunner, se la cava alla grande: la voce e la chitarra ci sono, e la versione, decisamente potente e roccata, è godibilissima. Buddy Miller non lo scopriamo certo oggi e, alle prese con Deal, una grande canzone, fa faville, dandoci una delle prestazioni più convincenti della serata (bellissimo l’assolo di slide, ma pure Rollings fa i numeri al piano); Jorma Kaukonen va a nozze con brani come Sugaree, e nel concerto ci dà pure un saggio della sua classe con la chitarra, mentre il bravissimo Jimmy Cliff, e ve lo dice uno che non ama il reggae, ci diverte con la sua The Harder They Come insieme a Kreutzmann e Hart, un brano tra i più suonati dalla JGB e, raggiunto anche da Weir, bissa con una discreta Fire On The Mountain. Il primo CD si chiude con il nuovo gruppo di Kreutzmann, Billy And The Kids, che rileggono lo splendido medley che apriva Blues For Allah (Help On The Way/Slipknot!/Franklin’s Tower) in maniera rigorosa, ma con un’energia straordinaria e poi, con i Disco Biscuits, un altro medley stellare con Scarlet Begonias/I Know You Rider, davvero da applausi e con un formidabile assolo chitarristico di Tom Hamilton.

Il secondo dischetto inizia con la rock ballad Loser proposta dai Moe, molto bravi e rispettosi al limite del didascalico, ma il brano è talmente bello che ne esce benissimo ugualmente; eccellenti gli Oar con St. Stephen, alla quale tolgono gli elementi psichedelici e la trasformano in una pura e sontuosa rock song, potente e grintosa; i Los Lobos avevano già suonato Bertha sul tributo Deadicated del 1991 e, insieme a Weir, la replicano in maniera mirabile, grande canzone e grandissima band, mentre i Trampled By Turtles si esibiscono nell’abituale veste acustica con una fulgida Brown-Eyed Women, tra le mie preferite in assoluto dei Dead.

Shakedown Street non mi è mai piaciuta molto, e gli Yonder Mountain String Band, pur mettendocela tutta in una versione stripped-down, non riescono a farmi cambiare idea. Ma subito dopo torna Bob Weir che, in compagnia della bella Grace Potter, rilegge in maniera vibrante Friend Of The Devil, ottima versione, toccante a dir poco, pianistica e molto soulful. Eric Church a mio parere è un sopravvalutato, ma la sua Tennessee Jed, tra country, rock e southern, è ben fatta, anche se meglio, molto meglio fanno i Widespread Panic con una Morning Dew davvero intensa e fluida, impreziosita da un assolo di chitarra incredibile da parte di Jimmy Herring. Gran finale con tre dei quattro Dead (manca Lesh), per una stupenda e corale Touch Of Grey, perfetta in questa posizione visto il testo ottimistico, e tutti insieme per una commovente Ripple, splendida sotto ogni punto di vista, il modo migliore per chiudere una serata da ricordare.

In un anno in cui non sono certo mancati i dischi dal vivo di grande valore, questo Dear Jerry è sicuramente uno dei più belli.

Marco Verdi

“Finalmente” Un Cofanetto Dal Vivo Dei Dead! Grateful Dead – Fare Thee Well: Chicago, IL, Soldier Field

grateful dead fare thee well complete

Grateful Dead – Fare Thee Well: Chicago, IL, Soldier Field – Warner/Rhino 2 CD (Best Of) – 2 DVD – 2 BluRay – 3 CD + 2 DVD – 3 CD + 2 BluRay – Super Deluxe 12CD/7DVD – 12CD/7BluRay

