Supplemento Della Domenica: Forse Il Miglior Disco Dal Vivo Ufficiale Del 2017. Christy Moore – On The Road

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Christy Moore – On The Road – Yellow Furze/Sony Music Ireland 2 CD

Christy Moore è una leggenda in Irlanda (e non solo nell’isola di Smeraldo), ma è anche uno dei più grandi cantautori attualmente in circolazione, con una produzione sterminata, iniziata con un disco del 1969 che si chiamava Paddy On The Road. Sarà un caso, ma a quasi 50 anni da quel disco esce questo doppio dal vivo che si chiama On The Road: di Moore esistono molti album Live, sia da solo che con Planxty e Moving Hearts.. Anche questa volta il buon Christy centra l’obiettivo, con quello che è il suo primo album Live doppio: registrato nel corso degli ultimi tre anni, tra Inghilterra, Irlanda e Scozia, contiene 24 brani estratti dal suo repertorio, messi in sequenza per costruire una sorta di concerto ideale, con la giusta alternanza tra brani lenti e più mossi, ballate e gighe, brani malinconici, di denuncia, ma anche canzoni briose, spesso salaci, ricche di ironia e umorismo britannico, seguito da platee adoranti pronte a cantare e a battere le mani ad ogni suo comando, ma rispettose ed attente nei momenti più intensi e struggenti, quindi il pubblico ideale per qualsiasi performer. E questa volta Christy Moore non è in solitaria, è accompagnato da un piccolo ma capace gruppo di musicisti che si alterna nelle varie date: guidati all’immancabile, e grande, Declan Sinnott, a chitarra elettrica, acustica e strumenti a corda, Jim Higgins, percussioni e batteria, Cathal Hayden, violino e banjo, Mairtin O’Connor alla fisarmonica, Seamie O’Dowd, chitarra, armonica e mandolino, oltre alle voci aggiunte di Vickie Keating e del figlio di Christy Andy Moore, che da alcuni anni lo accompagna con le sue armonie.

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https://www.youtube.com/watch?v=LIh5dUOz824

Il risultato, manco a dirlo, è splendido, se amate la musica folk, irlandese e non, le canzoni d’autore, e in generale la buona musica, questo doppio è imprescindibile, anche considerando che il repertorio estrapolato da ben 16 diverse locations, quindi assai diversificato e completo, è arricchito anche da parecchie cover scelte con grande cura. L’apertura del concerto è spettacolare, con uno dei brani più amati e coinvolgenti appunto del suo repertorio, Ordinary Man, che dava il titolo ad un album del 1987, proposta nel corso degli anni in svariati arrangiamenti, in questo caso la pungente elettrica di Sinnott e il violino sono quasi interscambiabili, mentre la melodia molto cantabile la rende subito preda dei presenti che la cantano a squarciagola con Christy, che si vede costretto ad adeguarsi, con piacere, alla versione del pubblico presente al Barrowland di Glasgow; Ride On, tratta dall’omonimo album che lo stesso Moore considera tra i suoi più popolari (e in Irlanda il nostro è spesso ai vertici delle classifiche), è un brano scritto da Jimmy MacCarthy (che è stato omaggiato di recente anche da Mary Black, che ha inciso un intero disco dell’autore inglese, di cui leggerete sul Blog a breve), reso proprio dall’irlandese nel corso degli anni, sera dopo sera, una di quelle sue splendide ballate, cantate con voce profonda e risonante, dove la voce della Keating e la elegante solista di Sinnott sono elementi portanti della canzone, ascoltata in religioso silenzio dal pubblico. Che può subito scatenarsi di nuovo nella giga salace e incontenibile, a tempo di banjo e percussioni, della divertente Joxer Goes To Stuttgart, ma poi nella perfetta alternanza veloce-lento arriva una splendida Black Is The Colour, un brano tradizionale che ricordo in una altrettanto bella versione di Luka Bloom, il fratello di Christy, quando si chiamava ancora Barry Moore, nel suo primo disco Treaty Stone, con il fratello che dalla sua ha anche la voce inconfondibile e ad alto tasso evocativo, come la canzone, impreziosita dal lavoro di mandolino, armonica e violino.

