Questo E’ L’Anno? Lo Spero Per Loro, Lo Meritano! Yarn – This Is The Year

yarn this is the year

Yarn – This Is The Year – Red Bush CD

In passato mi ero già occupato un paio di volte per il Buscadero (ma non ancora sul Blog) degli Yarn, quartetto originario di Brooklyn, e ne avevo parlato bene: il gruppo, attivo dal 2007, ha già alle spalle ben cinque album, più due collezioni di outtakes di studio (Leftovers Vol. 1 & 2) che erano allo stesso livello di un normale disco, e la qualità media è sempre stata piuttosto alta. La band è guidata da Blake Christiana, che scrive tutte le canzoni, le canta e suona la chitarra ritmica, coadiuvato da Roderick Hohl alla solista, Robert Bonhomme al basso e Rick Bugel alla batteria, e da sempre propone una intrigante miscela di country, folk e rock, senza pretendere di inventare nulla ma facendo molto bene quello che fa. Un gruppo di Americana al 100% dunque, con una capacità innata da parte di Christiana di scrivere canzoni di presa immediata, classiche nel suono e senza strani arzigogoli o velleità moderne: This Is The Year è il loro nuovissimo lavoro, e dopo un attento ascolto posso affermare che, fortunatamente, i ragazzi non hanno cambiato una virgola del loro suono, ma a mio parere hanno addirittura alzato ancora il livello, in quanto le canzoni qui sono decisamente migliori che negli album precedenti e la loro intesa si è ulteriormente perfezionata (merito pure dei circa 170 concerti che tengono durante l’anno, che hanno dato loro modo di crearsi anche un bel seguito).

Country-rock di ottima levatura, con un livello di songwriting eccellente ed una performance complessiva degna di nota: non ci sono altri sessionmen in studio, ed il disco è autoprodotto, a testimonianza del fatto che gli Yarn non vogliono perdere il controllo di quello che fanno, ed i fatti hanno dato loro ragione in quanto This Is The Year può tranquillamente essere messo tra i migliori dischi del genere usciti negli ultimi due-tre mesi. L’apertura è affidata a Carolina Heart, una tenue e soffusa ballata suonata in punta di dita e con uno stile che fonde country, rock e Paul Simon (dopotutto i ragazzi sono di New York), begli arpeggi chitarristici ed una melodia fresca e piacevole. La title track è più elettrica, con un non so che di Neil Young, ritmo secco ed un suono di chitarra ruspante, il tutto però rilasciato con garbo e misura; Love/Hate, per contro, ha un leggero sapore pop-errebi ma si fa apprezzare lo stesso (sorprende la capacità dei nostri di creare melodie semplici ed immediate), mentre Fallin’ è una splendida ballata lenta, di quelle che solo i grandi autori sanno scrivere, con un motivo fluido e toccante ed un’atmosfera crepuscolare di grande fascino. E siamo solo al quarto pezzo.

La spedita I’m The Man è una sorta di honky-tonk elettrico, gustosissimo e tra le più dirette del CD, cantata da Blake con uno studiato distacco, che ricorda l’approccio che caratterizzava le interpretazioni di Lowell George: il ritornello, poi, è irresistibile; Now You’re Gone ha un riff secco, alla Steve Earle, ed il brano è un country-rock elettrico decisamente accattivante, Sweet Dolly ha un’andatura saltellante ed ancora rimandi ad un certo cantautorato classico, anche questa ben costruita ed assolutamente valida. Ma non c’è un solo brano sottotono: la mossa Easy Road è bellissima, coinvolgente, da canticchiare al primo ascolto, Long Way To Texas è un rockabilly d’altri tempi, con un buon pickin’ chitarristico, ed anche Life Is Weird fa restare il disco in territori bucolici, con un leggero retrogusto folk ed il solito refrain da applausi. L’album si chiude con la classica (nel suono) Simple Life I Ride, altra cristallina country ballad, e con la gentile e rilassata I Let You Down.

This Is The Year: speriamo che per gli Yarn questo titolo sia di buon auspicio, se lo meriterebbero.

Marco Verdi

 

Novità Di Giugno, Prima Decade. Paul Simon, Spain, Train, Dexys, Boo Hewerdine, Joan Baez, Shawn Colvin & Steve Earle, William Bell, Eli Paperboy Reed, Band Of Horses, Rolling Stones, Van Morrison

rolling stones totally stripped european versionvan morrison it's too late 3cd+dvd

Torna la rubrica delle anticipazioni sulle novità. Queste sono le più importanti ed interessanti tra quelle previste per il 3 e 10 giugno. Dei cofanetti dedicati ai Rolling Stones, Totally Stripped e a Van Morrison, It’s Too Late To Stop Now…Volumes II, III, IV & DVD vi ho già riferito nelle settimane scorse, basta andare a cercare a ritroso nel Blog e trovate tutte le informazioni. Vediamo le altre uscite.

paul simon stranger to stranger

Nuovo album per Paul Simon Stranger To Stranger, il secondo che esce per la Concord/Universal dopo il buono ma non eccelso (per chi scrive) So Beautiful Or So What del 2011 http://discoclub.myblog.it/2011/04/10/temp-d60b04cfdc8f0c74be0a93f5c8899c81/ , mentre nel 2012 è uscito l’eccellente CD+DVD Live In New York City. Anche il nuovo lavoro, da quello che ho sentito e da quello che ha detto chi ha ascoltato l’album nella sua interezza, è un buon lavoro, eclettico e ricco di spunti musicali, con mille generi fusi insieme: però il terzetto di brani con l’artista electro-dance italiano Clap! Clap!, presente in tre brani in modo per fortuna non troppo invasivo (ovvero non si sente troppo) è bilanciato dal ritorno del produttore storico di Simon, Roy Halee (quello dei dischi più belli di Simon & Garfunkel e di Graceland). Nel disco confluiscono anche elementi di musica africana, folk peruviano, ritmi flamenco (grazie alla presenza in alcuni brani di alcuni ballerini usati a mo’ di percussione) e anche elementi quasi “contemporanei” grazie alla presenza di strumenti provenienti dal repertorio di Harry Partch. Ci sono anche un paio di brani strumentali e l’immancabile versione Deluxe, singola e molto costosa, con cinque tracce extra: 2 brani Live, un altro strumentale, un inedito e il duetto con Dion New York Is My Home, tratto dal disco di quest’ultimo. Al solito poi ne parliamo con più calma dopo l’uscita ufficiale, prevista per il 3 giugno.

spain carolina

Tornano anche gli Spain di Josh Haden che, sempre il 3 giugno, pubblicheranno il loro ottavo album (compreso il best), ma quinto effettivo di studio, intitolato Carolina, sempre su etichetta Glitterhouse in Europa (in America è su Diamond Soul Recordings), con la produzione di Kenny Lyon, che nel disco suona di tutto, chitarre elettriche ed acustiche, tastiere, piano, banjo, lap e e pedal steel. Josh Haden ha scritto i dieci brani, suona il basso ed è affiancato dalla sorella Petra Haden al violino e alle armonie vocali, e dall’altro nuovo componente del gruppo, Danny Frankel batterista newyorkese in pista già agli albori del CBGB e poi con Lou Reed, Kd Lang, Rickie Lee Jones, Fiona Apple, John Cale, Laurie Anderson e mille altri. Il disco è stato registrato ai Gaylord Studios di Los Angeles, di proprietà di Lyon, nell’edificio di fronte al club dove il padre di Josh, Charlie Haden guardava Ornette Coleman inventare il suo jazz. Il genere della band è stato definito Alternative, Indie Rock, slowcore, ma secondo me fanno semplicemente buona musica, al di là delle etichette http://discoclub.myblog.it/2014/02/25/i-notturni-josh-haden-spain-sargent-place/ . E questo Carolina lo conferma ancora una volta.

train does led zeppelin II

Di solito (le jam band soprattutto) capita che gruppi importanti eseguano nei concerti di Halloween o di Capodanno, album importanti e storici nella loro interezza, penso a band come Phish Gov’t Mule, ma è raro che un gruppo pubblichi un intero album di studio dedicato ad un disco specifico del passato, però in questo caso il titolo non lascia dubbi Train Does Led Zeppelin II. 

