Alla Fine Insieme, Stephen E Judy “Blue Eyes”, E Forse Valeva La Pena Di Aspettare. Stills & Collins – Everybody Knows

stills & collins everybody knows

Stephen Stills & Judy Collins – Everybody Knows – Wildflower/Cleopatra

Quando, qualche tempo fa, ho letto che sarebbe uscito un disco insieme di Stephen Stills Judy Collins, la cosa mi ha subito incuriosito. Quasi 50 anni dopo il loro primo incontro, ed una breve e travagliata storia d’amore che alla fine ha prodotto una delle più belle canzoni uscite dalla scena magica della West Coast di fine anni ’60 (e tra le più belle in assoluto di sempre) Suite:Judy Blue Eyes, scritta da Stills ed intepretata in modo magistrale da C S N sul loro primo album, con quelle armonie vocali inarrivabili e il lavoro intricato della chitarra di Stephen. Ma il loro sodalizio, almeno a livello musicale, era iniziato con l’album di Judy Collins Who Knows Where The Time Goes, dove Stills suonava chitarre elettiche ed acustiche e basso, in quello che probabilmente è il disco più “rock”, ma anche il più bello (almeno per il sottoscritto, con In My Life, Wildflowers Whales And Nightingales, appena un gradino sotto) della cantante di Washington. Tra l’altro una delle prime riviste on-line a dare in anteprima la notizia è stata Rolling Stone, confermando la mia idea che ormai si tratta di una rivista di gossip ed arte varia (ma ormai da lunga pezza), scrivendo che l’album avrebbe contenuto anche una cover di Who Knows Where The Time Goes, “la prima canzone scritta insieme da Stephen Stills e Judy Collins nel 1968″, una fregnaccia intergalattica che poi altri hanno ripreso, mentre la povera Sandy Denny, la vera autrice del brano, si sta rivoltando nella tomba.

Tra gli altri brani “nuovi” Judy, un pezzo scritto da Stephen Stills, che in effetti appariva su Just Roll Tapes, il disco di demo inediti registrati dall’artista di Dallas (ebbene sì, anche Stills non è californiano) nel lontano 1968, ma pubblicato nel 2007, e che è stato il miglior disco del nostro da almeno 40 anni a questa parte, come pure quelli della Collins hanno tutti quasi 50 anni, anche se lei ha continuato a fare dischi anche negli anni 2000, almeno una dozzina, sempre di livello più che accettabile con qualche punta di eccellenza. Ebbene devo dire che con queste premesse e con le mie aspettative che erano piuttosto basse, il disco è molto piacevole, ben suonato ed arrangiato, con una strumentazione elettrica, per chi si aspettava un album solo chitarre acustiche e voci, e la produzione curata dagli stessi Stills e Collins, con l’aiuto di Marvin Etzioni, che suona anche vari di tipi di mandolino nel CD, è piuttosto curata e ben definito, con Kevin McCormick al basso (visto di recente con Kenny Wayne Shepherd, ma facente parte anche dei Rides, il gruppo dove Stills ha consegnato le sue migliori performances musicali da svariate decadi a questa parte, CSN a parte), Tony Beard alla batteria (che suona spesso nei dischi di Judy Collins), Russell Walden alle tastiere (anche lui un fedelissimo di Judy). E pure la scelta delle canzoni si è rivelata felice: a partire dalla cover di Handle With Care, il pezzo dei Traveling Wilburys, una canzone che mette subito di buon umore, e se la parte vocale di Stills (che comunque ha recuperato in parte la sua voce, rispetto a dieci, quindici anni fa) forse non può competere con l’originale di George Harrison, la Collins, anche se probabilmente non raggiunge più quegli acuti purissimi del suo periodo migliore, ha ancora una tessitura e un timbro di tutto rispetto, e Roy Orbison dovrebbe essere contento, e poi l’idea di cantare armonizzando spesso e volentieri si rivela vincente, l’organo, le chitarre elettriche di Stills e una sezione ritmica pimpante fanno il resto, con il brano che scorre liscio come l’olio.

Anche So Begins The Task era in versione demo su quel fatidico Just Roll Tapes (ma poi è stata incisa sul disco dei Manassas del 1972), un pezzo molto bello, dove i due cantano ancora all’unisono donando alla canzone uno spirito alla CSN, con intrecci vocali di grande fascino e quel profumo di West Coast mai sopito, con Stills che è sempre un grande chitarrista e lo dimostra. River Of Gold è un brano nuovo scritto per l’occasione da Judy Collins, sul tempo che passa, ma senza rimpianti, con serenità estrema e un pizzico di malinconia, e la voce è sempre incredibile (la signora ha 78 anni) ma il suo soprano è ancora quasi perfetto, senza tracce di vibrato, maturo e cristallino, sentite la nota finale, ed eccellente anche il contributo di Stephen, sia alla seconda voce come alla chitarra elettrica. Everybody Knows, il brano che dà il titolo a questa raccolta, è una composizione di Leonard Cohen, l’ennesima cantata dalla Collins, che nel 1966 ha praticamente lanciato la carriera dello sconosciuto canadese (a parte nei circoli letterari), incidendo Suzanne Dress Rehearsal Rag nel disco In My Life,dove appariva anche un brano di uno sconosciuto Randy Newman, e prima e dopo, ha inciso anche brani di Eric Andersen, Dylan, Gordon Lightfoot e di una sconosciuta Joni Mitchell. Ma Cohen è sempre stato il preferito della Collins, anche se non aveva mai registrato (credo) questo pezzo del 1984 contro la guerra, che porta anche la firma di Sharon Robinson. Versione molto bella, elettrica e sognante, sembra quasi un brano dell’amico di entrambi, David Crosby, sempre con le voci che si intrecciano in modo quasi inestricabile, con Judy che guida. Ma prima nel disco troviamo la poc’anzi ricordata Judy, l’altro brano che ai tempi Stills dedicò alla sua amata, senza inciderla a livello ufficiale, versione cantata con piglio deciso da uno Stills in buona forma vocale, mentre la Collins lavora di fino sullo sfondo, come fa lo stesso Stephen alla chitarra.

Houses è un altro pezzo scritto da “Judy dagli occhi blu”, una delicata ballata pianistica dove si apprezza la voce ancora fresca e senza tempo, quasi “acrobatica” di questa splendida cantante. Anche Reason To Believe di Tim Hardin è una canzone bellissima (ricordo la versione splendida di Rod Stewart su Every Picture Tells A Story): l’approccio di Stills per l’occasione è quasi “compiacente”, molto semplice ma raffinato al tempo stesso, un poco come i primi CSN, con la Collins nel ruolo di Crosby (o di Nash), in ogni caso estremamente piacevole. L’omaggio a Bob Dylan avviene con una canzone che era già stata un duetto, tra Bob e Johnny Cash, su Nashville Skyline, Girl From The North Country, versione intima e folk, solo con una chitarra acustica arpeggiata e le due voci intrecciate. A seguire troviamo Who Knows Where The Time Goes, un brano che è nella mia Top 10 all-time (se ve ne frega qualcosa), splendida nella versione originale di Sandy Denny, dei Fairport Convention in quella della Collins del 1968 (senza dimenticare quella struggente di Eva Cassidy, che vi consiglio di ascoltare), e pure in questa attuale, una canzone di una bellezza sconvolgente, dove Judy dà il meglio di sé come interprete e Stills la illumina ulteriormente nella parte centrale con un assolo che si intreccia con i gorgheggi della cantante. A chiudere l’album, ribadisco, non un capolavoro, ma molto piacevole e superiore alle attese, un’altra composizione di Stephen Stills che viene dal passato, addirittura dai tempi dei Buffalo Springfield, Questions, un pezzo rock vibrante e chitarristico degno delle migliori composizioni del nostro. I due sono anche in tour insieme (meno perfetti che nel disco), come vedete dai video inseriti nel Post. Comunque un buon disco per scaldare le prossime serate autunnali, consigliato.

