Sempre A Proposito Di “Giovanotti”, Un Promettente Texano! Augie Meyers – When You Used To Be Mine

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Augie Meyers – When You Used To Be Mine – El Sendero CD

Augie Meyers in Texas è una vera è propria leggenda, avendo militato per anni prima nel Sir Douglas Quintet e poi, sempre a fianco di Doug Sahm, negli splendidi Texas Tornados. Ma Meyers è soprattutto un formidabile pianista ed organista, e ha suonato come sessionman con una lunghissima serie di grandi musicisti, tra i quali vale la pena ricordare Bob Dylan, Tom Waits, John Hammond, Willie Nelson e Tom Jones. Ma Augie negli anni ha portato avanti una carriera parallela come solista, fatta di dischi tutti di buona fattura ispirati dalla country music più classica, carriera che negli ultimi anni (cioè da quando, a seguito della morte di Sahm e Freddy Fender, i Tornados si sono sciolti) è stata abbastanza prolifica, con praticamente un’uscita all’anno da almeno un lustro a questa parte. When You Used To Be Mine è il titolo del nuovissimo CD di Augie, ennesimo bel disco di puro country texano, molto classico e stranamente senza le contaminazioni tex-mex per le quali il nostro è famoso; con ottimi musicisti in session (tra cui John Carroll alla chitarra solista, Tommy Detamore, maestro della steel guitar, e Bobby Flores al violino), When You Used To Be Mine presenta il consueto mix di brani originali scritti da Meyers (sei) e cinque covers scelte con cura, il tutto cantato da Augie con attitudine da consumato performer e, non dimentichiamolo, suonato al meglio dal ristretto gruppo di amici, nel quale certo non manca il pianoforte del leader. Non è un capolavoro, forse nessuno dei suoi album lo è mai stato, ma potete stare sicuri che se gli darete fiducia vi farà trascorrere una mezz’oretta davvero piacevole.

La title track, posta in apertura del CD, è un delizioso swing d’altri tempi, raffinato e cantato da Augie con tono confidenziale, ed un’ottima prestazione del violino; Belize è un godibilissimo country-rock texano, dal ritmo alto e vicino a certe cose di Jerry Jeff Walker, una bella steel ed un accenno caraibico nel finale, mentre The Blues Come Around è un pezzo tra i meno noti di Hank Williams, ripreso con assoluta aderenza al suono del grande Hank: Meyers ha la voce giusta, e classe ed esperienza non gli mancano di certo. Con I Used To Pull Your Pigtails siamo ancora in pieno Texas, un trascinante country-rock proposto con il solito stile scanzonato, Image Of Me (una vecchia hit per Conway Twitty) è un honky-tonk lento, che più classico non si può, I Wanna Fall In Love Again è puro country, limpido, orecchiabile ed al quale il carisma di Augie dona il tocco in più. The Fool (scritta da Lee Hazlewood) è un pezzo che nelle mani sbagliate potrebbe risultare addirittura banale, ma che il nostro nobilita con classe e nonchalance; la spedita I Get Off When You Turn It On è country-grass, godibile e divertente, così come la cover dell’arcinota Maybellene, con in più quel tocco country che l’originale di Chuck Berry non aveva. Il CD si chiude con la tersa e leggermente più roccata Sunny Side Of My Life (un successo in passato per Merle Haggard e Roger Miller) e con la squisita Walking In The Footsteps Of The Lord, un country-gospel dal ritmo sostenuto e con un bellissimo assolo di pianoforte, tra le più riuscite del dischetto.

Anche se in tarda età (quest’anno sono 77), Augie Meyers si è messo a fare musica con una continuità mai avuta prima, e questo non può che farci piacere.