E i Train Led Zeppelin II lo fanno davvero bene, forse fin troppo fedele all’originale, ma a giudicare dai brani che potete ascoltare sopra, magari vale la pena di fare un ripasso. 1. Whole Lotta Love 2. What Is and What Should Never Be 3. The Lemon Song 4. Thank You 5. Heartbreaker 6. Living Loving Maid (She’s Just a Woman) 7. Ramble On 8. Moby Dick 9. Bring It On Home https://www.youtube.com/watch?v=PwhF_LkSJqo Non ho sentito le versioni di Whole Lotta Love Heatrbreaker, ma il resto non è male e Pat Monahan conferma di avere una gran voce. Sempre il 3 giugno la data di uscita, etichetta Crush/Atlantic (la stessa degli Zeppelin).

dexys let the record show

Nel 2014 Kevin Rowland aveva pubblicato un voluminoso (e costoso) cofanetto, soprattutto nella versione in 4 DVD + 2 CD, ma esistevano anche le versioni divise in 3 CD o 2 DVD, il tutto intitolato Nowhere Is Home era la riproduzione di un concerto al Duke Of York’s Theatre, dove si ripercorreva il meglio della sua storica band dei Dexys (una volta anche Midnight Runners) http://discoclub.myblog.it/tag/kevin-rowland/ . Il gruppo, nella prima tribolata incarnazione, si era diviso intorno alla metà degli anni ’80, dopo averci regalato una breve serie di ottimi album, che fondevano soul, o meglio celtic soul alla Van Morrison, rock, musica irlandese, pop di grande qualità, R&B e molto altro, in dischi come Searching For TheYoung Soul Rebels, Too-Rye-Ay e il sottovalutato, ma splendido, Don’t Stand Me Down. Poi le manie di grandezza di Rowland e un evidente calo di ispirazione avevano posto fine alla storia. La storia venne ripresa nel 2012 con l’ottimo One Day I’m Going To Soar ed ora con questo album che riprende un progetto che avrebbe dovuto essere il quarto album di studio della band, Let The Record Show: Dexys Do Irish and Country Soul. Mi piacciono questi titoli dove si capisce subito il contenuto del disco.

Esce per la Warner Music in varie edizioni e contiene classici della musica irlandese e del country (ma non solo, direi che la peraltro bellissima Both Sides Now di Joni Mitchell difficilmente appartiene alle due categorie), ma comunque ecco la lista completa dei contenuti del disco, che esce anche in una versione tripla Deluxe, forse superflua, ma non essendo particolarmente costosa un pensierino si può fare, dove c’è un secondo CD di versioni accapella solo voce o brani strumentali, e un DVD con il consueto Making Of.

Tracklist 1. Women Of Ireland 2. To Love Somebody 3. Smoke Gets In Your Eyes 4. Curragh Of Kildare 5. I’ll Take You Home Kathleen 6. You Wear It Well 7. 40 Shades Of Green 8. How Do I Live 9. Grazing In The Grass 10. The Town I Loved So Well 11. Both Sides Now 12. Carrickfergus [Deluxe Edition Bonus CD2] 1. To Love Somebody (Solo Vocal) 2. Smoke Gets in Your Eyes (Solo Vocal) 3. Curragh of Kildare (Solo Vocal) 4. I’ll Take You Home Again, Kathleen (Solo Vocal) 5. How Do I Love (Solo Vocal) 6. Grazing in the Grass (Solo Vocal) 7. The Town I Loved So Well (Solo Vocal) 8. Carrickfergus (Solo Vocal) 9. How Do I Live (Instrumental) 10. Grazing in the Grass (Instrumental) 11. Both Sides Now (Instrumental) [Deluxe Edition Bonus DVD] 1. 50 Minute Film

A giudicare dalla cover della Mitchell e di Carrickfergus il CD promette molto bene!

boo hewerdine born ep

Boo Hewerdine è un artista di culto, un “beautiful loser” che piace molto agli estensori di questo Blog, soprattutto al sottoscritto. Una carriera iniziata negli anni ’80 con i misconosciuti Bible, poi collaborazioni con un altro “piccolo grande artista” come Darden Simth, e con molti dei migliori talenti del nuovo folk anglosassone, Kris Drever, Eddie Reader, Heidi Talbot, John McCusker, gli State Of The Union e altri. Ogni tanto pubblica un album nuovo, l’ultimo Open, lo scorso anno. Ora esce, per l’etichetta Reveal, un nuovo EP Born, che dovrebbe essere preludio ad un album intero.

Io ve lo segnalo sempre, perché secondo me merita, poi non so se questo EP con cinque brani, tiratura limitata di 1.000 copie, in uscita il 3 giugno, sarà recuperabile, ma i fans sono avvisati.

joan baez 75th celebration

Quest’anno oltre a Bob Dylan un’altra icona della musica americana ha festeggiato il suo 75° compleanno, parliamo di Joan Baez, la quale, a differenza del menestrello di Duluth, ha deciso di festeggiare l’evento in pompa magna, con un mega concerto registrato al Beacon Theatre di New York il 27 gennaio scorso. Ora la Razor & Tie pubblica, il 10 giugno, questo 75th Birthday Celebration in vari formati. C’è il doppio CD, il DVD, o la versione deluxe 2 CD+DVD e il contenuto è fantastico, sia per la scelta dei brani che per ospiti presenti alla serata. Vedete un po’ chi c’era e cosa hanno cantato:

God is God – Joan Baez
There But For Fortune – Joan Baez
Freight Train – Joan Baez and David Bromberg
Blackbird – Joan Baez and David Crosby
She Moved Through the Fair – Joan Baez and Damien Rice
Catch the Wind – Joan Baez and Mary Chapin Carpenter
Hard Times Come Again No More – Joan Baez and Emmylou Harris
Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) – Joan Baez, Emmylou Harris, and Jackson Browne
Seven Curses – Joan Baez
Swing Low, Sweet Chariot – Joan Baez
Oh Freedom / Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around – Joan Baez and Mavis Staples
The Water Is Wide – Joan Baez, Indigo Girls, and Mary Chapin Carpenter
Don’t Think Twice, It’s All Right – Joan Baez and Indigo Girls
House of the Rising Sun – Joan Baez, Richard Thompson, and David Bromberg
She Never Could Resist A Winding Road – Joan Baez and Richard Thompson
Before The Deluge – Joan Baez and Jackson Browne
Diamonds & Rust – Joan Baez and Judy Collins
Gracias a la Vida – Joan Baez and Nano Stern
The Boxer – Joan Baez and Paul Simon
The Night They Drove Old Dixie Down – Joan Baez
Forever Young – Joan Baez
 

shawn colvin & steve earle

Altra formidabile ed imprevedibile accoppiata, Shawn Colvin & Steve Earle pubblicano il 10 giugno il loro disco di duetti Colvin & Earle per la Fantasy del gruppo Universal. Per i misteri della discografia internazionale, la versione singola, ma Deluxe, con tre brani in più, già di per sé fin troppo costosa, uscirà solo per il mercato americano (niente Europa ed Italia), quindi pure di difficile reperibilità.

Il disco, prodotto da Buddy Miller e registrato nel suo studio privato e casalingo, consta di dieci brani nella versione standard, sei scritti dalla coppia Earle e Colvin, più quattro cover, un brano di Emmylou Harris, uno di Sylvia Fricker, Tobacco Road Ruby Tuesday degli Stones. Tredici i brani della Deluxe edition: 1. Come What May 2. Tell Moses 3. Tobacco Road 4. Ruby Tuesday 5. The Way That We Do 6. Happy & Free 7. You Were on My Mind 8. You’re Right (I’m Wrong) https://www.youtube.com/watch?v=QnUktPxUxbU 9. Raise the Dead 10. You’re Still Gone Deluxe Edition Bonus Tracks: 11. Someday 12. That Don’t Worry Me Now 13. Baby’s in Black

Nel disco suonano anche Fred Eltringham alla batteria, Chris Wood (Medeski, Martin & Wood Wood Brothers) al basso e Richard Bennett alle chitarre. Ottimo ed abbondante!

william bell this is where i live

William Bell è stato uno dei primi artisti ad essere messo sotto contratto dalla Stax: il suo primo singolo You Don’t Miss Your Water, una splendida soul ballad, risale al 1961, e il suo ultimo album per l’etichetta di Memphis al 1974. Ora, 42 anni dopo e all’età di 76 anni ritorna su etichetta Stax per questo bellissimo This Is Where I Live.

  https://www.youtube.com/watch?v=dbXMYJSvddk

Dodici brani di soul music senza tempo: 1. The Three Of Me 2. The House Always Wins 3. Poison In The Well 4. I Will Take Care Of You 5. Born Under A Bad Sign 6. All Your Stories 7. Walking On A Tightrope 8. This Is Where I Live 9. More Rooms 10. All The Things You Can’t Remember 11. Mississippi-Arkansas Bridge 12. People Want To Go Home

