Uno Splendido Omaggio Al Country Texano Anni Settanta. Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw

steve earle so you wanna be an outlaw

Steve Earle & The Dukes – So You Wannabe An Outlaw – Warner CD – Deluxe CD/DVD

Dopo il piacevole ma piuttosto disimpegnato disco di duetti con Shawn Colvin di un anno fa http://discoclub.myblog.it/2016/06/21/buon-debutto-nuovo-duo-shawn-colvin-steve-earle-colvin-earle/ , torna Steve Earle con uno degli album più belli della sua ormai più che trentennale carriera. So You Wannabe An Outlaw è un CD di brani originali che, come lascia intuire il titolo, è anche un sentito tributo ad una certa musica country texana dei seventies, meglio conosciuta come Outlaw Music, che aveva i suoi massimi esponenti in Willie Nelson, Waylon Jennings e Billy Joe Shaver, un country robusto ed elettrico e non allineato con i precisi dettami commerciali di Nashville. Ma questo album è anche un omaggio di Steve alla sua gioventù, ed ai suoi primi passi come songwriter, quando venne preso dal grande Guy Clark sotto la sua ala protettiva (e Guy viene ricordato in una delle canzoni più intense del disco). Dal punto di vista sonoro So You Wanna Be An Outlaw è il lavoro più country di Earle da moltissimi anni a questa parte, se escludiamo il disco The Mountain inciso con la Del McCoury Band (che però era molto più legato ai suoni folk appalachiani), ed è forse il primo album a ricollegarsi direttamente ai due suoi fulminanti dischi d’esordio, Guitar Town ed Exit 0. Il suono è robusto, con Waylon come influenza principale, la produzione è dell’ormai inseparabile Richard Bennett, e la band che lo accompagna, oltre a qualche ospite che vedremo, sono i fedeli Dukes, che nella formazione attuale comprendono Chris Masterson alla chitarra solista, Eleanor Whitmore al violino e mandolino, Kelley Looney al basso, Brad Pemberton alla batteria, Ricky Ray Jackson alla steel e Chris Clark alle tastiere e fisarmonica.

E le canzoni di Steve sono, ripeto, tra le migliori che il nostro ha messo su CD da molti anni a questa parte, cosa ancora più significativa dal momento che il musicista texano d’adozione fa parte di quella ristretta schiera di artisti che non ha mai sbagliato un disco. L’album inizia benissimo con la title track, robusta country song che fa molto Waylon & Willie, in cui Earle fa la parte di Jennings e Willie Nelson fa…sé stesso, accompagnati dai Dukes in maniera energica con grande uso di steel e violino, ma anche di chitarre elettriche. Molto bella anche Lookin’ For A Woman, tempo cadenzato, melodia fluida e solare, voce del nostro leggermente arrochita e solito gran gioco di chitarre https://www.youtube.com/watch?v=eaj4iv58s0E ; The Firebreak Line è un delizioso rockabilly elettrico, gran ritmo e Steve pimpante come non lo sentivo da anni, mentre News From Colorado è una delicata ballata di stampo acustico (scritta assieme all’ex moglie Allison Moorer), dominata dalla voce imperfetta ma vissuta del leader. La tonica If Mama Coulda Seen Me ha poco di country, in quanto è un rock’n’roll tra il Texas e gli Stones, anche se il motivo sembra davvero uscire dalla penna di Waylon, Fixin’ To Die non è il classico di Bukka White ma un brano originale dallo stesso titolo, ed anche qui la base è blues, ma ad alta gradazione rock, di sicuro il pezzo meno in linea con le atmosfere del disco, mentre This Is How It Ends è un duetto con Miranda Lambert (che è anche co-autrice del brano), una squisita country ballad dal ritmo spedito e melodia cristallina, tra le più belle del CD.

The Girl On The Mountain, ancora lenta ed intensa, e con violino e steel più languidi che mai, precede due scintillanti honky-tonk, You Broke My Heart (con Cody Braun dei Reckless Kelly al violino) e la più elettrica Walkin’ In L.A., nella quale partecipa il leggendario countryman texano Johnny Bush con il suo vocione, due pezzi decisamente riusciti e godibili, che verrebbero approvati anche da uno come Dwight Yoakam. Il country elettrico di Sunset Highway, il più vicino come suono ai primi due album di Steve, ed il toccante e sentito omaggio a Guy Clark di Goodbye Michelangelo, chiudono positivamente il CD “normale”: sì, perché esiste anche una versione deluxe che, oltre ad un DVD aggiunto (con dentro il making of, il videoclip della title track ed un commento canzone per canzone da parte di Steve), presenta quattro brani in più, quattro cover scelte appunto nel repertorio dei tre più famosi Outlaws citati prima, ovvero Waylon, Willie e Shaver. Di quest’ultimo Steve propone Ain’t No God In Mexico, mentre di Nelson vengono scelte le poco note Sister’s Coming Home e Down At The Corner Beer Joint (unite in medley), e l’altrettanto oscura Local Memory, mentre di Waylon abbiamo la famosa Are You Sure Hank Done It This Way, rifatta alla grande da Steve, con spirito da vero rocker. L’ho già detto ma è doveroso ripeterlo: So You Wannabe An Outlaw è un grande disco, uno dei migliori di sempre di Steve Earle.

Marco Verdi

Un Grande Narratore Alt-Country “Da Salotto”! Otis Gibbs – Mount Renraw

otis gibbs mount renraw

Otis Gibbs – Mount Renraw – Wanamaker Recording Company

Questo signore, Otis Gibbs (cantautore dell’Indiana, ma anche fotografo e pittore), da qualche anno è stato “sponsorizzato, ”sia dal sottoscritto e prima dall’amico Bruno, su queste pagine, con le recensioni dei precedenti lavori Joe Hill’s Ashes (10) http://discoclub.myblog.it/2010/04/06/le-ceneri-di-joe-hill-otis-gbbs/ , Harder Than Hammered Hell (12) http://discoclub.myblog.it/2012/03/21/dopo-joe-hill-s-ashes-il-nuovo-album-di-otis-gibbs-harder-th/ , e il più recente ottimo Souvenirs Of A Misspent Youth (14), trovando una certa “nicchia” di lettori interessati http://discoclub.myblog.it/2014/08/02/ricordi-gioventu-hobo-otis-gibbs-souvenirs-of-misspent-youth/ . Il buon Otis, in occasione del suo 50° compleanno, ha pensato di registrare nel suo salotto di casa questo nuovo lavoro Mount Renraw (dal nome della località dove è avvenuto il tutto), invitando solamente i suoi fidati “pards” Thomm Jutz alle chitarre e Justin Moses al violino, con il tecnico del suono Alex McCollough, e con la presenza rassicurante della compagna Amy Lashley, per un album molto intimo, con la scarna strumentazione (violino e chitarra) appena ricordata, per una musica comunque sempre di qualità e con testi (come di consueto) intelligenti.

I “festeggiamenti” casalinghi si aprono con l’iniziale Ed’s Blues (Survival), dove la voce è quella solita roca e sofferta, accompagnata dal sublime violino di Moses, mentre la seguente Bison (un triste racconto sullo sterminio dei bisonti), sembra rubata dal repertorio del compianto Johnny Cash, passando per la narrazione di una epica Great American Roadside, raccontando storie vere come Sputnik Monroe (mitico lottatore americano di Memphis), un brano che piacerà sicuramente al buon Billy Bragg, e chiudere la prima parte con la bella ballata Empire Hole, dove la voce di Otis scalda cuore e anima.

Dopo una fetta di torta e del buon vino californiano, la combriccola “festaiola” riparte con la dolce melodia di Blues For Diablo, sulle note di uno straziante violino, il folk-blues “dylaniano” di 800 Miles, per poi passare ad una scarna e tenue Copper Colored Fools, scritta con la sua amata compagna di vita Amy Lashley, entrare nuovamente nella sua sfera personale con Kathleen (il suo primo amore di gioventù), per poi passare alle atmosfere “Appalachiane/Irlandesi” di una struggente Lucy Parsons, e chiudere con il bilancio dei suoi primi cinquant’anni con una country-ballad riflessiva come Wide Awake. Seguendo il percorso di “songwriters” come Woody Guthrie, Pete Seeger e Phil Ochs, i testi di Gibbs come sempre sono diretti ed espliciti con sfumature politiche che raccontano di “losers” e disperati, sia in questo Mount Renraw come in tutte le sue precedenti raccolte.

Otis Gibbs (per chi scrive) è un magnifico narratore di storie, un vero “folksinger” (ed è fiero di esserlo) che non vuole innovare, ma solo proporre la sua musica, un personaggio che scrive canzoni meravigliose, cantandole con una voce aspra e vera come poche (a tratti ricorda quella di Steve Earle), perfetta per le sue ballate dal suono “rurale”, su tematiche che si riscontrano attraversando l’America. Questo autentico outsider vive da anni in cima ad una grande collina dalle parti di Nashville, con vicini di casa artisti, scrittori e soprattutto “disadattati”, un “lupo solitario” che se avrete la costanza di cercare e ascoltare i suoi dischi vi incanterà, e mi auguro, anche se ho forti dubbi, che questo ultimo lavoro Mount Renraw, lo possa portare all’attenzione di un pubblico appena più ampio, un giusto riconoscimento che il suo talento merita!