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https://www.youtube.com/watch?v=uYpgsPB-Bkw

Don’t Forget Your Shovel è un’altra di quelle canzoni che prevedono la partecipazione del pubblico in un crescendo inarrestabile; altra title track The Voyage, malinconica e mesta, con la chitarra di Sinnott che cesella note mentre la voce di Moore sale e scende con dolcezza. Delirium Tremens è un immaginifico ed ironico resoconto sulle gioie e i dolori, nonché sugli effetti, dell’alcol, sostanza che ha avuto un ruolo sostanziale anche nella musica e nella vita di Shane MacGowan, di cui Moore interpreta con rispetto e devozione la meravigliosa Fairytale Of New York in una versione deliziosa. Lisdoonvarna viene ironicamente annunciata come canzone partecipante all’Eurofestival, ma in effetti è una delle più carnali, “sporche”, divertenti, eccessive e travolgenti canzoni del songbook di Christy https://www.youtube.com/watch?v=_SVo9W4QM5A ; The Cliffs Of Doonen è la più vecchia del repertorio, la facevano già i Planxty, altra ballad calda ed avvolgente, subito bilanciata dalla “delirante” Weekend In Amsterdam, cantata accapella e con continui colpi di scena nella narrazione senza limiti di parola nel resoconto delle avventure del protagonista https://www.youtube.com/watch?v=ZI4W1CyPtT0 . Viva La Quinta Brigada è uno di quei brani sociali, politici, storici, epici e collettivi, che costellano la carriera del cantautore irlandese, cantata coralmente dal pubblico. Si riparte subito con il secondo CD: City Of Chicago è una radiosa canzone del fratello Luka Bloom che l’ha reincisa per il recente Refuge http://discoclub.myblog.it/2017/10/17/dal-suo-rifugio-irlandese-un-lavoro-vibrante-e-intenso-luka-bloom-refuge/ , melodia scintillante, con la fisarmonica che ne sottolinea il tessuto sonoro incantevole; Go Move Shift un brano meno noto di Ewan MacColl (quello di Dirty Old Town e The First Time I Ever Saw Your Face) è ciò nondimeno un’altra canzone di grande spessore, degna della migliore tradizione folk irlandese.

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https://www.youtube.com/watch?v=pJQP-ap88zs

Si rimane in questo ambiente melanconico e raccolto anche con la successiva suggestiva Nancy Spain, cantata ancora una volta in modo evocativo da Moore che si appoggia anche sullo struggente violino di Hayden e sulle armonie corali del pubblico. Torna l’acuto e divertito storyteller per l’intrigante Lingo Politico e poi si passa al puro irish folk di The Raggle Taggle Gypsy, altro pezzo da novanta del songbook di Christy Moore, come pure la successiva St. Brendan’s Voyage, nuovamente estratta da Ordinary Man, sempre tipica del canzoniere più fortemente evocativo e corale di questo splendido musicista. Un altro che scrive canzoni non male è Richard Thompson, di cui Moore riprende Beeswing, una delle sue ballate più belle, interpretata con grande passione https://www.youtube.com/watch?v=zglpXd0gpuA ; McIlhatton francamente non la ricordavo, un brano dedicato a Bobby Sands, noto attivista politico nordirlandese, a lungo nelle prigioni inglesi, una canzone ”affettuosa” e piena di riconoscenza, costruita attorno ad un’aria musicale popolare. Ulteriore brano mesmerico ed ipnotico è la delicata Bright Blue Rose, altro pezzo di Jimmy MacCarthy, con Declan Sinnott splendido alla acustica con botteneck e alla seconda voce; non è da meno la versione da manuale di If I Get An Encore, per certi versi la parafrasi dell’intero concerto e di tutta la carriera di Moore, che comunque ci regala ancora un paio di brani prima di congedarci: North And South (Of the River), scritta con Bono e The Edge,  a cui consiglierei di andarsi a risentire quando scrivevano delle belle canzoni (perché ne hanno scritte tante, in passato), con la solista di Sinnott di nuovo sugli scudi https://www.youtube.com/watch?v=i-EbThBjons  e per ultima The Time Has Come, una delle sue migliori in assoluto, scritta con Donal Lunny e che conclude in gloria questo splendido concerto (virtuale), tra i migliori del 2017.

