Toh, Un Live Degli Who…Però Questo E’ Formidabile E Per Una Causa Nobile! The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – Eagle Rock/Universal 2CD – 3LP – DVD – Blu-Ray 

A parte i Grateful Dead che da anni fanno corsa a sé, credo che gli Who siano tra le pochissime band più o meno in attività ad aver pubblicato più dischi dal vivo che in studio: non molto tempo fa mi sono occupato del loro concerto alla Isle Of Wight del 2004, uscito pochi mesi orsono http://discoclub.myblog.it/2017/06/18/non-mancano-i-dischi-dal-vivo-ne-degli-uni-ne-dellaltro-ma-questi-due-sono-bellissimi-the-who-live-at-the-isle-of-wight-2004-festivalpaul-simon-the-concert-in-hyde-park/ . Neppure l’idea di riproporre quello che all’unanimità è considerato il loro capolavoro, cioè l’opera rock Tommy, è una novità, e tra i molti album live della band troviamo in parecchie occasioni le riletture quasi complete di quello storico disco. Ho detto quasi perché in effetti delle 24 tracce totali, on stage il gruppo inglese ne ha suonate sempre qualcuna in meno, arrivando al massimo a riproporne 21. Quando ho visto che i nostri avrebbero fatto uscire (in diversi formati audio e video) una nuova versione di Tommy, registrata nell’Aprile di quest’anno alla Royal Albert Hall di Londra (comunque legata ad una causa nobile, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, della quale Daltrey è il testimonial da 17 anni, e il cui concerto era il 100° della serie), non mi sono entusiasmato più di tanto, nonostante sulla copertina venisse orgogliosamente rivendicato il fatto che il famoso album del 1969 era stato eseguito interamente per la prima volta.

Una volta inserito il primo dei due CD nel lettore, e dopo aver ascoltato pochi minuti, mi sono ricreduto sulla bontà dell’operazione, in quanto la band guidata da Roger Daltrey e Pete Townshend quella sera ha suonato in maniera strepitosa, come da tempo non la sentivo fare. Tommy è stato rifatto da cima a fondo con un’intensità ed una potenza formidabili, una cosa quasi incredibile visto l’età non proprio verdissima di chi stava sul palco: Daltrey ha ancora una voce della Madonna (e non ha mai un calo), Townshend macina riff come ai bei tempi, e la band di sostegno è ormai una macchina da guerra oliata alla perfezione, con una menzione particolare per il batterista Zak Starkey, figlio di Ringo ma nettamente meglio del padre ai tamburi, che per l’occasione è un fiume in piena, picchia come un fabbro ma con una tecnica incredibile, avvicinandosi di molto al fantasma di Keith Moon. Le canzoni, poi, le conosciamo tutti, sono dei capolavori assoluti, ed in quella serata di grazia ricevono un trattamento davvero sontuoso, che non fa quasi rimpiangere (la sto per sparare grossa, e comunque ho detto quasi) lo storico Live At Leeds. Come ulteriore ciliegina abbiamo il suono, davvero spettacolare, al punto che se chiudete gli occhi vi sembrerà di averli nel salotto di casa vostra. Tommy occupa per intero il primo CD, che parte ovviamente con la maestosa Overture, potente e rocciosa come raramente mi è capitato di sentire, e poi troviamo una Amazing Journey da favola, di una forza che le rock band odierne si sognano, fusa insieme ad una delle migliori Sparks di sempre (ma sentite Ringo Jr., un cataclisma), una versione al fulmicotone di Eyesight To The Blind, la relativamente poco nota Christmas, che si dimostra uno splendido concentrato di potenza e melodia, ed una fluida e perfetta Sensation.

Il gruppo è in palla anche nei brevissimi frammenti di raccordo tra i vari brani (It’s A Boy, Do You Think It’s Alright?, There’s A Doctor, Miracle Cure), così come nei pezzi che di solito venivano “tagliati” dalle precedenti versioni live: l’incalzante Cousin Kevin, il vibrante strumentale Underture (qui molto più breve che sul disco originale) e la bella Welcome, una rock ballad coi fiocchi. E naturalmente non mancano i pezzi più noti della rock opera, suonati come se non ci fosse un domani: The Acid Queen, Pinball Wizard, Go To The Mirror!, I’m Free ed il medley finale We’re Not Gonna Take It/See Me, Feel Me. Il secondo dischetto, solo sette canzoni, offre una ridotta selezione di classici che gli Who hanno suonato per concludere la serata, iniziando con due roboanti I Can’t Explain e I Can See For Miles, rock’n’roll all’ennesima potenza, inframmezzate da una fantastica rilettura di Join Together. Who Are You non mi ha mai fatto impazzire (era meglio fare Behind Blue Eyes), Quadrophenia è rappresentata a dovere da Love Reign O’er Me, mentre il gran finale è appannaggio dell’inarrivabile Baba O’Riley e da una potentissima Won’t Get Fooled Again, con la voce di Daltrey che tiene alla grande. Non voglio esagerare, ma questo per me è il disco live dell’anno, ed uno dei migliori in assoluto per gli Who.