Tino Montanari

Occhio Alle “Fregature”, Ma Questi Non C’erano Già? Alcune Ristampe Future Sospette: Gene Clark, Byrds, Johnny Jenkins, Kris Kristofferson, Roy Orbison, Steve Earle, Neko Case, Blue Oyster Cult, Richie Furay Band, Chicago

gene clark lost studio sessions

Oltre a segnalarvi le uscite discografiche più interessanti, imminenti e più lontane nel tempo, cerco comunque sempre di arricchirle con qualche veloce dettaglio e giudizio, anche relativo ad eventuali precedenti versioni, dato che spesso sia le riviste specializzate che i Blog di musica tralasciano e che invece è importante sapere (anche per i portafogli di chi acquista). Proprio per evitare le “fregature” quest’oggi ci concentriamo su una serie di ristampe (croce e delizia degli appassionati per il quasi compulsivo parossismo che si è impadronito di etichette piccole e grandi, nuove e vecchie, che ormai ripubblicano a ciclo continuo, ripetutamente, gli stessi titoli, che quindi si trovano in circolazione in innumerevoli edizioni): vediamo quelle che sono previste in uscita nelle prossime settimane e che mi lasciano dubbioso per vari motivi. La prima e l’ultima per motivi diversi dalle altre, ma vediamo di capire perché.

In teoria (e anche in pratica) questo CD di Gene Clark The Lost Studio Sessions 1964-1982 è interessantissimo: ricco di materiale rarissimo ed inedito, però quello che lascia perplessi è la presentazione che ne ha fatto la Sierra Records, l’etichetta che lo ha pubblicato: all’atto pratico si tratta di un SACD ibrido che però nelle note di lancio del disco è stato descritto così –  24 tracks-Two CDs worth of music. Playable on both standard CD and SACD players, 36 page booklet – e fin qui nulla di male, però molti hanno pensato che si trattasse di un CD doppio e così lo presentano molti siti di vendita. Ma avendolo tra le mani vi posso assicurare che si tratta di un CD singolo, il problema o la “fregatura” è il prezzo, che oscilla, almeno in Europa, tra i 44 e i 58 euro. francamente per un dischetto singolo mi sembra eccessivo. Poi il contenuto è notevole e di grande interesse, come potete leggere qui sotto:
Track 1 The Way I Am
Track 2 I’d Feel Better
Track 3 That Girl
Track 4 A Worried Heart
Track 5 If There’s No Love

Recorded Spring 1964, World Pacific Studios, Produced by Jim Dickson; Original source: Scotch 201, 1/2″ 3-track analog master, 15 ips; solo with 12-string guitar.

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Track 6 Back Street Mirror
Track 7 Don’t Let It Fall Through

Recorded January 26, 1967, Sound Recorders, Produced by Jim Dickson; Arranger, Leon Russell; Horn Section, Hugh Masekela; Mixer, Armin Steiner; Recorder, Cal Frisk; Original Source: Scotch 203, 8-track, 1″ 8-track analog master, 15 ips; Full Band.

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Track 8 Back To The Earth Again
Track 9 The Lighthouse
Track 10 The Awakening Within
Track 11 Sweet Adrienne
Track 12 Walking Through This Lifetime
Track 13 The Sparrow
Track 14 Only Yesterday’s Gone

Recorded 1968-1970, Liberty/UA Recording Studios, Produced by Jim Dickson; Original Source: Scotch 150, 1/4″ full track mono, analog master, 15 ips; solo with acoustic guitar.

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Track 15 She Darked the Sun

Recorded Spring 1970, Sound Factory, Produced by Jim Dickson: Original source: Scotch 206, 1/4″ 2-track analog master, 15 ips; with the “The Burrito Deluxe – Flying Burrito Bros”.

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Track 16 Roll in My Sweet Baby’s Arms
Track 17 She Don’t Care About Time
Track 18 Don’t This Road Look Rough and Rocky
Track 19 Bars Have Made a Prisoner Out Of Me

Recorded July – September 1972, Wally Heider Studio 4, Produced by Chris Hinshaw and Terry Melcher: Original source: Ampex 631, 1/4″ 2-track analog master, 15 ips; with Clarence White, Eric White Sr., Sneaky Pete Kleinow, Spooner Oldham, Byron Berline, Michael Clarke, Claudia Lennear and friends.

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NYTEFLYTE – Gene Clark, Chris Hillman, Herb Pedersen, Al Perkins, Michael Clarke

Track 20 One Hundred Years From Now
Track 21 (The) Letter
Track 22 Still Feeling Blue
Track 23 No Memories Hangin’ Round
Track 24 I’ll Feel A Whole Lot Better

Recorded July 10, 1982, Criterion Recorders, Produced by Jim Dickson: Engineer, Captain Echo; Original source: Agfa PEM 408, 2″ 16-track analog master, 15 ips.

Io vi ho reso edotti poi fate voi.

byrds - live at the fillmore february 1969

Passiamo alle uscite future e visto che abbiamo parlato di Gene Clark, ecco la ristampa di un disco dei Byrds (ma senza Clark): parlo di “ristampa” anche se quando venne pubblicato in CD per la prima volta, nel 2000, nell’ambito delle ripubblicazioni di tutto il catalogo dei Byrds da parte della Sony Legacy, questo Live At The Fillmore February 1969, allora in effetti era un concerto inedito. Ora (o meglio al 31 marzo) l’etichetta inglese Floating World lo presenta di nuovo, ma occhio perché è pari pari lo stesso CD e la “vecchia” edizione è tuttora in catalogo.

Tracklist
1. Nashville West
2. You’re Still On My Mind
3. Pretty Boy Floyd
4. Drug Store Truck Driving Man
5. MEDLEY Turn Turn Turn, Mr Tambourine Man, Eight Miles High
6. Close Up The Honky Tonks
7. Buckaroo
8. The Christian Life
9. Time Between
10. King Apathy III
11. Bad Night At The Whiskey
12. This Wheel’s On Fire
13. Sing Me Back Home
14. So You Want To Be A Rock ‘N’ Roll Star
15. He Was A Friend Of Mine
16. Chimes Of Freedom

 

johnny jenkins blessed blues

Stesso discorso, più o meno, anche per questo Blessed Blues di Johnny Jenkins: data prevista della ristampa Floating World sempre il 31 marzo, diverso il pregresso. Il CD uscì la prima volta nel 1996 per la Capricorn Records, circa 25 anni dopo (26 per la precisione) quello che viene considerato il suo piccolo capolavoro “perduto”, Ton Ton Macoute, il disco del 1970 dove suonavano Duane Allman, Berry Oakley, Butch Trucks degli Allman, oltre a Eddie Hinton, Pete Carr, Paul Hornsby e Johnny Sandlin, che era anche il produttore.

Ottimo comunque anche il disco del 1996, che vede la presenza di David Hood e Billy Stewart come sezione ritmica, Jack Pearson alla chitarra, Chuck Leavell alle tastiere e Randall Bramblett al sax. Quindi controllate se non lo possedete già e poi fateci un pensierino, merita.

kris kristofferson the austin sessions

Anche questo Kris Kristofferson The Austin Sessions ovviamente era già uscito in CD: nel 1999 venne pubblicato dalla Atlantic e conteneva registrazioni del 1997, in cui Kris, accompagnato da una serie di ottimi musicisti, tra cui Stephen Bruton, Jim Cox, Mike Baird, Paul Franklin, John Spivey e altri, tra i quali anche Mark Knopfler, aveva registrato nuove versioni di molti suoi classici del passato. Altra particolarità è la presenza imponente di colleghi impegnati come seconde voci in diversi brani: Jackson Btowne, Steve Earle, Vince Gill, Matraca Berg, Marc Cohn, Alison Krauss, Catie Curtis e lo stesso Knopfler. La “fregatura”, se lo avete già, è in che nuova edizione Warner/Rhino in uscita il prossimo 10 febbraio sono state aggiunte due bonus tracks, con la tracking list completa della edizione potenziata che è la seguente.

1. Me And Bobby McGee (Remastered)
2. Sunday Morning Coming Down (Remastered)
3. For The Good Times (Remastered)
4. The Silver Tongued Devil And I (Remastered)
5. Help Me Make It Through The Night (Remastered)
6. Loving Her Was Easier (Than Anything I’ll Ever Do Again) [Remastered]
7. To Beat The Devil (Remastered)
8. Who’s To Bless And Who’s To Blame (Remastered)
9. Why Me (Remastered)
10. Nobody Wins (Remastered)
11. The Pilgrim: Chapter 33 (Remastered)
12. Please Don’t Tell Me How The Story Ends (Remastered)
Bonus Tracks:
13. Best Of All Possible Worlds
14. Jody And The Kid

roy orbison black and white night

Per questo disco, CD, DVD, Blu-Ray, per non parlare di VHS e Laserdic, si configura chiaramente un caso di circonvenzione di incapace: il concerto, peraltro bellissimo, nel corso degli anni, è uscito in una miriade di versioni. Va bene, quest’anno ricorre il 30° Anniversario dalla data del concerto (sempre stiracchiata, visto che il concerto si tenne il 30 settembre del 1987, ma venne trasmesso in TV il 3 gennaio del 1988 e pubblicato il 3 febbraio del 1989. Poi, nelle varie edizioni che si sono susseguite negli anni, è stato aggiunto un pezzo qui, un altro là, per arrivare fino ad un totale di 18 brani ( tre non furono compresi nel broadcast originale). Ora la Sony Legacy pubblica questa versione “definitiva”  in CD/DVD o CD/Blu-Ray, prevista in uscita per il 24 febbraio p.v., che conterrà 24 brani, i 18 conosciuti, una alternate di Oh, Pretty Woman, più cinque tracce con versioni alternative registrate in un “concerto segreto” tenuto dopo l’evento, che però in versione audio saranno disponibili solo come download digitale, previo acquisto della confezione che conterrà un codice all’interno del CD per lo scarico dei suddetti brani (complicato?).