Il titolo del post è volutamente sarcastico, dato che per l’anno della celebrazione dei 50 anni di attività dei Grateful Dead  (anche se negli ultimi 20 si sono più che altro occupati dei loro archivi), pensavo che sarebbe bastato (e avanzato) il box di 80CD 30 Trips Around The Sun http://discoclub.myblog.it/2015/09/28/anteprima-mondiale-meno-male-che-gli-anni-trenta-grateful-dead-30-trips-around-the-sun/ , o la sua versione ridotta a 4CD, ma come potevano esimersi i membri superstiti (quindi senza il leggendario leader Jerry Garcia e tutti i tastieristi della loro storia – anni fa, giuro, ho letto una classifica delle cause di morte più comuni tra musicisti rock, ed una di esse era ‘essere tastieristi dei Grateful Dead’) dal pubblicare ufficialmente un resoconto dei loro concerti d’addio di quest’estate? Cinque spettacoli tutti esauriti, due a Santa Clara ed i tre finali al Soldier’s Field di Chicago (dove nel 1995 tennero il loro ultimo show prima del ricovero e della susseguente morte di Garcia), e proprio queste tre serate sono oggetto di questo Fare Thee Well, pubblicato in vari formati: un CD doppio che raccoglie il meglio di tutti i tre concerti, un box triplo (più due DVD o BluRay, che escono anche da soli) con la serata finale, e la solita versione monstre limitata e numerata con i tre show completi su 12CD e 7DVD (o BluRay), con le immagini che comprendono anche i dietro le quinte e la parte audio che aggiunge 3 CD dei Circles Around The Sun (la nuova band di Neal Casal) con le loro improvvisazioni di rock psichedelico suonate negli intervalli (saranno anche bravi, ma forse tre dischetti interi sono anche troppi), il cui meglio è uscito anche a parte su doppio CD con il titolo Interludes For The Dead.

neal casal interludes

Ma veniamo ai nostri: Bob Weir, Phil Lesh, Mickey Hart e Bill Kreutzmann, con l’aggiunta alle tastiere di Jeff Chimenti e Bruce Hornsby (il quale nel biennio 1990-1991 suonò diverse date coi Dead) e soprattutto con Trey Anastasio al posto di Garcia (scelta più che logica, il leader dei Phish è sempre stato un deadiano di ferro, e secondo me può essere l’erede naturale di Jerry) hanno fatto le cose in grande, celebrando il loro passato davanti ad un pubblico immenso, che forse neppure si aspettavano, una gigantesca festa in musica che ha permesso ala band di uscire di scena in grande stile (anche se poi secondo me hanno rovinato un po’ le cose continuando in autunno con altre date come Dead & Company insieme a John Mayer).(NDM: so che Tom Constanten e Donna Godchaux sono stati due membri che poco hanno inciso nella storia dei Dead, ma visto che sono entrambi in vita una ospitata come special guests in un paio di canzoni sarebbe stata una cosa carina).

grateful dead fare thee well 3 cd + 2 dvd

Cinquant’anni (o forse è meglio dire trenta) di grande musica in tre serate, anche se però sono costretto a far notare qualche magagna, principalmente tre. La prima è il suono, più che buono, ma che secondo me poteva essere molto meglio, dato che ho ancora nelle orecchie gli ultimi live di Eric Clapton e Who incisi meravigliosamente; in seconda battuta le scalette: so benissimo che ognuno ha la sua setlist preferita (personalmente io adoro Brown Eyed Women, Mississippi Half-Step Uptown Toodeloo, Alabama Getaway e Black Muddy River, e chiaramente a Chicago non ne hanno suonata mezza – ma le prime tre a Santa Clara sì), ma trovo inconcepibile che non si sia trovato posto in nessuna delle tre serate né per Dark Star, la signature song dei Dead, né per Uncle John’s Band, cioè quella che quasi all’unanimità viene considerata la loro canzone più bella, e che sarebbe stata perfetta per chiudere la serata finale al posto dell’anonima Attics Of My Life, inserendo però brani minori come Passenger, Lost Sailor, Saint Of Circumstance, la soporifera Stella Blue (so che ha molti estimatori, ma io l’ho sempre trovata di una noia mortale), Days Between o, in ogni show, il binomio Drums/Space che ho sempre considerato uno spreco di minutaggio.

Ma la magagna più seria a mio giudizio è la qualità complessiva della performance, troppo discontinua e che, soprattutto nella prima serata, mostra la ruggine accumulatasi sugli ex membri del gruppo in vent’anni di inattività (almeno come Dead), con performance vocali di Weir e Lesh di molto sotto la media (specie il secondo, che non è mai stato un cantante) ed i due batteristi che vanno spesso fuori tempo: i tre show comunque mostrano un deciso crescendo, dato che la seconda serata inizia maluccio ma si tira su su quasi subito, e nella terza fila tutto abbastanza liscio, con molti momenti di eccellenza che ricordano il periodo d’oro. Il merito della riuscita complessiva va sicuramente attribuita anche ai tre membri aggiunti (Hornsby ed Anastasio sono anche due cantanti migliori, ma non hanno tutto lo spazio vocale che meriterebbero, probabilmente a causa della loro non appartenenza alla band storica), che anche nei momenti più difficili della prima serata si caricano sulle spalle la responsabilità di dare un senso alla performance.