Marco Verdi

Se Ne Sentiva La Mancanza. “Finalmente” Il 13 Ottobre Esce The Who Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – 2 CD – DVD – Blu-ray – 3 LP Eagle Rock/Eagle Vision/Universal 13-10-2017

Ormai il numero delle esibizioni di Tommy Live si perde nella notte dei tempi, si risale al lontano 1969 quando uscì la prima edizione discografica dell’album. Poi, nel corso dei decenni, da Woodstock al Live At Leeds, passando ancora per la versione orchestrale al Rainbow Theatre di Londra nel 1972, ed innumerevoli altre volte da allora, soprattutto nei tour del 1989 e 2002, molte anche pubblicate su LP, CD o DVD. L’ultima è questa, registrata nel mese di aprile alla Royal Albert Hall, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, e il cui concerto era il 100° della serie. Quindi la causa è nobile, in più Pete Townhsend ci dice che è la prima volta che Tommy viene eseguito completo dal vivo, in tutte le altre esibizioni era sempre stata tralasciata qualche traccia dell’opera rock. Come si dice, facciamo a fidarci, e diamo per buona la notizia: il concerto esce in vari formati e oltre a Townshend e Roger Daltrey (che è il curatore del progetto), sul palco troviamo Simon Townshend (chitarra e voce); Zak Starkey (batteria); Jon Button (basso); Frank Simes (tastiere); Loren Gold (tastiere); John Corey (tastiere), forse fin troppi tastieristi per i miei gusti. Oltre a tutto per una serata che avrebbe dovuto presentare una versione acustica della celebre storia del bimbo cieco mago del flipper, ma poi per problemi di tempo nell’adattamento alla nuova versione si è preferito andare per il classico, anche con il rischio di ulteriori danni all’udito di Townshend, minato dal tinnito, soprattutto in quella location, la Royal Albert Hall, dove il volume dell’audio si amplifica a volumi quasi intollerabili per il chitarrista degli Who.

Tra le chicche delle serata un maxischermo dove venivano proiettati disegni animati per illustrare le fasi della storia e una speciale coreografia di luci. Nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti anche altri sette brani tra i più celebri della band. E negli extra delle edizioni in video, oltre al backstage del concerto, ci sono anche due speciali videoclip a cartoni animati con le musiche di The Acid Queen e Pinball Wizard. Comunque ecco la tracklist completa.

1. Overture
2. It’s A Boy
3. 1921
4. Medley: Amazing Journey / Overture
5. Sparks
6. Eyesight To The Blind (The Hawker)
7. Christmas
8. Cousin Kevin
9. The Acid Queen
10. Do You Think It’s Alright?
11. Fiddle About
12. Pinball Wizard
13. There’s A Doctor
14. Go To The Mirror
15. Tommy Can You Hear Me?
16. Smash The Mirror
17. Underture
18. I’m Free
19. Miracle Cure
20. Sensation
21. Sally Simpson
22. Welcome
23. Tommy’s Holiday Camp
24. We’re Not Gonna Take It
25. I Can’t Explain
26. Join Together
27. I Can See For Miles
28. Who Are You
29. Love, Reign O’er Me
30. Baba O’Riley
31. Won’t Get Fooled Again

DVD/Blu-ray Bonus Features
– Behind The Scenes
– The Acid Queen
– Pinball Wizard

Esce il 13 ottobre p.v.

Bruno Conti

Non Mancano I Dischi Dal Vivo Né Degli Uni Né Dell’Altro, Ma Questi Due Sono Bellissimi. The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival/Paul Simon – The Concert In Hyde Park

who live at the isle of wight 2004

The Who – Live At The Isle Of Wight 2004 Festival – Eagle Rock DVD – BluRay – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Paul Simon – The Concert In Hyde Park – Legacy/Sony 2CD – 2CD/DVD – 2CD/BluRay

Oggi ci occupiamo di due pubblicazioni dal vivo che hanno in comune il fatto di essere entrambe molto belle, nonché di essere state entrambe registrate qualche anno fa: gli artisti in questione non sono certo privi nelle loro discografie di testimonianze live, sia in audio che in video, ma nonostante ciò sarebbe un peccato ignorare queste due uscite.     Gli Who, una delle più longeve band britanniche, hanno nella fattispecie pubblicato negli anni più album dal vivo che in studio, ma questa performance registrata nel 2004 durante il mitico Isle Of Wight Festival (che aveva riaperto i battenti due anni prima) è da considerarsi tra le più importanti, non fosse altro per il fatto che vedeva i nostri tornare sul luogo del delitto a 34 anni dalla leggendaria serata del 1970 (anch’essa disponibile ufficialmente dal 1996). Il gruppo era alla prima tournée britannica dopo la morte dello storico bassista John Entwistle, e quindi i nostri erano già ridotti a duo, naturalmente composto dal leader e chitarrista Pete Townshend e dalla potente ugola di Roger Daltrey, mentre il resto della band vedeva Pino Palladino al basso, Simon Townshend (fratello minore di Pete) alla chitarra ritmica, Zak Starkey (figlio di Ringo Starr) alla batteria e John Bundrick alle tastiere, formazione in sella ancora oggi, Bundrick escluso. Live At The Isle Of Wight 2004 Festival proposto, come è consuetudine per la Eagle Rock in tutte le combinazioni audio/video possibili, vede dunque gli Who, in forma smagliante, deliziare il numeroso pubblico con un’esibizione potente, roccata e chitarristica come nel loro DNA: sia Daltrey che Townshend sono in grande spolvero, e la band suona con la forza di un macigno, il che non significa mancanza di tecnica; e poi ci sono le canzoni, veri e propri inni entrati a far parte della storia del rock, una scaletta forse con poche sorprese (e poco differente da altri dischi dal vivo del gruppo) ma con talmente tanti capolavori che è sempre un piacere riascoltarli.

