Sono Tornati Ai Livelli Di Un Tempo! Mavericks – Brand New Day

mavericks brand new day

Mavericks – Brand New Day – Mono Mundo/Thirty Tigers CD

I Mavericks si possono tranquillamente definire un gruppo dalle due carriere. Da sempre guidati dal carismatico Raul Malo, grande cantante di origine cubana, hanno conosciuto il loro momento di maggior splendore negli anni novanta, decade nella quale, con cinque album nei quali palesavano una crescita progressiva, erano giustamente considerati una delle band migliori in America, grazie ad un cocktail unico di rock, pop, country, tex-mex e musica latina, unito ad una grande facilità di scrivere brani immediati e ad un gran senso del ritmo. Dischi come Music For All Occasions e Trampoline erano quanto di meglio si poteva ascoltare in quel momento in tema di musica crossover. Poi il gruppo è entrato in modalità stand-by, Malo ha pubblicato nel 2001 un ottimo album da solista (Today) e, all’indomani di quello che è certamente il loro disco più stanco ed involuto (The Mavericks, 2003) i nostri hanno ufficializzato una separazione che era già nell’aria da tempo. Dopo una serie di lavori del solo Malo di qualità altalenante, e nei quali tentava di intraprendere diverse strade non sempre con lo stesso successo (anche quella del crooner nel poco riuscito Afterhours), i nostri hanno saggiamente deciso di riunirsi all’inizio della decade attuale, ricominciando da zero: In Time, 2013, e Mono, 2015, erano due buoni lavori in cui Malo e soci riprendevano in mano il vecchio suono, ma sembravano due lavori professionalmente validi ai quali però mancava la scintilla dei bei tempi.

Ora però i ragazzi hanno dato alle stampe Brand New Day, un disco potente, ispirato, convincente, in una parola splendido, che ci fa ritrovare all’improvviso i Mavericks degli anni novanta: l’album è infatti una miscela di stili che vanno dal country al pop anni sessanta, al sound Messicano fino ai ritmi cubani, dieci brani scintillanti e con un suono davvero spettacolare (merito della produzione, nelle mani dello stesso Malo e di Niko Bolas, il produttore preferito da Neil Young, ma che ha anche collaborato con Warren Zevon e Melissa Etheridge). Oltre a Malo, fanno parte della band il chitarrista Eddie Perez, il batterista Paul Deakin ed il tastierista Jerry Dale McFadden (il loro bassista storico Robert Reynolds è stato allontanato per problemi legati alla droga), mentre nel disco ci sono anche diversi collaboratori, tra cui meritano una segnalazione Ed Friedland, che di fatto ha preso il posto di Reynolds al basso pur non entrando a far parte del gruppo, lo straordinario fisarmonicista Michael Guerra, il cui strumento dona un sapore messicano a quasi tutti i pezzi, ed i cori delle famose McCrary Sisters. Ma al centro di tutto ci sono Malo, la sua grande voce, i suoi compagni di viaggio e la loro voglia di tornare ad essere quelli di un tempo: Brand New Day è dunque un grande disco, la cui unica cosa davvero brutta è forse la copertina. Si inizia subito a godere con Rolling Along, un brano mosso che profuma di Messico, con al centro la fisa e le trombe mariachi e la grande voce di Malo che si staglia potente, una melodia sixties ed un banjo a dare un sapore country: gran ritmo e suono splendido (una costante di tutto il disco).

La title track è caratterizzata da un possente wall of sound di spectoriana memoria ed il solito feeling anni sessanta (altro filo conduttore di quasi tutte le canzoni), un pezzo maestoso e davvero magnifico; la vivace Easy As It Seems mescola alla grande rock, ritmi cubani ed atmosfere retro, ricordando non poco i Los Lobos di Kiko (quindi i migliori), altro pezzo irresistibile, mentre I Think Of You, dominata come al solito dalla vocalità potente di Raul, è un raffinato pezzo dal mood leggermente jazzato e con la solita melodia romanticona, suonato in punta di dita ma con la solita grande classe. Goodnight Waltz è una ninna nanna tra Messico e jazz, con la fisa da una parte ed il sax dall’altra che si contendono la scena, e Malo che intona un motivo da ballo della mattonella, Damned (If You Do) è il brano più rock finora, anche se i contatti col Messico non mancano, il solito cocktail irresistibile e pieno di ritmo e forza in cui i nostri sono maestri, I Will Be Yours è uno scintillante slow alla Roy Orbison (e pure con la voce ci siamo), con in più il solito Mexican touch garantito dalla splendida fisa di Guerra, per un altro risultato da applausi. La spedita Ride With Me è uno stimolante mix tra rock’n’roll e big band music, con un tocco di blues, I Wish You Well ci riporta dalle parti di Orbison, un lento delizioso con la consueta gran voce di Malo a nobilitare il tutto, mentre For The Ages, che chiude il CD, è una roboante country song dal solito suono ricco e potente, un gustoso rimando al suono degli esordi, quando i nostri erano considerati principalmente una country band.

Non solo Brand New Day è il miglior disco dei Mavericks dalla loro reunion (e si mette sullo stesso piano dei loro lavori più riusciti), ma è anche uno dei più belli di questi primi quattro mesi del 2017: da non perdere.

Marco Verdi

Dopo Trent’Anni E’ Ancora Una Goduria! Roy Orbison – Black & White Night 30

roy orbison black and white night

Roy Orbison – Black & White Night 30 – Legacy/Sony CD/DVD – CD/BluRay

Nella seconda metà degli anni ottanta ci fu una meritoria operazione di revival per quanto riguardava il grande Roy Orbison, uno degli originali rock’n’roller del periodo d’oro della Sun Records: dopo i fasti (e le tragedie personali) degli anni cinquanta e sessanta, la figura di Roy cadde nel dimenticatoio per tutti i settanta (anche se in quel periodo continuò ad incidere) e soprattutto nel primo lustro degli eighties; il primo a tirare fuori il nostro dalla naftalina fu il regista David Lynch, che nel suo controverso ma famoso film Blue Velvet diede una parte centrale alla canzone In Dreams. Poi ci fu il Grammy vinto per il duetto con k.d. lang in Crying, e nel 1987 il doppio album In Dreams, contenente versioni rifatte da capo a piedi dei suoi classici. Ma la parte centrale dell’operazione di recupero di “The Big O” fu il concerto tenutosi nel Settembre del 1987 al piccolo Cocoanut Grove di Los Angeles, un evento che rimarrà negli annali come Black & White Night, in quanto il bianco e nero era sia il dress code della serata che la tecnica con cui venne girato il filmato. Il concerto ebbe un enorme successo (passò via cavo per la HBO ed uscì anche al cinema), tanto che dopo due anni uscì anche in CD e VHS (ed in DVD diversi anni dopo): peccato che nel 1989 il vecchio e malandato cuore di Orbison avessa già ceduto, senza avere il tempo di godersi il successo del suo vero e proprio comeback album, lo splendido Mystery Girl (invece riuscì a vedere il suo nome di nuovo in testa alle classifiche con il primo disco del supergruppo dei Traveling Wilburys, formato con George Harrison, Bob Dylan, Tom Petty e Jeff Lynne).

Oggi i figli di Roy, curatori degli archivi dopo la morte della madre Barbara (che era anche la manager del nostro, oltre che la seconda moglie), ripubblicano quella storica serata nel trentennale del suo svolgimento (ma sono già passati trent’anni? Quasi), in un’elegante confezione contenente sia il CD che il DVD (o, per la prima volta, il BluRay), ed aggiungendo anche dei bonus per rendere il piatto ancora più succulento. Le cose che saltano all’occhio (e all’orecchio) sono la nitidezza dell’immagine nonostante il bianco e nero e la purezza del suono, completamente rimasterizzato, ma soprattutto il fatto che per questa edizione tutto il filmato sia stato rimontato da capo a piedi, utilizzando riprese inedite effettuate con telecamere diverse da quelle del video originale, rendendolo quindi accattivante anche per chi possedeva il vecchio DVD o VHS. Ed è un immenso piacere godere nuovamente di quella magica serata, che vede in Roy un frontman carismatico ed in forma smagliante, accompagnato da una house band coi controfiocchi, la TCB Band, ovvero il backing group di Elvis Presley negli ultimi anni di carriera: Glen D. Hardin al piano, Jerry Scheff al basso, Ron Tutt alla batteria e soprattutto l’inarrivabile chitarrista James Burton, che sarà il vero protagonista della serata, dopo Roy ovviamente.

Ma questa Black & White Night è passata alla storia anche per la quantità impressionante di “amici” sul palco ad accompagnare Orbison, un vero e proprio parterre de roi che comprende un insieme di backing vocalists composto da Jackson Browne, J.D. Souther, Steven Soles, Bonnie Raitt, Jennifer Warnes e k.d. lang, più un trio di chitarristi formato da Bruce Springsteen, Elvis Costello e T-Bone Burnett (che è anche il cerimoniere), e Tom Waits all’organo e chitarra acustica (completano il quadro Mike Utley alle tastiere, Alex Acuna alle percussioni ed un quartetto d’archi). E la cosa che si nota è che nessuno degli ospiti invade lo spazio di Roy, non ci sono neppure duetti (solo il Boss armonizza con il leader in due brani, Uptown eDream Baby https://www.youtube.com/watch?v=ANy4x3wgTSA ), anzi guardano al nostro con immenso rispetto e devozione, quasi intimoriti dal suo particolare carisma (Orbison ha sempre avuto una presenza magnetica pur non muovendo un muscolo durante le sue esibizioni, tanto bastava la sua voce formidabile per entusiasmare): la sola presenza di Waits, uno che fa fatica a muoversi anche per promuovere sé stesso, è indicativa in tal senso. E’ quindi, lo ribadisco, un immenso piacere riascoltare (e rivedere) il grande Roy alle prese con le sue inimitabili ballate, veri e propri classici quali Only The Lonely https://www.youtube.com/watch?v=4YG__LBJVZ0 , In Dreams, Crying (cantata da solo nonostante la presenza della lang), It’s Over, Running Scared, Blue Bayou, canzoni nelle quali la voce allo stesso tempo gentile e potente del nostro è davvero l’arma in più; ma se Roy è famoso più che altro come balladeer, in questo concerto ha grande spazio anche l’Orbison rocker, con versioni strepitose e coinvolgenti Dream Baby, Mean Woman Blues (durante la quale Roy gigioneggia e si diverte con il suo tipico brrrrrrrr), e due incredibili versioni di Ooby Dooby e Go!Go!Go! (Down The Line), con Burton che fa letteralmente i numeri con la sua sei corde.