grateful dead fare thee well 2 dvd

Serata 1 – 3 Luglio: iniziare con la pur bella Box Of Rain forse non è la scelta migliore, dato che in cinquant’anni Lesh non ha mai imparato a cantare, ma il concerto si raddrizza subito con una solida Jack Straw e con la bellissima Bertha, solitamente scintillante ma stasera appena sufficiente, con Anastasio che si barcamena come può, abituato com’è alla precisione dei Phish. Dopo una trascurabile Passenger abbiamo una liquidissima The Wheel (anche se non tutto è perfetto), seguita da una Crazy Fingers che vede i Dead un po’ confusi e sfasati. Tra i pochi highlights ci sono la sempre solare Scarlet Begonias e la rara (e qui plaudo alla scelta) Mason’s Children, che purtroppo viene affidata alla voce monocorde e stonata di Lesh. Il medley Help On The Way/Slipknot!/Franklin’s Tower, una delle cose più belle dei Dead, ed una toccante Ripple cantata a più voci (questa sì eseguita come Dio comanda) chiudono in crescendo un concerto tutto sommato mediocre.

Serata 2 – 4 Luglio: anche qui si comincia maluccio con una versione approssimativa e troppo lunga di Shakedown Street (un brano che non ho mai amato), per di più cantata malissimo da Weir, seguita da Liberty che non è certo uno dei pezzi più riusciti del binomio Garcia-Hunter. Ma già con la terza canzone, Standing On The Moon, ben cantata da Trey, la serata si alza di livello: le cose migliori sono la splendida Tennessee Jed, dove Weir, Hornsby ed Anastasio si alternano alla voce solista, una Little Red Rooster ben suonata (anche se il blues non è molto nelle loro corde), la vivace Deal, anche se ne ho sentite di molto migliori quando c’era Garcia, una Bird Song liquida al punto giusto (finalmente!), la solida e vibrante West L.A. Fadeaway e la sempre gradevole Foolish Heart, con un grande Anastasio.

Serata 3 – 5 Luglio: lo show finale è nettamente il migliore dei tre, un po’ per la presenza di vari classici assodati del gruppo (l’uno-due iniziale China Cat Sunflower e I Know You Rider, la splendida Althea, una delle mie preferite, la coinvolgente Truckin’ e la sontuosa Terrapin Station), ma soprattutto per la qualità della performance, finalmente degna del passato della band. Built To Last non la ricordavo così bella, Throwing Stones è uno dei brani più diretti di Weir, mentre, subito dopo una trascinante Not Fade Away (il classico di Buddy Holly è ormai in tutto e per tutto un classico dei Dead), la serata si chiude con l’inno Touch Of Grey, una delle canzoni più belle di Garcia, e con la già citata Attics Of My Life, carina ma poco adatta a mio parere a dare l’addio definitivo.

In conclusione un box altalenante, che presenta un gruppo parecchio incerto all’inizio ma finalmente padrone della situazione nella serata finale (che consiglio a chi non vuole accaparrarsi il super box da 12 CD), ma che conferma ciò che avevo sempre pensato, e cioè che i Grateful Dead con Jerry Garcia erano una delle migliori band di sempre, mentre senza di lui sono poco più di un gruppo di ottimi mestieranti.

Marco Verdi

L’Ultimo Capitolo Di Una Saga Interminabile? Grateful Dead – Fare Thee Well: Chicago, IL, Soldier Field, July 5th, 2015

grateful dead fare thee well 3 cd + 2 dvd grateful dead fare thee well the best 2 cd grateful dead fare thee well 2 dvd

Grateful Dead – Fare Thee Well: Chicago, IL, Soldier Field, July 5th, 2015 – 2 CD (Best Of) – 2 DVD – 2 Blu-ray – 3 CD + 2 DVD – 3 CD + 2 Blu-ray – Warner/Rhino 20-11-2015

Il titolo ovviamente fa riferimento solo alla pubblicazione di materiale “nuovo” con la formazione attuale dei Grateful Dead, ristampe, live e cofanetti assortiti continueranno a uscire per chissà quanti anni ancora. E comunque non sono convinto che non ci saranno seguiti a questa serie di concerti del 2015, anche se il 50° Anniversario è un bel numero tondo difficile da replicare.