Il suono non è forse spettacolare come nel recente Live In Hyde Park, ma è comunque ottimo, e la serata parte subito alla grande con un trittico a tutto rock’n’roll formato da I Can’t Explain, Substitute ed Anyway, Anyhow, Anywhere, e quasi subito dopo una, come al solito, epica Behind Blue Eyes (in mezzo, Who Are You, che non mi è mai piaciuta molto ma è l’unica, mentre purtroppo dalla scaletta manca The Kids Are Alright, una delle mie preferite); l’inarrivabile Baba O’Riley, per chi scrive la più grande canzone rock di sempre dopo Stairway To Heaven, è stranamente al settimo posto nella setlist invece che nei bis, mentre c’è anche qualche chicca come The Punk And The Godfather (da Quadrophenia), Drowned e Naked Eye con solo le chitarre acustiche dei due leader (e nella prima Pete alla voce solista) e due canzoni all’epoca nuove di zecca, uscite come bonus tracks dell’antologia Then And Now: la magnifica Real Good Looking Boy, puro Who sound al suo meglio, e la potente ma meno incisiva Old Red Wine. Altri highlights sono la strepitosa You Better You Bet, i superclassici My Generation (più corta del solito) e Won’t Get Fooled Again ed un finale a tutto Tommy con Pinball Wizard, Amazing Journey, Spark, See Me Feel Me e Listening To You, con Magic Bus come bis conclusivo.

paul simon concert in hyde park

Paul Simon è noto per essere uno dei massimi songwriters di tutti i tempi, ma non certo per il fatto di essere un animale da palcoscenico: di carattere freddo, spesso scostante al limite dello snobismo, non sempre sul palco il newyorkese è garanzia di qualità (io l’ho visto tre volte, sempre a Milano, e se in due occasioni mi aveva entusiasmato ed emozionato, la terza ero rimasto decisamente deluso), ma quando sente aria di grande evento (leggi concerto con folla oceanica, riprese video e futura pubblicazione ufficiale) offre sempre delle performance strepitose. È questo il caso di The Concert In Hyde Park, registrato nel noto polmone verde di Londra nel corso dell’Hard Rock Calling del 2012, una serata magica sotto molti aspetti, un po’ per la suggestiva cornice di pubblico, un po’ per l’ottima forma del leader, ma soprattutto perché nella seconda parte del concerto Simon si è presentato con la band di Graceland al completo, per la prima volta dal tour del 1987, e ha riproposto, anche se con le canzoni in ordine sparso, quasi tutto il famoso album di 26 anni prima (saltando solo, non so bene perché, All Around The World Or The Myth Of Fingerprints). Anche qui, come nel caso degli Who, le canzoni sono una più bella dell’altra, e se aggiungiamo un Simon in serata di grazia il concerto fa presto a diventare imperdibile: Paul ha sempre avuto il pregio di circondarsi di musicisti formidabili, e questa sera non fa certo eccezione, sia per quanto riguarda la sua abituale band che quella “africana”, entrambe guidate dall’eccellente chitarrista Vincent Nguini, e con ospiti come il noto cantautore reggae Jimmy Cliff, il grandissimo gruppo vocale Ladysmith Black Mambazo guidato dal loro leader Joseph Shabalala ed il famoso trombettista sudafricano Hugh Masekela.

