Ancora “Italiani Per Caso”, Ma “Americani Dentro”, Questa Volta Tocca a Valter Gatti – Southland

valter gatti southland

Valter Gatti – Southland – fonoBisanzio/Ird

Valter (con la V, credo per problemi all’anagrafe italiana) Gatti è l’ennesimo musicista italiano indipendente innamorato della musica degli Stati Uniti, anzi, come si deduce dal titolo del disco, Southland, quella del Sud degli States. Il nostro amico nasce, per mantenere l’analogia, nel Sud della Lombardia, nel lodigiano, ma opera, come giornalista e divulgatore nella zona di Padova (quindi una sorta di “collega”): questo disco è il suo esordio discografico, a quasi 60 anni, portati bene, decide di registrare un album per rendere omaggio alla musica che ha sempre ascoltato. E per realizzarlo si affida a una pattuglia di musicisti italiani: Paolo Costola, dobro, slide, chitarre elettriche ed acustiche, Valerio Gaffurini, Hammond, Fender Rhodes e piano, Larry Mancini, basso e Albert Pavesi, batteria, oltre alle armonie vocali di Raffaella Zago e alla viola e violino di Michele Gazich, che cura anche la produzione del disco, sempre citare i nomi, lo meritano. Non contento di tutto ciò contatta anche alcuni musicisti americani di “culto” per suonare nel CD: Greg Martin dei Kentucky Headhunters http://discoclub.myblog.it/tag/kentucky-headhunters/ , Chris Hicks, attuale chitarrista della Marshall Tucker Band e Greg Koch, grande chitarrista, testimonial della Fender per il modello Telecaster http://discoclub.myblog.it/2013/11/03/c-e-sempre-qualcuno-bravo-che-sfugge-greg-koch-band-plays-we/ .

E tutti gli rispondono di sì. Nel progetto viene coinvolto anche Massimo Priviero, per duettare in uno dei due brani cantati in italiano, nell’altro c’è Gazich. Il risultato è un disco di southern-folk-country-blues- rock, con un paio di cover di assoluto pregio, scelte con cura, All Along The Watchtower di Dylan e The Joker della Steve Miller Band. Se proprio devo fare un appunto (da appassionato ad appassionato) Gatti non ha una voce particolarmente memorabile, si affida ad uno stile vocale diciamo leggermente “laconico”, a tratti una sorta di parlar-cantando o viceversa, ma gli arrangiamenti curati di Gazich e la buona qualità delle canzoni e degli interventi solisti degli ospiti rendono il disco molto piacevole, per chi ama questa musica. E così scorrono l’iniziale Southland, un brano dall’atmosfera quasi celtica grazie alla viola di Gazich, ma anche derive “desertiche” americane; All Along The Watchtower viene proposta in una veste tra folk e rock, di nuovo grazie al guizzante violino di Michele sembra quasi una outtake di Desire, e ottimo anche il lavoro della slide di Costola.

Raffiche Di Vento, con il controcanto di Priviero e l’eccellente lavoro della tagliente chitarra solista di Chris Hicks, è un gagliardo pezzo rock, come pure la successiva In Your Town, una bella ballata sudista dalla melodia avvolgente con l’ottimo Greg Martin che colora il brano con la sua lirica chitarra. Lifelong Blues, come da titolo, illustra un’altra delle passioni di Valter, il blues, un altro pezzo percorso dalla chitarra di Martin e dal violino di Gazich, mentre Take Me As I Am è una delicata e struggente ballata pianistica. Nella cover di The Joker si cerca di ricreare l’atmosfera divertita e divertente del brano originale, sempre scanzonato e godibile; Gloomy Witness con l’ottima solista di Koch in evidenza, ha di nuovo quell’andatura ondeggiante del Dylan di Desire, miscelata al Knopfler più americano, ottima. E In My Boots alza ulteriormente l’asticella del southern rock classico, Greg Martin ci dà dentro con la sua solista e il brano galoppa. In chiusura il duetto folk con Gazich nella quasi parlata Dove Sei, intima e raccolta. Un bel dischetto.

Bruno Conti

40° Anniversario Per Un “Piccolo Classico” Del Rock. Steve Miller Band – The Joker Live In Concert

steve miller band the joker live

Steve Miller Band – The Joker Live In Concert – Edsel 

Da qualche anno a questa parte è invalsa l’usanza delle serate concertistiche dedicate alla ripresa di un album completo della discografia degli artisti più disparati: lo hanno fatto Springsteen e Patti Smith, Tom Petty e gli Stones, poi ci sono le jam bands che fanno i dischi degli altri, Gov’t Mule e Phish, a Halloween e Capodanno, sono maestri in questo, ora si aggiunge anche la Steve Miller Band, che in occasione del 40° anniversario dell’uscita di The Joker ha voluto festeggiare con un concerto quello che forse non è il più bello o di maggiori vendite album della propria discografia ( titolo che spetta rispettivamente a Fly Like An Eagle e Book Of Dreams, e al Greatest Hits) ma sicuramente uno dei più divertenti e piacevoli, come conferma questa riproposizione Live, uscita in origine solo per il download digitale lo scorso anno e ora pubblicata in versione fisica dalla Edsel.

Sono solo 9 pezzi per poco più di 40 minuti di musica, non nella stessa sequenza del disco originale, ovviamente The Joker, il brano più conosciuto conclude in bellezza l’esibizione, ma tutti da gustare, con la versione più recente della band di Miller, Kenny Lee Lewis, Gordy Knudtson, Joseph Wooten, Sonny Charles e Jacob Petersen, oltre alle ospitate di Gary Mallaber e Lonnie Turner che suonavano nel disco originale. I brani mantengono la freschezza dell’album del 1973, con in più lo spirito e l’improvvisazione della esibizione dal vivo, a partire dalla apertura, con tanto di finta puntina che scende sul disco, e la versione di Come On In My Kitchen di Robert Johnson, che era comunque Live anche nel disco di allora, e ci permette di gustare le radici blues del nostro, che iniziò appunto come Steve Miller Blues Band, e si conferma, per tutto il disco, fior di chitarrista. The Lovin’ Cup, con florilegio di chitarre acustiche, perfettamente riprodotte anche nella dimensione dal vivo, si avvale pure di organo e armonizzazioni vocali in puro stile sixties, grazie anche alla presenza di Sonny Charles, che sostituisce pure all’armonica il compianto Norton Buffalo, mentre Something To Believe In, che con le sue armonie country chiudeva la seconda facciata del disco originale, e dove la pedal steel era suonata da Sneaky Pete Kleinow, illustra un lato poco noto della musica di Miller https://www.youtube.com/watch?v=aZd0Y3W9BKY , che torna a colorarsi delle classiche 12 battute, con il sinuoso slow Blues Evil, non il pezzo di Howlin’ Wolf, bensì una composizione di Steve, una morbida ballata, ma con la solita chitarra solista in bella evidenza https://www.youtube.com/watch?v=qsGlhTGYUlo .

