02/02/2013

Un "Remix" O Una Primizia? In Ogni Caso un Gran Disco! Johhny Winter And - Live At The Fillmore East 10-3-1970

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Johnny Winter And - Live At The Fillmore East 10-3-1970 Friday Music  Remastered 2013

Così scrivevo nell’aprile del 2010 (ho fatto una versione rimasterizzata, cambiando giusto qualche virgola per questa nuova edizione su Friday Music, anche questa remastered peraltro):  Questo, cari lettori del Buscadero (ma vale anche per il Blog, dove era apparsa tre anni fa una versione light della recensione), è un grande disco! Come abbia fatto a rimanere per 40 anni negli archivi della casa discografica è un mistero, o forse no. In effetti nella stesso periodo, la allora Columbia Records pubblicò il mitico Johnny Winter And Live, un disco straordinario che, ai tempi, ho consumato nella sua versione in vinile.

Ebbene questo CD dal vivo è addirittura superiore: mentre il disco pubblicato ai tempi era una selezione di brani, solo sei ma di assoluto valore, registrati nel corso del tour autunnale in diverse località questo è un concerto unico registrato nella serata del 3 ottobre 1970 (che per la perversa mania degli americani di invertire mese e giorno si legge 10-3-70). Quello che chiameremo “l’Originale” rimane un disco dal vivo formidabile: Johnny Winter, fresco del suo contratto firmato con la Columbia aveva pubblicato due dischi a nome proprio dei quali Second Winter rimane il migliore, poi aveva sciolto il suo gruppo originale e aveva unito le forze con i McCoys per dare vita al Johnny Winter And. Le critiche all’epoca non furono straordinarie per il primo disco in studio della formazione, i McCoys erano per tutti quelli di Hang On Sloopy, ma già da un po’ si erano trasformati in un notevole gruppo dalle tendenze rock-psichedeliche e vantavano in Rick Derringer (Zehringer per la sua mamma) un poderoso chitarrista e una sezione ritmica solida e rocciosa.

Quindi, nell’autunno del 1970, il quartetto decide di intraprendere un tour americano, ma prima di partire sostituiscono il pur valido Randy Zehringer con l’esplosivo batterista Bobby Caldwell, Randy Jo Hobbs rimane al suo posto e nasce un gruppo perfetto che registra quel disco storico che, ripensato oggi, presenta una delle prime formazioni con la doppia chitarra solista: perché quando si ripensa a quegli anni i primi nomi che ti vengono in mente sono ovviamente gli Allman Brothers o i Wishbone Ash in Inghilterra, per questo tipo di formazione dove i due solisti sono di pari valore o quasi, perché Rick Derringer e Johnny Winter in questo concerto e nel susseguente CD sono veramente telepatici negli intrecci delle due chitarre, Winter è nel canale di destra, Derringer in quello di sinistra e i due si alternano con assoluta naturalezza, ma spesso agiscono anche all’unisono in un delirio di onnipotenza chitarristica che raggiunge il suo apice in una versione pantagruelica di It’s My Own Fault, lo standard di B.B.King trasfigurato in una jam di oltre ventidue minuti dove i due estraggono dalla chitarra una serie di interventi prodigiosi rilanciando il brano, ora con il wah-wah di Derringer, ora con la slide di Winter, ma anche con le chitarre in accordatura “normale” (si fa per dire) in un’orgia di assolo fantastica e con un Johnny Winter molto ispirato anche a livello vocale, soprattutto nel finale trascinante, ma è tutto il brano che da solo varrebbe il disco se non fossero eccezionali anche gli altri 6 brani.

La serata parte con la sparatissima Guess I’ll Go Away a firma Winter, un brano che illustra già la nuova svolta più vicina al rock, rispetto al bluesman più tradizionale dei primi album, procede con una straordinaria Good Morning Little Schoolgirl sospinta nella stratosfera rock dal drumming scatenato di Caldwell e con le due chitarre che iniziano a duellare con grinta incredibile. Ma anche Derringer non sta a guardare, Rock And Roll Hoochie Koo è il suo contributo alla serata, un brano veloce che calza come un guanto al “nuovo” Winter rocker di razza. La versione di Highway 61 Revisited è da manuali della chitarra slide, Johnny Winter infila un groove fantastico e va in overdrive nella galassia delle chitarre, anche la parte cantata fa più che onore a mastro Dylan (una delle cover più belle dell’opera dylaniana!). Mean Town Blues nell’”originale” durava nove minuti, qui viene espansa in una terrificante versione di oltre diciotto minuti, non un secondo di noia, a velocità da boogie supersonico, Johnny Winter coadiuvato da un Caldwell fantastico alla batteria, esplora in lungo e in largo il manico della sua chitarra alla ricerca della goduria perfetta per gli appassionati del genere. La conclusione è affidata a un super classico del blues e della chitarra slide, Rollin’ And Tumblin’  di Muddy Waters, che formerà alla fine della sua carriera uno straordinario sodalizio con il biondo albino per regalare ancora alcune perle agli amanti della musica blues, come straordinario e vivamente consigliato è questo CD dal vivo. Suono ottimo.

