Da Nashville, Con Orgoglio. Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound

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Jason Isbell And The 400 Unit – The Nashville Sound – Southeastern Records

Jason Isbell, ormai giunto al sesto album da solista dopo la positiva parentesi come chitarrista e compositore nei Drive By Truckers dal 2001 al 2007, rivendica con forza e con le armi della buona musica la sua appartenenza ad una delle città musicali per eccellenza degli U.S.A., la celeberrima Nashville, da molti considerata il simbolo della musica country da classifica, banale e stereotipata, che spesso si mescola al pop. Jason sostiene che questa sia una falsa immagine, provocata dalle scelte di importanti case discografiche che investono su artisti fasulli mandandoli ad incidere nei rinomati studi nashvilliani, ma i musicisti veri, che a Nashville ci vivono e ci lavorano, come il grande veterano John Prine o l’emergente Chris Stapleton, sono fatti di altra pasta e producono musica di assoluto valore. Diventa allora pienamente giustificato, per il nostro songwriter originario della vicina Alabama, intitolare orgogliosamente la propria ultima fatica The Nashville Sound, pubblicato a metà dello scorso giugno e già premiato da critica e pubblico come uno dei migliori dischi di Americana dell’anno appena concluso (*NDB Di cui colpevolmente non avevamo recensito, per motivi misteriosi, neppure i due dischi precedenti e quindi rimediamo, nell’ambito della serie di recuperi “importanti” di album usciti nel 2017). Squadra che vince non si cambia, e così, per confermare i brillanti esiti dei due precedenti lavori, Southeastern del 2013 e Something More Than Free del 2015, Isbell ha rivoluto con sé in cabina di regia il richiestissimo Dave Cobb, produttore che sa plasmare il suono di un album con utili suggerimenti senza mai risultare troppo invadente.

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https://www.youtube.com/watch?v=w8mMXEUFWu0

Ad affiancare il protagonista, gli ormai fedeli e collaudati componenti della sua band, i 400 Unit (nome che deriva da un reparto psichiatrico dell’ospedale di Florence, in Alabama): la moglie Amanda Shires, al violino e ai cori, già autrice di cinque pregevoli dischi da solista più uno in coppia con Rod Picott, Sadler Vaden alle chitarre, già membro dei Drivin’ N’ Cryin’, Jimbo Hart al basso, Derry DeBorja tastierista co-fondatore dei Son Volt e Chad Gamble alla batteria. Come già accadeva nei due precedenti CDs, come brano di apertura viene scelta un’intensa e malinconica folk ballad: intitolata Last Of My Kind,  prende corpo lentamente fino al pregevole finale in cui ogni musicista dà il suo efficace contributo. Il suono si fa decisamente più duro ed elettrico nella successiva Cumberland Gap, che scorre veloce su territori che rimandano al grande ispiratore Neil Young, noto a tutti per le sue memorabili invettive chitarristiche. Nell’alternanza di ritmi ed atmosfere, si torna alla struttura della ballata con Tupelo (il richiamo nel titolo alla Tupelo Honey del maestro Van The Man non è, secondo me, per nulla casuale), un vero gioiello arrangiato in modo sopraffino, con una linea melodica che conquista al primo ascolto. Altra grande canzone è la drammatica White Man’s World, il cui testo denuncia il razzismo di cui ancora purtroppo sono permeati gli States, soprattutto i vasti territori agricoli del Sud. Notevole il duetto a metà del brano tra la slide di Vaden e il violino della Shires.

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https://www.youtube.com/watch?v=JV7c8V5XLk8

La delicata e acustica If We Were Vampires dà all’album un tocco di romanticismo che non guasta, Jason la canta con tono accorato ed il cuore in mano, doppiato nel ritornello dalla tenue voce della moglie. Anxiety è il pezzo più lungo e strutturato del disco, che ricorda certi epici episodi del mai troppo compianto Tom Petty. Si apre con un aggressivo attacco di chitarre per poi rallentare durante il cantato delle strofe, mantenendo comunque una bella tensione emotiva fino alla parte conclusiva che riesplode in un bel sovrapporsi di tastiera e sei corde acustiche ed elettriche. Molotov non lascia particolarmente il segno, è associabile ad una serie di canzoni elettro-acustiche che rimandano ad un altro illustre collega di Isbell, Ryan Adams. Meglio la graziosa e beatlesiana Chaos And Clothes, chitarra e voce, con qualche piacevole ricamo in sottofondo. Con Hope The High Road torniamo a correre, grazie ad una melodia vincente condotta dalle chitarre e dal limpido hammond sullo sfondo, una splendida song che esprime voglia di vivere e quella speranza a cui fa riferimento il titolo. Conclusione in chiave country-folk con la deliziosa Something To Love, altro fulgido esempio del notevole talento compositivo del suo autore che cresce disco dopo disco, confermandosi uno dei più validi protagonisti dell’attuale scena cantautorale americana. Orgogliosamente Made in Nashville!

Marco Frosi

Forse E’ Un Disco Un Po’ Prevedibile, Ma Il Livello E’ Sempre Alto! Anderson East – Encore

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Anderson East – Encore – Elektra/Warner CD

Le due rivelazioni musicali del 2015 sono stati indubbiamente Anderson East http://discoclub.myblog.it/2016/01/01/recuperi-inizio-anno-3-meraviglioso-disco-soul-bianco-anderson-east-delilah/  e Nathaniel Rateliff http://discoclub.myblog.it/2015/09/03/ora-il-migliore-album-rocknsoul-dellanno-nathaniel-rateliff-the-night-sweats/ , titolari di due tra i più bei dischi di quell’anno (e nessuno dei due, va detto, era l’album d’esordio), due lavori splendidi che avevano come comune denominatore uno stile soul e rhythm’n’blues decisamente vintage. Ma i due approcci erano radicalmente diversi, in quanto Rateliff proponeva un errebi molto energico, quasi fisico e direttamente imparentato col rock (come ha confermato il devastante Live At Red Rocks da poco uscito http://discoclub.myblog.it/2017/12/11/un-live-prematuro-al-contrario-formidabile-nathaniel-rateliff-the-night-sweats-live-at-red-rocks/ ), mentre la musica di Delilah, l’album di East (vero nome Michael Cameron Anderson) era decisamente più raffinata, di classe, con una maggiore propensione alle ballate, e con l’influenza di Sam Cooke ben presente https://www.youtube.com/watch?v=Z5L4mRGQhJE . E, almeno per il sottoscritto, superiore (anche se di poco) a Rateliff. Delilah ha avuto anche ottimi riscontri di critica e di vendite, dimostrazione che in giro c’è ancora voglia di grande musica, ed Anderson si è goduto il momento, prendendosi tutto il tempo per dare un seguito a quel disco fulminante (nel frattempo si è anche fidanzato con Miranda Lambert).

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https://www.youtube.com/watch?v=Ka1p2Vj5wps

Encore, il suo nuovo lavoro, non cambia le carte in tavola, in quanto prosegue il discorso precedente di musica soul fatta davvero con l’anima, cantata e suonata alla grande, oltre che prodotta splendidamente (l’onnipresente Dave Cobb, già responsabile di Delilah). Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, Anderson con questo disco non ha rischiato, in quanto sembra quasi che abbia inciso un appendice all’album precedente (ed il titolo forse non è casuale, gli encores in inglese sono i bis che un artista propone a fine spettacolo), ma sempre meglio così che cambiare totalmente, con il rischio di spersonalizzare il suono e scontentare tutti. Per la verità le avvisaglie non erano rassicuranti, in quanto il primo singolo, All On My Mind (in giro già da qualche mese) non è una grande canzone, troppo monolitica nel suono, piuttosto risaputa dal punto di vista melodico, e soprattutto con un fastidioso synth che non c’entra nulla con East. Ma fortunatamente siamo in presenza di un episodio isolato, in quanto il resto di Encore è bellissimo, con la grande voce “nera” di Anderson che la fa da padrona, ed una serie di canzoni decisamente riuscite (tutte scritte da lui, tranne due cover) e suonate in maniera sopraffina da uno zoccolo duro di musicisti del giro di Cobb (Chris Powell alla batteria, Brian Allen al basso, Philip Towns alle tastiere), una sezione fiati indispensabile nell’economia del suono, e qualche ospite di nome come Chris Stapleton e Ryan Adams alle chitarre in una manciata di pezzi.