Le note del disco sono firmate da Peter Guralnick, uno dei decani e tra i più grandi giornalisti musicali americani e nell’album, prodotto da John Leventhal, appaiono brani scritti appositamente per l’occasione da Rosanne Cash, Marc Cohn, Cory Chisel Scott Bomar, oltre che da Leventhal che ha scritto molto dei brani con lo stesso Bell. Oltre ad una ripresa del suo super classico Born Under A Bad Sign, scritta ai tempi insieme a Booker T Jones per Albert King e suonata anche dai Cream. Per gli amanti della soul music che godranno come ricci, sono solo tre parole: gran bel disco!

eli paperboy reed my way home

Un altro che fa grande soul music, “bianca”, mista a rock, è questo signore di belle speranze Eli Paperboy Reed, di cui ,i era piaciuto moltissimo il terzo album http://discoclub.myblog.it/2010/04/29/soul-music-con-l-a-nima-maiuscola-eli-paperboy-reed-come-and/, meno il successivo Night Like This uscito per la Warner Bros nel 2014, dove la voce e le canzoni c’erano ma il suono era drasticamente cambiato. Ora il nostro amico passa alla Yep Rock per questo nuovo My Way Home, in uscita il 10 giugno e sembra avere messo di nuovo la testa a posto. con un disco solido e ben suonato.

Ecco i brani contenuti: 1. Hold Out 2. Your Sins Will Find You Out 3. Cut Ya Down 4. Movin’ 5. Tomorrow’s Not Promised 6. My Way Home 7. Eyes On You 8. The Strangest Thing 9. I’d Rather Be Alone 10. A Few More Days 11. What Have We Done

E un altro estratto, strepitoso, questa volta dal vivo, dal nuovo disco. Dimensione Live dove emerge il suo talento veramente notevole, sentite che roba.

band of horse why are you ok

Nuovo album anche per i Band Of Horses dopo l’interessante Live At the Ryman del 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/02/17/cavalli-razza-versione-unplugged-band-of-horses-acoustic-at-the-ryman/, uscito per una etichetta indipendente, tornano ad una major la Interscope/Universal che pubblica loro il nuovo album Why Are You Ok, prodotto da Jason Lyttle dei Grandaddy, e con la supervisione esecutiva di Rick Rubin (che sarà anche il produttore del nuovo Avett Brothers in uscita il 24 giugno), oltre al mixaggio di Dave Fridmann dei Mercury Rev.

Questi i titoli delle canzoni: 1. Dull Times/The Moon 2. Solemn Oath 3. Hag 4. Casual Party 5. In A Drawer 6. Hold On Gimme A Sec 7. Lying Under Oak 8. Throw My Mess 9. Whatever, Wherever 10. Country Teen 11. Barrel House 12 Even Still

E comunque anche l’ultimo disco del 2012 Mirage Rock aveva avuto un ottimo produttore nella persona di Glyn Johns e pure quelli precedenti, con Phil Eck (Fleet Foxes, Modest Mouse, Shins). Il disco sembra buono ad un veloce ascolto. Sempre ottimi dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=xEFGGChcivg

Direi che è tutto, alla prossima lista di uscite.

Bruno Conti

P.s Scusate, ma c’era stato nei giorni scorsi un problema tecnico nella impaginazione di questo Post, ora risolto.

Il Meglio Del 2015: Puntata Natalizia, Un Anno In Musica.

Come promesso, il giorno di Natale ho preparato la lista definitiva del mio (esagerato) Best Of 2015. Sotto gli auspici del grande Bruce in versione Santa Claus, ecco la classifica del “meglio del resto” (qui trovate le presunte prime scelte, che non vengono ripetute nella lista di oggi, http://discoclub.myblog.it/2015/12/10/ecco-il-meglio-del-2015-secondo-disco-club-blogger-collaboratori/), ricchissima, sono più di 50 titoli fra novità e ristampe. troppi? Può essere, ma come dicevano i latini “melius abundare quam deficere”, ovvero, esageriamo e partiamo. Sono più o meno in ordine cronologico e raccolti anche per piccoli gruppi di genere: live, voci femminili, country, cantautori, folk, grandi nomi ed illustri sconosciuti, tanta bella musica, ovviamente a parere di chi scrive.

another-day-another-time cdgov't mule sco-mulejerry garcia live volume 5

L’anno si è aperto con una serie di album dal vivo estratti dagli archivi.

Another Day, Another Time, Celebrating The Music Of Inside Llewyn Davis, un doppio CD, registrato nell’autunno del 2013, per celebrare la musica della colonna sonora del film dei fratelli Coen, con la partecipazione di una grande quantità di musicisti “nuovi e vecchi” dell’area folk e Americana

Gov’t Mule Feat, John Scofield – Sco-Mule un altro doppio Cd dal vivo, registrato nel 1999, quando era ancora vivo il primo bassista della band, Allen Woody

Jerry Garcia Band – Garcia Live.: Volume Five anche questo doppio, registrato l’ultimo giorno del 1975 al Keystone di Berkeley, a oggi l’ultimo capitolo della serie (poi sono partiti i festeggiamenti per il 50° Anniversario dei Grateful Dead.

waterboys modern blues

Waterboys – Modern Blues

drew holcomb medicine

Drew Holcomb & The Neighbors – Medicine una delle prime sorprese del 2015 (anche se aveva già pubblicato otto dischi prima di questo)

bob dylan shadows in the nightsteve earle terraplaneryan bingham fear and saturday nightrhiannon giddens tomorrow is my turn

Bob Dylan – Shadows In The Night

Steve Earle & The Dukes – Terraplane Blues

Ryan Bingham – Fear And Saturday Night 

Rhiannon Giddens -Tomorrow Is My Turn

Due conferme, un ritorno e un esordio, tutti dischi di notevole spessore

mark knopfler tracker deluxelaura marling short movejj grey & mofro ol' gloryryley walker primrose green

Un altro quartetto di “rispettabili” uscite. Un eccellente disco di Mark Knopfler Tracker, le conferme di Laura Marling con Short Movie JJ Grey & Mofro con Ol’ Glory, e le traiettorie elettroacustiche dell’ottimo Primrose Green di Ryley Walker.

bettye lavette worthybrandi carlile the firewatcher's daughter

Due signore confermano la loro classe.

Betty Lavette – Worthy (anche in versione Deluxe con un DVD dal vivo)

Brandi Carlile – The Firewatcher’s Daughter

Fotheringay nothing more

Fotheringay – Nothing More The Collected Fotheringay Il primo cofanetto importante del 2015 che traccia la breve storia, durata meno di un anno, di una delle band di Sandy Denny, forse la più bella voce prodotta dalla scena musicale inglese

boz scagss a fool to caredayna kurtz risa and fallsufjan stevens carrie & lowell

van morrison duets

Boz Scaggs – A Fool To Care uno dei migliori dischi di blue-eyed soul dell’anno

Dayna Kurtz – Risa And  Fall La cantante nativa del New Jersey ci regala un’altra piccola perla, con un album intenso ed ispirato arricchito da un secondo CD di materiale raro nella edizione italiana pubblicata dalla italiana Appaloosa

Sufjan Stevens – Carrie And Lowell A livello internazionale è praticamente in tutte le liste di fine anno, in Italia sembra sia piaciuto leggermente meno

Van Morrison – Duets: Re-Working The Catalogue Quello con Michael Bublé forse ce lo poteva risparmiare, ma il resto è più che buono, per l’esordio di Van con la nuova etichetta

Olivia Chaney The Longest Riverallison moorer down to believing

Olivia Chaney The Longest River Una giovane cantante ed autrice inglese che incide per la americana Nonesuch un bellissimo disco da classica folksinger

Allison Moorer – Down To Believing L’ex signora Earle “grazie” alle pene del suo divorizo da Steve realizza uno dei suoi dischi migliori

jimmy lafave night tribetom russell tthe rose of roscraedwight yoakam second hand

graham parker mystery glue

Jimmy LaFave – The Night Tribe

Tom Russell – The Rose Of Roscrae

Dwight Yoakam – Second Hand Heart

Graham Parker & The Mystery – Mystery Glue per chi scrive uno dei migliori dischi del rocker inglese http://discoclub.myblog.it/2015/05/19/il-disco-del-giorno-forse-del-mese-graham-parker-the-rumour-mystery-glue/

chris stapleton travellerchristian lopez band onward

Chris Stapleton – Traveller

Chris Lopez Band – Onward accomunati dal fatto di essere stati entrambi prodotti da Dave Cobb, forse il secondo è ancora più bello del pur ottimo Traveller. Cobb durante l’anno ha prodotto anche quelli degli A Thousand Horses, Corb Lund e l’eccellente Delilah di Anderson East.