Marco Verdi

E Questi Da Dove Sono Sbucati? Doug Sahm – Kevin Kosub …And Friends

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Doug Sahm – Kevin Kosub  …And Friends – Kevin Kat Records

Questo è uno dei classici casi in cui la proprietà commutativa dell’addizione non si applica, ovvero, cambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia. Infatti il nome di Doug Sahm posto in testa all’intestazione di questo CD è quanto meno fuorviante: il nostro amico risulta essere morto nel 1999, ma questo lo si rileva solo, en passant, dalle note interne del libretto. Guardando l’album dal di fuori sembra una super session tra Doug Sahm, Kevin Kosub (amico e complice di Doug in quel di San Antonio, dove è stato il creatore e curatore di un Museo dedicato a quest’ultimo, in una piccola stanza della sua abitazione, e questo già indica che non è un personaggio “comune”), ma se poi aggiungiamo, e lo si evince dalla foto (spartana) di copertina del disco, che gestisce anche una piccola etichetta, la Kevin Kat Records, composta da altri personaggi, diciamo bizzarri, come lui, le cose si complicano ulteriormente.

E per completare la disamina dei contenuti, ma ci torniamo tra un attimo, in effetti la presenza di Doug Sahm è limitata ai quattro brani conclusivi, incisi non si sa quando, con chi, dove e perché. Il primo è anche interessante, ma gli altri tre probabilmente incisi, si deduce dalla qualità (scarsa) delle registrazioni, quando Sahm era un giovane di belle speranze agli albori della sua carriera, meno. Quindi confermo che se poniamo “l’addendo” Doug Sahm in coda all’addizione il risultato cambia, e non di poco. Poi, se proprio vogliamo, e torniamo al contenuto del CD, il disco non è neppure brutto, soprattutto per gli appassionati della musica texana, ma anche del rock, del blues, del R&R, del country, della musica kitsch, nell’album si trova di tutto.

Se volete fare una prova prima di eventualmente acquistare il manufatto potete andare su youtube.com, cliccate Kevin Kosub And Friends e trovate parecchi video di questo album, dove potete capire chi sia questo personaggio, taglio di capelli alla George Jones, abbigliamenti vari ed inconsueti, circondato da una band mentre interpreta i tre brani a lui attribuiti, presumo in una baracca nel giardino della sua abitazione multiuso, accompagnato dai “friends” del titolo, che sono pure bravi tra l’altro, fuori di testa come lui, Marco Villareal al basso, Urban Urbano (?!?) alla batteria, Paul Kandera alla chitarra, ma anche Johnny Cockerell, altro chitarrista, leggenda locale della San Antonio Blues Society, così viene detto e. l’unico che conosco, ammetto la mia ignoranza su tutti gli altri, Augie Meyers, alle tastiere in alcuni brani.

Sembrano tutti abbastanza fuori di testa, Kevin Kosub in testa, che canta con una voce rauca e sguaiata alla Jim Dandy dei Black Oak Arkansas (ma molto peggio) canzoni dal testo delirante che parlano di mettere sotto impeachment Obama o sui veterani del Vietnam, a tempo di rock, dal ritmo tirato e gagliardo comunque, con chitarre niente male, nei primi tre brani. Poi c’è Kandera che fa dell’ottimo blues, Mark Stewart, ancora del texas blues swingante con fiati, Dan Marcuse dell’outlaw country alla Waylon & Willie, del R&R e del blues anche lui, suonato mica male, confermo. Poi ci sono gli United, attivi dal 1968, che sono l’anello mancante tra il garage rock e il Sir Douglas Quintet, e pure un poco di Tex-mex con fisa a cura di Johnny Cockerell, ma anche del blues fuori di testa (più del resto). Poi c’è il settore kitsch music a cura dei Karloz e di una tipa, tale Roxanne Ramsey, che sembra Trump con la parrucca  (ops, è già così? Trump con i capelli lunghi biondi!), e propone canzoni improbabili tra cui Don’t Take Christ (Out Of Christmas). E infine le quattro canzoni di Doug Sahm, tra cui quella valida è la versione tex-mex di un brano celeberrimo di Carole King che diventa Will You Still Love Me Manana, in ispano americano, le altre due R&R primevo, con l’esclusione di un eccellente tuffo nel blues, una Yonder Walls di Elmore James che sembra fatta dagli Yardbirds (e incisa forse anche in quegli anni).

