Forse L’Ultima Occasione Per Un “Cantante Vero”! Frankie Miller’s Double Take

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Frankie Miller – Frankie Miller’s Double Take – Universal CD – CD+DVD

Per chi non lo sapesse, e purtroppo temo siano in molti, soprattutto tra i più giovani, Frankie Miller è stato uno dei più grandi cantanti inglesi della storia del rock (e pure del soul, non solo quello blue eyed, ma in generale), un interprete ed autore assolutamente alla pari, anche superiore per certi versi, a gente come Rod Stewart o Paul Rodgers, ma anche andando a ritroso, Eric Burdon, Joe Cocker, Chris Farlowe, Steve Marriott, uno in grado di interpretare brani di Otis Redding e Marvin Gaye, infondendo nelle canzoni il fuoco dell’interprete sublime o del rocker selvaggio, ma anche autore di splendide canzoni, che se non hanno infiammato le classifiche nel suo periodo aureo, sono state apprezzate da tutti gli amanti della musica più genuina, grazie a una potenza vocale inaudita, un phrasing perfetto ed una grinta incredibile, soprattutto nei concerti dal vivo (andatevi a recuperare il triplo CD o doppio DVD del Rockpalast, è fenomenale), ma anche i dischi in studio, soprattutto i sette incisi tra il 1973e il 1980, e raccolti nello splendido cofanetto That’s Who: Complete Chrysalis Recordings 1973-1980, sono tra le migliori cose di sempre prodotte dal rock britannico (anzi scozzese, perché il nostro viene da Glasgow).

Tra le sue collaborazioni sono famose quelle con Phil Lynott dei Thin Lizzy per Still In Love With You e quelle dal vivo con Rory Gallagher, un altro genuino e istintivo come lui  https://www.youtube.com/watch?v=OUAM66Oc-ck. Un paio di brani nei top 10 inglesi, alcune canzoni in film e serie televisive, i suoi pezzi sono stati incisi anche da Ray Charles, Rod Stewart, Etta James, Johnny Cash, Roy Orbison e i Traveling Wilburys, qualche apprezzata esperienza come attore, poi i suoi brani hanno cominciato ad avere successo in ambito country, ma dal 1985 non riusciva più ad incidere un album nuovo. Nel 1994 si era trasferito a New York per formare un nuovo gruppo, con Joe Walsh alla chitarra, Nicky Hopkins al piano e Ian Wallace alla batteria, quando improvvisamente una notte, il 25 agosto del 1994, la luce si è spenta, Miller ha avuto una emorragia cerebrale per cui ha rischiato di morire, è rimasto molti mesi in coma, ma caparbiamente, anche se dicevano che non avrebbe più camminato e recuperato l’uso delle sue funzioni vitali, ha ripreso la vita per i capelli, e anche se non ha più potuto cantare e scrivere canzoni, come racconta l’ottimo documentario della BBC Stubborn Kinda Fella https://www.youtube.com/watch?v=DI24jV1AxwE , comunque si è impegnato per riavere quello che era possibile.

E ora, dopo molti anni e molti tributi, tramite l’interessamento di Rod Stewart, suo grande ammiratore, che lo ha definito l’unico cantante bianco “in grado di portare una lacrima al mio occhio”, e che ha contattato il produttore australiano David Mackay chiedendogli se era a conoscenza di materiale inedito di Frankie Miller, il quale a sua volta lo ha chiesto alla moglie di Miller Annette, sempre rimasta al suo fianco in questi anni difficili, che gli ha spedito due sacchettoni pieni di demos, dal quale sono emersi i diciannove pezzi che compongono questo Frankie Miller’s Double Take. Come direbbe Fantozzi, paventavo “una cagata pazzesca” e invece l’album, che ho sentito ripetutamente in streaming prima dell’uscita e di nuovo in questi giorni, è decisamente buono, non un capolavoro, ma assolutamente degno delle glorie passate di Frankie. Canzoni interpretate nell’album sotto forma di duetto con ospiti illustri: dal rock iniziale di Blackmail, con l’amico Joe Walsh alle chitarre, anche slide, passando per Where Do The Guilty Go, che sembra una canzone perduta del Elton John anni ’70, con Steve Cropper alla chitarra. Way Past Midnight, un poderoso rock’n’soul faitistico con Huey Lewis, True Love, una bella ballata con Bonnie Tyler, seconda voce meno “pomposa! del solito, perché comunque la protagonista assoluta del disco è la voce di Miller, forte e potente come sempre, e il contorno musicale creato è assolutamente all’altezza. In Kiss Her For Me, il duetto con Rod Stewart, è difficile distinguere le voci dei due, stesso timbro, stesso phrasing, ottima canzone, Gold Shoes, il pezzo con Francis Rossi, sembra uno di quelli belli degli Status Quo, deliziosa anche la canzone con Kiki Dee e Jose Antonio Rodriguez (?), e persino Kid Rock fa un figurone in Jezebel Jones, un pezzo che ricorda moltissimo Bob Seger (che ha ammesso le influenze di Miller nella sua musica).

Grande tiro in When It’s Rockin’, il duetto con Steve Dickson, che rievoca le vecchie glorie dei Full House, la sua band dell’epoca, tra fiati e slide a manetta. Frankie Miller e Delbert McClinton sono due gemelli separati alla nascita nella tirata Beginner At The Blues, e Kim Carnes ha lampi del vecchio splendore nella ballata To Be With You Again; Willie Nelson aggiunge la sua classe e un assolo di Trigger nello splendido country-soul che risponde al nome di I Want To Spend My Life With You. Se il disco si fosse limitato a queste dodici canzoni sarebbe stato un album da tre stellette e mezzo, delle altre sette aggiunte, con vecchie glorie perlopiù bollite, si salvano ancora i duetti con Paul Carrack e quello con Lenny Zakatek, della band inglese funky anni ’70 Gonzalez, oltre alla conclusiva I Do, in solitaria e un’altra ballata The Ghost, con Tomoyasu Hotel (?!?), che a tratti sembra Purple Rain di Prince. A dispetto delle premesse, un vero disco per un cantante “vero”.

Bruno Conti

Una Bella Gita Italiana Per James Maddock E Amici. Jimmy/Immy With Alex Valle – Live In Italia

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James Maddock/David Immergluck – Jimmy/Immy With Alex Valle Live In Itallia – Appaloosa/IRD

James Maddock è in possesso di una voce prodigiosa, roca e vissuta, tenera e maschia, anche romantica, una via di mezzo tra il vecchio Rod Stewart e Steve Forbert, con dei tocchi alla Springsteen, scrive canzoni magnifiche ed è in grado di incantare le platee nei suoi concerti dal vivo. Dovrebbe essere uno dei cantautori più conosciuti del mondo, dovrebbe … Ma nonostante tutto è uno degli esempi più eclatanti del cantante di culto, “beautiful losers” si chiamano in inglese, e in effetti lui è pure belloccio. Ha pubblicato quattro album di studio, tre bellissimi, e uno, The Green, che mi non ha convinto per l’uso in alcuni brani di un sound anni ’80, molto carico, francamente fuori posto con la sua musica, più due dischi dal vivo, Live At Rockwood Music, quello elettrico con band, addirittura splendido nella sua travolgente musicalità, ed un altro acustico, registrato nel 2010 e pubblicato nel 2012, sempre nello stesso locale di New York (sua città di adozione, lui inglese andato in America per amore), uscito come Jimmy/Immy, ovvero James Maddock e David Immergluck, il chitarrista e mandolinista dei Counting Crows, un passato con Camper Van Beethoven e Cracker, ma anche con John Hiatt, Sheryl Crow e con chiunque abbia bisogno di un musicista dal tocco sopraffino.

Lo confesso, io preferisco Maddock in versione elettrica con il gruppo, ma devo anche ammettere che questo Live In Italia è un disco di notevole spessore, registrato con grande passione, tra il Folk Club di Torino e All’Una E Trentacinque di Cantù, undici canzoni, nessuna che si sovrappone con il precedente Jimmy/Immy, e questa volta anche con l’aggiunta del bravissimo Alex Valle, chitarrista storico di De Gregori e di molti altri, lui pure in grado di creare, con gli altri due, un tappeto strumentale in grado di farci dimenticare che stiamo ascoltando il disco di un trio acustico, tanto il suono è avvolgente e ricco di mille sfumature, con la voce di James Maddock in grado di stregare un pubblico che ascolta quasi incredulo un cantante ed autore così bravo e completo. Tra chitarre acustiche, slide, il mandolino di Immergluck e la voce magnetica di James, siamo catapultati in una serie di canzoni una più bella dell’altra, dove poesia, melodie indimenticabili e grinta vocale si fondono in ballate metropolitane, canzoni d’amore, momenti intimi ed altri più estroversi, per creare una perfetta simbiosi con il pubblico, una dote che non tutti posseggono. Ed ecco quindi scorrere brani da tutti gli album di Maddock: l’apertura è con una intensa Stella’s Driving, un pezzo splendido (ma non ce ne sono di scarsi) tratto da Wake And Up Dream, uno dei più springsteeniani del suo repertorio, con il mandolino di Immergluck e il dobro di Valle, oltre all’acustica e alla voce di James che incantano per l’atmosfera intima che riescono a creare sul palco.

La mossa Another Life, title-track del suo terzo album, con mandolino e dobro danzanti sembra quasi un brano estratto da Every Picture Tells A Story, ai tempi in cui Rod Stewart faceva dei bellissimi dischi. Sempre dallo stesso album, What Have I Done?,  con un intricato lavoro dei vari strumenti a corda impiegati, ha il fascino del folk più raffinato, con le armonie vocali, anche degli altri musicisti sul palco, che evocano reminiscenze quasi alla CSN. Better On My Own sempre da Another Life, è un altro pezzo che anche in questa veste acustica non perde il fascino dell’originale, belli di nuovo i coretti. Per completare la sequenza dal terzo album, una versione quasi sospesa e raccolta della splendida e penetrante melodia di Leicestershire Mist. Once There Was a Boy pt.1, era uno dei brani che meno risentiva degli arrangiamenti troppo carichi di The Green, ma nella dimensione Live acquista la giusta prospettiva, con una lunga introduzione strumentale veramente magnifica e anche Rag Doll, migliora di molto rispetto alla versione in studio, sempre esuberante ma più raffinata, con My Old Neighborhood, sempre da quel disco, che di nuovo evidenzia paralleli con lo Springsteen più romantico e confidenziale. Keep Your Dream,di nuovo da Wake Up And Dream, è un bel valzerone tenero ed appassionato, senza essere sdolcinato, e ricorda di nuovo il Rod The Mod dei bei tempi che furono, con il mandolino di Immergluck a sottolineare con brio le evoluzioni vocali di Maddock. E per congedarsi dal pubblico una Once There Was A Boy pt.2, che su disco era carica di troppi archi ridondanti e nella dimensione live, grazie al raffinato arrangiamento degli strumenti a corda acquista una nuova dimensione più malinconica e appassionata. Se non potete vederlo dal vivo acquistate il CD, l’ideale sarebbe entrambe le cose, merita!

Bruno Conti    

Raffinato Blue-Eyed Soul Dal Regno Unito. Paul Carrack – Soul Shadows

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Paul Carrack – Soul Shadows – Carrack-UK/Proper 

Tamla Motown, Philly Sound, sono i primi termini che mi vengono in mente ascoltando questo nuovo album di Paul Carrack, uno dei migliori vocalist attualmente in circolazione nella scena musicale inglese, forse un po’ demodé con il suo blue-eyed soul elegante e raffinato, ma indubbiamente piacevole da ascoltare; Carrack, di recente, ha partecipato ai concerti d’addio di Clapton alla Royal Albert Hall, e il vecchio “Manolenta” gli ha lasciato cantare You Are So Beautiful, un pezzo che tutti ricordano per la versione di Joe Cocker, ma in effetti viene dal repertorio di Billy Preston, altro grande tastierista e cantante a cui Carrack in un certo senso si può accostare, facendo i dovuti distinguo. Anche Carrack è sulla scena da tantissimi anni, fin dagli inizi anni ’70, quando faceva del jazz-rock progressive con i Warm Dust, ma poi il suo nome è sempre rimasto legato agli Ace, e al loro grande successo How Long, in quanto probabilmente il prototipo delle canzoni del nostro, da allora ad oggi, melodico, con la giusta quota di soul e R&B, un pizzico di rock quando serve, una voce melliflua e dalla perfetta intonazione, usata con profitto nel precedente Rain Or Shine, il disco di covers del 2014 dove si era lanciato nella difficile arte del crooner http://discoclub.myblog.it/2014/04/13/che-strano-disco-paul-carrack-rain-or-shine/ , senza dimenticare mai la sua passione per il soul, che per l’occasione del nuovo album traspare fino dal titolo del disco, Soul Shadows.