anderson east delilah

railroad earth live red rocks

Uno dei migliori DVD dell’anno è quello doppio dal vivo dei Railroad Earth Live At Red Rocks

james taylor before this world cd standard

James Taylor – Before This World ottimo disco che rinverdisce i fasti dei suoi migliori dischi degli anni ’70

gnola blues band down the line

Gnola Blues Band altri “italiani per caso” che si sono fatti onore durante l’anno http://discoclub.myblog.it/2015/05/12/blues-tanta-buona-musica-gnola-blues-band-down-the-line/

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Banditos – Omonimo per chi scrive uno delle “sorprese” più piacevoli dell’anno http://discoclub.myblog.it/2015/06/09/facce-raccomandabili-disco-molto-raccomandato-birmingham-alabama-via-nashville-banditos/

needtobreathe live from the woods

Needtobreathe – Live From The Woods E anche questo, pure nella categoria dei migliori dischi dal vivo http://discoclub.myblog.it/2015/06/16/doppi-dal-vivo-classici-needtobreathe-live-from-the-woods-at-fontanel/

dar williams emeraldromi mayes devil on both shoulders

Dar Williams – Emerald

Romi Mayes – Devil On Both Shoulders

one more for the fans lynyrd cd

One More For The Fans – Tribute To Lynyrd Skynyrd Sempre a proposito di Live

dawes all your favorite bandsjason isbell something more than free

Dawes – All Your Favourite Bands http://discoclub.myblog.it/2015/06/03/from-los-angeles-california-the-dawes-all-your-favourite-bands/

Jason Isbell – Something More Than Free il disco “rock” più votato nelle classifiche annuali di gradimento internazionali

sister sparrow the weather below

Sister Sparrow And The Dirty Birds – The Weather Below altro gruppo “sorpresa” che non scherza un c… http://discoclub.myblog.it/2015/07/13/piu-sparviero-che-passerotto-sister-sparrow-and-the-dirty-birds-the-weather-below/

rolling stones hyde park dvdrolling stones live in leedsrolling stones tokyo dome

Inserisco a questo punto i tre From The Vault dei Rolling Stones anche se due sono usciti a fine novembre. Peraltro a dicembre è uscito anche un cofanetto che raccoglie i cinque titoli della serie usciti fino ad ora.

nathaniel rateliff and the night sweats

Nathaniel Rateliffe And The Night Sweats

gregg allman live back to macon

Gregg Allman – Live Back To Macon altro formidabile CD+DVD dal vivo

rpbert cray 4 nights

Robert Cray – 4 Nights In 40 Years Live E pure questo http://discoclub.myblog.it/2015/09/02/quattro-decadi-del-migliori-blues-contemporaneo-robert-cray-band-4-nights-of-40-years-live anche nella categoria dei migliori dischi blues con quello che segue

buddy guy born to play

Buddy Guy – Born To Play Guitar http://discoclub.myblog.it/2015/08/03/lultimo-dei-chitarristi-blues-gran-forma-buddy-guy-born-to-play-guitar/

los lobos gates of gold

Los Lobos – Gates Of Gold

joe ely panhandle rambler

Joe Ely – Panhandle Rambler

tom jones long lost

Tom Jones – Long Lost Suitcase

wood brothers paradise

Tre che sono piaciuti a tutti (sottoscritto incluso) e uno che forse è piaciuto solo a me, e mi sono pure scordato di recensirlo, ma Paradise dei Wood Brothers è tra i candidati certi alla rubrica dei “recuperi” di fine anno., insieme a quello di Trey Anastasio Paper Wheels. Due dischi molti belli.

trey anastasio paper wheels

van morrison astral weeksvan morrison his bandjimi hendrix freedomallman brothers idlewild south 2 cd

Tra le ristampe col botto di fine anno, mancano le due principali Dylan Springsteen, ma erano già nell’altra lista, come tra i live Clapton Blue Rodeo.

natalie merchant paradise is there

Natalie Merchant – Paradise Is There The New Tigerlily Recordings E tra le ristampe “anomale” non trascurerei il disco della Merchant che lo ha ri-inciso ex novo (altro candidato ai recuperi di fine anno o inizio 2016, non ci formalizziamo)

don henley cass county

Don Henley – Cass County http://discoclub.myblog.it/2015/10/16/il-ritorno-dell-aquila-texana-don-henley-cass-county/

de gregori amore e furto

Francesco De Gregori – Amore E Furto http://discoclub.myblog.it/2015/11/02/secondo-me-approverebbe-anche-bob-francesco-de-gregori-amore-furto-de-gregori-canta-dylan/

southside johnny soultime!

Southside Johnny & The Asbury Jukes  – Soultime!

kevin gordon long gone time

Kevin Gordon – Long Gone Time  http://discoclub.myblog.it/2015/12/11/vi-piacciono-bravi-kevin-gordon-long-gone-time/

widespread panic street dogs

Widespread Panic – Street Dogs  http://discoclub.myblog.it/2015/11/09/i-capostipiti-delle-jam-band-gran-forma-widespread-panic-street-dogs/

ethan johns silver liner

Ethan Johns & Black Eyed Dogs – Silver Liner

Tra le “sorprese” di fine anno aggiungerei anche questi quattro. E per concludere un’altra “ristampa” sicuramente tra quelle da recuperare.

eva cassidy nightbird

Eva Cassidy – Nightbird

Direi che è proprio tutto, di alcuni ho inserito anche i link dei post, ma se andate a ritroso, trovate tutto. Quelli che non avete trovato qui erano già nell’altra liste (o perché non ci sono piaciuti o ancora, non rientrano nei gusti del Blog, se state leggendo li sapete) e se c’è qualcosa che manca secondo voi segnalatelo nei commenti, dove potete mandare, se ne avete voglia, ma non è obbligatorio, anche le vostre classifiche di gradimento di fine anno. Magari le più interessanti le riverso pure nel Blog.

Oggi puntatona doppia, domani non credo che posterò nulla, ma non è detto, qualcosa di pronto c’è sempre!

Di nuovo Buon Natale!

Bruno Conti

Uno Dei Migliori Live “Minori” Dell’Anno! Micky & The Motorcars – Across The Pond: Live From Germany

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Micky & The Motorcars – Across The Pond: Live From Germany – Blue Rose CD

Il titolo è un po’ un ossimoro, ma se escludiamo i mostri sacri della nostra musica, per i quali pubblicare un disco dal vivo epocale è sempre stato quasi un atto dovuto (facendo anzi notizia quando il risultato era deludente o appena normale), poche volte sono sobbalzato sulla poltrona ascoltando un live di un cosiddetto outsider (categoria comunque sempre molto numerosa) come nel caso di questo Across The Pond ad opera dei texani Micky & The Motorcars: di primo acchito mi ricordo soltanto il Live At Liberty Lunch di Joe Ely (all’epoca avevo 19 anni, quindi Joe per me era un totale sconosciuto) ed in anni più recenti il doppio Stay Alive! degli italiani Cheap Wine, che avevo fino a quel momento sempre apprezzato ma non al punto di pensarli capaci di suonare in maniera tanto infuocata su di un palco. Il combo guidato dai fratelli Micky e Gary Braun (fratelli a loro volta di Willy e Cody Braun dei Reckless Kelly, quindi una bella famiglia musicale, complimenti alla mamma!) mi aveva già colpito positivamente lo scorso anno con il riuscito Hearts From Above (sesta prova di studio dal 2003), un solido e vibrante CD di puro country-rock made in Texas, ma sinceramente non pensavo che i cinque (completano la band Dustin Schaefer alla chitarra solista, Joe Fladger al basso e Bobby Paugh alla batteria) avessero nelle corde un disco dal vivo di questa portata.

Registrato nel 2013 nelle città tedesche di Heilbronn e Stoccarda, Across The Pond è una superba collezione di canzoni elettriche e pulsanti, rock’n’roll allo stato puro con elementi country, tre chitarristi ed una sezione ritmica con le contropalle, che inoltre hanno in repertorio una serie di brani scritti in maniera perfetta, intensi ed orecchiabili nello stesso tempo, che rimandano in più punti allo Steve Earle dei primi album, anche per il timbro della voce di Micky. Un live album strepitoso, che mi farà a lungo compagnia nei prossimi mesi, e che sarebbe un delitto ignorare solo perché non è rilasciato da una band blasonata e famosa. Chitarre, batteria e basso formato macigno, chitarre, gran voce, ottime canzoni ed ancora chitarre: i fratelli Braun non inventano niente, ma al momento sono tra i migliori a fare quello che fanno. L’inizio è indicativo di come sarà il disco: Any Longer Anymore è una splendida rock’n’roll song venata di country, melodia limpida e ritmo galoppante, con le Motociclette che suonano alla grande un brano tutto da gustare.

