Un Buon “Debutto” Per Un Nuovo Duo! Shawn Colvin & Steve Earle – Colvin & Earle

shawn colvin & steve earle deluxe

Shawn Colvin & Steve Earle – Colvin & Earle – Fantasy/Universal CD

Nella sua ormai trentennale carriera Steve Earle ha sempre fatto quello che voleva senza perdere mai il bandolo, dal country-rock degli esordi, poi solo rock, reinventandosi folksinger dopo la parentesi in galera (lo splendido Train A-Comin’), cantante di protesta (The Revolution Starts Now), incidendo anche un disco di puro bluegrass (The Mountain, con la Del McCoury Band), un album tributo alla sua massima fonte d’ispirazione (Townes, dedicato a Van Zandt) ed anche blues (Terraplane), ma un CD di duetti non lo aveva mai fatto, neppure nel periodo in cui era sposato con la brava Allison Moorer. C’è voluta Shawn Colvin, cantautrice ed interprete raffinatissima, una che nella sua carriera ha sempre centellinato le uscite discografiche (solo nove album in 27 anni, con l’unico grande successo di A Few Small Repairs del 1996, che conteneva l’hit single Sunny Came Home, ed ancora “fresca di stampa” del bellissimo Uncovered dello scorso anno) per convincere Steve a riempire una delle poche caselle vuote del suo percorso di musicista: non so come sia nata questa collaborazione, ed ignoro se ci sia o meno del tenero tra i due (e visti i sette divorzi di Steve consiglierei a Shawn, che pure ha due matrimoni falliti alle spalle, di usare prudenza), ma dopo un attento ascolto devo dire che la strana coppia funziona, e Colvin & Earle è un disco piacevole e ben fatto (e ve lo dice uno che non impazzisce per gli album di duetti), una gradita divagazione alle rispettive carriere, un CD inciso probabilmente just for fun ma concepito in maniera assolutamente professionale. Dieci canzoni, delle quali sei sono originali scritti dai due leader (ma la mano di Steve è quella che si sente di più) e quattro sono cover scelte in maniera piuttosto eterogenea; la produzione è nelle mani di Buddy Miller, una garanzia dunque, il quale dona al disco un suono molto roots, in alcuni momenti quasi country, facendo risaltare il mood rilassato nel quale si sono svolte le sessions: oltre a Earle, Colvin e Miller, che si occupano delle chitarre, mandolini, bouzuki, ecc., abbiamo, sempre alle chitarre, Richard Bennett, già partner di Steve ma anche, fra gli altri, di Mark Knopfler e Neil Diamond, Fred Eltringham (ex Wallflowers) alla batteria e Chris Wood al basso.

Il sound del disco è elettroacustico, ed i brani sono tutti molto diretti e godibili, quasi una parentesi “leggera” nelle carriere dei due artisti, anche se i risultati più che buoni potrebbero far sperare in un seguito: il CD inizia con la gioiosa Come What May, dal ritmo saltellante, scritta a quattro mani ma direi tipicamente earliana, le due voci si trovano alla perfezione ed il brano è davvero gradevole, e ci riporta lo Steve country-rock degli esordi, solo un filo meno elettrico. Tell Moses è una canzone originale ma sembra un vecchio traditional, ed anche l’arrangiamento spoglio e rurale rimanda alle sonorità dei pionieri, se non fosse per la chitarrina di Miller che ogni tanto fa capolino: comunque i due sono sul pezzo, e sembra che non abbiano fatto altro che scrivere e cantare insieme negli anni precedenti. La prima cover del CD è Tobacco Road di John D. Loudermilk, una versione di grande forza ed impeto, con un mood country-blues ed una strumentazione molto asciutta e diretta, con Bennett e Miller che forniscono la parte rock arrotando le chitarre. Sapevo che Earle era un grande fan dei Rolling Stones, ma fra tutte le loro canzoni non avrei pensato un giorno di trovarmi davanti a Ruby Tuesday: Steve e Shawn attaccano subito la notissima melodia accompagnandosi solo con chitarra e contrabbasso, per poi essere raggiunti dal resto della band nel ritornello, una versione quindi molto simile all’originale (solo più roots), anche se si mantiene qualche gradino sotto a Jagger e soci.

The Way That We Do è una tenue e fluida ballata, nella quale i due per la prima volta si alternano alla voce solista invece di cantare all’unisono, uno di quegli slow che Steve infila sempre nei suoi dischi, mentre la breve Happy And Free è un brano countreggiante fresco e spedito, uno dei più immediati del lavoro. You Were On My Mind la conoscono tutti, è una popolarissima canzone scritta da Sylvia Fricker, la metà di Ian Tyson nel duo Ian & Sylvia (particolare curioso, il brano è stato scritto in una camera dell’Hotel Earle di New York, sarà per questo che Steve ha voluto farla?) ed incisa, oltre che dall’autrice col marito, da Barry McGuire, i We Five, Susanna Hoffs e, in Italia, dall’Equipe 84 (Io Ho In Mente Te): la rilettura qui presente è molto più folk-rock delle altre conosciute, anche se la melodia resta intatta ed i due cantano che è una meraviglia, una delle migliori del disco. La cadenzata You’re Right (I’m Wrong), dall’incedere leggermente minaccioso, è un’altra tipica Earle song, ed anche qui l’impasto strumentale elettroacustico è di prima qualità. Emmylou Harris non ha scritto moltissime canzoni nel corso della sua carriera, ma Raise The Dead è una di quelle (ed è pure bella), ed i nostri omaggiano la cantante dai capelli argento con una guizzante versione tutta da godere, con la voce di Steve un po’ nelle retrovie; il CD si chiude con You’re Still Gone, scritta a sei mani dai due con Julie Miller (brava cantautrice e moglie di Buddy), uno slow decisamente intenso e toccante, che dimostra che anche con solo due voci, magari nemmeno perfette, e pochi strumenti si possono regalare emozioni.

Poteva forse mancare la versione deluxe del disco? Assolutamente no, ed ecco quindi tre brani extra che partono con una versione a due voci del classico di Steve Someday (pubblicato anche dalla Colvin in passato su Cover Girl), toccante rilettura di una canzone sempre splendida, con solo la chitarra acustica all’inizio ed il resto del gruppo che entra piano piano; That Don’t Worry Me Now è invece un vecchio pezzo di Shawn, un brano delicato e folkie, puro esempio di songwriting di classe, mentre la parte deluxe è chiusa da una riproposizione di Baby’s In Black dei Beatles (d’altronde abbiamo avuto gli Stones), che ricalca molto l’originale, con Earle che fa Lennon e la Colvin nella parte di McCartney, e la steel a dare un tocco country.

Un bel dischetto, per certi versi anche sorprendente: la coppia Earle-Colvin funziona, e prossimamente non mi dispiacerebbe vederli alla prova con un album dal vivo.

Marco Verdi

Novità Di Giugno, Prima Decade. Paul Simon, Spain, Train, Dexys, Boo Hewerdine, Joan Baez, Shawn Colvin & Steve Earle, William Bell, Eli Paperboy Reed, Band Of Horses, Rolling Stones, Van Morrison

rolling stones totally stripped european versionvan morrison it's too late 3cd+dvd

Torna la rubrica delle anticipazioni sulle novità. Queste sono le più importanti ed interessanti tra quelle previste per il 3 e 10 giugno. Dei cofanetti dedicati ai Rolling Stones, Totally Stripped e a Van Morrison, It’s Too Late To Stop Now…Volumes II, III, IV & DVD vi ho già riferito nelle settimane scorse, basta andare a cercare a ritroso nel Blog e trovate tutte le informazioni. Vediamo le altre uscite.

paul simon stranger to stranger

Nuovo album per Paul Simon Stranger To Stranger, il secondo che esce per la Concord/Universal dopo il buono ma non eccelso (per chi scrive) So Beautiful Or So What del 2011 http://discoclub.myblog.it/2011/04/10/temp-d60b04cfdc8f0c74be0a93f5c8899c81/ , mentre nel 2012 è uscito l’eccellente CD+DVD Live In New York City. Anche il nuovo lavoro, da quello che ho sentito e da quello che ha detto chi ha ascoltato l’album nella sua interezza, è un buon lavoro, eclettico e ricco di spunti musicali, con mille generi fusi insieme: però il terzetto di brani con l’artista electro-dance italiano Clap! Clap!, presente in tre brani in modo per fortuna non troppo invasivo (ovvero non si sente troppo) è bilanciato dal ritorno del produttore storico di Simon, Roy Halee (quello dei dischi più belli di Simon & Garfunkel e di Graceland). Nel disco confluiscono anche elementi di musica africana, folk peruviano, ritmi flamenco (grazie alla presenza in alcuni brani di alcuni ballerini usati a mo’ di percussione) e anche elementi quasi “contemporanei” grazie alla presenza di strumenti provenienti dal repertorio di Harry Partch. Ci sono anche un paio di brani strumentali e l’immancabile versione Deluxe, singola e molto costosa, con cinque tracce extra: 2 brani Live, un altro strumentale, un inedito e il duetto con Dion New York Is My Home, tratto dal disco di quest’ultimo. Al solito poi ne parliamo con più calma dopo l’uscita ufficiale, prevista per il 3 giugno.