Bruno Conti

“Gallina Vecchia” Fa Sempre Un Buon Brodo. Paul Brady – Unfinished Business

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Paul Brady – Unfinished Business – Proper Records

A distanza di circa sette anni dall’acclamato Hooba Dooba (10), e a due dallo splendido concerto di materiale d’archivio dal vivo The Vicar St.Sessions Vol. 1 (15), recensito puntualmente su questo blog http://discoclub.myblog.it/2015/07/12/irlandesi-che-serate-amici-vecchi-nuovi-paul-brady-the-vicar-st-sessions-vol-1-with-mark-knopfler-van-morrison-sinead-oconnor-bonnie-raitt-mary-black-eccetera/ , torna il songwriter nord-irlandese Paul Brady che prima nei Johnstons e poi nei Planxty (in sostituzione di Christy Moore, ma senza incider nulla) si è poi costruito nel corso dei cinque decenni successivi una buona carriera da solista iniziata dal folk, e poi in seguito sfociata nella svolta rock, a partire dal “seminale” e bellissimo Hard Station (81). Per questo Unfinished Business (quindicesimo album da solista) registrato nello Studio di Brady a Dublino, Paul ha suonato lui stesso la maggior parte degli strumenti, sfornando nove brani nuovi di cui cinque scritti con l’amica cantautrice Sharon Vaughn (ha lavorato con Willie Nelson, Waylon Jennings, Dolly Parton, Kenny Rogers, e altri), tre con il poeta Paul Muldoon (premio Pulitzer per la poesia), e uno con Ralph Murphy (produttore tra gli altri degli April Wine e altri artisti canadesi), più due canzoni di stampo tradizionale, Lord Thomas And Fair Ellender di Mike Seeger, e The Cocks Are Crowing del bardo Eddie Butcher, con buona parte dei brani accompagnati ai cori dalla brava Vaughn.

Unfinished Business si apre con la title track, un brano che inizia con un pianoforte tintinnante, dal ritmo lento e raffinato, accompagnato da una sorta di quartetto soft-jazz, a cui fa seguito il suono più moderno di una gioiosa I Love You But You Love Him, mentre gli echi del miglior Van Morrison si appalesano nella meravigliosa Something To Change, con abbondanza di fiati e coretti “soul”, e una “moderna diversità” si percepisce in Say You Don’t Mean, con un testo molto critico di Muldoon. Con la splendida Oceans Of Time si ritorna alle sue classiche ballate d’amore (con un ritornello “assassino” cantato in duetto con Sharon), e che si adatta perfettamente alla voce di Paul, per poi cambiare ritmo sulle note rarefatte di una chitarra jazz con Harvest Time, ritornare per una volta alle sonorità degli esordi folk dei primi anni con il tradizionale The Cocks Are Crowing ,un brano che Paul canta da decenni dal vivo, e sorprendere l’ascoltatore con una divertente e leggermente “dylaniana” I Like How You Think. Ci si avvia alla parte finale con la melodia popolare di Maybe Tomorrow, dove flauto, fisarmonica e mandolino dettano il ritmo ed echi nostalgici dell’Irlanda, mentre ammalia una dolce ballata di paese come Once In A Lifetime (scritta con Ralph Murphy), e per chiudere ecco “la perfezione” del tradizionale Lord Thomas And Fair Ellender, tutto basato su una chitarra melodica e l’armonica, con in sottofondo le note di un mandolino (come fossero suonate in un qualsiasi Pub irlandese).

Questo signore ha festeggiato il 70° compleanno all’inizio di quest’anno, e la sua carriera è stata costellata da collaborazioni con artisti del calibro di Tina Turner, Bonnie Raitt, David Crosby, per citarne alcuni su tutti, ricevendo l’apprezzamento anche di un certo Bob Dylan per il suo “songwriting” raffinato, che lo conferma come uno degli artisti più popolari della musica irlandese, un cantautore di razza, un vocalist ancora brillante, con una storia alle spalle, e che con questo Unfinished Business dimostra ancora una volta di avere classe, fantasia e di essere in grado di fare ancora eccellente musica, caratteristiche che gli hanno fatto guadagnare nel tempo schiere di ammiratori in tutto il mondo. A parere di chi scrive, i dischi di Paul Brady sono stati sempre come dei grandi viaggi, da scoprire ed esplorare, ma una volta scoperti potrebbe esserci là fuori un intero mondo di potenziali viaggiatori pronti ad ascoltare questo brillante musicista irlandese.