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https://www.youtube.com/watch?v=252yzYRawM8

Si inizia subito alla grande con King For A Day, splendida soul ballad (scritta da Anderson con Stapleton e sua moglie Morgane), calda, fluida e con una melodia deliziosa, il tutto eseguito con classe sopraffina (e che voce), con uno stile che rimanda a Curtis Mayfield. This Too Shall Last è un altro slow, più intimista del precedente, suonato con estrema raffinatezza e con le chitarre nelle mani di Adams: bellissimo sia l’uso dell’organo che lo sviluppo melodico. House Is A Building, superbamente orchestrata, è un pezzo romantico ancora di gran classe, mentre Sorry You’re Sick (un brano di Ted Hawkins, un musicista ex busker scoperto con colpevole ritardo, ed oggi quasi dimenticato) è trasformata in un vivace errebi dal gran ritmo, alla Ike & Tina Turner, con fiati e chitarre sugli scudi e la solita grande voce. If You Keep Leaving Me è una ballata davvero magnifica dal suono classico, primi anni settanta, un delizioso controcanto femminile ed una linea melodica perfetta, in cui vedo tracce sia di Van Morrison (l’accompagnamento) che di Joe Cocker (l’approccio vocale): ripeto, canzone strepitosa. Girlfriend è decisamente più grintosa e potente, tanto da invadere quasi il territorio di Rateliff, ma è ugualmente godibile dalla prima all’ultima nota, grazie anche ai fiati che qui la fanno da padroni (e perfino l’assolo di moog ha un sapore vintage), Surrender è ritmata, trascinante e diretta, con il nostro che si supera vocalmente, mentre di All On My Mind ho già detto, un pezzo di cui si poteva fare a meno. Il disco comunque si riprende subito alla grande con Without You, pianistica, vibrante e piena di calore, con un altro motivo emozionante, e con Somebody Pick Up My Pieces, una cover di Willie Nelson che esce idealmente dal Texas per spostarsi in Alabama, diventando una scintillante ballata in puro stile southern soul.

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https://www.youtube.com/watch?v=1zSczaSm60U

Il CD, che è uscito l’altro ieri, venerdì 12 gennaio, si chiude con la lenta e spoglia Cabinet Door, solo voce e piano ma un feeling enorme; ottima conferma quindi per Anderson East: Encore avrà forse il difetto di non essere troppo diverso da Delilah, facendo mancare quindi l’effetto sorpresa del suo predecessore, ma siamo comunque in presenza di un lavoro di notevole livello e che ascolteremo a lungo.

Marco Verdi

Saluti Da Nashville: Il Meglio Nel Genere “Americana”. Drew Holcomb & The Neighbors – Souvenir

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Drew Holcomb & The Neighbors – Souvenir – Magnolia Music

A due anni di distanza dall’ottimo Medicine, e a pochi mesi dal bellissimo Live At The Ryman dello scorso anno (purtroppo edito solo in vinile), torniamo piacevolmente ad occuparci di Drew Holcomb e dei suoi Neighbors, giunti con questo nuovo lavoro Souvenir a quello che dovrebbe essere il loro decimo album, in un arco di tempo che inizia con l’esordio acerbo di Washed In Blue (05), sino ad arrivare ai giorni nostri, e a consacrarsi, per chi scrive senza ombra di dubbio, la migliore band attuale nel genere “americana”. Come nel disco precedente la produzione è affidata a Joe Pisapia (kd Lang, William Tyler) e Ian Fitchuk, con una formazione allargata a sei elementi: che vede oltre al barbuto Drew Holcomb alla voce, chitarra e armonica, la moglie Ellie al pianoforte e voce (è uscito proprio in questi giorni il suo ultimo disco solista Red Sea Road di cui leggerete tra breve), Rich Brinsfield al basso, Nathan Dugger alle chitarre, Grant Pittman alle tastiere e Jonathan Womble alla batteria; il tutto è stato registrato nella sua città d’adozione (Nashville appunto), per una quarantina di minuti di classico rock americano, con influenze roots, alt-country e folk.

La pista iniziale The Morning Song,  per chi ha buone orecchie, ha tutta la magia di un Ryan Adams al suo meglio, a cui fanno seguito una solare California che alza il ritmo con chitarre elettriche e un tocco di armonica, per poi passare ad una epica ballata folk come Fight For Love (con il particolare che è stata registrata il giorno dopo le elezioni americane), e a una intima Rowdy Heart, Broken Wing, dove spicca un “fingerpicking” acustico che accompagna la voce tremante di Drew. Si cambia con una godibile New Year, di nuovo elettrica e dal ritmo sincopato https://www.youtube.com/watch?v=X8PLk67Rg9k , mentre pochi accordi di pianoforte aprono la melodia di una contemplativa Sometimes. C’è spazio anche per le atmosfere leggermente “caraibiche” di una allegra e originale Mama’s Sunshine,  per la piacevolissima Daddy’s Rain, e, cantata in coppia con la moglie Ellie (che si accompagna al pianoforte), una bellissima Black And Blue, una ballata dolce dalla vena “roots”. Ci si avvia (purtroppo) alla fine con un’armonica che introduce il folk-rock di Postcard Memories, un lento senza tempo come Yellow Rose Of Santa Fe (con largo uso della pedal-steel), e andare infine a chiudere con il fiore all’occhiello dell’album, una sublime Wild World guidata dalla chitarra e dal cantato di Drew, con in sottofondo le dolci note del pianoforte della signora Holcomb.

Un mese dopo aver finito di registrare Souvenir, mentre stava mixando l’album Drew Holcomb si è ritrovato nel letto di un ospedale dove gli fu diagnosticato un raro caso di “meningite virale”, trovando nella sua camera e nel suo letto un provvisorio rifugio dalla malattia, e delegando ai suoi bandmates il completamento dello stesso. Nel frattempo, dopo avere positivamente risolto il tutto, Drew Holcomb e i suoi Neighbors stanno per intraprendere un nuovo tour degli States, che potrebbe portarli ai vertici non solo del genere “americana”, ma anche delle classifiche generali, con una serie di canzoni destinate a durare nel tempo e suonate alla grandissima, per una band che come detto spazia con disinvoltura dal rock al folk, dal country classico al alt-country, ma non disdegna sfumature con toni diversi e innovativi, perfetta colonna sonora dei nostri viaggi individuali. Per Drew Holcomb mi auguro che il viaggio sia ancora in corso, è forse è anche arrivato il momento del giusto riconoscimento commerciale. Altamente consigliato!

Tino Montanari

Uscite Prossime Venture, A Ritroso Ecco il 6 Maggio. Mary Chapin Carpenter, The Rides, Vinicio Capossela, Ryan Adams, Moreland & Arbuckle, Cyndi Lauper

rolling stones totally stripped european version

Nella puntata precedente di questa rubrica avevo parlato delle uscite del 20 maggio, che sarà una giornata assai ricca di pubblicazioni ottime, ora, andando a ritroso, vediamo i titoli più interessanti in uscita il 6 maggio. Ma prima volevo ricordarvi che, contrariamente a quanto annunciato in un primo momento, il box dei Rolling Stones Totally Stripped verrà pubblicato pure nel resto del mondo, non solo per il mercato giapponese, e anche se la versione nipponica avrà un CD in più e la maglietta nella confezione, quella “regolare” sarà comunque quintupla (come vedete qui sopra), 4 DVD + 1 CD, e ad un prezzo decisamente più contenuto, circa un terzo della edizione giapponese, almeno nella vecchia Europa, negli Stati Uniti ho visto un prezzo annunciato di circa 100 dollari, mentre nel vecchio continente dovrebbe costare la metà o poco più. A parte CD extra e maglietta in meno, comunque ne usciranno sempre 6 versioni differenti, compresa una in DVD + 2 LP. Qui comunque trovate tutti i dettagli http://discoclub.myblog.it/2016/03/30/se-vorrete-farvi-del-male-il-20-maggio-giappone-esce-the-rolling-stones-totally-stripped-cofanetto-limitato/

mary chapin carpenter

Il 6 maggio esce il nuovo album di Mary Chapin Carpenter The Things That We Are Made Of, il primo senza più la presenza, almeno a livello di amicizia, di John Jennings (l’ultima collaborazione era stata per Come Darkness, Come Light, il disco natalizio del 2008), scomparso per un tumore al fegato lo scorso 16 ottobre del 2015. Jennings era stato a lungo legato sia sentimentalmente che musicalmente con la Carpenter, direttore musicale, produttore e chitarrista nella band della musicista di Princeton. Il disco che, dopo molti anni con la Columbia e poi con la Zoe/Rounder del gruppo Universal, esce per la prima volta a livello indipendente per l’etichetta della stessa Mary Chapin, la Lambent Light Records, distribuita negli Stati Uniti dalla Thirty Tigers, come spesso succede in album che nascono da tragedie personali, sia pure non in prima persona, è il migliore della Carpenter da molti anni a questa parte, anche se Ashes And Roses, secondo me, era un ottimo album http://discoclub.myblog.it/2012/06/10/un-gusto-acquisito-mary-chapin-carpenter-ashes-and-roses/, come pure i precedenti (se seguite il link all’interno della recensione li trovate), forse con l’esclusione dell’ultimo orchestrale Songs From The Movie. 