spain carolina

Tornano anche gli Spain di Josh Haden che, sempre il 3 giugno, pubblicheranno il loro ottavo album (compreso il best), ma quinto effettivo di studio, intitolato Carolina, sempre su etichetta Glitterhouse in Europa (in America è su Diamond Soul Recordings), con la produzione di Kenny Lyon, che nel disco suona di tutto, chitarre elettriche ed acustiche, tastiere, piano, banjo, lap e e pedal steel. Josh Haden ha scritto i dieci brani, suona il basso ed è affiancato dalla sorella Petra Haden al violino e alle armonie vocali, e dall’altro nuovo componente del gruppo, Danny Frankel batterista newyorkese in pista già agli albori del CBGB e poi con Lou Reed, Kd Lang, Rickie Lee Jones, Fiona Apple, John Cale, Laurie Anderson e mille altri. Il disco è stato registrato ai Gaylord Studios di Los Angeles, di proprietà di Lyon, nell’edificio di fronte al club dove il padre di Josh, Charlie Haden guardava Ornette Coleman inventare il suo jazz. Il genere della band è stato definito Alternative, Indie Rock, slowcore, ma secondo me fanno semplicemente buona musica, al di là delle etichette http://discoclub.myblog.it/2014/02/25/i-notturni-josh-haden-spain-sargent-place/ . E questo Carolina lo conferma ancora una volta.

train does led zeppelin II

Di solito (le jam band soprattutto) capita che gruppi importanti eseguano nei concerti di Halloween o di Capodanno, album importanti e storici nella loro interezza, penso a band come Phish Gov’t Mule, ma è raro che un gruppo pubblichi un intero album di studio dedicato ad un disco specifico del passato, però in questo caso il titolo non lascia dubbi Train Does Led Zeppelin II. 

E i Train Led Zeppelin II lo fanno davvero bene, forse fin troppo fedele all’originale, ma a giudicare dai brani che potete ascoltare sopra, magari vale la pena di fare un ripasso. 1. Whole Lotta Love 2. What Is and What Should Never Be 3. The Lemon Song 4. Thank You 5. Heartbreaker 6. Living Loving Maid (She’s Just a Woman) 7. Ramble On 8. Moby Dick 9. Bring It On Home https://www.youtube.com/watch?v=PwhF_LkSJqo Non ho sentito le versioni di Whole Lotta Love Heatrbreaker, ma il resto non è male e Pat Monahan conferma di avere una gran voce. Sempre il 3 giugno la data di uscita, etichetta Crush/Atlantic (la stessa degli Zeppelin).

dexys let the record show

Nel 2014 Kevin Rowland aveva pubblicato un voluminoso (e costoso) cofanetto, soprattutto nella versione in 4 DVD + 2 CD, ma esistevano anche le versioni divise in 3 CD o 2 DVD, il tutto intitolato Nowhere Is Home era la riproduzione di un concerto al Duke Of York’s Theatre, dove si ripercorreva il meglio della sua storica band dei Dexys (una volta anche Midnight Runners) http://discoclub.myblog.it/tag/kevin-rowland/ . Il gruppo, nella prima tribolata incarnazione, si era diviso intorno alla metà degli anni ’80, dopo averci regalato una breve serie di ottimi album, che fondevano soul, o meglio celtic soul alla Van Morrison, rock, musica irlandese, pop di grande qualità, R&B e molto altro, in dischi come Searching For TheYoung Soul Rebels, Too-Rye-Ay e il sottovalutato, ma splendido, Don’t Stand Me Down. Poi le manie di grandezza di Rowland e un evidente calo di ispirazione avevano posto fine alla storia. La storia venne ripresa nel 2012 con l’ottimo One Day I’m Going To Soar ed ora con questo album che riprende un progetto che avrebbe dovuto essere il quarto album di studio della band, Let The Record Show: Dexys Do Irish and Country Soul. Mi piacciono questi titoli dove si capisce subito il contenuto del disco.

Esce per la Warner Music in varie edizioni e contiene classici della musica irlandese e del country (ma non solo, direi che la peraltro bellissima Both Sides Now di Joni Mitchell difficilmente appartiene alle due categorie), ma comunque ecco la lista completa dei contenuti del disco, che esce anche in una versione tripla Deluxe, forse superflua, ma non essendo particolarmente costosa un pensierino si può fare, dove c’è un secondo CD di versioni accapella solo voce o brani strumentali, e un DVD con il consueto Making Of.

Tracklist 1. Women Of Ireland 2. To Love Somebody 3. Smoke Gets In Your Eyes 4. Curragh Of Kildare 5. I’ll Take You Home Kathleen 6. You Wear It Well 7. 40 Shades Of Green 8. How Do I Live 9. Grazing In The Grass 10. The Town I Loved So Well 11. Both Sides Now 12. Carrickfergus [Deluxe Edition Bonus CD2] 1. To Love Somebody (Solo Vocal) 2. Smoke Gets in Your Eyes (Solo Vocal) 3. Curragh of Kildare (Solo Vocal) 4. I’ll Take You Home Again, Kathleen (Solo Vocal) 5. How Do I Love (Solo Vocal) 6. Grazing in the Grass (Solo Vocal) 7. The Town I Loved So Well (Solo Vocal) 8. Carrickfergus (Solo Vocal) 9. How Do I Live (Instrumental) 10. Grazing in the Grass (Instrumental) 11. Both Sides Now (Instrumental) [Deluxe Edition Bonus DVD] 1. 50 Minute Film

A giudicare dalla cover della Mitchell e di Carrickfergus il CD promette molto bene!

boo hewerdine born ep

Boo Hewerdine è un artista di culto, un “beautiful loser” che piace molto agli estensori di questo Blog, soprattutto al sottoscritto. Una carriera iniziata negli anni ’80 con i misconosciuti Bible, poi collaborazioni con un altro “piccolo grande artista” come Darden Simth, e con molti dei migliori talenti del nuovo folk anglosassone, Kris Drever, Eddie Reader, Heidi Talbot, John McCusker, gli State Of The Union e altri. Ogni tanto pubblica un album nuovo, l’ultimo Open, lo scorso anno. Ora esce, per l’etichetta Reveal, un nuovo EP Born, che dovrebbe essere preludio ad un album intero.

Io ve lo segnalo sempre, perché secondo me merita, poi non so se questo EP con cinque brani, tiratura limitata di 1.000 copie, in uscita il 3 giugno, sarà recuperabile, ma i fans sono avvisati.

joan baez 75th celebration

Quest’anno oltre a Bob Dylan un’altra icona della musica americana ha festeggiato il suo 75° compleanno, parliamo di Joan Baez, la quale, a differenza del menestrello di Duluth, ha deciso di festeggiare l’evento in pompa magna, con un mega concerto registrato al Beacon Theatre di New York il 27 gennaio scorso. Ora la Razor & Tie pubblica, il 10 giugno, questo 75th Birthday Celebration in vari formati. C’è il doppio CD, il DVD, o la versione deluxe 2 CD+DVD e il contenuto è fantastico, sia per la scelta dei brani che per ospiti presenti alla serata. Vedete un po’ chi c’era e cosa hanno cantato:

God is God – Joan Baez
There But For Fortune – Joan Baez
Freight Train – Joan Baez and David Bromberg
Blackbird – Joan Baez and David Crosby
She Moved Through the Fair – Joan Baez and Damien Rice
Catch the Wind – Joan Baez and Mary Chapin Carpenter
Hard Times Come Again No More – Joan Baez and Emmylou Harris
Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) – Joan Baez, Emmylou Harris, and Jackson Browne
Seven Curses – Joan Baez
Swing Low, Sweet Chariot – Joan Baez
Oh Freedom / Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around – Joan Baez and Mavis Staples
The Water Is Wide – Joan Baez, Indigo Girls, and Mary Chapin Carpenter
Don’t Think Twice, It’s All Right – Joan Baez and Indigo Girls
House of the Rising Sun – Joan Baez, Richard Thompson, and David Bromberg
She Never Could Resist A Winding Road – Joan Baez and Richard Thompson
Before The Deluge – Joan Baez and Jackson Browne
Diamonds & Rust – Joan Baez and Judy Collins
Gracias a la Vida – Joan Baez and Nano Stern
The Boxer – Joan Baez and Paul Simon
The Night They Drove Old Dixie Down – Joan Baez
Forever Young – Joan Baez
 

shawn colvin & steve earle

Altra formidabile ed imprevedibile accoppiata, Shawn Colvin & Steve Earle pubblicano il 10 giugno il loro disco di duetti Colvin & Earle per la Fantasy del gruppo Universal. Per i misteri della discografia internazionale, la versione singola, ma Deluxe, con tre brani in più, già di per sé fin troppo costosa, uscirà solo per il mercato americano (niente Europa ed Italia), quindi pure di difficile reperibilità.