Ci sono anche un paio di brani nuovi, che finiranno due anni dopo su Mystery Girl (la marziale The Comedians, scritta da Costello, e la pimpante (All I Can Do Is) Dream You), ed un gran finale con una Oh, Pretty Woman da urlo, più di sei minuti di grande rock’n’roll con Burton che sotterra tutti nella jam finale, entusiasmando non poco il pubblico del piccolo club (nel quale si riconoscono Kris Kristofferson, Billy Idol e l’attore Patrick Swayze). Abbiamo detto dei bonus, sia nella parte audio che video: due nel concerto principale (la lenta Blue Angel, assente anche dalla trasmissione televisiva dell’epoca, ed una versione alternata e più sintetica di Oh, Pretty Woman), più un mini-concerto segreto tenutosi a fine serata e con un pubblico ristretto, cinque canzoni che erano presenti anche nella setlist principale, ed eseguiti più o meno allo stesso modo (ma Claudette secondo me è più riuscita), che nel CD sono assenti ma proposti a parte come download digitale con tanto di codice, una pratica piuttosto antipatica a mio parere. Conclude il tutto un documentario di poco più di dieci minuti con immagini tratte dalle prove e brevi interviste ad alcuni ospiti della serata, un filmato interessante ma forse non indispensabile. Black & White Night era uno dei migliori live degli anni ottanta, ed in assoluto una delle cose migliori della carriera di Roy Orbison, e questa ristampa ce lo riconsegna in tutto il suo splendore.

Marco Verdi

Occhio Alle “Fregature”, Ma Questi Non C’erano Già? Alcune Ristampe Future Sospette: Gene Clark, Byrds, Johnny Jenkins, Kris Kristofferson, Roy Orbison, Steve Earle, Neko Case, Blue Oyster Cult, Richie Furay Band, Chicago

gene clark lost studio sessions

Oltre a segnalarvi le uscite discografiche più interessanti, imminenti e più lontane nel tempo, cerco comunque sempre di arricchirle con qualche veloce dettaglio e giudizio, anche relativo ad eventuali precedenti versioni, dato che spesso sia le riviste specializzate che i Blog di musica tralasciano e che invece è importante sapere (anche per i portafogli di chi acquista). Proprio per evitare le “fregature” quest’oggi ci concentriamo su una serie di ristampe (croce e delizia degli appassionati per il quasi compulsivo parossismo che si è impadronito di etichette piccole e grandi, nuove e vecchie, che ormai ripubblicano a ciclo continuo, ripetutamente, gli stessi titoli, che quindi si trovano in circolazione in innumerevoli edizioni): vediamo quelle che sono previste in uscita nelle prossime settimane e che mi lasciano dubbioso per vari motivi. La prima e l’ultima per motivi diversi dalle altre, ma vediamo di capire perché.

In teoria (e anche in pratica) questo CD di Gene Clark The Lost Studio Sessions 1964-1982 è interessantissimo: ricco di materiale rarissimo ed inedito, però quello che lascia perplessi è la presentazione che ne ha fatto la Sierra Records, l’etichetta che lo ha pubblicato: all’atto pratico si tratta di un SACD ibrido che però nelle note di lancio del disco è stato descritto così –  24 tracks-Two CDs worth of music. Playable on both standard CD and SACD players, 36 page booklet – e fin qui nulla di male, però molti hanno pensato che si trattasse di un CD doppio e così lo presentano molti siti di vendita. Ma avendolo tra le mani vi posso assicurare che si tratta di un CD singolo, il problema o la “fregatura” è il prezzo, che oscilla, almeno in Europa, tra i 44 e i 58 euro. francamente per un dischetto singolo mi sembra eccessivo. Poi il contenuto è notevole e di grande interesse, come potete leggere qui sotto:
Track 1 The Way I Am
Track 2 I’d Feel Better
Track 3 That Girl
Track 4 A Worried Heart
Track 5 If There’s No Love

Recorded Spring 1964, World Pacific Studios, Produced by Jim Dickson; Original source: Scotch 201, 1/2″ 3-track analog master, 15 ips; solo with 12-string guitar.

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Track 6 Back Street Mirror
Track 7 Don’t Let It Fall Through

Recorded January 26, 1967, Sound Recorders, Produced by Jim Dickson; Arranger, Leon Russell; Horn Section, Hugh Masekela; Mixer, Armin Steiner; Recorder, Cal Frisk; Original Source: Scotch 203, 8-track, 1″ 8-track analog master, 15 ips; Full Band.

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Track 8 Back To The Earth Again
Track 9 The Lighthouse
Track 10 The Awakening Within
Track 11 Sweet Adrienne
Track 12 Walking Through This Lifetime
Track 13 The Sparrow
Track 14 Only Yesterday’s Gone

Recorded 1968-1970, Liberty/UA Recording Studios, Produced by Jim Dickson; Original Source: Scotch 150, 1/4″ full track mono, analog master, 15 ips; solo with acoustic guitar.

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Track 15 She Darked the Sun

Recorded Spring 1970, Sound Factory, Produced by Jim Dickson: Original source: Scotch 206, 1/4″ 2-track analog master, 15 ips; with the “The Burrito Deluxe – Flying Burrito Bros”.

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Track 16 Roll in My Sweet Baby’s Arms
Track 17 She Don’t Care About Time
Track 18 Don’t This Road Look Rough and Rocky
Track 19 Bars Have Made a Prisoner Out Of Me

Recorded July – September 1972, Wally Heider Studio 4, Produced by Chris Hinshaw and Terry Melcher: Original source: Ampex 631, 1/4″ 2-track analog master, 15 ips; with Clarence White, Eric White Sr., Sneaky Pete Kleinow, Spooner Oldham, Byron Berline, Michael Clarke, Claudia Lennear and friends.

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NYTEFLYTE – Gene Clark, Chris Hillman, Herb Pedersen, Al Perkins, Michael Clarke

Track 20 One Hundred Years From Now
Track 21 (The) Letter
Track 22 Still Feeling Blue
Track 23 No Memories Hangin’ Round
Track 24 I’ll Feel A Whole Lot Better

Recorded July 10, 1982, Criterion Recorders, Produced by Jim Dickson: Engineer, Captain Echo; Original source: Agfa PEM 408, 2″ 16-track analog master, 15 ips.

Io vi ho reso edotti poi fate voi.

byrds - live at the fillmore february 1969

Passiamo alle uscite future e visto che abbiamo parlato di Gene Clark, ecco la ristampa di un disco dei Byrds (ma senza Clark): parlo di “ristampa” anche se quando venne pubblicato in CD per la prima volta, nel 2000, nell’ambito delle ripubblicazioni di tutto il catalogo dei Byrds da parte della Sony Legacy, questo Live At The Fillmore February 1969, allora in effetti era un concerto inedito. Ora (o meglio al 31 marzo) l’etichetta inglese Floating World lo presenta di nuovo, ma occhio perché è pari pari lo stesso CD e la “vecchia” edizione è tuttora in catalogo.

Tracklist
1. Nashville West
2. You’re Still On My Mind
3. Pretty Boy Floyd
4. Drug Store Truck Driving Man
5. MEDLEY Turn Turn Turn, Mr Tambourine Man, Eight Miles High
6. Close Up The Honky Tonks
7. Buckaroo
8. The Christian Life
9. Time Between
10. King Apathy III
11. Bad Night At The Whiskey
12. This Wheel’s On Fire
13. Sing Me Back Home
14. So You Want To Be A Rock ‘N’ Roll Star
15. He Was A Friend Of Mine
16. Chimes Of Freedom

 

johnny jenkins blessed blues

Stesso discorso, più o meno, anche per questo Blessed Blues di Johnny Jenkins: data prevista della ristampa Floating World sempre il 31 marzo, diverso il pregresso. Il CD uscì la prima volta nel 1996 per la Capricorn Records, circa 25 anni dopo (26 per la precisione) quello che viene considerato il suo piccolo capolavoro “perduto”, Ton Ton Macoute, il disco del 1970 dove suonavano Duane Allman, Berry Oakley, Butch Trucks degli Allman, oltre a Eddie Hinton, Pete Carr, Paul Hornsby e Johnny Sandlin, che era anche il produttore.

Ottimo comunque anche il disco del 1996, che vede la presenza di David Hood e Billy Stewart come sezione ritmica, Jack Pearson alla chitarra, Chuck Leavell alle tastiere e Randall Bramblett al sax. Quindi controllate se non lo possedete già e poi fateci un pensierino, merita.

kris kristofferson the austin sessions

Anche questo Kris Kristofferson The Austin Sessions ovviamente era già uscito in CD: nel 1999 venne pubblicato dalla Atlantic e conteneva registrazioni del 1997, in cui Kris, accompagnato da una serie di ottimi musicisti, tra cui Stephen Bruton, Jim Cox, Mike Baird, Paul Franklin, John Spivey e altri, tra i quali anche Mark Knopfler, aveva registrato nuove versioni di molti suoi classici del passato. Altra particolarità è la presenza imponente di colleghi impegnati come seconde voci in diversi brani: Jackson Btowne, Steve Earle, Vince Gill, Matraca Berg, Marc Cohn, Alison Krauss, Catie Curtis e lo stesso Knopfler. La “fregatura”, se lo avete già, è in che nuova edizione Warner/Rhino in uscita il prossimo 10 febbraio sono state aggiunte due bonus tracks, con la tracking list completa della edizione potenziata che è la seguente.

1. Me And Bobby McGee (Remastered)
2. Sunday Morning Coming Down (Remastered)
3. For The Good Times (Remastered)
4. The Silver Tongued Devil And I (Remastered)
5. Help Me Make It Through The Night (Remastered)
6. Loving Her Was Easier (Than Anything I’ll Ever Do Again) [Remastered]
7. To Beat The Devil (Remastered)
8. Who’s To Bless And Who’s To Blame (Remastered)
9. Why Me (Remastered)
10. Nobody Wins (Remastered)
11. The Pilgrim: Chapter 33 (Remastered)
12. Please Don’t Tell Me How The Story Ends (Remastered)
Bonus Tracks:
13. Best Of All Possible Worlds
14. Jody And The Kid

roy orbison black and white night

Per questo disco, CD, DVD, Blu-Ray, per non parlare di VHS e Laserdic, si configura chiaramente un caso di circonvenzione di incapace: il concerto, peraltro bellissimo, nel corso degli anni, è uscito in una miriade di versioni. Va bene, quest’anno ricorre il 30° Anniversario dalla data del concerto (sempre stiracchiata, visto che il concerto si tenne il 30 settembre del 1987, ma venne trasmesso in TV il 3 gennaio del 1988 e pubblicato il 3 febbraio del 1989. Poi, nelle varie edizioni che si sono susseguite negli anni, è stato aggiunto un pezzo qui, un altro là, per arrivare fino ad un totale di 18 brani ( tre non furono compresi nel broadcast originale). Ora la Sony Legacy pubblica questa versione “definitiva”  in CD/DVD o CD/Blu-Ray, prevista in uscita per il 24 febbraio p.v., che conterrà 24 brani, i 18 conosciuti, una alternate di Oh, Pretty Woman, più cinque tracce con versioni alternative registrate in un “concerto segreto” tenuto dopo l’evento, che però in versione audio saranno disponibili solo come download digitale, previo acquisto della confezione che conterrà un codice all’interno del CD per lo scarico dei suddetti brani (complicato?).

Il tutto sarà curato dai due figli di Roy Orbison.