La rivista dove scrivo, il Buscadero, ne ha parlato molto bene, recensendolo in anteprima, e assegnandogli ben 4 stellette. Sicuramente ha contribuito alla riuscita anche il fatto che in cabina di regia ci sia Dave Cobb, il nuovo Re Mida delle produzioni di Nashville, e una schiera di nuovi musicisti. Oltre a una serie di nuove canzoni veramente riuscite:

Tracklist
1. Something Tamed Something Wild
2. The Middle Ages
3. What Does It Mean To Travel
4. Livingston
5. Map Of My Heart
6. Oh Rosetta
7. Deep Down Deep Heart
8. Hand On My Back
9. The Blue Distance
10. Note On A Windshield
11. The Things That We Are Made Of

Sempre tempo permettendo cercherò di tornarci con una recensione completa, anche se a grandi linee condivido il giudizio positivo, e la voce è comunque sempre splendida.

rides pierced arrow

Nuovo, secondo album, per i Rides, il super gruppo con Stephen Stills, Kenny Wayne Shepherd Barry Goldberg. In questo caso, sempre per la rivista di cui sopra, ho collaborato per alcune domande all’intervista a Shepherd che dovrebbe uscire nel prossimo numero. Il disco Pierced Arrow, esce, esatto, il il 6 maggio, per la Mascot/Provogue: anche in questo caso, contrariamente a quanto riportano i siti di vendita USA, ci sarà una versione Deluxe con tre tracce extra, per il mercato europeo, Italia compresa, e non solo per il Giappone. Rileggendo gli appunti, nel disco suonano anche Chris Layton alla batteria e Kevin McCormick al basso (che è co-produttore del disco, in sostituzione di Jerry Harrison, l’ex Talking Heads, presente nel precedente): ci sono 10 brani nel CD, due cover, una di I’ve Got To Use My Imagination, peraltro scritta dallo stesso Barry Goldberg con Gerry Goffin nel 1973, un classico della soul music e un successo per Gladys Knight & The Pips, l’altra My Babe, brano firmato da Willie Dixon (idolo personale di Shepherd), portata alla fama imperitura da Little Walter.

Le tre bonus tracks sono Same Old Dog. Take Out Some Insurance e Born In Chicago, con il blues sempre come posizione musicale predominante nell’album. ma con ballate, pezzi rock anche ricchi di jam, influenze soul e R&B sempre presenti, oltre ad un pezzo alla C S N che è quello che ascoltate qui sopra.

vinicio capossela canzoni della cupa

Disco nuovo anche per Vinicio Capossela, sempre il 6 maggio (dopo un leggero rinvio a causa di una operazione alle corde vocali) su etichetta La Cupa distr. Warner Music, sarà un disco doppio Canzoni Della Cupa, con un disco intitolato Polvere ed il secondo Ombra. 

Ci sarà anche una versione limitata in quadruplo vinile. Ventotto brani in tutto, li leggete qui sotto:

vinicio capossela canzoni della cupa back

Tra gli ospiti, oltre ai “soliti” Calexico, anche Howe Gelb, Flaco Jimenez e i Los Lobos. Ma anche Giovanna Marini, Enza Pagliara, Antonio Infantino, la Banda della Posta, Francesco Loccisano, Giovannangelo De Gennaro,Victor Herrero, Los Mariachi Mezcal, Labis Xilouris, Albert Mihai. Alcuni brani verranno presentati in anteprima nel concertone del 1° Maggio.

ryan adams heartbreaker

Questo qui sopra è, insieme a Gold, altro grande disco, il miglior disco in assoluto di Ryan Adams, ed uno degli album migliori degli anni 2000. Ora Heartbreaker esce in edizione espansa, per la Pax–Americana, la sua etichetta attuale, distribuita dalla Universal, mentre in origine era stato pubblicato, nel settembre 2000, dalla Bloodshot/Cooking Vinyl, allora distr. Sony. La cosa sorprendente è che sarà un triplo album, 2 CD + 1 DVD, ma la cosa ancora più sorprendente è il fatto che costerà poco più di un singolo (e meno male). Ecco la lista completa dei contenuti del cofanetto, il cui lavoro di restauro è stato curato da Ethan Johns, il produttore originale:

Tracklist
[CD1: Original Album Remastered]
1. Argument With David Rawlings Concerning Morrissey
2. To Be Young (Is To Be Sad, Is To Be High)
3. My Winding Wheel
4. Amy – Album Version
5. Oh My Sweet Carolina
6. Bartering Lines
7. Call Me On Your Way Back Home
8. Damn, Sam (I Love A Woman That Rains)
9. Come Pick Me Up
10. To Be The One
11. Why Do They Leave?
12. Shakedown On 9th Street
13. Don’t Ask For The Water
14. In My Time Of Need
15. Sweet Lil Gal (23rd/1st)

[CD2: Demos And Outtakes]
1. Hairdresser On Fire – Outtake
2. To Be Young (Is To Be Sad, Is To Be High) – Outtake
3. Petal In A Rainstorm – Outtake
4. War Horse – Outtake
5. Oh My Sweet Carolina – Outtake
6. Come Pick Me Up – Outtake
7. Punk Jam – Outtake
8. When The Rope Gets Tight – Alternate Take
9. When The Rope Gets Tight – Outtake
10. Goodbye Honey
11. In My Time Of Need – Outtake
12. Bartering Lines – Demo
13. Come Pick Me Up – Demo
14. To Be The One – Demo
15. Don’t Ask For The Water – Demo
16. In My Time Of Need – Demo
17. Goodbye Honey – Demo
18. Petal In A Rainstorm – Demo
19. War Horse – Demo
20. Locked Away – Outtake

[DVD: Live at The Mercury Lounge]
1. Oh My Sweet Carolina
2. Gimme Sunshine
3. Banter
4. To Be Young (Is To Be Sad, Is To Be High)
5. AMY
6. Banter
7. Call Me On Your Way Back Home
8. Banter
9. Just Like A Whore
10. Wonderwall (Fragment)
11. Wonderwall (Complete Song)
12. Banter
13. Damn, Sam (I Love A Woman That Rains)
14. Sweet Lil’ Gal (23rd / 1st)
15. Come Pick Me Up
16. My Winding Wheel

moreland and arbuckle promised land or bust

Anche per il nuovo CD di Moreland & Arbuckle Promised Land Or Bust la data di uscita ufficiale prevista è il 6 maggio, ma il disco nelle nostre di lande circola già da qualche tempo. E’ il primo disco su etichetta Alligator per il poderoso duo (almeno nella ragione sociale) americano, tipo i primi Black Keys (ma secondo me meglio,visto che la formazione prevede un cantante/armonicista Arbuckle, un chitarrista Moreland, oltre ad un nuovo batterista, Kendall Newby, quindi in effetti sono un trio). Se volete il mio parere questo è quanto scrissi in occasione dell’uscita del quarto album http://discoclub.myblog.it/2011/09/21/questi-ci-danno-dentro-alla-grande-moreland-arbuckle-just-a/. Confermo tutto e spero di tornarci con più calma, nel frattempo:

cyndi lauper detour

E per completare le uscite interessanti della prima settimana di maggio, ecco il nuovo album di Cyndi Lauper Detour, che come annunciato da tempo è un disco di cover di brani country. Etichetta Sire/Warner: quindi dopo l’ottimo album blues http://discoclub.myblog.it/2010/06/28/questo-le-mancava-cyndi-lauper-memphis-blues/, uscito nel 2010 e seguito l’anno successivo da un CD/DVD dal vivo, la Lauper, che sembra avere risolto i suoi annosi problemi con la psoriasi che ne hanno rallentato la carriera, ha deciso di lanciarsi appunto nel country utilizzando la stessa formula del disco blues, ossia la presenza di molti ospiti duettanti (e di quelli buoni). Ecco titoli e ospiti:

Tracklist
1. Funnel Of Love
2. Detour (feat. Emmylou Harris)
3. Misty Blue
4. Walkin’ After Midnight
5. Heartaches By The Numbers
6. The End Of The World
7. Night Life (feat. Willie Nelson)
8. Begging To You
9. You’re The Reason Our Kids Are Ugly (feat. Vince Gill)
10. I Fall To Pieces
11. I Want To Be A Cowboy’s Sweetheart (feat. Jewel)
12. Hard Candy Christmas (feat. Alison Krauss)

Alla prossima.