Come vedete sopra ne usciranno cinque edizioni diverse: non ho capito quella in doppio CD, definita Best Of, che però comprende 16 brani del concerto, quindi ne mancano solo due rispetto al concerto completo, ma come dico spesso non comprendo le strategie delle case discografiche (ammesso che ce ne siano). La formazione è quella classica dei “sopravvissuti”, cioè, in ordine alfabetico, Mickey Hart, Bill Kreutzmann, Phil Lesh, e Bob Weir, con l’aggiunta di Trey Anastasio alle chitarre e Bruce Hornsby Jeff Chimenti alle tastiere. Alle tre serate del 3, 4 e 5 luglio, nello stadio Soldier Field di Chicago, hanno assistito circa 200.000 persone e il tutto è stato registrato e ripreso con le migliori tecnologie disponibili. Per il momento esce solo la data del 5 luglio (ma conoscendo i nostri amici non si escludono futuri cofanetti), con questo contenuto:

Disc: 1 1. China Cat Sunflower (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 2. I Know You Rider (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 3. Estimated Prophet (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 4. Built To Last (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 5. Samson And Delilah (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 6. Mountains Of The Moon (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 7. Throwing Stones (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015)

Disc: 2 1. Truckin’ (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 2. Cassidy (Live at Soldier Field, Chicago, IL 07/5/2015) 3. Althea (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 4. Terrapin Station (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 5. Drums (Live at Soldier Field 7/5/2015)

Disc: 3 1. Space (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 2. Unbroken Chain (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 3. Days Between (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 4. Not Fade Away (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 5. Touch Of Grey (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 6. Attics Of My Life (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015)

Disc: 4 1. China Cat Sunflower (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 2. I Know You Rider (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 3. Estimated Prophet (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 4. Built To Last (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 5. Samson And Delilah (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 6. Mountains Of The Moon (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 7. Throwing Stones (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015)

Disc: 5 1. Truckin’ (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 2. Cassidy (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 3. Althea (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 4. Terrapin Station (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 5. Drums (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 6. Space (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 7. Unbroken Chain (Live at Soldier Field 7/5/2015) 8. Days Between (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 9. Not Fade Away (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 10. Touch Of Grey (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015) 11. Attics Of My Life (Live at Soldier Field, Chicago, IL 7/5/2015)

Ovviamente i primi tre dischetti sono i CD, gli altri i DVD o i Blu-ray, con lo stesso contenuto. Alcuni siti di vendita riportano edizioni da 4 CD + 2 DVD o Blu-Ray, ma è un errore, non ci sono altre edizioni.

Presumo che leggerete il resoconto dell’amico Marco (mi impegno per lui) non appena sarà disponibile sul mercato, ovviamente dopo il 20 novembre.

Alla prossima.

Bruno Conti

Anteprima Mondiale. E Meno Male Che Gli Anni Sono Solo Trenta! Grateful Dead – 30 Trips Around The Sun

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Grateful Dead – 30 Trips Around The Sun  – Rhino 80 CD Box Set

Come saprete, quest’anno i Grateful Dead fanno cinquant’anni di carriera, e hanno quindi deciso di celebrare alla grande l’evento, prima con i concerti d’addio dello scorso Luglio (ma pare che ci abbiano ripensato), i cui ultimi tre, quelli al Soldiers Field di Chicago, usciranno a Novembre in un altro box set multiplo (tanto per non inflazionare il mercato), ma soprattutto con questo monumentale 30 Trips Around The Sun, super box di 80 CD e più di settanta ore di musica, che contiene trenta concerti, completamente inediti, uno per ogni anno di attività (dal 1995, anno della morte di Jerry Garcia, i Dead di fatto non sono più stati in attività come gruppo), un’operazione impressionante (e costosa) che fa impallidire perfino il box di 73 CD uscito qualche anno fa e relativo ai concerti europei del 1972. Io di solito sto alla larga da queste operazioni (a parte Spring 1990, che però erano “solo” 18 CD), ma questa volta non ho resistito, attirato dalla suggestiva possibilità di ascoltare l’evoluzione dal vivo di uno dei miei gruppi preferiti di sempre.

(NDM: il box è già andato esaurito, ma per tutti gli altri è già uscita una versione ridotta a soli 4 CD, con un brano scelto da ogni concerto).                                                 Fisicamente il cofanettone uscirà a fine Ottobre, ma, in quanto acquirente, ho avuto la gradita sorpresa di trovarmi nella mail il file con il contenuto completo degli 80 CD, che vado a riassumere spero il più brevemente possibile, omettendo per praticità l’indicazione del luogo dei vari concerti.

1966: un anno prima del loro esordio discografico, i Dead erano noti soltanto nella comunità di San Francisco e dintorni: i pezzi di questo concerto sono relativamente brevi, il suono ancora in parte influenzato dal blues, anche se il tutto risulta godibile, con buone versioni di Nobody’s Fault But Mine, Viola Lee Blues, Big Boss Man e Beat It On Down The Line, ma anche chicche come He Was A Friend Of Mine, Gangster Of Love ed il classico di Wilson Pickett In The Midnight Hour.