Bruno Conti

Ci Hanno Preso Gusto…E Pure Noi! The Rides – Pierced Arrow

rides pierced arrow

The Rides – Pierced Arrow – Provogue CD

Quando tre anni fa è uscito Can’t Get Enough, il CD di debutto del supergruppo The Rides (formato da Stephen Stills con Kenny Wayne Shepherd ed il grandissimo pianista/organista Barry Goldberg, uno dei sessionmen più richiesti della storia e, tra le altre cose, membro fondatore degli Electric Flag), sinceramente pensavo che si trattasse di uno sforzo isolato, ma, vuoi per l’ottimo successo di vendite ottenuto, vuoi perché era davvero un grande disco (per quel che può valere, era anche nella mia Top Ten annuale), i tre ci riprovano ora con Pierced Arrow, contravvenendo tra l’altro alle normali abitudini di Stills, abituato ad incidere con cadenze molto più blande. Can’t Get Enough era davvero bello, un disco potente di rock-blues come si faceva una volta, con una serie di canzoni originali di ottimo livello a qualche cover scelta con cura, dove i due chitarristi della band (due generazioni a confronto) si intendevano a meraviglia, e Goldberg ricamava in sottofondo con la consueta maestria. Ebbene, dopo un paio di ascolti di Pierced Arrow, posso affermare senza dubbi che ci troviamo di fronte ad un album che, se non è addirittura superiore al precedente, è almeno sullo stesso livello: canzoni superbe, un paio di cover (nella versione “normale”, quattro in quella deluxe) di cui una assolutamente galattica, assoli chitarristici come se piovesse e feeling a palate. Forse qui c’è più rock ed un po’ meno blues, ma alla fine è il risultato quello che conta, e devo dire che qualche anno fa non avrei mai pensato di ritrovarmi ancora di fronte ad uno Stills così in forma (nel 2005 lo avevo visto con Crosby & Nash al Beacon Theatre di New York, ed era in uno stato pietoso, completamente senza voce e più grosso di Crosby), mentre Shepherd è forse meno esposto di uno come Bonamassa, che fa un disco a settimana, ma di certo a talento siamo lì.

La sezione ritmica è la stessa del primo disco, con Kevin McCormick al basso (già con John Mayall, Jackson Browne, CSN e Crosby solista) e Chris Layton alla batteria, ex Double Trouble di Stevie Ray Vaughan ed attuale drummer di Shepherd; in più, abbiamo le armonie vocali che danno un tocco quasi gospel ad opera di Raven Johnson e Stephanie Spruill, e come ospite speciale all’armonica in un paio di pezzi Kim Wilson, leader dei Fabulous Thunderbirds. La produzione è nelle mani dei Rides stessi insieme a McCormick. Grande inizio con Kick Out Of It, un brano di puro rock alla Stills (e la voce di Stephen è in buono stato), gran ritmo, chitarre poderose ed il piano di Goldberg che si fa sentire, e poi iniziano i duelli a suon di assoli, insomma un godimento assoluto. Riva Diva è puro rock’n’roll, travolgente come pochi, con Kenny voce solista (non è Stills, ma se la cava egregiamente), grande performance di Goldberg e solite chitarre fiammeggianti; Virtual World l’avevo già sentita dal vivo con CSN lo scorso autunno a Milano, l’atmosfera è più soffusa, ma il ritmo è sempre presente, e con una chitarra ed un mood quasi alla Neil Young, gran bella canzone e classe da vendere. By My Side (canta Kenny), ancora energica, è un gospel-rock di grande potenza emotiva, con elementi swamp nel suono, un motivo che entra sottopelle ed un crescendo notevole, splendida canzone; Mr. Policeman è ancora molto spedita, anche se dal punto di vista compositivo inferiore alle precedenti, ma comunque un ottimo showcase per la chitarra di Stills, mentre I’ve Got To Use My Imagination è proprio il successo di Gladys Knight (ma l’autore è Goldberg, insieme all’ex marito di Carole King, Gerry Goffin), e la versione dei Rides è un soul-blues molto ricco dal punto di vista sonoro, con un bel botta e risposta voce-coro nel ritornello ed assoli superbi dei due leader e di Barry all’organo: una delle cover dell’anno, da sentire fino alla nausea.

La cadenzata Game On è la più blues finora, con Kim Wilson che “armonicizza” da par suo, un altro pezzo decisamente vigoroso ma grondante feeling, e poi le chitarre sono una goduria nella goduria; I Need Your Lovin’ è ancora rock’n’roll, con la solita superba prestazione da parte di tutti (specialmente Goldberg, un fenomeno…ma vogliamo parlare delle chitarre?) e la quasi impossibilità per il sottoscritto di stare fermo. There Was A Place è uno slow-blues di gran classe, e sebbene Stills non abbia più la voce di un tempo sopperisce con il resto: un brano caldo e vibrante, molto anni settanta; la versione regolare del CD si chiude con My Babe, noto successo di Little Walter (scritta da sua maestà Willie Dixon), rilasciata dai nostri con buona aderenza all’originale, gran lavoro di Barry e performance nel complesso molto sciolta e rilassata. L’edizione deluxe aggiunge tre brani, a partire da Same Old Dog, un rock-blues potente e tonico, un pretesto per far cantare le chitarre dato che come canzone è più canonica; chiudono due cover, Born In Chicago, scritta da Nick Gravenites e presente sul disco d’esordio della Paul Butterfield Blues Band, spedita e fluida, con Wilson nei panni di Butterfield ed il binomio Stills-Shepherd che tenta di emulare Mike Bloomfield Elvin Bishop (mentre Goldberg non ha paura di Mark Naftalin), e la nota Take Out Some Insurance di Jimmy Reed (ma incisa anche dai primi Beatles con Tony Sheridan), un bluesaccio sporco e sudato, che Stephen canta con voce un po’ impastata ma suona, eccome se suona.

Che altro dire? Che molto probabilmente anche per il 2016 nei dieci migliori dischi di fine anno i posti a disposizione sono solo più nove…

Marco Verdi

A 76 Anni Il Suo Primo Album Di Duetti. Judy Collins – Strangers Again

judy collins strangers again

Judy Collins – Strangers Again – Wildflower/Cleopatra Records 

Prima del parlare del disco, che a scanso di equivoci, lo dico subito, è molto piacevole, due parole sui miei “amici” della Cleopatra, una etichetta che, come sapete, amo in modo particolare. Perché hanno pubblicato una Deluxe edition del CD, come ho scoperto girando in rete, ma disponibile solo per il download digitale? Qualcuno potrà obiettare che questo Strangers Again dovrebbe essere un album di duetti solo con voci maschili, mentre nelle tre bonus c’è un brano cantato con Joan Baez (oltre ad uno con Stephen Stills e un altro con i Puressence), ma il discorso dovrebbe valere pure per la versione digitale, anche se a ben guardare, essendo la Cleopatra, le tre canzoni erano già uscite tra il 2011 e il 2012 su altri dischi. Comunque, piccole polemiche a parte, l’album è tipico della discografia di Judy Collins: arrangiamenti sontuosi  e complessi, quasi barocchi, che a tratti sfociano anche in sonorità orchestrali, mescolando il gusto per il vecchio folk delle origini, quando “Judy Blue Eyes” scopriva e interpretava, a fianco di molti classici della canzone popolare, le prime canzoni di Joni Mitchell, Leonard Cohen, Stephen Stills, Sandy Denny, ma anche Dylan, Beatles, Randy Newman, mantenendo comunque anche un proprio contributo a livello compositivo, non copioso ma sempre di buona qualità. Anche nell’ultimo album Bohemian, pubblicato nel 2011, a fianco di brani di Joni Mitchell, Jacques Brel (altro grande amore), Woody Guthrie, Jimmy Webb, c’erano quattro canzoni firmate dalla Collins, e tre duetti, con Ollabelle, Kenny White Shawn Colvin, un arte che la nostra Judy ha sempre frequentato ma che per la prima volta viene a completa fruizione in questo Strangers Again.

La scelta dei compagni di avventura è quanto mai eclettica, ci sono tutti i tipi di cantanti, noti, ignoti ed emergenti e sono affrontati tutti i generi musicali, con canzoni celeberrime di grandi autori ed alcune recenti o scritte appositamente per l’occasione. La Collins si produce da sola, con l’aiuto di molti co-produttori ed arrangiatori, da Buddy Cannon a Katerine De Paul, Mac McAnally e Mickey Raphael. Alan Silverman, Sven Holcomb e altri, che alternano quel suono che si diceva all’inizio, tra un pop-rock, vogliamo chiamarlo soft rock, e un sound orchestrale, a tratti malinconico, a tratti anche pomposo, con svolte quasi obbligate nel songbook della grande canzone americana, di Leonard Bernstein e Sephen Sondheim. Non è certo un capolavoro assoluto, ma chi vuole ascoltare una delle più belle voci della canzone americana, ancora pura e cristallina a tratti, a dispetto del tempo che passa, qui troverà pane per i propri denti e anche alcuni artisti poco conosciuti che magari vale la pena di investigare. Partiamo proprio da uno di questi ultimi: Ari Hest è un nuovo (diciamo poco conosciuto, visto che ha già pubblicato una decina di album), cantautore di New York, che apre le danze con la title-track Strangers Again, una bella ballata pianistica mid-tempo avvolgente, dove si apprezza anche la voce di Hest che ha qualche punto in comune con quella di Nick Drake, anche a livello compositivo, con quei toni melanconici ed autunnali. Amy Holland è un’altra cantautrice newyorkese, con soli tre album pubblicati in 35 anni di carriera, ma la sua Miracle River è un’altra soffusa ballata elettroacustica che unisce la voce cristallina della Collins con il baritono di Michael McDonald, con risultati piacevoli anche se a tratti zuccherosi, che è il limite di McDonald quando non si dedica al soul o al rock.