Per l’occasione Paul Carrack ha scritto 10 delle undici canzoni che compongono il nuovo album, lasciando alla cover finale del brano di Bobby “Blue” Bland Share Your Love With Me il compito di “timbrare” con una firma d’autore un album che si lascia ascoltare con grande scorrevolezza. Non ci sono voli pindarici, brani che possono fare gridare al capolavoro, ma la classe del nostro riesce comunque ad evitare che il disco scivoli nel “bland-rock” banale di gente come Bublé, Mick Hucknall o l’ultimo Rod Stewart, anche se a tratti ci si avvicina pericolosamente. Carrack suona tutti gli strumenti, con l’eccezione della batteria affidata al figlio Jack,  e, in un brano, del sax nelle capaci mani di Pee Wee Ellis, il leggendario collaboratore di James Brown e Van Morrison; in sei brani è presente anche una piccola ma ben utilizzata sezione archi e fiati, che allarga lo spettro sonoro dei brani e in Bet Your Life Chris Difford, vecchio datore di lavoro di Paul negli Squeeze, aggiunge la sua firma per un pezzo che profuma di Motown primi anni ’70, come peraltro molti altri brani del disco.

Dall’iniziale Keep On Lovin’ You, che ha anche tracce del Philly Sound citato all’inizio, grazie ai fiati e agli archi usati con costrutto, una Sleep On It che potrebbe insegnare una o due cose ai paladini del “nu soul”, anche se qui si rischia per un eccesso calorico di zuccheri; molto meglio la nostalgica Sweet Soul Legacy che cita alla lettera nel testo Sam & Dave, Jackie Wilson, James Brown e nella costruzione sonora il grande Sam Cooke. In tutti i brani le tastiere di Carrack, soprattutto organo, ma anche piano, acustico ed elettrico, sono una delizia per i padiglioni auricolari degli appassionati di questa musica. Ogni tanto si scivola verso le ballate melodiche, forse troppo melodrammatiche, tipo Let Me Love Again, ma poi si risale subito con la sferzata rock’n’soul di Too Good To Be True, dove l’organo e il breve solo al piano elettrico di Paul rievocano il tocco inconfondibile del vecchio Billy Preston (qualcuno ha detto Get Back? Oh yes!). In Watching Over Me fanno capolino persino una chitarra acustica e una armonica per un brano dal sapore “caampagnolo” che rievoca certi passaggi alla Rod Stewart dei tempi che furono, anche se la voce è diversa. That’s How I Feel è una ballatona notturna e Late At Night, con il suo piano elettrico in evidenza vira verso lidi funky-rock, sempre ricchi di sapori soul, poi ribaditi nella ritmata Say What You Mean dove Carrack sfodera il suo timbro vocale più “nero”, prima di congedarci con Share Your Love With Me, la splendida ballata di Bobby Bland che deve essere stata uno degli ascolti preferiti e formativi del giovane Van Morrison.

Bruno Conti

Recuperi Di Inizio Anno 3: Un Meraviglioso Disco Di Soul Bianco! Anderson East – Delilah

anderson east delilah

*NDB Ovviamente il titolo della rubrica con l’avvento del nuovo anno cambia, ma il compito di recuperare dischi “interessanti” non recensiti lo scorso anno rimane, la parola a Marco.

Anderson East – Delilah – Elektra/Warner CD

Il 2015 è stato a mio parere l’anno della riscossa del cosiddetto blue-eyed soul, dato che due dei miei dischi preferiti tra quelli usciti sono quello omonimo di Nathaniel Rateliff & The Night Sweats e questo Delilah ad opera del giovane Anderson East di Athens, Alabama (ed aggiungerei il ritorno di Darlene Love, che non è molto blue-eyed ma soul sì, e tanto). Vi dirò di più: se Warren Haynes non avesse tirato fuori quel mezzo capolavoro di Americana che risponde al titolo di Ashes & Dust e Tom Russell non mi avesse entusiasmato con l’epopea western di The Rose Of Roscrae, i due album di East e Rateliff avrebbero probabilmente occupato le prime due posizioni della mia classifica (ma attenzione anche a Richard Thompson ed al suo Still). I due dischi in questione hanno in comune solo il genere, oltre che la bellezza, in quanto Rateliff è autore di un soul molto più diretto e strettamente imparentato con il rock (avete presente i Box Tops di Alex Chilton?), e fornisce delle interpretazioni molto più “muscolari”, mentre East (vero nome Michael Anderson) si ispira direttamente al suono degli Studios della Fame e della Stax, oltre a monumenti quali Otis Redding, Sam Cooke e Wilson Pickett, complice anche la sua voce negroide, impressionante se rapportata al suo aspetto fisico di bravo ragazzo della porta accanto.

Delilah è il suo esordio su major (ma i primi due album sono autodistribuiti ed introvabili, pare che neppure lui ne abbia una copia) e, anche se dura solo 32 minuti, è un grandissimo album di soul bianco come si usava fare a cavallo tra gli anni sessanta ed i settanta, un disco che al primo ascolto mi ha lasciato letteralmente di stucco. Buona parte del merito va senz’altro al produttore del 2015, cioè Mr. Dave Cobb, uno che pare infallibile (gli ultimi lavori di Chris Stapleton, Christian Lopez Band, Jason Isbell, Sturgill Simpson, A Thousand Horses,  Shooter Jennings e Corb Lund hanno lui in consolle), e che ha costruito attorno alla voce di Anderson un suono vintage che pare preso pari pari da un disco dell’epoca d’oro della nostra musica: il resto lo fanno però le canzoni, nove su dieci scritte da East stesso (in collaborazione con altri), una più bella dell’altra, che ad ogni ascolto rivelano sempre qualche sfumatura nuova, con fiati, organo, cori femminili ad impreziosire il tutto e melodie che nulla hanno da invidiare ai classici del genere.

Only You ci fa entrare già con le prime note nell’atmosfera del disco: uno squisito pop-soul guidato dalla voce “nera” di Anderson, pieno di sonorità classiche ed un motivo orecchiabilissimo, al quale i fiati ed i controcanti di Kirsten Rogers danno ulteriore colore. Satisfy Me è forse ancora meglio: ritmata, calda, avvolgente, con un suono che viene direttamente dai sixties, come se fosse una outtake di qualche oscuro soul man del periodo; Find ‘Em, Fool ‘Em And Forget ‘Em è l’unica cover del CD (un brano non molto conosciuto di George Jackson, un  grande artista nero della Fame), introdotta dal piano e da un lick di chitarra che fanno molto blaxploitation, un errebi di gran classe, suonato e cantato in maniera sopraffina.

Devil In Me è più lenta, ma il suono è sempre caldo, Anderson canta alla grande ed il feeling assume dimensioni quasi imbarazzanti (ed il ritornello è uno dei più belli del disco); la romantica All I’ll Ever Need è un delizioso country-got-soul (chi ha detto Jim Ford ed Eddie Hinton?), mentre con Quit You (scritta insieme a Chris Stapleton) è come se Sam Cooke fosse ancora tra noi (o forse è il tipo di canzone che Rod Stewart vorrebbe tornare a fare, ma proprio non ci riesce). L’intensa What A Woman Wants To Hear, guidata dalla chitarra acustica, è più sul versante cantautorale che su quello soul, ma l’esito è comunque eccellente, mentre con Lonely torniamo dalle parti di Otis, con una ballata di notevole impatto emotivo ed un ottimo tappeto sonoro di fiati ed organo. L’album si chiude con Keep The Fire Burining, rhythm’n’blues in puro stile Stax, e con la splendida Lying In Her Arms, un altro slow da pelle d’oca, cantato divinamente e con un arrangiamento geniale.

Un album per me semplicemente imperdibile: è uscito da pochi mesi e già non vedo l’ora di ascoltare il seguito.

Marco Verdi

Con Tutta La Buona Volontà Non Riesco A Stroncarlo! Rod Stewart – Another Country

rod stewart another country

Rod Stewart – Another Country – Capitol CD

Piccola premessa: a me Rod Stewart è sempre stato simpatico. Mi è sempre piaciuto il suo spirito un po’ guascone, la sua espressione da furbetto, le sue passioni mai nascoste, oltre che per la musica, per calcio, donne e whisky (non necessariamente in questo ordine). Ma, per quanto possa essere ben disposto nei suoi confronti, il critico che è in me deve vedere le cose da un lato oggettivo, ed ammettere che musicalmente il buon Rod non azzecca un disco da quasi quaranta anni. Stewart ha indubbiamente avuto un inizio di carriera sfolgorante, prima con i due mitici primi dischi del Jeff Beck Group (Truth e Beck-Ola), nei quali era la voce solista, poi con una serie di album solisti che variavano dal buono all’ottimo, ed in cui riusciva ancora a coniugare vendite eccellenti e bella musica (Every Picture Tells A Story, Smiler e gli “americani” Atlantic Crossing e A Night On The Town i miei preferiti), fino alla strepitosa carriera parallela con i grandi Faces, una delle rock’n’roll band più influenti del periodo (chiedere ai Black Crowes per informazioni). L’ultimo suo disco decente è stato Foot Loose And Fancy Free, ma già dal seguente Blondes Have More Fun Rod ha cominciato ad annacquare la sua musica con ritmi disco (la famigerata Da Ya Think I’m Sexy?, ma non solo) e con un pop da classifica che sicuramente gli ha regalato molte soddisfazioni finanziarie ma che gli ha anche alienato gli estimatori della prima ora. Da quel momento, qualche discreta canzone sparsa qua e là, ma quasi mai bei dischi tutti interi (Vagabond Heart del 1991 non era malaccio, come le canzoni nuove del semi-antologico Lead Vocalist del 1993, mentre l’Unplugged dello stesso anno era uno dei migliori della serie patrocinata da MTV, ma era pur sempre un live), fino a quando, nel corrente millennio, il biondo scozzese si è messo in testa di riproporre i grandi classici della canzone americana con l’interminabile serie The Great American Songbook, con esiti che definire soporiferi è voler essere generosi.

Nel 2013, il nostro ha infine deciso di riprendere a scrivere canzoni (ha sempre funzionato meglio come interprete, specie negli ultimi anni), e l’album che ne è risultato, Time, non era nemmeno da buttare, non certo un capolavoro, ma ci faceva risentire barlumi del vecchio Rod, pur non essendo certo privo di difetti: il successo ottenuto (primo numero uno in Inghilterra dal 1976) lo ha convinto a continuare sulla stessa strada, ed il frutto delle sue fatiche è il nuovo Another Country. L’album prosegue sulla falsariga del suo predecessore: Rod scrive (quasi) tutti i brani di suo pugno, in collaborazione con Kevin Savigar (i due sono anche i produttori) e, oltre alla consueta miscela di pop e ballate che lo hanno reso ricco e famoso, abbiamo molti riferimenti alle sue radici celtiche, quindi più di un aggancio al folk e persino qualcosa di country (e, ahimè, di reggae), con un risultato finale che, anche se non lo farà rientrare certo tra i dischi preferiti di chi frequenta abitualmente questo blog, non lo classifica nemmeno come ciofeca. Diciamo che dodici brani nell’edizione normale e diciassette in quella deluxe sono forse un po’ troppi, si poteva fare tranquillamente un disco con le dieci canzoni più riuscite ed avremmo probabilmente avuto il miglior disco di Rod dagli anni settanta. Oltre a Savigar, soprattutto alle tastiere, nel disco suonano una lunghissima serie di sessionmen che non sto ad elencare per non tediarvi (tanto non ne conosco mezzo), a parte Joanna Jacoby al violino, Don Kirkpatrick e Mike Severs alle chitarre, Emerson Swinford al banjo e ukulele e la sezione ritmica composta da Conrad Korsh e Iggy Grimshaw (rispettivamente basso e batteria).

Love Is, che è anche il primo singolo, apre il disco quasi alla maniera di Mark Knopfler, con un malinconico violino a ricamare un’aria molto irish, poi entrano chitarra acustica, banjo e la voce di Rod che intona una melodia molto gradevole, con un bel crescendo ritmico alle spalle: non male come inizio. Anche Please mantiene il disco su livelli buoni, un brano decisamente più elettrico e dal ritmo sostenuto, ma con un arrangiamento rock solido e senza sbavature, mentre Walking In The Sunshine, sempre molto mossa, ci riporta il Rod più commerciale, con una canzone orecchiabile e solare (normale, visto il titolo), ma comunque non da buttare. Love And Be Loved è il tanto temuto (da me) reggae, ed il nostro in queste vesti ha la stessa credibilità di un politico italiano che prometta le riforme, mentre We Can Win ha ancora quel sapore irlandese che la rende piacevole, anche se la confezione è un po’ ridondante (ma questo è Stewart, prendere o lasciare). La title track mi piace, ha una melodia perfetta per il singalong (Rod è ruffiano come pochi al mondo), e con una mano più leggera poteva essere un signor brano; Way Back Home è uno slow un po’ troppo sdolcinato, e qui sorvolerei volentieri, così come Can We Stay Home Tonight?, che non sarebbe male come ballad, ma suona come un disco di Eric Clapton degli anni ottanta, quando si faceva produrre da Phil Collins. Batman, Superman, Spiderman, a parte il titolo idiota (allora perché non anche Ironman e i Fantastici Quattro?), prosegue con il mood sonnolento, dopo un buon inizio il CD si sta sedendo (anzi, coricando); The Drinking Song ha finalmente un po’ di brio, ed un arrangiamento più in linea con i miei gusti (alla Maggie May, per intenderci), una slide sbarazzina ed un bel refrain, uno dei pezzi miglior https://www.youtube.com/watch?v=7rV3ZAzlle4 i.