Il disco, prodotto da Buddy Miller e registrato nel suo studio privato e casalingo, consta di dieci brani nella versione standard, sei scritti dalla coppia Earle e Colvin, più quattro cover, un brano di Emmylou Harris, uno di Sylvia Fricker, Tobacco Road Ruby Tuesday degli Stones. Tredici i brani della Deluxe edition: 1. Come What May 2. Tell Moses 3. Tobacco Road 4. Ruby Tuesday 5. The Way That We Do 6. Happy & Free 7. You Were on My Mind 8. You’re Right (I’m Wrong) https://www.youtube.com/watch?v=QnUktPxUxbU 9. Raise the Dead 10. You’re Still Gone Deluxe Edition Bonus Tracks: 11. Someday 12. That Don’t Worry Me Now 13. Baby’s in Black

Nel disco suonano anche Fred Eltringham alla batteria, Chris Wood (Medeski, Martin & Wood Wood Brothers) al basso e Richard Bennett alle chitarre. Ottimo ed abbondante!

william bell this is where i live

William Bell è stato uno dei primi artisti ad essere messo sotto contratto dalla Stax: il suo primo singolo You Don’t Miss Your Water, una splendida soul ballad, risale al 1961, e il suo ultimo album per l’etichetta di Memphis al 1974. Ora, 42 anni dopo e all’età di 76 anni ritorna su etichetta Stax per questo bellissimo This Is Where I Live.

  https://www.youtube.com/watch?v=dbXMYJSvddk

Dodici brani di soul music senza tempo: 1. The Three Of Me 2. The House Always Wins 3. Poison In The Well 4. I Will Take Care Of You 5. Born Under A Bad Sign 6. All Your Stories 7. Walking On A Tightrope 8. This Is Where I Live 9. More Rooms 10. All The Things You Can’t Remember 11. Mississippi-Arkansas Bridge 12. People Want To Go Home

Le note del disco sono firmate da Peter Guralnick, uno dei decani e tra i più grandi giornalisti musicali americani e nell’album, prodotto da John Leventhal, appaiono brani scritti appositamente per l’occasione da Rosanne Cash, Marc Cohn, Cory Chisel Scott Bomar, oltre che da Leventhal che ha scritto molto dei brani con lo stesso Bell. Oltre ad una ripresa del suo super classico Born Under A Bad Sign, scritta ai tempi insieme a Booker T Jones per Albert King e suonata anche dai Cream. Per gli amanti della soul music che godranno come ricci, sono solo tre parole: gran bel disco!

eli paperboy reed my way home

Un altro che fa grande soul music, “bianca”, mista a rock, è questo signore di belle speranze Eli Paperboy Reed, di cui ,i era piaciuto moltissimo il terzo album http://discoclub.myblog.it/2010/04/29/soul-music-con-l-a-nima-maiuscola-eli-paperboy-reed-come-and/, meno il successivo Night Like This uscito per la Warner Bros nel 2014, dove la voce e le canzoni c’erano ma il suono era drasticamente cambiato. Ora il nostro amico passa alla Yep Rock per questo nuovo My Way Home, in uscita il 10 giugno e sembra avere messo di nuovo la testa a posto. con un disco solido e ben suonato.

Ecco i brani contenuti: 1. Hold Out 2. Your Sins Will Find You Out 3. Cut Ya Down 4. Movin’ 5. Tomorrow’s Not Promised 6. My Way Home 7. Eyes On You 8. The Strangest Thing 9. I’d Rather Be Alone 10. A Few More Days 11. What Have We Done

E un altro estratto, strepitoso, questa volta dal vivo, dal nuovo disco. Dimensione Live dove emerge il suo talento veramente notevole, sentite che roba.

band of horse why are you ok

Nuovo album anche per i Band Of Horses dopo l’interessante Live At the Ryman del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/02/17/cavalli-razza-versione-unplugged-band-of-horses-acoustic-at-the-ryman/, uscito per una etichetta indipendente, tornano ad una major la Interscope/Universal che pubblica loro il nuovo album Why Are You Ok, prodotto da Jason Lyttle dei Grandaddy, e con la supervisione esecutiva di Rick Rubin (che sarà anche il produttore del nuovo Avett Brothers in uscita il 24 giugno), oltre al mixaggio di Dave Fridmann dei Mercury Rev.

Questi i titoli delle canzoni: 1. Dull Times/The Moon 2. Solemn Oath 3. Hag 4. Casual Party 5. In A Drawer 6. Hold On Gimme A Sec 7. Lying Under Oak 8. Throw My Mess 9. Whatever, Wherever 10. Country Teen 11. Barrel House 12 Even Still

E comunque anche l’ultimo disco del 2012 Mirage Rock aveva avuto un ottimo produttore nella persona di Glyn Johns e pure quelli precedenti, con Phil Eck (Fleet Foxes, Modest Mouse, Shins). Il disco sembra buono ad un veloce ascolto. Sempre ottimi dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=xEFGGChcivg

Direi che è tutto, alla prossima lista di uscite.

Bruno Conti

P.s Scusate, ma c’era stato nei giorni scorsi un problema tecnico nella impaginazione di questo Post, ora risolto.

In Crociera Fra Amici! Buddy Miller And Friends – Cayamo Sessions At Sea

buddy miller cayamo sessions at sea

Buddy Miller & Friends – Cayamo Sessions At Sea – New West

La consuetudine della crociera musicale è ben radicata tra i musicisti americani: c’è la Legendary Rhythm & Blues Cruise, quella che va verso i Caraibi e che discograficamente ha prodotto vari frutti, tipo i CD di Tommy Castro, Joe Louis Walker, Elvin Bishop, oltre al recente http://discoclub.myblog.it/2016/01/06/nuovo-musicisti-crociera-mitch-woods-jammin-on-the-high-cs-live/, di cui mi sono occupato a più riprese su queste pagine virtuali, ma abbiamo anche un evento come Keeping The Blues Alive At Sea, con il suo viaggio che va da Miami a Cozumel in Messico, e che nella nuova edizione, prevista tra il 15 e il 19 febbraio p.v., ha un cast da sogno, ho sbirciato, ci saranno Robert Randolph, Blues Traveler, Vintage Trouble, James Hunter Six, SIMO, Shemekia Copeland e moltissimi altri artisti, tra cui Beth Hart e l’headliner Joe Bonamassa, che si esibiranno da soli e in coppia (a proposito,se eravate preoccupati, il nuovo album di Joe, Blues Of Desperation è previsto per il 26 marzo, e poi su questo Blog, ma probabilmente il fatto che la Hart e Bonamassa si esibiscano insieme dovrebbe essere anche il preludio per una nuova collaborazione tra i due che era peraltro già prevista).

Tornando ai musicisti in crociera un’altra delle attrazioni più frequentate è quella delle Cayamo Cruises, che sempre da Miami vanno verso le Antille Olandesi (St. Barts e St. Croix), e che nel corso degli anni ha visto avvicendarsi gente come John Prine, Lyle Lovett, Lucinda Williams, Richard Thompson, quest’anno anche John Hiatt, Steve Earle, Shawn Colvin, Chris Stapleton, Jason Isbell e moltissimi altri, tra cui Jim Lauderdale Buddy Miller, che sono due dei fedelissimi di quest evento che spesso li ha visti nelle vesti di animatori delle jam sessions organizzate come The Buddy & Jim Radio Hour, in qualità di DJ officiali della Radio che trasmette dalla crociera (se volete rifarvi gli occhi e magari prenotare per qualche evento futuro http://www.cayamo.com/).

Alcuni dei nomi citati sopra li ritroviamo in questo CD pubblicato dalla New West in questi giorni (ma se volete approfondire su YouTube ci sono decine di video che trattano delle precedenti edizioni); si chiama Cayamo Sessions At Sea ed è attribuito a Buddy Miller & Friends: il bravissimo cantante e chitarrista è il padrone di casa di questi eventi, con la sua band, che vede, fra gli altri, David Jacques al basso, Marco Giovino alla batteria, Fats Kaplan, che suona tutto il resto che non suona Miller, ossia mandolino, chitarra, fisarmonica, banjo, violino, pedal steel, armonica, voi lo nominate e lui lo suona (benissimo). Il repertorio del CD è incentrato prevalentemente sulle cover, con un paio di eccezioni: si parte con After The Fire Is Gone, il famoso brano di Loretta Lynn Conway Twitty, interpretato con puro spirito country e grande profusione di pedal steel, dall’accoppiata Lee Ann Womack Buddy Miller, poi da lì in avanti Miller è il partner fisso dell’ospite che si alterna di brano i brano. La bravissima emergente Kacey Musgraves è alla prese con il divertente honky tonk di una Love’s Gonna Live Here che viene dal songbook del grande Buck Owens, con tanto di violino guizzante e la twangy guitar di Buddy Miller. Kris Kristofferson, noblesse oblige, interpreta alla grande la sua Sunday Morning Coming Down, bellissima versione (il video sotto è un’altra versione, con Shawn Mullins).

Just Someone I Used To Know, con la giovane e brava newcomer Nikki Lane nella parte che fu di Dolly Parton e Miller nei panni di Porter Wagoner, è un’altra perla di puro country classico. Lucinda Williams per il suo brano ha scelto una delle canzoni più belle di Grams Parsons, Hickory Wind, in una versione rallentata e struggente, tipica del suo fare musica. Anche il grande Richard Thompson è della partita e interpreta da par suo Hank Williams, uno dei padri fondatori della country music, qui rappresentato da Wedding Bells, che benissimo si attaglia allo stile del musicista britannico che ne rilascia una versione stupenda. If Teardrops Were Pennies è un altro brano dell’accoppiata Parton/Wagoner, più mossa e brillante, è interpretato dalla meno nota Elizabeth Cook, che con la sua leggiadra vocina ricorda quella dell’interprete originale e che comunque a 43 anni non si può certo definire una debuttante. A seguire un brano dei “famosi autori country” Jagger-Richards, Wild Horses, in una versione cantata da Shawn Colvin che qualcuno ha definito turgida ma che secondo me, viceversa, è una delle più belle di questa raccolta di esibizioni Live, intensa e cantata come Dio comanda.

Come Early Morning è il titolo di un film non particolarmente noto del 2006, con Ashley Judd, ma è anche il titolo di una canzone di Don Williams, uno degli autori preferiti da Clapton in ambito country, qui cantata da Jill Andrews, di cui confesso ignoravo l’esistenza, ma anche lei non è una novellina assoluta, militava negli Everybodyfields, che invece conoscevo ma non associavo alla Andrews, buona cantante di stampo country-folk. L’altro artista non alle prese con una cover è Doug Seegers, ex cantante di strada in quel di Nashville, ma nativo di New York, che a dispetto dei suoi 60 anni passati è un quasi esordiente, grazie all’ottimo album del 2014 Going Down To The River, che ha raggiunto il 1° posto delle classifiche svedesi, conquistando il disco d’oro, è strano il mondo! Comunque il nostro amico è bravo, un vero cowboy, e la sua Take The Hand Of Jesus uno dei brani più coinvolgenti del disco. Che si conclude con un’altra perla preziosa con l’accoppiata Lone Bellow e Brandi Carlile, per una versione sontuosa del capolavoro di John Prine Angel From Montgomery, veramente stupenda.

Speriamo quindi in altre crociere se producono dischi belli come questo Cayamo Sessions At Sea (guardatevi per esempio questa versione di Calvary Cross, una delle mie canzoni preferite di sempre, con l’accoppiata Richard Thompson/Dawes, nella crociera del 2013 https://www.youtube.com/watch?v=CCnnS4lFOsg). 

Bruno Conti

Finalmente, Dopo 20 Anni, Il Secondo Album Di “Cover”! Shawn Colvin – Uncovered

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Shawn Colvin – Uncovered – Fantasy/Universal

Ho sempre pensato che la “cover” per un musicista possa essere una sfida pericolosa e affascinante, in quanto si prende una canzone altrui, magari un brano con cui si avverte una qualche sintonia, si smonta il più delle volte l’arrangiamento per arrivare al cuore del brano e dell’autore, e il risultato in certi casi può essere sorprendente, quasi un’altra canzone, alla quale di volta in volta l’artista dà una nuova immagine e una nuova anima. Tutto questo preambolo per dire che questa “arte” Shawn Colvin è una che la conosce bene, in quanto è stata una “cover girl” per molto tempo, durante i lunghi anni del suo apprendistato nei locali del circuito folk americano. Ora dopo più di vent’anni, e dopo aver dimostrato al mondo di avere maturato un proprio stile raffinato, torna al suo antico amore, dando seguito al precedente lodato Cover Girl del lontano ’94 con questo nuovo Uncovered , ripescando 12 canzoni di artisti del calibro di Bruce Springsteen, Tom Waits, Paul Simon, John Fogerty, Stevie Wonder, Graham Nash, Robbie Robertson e altri meno noti, un lavoro a metà strada fra la sua antica e nuova identità. Sotto la produzione del duo Steuart Smith e Stewart Lerman, la Colvin voce e chitarra acustica chiama in studio “sessionmen” di lusso perfettamente compresi nella parte, tra i quali lo stesso Steuart Smith al basso e chitarre, David Boyle alle tastiere, Milo Deering alla pedal, lap steel e mandola, Glenn Fukunaga al basso, Mike Meadows alle percussioni, e come ospiti speciali David Crosby e Marc Cohn.

Si inizia con le versioni ingentilite da arrangiamenti discreti di Tougher Than The Rest del Boss e di una dolcissima American Tune di Paul Simon https://www.youtube.com/watch?v=OA2pV_9EcTk , per poi passare alla storica Baker Street di Gerry Rafferty, dove si ascolta al controcanto la voce gentile di Crosby (ed è la prima volta che la sento senza il suono del sassofono), una Hold On di Waits (canzone scritta con la moglie Kathleen Brennan) giocata in punta di dita e cantata da Shawn alla Joni Mitchell, a cui fanno seguito una I Used To Be A King di un Graham Nash d’annata (la trovate sul bellissimo Songs For Beginners), e una sempre meravigliosa Private Universe di Neil Finn, pescata dal repertorio dei grandi Crowded House (era su Together Alone). Heaven Is Ten Zillion Light Years Away di Stevie Wonder diventa quasi irriconoscibile, tenue ma affascinante, suonata con pochi e sapienti tocchi strumentali, andando poi a rispolverare la deliziosa Gimme A Little Sign dagli anni ’60 (un pezzo soul portato al successo, anche in Italia, da Brenton Wood), con l’apporto sussurrato di Marc Cohn https://www.youtube.com/watch?v=W9qbeUwCKys , rendere omaggio al Robbie Robertson della Band con la bellissima Acadian Drifwood, dove prende forma il brano più folk del disco, cimentarsi con la celeberrima Lodi dei Creedence di John Fogerty e non sfigurare con le sue dolcezze country https://www.youtube.com/watch?v=H2CwQXxL69E , rispolverare la meravigliosa melodia di Not A Drop Of Rain di Robert Earl Keen,  per una delle letture più vicine all’originale (viene dall’album Gravitational Forces), e andare infine a chiudere con Till I Get It Right della icona country degli anni ’70 Tammy Wynette ( forse un pochino leziosa!).

Dalla prima all’ultima traccia, Uncovered è un emozionante viaggio musicale attraverso le nostre emozioni, ricordando che per questa signora che ormai viaggia verso i sessanta (peraltro portati benissimo) parlano i suoi dischi e la sua carriera, e quindi siamo di fronte ad un album per palati raffinati che, se ascoltato a lungo, vi riscalderà il cuore nel prossimo inverno!
Tino Montanari

“Che Meraviglia!”, Uno Dei Dischi Dell’Anno. Patty Griffin – Servant Of Love

patty griffin servant of love

Patty Griffin – Servant of Love – PGM/Thirty Tigers 25-09-2015

Quando ti ritrovi ad esclamare tutto da solo come un pirla “Che meraviglia”, mentre ascolti un disco, i casi sono due, o ti devi trovare un buon psichiatra oppure il disco che stai ascoltando è veramente bello. E’ quello che è capitato a chi vi scrive ascoltando il brano Made Of The Sun, tratto da Servant Of Love, il decimo album di questa magnifica cantautrice americana, una delle più brave in assoluto attualmente in circolazione, reduce dall’avere appena finito una lunga relazione, musicale e di vita, con Robert Plant, in campo artistico con i Band Of Joy ed in parte con i Sensational Space Shifters, dove agiva come ospite, nell’ambito privato non so e non mi interessa, sono fatti loro (ultima apparizione insieme https://www.youtube.com/watch?v=S35ua-t3op8). Patty Griffin è in circolazione a livello discografico da una ventina di anni (il primo album Living With Ghosts uscì nel lontano 1996) ma ad ogni disco conferma la sua straordinaria bravura, sia come autrice che come interprete, album sempre abbastanza diversi fra loro, con questo Servant Of Love che sembra voler tornare, come dice lei stessa, alle atmosfere musicali più ricercate ed “avventurose” che avevano caratterizzato i primi dischi della sua carriera, fino ad arrivare a Silver Bell, “disco perduto” del 2002, rifiutato dalla sua casa discografica di allora, la A&M, che poi nel 2013 è ritornata sui propri passi, pubblicando l’album, con il mixaggio di Glyn Johns e la produzione di Craig Ross, che ai più è noto come compagno di merende e secondo chitarrista di Lenny Kravitz, ma che con Patty Griffin, da alcuni album, sta facendo un lavoro splendido, cucendo sulle canzoni degli arrangiamenti, ora acustici, ora elettrici, sempre raffinati, anche grazie alla sensibilità della Griffin che nella sua musica inserisce, di volta, elementi folk, blues, atmosfere sottilmente africane ed etniche in questo nuovo CD, probabilmente, inconsciamente o meno, assorbite dalla frequentazione con Plant, ma anche i suoni della grande tradizione americana, del jazz e del gospel ( per esempio in Downtown Church prodotto da Buddy Miller http://discoclub.myblog.it/2010/02/12/patty-griffin-downtown-church-o-forse-no/ ).

Vi dicevo di Made Of The Sun che in teoria è un brano acustico di vecchio stampo folk, una canzone di una semplicità disadorna, un paio di chitarre acustiche arpeggiate con grazia e una melodia malinconica veicolata dalla voce della Griffin, dolce e tenera, ma forte al contempo, sostenuta a tratti dal controcanto di Shawn Colvin, per un risultato che ha la magia che solo i grandi interpreti sanno creare con la loro arte, grazie a degli sprazzi di ispirazione, che in questo album si ripetono in continuazione. Prendiamo l’iniziale Servant Of Love, una intensa canzone https://www.youtube.com/watch?v=zMcDX4KsHEA , solo voce e piano (John Deaderick), un mood ombroso e jazzy, con la voce della Griffin contrappuntata anche dalla tromba con sordina di Ephraim Owens e dal contrabbasso con archetto di  Lindsey Verrill, un brano che ha la potenza delle migliori interpretazioni della grande cantante irlandese Mary Coughlan, con il cantato di Patty che sale e scende, alternando passi sussurrati a veementi aperture vocali. Altro cambio sonoro per Gunpowder, un blues cadenzato e cattivo, con elementi arabeggianti e di nuovo quella tromba in libertà a rendere ancora più inconsueta la vena musicale del brano, o in Good And Gone che racconta nel testo di una sparatoria della polizia (i cosiddetti “police shootings”) , ma qualcuno ci ha visto anche una sorta di allegoria della sua separazione da Plant, altro brano blues, questa volta acustico e intenso, con le chitarre di Ross e David Pulkingham a sostenere il mood “disperato” del pezzo.

Hurt A Little White, con l’elettrica con riverbero del grande chitarrista texano Scrappy Jud Newcombe, un organo in sottofondo e poco altro, vive di una atmosfera sospesa e minacciosa e del cantato passionale della Griffin, mentre 250.000 Miles, di nuovo con Shawn Colvin alla seconda voce, è un brano folk che ci riporta all’austero sound della musica degli Appalachi o alle canzoni glabre di una Gillian Welch, detto della stupenda Made Of The Sun anche Everything’s Changed ha quella allure di mistero e ombrosità che caratterizza molti dei brani di questo album, la voce che si inserisce sul sobrio accompagnamento acustico, con la kalimba di Ralph White sullo sfondo; Rider Of Days è una ballata quasi dylaniana, sempre con i delicati controcanti della Colvin che ne aumentano il fascino e le acustiche a menare le danze, a tratti con brio, There’s Isn’t One Way ha un sound elettrico, quasi rock, alla Band Of Joy, con un cantato più febbrile di Patty che poi ritorna al jazzy-blues della fumosa Noble Ground, con un bel piano in evidenza insieme alla voce squillante della Griffin e alla tromba di Owens. Prima della conclusione ancora Snake Charmer, un folk-blues elettrico quasi alla Led Zeppelin III, la bellissima ballata pianistica You Never Asked Me, una confessione accorata a tempo di musica “I don’t believe in love like that anyway/ I would have told you that if you’d have asked me/ The kind that comes along once and saves everything between a woman and a man.” Devo ribadire “Che meraviglia!”, e non è finita, per la conclusiva Shine A Different Way https://www.youtube.com/watch?v=sxb1Cve-GDc  Patty Griffin imbraccia il mandolino per un’altra deliziosa canzone impreziosita dall’intreccio tra le chitarre acustiche e la fisarmonica affidata all’ottimo John Deaderick, brano che conclude in gloria un album che, secondo il sottoscritto, si candida come uno dei migliori dell’anno.

Esce in teoria il 25 settembre, ma in qualche paese è già stato pubblicato, da notare anche la copertina che riporta delle spirali di semi di girasole che rappresentano il dualismo tra i movimenti dell’uomo e i modelli della natura.

Bruno Conti

Novità Di Settembre Parte V. Los Lobos, Shawn Colvin, Patty Griffin, Colin Linden, Anderson-Ponty Band

los lobos gates of gold

Il 25 settembre tornano anche i Los Lobos con il loro nuovo album di studio Gates Of Gold, etichetta 429 Records negli USA ( qui si possono ascoltare estratti dal disco http://www.429records.com/sites/429records/429details/d_loslobos_gatesofgold.asp e sembra un altro gran disco dei “Lupi”) e Proper per l’Europa, il primo dopo il Live Disconnected In New York City del 2013 che festeggiava i 40 anni di carriera e il precedente disco del 2010 Tin Can Trust, che era stato nominato per il Grammy nel settore “Americana”. Prodotto dalla band al completo, David Hidalgo, Louie Perez, Cesar Rosas, Conrad Lozano and Steve Berlin, contiene undici nuove canzoni:

1. Made to Break Your Heart
2. When We Were Free
3. Mis-Treater Boogie Blues
4. There I Go
5. Too Small Heart
6. Poquito Para Aqui
7. Gates of Gold
8. La Tumba Sera El Final
9. Song of the Sun
10. I Believed You So
11. Magdalena

Questa è la title-track…

https://soundcloud.com/loslobos/gates-of-gold

shawn colvin uncovered

Shawn Colvin aveva già pubblicato un album di cover, oltre 20 anni fa, nel 1994, si chiamava Cover Girl, ed era il suo terzo disco, dopo Steady On, il bellissimo esordio e Fat City. Ora esce questo Uncovered che presumo verrà testato nel tour che la Colvin farà da ottobre, ho letto infatti che sarà lei l’opening act della nuova tournée di Don Henley in molte date. Tornando al nuovo disco, uscirà per la etichetta Fantasy del gruppo Universal e questi sono i brani contenuti nel CD, con i relativi autori:

 1. Tougher Than The Rest (Bruce Springsteen)
2. American Tune (Paul Simon)
3. Baker Street Feat. David Crosby (Gerry Rafferty)
4. Hold On (Kathleen Brenan-Tom Waits)
5. I Used To Be A King (Graham Nash)
6. Private Universe (Neil Finn)
7. Heaven Is Ten Zillion Light Years Away (Stevie Wonder)
8. Gimme A Little Sign Feat. Marc Cohn (Jerry Winn-Alfred Smith-Joseph Hooven)
9. Acadian Driftwood (Robbie Robertson)
10. Lodi (John C. Fogerty)
11. Not A Drop of Rain (Robert Earl Keen Jr.)
12. ‘Till I Get it Right (Red Lane-Larry Henley)

Tra gli ospiti, come riportato nella tracklist, David Crosby Marc Cohn. Lei è bravissima, ricordo di averla vista in solitaria, ad inizio carriera, in un concerto promozionale per stampa ed addetti ai lavori al Sorpasso di Milano, un locale che ha avuto una vita brevissima. Il disco è prodotto da Steuart Smith e Stewart Lerman, con lo stesso Smith, che suona chitarre e tastiere, e il basso in American Tune, lasciando lo strumento a Glenn Fukunaga negli altri brani, David Boyle alle tastiere, Mike Meadows alle percussioni e Milo Deering, pedal steel, lap steel e mandola, a completare la formazione la stessa Shawn Colvin che è una eccellente chitarrista acustica.

Non ci sono ancora video del nuovo album ma durante i concerti della crociera Cayamo ha cantato Acadian Driftwood, il bellissimo brano della Band

https://www.youtube.com/watch?v=5F2_PFzC_eQ

patty griffin servant of love

Proprio con Emmylou Harris, Shawn Colvin Buddy Miller, Patty Griffin aveva fatto un tour che si chiamava Three Girls And Their Buddy trasmesso dalla televisione pubblica americana PBS e di cui circolano parecchi bellissimi video https://www.youtube.com/watch?v=KjX7Z6gyvQg. Però oggi parliamo della Griffin, che pubblica il decimo album solo della sua carriera, Servant Of Love, sulla propria etichetta, con distribuzione Thirty Tigers. Come saprà chi legge abitualmente il Blog secondo me Patty Griffin è una delle più grandi cantautrici e cantanti in circolazione in America http://discoclub.myblog.it/2010/02/12/patty-griffin-downtown-church-o-forse-no/ , ormai da parecchi anni non sbaglia un disco e anche il nuovo CD, con il solito Craig Ross alla guida ha tutte le carte in regola per non deludere.

1. Servant of Love
2. Gunpowder
3. Good and Gone
4. Hurt a Little While
5. 250,000 Miles
6. Made of the Sun
7. Everything’s Changed
8. Rider of Days
9. There Isn’t One Way
10. Noble Ground
11. Snake Charmer
12. You Never Asked Me
13. Shine a Different Way

Anche per questo disco non ci sono ancora video promo e allora andiamo a ripescare una delle ultime apparizioni dal vivo di Patty Griffin con l’ex fidanzato Robert Plant…

Stranamente, in alcuni paesi europei, il disco verrà pubblicato, in anticipo, l’11 settembre.

colin linden rich in love

Colin Linden è uno dei prototipi del musicista perfetto: produttore (Bruce Cockburn, Tom Wilson, Colin James, recentemente Lindi Ortega, disco di cui varrebbe la pena parlare più diffusamente), ma anche componente, nonché produttore, della grande band canadese Blackie And The Rodeo Kings, e soprattutto chitarrista (Bob Dylan, Greg Allman, Bruce Cockburn, Emmylou Harris, e Robert Plant e Alison Krauss solo per citarne alcuni), senza dimenticarsi che è un grande artista anche in proprio. Questo Rich In Love che uscirà per la Stony Plain sempre il 25 settembre, dovrebbe essere il tredicesimo album, live compresi, ma antologie e collaborazioni escluse, potrei sbagliare. Comunque tra gli ospiti presenti annovera Charlie Musselwhite, Reese Wynans e Amy Helm, e questi sono i titoli dei brani:

1. Knob & Tube
2. I Need Water
3. Delia Come For Me
4. The Hurt
5. Everybody Ought To Be Loved
6. Rich In Love
7. Date With The Stars
8. And Then You Begin
9. No More Cheap Wine
10. Luck Of A Fool
11. I Made A Promise
12. Paybacks Are Hell

https://soundcloud.com/stony-plain-records/colin-linden-09-no-more-cheap

Blues, country, folk, musica da cantautore, nei dischi di Colin Linden trovate tutto, unito ad una grandissima perizia alle sue chitarre, acustica ed elettrica e spesso anche in modalità slide. Quindi uno che non è solo ricco in amore ma anche nella propria musica, sentire prego…

anderson ponty band better late than never

Questa era una accoppiata che mancava, APB, sta per Anderson Ponty Band, e ancora più nello specifico Jon Anderson, il cantante degli Yes Jean Luc Ponty, il grande violinista jazz-rock francese, non propriamente due giovanotti ma sulla carta potrebbe essere interessante. Il disco si chiama, non senza ironia, Better Late Than Never, esce in formato CD+DVD, con la parte video formata da 10 tracce registrate dal vivo, oltre ad interviste varie. Nella parte audio 14 brani, questi, credo sempre Live:

1. Intro
2. One In The Rhythms Of Hope
3. A For Aria
4. Owner Of A Lonely Heart
5. Listening With Me
6. Time And A Word
7. Infinite Mirage
8. Soul Eternal
9. Wonderous Stories
10. And You And I
11. Renaissance Of The Sun
12. Roundabout
13. I See You Messenger
14. New New World

Nella band, oltre a Ponty e Anderson, troviamo Jamie Glaser alle chitarre, Wally Minko alle tastiere, Baron Browne al basso, Raymond Griffin alla batteria, non nomi di primissimo piano. E anche l’etichetta, Liaison, è la prima volta che la sento nominare. Mah, vedremo, per il momento

Anche per oggi è tutto. Come detto ci sarà un appendice, con altri dischi interessanti in uscita nel periodo, di cui non si è parlato, per vari motivi.

Bruno Conti

Il Disco Dell’Estate! E Dell’Autunno, Dell’Inverno… Warren Haynes featuring Railroad Earth – Ashes And Dust

warren haynes ashes and dust

Warren Haynes featuring Railroad Earth – Ashes And Dust – Provogue CD/Deluxe 2CD

Sono dell’opinione che Warren Haynes sia il miglior musicista emerso in America negli ultimi trent’anni. Un’affermazione importante lo so, ma trovatemelo voi un altro che viene chiamato nella riformata Allman Brothers Band a sostituire Duane Allman (cioè uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi), forma una band da dopolavoro (i Gov’t Mule) trasformandola in uno degli acts più importanti della Terra, gira con i Grateful Dead orfani di Jerry Garcia (ribattezzati opportunamente The Dead) sostituendo proprio il barbuto leader dello storico gruppo californiano, e viene chiamato da Phil Lesh per suonare la solista e cantare nella sua band (anche perché Lesh meno canta e meglio è, per tutti). In mezzo, riesce anche a pubblicare un paio di dischi da solista (Tales Of Ordinary Madness e soprattutto il bellissimo e soul-oriented Man In Motion) oltre a girare con la sua band e stampare anche due live (Bonnaroo, acustico, e il formidabile Live At The Moody Theatre). Se a tutto ciò aggiungiamo la sua tecnica chitarristica sopraffina, la sua voce espressiva e “negroide”, la sua indubbia abilità come songwriter e la sua creatività e versatilità, che lo portano a suonare con disinvoltura qualsiasi tipo di musica (gli ultimi live con i Mule ne sono la prova), è chiaro che abbiamo davanti un fuoriclasse assoluto. Nonostante tutto ciò, mai mi sarei aspettato da Haynes un disco come Ashes And Dust, non perché non abbia fiducia in lui (anzi…), ma non pensavo che un album di roots rock e di Americana di questo livello fosse nelle sue corde, dato che nelle sue vene scorre comunque principalmente sangue southern e blues.

Eppure Warren è uno tosto, e per far funzionare al meglio le cose ha pensato bene di chiamare i Railroad Earth, uno dei più noti e validi gruppi del filone roots, e li ha utilizzati come backing band, regalandoci non solo un disco strepitoso, ma anche uno dei più belli del genere negli ultimi anni. La band guidata da Todd Sheaffer è ormai in giro da tre lustri, ha maturato un suo stile ed un suo suono, e quando c’è da jammare non si tira certo indietro: insomma, Haynes non poteva fare scelta più felice. Tanto rock, qualche ballata (ed è qui che Haynes stupisce di più), massicce dosi di folk ed una spruzzata di old time music fanno di Ashes And Dust un disco da accaparrarsi assolutamente. Il CD è molto lungo (quasi ottanta minuti), in quanto il più delle volte Warren ed il sestetto proveniente da Stillwater lasciano correre gli strumenti in jam sessions  (poste il più delle volte in coda alle canzoni) che sono una vera goduria per le orecchie, senza annoiare neppure per un minuto. Come ciliegina, Warren porta anche qualche ospite di prestigio, che interviene in un brano a testa: Grace Potter e Shawn Colvin alle voci, Mickey Raphael all’armonica e gli ex Allman Oteil Burbridge e Marc Quinones.

Si comincia alla grande con la sontuosa Is It Me Or You, una ballata che ha una base acustica, ma dove Warren entra spesso e volentieri con decisi riff elettrici, una melodia di grande bellezza e suggestione ed un suono limpido e potente (il produttore del CD, manco a dirlo, è Haynes stesso), cantata benissimo e con la prima coda strumentale del disco. Inizio formidabile. Anche Coal Tattoo è splendida, cadenzata, con sonorità tra folk e rock ed un altro motivo centrale di grande effetto: è la prima volta che sento il leader dei Mule alle prese con brani di questo tipo, ma sembra che non abbia fatto altro in carriera https://www.youtube.com/watch?v=KtUH4ybNZ6o . Come pure i Railroad Earth si confermano una band coi fiocchi. Blue Maiden’s Tale è una ballata fluida e distesa, che il violino di Tim Carbone, tra i protagonisti del disco, fa somigliare quasi ad un brano dei Fairport Convention più rootsy; Company Man è un folk-rock scintillante, con Sheaffer e soci in gran spolvero ed il solito Haynes gigantesco alla chitarra https://www.youtube.com/watch?v=LX6JyyW0baI ; New Year’s Eve ha un motivo toccante ed una resa sonora superba. Warren Haynes balladeer, una piacevole sorpresa.

Stranded In Self-Pity è ancora un gran pezzo, un brano saltellante tra rock e folk, con il piano in evidenza ed un sapore d’altri tempi (c’è perfino un assolo di clarinetto, opera del polistrumentista degli Earth Andy Goessling): minchia se suonano! Glory Road è l’ennesima canzone di grande impatto emotivo, una ballata suonata con grande classe ed una melodia di prim’ordine. Gold Dust Woman è proprio il famoso brano che Stevie Nicks ha scritto per i Fleetwood Mac (era sul multiplatino Rumours), ma Warren, qui in duetto con Grace Potter, gli toglie la patina californiana e gli dà un sapore paludoso, da blues del Mississippi, e la bionda (e bella) cantante del Vermont si dimostra una partner perfetta; Beat Down the Dust è un’altra roots ballad solida e ben costruita, mentre molto bella è anche Wanderlust, intensa, emozionante, suonata alla grande (con la Colvin alle armonie) https://www.youtube.com/watch?v=Vpuu2lERYj0  ed una struttura molto classica, anni settanta. Spots Of Time con i suoi otto minuti e mezzo è la più lunga del CD, ma è anche una delle più riuscite, con stacchi strumentali spettacolari ed uno sviluppo che per fluidità ricorda molto i Dead (e Warren è un marziano) https://www.youtube.com/watch?v=mBkhu_Ressw ; chiudono l’intensa e cantautorale Hallelujah Boulevard e la sudista (e sudata) Word On The Wind, unico pezzo della raccolta scritto in collaborazione con Sheaffer.

L’edizione doppia dell’album contiene anche un mini CD con quattro brani del disco originale in versione demo, più Hallelujah Boulevard suonata dal vivo sempre con gli Earth, ma direi che il dischetto principale basta ed avanza.

Lo ritroveremo certamente a fine anno nelle liste dei migliori: per me, al momento, è il disco del 2015.

Marco Verdi

Un “Menestrello” D’Altri Tempi , Dal New Jersey Non Solo Springsteen! John Gorka – Bright Side Of Down

john gorka bright side of down

John Gorka – Bright Side Of Down – Red House Records/Ird

Era il lontano 1987 quando, noncurante delle mode imperanti in quel periodo, John Gorka esordiva con I Know, dimostrando di essere un folksinger in grado di proporre canzoni di una bellezza cristallina, interpretate con garbo e grazia http://www.youtube.com/watch?v=GpqSv5enfW8 . Da allora Gorka ha continuato ad incidere a scadenze piuttosto regolari, un album ogni paio d’anni, senza modificare di una virgola il proprio genere, non si è imbarcato in strane operazioni sonore, non ha mai nemmeno provato a mettere in piedi una band, ma ha continuato a bazzicare locali, pub e coffeehouses e diffondere la sua musica. Per chi non conosce il personaggio, dovete sapere che il buon John (nativo del New Jersey http://www.youtube.com/watch?v=g7gRn61x1-Q ) si trasferisce in gioventù in Pennsylvania, dove frequenta il college e coltiva l’amore per la musica folk. Inizia a girare in lungo e in largo gli Usa e durante un lungo soggiorno in Minnesota compone le canzoni del citato I Know (distribuito da un’etichetta locale la “mitica” Red House Records), e le incide con l’aiuto di giovani cantautrici in ascesa come Shawn Colvin e Christine Lavin.

john gorka 3

Il lavoro di  Gorka e la sua forte personalità attirano l’attenzione della Windham Hill Records, che lo mette subito sotto contratto e gli fa pubblicare in regolare sequenza Land Of The Bottom Line (90), Jack’s Crows (91) e Temporary Road (92, album che propongono sonorità sempre più curate, che lo rendono una delle figure più interessanti del panorama “neo-folk”. I successivi Out Of The Valley (94) e Between Five And Seven (96) sono sempre di buon livello, mentre l’eccellente After Yesterday (98), The Company You Keep (01) e Old Future Gone (03), lo vedono tornare alla sua etichetta di partenza, a dimostrazione delle difficoltà incontrate dall’artista nel suo tentativo di imporsi sul mercato americano http://www.youtube.com/watch?v=8632B6lgtM8 . Dopo una breve pausa ecco Writing In The Margins (06) e  So Dark You See (09), nei quali John ritorna alle sue radici, a quel folk intimista e malinconico, prima di pubblicare con la collaborazione delle sue compagne di etichetta Lucy Kaplansky e Eliza Gilkyson l’album Red Horse (10) http://discoclub.myblog.it/2010/08/07/un-piccolo-supergruppo-red-horse-gilkyson-gorka-kaplansky/ .

john gorka 1

Bright Side Of Down è stato registrato, prodotto e mixato da Rob Genadek presso il Brewhouse Recording Studio di Minneapolis, Minnesota, ed è il quinto consecutivo sotto la sua produzione:  anche in questa occasione John Gorka, voce, chitarre acustiche e banjo, è stato raggiunto in studio dallo stesso Rob Genadek batteria e percussioni, Dirk Freymuth alle chitarre elettriche e bouzouki, Jeff Victor alle tastiere, Enrique Toussaint, Michael Manring (*NDB. Discepolo di Jaco Pastorius e autore di vari pregevoli album strumentali, bellissimi quelli per la Windham Hill http://www.youtube.com/watch?v=zaK2GU9pgos ) e Gordy Johnson al basso e Cale Baglyos al violino, e  le immancabili Eliza Gilkyson, Lucy Kaplansky, e Claudia Schmidt, per il suo tredicesimo album in studio, uno dei personaggi più longevi del cantautorato americano.

john gorka 2

Tutte le canzoni sono ritagliate per la voce tenorile e suadente di Gorka, a partire dall’agreste Holed Up Mason City, la delicata title track Bright Side Of Down con le voci femminili di Eliza Gilkyson e Lucy Kaplansky, passando per le cadenzate High Horse e More Than One, la rilettura di una cover dell’amico scomparso Bill Morrissey, She’s That Kind Of Mystery http://www.youtube.com/watch?v=6UI89HD86U0  e il costante ritmo di Outnumbered. L’acustica Don’t Judge A Life apre la seconda parte del disco, seguita dalla dolce e breve filastrocca Honeybee (dedicata alla figlia), Procrastination Blues con cori quasi gospel, in duetto con la brava Claudia Schmidt, il folk ricco di “pathos” di Thirstier Wind, il capolavoro del disco http://www.youtube.com/watch?v=TjjocKivwn4 , la ballata dolente Mind To Think con il violino di Cale ad accompagnare la melodia, e la chiusura poetica di Really Springs con al controcanto Antje Duvekot http://www.youtube.com/watch?v=WSvukwSffYc .

Bright Side Of Down è uno di quei lavori fatti con pazienza e talento (anche se la sua musica può sembrare ripetitiva, e forse per i non aficionados può esserlo, forse), ma la costante qualità artistica che da sempre accompagna le prove di John Gorka, lo rende senz’altro una delle voci più credibili della canzone d’autore intelligente e di qualità.

