12/09/2012
Due Grandi Chitarristi Al Prezzo Di Uno! Gary Moore - Blues For Jimi
Gary Moore – Blues For Jimi – CD DVD o Blu-Ray – Eagle Rock 25-09-2012
E’ passato circa un anno e mezzo dalla scomparsa di Gary Moore, avvenuta nel febbraio 2011, e proseguono le pubblicazioni di materiale inedito dal vivo da parte della Eagle Rock (in attesa di un eventuale album di studio postumo che pare fosse quasi pronto al momento della morte). Dopo il Live At Montreux 2010 esce ora questo Blues For Jimi che è la registrazione di un concerto tenuto al London Hippodrome (che è un famoso locale e non l’ippodromo di Londra, come mi è capitato di leggere) il 25 ottobre del 2007 in occasione delle manifestazioni per la ripubblicazione di Live At Monterey di Jimi Hendrix nel quarantennale della nascita degli Experience. In quella serata Gary Moore e il suo gruppo, con Darrin Mooney (ex Primal Scream) alla batteria e Dave Bronze al basso (già con Robin Trower, Procol Harum, Dr.Feelgood e il Clapton anni ’90 di From The Cradle) eseguono solo materiale hendrixiano e per tre brani, nella fase finale del concerto, si riunisce per l’ultima volta, la seconda versione degli Experience, quella con Billy Cox al basso e Mitch Mitchell alla batteria, che morirà poi nel 2008 proprio alla fine dell’Experience Hendrix Tour di quell’anno.
Gary Moore non è abitualmente considerato un epigono di Hendrix quanto piuttosto di Albert King per il Blues (ma ha suonato anche con l’altro King, B.B.) e soprattutto di Peter Green, il suo grande mentore, oltre naturalmente al suo lungo sodalizio con il grande amico Phil Lynott, leader dei Thin Lizzy dei quali ha fatto periodicamente parte. Ma nella sua carriera, iniziata nell’Irlanda di fine anni ’60, con il blues-rock psichedelico degli Skid Row e poi proseguita con il proto hard-rock di Grinding Stone, primo album solista del 1973, dove alla seconda chitarra c’era anche Philip Donnelly, grande chitarrista che ha suonato con Donovan, Townes Van Zandt e soprattutto nei bellissimi dischi di Lee Clayton, dove, se siete amanti della chitarra potreste avere delle belle sorprese, fine della digressione, dicevo che dopo Grinding Stone ha suonato del jazz-rock con i Colosseum II e poi si è dato ad un rock “duretto” che gli ha dato la fama ma non lo soddisfaceva completamente, tanto da tornare al Blues negli anni ’90 soprattutto nella formula del power-rock trio. Questa serata è l’occasione per tornare a Hendrix, musicista visto nella Belfast della sua adolescenza e che evidentemente deve avere lasciato delle tracce indelebili nella formazione musicale del giovane Gary, che una quarantina di anni dopo ha l’occasione per rendere omaggio al grande chitarrista di Seattle.
Premetto che sto recensendo Blues For Jimi qualche settimana prima dell’uscita e quindi non ho avuto l’occasione di vedere la versione video ma il CD audio basta e avanza e molti lettori so che sono ancora fedeli a questo formato e non amano DVD e Blu-Ray per ascoltare la musica. La qualità del suono è eccellente e la scelta del repertorio ha privilegiato i brani più celebri del repertorio di Jimi, come è giusto che sia per una serata celebrativa, i brani più “oscuri” si possono riservare per altri occasioni: e quindi, con il pedale del wah-wah quasi sempre innestato, si parte con una tripletta da sogno, Purple Haze, Manic Depression e Foxy Lady. Per una volta non è necessario illustrare la eccelsa qualità di queste canzoni, Gary Moore è in ottima serata a livello vocale e non sarò certo io a dovervi magnificare le sua qualità di chitarrista, assolutamente in grado di rendere onore a colui che tuttora viene considerato, a ragione, il più grande chitarrista della storia della musica rock, un uomo venuto da un altro universo. La serata scorre con The Wind Cries Mary, I Don’t Live Today, una non meglio identificata My Angel, Angel, una tiratissima Fire introdotta brevemente da Moore con i suoi modi spicci da irlandese e poi il trio di brani registrati con Cox e Mitchell, una lunga versione di Red House, dove il blues hendrixiano raggiunge il suo apice, Stone Free e Hey Joe, da dove tutto cominciò. Per il gran finale il gruppo ritorna per l’immancabile Voodoo Chile (Slight return). Tutto molto bello, solo un piccolo appunto, niente Little Wing?
Bruno Conti
P.s. Il video di YouTube viene dal Giappone perché laggiù Blues For Jimi esce una settimana prima per la Watd Records e anche in versioni CD+DVD e CD+ Blu-Ray, son forti 'sti giapponesi!