La prima parte del concerto è più classica, ma sempre musicalmente ricca e piena di spunti ritmici e melodici mai banali, con classici come la vivace Kodachrome, che apre la serata, il gustoso gospel di Gone At Last, la lenta Dazzling Blue (unica concessione all’allora nuovo So Beautiful Or So What), la sempre intensa e raffinata Hearts And Bones (in medley con Mystery Train di Junior Parker e con lo strumentale Wheels di Chet Atkins), le irresistibili That Was Your Mother, un travolgente cajun ed antipasto di Graceland, e Me And Julio Down By The Schoolyard, per chiudere con la fluida Slip Slidin’ Away, puro Simon classico, e la ritmatissima e coinvolgente The Obvious Child. In questa prima metà c’è anche il mini set di Jimmy Cliff, con le famosissime The Harder They Come e Many Rivers To Cross solo nella parte video (che non ho ancora visto), oltre alla meno nota Vietnam e la solare (e splendida) Mother And Child Reunion in duetto con Simon. La seconda parte, come ho già detto, è incentrata su Graceland, ed è un immenso piacere ascoltare in una veste sonora così scintillante classici come le strepitose Homeless (tutta a cappella) e Diamonds On The Soles Of Her Shoes, la fluida title track, il capolavoro The Boy In The Bubble, le meno note Crazy Love, Vol. II, Gumboots e Under African Skies, e le travolgenti I Know What I Know e, soprattutto, You Can Call Me Al, vera esplosione di ritmo e suoni. Nei bis, finalmente, anche un po’ di spazio per il repertorio targato Simon & Garfunkel, con una sempre emozionante The Sound Of Silence acustica ed una stupenda The Boxer full band con l’intervento al dobro di Jerry Douglas. Richiamato a gran voce sul palco, Simon si congeda con la vivace Late In The Evening e la classica e raffinata Still Crazy After All These Years. Due live albums da non perdere quindi, specie il secondo.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture Autunno 2016, Appendice. Ristampe Pete Townshend e Cofanetto My Generation Degli Who

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Di recente c’è stato un fiorire di iniziative legate a Pete Townshend e agli Who: prima la (ri)pubblicazione in CD/DVD del bellissimo concerto al Midem di Cannes per la serie televisiva tedesca Rockpalast, relativo al tour Deep End del 1985/86, quello dove in molte date ha suonato anche David Gilmour dei Pink Floyd, e che era incentrato in parte sull’album dell’epoca White City.

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Poi sono continuate le celebrazioni per il 50° anniversario di carriera degli Who con una serie di concerti (che potrebbero essere gli ultimi, ma mai dire mai) in giro per il mondo, e che il 17 e il 19 settembre li hanno portati anche in Italia, a Bologna e Milano (con relativa caduta di Pete che vedete nel filmato sotto, gli anni passano per tutti, sono più di 70 anche per Pete Townshend e Roger Daltrey).

E non è finita: tra la fine di settembre e la prima parte di ottobre, a macchia di leopardo in giro per il mondo la Universal sta per ripubblicare le edizioni rimasterizzate degli album solisti di Pete Townshend (compreso Rough Mix, quello registrato insieme a Ronnie Lane); la buona notiza è che saranno pubblicati a prezzo economico, intorno ai 10 euro, quella cattiva è che, a differenza delle ristampe effettuate dalla Hip-o-Select nel 2006 (e prima, negli anni ’90, dalla Rykodisc, per alcuni titoli), non ci sarà nessuna bonus track negli 8 CD, zero assoluto, neanche un brano aggiunto. Peccato, visto che esistevano: comunque alcuni di questi dischi, anche risentiti oggi, sono veramente belli:

WHO CAME FIRST (1972) –L’album dedicato a Meher Baba.
ROUGH MIX (1977) – Il magnifico album in collaborazione con RONNIE LANE, prodotto da GLYN JOHNS, con la partecipazione
di ERIC CLAPTON, CHARLIE WATTS e JOHN ENTWISTLE.
EMPTY GLASS (1980) – Considerato il primo vero album solistico di Townshend, entra nella Top Ten album USA.
ALL THE BEST COWBOYS HAVE CHINESE EYES (1982) – Contiene il singolo “Face Dances Pt 2”.
WHITE CITY (1985) – Con la partecipazione di DAVID GILMOUR.
THE IRON MAN (1989) – Il musical ispirato a “The Iron Man” di Ted Hughes.
PSYCHODERELICT (1993) – L’ultimo album solistico uscito nel 1993.

who my generation

Per concludere, il 18 novembre, uscirà una versione Super Deluxe di My Generation, di cui non è ancora stata resa nota la lista completa dei contenuti, ma si sa che il cofanetto di 5 CD, pubblicato dalla Brunswick/Universal, conterrà 2 dischetti di versioni Mono, due con l’edizione Stereo, entrambe arrichite dai singoli del’epoca e da demos dagli archivi di Townshend, con un nuovo Stereo Mix del 2014 ed un quinto disco di materiale inedito con versioni alternative dei brani dell’album, completi di tracce vocali, anche se l’unico vero brano completo inedito registrato all’epoca delle sessions originali prodotte da Shel Talmy, era Instant Party Mixture, uscito nella versione in doppio CD del 2002.

Per il momento è tutto, quando usciranno le informazioni definitive e la lista completa dei brani sarete aggiornati. Il prezzo, da ciò che si sa, al solito, è un’altra delle cose notevoli del Box.