Nobody’s Girl continua con la goduria, chitarre ruspanti, voce earliana e foga rockandrollistica figlia di band come i Rolling Stones e gli Heartbrakers di Tom PettySouthbound Street è un intenso honky-tonk elettrico, da assaporare fino all’ultima nota, meglio se con una birra ghiacciata in mano; Rock Springs To Cheyenne è puro Texas, consueta ritmica solida e spedita, ottimi fraseggi di slide e consueto refrain da applausi: il brano si fonde con la fluida Big Casino, con la quale ha più di un punto in comune, anche se qui Micky cede il microfono a Gary. Anche Raise My Glass è una grande canzone, dai toni quasi epici e suonata come al solito con precisione millimetrica; la grintosa Fall Apart ci fa immaginare macchine decappottabili e lunghe strade nel deserto, mentre Sister Lost Soul (scritta da Alejandro Escovedo) è un pezzo che si integra alla perfezione con il sound dei nostri, ed anche qui il ritornello è da urlo. La saltellante e deliziosa The Band Song precede la rocciosa Tonight We Ride, un rock’n’roll puro e semplice, ma diretto come un pugno nello stomaco; l’album si chiude con la vibrante St. Lucy’s Eyes, rock song solida e dallo script adulto, e con la roboante Bloodshot, irresistibile finale epico e chitarristico, tesa come una lama e con Micky decisamente sul pezzo vocalmente parlando https://www.youtube.com/watch?v=_HGNobmBrv4 .

Un live da non perdere, una band che in un mondo giusto se la batterebbe con i grandi, ed anche con i meno grandi ma decisamente più fortunati.

Marco Verdi

Greg Trooper Rivisita La Sua “Anima” Intimistica In Concerto! Live At The Rock Room

greg trooper live at the rock room

Greg Trooper – Live At The Rock Room – 52 Shakes Records

A mia memoria Greg Trooper brutti dischi non ne ha mai fatti,  alcuni ottimi come Everywhere https://www.youtube.com/watch?v=0kc-tttiwck , Noises In The Hallway e Popular Demons del periodo iniziale, e Upside-Down Town del periodo più recente, intervallati da saltuarie performance “live” come Between A House And A Hard Place del 2002 e The BackShop Live del 2006, prima di approdare a questo terzo lavoro dal vivo Live At The Rock Room, dove il cantautore del New Jersey (viene da Neptune City, a due passi da Asbury Park)  sprigiona ancora una volta tutto il suo talento di “storyteller”. Affiancato solamente da Jack Saunders voce e contrabbasso e da Chip Dolan voce, tastiere e fisarmonica, il buon Greg ha registrato questo lavoro in un piccolo locale di Austin, il Rock Room (una sorta di omologo del Bar Trapani dell’amico Paolo Pieretto a Pavia), in una atmosfera intima e con gli arrangiamenti semi-acustici suggeriti dalla strumentazione.

Il repertorio della serata attinge principalmente dagli album più recenti: quindi Upside-Down Town (10) e Incident On Willow Street (13) http://discoclub.myblog.it/2013/10/24/dal-new-jersey-via-italia-on-the-road-again-greg-trooper-inc/ , ma l’apertura del concerto pesca da Make It Through This World (05) con le iniziali This I’d Do e Don’t Let It Go To Waste, dove si evidenzia subito il caloroso apporto del pubblico presente, che viene trascinato nella successiva Good Luck Heart dal ritmo accelerato con la fisarmonica e armonica in evidenza, prima di passare all’unico brano inedito del concerto, una ballata crepuscolare come Broken Man, seguita dalla bellissima They Call Me Hank (cercatela in Upside-Down Town), qui riproposta con un sottofondo di fisarmonica che riesce a commuovere. Il set successivo è dedicato a Incident On Willow Street a partire dal bel lavoro di tastiere di Everything’s A Miracle https://www.youtube.com/watch?v=Z1rBqsEsZWs  , la danzereccia Mary Of The Scots In Queens https://www.youtube.com/watch?v=7faaed_EekI , ballate avvolgenti e sentimentali come The Land Of No Forgivenees e Amelia, e il folk di One Honest Man, cantato con la sua tipica voce vissuta. Il concerto si avvia (purtroppo) alla parte finale con il country arioso di Might Be A Train, andando poi giustamente a recuperare una dolcissima e poco conosciuta Inisheer (da Floating), omaggiare una città che gli è rimasta nel cuore con All The Way To Amsterdam, andando a chiudere con le note melodiche di We’ve Still Got Time, che risuonano a lungo dopo che il brano svanisce.

Per chi scrive, Greg Trooper (ormai sulle scene dal 1986) è uno dei più grandi “songwriters” americani degli ultimi 20 anni, durante i quali ha registrato 13 album (con questo) che contengono canzoni di rara bellezza e spessore, un artista di talento che non cessa mai di stupire, venerato da tanti colleghi (ad esempio Steve Earle è un fan), con sue canzoni che sono state registrate da numerosi artisti tra cui proprio da Steve Earle, ma anche Vince Gill, Billy Bragg, Robert Earl Keen, Tom Russell, e la sempre meravigliosa Maura O’Connell. Ammettiamolo, forse ci sono in giro fin troppi cantautori, ma pochi interpreti qualificati, e per quel che mi riguarda Greg Trooper merita di essere considerato molto di più di un “artista di culto”, perché nella musica dovrebbero contare, ma non è sempre detto, la professionalità e la qualità delle canzoni. Ciò detto Live At The Rock Room resta un disco “altamente” consigliabile a chi apprezza il genere!

Tino Montanari

Storie Di Circhi, Spettacoli E Country Music. William Clark Green – Ringling Road

william clark green ringling road

William Clark Green – Ringling Road – Bill Grease/Thirty Tigers Records

Sembra che le qualità di William Clark Green, cantautore di Flint, Texas, già al suo quarto album, questo Ringling Road, non siano in discussione. Inserito in quella pattuglia di musicisti che mescolano, alternative country, a momenti anche abbastanza grintoso e chitarristico, roots e Red dirt music, una abbondante dose di rock texano, Green è in possesso della classica voce del cantante sudista, vellutata e grintosa, a seconda delle occasioni, ha una buona penna, infatti firma tutta le sue canzoni, da solo o con l’aiuto di vari co-autori, si circonda di buoni musicisti, alcuni che costituiscono la sua band fissa, magari non notissimi, ma decisamente validi, oltre ad alcuni sessionmen tra i migliori in circolazione e utilizzati in alcuni brani, Kenny Greenberg alle chitarre, Dan Dugmore alla steel, John Deaderick alle tastiere e alla fisa, Glenn Duncan a mandolino, banjo e violino, proprio nei tre brani iniziali, non a caso  tra i migliori dell’album, di cui tra un attimo. La produzione è affidata a Rachel Loy, una gentil donzella che ha realizzato il disco allo Shack in quel di Austin, Texas, e che nel suo CV, oltre ad essere la bassista di Hank Williams Jr. vanta il lavoro di sessionwoman in quel di Nashville (anche con Taylor Swift, uhm) e ha realizzato tre o quattro album come solista. Come al solito mi chiederete, ma tutti questi particolari sono importanti? Sì.

william clark green rose queen

E’ ovvio che poi la parte del leone la fanno le canzoni, ma tutto il contorno sonoro ha una rilevanza non marginale. Come nel precedente Rose Queen, registrato in quel di Nashville, il nostro WCG ha la tendenza a mescolare un rockin’ country grintoso a momenti dove prevale un country più allineato ai voleri dell’industria discografica (ed infatti i suoi dischi sono regolarmente nelle classifiche di settore). Quindi, partendo dalla fine, questo Ringling Road, che si avvale nella grafica del pregevole libretto interno di una iconografia ispirata dai Freak-show, dai circhi, dagli spettacoli itineranti in generale, evocati nelle belle illustrazioni, appunto nel finale, vira verso un country un po’ di maniera, sempre dignitoso, ma diciamo non memorabile, in Going Home, la classica canzoncina piacevole di country-pop e nella zuccherosa ballata Still Think About You, entrambe dagli arrangiamenti più carichi e dai ritornelli facili da memorizzare, che si aggiungono a Final This Time, un’altra ballatona spezzacuore a base di pedal steel, in duetto con Dani Flowers, che aumentano il tasso glicemico del CD https://www.youtube.com/watch?v=oFZ7NqFyNYA . Per il resto, a partire dal trittico iniziale, dove si apprezza il lavoro di Duncan ricordato prima, è tutto un fiorire di chitarre elettriche grintose e generose, anche in modalità slide, sezioni ritmiche poderose, tastiere che colorano con gusto il sound, ed ecco quindi scorrere Next Big Thing https://www.youtube.com/watch?v=0ruxKTx5lKU , Sticks And Stones, un country-rock energico che non ha nulla da invidiare allo Steve Earle del periodo di Copperhead Road, ma anche a formazioni attuali come i Reckless Kelly, e ancora Creek Don’t Rise, con il violino guizzante di Glenn Duncan che aggiunge una patina bluegrass alle procedure https://www.youtube.com/watch?v=GMnMeKVzVk8 .