11:13 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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22/10/2011
Un Ultimo Saluto? Gary Moore - Live At Montreux 2010
Gary Moore – Live At Montreux 2010 – Eagle/Edel CD o DVD
La storia di Gary Moore al Festival di Montreux è lunga e risale fino agli inizi degli anni ’90 come è stato documentato dall’eccellente cofanetto di 5 CD Essential Montreux o dai vari DVD che si sono succeduti negli anni con le registrazioni delle sue partecipazioni alle serate del Festival svizzero ma la gran parte erano dedicate al suo repertorio diciamo “più Blues,” anche se nel corso della sua carriera il rock, prima con Skid Row, Thin Lizzy e gli album degli anni ’80 ha sempre avuto una notevole importanza. Anche la breve militanza nei Colosseum II ha evidenziato le sue grandi attitudini di guitar hero L’irlandese era forse un rocker prestato al Blues (e quindi un blues-rocker) o quella prima chitarra data da Peter Green al connazionale ha avuto un effetto indelebile sulle sue scelte di gran parte degli ultimi anni della sua carriera quando aveva deciso di dedicarsi con più regolarità a questo stile musicale.
Sarà un caso ma gli album migliori dopo Still Got The Blues che ha segnato una svolta nella sua carriera sono stati, a mio parere, quelli più bluesati: da After Hours all’eccellente Blues For Greeny, omaggio al suo mentore per arrivare fino a Old New Ballads Blues del 2006 quando erano le 12 misure del blues a guidare le sue scelte certi suoi “eccessi metallurgici” venivano meglio tenuti a freno. Indubbiamente Gary Moore è stato un grande chitarrista, forse non uno dei numeri uno ma sicuramente uno di quelli in grado di far confluire le varie influenze della sua musica in uno stile fluido e vario che incorporava le derive celtiche della sua terra con il rock muscolare e di gran classe dei Thin Lizzy (uno dei gruppi più sottovalutati della storia dell’hard rock dove però il vero protagonista era il suo grande amico Phil Lynott, autore e cantante dalle sopraffine qualità). Perché dobbiamo ammettere che la parte vocale è sempre stata il lato più debole della sua musica, sulla chitarra nulla da dire, la voce diciamo che non era il suo forte.
Anche questo concerto registrato al Festival di Montreux del 2010, che rimarrà la sua ultima partecipazione vista l’inattesa morte avvenuta quest’anno il 6 febbraio in Spagna per un attacco cardiaco, conferma luci e ombre dei suoi ultimi anni. Intanto segnala un ritorno al rock anche in attesa di un nuovo album che doveva essere registrato e del quale tre brani inediti fanno parte di questo album: Days Of heroes, un brano lizzyano che reitera con grande vigore quel connubio tra rock e arie celtiche già ben evidenziato da Over The Hills and Far Away (non quella dei Led Zeppelin) che apre il concerto, una rock ballad melodica e in crescendo come Where Are You Now e nuovamente lo stile “irlandese” di Oh Wild One. Tre brani interessanti anche se non memorabili che fanno la loro bella figura nell’ambito del concerto, arricchiti come di consueto da una bella serie di assoli di chitarra. Nel mezzo ci sono Military Man un brano anni ’80 a firma Phil Lynott con una bella costruzione sonora, la prima parte sparatissima e poi una seconda parte più ricercata e raffinata come era tipico del bassista dei Thin Lizzy.
Il lungo Medley tra So far away e Empty Rooms è uno dei momenti topici del concerto con il classico lavoro di toni e coloriture sonore utilizzato nelle parti strumentali con quelle note lunghe e lancinanti tipiche del suo solismo. Blood Of Emeralds che appariva in After The War era il suo tributo al grande amico Phil, colorato di Irlanda nella musica e nei testi, una delle sue canzoni più belle del periodo rock. Anche Out In The Fields era una collaborazione con Lynott, l’ultimo brano registrato dal colored irlandese ed apparso in Run For Cover l’album più saccheggiato per questo concerto dal vivo. Naturalmente non manca il blues, in un angolino ma sempre presente, molto tirata la versione di Walking By Myself, il trio di musicisti che suona con Moore non è il massimo della finezza ma ci danno dentro di gusto, anche troppo in certi momenti. Per Johnny Boy sfodera anche la chitarra acustica per un brano un po’ ruffiano che non è mai stato tra i miei preferiti, prima del gran finale con il cavallo di battaglia Parisienne Walkways uno dei suoi più grandi successi sempre scritto con Lynott e che è l’occasione per ascoltare per l’ultima volta il suo grande virtuosismo alla chitarra. Forse non il miglior live della sua carriera ma un onesto commiato per il rocker irlandese. Riposa in pace, se le case discografiche vorranno!
Il DVD ha due brani in più, Thunder Rising e Still Got The Blues.
Bruno Conti
19:03 Scritto da bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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