Mary Lou è un divertente funky R&B che oltre a Miller hanno anche inciso Ronnie Hawkins, Bob Seger, Gene Clark e Frank Zappa, tra i tanti, con Steve alle prese con un minaccioso wah-wah e, Shu Ba Da Du Ma Ma Ma Ma, che come il titolo fa il paio con quelli più “sciocchini” scritti da Sting, che ha un riff e un ritornello quasi memorabile tipo quello della title-track, con la band che si diverte e trascina il pubblico, come la Steve Miller Band dei tempi d’oro. E anche Your Cash Ain’t Nothi’ But Trash rientra nel ristretto novero delle canzoni più coinvolgenti del gruppo, di nuovo con il wah-wah a menare le danze, per proseguire nella festa del riff con una “ululante” Sugar Babe, sempre condotta con un irresistibile groove che era appannaggio della band allora come oggi, quando la senti non puoi non esclamare “ma è Steve Miller” https://www.youtube.com/watch?v=nCPW56RFEKg ! A maggior ragione con uno dei brani che ha uno dei riff e ritornelli più riconoscibili della storia del rock, quella The Joker che per la prima volta li portò alle vette delle classifiche americane, che è l’occasione per riunire lo “Space Cowboy” e il “Gangster of Love” ancora una volta con i suoi amici, cinque minuti di puro divertimento, come peraltro tutto il resto dell’album: non sarà un capolavoro ma il disco, pure in questa versione dal vivo rivisitata, è un vero piacere da (ri)ascoltare.

Bruno Conti

Stadium Rock D’Epoca. Steve Miller – Giants Stadium, East Rutherford N.J. 25-06-78

steve miller giants stadium 1977

Steve Miller – Giants Stadium, East Rutherford N.J. 25-06-78 – Echoes

Per metterlo subito in chiaro, il concerto è bello, uno dei migliori Live della loro carriera, decisamente superiore a quello utilizzato per il disco ufficiale dal vivo della Steve Miller Band, pubblicato nel 1983 e che durava “ben” 38 minuti, in CD uguale al vecchio LP: anche la qualità sonora di questo vecchio broadcast radiofonico per la WNEW-FM è più che buona, non eccelsa, il tipico soundboard sound, magari meglio di molti cosiddetti live dell’epoca che erano creati a forza di sovraincisioni in studio, meno perfetto ma più ruspante. Siamo nel 1978, 25 giugno, Almost Summer fu chiamato l’evento allora, il primo concerto tenuto nel mitico Giants Stadium (una sorta di seconda casa per il Boss negli anni a venire), dalla apertura per eventi sportivi avvenuta nel 1976: in quella giornata estiva suonarono anche i Beach Boys, i Pablo Cruise e gli Stanky Brown (?!?), il set della band di Steve Miller, almeno nella versione radiofonica e in quella già tramandata in svariati bootlegs, dura circa un’ora ed il grosso del concerto è incentrato sugli ultimi tre album usciti all’epoca, The Joker del 1973, Fly Like An Eagle del 1976 e Book Of Dreams del 1977, tre dischi di enorme successo che avevano trasformato la vecchia Steve Miller Blues Band, quella del rock-blues delle origini e poi della psichedelia spaziale californiana, in un gruppo di stadium rock di enorme successo, però ancora creativi e ricchi di inventiva, in uno stile che univa space-rock anche commerciale, classico american rock ad altissima quota di riff (una delle caratteristiche salienti della band), un pizzico, soprattutto dal vivo del vecchio amore per il blues e la capacità di scrivere canzoni dai ritornelli accattivanti seppur gaglardi.

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A completare il tutto un brano tratto dal “vecchio” Brave New World e uno che sarebbe uscito solo nel 1981 su Circle Of Love. La formazione dovrebbe comprendere (nelle note, ricche di molti particolari inutili, non è riportato), oltre a Steve Miller, ottimo chitarrista e discreto cantante, i fidi Lonnie Turner al basso e Gary Mallaber alla batteria, presumo Byron Allred, a piano, organo e synth (molto presente, ma non fastidioso come diverrà negli anni ’80) e alle chitarre, forse, David Denny e Greg Douglass, alla slide, l’autore con Turner di Jungle Love, viceversa non c’è, perché non si sente nel disco, Norton Buffalo all’armonica, anche se è effigiato in una delle foto contenute nel libretto interno. Però ci sono le canzoni, dodici, con tutti i successi e i brani salienti: con il turbinio ritmico della batteria di Mallaber e il basso pompatissimo di Turner, scorrono la divertente Your Cash Ain’t Nothing But Trash, che indirizza subito la serata ed era su The Joker, Take The Money And Run https://www.youtube.com/watch?v=U5U71_66l-0  da Fly Like An Eagle, con la storia di Billie Joe e Bobby Sue, due moderni Bonnie and Clyde, raccontati in un brano che è un perfetto esempio di rock americano senza tempo, Sugar Babe, di nuovo da The Joker, è un’altra fetta di rock’n’roll di grande appeal, ed è il primo brano dove risalta l’arte del prendere a prestito un riff, in cui Miller è maestro, qui siamo dalle parti di Jumpin’ Jack Flash, nella successiva Swingtown la melodia è “ispirata” a Wimoweh o The Lion Sleeps Tonight se preferite e per fare tombola Rock’n’Me https://www.youtube.com/watch?v=eMiHcFfYgLI  (riportata misteriosamente come Rockin’ Me Baby in copertina), si appropria, dichiarandolo, del celeberrimo riff di All Right Now dei Free, un omaggio a Paul, disse Miller.

E nonostante tutto questo è comunque un bel sentire, l’energia fluisce vigorosa dai brani, le chitarre viaggiano che è un piacere, il pubblico allora e noi che lo sentiamo oggi non possiamo fare a meno di muoverci a tempo con la musica. Jungle Love è un’altra fabbrica di riff R&R e Space Cowboy, il brano più vecchio, dimostra che la band aveva già questo imprinting rock fin quasi dalle origini. Wild Mountain Honey, forse la meno conosciuta, illustra anche le atmosfere ariose e spaziali perfezionate nei dischi di studio https://www.youtube.com/watch?v=3DxeCLeqhbw , con intrecci di tastiere e chitarre, che trovano il loro apice nella lunga intro di synth della celeberrima di Fly Like An Eagle https://www.youtube.com/watch?v=6a6lAwbE1J4 , che poi si dipana in una corposa improvvisazione di circa dieci minuti, prima di confluire in un altro riff immortale, quello di Jet Airliner https://www.youtube.com/watch?v=pEp_IAfyldo , altro successo megagalattico, ma anche canzone godibilissima, nella allora inedita Heart Like A Wheel e andare a concludersi nel rock reggato e sbarazzino di The Joker con la sua “chitarra parlante” https://www.youtube.com/watch?v=geMc4fG-KlA !