1. Only The Lonely
2. Leah
3. In Dreams
4. Crying
5. Uptown
6. The Comedians
7. Blue Angel
8. It’s Over
9. Running Scared
10. Dream Baby (How Long Must I Dream)
11. Mean Woman Blues
12. Candy Man
13. Ooby Dooby
14. Blue Bayou
15. Go Go Go (Down The Line)
16. (All I Can Do Is) Dream You
17. Claudette
18. Oh, Pretty Woman (Alt Version)*
19. Oh, Pretty Woman
Secret Post-concert alternate versions (offered as a digital download within the CD):
20. (All I Can Do Is) Dream You*
21. Comedians*
22. Candy Man*
23. Claudette*
24. Uptown*

*= Previously unreleased

In più nelle parti video sarà incluso un documentario di 33 minuti con interviste e materiale registrato durante le prove (ovviamente non versioni complete, anche se leggendo le anticipazioni dell’uscita di parla di 40 tracce complessive nel secondo dischetto (ma alcune sono interviste, altri spezzoni di prove, interviste, siparietti, tipo quello di Springsteen, foto, ancora più complicato?). Il concerto è splendido, le canzoni pure, poi basta guardare chi c’è sul palco,il prezzo annunciato non mi pare proibitivo, speriamo che poi non esca l’edizione ancora più definitiva!

steve earle live from austin texas 1986 neko case live from austin city limits

In questo caso, sempre che non vi manchino, possiamo tranquillamente parlare di “fregatura”: si tratta di due concerti, peraltro splendidi, della serie Live Form Austin TX, pubblicata negli scorsi anni dalla New West. Peccato che i due titoli erano già usciti, e sono tuttora in circolazione, come CD e DVD divisi, ma ora è possibile acquistare le nuove confezioni CD+DVD. Non dico nulla per non usare il turpiloquio.

Il primo doppio contiene il concerto di Steve Earle del settembre 1986, subito dopo il successo strepitoso di Guitar Town (ne esiste anche un secondo, nella stessa serie, relativo al concerto del novembre 2000).

Il concerto di Neko Case è del 9 agosto 2003, pubblicato in DVD nel 2006 e in CD nel 2007, ora disponibile in questa versione “nuova” doppia (entrambi sono previsti in uscita per il prossimo 10 marzo). La bravissima Neko Case (al sottoscritto piace moltissimo) ha suonato nuovamente a Austin City Limits nel 2013, ma per il momento non è stato pubblicato nulla.

blue oyster cult some enchanted evevning

Questo Some Enchanted Evening dei Blue Oyster Cult è uno dei dischi che vanta il maggior numero di ristampe nel corso degli anni. e molte sono tuttora in produzione (il sito Discogs ne cita 41 diverse). Uno splendido concerto dal vivo, registrato nel corso del tour del 1978 (meno un pezzo dallo show di fine anno del 1977), uscì in vinile, purtroppo, solo come singolo album, poi stampato, sempre come singolo, in CD, nel 1995, ed infine in una Deluxe Edition CD+DVD della serie Legacy della Sony, nel 2007, con sette bonus nella versione audio, più un DVD, registrato sempre nella stessa tournée, 11 brani al Capital Centre di Largo nel Maryland. In seguito, nel 2013, la Culture Factory ne ha pubblicata una ennesima ristampa, ed ora, al 24 marzo uscirà anche la versione della inglese Talking Elephant. Tutte regolarmente in catalogo (meno, purtroppo, quella doppia, che si trova ancora, ma solo a prezzi diciamo “carucci”.

La versione Talking Elephant torna alla edizione standard con 7 brani:

1. R.U. Ready To Rock
2. E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence)
3. Astronomy
4. Kick Out The Jams
5. Godzilla
6. (Don’t Fear) The Reaper
7. We Gotta Get Out Of This Place

Grande concerto comunque.

richie furay band alive deluxe

Diciamo che questa è una “mini fregatura” nel formato, il CD rimane doppio, con tre bonus tracks in studio, aggiunte alle fine del secondo disco, ma maxi nel prezzo, in quanto le ristampe della Friday Music sono sempre molto costose (vedasi anche il recente doppio con i primi due dischi di Ron Wood). Oltre a tutto considerando che questa è una ristampa della ristampa, in quanto la versione con i 3 brani in più era già uscita, per la stessa etichetta nel 2009, e verrà ristampata nuovamente il 3 marzo. La prima versione era uscita nel 2008 e vede l’ex leader dei Poco rivisitare con gusto e classe parecchi brani sia dal repertorio del suo vecchio gruppo, sia come solista, e anche dei Buffalo Springfield.

[CD1]
1. When It All Began
2. Pickin’ Up The Pieces
3. Medley #1
Flying On The Ground Is Wrong
– Do I Have To Come Right Out And Say It
– Nowadays Clancy Can’t Even Sing
4. Forever With You
5. Go And Say Goodbye
6. Child’s Claim To Fame
7. So Far To Go
8. Satisfied
9. Through It All
10. Kind Woman
11. Just For Me And You
12. A Good Feelin’ To Know

[CD2]
1. Sad Memory
2. Heartbeat Of Love
3. Make Me A Smile
4. You Better Think Twice
5. Baby Why
6. Rise Up
7. Believe Me
8. Just In Case It Happens
9. Medley #2
– And Settlin’ Down
– Hurry Up
– Fallin’ In Love
– C’Mon
10. Callin’ Out Your Name
11. Let’s Dance Tonight
12. In My Father’s House
Bonus Studio Tracks:
13. Wake Up My Soul
14. With My Whole Heart
15. Real Love

chicago chicago II

Ultimo della lista, ma primo a uscire, il prossimo 27 gennaio, questo è lo Steve Wilson Remix di Chicago II dei Chicago, in origine uscito come doppio vinile nel gennaio 1970, ha poi avuto varie ristampe In CD, la prima come doppio CD per la Columbia nel 1986, poi dopo varie edizioni, ne è stata pubblicata una definita Deluxe dalla Rhino, pubblicata nel 2002, come CD singolo, anche se con 2 bonus delle single versions di due canzoni, perché il disco, vista la sua durata, ci sta comodamente in un unico dischetto. cosa che è stata fatta saggiamente anche per questa versione targata 2017.

1. Movin’ In
2. The Road
3. Poem For The People
4. In The Country
5. Wake Up Sunshine
6. Make Me Smile
7. So Much To Say, So Much To Give
8. Anxiety’s Moment
9. West Virginia Fantasies
10. Colour My World
11. To Be Free
12. Now More Than Ever
13. Fancy Colours
14. 25 Or 6 To 4
15. Prelude
16. A.M. Mourning
17. P.M. Mourning
18. Memories Of Love
19. It Better End Soon (1st Movement)
20. It Better End Soon (2nd Movement)
21. It Better End Soon (3rd Movement)
22. It Better End Soon (4th Movement)
23. Where Do We Go From Here

Solo uno stereo remix per migliorare il sound, e il compact esce pure a mid-price, che volere di più. Questo in effetti non è una “fregatura”, su molti degli altri inclusi in questo post ho seri dubbi.

Alla prossima.

Bruno Conti

Agli Albori Della Sua Carriera, La Genesi Di Un Grande Cantautore. James Taylor – Audio Radiance (Jabberwocky Club New York Feb 6th 1970)

james taylor audio radiance

James Taylor – Audio Radiance (Jabberwocky Club New York Feb 6th 1970) – Lexington 

Continua, sempre a ritmo assai sostenuto, la pubblicazione di concerti tratti da broadcasts radiofonici, ormai ha decisamente superato le uscite dei Live ufficiali e sembra non avere più freni, le etichette hanno nomi sempre più improbabili, questa Lexington da dove è sbucata? Ma noi, finché dura, non ci lamentiamo, e documentiamo quelli più interessanti. James Taylor è, stavo per dire, uno dei più “piratati”, mi correggo, maggiormente documentati: abbiamo avuto, solo recentemente, concerti del 1974, 1975, 1976 e 1981, spesso recensiti sul Blog, ma anche i suoi primissimi tempi sono “ben coperti”, con le registrazioni del 1970 insieme a Carole King e Joni Mitchell (anche nel bellissimo Amchitka, che era la testimonianza del concerto per Greenpeace). Conosco l’esistenza anche di un bootleg “non ufficiale” doppio registrato ad Harvard, sempre nel ’70, ma qui siamo proprio agli inizi assoluti della sua attività, 6 febbraio 1970, James Taylor sta per pubblicare o ha appena pubblicato (non conosco la data esatta), Sweet Baby James, che poi salirà fino al 3° posto delle classifiche americane, decretando il successo dei singer songwriters negli anni ’70, ma allora, forse, James, era solo un cantante di belle speranze che aveva anche scritto una canzone, Suite For 20 G, sperando che la casa discografica gli avrebbe dato quei 20.000 dollari promessi in caso di pubblicazione del disco.

Non so neppure dove fosse questo Jabberwocky Club (ma comunque mi sono documentato, con internet nulla sfugge, pare sia un club a Syracuse, nello stato di New York, tutt’ora in attività peraltro), ma il lungocrinito e baffuto signore che sale sul palco non esegue neppure Country Road, che sarà uno dei massimi successi dell’album, di cui vengono ripresi solo quattro pezzi, per il resto affidandosi a materiale che era uscito sul disco omonimo per la Apple nel 1968, oltre ad alcune cover di varia provenienza. Però ha la già classe e la stamina del grande performer, scherza con il pubblico presente e quello radiofonico, poi attacca con la bellissima Rainy Day Man, tratta dall’esordio del 1968 e già uno dei classici assoluti di Taylor, poi passa a Diamond Joe, un brano classico della canzone americana. attribuito a A.P. Carter della Carter Family, con tanto di lunghissima, dotta e divertente presentazione. La voce è già quella calda ed espressiva che tanto abbiamo amato negli anni a venire. Ma il diavoletto era dietro l’angolo ed ecco una Things Go Better With Coke, che era il pezzo di Roy Orbison, Ray Charles e molti altri, dedicato alla Coca Cola, ma Taylor si presenta come un “cokehead” (in modo forse profetico), creando un certo imbarazzo tra il pubblico, e penso anche alla radio, perché l’audio scompare per un attimo quando Taylor chiede se ci sono altri cokeheads tra il pubblico, poi quando parte il breve spot della nota bevanda tutto si stempera in un sorriso e una risata. Machine Gun Kelly, scritta da Danny Kortchmar, sarebbe uscita solo l’anno successivo su Mud Slide Slim, ma è comunque una gran canzone, come pure Anywhere Like Heaven, il primo pezzo della serata tratto dal nuovo album Sweet Baby James.