Hold The Line (scritta e prodotta da tali RedOne e TinyIsland) vorrebbe essere un pezzo country-folk, e tutto sommato Rod se la cava, pur senza fare sfracelli, mentre A Friend For Life (cover di un brano di Steve Harley), torna ad aumentare il tasso zuccherino, e ne avrei fatto anche a meno. Every Rock’n’Roll Song To Me, che inaugura la versione deluxe, non mantiene del tutto quello che promette il titolo, ma ha un tiro discreto e poi Rod ha classe da vendere; One Night With You è un errebi radiofonico tipico del nostro, si fa ascoltare ma non lascia traccia. In A Broken Dream merita un discorso a parte: è infatti la versione extended di un pezzo del 1968 della semisconosciuta band australiana Phyton Lee Jackson, il cui cantante David Bentley non si sentiva in grado di cantare questo brano e chiamò un allora sconosciuto Rod Stewart a fare le sue veci (non accreditandolo poi sul singolo); Rod si prende qua la sua rivincita (ne registrò un’altra versione nel 1992, con David Gilmour e John Paul Jones https://www.youtube.com/watch?v=-S9kuSLtupM ), ed il brano si staglia potente ed epico, con un tappeto sonoro tipico dell’epoca, un organo in grande spolvero ed uno stile che a me ricorda un po’ gli Animals di quegli anni: una canzone strepitosa, ma non vale in quanto è di quasi cinquanta anni fa. L’album si chiude, stavolta sul serio, con la solare Great Day, discreta, e con Last Train Home, trascurabile.

Se qualcuno sperava nel ritorno del Rod Stewart degli esordi rimarrà deluso, ma comunque Another Country non è neppure una schifezza totale: non vi sto dicendo di correre a comprarlo, ma se a Natale ve lo regalano prima di riciclarlo al vicino di casa dategli un ascolto.

Marco Verdi

Buone Notizie (Future). Tom Petty – Wildflowers: All The Rest

All’inizio di giugno, Tom Petty e la sua casa discografica hanno annunciato (senza precisare la data) la prossima uscita di Wildflowers: All The Rest, un CD che conterrà tutto materiale inedito registrato tra il 1992 e il 1994, anno di pubblicazione del primo album solista di Petty, co-prodotto da Rick Rubin, e che nelle intenzioni dei suoi ideatori doveva essere un doppio. La prima canzone a vedere la luce (e se il buongiorno si vede dal mattino…) è questa Somehere Under Heaven, un brano firmato da Mike Campbell e Tom Petty che appare nei titoli di coda del recentissimo film Entourage (https://www.youtube.com/watch?v=uVW94FmeZ7c così a occhio non sembra un capolavoro, il film, magari sbaglio) e si trova in rete per il download a pagamento, il pezzo musicale ovviamente.

Forse tra i brani contenuti nel CD ci sarà anche questa Girl On LSD, prevista sempre nel disco originale, ma rimossa dalla Warner e pubblicata solo come lato B di You Don’t Know How It Feels https://www.youtube.com/watch?v=9TlBTPITo1I, (il cd singolo viaggia a oltre 100 dollari tra le rarità), mentre alcuni altri pezzi registrati per quell’album disco sono stati poi pubblicati nella colonna sonora di She’s The One e Leave Virginia Alone, sempre scritta e registrata durante le sessioni per Wildflowers è poi apparsa su A Spanner In The Works, il disco del 1995 di Rod Stewart https://www.youtube.com/watch?v=xhPWbSWRCU0. Considerando che Wildflowers è un signor disco, come testimoniamo questi altri brani

e

attendiamo con impazienza ulteriori sviluppi, di cui vi terrò informati.

Bruno Conti

Una “Amica” Di Delbert McClinton. Etta Britt – Etta Does Delbert

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Etta Britt – Etta Does Delbert – Self-released

Ormai non è inconsueto venire a sapere che un artista abbia avuto una carriera quanto meno travagliata, spesso interrotta per motivi familiari e poi ripresa (specie in questi hard times che stiamo vivendo, quando l’arte deve comunque venire a patti con il sostentamento quotidiano e non è infrequente per i musicisti dover avere anche un lavoro quotidiano, da affiancare alla propria passione). Il caso di Etta Britt, nata Melissa Prewitt sul finire degli anni ’50 in quel di Lancaster, Kentucky e cresciuta poi in una famiglia numerosa a Louisville, non è tanto diverso: dopo una lunga gavetta vince una audizione per entrare in un gruppo vocale country, Dave & Sugar, che negli anni fra il 1979 e il 1984 ebbe vari singoli e album ai vertici delle classifiche di categoria di Billboard. Nel 1984 mentre già risiedeva a Nashville, si sposò con il chitarrista di studio Bob Britt, uomo di mille battaglie e dischi, avendo due figli e decidendo quindi di dedicarsi alla famiglia per aiutare le condizioni economiche non floride della economia domestica. Ovviamente la passione era sempre lì, e, soprattutto dagli anni ’90, quando inizia ad usare il nome d’arte di Etta Britt, la si ritrova spesso nei credits di molti album di country (ma non solo).

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Facendo un salto veloce per arrivare ai giorni nostri, la Britt viene (ri)scoperta da Sandy Knox, autrice musicale per Reba McEntire, che nel 2012, alla tenera età di 53 anni le procura il primo contratto discografico da solista e la possibilità di incidere un album, Out Of The Shadows, dove possa esprimere appieno le sue notevoli capacità vocali; nello stesso anno collabora anche con Paul Thorn e Scott Ramminger, spostando ulteriormente il suo raggio d’azione verso uno stile che includa blues, soul, R&B, rock, e un pizzico di country, ispirata dal sempre ammirato Delbert McClinton, che grazie ai diversi legami con Bob Britt (marito per una, fido chitarrista per l’altro), appare già nel primo album della Britt, duettando in Leap Of Faith, un eccellente brano di blues-soul-roots rock, il genere che possiamo associare ad entrambi https://www.youtube.com/watch?v=XXznrmvTwU8  . Ancora di più se consideriamo che il secondo disco di Etta Britt, questo Etta Does Delbert, è proprio un tuffo nella musica del grande McClinton. Ed è soprattutto un fior di album, veramente bello: una voce pimpante e roca il giusto, una band coi fiocchi, oltre al marito, che produce e suona la chitarra, l’eccellente Kevin McKendree alle tastiere, Steve McKeys al basso, Lynn Williams alla batteria, tutti, passati e presenti, membri della band di Delbert, con l’aggiunta, per dirla alla Cohen, delle deliziose sorelle McCrary, “ginnaste” della musica nera, e della sassofonista Dana Robbins in Jealous Kind..

Il risultato è un disco che suona come una iniezione di musica di gran qualità, con l’energia del rock, i ritmi del soul e del R&B, più vicino alle radici di Memphis (rispetto a Nashville, dove risiede) o al limite del Texas, dove ha svolto gran parte della sua carriera il Delbert McClinton, che, da solo o in compagnia, è l’autore di quasi tutti i dodici brani che compongono questo CD, The Jealous Kind, bellissima, non è sua, ma è come se lo fosse, una signature song https://www.youtube.com/watch?v=ZQXs11Dveys . Pezzi come l’iniziale Somebody To Love You, dove la voce di Etta (omaggio indiretto anche alla grande James?) ha una raucedine e una grinta che la avvicina a gente come Maggie Bell dei non dimenticati Stone The Crows (una sorta di Rod Stewart in gonnella), ma anche al groove di Delaney & Bonnie, o per restare in tempi più vicini a noi, della Tedeschi Trucks Band, in un vorticare di chitarre pungenti, tastiere, densi strati di voci di supporto, una ritmica “cattiva” il giusto, più rock che soul, o entrambi https://www.youtube.com/watch?v=KwVBlIE4WKA .

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Old Weakness (Comin’ On Strong) ha una andatura stonesiana, ma di quelli del periodo “americano”, con pianino d’ordinanza e riff chitarristici all’impronta, anche slide, al limite può ricordare pure i Little Feat o la migliore Bonnie Raitt, con la cui voce ha molti punti di contatto, o anche il citato Rod Stewart nella veste di soul rocker https://www.youtube.com/watch?v=xtHMEFguCzA . Non manca il rock’n’roll misto a blues della poderosa Boy You Better Move On, un duetto con Delbert McClinton, con le McCrary Sisters sempre fantastiche con le loro armonie. Startin’ A Rumour annovera tra i suoi autori anche Guy Clark, ed è una deep soul ballad ad alta gradazione emozionale, sentire che voci, la chitarra, l’organo Hammond, ma dove è stata tutti questi anni la signora! Lie No Better è un funky rock di quelli sanguigni https://www.youtube.com/watch?v=PH1F9GoWD_g , e Every Time I Roll The Dice, con la slide di Britt in bella evidenza, potrebbe ricordare addirittura alcuni brani del miglior Bob Seger https://www.youtube.com/watch?v=hwZQ86YnRIE . Ancora deep soul misto a cori gospel per la fantastica You Were Never Mine https://www.youtube.com/watch?v=iZyfkOuzwOI , mentre in Best Of me qualche elemento country-blues emerge, ma vi sfido a trovare un brano scarso, fino alla conclusiva When I Was With You, l’unico firmato dalla nostra, un blues dal feeling jazzy, assai raffinato. Al solito, se amate le belle voci femminili, qui ne trovate una di grande qualità.

Bruno Conti

Meglio Tardi Che Mai, Preziosi Ritrovamenti! Sean Costello – In The Magic Shop

sean costello in the magic shop

Sean Costello – In The Magic Shop – Vizztone

Se questo In The Magic Shop fosse stato un nuovo disco, sarebbe stato tra i migliori dischi di Blues (e dintorni) dell’anno, e comunque nella ristretta cerchia dei top dell’anno nel genere, il CD ci rientra comunque. Sean Costello è ormai scomparso da circa sei anni, il 28 aprile del 2008, il giorno prima del suo 29° compleanno, per una overdose accidentale, dovuta probabilmente ai disturbi causati dai suoi disordini bipolari, e il CD della Vizztone è il terzo prodotto postumo che esce da allora. Da sempre considerato uno dei chitarristi prodigio usciti negli anni ’90 (il primo album Call The Cops, fu pubblicato nel 1996, quando Costello aveva 16 anni), rispetto ai vari Lang, Shepherd, lo stesso Bonamassa, Sean, solista dalla tecnica e dal feeling sopraffino, aveva in più anche una voce fantastica, in grado di spaziare tra, Blues, rock, soul, R&B, le sue passioni, con un timbro ed una potenza che di volta in volta potevano richiamare gente come Steve Marriott, Rod Stewart, Frankie Miller, ma anche cantanti soul come Al Green, Johnny Taylor, anche Bobby Womack, di cui riprende un brano in questo In The Magic Shop, e molti altri che si intuiscono nelle pieghe della sua musica https://www.youtube.com/watch?v=TC9_c6SynBE .