Tino Montanari

Il Resto Del Meglio Secondo Disco Club. Annata Musicale 2016, Parte II

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Eccoci alla seconda parte della lista dei migliori dischi del 2016, secondo il vostro Blogger preferito, spero!

michael kiwanuka love & hate

Michael Kiwanuka – Love And Hate

felice brothers life in the dark

Felice Brothers – Life In The Dark

aaron neville apache

Aaron Neville – Apache

joe bonamassa blues of desperationjoe bonmassa live at the greek theatre 2 cd

Joe Bonamassa – Blues Of Desperation

Joe Bonamassa – Live At The Greek Theatre

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Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung

kiefer sutherland down in a hole

Kiefer Sutherland – Down In The Hole

Fabrizio Poggi Texas-Blues-Voices

Fabrizio Poggi And The Amazing Texas Blues Voices

steepwater band shake your faith

Steepwater Band – Shake Your Faith

james maddock jimmy immy live in italia

James Maddock/David Immergluck – Jimmy/Immy w/Alex Valle Live In Italia

kenny neal bloodline

Kenny Neal – Bloodline

jack ingram midnight motel

Jack Ingram – Midnight Motel

seth walker gotta get back

Seth Walker – Gotta Get Back

dwight yoakam swimmin' pools

Dwight Yoakam – Swimmin’ Pools, Movie Stars…

parton harris ronstadt the complete trio collection

Dolly Parton/Emmylou Harris/Linda Ronstadt – The Complete Trio Sessions

reckless kelly sunset motel

Reckless Kelly – Sunset Motel

nick cave skeleton tree

Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree

led zeppelin complete bbc sessions front

Led Zeppelin – The Complete BBC Sessions

frankie miller's double take front

Frankie Miller’s Double Take

luke winslow-king i'm glad trouble don't last always

Luke Winslow-King – I’m Glad Trouble Don’t Last Always

bob weir blue mountain

Bob Weir – Blue Mountain

phish big boat

Phish – Big Boat

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen – I Want It Darker

nitty gritty dirt band circlin' back

Nitty Gritty Dirt Band – Circlin’ Back Celebrating 50 Years

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Richard Lindgren – Malmostoso

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

Dear Jerry – Celebrating The Music Of Jerry Garcia

madeleine peyroux secular hymns

Madeleine Peyroux – Secular Hymns

david bromberg band the blues, the whole blus and nothing but the blues

David Bromberg Band – The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues

melissa etheridge MEmphis rock and soul

Melissa Etheridge – Memphis Rock And Soul

joanne shaw taylor wild

Joanne Shaw Taylor – Wild

otis clay live in switzerland

Otis Clay – Live In Switzerland, 2006

john prine for better, or worse

John Prine – For Better, Or Worse

the shelters

The Shelters – The Shelters

tim buckley lady, give me your key

Tim Buckley – lady, give me your key

life and songs of emmylou harris

The Life & Songs Of Emmylou Harris CD+DVD

planxty between the jigs and the reels

 Planxty – Betwen The Jigs And The Reels A Retrospective CD+DVD

stevie nicks bella donna

Stevie Nicks – Bella Donna

jimmy ragazzon songbag

Jimmy Ragazzon – SongBag

blue rodeo 1000 arms

Blue Rodeo – 1000 Arms

townes van zandt's last set

Lowlands And Friends Play Townes Van Zandt’s Last Set

Rolling Stones - Blue & Lonesome cd

Rolling Stones – Lonesome and Blues

Direi che è tutto. Ho lasciato fuori qualcosa da queste due liste (e da quella “ufficiale” dell’11 dicembre)? Può essere, ma credo di avere di avere quasi esagerato. In attesa delle prime uscite targate 2017 e comunque con aggiornamenti giornalieri del Blog su uscite passate e future.