Bruno Conti

P.s. Se ve lo siete perso già al primo giro, poi non so se lo ristamperà ancora qualcun altro!

09/01/2012

Archivi Che Passione! Johnny Winter E Hot Tuna - Setlist The Very Best of...Live

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Johnny Winter -  Setlist The Very Best Of Johnny Winter Live– Sony Legacy
Hot Tuna – Setlist The Very Best of Hot Tuna Live – Sony Legacy

Che passione per gli archivi, quella sviluppata negli ultimi anni dalle case discografiche, ma un po’ anche “che palle”! Da quando si sono accorte che il settore delle ristampe è uno dei pochi che tira nel mercato attuale, anche le majors (oltre alle benemerite etichette specializzate) si sono lanciate con box set, versioni Deluxe e antologie come piovesse. E tu, compra che ti ricompra, ti ritrovi ad acquistare sempre lo stesso materiale per gli inediti, le outtakes o le confezioni a seconda del tuo grado di feticismo. E non ci sarebbe nulla di male, in fondo gli appassionati è quello che hanno sempre fatto ma bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda perché poi finiscono i soldi e anche la pazienza dei diretti interessati.

Per esempio, la Sony Legacy ha iniziato a pubblicare una nuova serie che si chiama Setlist The Very Best Of e nella prima, numerosa, emissione ci sono parecchi titoli che sarebbero potenzialmente interessanti: prendiamo questi due, Johnny Winter e gli Hot Tuna, l’idea di base è molto buona, scegliere il meglio dalle esibizioni dal vivo tratte dai cataloghi Sony, Columbia, Epic ed altre etichette del gruppo e creare una sorta di compilation indirizzata ai neofiti ed in questo senso le raccolte funzionano ma poi qualcuno si è detto, “perché non inserire qualche inedito o rarità?”  Ma non sempre!

Per esempio il volume dedicato a Winter, al di là della eccellente qualità sonora e dei contenuti non ha inediti, ci sono tre brani tratti da Second Winter, due da Captured Live e tre da Johnny Winter And Live. Oltre ad alcune, chiamiamole, rarità: un brano tratto da The Woodstock Experience e tre dal fantastico Live At The Fillmore East 10/3/1970 edito lo scorso anno dalla Collector’s Choice su licenza della Sony che sarebbe il caso di avere nella sua totalità. Se vi "accontentate" di questo CD avrete comunque un concerto dal vivo “virtuale” magnifico con versioni da sballo, tra le altre, di Good Mornin’ Little School Girl, Johnny B Goode, It’s My Own Fault, Jumpin’ Jack Flash e Mean Town Blues, con e senza Rick Derringer e comunque tutte e dodici registrate tra il 1969 e il 1975 quando Johnny Winter era una vera forza della natura. L’unica cosa inedita sono le note del libretto firmate dal “collega” Bob Margolin.

Il caso degli Hot Tuna è diverso, qui, per fortuna o purtroppo, perché toccherebbe comprare, ci sono quattro brani inediti e pure interessanti. In questo caso si segue l’ordine cronologico e a fianco di ben cinque brani tratti dal “mitico”  Hot Tuna (ma per il sottoscritto il migliore rimane di gran lunga Burgers, il classico disco perfetto), il primo album acustico registrato nel settembre del 1969 alla New Orleans House di Berkeley, California ne troviamo tre provenienti da Double Dose ristampato un paio di anni fa nella versione completa in doppio CD dalla Wounded Bird. Dal famoso album prodotto da Felix Pappalardi abbiamo l’occasione di ascoltare, tra gli altri, una bellissima versione di Watch The North Wind Rise, forse l’unico brano sopra la media tratto da Hoppkorv. E comunque Jorma Kaukonen, sempre parere personale, il meglio lo raggiunge quando si esibisce alla chitarra elettrica memore dei suoi trascorsi nei Jefferson Airplane e assistito dal pulsare irrefrenabile del basso di Jack Casady, uno dei migliori di sempre allo strumento. Tra i quattro inediti una notevole I See The Light, solo Kaukonen e Casady (ma bastano e avanzano) dal vivo al Winterland nel 1973 per un brano che ricorda molto il gruppo madre, Keep Your Lamps Trimmed and Burning, Fillmore West 1971 presenta la formazione con Papa John Creach al violino e Sammy Piazza alla batteria, divertente e scanzonata rilettura del classico del Rev. Gary Davis. Non male anche Been So Long e Hit Single #9, entrambe registrate a New York nel 1974 dalla formazione in trio con Bob Steeler alla batteria, la classica formula tra rock, blues e un tocco di psichedelia, la versione elettrica degli Hot Tuna, niente folk ma chitarra solista a manetta anche con wah-wah nel secondo brano.