Poi Taylor cala l’asso con la stupenda Fire & Rain, accolta da un timidissimo accenno di applauso, forse non la conoscevano ancora, e che rimane comunque a tutt’oggi una delle sue canzoni più belle in assoluto, direi nella Top 5 delle mie preferite del nostro, che come tutti sanno è anche eccellente chitarrista acustico, come dimostra nel corso del concerto. Che prosegue con Circle Round The Sun, un traditional che appariva nel primo album, dall’andatura folk-blues, seguito da un altro brano celeberrimo come Will The Circle Be Unbroken, presentato come vecchio spiritual e poi da Carolina In My Mind, brano che non abbisogna di presentazione, tra i più conosciuti dal pubblico presente. Sunshine Sunshine, sempre dal disco Apple, scritta per la sorella Kate, presentata come la sua sorella preferita, nonché l’unica, tra l’ilarità dei presenti e poi decide di cantare, a New York, un pezzo intitolato Dixie, quella di Stephen Foster, prima di lanciarsi in una intricata Hallelujah I Love Her So, il bellissimo brano di Ray Charles. Blossom è solo il terzo brano tratto dal nuovo album, immagino per la gioia dei suoi discografici, altra canzone deliziosa e tipica del suo repertorio, come la successiva Sunny Skies, che apre i bis, sempre preceduta da simpatiche battute, “per fortuna ci siete ancora”, brano dove mi pare si senta anche un contrabbasso, non so dirvi suonato da chi, visto che nel libretto del CD note zero. Chiude la serata, preservata per i posteri, con un audio perfetto, dall’emittente WAER-FM (anche se nella serata vennero eseguiti altri brani non compresi nel broadcast, tra cui la bellissima cover del brano dei Beatles che ascoltate sopra) un altro pezzo dal primo album, Brighten Your Night With My Day. Concerto intimo e molto raccolto, che vi consiglio caldamente, la genesi di un grande cantautore!

Bruno Conti

Una Riscoperta Quantomeno Opportuna! Roy Orbison – The MGM Years 1965-1973 & One Of The Lonely Ones

roy orbison mgm years front

Roy Orbison – The MGM Years 1965-1973 – Universal 13CD (14LP) Box Set 

Roy Orbison – One Of The Lonely Ones – Universal CD

Quando si parla di Roy Orbison, una delle più grandi voci rock di sempre, si tende a considerare principalmente la fase iniziale della sua carriera, quando cioè incidendo per la Monument pubblicò tutti i suoi maggiori successi, da Oh, Pretty Woman a Only The Lonely passando per Running Scared, Crying e In Dreams (solo per citare alcune tra le più note), oppure gli ultimi anni prima dell’improvviso decesso, quando era finalmente riuscito a riassaporare il piacere della popolarità, o perché no i suoi esordi presso la Sun Records, ma spesso ci si dimentica che, tra la seconda metà degli anni sessanta ed i primi anni settanta Roy si era accasato presso la MGM ed aveva continuato ad incidere con grande regolarità. Anni difficili per The Big O, sia professionalmente (i tempi e le mode stavano cambiando con rapidità, e c’era poco spazio nelle classifiche per le canzoni romantiche del nostro) sia dal punto di vista della vita privata, in quanto nel giro di poco tempo Roy perse in tragiche circostanze sia la prima moglie Claudette che due dei suoi tre figli (rispettivamente in un incidente stradale ed in un incendio casalingo). Ma Orbison non si diede per vinto, e si rifugiò nella musica più che mai, anche se con esiti commerciali incerti: la qualità delle sue incisioni si manteneva comunque su livelli medio-alti, come testimonia questo prezioso box che riunisce tutti i dischi incisi in quel periodo, aggiungendo una compilation di b-sides e brani apparsi solo su singolo, a cura dei tre figli superstiti di Roy (Wesley, Roy Jr. ed Alex), che si occupano degli archivi del padre dopo la scomparsa nel 2011 di Barbara, seconda moglie ed anche manager del cantante texano. Oltre al box The MGM Years (molto ben fatto e con un esauriente libretto di 65 pagine, anche se non a buon mercato – ma i vari CD sono stati ristampati anche singolarmente) i Roy’s Boys, così si fanno chiamare i tre figli, hanno pubblicato separatamente una vera chicca, cioè un intero disco inciso da Roy nel 1969 e mai messo in commercio, intitolato One Of The Lonely Ones, un album inciso di getto in risposta ai tragici eventi della sua vita. Ma andiamo con ordine.

roy orbison mgm years

 

The MGM Years: come già detto sono presenti gli undici album pubblicati da Roy in quel periodo (There Is Only One Roy Orbison, The Orbison Way, The Classic Roy Orbison, Sings Don Gibson, Cry Softly Lonely One, Roy Orbison’s Many Moods, Hank Williams The Orbison Way, The Big O, Roy Orbison Sings (titoli molto fantasiosi), Memphis e Milestones), rimasterizzati ad arte e presentati in pratiche confezioni simil-LP, una colonna sonora mai realizzata su CD (The Fastest Guitar Alive) ed il già citato B-Sides And Singles. Come già accennato, i dischetti presenti nel box (tutti molto corti e senza bonus tracks, si va da un minimo di 24 minuti ad un massimo di poco più di mezz’ora, a parte la compilation di singoli) sono decisamente godibili, senza particolari differenze di suono e stile tra uno e l’altro: la classe di Roy non la scopriamo certo oggi, ed in più in quegli anni aveva raggiunto una tale potenza e maturità vocale da consentirgli di affrontare con disinvoltura qualsiasi tipo di canzone, un po’ come Elvis negli anni settanta. Roy alterna le sue tipiche canzoni ricche di melodia (molte scritte con i partner abituali Bill Dees e Joe Melson) con altri pezzi più rock’n’roll, un uso degli archi misurato e non pesante e soprattutto la sua formidabile voce a rendere degne di nota anche le canzoni più normali. Qualche titolo sparso (ma potrei citarne il quadruplo): la nota Claudette, dedicata alla moglie quando era ancora in vita https://www.youtube.com/watch?v=tUZBijp0En0 , l’emozionante Crawling Back, Ride Away, la fluida Ain’t No Big Thing, la scintillante Go Away, la trascinante City Life, la drammatica Amy, l’insolita Southbound Jericho Parkway, una mini-suite di sette minuti con elementi psichedelici, non proprio il pane quotidiano per Roy.

Oppure interi album di alto livello, come Cry Softly Lonely One (che ha punte di eccellenza nella romantica She, la fulgida Communication Breakdown https://www.youtube.com/watch?v=5CHygiovJD8 , la classica title track, puro Orbison al massimo della sua espressività vocale, o il gioiellino pop Only Alive), o i tre album di cover (gli omaggi a due leggende della musica country come Don Gibson e Hank Williams, due dischi coi fiocchi, o Memphis, composto interamente di brani rock e country contemporanei). Per non parlare di The Big O, forse il migliore in assoluto tra tutti, un disco roccato e diretto, con un suono elettrico che ricorda le prime incisioni con la Sun, dove spiccano Break My Mind, con un ritornello corale irresistibile, il rifacimento di Down The Line (periodo Sun), dove Roy assomiglia più a Jerry Lee Lewis che a sé stesso https://www.youtube.com/watch?v=_TxtofIPdFg , la magnifica Loving Touch e la gioiosa Penny Arcade.

E poi ci sono le cover sparse, e Roy con la voce che si ritrovava riusciva a far sua qualsiasi canzone: Unchained Melody (da pelle d’oca), Help Me, Rhonda (Beach Boys), I Fought The Law (sempre bellissima), Sweet Caroline (Neil Diamond), Only You (Platters), Land Of 1000 Dances, Words (Bee Gees) solo per citarne alcune https://www.youtube.com/watch?v=RFIKES6yC1Y . Buon ultimo, The Fastest Guitar Alive, colonna sonora di uno strano western interpretato da Roy stesso, in cui il protagonista girava con una chitarra che all’occorrenza si tramutava in fucile: un dischetto curioso, non il migliore di quelli presenti, ma che contiene almeno due perle come la spedita Rollin’ On e la discreta Best Friend, ma anche cose un po’ ingenue come la stereotipata Pistolero, che sentita oggi fa un po’ sorridere.

roy orbison one of the lonely ones

One Of The Lonely Ones: un disco abbastanza in linea con gli standard del periodo, che vede il nostro in ottima forma nonostante i dolorosi fatti privati, anche se con un comprensibile aumento degli elementi malinconici. Dopo un’emozionante rilettura del classico di Rodgers & Hammerstein You’ll Never Walk Alone (un successo per Gerry & The Pacemakers e da sempre inno dei tifosi del Liverpool), con il tipico crescendo di Roy https://www.youtube.com/watch?v=DN9Na5KzRhw , abbiamo una bella serie di ballate ricche di pathos, canzoni mai sentite che finalmente ci vengono svelate, come la tesa Say No More, la deliziosa Laurie (uno come Chris Isaak godrà come un riccio ad ascoltare questi pezzi), la fluida title track, la soul-oriented Little Girl (che voce) o il valzerone countreggiante After Tonight, mentre The Defector è “solo” un buon riempitivo. Ma Roy non tralascia il rock, come la vibrante Child Woman, Woman Child, dal ritmo sostenuto e con diversi punti in comune con Oh, Pretty Woman (poteva diventare un classico) o la mossa Give Up, un rock’n’roll con interessanti cambi di tempo e similitudini con il suono di Buddy Holly. Infine, tre cover, due delle quali di Mickey Newbury (una rilettura pop, ma di gran classe, di Leaving Makes The Rain Come Down e Sweet Memories, che Roy fa sua al 100%) ed una toccante I Will Always ancora di Don Gibson. Peccato per la copertina, una delle più brutte mai viste.

Dopo la fine del contratto con la MGM Roy piomberà nel dimenticatoio per tutto il resto degli anni settanta e la prima metà degli ottanta (solo tre dischi: I’m Still In Love With You, discreto, Regeneration e Laminar Flow, trascurabili), per poi tornare clamorosamente in auge dal 1987 in poi, prima con la compilation di successi reincisi ex novo In Dreams, ma soprattutto con il fantastico A Black And White Night, uno dei migliori live degli anni ottanta (e non solo) https://www.youtube.com/watch?v=_PLq0_7k1jk  e con l’album Volume One ad opera dei Traveling Wilburys. Poi la morte per infarto, improvvisa, nel Novembre del 1988, che non gli ha permesso di vivere il grande successo del suo vero e proprio comeback record Mystery Girl e del singolo You Got It. Ma questa è un’altra storia: intanto godiamoci questi 14 dischetti, ricordandoci che, per parafrasare il titolo del primo CD del box, “di Roy Orbison ce n’è soltanto uno”.

Marco Verdi

P.S: se proprio non volete accaparrarvi il box al completo (in CD, quello in LP ha un costo ridicolmente alto), mi permetto di consigliare i seguenti titoli: The Orbison Way, Crw Softly Lonely One, Hank Williams The Orbison Way, The Big O, Memphis e Milestones. Oltre, ovviamente, a One Of The Lonely Ones.

