Grande Disco, “Con Un Piccolo Aiuto Dagli Amici”, E Che Amici! Mitch Woods – Friends Along The Way

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Mitch Woods – Friends Along The Way – Entertainment On

Mitch Woods, pianista e cantante di blues e boogie-woogie, da oltre trent’anni ci delizia con i suoi Rocket 88, band con cui rivisita classici della musica americana e composizioni proprie, con uno stile che lui stesso ha definito con felice espressione “rock-a-boogie”, e la cui summa è forse il CD uscito alla fine del 2015 Jammin’ On The High Cs Live, dove il nostro, nel corso della Legendary Blues Cruise, indulgeva nell’arte della collaborazione con altri artisti, diciamo della jam per brevità, che è una delle sue principali peculiarità http://discoclub.myblog.it/2016/01/06/nuovo-musicisti-crociera-mitch-woods-jammin-on-the-high-cs-live/ . In quella occasione Woods era affiancato da fior di musicisti, Billy Branch, Tommy Castro, Popa Chubby, Coco Montoya, Lucky Peterson, Victor Wainwright, membri sparsi dei Roomful Of Blues e Dwayne Dopsie, ma per questo nuovo album Friends Along The Way l’asticella viene ulteriormente alzata e alcuni degli “amici” coinvolti in questa nuova fatica sono veramente nomi altisonanti: c’è solo una piccola precisazione da fare, il disco, inciso in diversi studi e lungo gli anni, è principalmente acustico, non c’è il suo gruppo e neppure una sezione ritmica, a parte la batteria in tre brani, e un paio dei friends che appaiono nel CD nel frattempo ci hanno lasciato da tempo.

Certo i nomi coinvolti sono veramente notevoli: Van Morrison e Taj Mahal, impegnati in terzetto con Woods in ben tre brani, prima in una splendida Take This Hammer di Leadbelly, con Van The Man voce solista e Mitch e Taj che lo accompagnano a piano e chitarra acustica, mentre lo stesso Morrison agita un tamburello, comunque veramente versione intensa e di gran classe. Pure la successiva C.C Rider, con i rotolanti tasti del piano di Woods che sono il collante della musica, non scherza, Taj Mahal e Van Morrison si dividono gli spazi vocali equamente e la musica fluisce maestosa. Più avanti nel disco troviamo la terza collaborazione, Midnight Hour Blues, altro tuffo nelle 12 battute per un classico di Leroy Carr, dove Morrison è ancora la voce solista e suona pure l’armonica, mentre Mahal è alla National steel, con il consueto egregio lavoro di Woods al piano (stranamente alla fine del CD c’è una versione “radio” del primo brano, che tradotto significa semplicemente che è più corta). Già questi tre brani basterebbero, ma pure il resto dell’album non scherza: Keep A Dollar In Your Pocket, è un divertente boogie blues con Elvin Bishop, anche alla solista, e Woods che si dividono la parte vocale, mentre Larry Vann siede dietro la batteria; notevole Singin’ The Blues, una deliziosa ballata cantata splendidamente da Ruthie Foster, che ne è anche l’autrice, come pure la classica Mother in Law Blues, cantata in modo intenso da John Hammond, che si produce anche da par suo alla national steel con bottleneck.

Cryin For My Baby è un brano scritto dallo stesso Woods, che la canta ed è l’occasione per gustarsi l’armonica di Charlie Musselwhite, un blues lento dove anche il lavoro pianistico di Mitch è di prima categoria; Nasty Boogie, un vecchio pezzo scatenato di Champion Jack Dupree, vede il buon Mitch duettare con Joe Louis Walker, impegnato anche alla chitarra, mentre in Empty Bed offre il suo piano come sottofondo per la voce ancora affascinante e vissuta di Maria Muldaur. Blues Mobile è un pimpante brano scritto dallo stesso Kenny Neal, che ne è anche l’interprete, oltre a suonare l’armonica e la chitarra, in uno dei rari brani elettrici con Vann alla batteria, The Blues è un pezzo scritto da Taj Mahal, che però lo cede ad una delle leggende di New Orleans, il grande Cyril Neville, che la declama da par suo, sui florilegi del piano di Woods, che si ripete anche nella vorticosa Saturday Night Boogie Woogie Man, di nuovo con Bishop alla slide, prima del ritorno ancora di Musselwhite con la sua Blues Gave Me A Ride, lenta e maestosa. Chicago Express è una delle registrazioni più vecchie, con James Cotton all’armonica, per una train song splendida, prima di lasciare il proscenio ad un altro dei “maestri, John Lee Hooker, con la sua super classica Never Get Out Of These Blues Alive, al solito intensa e quasi ieratica nel suo dipanarsi. In chiusura, oltre all’altro pezzo con Morrison e Mahal, troviamo un duello di pianoforti, insieme a Marcia Ball, in una ondeggiante In the Night, un pezzo di Professor Longhair che chiude in gloria questa bella avventura musicale. Sono solo tre parole, ma sentite; no, non sole, cuore e amore, direi più “gran bel disco”!

