19/03/2013
Novità Di Marzo Parte III. Billy Bragg, Black Rebel Motorcycle, Low, Jackie Oates, Suede, Phosphorescent, Thalia Zedek Band, Tift Merritt, Alan Wilson
Eccoci al terzo appuntamento mensile con le uscite di marzo, siamo arrivati a quelle del 19 marzo. Confermo per oggi le uscite del magnifico box limitato in 7 CD di Duane Allman Skydog e quella di Love For Levon, il concerto tributo al grande Levon Helm, in varie versioni, di cui leggerete la recensione a cura di Marco, penso entro giovedì, entrambe le uscite solo per il mercato americano. Del vinile Black Crowes avete già letto, altre uscite non in lista verranno recensite a parte, per cui partiamo.
Billy Bragg, a parte la ripubblicazione lo scorso anno del box dedicato a Woody Guthrie, registrato con i Wilco, e ad una antologia Fight Songs, nel 2011, era dal 2008 del discreto Mr. Love And Justice che non pubblicava nulla di nuovo. Sempre per la solita Cooking Vinyl rompe il silenzio con questo Tooth And Nail, che è un signor disco, registrato in quel di Pasadena, California con la produzione di Joe Henry. Sono dodici brani, due scritti con Henry, una cover di Guthrie, naturalmente il tutto è registrato con i soliti musicisti del produttore californiano: Jay Bellerose, Greg Leisz, David Piltch e Patric Warren, sinonimo di qualità. E, altrettanto naturalmente, un classico ormai, c'è una versione Deluxe CD+DVD (di non facile reperibilità, in uscita qualche giorno dopo). Nel DVD ci sono 10 video tratti dal vecchio repertorio di Bragg, questi per la precisione:
| 1. Levi Stubbs Tears 1986 (Video) |
| 2. Greetings To The New Brunette 1986 (Video) |
| 3. She's Leaving Home 1988 (Video) |
| 4. Waiting For The Great Leap Forwards 1988 (Video) |
| 5. Sexuality 1991 (Video) |
| 6. You Woke Up My Neighbourhood 1991 (Video) |
| 7. Accident Waiting To Happen 1992 (Video) |
| 8. Upfield 1996 (Video) |
| 9. Boy Done Good 1997 (Video) |
| 10. Take Down The Union Jack 2002 (Video) |
Anche il nuovo album dei Black Rebel Motorcycle Club, Specter At The Club, avrà una versione limitata, ma si parla semplicemente di una confezione leggermente differente. Si tratta del settimo album per i BMRC, il primo per la band californiana a non venire prodotto da Michael Been, scomparso per un infarto nel 2010, che oltre ad avere questo incarico era anche il padre del bassista Robert Levon, e, per chi li ricorda, il cantante di un ottimo gruppo rock anni '80 e '90, The Call.
Altro trio indie americano, i Low, pubblicano il nuovo CD, il decimo della serie, The Invisible Way, prodotto da Jeff Tweedy e registrato negli studi di Chicago dei Wilco, sull'etichetta indie per eccellenza, la Sub Pop. Se ne parla molto bene e, come al solito, le parti vocali sono divise tra il cantante e chitarrista Alan Sparhawk e la batterista e cantante Mimi Parker (più in evidenza in questo album), che come molti sanno, sono anche una coppia nella vita, con prole. Molti li hanno definiti i Gram Parsons ed Emmylou Harris dell'alternative rock morbido e un fondo di verità (anche qualcosa di più) c'è. Se non li conoscete, assolutamente da scoprire, molto bravi.
Un terzetto di gentili donzelle, anzi quattro, perché un disco è attribuito ad una coppia.