Bruno Conti

Una Band Per Tutte Le Stagioni! The Dukes Of September – Donald Fagen, Michael McDonald, Boz Scaggs Live At Lincoln Center

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The Dukes Of September Donald Fagen, Michael McDonald, Boz Scaggs – Live At Lincoln Center 429 Records/Universal DVD o Blu-ray

Forse qualcuno di voi (spero molti) ricorderà la New York Rock And Soul Revue, un ensemble di musicisti che ha operato nel periodo a cavallo tra il 1989 e il 1992, regalandoci un unico disco, il piacevolissimo Live At The Beacon, registrato al famoso teatro newyorkese nelle serate dell’1 e 2 marzo 1991 e pubblicato dalla Giant a fine ottobre dello stesso anno. Gli “istigatori” del progetto erano gli stessi che ora si presentano come The Dukes Of September (ma vanno bene per tutte le stagioni): ossia Donald Fagen (per tutti Mr. Steely Dan), Michael McDonald, il cantante della seconda fase dei Doobie Brothers e Boz Scaggs, nella Steve Miller Band delle origini e poi con una lunga carriera solista che ha toccato tutti i generi, dal blues degli inizi, al blue-eyed-soul e funky degli anni ’70 e poi la musica raffinata e cesellata che lo ha sempre caratterizzato fino all’ultimo, bellissimo, Memphis http://discoclub.myblog.it/2013/02/27/la-classe-non-e-acqua-boz-scaggs-memphis/. Ma nella formazione originale degli anni ’90 c’era anche uno dei maestri del blues e del R&B (e di Ray Charles, anche The Genius ne aveva uno, o più d’uno) come Charles Brown, oltre ad una delle voci più belle mai prodotte dalla musica americana (e tra le mie preferite in assoluto, come ben sa chi legge il Blog) come Phoebe Snow http://www.youtube.com/watch?v=JgBrmOZCyVg , e due terzi (i meno noti, comunque bravi) dei Rascals, Eddie & David Brigati, quelli di Groovin’, che infatti era presente nel CD.

new york rock and soul

Quindi il menu della Revue era ancora più ricco di voci e sapori, ma anche la versione “ristretta” della Band, quella attuale, che da qualche anno gira con il nome The Dukes Of September, per continuare a spargere il seme della buona musica (quella che piace a loro, soul, blues, errebì, funky, classici degli anni ’60 e della loro discografia) oltre che per divertire e divertirsi, è sempre un gruppo più che rispettabile, i tre leader hanno qualche annetto fa in più e ogni tanto la voce non arriva dove vorrebbe (con l’eccezione di Scaggs, sempre in forma vocale strepitosa), ma i musicisti che li accompagnano sono formidabili, a partire da Michael Leonhart, qui in versione di trombettista e leader della sezione fiati, completata da Walt Weiskopf e Jay Collins a sax e fiati, proseguendo con Jon Herington, chitarrista sopraffino, anche lui da tempo collaboratore di Donald Fagen sia nell’ultimo Sunken Condos (http://discoclub.myblog.it/2012/10/18/torna-il-cesellatore-donald-fagen-sunken-condos/) quanto nelle esibizioni Live con gli Steely Dan. Jim Beard, che si alterna e si integra alle tastiere con Fagen e McDonald, oltre ad avere una notevole discografia jazz e fusion e ad avere suonato nei dischi di Herington e Walter Becker, l’altro Steely Dan. Sezione ritmica lussuriosa con il bassista Freddie Washington, sempre del giro e Shannon Forrest, il batterista che oltre ad essere un turnista di lusso era nell’ultimo disco di Scaggs, Memphis. A completare il tutto le due vocalist di supporto, la moglie di Leonhart, Carolyn e Monet Owens.

donald fagen dukes

Poi, non avendo potuto assistere di persona (come penso tutti voi) al concerto tenutosi al Lincoln Center, nel 2012, a due passi da Manhattan o avere visto lo stesso alla PBS Television, basta inserire il dischetto nel lettore DVD e si inizia a godere. Sono 18 brani, all’incirca un’ora mezza che traccia la storia della musica americana. Lo strumentale programmatico People Get Up And Drive Your Funky Soul presenta la band sul bellissimo palco del Lincoln Center, poi la chitarra di Herington si impossessa del celeberrimo riff di Who’s That Lady, uno dei pezzi più belli del periodo post-hendrixiano degli Isley Brothers, uno stupendo brano di, come definirlo, “soul spaziale”, con i tre protagonisti, prima Scaggs, poi Fagen e infine McDonald a dividersi le parti cantate e la band che inizia a macinare musica nella migliore tradizione delle grandi revue concertistiche. Sweet Soul Music, l’altrettanto celebre brano di Arthur Conley, che è un piccolo bigino di tutta la musica soul, con fiati e coriste che impazzano, vede Scaggs alla chitarra solista mentre i tre si dividono ancora democraticamente le strofe della canzone, deliziosa come sempre. Poi partono gli spazi solisti: Michael McDonald per primo,  con la sua melliflua e raffinata I Keep Forgettin’, che era su If That’s What It Takes, il primo disco del 1982, la voce ogni tanto “sforza” ma è sempre un bel sentire, Kid Charlemagne è uno dei brani migliori degli Steely Dan,dal groove inconfondibile http://www.youtube.com/watch?v=83IX8iKd_28 , immancabile nei concerti e qui Fagen si trova decisamente più a suo agio rispetto agli altri brani, dove comunque se la cava alla grande. The Same Thing, con l’ottimo Herington alla slide, è proprio il celebre blues scritto da Willie Dixon per Muddy Waters, e qui Boz Scaggs dimostra di avere ancora una voce fantastica, la più inossidabile del trio al passare del tempo, e allo stesso tempo di essere anche un ottimo chitarrista.

michael mcdonald dukes

Miss Sun inizia a scaldare la pista da ballo, con il funky misto a blue-eyed soul di Scaggs, un brano del 1980 che scivola liscio come l’olio sul wah-wah che lo attraversa, mentre le coriste (la Owens soprattutto, qui in duetto con Boz) e fiati si dannano sempre l’anima. E’ musica anche commerciale e easy, ma come è fatta bene, sei minuti e mezzo di delizie vocali. You Never Can Tell è proprio il classico di Chuck Berry, ancora Boz a guidare la band per una versione che ripropone lo stile country’n’roll dell’oriiginale, anche grazie alla fisarmonica di Michael McDonald e al pianino honky-tonk di Fagen. Ovviamente non potevano mancare pure un paio di classici dei Doobie Brothers, il primo a fare la sua apparizione è What A Fool Believes, chi scrive ha sempre avuto una preferenza per i primi Doobies, quelli di Tom Johnston e Patrick Simmons, ma non posso negare che le evoluzioni vocali soul-rock di McDonald hanno sempre avuto un loro fascino. Torna il repertorio degli Steely Dan per una sontuosa Hey Nineteen, uno dei brani più belli di Donald Fagen (ma ne ha fatti di brutti?), con i precisi interventi dei vari solisti e della band, poi è tempo di “Philly Sound” per una Love TKO che viene dal repertorio di Teddy Pendergrass, ma sia McDonald che Scaggs l’hanno incisa, un soul ballad sontuosa, uno degli standard della musica anni ’70 nell’era pre-disco, qui la canta splendidamente Boz, che voce che ha ancora il “ragazzo”, 70 anni quest’anno ma come canta! Di nuovo repertorio Steely Dan per una pimpante Peg, grande assolo di Herington, con Fagen che lascia il giusto spazio ai suoi pard ma spesso sale al proscenio con la sua melodica, come in questo brano http://www.youtube.com/watch?v=jNRINGFbXI4 .