Per La Serie: Chi Si Accontenta Gode! Jeff Lynne’s ELO – Alone In The Universe

jeff lynne's elo alone in the universe

Jeff Lynne’s ELO – Alone In The Universe – Columbia/Sony CD

Da quando ho iniziato a collaborare a questo blog mi sono tolto parecchie soddisfazioni, commentando lavori di alcuni tra i miei musicisti preferiti e, grazie alla magnanimità del titolare, anche di qualcuno dei miei cosiddetti “piaceri proibiti”. Tra questi, uno dei principali è sicuramente Jeff Lynne: da sempre guardato dall’alto in basso da una certa critica (ma anche da diversi ascoltatori) per il suo passato commerciale come leader della Electric Light Orchestra, Jeff è a mio giudizio un vero architetto pop, dal gusto melodico sopraffino (e molto beatlesiano), che credo abbia dimostrato con le sue produzioni post-ELO tutta la sua bravura, anche se capisco che i suoi dischi a capo dell’Astronave da Discovery in poi possano risultare indigesti per qualcuno (ma che, paragonati a certe immondizie che vanno in classifica oggi, sono sinfonie). Dopo anni di quasi totale inattività (solo qualche nuova canzone sparsa come bonus nelle ristampe della ELO e del suo unico album solista Armchair Theatre), ha prima rialzato la testa nel 2012 con il disco di cover Long Wave e con l’antologia mascherata Mr. Blue Sky (cioè nuove versioni di vecchi successi del suo gruppo storico) http://discoclub.myblog.it/2013/04/13/ristampe-che-passione-2-elo-jeff-lynne/ , per ritornare prepotentemente sul mercato negli ultimi mesi: da Settembre ad oggi, prima il live registrato lo scorso anno a Hyde Park, con il suo nuovo moniker Jeff Lynne’s ELO  http://discoclub.myblog.it/2015/09/26/ritorno-grande-stilejeff-lynnes-elo-live-hyde-park/ (per ragioni di marketing, oltre che per distinguere i nuovi lavori dalle mille antologie e per dissociarsi dalla ELO Part II, tristissima cover band formata da ex membri del vecchio gruppo), poi con la produzione del nuovo Get Up! di Bryan Adams (quasi un disco di Jeff cantato da un altro) http://discoclub.myblog.it/2015/10/22/la-cura-jeff-lynne-ha-fatto-bene-anche-bryan-adams-get-up/ , ed ora con quella che dovrebbe essere la punta di diamante dell’intera operazione di rilancio, cioè un nuovo album intitolato Alone In The Universe.

Dopo lo scioglimento della ELO nel 1986, a seguito di Balance Of Power, Lynne ha troncato i rapporti con tutti i suoi ex compagni (tranne Richard Tandy), trattando da allora la ELO come un giocattolo personale: il suo ritorno sulle scene del 2001, Zoom, peraltro di scarso successo, era un album solo di Jeff in tutto e per tutto, in quanto il suono solo relativamente richiamava quello della vecchia band, ma era più in linea con la sonorità da lui create per le sue produzioni conto terzi. Con Alone In The Universe (primo disco di canzoni nuove da Zoom) il discorso cambia: Jeff è sempre solissimo (c’è solo la figlia Laura ai cori in un paio di pezzi ed il sound engineer Steve Jay al tamburello e shaker), ma le canzoni presenti richiamano direttamente la golden age dell’Astronave, con continui rimandi sia ai gloriosi anni 70 che ai più criticati anni 80, un album quasi “citazionista” che manderà in brodo di giuggiole i fans (ed i primi dati di vendita paiono incoraggianti, al punto che Jeff ha già messo a punto una tournée per l’anno prossimo che al momento non tocca il nostro paese) e continuerà a suscitare perplessità tra i detrattori. Io mi ritengo un fan critico, e credo che Alone In The Universe sia un disco molto piacevole, che scorre via abbastanza facilmente, anche se Jeff sembra non abbia osato più di tanto, ma che abbia voluto scientemente accontentare i suoi ammiratori con delle sonorità “prevedibili”, che però difficilmente attireranno nuovi acquirenti: non capisco poi il senso delle due edizioni (tre se contiamo quella giapponese con tredici canzoni), dato che quella normale con dieci brani dura appena mezz’oretta, e quella “deluxe” con dodici solo cinque minuti in più.

L’album si apre con il primo singolo When A Was A Boy, una ballata tipica del suo autore, con una struttura simile a classici come Can’t Get It Out Of My Head o Telephone Line, cantata molto bene e con una melodia di quelle che non ti mollano più: al limite sorprende che sia stata messa all’inizio del disco, dato che di solito si usa esordire con un brano più potente. Il singolo è anche corredato da un bellissimo video autobiografico (sullo stile di quello di Free As A Bird dei Beatles) che ripercorre i momenti salienti della carriera del nostro: particolarmente toccante il momento in cui vengono ricordati i Traveling Wliburys e lo scomparso Roy Orbison). La cadenzata Love And Rain rimanda direttamente a metà anni 70 e a brani pop-errebi come Showdown, uno stile che Lynne non riprendeva in mano da anni: se Zoom era un disco di pop-rock contemporaneo, da questi due brani si capisce subito che la sigla ELO qui ha più senso.

L’orecchiabile Dirty To The Bone ha una melodia solare ed il classico wall of sound lynniano, mentre When The Night Comes è pop-rock di gran classe, che invece ricorda la ELO post-disco dei primi anni 80, anche se con minor uso di synth (il ritornello è molto simile a quello di Not Alone Anymore dei Wilburys, ma al massimo è auto-plagio). The Sun Will Shine On You è una ballata caratterizzata dal tipico big sound di Jeff, con la voce in primissimo piano, anche se non è tra le mie preferite; Ain’t It A Drag è invece un rock’n’roll with a pop touch, che risente in parte dell’influenza di Tom Petty, mentre All My Life è uno slow decisamente melodico e riuscito, con uno dei migliori refrain del CD ed un suono più Wilbury che ELO. I’m Leaving You ha un delizioso feeling pop anni sessanta (tracce di Orbison), e Jeff canta davvero bene, One Step At A Time sembra una outtake (con una pulizia sonora migliore) di un suo album dei tardi anni settanta (e qui i vecchi fans della ELO esulteranno), mentre la title track chiude la versione “normale” del CD, un brano minore, gradevole ma nulla più. Le bonus tracks sono Fault Line, un divertente rockabilly del tipo che Lynne scrive anche dormendo e la bella Blue, ancora dal deciso sapore sixties (un pezzo che non avrebbe sfigurato tra le dieci della versione normale); discorso a parte per On My Mind, una vibrante rock ballad dalla melodia solida e train sonoro coinvolgente, un peccato che sia solo per i giapponesi.

Quindi un disco fresco e piacevole, che scorre leggero e senza problemi, ma probabilmente senza regalarci un nuovo classico da greatest hits (tranne credo When I Was A Boy): forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosina in più, ma di questi tempi (se vi piace il genere, è chiaro) ci si può anche accontentare.

Marco Verdi

Le Ultime Uscite Di Box Pre-Natalizie. Allman Brothers, Fleetwood Mac, Simple Minds, Roy Orbison (Con Aggiunta)!

allman brothers idlewild south

Il Natale è ormai alle porte, siamo a meno di un mese dalla data fatidica, ma le case discografiche indefesse procedono con le ultime pubblicazioni di cofanetti discografici particolarmente interessanti. Il 4 dicembre, proprio in zona Cesarini, usciranno i quattro di cui vado a parlarvi tra un attimo, poi dalla settimana successiva sarà tempo per le classifiche di fine anno sui migliori dischi del 2015.

allman brothers idlewild south 2 cd

Annunciato da parecchi mesi ecco il box quadruplo Super Deluxe della Universal dedicato a Idlewild South, il secondo disco della Allman Brothers Band, pubblicato in origine nel settembre del 1970. Sono 3 CD e un Blu-Ray Audio (?!?): l’album originale rimasterizzato con 5 bonus tracks, la ristampa, sempre remastered di Live At Ludlow Garage, il concerto del 20 aprile del 1970, che era già uscito in doppio CD nel 1990 e nel quale in questa versione potenziata viene inserita per la prima volta la versione di In Memory Of Elizabeth Reed. Il quarto dischetto contiene in versione 5.1 Surrond, solo audio, i primi 11 brani dell’album originale + 4 bonus. Comunque questa è la lista completa:

CD1 – Album Remastered & Bonus Tracks
1. 00:04:03 Revival
2. Do not Keep Me wonderin ’00:03:29
3. Midnight Rider – Album Version 00:03:00
4. In Memory Of Elizabeth Reed 00:06:54
May. Hoochie Coochie Man – Album Version 00:04:54
6. Please Call Home 00:03:58
7. Leave My Blues At Home 00:04:16
8.. Statesboro Blues – Session Outtake 00:04:07
9. In Memory Of Elizabeth Reed – Alternate Take 00:08:17
10. One More Ride – Session Outtake 00:03:38
11. Midnight Rider – Alternate Mix 00:03:40
12. Revival (Love Is Everywhere) – Single Version 00:02:40

CD2 – Live At Ludlow Garage
1. Dreams – Live / Ludlow Garage 1970 00:10:29
2. Statesboro Blues – Live / Ludlow Garage 1970 00:08:38
3. Touble No More – Live / Ludlow Garage 1970 00:04:52
4. Dimples – Live / Ludlow Garage 1970 00:05:47
5. Every Hungry Woman – Live / Ludlow Garage 1970 00:04:22
6. I’m Gonna Move To The Outskirts Of Town – Live / 1970 00:09:20
7. Hoochie Coochie Man – Live At Ludlow Garage / 1970 00:05:25

CD3 – Live At Ludlow Garage
1. In Memory Of Elizabeth Reed – Live / Ludlow Garage 1970 00:15:03
2. Mountain Jam – Live / Ludlow Garage 00:45:13

Blu-Ray – Remixed in 5.1 Surround Sound
1. 00:04:03 Revival
2. Do not Keep Me wonderin ’00:03:29
3. Midnight Rider – Album Version 00:03:00
4. In Memory Of Elizabeth Reed 00:06:54
5. Hoochie Coochie Man – Album Version 00:04:54
6. Please Call Home 00:03:58
7. Leave My Blues At Home 00:04:16
8. Statesboro Blues – Session Outtake 00:04:07
9. In Memory Of Elizabeth Reed – Alternate Take 00: 08: 17
10. One More Ride – Session Outtake 00:03:38
11. Midnight Rider – Alternate Mix 00:03:40

La versione doppia, Deluxe, oltre al primo disco in studio, con 3 bonus delle 5 della versione quadrupla, contiene però il concerto completo, bonus inclusa: se toglievano la single version di Revival ci stava tutto in un doppio, quindi vedete voi, in base alle vostre finanze!

fleetwood mac tusk

Altro cofanetto a sopresa è la ristampa di Tusk, il doppio vinile del 1979 dei Fleetwood Mac, poi uscito in singolo CD nel 1990, con la versione di Sara abbreviata di un paio di minuti (stranamente perché l’album dura 74 minuti) e poi nel 2004 in versione Deluxe doppia con l’album ripristinato nella versione originale nel primo dischetto e con un secondo dischetto con 21 tracce bonus, tra demos, outtakes e versioni alternative.

Ora il disco, che molti considerano quasi alla pari, se non meglio, di Rumours, (quello che documenta un periodo dove il loro mondo personale stava cadendo a pezzi, ma a livello musicale tutto era stupendo) esce nuovamente in due versioni: una tripla e una da otto dischi. Molti degli inediti e delle rarità sono ovviamente diverse da quelle del 2004, anche se il cofanetto Super Deluxe, dove si trovano i 2 CD dal vivo, prevede anche l’acquisto di un doppio vinile e del solito “inutile” DVD audio.