1967: solo nove brani, cominciamo a vedere i Grateful Dead acidi della Summer Of Love (Viola Lee Blues dura sedici minuti): il meglio i nostri lo danno con l’inquietante Morning Dew e con la lunga suite The Other One/Cryptical Envelopment, oltre che con la finale Caution.

1968: ancora più psichedelici, ancora meno canzoni (solo sette), la leggenda dei Dead nasce in concerti come questo: Dark Star dura “solo” dieci minuti ma è già una goduria, così come le lisergiche St. Stephen e The Eleven.

1969: l’anno del mitico Live/Dead, e scaletta che ricalca abbastanza quella di quel doppio album: Garcia e soci sono allo zenith del loro periodo psichedelico, inutile citare un brano piuttosto che un altro, l’intero concerto è una sorta di sinfonia acida, ma se proprio devo, i 22 minuti di Dark Star non fanno prigionieri.

1970: i Dead cominciano ad introdurre elementi roots-rock (è l’anno del fondamentale Workingman’s Dead) ed il concerto è una sorta di ibrido, quindi di fianco alle consuete Cryptical Envelopment, The Other One e Turn On Your Lovelight trovano posto Mama Tried di Merle Haggard, Dire Wolf (splendida versione) ed una sorprendente cover del classico di James Brown It’s A Man’s Man’s Man’s World.

1971: il passaggio a rock band pura è completato (complice anche la pubblicazione di American Beauty), ed i nostri offrono spumeggianti versioni di Casey Jones, Bertha, Truckin’ e Sugar Magnolia, suonate alla grande (il ’71 è una delle loro annate migliori): la finale Uncle John’s Band, forse la canzone dei Dead che preferisco, è una delle più belle mai sentite.

1972: forse l’anno migliore di tutta la storia dei Dead. Grande scaletta e concerto strepitoso, con splendide riletture di Brown-Eyed Women, Bertha, Tennessee Jed e Sugar Magnolia, ed una Dark Star insolitamente breve (quattro minuti).

1973: scaletta non molto diversa dalla precedente ed altro concerto altamente godibile: Goin’ Down The Road Feeling Bad, Eyes Of The World, una tostissima Truckin’ ed una toccante Row Jimmy le cose migliori.

1974: un concerto che inizia con Uncle John’s Band non può che essere un bel concerto, ma poi abbiamo altre grandi canzoni come Scarlet Begonias, Deal, To Lay Me Down (da pelle d’oca questa), Ship Of Fools e U.S. Blues, che fanno passare in secondo piano la presenza di una sciocchezza come Loose Lucy.

1975: Help On The Way – Slipknot! – Franklin’s Tower sono sempre state un grande trittico, e qui sono presenti in versioni da manuale, ma meritano una citazione anche la bellissima It Must Have Been The Roses ed il finale a tutto rock’n’roll Goin’ Down The Road Feeling Bad – One More Saturday Night.

1976: non l’anno migliore per quanto riguarda i Dead dal vivo, ma questo concerto non ha sbavature anche se è leggermente meno brillante dei precedenti: comunque troviamo solide versioni di Bertha, Deal, Sugaree e The Wheel.

1977: i Dead rialzano la testa e ci danno uno dei concerti migliori del box: poche sorprese (Peggy-O), ma la parte del leone la fanno le sempre splendide Brown-Eyed Women, Scarlet Begonias, la nuova (all’epoca) Fire On The Mountain e soprattutto una versione accorciata ma sublime della suite Terrapin Station.

1978: serata che inizia con la grandissima Mississippi Half-Step Uptown Toodeloo, una delle mie preferite, e poi prosegue con la poco eseguita Cassidy e l’intensa They Love Each Other. Un concerto molto rock, con fluide versioni di Looks Like Rain, Let It Grow, Ship Of Fools e la cover di Chuck Berry Around And Around.

1979: tornano in scaletta brani della prima ora come The Other One e Black Peter, insieme a cose nuove come Easy To Love You e Lost Sailor e classici assodati come Franklin’s Tower, Deal, Jack Straw ed una scintillante Stagger Lee di quasi nove minuti.

1980: grandi versioni, tra le migliori mai ascoltate, di Little Red Rooster, Tennessee Jed, Deep Elem Blues, una fluida Feel Like A Stranger e la rara ma sempre toccante To Lay Me Down.