Belfast To Boston è un brano di James Taylor, tratto da October Road del 2002, una bella canzone di stampo folk-rock, con Marc Cohn che fa le veci di Taylor in modo egregio, è sempre un piacere ascoltarlo. Anche When I Go, firmata dai poco conosciuti Dave Carter e Tracy Grammer https://www.youtube.com/watch?v=YLXpaTu3qEI , è un eccellente veicolo per ascoltare l’accoppiata con Willie Nelson, altro grande esperto dell’arte del duetto, bella canzone, tra country, folk e derive quasi celtiche. Make Our  Garden Grow, dall’opera Candide di Leonard Bernstein, presenta un altro strano accoppiamento, questa volta con Jeff Bridges, che non è certo un virtuoso vocale e un po’ si perde nei florilegi orchestrali del brano, ma alla fine se la cava egregiamente, anche se il brano è “molto” crossover, quasi Bocelliano, più per amanti del musical che del rock. Feels Like Home è una delle canzoni più belle di Randy Newman, che però per non volendo sfigurare a livello vocale con il soprano della Collins ha mandato avanti a sostituirlo Jackson Browne, ed il risultato è uno dei brani migliori di questo CD. Thomas Dybdahl è un altro di quei nomi che vi dicevo varrebbe la pena di scoprire, cantautore raffinatissimo norvegese, ci propone, con un falsetto particolare, la sua From Grace, altro brano composito, molto adatto alle corde vocali della Collins. Di Bhi Bhiman vi avevo già parlato da queste pagine virtuali http://discoclub.myblog.it/2012/09/09/un-musicista-dallo-sri-lanka-questo-mancava-bhi-bhiman-bhima/, e si rivela partner ideale per la rilettura di uno dei pochi brani di Leonard Cohen che Judy Collins non aveva mai inciso, una sontuosa versione di Hallelujah, e non aggiungo nulla, anzi, bellissima!

Una rara concessione a sonorità più rock, con chitarre elettriche quasi spiegate, viene utilizzata per una energica versione di un classico di Ian Tyson Someday Soon, cantata con Jimmy Buffett, che per l’occasione rispolvera il sound country-rock delle origini, deliziosa. Aled Jones è un cantante e presentatore gallese, popolarissimo nel Regno Unito, adatto per il tuffo “diabetico” in una Stars In My Eyes, di nuovo con un alto tasso di zuccheri, diciamo non è tra le mie preferite del disco. Meglio, anche se siamo sempre più o meno da quelle parti,  pop orchestrale estratto dai grandi Musical, per Send In The Clowns, il pezzo di Stephen Sondheim che però è stato anche il più grande successo discografico di Judy Collins nel lontano 1975, qui cantata insieme a Don McLean, un altro che ha sempre saputo mescolare il folk e la canzone d’autore con i brani scritti per Perry Como, il diavolo e l’acqua santa. E per concludere un altro brano scritto da un cantautore recente come Glen Hansard, nome peraltro già conosciuto ed emergente che ha un nuovo disco in uscita in questi giorni, Races è un altro dei brani più belli di questo album con le due voci che si amalgamano alla perfezione. Qui finisce la versione fisica e ci sarebbero i tre bonus della versione digitale, con la cover di Last Thing on My Mind di Tom Paxton, cantata con Stephen Stills, particolarmente bella.

Mi sono dilungato più del solito ma era l’occasione per parlare di una delle più grandi cantanti della musica americana, che almeno di nome tutti conoscono perché era il soggetto di una delle canzoni più conosciute della storia del rock, Suite:Judy Blue Eyes era infatti dedicata a lei. Ci sono sicuramente album più belli nella discografia della Collins, penso a Wildlowers, Who Knows Where The Time Goes, Whales And Nightingales, o anche i primi 5 acustici e folk, in anni recenti i tributi a Leonard Cohen e ai Beatles, oppure i tanti Live usciti negli ultimi anni, per festeggiare i 50 anni di carriera, ma questo Strangers Again conferma che la classe non è acqua.

Bruno Conti

Recuperi Di Fine Estate: Del Sano Power Rock In Trio, Con Uso Di Tastiere! Todd Wolfe Band – Long Road Back

todd Wolfe Band Long Road Back

Todd Wolfe Band – Long Road Back – Hypertension

Wolfe, Todd Wolfe, Todd Wolfe Band, sempre lui è, con varie ragioni sociali, ma parliamo comunque del chitarrista e cantante newyorkese, una carriera spesa ai margini delle grandi etichette, dopo una lunga gavetta e gli anni in compagnia, prima di Carla Olson e poi di Sheryl Crow, due che il rock hanno sempre saputo cos’era. Ma il nostro amico è uno che è cresciuto a pane e british invasion, prima quella di Animals, Yardbirds e Stones, poi la seconda, più blues-rock, con Clapton, Peter Green, Jeff Beck, i Cream, il ritorno in America di Jimi Hendrix con gli Experience, ma anche amante di Johnny Winter, Leslie West, Bloomfield e infine i grandi del blues originali, i chitarristi con i tre King in testa, Otis Rush, Buddy Guy e i fondatori del blues elettrico, Muddy Waters e Howlin’ Wolf. E lì Wolfe è sempre rimasto, in quei territori musicali, meglio nei suoi tre dischi dal vivo ( http://discoclub.myblog.it/2011/03/18/dagli-states-un-grande-chitarrista-todd-wolfe-band-live/), che nei sei in studio, con la formula del rock-blues a trio che ogni tanto si allarga a quartetto, come è il caso di questo Long Road Back, con la presenza del buon ma non eccelso tastierista John McGinty (ha suonato con Santana e Matthew Sweet, però anche Jewel e Citizen Cope), già presente come ospite nel precedente Miles To Go, ora componente fisso della band.

E come nell’album precedente dove due dei brani migliori erano le cover di Inner Light di George Harrison e Forty Four di Howlin’ Wolf, in questo nuovo CD si apprezzano delle versioni eccellenti di Black Queen di Stephen Stills e Outside Woman Blues, un vecchio pezzo che era su Disraeli Gears dei Cream,  a dimostrazione degli impeccabili gusti musicali di Todd, che nei suoi dischi inserisce sempre dei brani interessanti, pezzi che mettono in evidenza questo dualismo tra un blues-rock energico molto power trio e lidi più psichedelici e jam, anche con detours nel southern rock. Sentite a questo proposito, partendo dal fondo, il lungo strumentale Hoodoo River, che chiude l’album, per gustare l’ottimo lavoro solista di Todd Wolfe, chitarrista dalla tecnica sopraffina. Hittin’ The The Note il sito che si occupa della musica degli Allman Brothers ha definito, con giudizio azzeccato, il sound della Todd Wolfe Band una via di mezzo tra Cream e Gov’t Mule, con l’aggiunta delle tastiere si vira a tratti anche verso l’acid rock psichedelico.

Ci sono brani più normali, la title-track, con i suoi riffs reiterati è classico rock anni ’70 (di quello buono però) https://www.youtube.com/watch?v=DRUUG0L2j2U , come pure One Shot che con il suo ritmo incalzante potrebbe ricordare addirittura il pop’n’soul dei Box Tops di Alex Chilton https://www.youtube.com/watch?v=UkfG6RMUrBg , sempre con la solista e la slide di Wolfe pronte a scattare, e Gone con un bel giro di basso della avvenente Justine Gardner e interventi mirati dell’organo di McGinty ricorda il rock progressivo dei primi anni ’70, con la chitarra che propone soluzioni già sentite ma mai troppo scontate. Si diceva delle due cover, Outside Woman Blues era uno dei primi brani in cui Eric Clapton assumeva la guida vocale dei Cream, mentre Black Queen è uno dei pezzi più duri e tirati scritti da Stephen Stills, famoso perché appariva nel suo primo disco solista dove c’erano sia Clapton che Hendrix, in effetti la versione di Wolfe si ispira al classico uso del wah-wah di hendrixiana memoria https://www.youtube.com/watch?v=hZtzn9mwdo8 . L’iniziale Poison con il suo tempo funky poi si stempera nella consueta jam chitarristica con organo a ruota, mentre Never Walk Alone è una piacevole hard ballad sempre ad alta densità chitarristica e Peace Unto You una rara escursione semiacustica, con Todd alla slide acustica e un sound sudista di buona fattura. Fire Me Up un buon pezzo rock con una melodia facilmente assimilabile e Annalee ci porta verso lidi boogie-blues quasi alla ZZ Top o alla Johnny Winter. Un onesto album di sano rock con delle punte di eccellenza, per chi ama il sound chitarristico vecchio stampo una buona scelta.