Il tutto sarà curato dai due figli di Roy Orbison.

1. Only The Lonely
2. Leah
3. In Dreams
4. Crying
5. Uptown
6. The Comedians
7. Blue Angel
8. It’s Over
9. Running Scared
10. Dream Baby (How Long Must I Dream)
11. Mean Woman Blues
12. Candy Man
13. Ooby Dooby
14. Blue Bayou
15. Go Go Go (Down The Line)
16. (All I Can Do Is) Dream You
17. Claudette
18. Oh, Pretty Woman (Alt Version)*
19. Oh, Pretty Woman
Secret Post-concert alternate versions (offered as a digital download within the CD):
20. (All I Can Do Is) Dream You*
21. Comedians*
22. Candy Man*
23. Claudette*
24. Uptown*

*= Previously unreleased

In più nelle parti video sarà incluso un documentario di 33 minuti con interviste e materiale registrato durante le prove (ovviamente non versioni complete, anche se leggendo le anticipazioni dell’uscita di parla di 40 tracce complessive nel secondo dischetto (ma alcune sono interviste, altri spezzoni di prove, interviste, siparietti, tipo quello di Springsteen, foto, ancora più complicato?). Il concerto è splendido, le canzoni pure, poi basta guardare chi c’è sul palco,il prezzo annunciato non mi pare proibitivo, speriamo che poi non esca l’edizione ancora più definitiva!

steve earle live from austin texas 1986 neko case live from austin city limits

In questo caso, sempre che non vi manchino, possiamo tranquillamente parlare di “fregatura”: si tratta di due concerti, peraltro splendidi, della serie Live Form Austin TX, pubblicata negli scorsi anni dalla New West. Peccato che i due titoli erano già usciti, e sono tuttora in circolazione, come CD e DVD divisi, ma ora è possibile acquistare le nuove confezioni CD+DVD. Non dico nulla per non usare il turpiloquio.

Il primo doppio contiene il concerto di Steve Earle del settembre 1986, subito dopo il successo strepitoso di Guitar Town (ne esiste anche un secondo, nella stessa serie, relativo al concerto del novembre 2000).

Il concerto di Neko Case è del 9 agosto 2003, pubblicato in DVD nel 2006 e in CD nel 2007, ora disponibile in questa versione “nuova” doppia (entrambi sono previsti in uscita per il prossimo 10 marzo). La bravissima Neko Case (al sottoscritto piace moltissimo) ha suonato nuovamente a Austin City Limits nel 2013, ma per il momento non è stato pubblicato nulla.

blue oyster cult some enchanted evevning

Questo Some Enchanted Evening dei Blue Oyster Cult è uno dei dischi che vanta il maggior numero di ristampe nel corso degli anni. e molte sono tuttora in produzione (il sito Discogs ne cita 41 diverse). Uno splendido concerto dal vivo, registrato nel corso del tour del 1978 (meno un pezzo dallo show di fine anno del 1977), uscì in vinile, purtroppo, solo come singolo album, poi stampato, sempre come singolo, in CD, nel 1995, ed infine in una Deluxe Edition CD+DVD della serie Legacy della Sony, nel 2007, con sette bonus nella versione audio, più un DVD, registrato sempre nella stessa tournée, 11 brani al Capital Centre di Largo nel Maryland. In seguito, nel 2013, la Culture Factory ne ha pubblicata una ennesima ristampa, ed ora, al 24 marzo uscirà anche la versione della inglese Talking Elephant. Tutte regolarmente in catalogo (meno, purtroppo, quella doppia, che si trova ancora, ma solo a prezzi diciamo “carucci”.

La versione Talking Elephant torna alla edizione standard con 7 brani:

1. R.U. Ready To Rock
2. E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence)
3. Astronomy
4. Kick Out The Jams
5. Godzilla
6. (Don’t Fear) The Reaper
7. We Gotta Get Out Of This Place

Grande concerto comunque.

richie furay band alive deluxe

Diciamo che questa è una “mini fregatura” nel formato, il CD rimane doppio, con tre bonus tracks in studio, aggiunte alle fine del secondo disco, ma maxi nel prezzo, in quanto le ristampe della Friday Music sono sempre molto costose (vedasi anche il recente doppio con i primi due dischi di Ron Wood). Oltre a tutto considerando che questa è una ristampa della ristampa, in quanto la versione con i 3 brani in più era già uscita, per la stessa etichetta nel 2009, e verrà ristampata nuovamente il 3 marzo. La prima versione era uscita nel 2008 e vede l’ex leader dei Poco rivisitare con gusto e classe parecchi brani sia dal repertorio del suo vecchio gruppo, sia come solista, e anche dei Buffalo Springfield.

[CD1]
1. When It All Began
2. Pickin’ Up The Pieces
3. Medley #1
Flying On The Ground Is Wrong
– Do I Have To Come Right Out And Say It
– Nowadays Clancy Can’t Even Sing
4. Forever With You
5. Go And Say Goodbye
6. Child’s Claim To Fame
7. So Far To Go
8. Satisfied
9. Through It All
10. Kind Woman
11. Just For Me And You
12. A Good Feelin’ To Know

[CD2]
1. Sad Memory
2. Heartbeat Of Love
3. Make Me A Smile
4. You Better Think Twice
5. Baby Why
6. Rise Up
7. Believe Me
8. Just In Case It Happens
9. Medley #2
– And Settlin’ Down
– Hurry Up
– Fallin’ In Love
– C’Mon
10. Callin’ Out Your Name
11. Let’s Dance Tonight
12. In My Father’s House
Bonus Studio Tracks:
13. Wake Up My Soul
14. With My Whole Heart
15. Real Love

chicago chicago II

Ultimo della lista, ma primo a uscire, il prossimo 27 gennaio, questo è lo Steve Wilson Remix di Chicago II dei Chicago, in origine uscito come doppio vinile nel gennaio 1970, ha poi avuto varie ristampe In CD, la prima come doppio CD per la Columbia nel 1986, poi dopo varie edizioni, ne è stata pubblicata una definita Deluxe dalla Rhino, pubblicata nel 2002, come CD singolo, anche se con 2 bonus delle single versions di due canzoni, perché il disco, vista la sua durata, ci sta comodamente in un unico dischetto. cosa che è stata fatta saggiamente anche per questa versione targata 2017.

1. Movin’ In
2. The Road
3. Poem For The People
4. In The Country
5. Wake Up Sunshine
6. Make Me Smile
7. So Much To Say, So Much To Give
8. Anxiety’s Moment
9. West Virginia Fantasies
10. Colour My World
11. To Be Free
12. Now More Than Ever
13. Fancy Colours
14. 25 Or 6 To 4
15. Prelude
16. A.M. Mourning
17. P.M. Mourning
18. Memories Of Love
19. It Better End Soon (1st Movement)
20. It Better End Soon (2nd Movement)
21. It Better End Soon (3rd Movement)
22. It Better End Soon (4th Movement)
23. Where Do We Go From Here

Solo uno stereo remix per migliorare il sound, e il compact esce pure a mid-price, che volere di più. Questo in effetti non è una “fregatura”, su molti degli altri inclusi in questo post ho seri dubbi.

Alla prossima.

Bruno Conti

Il 2017 Riparte Come Era Finito il 2016. E’ Morto Anche Greg Trooper, Aveva 61 Anni!

greg trrooper

Il 15 gennaio ci ha lasciato anche Greg Trooper, quindi il 2017 ricomincia come era finito il 2016, con un’altra scomparsa,per alcuni non certo eccellente, forse non molti ne parleranno, ma mi sembra giusto ricordare questo bravo cantautore del New Jersey con un breve ricordo. Essendo nato il 13 gennaio del 1956 a Neptune, New Jersey, Trooper aveva da pochi giorni compiuto 61 anni, ma, anche se aveva continuato a lavorare praticamente fino quasi alla fine, era gravemente ammalato di un tumore al pancreas dall’estate del 2015. In quel periodo era uscito anche il suo ultimo album Live At The Rock Room, poi ripubblicato nel 2016 dalla Appaloosa con una bonus track. Armato del suo immancabile cappellino Greg aveva deliziato le platee sparse in tutto il mondo, in locali sempre più piccoli e sperduti, ma agli inizi era stato una delle grandi speranze del cantautorato di qualità , prima a livello locale sino dagli anni ’70, e negli anni ’80 aveva fondato la Greg Trooper Band, dove il chitarrista era Larry Campbell, e aveva pubblicato un primo album We Won’t Dance.