Bruno Conti

Ultime Uscite 2016, Parte I. Rush, Enya, Jethro Tull, Neal Casal, Ethan Johns, Carly Simon

rush r40 live

Come promesso, dopo i cofanetti, vediamo le ultime uscite interessanti dell’anno, alcune già uscite, altre imminenti e un paio previste per metà dicembre. Partiamo da alcuni titoli già pubblicati, in particolare il Live dei Rush che vedete qui sopra, annunciato erroneamente per il 4 dicembre (però in effetti in alcuni paesi, per esempio Regno Unito, uscirà in quella data), ma in effetti già in circolazione dal 20 novembre, nella solita pletora di edizioni, 5 per la precisione: triplo CD, 3 CD + DVD, 3 CD + Blu-Ray, DVD o Blu-Ray. R40 Live contiene la registrazione del meglio delle due date di Toronto del 17 e 19 giugno 2015 e li vede ripercorrere a ritroso, dai più recenti e poi andando indietro nel tempo, il meglio della loro produzione: sono 31 brani nella versione in triplo CD e 29 nelle versioni video (perchè? boh…).

CD

Disc One
1. “The World is … The World is …”
2. “The Anarchist”
3. “Headlong Flight”
4. “Far Cry”
5. “The Main Monkey Business”
6. “How It Is”
7. “Animate”
8. “Roll the Bones”
9. “Between the Wheels”
10. “Losing It” (with Ben Mink)
11. “Subdivisions”

Disc Two
1. “Tom Sawyer”
2. “YYZ”
3. “The Spirit of Radio”
4. “Natural Science”
5. “Jacob’s Ladder”
6. “Hemispheres: Prelude”
7. “Cygnus X-1/The Story So Far” (drum solo)
8. “Closer to the Heart”
9. “Xanadu”
10. “2112”

Disc Three
1. “Mel’s Rockpile” (with Eugene Levy)
2. “Lakeside Park/Anthem”
3. “What You’re Doing/Working Man”

Bonus
4. “One Little Victory”
5. “Distant Early Warning”
6. “Red Barchetta”
7. “Clockwork Angels”
8. “The Wreckers”
9. “The Camera Eye”
10. “Losing It” (with Peter Dinklage)

DVD/Blu-ray
Set One
1. “The World is .. The World is … ”
2. “The Anarchist”
3. “Headlong Flight”
4. “Far Cry”
5. “The Main Monkey Business”
6. “How It Is”
7. “Animate”
8. “Roll the Bones”
9. “Between the Wheels”
10. “Losing It” (with Ben Mink)
11. “Subdivisions”

Set Two
1. “No Country for Old Hens”
2. “Tom Sawyer”
3. “YYZ”
4. “The Spirit of Radio”
5. “Natural Science”
6. “Jacob’s Ladder”
7. “Hemispheres: Prelude”
8. “Cygnus X-1/The Story So Far” (drum solo)
9. “Closer to the Heart”
10. “Xanadu”
11. “2112”

Encore
1. “Mel’s Rockpile” (with Eugene Levy)
2. “Lakeside Park/Anthem”
3. “What You’re Doing/Working Man”
4. “Exit Stage Left”

Bonus
1. “One Little Victory”
2. “Distant Early Warning”
3. “Red Barchetta”

Ammetto che non seguo più il trio canadese da qualche anno, ma nel periodo anni ’70, primi anni ’80 erano una delle migliori band rock in circolazione, soprattutto a livello strumentale: peccato che non vedo nella lista La Villa Strangiato che era un brano che mi piaceva moltissimo. Questo live li vede tornare sotto l’egida Universal, con etichetta Zoe/Rounder Records.

enya dark sky island

Un’altra che non seguo più da parecchi anni ( e comunque non mi hai entusiasmato, anche se i primi dischi avevano una loro freschezza e vivacità, si fa per dire) è Eithne Patricia Ní Bhraonáin, in arte Enya, sorella della ben più brava Maire Moya Brennan, cantante e in precedenza voce solista dei Clannad. Non per nulla Eithne nel gruppo irlandese era solo tastierista e voce di supporto, poi grazie all’aiuto del manager e produttore Nick Ryan, ha sviluppato quel suo particolare stile a cavallo tra musica celtica, new age e pop che grazie all’utilizzo della tecnologia ha permesso di creare “muri vocali” dove la voce di Enya veniva riprodotta una infinità di volte per ottenere quell’effetto sognante e particolare che ne ha fatto la fortuna. In giro c’è molto (anzi moltissimo) di peggio per cui non mi permetto di andare più in là con le critiche, però questo tipo di “folk” ultimamente non mi fa più impazzire. Comunque tornando al nuovo disco si intitola Dark Sky Island, è solo il nono in una carriera quasi trentennale (anzi ottavo se contiamo il primo Enya e la sua riedizione The Celts come un album unico): è uscito anche questo lo scorso 20 novembre, etichetta Aigle/Warner, naturalmente c’è la versione Deluxe con tre tracce in più, e il lavoro è frutto del solito team di Roma Ryan che ha scritto tutti i testi, Enya che suona tutte le tastiere, compone la musica e canta e Nick Ryan che ha curato la produzione. Per la precisione in Even The Shadows c’è Eddie Lee al contrabbasso. Ecco un assaggio, nulla è cambiato https://www.youtube.com/watch?v=FOP_PPavoLA …

jethro tull too oldjethro tull too old box

 

In effetti questa ristampa di Too Old To Rock And Roll: Too Young To Die! dei Jethro Tull avrei potuto anche inserirla nel post dedicato ai Box, ma visto che c’è anche la versione singola con il solo album rimasterizzato ne parliamo qui. Un buon album anche se non tra i più memorabili della band di Ian Anderson (molto meglio il successivo Songs From The Wood che sarà il prossimo a venire ristampato) esce anche nella solita versione quadrupla curata da Steven Wilson dei Porcupine Tree: due CD e due DVD (principalmente audio, però ci sono anche dei filmati apparsi in uno speciale della televisione inglese di metà anni ’70, credo sia questo https://www.youtube.com/watch?v=TFYWy-Pwymc). Questo è il contenuto completo:

[CD1]
1. Prelude (Steven Wilson Stereo Mix)
2. Quiz Kid (Steven Wilson Stereo Mix)
3. Crazed Institution (Steven Wilson Stereo Mix)
4. Salamander (Steven Wilson Stereo Mix)
5. Taxi Grab (Steven Wilson Stereo Mix)
6. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Mix)
7. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Mix)
8. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Mix)
9. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Mix)
10. Pied Piper (Steven Wilson Stereo Mix)
11. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Mix]
12. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Remix) [Monte Carlo January 1976]
13. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Remix) [Monte Carlo January 1976]
14. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Remix) [Monte Carlo January 1976]
15. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Remix) [Brussels November 1975]
16. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Remix] [Brussels November 1975]
17. Quiz Kid (Version 1) [Steven Wilson Stereo Mix]

[CD2]
1. Salamander’s Rag Time (Steven Wilson Mix)
2. Commercial Traveller (Steven Wilson Mix)
3. Salamander (Steven Wilson Mix) [Instrumental]
4. A Small Cigar (Steven Wilson Mix) [Acoustic Version]
5. Strip Cartoon (Steven Wilson Mix)
6. One Brown Mouse (Early Version) [Original Master Mix]
7. A Small Cigar (Orchestrated Version) [Original Rough Mix]
8. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Demo) [Steven Wilson Mix]
9. Prelude
10. Quiz Kid
11. Crazed Institution
12. Salamander
13. Taxi Grab
14. From A Dead Beat To An Old Greaser
15. Bad-Eyed And Loveless
16. Big Dipper
17. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die!
18. Pied Piper
19. The Chequered Flag (Dead Or Alive)