Bruno Conti

Più Che Un Tributo, Una Goduria! The Art Of McCartney

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The Art Of McCartney – Arctic Poppy 2CD – Deluxe 2CD/DVD – Super Deluxe 4CD/DVD/4LP/USB

E’ solo negli ultimi anni che la critica “intelligente” ha riabilitato e sdoganato Paul McCartney. Infatti, per decenni il buon Paul era considerato l’anima poppettara e commerciale dei Beatles, a lui si preferiva di gran lunga John Lennon, che rappresentava alla perfezione l’essenza di artista radical-chic, con cuore a sinistra e portafoglio a destra (e lussuoso appartamento nell’Upper West Side di New York), o anche George Harrison (da sempre il Beatle preferito da chi scrive), per la sua riservatezza, la sua spiritualità, il suo sarcasmo e la sua elegante e raffinata tecnica chitarristica (Ringo Starr è invece sempre stato visto come il simpaticone del gruppo e basta).

art of mccartney super deluxe

A concorrere all’opera di riabilitazione artistica di McCartney un posto di primo piano lo occupa questo sontuoso tributo appena uscito, The Art Of McCartney, nel quale le canzoni dell’ex scarafaggio vengono rivisitate da una serie impressionante di artisti.

Il curatore e produttore del progetto, Ralph Sall, è un esperto del settore, avendo in passato pubblicato lo splendido Deadicated, che omaggiava i brani dei Grateful Dead, ed il popolarissimo Common Thread, dedicato agli Eagles (Stoned Immaculate, che riguardava le canzoni dei Doors, è meno conosciuto). Sall ha impiegato ben undici anni per mettere insieme il cast presente su questo tributo (non faccio nomi per ora per non ripetermi dopo), ma il risultato finale lo premia oltremodo: The Art Of McCartney è un lavoro splendido, nel quale tutti gli artisti coinvolti hanno dato il meglio, con esiti quasi sempre eccellenti, specie nel primo CD, che sfiora a mio parere il massimo dei voti.

art of mccartney paul mccartney

Certo, ci sono dei brani sottotono, qualche assenza importante (la più clamorosa quella di Ringo, ma aggiungerei anche quella di Elvis Costello, che alla fine degli anni ottanta collaborò con Paul alla stesura di varie canzoni), ma è il classico pelo nell’uovo: The Art Of McCartney è senza dubbio il tributo dell’anno, ed uno dei più belli degli ultimi anni.

Merito anche dell’idea di Sall di usare come house band, tranne pochi casi, il gruppo che da anni accompagna Paul dal vivo, e che quindi conosce le canzoni a menadito: Brian Ray, Rusty Anderson, Paul “Wix” Wickens ed Abe Laboriel Jr.

E poi ci sono, naturalmente, le canzoni, molte delle quali sono tra i capolavori degli ultimi cinquant’anni. L’album esce in versione standard doppia con 34 canzoni, doppia con un DVD che presenta un documentario sulla realizzazione (che al momento non ho ancora visto), ed una Super Deluxe Edition con un CD aggiuntivo con otto brani extra, un altro CD che però è la parte audio del documentario, il DVD, quattro LP colorati con tutte le 42 canzoni ed una chiavetta USB a forma di basso Hofner con i pezzi dei primi due dischetti (oltre ad uno splendido libro, vari poster, ecc.).

Ed è proprio questa versione che vado ad esaminare.

art of mccartney billy joel maybe

Il tributo si apre con il redivivo Billy Joel che rifà alla grande Maybe I’m Amazed, la prima grande canzone del Paul solista: Billy è in ottima forma, è ancora in possesso di una gran voce, e la band fornisce un background lucido e potente. Non male come inizio https://www.youtube.com/watch?v=8nJZwRIy8G8 .

art of mccartney dylan

Il fiore all’occhiello del lavoro è senza dubbio la presenza di Bob Dylan: il Vate rifà alla sua maniera Things We Said Today, uno dei brani simbolo del periodo noto come Beatlemania, la band lo segue con discrezione e Bob dylaneggia alla grande, secondo me divertendosi non poco https://www.youtube.com/watch?v=efr5XyMd-sw .

art of mccartney ann wilson

Mi sono sempre piaciute le Heart (soprattutto Nancy Wilson, e non solo musicalmente), e con Band On The Run, una delle grandi canzoni di Paul, hanno gioco facile: il brano si impenna come al solito con l’arrivo del tema centrale ed Ann Wilson si dimostra una cantante di peso (battuta scontata, lo so) https://www.youtube.com/watch?v=mXBLUmAo0j8 .

Steve Miller negli ultimi anni ne ha azzeccate poche, ma Junior’s Farm è una pop song gradevole e Steve non delude; di primo acchito The Long And Winding Road non è il primo pezzo che assocerei a Cat Stevens (o Yusuf che dir si voglia), ma il Gatto è ancora un grande e la sua versione, pianistica e senza l’overdose di archi dell’originale dei Beatles, è ben fatta.

Quel piacione di Harry Connick Jr. se la vede con My Love, un brano che mi ha sempre lasciato indeciso: melodia bellissima ma arrangiamento troppo zuccheroso nell’originale di Paul (anzi, dei Wings), e qui il dubbio rimane perché Harry non cambia una virgola, anche se la voce non è male.