Questa la tracklist:

[CD1: Original Album Remastered]
1. Over & Over
2. The Ledge
3. Think About Me
4. Save Me A Place
5. Sara
6. What Makes You Think You’re The One
7. Storms
8. That’s All For Everyone
9. Not That Funny
10. Sisters Of The Moon
11. Angel
12. That’s Enough For Me
13. Brown Eyes
14. Never Make Me Cry
15. I Know I’m Not Wrong
16. Honey Hi
17. Beautiful Child
18. Walk A Thin Line
19. Tusk
20. Never Forget

[CD2: Singles, Outtakes, Sessions]
1. Think About Me – Single Version
2. That’s All For Everyone – Remix
3. Sisters Of The Moon – Remix
4. Not That Funny – Remix
5. Sara – Single Version
6. Walk A Thin Line – Song #3
7. Honey Hi – Alternate Version
8. Storms – Alternate Version
9. Save Me A Place *
10. Never Make Me Cry
11. Out On The Road (aka That’s Enough For Me) – Alternate Version *
12. I Know I’m Not Wrong – Lindsey’s Song #1 (Demo)
13. I Know I’m Not Wrong *
14. I Know I’m Not Wrong *
15. I Know I’m Not Wrong *
16. I Know I’m Not Wrong *
17. I Know I’m Not Wrong *
18. Tusk – Demo *
19. Tusk – Stage Riff (Demo) *
20. Tusk Outtake Track *
21. Tusk Outtake Mix *
22. Tusk – USC Version *

[CD3: The Alternate Tusk]
1. Over & Over *
2. The Ledge
3. Think About Me *
4. Save Me A Place *
5. Sara
6. What Makes You Think You’re The One *
7. Storms *
8. That’s All For Everyone *
9. Not That Funny *
10. Sisters Of The Moon
11. Angel *
12. That’s Enough For Me *
13. Brown Eyes *
14. Never Make Me Cry *
15. I Know I’m Not Wrong *
16. Honey Hi *
17. Beautiful Child *
18. Walk A Thin Line *
19. Tusk *
20. Never Forget *

[CD4: Tusk Tour Live 1]
1. Intro *
2. Say You Love Me *
3. The Chain *
4. Don’t Stop *
5. Dreams *
6. Oh Well *
7. Rhiannon *
8. Over And Over *
9. That’s Enough For Me *
10. Sara *
11. Not That Funny *
12. Tusk *

[CD5: Tusk Tour Live 2]
1. Save Me A Place *
2. Landslide *
3. What Makes You Think You’re The One *
4. Angel *
5. You Make Loving Fun *
6. I’m So Afraid *
7. World Turning *
8. Go Your Own Way *
9. Sisters Of The Moon *
10. Songbird *

* Previously Unreleased

Aggiungo che i brani dal vivo non vengono da un unico concerto ma da tre diverse date del tour 1979 a Londra, Tucson e St. Louis. Esce il 4 dicembre su Warner/Rhino.

simple minds once upon a time box

Forse l’album più bello dei Simple Minds è New Gold Dream e quello che piace di più al sottoscritto (anche se non mi hanno mai fatto impazzire) è Street Fighting Years, ma non c’è dubbio che anche Once Upon A Time rientra nella ristretta cerchia dei più famosi e poi sono passati 30 anni dalla uscita originaria nel 1985, ma un box da 5 CD + 1 DVD (audio e video) per questo album mi sembra eccessivo, comunque la Virgin/Universal lo ha messo nelle liste di uscita del 4 dicembre e quindi è troppo tardi per pentirsi e cambiare idea. Era il disco che usciva dopo il mega successo globale di Don’t You) Forget About Me e dopo Sparkle In The Rain, un altro dei loro dischi migliori e nella nuova edizione ampliata ha questo contenuto:

[CD1]
1. Once Upon A Time
2. All The Things She Said
3. Ghost Dancing
4. Alive And Kicking
5. Oh Jungleland
6. I Wish You Were Here
7. Sanctify Yourself
8. Come A Long Way

[CD2: Single Mixes, B-Sides, Alternates]
1. Don’t You (Forget About Me)
2. A Brass Band In Africa
3. Don’t You (Forget About Me) (Extended Version)
4. A Brass Band In African Chimes
5. Alive And Kicking (Edit)
6. Alive And Kicking (Instrumental)
7. Up On The Catwalk (Live) (Barrowland, Glasgow: 5th January 1985)
8. Alive And Kicking (7” Remix Edit) – Previously Unreleased
9. Alive And Kicking (12” Remix) – Previously Unreleased
10. Alive And Kicking (Kervorkian 12” Remix) – Previously Unreleased
11. Sanctify Yourself (Edit)
12. Sanctify Yourself (Instrumental)
13. Sanctify Yourself (Alternative Edit) – Previously Unreleased

[CD3: Single Mixes, B-Sides, Alternates]
1. Street Hassle (Live) (Ahoy, Rotterdam: 3rd December 1985)
2. Love Song (Live) (Ahoy, Rotterdam: 3rd December 1985)
3. Sanctify Yourself (Extended Mix)
4. Sanctify Yourself (Dub)
5. All The Things She Said (Edit)
6. Promised You A Miracle (US Remix)
7. All The Things She Said (Extended Version)
8. Don’t You (Forget About Me) (Live) (Ahoy, Rotterdam: 3rd December 1985)
9. Ghost Dancing (Special Extended 12” Remix)
10. Ghost Dancing (Instrumental)
11. Oh Jungleland (Special Extended 12” Remix)
12. Oh Jungleland (Instrumental)

[CD4: Live In The City Of Light]
1. Ghost Dancing
2. Big Sleep
3. Waterfront
4. Promised You A Miracle
5. Someone Somewhere In Summertime
6. Oh Jungleland
7. Alive And Kicking

[CD5: Live In The City Of Light]
1. Don’t You Forget About Me
2. Once Upon A Time
3. Book Of Brilliant Things
4. East At Easter
5. Sanctify Yourself
6. Love Song – Sun City – Dance To The Music
7. New Gold Dream

[DVD]
Once Upon A Time 5.1 Mix:
1. Once Upon A Time
2. All The Things She Said
3. Ghost Dancing
4. Alive And Kicking
5. Oh Jungleland
6. I Wish You Were Here
7. Sanctify Yourself
8. Come A Long Way
Once Upon A Time Stereo Mix:
9. Once Upon A Time
10. All The Things She Said
11. Ghost Dancing
12. Alive And Kicking
13. Oh Jungleland
14. I Wish You Were Here
15. Sanctify Yourself
16. Come A Long Way
Promo Videos:
17. Don’t You (Forget About Me)
18. Alive And Kicking
19. Sanctify Yourself
20. All The Things She Said
21. Ghost Dancing

Il suono è quello tipico anni ’80, “grandi batterie” e “grandi tastiere”, ma nel loro caso meno peggio di tantissimi altri.

E’ stato inserito anche Live In The City Of Light, il doppio dal vivo registrato nell’agosto del 1986 allo Zenith di Parigi e pubblicato l’anno successivo, che in questi tempi bui scalderà qualche cuore.

Ci sarà anche una versione doppia Deluxe che conterrà solo i primi due dischetti del box. In Italia l’uscita è prevista una settimana dopo l’11 dicembre.

roy orbison mgm yearsroy orbison one of the lonely ones

Sempre il 4 dicembre (ma la settimana dopo è prevista anche l’uscita dei singoli album sciolti) verrà pubblicato questo bellissimo cofanetto dedicato a Roy Orbison The MGM Years, quindi periodo 1965-1973, mancano i super classici ma non la buona musica, e sono comunque un bel 13 CD editi sempre dalla Universal a un prezzo non particolarmente vantaggioso, ben oltre i 100 euro, direi che si veleggia più intorno ai 150.

Lo stesso giorno uscirà anche un album inedito del “Big O” One Of The Lonely Ones, registrato nel 1969 e mai pubblicato prima. Ecco il contenuto di entrambi, prima il box e poi il disco inedito:

[CD1]
1. Ride Away
2. You Fool You
3. Two of a Kind
4. This is Your Song
5. I’m in a Blue, Blue Mood
6. If You Can’t Say Something Nice
7. Claudette
8. Afraid to Sleep
9. Sugar and Honey
10. Summer Love
11. Big as I Can Dream
12. Wondering

[CD2]
1. Crawling Back
2. It Ain’t No Big Thing (With the Candy Men)
3. Time Changed Everything (With the Candy Men)
4. This Is My Land
5. The Loner
6. Maybe (With the Candy Men)
7. Breakin’ Up is Breakin’ My Heart
8. Go Away (With the Candy Men)
9. A New Star
10. Never (With the Candy Men)
11. It Wasn’t Very Long Ago
12. Why Hurt the One Who Loves You

[CD3]
1. You’ll Never Be Sixteen Again
2. Pantomime
3. Twinkle Toes
4. Losing You
5. City Life
6. Wait
7. Growing Up
8. Where Is Tomorrow
9. (No) I’ll Never Get Over You
10. Going Back to Gloria
11. Just Another Name for Rock and Roll
12. Never Love Again

[CD4]
1. (I’d Be) A Legend in My Time
2. (Yes) I’m Hurting
3. The Same Street
4. Far Far Away
5. Big Hearted Me
6. Sweet Dreams
7. Oh, Such A Stranger
8. Blue, Blue, Day
9. What About Me
10. Give Myself A Party
11. Too Soon to Know
12. Lonesome Number One

[CD5]
1. Whirlwind
2. Medicine Man
3. River
4. The Fastest Guitar Alive
5. Rollin’ On
6. Pistolero
7. Good Time Party
8. Heading South
9. Best Friend
10. There Won’t Be Many Coming Home

[CD6]
1. She
2. Communication Breakdown
3. Cry Softly Lonely One
4. Girl Like Mine
5. It Takes One (To Know One)
6. Just Let Me Make Believe
7. Here Comes the Rain Baby
8. That’s A No No
9. Memories
10. Time to Cry
11. Only Alive

[CD7]
1. Truly, Truly True
2. Unchained Melody
3. I Recommend Her
4. More
5. Heartache
6. Amy
7. Good Morning, Dear
8. What Now, My Love
9. Walk On
10. Yesterday’s Child
11. Try to Remember

[CD8]
1. Kaw-Liga
2. Hey, Good Lookin’
3. Jambalaya
4. (Last Night) I Heard You Crying in Your Sleep
5. You Win Again
6. Your Cheatin’ Heart
7. Cold, Cold Heart
8. A Mansion on the Hill
9. I Can’t Help It (If I’m Still in Love with You)
10. There’ll Be No Teardrops Tonight
11. I’m So Lonesome I Could Cry

[CD9]
1. Break My Mind
2. Help Me Rhonda
3. Only You
4. Down the Line
5. Money
6. When I Stop Dreaming
7. Loving Touch
8. Land of 1,000 Dances
9. Scarlet Ribbons
10. She Won’t Hang Her Love Out (On the Line)
11. Casting My Spell On You
12. Penny Arcade

[CD10]
1. God Love You
2. Beaujolais
3. If Only for Awhile
4. Rings of Gold
5. Help Me
6. Plain Jane Country (Come to Town)
7. Harlem Woman
8. Cheyenne
9. Changes
10. It Takes All Kinds of People
11. Remember The Good