1981: splendida scaletta e grande concerto, con ottime rese di Friend Of The Devil, la bellissima Althea (una delle migliori composizioni di Garcia), la raramente suonata High Time, la mossa Don’t Ease Me In ed un finale da urlo con in sequenza Stella Blue, Goin’ Down The Road Feeling Bad, One More Saturday Night e Uncle John’s Band.

1982: un altro dei migliori concerti del box, un inizio a tutto rock’n’roll con le coinvolgenti Alabama Getaway e Promised Land, poi altro trittico super con Candyman, El Paso (Marty Robbins) e Bird Song. Nel finale ancora splendide versioni di Uncle John’s Band, Truckin’ e, dal passato, una liquidissima Morning Dew.

1983: La sorpresa qui è senz’altro Touch Of Grey, in anticipo di quattro anni dalla versione ufficiale in studio (unico successo da Top Ten della carriera dei Dead) e già bellissima, ma poi abbiamo una roboante I Need A Miracle, un tris da brividi composto da Scarlet Begonias, Fire On The Mountain e Uncle John’s Band e la sempre trascinante Johnny B. Goode.

1984: il triennio che va da quest’anno al 1986 è poco documentato, ma la band, problemi di salute di Garcia a parte, suonava con la solita maestria: qui abbiamo le raramente eseguite On The Road Again, Don’t Need Love, la sempre splendida Jack-A-Roe e la festosa Good Lovin’ come bis.

1985: Alabama Getaway apre il concerto subito con il piede giusto, ma poi non mancano altri brividi con il traditional Iko Iko, il blues di Howlin’ Wolf Smokestack Lightnin’ e la lenta Comes A Time.

1986: un concerto solido, senza particolari guizzi (Garcia stava poco bene in quel periodo, e difatti Bob Weir fa la parte del leone), ma buone versioni di High Time, Goin’ Down The Road Feelin’ Bad, Beat It On Down The Line e Sugar Magnolia.

1987: un anno importante per i Dead: il primo album di studio in sette anni (In The Dark), il tour estivo con Bob Dylan ed una ritrovata voglia di suonare. Tre cover di Dylan (When I Paint My Masterpiece, All Along The Watchtower e Knockin’ On Heaven’s Door – ma Bob non c’è), una Good Lovin’ mescolata con La Bamba ed una Terrapin Station da favola sono gli highlights della serata.

1988: ancora Dylan (Queen Jane Approximately), ma anche Beatles (Hey Jude), Meters (Hey Pocky Way) e Traffic (una Dear Mr. Fantasy incredibile), oltre alle sempre belle Touch Of Grey e Tennessee Jed ed una deliziosa ballata, I Will Take You Home, cantata da Brent Mydland. 

1989: l’accattivante Foolish Heart apre una serata fantastica, dove i Dead, ormai una macchina perfettamente oliata, suonano brani che da anni non facevano, come Me & My Uncle (John Phillips), Big River (Johnny Cash), la stessa Dark Star, Brown-Eyed Women, fino al mitico finale a cappella di We Bid You Goodnight.

1990: una scaletta abbastanza classica, senza grosse sorprese (anche se Crazy Fingers non la facevano spesso), però il gruppo è in serata e lo dimostra con belle versioni, tra le altre, di China Cat Sunflower, Sugaree, Ramble On Rose e Stella Blue.

1991: qui i pezzi da novanta sono altri due brani di Dylan (It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry ed una intensissima It’s All Over Now, Baby Blue), il mitico trittico che apriva Blues For Allah, una lunghissima Dark Star ed una riesumata Turn On Your Lovelight. Ennesima serata in stato di grazia.

1992: apre il concerto la solida Hell In A Bucket, seguita dalla sempre splendida Althea; Dylan è qui rappresentato da Maggie’s Farm ed il finale con Dark Star e The Other One rimanda ai giorni di San Francisco.

1993: i Dead provano nuove canzoni (The Same Thing, Days Between), oltre ad una sorprendente versione della bella Broken Arrow (di Robbie Robertson), purtroppo affidata alla voce di Phil Lesh, e soprattutto come bis la trascinante, in qualsiasi stile venga suonata, I Fought The Law, una rarità nei concerti del Morto Riconoscente.

1994: ancora il tris Help On The Way – Slipknot! – Franklin’s Tower che apre alla grande, poi un concerto che è un capolavoro dopo l’altro: Althea, Just Like Tom Thumb’s Blues (Dylan), The Last Time (Stones), la nuova So Many Roads (che sarebbe potuta diventare un altro classico), Scarlet Begonias, Terrapin Station, Stella Blue e l’inedita Liberty come bis finale.

