Un Poeta Dalle Melodie Intense, Prosegue Il Suo Cammino. Sam Baker – Land Of Doubt

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Sam Baker – Land Of Doubt – Blue Limestone Records

Ci eravamo già occupati di Sam Baker alcuni anni fa in occasione dell’uscita di Say Grace (13) http://discoclub.myblog.it/2013/10/31/poesia-e-musica-per-un-grande-artista-minore-sam-baker-say-g/ , tralasciando i precedenti lavori Mercy (04), Pretty World (07), e Cotton (09), semplicemente perché ai tempi questo Blog non era ancora attivo, ma prontamente cerchiamo di rimediare parlando di questo suo nuovo quinto album in studio Land Of Doubt. Come al solito il buon Sam si avvale di un gruppo di eccellenti musicisti, guidati dal produttore Neilson Hubbard componente degli Orphan Brigade (già visto anche dalle parti di Matthew Ryan e della brava Garrison Starr *NDB E’ appena uscito un suo nuovo EP il 16 giugno, What If There Is No Destination, al solito di non facile reperibilità), l’eccellente chitarrista Will Kimbrough (Steve Earle, Todd Snider, Rodney Crowell, Mark Knopfler, tra i più noti dei suoi “clienti”), il trombettista Don Mitchell , e una intrigante sezione d’archi composta da David Henry e Eamon McLoughlin, per una decina di brani di pura poesia, intercalati da brevi ma intensi interludi musicali.

A Sam Baker bastano pochi tocchi di chitarra, come nell’iniziale Summer Wind, per cogliere subito il senso e la nostalgia di una musica malinconica, mentre nella seguente Same Kind Of Blue, si sente lo zampino di Hubbard, con un arrangiamento che richiama per certi versi il bellissimo Soundtrack To A Ghost Story degli Orphan Brigade, con la tromba di Don Mitchell in evidenza, per poi passare alle note pianistiche e romantiche di una intima Margaret, declamare con il cuore e la chitarra in mano una struggente Love Is Patient, che nello splendido finale si apre ad archi e violini, e alla nuda bellezza di una meravigliosa “elegia” che si riscontra nelle scarne note di Leave.

Dopo tante melodie intense si prosegue con la meravigliosa e coinvolgente The Feast Of Saint Valentine, dove in un crescendo di archi e violini, Sam Baker si ricorda di essere un cantautore “texano” (alla Townes Van Zandt), il che poi ci porta nelle braccia di un brano scritto a quattro mani con la grande Mary Gauthier Moses In The Reeds, dal bel ritmo cadenzato e intrigante; non manca il racconto del lamento di una “partenza”, nelle belle parole di Say The Right Words, impreziosita da una tromba jazz anni ’50, il sottile lavoro di una chitarra acustica che segue un bellissimo “riff” di pianoforte, nella tenue dolcezza di Peace Out, e giungere al termine della narrazione, con i suoni ruvidi e spettrali, ma efficaci, della conclusiva title track Land Of Doubt, con un finale memorabile che vede ancora coinvolta la tromba eccellente di Don Mitchell.

Con il suo stile particolare, una sorta di “cantar parlando” e le sue canzoni affascinanti e letterarie, Sam Baker non è un tipo molto conosciuto dai più, ed è un vero peccato in quanto nelle sue composizioni non ci sono una sillaba o una parola sprecata, un vero “storyteller” nato che, come già detto precedentemente, narra di storie e racconti personali con emozioni che sanno unire gioia e malinconia, passione e dolore, del resto non c’è bisogno di molto altro: un poeta, una chitarra e poco altro, un pugno di canzoni, che nelle mani e nel cuore di Sam Baker (come solo i grandi sanno fare), diventano memorabili. Nel mezzo di tanti dischi “insignificanti” che continuano ad uscire, Land Of Doubt  è un fiore che dopo ripetuti ascolti sicuramente rimarrà nel tempo, e perciò merita di essere cercato e colto, l’unico problema purtroppo,e sarebbe strano il contrario, è sapere come reperirlo, ma se fate un giro in rete, a fatica qualcosa si trova. Ne vale la pena, credetemi!

Tino Montanari

Poesia E Musica Per Un Grande Artista Minore! Sam Baker – Say Grace

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Sam Baker – Say Grace – Self Released 2013

Sam Baker da Austin, Texas, è un cantautore molto personale, dotato di una voce aspra, quasi “dylaniana”, che parla più che cantare, l’ultimo discendente di una stirpe di songwriters che si riconosce in autori come Guy Clark, John Prine e il grande Townes Van Zandt. Say Grace arriva dopo l’eccelso debutto di Mercy (2004), seguito dagli altrettanto validi Pretty World (2007) e Cotton (2009) a chiudere una trilogia incentrata sui temi della misericordia e della rinascita in forma spirituale (dopo che Sam si ritrovò coinvolto in un attentato che costò la vita ad alcune persone).

La pienezza di suono di questo lavoro (più corposo e variegato rispetto ai precedenti), va attribuita in larga parte alla bravura e qualità dei musicisti presenti, gente come Gurf Morlix e Anthony Da Costa alle chitarre, Rick Richards alla batteria, il polistrumentista Lloyd Maines e Joel Guzman alla fisarmonica, oltre alle due “donzelle” Carrie Elkin e Raina Rose alle armonie vocali, distribuite in quattordici tracce dolenti e intense, cantate con la consueta passione da Sam Baker.

Le canzoni sono tutte di valore, a cominciare dall’iniziale Say Grace, brano delicato accompagnato dai riff chitarristici di Antonio Da Costa, per proseguire con la malinconica The Tattooed Woman, la tenue Road Crew e la splendida Migrants (dedicata alla morte degli immigrati messicani), arricchita dalla fisa di Joel Guzman. Il cuore del disco è circoscritto nella nuda bellezza delle varie White Heat, Ditch, Interlude, Isn’t Love Great, mentre nella teatrale Feast (ispirata da un verso del poeta Yeats) si trovano cenni del miglior Tom Waits. Una voce angelica introduce Sweet Hour Of Prayer, un brano strumentale (da una melodia medievale francese) con il pianoforte in primo piano, a cui fanno seguito due ballads intimiste, Panhandle Winter e Button By Button, con i ricami “rootsy” del violino di Maines, per poi chiudere con la breve ma sempre intensa Go In Peace.

Say Grace è un lavoro bello, profondo, toccante, con pochi strumenti, una voce che racconta storie,  racconti personali, una raccolta di sensazioni ed emozioni, in quanto Baker è uno “storyteller” nato, che sa unire gioia e malinconia, passione e dolore, un disco triste e solitario, perfetto per le prossime giornate autunnali.

L’invito è quindi di avvicinarvi a Sam Baker, un poeta e musicista (e pittore) che chiede a pieno diritto di entrare nel “gotha” del cantautorato Usa, con questo Say Grace: una fortuna (purtroppo) solo per i pochi che lo hanno scoperto e subito amato, visto la difficile reperibilità dei suoi dischi!

Tino Montanari