[CD11]
1. Memphis, Tennessee
2. Why A Woman Cries
3. Run, Baby, Run (Back into My Arms)
4. Take Care of Your Woman
5. I’m The Man On Susie’s Mind
6. I Can’t Stop Loving You
7. Run The Engines Up High
8. It Ain’t No Big Thing
9. I Fought the Law
10. The Three Bells
11. Danny Boy

[CD12]
1. I Wanna Live
2. You Don’t Know Me
3. California Sunshine Girl
4. Words
5. Blue Rain (Coming Down)
6. Drift Away
7. You Lay So Easy On My Mind
8. The World You Live In
9. Sweet Caroline
10. I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now)
11. The Morning After

[CD13]
1. So Good
2. Born to Be Loved by You
3. Shy Away
4. Flowers
5. Sugar Man
6. My Friend
7. Southbound Jericho Parkway
8. Tennessee Owns My Soul
9. She Cheats On Me
10. How Do You Start Over
11. So Young
12. If I Had a Woman Like You
13. (Love Me Like You Did It) Last Night
14. Close Again
15. I Can Read Between the Lines
16. Sooner or Later

Per i fans di Roy Orbison è contenuta anche la colonna sonora di The Fastest Guitar Alive, uno dei suoi dischi più rari, e una collection di singoli e B-Sides che non erano riportati nei dischi originali; quindi i dischi sciolti saranno dodici. Ecco il contenuto di One Of The Lonely Ones:

1. You’ll Never Walk Alone
2. Say No More
3. Leaving Makes The Rain Come Down
4. Sweet Memories
5. Laurie
6. One Of The Lonely Ones
7. Child Woman, Woman Child
8. Give Up
9. The Defector
10. Little Girl (In The Big City)
11. After Tonight
12. I Will Always

E qui è con Bruce (e qualche altro amico)!

Per non parlare di quest’altro che è leggendario!

Direi che per i box ormai i giochi sono fatti, mentre non escludo ancora un post con alcune uscite interessanti dell’ultima ora del mese di dicembre (per esempio uno Zappa doppio inedito postumo 200 Motels The Suites in uscita sempre l’11 dicembre e il nuovo Rush, in data 4 dicembre, oltre a un nuovo Shawn Phillips, sempre doppio e altro, ma mi fermo se no vi dico tutto), oltre naturalmente a tutte le singole recensioni giornaliere (ultimamente anche più di una al giorno, di tanto in tanto, dipende dal tempo a disposizione).

Alla prossima.

Bruno Conti

La “Cura Jeff Lynne” Ha Fatto Bene Anche A Lui? Bryan Adams – Get Up!

bryan adams get up

Bryan Adams – Get Up! – Polydor CD

Chi frequenta abitualmente questo blog forse avrà notato la mia passione (proibita…insana?) per Jeff Lynne, grazie anche a Bruno che ospita le mie digressioni sui progetti che lo coinvolgono, sia come musicista che in cabina di regia. Infatti fin da quando, soprattutto a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta, il barbuto leader della ELO era il produttore “da avere”, ho iniziato a collezionare tutta una serie di dischi che vedevano Jeff in consolle, fosse anche solo in una canzone, e se in molti casi quegli album me li sarei accaparrati comunque (George Harrison, Tom Petty, Roy Orbison, Traveling Wilburys, Del Shannon, Randy Newman, Paul McCartney solo per citare i più noti), altre volte ho preso sulla fiducia lavori di (per me) perfetti sconosciuti, tipo Julianna Raye, Miss B Haven o Jimmy Nail, o altri che conoscevo, ma che in me suscitavano scarso interesse (Regina Spektor, Joe Walsh), solo per sentire un’altra volta il “Lynne touch”. Ora, giusto un mese dopo il suo ritorno sul mercato discografico con l’ottimo live registrato lo scorso anno a Hyde Park http://discoclub.myblog.it/2015/09/26/ritorno-grande-stilejeff-lynnes-elo-live-hyde-park/ , ed un mese prima del suo definitivo comeback come ELO leader e factotum (Alone In The Universe), Jeff è presente come produttore unico nel nuovo CD di Bryan Adams, Get Up!, che segue di un anno il controverso cover album del canadese, Tracks Of My Years e di ben sette l’ultimo lavoro con materiale originale, 11.

Adams, per quanto mi riguarda, rientra nell’ultima delle categorie che ho citato prima, cioè dei musicisti che mi interessano poco, e avrei fatto passare inosservato questo suo ultimo lavoro se non fosse stato per la presenza di Lynne: ho infatti sempre giudicato la proposta musicale del biondo canadese troppo annacquata e radio oriented per essere definita veramente rock, e d’altro canto troppo poco raffinata per farla ricadere nel campo dell’AOR, oltre al fatto che Bryan come songwriter è piuttosto ripetitivo e negli ultimi 25 anni non ha fatto altro che autoriciclarsi con poco costrutto (mentre, a suo favore, i primi dischi non erano malaccio, e soprattutto Cuts Like A Knife ed il million seller Reckless non sfigurerebbero in nessuna collezione che si rispetti). Invece, non so se grazie a Lynne o semplicemente per la sua lunga assenza discografica dalle scene, secondo me Get Up! è un buon disco, una proposta fresca e gradevole che, pur non essendo un capolavoro, si lascia ascoltare con piacere dall’inizio alla fine senza far rimpiangere i soldi spesi.

La mano di Jeff si sente eccome, in certi momenti sembra di ascoltare i Wilburys, ma le canzoni sono tutte di Bryan (scritte con il suo abituale partner Jim Vallance, tranne una con Lynne), e risultano le più fresche, genuine e godibili da molti anni a questa parte. Unico punto negativo non la durata esigua delle canzoni che anzi potrebbe essere quasi un pregio, ma il fatto che siano solo nove (vena inaridita? Nove brani in sette anni sono pochini), e che il brodo venga allungato con ben quattro versioni acustiche di pezzi già presenti (cosa che di solito si fa per le deluxe editions), mentre sarebbe invece bastato aggiungere un paio di covers oppure, dato che c’era Lynne a disposizione, scrivere una o due canzoni in più con lui, dato che non è proprio l’ultimo arrivato.

Ma, ripeto, a monte di tutto Get Up! è un bel dischetto, Lynne o non Lynne (che per me, sia chiaro, è la ciliegina sulla torta), che ci fa ritrovare un Bryan Adams finalmente in buona forma, un lavoro molto rock’n’roll e con tante chitarre: infatti, a parte Mr. ELO che suona anche tutto il resto (piano, basso e batteria, ma avrei preferito un vero batterista), nel disco troviamo solo chitarristi (oltre a Bryan, Jeff e Vallance, ci sono Phil Thornalley che si occupa degli assoli, Rusty Anderson, che è anche il lead guitarist della live band di McCartney, e Keith Scott, anch’egli da sempre a fianco di Adams). L’album si apre con la trascinante You Belong To Me, un rockabilly decisamente wilburyiano (sul genere di End Of The Line), con un ritmo ed una melodia convincenti: giustamente è stata scelta come primo singolo. Go Down Rockin’ è più roccata (appunto), ha un riff potente e chitarre dappertutto: come canzone in sé non è un masterpiece, ma ha il tiro giusto e centra il bersaglio; We Did It All è invece una buona ballad in cui Lynne si sente in ogni nota, tappeto di chitarre acustiche, chitarre elettriche twang, riverberi e melodia che piace al primo ascolto, mentre That’s Rock And Roll è esattamente come suggerisce il titolo, chitarre e ritmo a palla, musica just for fun ma fatta bene.

Don’t Even Try è invece uno dei pezzi migliori, e rivela più che mai il fatto che la presenza di Jeff qualche influenza su Bryan la deve aver pure avuta: infatti ci troviamo di  fronte ad un delizioso pop-rock molto sixties, con una melodia beatlesiana ed un arrangiamento vintage che ricorda Orbison, due influenze raramente palesate da Adams in passato; la gioiosa e solare Do What Ya Gotta Do è il brano scritto con Lynne, e si sente, in quanto l’occhialuto produttore qui è, come dicono in America, all over the place, ed anche la sua voce emerge quasi di più di quella di Bryan, praticamente un duetto. Thunderbolt è più rock, l’unico pezzo con assoli “cattivi”, anche se la canzone in sé non è niente di che (e qui si sente più che mai l’assenza di un vero batterista), mentre Yesterday Was Just A Dream è una squisita ballata elettrica avvolta da sonorità calde; l’album vero e proprio (che effettivamente è molto corto) si chiude con Brand New Day, una rock song a tutto tondo e forse quella più nello stile tipico di Adams, anche se il suono è palesemente figlio del signore che sta in consolle. Alla fine, come già detto, quattro versioni voce e chitarra di brani già ascoltati in precedenza (Don’t Even Try, We Did It All, You Belong To Me e Brand New Day, forse i migliori), che non aggiungono nulla se non minuti in più.

In definitiva, se siete fans di Lynne Get Up! è un gustoso antipasto nell’attesa del nuovo disco di “Mr. Blue Sky”, mentre se vi piace Bryan “Wilbury” Adams troverete un disco piacevole che riscatterà in parte le ultime prove opache del rocker dell’Ontario. E comunque io non riesco a smettere di canticchiare You Belong To Me.

Marco Verdi

Un Ritorno In Grande Stile! Jeff Lynne’s ELO – Live In Hyde Park

jeff lynne live hyde park dvd jeff lynne live hyde park blu-ray

Jeff Lynne’s ELO – Live In Hyde Park – Eagle Rock BluRay – DVD

Immagino che la mia passione per Jeff Lynne non incontri molti favori tra i lettori di questo blog (e neppure nella persona del titolare. “*NDB Tiepido, ma non odio il gruppo, anzi, ai tempi mi piacevano anche parecchio, essendo noto beatlesiano!”), ma, per parafrasare una famosa frase utilizzata per Elvis Presley,George Harrison, Paul McCartney, Tom Petty, Roy Orbison, Randy Newman, Brian Wilson, Del Shannon and many others cannot be all wrong!”.

Il nostro infatti, sciolta la Electric Light Orchestra nel 1986, dopo una serie impressionante di grandi successi (specie negli anni settanta), nelle ultime tre decadi si è dedicato quasi esclusivamente alla attività di produttore di lusso (spesso abbinando anche la mansione di songwriter), per i nomi citati sopra e molti altri, limitando le uscite a proprio nome ai soli Armchair Theatre nel 1990 e, sotto il nome ELO, a Zoom nel 2001 (seguito dopo pochi mesi da un DVD live). Tre anni fa, improvvisamente, ben due dischi pubblicati in contemporanea: Long Wave, nel quale Jeff rivisitava a modo suo alcune canzoni che lo avevano ispirato in gioventù, e Mr. Blue Sky, solo apparentemente l’ennesima antologia targata ELO, in realtà una re-incisione ex novo di alcuni successi del suo gruppo storico http://discoclub.myblog.it/2012/09/30/anche-per-la-elo-sono-40-anni-e-jeff-lynne-si-fa-in-due/ . Lo scorso anno c’è stato poi il ritorno in pompa magna di Jeff, allorquando ha accettato la richiesta della BBC di esibirsi per una sola serata (il 14 Settembre) a Hyde Park, a condizione però di riesumare ancora una volta la vecchia sigla, per l’occasione ribattezzata Jeff Lynne’s ELO, forse anche per prendere le distanze dal gruppo tarocco ELO Part II che girava negli anni novanta.