Poi negli anni ’90 si era trasferito a Nashville. dove aveva pubblicato l’ottimo Everywhere, prodotto da Stewart Lerman, e l’altrettanto bello Noises In The Hallway, prodotto da Garry W Tallent, completando il trittico degli anni ’90 con Popular Demons, dove alla guida delle operazioni c’era Buddy Miller. In quegli anni aveva stretto amicizie e collaborazioni anche con Steve Earle, che aveva inciso la sua Little Sister e con Billy Bragg, oltre ad avere collaborato anche con Tom Russell e Dan Penn, e anche Vince Gill, Robert Earl Keen, Maura O’Connell Lucky Kaplansky avevano inciso le sue canzoni. Anche negli anni 2000 aveva continuato a pubblicare dischi di notevole valore, Straight Down Rain del 2001 e il suo primo disco dal vivo Between A House and a Hard Place – Live at Pine Hill Farm, con Eric Ambel ai controlli. Proseguendo fino all’ottimo Incident On Willow Street del 2013, pubblicato anche questo in Italia dalla Appaloosa, con libretto dei testi con traduzione in italiano accluso. Fino ad arrivare alla pubblicazione del suo ultimo disco dal vivo, di cui vi avevamo riferito su questo Blog (a dimostrazione che non parliamo di questi artisti solo in occasione della loro morte) e che potete andare a rileggervi qui http://discoclub.myblog.it/2015/07/15/greg-trooper-rivisita-la-anima-intimistica-concerto-live-at-the-rock-room/. All’interno del Post trovate anche la recensione del precedente album del 2013

Quindi lo salutiamo per una ultima volta e che anche lui Riposi In Pace, insieme ai suoi numerosi colleghi che in tempi recenti lo hanno preceduto nel Paradiso Dei Musicisti (sperando che esista)!

Bruno Conti

Non E’ Nuovo, Ma E’ Come Se Lo Fosse! American Aquarium – The Bible & The Bottle

american aquarium the bible and the bottle

American Aquarium – The Bible & The Bottle – American Aquarium CD

Gli American Aquarium sono una delle band più prolifiche in ambito alternative country, in quanto hanno pubblicato ben otto album (incluso un live) in dieci anni di carriera. Formatisi nel 2006 a Raleigh, North Carolina (città con una bella scena musicale, si pensi ai grandi Whiskeytown di Ryan Adams, ma anche ai Backsliders ed ai Connells, e pure gli Avett Brothers non distano molto dalla capitale dello stato) su iniziativa del cantante e chitarrista BJ Barham: The Bible & The Bottle non è però il loro nuovo disco, bensì la ristampa del secondo CD, uscito nel 2008 e da tempo introvabile, ma devo dire che suona fresco e piacevole come se fosse stato registrato pochi mesi fa. All’epoca di queste incisioni gli Aquarium erano diversi da come sono oggi, infatti oltre a Barham l’unico membro ancora presente è il bassista Bill Corbin: nella formazione del 2008 c’erano poi Chris Hibbard alla batteria, Jeremy Haycock alla chitarra solista, ed i bravissimi Sarah Mann e Jay Shirley, rispettivamente al violino e pianoforte, e con la ciliegina di Caitlin Cary (parlando di Whiskeytown) ospite ai cori.

The Bible & The Bottle presenta un gruppo ancora alle prime armi, ma con già una sua identità ed un suo suono: diciamo che non si sono ancora palesate alcune tendenze future, che hanno visto i nostri aggiungere elementi southern ed anche funk, ma abbiamo comunque undici canzoni (tutte di Barham) di pura Americana, con dentro tanto country unito a massicce dosi di rock, con il folk a fare da tramite tra i due generi; se si può fare un paragone, il suono non è troppo distante da quello dei primi Uncle Tupelo, ma anche del già citato ex gruppo di Ryan AdamsDown Under è una country song limpida e tersa, con grande uso di steel e piano, un brano davvero godibile: country vero, non come quello prodotto a Nashville, ma molto vicino all ex band di Jeff Tweedy e Jay Farrar. California è più rock che country, il violino stempera un po’ l’atmosfera, ma la sezione ritmica picchia sodo, anche se il tutto è molto equilibrato, con echi dello Steve Earle degli esordi; Road To Nowhere è un lento di chiaro stampo cantautorale, che riesce ad emozionare solo con l’uso della voce, una steel sullo sfondo ed il notevole piano di Shirley, un brano toccante che dimostra che il gruppo c’era già, eccome.

Tellin’ A Lie è un folk rock suonato e cantato con vigore quasi punk, con un uso dell’organo come negli anni sessanta, e l’influenza dei Rolling Stones  neanche troppo nascosta, anche se il violino dona al pezzo un sapore rurale; Bible Black October è una deliziosa ballata bucolica, con BJ che canta con voce leggermente filtrata, piano e violino guidano la melodia, che ricorda ancora il gruppo di Jagger e Richards quando si cimenta con il country. Manhattan è uno slow dall’arrangiamento classico, molto anni settanta, con Gram Parsons in mente ed un motivo fresco e piacevole, mentre la mossa e saltellante Come Around This Town è quasi uno swing un po’ obliquo, tra country e rock; niente male anche Monsters, altra ballad dallo script lucido e dal mood crepuscolare, dotata di un bel crescendo ed uno sviluppo molto creativo. La folkeggiante Stars And Scars assume toni quasi Irish, complice l’uso in tal senso del violino e la struttura melodica che la fa sembrare quasi un traditional, Lover Too Late è un’altra fulgida ballata, degna di gruppi molto più maturi di quanto non fossero i nostri all’epoca, mentre Clark Ave., che chiude il CD, è un rock’n’roll sciolto e trascinante, un finale in cui i ragazzi si lasciano andare e suonano con il preciso intento di divertirsi.

Non fate caso al fatto che The Bible & The Bottle sia un disco di otto ani fa: ancora oggi è molto meglio dell’80% delle nuove uscite di artisti cosiddetti cool.

Marco Verdi

Due Notevoli Ristampe…Nel Segno Del Texas! Steve Earle – Guitar Town/Terry Allen – Lubbock (On Everything)

steve earle guitar town deluxe

Steve Earle – Guitar Town/30th Anniversary Edition – MCA/Universal 2CD

Terry Allen – Lubbock (On Everything) – Paradise Of Bachelors 2CD

Parliamo di due ristampe, ma non ristampe qualsiasi, in quanto nella fattispecie si tratta di due dischi a loro modo fondamentali, l’uno perché ha dato il via ad una carriera luminosa (e l’album in sé è considerato tra i più importanti nell’ambito della rinascita del country nella seconda metà degli anni ottanta), ed il secondo perché è semplicemente un capolavoro, il miglior lavoro di uno degli artisti di culto per eccellenza: entrambi i dischi, poi, hanno il Texas come elemento in comune.

Steve Earle, a dire il vero, è sempre stato un texano atipico, in quanto ha vissuto per anni a Nashville e da parecchio si è spostato a New York, ma la sua musica, almeno nei primi anni, risentiva non poco dell’influenza del Lone Star State. Penso che un disco come Guitar Town non abbia bisogno di presentazioni: considerato giustamente come uno degli album cardine del movimento new country breed (solitamente associato a Guitars, Cadillacs di Dwight Yoakam, uscito lo stesso anno), contiene una bella serie di classici di Steve, brani che hanno resistito nel tempo e che ancora oggi suonano freschi ed attuali, in più con una qualità di incisione decisamente professionale (è stato uno dei primi album country ad essere inciso in digitale), che questa nuova edizione ha ulteriormente migliorato. Non dimentichiamo che Steve aveva avuto molto tempo per preparare queste canzoni, dato che aveva iniziato a frequentare l’ambiente giovanissimo già negli anni settanta (era nel giro di Guy Clark e Townes Van Zandt), ma non era mai riuscito a pubblicare alcunché prima del 1986, complice anche una fama di ribelle e di persona dal carattere poco accomodante (con già tre matrimoni falliti alle spalle, mentre oggi siamo arrivati a sette), che da lì a qualche anno lo condurrà anche dietro le sbarre. Earle nel corso della sua carriera ha suonato di tutto, dal rock, al folk, alla mountain music, al blues, ma Guitar Town, così come Exit 0 uscito l’anno dopo, era ancora un disco country, anche se molto elettrico e con poche concessioni al suono di Nashville, merito anche dei Dukes, band che accompagnerà Steve praticamente durante tutta la carriera, pur con vari cambi di formazione (questa prima versione vede gente del calibro di Richard Benentt, in seguito collaboratore fisso di Mark Knopfler, Bucky Baxter, poi per anni in tour con Bob Dylan, Harry Stinson ed Emory Gordy Jr., che produce anche il disco).

Guitar Town andrà al numero uno in classifica, ma Steve a questo non importerà, dato che da lì a due anni darà alle stampe il suo capolavoro, Copperhead Road, pieno di sonorità rock non molto nashvilliane, con grande scorno dalla MCA che pensava di fare di lui una superstar. E’ sempre un grande piacere riascoltare comunque grandi canzoni (e futuri classici del genere) come la title track, Good Ol’ Boy (Gettin’ Tough) e Someday, scintillanti country-rock come Goodbye’s All We’ve Got Left e Fearless Heart, o country puro come la tersa Hillbilly Highway, chiaramente influenzata da Hank Williams, ma anche esempi dello Steve balladeer, con le lucide ed intense My Old Friend The Blues e Little Rock’n’Roller (ma Think It Over e Down The Raod non sono certo dei riempitivi): tutti brani che se conoscete un minimo il nostro non vi saranno certo ignoti. Il secondo CD di questa edizione per il trentennale ci propone un concerto inedito, registrato a Chicago a Ferragosto dello stesso anno, inciso benissimo, e con Steve e Dukes  in gran forma che suonano tutte le canzoni di Guitar Town, in veste molto più rock che su disco (che qua e là qualche arrangiamento più “cromato” ce l’aveva), oltre a sette pezzi in anteprima da Exit 0 (su dieci totali), tra cui segnalerei la springsteeniana Sweet Little 66, il country’n’roll The Week Of Living Dangerously e la trascinante San Antonio Girl, uno splendido tex-mex in puro stile Sir Douglas Quintet, ed in più la sua signature song The Devil’s Right Hand, due anni prima di Copperhead Road ed in versione molto più country (ma l’aveva già incisa Waylon Jennings, che Steve ringrazia prima di suonarla) ed una solida rilettura elettrica di State Trooper, proprio quella del Boss.