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Sean Costello, oltre che interprete sopraffino era anche un ottimo autore, e questo disco, registrato sul finire del 2005, sulla scia del disco omonimo pubblicato l’anno prima dalla Artemis Records, con buoni riscontri di critica, era rimasto criminalmente nei cassetti della casa discografica per circa una decina di anni e solo oggi vede la luce, dopo la ristampa dell’eccellente At His Best/Live http://discoclub.myblog.it/2012/01/08/un-altro-grande-talento-che-non-c-e-piu-sean-costello-at-his/ , che era un compendio di varie esibizioni dal vivo, con una registrazione cruda, una sorta di bootleg ufficiale. Il produttore originale delle sessions di studio, Steve Rosenthal, vincitore di 4 premi Grammy, e titolare del Magic Shop di New York, dove l’album venne inciso nell’autunno del 2005, ha fatto un lavoro perfetto con i nastri originali, e il disco suona fresco e pimpante come fosse stato inciso cinque minuti fa. Sono state catturate tutte le caratteristiche di Costello: il chitarrista fenomenale, in grado di”perdersi” (in senso buono), in una versione sbalorditiva di It’s My Own Fault, che da sola varrebbe tutto il disco https://www.youtube.com/watch?v=3MkEZkH54s4 , se anche il resto non fosse comunque buono, dove il nostro amico unisce una tecnica degna del miglior Mike Bloomfield, al feeling innato del suo autore B.B. King, e alla ferocia del più cattivo Buddy Guy, per un assolo che è un miracolo di equilibri sonori e che ti risucchia nella sua bellezza con una intensità e una passione che sono cosa rara anche nei migliori bluesmen, e nella parte cantata ricorda Steve Marriott

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Ma non mancano la passione per la buona musica soul, o addirittura per il suo predecessore R&B, in Can’t Let Go, un pezzo dello stesso Sean, che su un delizioso tappeto di organo, piano elettrico, voci femminili e misurati interventi della chitarra, ci permette di godere la sua voce qui più soffice e melliflua https://www.youtube.com/watch?v=6iPARKqtQEM , per poi tornare al blues torrido di Hard Luck Woman, dove Paul Linden, il tastierista, raddoppia anche all’armonica, che duetta con la solista di Costello https://www.youtube.com/watch?v=vwOU3AoH2Gs , senza tralasciare una bellissima ballata acustica come Trust In Me, dove l’espressiva voce del nostro si divide tra sonorità che oscillano tra il crooner navigato e il soulman appassionato alla Sam Cooke https://www.youtube.com/watch?v=whYxoHOuK00 . Per passare poi a Feel Like I Ain’t Got No Home, che è un blues-rock degno degli Humble Pie più assatanati https://www.youtube.com/watch?v=hZt_CtXdGws , con la voce di Sean Costello che oscilla tra la potenza di Steve Marriott e del giovane Joe Cocker, mentre la chitarra e la ritmica pestano di brutto, ma con gran classe. You Don’t Know What Love Is, cover di Fenton Robinson, è un altro blues con chitarra lancinante, ma su una base decisamente funky e quella voce incredibile che veicola la passione che c’è alle spalle della canzone https://www.youtube.com/watch?v=pfepCcZ3CxQ , mentre Check It Out, dalla penna di Bobby Womack, è un’altra trascinante perla di R&B ritmato e trascinante, come richiesto dal genere musicale, con la solista sempre pungente ed inventiva.

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I Went Wrong, firmata da Costello torna a quel blues, BB King style, che era da sempre nel DNA di questo giovane talento da Atlanta, Georgia. In questo senso You Wear It Well, , sempre molto seventies, cover di un brano del primo Rod Stewart, altro praticante del genere, non sorprende e ci sta benissimo https://www.youtube.com/watch?v=_YuMurfToqg . Non male Told Me A Lie, inconsueta ed incompiuta, ancorché costruita intorno ad un interessante giro di basso, e il funky con wah-wah della ritmatissima Make A Move, con Dayna Kurtz tra le voci di supporto. Conclude una delicatissima Fool’s Paradise, una sorta di brano da after hours che ci riporta al Sean Costello crooner. Un bel disco ritrovato, ma veramente bello, ve lo giuro, che era un peccato non poter ascoltare: come non essere d’accordo con quel “pretty good” quasi sussurrato che conclude l’album!

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Parte del ricavato della vendita del CD va al fondo di ricerca sulla Bi-polar Disease research.

Bruno Conti

Sembra Molto Interessante! Rod Stewart – Tonight’s The Night: Live 1976-1998

rod stewart tonight's the night 1976-1998

Rod Stewart – Tonight’s The Night: Live 1976-1988 4 CD Warner Bros/Rhino 18-03-2014

Ormai se ne parla da quasi quattro anni, è stato più volte annunciato e poi rimandato, ma alla fine ormai è certo, il 18 marzo la Warner pubblicherà questo cofanetto di 4 CD di materiale dal vivo completamente inedito, registrato da Rod Stewart fra il 1976 e il 1998: la copertina, se devo esprimere un parere, diciamo che non ha una immagine particolarmente ispirata (però poteva anche andare peggio), ma il contenuto sembra assai interessante, 58 brani presi da quattro decadi di quello che Rod The Mod ha sempre saputo fare meglio, cantare dal vivo (quando ha smesso di fare bei dischi in studio, da solo o con i Faces). Ecco il contenuto completo dei quattro dischetti, che seguiranno un ordine cronologico, senza presentare concerti completi, ma selezioni registrate qui e là, in giro per il mondo:

Disc One: 1976

https://www.youtube.com/watch?v=ihjoj1PCRYY
‘Three Time Loser’
‘You Wear It Well’
‘Big Bayou’
‘Tonight’s the Night (Gonna Be Alright)’
‘The Wild Side of Life’
‘Sweet Little Rock ‘n Roller’
‘I Don’t Want to Talk About It’
‘The Killing of Georgie (Part I and II)’
‘Maggie May’
‘Angel’
‘Get Back’
‘(I Know) I’m Losing You’
‘This Old Heart of Mine’

https://www.youtube.com/watch?v=tK6SU-wFvb8

Disc Two: 1976-1981
‘Sailing’
‘Stay with Me’
‘Born Loose’
‘(If Loving You Is Wrong) I Don’t Want to Be Right’
‘I Just Want to Make Love to You’
‘Blondes (Have More Fun)’
Medley: ‘(I Know) I’m Losing You/It’s All Over Now / Standin’ in the Shadows of Love / Layla’
Medley: ‘Twistin’ the Night Away / Every Picture Tells a Story’
‘She Won’t Dance with Me’
‘Passion’
‘Gi’ Me Wings’
‘Hot Legs’ (with Tina Turner)

Disc Three: 1984-1989
‘Tonight I’m Yours (Don’t Hurt Me)’
‘You’re in My Heart (The Final Acclaim)’
‘(Sittin’ On) The Dock of the Bay’
‘Hungry Heart’
‘Bad for You’
‘Some Guys Have All the Luck’
‘Rock Me Baby’
‘Infatuation’
‘I Ain’t Superstitious’
‘Every Picture Tells a Story’
‘Lost in You’
‘Forever Young’
‘Da Ya Think I’m Sexy?’
‘Crazy About Her’
‘Try a Little Tenderness’
‘You’re in My Heart (The Final Acclaim)’ (Reprise)

Disc Four: 1991-1998
‘Downtown Train’
‘This Old Heart of Mine’
‘Stay with Me’
‘Sweet Soul Music’
‘Mandolin Wind’
‘Highgate Shuffle’
Baby Jane’
‘Baby Please Don’t Go’
‘Cut Across Shorty’
‘(Find a) Reason to Believe’
‘Handbags & Gladrags’
‘Having a Party’
‘People Get Ready’
‘Have I Told You Lately’
Medley: ‘Twistin’ the Night Away / Chain Gang’
‘Cigarettes and Alcohol’
‘Rocks’

La scelta dei pezzi mi pare eccellente, con moltissime chicche e poco materiale pescato tra quello più bieco e commerciale di Rod Stewart, un bel cofanetto da mettere lì sui vostri scaffali, di fianco a cofanetti come Storyteller, Reason To Believe: The Complete Mercury Recordings (il migliore, un triplo che copre il periodo magico dal 1969 al 1974, imprescindibile), The Rod Stewart Sessions 1971-1998 (Rarities/Sessions box o il suo fratello “minore”, il doppio Rarities), senza dimenticare il quadruplo dedicato all’opera omnia dei Faces, Five Guys Walk Into A Bar…. A questo proposito vi ricordo che l’11 marzo uscirà un bellissimo doppio CD antologico, a prezzo speciale, dedicato a Ronnie Lane & Slim Chance, Oh La La: An Island Harvest, ma ne parliamo poi a parte.

rod stewart christmas eve 1976

Tornando al cofanetto dedicato a Rod Stewart il primo CD contiene materiale dedicato nel tour inglese del 1976, in diverse località: ci sono molti pezzi presi da quello che era il disco che era appena uscito, A Night On The Town, compresa Tonight’s The Night (Gonna Be Alright) che dà il titolo a questo box, oltre a tre ottime performances tratte dal suo capolavoro Every Picture Tells A Story, ovvero “You Wear It Well,” “Maggie May” e “(I Know) I’m Losing You”, oltre a I Don’t Want To Talk About It di Danny Whitten un n.1 nel 1977 e poi nuovamente, ri-registrato, nel 1998, una rara versione di Get Back dei Beatles, che era uscita in All This and World War II (uno strano documentario uscito nel 1976 sulla seconda guerra mondiale, che aveva la colonna sonora tutta di brani dei Beatles, fatti da chiunque, da Elton John, Jeff Lynne, i Bee Gees e Bryan Ferry, passando per gli Ambosia, Keith Moon e Riccardo Cocciante, ma anche una bella versione di Strawberry Fields Forever cantata da Peter Gabriel, fine della digressione). Tornando al primo dischetto del box c’è anche una notevole This Old Heart Of Mine, la celebre canzone degli Isley Brothers incisa per la Motown.

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Il secondo CD riporta ancora due brani incisi nel 1976, Sailing e Stay With Me, mentre la maggior parte dei brani viene dal concerto al Forum di Los Angeles del 1979, tra cui (If Loving You Is Wrong) I Don’t Want to Be Right di Sam And Dave, un classico del Blues come I Just Want to Make Love to You, anche se non mancano, purtroppo, Blondes (Have More Fun) e Passion, riabilitate da due medley strepitosi,  Medley: ‘(I Know) I’m Losing You/It’s All Over Now / Standin’ in the Shadows of Love / Layla e Medley: ‘Twistin’ the Night Away / Every Picture Tells a Story, minchia!, scusate, perbacco https://www.youtube.com/watch?v=f5Lw-pqlaNU .Gi’ Me Wings viene da un concerto a Wembley del 1980, mentre Hot Legs è un duetto con Tina Turner registrato a LA nel 1981.

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Il terzo CD riporta estratti da un concerto a San Diego del 1984 e da una alla Meadowlands Arena (il fortino di Springsteen): infatti tra i brani c’è anche una cover di Hungry Heart di Bruce (mai saputo che l’avesse fatta), oltre a Rock Me Baby del grande BB King (all’inizio di carriera con gli Steampacket, Stewart era un fior di cantante di blues) e anche con Jeff Beck, non si scherzava con il repertorio, come dimostra una poderosa I Ain’t Superstitious, senza dimenticare (Sittin’ On) The Dock Of The Bay e Try A Little Tenderness di mastro Otis Redding, Forever Young di Dylan e Some Guys Have All The Luck, un megasuccesso per i Persuaders (e per lo stesso Rod). Però vi cuccate Do Ya Think I’m Sexy? scopiazzata da Taj Mahal di Jorge Ben, Infatuation e You’re In My Heart.

rod stewart live 1976

Il quarto CD, quello che va dal 1991 al 1998, stranamente è forse il migliore. Va bene che Stewart era reduce dal clamoroso successo di pubblico e critica dell’ottimo Unplugged…And Seated https://www.youtube.com/watch?v=C_KrAYtU6Zs , dove aveva rivisitato il suo miglior repertorio classico ma non mi ricordavo che avesse cantato dal vivo così tante belle canzoni: Downtown Town di Tom Waits ok, presa da un concerto sempre a Wembley del 1991 (non dimentichiamo che il buon Rod Stewart ha il record per il concerto gratuito con la maggiore affluenza di pubblico della storia, dai 3.500.000 ai 4.700.000 presenti (!!!), a seconda se le cifre le forniscono gli organizzatori o la questura, comunque una valanga di gente, per un concerto a Rio De Janeiro tra il 31/12/1994 e il 1° Gennaio 1995), ancora This Old heart of Mine, Stay With Me dei Faces, Sweet Soul Music di Arthur Conley, Mandolin Wind, Baby Please Don’t Go, Cut Across Shorty, Reason To Believe, Handbags and Gladrags, tutti brani che venivano dai primi album, quelli più belli. E ancora Havin’ A Party e il medley di Twistin’ The Night Away/Chain Gang dell’altro idolo di Stewart, il grandissimo Sam Cooke. Have I Told You Lately, la struggente ballata di Van Morrison, People Get Ready, il bellissimo brano degli Impressions di Curtis Mayfield che aveva registrato con Jeff Beck (a quando la rimpatriata più volte annunciata? E quella con i Faces? Questa è ufficiale, lo ha detto Ron Wood nel suo programma radiofonico). La conclusione è affidata ad altre due cover insolite, registrate nel 1998, Cigarettes and Alcohol degli Oasis https://www.youtube.com/watch?v=u4DhNSSKQjQ  e Rocks dei Primal Scream, apparse entrambe su When We Were The New Boys di quell’anno, uno dei meno peggio di Rod Stewart dell’ultimo trentennio, perché belli, a parte l’Unplugged, non ne ha fatti.

https://www.youtube.com/watch?v=hcgcPdkwk3s

Questo invece è decisamente bello ed interessante, praticamente vi ho già fatto la recensione, non resta che acquistarlo quando uscirà il 18 marzo, ad un prezzo che dovrebbe essere intorno ai 30 euro, quindi decisamente abbordabile.

Alla prossima.