Bruno Conti

 

 

Una “Nuova” Inattesa Sorpresa Dall’Irlanda. Planxty – Between The Jigs And The Reels CD+DVD

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Girando per la rete, sempre alla ricerca di notizie interessanti da condividere sul Blog, mi sono imbattuto in questa interessante pubblicazione della Universal Music Ireland (destinata solo al mercato interno britannico e quindi non pubblicata negli altri paesi europei) dedicata alla grande formazione irlandese dei Planxty. La band non dava notizie di sé a livello discografico dal Live 2004 pubblicato dal gruppo nella propria terza incarnazione, anche se poi a livello concertistico tre dei quattro componenti originali avevano fatto nel 2012 un tour come LAPD (dalle iniziali di Liam O’Flynn, Andy Irvine, Paddy Glackin Donald Lunn) dove all’appello mancava solo il grande Christy Moore. Tutti gli appassionati della musica acustica di area celtica sono certo che conoscono i Planxty, apparsi sulla scena nel lontano 1972, e che, come detto, nelle tre fasi della loro carriera, hanno rilasciato una serie di sei album in studio, uno dal vivo (e un altro pubblicato senza la loro autorizzazione, Best Of Planxty Live, pubblicato nel 1987 su cassetta, ma che conteneva registrazioni del 1980), oltre ad una serie di compilations e antologie, anche con materiale inedito.

Ma questo “nuovo” Between The Jigs And The Reels è una sorta di Santo Graal per i fans della band irlandese: un doppio album, CD+DVD, con il DVD come bonus (o se preferite due al prezzo di uno, anche dalla copertina non è chiaro il contenuto), anche con la sterlina che ultimamente dopo la botta della Brexit è risalita di valore, comunque a un prezzo veramente interessante, forse non di facilissima reperibilità, ma assolutamente fantastico per i suoi contenuti. Il primo dischetto in effetti è “solo” un CD antologico, con 17 brani, tratti dalla loro discografia: ma comunque fondamentale anche per i completisti, con la presenza del raro singolo del 1981 Nancy Spain, che sul lato B presentava la suite composta da Donal Lunny Bill Whelan, all’epoca in formazione, intitolata Timedance, da cui il secondo poi avrebbe preso spunto per creare la famosa serie di musiche e balletti conosciute in seguito come Riverdance. E l’altra chicca fu che il brano venne usato come pezzo da mandare in onda nell’intervallo dell’Eurovision Song Contest (il nostro Eurofestival per intenderci) tenutosi a Dublino il 4 aprile del 1981, con tanto di accompagnamento, insieme ai Planxty, di una orchestra sinfonica e di una sezione ritmica. E lo si ritrova, in versione Live, anche nel DVD, estratto da un concerto del 1982 al National Stadium. E proprio la parte video è la grande sorpresa di questa confezione: 36 brani registrati per RTE, la televisione irlandese, tra il 1972 e il 1982, più o meno tutti inediti e il vero motivo per cui acquistare questo doppio, anche per chi ha giù tutto di questa formazione, Ma che per non li conosce è comunque l’occasione per fare la conoscenza con uno dei più grandi gruppi della storia del revival del folk anglo-scoto-irlandese, tra innovazione e tradizione, guidato dai due grandi cantanti come Andy Irvine e Christy Moore, con l’ottimo Liam O’Flynn alle uilleann pipes e tin whistles, e il polistrumentista Donal Lunny, futuro catalizzatore anche della Bothy Band e dei Moving Hearts (con Moore).

Negli anni nella formazione sono passati anche Matt Molloy (futuro Chieftains) al flauto, Paul Brady (entrato come sostituto do Christy Moore, in uno dei suoi periodi sabbatici), Noel Hill concertina e Tony Hill, violino, aggiunti al gruppo per la registrazione di The Woman I Loved So Well del 1980. E ancora Nollaig Casey James Kelly, anche loro presenti al violino in alcuni brani. Come dicevo poc’anzi i brani del dischetto audio sono tutti editi (a parte le due rarità citate) nei sei dischi di studio della band; Planxty del 1973 ( i brani 3, 4, 12 e 15), The Well Below The Valley del 1973 (le tracce 2, 11), Cold Blow And The Rainy Night del 1974 (il pezzo 5), After The Break del 1979 (brani 7, 10, 14), The Woman I Loved So Well  del 1980 (pezzi 1 e 13) e Words And Music (brani 6, 8, 9), oltre alle due canzoni del singolo.