terry allen lubbock

Terry Allen è invece sempre stato legato a doppio filo al natio Texas, dal momento che le sue canzoni ne hanno sempre parlato in lungo e in largo, e questa può essere una delle ragioni per le quali all’interno dei confini texani è una vera e propria leggenda, ma al di fuori non ha mai sfondato. Però Terry se ne è sempre fregato, ha sempre fatto musica quando aveva la voglia e l’ispirazione (appena nove dischi in quarantun anni parlano chiaro), e non ha mai cambiato il suo stile diretto, ironico e pungente, a volte persino “perfido”, al punto che l’ho sempre visto, dato che è anche un ottimo pianista, come una sorta di Randy Newman texano, ma con una vena sarcastica spesso ancora più accentuata, quasi a livello di Warren Zevon (che quando voleva sapeva essere cattivo come pochi). Anche apprezzato pittore, Allen è considerato in maniera un po’ riduttiva un artista country, ma in realtà è un songwriter fatto e finito, capace di scrivere canzoni geniali e di usare il country come veicolo espressivo. Il suo esordio, Juarez (già un ottimo disco) è datato 1975, ma è con il doppio Lubbock (On Everything), uscito quattro anni dopo, che il nostro firma il suo capolavoro, un disco pieno di grandi canzoni, che non ha una sola nota fuori posto, suonato e cantato alla grande e che negli anni è sempre stato considerato un album di grande ispirazione da parte dei suoi colleghi, e ancora oggi è giudicato uno dei progenitori del movimento alternative country. Negli anni Lubbock ha beneficiato di diverse ristampe in CD, ma tutte, volendolo far stare su un solo dischetto, presentavano diverse parti accorciate, canzoni in ordine diverso e talvolta persino eliminate (High Horse Momma), così da snaturare l’opera originale. Oggi finalmente esce per la Paradise Of Bachelors (*NDB etichetta specializzata in artisti oscuri, ma spesso interessanti: Hiss Golden Messenger, Itasca, Nathan Bowles, Steve Gunn, ma anche Michael Chapman) questa bellissima ristampa in doppio CD digipak, ricco libretto pieno di note e commenti (anche di Allen stesso), un suono parecchio rinvigorito e, cosa più importante, per la prima volta dal vinile originale le canzoni conservano la loro lunghezza e sono messe nell’ordine corretto. Ed il disco si conferma splendido, con Terry accompagnato da una band da sogno (con Lloyd Maines come direttore musicale, polistrumentista e produttore, più Ponty Bone alla fisarmonica, Kenny Maines e Curtis McBride a basso e batteria, Richard Bowden al violino, oltre a Joe Ely all’armonica ed al suo chitarrista dell’epoca Jesse Taylor).

Con una serie di canzoni splendide, a partire dalla più famosa, la straordinaria New Dehli Freight Train che era già stata pubblicata due anni prima dai Little Feat nell’album Time Loves A Hero, qui in una versione potente e più country di quella del gruppo di Lowell George, ma pur sempre un grandissimo brano. Il pianoforte è centrale in tutte le canzoni, fin dall’apertura di Amarillo Highway, una country song strepitosa, cantata con forza e suonata in modo magnifico, con un ritornello memorabile, subito seguita dalla languida High Plains Jamboree, tutta incentrata su piano e steel, dallo scintillante honky-tonk The Great Joe Bob e dalla straordinaria The Wolfman Of Del Rio, solo voce, piano e chitarra, ma con un motivo splendido ed un feeling enorme. E ho nominato solo le prime quattro, ce ne sono ancora diciassette, ma il livello resta sempre altissimo, a tal punto che la parola capolavoro non è sprecata: mi limito a citare la squisita The Girl Who Danced Oklahoma, puro country come oggi non si fa quasi più, l’irresistibile Truckload Of Art (ma dove le trovava canzoni così?), le imperdibili Oui (A French Song) e Rendezvous USA, con testi da sbellicarsi e musica sublime, la bossa nova anni sessanta Cocktails For Three, la già citata High Horse Momma, un gustoso pastiche in puro stile dixieland, le caustiche FFA e Flatland Farmer, unite in medley e con uno strepitoso finale chitarristico, la geniale The Pink And Black Song, tra rock’n’roll e doo-wop, e la deliziosa The Thirty Years War Waltz, tra le più belle del disco e con Terry formidabile al piano.

Se non avete Lubbock (On Everything) è assolutamente arrivato il momento di correre ai ripari, se viceversa possedete anche una delle precedenti ristampe non è strettamente necessario l’acquisto di quest’ultima edizione, ma almeno andate a risentirvelo.

Marco Verdi

Un’Altra Splendida (Quasi) Settantenne! Marianne Faithfull – No Exit

marianne faithfull no exit

Marianne Faithfull – No Exit – EarMusic DVD – BluRay – DVD + CD – BluRay + CD

Ormai quasi tutti i musicisti per i quali vibriamo stanno celebrando, o hanno già celebrato da qualche anno, i cinquanta anni di carriera. Anche Marianne Faithfull, cantante londinese musa nei sixties di Mick Jagger e Keith Richards (con Mick ha avuto anche una lunga e burrascosa relazione), oggi sessantanovenne (ne fa settanta a Dicembre), ha tagliato il traguardo due anni orsono, e ha festeggiato l’evento con una tournée che sulla carta doveva promuovere il suo ultimo disco di studio, l’ottimo Give My Love To London (uno dei suoi migliori, ma è già da diversi anni che la bionda Marianne fa solo dischi belli), ma in pratica è diventata un pretesto per rileggere pagine più o meno note del suo percorso d’artista. Molto famosa negli anni sessanta, anche per la sua maliziosa bellezza, Marianne ha avuto un crollo di popolarità nei seventies, anche in conseguenza di uno stile di vita non proprio da monaca: è arrivata fino a conoscere l’inferno, ma ha saputo risalire e reinventarsi, più o meno dall’album Broken English del 1979, come raffinata chanteuse ed interprete sopraffina (ma continua anche oggi a scrivere diverse canzoni di suo pugno), complice anche una metamorfosi vocale, causata da sigarette e stravizi, che ha aggiunto ancora più fascino alle sue canzoni, una voce quasi “brechtiana”; d’altronde la Faithfull ha origini mitteleuropee, essendo discendente da parte di madre della nobile dinastia dei Von Sacher – Masoch (un nome che solo a sentirlo fa venire in mente giarrettiere, guepières e frustini di pelle nera).

Oggi Marianne è una signora invecchiata e con qualche problema fisico (nel BluRay di cui mi accingo a parlare cammina accompagnata da un bastone e ha chiari problemi di movimento), ma il viso reca ancora tracce di quando faceva girare la testa a mezza Londra, e quando apre bocca, sia per introdurre in maniera pacata le canzoni sia per cantarle, rivela una classe immensa ed immutata, ad un livello che recentemente ho riscontrato solamente in Joan Baez e, parlando di uomini, in Leonard Cohen. No Exit è il suo nuovo DVD dal vivo (o BluRay, filmato in una splendida definizione), registrato a Budapest (quindi non lontano da dove discende), che mette in fila in un’ora e mezza precisa sedici brani scelti tra più o meno famosi con, nella versione doppia, una selezione di dieci pezzi dallo stesso concerto (due-tre in più ci stavano, se proprio non si voleva fare un CD doppio). Marianne sopperisce la scarsa forma fisica con una capacità interpretativa formidabile, con la sua voce figlia di mille battaglie che si staglia carismatica e fragile nello stesso tempo, una voce che è uno strumento in più aggiunto a quelli presenti sul palco: la band è ridotta, solo quattro elementi, ma suonano in maniera davvero sopraffina, specialmente lo straordinario pianista Ed Harcourt (che è anche un artista in proprio avendo già pubblicato sette album), dotato di un tocco e di una liquidità scintillante (e comunque gli altri tre non sono di molto inferiori: Rob McVey, chitarrista misurato e sempre funzionale alla canzone, mai una nota fuori posto, e la superba sezione ritmica formata da Jonny Bridgewood al basso e Rob Ellis alla batteria).

Il concerto si apre con la saltellante title track del disco di due anni fa, scritta insieme a Steve Earle, un brano dalla melodia immediata anche se ripetitiva, alla quale la voce di Marianne dona profondità; Falling Back (scritta con la cantautrice Anna Calvi) ha una splendida introduzione full band, con un suggestivo riff di pianoforte, ed il brano fa venire la pelle d’oca tanto è bello, grazie anche all’interpretazione da brividi di Marianne e la formidabile performance di Harcourt. Broken English non ha bisogno di presentazioni, è uno dei classici della Faithfull, e questa versione decisamente elettrica e pulsante le rende giustizia, una rinfrescata ad un brano che ha dato una svolta alla sua carriera; Witches Song, che Marianne dice di aver composto dopo aver visto Il Sabba Delle Streghe di Goya al Prado di Madrid, è un pezzo ritmato, vivace e più solare dei precedenti, con una chitarra acustica a scandire il ritmo ed il solito bel piano liquido, mentre Price Of  Love, una cover di un brano degli Everly Brothers, ha un arrangiamento “cattivo” e dai toni rock-blues. Marathon Kiss è invece stata scritta da Daniel Lanois (che aveva prodotto per Marianne il bellissimo Vagabond Ways), e presenta le tipiche sonorità rarefatte del musicista canadese, un gran bel pezzo che la Faithfull ci propone con un feeling enorme: si sente la fragilità della voce, ma proprio per questo il tutto risulta più vero e spontaneo. L’acustica ed intensa Love More Or Less (se non vi emozionate all’ascolto di brani come questo non siete umani) precede la classica As Tears Go By, il noto brano dei Rolling Stones che all’epoca Marianne fece sua, la canzone non perde un’oncia della sua bellezza, e la voce matura e profonda della leader ne offre la versione forse definitiva: brividi lungo la schiena.