[DVD1]
1. Prelude (Steven Wilson Stereo Mix)
2. Quiz Kid (Steven Wilson Stereo Mix)
3. Crazed Institution (Steven Wilson Stereo Mix)
4. Salamander (Steven Wilson Stereo Mix)
5. Taxi Grab (Steven Wilson Stereo Mix)
6. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Mix)
7. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Mix)
8. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Mix)
9. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Mix)
10. Pied Piper (Steven Wilson Stereo Mix)
11. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Mix]
12. Prelude (Steven Wilson Stereo Mix)
13. Quiz Kid (Steven Wilson Stereo Mix)
14. Crazed Institution (Steven Wilson Stereo Mix)
15. Salamander (Steven Wilson Stereo Mix)
16. Taxi Grab (Steven Wilson Stereo Mix)
17. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Mix)
18. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Mix)
19. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Mix)
20. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Mix)
21. Pied Piper (Steven Wilson Stereo Mix)
22. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Mix]
23. Prelude (Steven Wilson Stereo Mix)
24. Quiz Kid (Steven Wilson Stereo Mix)
25. Crazed Institution (Steven Wilson Stereo Mix)
26. Salamander (Steven Wilson Stereo Mix)
27. Taxi Grab (Steven Wilson Stereo Mix)
28. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Mix)
29. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Mix)
30. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Mix)
31. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Mix)
32. Pied Piper (Steven Wilson Stereo Mix)
33. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Mix]
34. Prelude (Steven Wilson Stereo Mix)
35. Quiz Kid (Steven Wilson Stereo Mix)
36. Crazed Institution (Steven Wilson Stereo Mix)
37. Salamander (Steven Wilson Stereo Mix)
38. Taxi Grab (Steven Wilson Stereo Mix)
39. From A Dead Beat To An Old Greaser (Steven Wilson Stereo Mix)
40. Bad-Eyed And Loveless (Steven Wilson Stereo Mix)
41. Big Dipper (Steven Wilson Stereo Mix)
42. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Steven Wilson Stereo Mix)
43. Pied Piper (Steven Wilson Stereo Mix)
44. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Steven Wilson Stereo Mix]
45. From A Dead Beat To An Old Greaser (Monte Carlo January 1976)
46. Bad-Eyed And Loveless (Monte Carlo January 1976)
47. Big Dipper (Monte Carlo January 1976)
48. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Brussels November 1975)
49. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Brussels November 1975]
50. From A Dead Beat To An Old Greaser (Monte Carlo January 1976)
51. Bad-Eyed And Loveless (Monte Carlo January 1976)
52. Big Dipper (Monte Carlo January 1976)
53. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Brussels November 1975)
54. The Chequered Flag (Dead Or Alive) [Brussels November 1975]

[DVD2]
1. Salamander’s Rag Time (Steven Wilson Mix)
2. Commercial Traveller (Steven Wilson Mix)
3. A Small Cigar (Steven Wilson Mix) [Acoustic Version]
4. Strip Cartoon (Steven Wilson Mix)
5. Salamander’s Rag Time (Steven Wilson Mix)
6. Commercial Traveller (Steven Wilson Mix)
7. A Small Cigar (Steven Wilson Mix) [Acoustic Version]
8. Strip Cartoon (Steven Wilson Mix)
9. Quiz Kid (Version 1)
10. One Brown Mouse (Early Version) [Original Master Mix]
11. Salamander (Steven Wilson Mix) [Instrumental]
12. Strip Cartoon
13. A Small Cigar (Orchestrated Version) [Original Rough Mix]
14. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die! (Demo) [Steven Wilson Mix]
15. Prelude
16. Quiz Kid
17. Crazed Institution
18. Salamander
19. Taxi Grab
20. From A Dead Beat To An Old Greaser
21. Bad-Eyed And Loveless
22. Big Dipper
23. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die!
24. Pied Piper
25. The Chequered Flag (Dead Or Alive)
26. Prelude
27. Quiz Kid
28. Crazed Institution
29. Salamander
30. Taxi Grab
31. From A Dead Beat To An Old Greaser
32. Bad-Eyed And Loveless
33. Big Dipper
34. Too Old To Rock ‘N’ Roll: Too Young To Die!
35. Pied Piper
36. The Chequered Flag (Dead Or Alive)

Ovviamente i brani sembrano metà di mille perché gli stessi brani appaiono più volte in diverse versioni. Eichetta Chrysalis/Parlophone/Warner già uscito pure questo, ma lo scorso venerdì 27 novembre.

neal casal interludes

Sempre lo scorso 27 è uscito questo strano doppio, attribuito a tali Circles Around The Sun e intitolato Interludes For The Dead. Etichetta Warner per questo album che in effetti è opera di Neal Casal con la sua band (tutti lo ricordiamo sia per la sua carriera solista che per essere stato a lungo il solista nei Cardinals di Ryan Adams e ultimamente suona sia nei Chris Robinson Brotherhood, quanto negli Hard Working Americans): evidentemente questa estate aveva dei giorni liberi e, casualmente, nei giorni in cui i Grateful Dead registravano il loro Fare Thee Well Tour, Casal si esibiva nelle pause delle esibizioni dei Dead, da lì il titolo del CD, in lunghe improvvisazioni acide e psichedeliche, 10 in tutto, tra i 5 e i 25 minuti, che ora sono state raccolte in questo doppio album.. Niente male, tra l’altro: per avere una idea….

Track Listing
Disc One
1. “Hallucinate A Solution”
2. “Gilbert’s Groove”
3. “Kasey’s Bones”
4. “Space Wheel”
Disc Two
1. “Ginger Says”
2. “Farewell Franklins”
3. “Saturday’s Children”
4. “Scarlotta’s Magnolias”
5. “Hat And Cane”
6. “Mountains Of The Moon”

I titoli ovviamente prendono spunto dalla musica dei Grateful Dead.

ethan johns silver liner

Altro nome a lungo legato a Ryan Adams per averne prodotto alcuni degli album migliori (in particolare Heartbreaker Gold, oltre a decine di altri ottimi album, gli ultimi due quelli di Tom Jones e anche il nuovo degli australiani Boy & Bear, di cui sarà il caso parlare) è quello di Ethan Johns, musicista e produttore inglese, ma dal suono decisamente americano: con un paio di album alle spalle, buoni anche se non eccelsi, uno proprio prodotto da Adams, il secondo, che mi piaceva parecchio, ora realizza questo Silver Liner, su etichetta Three Crows Records, ma distribuita da Caroline/Universal, sempre disponibile dal 27 novembre. Accompagnato dai Black Eyed Dog, ovvero Jeremy Stacey alla batteria, Nick Pini al basso e dal grande musicista BJ Cole alla pedal steel guitar, Johns realizza veramente un gran bel disco. Tra ballate, pezzi rock, elementi country e west coast (bellissimi i cori di Gillian Welch Bernie Leadon in Juanita), sarà il caso di dedicare il giusto spazio a questo disco. Per il momento sentite che bella la title-track, sembra qualche pezzo perduto di Neil Young.

carly simon songs from the trees

E per finire, una bella antologia doppia, l’ennesima, dedicata a Carly Simon: pubblicata in contemporanea alla sua autobiografia  si intitotola Songs From The Trees: A Musical Memoir Collection, Elektra/Rhino l’etichetta, 20 novembre la data di uscita e ripercorre tutta la carriera della ex moglie di James Taylor, dagli inizi con le sorelle, nel raro brano Winken’, Blinkin’ And Nod a nome Simon Sisters, fino a due brani inediti, posti in chiusura del secondo disco. Il tutto ha una nuova rimasterizzazione 2015 e suona veramente bene.