Bruno Conti

 

Cofanetti Pre (Quasi Tutti) e Post Natalizi I Parte (Dispersi). Animals, Ramones, Who, Pogues, Doors, Herbie Hancock, Rod Stewart, Howe Gelb, John Mellencamp…

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*NDB. Questo doveva essere il Post che precedeva quello dedicato al Box degli Eagles, ma essendo da considerarsi, spero momentaneamente, missing in action (ma a questo punto ho dei dubbi su un “ritorno” dei figliuoli prodighi scomparsi nella rete) nella traslazione del Blog nella sua nuova sede, ho deciso di riscriverlo. Alcuni cofanetti sono già usciti, altri sono in uscita, alcuni (pochi) usciranno nel 2014. Direi di partire con questa prima (?!?) parte, nei prossimi giorni la terza. La sequenza numerica è strana, ma non fateci caso. Come avranno notato i più attenti, per il momento, i filmati li trovate linkati a YouTube e non direttamente nel Blog, per permettere un caricamento più rapido dei Post che ora sono dieci a pagina. Spero che continuiate a seguire fedelmente il Blog. Mi sembra che sia anche più facile inserire eventuali commenti. Anzi, visto che fra poco, un paio di settimane, intorno a Sant’Ambrogio, l’Immacolata, come tutti gli anni, sarà il momento dei “Migliori dell’anno 2013”, se volete potete mandare le vostre liste proprio nei commenti. Senza obblighi, se vi va, so di avere un pubblico che ama più leggere che scrivere ma se vi gira!  Come sempre, buona lettura!

Animals – The Mickey Most Years And More – Real Gone Music/Ird – Limited Edition 5 CD + Extra Large T-Shirt in teoria esce domani 26 novembre, ma in effetti circola già da alcuni giorni sul terreno italico. Si tratta di un box che copre la discografia americana della band di Eric Burdon (che ha anche autografato le prime 100 copie del cofanetto che venivano vendute direttamente sul sito della etichetta, anzi, ad oggi, nel momento in cui scrivo, sembrerebbero essercene ancora http://www.realgonemusic.com/news/2013/11/13/information-on-the-autographed-animals-box-set.html, anche se, come sapete, acquistando dagli Stati Uniti, poi vi ritrovate a pagare tasse doganali ed IVA, oltre al centone del costo del manufatto):

si tratta dei primi quattro album, rigorosamente in mono, salvo dove indicato nelle bonus tracks, più l’EP di esordio. Grandissima musica, che ha influenzato anche il giovane Springsteen  http://www.youtube.com/watch?v=Q9kT13WXxG8, questa sotto, per la precisione:

Disc 1 – I Just Wanna Make Love to You (1963)

  • I Just Wanna Make Love to You
  • Big Boss Man
  • Boom Boom
  • Pretty Thing

Disc 2 – The Animals (1964, produced by Mickie Most)

  • House of the Rising Sun  http://www.youtube.com/watch?v=9xtTP3dk4EY
  • The Girl Can’t Help It
  • Blue Feeling
  • Baby Let Me Take You Home
  • The Right Time
  • Talkin’ ‘Bout You
  • Around and Around
  • I’m in Love Again
  • Gonna Send You Back to Walker
  • Memphis, Tennessee
  • I’m Mad Again
  • I’ve Been Around

Bonus tracks

  • Talkin’ ‘Bout You (full seven minute version)

Disc 3 – The Animals on Tour (1965, produced by Mickie Most)

  • Boom Boom
  • How You’ve Changed
  • Mess Around
  • Bright Lights, Big City
  • I Believe to My Soul
  • Worried Life Blues
  • Let the Good Times Roll
  • Ain’t Got You
  • Hallelujah, I Love Her So
  • I’m Crying
  • Dimples
  • She Said Yeah
  • Bonus Tracks

Bonus tracks

  • Baby What’s Wrong
  • F-E-E-L
  • New Year’s Radio Spot (Recorded December, 1964)

Disc 4 – Animal Tracks (1965, produced by Mickie Most)

Bonus tracks

  • Roadrunner (previously unreleased in the U.S.)
  • Don’t Want Much (previously unreleased in the U.S.)
  • We Gotta Get Out of This Place (U.K. single version)
  • It’s My Life (single only)
  • I’m Gonna Change the World

Disc 5 – Animalization (1966, produced by Tom Wilson)

  • Don’t Bring Me Down
  • One Monkey Don’t Stop No Show
  • You’re on My Mind
  • Cheating
  • She’ll Return It
  • Inside-Looking Out
  • See See Rider
  • Gin House Blues
  • Maudie
  • What Am I Living For
  • Sweet Little Sixteen
  • I Put a Spell on You

Bonus tracks

  • Don’t Bring Me Down (stereo)
  • Cheating  (stereo)
  • See See Rider (stereo)

E, sempre per la precisione, l’ultimo album, Animalization, non è neppure prodotto da Mickie Most, ma dal grande Tom Wilson, che negli anni precedenti aveva prodotto gli album di Bob Dylan e Simon & Garfunkel e in seguito, Freak Out di Zappa e poi i Velvet Uderground.

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Questo cofanetto dei Ramones fa parte della serie super budget della Warner/Rhino, il titolo, The Sire Years 1976-1981, indica già chiaramente il contenuto, purtroppo questa volta, secondo me, hanno toppato, perchè non hanno inserito le versioni con le bonus, anche se, per gusto della verità, i dischi del gruppo avevano uno dei loro punti di forza proprio nella compattezza e nella brevità. Questi gli album contenuti: Ramones (1976), Leave Home (1977), Rocket To Russia (1977), Road To Ruin (1978), End Of The Century (1980), e Pleasant Dreams (1981). E’ uscito il 29 ottobre scorso. Tutto iniziò così http://www.youtube.com/watch?v=ElX7x_qNUYQ

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Questo cofanetto, ma anche la versione doppia Deluxe, sono usciti per la Polydor/Universal il 19 novembre. Bellissimo cofanetto, ma non posso fare a meno di dire, un’altra versione? Oltre a tutto costa un pacco di soldi. Ma si avvicina il Natale, ragazzi e, come dico spesso, spendi, spandi, effendi, si ricompra sempre la stessa roba e a prezzi “assurdi”. Comunque questi sono i contenuti delle varie edizioni:

Super-Deluxe Edition (UPC 006025 37473960)

Disc 1 – The original album (2013 re-master)
Digitally re-mastered in HD
Disc 2 – The demos and out-takes
Features 20 previously unreleased tracks from Pete Townshend’s demo archive.
Disc 3 – The 5.1 album mix – Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray
The complete album remixed in surround sound on new Hi Fidelity Pure Audio Blu-ray format
Disc 4 – The live ‘bootleg’ album
Features 21 previously-unreleased tracks from various live shows from 1969

Hardback 80-page full-colour book featuring rare period photos and memorabilia
20,000-word essay by legendary Who aficionado Richard Barnes
Rare facsimile Tommy poster
Limited edition, housed in a hard-back deluxe slip-case

Tracklisting:

Disc 1 The original album (2013 re-master)

1. Overture 5.20
2. It’s A Boy 0.38
3. 1921 2.49
4. Amazing Journey 5.04
5. Sparks 2.05
6. The Hawker (Eyesight To The Blind) 2.13
7. Christmas 4.34
8. Cousin Kevin 4.05
9. The Acid Queen 3.34
10. Underture 10.01
11. Do You Think It’s Alright? 0.24
12. Fiddle About 1.29
13. Pinball Wizard 3.01
14. There’s A Doctor 0.23
15. Go To The Mirror! 3.47
16. Tommy Can You Hear Me? 1.35
17. Smash The Mirror 1.34
18. Sensation 2.25
19. Miracle Cure 0.12
20. Sally Simpson 4.10
21. I’m Free 2.39
22. Welcome 4.32
23. Tommy’s Holiday Camp 0.57
24. We’re Not Gonna Take It 7.06

Disc 2 Demos & extras

1. Overture 4:07
2. It’s A Boy 0:41
3. 1921 3:13
4. Amazing Journey 4:47
5. Dream One 3:09
6. Sparks 7:38
7. The Hawker 4:45
8. Christmas 4:42
9. Acid Queen 3:35
10. Underture (Dream Two) 1:47
11. Do You Think It’s Alright 0:26
12. Pinball Wizard 3:42
13. There’s A Doctor 0:24
14. Go To The Mirror! 4:32
15. Success 0:10
16. Tommy Can You Hear Me 1:15
17. Smash The Mirror 1:37
18. Sensation 2:47
19. Miracle Cure 0:11
20. Sally Simpson 4:50
21. I’m Free 2:27
22. Welcome 3:26
23. We’re Not Gonna Take It 5:02
24. Trying To Get Through 2:27
25. Young Man Blues 2:47

Tracks 1 – 23 – Pete Townshend – original demos.
All previously unreleased except 2, 11 and 12 – released in 2003
Track 24 – The Who – studio demo/out-take.
Track 25 – The Who – studio recording (NOTE: This version was previously only available on ‘The House That Track Built’ vinyl sampler).

Disc 3 Hi Fidelity Pure Audio -Blu-ray disc (5.1 mixes)

Overture 5.20
It’s a boy 0.37
1921 2.49
Amazing journey 5.05
Sparks 2.05
The Hawker 2.14
Christmas 4.34
Cousin Kevin 4.07
The acid queen 3.34
Underture 10.05
Do you think it’s alright? 0.25
Fiddle about 1.31
Pinball wizard 3.01
There’s a doctor 0.24
Go to the mirror! 3.48
Tommy can you hear me? 1.35
Smash the mirror 1.33
Sensation 2.27
Miracle cure 0.12
Sally Simpson 4.11
I’m Free 2.39
Welcome 4.32
Tommy’s holiday camp 0.57
We’re not gonna take it 7.06

Disc 4 Live Bootleg

1. Overture (including Introduction) 7.00
2. It’s A Boy 0.39
3. 1921 2.28
4. Amazing Journey 5.07
5. Sparks 2.49
6. The Hawker (Eyesight To The Blind)1.54
7. Christmas 3.11
8. The Acid Queen 3.30
9. Pinball Wizard 2.47
10. Do You Think It’s Alright? 0.21
11. Fiddle About 1.12
12. Tommy Can You Hear Me? 0.55
13. There’s A Doctor 0.24
14. Go To The Mirror! 3.22
15. Smash The Mirror 1.10
16. Miracle Cure 0.12
17. Sally Simpson 4.01
18. I’m Free 2.12
19. Tommy’s Holiday Camp 0.48
20. We’re Not Gonna Take It 3.28
21. See Me, Feel Me / Listening To You 7.51

La versione doppia Deluxe comprende il 1° e il 4° CD. Se non vi bastano esistono anche queste versioni, la prima è quella di cui sopra, poi potete trovare, se volete farvi del male:

2-CD deluxe, digi-pak
CD 1 Original album remastered
CD 2 Live Bootleg

1-CD remastered version
Original album (single disc)

Deluxe vinyl edition

2-piece, heavyweight
Original LP configuration

UVINYL Website
Exclusive vinyl version of live ‘bootleg’ album

Hi Fidelity Pure Audio (Blu-ray)
‘Stand-alone’ original album mixed in 5.1

Digital Formats

Super-deluxe box set

Tracks from SDE box, excluding 5.1 mixes
+ MFiT version (iTunes only)

Digital deluxe edition
‘Mirror’ of 2-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

Digital album (original album)
Mirror’ of 1-CD physical
+ MFiT version (iTunes only)

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Sempre della versione “poveri ma buoni” (inteso come prezzo) esce anche questo cofanetto dei Pogues: 30 Years. La data originale di uscita doveva essere il 2 dicembre, ma ora sembra confermato, per la Warner/Rhino, il 16 dicembre. Sono i 7 album di studio della formazione originale, con e senza Shane MacGowan,  rimasterizzati, alcuni proprio di recente, questa volta le versioni con bonus, e, sorpresa, l’ottavo disco è l’inedito ‘The Pogues With Joe Strummer Live in London‘. Solita lista dei contenuti, brano per brano:

Disc One

‘Red Roses For Me’
1. Transmetropolitan
2. The Battle of Brisbane
3. The Auld Triangle
4. Waxie’s Dargle
5. Boys from the County Hell
6. Sea Shanty
7. Dark Streets of London
8. Streams of Whiskey
9. Poor Paddy
10. Dingle Regatta
11. Greenland Whale Fisheries
12. Down in the Ground Where the Dead Men Go
13. Kitty

Disc Two

‘Rum, Sodomy and the Lash’

1. The Sick Bed of Cuchulainn
2. The Old Main Drag
3. Wild Cats of Kilkenny
4. I’m a Man You Don’t Meet Every Day
5. A Pair of Brown Eyes
6. Sally MacLennane
7. Dirty Old Town
8. Jesse James
9. Navigator
10. Billy’s Bones
11. The Gentleman Soldier
12. And the Band Played Waltzing Matilda

Disc Three

‘If I Should Fall From Grace With God’

1. If I Should Fall from Grace with God
2. Turkish Song of the Damned
3. Bottle of Smoke
4. Fairytale of New York
5. Metropolis
6. Thousands Are Sailing
7. Fiesta
8. Medley: The Recruiting Sergeant/The Rocky Road to Dublin/The Galway Races
9. Streets of Sorrow/Birmingham Six
10. Lullaby of London
11. Sit Down by the Fire
12. The Broad Majestic Shannon
13. Worms