Bruno Conti

Discepoli Winteriani. Jay Willie Blues Band – Rumblin’ And Slidin’

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Jay Willie Blues Band – Rumblin’ And Slidin’ – Zoho Music

Nella nostra ricerca geografica in giro per gli Stati Uniti, alla ricerca di gruppi che fanno Blues, mi sembra che dalle parti del Connecticut non fossimo ancora passati: o almeno di una band ivi residente, in quanto poi la Jay Willie Blues Band dichiara di fare Texas Blues, e da quello che si ascolta si potrebbe forse credergli, vista anche la presenza in formazione di Bobby T Torello, uno dei batteristi storici di Johnny Winter, aggiunta ad una certa qual venerazione per la musica di quest’ultimo. Rumblin’ And Slidin’ è il terzo album di questo quartetto  https://www.youtube.com/watch?v=Jkm5q6fNdrw che vede le due chitarre di Jay Willie, anche alla slide e Bob Callahan, alla guida delle operazioni e un paio di ospiti di qualità a dare man forte, l’ottimo Jason Ricci all’armonica in alcuni brani e Suzanne Vick che canta Fly Away, uno dei brani più noti di Edgar Winter https://www.youtube.com/watch?v=vcFNzuKsBHY .

jay willie blues band new york minute jay willie blues band the reel deal

D’altronde un CD che parte con Rumble di Link Wray e si chiude con con For What It’s Worth di Stephen Stills, per definizione “dovrebbe” essere buono. Sono dieci brani, che spaziano in tutte le tematiche del Blues, quello “forte” e quattro bonus dal vivo poste in coda del dischetto. Loro lo hanno definito Texas Blues Music ma tra le influenze, oltre a Winter, citano anche la J Geils Band, Elvin Bishop, Canned Heat, Leslie West, che certo texani non sono, e tra i meno noti, James Montgomery e i Monkey Beat di Jim Suhler, oltre naturalmente ai grandi delle dodici battute, e per questo nelle note del libretto si parla anche di “electric post-Chicago rock-blues” (questa me la segno)! https://www.youtube.com/watch?v=3pTNhUvXUQA

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In effetti, ricorda Torello, Johnny Winter gli disse più volte che non era capace di suonare il blues e come il suo stile venisse più dagli Allman Brothers che dal blues classico, più che un rimprovero un complimento, a mio modo di vedere, ma sono punti di vista. La recente aggiunta alla formazione è il bassista Steve Clarke https://www.youtube.com/watch?v=T33kDhvoirs , uno che ha suonato con Mike Stern, Yellow Jackets, Tower of Power, e quindi aumenta la quota funky-fusion della band. Ma si nota poco, almeno a giudicare dall’iniziale cover di Rumble https://www.youtube.com/watch?v=4RQK6JSPISk , dove il turbolento drumming di Torello si scontra con la fluentissima armonica di Ricci, un vero virtuoso dello strumento, più dalle parti di John Popper che dei nomi classici, con le chitarre che si limitano ad una coloritura del brano. Ma già in Dirty la slide di Jay Willie cerca di farsi largo, in un brano che però non pare memorabile, tra voci filtrate ed accenni di rap, molto meglio una lunga versione di Key To The Highway, dove i duelli tra le chitarre e l’armonica sono più pertinenti al genere, anche se il problema è quello solito, né Willie Callahan hanno una gran voce, quindi il paragone con la J Geils Band, dove c’era Peter Wolf o i Canned Heat, con Bob Hite e Alan Wilson, è francamente improponibile, ma livello musicale parzialmente ci siamo https://www.youtube.com/watch?v=vnrm-I3H4o8 .

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In Bad News di Callahan, più sul R&R, si aggiunge il sax di Ted Stakush in sostituzione dell’armonica, mentre Rotten Person, scritta e cantata da Torello, vira verso il Sud con una bella slide, ma quando arriva qualcuno che ha una bella voce, come Suzanne Vick, si sente la differenza, nella piacevole ballata di Edgar Winter, Fly Away, con l’armonica di nuovo in bella evidenza, magari poco blues ma godibile, ancorché non memorabile. Altri due brani di Bob Callahan, Come Back, una blues ballad e il funky di The Leetch, si salvano grazie agli interventi dei solisti ma non brillano https://www.youtube.com/watch?v=3NMaw-xHBN8 , più vitale il classico It Hurts Me Too, in una versione che peraltro non entrerà negli annali della musica. Caballo, finalmente, è quel Texas rock-blues di cui tanto si era parlato, grintoso ed energico, come sono i quattro brani finali dal vivo, registrazione meno brillante ma il suono si fa più sporco e vitale, prima in Hold Me Tight Talk Dirty, con le chitarre finalmente fumiganti, in una ottimaTore Down https://www.youtube.com/watch?v=8vd0PgMREHU , nel classico Rhythm & Blues della Mercy, Mercy, Mercy scritta da Joe Zawinul per Cannonball Adderley e che si avvale del sax di Stakush, e nella citata canzone di Stills, più rock dell’originale, ma che non turberà i sonni dell’autore.

Bruno Conti

Altri Dischi Dal Vivo, Sempre Quasi Ufficiali! The Band, Stephen Stills, David Crosby, Bonnie Raitt and Lowell George, Ry Cooder, James Taylor, Tom Waits, Santana, Gram Parsons, Janis Joplin

the band palladium circles the band carter barrom

Dopo il numero speciale dedicato al triplo di Bruce Springsteen vediamo gli altri titoli più interessanti, diciamo quasi ufficiali, usciti o di prossima uscita, in questo periodo. Non vi indico le date in quanto trattandosi di etichette “ballerine” non sempre sono molto attendibili, la qualità sonora è spesso e volentieri molto buona ed il contenuto pure, trattandosi quasi sempre di broadcast radiofonici. Non dimentichiamo che i potenziali acquirenti di questi prodotti sono appassionati che il più delle volte posseggono l’opera omnia degli artisti interessati e quindi certamente non danneggiano le case discografiche e gli artisti stessi, al limite quelli che ne beneficiamo sono i misteriosi personaggi alle spalle di queste operazioni. Comunque visto che si tratta di buona musica, ed in questo Blog è quello che ce interessa, procediamo con la disamina, partendo da ben due titoli dedicati alla Band.

The Band – Palladium Circles: The Classic NYC Broadcast 1976 – Iconography

The Band Carter Barron Amphitheater, Washington DC, July 17th 1976 – Keyhole

Entrambi i concerti provengono più o meno dallo stesso periodo, gli ultimi mesi di vita del gruppo di Robbie Robertson, Levon Helm, Rick Danko, Garth Hudson Richard Manuel, un paio di mesi prima della registrazione del “mitico” The Last Waltz, e il repertorio delle serate, pur presentando parecchi punti in comune è differente nei due CD, oltre che nelle esecuzioni, quindi niente timore, non si tratta di duplicati dello stesso concerto (come può capitare in questo materiale di dubbia provenienza, dove la “fregatura” potrebbe essere proprio nel fatto che, in alcuni casi, sono gli stessi concerti, sia pure con titoli diversi, ma non è questo il caso). Questo il contenuto dei due concerti:

Palladium, New York City https://www.youtube.com/watch?v=cNk2G8SxzaA

1. Ophelia
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest
6. Twilight
7. The Night They Drove Old Dixie Down
8. Across The Great Divide
9. Stage Fright
10. Acadian Driftwood
11. The Genetic Method
12. Chest Fever
13. This Wheel’s On Fire
14. Don’t Do It
15. Up On Cripple Creek
16. Life Is A Carnival
17. W.S. Walcott Medicine Show

Carter Barron, Washington DC https://www.youtube.com/watch?v=qNNSYrMix8k

1. Don’t Do It
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest (Has Surely Come)
6. Twilight
7. Ophelia
8. Tears Of Rage
9. Forbidden Fruit
10. This Wheel’s On Fire
11. The Night They Drove Old Dixie Down
12. The Genetic Method
13. Chest Fever
14. Up On Cripple Creek
15. The W.S. Walcott Medicine Show

stephen stills bread & roses festival

Stephen Stills- Bread And Roses Festival 04-09-1978 – Klondike

Si tratta di una rara apparizione acustica al Festival benefico organizzato da Mimi Farina, la sorella di Joan Baez, e tenuto al Greek Theater di Berkeley https://www.youtube.com/watch?v=78DMXbhsuUk . Da Thoroughfare Gap, che era il non proprio fantastico disco uscito in quel periodo, per fortuna ci sono solo due brani:

1. Love The One You’re With
2. Not Fade Away
3. One Moment At A Time
4. Everybody’s Talkin’
5. 4+20
6. Colorado
7. Take Me Back To Ohio Valley
8. Jesus Gave Love Away For Free
9. Fallen Eagle
10. Old Man Trouble
11. Thoroughfare Gap
12. Medley: Crossroads/You Can’t Catch Me
13. 49 Bye Byes/For What It’s Worth

david crsoby towering inferno 1989

David Crosby – Towering Inferno: The 1989 Broadcast – Gossip

Molto buono anche questo concerto di Crosby, tenuto al Tower Theatre di Philadelphia l’8 aprile del 1989. Accompagnato da una ottima band: Michael Finnigan (keyboards), Dan Dugmore (guitar), Jody Cortez (drums), e Davey Faragher (bass/vocals), questa è la tracklist della serata:

1. Tracks In The Dust
2. Guinnevere
3. Dreams
4. Drive My Car
5. Lady Of The Harbour
6. Deja Vu
7. Wooden Ships
8. Almost Cut My Hair https://www.youtube.com/watch?v=eec9hE-WZ0k
9. Long Time Gone

bonnie raiit lowell george ultrasonic studios 1972

Bonnie Raitt And Lowell George – Ultrasonic Studios 1972 – Iconography

Questa è una vera chicca, una session agli studi Ultrasonic di NYC nel 1972, con Bonnie Raitt accompagnata alla chitarra da Lowell George, che alla richiesta del presentatore della serata di eseguire Willin’ propone una nuovissima per l’epoca (siamo ancora negli anni della guerra del Vietnam) A Apolitical Blues. Ospite della serata anche John Hammond e Freebo al basso. Questa la sequenza dei brani:

https://www.youtube.com/watch?v=1GALqVg3biE

1. Intro
2. Love Me Like A Man
3. Under The Falling Sky
4. Love Has No Pride
5. Going Down To Louisiana
6. Can’t Find My Way Home
7. Big Road Blues
8. You Got To Know How
9. Apolitical Blues
10. Riding In The Moonlight
11. As The Years Go By
12. All Night Long
13. I Can’t Be Satisfied
14. The Sky Is Crying
15. Honest I Do
16. It’s Too Late

ry cooder broadcast from the plant 1974

Ry Cooder – Broadcast From The Plant: 1974 Record Plant, Sausalito, CA – All Access

Altro eccellente reperto d’epoca, Ry Cooder ai celeberrimi Record Plant Studios di Sausalito, con Russ Titelman al basso e Jim Keltner alla batteria, più Milt Holland – percussion, drums Bobby King – backing vocals Gene Mumford – backing vocals Cliff Givens – backing vocals, in promozione radiofonica per l’album Paradise And Lunch, ci regala una delle migliori performances di una sfolgorante carriera (a dimostrazione che questi album spesso sono delle vere pepite d’oro, scovate negli archivi o riprese, migliorate, da vecchi bootleg). Grande repertorio:

1. Police Dog Blues
2. F.D.R. In Trinidad
3. If Walls Could Talk
4. Tamp ‘Em Up Solid
5. Ax Sweet Mama
6. Billy The Kid
7. Vigilante Man
8. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live https://www.youtube.com/watch?v=i8mOF332uwQ
9. Tattler
10. Comin’ In On A Wing And A Prayer
11. Alimony
12. Teardrops Will Fall
13. I’m A Pilgrim

james taylor georgia on my mind live in atlanta 1981

James Taylor – Georgia On My Mind: Live In Atlanta 1981 – Iconography

Questo titolo in particolare è dato in uscita il 18 agosto: si tratta di un concerto di James Taylor non più nel periodo d’oro (i capelli cominciano ad andarsene) ma sempre una buona annata, 1981, non so il giorno esatto, Atlanta Civic Center, nel corso del tour promozionale per il disco Dad Loves Is Work, buono ma non esattamente eccelso, però il concerto è nobilitato anche dalla ottima band che accompagna James: Dan Dugmore e Waddy Wachtel alle chitarre, Leland Sklar basso, Don Grolnick tastiere, Rick Marotta batteria, David Lasley e Arnold McCuller, armonie vocali, più John David Souther che canta con James Taylor una fantastica versione di Her Town Too https://www.youtube.com/watch?v=CQR1In6lGCg , forse il brano migliore di quel disco. Il resto non è da meno:

1. How Sweet It Is
2. Stand And Fight
3. Up On The Roof
4. Fire And Rain
5. Steamroller
6. Daddy’s All Gone
7. Her Town Too
8. Mexico
9. Country Road
10. Money Machine
11. You’ve Got A Friend

tom waits a s mall affair in ohio

Tom Waits – A Small Affair In Ohio: FM Radio Broadcast, Live In Cleveland, 1977 – All Access

Altro notevole concerto, registrato il 25 ottobre del 1977 all’Agora Ballroom di Cleveland https://www.youtube.com/watch?v=UeHUZt6cwLU , per promuovere Foreign Affairs, ma come era spesso (ed è tuttora) vezzo di questi grandi artisti il grosso del repertorio della serata viene dal precedente Small Change:

1. Standing On The Corner
2. I Never Talk To Strangers
3. The One That Got Away
4. Depot, Depot
5. Jitterbug Boy
6. Step Right Up
7. Invitation To The Blues
8. Eggs & Sausage
9. Small Change
10. I Can’t Wait To Get Off Work

santana live at the ryanearson stadiumsantana live at the bootom line 1978

Santana – Live At The Rynearson Stadium, Ypsilanti MI 25TH May 1975 – Klondike

Santana – Live At The Bottom Line 1978: Radio Broadcast Recording – All Access

Un’altra accoppiata di concerti, questa volta relativi ai Santana, in entrambi i casi non siamo più nel periodo migliore della band del grande Carlos, ma soprattutto nel primo concerto, registrato nel 1975, l’anno dopo il grande Lotus, ci sono sprazzi della vecchia classe. Il nome della località è esotico ma siamo nel Michigan, nel concerto appare una rara Time Waits For No One https://www.youtube.com/watch?v=KBYbD62hOEY , un paio di brani da Borboletta, Soul Sacrifice dal primo album e i classici Black Magic Woman, Oye Como Va e Incident At Neshabur, canta tale Leon Patillo, Tom Coster, tastiere, Leon Ndugu Chancler, batteria, David Brown, basso, Armando Peraza, percussioni:

01 – Black Magic Woman
02 – Gypsy Queen
03 – Oye Como Va
04 – Time Waits For No One
05 – Give And Take
06 – Incident At Neshabur
07 – Savor
08 – Soul Sacrifice

Tre anni dopo, al leggendario Bottom Line di New York, 16 ottobre 1978, il disco da promuovere è Moonflower e pure questa serata sembra riuscita:

1. Well Alright
2. Black Magic Woman/Gypsy Queen
3. Dance Sister Dance
4. Europa
5. Dealer/Spanish Rose
6. Incident At Neshabur
7. Batuka/No One To Depend On
8. One Chain
9. She’s Not There
https://www.youtube.com/watch?v=wvcjlmxTeG8

10. Open Invitation
11. Jungle Strut
12. Transcendence
13. Evil Ways

gram parson featuring emmylou harris live new york 1973

Gram Parsons – Live New York 1973 featuring Emmylou Harris 2 CD Nova Sales

Questo il contenuto:

  1. Cry One More Time
  2. Six Weeks on the Road
  3. Streets of Baltimore
  4. Drug Store Truck
  5. California Cottonfields
  6. Love Hurts
  7. That’s All It Took
  8. We’ll Sweep Out the Ashes
  9. The New Soft Shoe
  10. Big Mouth Blues
  11. A Song for You
  12. We’ll Sweep Out the Ashes in the Morning
  13. Cold Cold Heart
  14. Still Feeling Blue
  15. That’s All It Took
  16. Folsom Prison Blues
  17. How Can I Forget You / Cry One More Time
  18. Ain’t No Beatle, Ain’t No Rolling Stone
  19. Song for You

Difficile capire l’esatta provenienza, visto che in passato sia la Rhino che la Sierra hanno pubblicato materiale di quel periodo. comunque molto interessante.

janis joplin on television

Per concludere con un extra, questo Janis Joplin On Television è pubblicato dalla Immortal, quindi c’è sia in CD che in DVD. Poco più di mezz’ora la durata, ma come si rileva dal retro copertina sembra materiale interessante anche in questo caso:

https://www.youtube.com/watch?v=jXlP7PyaHdA

https://www.youtube.com/watch?v=AC1TNgAx4AI

janis joplin on television back cover

That’s all, prossima lista, uscite imminenti agosto e inizio settembre, oltre alle recensioni che mancano all’appello.

Bruno Conti

Sogno O Son Desto? Ce L’Hanno Fatta! Crosby, Stills, Nash & Young – CSNY 1974

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Crosby, Stills, Nash & Young – CSNY 1974 – Rhino Box 3CD + DVD

Nel corso degli anni si era più volte vociferato circa un’imminente pubblicazione del meglio tratto dai concerti della reunion del 1974 di Crosby, Stills, Nash & Young, addirittura lo scorso anno per un breve periodo c’è stata anche una data (fine Agosto) annunciata da Graham Nash, da anni curatore ufficiale degli archivi del supergruppo, ma poi puntualmente tutto veniva rimandato a non si sapeva bene a quando, come spesso capita quando c’è bisogno anche dell’approvazione di Neil Young. Quando però qualche mese fa è apparsa su internet la foto della confezione di questo cofanetto, con tanto di tracklist, si è capito che era giunta finalmente l’ora, anche se io non ci ho creduto fino a quando non ho avuto in mano la mia copia https://www.youtube.com/watch?v=EaBJPgKsiDY .