Ottima anche la title-track Ringling Road, con il suo arrangiamento più complesso, ricco di sfumature blues, con le solite chitarre sempre bene in evidenza e Green che conferma di essere in possesso di una voce espressiva e “polverosa”, mentre il brano ha quel suono che ricorda un qualcosa di già sentito molte volte, ma senza cadere nel puro plagio. Fool Me Once è un buon mid-tempo con elementi di pop-rock mainstream, ma inseriti con giudizio, senza sbracare troppo e sempre con quel suono chitarristico che è una delle caratteristiche vincenti dell’album, ribadite nella grinta della vibrante Sympathy e nelle avvolgenti melodie della bella Hey Sarah https://www.youtube.com/watch?v=FHL2sg4gMFY , dove torna a farsi sentire la steel guitar di Dan Dugmore, presente nuovamente nella successiva Old Fashioned, altra costruzione “vecchia maniera”, con richiami ad Austin e LA, Houston e Tennessee https://www.youtube.com/watch?v=rJcHaR4F290 , sia nel testo come nella musica, il vecchio country-rock texano e californiano incontra il contemporary country ed il risultato, senza essere trascendentale, è comunque abbastanza piacevole.

Bruno Conti  

“Pene D’Amor Perduto”, Un Ritorno Alle Origini Del Suo Suono! Allison Moorer – Down To Believing

allison moorer down to believing

Allison Moorer – Down To Believing – Entertainment One

Allison Moorer è una delle più interessanti cantautrici americane. Con Down To Believing giunge al nono album della sua carriera. Allison è anche stata la moglie di Steve Earle, fino a che nel marzo del 2014 Earle non ha annunciato che i due si erano divisi. Di solito le cose andrebbero tenute separate, ma visto che il nuovo album, in un certo senso, è la cronaca del divorzio tra i due,  in quella categoria di dischi che si chiamano “divorce album”, dopo che la stessa Allison ha dichiarato che non essendo lei capace di scrivere canzoni in seconda persona, come un osservatore esterno, ma ama scrivere brani ispirati alla sua vicenda umana ed amorosa, il disco è diventato la storia di questa dolorosa vicenda; prima di lei, penso a Rosanne Cash in passato, o Kathleen Edwards in tempi più recenti, altre hanno raccontato le cosiddette “pene d’amor perduto” (perché a differenza di Shakespeare, non finisce bene). Condizione certo non necessaria per incidere un buon disco, ma evidentemente la Moorer voleva mettere in versi e musica quello che stava succedendo. Con ottimi risultati. La brava e gentile Allison è rimasta fedele al suo stile che coniuga da sempre country e rock, ma il risultato non si ascrive tout court, come si potrebbe pensare, al country-rock, ma è una fusione dei due stili, con ampi innesti di folk e una facilità di scrittura vicina al pop più raffinato, punto che la accomuna alla sorella Shelby Lynne (di cui è atteso, con impazienza da chi scrive, il nuovo album, I Can’t Imagine, previsto per inizio maggio) https://www.youtube.com/watch?v=ehAsS8BPUD4 .

La Moorer non ha, forse, una voce bella e completa come la sorella https://www.youtube.com/watch?v=WfKpF_YLgQ4 , ma comunque più che adeguata alla bisogna, espressiva ed energica, quando occorre, come nell’iniziale, eccellente sferzata rock di Like It Used To Be, con la pioggia di chitarre acustiche ed elettriche, soprattutto le seconde, poste in primo piano dal produttore Kenny Greenberg (di nuovo alla “guida” dopo aver prodotto i primi due dischi della Moorer) https://www.youtube.com/watch?v=QvBvph2ssLI . O Thumderstorm/Hurricane, una sorta di scura e drammatica ballata percorsa da una spruzzata di archi che rendono avvolgente il suono, e con le chitarre elettriche, suonate dallo stesso Greenberg che la punteggiano con veemenza, oltre ad Allison, che la canta con grande verve vocale https://www.youtube.com/watch?v=xiXo1WbziSA . I Lost My Crystal Ball è la prima delle canzoni che avvicinano la sua recente vicenda, attraverso la metafora di questa palla di cristallo che si trasforma in una palla da demolizione la Moorer racconta, in modo semisarcastico, dell’effetto devastante che la stessa ha avuto nella sua vita https://www.youtube.com/watch?v=29ApPZg6b88 , Greenberg le cuce addosso un altro arrangiamento molto carico, elettrico, ma ricco di particolari, dove primeggiano i musicisti che suonano nell’album, dallo stesso Kenny Greenberg impegnato all’acustica, oltre che alla solista, a Dan Dugmore, alla steel, mandolino e 12 corde, Chad Cromwell, batteria e Michael Rhodes, basso,  tutti impegnati anche nella title-track Down To Believing, una ballata umbratile e malinconica che cerca di esorcizzare le ferite attraverso un afflato melodico che è figlio del più classico suono country ed è cantato con voce vulnerabile, ma anche assertiva, dalla brava Allison https://www.youtube.com/watch?v=V3CxTZhYbug .

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Che spesso si fa aiutare anche da altri autori, i più noti, oltre a Greenberg, Angelo Petraglia, Keith Gattis e Audley Freed, ma il merito sostanziale della riuscita del disco va soprattutto alla Moorer, che nei cinque anni passati dal precedente Crows, evidentemente aveva radunato molte idee poi messe in pratica in questo CD. Tear Me Me Apart, di nuovo con una bella grinta rock nello svolgimento dei temi o If I Were Stronger che approccia queste storie di amori che finiscono sotto la forma di una bella ballata pianistica, poi abbellita dalle fioriture degli arrangiamenti di Greenberg, nel giusto mix tra un suono più pop e commerciale e le esigenze della canzone d’autore https://www.youtube.com/watch?v=wIaisYn2k5s . Wish I, con la sua lista di desideri sciorinati senza vergogna https://www.youtube.com/watch?v=m6BZNqHs2Ck , è un altro tassello di questo viaggio verso la guarigione, cantato con la solita passione e forse un pizzico di romanticismo di troppo, che però non guasta, ottimo l’arrangiamento con le chitarre sempre sugli scudi.

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Molto bella anche la più raccolta Blood, una sorta di moderna country folk ballad, con la sua weeping steel guitar, che esamina il rapporto con la sorella Shelby https://www.youtube.com/watch?v=x5DaFddnrcs  o Mama Let The Wolf In, il “vaffanculo” a quel “Big Bad Motherfucker” che è la malattia autistica che affligge il figlio di 5 anni John Henry, avuto con Steve Earle, e che è il motivo per cui vive a New York, città dove risiede anche il padre, il brano ha un suono elettrico quasi alla Creedence https://www.youtube.com/watch?v=n6WUj-ceuLc , e non è un caso che la cover scelta dalla Moorer, su istigazione della sua etichetta, sia la splendida Have You Ever Seen The Rain, una delle più belle canzoni di sempre https://www.youtube.com/watch?v=YUmmrn8vdlk , che fonde in modo mirabile country e rock, come in fondo è riuscita a fare anche Allison Moorer, in questo bel album, caldamente consigliato agli amanti del cantautorato femminile.