La copertina del disco di Thalia Zedek deve essere stata realizzata sul bagnasciuga di qualche stabilimento balneare italiano, dall'inequivocabile scritta "Bagno N.13" e anche il titolo Via, non è propriamente inglese, anche se esiste pure in quella lingua. Ma lo nostra amica è originaria di Washington, DC ed è nota, oltre che per un passato punk influenzato da Patti Smith, per essere stata, con Chris Brokaw, la fondatrice dei Come, una buona band rock alternativa di Boston, in attività soprattutto tra il 1990 e il 2001, ma ancora oggi soggetta a sporadiche reunion, la prossima proprio a maggio 2013 per festeggiare il 20° anniversario dell'uscita di Eleven Eleven o 11:11 se preferite, il loro disco migliore, anche se il disco sarebbe uscito nel luglio 1992, ma sapete ormai che le date sono degli optionals per le case discografiche. Nel frattempo come Thalia Zedek Band, per la Thrill Jockey esce questo nuovo Via, di cui, a parte, leggerete la recensione di Tino (perché nel Blog si lavora e si produce indefessamente)!
La coppia è abbastanza "strana": Tift Merritt è una ottima cantautrice americana molto apprezzata da chi scrive sul Blog, mentre Simone Dinnerstein è una pianista classica emergente, newyorkese, paragonata dalla critica addirittura a Wanda Landowska (che però il vostro fedele scrivente sapeva essere, grazie alle frequentazioni del negozio che dà il nome al Blog e quindi avendo una discreta conoscenza anche del repertorio classico, una delle massime interpreti della musica di Bach, è vero, ma come clavicembalista). Comunque al di là di presunte errate notizie, la coppia funziona: la voce chiara e cristallina della Merritt unita al fluente stile pianistico della Dinnerstein si cimenta con una serie di brani inconsueti, Bach e Chopin, ma anche un Brad Mehldau inedito e un tributo a Leonard Cohen da parte di Simone, brani di Patty Griffin e della stessa Merritt scritti per l'occasione, oltre a una bella versione del traditional Wayfaring Stranger per Tift, che canta con grande classe tanto da sembrare quasi una novella Judy Collins, nel suo periodo folk anni '60. Etichetta Sony Masterworks Classical. Strano, ma molto piacevole, non nell'accezione negativa del termine.
Jackie Oates è una delle tante voci femminili che stanno popolando questa sorta di rinascimento della musica folk inglese. Lullabies è il suo quinto album da solista, pubblicato dalla ECC (salute! scusate ma non ho resistito), registrato in parte anche in Islanda con musicisti locali, alterna materiale tradizionale, pezzi strumentali (la Oates è anche una ottima violinista come testimonia il suo lavoro con gli Imagined Village, il gruppo di Simon Emmerson, ex leader degli Afro Celt Sound System, citati nel Blog, in passato, per la loro partecipazione al Cambridge Folk Festival e perché sono considerati tra gli eredi di gruppi come Incredible String Band e Pentangle) e anche qualche cover inconsueta come Junk di Paul McCartney o Sleeper's Awake di Mike Heron degli appena ricordati Incredible String Band. A ulteriore merito di Jackie Oates possiamo ricordare che faceva parte della prima versione delle Unthanks una delle migliori formazioni di questa new Wave del British Folk, Kate Rusby, Eliza Carthy, Heidi Talbot, Alasdair Roberts, Seth Lakeman, Mary & Cara Dillon, Emily Portman e tanti altri che spesso ricordo su questo Blog, aggiungere anche la Oates alla lista, molto brava! Non c'entra niente (o forse sì, sentendo questa musica), ma mi è arrivata una mail che annuncia l'uscita, per il 27 maggio, del nuovo album di Laura Marling, Once I Was An Eagle. Ma ci sarà tempo per parlarne.
Uno strano terzetto.
Dopo il clamoroso flop, di critica e di pubblico, di A New Morning, uscito nel 2002 e costato qualcosa come un milione di sterline, senza entrare neppure nei Top 20 delle classifiche inglesi (in America neppure era uscito), gli Suede si erano sciolti. Ora, sempre con la guida di Brett Anderson (gran voce comunque, a prescindere dal genere) ma sempre senza Billy Butler che si è riciclato come autore e produttore, la sua cliente più nota è senza dubbio Duffy, tornano con questo Bloodsports, nuova casa discografica la Warner Bros. E se il ritorno di David Bowie è stato salutato con favore, anche gli Suede, eredi del glam bowiano, ora divenuto alternative, hanno avuto buone critiche, come non accadeva dai tempi di Coming Up del 1996.