Splendida anche la mossa Come And Stay With Me , un pezzo scritto per lei nel 1965 da Jackie DeShannon, caratterizzata da una melodia pop diretta e godibile; Mother Wolf ha invece una ritmica cupa e minacciosa, ed è meno immediata delle precedenti, ma poi è la volta della celeberrima Sister Morphine, il pezzo scritto dagli Stones pensando a lei (che è anche co-autrice), un brano ancora oggi drammatico e di una potenza emotiva incredibile, punteggiata dai lancinanti riff di chitarra di McVey (nell’originale degli Stones la suonava Ry Cooder). Bella ed intensa anche Late Victorian Holocaust di Nick Cave, un autore molto amato da Marianne; Sparrows Will Sing è invece stata donata alla Faithfull da Roger Waters, e ha una melodia tipica del suo autore, con un arrangiamento forte e molto rock ed una sezione ritmica pulsante, mentre The Ballad Of Lucy Jordan, del noto autore Shel Silverstein, è una grande canzone, una delle migliori del concerto, che dà il meglio di sé in questa resa acustica ma full band ed è ulteriormente valorizzata dalla voce incredibile di Marianne: una meraviglia. Il concerto si chiude con la rara Who Will Take My Dreams Away, ancora drammatica (ma che intensità!), e con Last Song, scritta con Damon Albarn dei Blur (una sera, dice Marianne, nella quale erano tutti e due ubriachi fradici), bellissima anche questa: applausi scroscianti e sipario. Come bonus, quattro pezzi tratti dalla performance alla Roundhouse di Londra, tre dei quali in comune con la serata di Budapest (Give My Love To London, Late Victorian Holocaust e Sister Morphine) ed una intima rilettura di It’s All Over Now, Baby Blue di Bob Dylan.

Assieme al settantacinquesimo di Joan Baez ed al Live In San Diego di Eric Clapton (ma di interessanti ne devono ancora uscire), questo No Exit è uno dei dischi dal vivo dell’anno.

Marco Verdi

Un Gradito Ritorno. Jack Ingram – Midnight Motel

jack ingram midnight motel

Jack Ingram – Midnight Motel – Rounder

Jack Ingram a partire dagli anni ’90 è stato uno tra i nostri preferiti (o almeno uno dei miei): ha registrato molti album, prima a livello locale, poi con il terzo Livin’ Or Dyin’, prodotto da Steve Earle, ha fatto quello che sembrava il grande passo verso il successo, ma come spesso succede in queste storie, l’etichetta che lo aveva scelto ha chiuso, praticamente pochi giorni dopo l’uscita del disco. Ingram ha comunque proseguito imperterrito a fare buona musica, pubblicando anche parecchi album dal vivo, ben cinque, oltre a uno in comproprietà con i fratelli Charlie e Bruce Robison (quest’ultimo ancora con lui nel nuovo disco). Poi, nel 2009, è sparito dalla circolazione. Anche se, come dice lui stesso nelle interviste che accompagnano l’uscita di questo nuovo Midnight Motel, ha continuato a fare musica, raccogliendo idee per il nuovo album, che poi ha finanziato attraverso Pledge Music. Negli anni sabbatici si è dedicato ad attività filantropiche e ha fatto il Dj per varie radio country in giro per gli States, poi quando è stato pronto ha firmato un contratto con la Rounder (una etichetta che è una certezza per gli amanti della buona musica, anche se purtroppo il CD non verrà distribuito in Europa) ha raccolto una pattuglia di ottimi musicisti, sotto la produzione di Jon Randall  (altro buon musicista texano di area country, autore di vari discreti album), e nelle cui fila troviamo Charlie Sexton e lo stesso Randall alle chitarre, Chad Cromwell alla batteria, Bukka Allen alle tastiere e l’appena citato Bruce Robison alle armonie nella canzone Can’t Get Any Better Than This.

Il tutto è stato registrato in presa diretta, con tutti i musicisti schierati in studio come fossero sul palco di una esibizione live, senza sovra incisioni e senza eventuali correzioni, anche per eventuali errori nei testi dei brani, addirittura è stato lasciato lo scambio di opinioni tra musicisti tra un brano e l’altro. Il risultato, ancora una volta, è un ottimo album, forse, come dice di lui stesso, non riuscirà a raggiungere i livelli di due dei suoi eroi musicali come Jerry Jeff Walker e Mick Jagger, ma a modo suo non rinuncerà a provarci. Un po’ la traiettoria che ha percorso un altro musicista simile a lui come Pat Green, con questo amore paritario per country e rock, una bella voce e delle canzoni che se non sono diventate dei classici poco ci manca: penso a Seeing Stars, uno splendido duetto con Patty Griffin, Barbie Doll, Airways Motel (quello dei motel è un tema ricorrente nelle sue canzoni), scritta con Todd Snider, che era sull’album prodotto da Steve Earle, e svariate altre. Proprio con Old Motel (eccolo lì) si apre anche il nuovo album, un bel pezzo rock dal motivo circolare, con tante chitarre, la batteria incalzante e la melodia che dopo qualche giro ti entra in testa, bella partenza. Dopo qualche chiacchiera in studio, in cui qualcuno suggerisce “dovremmo farci un video”, si passa a It’s Always Gonna Rain, una bella ballata in crescendo di impronta country, sulla falsariga di Townes van Zandt, Guy Clark, Jerry Jeff Walker, quelli bravi insomma, che Ingram ammira veramente, non è solo mera piaggeria od imitazione, c’è anche sostanza e passione.

I Feel Like Drinking Tonight con dedica iniziale agli amici Hayes Carll, Bruce Robison, Charlie Robison, Jerry Jeff, Roy è un’altra piccola perla di cantautorato texano di quello doc, con steel guitar e un organo solitario che “piangono” sulle sfondo, mentre delle twangy guitars ci fanno godere in primo piano, insieme alla appassionata voce di Ingram. The Story Of Blaine, parlata, verte intorno ad un personaggio, credo legato a Merle Haggard e Buck Owens, e poi evolve nella successiva Blaine’s Ferris Wheel. Un brano che mi ha ricordato moltissimo alcune delle più belle canzoni discorsive di Jerry Jeff Walker, un primis Mr. Bojangles, che a tratti rievoca, comunque quella è un classico senza tempo, questa vedremo, però promette bene. Ma non c’è un pezzo brutto nel disco, molto buona anche la malinconica e struggente Nothing To Fix, come pure la dolce e delicata What’s A Boy To Do, sempre con questo suono seventies di grande impatto. E niente male, per usare un eufemismo, anche Trying,che rievoca certo country-rock di vaglia dei tempi che furono, e intrigante il bozzetto acustico di Champion Of The World, con una deliziosa slide acustica. Ritornano tempi più mossi, quasi alla Mellencamp del periodo heartland rock, per la grintosa I’m Drinking Through It . Ci avviamo alla conclusione, ma rimangono ancora un paio di brani, Can’t Get Any Better Than This, con la seconda voce di Bruce Robison, che mi ha ricordato il sound dei brani della Band, pura Americana music di classe cristallina e il valzerone country di All Over Again, di nuovo intenso e struggente. In coda al tutto c’una versione acustica di Old Motel, che conferma la bontà della canzone. Quindi  un bentornato di cuore al nostro amico Jack Ingram.

Bruno Conti

P.s In questi giorni  forse avrete notato che i Post arrivano un po’ a singhiozzo, ma ho dei problemi tecnici, non nel Blog, ma sul mio PC, spero in fase di risoluzione, quindi cerco di pubblicare ugualmente gli aggiornamenti e magari non escludo di aggiungere qualche puntata dedicata alle prossime uscite discografiche, sia imminenti, entro fine settembre, che a quelle che si succederanno in ottobre e novembre, oltre a quanto già postato in precedenza.

Questo E’ L’Anno? Lo Spero Per Loro, Lo Meritano! Yarn – This Is The Year

yarn this is the year

Yarn – This Is The Year – Red Bush CD

In passato mi ero già occupato un paio di volte per il Buscadero (ma non ancora sul Blog) degli Yarn, quartetto originario di Brooklyn, e ne avevo parlato bene: il gruppo, attivo dal 2007, ha già alle spalle ben cinque album, più due collezioni di outtakes di studio (Leftovers Vol. 1 & 2) che erano allo stesso livello di un normale disco, e la qualità media è sempre stata piuttosto alta. La band è guidata da Blake Christiana, che scrive tutte le canzoni, le canta e suona la chitarra ritmica, coadiuvato da Roderick Hohl alla solista, Robert Bonhomme al basso e Rick Bugel alla batteria, e da sempre propone una intrigante miscela di country, folk e rock, senza pretendere di inventare nulla ma facendo molto bene quello che fa. Un gruppo di Americana al 100% dunque, con una capacità innata da parte di Christiana di scrivere canzoni di presa immediata, classiche nel suono e senza strani arzigogoli o velleità moderne: This Is The Year è il loro nuovissimo lavoro, e dopo un attento ascolto posso affermare che, fortunatamente, i ragazzi non hanno cambiato una virgola del loro suono, ma a mio parere hanno addirittura alzato ancora il livello, in quanto le canzoni qui sono decisamente migliori che negli album precedenti e la loro intesa si è ulteriormente perfezionata (merito pure dei circa 170 concerti che tengono durante l’anno, che hanno dato loro modo di crearsi anche un bel seguito).