Ovviamente You’re So Vain è presente https://www.youtube.com/watch?v=iWi6NQNQ7OQ; insieme ad 30 altri brani che rivelano una cantautrice molto sottovalutata rispetto al suo vero valore:

[CD1]
1. Boys In The Trees (2015 Remastered)
2. Winken’, Blinkin’ And Nod – The Simon Sisters
3. Orpheus (2015 Remastered)
4. Older Sister (2015 Remastered)
5. It Was So Easy (2015 Remastered)
6. Embrace Me, You Child (2015 Remastered)
7. Hello Big Man (2015 Remastered)
8. Two Hot Girls (On A Hot Summer Night)
9. It Happens Everyday (2015 Remastered)
10. His Friends Are More Than Fond Of Robin (2015 Remastered)
11. I’m All It Takes To Make You Happy (2015 Remastered)
12. That’s The Way I’ve Always Heard It Should Be (2015 Remastered)
13. I’ve Got To Have You (2015 Remastered)
14. Anticipation (2015 Remastered)
15. Legend In Your Own Time (2015 Remastered)
16. Three Days (2015 Remastered)

[CD2]
1. Julie Through The Glass (2015 Remastered)
2. We Have No Secrets (2015 Remastered)
3. You’re So Vain (2015 Remastered)
4. Mind On My Man (2015 Remastered)
5. Mockingbird (2015 Remastered)
6. After The Storm (2015 Remastered)
7. Haunting (2015 Remastered)
8. In Times When My Head (2015 Remastered)
9. You Belong To Me (2015 Remastered)
10. We’re So 2015 Remastered)
11. From The Heart (2015 Remastered)
12. Come Upstairs (2015 Remastered)
13. The Right Thing To Do (2015 Remastered)
Previously Unissued Bonus Selections:
14. Showdown
15. I Can’t Thank You Enough

Anche per oggi è tutto, alla prossima, domani tocca al nuovo Eric Clapton Live alla Royal Albert Hall.

Bruno Conti

Sembrava Tornato Normale! Ryan Adams A Novembre Pubblica La Sua Versione Completa Di 1989 (Proprio L’Album Di Taylor Swift).

RyanAdams1989

Ryan Adams – 1989 – Pax-am/Blue Note/Universal 20-11-2015

Ultimamente il nostro amico Ryan Adams sembrava tornato abbastanza “normale”, niente album di Heavy Metal sotto pseudonimo o decine di dischi di materiale di archivio pubblicati più o meno contemporaneamente, magari un sestuplo dal vivo come Live At Carnegie Hall, ma in vinile e per il Record Store Day ha senso, però poi cosa ti pensa il buon Ryan, “perché non fare una mia versione, brano per brano, dell’album di Taylor Swift 1989?” . Ad agosto l’ha pensato, poi lo ha inciso velocemente e il 20 novembre verrà pubblicato. Commento: mah! Magari sarà bellissimo, vedremo, visto il personaggio non lo escluderei. Per il momento, in effetti, la cover di Bad Blood è piuttosto bella.

In attesa di prossimi sviluppi.

Bruno Conti

 

Un Inglese A New York City! Bobby Long – Ode To Thinking

bobby long ode to thinking

 

Bobby Long – Ode To Thinking – Compass Records

Bobby Long è un giovane cantautore inglese originario di Wigan, vicino a Manchester, cresciuto nello Wiltshire (località conosciuta per l’ambientazione dei romanzi di Thomas Hardy), con una lunga gavetta alle spalle (durante gli anni dell’Università) per tutti i locali e i pub di Londra, e salito alla ribalta anche per la sua amicizia con l’attore Robert Pattinson, e la conseguente inclusione di una sua canzone, Let Me Sign, scritta con Marcus Foster, e cantata da Pattinson  nella colonna sonora di Twilight https://www.youtube.com/watch?v=7H47oQH1TW4 . Dopo i primi lavori autoprodotti (incisi nella stanzetta di casa in Inghilterra) Dirty Pond Songs (09), Live At Arlene’s Grocery (09), Dangerous Summer (10), il “ragazzo” (30 anni a settembre) l’ulteriore salto di qualità lo ottiene con l’ottimo A Winter Tale (11) https://www.youtube.com/watch?v=AwGc22pI0NU , a cui fa seguire il meno convincente, ma non male comunque, Wishbone (13) https://www.youtube.com/watch?v=CJG9eSqO2M4 , con la produzione di Ted Hutt (Gaslight Anthem, Lucero), entrambi pubblicati dalla ATO Records,  prima di arrivare a questo Ode To Thinking (che è stato reso possibile dalla solita campagna di autofinanziamento con  PledgeMusic),registrato a Austin presso i Congress House Studios dal veterano produttore-musicista Mark Hallman (Carole King e Ani DiFranco, ma anche Iain Matthews), per undici brani, prevalentemente ballate ambientate tra Inghilterra e Scozia ( anche del 19° secolo), ricche di storie, di eventi e persone http://www.daytrotter.com/#!/concert/bobby-long/21021643-37382260 .

Ode To Thinking inizia con la title track, una tenera ballata solo chitarra acustica e voce, per poi passare alle influenze alla Ryan Adams di una crepuscolare Cold Hearted Lover Of Mine, al ritmo pop-country dell’orecchiabile I’m Not Going Out Tonight, le romanticherie di una dolente Treat Me Like A Stranger, e il suono accattivante di una intrigante Kill Someone. Le storie proseguono con una dolcissima ballata vagamente alla Procol Harum, Something Blue, Something Borrowed, cantata al meglio dal bravo Bobby, e si intensificano con il battito soul di Hideaway, la melodia in falsetto di The Dark Won’t Get Darker, le atmosfere da circo, con un uso di fisarmonica da valzer musette, della triste ma meravigliosa The Songs The Kids Sing (la storia di un bambino condannato) https://www.youtube.com/watch?v=D2M2Bp-4PLE , per poi passare ad un brano 1985, incentrato su chitarra e pianoforte (tutti gli strumenti nel disco sono suonati da Hallman), che potrebbe richiamare alla mente qualcosa dei brani dei Beatles, e chiudere in perfetto stile Americana con That Little Place, su un tessuto di solo chitarra acustica, armonica e voce (queste suonate da Long), che si ispira a quello di Dylan, uno dei suoi miti.

Oltre a a fare da supporto nei tour di artisti come Dave Matthews Band, Steve Winwood, Brett Dennen, Iron & Wine, e altri, Robert Thomas Long,  questo il nome completo, con Ode To Thinking ha alzato di molto l’asticella, con un album che è un viaggio attraverso il cuore e la mente (probabilmente con i testi più personali mai scritti) di  un cantautore tanto meravigliosamente suggestivo da venire, giustamente, in alcuni casi, paragonato a mostri sacri come Dylan e Cohen. Adesso il “nostro” vive e abita a New York, e per un ragazzo uscito dalla periferia di Manchester, l’America, la musica e quel che ne consegue, indubbiamente è come scoprire il “Santo Graal” https://www.relix.com/media/video/bobby_long_three_songs_from_ode_to_thinking . Al momento, un talento da conoscere, il disco è uscito ieri 7 agosto per la Compass http://compassrecords.com/album.php?id=1082&artist=bobby-long. , in Italia distr.Ird!

Tino Montanari

Dal Profondo Nord, Grande Musica. Basko Believes – Idiot’s Hill & Johan Orjansson – Melancholic Melodies For Broken Times

johan orjansson basko believes idiot's hill

Basko Believes – Idiot’s Hill – Rootsy/Ird

Johan Orjansson – Melancholic Melodies For Broken Times – Rootsy/Ird

Il protagonista dei due dischi è sempre lo stesso, lo svedese Johan Orjansson, che quando decide la mossa di confrontarsi con il mercato americano assume il nome d’arte di Basko Believes, più facile da memorizzare rispetto al suo cognome, ma i tratti distintivi della musica, benissimo inquadrati dal titolo dell’album pubblicato con il proprio vero nome (peraltro già il quarto uscito nella sua nativa Svezia, dove con una certa dose di ironia, forse humor svedese, dice la sua biografia essere il nostro amico una star nella cittadina della costa occidentale, Falkenberg https://www.youtube.com/watch?v=BXVaxqn1cXM ) sono proprio, per coniare un neologismo composito, quelli di una sorta di neo folk-rock-nordic-soul, malinconico, ma ricco nelle melodie. Pensate al Ryan Adams più raccolto, come hanno detto molti in relazione a Melancholic…, ma anche a brani come la stupenda Rain Song in Idiot’s Hill https://www.youtube.com/watch?v=X4tLA6V8gjQ , dove però aleggia pure lo spirito di Ray LaMontagne e del suo “padre putativo” Van Morrison, altrove la voce assume un timbro vocale che ricorda in modo impressionante quello del miglior David Gray o del Damien Rice più intenso, in un vorticare intimo di organo, tastiere, fiati, archi e chitarre che accompagnano il canto partecipe ed acceso.