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Ed ecco uno degli highlights del triplo CD: Brian Wilson si porta la sua band da casa e ci regala una versione scintillante di Wanderlust https://www.youtube.com/watch?v=kG9tXM_x_1o , uno dei brani di punta di quel grande disco che era Tug Of War. L’ex leader dei Beach Boys è in forma smagliante, e se non fosse per il “giovanotto” che incontreremo tra due brani, la palma del migliore se la aggiudicherebbe lui. Bluebird, per contro, è un pezzo che non ho mai amato, e Colinne Bailey Rae non fa molto per farmi cambiare idea.

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Non pensavo di dover arrivare nel 2014 per ascoltare la versione definitiva di Yesterday, un brano che vanta circa 315.600 riletture, eppure Willie Nelson riesce, con il solo ausilio della sua voce, di tre strumenti in croce e di tonnellate di feeling, a regalarci qualcosa di meraviglioso, al limite del commovente: a 81 anni Willie è ancora uno dei numeri uno, e che voce… https://www.youtube.com/watch?v=0KZYBvkVq0M

Da brividi.

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Il mio amico Jeff Lynne non ha mai fatto mistero di essere un grande fan di McCartney, e la sua versione della bella Junk ha il suo tocco tipico (oltre ad un suo intervento in sede di produzione) e si rivela godibilissima, come peraltro anche l’ex leader dei Bee Gees (e purtroppo l’unico in vita), Barry Gibb, con una divertente e scanzonata rivisitazione di When I’m 64.

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Confesso di non conoscere Jamie Cullum, ma la sua Every Night è fatta con gusto e misura, mentre un altro momento clou è la riproposizione di Venus And Mars/Rock Show da parte dei KISS: Gene Simmons e Paul Stanley (gli altri due non ci sono) fanno quello che sanno fare meglio, cioè rock’n’roll, e la canzone ne esce rivitalizzata, addirittura non di tanto inferiore all’originale.

Paul Rodgers è ancora in possesso di una gran voce, e Let Me Roll It è una grande canzone: il risultato non può che essere esplosivo, meglio di quanto faccia Roger Daltrey con Helter Skelter, ma forse solo perché il brano mi piace di meno. Perfino i Def Leppard si ricordano di essere una rock band che quando vuole sa suonare, e la loro Helen Wheels ha un sapore boogie che l’originale non aveva; viceversa, i Cure non mi sono mai piaciuti, anche se alle prese con Hello Goddbye (insieme al figlio di Paul, James McCartney) riescono a non deludere https://www.youtube.com/watch?v=uDxDW9jEjHg .

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Billy Joel apre anche il secondo CD, stavolta con la potente Live And Let Die; stesso discorso fatto prima; non pensavo che Let It Be, un capolavoro ma comunque una ballata, potesse riuscire bene nelle mani di Chrissie Hynde, che è essenzialmente una rockeuse, ma la bruna leader dei Pretenders fornisce un’interpretazione di gran classe https://www.youtube.com/watch?v=0egprfEy6yM .

Robin Zander e Rick Nielsen dei Cheap Trick si occupano di Jet, e qui più che in altri momenti affiora l’effetto karaoke, in quanto il brano è proposto pari pari; meno male che c’è Joe Elliott, in ottima forma anche senza i Leppard, che rocka e rolla da par suo con la trascinante Hi Hi Hi.

Ancora le Heart, ancora brave con l’ottima Letting Go, mentre meno bene la seconda chance di Steve Miller: Hey Jude, grandissima canzone, non è secondo me assolutamente tagliata per lui (una provocazione: e chiamare a cantarla Julian Lennon, primogenito di John, dato che Paul l’aveva dedicata a lui?).

art of mccartney perry farrell

I peggiori del lotto sono però gli Owl City, una band di pop elettronico senza alcun talento (ma che ci fanno qui?), che provano a rovinare Listen To What The Man Said e non ci riescono del tutto solo perché la canzone è bella; Perry Farrell invece si dimentica di essere il leader dei Jane’s Addiction e mi stupisce con una versione decisamente in parte di Got To Get You Into My Life, mentre mi aspettavo di più da Dion: il rocker del Bronx, alle prese con Drive My Car, sembra infatti avere il freno a mano tirato.

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Allen Toussaint è un grandissimo arrangiatore, un ottimo pianista ma come cantante non è mai stato il massimo, e pertanto alla sua Lady Madonna manca qualcosa (peccato), ed anche Dr. John, solitamente una sicurezza, arranca non poco con Let ‘em In, a causa anche della pochezza del brano.

