Una Delle “Signore” Del Blues Bianco. Rory Block – Keepin’ Outta Trouble: A Tribute To Bukka White

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Rory Block – Keepin’ Outta Trouble: A Tribute To Bukka White — Stony Plain/Ird                          

Rory Block è certamente una delle “signore” del Blues bianco, ma è anche una delle più rigorose e fervide portatrici della tradizione delle 12 battute, tra coloro che più si battono per preservarne la memoria tra gli ascoltatori e gli appassionati. Ormai non più giovanissima (come Springsteen è del 1949), ma dalla foto di copertina i suoi 67 anni li porta veramente bene, ciò non di meno è sulle scene dal 1965 circa, quando poco più che quindicenne decise che quella sarebbe stata la sua musica: prima frequentando i locali dove si esibivano gli ultimi giganti del folk blues acustico, gente come Mississippi John Hurt, Reverend Gary Davis, Son House, Skip James, Mississippi Fred McDowell,  a cui ha dedicato i suoi album della cosiddetta “Mentor Series”, incentrata su questi grandi e che ora si arricchisce di un nuovo capitolo, sempre pubblicato dalla Stony Plain, ma in precedenza la Block aveva inciso The Lady And Mr. Johnson, dedicato a Robert Johnson. Come al solito questo Keepin’ Outta Trouble è registrato in solitaria da Rory Block, voce e chitarra acustica (e qualche percussione sparsa), caratteristica che è il grande pregio di tutta la serie, rigorosa e filologica, ma in parte ne è anche il “piccolo” difetto, se uno non è un grande fan del Country Blues, alla fine potrebbe trovare i vari volumi ripetitivi e un filo noiosi.

Potrebbe, ma non è detto, perché comunque la nostra amica è in possesso di una bella voce (temprata da oltre 50 anni di dischi, il primo uscito nel lontano 1967) e a fianco dei vari brani pescati dal repertorio di questi grandi bluesmen, inserisce sempre qualche canzone scritta da lei e ispirata dalle storie di questi musicisti. Nel caso di Bukka White, forse uno dei meno conosciuti tra quelli citati finora, sono le prime due tracce, una sorta di preludio alle canzoni originali: Keepin’ Outta Trouble e Bukka’s Day sono delle piccole biografie in musica, su cui poi si innestano Parchman Farm Blues e Fixin’ To Die, quest’ultima riscoperta da Bob Dylan nel suo primo album (sia pure come sempre riadattata a modo suo) e poi ripresa, sotto varie forme, dai Led Zeppelin, da Plant come solista, dagli Avett Brothers in una collaborazione con G Love, e da altri. Tra i brani celebri mancano Shake ‘Em On Down, che nell’interpretazione di Eddie Taylor diventerà Ride ‘Em On Down, e appare anche nel nuovo degli Stones, come pure Po’ Boy, che con il titolo Poor Boy  e similari, è stata incisa in decine di versioni, prima e dopo quella di White. Rory Block si conferma chitarrista sopraffina, anche nell’uso della slide acustica, come nell’iniziale Keepin’ Outta Trouble, oltre che vocalist superba, una voce temprata dal tempo, ma sempre limpida e fresca come quella di una ragazzina, ottima narratrice di storie, in grado di arrangiare i suoi brani in solitaria, con un tocco di modernità, anche grazie al multitracking di sé stessa. Voce che tocca anche falsetti deliziosi, quasi di stampo gospel o soul, come nella successiva Bukka’s Day.