E questa è la tracklist completa del disco audio:

1. True Love Knows No Season (Billy Gray)

2. Pat Reilly

3. Sí Bheag, Sí Mhór

4. Follow Me Up To Carlow

5. Băneasă’s Green Glade / Mominsko Horo

6. The Aconry Lasses / The Old Wheels Of The World / The Spike Island Lasses

7. The Pursuit Of Farmer Michael Hayes

8. Accidentals / Aragon Mill

9. The Irish Marche

10. The Rambling Siúler

11. The Well Below The Valley

12. Junior Crehan’s Favourite / Corney Is Coming (Reels)

13. Roger O’Hehir

14. Smeceno Horo

15. The West Coast Of Clare

16. Nancy Spain

17. Timedance

Le canzoni del video vengono da varie diverse occasioni:

    • Live from the Late Late Show (1972) – (track 1),
    • The Music Makers, Live from the National Stadium (1973) – (tracks: 2–10),
    • Live from the Abbey Tavern (1980) – (tracks: 11–18),
    • Live Aisling Gheal Special (1980) – (tracks: 19–22),
    • Festival Fold, Live from the National Stadium (1982) – (tracks: 23–36)

E questo è la lista completa dei brani contenuti nel DVD:

1. The Blacksmith / Blacksmithereens

2. Three Drunken Maidens / The Foxhunter’s Reel

3. When First Unto This Country

4. Sweet Thames Flow Softly

5. The Gold Ring (Jig)

6. Hey! Sandy

7. Kitty Gone A Milking / Music Of The Forge (Reels)

8. Only Our Rivers Run Free

9. Raggle Taggle Gypsy / Tabhair Dom Do Lámh

10. Three Drunken Maidens / The Foxhunter’s Reel (Reprise)

11. The Good Ship Kangaroo

12. Ride A Mile / Hardiman The Fiddler / The Yellow Wattle (Jigs)

13. The Hackler From Grouse Hall

14. An Bonnán Buí / The West Wind (Reel)

15. The Jolly Beggar

16. Sally Brown

17. Bean Pháidín / Rakish Paddy

18. Little Musgrave

19. East At Glendart / Brian O’Lynn / Pay The Reckoning (Double Jigs)

20. The Lady On The Island / The Gatehouse Maid / The Virginia / Callaghan’s (Reels)

21. As I Roved Out

22. Smeceno Horo

23. Johnny Of Brady’s Lea

24. The Pullet / The Ladies’ Pantalettes (Reels)

25. I Pity The Poor Immigrant

26. Arthur McBride

27. True Love Knows No Season (Billy Gray)

28. Timedance

29. You Rambling Boys Of Pleasure

30. The Good Ship Kangaroo

31. Táimse Im’ Chodladh

32. Thousands Are Sailing

33. The Queen Of The Rushes / Paddy Fahy’s (Jigs)

34. Little Musgrave

35. The Scholar / The Chattering Magpie / Lord McDonald’s / The Virginia / Callaghan’s (Reels)

36. The Cliffs Of Dooneen  

Che altro dire, una “piccola” meraviglia da non lasciarsi sfuggire.

Bruno Conti

Ecco Un Altro Che Di Dischi Brutti Non Ne Fa Uno! Christy Moore – Lily

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Christy Moore – Lily – Sony CD

Per proseguire con il concetto del titolo, direi che li fa quasi sempre belli! In Irlanda, Christy Moore è una sorta di leggenda vivente: cantautore ed interprete raffinato, personaggio di grande carisma e rettitudine morale, attivamente impegnato socialmente e politicamente. Uomo di sinistra, ha avuto anche diversi problemi a causa dei testi delle sue canzoni, che sono state oggetto di censura ed indagine da parte della polizia irlandese, anche per il suo controverso appoggio alla causa dell’IRA (in seguito rinnegato), mentre dal punto di vista strettamente musicale le sue canzoni folk cantautorali hanno accompagnato diverse generazioni di abitanti dell’isola verde smeraldo, sia come solista (dal 1969), che come membro prima dei Planxty e poi dei Moving Hearts, riuscendo anche a vendere parecchio nella sua patria, un caso molto particolare per un artista che ha sempre parlato solo con la sua musica e senza svendere il proprio suono e la propria immagine. Personalmente l’ho scoperto tardi, all’inizio degli anni novanta (l’album King Puck), ma mi sono affezionato subito a questa figura di grande carattere nonostante l’aspetto fisico pacioso, è soprattutto cantautore (ed anche interprete di molti brani di altri) di grande forza ed espressività: un valido esempio in tal senso può essere lo splendido Graffiti Tongue del 1996, un album inciso dal nostro in completa solitudine ma talmente denso e pieno di feeling che non ci si accorge dell’assenza di una band.