boz scaggs dukes

In ogni caso secondo me il grande protagonista della serata è proprio Boz Scaggs, quando parte il riff di basso di Lowdown (uno dei più ripresi da chi ama la musica funky di gran classe dei seventies) è goduria pura http://www.youtube.com/watch?v=4p8LEAanLZs , Freddie Washington magistrale nella scansione ritmica, e Harington alla solista, ma tutta la band è magnifica. La parte finale del concerto è decollata e da qui in avanti è un tripudio per il pubblico: McDonald in gran spolvero, anche al piano, in una trascinante Takin’ It To The Streets http://www.youtube.com/watch?v=NQmYB7_Z93Q  e poi una versione eccellente di Reelin’ In The Years con la band che gira a mille, Herington alla solista su tutti, ma anche Fagen canta veramente bene. E poi si capisce che lo stile dei tre è interscambiabile e si incastra in quello degli altri senza il minimo problema. Ancora Scaggs sugli scudi per una perla della funky music virata rock come Lido Shuffle http://www.youtube.com/watch?v=iAZXVmGPhBM : non so quanti di voi lo conoscano, in caso contrario è una lacuna da colmare assolutamente, un signore che ha percorso tutte le strade del rock, dal blues con Steve Miller e Duane Allman al funky, al soul e poi di nuovo al rock, con una classe sempre integra, sentire per credere, un vero bianco “nero”! Si conclude con un altro dei capolavori di Donald Fagen, la riflessiva e bluesata (per l’occasione) Pretzel Logic con Jon Herington che viene stimolato a prendersi i suoi spazi. I tre grandi bianchi concludono con quello che era uno dei classici del rock “nero”, Buddy Miles prima, da solo e con Santana, Hendrix con la Band Of Gypsys, poi, mentre per l’occasione viene rivoltata in una versione anche jazzata, cantata da McDonald, più raffinata ma sempre vicina allo spirito “selvaggio” dell’originale. Titoli di coda e sigla finale, grazie per la bella serata, rende benissimo anche su DVD, musica per le gambe e la braccia, ma soprattutto per il cervello, funky soul come dicono le coriste nella coda del DVD?

Bruno Conti

La Classe Non E’ Acqua! Boz Scaggs – Memphis

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Boz Scaggs – Memphis – 429 Records/Universal  05-03-2013

Questo signore non è un “pistola” qualunque (inteso come termine colloquiale milanese e non alla Los Lobos o Willy DeVille, per quanto qualche aggancio c’è, ma ci arriviamo fra un attimo)! Sulla scena da quasi 50 anni, il suo primo album, omonimo, uscito solo in Svezia è del 1965, la sua carriera ha attraversato vari fasi: rientrato negli States, nell’area di San Francisco, è stato il primo cantante della Steve Miller (Blues) Band, apparendo nei primi due album del ’68, poi ha firmato un contratto con la Atlantic, che ha pubblicato il suo primo album solista, prodotto dal giovanissimo Jann Wenner (il fondatore ed editore di Rolling Stone, la rivista), dove suonava uno stuolo incredibile di musicisti, tutti quelli dei Muscle Shoals Studios, luogo dove fu inciso il disco, Eddie Hinton, David Hood, Barry Beckett, Jimmy Johnson, Roger Hawkins e uno strepitoso Duane Allman, che tra l’altre, appare in una fantastica Loan Me A Dime, brano in cui, secondo me, rilascia quello che è il più prodigioso assolo di studio della sua breve carriera (e per questo gliene sarò sempre grato). Il disco, bellissimo, e tuttora nella lista dei 500 più belli di tutti i tempi, sempre secondo Rolling Stone (sia pure al 496° posto) è stato remixato nel 1977 da Tom Perry per mettere più in evidenza la chitarra di Allman, ma non a scapito di Boz Scaggs, che fa un figurone nel suo periodo blues. Nel 1971 firma per la Columbia, dove inaugura il suo periodo morbido ma ritmato, in una parola (facciamo tre) “blue-eyed soul”: con Moments, Boz Scaggs & Band, entrambi prodotti da Glyn Johns, In My Time, il ritorno a Muscle Shoals, prodotto da Roy Halee (quello di Simon & Garfunkel).

Insomma la Columbia ci credeva. E nel 1974 cominciamo ad arrivare i frutti: Slow Dancer, prodotto e con molti brani firmati da Johnny Bristol, ex grande soulman alla Motown, entra nei Top 100 delle classifiche USA e, fin dal titolo, rappresenta alla perfezione lo stile di Scaggs, un soul raffinato e leggermente danzereccio, ma di gran classe, che farà poi la fortuna due anni dopo, nel 1976, di Silk Degrees, funky vellutato rivestito di rock o viceversa, che venderà più di 5 milioni di copie, anche grazie a Lido Shuffle e soprattutto Lowdown, percorso da un riff di basso memorabile di David Hungate. Nel disco, tra i futuri Toto, oltre ad Hungate, suonano anche il tastierista David Paich e Jeff Porcaro, alla batteria, oltre a Les Dudek, Fred Tackett, Tom Scott, Chuck Findlay e altri veterani della scena californiana metà anni ’70, che poi sarebbe degenerata negli anni a venire, in un suono bieco e commerciale. Questo disco è commerciale, ma c’è ancora gran classe, che poi andrà scemando lentamente, insieme al successo, nei successivi Down Two Then Left e Middle Man, che nonostante la presenza di Santana, Lukather e molti altri musicisti, nelle note se ne contano una trentina, sommerge la voce sempre valida di Scaggs sotto una miriade di tastiere (soprattutto Synth), voci e fiati, con risultati inversamente proporzionali al numero dei presenti. Poi, dopo un best, la Columbia lo mette in naftalina fino al 1988, quando riappare con Other Roads, un disco con un sound orribile, tipico anni ’80, con drum machines e tastiere elettroniche a profusione, sempre nonostante i musicisti usati, ma era il periodo. Nel 1994 firma per la Virgin e riappare con Some Change, un bel disco, dove la sua bellissima voce e una manciata di buone canzoni, scritte per la maggior parte dallo stesso Boz, una a testa anche con Marcus Miller e Robben Ford, lo riportano a quel soul bianco di cui è sempre stato un maestro.