Bruno Conti

Sotto Un Cappello Texano…Tanta Buona Musica ! Ryan Bingham – Fear And Saturday Night

ryan bingham fear and saturday night

Ryan Bingham – Fear And Saturday Night – Axster Bingham Records

Nel giro di qualche anno, a partire dal suo esordio reale con Mescalito (07) (prima erano stati pubblicati Lost Bound Rails, Wishbone Saloon e Dead Horses, dischi da tempo introvabili), Ryan Bingham è diventato un personaggio importante del circuito musicale americano. Dopo il grande successo di Mescalito (accolto benissimo anche dalle nostre parti) https://www.youtube.com/watch?v=MRDNPo1_Q0w , per Ryan obiettivamente era difficile bissare un lavoro così fresco, energico e ispirato, ma il “nostro” c’era, a tratti,  riuscito, prima con i successivi Roadhouse Sun (09) e Junky Star (10), vincendo anche l’Oscar con la canzone The Weary Kind (dal film Crazy Heart di cui era tra gli interpreti) https://www.youtube.com/watch?v=4Aqh7XZUaW4 , poi Bingham ha voluto, o dovuto, cambiare, fondando la sua casa discografica Axster Bingham Records e distribuendosi da solo, una scelta che si è rilevata discutibile, abbandonando il produttore T-Bone Burnett per Justin Stanley, e il risultato è stato  un disco interlocutorio come Tomorrowland (12). Per questo nuovo Fear And Saturday Night, il “texano” si avvale di nuovo di una produzione “importante”, Jim Scott (Wilco, Tom Petty, Stones, Grace Potter & The Nocturnals), e di una nuova band composta da Shawn Davis al basso, Daniel Sprout e Jedd Hughes alle chitarre, Chris Joyner alle tastiere e Nate Barnes alla batteria: risultato, una cinquantina di minuti di musica di nuovo “polverosa”, con testi scritti come da abitudine nella sua roulotte e cantati come sempre con la sua voce rauca intrisa da whisky.

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“Le paure del sabato notte” si aprono con il cadenzato country-rock di Nobody Knows My Trouble https://www.youtube.com/watch?v=cg3HfOaC4KE  e proseguono con una ballata elettrica e “dylaniana” come Broken Heart Tattoos https://www.youtube.com/watch?v=-y0GB5QNj84 , il blues chitarristico di Top Shelf Drug, passando per le atmosfere folk di Island In The Sky https://www.youtube.com/watch?v=4Dz2vSu0kkE, il ritmo da frontiera messicana in Adventures Of You And Me, e la title track Fear And Saturday Night, che è figlia di The Weary Kind, un brano quasi narrato, con la chitarra che traccia le linee armoniche e la voce roca di Ryan che dà il suo meglio. Una chitarra acustica apre My Diamond Is Too Rough https://www.youtube.com/watch?v=aDFpHvTucw4 , poi la canzone si tramuta in una ballata elettrica con un bel percorso di chitarre nel finale, mentre Radio ripercorre i sentieri cari al Neil Young di Harvest, per poi tornare alle pennellate acustiche e romantiche di Snow Falls In June e ad un brano pieno di “pathos” come Darlin, arrivando all’alba delle “paure” con il blues elettrico di Hands Of Time velocizzato in un “Bo Diddley style”, e il fatto di saper fare grande musica lo conferma con la conclusiva Gun Fightin’ Man, cadenzata, sofferta e tesa, con un tocco acido di blues che si fonde in modo mirabile con l’armonica di Bingham.

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Fear And Saturday Night anche se forse non è al livello dei primi lavori, è sicuramente superiore di due spanne al precedente lavoro in studio, (anche per merito di Jim Scott che ha aggiunto quel “quid” che ha reso più efficace la musica di Ryan Bingham), e se anche il nostro non diventerà come Steve Earle o Joe Ely (come qualcuno ha azzardato), ha tutte le possibilità di proseguire un viaggio che potrebbe davvero portarlo a ridosso dei grandi “rocker” del Texas. Per chi scrive, uno dei migliori “road album” di questo inizio d’anno !

Tino Montanari

Prossimi Dischi, Vicini E Lontani Parte II. Laura Marling, Blackberry Smoke, Steve Earle, James McMurtry + Fotheringay Box

laura marling short move

Seconda parte delle anticipazioni a lunga gittata. Si è aggiunto anche un bel Box.

Laura Marling – Short Movie – Virgin/EMI/Caroline/Ribbon 24-03-2015

La giovane cantautrice inglese, una delle mie preferite tra le ultime generazioni di autori britannici http://discoclub.myblog.it/2011/09/22/giovani-talenti-si-confermano-laura-marling-a-creature-i-don/ , approda al quinto album della sua produzione. Annunciato dalla stessa Marling come un album elettronico (cosa che mi aveva un poco spaventato), in effetti è più elettrico dei precedenti, ma, a giudicare dalle due canzoni che circolano sotto forma di video, molto belle, datemene a iosa di album “elettronici” così. Il disco, concepito in America, dove Laura è andata a vivere da un paio di anni, in quel di Los Angeles, è molto influenzato dai suoni delle metropoli americane, quelli della California, con elicotteri sopra la testa a ogni piè sospinto e uno strano sottofondo sonoro nell’aria, sempre dalle sue parole, che ha ispirato un suono più metallico, urbano, rispetto alle precedenti prove più folk e bucoliche, addirittura un brano, Small Poke è stato ispirato dalla sua esperienza di trovarsi a New York durante l’uragano Sandy e di non avere difesa dalle forze scatenate della natura.

L’album è il primo che viene realizzato senza l’aiuto di un produttore esterno, con Laura Marling hanno collaborato il suo batterista Matt Ingram e l’ingegnere e produttore Dan Cox, insieme hanno realizzato la base del disco, a cui si sono aggiunti Nick Pinki al basso, Tom Hobden dei suoi vecchi amici Noah And The Whale agli archi (che forse perché suona il violino è stato indicato come Tom Fiddle!?) e Ruth De Tuberville al cello.

Warrior’
‘False Hope’
‘I Feel Your Love’
‘Walk Alone’
‘Strange’
‘Don’t Let Me Bring You Down’
‘Easy’
‘Gurdjieff’s Daughter’
‘Divine’
‘How Can I’
‘Howl At The Moon’
‘Short Movie’
‘Worship’
A giudicare dai due brani che potete ascoltare sopra si candida fin d’ora tra i migliori dell’anno, ma vedremo (e sentiremo) meglio al momento dell’uscita.
blackberry smoke holding all the roses
Blackberry Smoke – Holding All The Roses – Rounder/Concord Universal USA – Earache Records UK 10-02-2015
Nuovo album per la band sudista americana, il quarto di studio per il quintetto della Georgia dopo lo strepitoso live dello scorso anno http://discoclub.myblog.it/2014/08/28/altro-grande-doppio-southern-dal-vivo-anche-triplo-blackberry-smoke-leave-scare-live-north-carolina/, è anche il primo che uscirà per una major, almeno negli Stati Uniti, Rounder, del gruppo Universal/Concord- Il disco, prodotto da Brendan O’Brien (Springteen, Pearl Jam, Neil Young, nonché Aerosmith e AC/DC) è decisamente buono, come leggerete nella recensione, già preparata e che verrà pubblicata quando sarà il momento. Nel frattempo un piccolo anticipo…
steve earle terraplane

Steve Earle & The Dukes – Terraplane – New West – CD o Deluxe CD + DVD 17-02-2015

Sedicesimo album solo per Steve Earle, come lascia presagire il titolo, e il fatto che sia stato registrato all’House Of Blues Studio D di Nashville, con la produzione di R.S. Field,  si tratta di un album “ispirato” alle dodici battute classiche, rivisitate nella personale visione del barbuto musicista americano (che, come forse avrete letto, nel frattempo ha divorziato dalla sua settima moglie Allison Moorer, che ha avuto pure lei una vita travagliata come Earle, l’omicidio-suicidio dei genitori quando aveva 14 anni, e la scoperta dell’autismo del figlio avuto con lo stesso Steve, e di cui a marzo è in uscita un nuovo album Down To Believing, ma ne parliamo un’altra volta). Tornando al disco, ne uscirà anche una versione Deluxe, con un DVD che riporta il classico Making Of del disco e tre brani acustici come bonus.