Country-rock di ottima levatura, con un livello di songwriting eccellente ed una performance complessiva degna di nota: non ci sono altri sessionmen in studio, ed il disco è autoprodotto, a testimonianza del fatto che gli Yarn non vogliono perdere il controllo di quello che fanno, ed i fatti hanno dato loro ragione in quanto This Is The Year può tranquillamente essere messo tra i migliori dischi del genere usciti negli ultimi due-tre mesi. L’apertura è affidata a Carolina Heart, una tenue e soffusa ballata suonata in punta di dita e con uno stile che fonde country, rock e Paul Simon (dopotutto i ragazzi sono di New York), begli arpeggi chitarristici ed una melodia fresca e piacevole. La title track è più elettrica, con un non so che di Neil Young, ritmo secco ed un suono di chitarra ruspante, il tutto però rilasciato con garbo e misura; Love/Hate, per contro, ha un leggero sapore pop-errebi ma si fa apprezzare lo stesso (sorprende la capacità dei nostri di creare melodie semplici ed immediate), mentre Fallin’ è una splendida ballata lenta, di quelle che solo i grandi autori sanno scrivere, con un motivo fluido e toccante ed un’atmosfera crepuscolare di grande fascino. E siamo solo al quarto pezzo.

La spedita I’m The Man è una sorta di honky-tonk elettrico, gustosissimo e tra le più dirette del CD, cantata da Blake con uno studiato distacco, che ricorda l’approccio che caratterizzava le interpretazioni di Lowell George: il ritornello, poi, è irresistibile; Now You’re Gone ha un riff secco, alla Steve Earle, ed il brano è un country-rock elettrico decisamente accattivante, Sweet Dolly ha un’andatura saltellante ed ancora rimandi ad un certo cantautorato classico, anche questa ben costruita ed assolutamente valida. Ma non c’è un solo brano sottotono: la mossa Easy Road è bellissima, coinvolgente, da canticchiare al primo ascolto, Long Way To Texas è un rockabilly d’altri tempi, con un buon pickin’ chitarristico, ed anche Life Is Weird fa restare il disco in territori bucolici, con un leggero retrogusto folk ed il solito refrain da applausi. L’album si chiude con la classica (nel suono) Simple Life I Ride, altra cristallina country ballad, e con la gentile e rilassata I Let You Down.

This Is The Year: speriamo che per gli Yarn questo titolo sia di buon auspicio, se lo meriterebbero.

Marco Verdi

 

Novità Di Giugno, Prima Decade. Paul Simon, Spain, Train, Dexys, Boo Hewerdine, Joan Baez, Shawn Colvin & Steve Earle, William Bell, Eli Paperboy Reed, Band Of Horses, Rolling Stones, Van Morrison

rolling stones totally stripped european versionvan morrison it's too late 3cd+dvd

Torna la rubrica delle anticipazioni sulle novità. Queste sono le più importanti ed interessanti tra quelle previste per il 3 e 10 giugno. Dei cofanetti dedicati ai Rolling Stones, Totally Stripped e a Van Morrison, It’s Too Late To Stop Now…Volumes II, III, IV & DVD vi ho già riferito nelle settimane scorse, basta andare a cercare a ritroso nel Blog e trovate tutte le informazioni. Vediamo le altre uscite.

paul simon stranger to stranger

Nuovo album per Paul Simon Stranger To Stranger, il secondo che esce per la Concord/Universal dopo il buono ma non eccelso (per chi scrive) So Beautiful Or So What del 2011 http://discoclub.myblog.it/2011/04/10/temp-d60b04cfdc8f0c74be0a93f5c8899c81/ , mentre nel 2012 è uscito l’eccellente CD+DVD Live In New York City. Anche il nuovo lavoro, da quello che ho sentito e da quello che ha detto chi ha ascoltato l’album nella sua interezza, è un buon lavoro, eclettico e ricco di spunti musicali, con mille generi fusi insieme: però il terzetto di brani con l’artista electro-dance italiano Clap! Clap!, presente in tre brani in modo per fortuna non troppo invasivo (ovvero non si sente troppo) è bilanciato dal ritorno del produttore storico di Simon, Roy Halee (quello dei dischi più belli di Simon & Garfunkel e di Graceland). Nel disco confluiscono anche elementi di musica africana, folk peruviano, ritmi flamenco (grazie alla presenza in alcuni brani di alcuni ballerini usati a mo’ di percussione) e anche elementi quasi “contemporanei” grazie alla presenza di strumenti provenienti dal repertorio di Harry Partch. Ci sono anche un paio di brani strumentali e l’immancabile versione Deluxe, singola e molto costosa, con cinque tracce extra: 2 brani Live, un altro strumentale, un inedito e il duetto con Dion New York Is My Home, tratto dal disco di quest’ultimo. Al solito poi ne parliamo con più calma dopo l’uscita ufficiale, prevista per il 3 giugno.

spain carolina

Tornano anche gli Spain di Josh Haden che, sempre il 3 giugno, pubblicheranno il loro ottavo album (compreso il best), ma quinto effettivo di studio, intitolato Carolina, sempre su etichetta Glitterhouse in Europa (in America è su Diamond Soul Recordings), con la produzione di Kenny Lyon, che nel disco suona di tutto, chitarre elettriche ed acustiche, tastiere, piano, banjo, lap e e pedal steel. Josh Haden ha scritto i dieci brani, suona il basso ed è affiancato dalla sorella Petra Haden al violino e alle armonie vocali, e dall’altro nuovo componente del gruppo, Danny Frankel batterista newyorkese in pista già agli albori del CBGB e poi con Lou Reed, Kd Lang, Rickie Lee Jones, Fiona Apple, John Cale, Laurie Anderson e mille altri. Il disco è stato registrato ai Gaylord Studios di Los Angeles, di proprietà di Lyon, nell’edificio di fronte al club dove il padre di Josh, Charlie Haden guardava Ornette Coleman inventare il suo jazz. Il genere della band è stato definito Alternative, Indie Rock, slowcore, ma secondo me fanno semplicemente buona musica, al di là delle etichette http://discoclub.myblog.it/2014/02/25/i-notturni-josh-haden-spain-sargent-place/ . E questo Carolina lo conferma ancora una volta.

train does led zeppelin II

Di solito (le jam band soprattutto) capita che gruppi importanti eseguano nei concerti di Halloween o di Capodanno, album importanti e storici nella loro interezza, penso a band come Phish Gov’t Mule, ma è raro che un gruppo pubblichi un intero album di studio dedicato ad un disco specifico del passato, però in questo caso il titolo non lascia dubbi Train Does Led Zeppelin II. 

E i Train Led Zeppelin II lo fanno davvero bene, forse fin troppo fedele all’originale, ma a giudicare dai brani che potete ascoltare sopra, magari vale la pena di fare un ripasso. 1. Whole Lotta Love 2. What Is and What Should Never Be 3. The Lemon Song 4. Thank You 5. Heartbreaker 6. Living Loving Maid (She’s Just a Woman) 7. Ramble On 8. Moby Dick 9. Bring It On Home https://www.youtube.com/watch?v=PwhF_LkSJqo Non ho sentito le versioni di Whole Lotta Love Heatrbreaker, ma il resto non è male e Pat Monahan conferma di avere una gran voce. Sempre il 3 giugno la data di uscita, etichetta Crush/Atlantic (la stessa degli Zeppelin).

dexys let the record show

Nel 2014 Kevin Rowland aveva pubblicato un voluminoso (e costoso) cofanetto, soprattutto nella versione in 4 DVD + 2 CD, ma esistevano anche le versioni divise in 3 CD o 2 DVD, il tutto intitolato Nowhere Is Home era la riproduzione di un concerto al Duke Of York’s Theatre, dove si ripercorreva il meglio della sua storica band dei Dexys (una volta anche Midnight Runners) http://discoclub.myblog.it/tag/kevin-rowland/ . Il gruppo, nella prima tribolata incarnazione, si era diviso intorno alla metà degli anni ’80, dopo averci regalato una breve serie di ottimi album, che fondevano soul, o meglio celtic soul alla Van Morrison, rock, musica irlandese, pop di grande qualità, R&B e molto altro, in dischi come Searching For TheYoung Soul Rebels, Too-Rye-Ay e il sottovalutato, ma splendido, Don’t Stand Me Down. Poi le manie di grandezza di Rowland e un evidente calo di ispirazione avevano posto fine alla storia. La storia venne ripresa nel 2012 con l’ottimo One Day I’m Going To Soar ed ora con questo album che riprende un progetto che avrebbe dovuto essere il quarto album di studio della band, Let The Record Show: Dexys Do Irish and Country Soul. Mi piacciono questi titoli dove si capisce subito il contenuto del disco.

Esce per la Warner Music in varie edizioni e contiene classici della musica irlandese e del country (ma non solo, direi che la peraltro bellissima Both Sides Now di Joni Mitchell difficilmente appartiene alle due categorie), ma comunque ecco la lista completa dei contenuti del disco, che esce anche in una versione tripla Deluxe, forse superflua, ma non essendo particolarmente costosa un pensierino si può fare, dove c’è un secondo CD di versioni accapella solo voce o brani strumentali, e un DVD con il consueto Making Of.