Nel 1996 fa un mezzo unplugged per il mercato giapponese, Fade Into Light, dove re-interpreta i suoi classici in versioni che pemettono di gustare vieppiù la sua voce e con Come On Home sempre su Virgin del 1997, a fianco del R&B e del Rock, reintroduce anche il blues primo amore. Dig è un altro buon disco del 2001, sempre in quel filone, mentre in But Beatiful del 2003, poi doppiato con Speak Low del 2008, si dà al jazz raffinato e agli standards, ben suonati e ben cantati, ma secondo chi scrive, un po’ pallosi, senza quella scintilla, quel quid che ogni tanto lo ha distinto negli anni. E che si trova invece, nell’ottimo doppio dal vivo, Greatest Hits Live, pubblicato nel 2004 per la Mailboat di Jimmy Buffett, dove con la classe innata che lo contraddistingue, tra blues, rock e classici, ci ricorda perché è considerato uno dei “tesori nascosti” della musica americana. Mi sono dilungato un attimo, ma ne valeva la pena: veniamo ora a questo Memphis, già dal titolo una promessa di prelibatezze. Registrato ai Royal Studios, Memphis, Tennessee, quelli di Al Green e Willie Mitchell, prodotto da uno Steve Jordan (John Mayer Trio, Ex-Pensive Winos di Keith Richards, Robert Cray, Buddy Guy, Clapton, quelli che meritano) in stato di grazia, sia dietro alla consolle che alla batteria, con Ray Parker Jr., Willie Weeks, Lester Snell, il sommo Spooner Oldham alle tastiere, una batteria di voci femminili di cui non so i nomi, perché non ho ancora in mano il disco e l’accoppiata formidabile Keb’ Mo’  alla slide e Charlie Musselwhite all’armonica in un blues “fumante” come ai vecchi tempi, Dry Spell, dove anche il lavoro di Jordan ai tamburi è da applausi.

In tutto il disco Boz Scaggs canta con una voce che è un terzo John Hiatt, un terzo Willy DeVille e un terzo lui reincarnato in qualche grande soulman del passato (per capire con chi abbiamo a che fare se non lo avete mai sentito). Gone Baby Gone è melliflua, raffinata e melismatica come John Hiatt che canta Al Green con il divino organo di Oldham a ricreare il sound dorato della Hi Records e tutti i musicisti misurati ed evidenziati dalla produzione di Jordan. Per evitare gli equivoci So Good To Be Here è proprio quella di Al Green, con l’arrangiamento di archi e fiati di Snell ad aggiungere quel tocco di classe in più ad un brano che è l’epitome del soul perfetto, con la chitarrina di Parker maliziosa. Willy DeVille, stranamente poco conosciuto ed amato in America, dopo quello di Peter Wolf, riceve ora l’omaggio di Scaggs in una rivisitazione deliziosa di Mixed Up, Shook Up Girl, che cita, nell’arrangiamento ondeggiante e complesso a livello ritmico anche quei Drifters che erano uno dei punti di riferimento del grande Willy, i coretti sullo sfondo sono da sballo e lui, Boz, canta alla grande. In Rainy Night In Georgia sfodera un vocione alla Tony Joe White che è perfetto per la canzone, qui in una versione raccolta e felpata, quasi acustica. Love On A Two Way Street è una ballata soul scritta da Sylvia Robinson quella che ha scritto Pillow Talk per Al Green, ma anche Rapper’s Delight, il brano fu un successo per i Moments nel 1970 ed è una piccola meraviglia, con quelle voci femminili che si intrecciano sotto la voce magica di Scaggs e il piano di Spooner Oldham.

Pearl Of The Quarter sarà mica degli Steely Dan? Certo che sì, nel festival della raffinatezza poteva mancare uno dei migliori rappresentanti? E poi Scaggs, con Michael McDonald canta anche nei Dukes Of September, il gruppo in cui, pure con Donald Fagen, gira il mondo per spargere il verbo del soul e della buona musica in generale, inutile dire, versione sontuosa nel magnifico lavoro ritmico di Jordan. Altro omaggio ai Mink De Ville, in questo caso, con una canzone Cadillac Walk, che risveglia i vecchi ricordi di uno che è stato anche il cantante della Steve Miller band e di rock e blues se ne intende, altro arrangiamento sospeso tra grinta e sofisticatezza, con la chitarra dello stesso Scaggs e le percussioni di Jordan in vena di magie.

Che vengono reiterate in una versione super di Corrina, Corrina, folk blues acustico di matrice sopraffina, con un assolo di chitarra acustica che non so di chi sia, ma dalla classe potrebbe essere sempre Keb’ Mo’ e nel soul d’annata di Can I Change My Mind, un grande successo di Tyrone Davis che gli amanti del genere forse ricordano, ma che per tutti gli altri sarà una piacevole sorpresa, con quell’intermezzo parlato della voce femminile che è da antologia del genere, l’organo ssscivola che è un piacere. Oltre alla Dry Spell ricordata all’inizio c’è poi un altro blues da manuale come You Got Me Cryin’ e per concludere una ballata pianistica Sunny Gone, scritta dallo stesso Boz Scaggs e che porta a compimento l’album con un’aura di malinconica bellezza. Come si diceva nel titolo “la classe non è acqua”. Gran bel disco!

Bruno Conti

Aztec Camera:Ristampe Deluxe Edsel In Uscita A Settembre

 Aztec Camera Ristampe Edsel

 

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Come vi avevo preannunciato nei vari Post dedicati alle uscite future, a settembre è in uscita anche la discografia completa rimasterizzata e potenziata degli Aztec Camera, tutti e 6 gli album originali della band di Roddy Frame, in 3 diverse uscite.

Il primo album della loro discografia High Land, Hard Rain uscito in origine nel 1983 esce in versione Expanded singola il 18 settembre, con 7 bonus tracks:

       

  1. Oblivious
  2. The Boy Wonders
  3. Walk Out to Winter
  4. The Bugle Sounds Again
  5. We Could Send Letters
  6. Pillar to Post
  7. Release
  8. Lost Outside the Tunnel
  9. Back On Board
  10. Down the Dip
  11. Queen’s Tattoos (B-side to “Pillar to Post” – Rough Trade RT 112, 1982)
  12. Haywire (12″ B-side to “Oblivious” – Rough Trade RTT 122, 1983)
  13. Orchid Girl (B-side to “Oblivious” – Rough Trade RT 122, 1983)
  14. Set the Killing Free (B-side to “Walk Out to Winter” – Rough Trade RT 132, 1983)
  15. Oblivious (12″ Mix) (12″ A-side – Rough Trade RTT 122, 1983)
  16. Walk Out to Winter (12″ Extended Version) (12″ A-side – Rough Trade RTT 132, 1983)
  17. Oblivious (12″ Extended Remix) (12″ A-side – WEA AZTEC 1T, 1983)

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Knife, il secondo della serie, uscito in origine nel 1984, viene ristampato sempre in versione Expanded  singola il 4 settembre (quindi il primo a uscire nella nuova versione Edsel) con 9 tracce aggiunte, tra cui la celebre versione rallentata di Jump dei Van Halen:

 

  1. Still On Fire
  2. Just Like The USA
  3. Head is Happy (Heart’s Insane)
  4. The Back Door to Heaven
  5. All I Need is Everything
  6. Backwards and Forwards
  7. The Birth of the True
  8. Knife
  9. All I Need is Everything (7″ Edit) (single A-side – WEA AC1, 1984)
  10. Jump (B-side to “All I Need is Everything” – WEA AC1, 1984)
  11. All I Need is Everything (Remix) (12″ A-side – WEA AC1T, 1984)
  12. Jump (Loaded Version) (12″ B-side to “All I Need is Everything” – WEA AC1T, 1984)
  13. Mattress of Wire (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (12″ B-side to “Still On Fire” – WEA AC2T, 1984)
  14. Walk Out to Winter (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (12″ B-side to “Still On Fire” – WEA AC2T, 1984)
  15. The Bugle Sounds Again (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (12″ B-side to “Still On Fire” – WEA AC2T, 1984)
  16. Backwards and Forwards (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (10″ B-side to “Backwards and Forwards” – Sire 1-25285 (U.S.), 1985)
  17. The Birth of the True (Live @ The Dominion Theatre, London – 10/16/1984) (10″ B-side to “Backwards and Forwards” – Sire 1-25285 (U.S.), 1985)                                              aztec camera love.jpg

 

Love, è il terzo album della discografia, uscito in origine nel 1987, viene ristampato in versione doppia l’11 settembre:

 

Disc 1: Original LP (originally released as WEA LP WX 128 (U.K.), 1987)

  1. Deep & Wide & Tall
  2. How Men Are
  3. Everybody is a Number One
  4. More Than a Law
  5. Somewhere in My Heart
  6. Working in a Goldmine
  7. One and One
  8. Paradise
  9. Killermont Street

Disc 2: Bonus material

  1. Deep & Wide & Tall (Breakdown Mix) (12″ A-side – WEA YZ 154T, 1987)
  2. Bad Education (B-side to “Deep & Wide & Tall” – WEA YZ 154, 1987)
  3. The Red Flag (B-side to “How Men Are” – WEA YZ 168, 1988)
  4. Killermont Street (Live in Los Angeles – 12/8/1987)  (12″ B-side to “How Men Are” – WEA YZ 168T, 1988)
  5. Pillar to Post (Live in Los Angeles – 12/8/1987) (12″ B-side to “How Men Are” – WEA YZ 168T, 1988)
  6. Somewhere in My Heart (12″ Remix) (12″ A-side – WEA YZ 181T, 1988)
  7. Everybody is a Number One (Boston ’86 Version) (B-side to “Somewhere in My Heart” – WEA YZ 181, 1988)
  8. Somewhere in My Heart (The Alternate Mix) (10″ A-side – WEA YZ 181TE, 1988)
  9. I Threw It All Away (Live @ The Colston Hall, Bristol – June 1988) (B-side to “Working in a Goldmine” – WEA YZ 199, 1988)
  10. Working in a Goldmine (Instrumental) (12″ B-side to “Working in a Goldmine” – WEA YZ 199T, 1988)

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Il quarto nella serie delle ristampe è Stray, uscito in origine nel 1990, anche questo subisce il trattamento Deluxe doppio, in uscita l’11 settembre:

Disc 1: Original LP (originally released as WEA LP WX 350 (U.K.), 1990)

  1. Stray
  2. The Crying Scene
  3. Get Outta London
  4. Over My Head
  5. Good Morning Britain
  6. How It Is
  7. The Gentle Kind
  8. Notting Hill Blues
  9. Song for a Friend

Disc 2: Bonus material

  1. Salvation (12″ B-side to “The Crying Scene” – WEA YZ 492T, 1990)
  2. True Colours (B-side to “The Crying Scene” – WEA YZ 492, 1990)
  3. Consolation Prize (Live @ The Barrowlands, Glasgow – 8/4/1990) (CD single B-side – WEA YZ 521CD, 1990)
  4. Do I Love You? (from Red Hot + Blue – Chrysalis CHR 1799, 1990)
  5. Good Morning Britain (7″ Mix) (single A-side – WEA YZ 521, 1990)
  6. Good Morning Britain (Laylow Posse Hypno-Mix/Kitsch ‘N’ Sync Mix) (12″ A-side – WEA YZ 521T, 1990)
  7. Good Morning Britain (Laylow Posse Hypnomental/Instrumental Mix) (12″ B-side – WEA YZ 521T, 1990)
  8. Good Morning Britain (Laylow Posse Hypno-edit/Vocal Remix) (12″ B-side – WEA YZ 521T, 1990)
  9. Good Morning Britain (Mendelsohn Single Mix) (CD single A-side – WEA YZ 521CD, 1990)
  10. Good Morning Britain (Morning Acid Mix) (CD single B-side – WEA YZ 521CD, 1990)

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Il quinto della discografia originale a venire ristampato è Dreamland, uscito in origine nel 1991, anche questo esce in versione doppia Deluxe il 18 settembre:

Disc 1: Original LP (originally released as WEA LP 92492 (U.K.), 1993) + bonus track

  1. Birds
  2. Safe in Sorrow
  3. Black Lucia
  4. Let Your Love Decide
  5. Spanish Horses
  6. Dream Sweet Dreams
  7. Pianos and Clocks
  8. Sister Ann
  9. Vertigo
  10. Valium Summer
  11. The Belle of the Ball
  12. (If Paradise is) Half As Nice (with Andy Fairweather-Low) (from Ruby Trax: NME’s Roaring Forty – New Musical Express NME40LP, 1992)

Disc 2: Live at Ronnie Scott’s Club, London – 6/23/1991 (released as single B-sides to “Spanish Horses” (* = WEA YZ 688 CD1/CD2), 1992 and “Dream Sweet Dreams” (** = WEA YZ 740 CD3/CD4), 1993)

  1. Birth of the True *
  2. Song for a Friend *
  3. Killermont Street *
  4. Spanish Horses
  5. Stray *
  6. The Bugle Sounds Again *
  7. Dolphins *
  8. How Men Are **
  9. Sister Ann **
  10. Good Morning Britain **
  11. Mattress of Wire
  12. Let Your Love Decide **
  13. Orchid Girl **
  14. Just Like the USA (Live @ Sala Apolo, Barcelona – 5/5/1992) (B-side to “Spanish Horses” – WEA YZ 688, 1992)

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E per finire, l’ultimo album della discografia, Frestonia, pubblicato in origine nel novembre del 1995, esce in versione Expanded singola sempre il 18 settembre:

  1. Rainy Season
  2. Sun
  3. Crazy
  4. On the Avenue
  5. Imperfectly
  6. Debutante
  7. Beautiful Girl
  8. Phenomenal World
  9. Method of Love
  10. Sunset
  11. The Crying Scene (Live @ The Phoenix Festival – July 1995) (CD single B-side – WEA 007CD, 1995)
  12. Black Lucia (Live @ The Phoenix Festival – July 1995) (CD single B-side – WEA 007CDX, 1995)
  13. We Could Send Letters (Live @ The Phoenix Festival – July 1995) (CD single B-side – WEA 007CDX, 1995)
  14. Rainy Season (Live @ The Phoenix Festival – July 1995) (CD single B-side – WEA 007CDX, 1995)

Le date delle ristampe Edsel sono sempre un po’ ballerine per cui non garantisco sull’esattezza. In effetti i primi 5 album della Steve Miller Band che dovevano uscire a fine agosto sono slittati anche loro al 18 settembre (steve%20miller%20bandndnd

A questo punto, rimane ancora un bel Post da dedicare alle ristampe dei Beach Boys da parte della Capitol americana, ma si parla di fine settembre per cui ne parliamo prossimamente.