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Per fortuna termina questo piccolo momento di crisi con il grande Smokey Robinson: So Bad è una bella canzone romantica, con il tasso zuccherino tenuto a bada, e poi il vecchio Smokey ha ancora una grande voce. I poco noti Airborne Toxic Event rilasciano un’ottima No More Lonely Nights in versione ballata acustica, una piccola perla, mentre Alice Cooper è una delle migliori sorprese del tributo: non pensavo che un giorno avrei trovato il suo nome nella stessa frase con la parola “classe”, ma provate ad ascoltare la sua Eleanor Rigby e poi mi direte. Da non credere https://www.youtube.com/watch?v=sdsevtSO_FU .

art of mccartney bb king

Non amo molto il reggae, ma Toots Hibbert, insieme con Sly & Robbie, rilascia una versione divertente e solare di Come And Get It (un brano a suo tempo ceduto da Paul ai Badfinger), l’enorme (in tutti i sensi) B.B. King bluesa da par suo con On The Way (alzi la mano che si ricorda la versione di Paul, era su McCartney II), mentre chiude il doppio CD “regolare” il rossocrinito Sammy Hagar, che alle prese con Birthday ci regala una versione un po’ sguaiata e sopra le righe.

art of mccartney sammy hagar

Il terzo dischetto vede ancora sotto i riflettori Robert Smith, stavolta senza i Cure: C Moon non è mai stata una gran canzone, e Smith non è certo quello che può migliorarla; Booker T. Jones invece personalizza alla grande Can’t Buy Me Love, sostituendo la parte cantata con il magico suono del suo organo: eccellente. Ma il top il CD lo raggiunge con Ronnie Spector, che fornisce una grande interpretazione di P.S: I Love You: con alle spalle un wall of sound che avrebbe fatto felice l’ex marito Phil Spector, l’ex leader delle Ronettes tira fuori una voce modificata dagli anni e dai vizi, ma profonda e carismatica come poche (alla Marianne Faithfull per intenderci). Meritava di stare nei primi due CD. Sempre scuderia Spector con Darlene Love: qui la voce è ancora purissima, e All My Loving è sempre bella; Ian McCulloch, ex frontman di Echo & The Bunnymen, non è un granché, e così anche For No One risulta un po’ piatta.

La band indie svedese Peter, Bjorn & John rifà molto bene Put It There, una delle ballate acustiche di Paul che preferisco (complimenti anche per la scelta), mentre la “nonna del rock” Wanda Jackson mostra grinta e feeling nella mossa Run Devil Run, nonostante la voce da cartone animato. Chiude ancora Alice Cooper, che dimostra di essere in stato di grazia roccando con finezza e misura con la coinvolgente Smile Away.

Un opera importante quindi, nonostante qualche episodio di livello inferiore: so che questo tributo ha ricevuto critiche controverse da più parti, ma per quanto mi riguarda rientra nella categoria imperdibili.

Marco Verdi

*NDB Come forse sapete anche il titolare del Blog, cioè il sottoscritto è un fan dei Beatles, e di conseguenza di Paul McCartney, anzi alla famose domande: preferisci i Beatles o i Rolling Stones? Ami di più Paul McCartney o John Lennon? Ho sempre risposto: entrambi (ma con una leggerissima preferenza per i primi in entrambi i quesiti, anche se non era politically correct)! Quindi mi unisco agli elogi di Marco per questa operazione, ma secondo me ci si può “accontentare” anche della versione in doppio CD!

Novità Di Fine Novembre, Parte I. R.e.m., Coldplay, Jeff Beck, Wilko Johnson & Roger Daltrey

remtv

Mentre in questi giorni sono usciti i cofanetti già annunciati dei Velvet Underground (la  ristampa Deluxe del 3° album in 6 CD), Joni Mitchell Love Has Many Faces, i primi due box da 2 CD + DVD (O Blu-Ray) della serie Live From The Vault dei Rolling Stones, è in uscita ad inizio settimana prossima in Europa (ma già disponibile negli States dal 18 novembre) quello da 4 CD dei Wilco di materiale d’archivio, Alpha Mike Foxtrot: Rare Tracks 1994-2014, nell’ultima settimana di novembre escono altri titoli interessanti da portare alla vostra attenzione, per il resto, quando possibile, cerchiamo di darvi recensioni specifiche, alcune già pubblicate, altre che lo saranno nei giorni a venire. Tra le uscite più interessanti, soprattutto per i fans dei R.e.m. c’è quella confezione da 6 DVD (non esiste, almeno al momento, il Blu-ray) dedicata al materiale video della ex band di Athens, Georgia. Intanto, comprende il materiale relativo ai due MTV Unplugged, recentemente pubblicati in CD e che molti si erano chiesti perché non uscissero anche nella loro contraparte visiva, ma si tratta solo del primo dischetto di questa lussuosa confezione, il resto è quanto segue:


DVD1
Unplugged 1991
Outtakes 1991
Unplugged 2001
Outtakes 2001

DVD2
VH1 Storytellers
Storytellers Outtakes
The Cutting Edge
Livewire
MTV 10th Anniversary Special
Video Music Awards 1993
Video Music Awards 1995
European Music Awards 1998
European Music Awards 2001
Rock And Roll Hall Of Fame Induction 2007
The Colbert Report 2008

DVD3
R.E.M. In Dallas
R.E.M. Uplink At Bowery Ballroom
Live In Cologne
Live In Cologne Outtakes

DVD4
R.E.M. At The Tabernacle, London
MTV Sonic Milan
Rock AM Ring
Rock AM Ring Outtakes