Moore mancava all’appuntamento dal 2011, anno di Folk Tale (ma in mezzo è uscito il fantastico triplo Where I Come From, una retrospettiva parte in studio e parte dal vivo, con tutti i suoi classici incisi di nuovo per l’occasione), silenzio finalmente interrotto da Lily, una nuovissima collezione di canzoni (dieci) che conferma l’incapacità di Christy di fare dischi di livello medio: anzi, ad ascolto ultimato devo dire che Lily è forse uno dei più belli fatti uscire dal nostro negli ultimi vent’anni. Prodotto come al solito dal fido Declan Sinnott, Lily contiene un solo brano originale (la title track) e ben nove cover divise tra contemporanei e tradizione, il tutto suonato dal consueto manipolo di amici e fidati collaboratori (oltre al nostro e a Sinnott alle chitarre e bodhran, abbiamo Jimmy Higgins alle percussioni, Seamie O’Dowd al mandolino e chitarra, Martin O’Connor alla fisarmonica, Cathal Hayden al banjo e violino e Vicky Keating ed Andy Moore ai controcanti): tra gli autori abbiamo nomi poco noti come Paul Doran, Tony Small e Declan O’Rourke ed altri molto famosi come Peter Gabriel.

Mandolin Mountain ci fa ritrovare subito la voce intensa e riconoscibilissima del nostro, chitarra, mandolino ed una melodia profonda e toccante, ancor di più dopo due minuti grazie all’ingresso di uno struggente violino: subito grande musica. The Tuam Beat è più mossa, c’è una leggera percussione, e Christy canta con sicurezza un allegro motivo che sembra quasi una filastrocca, molto piacevole: dopo il primo ascolto vi ritroverete a canticchiarne il ritornello; The Gardener è una ballata da pelle d’oca, una di quelle per le quali Moore è famoso (anche se non è sua), con uno splendido motivo centrale impreziosito dalla seconda voce femminile, mentre Lily è un brano autobiografico (infatti è l’unico originale), una folk song straordinaria condotta da Christy con un pathos incredibile se si pensa che c’è solo la sua voce con tre strumenti in croce. Wallflower è il pezzo di Gabriel, ma Moore la spoglia di tutte le caratteristiche tipiche dell’ex Genesis e la fa diventare sua al 100% (ed il testo, che parla di prigionieri politici, è perfetto per il musicista irlandese), una qualità tipica dei grandi, ancora con la voce forte ed espressiva del leader a dominare un brano di grande valore; Oblivious, testo di Mick Blake a sfondo sociale (tratta infatti dei problemi dell’Irlanda contemporanea), è profonda ed evocativa, ancora con il nostro circondato dagli strumenti a corda ed il solito refrain emozionante, mentre The Ballad Of Patrick Murphy (del songwriter John Spillane) ha una melodia tipicamente Irish, un tipo di brano che Moore canta anche sotto la doccia ma che non mi stancherò mai di ascoltare, e l’intensità quasi si tocca con mano tanto è concreta: uno dei pezzi più belli del CD. Ottima anche Lighning, Bird, Wind, River Man, specie nel ritornello corale sottolineato dal malinconico violino di Hayden, e non è certo da meno il traditional Green Grows The Laurel, lenta, discorsiva, con la sua melodia d’altri tempi; l’album si chiude con un reading, una poesia di Dave Lordan intitolata Lost Tribe Of The Wicklow Mountains, recitata con un leggero suono in sottofondo ed un coro a bocca chiusa, e Christy che riesce ad emozionare anche parlando.

Senza dubbio Lily è uno dei dischi folk dell’anno (e non solo).