Disc Four

‘Peace and Love’

1. Gridlock
2. White City
3. Young Ned Of The Hill
4. Misty Morning, Albert Bridge
5. Cotton Fields
6. Blue Heaven
7. Down All The Days
8. USA
9. Lorelei
10. Gartloney Rats
11. Boat Train
12. Tombstone
13. Night Train to Lorca
14. London You’re A Lady

Disc Five

‘Hell’s Ditch’

1. Sunny Side of the Street
2. Sayonara
3. The Ghost of a Smile
4. Hell’s Ditch
5. Lorca’s Novena
6. Summer in Siam
7. Rain Street
8. Rainbow Man
9. The Wake of the Medusa
10. House of the Gods
11. 5 Green Queens & Jean
12. Maidrin Rua
13. Six to Go

Disc Six

‘Waiting For Herb’

1. Tuesday Morning
2. Smell of Petroleum
3. Haunting
4. Once Upon a Time
5. Sitting on Top of the World
6. Drunken Boat
7. Big City
8. Girl from the Wadi Hammamat
9. Modern World
10. Pachinko
11. My Baby’s Gone
12. Small Hours

Disc Seven

‘Pogue Mahone’

1. How Come
2. Living in a World Without Her
3. When the Ship Comes In
4. Anniversary
5. Amadie
6. Love You ‘Till the End
7. Bright Lights
8. Oretown
9. Pont Mirabeau
10. Tosspint
11. Four O’Clock in the Morning
12. Where that Love’s Been Gone
13. The Sun and the Moon

Disc Eight

‘The Pogues With Joe Strummer Live in London’ 1991

1. If I Should Fall From Grace With God
2. Summer In Siam
3. Sayonara
4. Young Ned Of The Hill
5. Rain Street
6. Repeal Of The Licensing Laws
7. Tombstone
8. Turkish Song Of The Damned
9. Gartloney Rats
10. London Calling
11. Thousands Are Sailing
12. Sunny Side Of The Street
13. Straight To Hell
14. Medley: The Recruiting Sergeant / The Rocky Road To Dublin / The Galway Races
15. Dirty Old Town
16. The Sickbed Of Cuchulainn
17. The Star Of The County Down
18. I Fought The Law
19. Hell’s Ditch
20. Brand New Cadillac
21. Fiesta
22. Yeah, Yeah, Yeah, Yeah, Yeah

In ricordo del recentemente scomparso, 8 ottobre 2013, Philip Chevron, chitarrista della formazione originale, RIP!

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Questo, tecnicamente, non è esattamente un cofanetto, ma nella versione Deluxe che vedete effigiata qui sopra rientra nella categoria, così è una occasione per parlarne. Esce domani 26 novembre (il 2 dicembre in Italia) per la Eagle Rock/Edel e si tratta dell’ennesima raccolta di materiale “inedito”. Questa volta in formato video ed in ricordo dello scomparso Ray Manzarek (quanti ci hanno lasciato recentemente). La differenza rispetto alla versione standard è il libretto che vedete qui sopra. Quanto ai contenuti faccio prima a inserirvi il retro della copertina del DVD (che è uguale al Blu-Ray) e riporta tutti i contenuti, anche le Bonus Features, così cliccando sull’immagine ve le potete leggere tranquillamente:

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Per la serie dei megaconfanetti dedicate alle opere omnie dei vecchi artisti Columbia, per la Sony Legacy è uscito il 12 novembre The Complete Columbia Album Collection 1972-1988, un box di 34 CD che racchiude i 31 dischi incisi in 16 anni (!?!) dal grande pianista e tastierista americano. Il prezzo è speciale come per tutti i prodotti di questa serie. Ero indeciso se inserire o meno questo lavoro certosino che ho trovato in rete che riporta album per album, tutti i brani inclusi e i musicisti che hanno suonato nei vari dischi, ma poi ho optato per il sì, così potete decidere o meno per eventuali acquisti. Buona lettura!

Sextant (1973)

Tracks: Rain Dance; Hidden Shadows; Hornets.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano with Maestro Echoplex (1), hand clap (1), Fender Rhodes electric piano (2, 3), Hohner D6 Clavinet w/ Fender Fuzz-wah and Maestro Echoplex (2, 3); Mganga Eddie Henderson: trumpet (1), flugelhorn (2, 3); Pepo Julian Priester: trombone (1, 2), cowbell (2), alto trombone (3); Mwile Bennie Maupin: soprano saxophone (1), bass clarinet (2, 3), piccolo (3), Afuche (3), Hum-A-Zoo (3); Mchezaji Buster Williams: bass (1), electric bass (2), electric bass w/ wah-wah and fuzz (3); Jabali Billy Hart: drums; Patrick Gleeson: ARP 2600, ARP Soloist; Fundi: random resonator (1); Buck Clarke: bongos (2), congas (2).

Head Hunters (1973)

Tracks: Chameleon; Watermelon Man; Sly; Vein Melter.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, pipes; Bennie Maupin: alto flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Paul Jackson: electric bass, marimbula; Harvey Mason: drums; Bill Summers: congas, shekere, balafon, agogo, cabasa, hindewho, tambourine, log drum, surdo, gankoqui, beer bottle.

Dedication (1974) (Japan)

Tracks: Maiden Voyage; Dolphin Dance; Nobu; Cantaloupe Island.

Personnel : Herbie Hancock: piano (1, 2), Fender Rhodes electric piano (3, 4), ARP Pro Soloist (3, 4), ARP Odyssey (3, 4), ARP Keyboard Model 3604 (3, 4), ARP Model 2600 (3, 4), ARP PE-IV String Ensemble (3, 4), Hohner Clavinet D6 (3, 4), Maestro Echoplex (3, 4), Shure Reverberation Mixer (3, 4).

Thrust (1974)

Tracks: Palm Grease; Actual Proof; Butterfly; Spank-A-Lee.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: alto fl, ss, saxello, ts, bcl; Paul Jackson: el-b; Mike Clark: d; Bill Summers: perc.

Death Wish (1974)

Tracks: Death Wish (Main Title); Joanna’s Theme; Do A Thing; Paint Her Mouth; Rich Country; Suite Revenge: Striking Back, Riverside Park, The Alley, Last Stop, 8th Avenue Station; Ochoa Knose; Party People; Fill Your Hand.

Personnel: Performed by members of the Head Hunters: Herbie Hancock, Bennie Maupin, Paul Jackson, Mike Clark, and Bill Summers, plus Wah Wah Watson and other L.A. studio musicians and unidentified orchestra. Tracks 1, 2, 5 and 6b arranged by Jerry Peters.

Flood (1975) (Japan)

Tracks: Introduction/Maiden Voyage; Actual Proof; Spank-A-Lee; Watermelon Man; Butterfly; Chameleon; Hang Up Your Hang Ups.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, ARP Soloist, ARP String Ensemble; Bennie Maupin: flute, soprano saxophone saxello, tenor saxophone, bass clarinet, flute, percussion; Blackbird McKnight: guitar; Paul Jackson: electric bass; Mike Clark: drums; Bill Summers: percussion.

Man-Child (1975)

Tracks: Hang Up Your Hang Ups; Sun Touch; The Traitor; Bubbles; Steppin’ In It; Heartbeat.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, ARP Odyssey, ARP Pro Soloist, ARP 2600, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Oberheim Polyphonic; Wayne Shorter: soprano saxophone; Bennie Maupin (alto and bass flute, soprano saxophone, saxello, tenor saxophone, bass clarinet; Stevie Wonder: harmonica; Wah Wah Watson: guitar, voice bag, Maestro Universal Synthesizer System, Maestro Sample and Hold Unit; Blackbird McKnight: guitar; David T. Walker: guitar; Paul Jackson: electric bass; Louis Johnson: electric bass; Henry Davis: electric bass; Mike Clark: drums, Harvey Mason: drums, James Gadson: drums, Bill Summers: percussion; Bud Brisbois: trumpet; Jay DaVersa: trumpet; Garnett Brown: trombone; Dick Hyde: bass trombone, tuba; Ernie Watts: flute, saxophones; Jim Horn: flute, saxophones.

Secrets (1976)

Tracks: Doin’ It; People Music; Cantaloupe Island; Spider; Gentle Thoughts; Swamp Rat; Sansho Shima.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Yamaha electric grand piano, ARP Odyssey, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Micromoog, Oberheim Polyphonic, Echoplex; Wah Wah Watson: electric bass (1), lead vocals (1), voice bag, guitar (2-7), Maestro Universal Synthesizer System (2-7), Maestro Sample and Hold Unit (2-7); James Gadson: drums (1), background vocals (1); Ray Parker, Jr: background vocals (1), guitar (2-7); Art Baldacci: background vocals (1); Fred Dobbs: background vocals (1); Don Kerr: background vocals (1); Chris Mancini: background vocals (1); Paul Jackson: electric bass (2-7); James Levi: drums (2-7); Kenneth Nash: percussion (2-7).

V.S.O.P. (1977)

CD1: Piano Introduction; Maiden Voyage; Nefertiti; Introduction of Players/The Eye of the Hurricane. CD2: Toys; Introductions; You’ll Know When You Get There; Hang Up Your Hang Ups; Spider.

Personnel: Mwandishi Herbie Hancock: Yamaha electric grand piano, Fender Rhodes electric piano (CD2), Hohner D6 Clavinet (CD2), ARP Odyssey (CD2#4-5), ARP String Ensemble (CD2#4-5), Micromoog (CD2#4-5), Oberheim Polyphonic (CD2#4-5), Echoplex (CD2#4-5), Countryman Phase Shifter (CD2#4-5), Cry Baby Wah Wah (CD2#4-5); Freddie Hubbard: trumpet (CD1#1-4); Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones (CD1#1-4); Ron Carter: bass (CD1#1-4); Tony Williams: drums (CD1#1-4); Mganga Eddie Henderson: trumpet (CD2#1-3), flugelhorn (CD2#1-3), effects (CD2#1-3); Pepo Julian Priester: trombone (CD2#1-3), bass trombone (CD2#1-3); Mwile Bennie Maupin: alto flute (CD2#1-3), soprano saxophone (CD2#4-5), tenor saxophone (CD2#4-5), Lyricon (CD2#4-5); Mchezaji Buster Williams: bass (CD2#1-3); Jabali Billy Hart: drums(CD2#1-3); Wah Wah Watson: guitar (CD2#4-5), Maestro Universal Synthesizer System (CD2#4-5), Maestro Sample and Hold Unit (CD2#4-5), voice bag (CD2#4-5); Ray Parker Jr.: guitar (CD2#4-5); Paul Jackson: electric bass (CD2#4-5); James Levi: drums (CD2#4-5); Kenneth Nash: percussion (CD2#4-5).

The Herbie Hancock Trio (1977) (Japan)

Tracks: Watch It; Speak Like a Child; Watcha Waitin’ For; Look (aka “Harvest Time”); Milestones.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: The Quintet (1977)

Tracks: One of a Kind; Third Plane; Jessica; Lawra; Darts; Dolores; Little Waltz; Byrdlike.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P.: Tempest in the Colosseum (1977) (Japan)

Tracks: The Eye of the Hurricane; Diana; Eighty-One; Maiden Voyage; Lawra; Red Clay.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

An Evening With Herbie Hancock & Chick Corea In Concert (1978)

Tracks: CD1: Someday My Prince Will Come; Liza; Button Up. CD2: Introduction of Herbie Hancock by Chick Corea; February Moment; Maiden Voyage; La Fiesta.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Chick Corea: piano.

Sunlight (1978)

Tracks: I Thought It Was You; Come Running To Me; Sunlight; No Means Yes; Good Question.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha Polyphonic, ARP 2600, Oberheim Polyphonic, ARP String Ensemble, Prophet-5, Micromoog, Hohner D6 Clavinet, ARP Odyssey, Minimoog, Polymoog, Yamaha CP-30, p, E-MU Polyphonic Keyboard, Fender Rhodes electric piano, Sennheiser Vocoder VSM 201, vocals, brass, woodwinds and string arrangements (1-3); Bobby Bryant: trumpet (1-3); Bobby Shew: trumpet (1-3); Garnett Brown: trombone (1-3); Maurice Spears: trombone (1-3); Fred Jackson, Jr.: woodwinds (1-3); Ernie Watts: woodwinds (1-3); David Riddles: woodwinds (1-3); Jack Nimitz: woodwinds (1-3); Terry Adams: strings (1-3); Nathan Rubin: strings (1-3); Lawrence Granger: strings (1-3); Roy Malan: strings (1-3); Linda Wood: strings (1-3); Emily Van Valkenburgh: strings (1-3); Wah Wah Watson: guitar (1); Ray Parker Jr.: guitar (1, 3); Byron Miller: bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Raul Rekow: congas (1, 2, 4, 5); Paul Jackson: bass (2-4); James Levi: drums (2, 3); Baba Duru: tabla (2); Bennie Maupin: soprano saxophone (3); Bill Summers: percussion (3-5); Harvey Mason: drums (4); Jaco Pastorius: electric bass (5); Tony Williams: drums (5); Patrick Gleeson: additional synthesizers (5).