DVD5
Live At Rolling Stone, Milan
Live At Oxegen Festival
R.E.M. Live In Athens, Greece

DVD6
R.E.M. By MTV
Deleted Scenes

Ovviamente non si tratta dei concerti completi tenuti nella località indicate (a parte gli Unplugged) ma di quanto andato in onda negli anni in televisione (una televisione https://www.youtube.com/watch?v=099QC_mzfbU , da qui il nome del cofanetto, uscito per la Warner Rhino il 25 novembre.

jeff beck live in tokyo

Sempre parlando di DVD, martedì è uscito anche questo Jeff Beck Live In Tokyo, per la Eagle Rock Entertainment, ormai parte del gruppo Universal, ma non in tutti i paesi del mondo dove sono ancora in essere contratti di distribuzione con case diverse, ad esempio in Italia con la Edel. Si tratta del concerto tenuto alla Tokyo Dome City Hall il 9 aprile di quest’anno con la nuova formazione che accompagna Beck: Jonathan Joseph (drums), Nicolas Meier (guitars) and Rhonda Smith (bass). Questi i brani della track-list: 1) Loaded 2) Little Wing 3) You Know You Know 4) Hammerhead 5) Angel (Footsteps) 6) Stratus 7) Yemin 8) Where Were You 9) The Pump 10) Medley: Goodbye Pork Pie Hat / Brush With The Blues 11) You Never Know 12) Danny Boy 13) Blue Wind 14) Led Boots 15) Corpus Christi 16) Big Block 17) A Day In The Life 18) Rollin’ And Tumblin’ 19) ‘Cause We Ended As Lovers 20) Why Give It Away, per un totale di 112 minuti, compresi alcuni extra e alcuni brani che faranno parte del nuovo disco del chitarrista inglese, in uscita nel 2015. Esiste anche il Blu-Ray.

coldplay ghost stories live cd+dvd

Sempre parlando di live, una band che di solito non è famosissima per i propri concerti dal vivo (ma ne fanno parecchi) pubblica una ennesima confezione CD+DVD Ghost Stories Live 2014 che esce per la Parlophone/Warner a soli due anni di distanza dal precedente Live e registrato, in parte, nel marzo del 2014, due mesi prima della pubblicazione del nuovo disco, in un piccolo anfiteatro costruito ad hoc negli studi Sony di Los Angeles di fronte ad un pubblico ad inviti. Poi il progetto è stato ampliato, aggiungendo un CD registrato in vari concerti in giro per il mondo e nella parte video, i clip di 8 canzoni e altro materiale vario, come leggete qui sotto:

CD
1. Always In My Head (Live At The Royal Albert Hall, London)
2. Magic (Live At The Enmore Theatre, Sydney)
3. Ink (Live At Le Casino De Paris, Paris)
4. True Love (Live At The Enmore Theatre, Sydney)
5. Midnight (Live At The Royal Albert Hall, London)
6. Another’s Arms (Live At The Beacon Theatre, New York)
7. Oceans (Live At E-Werk, Cologne)
8. A Sky Full Of Stars (Live At The Royal Albert Hall, London)
9. O (Live At Royce Hall, Los Angeles)

DVD
1. Always In My Head
2. Magic
3. Ink
4. True Love
5. Midnight
6. Another’s Arms
7. Oceans
8. A Sky Full Of Stars
9. O
10. Midnight
11. Magic (Extended Director’s Cut)
12. A Sky Full Of Stars
13. True Love
14. Ink (Live At The Royal Albert Hall)
15. All Your Friends (Visual)
16. Ghost Story (Visual)
17. Always In My Head (Artwork Animation)
18. Always In My Head (Alternate Live Take)
19. Oceans (Alternate Live Take)
20. Magic (Making Of)
21. Ghost Stories (Making Of)
22. Credits

Sempre uscito il 25 novembre, c’è anche il Blu-Ray!

wilko johnson roger daltrey going back home deluxe

Mentre l’ex leader dei Dr.Feelgood, Wilko Johnson, continua a lottare gagliardamente contro la sua malattia (e spero che i soldi di questa Deluxe Edition doppia possano servirgli per pagare le spese mediche delle sue cure), non riesco a capire questa mania delle case discografiche di pubblicare nuove edizioni ampliate di dischi usciti da poco tempo, in questo caso la Universal, non è più semplice farne uscire uno nuovo?

Evidentemente no: questa edizione ampliata comprende 1 brano “nuovo” Muskrat, 4 versioni alternative di brani contenuti nel disco di studio originale, 6 canzoni registrate allo Shepherd’s Bush Empire dal vivo il 25 febbraio e 7, sempre Live, tratte dal Teenage Cancer Trust 2014 show alla Royal Albert Hall, curato da Roger Daltrey, con entrambi i musicisti presenti. Si parla anche addirittura di un nuovo disco di studio per Wilko, speriamo, lunga vita(il più possibile) al nostro amico! Comunque se ve lo siete perso al primo giro, una buona occasione per rimediare.

Il resto delle uscite di fine mese domani, siamo ancora in novembre!

Bruno Conti