Dopo i due brani composti per l’occasione dalla nostra amica si passa a Aberdeen Mississippi Blues il primo dei classici di Bukka White (che forse molti non sanno, era cugino di B.B. King), dedicato alla sua città natale, un classico country blues rurale incalzante e ricco di variazioni chitarristiche, a seguire Fixin’ To Die Blues, il brano che più di tutti rimane legato al mito di Booker White, un complesso, elegante ed intenso brano, classico Delta blues, con le percussioni, suonate dalla stessa Block che fanno le veci del washboard, mentre Rory la canta con grande forza ed intensità, sempre con eccellente uso della slide acustica (che nell’originale del 1940 era quella presa in prestito da Big Bill Broonzy). Ottima versione anche del talkin’ blues Panama Limited, mentre Parchman Farm Blues narra della detenzione di Bukka nel famoso (e famigerato) penitenziario dello Stato del Mississippi, dove il nostro passò circa due anni e mezzo, prima di essere rilasciato, proprio nel 1940, in occasione delle sue registrazioni a Chicago di quell’anno. La versione della Block è una delle più vivide ed intense del disco, sempre con lo splendido dualismo tra voce e slide acustica, come pure per la successiva tambureggiante Spooky Rhythm. New Frisco Train è tra le prime registrazioni del bluesman nero, viene dalle incisioni per la RCA Victor del 1930, quindi molto prima di Robert Johnson, e la versione della musicista di NY è sempre rigorosa, ma comunque ricca di variazioni e vitale. Anche le ultime due tracce, Gonna Be Some Walkin’ Done e soprattutto Back To Memphis, confermano il valore e la bravura di questa paladina del country blues che si è presa, come dice lei stessa nelle note, l’impegno di diffondere l’eredità di questa musica che è in parte cantare, in parte “parlare”, ma anche testimoniare e danzare. E forse, a dispetto di quanto detto da chi scrive, meriterebbe un giudizio ancora più favorevole, per quanto  limitato agli “adepti”. Tanto di cappello!

Bruno Conti         

Sono Solo In Due Ma… Ann Rabson With Bob Margolin – Not Alone

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Ann Rabson W/Bob Margolin – Not Alone – Vizztone

Il nome forse non è conosciuto da moltissimi, ma Ann Rabson è una veterana della scena Blues, dal 1987 leader e fondatrice della band Saffire – the Uppity Blues Women, un trio acustico di musiciste nere dell’area di Washington, DC che poi furono messe sotto contratto dall’Alligator nel 1990 e per una decina di anni sono state una delle formazioni più interessanti nell’ambito del blues tradizionale, con un ultimo album, Havin’ The Last Word, pubblicato nel 2009, dopo una pausa discografica di una decina di anni, e che ha segnato lo scioglimento definitivo del gruppo. Non casualmente, la prima uscita delle Saffire, una cassetta autogestita uscita nel 1987, si chiamava Middle Age Blues, in quanto Ann Rabson all’epoca dell’esordio aveva 42 anni (una cosa comunissima per i bluesmen neri in generale). Lo stile del gruppo ha sempre conglobato blues ma anche barrelhouse, perché la Rabson è un’ottima pianista(nelle Saffire,  anche chitarrista), gospel, soul e tutte le musiche collegate, con tocchi di boogie-woogie e pre-war blues, facendo avvicinare il suo stile a quello di Bonnie Raitt e soprattutto Rory Block. Ann Rabson ha registrato anche tre album solisti, nel corso degli anni 2000, e in questo nuovo Not Alone, si presenta in compagnia di Bob Margolin, altro musicista che vive a pane e Blues.

Come ci ricorda lei stessa nelle note dell’album, la gente spesso pensa che il blues sia sempre e comunque una musica triste, ma questo, secondo, il suo ragionamento, non dovrebbe essere vero in ogni caso. Però poi si incarta un po’ su sé stessa, dicendo che però, in questo disco, che doveva raccogliere materiale felice, anche cattivo (nasty) e in grado di sollevare l’animo dell’ascoltatore, ci sono molti brani che sono, in effetti, tristi. E allora, diciamolo, brani come Guess I’m A Fool di Memphis Slim, uno dei rari cantati da Margolin, ma anche la stessa Let’s Got Get Stoned, un celebre e bellissimo brano di Ashford & Simpson che hanno cantato in mille, a partire da Joe Cocker e Ray Charles, tanto per citare due “minori”, la nostra amica Ann dice che ha un testo piuttosto triste (ma la melodia è ultra accattivante). Anche How Long Blues, il classico di Leroy Carr non è allegrissima, ma al di là degli stati d’animo della musica blues, che fin dal nome non evoca tarantelle, pizze e mandolini, il disco della Rabson ci permette di gustare una cantante ancora nel pieno della sua potenza vocale, con un timbro forte e sicuro, che risalta in molti classici del genere, dal gospel blues di I’m Going To Live The Life I Sing About In My Song, più una dichiarazione d’intenti che un titolo, dove l’accoppiata del piano con la chitarra elettrica di Margolin dona uno splendore malinconico alla maestosa vocalità di Ann.