Una serata che fu inaspettatamente un successo senza precedenti, con ben 50.000 persone accorse ad assistere al ritorno di uno degli acts più famosi dei seventies, ma che sembrava aver perso l’appeal nelle decadi recenti (non dimentichiamo che Zoom fu un gigantesco flop, ed il tour che doveva seguire fu cancellato per mancanza di interesse): lo stesso Lynne ha confessato di essere stato scettico sull’efficacia di un suo ritorno sulle scene, e che mai avrebbe pensato di attirare la più grande folla della sua carriera. Questo ha sicuramente incoraggiato il barbuto musicista di Birmingham ad insistere, ed è proprio di questi giorni la notizia che a Novembre uscirà un disco nuovo di pacca, sempre a nome Jeff Lynne’s ELO, intitolato Alone in The Universe, da cui è già disponibile il primo singolo When I Was A Boy sulle piattaforme tradizionali (una ballata gradevole, di quelle che Jeff scrive anche sotto la doccia). (NDM: nel mezzo, ad Ottobre, uscirà anche Get Up, nuovo album di Bryan Adams e prodotto proprio da Lynne).

Live In Hyde Park è quindi la testimonianza del concerto londinese di un anno fa, ed esce sia in BluRay che in DVD (niente CD stavolta), e presenta una definizione audio ed un sonoro veramente spettacolari. Il resto lo fa Jeff, in gran forma (cosa non scontata per uno che in trent’anni si è esibito solo una volta in uno studio televisivo) e con una band alle spalle che lo segue con precisione millimetrica: l’unico membro della vecchia ELO è l’eccellente pianista Richard Tandy, occhialini da professore ma dita che viaggiano che è un piacere, mentre i membri che più si fanno notare sono i chitarristi Mike Stevens e Milton McDonald, il bassista Lee Pomeroy, la bella violinista Chereene Allen e soprattutto il possente batterista Donovan Hepburn, che non sarà Bev Bevan ma picchia lo stesso come un fabbro; dulcis in fundo, importante è l’apporto della BBC Concert Orchestra, che fornisce l’accompagnamento d’archi da sempre fondamentale nel sound della ELO.

Jeff, da sempre un ottimo cantante, non si lascia intimorire dalla ruggine ed attacca subito con un uno-due da manuale: la festosa All Over The World e la danzereccia (ma qui molto più rock) Evil Woman, con il pubblico che canta e balla come se non ci fosse domani; Ma-Ma-Ma-Belle dà la prima scarica rock’n’roll della serata, l’errebi Showdown è sempre un bel sentire, mentre la bellissima Livin’ Thing oggi suona come un brano dei Traveling Wilburys. Strange Magic non mi ha mai fatto impazzire, ma subito dopo Jeff introduce il famoso riff chitarristico della roccata 10538 Overture, ovvero il brano che ha rivelato al mondo la ELO, ed uno dei più amati anche da chi non ha poi apprezzato la svolta commerciale del gruppo; Can’t Get It Out Of My Head è sempre molto bella, ed anche Sweet Talkin’ Woman si conferma uno dei pezzi più coinvolgenti della band dell’astronave. Turn To Stone è resa in maniera potente, mentre la meno nota Steppin’ Out (mai eseguita dal vivo prima d’ora) si rivela una ballata dalla melodia deliziosa; è quindi la volta dell’unico brano non-ELO del concerto, la celebre Handle With Care dei Wilburys, che Jeff dedica a Harrison ed Orbison: sempre una grande canzone, anche se forse maggiormente adatta ad un canto a più voci.

Il finale è pirotecnico: Don’t Bring Me Down fa ballare anche il servizio d’ordine, Rock’n’Roll Is King è sempre trascinante, Telephone Line si conferma la più bella ballad mai scritta da Jeff e Mr. Blue Sky è una perfetta sinfonia rock in quattro minuti, suonata e cantata alla grande. Come da copione l’unico bis è Roll Over Beethoven, famosa hit di Chuck Berry che Jeff e soci all’epoca rivoltarono come un calzino: la versione di stasera è forse una delle più belle da me mai sentite, con Jeff e Tandy che duellano a suon di assoli e la band che li segue come un treno, quasi dieci minuti di pura goduria. Il BluRay (o DVD) offre come bonus un’intervista a Lynne e, soprattutto, un interessantissimo documentario girato per la tv inglese dal titolo Mr. Blue Sky: The Story Of Jeff Lynne & ELO, nel quale Jeff parla da casa sua (casa splendida tra l’altro) più che altro della sua carriera di produttore per conto terzi, con immagini rare girate in studio di registrazione e testimonianze di Paul McCartney, Tom Petty, Ringo Starr, Joe Walsh, Eric Idle, oltre alle vedove Harrison e Orbison.

Se proprio la ELO non la avete mai potuta soffrire allora lasciate perdere questo live, ma se vi piace il pop adulto fatto con classe e con un tocco di rock’n’roll, Live In Hyde Park vi potrà offrire un’ora e mezza di piacevole evasione.

Marco Verdi

Tra Soul E Blues, E Che Qualità! John Nemeth – Memphis Grease

john nemeth memphis grease

John Nemeth – Memphis Grease – Blue Corn Music

Sempre per il famoso assioma che sapere i nomi dei musicisti che suonano in un disco non sia importante, vediamo chi appare in questo Memphis Grease, il nuovo eccellente (e qui mi scopro subito) album di John Nemeth https://www.youtube.com/watch?v=0Mpr6YC9Wls . Si fanno chiamare The Bo-Keys, in onore dei vecchi Bar-Kays (captata l’assonanza?) e come lascia intuire il titolo del disco vengono da Memphis; Tennessee, sono bianchi e neri, come è sempre il caso in queste formidabili formazioni e sono guidati da Scott Bomar, che è il bassista e anche il produttore, nonché quello che li ha assemblati per accompagnare Sir Mack Rice (un degno epigono Stax di Wilson Pickett, basti dire che ha scritto Respect Yourself e Mustang Sally), poi il gruppo ha proseguito registrando alcune colonne sonore tipo Hustle & Flow e Soul Men, oltre all’ottimo disco di Cyndi Lauper Memphis Blues.

john nemeth bo-keys

Gli altri sono anche meglio: Howard Grimes, il batterista, suonava nei dischi della Hi Records con Al Green e Ann Peebles, Mark Franklin, Kirk Smothers e Art Edmaiston erano con Rufus Thomas, Bobby “Blue” Bland e sempre Al Green, Joe Restivo e Al Gamble, sono più giovani, come Bomar, ma hanno già un pedigree notevole https://www.youtube.com/watch?v=HtVngk0oSXo . Tra i vocalist coinvolti c’è anche l’ottima Susan Marshall. Se Nemeth, nativo dei dintorni di Boise nell’Idaho, ma da molti anni residente nella calda California si è trasferito a Memphis un motivo ci sarà, qualcosa che si respira nell’aria, per le vie, negli studi di registrazione. Il nostro amico, cantante ed armonicista, era già bravo di suo, come dimostrano i precedenti otto album, tra cui il notevole Name The Day, uscito nel 2010 per la Blind Pig, ma in questo album fa un ulteriore salto di qualità.

john nemeth group

La quota blues è sempre presente, ma arricchita da una abbondante dose di soul e R&B di grande qualità, originali e cover indifferentemente, se vi sono piaciuti i dischi recenti di Boz Scaggs e Paul Rodgers, o amate gente come James Hunter, Shirley Jones, Eli “Paperboy” Reed (bravissimo, peccato lo conoscano in pochi), e quindi sia blue-eyed soul che veri soulmen di colore, non abbiate problemi, questo è il disco che fa per voi. Three Times A Fool, il brano che apre il disco, è una canzone scritta da Otis Rush, ma da come i musicisti la prendono di petto, infarcita di fiati e con ritmi errebì carnali, avreste potuto trovarla su un disco d’epoca di Albert King, magari su Stax, con l’armonica al posto della proverbiale chitarra e una voce nera come il carbone. Saranno anche “revivalisti” questi musicisti, ma viva il revival se è così bello, Joe Restivo, per non sbagliare, ci piazza comunque un assolo di chitarra di quelli tosti e tirati https://www.youtube.com/watch?v=09X2TtizZLo .

john nemeth 1

Sooner Or Later è un delizioso mid-tempo soul, con fiati sincopati e la voce vellutata di Nemeth che titilla i vostri padiglioni auricolari https://www.youtube.com/watch?v=OccUNl4EHSM , mentre Her Good Lovin’ è un funky-blues di quelli duri e puri con la chitarrina di Restivo e l’organo di Gamble che spingono la voce di John verso le vette dei grandi neri del passato, senza dimenticare di soffiare con gusto nella sua armonica. Stop, il pezzo di Mort Shuman e Jerry Ragovoy, avrebbe potuto, come Piece Of My Heart, Try, Cry Baby, Get It While You Can, far parte del fantastico repertorio di Janis Joplin, invece la cantò “solo” Howard Tate e apparve in Supersession di Al Kooper & Mike Bloomfield , Nemeth la interpreta alla grande e Restivo ci piazza pure un bel assolo di chitarra, di quelli fulminanti. If It Ain’t Broke è una ballata deep soul, di quelle da tagliarsi le vene, con il nostro John che canta come fosse Al Green reincarnato in un corpo bianco, falsetto incluso, una meraviglia.

john nemeth 2

I Can’t Help Myself torna verso tematiche più errebi, grinta della ritmica e dei fiati, organo e chitarra d’ordinanza e vai! Poi c’è una cosa meravigliosa: una versione di Crying, proprio quella di Roy Orbison, trasformata come solo Otis Redding o qualche altro genio dei tempi, avrebbe potuto farla ai Muscle Shoals, sul finire degli anni ’60, da brividi, sentire le liriche classiche in un ambito soul è una delizia assoluta! Anche solo per questo brano il disco varrebbe il prezzo di acquisto, ma pure il resto non scherza, My Baby’s Gone sta ancora tra blues e R&B sanguigno, con l’armonica che pennella, Testify My Love addirittura va verso il gospel più celestiale, Bad Luck Is My Name è un altro funky-blues fiatistico e sanguigno, mentre Keep The Love A Comin’, è solo un bel pezzo di blues, fatto come Dio comanda e anche Elbows On The Wheel è su queste coordinate, ritmi funky e suoni blues, con corettini immancabili, anche se siamo nelle normalità, in confronto ad alcune perle di questo Memphis Grease. Che però ha un ultimo colpo di coda, con un’altra ballata languida come I Wish I Was Home dove si gusta ancora una volta il perfetto phrasing della voce di John Nemeth, l’intonazione impeccabile, se preferite in italiano. Se vi piacciono il soul e il blues, meglio se insieme, ultimamente di dischi così belli ne escono pochi.

Bruno Conti