Un disco “strano” a dir poco, ma se avete del denaro da investire si potrebbe fare pure un tentativo, non è così malvagio, forse.

Bruno Conti

Country? No, Texas Music! Augie Meyers – Loves Lost And Found

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Augie Meyers – Loves Lost And Found – El Sendero CD

Augie Meyers, leggendario cult artist texano nonché apprezzato e richiestissimo sessionman (ha suonato, tra i tanti, su dischi di Bob Dylan, Tom Waits, John Hammond Jr., Raul Malo, Tom Russell), è rimasto, ormai da quasi quindici anni orfano, del suo partner musicale di una vita, il grande Doug Sahm, che lo aveva praticamente sempre voluto al suo fianco nei suoi numerosi progetti.

Sin dagli anni sessanta, il suono dell’organo farfisa di Meyers ha caratterizzato i successi di Sahm, con o senza il Sir Douglas Quintet, contribuendo all’invenzione del tex-mex sound: morto Doug, sono andati in soffitta anche i Texas Tornados (nel frattempo, è passato a miglior vita anche Freddy Fender, omaggiato nel 2010 dall’ultimo disco dei Tornados, Esta Bueno!, con Augie, Flaco Jimenez e Shawn Sahm, figlio di Doug), e quindi il nostro ha negli ultimi anni ripreso ad incidere album solisti con buona regolarità.

Augie è tornato al suo antico amore: la musica country (sempre presente comunque nel suo dna), un country molto texano, denso di ritmo e swing ma anche di melodie influenzate dalla vicinanza del Messico, ed il suo nuovo lavoro, Loves Lost And Found, ci regala un’altra mezz’oretta di buon Texas country. Dei dieci brani presenti sul disco, sette sono a firma di Augie e tre sono covers di classici, ed il nostro lascia per un attimo da parte l’organo e si accompagna alla fisarmonica (non è Flaco, ma se la cava), assistito da una manciata di ottimi compagni di viaggio, tra cui spiccano i noti Tommy Detamore e Bobby Flores, rispettivamente alla steel guitar e violino. Loves Lost And Found non è un capolavoro, ma è in grado di regalare mezz’ora di piacere e divertimento agli appassionati: Augie si rivela anche un buon vocalist (con Sahm e nei Tornados la sua voce si sentiva poco), con una timbrica forse non particolarmente carismatica ma corretta.

Apre l’album la swingata e pimpante But Not Now, decisamente texana (ben presente l’influenza di Bob Wills), con ottimi intervanti solisti di steel, violino e pianoforte. I Found Love è un’eccellente ballata di confine, che se fosse uscita su un disco dei Tornados sarebbe stata cantata sicuramente da Fender: la melodia è di quelle che toccano nel profondo, semplice ma non banale. Con Deed To Texas siamo in pieno honky-tonk mood, un brano che anche il George Jones meno legato alle briglie di Nashville (non dimentichiamo che anche Jones era texano) avrebbe gradito.

A Love You A Thousand Ways, di Lefty Frizzell, è rifatta con lo spirito dell’originale, un tuffo indietro (anche nel sound) di sessant’anni, mentre la trascinante Side Effect ha un mood quasi cajun: una delle più immediate e riuscite del disco, anche se Sahm l’avrebbe cantata con più carisma. Be Real è proprio un pezzo del vecchio Doug, e, come si suol dire, class is not water: grande brano, ad Augie basta riproporla con rispetto ed il gioco è fatto. La languida Where Were You When I Needed You è una ballata abbastanza canonica, mentre Pick Me Up On Your Way Down (di Harlan Howard) è puro country d’altri tempi, suonato con freschezza e perizia. Chiudono l’album lo swing lento The Sun Is Shining Down On Me In Texas (titoli corti mai) e la pianistica Prosperity Street, country tune con uan punta di jazz, vicino a certe cose di Willie Nelson.

Non fanno più texani come Augie Meyers.

Marco Verdi