Tino Montanari

numero uno

*NDB Ogni tanto mi “intrometto” negli articoli degli altri con qualche intervento, video, aggiunta di qualche nome che merita essere conosciuto: il bello di un Blog è anche condividere con gli altri la buona musica, quindi se ogni tanto mi scappa la “citazione” non ci fate caso. O meglio, fateci caso!

Bruno Conti

Non E’ Uno Scherzo Da 1° Aprile! Looking Into You: A Tribute To Jackson Browne

jackson browne tribute

Looking Into You: A Tribute To Jackson Browne – 2 CD – Music Road Records/Ird

Non è uno scherzo da 1° di aprile, che sarebbe la data ufficiale di uscita di questo bellissimo tributo, ma è la pura realtà. In effetti ve ne parlo già da oggi (visto che il Blog, come da nome, è anche una vetrina informativa sulle uscite discografiche), in quanto, proprio da questa settimana, sul nostro territorio italico, per la serie “strano ma vero” è già disponibile per l’acquisto, in molti negozi selezionati, due settimane prima della uscita ufficiale, a cura della Music Road Records, l’etichetta di Jimmy LaFave. E il cast dei partecipanti è impressionante, come la qualità delle canzoni. Appena ho un attimo di tempo recensione completa, per il momento questa è la tracklist:

Disc One
1. These Days – Don Henley w/ Blind Pilot
2. Everywhere I Go – Bonnie Raitt and David Lindley
3. Running On Empty – Bob Schneider
4. Fountain Of Sorrow – Indigo Girls
5. Doctor My Eyes – Paul Thorn
6. For Everyman – Jimmy LaFave
7. Barricades Of Heaven – Griffin House
8. Our Lady Of The Well – Lyle Lovett
9. Jamaica Say You Will – Ben Harper
10. Before The Deluge – Eliza Gilkyson
11. For A Dancer – Venice
12. Looking Into You – Kevin Welch

Disc Two
1. Rock Me On The Water – Keb’ Mo’
2. The Pretender – Lucinda Williams
3. Rosie – Lyle Lovett
4. Something Fine – Karla Bonoff
5. Too Many Angels – Marc Cohn feat. Joan As Police Woman
6. Your Bright Baby Blues – Sean and Sara Watkins
7. Linda Paloma – Bruce Springsteen and Patti Scialfa
8. Call It A Loan – Shawn Colvin
9. I’m Alive – Bruce Hornsby
10. Late For The Sky – Joan Osborne
11. My Opening Farewell – JD Souther

Finalmente un tributo come si deve all’arte di uno dei migliori cantautori americani degli ultimi 40 anni, per il momento sentite che versione di These Days fa Don Henley con i Blind Pilot http://www.youtube.com/watch?v=6TFOvsNAnIE!

Bruno Conti

Il Cantautore “Innamorato”! Darden Smith – Love Calling

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Darden Smith – Love Calling – Compass Records 2013

Pur non avendo mai avuto un successo commerciale enorme, Darden Smith ha trascorso la parte migliore della sua quasi trentennale carriera incidendo ogni due o tre anni un nuovo disco (questo Love Calling è il quattordicesimo), affermandosi come uno dei più coerenti cantautori texani. Nato e cresciuto in una fattoria di Brenham, Texas, Darden ha mostrato subito una buona attitudine per la musica, iniziando a scrivere canzoni fin da giovane, poi quando la famiglia si è spostata ad Houston, ha cominciato ad avere il primo vero impatto con la scena musicale di Austin, che, in quel periodo (alla fine degli anni settanta), era un via vai continuo di musicisti di ogni genere, che spaziavano dal country al rock, dal folk al blues, influenzando il giovane Smith con la musica principalmente degli Allman Brothers e Marshall Tucker Band, avendo come idolo in seguito un certo Bob Dylan. Quando comincia a diventare musicista a tempo pieno, il “nostro” suona nei locali, partecipa a vari concerti, suona con “mostri sacri” come Waylon Jennings e Willie Nelson, si fa le ossa a fare da supporto per gli Asleep At The Wheel (gruppo fra i più longevi e preparati della musica country), conosce Joe Ely e diventa grande amico di Lyle Lovett, diventando in breve tempo un nome della scena musicale texana.

Incide il suo primo album Native Soil (86) per la piccola Red Mix Record di Austin, seguito dal secondo omonimo Darden Smith (88) con musicisti di valore coinvolti tra i quali Sonny Landreth, David Halley, Nanci Griffith e Lyle Lovett. A sorpresa Darden se ne va in trasferta a Londra, e incide un disco a due con Boo Hewerdine (leader dei Bible) Evidence (89), un disco più che piacevole (non entrerà mai nella storia del rock), ma fatto con gusto, e la collaborazione inglese gli permette di acquisire quel “quid” che gli mancava per arrivare ad essere un autore nel puro senso del termine, e pubblicare al ritorno un capolavoro come Trouble No More (90), il suo lavoro più personale, intimo e riuscito (da recuperare assolutamente). Con Little Victories (94) e il seguente Deep Fantastic Blue (96), Smith si avvicina sempre di più ad un certo rock d’autore, e dopo la proposta particolare di Extra Extra (2000), una riedizione in chiave rinnovata di brani (che hanno segnato a suo giudizio la sua carriera artistica), si accasa alla Dualtone Music e sforna una triade di album a partire da Sunflower (2002), poi  Circo (2004) e Field Of Crows (2005), tutte prove convincenti, che confermano la costante vena creativa di un artista che non lascia nulla al caso. Puntualmente a distanza di due anni esce Ojo (2007) per la sua nuova etichetta Darden Music, a cui segue After All This Time (2009) una “compilation “ tratta dai suoi album precedenti, per poi arrivare a Marathon (2010), una sorta di concept album dedicato ad una cittadina del Texas, che si trova sul Rio Grande (un-secreto-ben-conservato-darden-smith-marathon.html).

Love Calling apre un nuovo capitolo nella carriera dell’artista, è il primo per la Compass Records e anche il primo registrato a Nashville, sotto la produzione di Jo Randall Stewart e Gary Paczosa, e scritto a quattro mani con importanti songwriters di Austin, Rodney Foster, Jack Ingram e i meno conosciuti (ma altrettanto bravi) Harley Allen, Gary Nicholson e Jay Clementi, e con la collaborazione di musicisti di “area” del calibro di Michael Rhodes e Byron House al basso, Pat Bergeson alle chitarre, Jon Jarvis alle tastiere, John Gardner alla batteria, Dan Dugmore alla pedal steel e alle armonie vocali Jessi Alexander e la grande Shawn Colvin ospite nella title-track.

Il madrigale parte con Angel Flight (che era apparsa anche nell’album Revival di Rodney Foster), mentre Seven Wonders è sorretta da una riuscita combinazione piano e organo, ed è seguita dalla attraente ballata Mine Till Morning con al controcanto Jessi Alexander. Better Now (scritta con Foster) è un brano vibrante, coinvolgente, dal piacevole ritornello, mentre Favorite Way (scritta con Foster e Gary Nicholson) intro strumentale con chitarra e spazzole della batteria richiama atmosfere più soffuse

Love Calling è un brano dall’aria vagamente pop, con la Colvin alle voci, Distracted mantiene un profilo prettamente acustico, mentre Reason To Live (scritta con Jack Ingram) è ricca di sfumature più complesse, con l’apporto della pedal steel di Dan Dugmore . I Smell Smoke (scritta con Jay Clementi) è un brano cantato con voce sussurrata, seguito da uno dei momenti più mossi Medicine Wheel, grazie all’azione delle chitarre e ad un piacevole refrain, per chiudere con Baltimore una ballata sontuosa, lenta e riflessiva, un po’ crepuscolare, interpretata con una voce dalla tonalità bassa, che affascina.

Le Bonus Tracks sono due brani ripresi dal vivo al SiriusXM Coffee House,  la celeberrima I Say A Little Prayer del duo Bacharach/David e la title track Love Calling in versione acustica, che vanno a chiudere superbamente un’altra prova di qualità.

Darden Smith, mi convinco sempre ad ogni nuovo disco, è il meno texano dei cantautori di questo stato, perché è un artista sublime, un’anima sensibile (in questo lavoro, sinceramente innamorato) e sempre attiva, ogni volta che deve realizzare un disco riesce facilmente a trovare la giusta alchimia, come accade puntualmente in questo Love Calling. Se vi capita tra le mani, non gettatelo via.

Tino Montanari