Feets Don’t Fail Me Now (1979)

You Bet Your Love; Trust Me; Ready Or Not; Tell Everybody (Disco version); Honey From The Jar; Knee Deep; Tell Everybody (Original album version).

Personnel: Herbie Hancock: keyboards, lead and background voc, Vocoder; Ray Obiedo: guitar; Eddie Watkins: electric bass; James Gadson: drums; Bill Summers: percussion; Julia Tillman Waters: background vocals; Maxine Willard Waters: background vocals; Oren Waters: background vocals; Luther Waters: background vocals; James Levi: drums (2, 6); Ray Parker, Jr.: guitar (3), drums (3); Coke Escovedo: timbales (3); Sheila Escovedo: congas (3); Bennie Maupin: soprano saxophone (6); Wah Wah Watson: guitar (6); Freddie Washington: electric bass (6); Brian Davis: percussion (6); Gordon Bahary: synthesizer programming (6).

Direct Step (1979)

Tracks: Butterfly; Shiftless Shuffle; I Thought It Was You.

Personnel: Herbie Hancock: Fender Rhodes electric piano, Hohner D6 Clavinet, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, vocals, Sennheiser Vocoder; Bennie Maupin: soprano saxophone Lyricion; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: Hammond B-3 organ, Prophet-5, Yamaha CS-80, ARP String Ensemble, Multimoog synth, Fender Rhodes electric piano, background vocals; Paul Jackson: electric bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussion.

The Piano (1979 Japan; 2004 USA)

Tracks: My Funny Valentine; On Green Dolphin Street; Someday My Prince Will Come; Harvest Time; Sonrisa; Manhattan Island; Blue Otani; My Funny Valentine (alt tk); On Green Dolphin Street (alt tk); Someday My Prince Will Come (alt tk); Harvest Time (alt tk).

Personnel: Herbie Hancock: piano.

V.S.O.P. The Quintet: Live Under the Sky

Tracks: CD1: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile. CD2: Opening; The Eye of the Hurricane; Tear Drop; Domo; Para Oriente; Pee Wee; One of Another Kind; Fragile; Stella By Starlight; On Green Dolphin Street.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: soprano and tenor saxophones; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

V.S.O.P. The Quintet: Five Stars (1979) (Japan)

Tracks: Skagly (original LP version); Finger Painting (original LP version); Mutants On The Beach; Circe; Skagly (CD version); Finger Painting (CD version).

Personnel: Herbie Hancock: piano; Freddie Hubbard: trumpet, flugelhorn; Wayne Shorter: tenor saxophone; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Kimiko Kasai with Herbie Hancock: Butterfly (1979) (Japan)

Tracks: I Thought It Was You; Tell Me a Bedtime Story; Head in the Clouds; Maiden Voyage; Harvest Time; Sunlight; Butterfly; As.

Personnel: Kimiko Kasai: vocals, background vocals; Herbie Hancock: piano, Fender Rhodes electric piano, Oberheim, Prophet-5, Yamaha CS-80, Minimoog, ARP String Ensemble, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, background vocals; Bennie Maupin: soprano and tenor saxophones; Ray Obiedo: guitar; Webster Lewis: piano, Fender Rhodes electric piano, Hammond B-3 organ, Yamaha CS-40, Prophet-5, Multimoog, ARP String Ensemble; Paul Jackson: bass; Alphonse Mouzon: drums; Bill Summers: percussions; Mari Kaneko: background vocals; Yuka Kamebuchi: background vocals.

Monster (1980)

Tracks: Saturday Night; Stars in Your Eyes; Go For It; Don’t Hold It In; Making Love; It All Comes Round.

Personnel: Herbie Hancock: piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 Suitcase piano, Steiner EVI, Sennheiser Vocoder, WLM Organ, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, Roland CR-70; Wah Wah Watson: guitar; Freddie Washington: electric bass; Alphonse Mouzon: drums, synthesizer (3); Sheila Escovedo: percussion; Julia Waters: background vocals; Maxine Water: background vocals; Luther Waters, Oren Waters: background vocals; Devadip Carlos Santana: guitar (1); Greg Walker; lead vocals (1, 5); Ray Parker Jr.: guitar (2); Gavin Christopher: lead vocals (2, 4); Oren Waters: lead vocals (3); Randy Hansen: guitar (4, 6); Bill Champlain: lead and background vocals (6).

Mr. Hands (1980)

Tracks: Spiraling Prism; Calypso; Just Around the Corner; 4 A.M.; Shiftless Shuffle; Textures.

Personnel: Herbie Hancock: piano, Rhodes 88 suitcase electric piano, E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Sennheiser Vocoder, Linn-Moffett Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, all instruments (6); Byron Miller: electric bass (1); Leon “Ndugu” Chandler: drums (1); Bill Summers: percussion (1); Ron Carter: bass (2); Tony Williams: drums (2); Sheila Escovedo: percussion (2, 3); Wah Wah Watson: guitar (3); Freddie Washington: electric bass (3); Alphonse Mouzon: drums (3); Jaco Pastorius: electric bass (4); Harvey Mason: drums (4, 5); Bill Summers: percussion (4, 5); Bennie Maupin: tenor saxophone (5); Paul Jackson: electric bass (5).

Magic Windows (1981)

Tracks: Magic Number; Tonite’s The Night; Everybody’s Broke; Help Yourself; Satisfied With Love; The Twilight Clone.

Personnel: Herbie Hancock: E-MU Polyphonic Keyboard, Clavitar, Waves Minimoog, Prophet-5, Oberheim 8 Voice, Yamaha CS-80, ARP Odyssey, ARP 2600, Hohner D6 Clavinet, Rhodes 88 suitcase electric piano, Sennheiser Vocoder, Linn Drum, Modified Apple II Plus Microcomputer, piano, background vocals (3); Ray Parker, Jr.: guitar (1, 2), drums (2); Freddie Washington: electric bass (1, 5); John Robinson: drums (1, 3); Sheila Escovedo: percussion (1); Pete Escovedo: percussion (1); Juan Escovedo: percussion (1); Sylvester: lead and background vocals (1); Jeanie Tracy: background vocals (1); Michael Brecker: tenor saxophone (2, 4); Vicki Randle: lead vocals (2), background vocals (2-4); Ngoh Spencer: background vocals (2-4); Deke Dickerson: background vocals (2-4); George Johnson: guitar (3), rhythm guitar (6); Louis Johnson: electric bass (3, 6); Gavin Christopher: lead vocals (3-5), “brass” arrangement concept (4); David Bottom: background vocals (3); Jeffrey Cohen: background vocals (3); Al McKay: guitar (4); Eddie Watkins: electric bass (4); James Gadson: drums (4); Wah Wah Watson: guitar (5); Alphonse Mouzon: drums (5); Oren Waters: background vocals (5); Luther Waters: background vocals (5); Julia Waters: background vocals (5); Maxine Waters: background vocals (5); Adrian Belew: lead guitar (6); Paulinho da Costa: percussion (6); Kwawu Ladzekpo: Ghanian drums and bells (6); Kwasi Dzidzomu: Ghanian drums and bells (6); Moody Perry III: Ghanian drums and bells (6).

Herbie Hancock Trio with Ron Carter + Tony Williams (1981) (Japan)

Tracks: Stablemates; Dolphin Dance; A Slight Smile; That Old Black Magic; La Maison Goree.

Personnel: Herbie Hancock: piano; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Quartet (1983)

Tracks: Well You Needn’t; Round Midnight; Clear Ways; A Quick Sketch; The Eye of the Hurricane; Parade; The Sorcerer; Pee Wee; I Fall in Love Too Easily.

Personnel: Personnel: Herbie Hancock: piano; Wynton Marsalis: trumpet; Ron Carter: bass; Tony Williams: drums.

Lite Me Up (1982)

Tracks: Lite Me Up!; The Bomb; Getting’ To The Good; Paradise; Can’t Hide Your Love; The Fun Tracks; Motor Mouth; Give It All Your Heart.

Personnel: Herbie Hancock (Fender Rhodes electric piano, Clavitar, Yamaha CS-80, The Source by Moog, Minimoog, Waves Minimoog, Prophet-5, ARP 2600, ARP Odyssey, E-MU Digital Keyboard, Oberheim 8-Voice, Roland Jupiter-8, Hohner D6 Clavinet, voc, Sennheiser Vocoder, Synclavier Digital, Linn Drum, piano, background vocals (1-3, 6-8), lead Vocoder vocals (3, 8), lead vocals (4, 5); David Williams: guitar (2, 3, 6-8); Louis Johnson: electric bass (1-3. 6-8); John Robinson: drums (1-3, 6-8); Jerry Hey (“The Dr. Negroidal”): trumpet (1,3, 5-8), horn arrangement (1-3, 5-8), string arrangement (1, 3, 6-8); Chuck Findley: trumpet and trombone (1,3, 5-8); Bill Reichenbach: trombone (1,3, 5-8); Gary Herbig: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Larry Williams: saxophones and woodwinds (1,3, 5-8); Patti Austin: background vocals (1-3, 6-8); Jim Gilstrap: background vocals (1-3, 5-8); Paulette McWilliams: background vocals (1-3, 6-8); John Lehman: background vocals (1-3, 5-8); Edi Lehman: background vocals (1-3, 6-8); Steve Lukather: guitar (1); Wayne Anthony: lead vocals (1, 2, 6, 7); Rod Temperton: rhythm and vocal arrangement (1-3, 6-8); Michael Boddicker: additional synthesizer programming (2), synthesizer programming (3), synthesizer (6); Jay Graydon: guitar (4); David Williams: guitar (4); David Foster: piano (4), keyboard arranger (4), background vocals (4); Abraham Laboriel: electric bass (4); Jeff Porcaro: drums (4); Rick Kelly: synth programming (4); Bill Champlin: background vocals (4); Richard Page: background vocals (4); Venette Gloud: background vocals (4); Corrado Rustici: guitar (5); Randy Jackson: electric bass (5); Narada Michael Walden: drums (5), background vocal arrangement (5); Frank Martin; synthesizer (5); Sheri Payne: background vocals (5); Linda Lawrence: background vocals (5); Paulinho da Costa: percussion (6); Patrice Rushen: lead Vocoder vocals (8).

Future Shock (1983)

Tracks: Rockit; Future Shock; TFS; Earth Beat; Autodrive; Rough; Rockit (Mega Mix).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1, 4, 6), Rhodes Chroma (1, 3, 5), Sennheiser Vocoder (1), Clavitar (1), Dr. Click Rhythm Coordinator (1, 3, 4), E-MU DIgital Keyboard (1), Minimoog (1, 5), Hohner D6 Clavinert (2), Memorymoog (2), piano (3, 5). Emulator (3, 6), Yamaha CE-20 (4), Yamaha GS-1 (4, 5), alphaSyntauri (6); Bill Laswell: electric bass (1-4); Michel Beinhorn: DMX (1, 3-5), Synare Drum (1, 3-5), Minimoog programming (1), Prophet-5 (2, 6), Prophet Pro-One (2), Memorymoog programming (2-4), Shortwave (5), Minimoog (5); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 4); Daniel Ponce: bata (1, 4); Pete Cosey: guitar (2); Sly Dunbar: drums (2), bongos (2); Dwight Jackson, Jr.: lead vocals (2); Bernard Fowler: background vocals (2).

Sound System (1984)

Tracks: Hardrock; Metal Beat; Karabali; Junku; People Are Changing; Sound-System; Metal Beat (Extended version).

Personnel: Herbie Hancock: Fairlight CMI (1-4, 6), Rhodes Chroma (1, 4), Apple IIe (1), Yamaha DX7 (1, 2, 4-6), E-MU 4060 Digital Keyboard (1), piano (3-5), keyboards (6); Will Alexander: Fairlight CMI (1, 2), Fairlight CMI programming (3, 6, 7), Memorymoog (4), Clavinet (5, 6); Rob Stevens: XMD (1, 4), Praxis processing (4); Nicky Skopelitis: guitar (1, 6); Henry Kaiser: guitar (1, 2, 7); Bill Laswell: electric bass (1, 4, 6), DMX (1, 2, 4, 6), tapes (1, 4), Shortwave (2); Anton Fier: Simmons drums (1, 2, 6, 7), sound plates (1, 2, 6, 7), culca (1), cymbals (2, 7), gongs (2, 7), TR-808 (5), wood block (5), percussion (5), Synare Drum (6), tympani (6); Grand Mixer D. ST: turntables (1, 2, 6, 7), FX (7); Daniel Ponce; bata (1); Wayne Shorter: Lyricon (2, 7), soprano saxophone (2); Foday Musa Suso: dusunguni (2, 4), balaphone (2), kora (4, 6), kalimba (4), guitar (6), talking drum (6); Alyb Dieng: talking drum (2, 4, 6, 7), chatan (2, 4, 6, 7), bells (2, 6, 7), don don (4), cowbell (4); Bernard Fowler: voice (2, 7), vocals (3, 5), vocal arrangement (3, 5); Hamid Drake: cymbals (3, 6); Daniel Ponce: bata (3), bells (3), shekere (3); Toshinori Kondo: trumpet (6), speaker (7).