Buone critiche hanno sempre ricevuto anche i Phosphorescent, che è poi il "nom de plume" di Matthew Houck, ottimo cantante ed autore, originario dell'Alabama e che ora opera a New York, ma il cui stile indie-rock, indie folk, indie country, si ispira molto anche a quello di Willie Nelson, tanto da registrare un intero album, To Willie, dedicato al grande musicista texano che, detto per inciso, alla fine di Aprile compirà 80 anni. Il nuovo album di Houck esce come al solito per la propria etichetta la Dead Oceans Records, ispirato da una trasferta messicana, si chiama Muchacho, ma è il solito piacevole ibrido di vari stili musicali, con country, rock, ballate springsteeniane, bella musica atmosferica, molto curata nei dettagli, in definitiva un nome da tenere d'occhio, tra i migliori di quelli "nuovi".
Per finire la lista delle uscite oggi, è stato pubblicata la settimana scorsa per la Severn, ma vedrà la luce solo il 16 aprile negli Stati Uniti, questa doppia antologia dedicata a The Blind Owl, Alan Wilson, il non dimenticato leader dei Canned Heat, morto per overdose di barbiturici o droghe, o entrambi (ma per molti fu suicidio, anche perché ci aveva già provato altre due volte) il 3 settembre del 1970, quindici giorni prima di Jimi Hendrix, anche lui, per quanto meno noto, facente parte del cosidetto Club dei 27, per l'età a cui ci lasciò. Il soprannome "Gufo Cieco" era dovuto ad una fortissima miopia per cui non riconosceva nessuno, già da mezzo metro di distanza. Personaggio particolare, interessato alla ecologia e alla preservazione del verde e delle foreste, in tempi in cui nessuno se ne occupava, era anche un grande bluesman, autore e chitarrista slide di pregio, con quella voce particolare, sottile e quasi femminea che è rimasta legata a brani come On The Road Again e Going Up To The Country (che si ascoltava all'inizio di Woodstock il film) ed era in chiara contrapposizione con il vocione di Bob "The Bear" Hite, ma la somma dei due, più due chitarristi eccezionali, l'altro, a rotazione, Henry Vestine o Harvey Mandel, un bassista prodigioso come Larry Taylor (che sembrava come posseduto nei filmati sempre di Woodstock) e un batterista con un nome che lo rendeva il compagno ideale di Zagor, Adolfo Fito De La Parra, hanno reso i Canned Heat uno dei più grandi gruppi di boogie-blues-rock di tutti i tempi, compagni ideali per alcune avventure di John Lee Hooker e band formidabile dal vivo. Alan Wilson era anche un grandissimo armonicista e profondo conoscitore di Blues, come il suo collega Hite, di cui si diceva avesse una collezione di 78 giri blues tra le più ricche e complete mai esistite. Questo doppio della Severn raccoglie 20 brani, i suoi classici, molte rarità e versione inedite dal vivo e in studio, questo il contenuto:
Disc One
1. On the Road Again
2. Help Me
3. An Owl Song
4. Going Up the Country
5. My Mistake
6. Change My Ways
7. Get Off My Back
8. Time Was
9. Do Not Enter
10. Shake It and Break It
11. Nebulosity/Rollin' & Tumblin'/Five Owls
Disc Two
1. Alan's Intro
2. My Time Ain't Long
3. Skat
4. London Blues
5. Poor Moon
6. Pulling Hair Blues
7. Mean Old World
8. Human Condition
9. Childhood's End
Alla prossima!
Bruno Conti
19:25 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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23/01/2012
Semplice, Fresco, Efficace Ma Anche Raffinato! Craig Finn - Clear Heart Full Eyes
Craig Finn - Clear Heart Full Eyes - Full Time Hobby/Distr. Self/Vagrant negli States
Ho iniziato a seguire Craig Finn, nella sua qualità di leader degli Hold Steady, dal disco Boys And Girls In America del 2006. Un disco che mi ha veramente colpito per potenza e qualità, uno dei dischi di rock classico americano più bello dell'ultimo decennio e degno erede di quella lunga sequenza di musicisti che da Springsteen passando per Graham Parker, Paul Westerberg (e i Replacements), direi anche Jim Carroll e tornando indietro nel tempo Lou Reed ha saputo coniugare musica e testi in un tutt'uno indivisibile (tanto per citarne qualcuno, i primi che mi vengono in mente, ma ce ne sono mille altri). La potenza del rock e delle immagini visionarie, delle storie di tutti i giorni, dei personaggi ricorrenti, delle iperboli e dei riferimenti criptici, del riff malandrino e della ballata strappacuore sono tra le armi vincenti della musica di Finn.
Il disco del 2006 e poi il successivo Stay Positive sono i picchi creativi del gruppo di Brooklyn, poi la fuoriuscita del tastierista Franz Nicolay che dava quel tocco in più (abbondante) di classe alla musica della band ha innestato una fase di transizione a livello creativo e qualitativo nell'album del 2010 Heaven Is Whenever che paradossalmente (ma non troppo, perché non è un brutto disco, affatto) è stato il loro maggior successo commerciale. Nel frattempo gli Hold Steady, con il nuovo membro aggiunto Steve Selvidge, ex chitarrista dei Lucero, sono tornati un quintetto e a settembre hanno iniziato a registrare il nuovo album, ma, always in the meantime, il nostro amico Craig Finn, in trasferta in quel di Austin, Texas e con la produzione di Mike McCarthy, noto per i suoi lavori con gli Spoon e con il gruppo con il nome più lungo del mondo (o quasi)...And You Will Know Us By The Trail Of Dead, ha registrato questo Clear Heart Full Eyes.
Finn ha detto che il titolo fa riferimento alla trasmissione televisiva Friday Night Lights (High School Team in Italia, per la malsana abitudine di tradurre in inglese un titolo inglese) serie che non conosco e ha aggiunto che Clear Heart sta per "onestà e trasparenza" e che Full Eyes suggerisce "esperienza". Il suono del disco come indica il titolo del Post è più semplice di quello degli Hold Steady dove la musica è firmata dal chitarrista Tad Kubler ma poi la realizzazione l'ha reso efficace, fresco e raffinato (così mi cito anch'io) con l'aiuto del batterista Josh Block dei White Denim, il bassista Jesse Ebaugh degli Heartless Bastards, Will Johnson dei Centro-Matic che ha contribuito solo alle armonie vocali e, molto importante, la pedal steel (ma anche la solista) di Ricky Jackson dei Phosphorescent che caratterizza il sound dell'album.
Sono 11 brani che evidenziano come di consueto il cantar-parlando di Craig Finn che non sarà mai un grande cantante ma viene messo in bella luce dalla produzione di McCarthy che pone la voce in primo piano e rende i testi più evidenti e godibili che negli Hold Steady. Se poi le canzoni sono tutte belle con qualche punta di eccellenza, il gioco è fatto: abbiamo uno dei dischi migliori di inizio stagione!
Qualche titolo? L'iniziale Apollo Bay con le sue atmosfere sospese e minacciose sulle quali si librano le chitarre, normale e pedal steel del bravissimo Ricky Jackson che mi hanno ricordato, per quegli strani accostamenti di idee che di tanto in tanto ti colgono, le sonorità di Bill Frisell quando si avvicina al rock. Agile e raffinata nella ritmica anche l'eccellente When No One's Watching sempre con la timbrica inconsueta delle chitarre e un contrabbasso pulsante che insinua tra le pieghe della batteria del bravo Block(se non conoscete i White Denim siete sempre in tempo a rimediare)!
No Future ha un taglio rock più vicino al sound degli Hold Steady mentre New Friend Jesus con inserti acustici, chitarre di taglio country e una voce femminile di supporto ha un suono più roots e giustifica il viaggio al Sud. Jackson con chitarre ricche di delay e eco e la voce raddoppiata di Finn è un altro brano molto bello, ma non pare che ce ne siano di mediocri. Terrified Eyes mi è sembrata addirittura un brano del miglior Nick Lowe con Finn che sfodera un cantato alla Graham Parker (che è contiguo a Lowe). Western Pier è una ballatona d'ambiente con una pedal steel avvolgente che ti culla mentre Honolulu Blues è il singolo che era uscito in anteprima in vinile per il Record Store Day a novembre.
Visto che lo ho nominate tutte concludiamo con le ultime tre: Rented Room non ci sarà nella versione del disco in vinile e noi ce ne faremo una ragione, peccato perchè si tratta di un ennesimo brano molto bello. Quasi a tempo di valzerone country, bellissima anche Balcony sempre con quel delizioso suono delle chitarre di Jackson che aleggiano su tutto l'album. Not Much of Us con tanto di falsa partenza è un'altra malinconica ballata country con ampio uso di pedal steel e conclude in gloria un album che già si propone tra i migliori di questo 2012, siamo solo all'inizio ma chi ben comincia...
Bruno Conti
19:02 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/01/2011
Mojo Presents Harvest Revisited
Mojo Present Neil Young Harvest Revisited
Di solito non recensisco, sia pure in breve, i CD allegati alle riviste (e Mojo e Uncut ne hanno fatti alcuni veramente belli nel passato) ma questa volta faccio un'eccezione!
Attenzione! Non si tratta di una compilation come New Harvest che era allegata a Mojo di Agosto 2009 ma proprio dell'intero album, brano per brano, rivisitato da dieci eccellenti artisti che rifanno nell'esatta sequenza il celebre disco di Neil Young Harvest, uscito nel 1972 ma, e qui forse è il punto debole dell'operazione, iniziato a concepire nel gennaio del 1971. E' proprio vero che se le inventano tutte per "creare" un anniversario anche quando non esiste. Però devo dire che poi l'esecuzione è stata stupenda.
Innanzitutto cè un bello speciale di 25 pagine dove illustri colleghi di Young scelgono e commentano le 50 più belle canzoni del canadese. C'è anche una bella intervista e una serie di articoli che tracciano la genesi e la storia di questo grande album e chicca finale questo CD che contiene i 10 brani originali. Com'è? Vale la pena di sborsare i 9.50 euro che ti chiedono in Italia per rivista + CD. Assolutamente.
Si parte con una eccellente versione di Out On The Weekend cantata dalla rivelazione canadese Doug Paisley autore di Constant Companion uno dei dischi più belli di questo 2010 appena finito. Kelley Stoltz rivede la title-track di Harvest in modo minimale e rarefatto, una piccola perla acustica. La cover di A Man Needs A Maid (come sapete in questo disco non c'è un brano brutto, se non l'avete già è anche l'occasione per acquistarlo, sperando che l'anno prossimo non ne esca qualche versione Deluxe), con la voce di Danny Wilson il leader di Danny and The Champions Of The World che molto ricorda quella di Young, è molto bella, un piano, un banjo, delle tastiere sparse e la bellezza del brano emerge in tutto il suo splendore.
Jane Weaver è l'unica donna presente. La versione che la cantante di Liverpool fa del superclassico Heart Of Gold ovviamente non può competere con l'originale ma cionondimeno risulta affascinante nella sua sognante qualità, con delle sonorità sospese sulla vocalità della Weaver sostenuta da una seconda voce femminile (o è sempre lei con l'aiuto del multitracking?). Matthew Houck (Phosphorescent) presenta una cover di Are You Ready For The Country che cerca di ricreare il dualismo elettrico/acustico di questo brano e direi che ci riesce anche lui (un altro dei talenti emergenti nel 2010).