Oltre che “stoned” in Let’s Get Drunk and Truck si assaporano altre euforie, quasi a tempo di old time blues jazzato anni ’20 e nella citata How Long Blues si tocca il piano blues più classico e tradizionale, rigoroso ma di gran classe grazie alla bella voce della Rabson, Bob Margolin canta in modo adeguato il secondo verso ma non c’è paragone (con tutta la simpatia per il grande Bob, una vita nel blues), tra i due interpreti a livello vocale. In Ain’t Love Margolin si cimenta anche alla slide mentre Ann eccelle al piano e alla voce. Guess I’m A Fool è affidata a Margolin che pur essendo il “with” del disco, si ritaglia alcuni spazi solisti nell’album. Caledonia, a tempo di boogie, ci permette di apprezzare le capacità strumentali di entrambi ma soprattutto della Rabson, che come detto, oltre che notevole cantante, è una brava pianista. Uno dei due brani diciamo “contemporanei” è firmata dallo stesso Margolin che la canta anche, Let It Go, mentre No Time For The Blues è firmata da quella EG Kight, spesso ricordata su queste pagine virtuali e che fa parte di quella scuola di vocalist che oltre alla Raitt e alla Block, annovera tra le sue fila anche Kelley Hunt e la stessa Susan Tedeschi. Is You Is Or Is You Aint My Baby è un brano di uno dei re del divertimento, Louis Jordan, mentre la conclusiva River’s Invitation è una bellissima canzone di Percy Mayfield che consente a Margolin di dare un consistente contributo anche a livello vocale, oltre che con la sua slide insinuante. Rimane la divertente Anywhere You Go di Roy BookBinder e possiamo fare calare il sipario su questo piacevole Not Alone, forse indirizzato soprattutto agli”specialisti” del settore Blues, ma che ha una sua varietà di fondo che lo può fare apprezzare un po’ da tutti, insomma non è “palloso”!

Bruno Conti

Novità Di Maggio Parte IVb. Marcus Miller. Willy DeVille, Joey Ramone, Diana Ross, Clarence Carter, Steve Smith Vital Information, Ian Tyson, Pil, Rory Block, Marissa Nadler, Clarence Carter, Supremes

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Seconda parte della lista delle uscite di questo martedì 29 maggio.

Iniziamo con tre “antichità”. Prosegue la serie delle ristampe della discografia anni ’90 di Willy DeVille: la Big Beat del gruppo Ace dopo Backstreet Of Desire e In New Orleans che raccoglieva in unico CD Victory Mixture e Big Easy Fantasy, ora pubblica questo Live In Paris and New York che purtroppo non è un nuovo disco dal vivo inedito, ma il classico (Live) (proprio così, tra parentesi), quello che conteneva le sue immortali versioni di Hey Joe e Demasiado Corazon, oltre a tutti i suoi classici, registrati dal vivo appunto tra la Francia e gli Stati Uniti. All’origine era uscito su etichetta FNCA. Imperdibile, se vi manca!

Viceversa quello di Joey Ramone “…Ya Know?” è il secondo disco postumo inedito che esce dopo la sua morte. Viene pubblicato dalla BMG/Rough Trade e contiene 15 brani composti tra il 1977 e il 2000 e assemblati dai produttore Ed Stasium e Jean Beauvoir che hanno lavorato con i Ramones durante la loro carriera. C’è anche una Limited Fan Pack Edition con T-shirt e altro che dovrebbe abbondantemente superare i 50 euro.

Altra chicca è il doppio The Supremes At The Copa: Expanded Edition, che esce per la Hip-o-Select/Universal e al vecchio album con 15 brani aggiunge 10 canzoni nel primo CD e altre 21 nel secondo. Si tratta del famoso concerto del 1965 della famosa formazione di Diana Ross. Per essere onesti la legenda dei contenuti recita così:

Disc 1 Tracks 1-15: Original Stereo LP

Disc 1 Tracks 16-25: Alternate Mono Mixes/Previously Unreleased

Disc 2: The Complete Show/previously Unreleased

Poi vedete voi! Sembra interessante, considerando che le ristampe Hip-O-Select hanno anche succosi libretti e un ottimo suono.