Marco Verdi

Uno Degli Ultimi “Bardi” Irlandesi – Paul Brady – Dancer In The Fire

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Dancer In The Fire – A Paul Brady AnthologyProper Records/Ird 2012 – 2 CD

Paul Brady, irlandese di razza, è un songwriter amatissimo dai colleghi e dagli appassionati, ma purtroppo non ha mai avuto i riscontri che si meriterebbe. Paul, nato nel 1947 a Strabane (contea di Tyrone , Irlanda del Nord), con una più che quarantennale carriera alle spalle, ha esordito nel gruppo dei Johnstons nel lontano 1967, per poi passare dopo qualche anno nello storico gruppo dei Planxty in sostituzione di Christy Moore, ma la formazione si scioglie prima di incidere qualsiasi cosa. Di quella esperienza gli resta l’amicizia con Andy Irvine, insieme al quale dà vita a un duo di breve durata documentato dallo splendido lavoro omonimo del 1976, ma decisivo per il prosieguo della sua carriera. Nel ’78 ha fatto il suo esordio solista con Welcome Here Kind Stranger, un album di Folk acclamato dalla critica, per poi diventare un musicista Rock a tutto tondo, iniziando da Hard Station (1981) un buon album di ballate elettriche.

Da quel momento, sino ad oggi, ha realizzato quindici dischi, alcuni di buon livello, altri meno riusciti, dove ha dimostrato una buona attitudine alla composizione. Brady scrive ballate morbide e sofisticate, tra Jackson Browne e Van Morrison, senza avere la forza melodica del primo o la genialità del secondo, ma i suoi lavori sono comunque onesti e sopra la media. I migliori della sua produzione passata (a parte i due già citati), sono Trick Or Treat (91), Songs & Crazy Dreams (92) e Spirits Colliding (95), mentre dalla produzione più recente sono da segnalare il Live The Liberty Tapes Missing (2003 ma registrato nel ‘78), e Say What You Feel (2005).  

Dopo due anni di silenzio e una carriera discografica costellata di grandi gratificazioni personali (Tina Turner, Bonnie Raitt, Joe Cocker, Carlos Santana, Cher, Dolores Keane e Maura O’Connell lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, registrando alcune versioni di vecchie e nuove canzoni), si ripresenta sulla scena musicale con questa doppia “compilation”, dove pesca dal suo copioso “songbook” (oltre 140 canzoni), i suoi brani preferiti, Demos, B-Sides e alcune rarità di valore. Nel primo CD si trova per esempio The Hawana Way un singolo inciso nel 2003, scritto dal nostro dopo un viaggio a Cuba, mentre You Win Again è una cover di un brano di Hank Williams, personaggio da sempre amato da Paul. Paddy’s Green Shamrock Shore è un remix di un brano tradizionale riarrangiato con Andy Irvine, tratto dal suo primo album solista. Sail, Sail On scritta con Sharon Vaughn esce da una session in quel di Nashville con gente come Kenny Malone e Viktor Krauss (fratello della più famosa e brava Alison). Chiude una pianistica Dancer In The Fire composta in un tour in Olanda e Belgio, con gli Steely Dan nel cuore. Meravigliosa.

Apre il secondo CD il remix di The Long Goodbye una canzone scritta con Ronan Keating (sì proprio lui), portata al successo in America da Brooks & Dunn , mentre trovo con piacere una nuova versione di Steel Claw, un brano reso celebre dalla Turner in Private Dancer (84)

Duncan And Brady è una B-Side di un tradizionale arrangiato con chitarre elettriche, acustiche e pianoforte, mentre I Am A Youth That’s Inclined To Ramble riunisce dopo tanto tempo Paul Brady con Andy Irvine e Donal Lunny. Si chiude alla grande con Smile brano composto con il cantautore americano Dillon O’Brian, e una Believe In Me scritta con la sua musa ispiratrice Carole King.

Nell’insieme, la bellezza delle canzoni, l’approccio soffuso e naturale dei nuovi arrangiamenti, e anche il fatto che costi come un singolo, rendono Dancer In The Fire A Paul Brady Anthology un piccolo miracolo di gusto e di passione, e fanno di Paul Brady un menestrello che continua a raccogliere grande rispetto da artisti di oggi come Glen Hansard, Eleanor McEvoy e Shawn Colvin (di cui è in uscita il nuovo lavoro), un grande autore tutto da riscoprire.

 Tino Montanari