I Villagers (ovvero Conor O'Brien) un'altra delle sorprese più positive dell'anno trascorso sono alle prese con quello che Neil Young considera il brano più importante e duraturo del disco (lo dice nell'intervista). Il nostro amico ci mette molto di suo, pur mantenendo la melodia originale della canzone, e il risultato è affascinante, molto vicino alle sonorità ricercate e complesse di quel bellissimo disco che si chiama Becoming A Jackal anche-lui-di-nome-fa-conor-the-villagers-becoming-a-jacka....
Di Neville Skelly, un altro musicista di Liverpool di cui ignoravo l'esistenza e che nato come appassionato di big band swing si è trasformato in un epigono di Scott Walker, Tim Hardin, Dion o quantomeno ha cercato ispirazione in questi territori sonori. E a giudicare dal risultato ottenuto in questa versione di There's A World direi che l'ha trovata! In effetti prima ho mentito, o meglio ho detto una mezza verità, anche le Smoke Fairies sono un duo "femminile" e la loro ripresa a più voci della bellissima Alabama non fa rimpiangere le armonie vocali di CSN&Y. Una delle sorprese piacevoli di questo CD. Avevo sentito il loro album Through Low Light And Trees e mi era piaciuto (anzi ve lo consiglio) ma in questa versione del brano di Young mi hanno, ripeto, sorpreso piacevolmente. The Needle and The Damage Done è un brano quintessenzialmente younghiano ed è difficile riproporla; Sam Amidon ci prova, armato solo della sua chitarra acustica, e in parte riesce nella difficile impresa anche se non raggiunge i vertici toccati nel suo disco I See The Sign.
Last but non least Chip Taylor, il veterano di Nashville realizza il capolavoro di questo album, una versione straordinaria di Words (Between The lines Of Age) sospesa tra la voce vissuta ed espressiva di questo grandissimo musicista e un arrangiamento chitarristico che rivaleggia con quelli di Young, forse superando addirittura l'originale, memorabile!
Bruno Conti
19:26 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/12/2009
Mojo The Best Of The Rest 2009
Mojo The Best Of The Rest 2009
Ho riunito anche il resto della giuria per comunicarvi altri risultati dalla rivista Mojo.
Nei prossimi post parleremo anche di Spin, NME, Billboard ecc.ecc. in attesa degli italiani (provo a vedere se qualche rivista italiana, magari anche non di settore ha già pubblicato le sue classifiche di fine anno).
Mojo Reissue Of The Year -The Beatles Remasters in tutte le sue configurazioni. box, dischi singoli, chiavette USB, giochi, voi li nominate li hanno fatti, l'unico settore tranquillo è stato quello dei DVD (vuoi vedere che è stato perché è uscito il concerto di Paul McCartney Good Evening New York City (peraltro bellissimo)? Ma sarò malizioso!
DVD Of The Year - ANVIL The Story of Anvil
Questo merita un piccolo chiarimento. Perché hanno scelto un documentario che racconta la storia di un gruppo heavy metal neanche particolarmente famoso? Francamente non lo so, ma è anche in corsa nelle nominations per gli Oscar.
2) Dave Alvin - Dave Alvin and The Guilty Women
Dave Alvin con un gruppo tutto al femminile. Questa che vedete è una delle ultime apparizioni della violinista e cantante Amy Farris, recentemente scomparsa.
3) Son Volt - American Central Dust
4) Charlie Louvin - Sings Murder Ballads and Disaster Songs
5) Drive-by-Truckers - The Fine Print
Best of Blues
1) Ian Siegal - Broadside
Il filmato non è recentissimo ma lui è un grande, nell'ultimo disco alla chitarra c'è anche Matt Schofield.
Ian Siegal - Mortal Coil Shuffle
Caricato da Fabchannel. - Video musicali, interviste agli artisti, concerti e altro ancora
4) Matt Schofield - Heads, Tails & Aces
5) Various - The History of Rhythm & Blues 1942-1952
Best Of Folk
1) The Unthanks - Here's the Tender Coming
Questo è il folk dal passato per il futuro.
2) Jon Boden - Songs From The Floodplain
3) Martin Simpson - True Stories
Alla prossima.
Bruno Conti
20:40 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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