Herbie Hancock and Foday Musa Suso: Village Life (1985)

Tracks: Moon; Ndan Ndan Nyaria; Early Warning; Kanatente.

Personnel: Herbie Hancock: Yamaha DX-1 Digital, Yamaha RX11 Digital Drum Machine; Foday Musa Suso: kora, talking drum.

Round Midnight / Original Soundtrack (1986)

Tracks: Round Midnight; Body and Soul; Berengere’s Nightmare; Fair Weather; Una Noche Con Francis; The Peacocks; How Long Has This Been Going On?; Rhythm-A-Ning; Still Time; Minuit A Champs Elysses; Chan’s Song.

Personnel: Herbie Hancock: piano (1-7, 9-11); Ron Carter: bass (1, 8, 11); Tony Willams: drums (1, 8, 11); Bobby McFerrin: vocals (1, 11); Dexter Gordon: tenor saxophone (2, 5, 7-9); John McLaughlin: guitar (2, 3); Pierre Michelot: bass (2-7, 9); Billy Higgins: drums (2-7, 9); Chet Baker: trumpet (4), vocals (4); Wayne Shorter: tenor saxophone (5), soprano saxophone (6); Bobby Hutcherson: vibraphone (5, 10); Lonette McKee: vocals (7); Freddie Hubbard: trumpet (8); Cedar Walton: piano (8).

Perfect Machine (1988)

Tracks: Perfect Machine; Obession; Vibe Alive; Beat Wise; Maiden Voyage / P Bop; Chemical Residue; Vibe Alive (Extended Dance Mix); Beat Wise (12″ Edit).

Personnel: Herbie Hancock: Apple/Mac Plus, Yamaha DX-1, Yamaha DX-7, Yamaha DZ7llFD, Kurzweil K-250, Fairlight Series II, Fairlight Series III, Akai 900-S Sampler, Roland Super Jupiter, Rhodes Chroma, Oberheim Matrix 12, Yamaha TX 8/16, Sennheiser Vocoder, piano; Jeff Bova: synthesizer programming; William “Bootsy” Collins: electric bass, Sennheiser Vocoder; Mico Wave: Minimoog bass, Talk Box, Sennheiser Vocoder; Nicky Skopelitis: Fairlight Drums; DS.T: turntables, FX; Leroy “Sugarfoot” Bonner: vocals.

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Riduciamo decisamente le dimensioni del prodotto, ma non l’incazzatura che mi provoca. Ok, il Natale si avvicina, e l’abbiamo detto, ma non si possono ripubblicare gli stessi album più volte a distanza di poco tempo, oltre alle Deluxe Editions che spesso escono in contemporanea, è una presa per i fondelli. Prendete questo Time, l’ultimo album di Rod Stewart, pubblicato dalla Capitol/Universal il 3 maggio, ora esce in una versione doppia (superando quindi anche l’ultimo Bowie che quantomeno, si fa per dire, era uscito a Marzo) che aggiunge un secondo dischetto dal vivo alla versione potenziata che era stata pubblicata in origine. Il tutto il 3 dicembre, al prezzo di un solo CD (almeno questo). Quindi cosa hanno aggiunto? Altre tre bonus in studio (che sono i brani blues and soul di cui si parlava prima dell’uscita ed erano “scomparsi” dalla versione definitiva) nel secondo dischetto e 10 brani dal vivo. Se non lo avevate preso fateci un pensierino visto che l’album, senza essere un capolavoro, è decisamente il migliore di Rod The Mod da lunga pezza a questa parte, meglio dei “pallosissimi” disch della serie dei Great American Songbook. Take a look (e anche un ascolto) http://www.youtube.com/watch?v=kqy0-SdOEmM:

Disc: 1

  • 1. She Makes Me Happy
  • 2. Can’t Stop Me Now
  • 3. It’s Over
  • 4. Brighton Beach
  • 5. Beautiful Morning
  • 6. Live The Life
  • 7. Finest Woman
  • 8. Time
  • 9. Picture In A Frame
  • 10. Sexual Religion
  • 11. Make Love To Me Tonight
  • 12. Pure Love
  • 13. Corrina Corrina
  • 14. Legless
  • 15. Love Has No Pride

 

Disc: 2

  • 1. Here Comes The Night
  • 2. Cold Water
  • 3. Shake Your Money Maker

Live from The Troubadour West Hollywood

  • 4. Can’t Stop Me Now
  • 5. Forever Young
  • 6. It’s Over
  • 7. Rhythm Of My Heart
  • 8. Finest Woman
  • 9. You Wear It Well
  • 10. She Makes Me Happy
  • 11. Have I Told You Lately
  • 12. Brighton Beach
  • 13. Sexual Religion

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La Fire Records dopo le ristampe potenziate dei singoli album dei Giant Sand ora pubblicherà, il 3 dicembre, questo cofanetto dedicato ai dischi solisti di Howe Gelb. Il cofanetto, Little Sand Box, conterrà questi 8 albums e esce quasi in contemporanea al nuovo The Coincidentalist, pubblicato dalla New West http://www.youtube.com/watch?v=_bEBTHcmTGk. Ma niente, niente un dispettuccio:

  1. Dreaded Brown Recluse
  2. Hisser
  3. Confluence
  4. The Listener
  5. Sno Angel Like You
  6. Sno Angel Wingin’ It
  7. Alegrias
  8. Some Piano

Usciti tra il 1991 e il 2011, molti sono arricchiti con alcune bonus tracks e un paio di loro erano abbastanza difficili da reperire  http://www.youtube.com/watch?v=rfLqgruDD4Q. Questo è il contenuto totale:

Dreaded Brown Recluse (1991)

  • 01. Spirit Lie
  • 02. Picture Shows
  • 03. Loretta And The Insect World
  • 04. Actually Faxing Sophia
  • 05. Cello Of The City
  • 06. Still Too Far
  • 07. Warm Storm
  • 08. Always Horses Coming
  • 09. Vigdis
  • 10. Vienna Two-Step Throw-Away
  • 11. Bible Black Book II
  • 12. Brown Recluse
  • 13. Wild Dog Waltz
  • 14. Blanket For Tina
  • 15. Victoria Wisp

Bonus tracks

  • 16. Detrimental Instrumental
  • 17. Vigdis (Uninterrupted)
  • 18. Cello In The City (Archivist Remix)

Hisser (1998)

  • 01. Temptation Of Egg
  • 02. 4 Door Maverick
  • 03. This Purple Child
  • 04. Shy Of Bumfuck
  • 05. Propulsion
  • 06. Catapult
  • 07. Creeper
  • 08. Tanks Rolling Into Town
  • 09. Halifax In A Hurricane
  • 10. Living On a Waterfall
  • 11. Like A Store Front Display
  • 12. Explore You
  • 13. Nico’s Lil Opera
  • 14. Thereminender
  • 15. Hisser
  • 16. Intro Speck
  • 17. Soldier Of Fortune
  • 18. Lull
  • 19. Short Way To End The Day

Bonus tracks

  • 20. No Name Guitar
  • 21. Cracklin Water
  • 22. Satellite
  • 23. Leather

Confluence (2001)

  • 01. 3 Sisters
  • 02. Saint Conformity
  • 03. Pontiac Slipstream
  • 04. Sputter
  • 05. Blue Marble Girl
  • 06. Source
  • 07. 2 Rivers
  • 08. Available Space
  • 09. Pedal Steel And She’ll
  • 10. Cold
  • 11. Can’t Help Falling In Love
  • 12. Hatch
  • 13. Shadow Of Where A River Was
  • 14. Vex (Paris)
  • 15. Vex (Tuscon)
  • 16. Hard On Things
  • 17. Slide Away

Bonus tracks

  • 18. Hatch (Live In Tucson)

The Listener (2003)

  • 01. Glisten
  • 02. Felonius
  • 03. Jason’s List
  • 04. Cowboy Boots
  • 05. Torque (Tango De La Tongue)
  • 06. Piango
  • 07. Lying There
  • 08. B 4 U (Do Do Do)
  • 09. The Nashville Sound
  • 10. Blood Orange
  • 11. Moons Of Impulse
  • 12. Now I Lay Me Down
  • 13. Lemmy N Emmy

Bonus tracks

  • 14. Torque Originale
  • 15. B 4 U (Do Do Do) – Alt Mix

Sno Angel Like You (2006)

  • 01. Get To Leave
  • 02. Paradise Here Abouts
  • 03. But I Did Not
  • 04. Hey Man
  • 05. The Farm
  • 06. That’s How things Get Done
  • 07. Love Knows (No Borders)
  • 08. The Voice Within
  • 09. Nail In The Sky
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Robes Of Bible Black
  • 12. Worried Spirits
  • 13. Neon Filler
  • 14. Chore Of Enchantment

Bonus tracks

  • 15. Get To Leave – Holy
  • 16. Nail In the Sky – Original

Sno Angel Wingin’ It (2009)

  • 1. Paradise Here Abouts
  • 2. Dirty From The Rain
  • 3. That’s How Things Get Done
  • 4. Spiral
  • 5. Robes Of Bible Black
  • 6. Vortexas
  • 7. Ballad Of The Tucson 2
  • 8. Hey Man
  • 9. Worried Spirits
  • 10. Howlin’ A Gale
  • 11. Nail In The Sky
  • 12. Astonished
  • 13. But I Did Not
  • 14. Love Knows (No Borders)

Alegrias (2011)

  • 1. 4 Door Maverick
  • 2. Uneven Light Of Day
  • 3. The Ballad Of Lole Y Manuel
  • 4. Cowboy Boots
  • 5. Notoriety
  • 6. Blood Orange
  • 7. Lost Like A Boat Full Of Rice
  • 8. Broken Bird And The Ghost River
  • 9. (There were) Always Horses Coming
  • 10. The Hangin’ Judge
  • 11. Saint Conformity
  • 12. Where The Wind Turns The Skin To Leather
  • 13. One Diner Town

Some Piano

  • 1. See (Lull)
  • 2. What (Lull)
  • 3. Of (Lull)
  • 4. Now (Lull)
  • 5. Spangle Bib Of Radient Value (Ogle)
  • 6. Before The Tenant They Sat With Popcorn And Hunch (Ogle)
  • 7. Hokum Bigboy Was Probably Not His Given Name (Ogle)
  • 8. Tangualtion (Spun)
  • 9. Loss And Its Hold On Us (Spun)
  • 10. Denmark Stunningly Soaked (Spun)
  • 11. Excursion Disruption (Spun)
  • 12. California Roll (Snarl)
  • 13. Calculating Route (Snarl)
  • 14. Ample (Snarl)

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Per finire la lista di oggi, un bel cofanetto dedicato alla discografia completa di John Mellencamp, 1978-2012 Box Set, in uscita per la Universal/Mercury il 10 dicembre (ma non in Italia, dove per motivi misteriosi, ma non troppo, è una costante delle uscite del Coguaro questo ritardo nella pubblicazioni, uscirà verso la fine di gennaio 2014, o almeno così pare al momento. Conterrà 19 CD e il prezzo sarà medio-alto, questi gli album contenuti:

  • John Cougar (1979)
  • Nothin’ Matters and What If It Did (1980)
  • American Fool (1982)
  • Uh-Huh (1983)
  • Scarecrow (1985)
  • The Lonesome Jubilee (1987)
  • Big Daddy (1989)
  • Whenever We Wanted (1991)
  • Falling From Grace: Original Soundtrack Album (1992)
  • Human Wheels (1993)
  • Dance Naked (1994)
  • Mr. Happy Go Lucky (1996)
  • John Mellencamp (1998)
  • Rough Harvest (1999)
  • Cuttin’ Heads (2001)
  • Trouble No More (2003)
  • Freedom’s Road (2007)
  • Live, Death, Love and Freedom (2008)
  • No Better Than This (2010)

Dodici degli album saranno provvisti di bonus tracks, mancano le “origini” disconosciute (i.e. Chestnut Street Incident, A Biography e The Kid Inside), l’unico mini live del 2009 (ma non questo, bellissimo, Live By Request  http://www.youtube.com/watch?v=kY0LmPEn4CU, le collaborazioni, ma c’è la colonna sonora di Falling From Grace http://www.youtube.com/watch?v=X0X5tSCfSyQ.

Questi due ve li anticipo (sono quelli in uscita nel 2014), ma ne parleremo nel prossimo Post, insieme agli altri pre-natalizi.

small faces here comes the nice

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Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti