Un Ottimo “Esordio” Per Due Promettenti Ragazze! Shelby Lynne & Allison Moorer – Not Dark Yet

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Shelby Lynne & Allison Moorer – Not Dark Yet – Silver Cross/Thirty Tigers CD – 18-08-2017

Non tutti sanno che Shelby Lynne ed Allison Moorer, oltre ad essere due belle ragazze (anzi donne, dato che vanno entrambe per la cinquantina) e due brave cantautrici, sono anche sorelle: infatti il nome completo della Lynne è Shelby Lynn Moorer http://discoclub.myblog.it/2010/05/19/un-disco-di-gran-classe-shelby-lynne-tears-lies-and-alibis/ . A parte queste considerazioni di parentela, le due musiciste hanno sempre condotto due carriere parallele, con alterne soddisfazioni e senza mai neppure rischiare di diventare delle superstars al livello, per esempio, di una Trisha Yearwood o di una Reba McEntire: troppa qualità nella loro musica, e troppo poche concessioni al pop che a Nashville spacciano per country, anche se la Lynne qualcosa negli anni, ad inizio carriera, ha concesso (ed infatti ha venduto più della sorella, che ha sempre mantenuto la barra dritta, proponendo un country di stampo cantautorale di ottimo livello http://discoclub.myblog.it/2015/04/02/pene-damor-perduto-ritorno-alle-origini-del-suono-allison-moorer-down-to-believing/ ). Un disco insieme però non lo avevano mai fatto, almeno fino ad ora: Not Dark Yet è infatti il primo album di duetti delle due sorelle, che hanno deciso per questo loro “esordio” di riporre le rispettive penne (tranne in un caso) e di omaggiare una serie di autori da loro amati, scegliendo nove brani molto eterogenei, canzoni di provenienza non solo country, ma anche rock, folk e addirittura grunge (e privilegiando titoli tutt’altro che scontati), arrangiando il tutto in maniera raffinata e con sonorità pacate, gentili e meditate, a volte quasi notturne, con le due voci al centro di tutto ed un accompagnamento sempre di pochi strumenti.

E per quanto riguarda la scelta dei musicisti sono state fatte le cose in grande: la produzione è infatti nelle mani del bravo Teddy Thompson (figlio di Richard e Linda), che ha riunito una superband formata da Doug Pettibone e Val McCallum alle chitarre (entrambi a lungo con Lucinda Williams), Don Heffington e Michael Jerome alla batteria, Taras Prodaniuk al basso e soprattutto il formidabile Benmont Tench (degli Heartbreakers di Tom Petty, ma che ve lo dico a fare?) protagonista in quasi tutti i brani con il suo splendido pianoforte, essenziale per il suono di questo disco, a volte quasi al livello delle voci delle due leader. Il resto lo fanno le canzoni e la bravura di Shelby ed Allison nell’interpretarle, a partire dall’iniziale My List, un brano della rock band di Las Vegas The Killers: non conosco l’originale, ma qui siamo di fronte ad una intensa ballata, intima e toccante, con le due voci che si alternano fino all’ingresso della band, momento in cui il suono si fa pieno e con il predominio di piano, chitarre ed organo, davvero una bellissima canzone. Every Time You Leave è un brano dei Louvin Brothers, affrontato in modo classico, voci all’unisono ed arrangiamento di puro ed incontaminato stampo country, sullo stile del trio formato da Emmylou Harris, Dolly Parton e Linda Ronstadt, ancora con uno splendido pianoforte; Not Dark Yet è una delle più grandi canzoni degli ultimi vent’anni di Bob Dylan, ed è materia dunque pericolosa: le due ragazze scelgono intelligentemente di non variare più di tanto l’arrangiamento, lasciando il mood malinconico dell’originale ma rendendo l’atmosfera meno cupa ed accelerando leggermente il ritmo.

E poi una grande canzone, se sei bravo, resta sempre una grande canzone. I’m Looking For Blue Eyes è un’altra intensa slow ballad scritta da Jessi Colter, ancora con piano, chitarra e le due voci in gran spolvero; splendida Lungs, di Townes Van Zandt, una western tune perfetta per le due sorelle, con lo spirito del grande texano presente in ogni nota, un uso geniale del piano e l’atmosfera tesa e drammatica tipica del suo autore, mentre The Color Of A Cloudy Day è il brano più recente della raccolta, essendo del duo marito e moglie Jason Isbell/Amanda Shires, ed è l’ennesima bellissima canzone del CD, anzi direi una delle più belle, con una melodia di cristallina purezza: complimenti per la scelta. Silver Wings di Merle Haggard è forse la più nota tra le cover presenti, e le Moorer Sisters la trattano coi guanti di velluto, mantenendo arrangiamento e melodia originali ma aggiungendo il loro tocco femminile, mentre Into My Arms è una sontuosa ballata di Nick Cave (apriva il bellissimo The Boatman’s Call), riproposta con grande classe e finezza, e con una dose di dolcezza e sensualità che obiettivamente al songwriter australiano mancano. Il CD, che è quindi tra le cose migliori delle due protagoniste, si chiude con una sorprendente Lithium dei Nirvana, che è il brano più elettrico della raccolta anche se siamo distanti anni luce dal suono di Cobain e soci (ed è comunque la scelta che mi convince meno), e con Is ItToo Much, unico brano nuovo scritto dalle due, un pezzo notturno e suggestivo il cui suono a base di chitarra sullo sfondo e pianoforte cupo fa venire in mente le atmosfere di Daniel Lanois: un finale che, oltre a confermare la bontà del disco, dimostra che se volessero le due sorelle potrebbero bissare con un intero album di brani autografi dello stesso livello.

Esce il 18 Agosto.

Marco Verdi

“Pene D’Amor Perduto”, Un Ritorno Alle Origini Del Suo Suono! Allison Moorer – Down To Believing

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Allison Moorer – Down To Believing – Entertainment One

Allison Moorer è una delle più interessanti cantautrici americane. Con Down To Believing giunge al nono album della sua carriera. Allison è anche stata la moglie di Steve Earle, fino a che nel marzo del 2014 Earle non ha annunciato che i due si erano divisi. Di solito le cose andrebbero tenute separate, ma visto che il nuovo album, in un certo senso, è la cronaca del divorzio tra i due,  in quella categoria di dischi che si chiamano “divorce album”, dopo che la stessa Allison ha dichiarato che non essendo lei capace di scrivere canzoni in seconda persona, come un osservatore esterno, ma ama scrivere brani ispirati alla sua vicenda umana ed amorosa, il disco è diventato la storia di questa dolorosa vicenda; prima di lei, penso a Rosanne Cash in passato, o Kathleen Edwards in tempi più recenti, altre hanno raccontato le cosiddette “pene d’amor perduto” (perché a differenza di Shakespeare, non finisce bene). Condizione certo non necessaria per incidere un buon disco, ma evidentemente la Moorer voleva mettere in versi e musica quello che stava succedendo. Con ottimi risultati. La brava e gentile Allison è rimasta fedele al suo stile che coniuga da sempre country e rock, ma il risultato non si ascrive tout court, come si potrebbe pensare, al country-rock, ma è una fusione dei due stili, con ampi innesti di folk e una facilità di scrittura vicina al pop più raffinato, punto che la accomuna alla sorella Shelby Lynne (di cui è atteso, con impazienza da chi scrive, il nuovo album, I Can’t Imagine, previsto per inizio maggio) https://www.youtube.com/watch?v=ehAsS8BPUD4 .

La Moorer non ha, forse, una voce bella e completa come la sorella https://www.youtube.com/watch?v=WfKpF_YLgQ4 , ma comunque più che adeguata alla bisogna, espressiva ed energica, quando occorre, come nell’iniziale, eccellente sferzata rock di Like It Used To Be, con la pioggia di chitarre acustiche ed elettriche, soprattutto le seconde, poste in primo piano dal produttore Kenny Greenberg (di nuovo alla “guida” dopo aver prodotto i primi due dischi della Moorer) https://www.youtube.com/watch?v=QvBvph2ssLI . O Thumderstorm/Hurricane, una sorta di scura e drammatica ballata percorsa da una spruzzata di archi che rendono avvolgente il suono, e con le chitarre elettriche, suonate dallo stesso Greenberg che la punteggiano con veemenza, oltre ad Allison, che la canta con grande verve vocale https://www.youtube.com/watch?v=xiXo1WbziSA . I Lost My Crystal Ball è la prima delle canzoni che avvicinano la sua recente vicenda, attraverso la metafora di questa palla di cristallo che si trasforma in una palla da demolizione la Moorer racconta, in modo semisarcastico, dell’effetto devastante che la stessa ha avuto nella sua vita https://www.youtube.com/watch?v=29ApPZg6b88 , Greenberg le cuce addosso un altro arrangiamento molto carico, elettrico, ma ricco di particolari, dove primeggiano i musicisti che suonano nell’album, dallo stesso Kenny Greenberg impegnato all’acustica, oltre che alla solista, a Dan Dugmore, alla steel, mandolino e 12 corde, Chad Cromwell, batteria e Michael Rhodes, basso,  tutti impegnati anche nella title-track Down To Believing, una ballata umbratile e malinconica che cerca di esorcizzare le ferite attraverso un afflato melodico che è figlio del più classico suono country ed è cantato con voce vulnerabile, ma anche assertiva, dalla brava Allison https://www.youtube.com/watch?v=V3CxTZhYbug .

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Che spesso si fa aiutare anche da altri autori, i più noti, oltre a Greenberg, Angelo Petraglia, Keith Gattis e Audley Freed, ma il merito sostanziale della riuscita del disco va soprattutto alla Moorer, che nei cinque anni passati dal precedente Crows, evidentemente aveva radunato molte idee poi messe in pratica in questo CD. Tear Me Me Apart, di nuovo con una bella grinta rock nello svolgimento dei temi o If I Were Stronger che approccia queste storie di amori che finiscono sotto la forma di una bella ballata pianistica, poi abbellita dalle fioriture degli arrangiamenti di Greenberg, nel giusto mix tra un suono più pop e commerciale e le esigenze della canzone d’autore https://www.youtube.com/watch?v=wIaisYn2k5s . Wish I, con la sua lista di desideri sciorinati senza vergogna https://www.youtube.com/watch?v=m6BZNqHs2Ck , è un altro tassello di questo viaggio verso la guarigione, cantato con la solita passione e forse un pizzico di romanticismo di troppo, che però non guasta, ottimo l’arrangiamento con le chitarre sempre sugli scudi.

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Molto bella anche la più raccolta Blood, una sorta di moderna country folk ballad, con la sua weeping steel guitar, che esamina il rapporto con la sorella Shelby https://www.youtube.com/watch?v=x5DaFddnrcs  o Mama Let The Wolf In, il “vaffanculo” a quel “Big Bad Motherfucker” che è la malattia autistica che affligge il figlio di 5 anni John Henry, avuto con Steve Earle, e che è il motivo per cui vive a New York, città dove risiede anche il padre, il brano ha un suono elettrico quasi alla Creedence https://www.youtube.com/watch?v=n6WUj-ceuLc , e non è un caso che la cover scelta dalla Moorer, su istigazione della sua etichetta, sia la splendida Have You Ever Seen The Rain, una delle più belle canzoni di sempre https://www.youtube.com/watch?v=YUmmrn8vdlk , che fonde in modo mirabile country e rock, come in fondo è riuscita a fare anche Allison Moorer, in questo bel album, caldamente consigliato agli amanti del cantautorato femminile.

Bruno Conti

Piccoli, Ma Buoni! Thalia Zedek Band – Six e Shelby Lynne – Thanks

thalia zedek six

Thalia Zedek Band – Six – Thrill Jockey Records

Shelby Lynne – Thanks – Everso Records

Parafrasando il famoso detto “Pochi, Ma Buoni” eccoci a parlare di due EP, quindi piccoli nel formato, ma assolutamente buoni nel contenuti.

Torna dopo breve tempo dall’ultima sua uscita dello scorso anno Via, http://discoclub.myblog.it/2013/03/20/dal-post-punk-alla-via-dark-thalia-zedek-band-via/ , Thalia Zedek, una tipa che dopo aver suonato con i Dangerous Birds, Uzi, Live Skull, Come (il gruppo di maggior successo) si è ritagliata una sua personale carriera, con una manciata di dischi a suo nome, di cui questo EP, come da titolo, contiene 6 brani, e quindi, ovviamente (alla Catalano) Six.

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Thalia come al solito si appoggia alla sua attuale band, composta da Winston Braman al basso, Jonathan Ulman alla batteria e percussioni, David Michael Curry alla viola, e il bravissimo Mel Lederman al pianoforte, per una musica che racchiude il lirismo che l’ha sempre contraddistinta.

Apre il blues rabbioso e disperato di Fell So Hard, uno dei pezzi più belli del mini-album https://www.youtube.com/watch?v=CvGReT6D5BY , seguito da momenti più riflessivi come la cantilena melodica Julie Said, lo strumentale solo con arpeggio di chitarra di Midst, i suoni decisi e impetuosi di Dreamalie, o brani più classici come Flathand cantata in duetto con Hilken Mancini, fino ai sette minuti della conclusiva Afloat, un brano “dark” intimista e ricco di oscurità.

Come sempre la voce di Thalia Zedek è riconoscibile e caratteristica, a tratti roca e dura, a volte melodiosa, in canzoni dove pianoforte e viola si aggiungono a distorsioni e riff di chitarra, oltre a batterie martellanti ed evoluzioni di violino, per un lavoro crudo e grintoso.

Se entrerete nella musica della Zedek (spero in molti), Thalia vi porterà in un viaggio lungo e oscuro dentro la vostra anima, ma ne varrà sicuramente la pena, perché scoprirete un EP di non facile ascolto, ma di indubbio fascino.

shelby lynne thanks

La seconda signora risponde al nome di Shelby Lynne (sorella di Allison Moorer, maritata con Steve Earle), ad inizio carriera era partita come una country-singer di modeste ambizioni, ma in seguito ha saputo reinventare se stessa ed il suo repertorio con un disco importante come I Am Shelby Lynne (99) che le valse la vittoria al Grammy Award(come miglior artista esordiente), a cui fecero seguito altre buone prove come ad esempio Just A Little Lovin’ (2008), un tributo a Dusty Springfield.

shelby lynne grammy

Dopo, forse, il suo disco più personale Revelation Road (2012), ed un Live uscito in vari formati http://discoclub.myblog.it/2013/01/16/una-bella-voce-femminile-on-stage-shelby-lynne-cd-dvd-live/ , si ripresenta con questo EP, Thanks, che consta di cinque pezzi registrati in proprio, con musicisti di valore come Michael Jerome, il batterista, tra gli altri, di Richard Thompon e John Cale, Ed Maxwell al basso, Ben Peeler al mandolino e chitarra e la leggendaria cantante (e anche pianista per l’occasione) Maxine Waters, un mini album dove lap steel, organo e pianoforte fanno da tappeto sonoro a canzoni dalle marcate influenze blues e country-gospel.

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Il brano iniziale Call Me Up, dal ritmo sostenuto, è proprio un country-gospel con tanto di coro d’ordinanza https://www.youtube.com/watch?v=qGhgCENXiXQ , a cui fanno seguito una Forevermore con la lap steel del co-produttore Ben Peeler in spolvero, il blues gospel di una Walkin’ cantata con l’anima nera di Mahalia Jackson, la ballata fascinosa e lenta This Road I’m On https://www.youtube.com/watch?v=vDyuoSvmgxk  e la conclusiva title track Thanks, una preghiera declamata con fervore dalla sorella più brava della famiglia Moorer.

E’ un peccato constatare che Shelby Lynne e altre artiste della sua generazione (mi viene in mente Joan Osborne) debbano ricercare nuovi stili musicali per uscire dal quasi anonimato, ed essere considerate solamente “oggetto di culto”. In ogni caso una chance a questo EP fareste bene a darla, in quanto Shelby Lynne è una Dusty Springfield dei nostri giorni (e per chi scrive) anche più sexy e provocatoria.

Tino Montanari

Novità Di Settembre Parte Ia. Neko Case, North Mississippi Allstars, Volcano Choir, Reckless Kelly, Sweet Relief III

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E siamo arrivati anche a settembre: consueta lista delle uscite previste per domani, martedì 3 settembre (le date che leggete abitualmente sul Blog, sono indicative e sono quelle segnalate da case discografiche, etichette e siti degli artisti, per cui può capitare che i CD siano in circolazione anche prima di quella data, ma in modo diciamo non ufficiale). Questa settimana escono anche le due ristampe di Mike Oldfield, Crises e Five Miles Out in vari formati, di cui cui vi avevo parlato già nel lontano giugno, dell’ottimo Okkervil River avete letto ieri, esce pure un CD+DVD, DVD o Blu-Ray di Bryan Adams, Live At Sydney Opera House, il nuovo Over The Rhine, Meet Me At The Edge Of The World, di cui vi ha parlato chi scrive, il doppio Rarities di Rod Stewart e altri dischi, tipo Nine Inch Nails e John Legend, che non rientrano nel target del Blog. Più parecchie altre novità interessanti che trovate divise in due parti, come sta diventando abitudine consolidata.

Neko Case era all’incirca da quattro anni, dai tempi di Middle Cyclone, che l’aveva portata nei Top 5 delle classifiche di Billboard, che non pubblicava un nuovo album. Anni che sono stati ricchi di problemi, tra cui una leggera forma di depressione, anche causata dal ricordo macerato per le perdite dei genitori e dell’amata nonna che erano state accantonate e in questo disco vengono affrontate di nuovo con forza. Già il titolo, lunghissimo, è indicativo, The Worse Things Get, The Harder I Fight, The Harder I Fight, The More I Love You. Perchè vedete due diverse copertine? Perché anche la Anti non si è tirata indietro da questa “sciagurata” abitudine della doppia versione, normale e Deluxe, ma in un disco singolo, una con tre brani in più dell’altra, molto più costosa e anche, in questo caso, con copertine e confezioni diverse. Per il resto il disco mi sembra molto bello, con la partecipazione di membri assortiti di Los Lobos, Calexico, My Morning Jacket, Camera Oscura e componenti  vari del suo “secondo gruppo”, i New Pornographers, con cui ha cantato in cinque album, oltre ai sei da solista, un paio di Live e molte collaborazioni, e la Case si conferma una delle cantautrici più brave ed eclettiche in circolazione.

Dopo l’ottimo Keys To The Kingdom del 2011 temp-086ee697a949edee280239fe48ea96b8.html, e “decine” di progetti collaterali, tornano i North Mississippi Allstars con un nuovo album di studio, World Boogie Is Coming, sempre per la loro etichetta Song Of The South e con la partecipazione, come è consuetudine nei loro dischi, di molti ospiti, da Lightnin’ Malcolm, Duwayne e Garry Burnside, Kenny Brown, Alvin Youngblood Hart, Sharde Thomas, Chris Chew, Sid e Steve Selvidge, financo Robert Plant, ma all’armonica, nei due brani iniziali. Consueto, ma sembre benvenuto, album di southern rock blues elettrico.

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Seconda “terzina” di uscite.

I Volcano Choir sono l’ennesimo gruppo di Bon Iver (o meglio di Justin Vernon), oltre agli Shouting Matches, di cui qualche mese fa era uscito il debutto Grownass Man. Repave è il secondo disco per questa sigla, dopo Unmap del 2009, che vede insieme Vernon con alcuni componenti di The Collections Colonies Of Bees, per un sound più “rude” e sperimentale rispetto al suo moniker da solista, differente anche dal semi rock-blues diretto, in trio, degli Shouting Matches. L’etichetta è la Jagjaguwar, file under alternative indie-rock-

E i Reckless Kelly dei fratelli Braun sotto cosa li cataloghiamo? Alternative country-rock. Ah, va bene. Oppure anche come “bravi”, semplicemente. Long Night Moon. che esce per la loro No Big Deal Records. dovrebbe essere l’undicesimo disco, compresi i Live, e li conferma tra i migliori eredi della grande tradizione del country-rock classico misto al southern rock del loro Texas natio, con tante chitarre e belle canzoni dalle armonie irresistibili.

Quella dei dischi della serie Sweet Relief, per la raccolta di fondi per la ricerca sulla sclerosi multipla, giunge al terzo capitolo, dopo il disco dedicato a Victoria Williams, affetta dalla malattia e il secondo, con le canzoni dello scomparso Vic Chesnutt. Questa volta, per Sweet Relief III: Pennies From Heaven il tema del disco ruota intorno alle canzoni sull’aiuto e l’assistenza a chi ha bisogno e c’è la solita pattuglia di ottimi cantanti sul CD distribuito dalla Vanguard:

Ron Sexsmith                  Pennies From Heaven

Shelby Lynne                  Brother Where Are You

Sam Phillips                     Big Spender

k.d. lang                           How Did You Find Me Here

Ben Harper                      Crazy Love

Genevieve Toupin            Heart Of Gold

Joseph Arthur                   If I Needed You

Rickie Lee Jones              Surfer Girl

Tina Schlieske                  With A Little Help From My Friends

Victoria Williams               Change Is Gonna Come

She & Him                         King Of The Road

Eleni Mandell                    I’ll Be Home

Jackson Browne               Don’t Let Us Get Sick

Per una buona causa e l’occasione per i fans di alcuni cantanti presenti di arricchire la loro collezione.

Domani il seguito delle uscite del 3 settembre.

Bruno Conti

Una Bella Voce Femminile “On Stage” – Shelby Lynne CD+DVD Live

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Shelby Lynne – Live – Everso Records  – Deluxe Edition CD/DVD – Disponibile anche una versione 2 CD + 2 DVD Revelation Road De Luxe Edition con un DVD documentario extra e il CD Revelation Road con 5 tracce acustiche bonus

Shelby Lynne è una singer songwriter originaria della Virginia, di Quantico e per chi non lo sapesse, nella vita reale è la sorella maggiore di Allison Moorer maritata Earle (Steve), con una onesta ventennale carriera alle spalle, certificata da un buon numero di album pubblicati che l’attestano come una veterana della scena di Nashville. Shelby (molto carina come la sorella), non è un’artista country nel senso stretto del termine, perché la sua musica tocca anche il blues, il soul, il roots rock, il pop raffinato, persino il western swing, e questo suo eclettismo, pur in presenza di riconosciute grandi potenzialità, è stata forse la ragione delle sue difficoltà ad imporsi al grande pubblico. La svolta è arrivata con I Am Shelby Lynne (1999) un album di country got soul sofisticato, che l’ha portata ai Grammy (ed ha venduto come tutti i suoi dischi precedenti messi insieme), bissato dallo splendido Just A Little Lovin’ (2008) ispirato alla sua passione per una cantante inglese, la bionda Dusty Springfield (oggi ormai quasi dimenticata, ma non in Inghilterra e dai buongustai della musica), sino ai più recenti Tears, Lies and Alibis (2010) e Revelation Road (2011).

(*NDB. Breve intermezzo. Visto che chi scrive abitualmente su questo Blog ama moltissimo la voce (e tutto il resto di Shelby Lynne) vi inserisco il link se volete andare a rileggere la recensione di Tears, Lies And Alibis index-1.html Bruno.)

E proprio in seguito alla promozione del tour di Revelation Road, la cantante americana incide il suo primo lavoro dal vivo (anche se c’era già stato un DVD nel 2007), registrato al famoso McCabe’s di Santa Monica. il 19 Maggio del 2012, e nelle 18 tracce del CD, la Lynne. davanti ad un pubblico estremamente preparato, ripropone in versione “solo acustica” brani del suo più recente repertorio, e Shelby supera a pieni voti l’esame, dimostrando tutta la sua bravura nell’esecuzione di Lead Me Love, Even Angels, Heaven’s Only Days, Leavin’, Life Is Bad, e la stupenda Your Lies. Il formato DVD allegato in questa Deluxe Edition, testimonia anche visivamente tutto questo mostrandola pure in un magico concerto londinese, tenuto nella straordinaria cornice e atmosfera della Union Chapel, il 25 Febbraio dello stesso anno.

Certi artisti non hanno bisogno di sfornare capolavori su capolavori, non necessitano ogni volta di rivoluzionare il proprio stile per convincere critica e appassionati, Shelby Lynne fa parte di questa categoria di autori, ed è impossibile non amarla, specialmente dopo l’ascolto di questa performance live, dove si presenta da sola, voce e chitarra, splendida nella sua nudità artistica, mentre snocciola i propri brani all’adorante platea. Consigliato a tutti coloro che non disdegnano un certo songwriting di classe e per niente scontato, e cosa non trascurabile la signora è affascinante, e per chi scrive, la migliore della famiglia.

Tino Montanari

Novità Di Novembre (E Altro) Parte III. Allan Taylor, Radiators, Southside Johnny, Scott Walker, Judy Collins, Great Big Sea, Devotchka, Kirsty McGee, Shelby Lynne, Alicia Keys, Mumford and Sons, Elvis Costello, Rage Against The Machine, Eccetera

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Pensavo di avere esaurito la disamina di tutto il materiale in uscita nel mese di novembre (e qualcosa che come sempre era sfuggito) e invece mi sono accorto che c’era ancora moltissimo che bolliva in pentola a livello discografico, per cui passiamo alle uscite del 27 novembre (e altro).

Quel cofanettino che vedete effigiato qui sopra è l’ultima opera di Allan Taylor (che peraltro ha anche registrato per l’occasione un nuovo album che uscirà nel 2013). Il titolo del doppio CD è Down The Years I Travelled e prende il titolo dall’unico brano nuovo contenuto in questa antologia rimasterizzata, tratta dal materiale registrato negli anni ’80 e ’90 e che non ha mai avuto una grande distribuzione. La Stockfish Records provvede a renderlo di nuovo disponibile. Non è forse il meglio in assoluto della produzione del grande cantautore folk britannico che risiede nei suoi dischi usciti in origine per la United Artists e ristampati in CD dalla BGO, ma se volete scoprire una delle voci più interessanti e poco conosciute della scena inglese si può iniziare anche con questo album. Tra i musicisti coinvolti ci sono anche Chris Leslie e Martin Allcock dei Fairport Convention, Rick Kemp degli Steeleye Span e altri altrettanto validi anche se meno conosciuti. Oltre al meglio della produzione di quel ventennio ci sono anche un paio di cover di qualità come Don’t Think Twice di Dylan e Across The Borderline della coppia Hiatt-Cooder. Il disco sarebbe uscito da oltre un mesetto ma il problema sta proprio nella reperibilità e nel prezzo sostenuto, in virtù di una bella confezione con libretto di 60 pagine. Oltre una 30ina di euro per 21 canzoni in effetti non è poco. 

I Radiators (From New Orleans) sono da sempre una delle mie formazioni preferite del sottobosco (di classe) della musica americana: degni “confratelli”, con gli Amazing Rhythm Aces, del filone che ha dato vita a formazioni come i Little Feat e la Band, il gruppo è sempre stato tra i protagonisti principali dell’annuale New Orleans Jazz and Heritage Festival che si svolge nella città della Louisiana. Parrebbe che questo The Last Watusi sia il loro canto del cigno dopo 33 anni di onorata carriera: registrato al Tipitina nel corso di 3 serate il 9 10 e 11 giugno del 2011, questo triplo CD raccoglie il meglio della loro produzione e un paio di cover ben scelte, come You Aint Goin’ Nowhere di Bob Dylan e Brand New Tennesse Waltz di Jesse Winchester. Grande band e grande concerti, dopo la vendita sul loro sito sarà disponibile anche attraverso i soliti canali di vendita nei prossimi giorni su etichetta Radz Records.

Credo che l’ultimo disco non dico orecchiabile ma ascoltabile di Scott Walker sia stato The Climate Of Hunter del 1984, che si potrebbe paragonare (spannometricamente) a un disco “complicato” di David Sylvian, però suonato con Mark Knopfler, Mark Isham, Peter Van Hooke, il batterista di Van Morrison, ma anche il noto sassofonista e improvvisatore free jazz Evan Parker e Billy Ocean, quello del tema del film Il gioiello del Nilo. Quindi sacro e profano per uno che ha iniziato negli anni ’60 in un gruppo, i Walker Brothers, dove nessuno si chiamava Walker di cognome e non erano neppure fratelli, però facevano della musica pop eccellente come The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore. Poi una prima carriera solista più sofisticata e dedicata alla divulgazione diretta e indiretta in lingua inglese dell’opera di Jacques Brel, ma non solo ovviamente. Una reunion “laboriosa” dei Walker Brothers. Che dopo Climate Of Hunter ha portato, una decina di anni dopo ad un disco come Tilt con citazioni di Pasolini e la musica di alcuni brani (va bene, uno) che veniva paragonata al frinire delle zampette di un insetto (giuro). Quella categoria di musica che rimanda (per avere un’idea di cosa aspettarvi) al Peter Hammill più criptico con i Van Der Graaf o al Captain Beefheart di Trout Mask Replica, insomma dischi che non si ascoltano proprio tutti i giorni ( e neppure tutti gli anni). Questo nuovo Bish Bosh (titolo che nella interpretazione dello stesso Walker ha tre significati diversi, uno dei quali coinvolge il pittore fiammingo ma potrebbe essere anche “lavoro fatto) non scherza neppure lui con brani intitolati Epizootics, Corps de Blah e la epica (oltre 20 minuti) SDSS1416+138 (Zercon A Flagpole Sitter) che coinvolge le coordinate di piccole stelle lontane e il buffone di corte di Attila, per riassumere molto. Ma anche un brano come The Day “The Conducator” Died (An XMas Song) che racconta la storia della morte di Ceausescu avvenuta il giorno di Natale del 1989. A parte questo brano che ha qualcosa dell’epica natalizia di certe musiche hollywoodiane, il resto (per quello che ho potuto sentire velocemente) coinvolge le atmosfere musicali sopraccitate e molto altro, musica colta e complessa. Insomma non è musica facile che uno non sempre riesce a sentire, bisogna entrare nello stato d’animo giusto, quelle due volte l’anno (anche se la trovo affascinante, come pure il personaggio). Il tutto uscirà il 4 Dicembre per la 4AD in CD o vinile.

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Il primo titolo di questo trittico è uscito da qualche tempo, gli altri due sono in uscita in settimana.

Quel Southside Johnny & The Asbury Jukes Men Without Women Live 7-2-11 Asbury Park NJ, in teoria è uscito già da tempo (la scorsa estate, a giugno)), però è disponibile per la vendita solo sul loro sito oppure per il download digitale su Leroy Records. Si tratta. come vedete, della registrazione di un concerto tenuto lo scorso anno a casa loro, quando in una serata hanno eseguito interamente l’album di Little Steven Men Without Women più tre brani del loro repertorio a conclusione dello show. Strana scelta, ma questo è. Inutile dire che la reperibilità non è massima, ma era giusto segnalarlo per i fan.

Il Live At The Metropolitan Museum of Art di Judy Collins esce in questi giorni per la propria etichetta, la Wildflower Records, sia in CD che DVD. Una performance ripresa dalla TV americana per ricordare i 50 anni di carriera anche della grande “Judy Blue Eyes” con molti classici, tra cui Both Sides Now, Diamonds And Rust, Helplessy Hoping, Mr. Tambourine Man, Moon Is Harsh Mistress, Send In The Clowns, Pastures Of Plenty e la partecipazione di Shawn Colvin, Ani DiFranco, Kenny White e Jimmy Webb.

XX dei Great Big Sea ovviamente non è un film hardcore ma ricorda i 20 anni della loro carriera in una doppia antologia tratta dal meglio dei loro 10 dischi e 2 DVD. Pubblicato dalla loro etichetta e dalla Warner Music Canada da qualche settimana, ha questo contenuto:

Disc 1 – Pop

Track listing

  1. “Born to Believe”  – 3:45 (Previously Unreleased)
  2. “What Are You At”  – 3:10 (From Great Big Sea)
  3. Run Runaway”  – 2:50 (From Up)
  4. “Goin’ Up”  – 3:11 (From Up)
  5. When I’m Up (I Can’t Get Down)”  – 3:23 (From Play)
  6. Ordinary Day”  – 3:09 (From Play)
  7. “How Did We Get From Saying”  – 3:47 (From Play)
  8. Consequence Free”  – 3:14 (From Turn)
  9. “Feel It Turn”  – 3:47 (From Turn)
  10. “Boston and St. John’s”  – 3:47 (From Turn)
  11. “Sea of No Cares”  – 3:41 (From Sea of No Cares)
  12. “Clearest Indication”  – 4:12 (From Sea of No Cares)
  13. “When I Am King”  – 2:31 (From Something Beautiful*)
  14. “Something Beautiful”  – 3:47 (From Something Beautiful*)
  15. “Love Me Tonight”  – 4:12 (From Fortune’s Favour)
  16. “Walk On The Moon”  – 3:35 (From Fortune’s Favour)
  17. “Live This Life”  – 4:39 (Previously Unreleased)
  18. “Nothing But A Song”  – 3:02 (From Safe Upon The Shore)
  19. “Long Life (Where Did You Go)”  – 3:11 (From Safe Upon The Shore)
  20. “Let My Love Open The Door”  – 4:16 (Previously Unreleased)

Disc 2 – Folk

Track listing

  1. “Heart of Hearts”  – 4:09 (Previously Unreleased)
  2. “Great Big Sea / Gone By The Board”  – 3:36 (From Great Big Sea)
  3. “Donkey Riding”  – 2:22 (From Play)
  4. “A Boat Like Gideon Brown”  – 2:54 (From Sea of No Cares)
  5. “Dancing With Mrs. White”  – 2:06 (From Up)
  6. “General Taylor”  – 2:55 (From Play)
  7. “Come And I Will Sing You”  – 3:43 (From The Hard and the Easy)
  8. “Ferryland Sealer”  – 3:17 (From Turn)
  9. Lukey”  – 3:23 (With The Chieftains. From Fire in the Kitchen)
  10. “Captain Wedderburn”  – 3:37 (From Turn)
  11. “Captain Kidd”  – 2:50 (From The Hard and the Easy)
  12. “Le Bon Vin”  – 3:08 (Previously Unreleased)
  13. “England (Live)”  – 4:45 (From Courage & Patience & Grit)
  14. “Old Black Rum”  – 2:29 (From Up)
  15. “The Night Pat Murphy Died”  – 3:00 (From Play)
  16. “River Driver”  – 3:03 (From The Hard and the Easy)
  17. “Mary Mac”  – 2:33 (From Up)
  18. “Excursion Around The Bay”  – 2:28 (From Great Big Sea)
  19. “Josephine The Baker”  – 4:35 (Previously Unreleased)
  20. “Good People”  – 2:34 (From Safe Upon The Shore

 

Volendo, ne esisteva anche una versione in cofanetto quadrupla prenotabile sul loro sito, che è andata esaurita, che conteneva anche un terzo CD con altri 20 brani e un DVD con documentario sulla loro carriera, più libro e memorabilia vari.

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Altro terzetto di materiale non di facilissima reperibilità.

Il Live With The Colorado Symphony dei Devotchka è stato registrato il 18 febbraio del 2012 alla Boettcher Concert Hall di Denver con la partecipazione della Colorado Synphony Orchestra ed è “uscito” per la Cicero Recordings il 13 novembre scorso. Questi i brani contenuti:

Tracks
1. The Alley
2. The Clockwise Witness
3. Along the Way
4. The Common Good
5. You Love Me
6. All the Sand in All the Sea
7. Firetrucks on the Broadwalk
8. Comrade Z
9. Undone
10. Queen of the Surface Streets
11. We’re Leaving
12. Contrabanda
13. The Enemy Guns
14. How it Ends  

Kirsty McGee è una cantautrice inglese sconosciuta ai più, ma molto brava, che ha già pubblicato, per varie etichette, 6 album, tra cui un Live, e vari singoli ed EP, dal 2000 ad oggi. Questo nuovo Contraband esce per la Hobopop Recordings dopo un periodo difficile durante il quale, a causa di una depressione, aveva pensato di abbandonare la musica. Folk gentile e musica raffinata, una bella voce e tante belle canzoni per una cantrautrice che si colloca in quella nicchia dove opera anche gente come Boo Hewerdine, Eddi Reader, Karine Polwart e altri nomi “minori” del panorama elettroacustico inglese. Una di quelle brave “beautiful losers” che tanto piacciono a chi scrive su questo Blog.