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Ebbene sì, è tutto vero: CSN&Y 1974 è un sontuoso box di tre CD più un DVD (c’è anche la solita versione singola inutile e quella supercostosa in vinile multiplo e box in legno), che raccoglie un’ampia selezione di quaranta brani (nella parte audio), tratti dal meglio dei concerti della mitica tournée nordamericana e canadese (con puntatina finale a Wembley) del famoso quartetto, pare dietro le pressioni insistenti del leggendario promoter Bill Graham, un tour che, al pari del ritorno on stage di Bob Dylan & The Band (che portò all’album live Before The Flood), fu senz’altro l’evento musicale del 1974. I rapporti tra i quattro all’epoca erano però ai minimi termini, ed il tour ne risentì pesantemente: problemi di ego, donne, alcol e droga non aiutarono di certo le relazioni, al punto che anche le sessions per un album di studio, che avrebbe dovuto intitolarsi Human Highway, furono interrotte dopo soli due o tre brani. (*NDM: i quattro ci riprovarono due anni dopo, ma con esiti analoghi, e parte di quelle sedute – dopo la cancellazione dal mix delle voci di Crosby e Nash – andrà a formare Long May You Run, unico disco a nome Stills-Young Band. Bisognerà attendere fino al 1988 per vedere pubblicato un nuovo lavoro di CSN&Y, il discreto – a me piace – American Dream).

Photo of CROSBY STILLS & NASH and CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG

La leggenda ha per anni narrato che, proprio a causa di questi problemi, le prestazioni dei quattro non fossero state all’altezza della loro fama, ma adesso che sono finalmente riuscito ad ascoltare questo box, devo affermare con vigore che non era vero niente. Avranno anche scelto le performances migliori, ma qui il risultato è talmente eclatante da superare addirittura il mitico Four Way Street: una serie di grandissime canzoni, interpretate con un feeling mostruoso da quattro musicisti in stato di grazia (Stills e Young soprattutto), emozionanti e talvolta al limite della commozione nei brani più intimi, incendiari nei pezzi più elettrici, grazie anche all’aiuto di una sezione ritmica perfetta che vede Tim Drummond al basso e Russell Kunkel alla batteria (con l’aggiunta di Joe Lala alle percussioni). Un box splendido quindi, quattro grandissimi artisti catturati in un momento irripetibile, con la ciliegina di un’incisione talmente perfetta da sembrare inerente a concerti di pochi mesi fa; il tutto accompagnato da una elegante confezione (sul tipo dei box individuali di Crosby, Stills e Nash) ed un libretto pieno di testimonianze e di bellissime foto rare (e bella anche l’idea, nelle line-up canzone per canzone, di indicare la marca ed il modello di chitarra usata).

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CD1: il box ricalca quello che era il concerto tipo dell’epoca, con una prima parte elettrica, un lungo intermezzo acustico, ed un finale dove tutto veniva messo a ferro e fuoco: Love The One You’re With, che apriva i concerti, è una delle più belle canzoni di Stephen Stills, e conosce qui la sua versione definitiva, con Stills e Young che iniziano subito la loro personale “guerra” fatta di duelli chitarristici al fulmicotone https://www.youtube.com/watch?v=sKueuhiAtNo . Wooden Ships è la quintessenza del rock lisergico e del Laurel Canyon Sound, potente testimonianza di un periodo leggendario; Immigration Man, uno dei cavalli di battaglia di Graham Nash, è al solito ricca di pathos, mentre Helpless commuove ancora a distanza di quarant’anni (e Young dimostra subito di essere la punta di diamante del gruppo, ma questo lo sapevamo già). David Crosby regala momenti di grande musica con la bella Carry Me, ma è di nuovo Young a farla da padrone con Traces e soprattutto con la nuova (all’epoca) On The Beach, una lunga e fluida versione di uno dei capolavori misconosciuti del canadese.

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Il primo dischetto si chiude con Black Queen, più di otto minuti nei quali i due ex Buffalo Springfield fanno a gara a chi è più bravo, con grande godimento da parte del pubblico (e del sottoscritto), ed una fantastica Almost Cut My Hair, per chi scrive il miglior brano della carriera di Crosby, in una versione semplicemente da paura https://www.youtube.com/watch?v=rqe49_9uvxI .

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CD2: la parte acustica, nella quale però sono spesso presenti anche basso e batteria, dove, oltre a classici del quartetto come The Lee Shore (intensissima), Our House e Guinnevere, troviamo molti highlights delle carriere soliste, come Change Partners di Stills (splendida in questa versione spoglia), la sempre grande Only Love Can Break Your Heart di Young, Blackbird dei Beatles, già da allora un punto fermo delle loro performances, o la nota (era su Harvest) Old Man, sempre chiaramente di Young. Ci sono anche vere e proprie chicche, come Long May You Run, in anticipo di tre anni sulla versione conosciuta, un ripescaggio di uno Stills “oscuro” dei tempi degli Springfield come Myth Of Sisiphus e, ancora di Young, la notevole Mellow My Mind, che uscirà un anno dopo su Tonight’s The Night, e la rarissima Love Art Blues (faceva parte del leggendario Homegrown, album cancellato praticamente un minuto prima di essere pubblicato), una scintillante country ballad. Chiudono i superclassici Teach Your Children, che quindi non era ancora posta a fine serata, e l’amatissima (dal pubblico) Suite: Judy Blue Eyes.

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CD3: i quattro riprendono in mano gli strumenti elettrici e ci regalano una sequenza di dieci brani che infiammano letteralmente la platea, a partire da una acidissima Dejà Vu, mai così bella (e ve lo dice uno che non l’ha mai amata alla follia) https://www.youtube.com/watch?v=w50jv5pXNTk , seguita dall’interessante My Angel (Stills), tra funky e Santana, e da Pre-Road Downs, un hit minore ad opera di Nash (era sul mitico primo album di CSN, quello del divano). E Young? Beh, il bisonte in questo CD dà il meglio, a partire dalla superba Don’t Be Denied (era originariamente su Times Fades Away, il rarissimo – e mai ristampato su CD – album live dell’anno prima), e l’allora nuova Revolution Blues, sintetica ma di grande impatto. Push It Over The End è poi una sorta di Santo Graal per i fans di Young, un pezzo che prima faceva parte di Homegrown e poi di Human Highway, quindi due progetti abortiti e per questo una canzone ancora inedita, che si presenta qui in tutto il suo splendore e la sua liricità.

Military Madness è purtroppo sempre attuale, mentre Long Time Gone rimane una delle più belle canzoni di Crosby; gran finale con la sempre trascinante Chicago e con Ohio (all’epoca ancora attualissima), semplicemente nella migliore versione da me mai ascoltata https://www.youtube.com/watch?v=S_7-tfsMDjk .

Il DVD contiene otto brani, quattro ripresi a Landover, Maryland, e quattro a Wembley, che al momento in cui scrivo queste righe non ho ancora visto, ma mi riprometto di farlo al più presto.

Tanto, basta ed avanza la parte audio: già fin d’ora il disco dal vivo (e d’archivio) dell’anno.

Marco Verdi

*NDB. Il DVD l’ho visto io, bellissimo, però solo 42 minuti e spiccioli, un delitto, visto il prezzo del cofanetto: secondo Crosby non c’era abbastanza materiale di buona qualità, sonora ed artistica, ma a giudicare da quello che si vede è una colossale palla di dimensioni galattiche. La qualità è eccellente, sia per i quattro brani registrati a Landover, e destinati ad essere mandati sul circuito interno dello stadio, secondo le informazioni riportate nel filmato, con ottime versioni di Only Love Can Break Your Heart, eseguita da tutti e quattro, con Stills al piano e Young in ottima forma vocale, una fantastica Almost Cut My Hair, con duello ancora tra Stills e Young a colpi di chitarra e di basetta (veramente epiche entrambe, con Crosby che si difende anche lui), Grave Concern di Nash non è un brano notissimo, ma cionondimeno molto bello e per finire la breve porzione nel Maryland, una notevole versione di Old Man di Neil Young, accompagnato solo da Kunkel alla batteria e da Tim Drummond al basso, uno dei musicisti più sottovalutati della storia, bravissimo al suo strumento. Prima della porzione registrata a Wembley, appare la scritta che dice che il materiale registrato nell’occasione, con apparecchiature professionali, era destinato ad essere utilizzato per usi televisivi o cinematografici, ma “fino ad ora”, non lo è stato (come sapete è circolato sia come Vhs e poi DVD, in edizioni “piratate”, sparito anche da YouTube). E quell’until now che mi spaventa, perché secondo me, anche se Crosby & Co. hanno detto che quella sera non hanno suonato e cantato all’altezza dei loro migliori standard, da quello che si vede e se sente non si direbbe, e quindi “temo” che prima o poi un DVD ufficiale della serata (o di entrambe) prima o poi apparirà: in ogni caso, grandi versioni di Johnny’s Garden con Stills che lascia a Young il lavoro della solista in una sua canzone, una ottima versione di Our House di Graham Nash, con tutti a cantare sul palco e che alla fine si complimentano con lui, con pacche e abbracci, non proprio la situazione di quattro persone che, secondo le leggende, non si potevano vedere, almeno in questi due concerti. Grandissima versione, quasi psichedelica, di Déjà Vu, cantata da Crosby e con Young anche al piano (ma tutti e quattro si alternano alle tastiere) e Stills alla solista e, per finire, una rara e tiratissima Pushed It Over The End nuovamente di Young, ennesima dimostrazione di una serata e di un tour imperdibili. Se uscirà il DVD mi “incazzerò” come l’automobilista di Gioele Dix, per il momento confermo quanto detto da Marco, imperdibile!