Tracklist 1. Women Of Ireland 2. To Love Somebody 3. Smoke Gets In Your Eyes 4. Curragh Of Kildare 5. I’ll Take You Home Kathleen 6. You Wear It Well 7. 40 Shades Of Green 8. How Do I Live 9. Grazing In The Grass 10. The Town I Loved So Well 11. Both Sides Now 12. Carrickfergus [Deluxe Edition Bonus CD2] 1. To Love Somebody (Solo Vocal) 2. Smoke Gets in Your Eyes (Solo Vocal) 3. Curragh of Kildare (Solo Vocal) 4. I’ll Take You Home Again, Kathleen (Solo Vocal) 5. How Do I Love (Solo Vocal) 6. Grazing in the Grass (Solo Vocal) 7. The Town I Loved So Well (Solo Vocal) 8. Carrickfergus (Solo Vocal) 9. How Do I Live (Instrumental) 10. Grazing in the Grass (Instrumental) 11. Both Sides Now (Instrumental) [Deluxe Edition Bonus DVD] 1. 50 Minute Film

A giudicare dalla cover della Mitchell e di Carrickfergus il CD promette molto bene!

boo hewerdine born ep

Boo Hewerdine è un artista di culto, un “beautiful loser” che piace molto agli estensori di questo Blog, soprattutto al sottoscritto. Una carriera iniziata negli anni ’80 con i misconosciuti Bible, poi collaborazioni con un altro “piccolo grande artista” come Darden Simth, e con molti dei migliori talenti del nuovo folk anglosassone, Kris Drever, Eddie Reader, Heidi Talbot, John McCusker, gli State Of The Union e altri. Ogni tanto pubblica un album nuovo, l’ultimo Open, lo scorso anno. Ora esce, per l’etichetta Reveal, un nuovo EP Born, che dovrebbe essere preludio ad un album intero.

Io ve lo segnalo sempre, perché secondo me merita, poi non so se questo EP con cinque brani, tiratura limitata di 1.000 copie, in uscita il 3 giugno, sarà recuperabile, ma i fans sono avvisati.

joan baez 75th celebration

Quest’anno oltre a Bob Dylan un’altra icona della musica americana ha festeggiato il suo 75° compleanno, parliamo di Joan Baez, la quale, a differenza del menestrello di Duluth, ha deciso di festeggiare l’evento in pompa magna, con un mega concerto registrato al Beacon Theatre di New York il 27 gennaio scorso. Ora la Razor & Tie pubblica, il 10 giugno, questo 75th Birthday Celebration in vari formati. C’è il doppio CD, il DVD, o la versione deluxe 2 CD+DVD e il contenuto è fantastico, sia per la scelta dei brani che per ospiti presenti alla serata. Vedete un po’ chi c’era e cosa hanno cantato:

God is God – Joan Baez
There But For Fortune – Joan Baez
Freight Train – Joan Baez and David Bromberg
Blackbird – Joan Baez and David Crosby
She Moved Through the Fair – Joan Baez and Damien Rice
Catch the Wind – Joan Baez and Mary Chapin Carpenter
Hard Times Come Again No More – Joan Baez and Emmylou Harris
Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) – Joan Baez, Emmylou Harris, and Jackson Browne
Seven Curses – Joan Baez
Swing Low, Sweet Chariot – Joan Baez
Oh Freedom / Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around – Joan Baez and Mavis Staples
The Water Is Wide – Joan Baez, Indigo Girls, and Mary Chapin Carpenter
Don’t Think Twice, It’s All Right – Joan Baez and Indigo Girls
House of the Rising Sun – Joan Baez, Richard Thompson, and David Bromberg
She Never Could Resist A Winding Road – Joan Baez and Richard Thompson
Before The Deluge – Joan Baez and Jackson Browne
Diamonds & Rust – Joan Baez and Judy Collins
Gracias a la Vida – Joan Baez and Nano Stern
The Boxer – Joan Baez and Paul Simon
The Night They Drove Old Dixie Down – Joan Baez
Forever Young – Joan Baez
 

shawn colvin & steve earle

Altra formidabile ed imprevedibile accoppiata, Shawn Colvin & Steve Earle pubblicano il 10 giugno il loro disco di duetti Colvin & Earle per la Fantasy del gruppo Universal. Per i misteri della discografia internazionale, la versione singola, ma Deluxe, con tre brani in più, già di per sé fin troppo costosa, uscirà solo per il mercato americano (niente Europa ed Italia), quindi pure di difficile reperibilità.

Il disco, prodotto da Buddy Miller e registrato nel suo studio privato e casalingo, consta di dieci brani nella versione standard, sei scritti dalla coppia Earle e Colvin, più quattro cover, un brano di Emmylou Harris, uno di Sylvia Fricker, Tobacco Road Ruby Tuesday degli Stones. Tredici i brani della Deluxe edition: 1. Come What May 2. Tell Moses 3. Tobacco Road 4. Ruby Tuesday 5. The Way That We Do 6. Happy & Free 7. You Were on My Mind 8. You’re Right (I’m Wrong) https://www.youtube.com/watch?v=QnUktPxUxbU 9. Raise the Dead 10. You’re Still Gone Deluxe Edition Bonus Tracks: 11. Someday 12. That Don’t Worry Me Now 13. Baby’s in Black

Nel disco suonano anche Fred Eltringham alla batteria, Chris Wood (Medeski, Martin & Wood Wood Brothers) al basso e Richard Bennett alle chitarre. Ottimo ed abbondante!

william bell this is where i live

William Bell è stato uno dei primi artisti ad essere messo sotto contratto dalla Stax: il suo primo singolo You Don’t Miss Your Water, una splendida soul ballad, risale al 1961, e il suo ultimo album per l’etichetta di Memphis al 1974. Ora, 42 anni dopo e all’età di 76 anni ritorna su etichetta Stax per questo bellissimo This Is Where I Live.

  https://www.youtube.com/watch?v=dbXMYJSvddk

Dodici brani di soul music senza tempo: 1. The Three Of Me 2. The House Always Wins 3. Poison In The Well 4. I Will Take Care Of You 5. Born Under A Bad Sign 6. All Your Stories 7. Walking On A Tightrope 8. This Is Where I Live 9. More Rooms 10. All The Things You Can’t Remember 11. Mississippi-Arkansas Bridge 12. People Want To Go Home

Le note del disco sono firmate da Peter Guralnick, uno dei decani e tra i più grandi giornalisti musicali americani e nell’album, prodotto da John Leventhal, appaiono brani scritti appositamente per l’occasione da Rosanne Cash, Marc Cohn, Cory Chisel Scott Bomar, oltre che da Leventhal che ha scritto molto dei brani con lo stesso Bell. Oltre ad una ripresa del suo super classico Born Under A Bad Sign, scritta ai tempi insieme a Booker T Jones per Albert King e suonata anche dai Cream. Per gli amanti della soul music che godranno come ricci, sono solo tre parole: gran bel disco!

eli paperboy reed my way home

Un altro che fa grande soul music, “bianca”, mista a rock, è questo signore di belle speranze Eli Paperboy Reed, di cui ,i era piaciuto moltissimo il terzo album http://discoclub.myblog.it/2010/04/29/soul-music-con-l-a-nima-maiuscola-eli-paperboy-reed-come-and/, meno il successivo Night Like This uscito per la Warner Bros nel 2014, dove la voce e le canzoni c’erano ma il suono era drasticamente cambiato. Ora il nostro amico passa alla Yep Rock per questo nuovo My Way Home, in uscita il 10 giugno e sembra avere messo di nuovo la testa a posto. con un disco solido e ben suonato.

Ecco i brani contenuti: 1. Hold Out 2. Your Sins Will Find You Out 3. Cut Ya Down 4. Movin’ 5. Tomorrow’s Not Promised 6. My Way Home 7. Eyes On You 8. The Strangest Thing 9. I’d Rather Be Alone 10. A Few More Days 11. What Have We Done

E un altro estratto, strepitoso, questa volta dal vivo, dal nuovo disco. Dimensione Live dove emerge il suo talento veramente notevole, sentite che roba.

band of horse why are you ok

Nuovo album anche per i Band Of Horses dopo l’interessante Live At the Ryman del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/02/17/cavalli-razza-versione-unplugged-band-of-horses-acoustic-at-the-ryman/, uscito per una etichetta indipendente, tornano ad una major la Interscope/Universal che pubblica loro il nuovo album Why Are You Ok, prodotto da Jason Lyttle dei Grandaddy, e con la supervisione esecutiva di Rick Rubin (che sarà anche il produttore del nuovo Avett Brothers in uscita il 24 giugno), oltre al mixaggio di Dave Fridmann dei Mercury Rev.

Questi i titoli delle canzoni: 1. Dull Times/The Moon 2. Solemn Oath 3. Hag 4. Casual Party 5. In A Drawer 6. Hold On Gimme A Sec 7. Lying Under Oak 8. Throw My Mess 9. Whatever, Wherever 10. Country Teen 11. Barrel House 12 Even Still

E comunque anche l’ultimo disco del 2012 Mirage Rock aveva avuto un ottimo produttore nella persona di Glyn Johns e pure quelli precedenti, con Phil Eck (Fleet Foxes, Modest Mouse, Shins). Il disco sembra buono ad un veloce ascolto. Sempre ottimi dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=xEFGGChcivg

Direi che è tutto, alla prossima lista di uscite.

Bruno Conti

P.s Scusate, ma c’era stato nei giorni scorsi un problema tecnico nella impaginazione di questo Post, ora risolto.