Quindi due ristampe, per diversi motivi, entrambe meritevoli di un ottimo voto.

Bruno Conti

23/11/2011

Sono Passati Venticinque Anni (E Qualche Mese)! Rosie Vela - Zazu Anniversary Edition

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Rosie Vela - Zazu 25th Anniversary Edition - Cherry Red Records

Questo era uno dei tanti dischi usciti negli scorsi mesi che per varie ragioni non stati segnalati nel Blog nonostante tutte le buoni ragioni e la volontà di farlo. Non è uno dei dischi "fondamentali" della storia del rock (o del pop) ma ha una storia alle sue spalle che lo rende quantomeno interessante. Quindi stimolato da un commento apparso un paio di giorni fa nel Blog mi accingo a parlare di questa opera prima e unica di Rosie Vela da Galveston, Texas ma cresciuta a Little Rock, Arkansas.

Questo Zazu ha una lunga storia alle spalle (che però renderemo breve e concisa): Rosie Vela frequenta nella prima metà degli anni '70 l'università dell'Arkansas dove conosce Jimmy Roberts un giovane di talento che condivide con lei la passione per la musica. I due iniziano a frequentarsi, sboccia l'amore e decidono di sposarsi alla fine del 1973. Per i casi (brutti) della vita a lui viene diagnosticato un cancro, i due si sposano lo stesso nel Febbraio del 1974 ma sei mesi dopo Jimmy Roberts muore.

A questo punto Rosie decide di dare un deciso cambio alla sua vita per dimenticare questa disgrazia e si trasferisce a New York dove, aiutata dal suo aspetto, diventa una delle modelle americane più famose e finisce anche sulla copertina di Vogue...

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Prova anche la strada del cinema con una piccola parte nel megaflop i Cancelli del Cielo di Michael Cimino, peraltro bellissimo, ma la musica è la sua vera passione e con i notevoli guadagni derivati dalla sua professione, e gli studi di piano della sua gioventù, si costruisce uno studio di registrazione casalingo nel suo appartamento e comincia a lavorare su un album. Avevo detto breve e concisa, lo so, ma non fa per me!

I suoi demos girano le varie case discografiche e viene messa sotto contratto dalla A&M che la affida al produttore Gary Katz. Già sentito nominare? Esatto è proprio lui, quello dei dischi degli Steely Dan e quindi si spiega la connessione con Donald Fagen e Walter Becker. Si era detto che era la fidanzata dell'uno o dell'altro o più inconfessabili Bunga Bunga (che non conosco) ma pare che l'incontro, prima con Becker, avvenga negli studi Village Recorder di Los Angeles dove Walter si trovava a passare per salutare un vecchio amico. Sente una voce interessante, si unisce alle tastiere, ma poi dice che conosce un tastierista più bravo di lui che potrebbe essere interessato. Con Katz prepara un demo che viene spedito a New York a Fagen, con il quale non si sentiva da sei anni, dallo scioglimento degli Steely Dan. A Fagen piace, tutti si trasferiscono ai Sound Ideas di New York, vengono convocati anche Rick Derringer e Jim Keltner e nascono i 9 pezzi che compongono questo Zazu.

Che è un disco figlio degli anni in cui nasce: suono molto sintetico anni '80, è stato definito synth-pop, lei ha una bella voce, soprattutto nei toni medio-bassi, pensate ad una sorta di Annie Lennox meno dotata vocalmente, anche il genere si avvicina, ma con la raffinatezza del sound del duo Becker-Fagen aggiunta, l'effetto finale è simile, piacevole ma non memorabile, come quello degli Steely Dan più "leggeri" e pop. Il disco ha buone critiche ma non vende e il secondo disco, registrato e pronto, non verrà mai pubblicato (e non viene utilizzato per la ristampa di questo Zazu, magari per l'edizione del 50°, quando non ci saremo più e forse nemmeno i dischi, ma si sa che le case discografiche sono geniali in questo). Lei ha continuato a lavorare nel cinema, televisione e musica (con gli ELO di Jeff Lynne con cui ha avuto una relazione) ma la storia sembrava finita lì, poi questa ristampa che però è passata abbastanza sotto silenzio.

Per avere un'idea di cosa parliamo ho inserito qualche video nel Post, giudicate voi se vale la pena di investigare ulteriormente.

Bruno Conti