Altra “grande” voce (di quelle che ti mandano i brividi lungo la schiena), questa volta americana, è quella di Shelby Lynne: con la sorella minore, Allison Moorer spesso citata e recensita su quest pagine virtuali, la Lynne, da qualche tempo, i dischi se li pubblica in proprio sulla etichetta Everso Records (e spesso se li suona anche da sola). Revelation Road, dello scorso anno era un piccolo gioiellino dominato dalla sua bellissima voce, come il precedente Tears, Lies And Alibis e anche il disco natalizio, Merry Christmas, non era male (per non parlare del tributo alle canzoni di Dusty Springfield, Just A Little Lovin’, del 2008, che mi era piaciuto moltissimo). Ora esce questo CD+DVD che riporta due diverse registrazioni dal vivo effettuale nel 2012, in solitaria. Shelby Lynne Live contiene nel CD il Live At McCabe’s, registrato a maggio di quest’anno e già disponibile per il download e il DVD del Live At The Union Chapel del 25 febbraio scorso. Proprio per i maniaci ci sarebbe anche una versione Deluxe di Desolation Road, che vedete qui sotto…

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che oltre ai due dischetti contiene anche una versione ampliata del disco dello scorso anno con 5 bonus tracks e un secondo DVD con un documentario con il Making of dell’album. Dovrebbe costare una cinquantina di euro e non essere molto facile da trovare. Mentre la versione doppia esce anche in questi giorni in Europa distribuita dalla benemerita Proper Records (che annuncia in questi giorni, la prossima uscita, a metà febbraio, credo il 13, del nuovo album di Richard Thompson Electric, attesissimo da chi vi scrive)! Non c’entra niente ma volevo segnalarvelo.

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Tre “piaceri proibiti”.

Alicia Keys in teoria non c’entra nulla con i contenuti di questo Blog, ma visto che il vostro solerte recensore spera sempre che la diva del “nu soul” prima o poi si redima (come è successo per il recente bellissimo disco di Joss Stone, un’altra con una gran voce) vi segnalo l’uscita del nuovo disco per la Sony Bmg, si chiama Girl On Fire e non si è redenta come testimoniano i duetti con Nicky Minaj e Jamie degli XX. Però c’è anche un duetto con Maxwell e alcune belle ballate pianistiche non troppo tamarre che ne segnalano il talento (mi ricordo sempre una sua esibizione live, credo al live Earth del 2007, dove cantava una fantastica versione di Gimme Shelter degli Stones “disintegrando” Mister Nicole Kidman, Keith Urban)! Comunque il suo primo disco e l’MTV Unplugged non sono dei brutti dischi. Essendosi sposata tale Swiss Beatz i nostri gusti musicali direi che non coincidono.

Per la serie i dischi inutili esce una compilation per la Universal, curata dallo stesso Elvis Costello, che si intitola In Motion Pictures e contiene brani, tutti editi, tratti da colonne sonore varie. Mah! Questo è piacere proibito, perché bisogna essere proprio masochisti per comprarlo (però molte delle canzoni sono bellissime, poche balle!).

Infine, per chi ama i dischi di canzoni natalizie, ne viene pubblicato uno Christmas Rules, già uscito come Holidays Rules per il mercato americano da qualche settimana, ed ora disponibile anche da noi per la Hear Music/Universal (in origine su Starbucks), che, detto fra noi, non è per niente male, sia per i brani, 17, tutti nuovi, che per molti dei musicisti impegnati:

01 fun.: “Sleigh Ride”
02 The Shins: “Wonderful Christmastime”
03 Rufus Wainwright with Sharon Van Etten: “Baby, It’s Cold Outside”
04 Paul McCartney: “The Christmas Song (Chestnuts Roasting on an Open Fire)”
05 Black Prairie: “(Everybody’s Waitin’ for) The Man With the Bag” [ft. Sallie Ford]
06 The Civil Wars: “I Heard the Bells on Christmas Day”
07 Calexico: “Green Grows the Holly”
08 AgesandAges: “We Need a Little Christmas”
09 Holly Golightly: “That’s What I Want For Christmas”
10 Irma Thomas with the Preservation Hall Jazz Band: “May Everyday Be Christmas”
11 Heartless Bastards: “Blue Christmas”
12 Eleanor Friedberger: “Santa Bring My Baby Back to Me”
13 Fruit Bats: “It’s Beginning to Look a Lot Like Christmas”
14 Y La Bamba: “Señor Santa”
15 The Punch Brothers: “O Come, O Come, Emmanuel”
16 The Head & the Heart: “What Are You Doing New Year’s Eve”
17 Andrew Bird: “Auld Lang Syne

Sulla carta non è male, e anche a sentirlo non fa schifo, tirate fuori le renne!

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Della serie come comprarsi sempre la stesse cose, ma in diverse versioni, e inc…rsi come l’automobilista di Gioele Dix, escono questi due manufatti. Il primo, in DVD o Blu-Ray, sempre dei Mumford and Sons (quindi non è per la qualità dei contenuti musicali, anzi) si chiama The Road To Red Rocks (Live In Concert), Universal Music, e testimonia il concerto dal vivo tenuto nel famoso anfiteatro del Colorado e gli annessi e i connessi della serata, 81 minuti in tutto, esce il 27 novembre, cioè domani. Ma il 4 dicembre esce Babel (Gentlemen Of The Road Edition) che oltre all’ultimo disco della band inglese, nella versione DEluxe con 15 brani, contiene anche il DVD The Road To Red Rocks e pure la versione audio in CD, quindi un bel triplo per i vostri regali natalizi. Nel senso che lo regalate o ve lo fate regalare.

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Sempre a proposito di cofanetti, domani ne escono altri tre interessanti.

Il primo è lo stesso disco, ma in due versioni differenti, sempre per il ventennale dall’uscita originale: si tratta del disco d’esordio omonimo dei Rage Against The Machine che ora si chiama XX (sempre inteso come numero e non come genere). La versione “normale” è tripla e contiene nel primo CD il disco originale rimasterizzato con tre tracce dal vivo bonus, il secondo contiene i demos, incisi nel 1991, che fruttarono alla band il contratto con la Epic, dodici canzoni in tutto, mentre il terzo dischetto, un DVD, riporta il concerto tenuto il 6 giugno del 2010 al Finsbury Park di Londra, più tutti i video del gruppo più altri brani registrati dal vivo. La versione Deluxe che supererà o si aggirerà intorno al classico ed immancabile centone (forse un po’ meno questa volta) di queste edizioni, oltre ai dischi menzionati conterrà anche un secondo DVD dal vivo con il primo concerto in assoluto del gruppo e altre live clips di brani registrati tra il 1991 e il 1994, oltre al vinile rimasterizzato, libretto e poster gigante.

Invece per la serie un cofanetto non si nega a nessuno (per fortuna) la Freud Records, ?!?, distribuisce la “definitive edition” di un disco cult dell’epoca “punk e precursori”, ovvero L.A.M.F. (Like a Motherfucker) degli Heartbreakers o meglio Johnny Thunders and The Heartbreakers (da non confondere con quelli di Tom Petty). Ben 4 CD, libretto di 44 pagine e tutto questo “Bendidio” per una band il cui motto era “Born To Lose”:

Disc 1: ‘L.A.M.F. – the lost ’77 mixes’ Recompiled in 1994, as Johnny Thunders and the Heartbreakers.
Born To Lose, Baby Talk, All By Myself, I Wanna Be Loved, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Let Go, Can’t Keep My Eyes On You, Do You Love Me.

Disc 2: ‘L.A.M.F.’ The original Track Records LP restored.
Restored at last! The ‘muddy’ version without the mud – how they wanted it to sound! Replica sleeve wallet.
Born To Lose, Baby Talk, All By Myself, I Wanna Be Loved, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Let Go.

Disc 3: ‘L.A.M.F. – the demo sessions’ Three sessions in ‘76 and ‘77, including tracks with Richard Hell.
I Wanna Be Loved (mix 2), Pirate Love, Goin’ Steady, Flight, Born To Lose, Can’t Keep My Eyes On You, It’s Not Enough, I Love You, Take A Chance, Do You Love Me, Let Go, Chinese Rocks, Born To Lose.

Disc 4: ‘L.A.M.F. – the alternative mixes’ 21 mixes from the epic sessions at five top London studios
Born To Lose, Born To Lose, Baby Talk, Baby Talk, All By Myself, All By Myself, It’s Not Enough, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, Pirate Love, One Track Mind, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Goin’ Steady, Let Go, Let Go, Can’t Keep My Eyes On You, Do You Love Me.

Anche per oggi, piatto ricco, o se preferite la faccio corta, perché poi mi scappano delle mini-recensioni in virtù del fatto che non sono sicuro di riuscire a ritornarci (spesso non è detto) ma abbiamo concluso.

Bruno Conti

Una Bella Serata Tra Amici, Vecchi E Nuovi, In Quel Di Austin, TX. Johnny Cash – We Walk The Line

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 Johnny Cash – We Walk The Line A Celebration Of The Music Of Johnny Cash – Sony Legacy CD/DVD o Blu-Ray

Se ne parlava da mesi, ve lo avevo anticipato in modo definitivo il 27 luglio, ora è disponibile, per cui parliamone!

20 Aprile 2012, Moody Theatre, Austin, Texas, un gruppo di musicisti di diversa provenienza (tra poco li vediamo) si unisce per festeggiare l’80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, che paraltro non è, né il 20 aprile, giorno del concerto e neppure il 7 agosto, giorno di uscita ufficale dei dischetti, bensì il 26 febbraio, ma non stiamo troppo a sottilizzare.

Sono sul palco Don Was, al basso e direttore musicale, Buddy Miller e Greg Leisz a tutti i tipi di chitarre, dall’Inghilterra via Austin Ian McLagan alle tastiere e Kenny “picchiaduro ma non solo” Aronoff alla batteria. Non male! Subito li raggiunge sul palco per dare il via alle operazioni l’attore Matthew McConaughey. All’inizio l’avevo scambiato per John Carter Cash, ma troppo bello ed atletico non poieva essere lui, comunque poco male, McConaughey si rivelerà un “host” simpatico e competente, facendosi anche una cantatina che si trova tra gli extra del DVD. Quindi dà il via al concerto e sul palco sale la prima cantante:

1) Brandi Carlile -Folsom Prison Blues

Nel corso della serata si esibiranno anche alcuni musicisti che sinceramente non so quale grado di empatia abbiano con la musica di Johnny Cash, ma sicuramente la cantante di Ravensdale, Washington, anche se tutti la accostano alla scena di Seattle (dove ha iniziato la carriera), è una che è sempre vissuta a pane e Johnny Cash, tanto che già a 8 anni cantava con la mamma Tennessee Flat Top Box e Folsom Prison Blues è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio live. Con quel gruppo alle spalle è difficile fare male e Brandi (vestita come the Woman In Black) ci mette grinta e passione confermandosi una delle voci più interessanti dell’attuale panorama musicale americana. Grande versione con Buddy Miller e Greg Leisz che cominciano a macinare note con le loro chitarre, ben supportati dall’organo inossidabile di Ian McLagan.

2) Andy Grammer – I Get Rhythm

Questo belloccio californiano è uno dei primi misteri della serata, ma evidentmente, come nel caso del tributo a Dylan di inizio anno, l’industria discografica si para il culo inserendo anche qualche giovanotto di belle speranze. Certo, con tutti i miliardi di musicisti al mondo che potevano eseguire questo brano, Andy Grammer non sarebbe stata la mia prima scelta e forse neppure la millesima, ma, ripeto, con quei musicisti alle spalle è difficile fare male, e il nostro amico se la cava discretamente.

3) Amy Lee – I’m So Lonesome I Could Cry

Altra scelta misteriosa. La ex e ora nuovamente cantante degli Evanescence, così, a occhio, non si sembra una grande appassionata di Cash. E infatti quella che viene presentata come la sua canzone preferita di Cash, in effetti è un brano di Hank Williams, che però faceva parte del suo repertorio. Una struggente ballata country con weeping steel guitar viene cantata peraltro in modo più che rispettoso e degno da Amy Lee.

4) Buddy Miller – Hey Porter

Qui le cose cominciano a farsi serie. Eseguita come Ry Cooder avrebbe fatto se l’avessero invitato per suonare Get Rhythm. Byddy Miller si conferma uno dei pilastri della musica “roots” americana!

5) Shelby Lynne – Why Me Lord

Non le avranno dato il Grammy per nulla. Shelby Lynne alle prese con uno dei brani gospel-country più belli mai scritti da Kris Kristofferson, ancora una volta incanta con la sua voce calda, potente ed espressiva.

6) Pat Monahan – Help Me Make It Through The Night

Ancora un brano di Kristofferson per la voce solista dei Train, che non vedrei male in futuro alle prese con questo tipo di repertorio perché la canta veramente bene, grande voce e grande interpretazione.

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7) Shelby Lynne & Pat Monahan – It Ain’t Me Babe

Gli ultimi due cantanti ascoltati, uniscono le forze per un duetto in uno dei brani di Bob Dylan che Johnny Cash amava di più, quasi sempre eseguita in coppia con la moglie June Carter. Bellissima versione, con un arrangiamento maestoso ed avvolgente, poi in crescendo, probabilmente frutto della mente di Don Was (vedremo cosa riuscirà a fare con il nuovo Van Morrison, che sarà prodotto da lui), in ogni caso gran bella canzone.

8) Jamey Johnson & Kris Kristofferson – Sunday Morning Coming Down

Ancora un duetto e ancora una canzone di Kris Kristofferson, in coppia con una delle forze emergenti della nuova musica country di qualità, per cantare una delle canzoni che hanno fatto la leggenda di Johnny Cash. Ci voleva coraggio per cantare alla televisione americana nel 1970 “Wishing, Lord, That I Was Stoned”, ma che bella canzone ragazzi! Anche in questa versione lenta ed intensa non perde un briciolo del suo fascino, la voce di Kristofferson sempre più “spezzata”, ma mai vinta, sorretta dal baritono poderoso di Johnson, bella accoppiata.

9) Carolina Chocolate Drops – Jackson

Questi sono i giovani che ci piacciono, alle prese, nel loro inconfondibile stile, con un altro dei classici della coppia John & June. Che dire? Bravi, sempre più bravi!

10) Rhett Miller – Wreck Of The Old 97

E il leader degli Old 97’s cosa potevano invitarlo a cantare? Giovanile d’aspetto, ma i 40 li ha passati, Rhett Miller (non è parente di Buddy), da solo o con il suo gruppo è uno dei migliori musicisti della nuova scena alternative country americana e lo conferma anche in questa serata con una versione sparatissima di questo brano da cui ha preso il nome il suo gruppo.

11) Ronnie Dunn – Ring Of Fire

Questo brano l’avrei fatto cantare da qualcun altro, ma devo ammettere che l’ex metà di Brooks & Dunn realizza una versione di buon spessore, con le immancabili trombe mariachi affidate a una coppia di “ragazze messicane”. L’omaggio della Nashville più tradizionale alla musica di uno dei “fuorilegge” di quella scena.

12) Shooter Jennings & Amy Nelson – Cocaine Blues

I due figli d’arte ci regalano una bella versione, gagliarda e grintosa, di uno dei brani che erano sul leggendario At Folsom Prison. Shooter Jennings è sempre bravo, la figlia di Willie Nelson non la conoscevo, ma buon sangue non mente. E poi, ripeto, con quella house band chiunque farebbe un figurone.

13) Lucinda Williams – Hurt

Il brano di Trent Reznor dei Nine Inch Nail è stato uno degli ultimi capolavori del Johnny Cash interprete, nella sua serie degli American Recordings, la voce dolente e sofferta di Lucinda Williams, manco a dirlo, è perfetta per questo brano. Uno degli highlights del concerto.

14) Iron & Wine – Long Black Veil

Altra ottima scelta nell’ambito dell’alternative country (e non solo) è quella di Sam Bean, ovvero Iron & Wine. In una parola, stupenda!

15) Kris Kristofferson – Big River

Torna il grande Kris per rendere il favore. Johnny Cash oltre a cantare alla grande le canzoni degli altri ne scriveva molte belle anche lui. Questo ne è un limpido esempio, proprio una di quelle del classico boom chicka boom, e con la band in grande spolvero, bella anche la interpretazione di Kristofferson!

16) Sheryl Crow – Cry Cry Cry

Lei è come il prezzemolino, c’è sempre, però è brava e questo brano le calza proprio a pennello, gli anni passano ma quando vuole (e può) la classe non manca, ottimo ed abbondante.

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17) Willie Nelson & Sheryl Crow – If I Were A Carpenter

Sheryl Crow rimane e arriva uno dei più grandi amici di Cash, per una versione di un altro dei suoi grandi classici in duetto con la moglie June. Scritta da Tim Hardin, era stata pubblicata come singolo dalla Columbia nel 1969 (nel libretto del doppio, che è formato CD, quindi piccolo e non ingombrante, trovate anche tutte le altre informazioni sulle versioni originali, data ed eventuale album dove appariva). Mickey Raphael si aggiunge all’armonica e la coppia, con la super band alle loro spalle, realizza una versione da sogno di questa stupenda canzone. Non sempre e comunque amo quello che Willie Nelson produce ma quando la ispirazione lo coglie è sempre un grande.

18) Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings, Jamey Johnson – Highwayman

Degli originali ne sono rimasti solo due, ma Shooter sostituisce il babbo Waylon Jennings con grande piglio e il vocione di Jamey Johnson sostituisce Johnny Cash con bravura per un brano che ci avvicina alla conclusione del concerto con un altro degli highlights della serata.

19) Full Ensemble – I Walk The Line

Tutto il cucuzzaro sul palco per il gran finale con una versione country-folk di un superclassico che vede tutti i musicisti alternarsi sul palco.

E qui finisce il concerto nella versione CD per restare negli 80 minuti canonici di durata (anche qualcosa meno). Ma negli extra del DVD oltre alla esibizione di Matthew McConaughey che recita e canta The man comes around, c’è anche una eccellente I Still Miss Someone di un ancora ispirato Willie Nelson, registrata durante le prove. Una serie di brevi interviste con tutti i partecipanti inframmezzate da qualche breve filmato preso dai suoi special televisivi, che proseguono nel segmento definito Walking The Line: The Making Of A Celebration. Un piccolo appunto: ma niente Rosanne e John Carter Cash? E pure Carlene Carter?

Per parafrasare il famoso “poeta televisivo” Paolo Bonolis, visto che a parte il promo iniziale YouTube non ci viene in soccorso, Ove possibile, s’ha da avere!

Bruno Conti

80° Anniversario Della Nascita Di Johnny Cash. We Walk The Line: A Celebration Of The Music Of Johnny Cash DVD/CD – Blu-ray

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We Walk The Line – A Celebration Of The Music Of Johnny Cash – Sony Legacy – CD/DVD o Blu-ray 07-08-2012

Quest’anno oltre al centenario di Woody Guthrie si festeggia anche l’80° Anniversario della nascita di Johnny Cash, avvenuta il 26 febbraio del 1932. Per questo motivo il 20 aprile al Moody Theater di Austin, Texas si è riunito un nutrito gruppetto di musicisti per festeggiare l’evento con un concerto sotto la direzione musicale di Don Was. Queste sono tutte le informazioni che vi servono e anche di più:

DVD/Blu-ray
Folsom Prison Blues – performed by Brandi Carlile
Get Rhythm – performed by Andy Grammer
I’m So Lonesome I Could Cry – performed by Amy Lee
Hey Porter – performed by Buddy Miller
Why Me Lord – performed by Shelby Lynne
Help Me Make It Through the Night – performed by Pat Monahan
It Ain’t Me Babe – performed by Shelby Lynne and Pat Monahan
Sunday Morning Coming Down – performed by Jamey Johnson and Kris Kristofferson
Jackson – performed by Carolina Chocolate Drops
Wreck Of The Old 97 – performed by Rhett Miller
Ring Of Fire – performed by Ronnie Dunn
Cocaine Blues – performed by Shooter Jennings
Hurt – performed by Lucinda Williams
The Long Black Veil – performed by Iron & Wine
Big River – performed by Kris Kristofferson
Cry, Cry, Cry – performed by Sheryl Crow
If I Were A Carpenter – performed by Willie Nelson and Sheryl Crow
Highwayman – performed by Willie Nelson, Kris Kristofferson, Shooter Jennings and Jamey Johnson
I Walk The Line – performed by Full Ensemble

Bonus Features

I Still Miss Someone – rehearsal performance by Willie Nelson
The Man Comes Around – performed by Matthew McConaughey

Johnny Cash, His Life and Music – Artist interviews, Johnny Cash archival footage, more

Walking The Line: The Making of a Celebration – behind-the-scenes of the historic Johnny Cash 80th Birthday Concert Celebration

Il CD ha gli stessi brani ma in una diversa sequenza, l’uscita come riportato sopra è prevista per il 7 agosto, dovrebbe costare intorno ai 20 euro, euro più euro meno. Stranamente è prevista l’uscita in contemporanea anche per il mercato italiano, in questo caldo agosto, che discograficamente parlando è sempre un mese importante per le uscite sia in Inghilterra che, soprattutto, negli Stati Uniti.

Se ve lo volete sentire e ascoltare tutto ve lo comprate, dal video di presentazione sembra fantastico, buon divertimento!

Bruno Conti

Sempre Più “Forte”! Janiva Magness – Stronger For It

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Janiva Magness – Stronger For It – Alligator Records

Ritorna, più forte che mai, o Stronger For It come ribadisce lei stessa nel titolo del nuovo album, Janiva Magness, una delle migliori voci Blues (ma non solo) attualmente in circolazione. Se avete letto la sua storia nel precedente Post che le avevo dedicato sapete di cosa sto parlando, in caso contrario non dovete fare altro che leggerlo grande-voce-grande-disco-janiva-magness-the-devil-is-an-ange.html. In altre recensioni si dice, e lei stessa genericamente lo afferma nel libretto del CD, che nella sua vita privata non è stato un periodo buono: leggendo tra le righe si parla di “cancro al seno” (ma non se riferito a lei), mentre non appare più tra i collaboratori e neppure è citato nei ringraziamenti, il suo compagno di lunghi anni Jeff Turmes. Che sia la rottura tra i due il motivo di questo periodo buio della sua vita? Non volendo avventurarmi in pettegolezzi glisso. Da un punto professionale, viceversa, tutto sembra andare per il meglio.

Non essendoci più Turmes, è il chitarrista Dave Darling che ha assunto la direzione musicale per questo nuovo album pubblicato come di consueto dall’etichetta dell’alligatore. Non ci sono grandi mutamenti sonori, anzi direi nessuno, rispetto ai due precedenti, ed eccellenti, dischi, la novità principale è che la Magness torna a comporre, i tre brani iniziali, ed era dai tempi del debutto del 1997 che non firmava brani su un suo album. Per il resto ci sono alcuni temi ricorrenti: c’è un brano, bellissimo, Dirty Water, firmato dalla coppia Buddy & Julie Miller, mentre nel precedente ce ne era uno firmato dalla sola Julie. C’è una cover scintillante di un brano deep soul meraviglioso dal repertorio di Gladys Knight, I Don’t Want To Do Wrong e una ripresa di una canzone, You Got What You Wanted scritta da Ike per l’allora moglie Tina Turner che fa il paio con la versione del classico di Ann Peebles I’m Gonna Tear Your Playhouse Down che appariva nel penultimo album The Devil Is An Angel Too (senza dimenticare che I Can Stand The Rain, uno dei classici della Turner l’aveva scritto la Peebles, per la serie nulla accade per caso!).

In tutto ciò Janiva Magness ci delizia con la sua voce profonda e risonante, ma ricca di femminilità e umanità, una di quelle voci che ti riconciliano con la buona musica. Il trittico iniziale firmato dalla stessa Magness ti stende: There It Is, secondo me, pareggia e supera molte delle migliori cose cantate da Bonnie Raitt o Susan Tedeschi, due delle cantanti che si possono prendere come riferimento per la nostra amica che ha dalla sua anche un’attitudine vocale per il soul e il blues tipica delle grandi voci “nere”, si potrebbe dire gritty, traduciamo con sabbioso, crudo, vissuto, fate voi, va comunque bene. Dave Darling punteggia con la sua chitarra gli arrangiamenti ricchi anche di tastiere, piano e organo e l’uso perfetto delle voci di supporto come nell’intensa I Won’t Cry dove la voce scende, scende verso profondità gospel. Una cover superba, vissuta ed intensa, di un brano recente di Tom Waits e Kathleen Brennan, Make It Rain rinasce come un blues-soul sanguigno e ferino.

Whistlin’ In The Rain, l’ultimo brano firmato dalla Magness in coppia con Dave Darling è un ulteriore esempio di come si possa fare del blues “moderno” rivestito di soul anche ai giorni nostri senza essere anacronistici ed essendo assolutamente migliori di mille cantanti del nu soul imperante. Tra le caratteristiche del suo repertorio c’è anche la capacità di riprendere materiale scritto da autrici ed autori provenienti da radici country e roots (come nel caso dei coniugi Miller) e riplasmarlo con la sua sensibilità R&B, è il caso dell’ottima I’m Alive, scritta da Shelby Lynne che è una che già di suo veleggia verso quei lidi. Anche Ragged Company di Grace Potter che attendiamo ad un nuovo album finalmente degno delle sue potenzialità, conferma la classe innata di Janiva Magness, una cantante naturale che non finisce di sorprendere per la bellezza della sua voce.

Perfino quando si cimenta con il repertorio di un cantante pop-rock come il Matthew Sweet di Thought I Knew o Paul Thorn di Things Left Undone, indubbiamente anche grazie agli arrangiamenti sempre scintillanti di Dave Darling, la qualità dell’album non soffre anzi si inventano “colpi di genio” come l’attacco accapella del secondo brano che poi sfocia in una ballata gospel di disarmante bellezza. L’uptempo, tra country e R&R virati al blues, della conclusiva Whoop And Holler dalla penna di Ray Wylie Hubbard aggiunge un ulteriore freccia all’arco esecutivo di questo notevole ultima prova di Janiva Magness.

Per citare uno dei guru dell’epoca moderna, lo scomparso Guido Angeli, “Provare per credere”!

Bruno Conti

Novità Di Ottobre Parte III (Con Recupero). Coldplay, Brian Wilson, T-Bone Burnett, Tom Waits, Cowboys Junkies, Black Country Communion, Noel Gallagher, Chris Isaak, Jane’s Addiction, Eccetera

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Trascuro un attimo la rubrica sulle uscite e se ne accumula subito un bel quantitativo. Per cui anche questa settimana razione doppia: uscite del 25 ottobre e recupero delle principali del 18 ottobre.

Partiamo con i Coldplay che con Mylo Xyloto tornano alle loro sonorità abituali dopo che con il precedente Viva La Vita Or Death prodotto da Brian Eno si erano lanciati in territori più “avventurosi”. Eno è sempre co-produttore del disco e ha partecipato alla composizione di un paio di brani ma la presenza di Rihanna in Princess Of China è abbastanza significativa. Evidentemente la Parlophone/EMI ha chiesto un incremento delle vendite, anche se le critiche preventive all’album sono state quasi tutte abbastanza positive a parte i nemici del NME che gli hanno dato 5 (ma non stellette, come a scuola). Come curiosità, l’ultimo brano Up With The Birds campiona un brano di Leonard Cohen che quindi è stato indicato come co-autore. Seconda curiosità, il disco in Giappone è già uscito il 19 ottobre e ha tre bonus-tracks registrate dal vivo a Glastobury 2011.

Dopo il progetto dedicato a Gershwin, Brian Wilson ha scelto un’altra icona della musica americana, magari meno nobile, e il nuovo album si chiama In The Key Of Disney ed esce, ovviamente, per la Disney/EMI il 25 otttobre una settimana prima delle varie edizioni (megabox incluso) che verranno dedicate a Smile dei Beach Boys di cui vi parlerò la settimana prossima. Quindi ancora pochi giorni e ve ne potrete andare per casa canticchiando Heigh Ho (Biancaneve), When You Wish Upon A Star (Pinocchio), Can You Feel The Love Tonight? (Re Leone) e tante altre classiche canzoni tratte dai cartoni animati più famosi nelle versioni “originali” di Brian Wilson. Le versioni spesso sono “geniali”!

L’uscita del nuovo Tom Waits Bas As Me ve l’avevo anticipata già da un paio di mesi ma da martedì 25 sarà una realtà, ovviamente in più versioni. C’è la versione “normale” singola con 13 brani, quella doppia con 16 brani + libretto speciale e infine la versione in vinile con 13 brani con codice accluso per il download dei brani (non so se la edizione deluxe da 16). Il tutto è scritto da Tom Waits e Kathleen Brennan come di consueto ed esce per la Anti Records. Ci sono una valanga di ospiti: da David Hidalgo dei Los Lobos a Charlie Musselwhite, da Keith Richards a Augie Meyers, Les Claypool dei Primus, oltre agli immancabili Marc Ribot e Larry Taylor.

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Questa settimana è uscito il debutto di quello che comunemente viene definito il fratello “bravo” degli Oasis, ovvero Noel Gallagher’s High Flying Birds, etichetta Sour Mash Records, c’è in CD, LP e digital download. In Irlanda è già al primo posto e in Giappone al 5°

Chris Isaak a distanza di 15 anni da Baja Sessions pubblica nuovamente un album tutto di cover, il titolo è Beyond The Sun e si dice che sia uno dei suoi migliori di sempre. L’etichetta è la Vanguard Records: versione singola con 15 brani, versione Deluxe doppia con 26 brani e, per la serie “i Misteri della Discografia”, in Australia è uscita una Collector’s Edition con ulteriori 3 brani per un totale di 28 e ci sta tutto in unico CD. Strano! Questa è lista dei brani, molto interessante:

Beyond The Sun (Standard)                       Beyond The Sun (Deluxe Edition)
1. Ring of Fire                                             1. My Baby Left Me
2. Trying To Get To You                              2. Oh, Pretty Woman
3. I Forgot To Remember To Forget            3. Doin’ The Best I Can
4. Great Balls of Fire                                   4. Your True Love
5. Can’t Help Falling In Love                       5. Crazy Arms
6. Dixie Fried                                              6. Lovely Loretta
7. How’s The World Treating You               7. Everybody’s In The Mood
8. It’s Now or Never                                         8. I’m Gonna Sit Right Down and Cry
9. Miss Pearl                                               9. Love Me
10. Live It Up                                            10. Doncha’ You Think It’s Time
11. I Walk The Line                                   11. That Lucky Old Sun
12. So Long I’m Gone
13. She’s Not You
14. My Happiness                  

Tutto materiale originariamente registrato ai famosi Sun Studios.

Anche i Jane’s Addiction hanno un nuovo disco in uscita questa settimana: si chiama The Great Escape Artist, è solo il quarto di una carriera che li ha già visti riunirsi due volte. Esce per la Capitol e naturalmente non manca la sua bella edizione doppia con undici brani extra registrati dal vivo a Vive Latino. Ci sono Farrell, Navarro, Perkins, Sitek ed è rientrato anche il bassista Chris Chaney. Strays, il disco della reunion del 2003 non era il massimo (per usare un eufemismo) di questo nuovo se ne parla decisamente in modo positivo, vedremo!

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In questi giorni è stato pubblicato il terzo capitolo delle Nomad Series dei Cowboys Junkies, si chiama Sing In My Meadows, etichetta Latent in Nord America e Proper in Europa. Doveva uscire all’inizio dell’estate ma è slittato al 18 ottobre. Si tratta del disco “psichedelico” annunciato da Michael Timmons e fa seguito al bellissimo Demons che era uscito all’inizio dell’anno (e quindi uno ottimo per il 2011 ce l’hanno già). Appena l’avrò sentito bene sarà mia premura riferirne, come dicono quelli che parlano bene. A un primo ascolto le chitarre sono molto presenti. Come pure in un altro disco che sto sentendo in questi giorni, Lulu di Lou Reed con i Metallica, dove la parola d’ordine è “viuulenza”, almeno nel primo CD. Il secondo è più composito. Recensioni nei prossimi giorni, appena trovo il tempo, insieme ad altre uscite interessanti.

Anche quello di T-Bone Burnett è un dischetto assai interessante, anche se meglio sarebbe stato se fosse uscito in DVD ma non si può avere tutto. Il titolo, The Speaking Clock Revue, spiega tutto: si tratta della registrazione di alcuni brani dello spettacolo che Burnett ha tenuto lo scorso anno in ottobre al Beacon Theatre di New York con molti degli artisti da lui prodotti negli ultimi anni. La sua Band con Ribot, Bellerose, Ciancia, Jim Keltner e molti altri più…

1. Jimmie Standing In The Rain – Elvis Costello
2. Midnight Rider – Gregg Allman
3. Hold On, Hold On – Neko Case
4. Rye Whiskey – Punch Brothers
5. Wonderful (The Way I Feel) – Jim James
6. The Truth Is In The Dirt – Karen Elson
7. The One I Love Is Gone – The Secret Sisters
8. Troubled Land – John Mellencamp
9. Lift Him Up That’s All – Ralph Stanley
10. Fallin’ & Flyin’ – Jeff Bridges
11. Monkey Suit – Elton John & Leon Russell                 

Etichetta Shout Factory negli Stati Uniti, non c’è ancora un distributore europeo.

Shelby Lynne è una delle cantautrici americane che prediligo shelby%20lynne. Ormai si distribuisce in proprio con la sua etichetta, la Everso Records e per tagliare ulteriormente i costi in questo nuovo Revelation Road suona anche tutti gli strumenti, oltre a cantare veramente bene. E’ un dono di famiglia, perchè anche la sorella, la signora Earle, Allison Moorer è una eccellente vocalist. Anche su questo CD ci torno al più presto con recensione completa. Io, prometto prometto, ma poi magari “dimentico”, al limite ricordatemelo.

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Per concludere questo giro (domani o dopo, seconda parte) una “vecchia gloria” e 2 DVD.

La vecchia gloria è Chris De Burgh (non Cyndi Lauper, non sono così irriverente), il cantante anglo/irlandese che oltre ad avere tra i suoi meriti, la figlia Rosanna, Miss Mondo nel 2003 per l’Irlanda, è anche un piacevole cantautore melodico con una lunga carriera alle spalle che ogni tanto si cimenta con dischi di cover, questo Footsteps 2 è ovviamente il secondo della serie, che passa con noncuranza tra versioni di brani dei Beatles, Lady Madonna e Let It Be, Time In A Bottle di Jim Croce, In The Ghetto di Elvis Presley, Long Time Running dei Doobie Brothers, The Living Years di Mike and The Mechanics, S.O.S. degli Abba. Un tipo eclettico come vedete, le versioni sono un po’ alla camomilla ma molto piacevoli anche se i tempi di Far Beyond These Castle Walls e Spanish Train sono passati da più di 35 anni. Etichetta DMG.

Eravate preoccupati! E invece ecco qua un bel disco nuovo di Joe Bonamassa, o meglio un DVD. Era già un bel mesetto che non usciva niente, dall’uscita in coppia con Beth Hart. Questa volta è un doppio DVD o singolo BluRay Live Over Europe con i Black Country Communion. Mascot Records/Provogue/Edel, ripreso con 14 telecamere ad alta definizione in alcune date in Germania nel recente tour estivo europeo. Esce il 25 ottobre, però la devono finire di rompere le balle con queste versioni Deluxe: per un libretto di 28 pagine e un secondo DVD con ben 20 minuti di “dietro le quinte” te lo fanno pagare come un doppio. Se mi arriva il promo lo recensisco, se no vedremo.

Altro DVD molto interessante è questo To Memphis, With Love, dove Cyndi Lauper reitera il suo rinnovato amore per il Blues dopo l’ottimo album Memphis Blues dello scorso anno, questo-le-mancava-cyndi-lauper-memphis-blues.html. Non mancano, oltre a molti classici, i suoi cavalli di battaglia, She Bop e Girls Just Wanna Have Fun. Ospiti Allen Toussaint, Tracy Nelson e Johnny Lang. Etichetta Megaforce, esce il 25 ottobre.

Una curiosità finale. In questi giorni la Meyer Records (quella del Live di Eric Andersen) pubblica un Unplugged In Berlin 2002 di Willy DeVille. Loro dicono che si tratta di nuove matrici, quelle originali, non di scarsa qualità come nel CD Acoustic Trio In Berlin o nel DVD The Berlin Concerts. I brani comunque sono gli stessi e il doppio Acoustic Trio In Berlin non mi sembra inciso così male. Comunque se volete investire i vostri denari è uscito in questi giorni e rimane uno dei migliori concerti della carriera del grande Willy DeVille.

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Alla prossima.

Bruno Conti