basko believes live Basko-Live

Vado un poco a caso, saltando tra i due album, che sono uno la conseguenza dell’altro. Con il più vecchio dei due (anzi da prima ancora) Johansson si fa conoscere da musicisti americani come Israel Nash Gripka, che duetta con lui nella dolcissima If I Were To Love You https://www.youtube.com/watch?v=_NhjFRjLR3I , un brano dove, nella mia opinione, a fianco delle evidenti influenze del suono roots-Americana (d’altronde per chi incide per la Rootsy è quasi un destino) https://www.youtube.com/watch?v=JoylMPYhcSk , possiamo trovare, anche grazie alle tonalità vocali, il Bono (ebbene sì, almeno come timbro basso) più ispirato delle ballate del “periodo americano” degli U2, che, detto per inciso, una volta facevano ottima musica, non dimentichiamolo! Tra i colleghi ammiratori anche Will Kimbrough e i Deadman, e, soprattutto i Midlake, nei cui studi di Denton, Texas, Orjansson, dopo il cambio di nome in Basko Believes, si reca ad incidere il nuovo CD Idiot’s Hill, un album dove la voce ricca di soul di Johan si fonde a meraviglia con i ricchi arrangiamenti pensati dal chitarrista Joey McClennan e dal batterista McKenzie Smith (i due Midlake). Aggiungete il basso di Aaron McClennan (parente?) in prestito dalla band di Gripka e tutto un florilegio di musicisti vari, altri Midlake passati e presenti, come Evan Jacobs alle tastiere e Jesse Chandler al flauto, e ancora Buffi Jacobs al cello e Daniel Hart, ex dei Polyphonic Spree, al violino, le armonie vocali sognanti di Kaela Sinclair ed i fiati di Pete Clagett e David Monsch, tutti utilizzati alla perfezione nella lunga Going Home https://www.youtube.com/watch?v=vts5kBmJsGU, una ardente ballata ricca di picchi e vallate sonore, con la musica che sale e scende seguendo l’umorale cantato di Orjansson, punteggiato dallo struggente violino di Hart e dal flauto di Chandler, quasi a ricreare atmosfere care ai Caravan più pastorali e meno progressivi.

Basko BlackWhite press portrait

La scelta di Orjansson di abbandonare i vecchi amici musicisti svedesi con i quali aveva condiviso i primi album non deve essere stata facile, anche alla luce delle ottime musiche che scaturiscono dall’eccellente Melancholic Melodies For Broken Times, che al di là degli opulenti arrangiamenti e di un suono più professionale, a livello di intensità non ha nulla da invidiare al nuovo album: Down The Avenue ha già quella epica rock & soul, dove LaMontagne e David Gray (per la voce, somigliante in modo incredibile, in entrambi gli album) si incontrano per interpretare una melodia alla Ryan Adams o alla Jayhawks, per non parlare del grande Van. Il delicato intreccio di chitarre acustiche nel country-rock dell’iniziale Honey Pie, dove si evidenzia anche un insinuante tocco di armonica confluisce in un’altra ballatona ariosa come Papercuts, caratterizzata da un felice uso delle armonie vocali atte a creare dei piccoli ganci sonori che evidenziano la melodia del brano, caratteristica che ricorre spesso nelle canzoni dello svedese. The Yellow Fields con l’uso di una slide pungente ha le caratteristiche di un suono più di matrice “Americana” e grintoso, a tratti, pur se l’arte della ballata, “melanconica” mi raccomando, è pur sempre la caratteristica più evidente https://www.youtube.com/watch?v=1fGbVzu4AuQ , come dimostra vieppiù Houses, una delizia semiacustica nell’incipit e che poi si affida ad un leggero ma sicuro crescendo di chiariscuri sonori, che ribadiscono la classe e l’ecletticità di questo signore delle terre del nord che non teme di affrontare neppure il country honky-tonkeggiante di Pointless Alleys, ove i sospiri di una pedal steel e della lead guitar si fanno largo nelle pieghe della melodia accattivante, per poi concludere il suo percorso nella batteria spazzolata, nella seconda voce femminile e nelle atmosfere jazzate della dolcissima Rather Be With You, che saranno una sorta di preludio alle atmosfere del nuovo album.

Basko_Believes

Continuando a vagare tra i due dischi e tornando definitivamente, per concludere, a Idiot’s Hill, come non ricordare i due brani strumentali, In A Glade e Out Of A Glade, che aprono e chiudono l’album e che possono ricordare gli sketches sonori dei dischi di Nick Drake, altro musicista che occorre ricordare tra i punti di riferimento della musica dei/di Basko Believes: Wolves, con i lupi che iniziano ad uscire metaforicamente dalla radura è più scura ed autunnale https://www.youtube.com/watch?v=AfEdVZb3Dmc , anche se la musica si fa più elettrica e vicina agli U2 meno pomposi (l’ho detto e lo ripeto, sarà quella chitarrina tremolante), o se preferite i Midlake meno prog, persino Mumford and Sons quando abbandonano le tematiche folk; The Waiting, con un ritornello cantabile, fiati, archi e tastiere avvolgenti https://www.youtube.com/watch?v=8hoCLW3uamA , è un altro magistrale esempio di questo soul nordico, grazie anche ai vocalizzi ripetuti di un Orjansson quasi ingrifato. Lift Me Up con la sua elettrica riverberata potrebbe ricordare le atmosfere felpate delle creature sonore di Mark Kozelek https://www.youtube.com/watch?v=vdz4BQvhpM8 , mentre The Entertainer, con un leggero falsetto, è intensa e mirabile come le migliori canzoni dei Gray e Rice ricordati prima. Detto di Rain Song e Going Home rimangono la cameristica e sofisticata Archipelago Winds https://www.youtube.com/watch?v=SwUbtHF8Vq8  e il folk-rock quasi jingle-jangle della delicata Leap Of Faith a completare questa opera che si presenta come un piccolo gioiello di equilibri sonori e che fa il paio con il disco precedente, per una quasi imprescindibile accoppiata destinata agli amanti delle belle sorprese e dei talenti sicuri e certi. Prendete nota, dopo Richard Lindgren, dalla Svezia, Basko Believes o Johan Orjansson, comunque non potete sbagliare!

Bruno Conti

Solo Jenny, Senza Johnny? Jenny Lewis – The Voyager

jenny lewis the voyager

Jenny Lewis – The Voyager – Warner Bros

Riprende la carriera solista della ex frontwoman dei Rilo Kiley, dopo una pausa durata cinque anni esce il nuovo album solista di Jenny Lewis. Per la verità nel 2010 era uscito un CD a nome Jenny & Johnny di cui potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2010/12/03/chi-e-quella-brava-dei-due-2-jenny-johnny-i-m-having-fun-now/ e lo scorso anno era uscita una compliation di demo, b-sides ed inediti in generale dei Rilo Kiley, intitolata Rkives. Il sodalizio con il compagno in musica ( e nella vita), Johnathan Rice, che è presente in alcuni brani di questo The Voyager, sembra reggere, se volete leggere i capitoli precedenti della vita e della carriera della Lewis andate al link qui sopra, mentre del nuovo album, come promesso una decina di giorni fa, andiamo a parlarne adesso. jenny lewis 1

Uscito il 29 luglio su etichetta Warner Bros, il disco ha avuto una lunga gestazione, durata quasi cinque anni, un periodo in cui c’è stato lo scioglimento della sua band, che è stato un duro colpo a livello psicologico, seguito anche dalla scomparsa del padre e da altri problemi di natura familiare. Stranamente il suo “salvatore” è stato un personaggio che uno non vedrebbe nel ruolo dello stabilizzatore, il nostro amico Ryan Adams, che, in attesa di pubblicare il suo nuovo album solista omonimo ai primi di settembre, nel frattempo ha accolto Jenny Lewis nei suoi Pax AM Studios dove il disco è stato registrato, curando sia la co-produzione dello stesso ma anche facendo da catalizzatore e da sprone per far ripartire la carriera della bella californiana (anche se nata in quel di Las Vegas), a colpi di brani dei Creed, che non sapevo avessero questi effetti taumaturgici. Comunque l’ha detto lei in una intervista e c’è da crederle perché l’album è molto piacevole, come al solito, a livello musicale ed è andato bene anche a livello commerciale, avendo debuttato in questi giorni al numero nove delle classifiche americane.