Questa è la lista dei brani:

1. Baby Baby Baby (Baby)
2. You’re the Best Lover That I Ever Had

https://soundcloud.com/newwestrecords/steve-earle-the-dukes-youre
3. The Tennessee Kid
4. Ain’t Nobody’s Daddy Now
5. Better Off Alone
6. The Usual Time
7. Go Go Boots Are Back
8. Acquainted With the Wind
9. Baby’s Just as Mean as Me
10. Gamblin’ Blues
11. King of the Blues

james mcmurtry complicated game

James McMurtry – Complicated Game – Complicated Game Records USA – Blue Rose EU – 24-02-2015

Il grande cantautore texano (uno dei segreti meglio custoditi della canzone americana) interrompe un silenzio di sei anni al livello discografico, con questo nuovo album, prodotto da CC Adcock e Mike Napolitano e che esce a livello indipendente negli Stati Uniti e distribuito in Europa dalla meritoria Blue Rose (in Italia IRD), un disco che viene annunciato come più acustico dei precedenti…

Anche se a giudicare da questo brano non si direbbe. Queste le canzoni contenute nel CD in uscita a fine febbraio:

1. Copper Canteen
2. You Got To Me
3. Ain’t Got A Place
4. She Loves Me
5. How’m I Gonna Find You Now
6. These Things
7. Deaver’s Crossing
8. Carlisle’s Haul
9. Forgotten Coast
10. South Dakota
11. Long Island Sound
12. Cutter

Fotheringay nothing more

Fotheringay – Nothing More – The Collected Fotheringay – 3CD+DVD – Island/Universal 31-03-2015

Per finire, una bella notizia dell’ultima ora (a parte per i portafogli degli appassionati). Dopo i vari cofanetti dedicati a Sandy Denny, carriera solista, BBC Sessions, lavori con i Fairport Convention, ora ne esce uno dedicato al suo breve periodo (un anno, il 1970) con i Fotheringay, che in effetti fruttò un solo album a livello ufficiale uscito ai tempi, un Fotheringay II, uscito postumo su CD nel 2008 per la Fledg’ling Records e un Live Essen, semiufficiale. Ora la Universal pubblica questo cofanetto retrospettivo che ci regala parecchie chicche della band di Sandy Denny ( e Trevor Lucas, Jerry Donahue, Pat Donaldson e Gerry Conway): soprattutto il DVD che presenta quattro brani registrati per la trasmissione tedesca Beat Club che si aggiungono alla scarsa filmografia della bionda cantante inglese (per me la più grande prodotta da quella scena), ma anche, nel terzo CD, sette brani registrati dal vivo ad un Festival in quel di Rotterdam, nell’agosto 1970, mai pubblicati prima, e sette tracce pescate dagli archivi della BBC Radio.

La puntata della trasmissione del Beat Club è questa (così vi gustate anche Stone The Crows, Colosseum e Muddy Waters, oltre ad un brano dei Fotheringay)

E questo è il contenuto completo del cofanetto:

Tracklist
CD1:
1. Nothing More
2. The Sea
3. The Ballad of Ned Kelly
4. Winter Winds
5. Peace In The End
6. The Way I Feel
7. The Pond and The Stream
8. Too Much of Nothing
9. Banks of The Nile
10. The Sea – Demo version
11. Winter Winds – Demo version
12. The Pond and The Stream – Demo version
13. The Way I Feel – Original version
14. Banks of The Nile – Alternate take
15. Winter Winds – Alternate take

CD2:
1. John The Gun
2. Eppie Moray
3. Wild Mountain Thyme
4. Knights of the Road
5. Late November
6. Restless
7. Gypsy Davey
8. I Don’t Believe You
9. Silver Threads and Golden Needles
10. Bold Jack Donahue
11. Two Weeks Last Summer
12. Late November – Joe Boyd mix
13. Gypsy Davey – Joe Boyd mix
14. Two Weeks Last Summer – Joe Boyd mix
15. Silver Threads and Golden Needles – alternative 2004 version
16. Bruton Town – Rehearsal version
17. Bruton Town – 2015 version

CD3:
1. The Way I Feel – Live in Rotterdam
2. The Sea – Live in Rotterdam
3. Too Much Of Nothing – Live in Rotterdam
4. Nothing More – Live in Rotterdam
5. I’m Troubled – Live in Rotterdam
6. Two Weeks Last Summer – Live in Rotterdam
7. The Ballad of Ned Kelly – Live in Rotterdam
8. Banks of The Nile
9. Memphis Tennessee
10. Interview / The Sea – BBC Top Gear
11. The Lowlands of Holland – BBC Folk On One
12. Eppie Moray – BBC Folk On One
13. John The Gun – BBC Sounds of The 70s
14. Bold Jack Donahue – BBC Sounds of The 70s
15. Gypsy Davey – BBC Sounds of The 70s
16. Wild Mountain Thyme – BBC Sounds of The 70s

DVD:
1. Nothing More
2. Gypsy Davey
3. John the Gun
4. Too Much of Nothing

Anche per oggi è tutto, alla prossima!

Bruno Conti

Una Carriera Ai Bordi Del Ring, Come Certi “Pugili”! Matthew Ryan – Boxers

matthew ryan boxers

Matthew Ryan – Boxers – Dowload Matthew Ryan. Com – Blue Rose Records 04-11-2014

Sostenere una carriera lunga quasi due decenni (rimanendo uno quasi sconosciuto sul mercato) e quindici album (gli ultimi due I Recall Standing As Though Nothing Could Fall (11) e In The Dusk Of Eveything (12) recensiti dal sottoscritto su queste pagini virtuali http://discoclub.myblog.it/2012/10/29/un-cane-sciolto-ma-ricco-di-talento-matthew-ryan-in-the-dusk/ ), questa è la storia di Matthew Ryan, un talento compositivo che merita attenzione e rispetto, uno dei pochi musicisti capace di assemblare il rock alternativo con il classico stile dei più noti cantautori americani. Lo scorso inverno il buon Ryan raduna presso gli Applehead Studios di Woodstock in New York un manipolo di validi musicisti, capeggiati dal produttore e polistrumentista Kevin Salem, autore di buone prove sul finire degli anni ’90 (come Soma City (95), Brian Fallon dei Gaslight Anthem alla chitarra, il collaboratore di lunga data Brian Bequette al basso, Joe Magistro (Black Crowes e Rich Robinson) alla batteria e percussioni, e come ospite la cantante-violinista Tracy Bonham, con il risultato di più di cinquanta minuti di musica solida, con ballate elettriche tese come una lama e canzoni dolci e malinconiche, con le chitarre che suonano come se fosse un disco di Neil Young, e come sempre, la voce bella e profonda, triste ed intonata, di Matthew a dettare ritmi e melodia, per questo Boxers che rimanda al folgorante esordio di Mayday (97), quindi da avere assolutamente sul vostro scaffale.

Apre il disco un trio di canzoni che non lascia respiro, a partire dalla title track Boxers (dove si sente l’impronta di Fallon), la tambureggiante God’s Not Here Tonight e la chitarristica e potente The First Heartbreak, intervallate dall’incedere accattivante di Suffer No More e dalla cocciuta batteria di Heaven’s Hill. Con We Are Libertines arriva la prima grande ballata, guidata da una voce molto personale, seguita da una Then She Threw Me Like A Hand Grenade, accompagnata e introdotta dal violino della Bonham, mentre Until Kingdom Come è una triste storia raccontata con il piglio del grande “storyteller”, passando per i “feedback” e il ritmo della batteria di una tosta This One’s For You Frankie , il vortice elettrico di An Anthem For The Broken e l’oscura If You’re Not Happy, un sussurro nella notte, suonata in punta di piedi con chitarra elettrica e piano, senza sezione ritmica.

Chiudono il disco due bonus tracks, una versione demo in chiave folk di Then She Threw Me Like A Hand Grenade (che nel ritornello ricorda vagamente One degli U2) e una dolcissima The Queen Of My Arms uscita dalle “sessions” del disco, sempre con il violino della Bonham a dettare la melodia.Tipico prodotto della “working class americana” (il nostro amico è della Pennsylvania), Matthew Ryan ha le sue radici (inizialmente) nella musica di Springsteen, Earle, Mellencamp e Hiatt, e anche in questo lavoro il basso, le chitarre acustiche e elettriche, e batteria, sono l’ossatura di Boxers, con le varianti di un pianoforte o di un violino, che danno più vigore al racconto di canzoni per riflettere, canzoni per continuare a sperare.

Abbandonate definitivamente certe ambizioni sonore, Ryan è tornato alla sostanza della musica, alla “polpa” delle canzoni, anche se (per chi scrive) rimane sempre condannato ad una perenne condizione di “beautiful loser”, e i suoi dischi forse rimarranno sempre proprietà per pochi intimi, ma è bello sapere che da qualche parte ci sono ancora autori come Matthew Ryan.

NDT: Per chi fosse interessato, il CD dovrebbe uscire in formato fisico per la Blue Rose ai primi di Novembre!

Tino Montanari