1995: uno degli ultimi concerti, poche settimane prima della morte di Garcia: Jerry già non è al meglio, ma usa il mestiere e se la cava. Il resto lo fanno la band e la scaletta, con l’inusuale Wang Dang Doodle (Willie Dixon), la nuova Samba In The Rain, la sempre gradevole Foolish Heart, la poco nota That Would Be Something (Paul McCartney) e soprattutto una Visions Of Johanna (Dylan, of course) da lacrime agli occhi, con un’eccellente prova di Vince Welnick, forse il miglior pianista che i Dead avessero mai avuto.

Come bonus (anche nei file online) un 45 giri, sempre inedito, con sul lato A una prima versione incisa nel 1965 di Caution, spedita e molto bluesata, e sul retro la sempre bella Box Of Rain (tratta da un concerto del 1995), che Lesh però fa di tutto per massacrare.

Un entusiasmante tour de force: il costo elevato ed il fatto di essere già esaurito mi lasciano titubante nel definire imperdibile questo box, ma insomma la parola è quella…

Marco Verdi

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P.S. *NDB Visto che la recensione è breve (si fa per dire), ma considerando la mole dell’opera mi sembra il giusto spazio, aggiungo anche la lista completa dei concerti così sapete di cosa si parla, magari se volete comprare una della circa 200 chiavette USB ancora disponibili!

1966 – 7/3, Fillmore Auditorium, San Francisco, CA
1967 – 11/10, Shrine Auditorium, Los Angeles, CA
1968 – 10/20, Greek Theater, Berkeley, CA
1969 – 2/22, The Dream Bowl, Vallejo, CA
1970 – 4/15, Winterland, San Francisco, CA
1971 – 3/18, Fox Theater, St. Louis, MO
1972 – 9/24, Palace Theater, Waterbury, CT
1973 – 11/14, San Diego Sports Arena, San Diego, CA
1974 – 9/18, Parc des Expositions, Dijon, France
1975 – 9/28, Lindley Meadows, Golden gate Park, San Francisco, CA
1976 – 10/3, Cobo Arena, Detroit, MI
1977 – 4/25, Capitol Theater, Passaic, NJ
1978 – 5/14, Providence Civic Center, Providence, RI
1979 – 10/27, Cape Cod Coliseum, South Yarmouth, MA
1980 – 11/28, Lakeland Civic Center, Lakeland, FL
1981 – 5/16, Cornell University, Ithaca, NY
1982 – 7/31, Manor Downs, Austin, TX
1983 – 10/21, The Centrum, Worcester, MA
1984 – 10/12, Augusta Civic Center, Augusta, ME
1985 – 6/24, River Bend Music Center, Cincinnati, OH
1986 – 5/3, Cal Expo Amphitheater, Sacramento, CA
1987 – 9/18, Madison Square Garden, New York City, NY
1988 – 7/3, Oxford Plains Speedway, Oxford, ME
1989 – 10/26, Miami Arena, Miami, FL
1990 – 10/27, Zenith, Paris, France
1991 – 9/10, Madison Square Garden, NY, NY
1992 – 3/20, Copps Coliseum, Ontario, Canada
1993 – 3/27, Knickerbocker Arena, Albany, NY
1994 – 10/1, Boston Garden, Boston, MA
1995 – 2/21, Delta Center, Salt Lake City, UT

Dal Nostro Inviato Nel Passato! David Crosby – Live At The Matrix, December 1970

david crosby live at the matrix

DAVID CROSBY – Live At The Matrix, December 1970 – Keyhole Records

Ehm…ma come? Siamo già alle soglie del 1971? No…non è possibile, ho appena comprato Chunga’s Revenge ed il primo ottobre sono andato a vedere gli Stones al Palalido con mio padre (grazie Palo!)….vuoi mika dire che quel quadratino di umida carta assorbente, con il volto ghignante di Yuri Gagarin stampigliato sopra, mi abbia scombussolato così tanto???  Mah….non ho più il fisico, si vede…

*NDB Questo è il bootleg completo!