 
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Visto che siamo in zona Diana Ross vi segnalo anche il famoso Live In Central Park, giù uscito il 15 maggio per la Shout Factory negli Stati Uniti e ora in uscita anche da noi come Universal. Si tratta della versione in DVD del famoso concerto gratuito del 1983 a New York il 21 luglio interrotto da un megatemporale e replicato la sera successiva. Come da lista qui sotto, nel dischetto ci sono entrambi i concerti e qualche extra per un totale di 160 minuti:

1. I’m Coming Out
2. Home
3. Family
4. It’s My House
5. Let’s Go Up
6. Reach Out And Touch (Somebody’s Hand)
7. Supremes Medley: Reflections/Baby Love/Stop! In The Name Of Love/Love Is Like An Itching In My Heart
8. God Bless The Child
9. Mirror, Mirror
10. Maniac
11. You Can’t Hurry Love
12. Upside Down
13. So Close
14. Why Do Fools Fall In Love
15. Ribbon In The Sky
16. Beat It
17. Muscles
18. Endless Love
19. Theme From Mahogany (Do You Know Where You’re Going To)
20. Ain’t No Mountain High Enough
21. All For One
22. BONUS: Complete Shortened Concert From Day 1

Sempre per gli amanti del soul la Ace/Kent pubblica un nuovo capitolo dedicato al materiale “Fame”, questa volta non una compilation ma per un singolo artista, Clarence Carter, meno conosciuto di altri colleghi ma altrettanto valido ed importante (è ancora in pista), è quello di Slip Away, un brano che magari non dice nel titolo ma all’ascolto della canzone. Il CD si intitola The Fame Singles Volume 1 1966-1970.

Ulteriore capitolo della serie delle ristampe della Floating World con materiale “inedito” degli Spirit, si chiama Two Sides Of A Rainbow e riporta in un doppio CD il concerto della band di Randy California in versone power trio, registrato al Rainbow di Londra nel 1978.

 

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Nuovo album per il grande bassista Marcus Miller, pubblicato come di consueto dalla francese Dreyfus. Il titolo è Renaissance e vede ospiti la coppia Gretchen Parlato e Rubén Blades nel brano Setembro (Brazilian Wedding Song) e Dr.John in una cover di Tightrope.

Doppio album dal vivo (CD+DVD) per il batterista Steve Smith con i suoi Vital Information. In formazione il vecchio tastierista dei Santana, Tom Coster. L’etichetta è la Varese Sarabande.

La Stony Plain ci regala un nuovo capitolo della lunga saga di album dedicati al Blues dalla bravissima cantante e chitarrista Rory Block, il titolo è I’m In The Band e questa volta l’artista cui viene reso omaggio è il Rev. Gary Davis.

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Sempre su etichetta Stony Plain esce l’ennesimo album di Ian Tyson, si chiama Raven Singer e come ha dichiarato lo stesso “cowboy canadese”, 78 anni compiuti, è ispirato da due libri, la sua autobiografia e la biografia di Ian & Sylvia.

Marissa Nadler è una delle cantautrici indie americane più interessanti, il nuovo album si chiama Sister perché è il seguito, una sorta di secondo capitolo, dell’album omonimo che aveva pubblicato lo scorso anno sempre per la propria etichetta, la Box Of Cedar. Diciamo di non facilissima reperibilità ma lei è veramente brava, con una voce molto evocativa.

E “last but not least” il nostro amico John Lydon dopo i Sex Pistols riunisce anche i Pil. Riunisce è una parola una po’ forte visto che non c’è nessun musicista della formazione originale, ma This Is Pil dei Public Image Limited per dargli il nome che gli compete esce (dopo molte vicissitudini) per la Pil Official e se aspettate una settimana, a causa di ritardi nella preparazione della confezione, ci sarà anche la quasi immancabile confezione limitata CD+DVD con un concerto registrato all’Heaven Nightclub, con 16 brani, in pratica un concerto intero e dovrebbe costare come un singolo CD.

Bruno Conti