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Per chi scrive il disco migliore rimane sempre il primo da solista, Rabbit Fur Coat, con le Watson Twins https://www.youtube.com/watch?v=JRpScJzx41U , ma sia a livello solista che nelle sue varie collaborazioni la Lewis ha sempre pubblicato dei dischi di qualità medio alta, con quel sound californiano in bilico tra la West Coast classica, il sound dei Seventies di gente come Fleetwood Mac/Stevie Nicks, ma anche l’alternative rock più melodico degli anni ’90, ben rappresentato dall’asse Evan Dando/Juliana Hatfield, con qualche spruzzata del Paisley rock meno lisergico delle Bangles e del pop radiofonico meno becero e più raffinato di qualsiasi epoca. Prendete Head Underwater, il brano che apre questo The Voyager, è una perfetta confezione pop https://www.youtube.com/watch?v=E5HAD_PxBvI , con la bella voce di Jenny in primo piano, armonie vocali piacevolissime la circondano, il suono è commerciale quanto volete ma rimanda al sound, se non alla voce, dei dischi solisti della citata Stevie Nicks, quasi in concorrenza con certe cose alla Katy Perry o altre voci fatte a stampino che imperversano attualmente nelle classifiche mondiali, ma con altra classe ed allure, anche se le sonorità potrebbero avvicinarsi, Ryan Adams e la stessa Jenny riescono a tenere gli eccessi sotto controllo.

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Le chitarrine elettriche raffinate di She’s Not Me si intrecciano nuovamente con quel sound che sta a cavallo tra Bangles e pop vocale della vecchia West Coast, un po’ come una sorta di Mamas & Papas “alternativi”, con delicate armonie vocali, tastiere e le chitarre elettriche di Adams, oltre alla batteria di Griffin Goldsmith dei Dawes, che danno un’aria à la Fleetwood Mac al tutto https://www.youtube.com/watch?v=k9hKp2zm6X4 . In Just One Of The Guys (accompagnato da uno stupidello ma delizioso video musicale, dove la Lewis, Kristen Stewart e altre giovani attrici americane appaiono anche in versione simpaticamente baffuta jenny lewis just one of the guys) si fa aiutare da Beck, che producendo il brano apporta un lato “narcotico” e sognante al folk-rock psichedelico della canzone, con coretti curatissimi e chitarre lievemente acide che si sovrappongono al ritmo scandito, quasi marziale del brano, frutto di una collaborazione con Johnathan Rice di qualche anno fa, una buona canzone non si butta mai via! Slippery Slopes ha sempre questa aria sognate e lievemente psych, ma il suono è più rock, forse è il brano che più ricorda i vecchi Rilo Kiley, chitarre più aggressive che ci portano alla California post West Coast e alternativa degli anni ’80/’90. Late Bloomer dall’andatura decisamente più West Coast vecchio stile e anche jingle-jangle https://www.youtube.com/watch?v=q5GDwuUTYAY , potrebbe ricordare certe cose del Tom Petty solista o di quello che una volta, magari impropriamente, si chiamava country-rock, ora alternative country (in effetti Lou Barlow dei Sebadohdal quale il brano è ispirato, appare nella canzone), chitarre tintinnanti, ritornelli al solito assai curati e quella voce calda ed accattivante, quasi malinconica, in ricordo di tempi andati che forse non ritorneranno.

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You Can’t Outrun ‘Em è uno dei due brani in collaborazione con Johnathan Rice, ancora quel folk-rock elettroacustico dal ritmo urgente ma rilassato al tempo stesso con la voce della Lewis che assume delle tonalità quasi vicine alla prima Kate Bush, se fosse vissuta in California, fresca e giovanile https://www.youtube.com/watch?v=SX9VDoKSj4k . Nuovamente jingle-jangle aggiornato per i giorni nostri, delicato e frizzante, in The New You, altra confezione pop raffinata, solare ed estiva che andrebbe consigliata a tutte le radio più illuminate, con le chitarre ben delineate che suggeriscono lo zampino di Ryan Adams dietro a tutto ciò. Una slide insinuante apre le procedure più energiche di Aloha & The Three Johns (bel titolo e bella canzone), un rock chitarristico e grintoso che alza la temperatura del disco. Sound ribadito nel festival di chitarre e voci che è la vorticosa Love U Forever, altro chiaro esempio di come fare una musica che unisce pop lisergico, ma anche orecchiabile, all’urgenza garage del miglior rock californiano, scegliete voi l’epoca . In conclusione il brano più riflessivo di questa raccolta di canzoni, la title-track The Voyager https://www.youtube.com/watch?v=tPFWeMtTob0con chitarre acustiche, archi e tastiere sintetiche, ma non invadenti, che accarezzano la voce nuovamente malinconica e pensosa di Jenny Lewis, che si conferma, se ben guidata, un personaggio da seguire, magari senza le esagerazioni della stampa di settore che ha assegnato a questo The Voyager voti oscillanti tra il sette e le otto, forse esagerati ma che indicano la buona considerazione in cui viene tenuta dalla critica. In definitiva, una brava e da continuare a tenere d’occhio.

Bruno Conti

Il Ritorno Del “Giardiniere” – Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run

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Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run – Mod Y Vi Records

Mi ero imbattuto una prima volta in Nathaniel Rateliff grazie ad un amico (nello specifico il titolare di questo blog), con la recensione del pregevole lavoro precedente In Memory Of Loss (2010), dove si notava un forte legame con le sonorità degli anni ’60 e ’70 https://www.youtube.com/watch?v=m-wbAwK2eUY . Due brevi note per inquadrare il personaggio: Nathaniel è nativo del Missouri e a 18 anni si trasferisce in quel di Denver (svolgendo molti lavori, fra i quali il giardiniere) e cominciando anche, nel frattempo, a suonare in varie band che lo portano, dopo una lunga gavetta, ad uscire dai confini del Colorado, e finalmente raggiungere un discreto successo con l’esordio Nathaniel Rateliff & The Wheel Desire And Dissolving Men (2007). Questo nuovo lavoro Fallling Faster Than You Can Run, ad un primo ascolto, mette in luce anche il lato più rock del buon Nathaniel e della sua band, che vede Julie Davis al basso, Joseph Pope alle chitarre, James Han al pianoforte e tastiere, Patrick Messe alla batteria, per undici canzoni di folk rurale e di vita vissuta https://www.youtube.com/watch?v=O0WGyfPzFd8 .

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La voce baritonale di Rateliff apre il disco quasi in un sussurro con Still Trying, una chitarra acustica e un rullo di tamburo di base https://www.youtube.com/watch?v=vjM0xggoY9E , mentre I Am sono solo Nat e la sua chitarra https://www.youtube.com/watch?v=hRq-kGyVo5w , per poi passare al suono decisamente più ritmico di Don’t Get Too Close https://www.youtube.com/watch?v=Ezcykwk8aBc , che sembra uscita dalle “sessions” dei Mumford & Sons o dei Lumineers.

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Laborman cambia le cose con un bel riff di chitarra elettrica, un brano vigoroso (alla Wilco), per poi passare di nuovo alla lieve e acustica How To Win  e alzare la posta in gioco con la martellante Nothing To Show For https://www.youtube.com/watch?v=B7pfEsHQuzU  , che viaggia ancora dalle parti dei Mumfords. La seconda parte del disco svolta verso le cadenze quasi “jazzy” di Right On, a cui fanno seguito il personale racconto di Three Fingers In giocato su delicati accordi di chitarra e pianoforte, e la ballata elettrica Forgetting Is Believing,https://www.youtube.com/watch?v=5K2VUlcVZgg  che rimanda al miglior Ryan Adams, mentre When Do You See e la title track Falling Faster Than You Can Run, chiudono il cerchio di un disco bello e importante, che per certi versi si potrebbe avvicinare pure alla stessa vena di essenzialità dei lavori più elettrici del grande Greg Brown.

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Tuttavia il gioco dei rimandi potrebbe continuare all’infinito, in quanto Nathaniel Rateliff ha assimilato bene la storia dei songwriters americani (in questo album ci ripropone una sua lista personalizzata), confermandosi (a parere di chi scrive) una delle possibili grandi promesse del folk-rock a stelle e strisce, nonostante la faccia da giardiniere, ma il cuore e l’anima sono quelle di un magnifico “storyteller”. Cercatelo ne vale la pena!

Tino Montanari