Bruno Conti

Consigli Per L’Estate (E Oltre): Uscite Prossime Venture Parte V (Secondo Interludio). I Primi 5 Album Della Steve Miller Band

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Steve Miller Band – Children Of The Future – 1968

Steve Miller Band – Sailor – 1968

Steve Miller Band – Brave New Word – 1969

Steve Miller Band – Your Saving Grace – 1969

Steve Miller Band – Number 5 – 1970

Si tratta dei primi 5 album del gruppo pubblicati dalla Capitol in due anni, tra il 1968 e il 1970. Dovete sapere che (ogni tanto ricado in questa sindrome alla Paolo Limiti!) i primi due dischi furono pubblicati rispettivamente nel settembre e ottobre 1968, nel giro di un mese, erano proprio altri tempi. E in quei dischi, che erano perlatro molto belli, appariva ancora la formazione orginale della Steve Miller Band, con Boz Scaggs alla seconda voce e chitarra. Children Of The Future fu registrato a Londra con la produzione di Glyn Johns, mentre il secondo Sailor, sempre con Johns in cabina di regia, fu registrato a Los Angeles. In questo secondo album appariva il loro primo successo, Living In The U.S.A e una prima versione di Gangster Of Love che poi sarebbe apparsa periodicamente nel loro repertorio in concerto nel corso degli anni, caratteristica questa tipica di altri brani del gruppo, anche in studio.

La Edsel lo scorso anno aveva già ripubblicato in versione digipack rimasterizzata gli album della seconda metà anni ’70, mentre questi primi 5 titoli della loro discografia erano usciti sul mercato americano in versione vinyl replica giapponese a cura della Capitol a metà anni ’90. Queste nuove versioni sono rimasterizzate, con nuovi libretti e note più curate, però, tra tutti e cinque, hanno solo una miserrima bonus track, Sittin’ In Circles, inserita nel 1° album. In ogni caso si tratta di ottimi album, tra blues e psichedelia, e nei tre successivi dove non appare più Boz Scaggs e opera quindi una formazione a trio, ci sono peraltro alcuni ospiti di valore.

Per esempio in Brave New World del 1969, prodotto ancora da Glyn Johns, appare in My Dark Hour alla chitarra, e in altri brani al basso e batteria, tale Paul Ramon, ovvero Paul McCartney. Non solo, il riff di Space Cowboy è preso pari pari da Lady Madonna. Inoltre alle tastiere in tutto il disco c’è Ben Sidran che firma anche molti dei brani con Steve Miller e al piano in Kow Kow c’è Nicky Hopkins.

Anche in Your Saving Grace (l’ultimo prodotto da Johns) e in Number Five, si alternano a piano e organo Sidran e Hopkins, in quest’ultimo tra gli ospiti ci sono anche Charlie McCoy, Lee Michaels e Buddy Spicher.

Le ristampe che erano annunciate per il 31 luglio, motivo del Post odierno, dovrebbero uscire invece sempre per la Edsel il 28 agosto.Vi assicuro che ne vale la pena, piccole perle del rock americano di quegli anni.

Bruno Conti

Un Altro Secreto (Ben Custodito) Del Rock Americano – The Buddaheads – Wish I Had Everything I Want

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The Buddaheads – Wish I Had Everything I Want – Wilshire Park Entertainment

Questo è un disco “strano” ma veramente bello di rock, quello classico Americano degli anni ’70, quando non c’erano regole o etichette, se volevi fare un disco con brani rock-blues, country, psichedelici, prendevi e lo facevi. Pensate, per avere un’idea, ai primi Dire Straits se Mark Knopfler fosse vissuto in America, poi di colpo vi trovate ad ascoltare il Robben Ford più ispirato e in un battibaleno ecco gli Eagles più rock, ma anche quelli country. E il bello è che si tratta sempre di lui, Alan Mirikitani aka BB Chung King, un musicista di origini asiatiche (i Buddaheads erano gli immigrati che arrivavano negli Stati Uniti dall’Asia dopo la II guerra mondiale) ma che vive ed opera in California nell’area di Burbank dove ha anche uno studio di registrazione.

Un vero virtuoso della chitarra in cui mi ero imbattuto la prima volta recensendo per il Busca il disco di Mick Stover e poi ho approfondito la sua conoscenza nelle vesti di BB Chung King quando è più blues oriented o con questi Buddaheads che sono più eclettici. Inutile dire che i dischi non sono per nulla facili da trovare (non è neppure chiaro quanti ne ha fatti, vista la miriade di alter ego, direi almeno cinque o sei) ma Mirikitani è un “manico” di quelli che stupiscono, un buon autore, un cantante di notevole appeal, un musicista completo quindi e anche se le fonti di ispirazione sono le più disparate il risultato finale per quanto derivativo (e chi se ne frega), soprattutto in questo CD, probabilmente il migliore della sua carriera, è veramente eccellente.

Oltre 70 minuti di musica dove si passa dal rock californiano primi anni ’70 di 123 Old John dove la chitarra di Mirikitani interagisce con l’ottima slide di Randy Mitchell per una serie di assoli che scorrono fluidi e godibili come i Dire Straits degli esordi, citati prima e nello stesso tempo è anche una bella canzone con una struttura solida e belle armonie vocali. Blink Of An Eye è un altro esempio della facilità di scrittura di Mirikitani, un classico country-rock westcoastiano di nuovo con doppia chitarra in azione. Goin’ Out Of My Mind, con i fiati sincopati e l’organo di Jim Pugh in evidenza è solido blues-soul alla Robert Cray dei giorni migliori  e la chitarra è sempre scintillante. Tattoo Girl farebbe il suo figurone in qualsiasi disco di Robben Ford, di nuovo in accoppiata con la slide di Mitchell, il buon Alan dimostra ancora una volta perché è considerato uno dei migliori chitarristi in circolazione. E nello slow Mountain Of Blues stende tutti con un brano che mi ha ricordato il miglior Ronnie Earl, e in più canta pure bene.