Novità Di Agosto Parte IIIa. The Rides, (Stills, Shepherd & Goldberg), Franz Ferdinand, Belle And Sebastian, Steve Marriott, Alabama, Jim Croce

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Siamo arrivati all’ultima lista delle uscite del mese di agosto, quella relativa al 27 agosto, come di solito ultimamente, divisa in due parti. Sarebbe la fine dell’estate ma dal numero di uscite si direbbe il periodo natalizio. Come avete letto a parte sul Blog, a cura di Marco Verdi, domani escono anche le varie edizioni dedicate al Bootleg Series 10 di Bob Dylan, nonché, come potrete verificare andando a ritroso nei Post del Blog, se ve li siete persi, pure i cofanetti di Sly & Family Stone, Beach Boys, BBC di Marc Bolan, le varie ristampe in twofer della discografia di Robert Palmer, compreso il doppio con i due dischi registrati con Meters, Lowell George e Little Feat, le edizioni europee di Edward Sharpe, Tedeschi Trucks Band e Blue October, più altri che al momento mi sfuggono. E tutti gli altri che andiamo a vedere, cominciando da questo terzetto.

Della collaborazione tra Stephen Stills e Kenny Shepherd avevo iniziato a parlarvi già dalla pubblicazione del box dedicato a Stills. Nel frattempo è diventato un “super gruppo”, con l’aggiunta di Barry Goldberg alle tastiere, si chiamano The Rides e il disco Can’t Get Enough, pubblicato dalla Provogue/Edel, è una sorta di edizione riveduta e corretta per i giorni nostri della Super Session di Bloomfield, Kooper & Stills. Goldberg, oltre a Stills, era presente nel disco originario, ma solo in un paio di brani, al piano elettrico, visto che il tastierista era Al Kooper e comunque il musicista di Chicago era presente anche nel 1° disco degli Electric Flag (con Mike Bloomfield, qui degnamente sostituito da Kenny Wayne Shepherd), oltre ad avere registrato nel corso degli anni vari dischi assai interessanti, a cavallo tra blues e rock (sempre con friends a go-go), tra cui ricordo gli ottimi Blowing My Mind, con Butterfield & Bloomfield, Two Jews Blues, di nuovo con Bloomfield, Duane Allman e Harvey Mandel, che in CD si trova come Barry Goldberg & Friends (ci sono anche Musselwhite e Hinton), Ivar Avenue Reunion ancora con Musselwhite e la grande Lynn Carey, alias Mama Lion, una voce rock incredibile degna di Janis Joplin. E anche l’omomino Barry Goldberg del 1974, prodotto da Dylan che ci canta e ci suona, oltre a produrlo, con la partecipazione dei musicisti dei Muscle Shoals Studios. Dato a Goldberg quel che è di Goldberg (e se scorrete la sua discografia lo trovate in anni recenti con Carla Olson, Mick Taylor e Jeff Healey), ottimo il lavoro di Stills, che per l’occasione ha ritrovato anche la voce, oltre a duettare alla chitarra con Kenny Wayne Shepherd, uno dei pochi “eredi” di Stevie Ray Vaughan, che a differenza di John Mayer e Jonny Lang, non si è “perso” per strada, rimanendo fedele al blues (rock). Bel disco, come recensito sullo scorso numero del Buscadero.

Per gli amanti dell’alternative indie-rock inglese esce il nuovo disco dei Franz Ferdinand, Rights Thoughts, Right Words, Right Action, che è solo il quinto in dieci anni di carriera, compreso un Live. Esce domani per la Domino Records, anche nella immancabile versione Deluxe doppia, con un secondo CD con ben tredici tracce dal vivo, registrati ai Konk Studios di Londra, che, come lascia intendere il nome, sono quelli di proprietà dei Kinks.

Sempre dall’Inghilterra ennesima antologia di B-sides, remixes (mah?) e rarità dei Belle And Sebastian, si chiama The Third Eye Centre ed esce per la Rough Trade. Quindi non è un disco nuovo del gruppo riunito.

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Altre tre uscite interessanti ed eclettiche.

In attesa dell’uscita del Box dedicato ai concerti al Fillmore degli Humble Pie, esce a cura degli eredi e della famiglia, una doppia antologia dedicata s Steve Marriott, I Need Your Love (Like A Fish Needs A Raincoat) 1962-1991, etichetta Wapping Wharf, contiene materiale raro e inedito, dalle origini, pre Small Faces del 1962, fino alle ultimissime registrazioni con Peter Frampton, effettuate nel 1991, anno della sua morte avvenuta in tragiche circostanze, per l’incendio della sua casa. Questo è il materiale contenuto:

Disc One 

1.LOUISIANA BLUES 1975  

2.NOBODY BUT YOU   1975

3.YOU’RE A HEARTBREAKER  1975

4.STREET RAT      1976

5.BLUEGRASS INTERVAL  1976

6.SIGNED SEALED   1976

7.SAYLARVEE  1977

8.BROWN MAN DO  1978

9.WOSSNAME    1979

10.MY LOVERS PRAYER  1980 

11.BABY DON’T DO IT  1980

12.RESTLESS BLOOD  1981

13.TIN SOLDIER  1981

14.YOU SPENT IT  1981

15.LAW OF THE JUNGLE  1984

16.I JUST WANNA MAKE LOVE TO YOU  1986  

17.I NEED YOUR LOVE (LIKE A FISH NEEDS A RAINCOAT)1987 

18.GYPSY WOMAN  1989

19.OUT OF THE BLUE 1991  w. Peter Frampton

20.BIGGER THEY COME HARDER THEY FALL 1991 w. Peter Frampton


Bonus Disc: RARE: Pre Small Faces Recordings 

 

1.Give All She’s Got        Demo October 1964 

2.Imaginary Love (Alt. Version ) as Steve Marriott  1963 UK 7” 

3.Give Her My Regards     as Steve Marriott                1963 UK 7”     

4.Blue Morning         with The Moments 1964

5.You Really Got Me  with The Moments  1964 U.S  7” only

6.Money Money       with The Moments  1964 U.S  7” only 

7.You’ll Never Get Away From Me  with The Moments 1964

8.Imaginary Love     with The Moonlights  1962 Demo

9.What’d I Say          with The Moonlights  1962 Demo

Probabilmente è tutto materiale che è già uscito nel corso degli anni, però riunito tutto insieme in un doppio CD fa sempre la sua bella figura, per ricordare una delle più grandi voci (e chitarre) della musica inglese.

Gli Alabama si autotributano per i loro 40 anni di carriera con un disco intitolato Alabama & Friends, un CD dove molti dei nomi più noti della musica country si uniscono al gruppo per registrare nuove versioni dei loro classici. Anche loro sono diventati “indipendenti”, etichetta Show Dog Nashville/10 Dog. Ecco la lista dei brani e musicisti ospiti:

1. Tennessee River – Jason Aldean (Produced by Michael Knox)

2. Love In The First Degree – Luke Bryan (Produced by Jeff Stevens)

3. Old Flame – Rascal Flatts (Produced by Jay DeMarcus

4. Lady Down On Love – Kenny Chesney (produced by Biddy Cannon)

5. The Closer You Get – Eli Young Band (Produced by Michael Knox)

6.Forever’s As Far As I’ll Go – Trisha Yearwood (Produced by Garth Fundis)

7. She & I – Toby Keith (Produced by Toby Keith)

8. I’m I A Hurry (And Don’t Know Why) – Florida Georgia Line (Produced by Joey Moi)

9. That’s How I Was Raised – Alabama 

10. All American – Alabama

11. My Home’s In Alabama  – Jamey Johnson (Produced by Jamey Johnson)

Come vedete non hanno scelto neppure il “peggio” del country americano, ci sono molti nomi validi ed interessanti, oltre a due brani nuovi, scritti per l’occasione, i primi da dieci anni a questa parte.