Comunque, al momento ho tra le mani questa registrazione pirata, ma con una buona qualità audio, di David Crosby & Friends. In  pratica un’anteprima live al Matrix di San Francisco del suo primo album solo, che dovrebbe uscire il prossimo anno e che si preannuncia molto, molto interessante. Accompagnato da Captain Trips in persona, Jerry Garcia, e da due suoi adepti quali Phil Lesh e Mickey Hart, ci propone alcune sue nuove composizioni, un brano già conosciuto ed alcuni pezzi degli stessi Grateful Dead.

david and the dorks live matrix 70

Il Matrix deve essere un bel posticino accogliente ed informale, al punto da mettere i 4 a loro agio ed in assoluto relax dato che, dopo una bluesata e preparatoria versione di Drop Down Mama, eseguono un meraviglioso brano, per ora inedito, dal titolo: Cowboy Movie. Crosby lo introduce ironizzando e dicendo che insieme ad amici, erano seduti sul divano di casa a guardare la televisione, a mangiarsi appunto una TV dinner e a vedere un B Movie su indiani & cowboys, che ha poi ispirato il pezzo. Trattasi di un vero e proprio capolavoro, che mette in pratica la cosiddetta Legge di Miles: less is more.

La voce di David è perfetta nel declamare le lente e sognanti strofe, che narrano la storia di alcuni banditi che, dopo una rapina al treno, tornano al loro accampamento e vengono traditi dalla bella squaw, che in realtà è una rinnegata dello sceriffo, insomma una della legge. E’ lei che distrae il nostro eroe con le solite moine, il quale, ferito e sconfitto, morirà tristemente alla periferia di Albuquerque, “nella più desolata visione che abbiate mai avuto”.

david crosby live 1970 1

Penso sinceramente che questa sia una delle canzoni più belle che abbia mai ascoltato in vita mia. Il basso di Lesh, con il suono fatto di  gomma liquida è grandioso, la batteria di Hart è discreta e  rarefatta, incalzante quando necessario. Ma è la chitarra davvero lisergica e lacerante di Garcia a definire l’atmosfera, insieme alla splendida voce di David, rendendo il brano praticamente un raga di oltre 9 minuti, che vorresti non finisse mai. Mi aspetto che, incisa in studio con tutti i crismi e gli arrangiamenti definitivi, questo pezzo diventi uno dei massimi esempi della musica rock contemporanea. Ma, almeno in questo caso, la bellezza non ha confini e si prosegue con un altro grande pezzo di Crosby, cioè quella Triad rifiutata dai Byrds (che poi ci hanno ripensato) ma registrata dai Jefferson Airplane nel loro album del ’68 Crown Of Creation, anche questa in una grande interpretazione, intensa, rilassata e fluida.

david crosby live matrix 2

Poi è il turno di The Wall Song, anch’essa inedita e forse non ancora debitamente compiuta, ma  sempre nel puro stile di Crosby; quindi Bertha e Deep Elem Blues, dal repertorio classico dei Dead. Quasi a chiudere, ma prima dell’ultima perla, una buona versione dello standard Motherless Children. Dulcis in fundo, il concerto termina con un altro fantastico inedito, Laughing, di 10 minuti abbondanti, in cui tutta la sensibilità e la classe dell’autore e della band che lo accompagna, si manifestano in un brano etereo e spirituale, quanto sublime. Alla fine non resta che rimettere la puntina sul primo solco e riascoltare il tutto ancora molte volte, quasi increduli, abbandonandoci alle paradisiache vibrazioni fluttuanti dallo stereo.

david crosby if i could only

Insomma questo 1970, già ricco di altri capolavori come American Beauty, Zeppelin III, Abbey Road, il Jack Johnson di Miles Davis, solo per citarne alcuni, finisce in grande bellezza, anche se lo scioglimento dei Fab Four, prorio all’inizio del nuovo decennio, mi ha causato una certa paranoia. Quindi non vedo l’ora di ascoltare questo primo album solista di Croz che, stando ad alcune indiscrezioni fatte filtrare dal settimanale Melody Maker, sarà affiancato da tutto il gotha musicale della West Coast. Si sussurra infatti delle collaborazioni di Young, Nash, Joni Mitchell, di alcuni membri dei Jefferson Airplane e dei Dead, altri amici e nomi illustri: insomma le basi per un album davvero epocale ci sono tutte e quindi basta solo attendere https://www.youtube.com/watch?v=Q18Tht5bBtg .

Buon 1971 a tutti & Happy Trails!

Un ringraziamento al mio amico Paolo Canevari, promettente chitarrista, per i suggerimenti storico-biografici.

Jimmy Ragazzon

 

P.s

Da una verifica casuale mi sono accorto che questo è il Post n° 2000 del Blog, e li trovate ancora tutti in rete, quindi tanti auguri in tutti i sensi!

Bruno il Blogger