Poi, improvvisamente, ti ritrovi con le atmosfere country di This Love Of Mine, ma è un attimo e si ritorna al rock grintoso di Head First Into The Wall con la chitarra “cattiva” di Mirikitani (ogni volta devo controllare se ho scritto bene il nome!) in primo piano. A questo punto sei lì tutto attizzato con la tua air guitar e ti parte una sequenza di ballate country dolci e melodiche che non ti aspetteresti: You And Me, No Part Of It, She’ll Never Know e Jack Of All Trades, una più bella dell’altra che nemmeno gli Eagles dei tempi migliori e sembra di essere in un altro disco, impressione stranissima ma non si può negare che è musica di grande qualità.

A questo punto avevo estratto lo Stetson quando ti parte un funky-blues psichedelico alla Jimi Hendrix, Evil che ti stende di nuovo, nella parte centrale Mirikitani strapazza la sua chitarra ed estrae delle sonorità incredibili dalla solista, e “diciamolo” come avrebbe detto l’ex ministro La Russa/Fiorello, che è un disco pieno di sorprese, nel senso letterale delle parole! Trailer Queen avreste potuto trovarla su Desperado o su qualche disco di Rick Roberts e Wish I Had Everything I Want su qualche disco della Steve Miller Band dei tempi d’oro,  per concludere con una Psychedelic Highway, un brano strumentale che si presenta da solo, con slide e solista di nuovo in grande spolvero. Musica da autostrada in macchina, da casa, da cuffie, dove volete ma ascoltatela perché questo tipo è veramente bravo! Forse i fans della prima ora non apprezzeranno la svolta meno rock-blues rispetto ai dischi precedenti, ma al sottoscritto è piaciuto parecchio. Caldamente consigliato.

Bruno Conti 

Con Leggero Anticipo 3. Uscite Da Confermare, Ma Anche No! Emmylou Harris, Kd Lang, Fleet Foxes, Brandi Carlile, The Cars,Steve Miller Band, Stevie Nicks Eccetera

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Dopo i primi due post di gennaio torniamo a questa rubrica di anticipazioni a lunga gittata (aprile-maggio, le altre uscite marzo le lascio per rubriche di novità “normali): confermate per aprile le uscite di Paul Simon, Foo Fighters e Robbie Robertson vediamo quali sono le altre novità “sicure” di prossima programmazione, al di là dei fastidiosissimi TBA e Tbc che denotano dischi che non hanno nè titoli ne date certe, quindi niente Box di Joni Mitchell, niente ristampe presunte di Van Morrison, niente dischi nuovi di Chris Barber con ospiti a go-go (esce ai primi di settembre).

Iniziano con un terzetto (anzi 4) delle migliori voci femminili in circolazione: K.d. Lang pubblica il nuovo album il 12 aprile per la Nonesuch, è il primo con una band fissa dai tempi dei Reclines, il gruppo si chiama Siss Boom Bang e l’album è intitolato Sing It Loud. Come al solito per i perversi meccanismi del mercato discografico in pre-order sul sito della Lang o della Nonesuch si può trovare una versione speciale con 4 brani in più.

Sempre il 12 aprile ma per la Decca/Rounder esce il nuovo album di Alison Krauss & Union Station Paper Airplane. Fallito il progetto di dare un seguito al disco con Robert Plant Raising Sand vincitore di sei Grammy nel 2007, inclusi quelli pincipali non si è mai capito se perché ci sono stati dei dissapori o semplicemente Plant si era rotto di aspettare T-Bone Burnett (del quale, notizie fra poco), la Krauss è ritornata con il suo gruppo gli Union Station con cui aveva registrato Lonely Runs Both Ways. Pochi sanno che Alison Krauss è l’artista femminile che ha vinto più premi nella storia della musica, ben 26!

Il 26 aprile per la Nonesuch esce il nuovo CD di Emmylou Harris Hard Bargain. Anche in questo caso esiste(rà) una versione Deluxe doppia con DVD allegato con 6 brani filmati e interviste varie. Contiene un brano dedicato a Kate McGarrigle e uno a Gram Parsons (dopo tanti anni evidentemente non dimenticato)!

Della quarta, Brandi Carlile, secondo me la migliore delle “nuove” cantautrici in circolazione e che lo scorso anno mi ha dato un bidone concertistico causa vulcano in aprile e poi di nuovo a novembre per mancanza fondi. Per consolarci il 26 aprile o 3 maggio esce un CD Live At Benaroya Hall (la stessa del live dei Pearl Jam, bravi! D’altronde è a Seattle). Accompagnata da una orchestra sinfonica ci delizierà con i suoi migliori brani e qualche cover gustosa. Etichetta Sony. Se non la conoscete è l’occasione buona.

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Per la serie “a volte ritornano”: Mike & The Mechanics il gruppo dell’ex (?) Genesis Mike Rutherford torna con il nuovo album The Road il 12 aprile su etichetta CMG. E’ il primo del nuovo secolo, non ci sono più i vecchi cantanti Paul Carrack e Paul Young (quello dei Sad Café) sostituiti da Andrew Roachford ( è proprio lui) e dal canadese Tim Howar dei “famosissimi” Vantramp. Apperò!

Nel caso dei Cars dobbiamo risalire addirittura al 1988 ma anche loro riappaiono con un nuovo disco Move Like This di cui non so assolutamente nulla se non il titolo, Move Like This, l’etichetta Hear Music/Concord e la data di uscita, 10 maggio. Speriamo bene.

Chi è già alla fase 2 del ritorno è la Steve Miller Band che con il bluesato Bingo dello scorso anno ci aveva regalato un buon disco (meglio delle recenti penose ristampe). L’etichetta è sempre la Roadrunner/Warner, la copertina è sempre di Storm Thorgerson, la data è il 10 maggio. Viene annunciato come l’ultimo disco dove compare l’armonica di Norton Buffalo, scomparso nel 2009, ma l’avevano già detto per l’album dello scorso anno. Non manca neppure la cattiva abitudine di fare due versioni diverse, quella “Special” con 4 brani in più curiosamente più costosa, strano!

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Su questi tre nutro maggiori speranze. Steve Earle pubblica il nuovo album sempre su etichetta New West il 26 aprile prossimo, si chiama I’ll Never Get Ouf Of This World Alive. Naturalmente non manca la versione Deluxe con DVD del Making Of. Produce…indovinato, T-Bone Burnett e c‘è un duetto con la “sora” Earle, Allison Moorer.

Il 3 maggio esce per la Reprise (lei è una fedelissima) il nuovo di Stevie Nicks In Your Dreams. Anche qui nulla saccio.

Sempre il 3 maggio esce il nuovo dei Fleet Foxes Helplessness Blues.

Quando avrò ulteriori notizie aggiornamenti tempestivi.

Bruno Conti

Ma Se Ne Sentiva La Mancanza? Steve Miller Band – Abracadabra & Circle Of Love Special Editions

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Steve Miller Band – Abracadabra & Circle Of Love – Ristampe Edsel CD Digipack senza bonus.

Due dischi veramente brutti. Ai tempi lo chiamavano Disco Rock!

Alla larga!

Bruno Conti