Sempre nell’ambito dei dischi di materiale raro ed inedito di artisti che ormai non sono più con noi da lungo tempo, nel caso di Jim Croce il 20 settembre saranno 40 anni dalla data della morte, esce questo The Lost Recordings, pubblicato dalla Sony Music sul mercato americano (direi che praticamente tutte le case discografiche dell’universo hanno pubblicato o ripubblicato materiale di Croce, questa volta tocca a loro). Sono tutte versioni alternative di molti suoi classici, dal vivo o registrazioni casalinghe. Non vi so dire la qualità delle registrazioni, si può solo sperare per il meglio, ma le canzoni sono sicuramente belle, un cantautore che varrebbe la pena di (ri)scoprire:

 

1. You Don’t Mess Around With Jim (Final Tour, 1973 Previously Released)
2. Operator (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
3. Careful Man (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
4. Rapid Roy (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
5. It Doesn’t Have To Be That Way (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
6. Box #10 (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
7. Speedball Tucker (Recorded at Harper College, 2/5/73 Previously Unreleased)
8. Tomorrow’s Gonna Be A Brighter Day (Lost Home Recordings; demos made between 1970 and 1972. Previously Unreleased)
9. Bad, Bad Leroy Brown (Lost Home Recordings; demos made between 1970 and 1972. Previously Unreleased)
10. These Dreams (Lost Home Recordings; demos made between 1970 and 1972. Previously Unreleased)
11. New York’s Not My Home (Lost Home Recordings; demos made between 1970 and 1972. Previously Unreleased)
12. Time In A Bottle (Lost Home Recordings; demos made between 1970 and 1972. Previously Unreleased)

Domani le altre uscite.

Bruno Conti

Un Atto “Dovuto”…Ma Ben Fatto! Stephen Stills – Carry On

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Stephen Stills – Carry On – Rhino 4CD Box

Finalmente lo spazio compreso tra la “C” del box Voyage di David Crosby e la “N” di quello di Graham Nash (Reflections) viene riempito dalla “S” di questo nuovissimo Carry On, cofanetto retrospettivo dedicato a Stephen Stills, e come i precedenti curato (bene) da Nash. Carry On (titolo non troppo fantasioso, era già stato usato per un’antologia del 1991 di Crosby, Stills & Nash, un estratto dall’imperdibile box CSN) si distingue dai volumi dedicati a David e Graham, che erano tripli, per il fatto che presenta ben quattro CD, operazione comunque comprensibile e giustificata dal fatto che Stills ha sempre avuto una carriera molto più ricca dal punto di vista discografico rispetto ai suoi due colleghi, anche se parecchio diradata negli ultimi vent’anni.

(*NDB Nella speranza che prima o poi pubblichino ufficialmente questo concerto!)

Musicista eclettico, Stills ha sempre potuto contare su un grande talento, sia come songwriter, sia come cantante (un timbro caldo, rauco e pastoso il suo, anche se piuttosto rovinato ultimamente), sia soprattutto come polistrumentista: eccellente chitarrista, in possesso di una tecnica di gran lunga superiore al suo amico e collega Neil Young e capace di influenzare persino uno come Jimi Hendrix, è anche un ottimo pianista e bassista, oltre a non disdegnare ogni tanto di misurarsi alla batteria. Il box copre in maniera adeguata e completa la sua carriera in tutte le sue sfaccettature ed in tutte le band in cui ha militato (unica, ma grave, mancanza: la celeberrima Super Session con Al Kooper e Mike Bloomfield), mettendo in evidenza il suo stile variegato, con una base rock-blues, ma con grandi dosi di folk, un po’ di country ed una passione mai celata per la musica latina. Come già per i due box di Crosby e Nash, anche Carry On si presenta in una elegante ma pratica confezione, con un ricco libretto pieno di foto inedite e preciso nelle note dedicate ad ogni brano.

Dal punto di vista musicale il box offre 82 canzoni che coprono 50 anni di carriera, delle quali 27 inedite (in realtà sono 18, in quanto vengono spacciati come inediti anche brani già noti ma con un diverso remix, in compenso ci sono diverse rarità), un omaggio dovuto ad uno dei grandi della nostra musica, forse un po’ troppo spesso sottovalutato.

Il primo CD si apre con l’inedita Travelin’, una discreta folk song incisa nel 1962 in Costa Rica (dove Stephen ha vissuto per alcuni anni), un brano mai più usato in seguito che ha in sé i germogli del talento di Stills; segue la rara High Flyin’ Bird, un folk-gospel ad opera degli Au Go-Go Singers, band adolescenziale di Stephen con Richie Furay, brano nel quale si notano già le doti vocali del nostro. Il resto del dischetto è incentrato sul periodo Buffalo Springfield, purtroppo senza inediti (tranne un remix di Everydays) e sugli inizi di CSN (&Y), con una versione in solitaria di 49 Reasons, che sarebbe poi diventata 49 Bye-Byes, un paio di demo di brani finiti poi su altri dischi, e soprattutto una deliziosa versione in studio di The Lee Shore, con Stephen che si occupa di tutti gli strumenti tranne la batteria, lasciata a Dallas Taylor.

Il secondo CD è il mio preferito: inizia con la splendida Love The One You’re With, uno dei migliori brani di sempre del nostro, e prosegue con il meglio dei suoi primi anni da solista, tra cui la bellissima Go Back Home, potente rock song che non ricordavo così intensa, con un Eric Clapton strepitoso, quasi più che nei suoi dischi solisti, il grande blues Jet Set, la fluida Change Partners, brano di punta dell’album Stephen Stills 2, e la fantastica Colorado, un capolavoro dal feeling country, uno dei migliori episodi dal primo disco dei Manassas, un album già di per sé imperdibile.

Ma il CD è interessante anche dal punto di vista degli inediti: su tutte, una splendida jam chitarristica dal titolo No-Name Jam tra Stills e Jimi Hendrix (il mancino è presente in Old Times Good Times con un assolo strepitoso), un duetto di grande impatto che purtroppo dura meno di tre minuti (sarebbe ora di fare chiarezza una volta per tutte sulle sessions tra Steve e Jimi), ma segnalerei anche una bella versione inedita di A Treasure, pianistica, dal suono pieno, una inedita riproposizione live con Crosby, Nash e Young di Find The Cost Of Freedom ed una totalmente sconosciuta Little Miss Bright Eyes, che non si capisce come possa essere rimasta nei cassetti fino ad oggi.

Il terzo dischetto prosegue con la seconda parte degli anni settanta e l’inizio degli ottanta (ma un ottimo album come Illegal Stills è stato del tutto ignorato), e qui la chicca è una versione del 1976 di Black Coral ad opera di CSN&Y (il brano è poi finito sul disco Long May You Run, con le parti di Crosby e Nash cancellate), mentre tra le rarità c’è una versione live di Cuba Al Fin, tratta dall’introvabile doppio benefico Havana Jam, una splendida Dear Mr. Fantasy ad opera dell’inedito duo Stills-Nash (apparsa solo sul box CSN), e la discreta Raise A Voice, uno dei due brani in studio del live del 1983 a nome CSN Allies (fuori catalogo, e peraltro non eccelso).

Tra i brani noti, la bellissima Thoroughfare Gap, title track di un disco del 1978 di Stephen (dal quale è tratta anche la roccata e notevole Lowdown) e la favolosa Spanish Suite (con un grande Herbie Hancock al piano), incisa nel 1979 ma apparsa solo nel 2005 su Man Alive!

Il quarto dischetto prende in considerazione almeno un episodio da tutto ciò che Stills ha inciso dal 1982 ad oggi (con l’esclusione, poco comprensibile, dei due album a nome CSN&Y, cioè American Dream e Looking Forward, anche se da quest’ultimo proviene No Tears Left, presentata però in versione inedita dal vivo e senza Young): il CD si apre con la stupenda Southern Cross, pezzo di punta di Daylight Again e miglior brano di Stephen degli ultimi trent’anni, e prosegue con due discrete canzoni dal vivo tratte ancora dal raro Allies, oltre all’altro brano in studio, War Games (pessimo, infarcito com’è di synth e di suoni anni ottanta).

Bello invece risentire tre intensi brani da Stills Alone, disco acustico del 1991 fuori catalogo da anni, mentre gli inediti sono un rifacimento in studio del 1989 di Church (in origine sul suo primo album, Stephen Stills), una Girl From The North Country di Dylan dal vivo con Crosby e Nash, e soprattutto una cover decisamente riuscita di Ole Man Trouble di Otis Redding, registrata live con CN&Y nel 2002 al Madison Square Garden.

Come ho scritto nel titolo, questo Carry On era un atto dovuto, che va a completare un trittico di cofanetti dedicato al più famoso supergruppo della storia del rock, ma anche un meritato tributo ad un musicista di immenso talento.

Il mio sogno adesso è vedere pubblicato un quarto box nello stesso stile degli altri tre, con sulla costa indicata la lettera “Y”.

Ma in questo blog si parla di musica, non di fantascienza…

Marco Verdi