Bruno Conti

Il Blues Secondo Van Morrison, Classico E Raffinato. Roll With The Punches E’ Il Nuovo Album

van morrison roll with the punches

Van Morrison – Roll With The Punches – Exile/Caroline/Universal

Per il mese di settembre, in un primo tempo, era stata annunciata la ristampa potenziata, in versione triplo CD, di The Healing Game, l’album di Van Morrison che quest’anno avrebbe festeggiato il 20° Anniversario dall’uscita: il disco ora ha una nuova data di uscita prevista per il 15 febbraio 2018, quindi il ventennale va a farsi benedire, ma si sa che queste date sono spesso solo degli optional per le case discografiche, specie se l’artista, come il rosso irlandese, ha due contratti con diverse etichette, la Caroline, e quindi il gruppo Universal, per i dischi nuovi (ed è già il secondo di seguito che esce con loro, un record per il Van degli ultimi anni, che sarà ribadito a breve), e la Sony Legacy per le ristampe del vecchio catalogo. Comunque verso l’inizio dell’estate è stata annunciata l’uscita di un nuovo album, Roll With The Punches, a cui, nel corso delle procedure, è stata anche cambiata la foto di copertina, in quanto nella prima versione era obiettivamente piuttosto pacchiana. Cosa che invece non è il contenuto del disco, classico e raffinato come dico nel titolo, dedicato al Blues, inteso nel senso più ampio del termine, quindi anche R&B, soul, R&R e un filo di gospel, il tutto attraverso l’ottica unica di Morrison, che per l’occasione scrive anche cinque nuovi brani, sintonizzati su questa lunghezza di onda sonora, con un chiaro omaggio ai suoi ascolti giovanili, agli artisti e alle canzoni che lo hanno influenzato nella parte iniziale della sua carriera, e che ancora oggi spesso sono l’oggetto delle sue ricerche sonore. Come è abbastanza noto i dischi del nostro amico, per definizione, appartengono al “genere Van Morrison”, o se proprio vogliamo affibbiargli una etichetta, diciamo celtic soul:music, quindi, secondo i detrattori, “purtroppo” tutti uguali tra loro, e per gli ammiratori, “per fortuna” tutti uguali tra loro. Ovviamente sto estremizzando parecchio, ma il succo è un po’ quello, infatti parlando dei suoi CD, non si parla di un album bello, ma di un Van Morrison bello, e quello dello scorso anno http://discoclub.myblog.it/2016/10/02/male-esordiente-irlandese-van-morrison-keep-me-singing/, era molto bello, uno dei suoi migliori da parecchio tempo a questa parte, forse proprio dai tempi di The Healing Game.

Come sapete il sottoscritto è un grande estimatore dell’opera di Van The Man, ma credo anche di essere obiettivo, e quindi direi che questo Roll With The Punches è “solo” un bel disco, non un grande disco, con alcune canzoni decisamente sopra la media, e cantato come sempre da una delle più belle voci dell’orbe terracqueo, a 72 anni ancora limpida e potente come se il tempo per lui non passasse (anche se come sapete, secondo una mia teoria già esposta in passato, da bambino Van Morrison ha ingoiato un microfono, e quindi è avvantaggiato rispetto ai suoi concorrenti). Facezie a parte, il disco è anche suonato in modo impeccabile, e questa volta il nostro amico utilizza, oltre alla sua band attuale, anche parecchi ospiti (in modo in parte diverso rispetto all’album dei duetti http://discoclub.myblog.it/2015/03/21/vivo-van-morrison-duets-re-working-the-catalogue-la-recensione/ , dove ogni tanto i partner scelti non erano alla sua altezza). Il nome più importante è sicuramente quello di Jeff Beck, un vecchio amico con cui ha suonato in parecchie jam, e componente della “santa trinità” dei chitarristi rock inglesi, con Clapton e Page, che appare in cinque brani. Nel disco, come ospiti ci sono altre tre “vecchie glorie” del british blues, Chris Farlowe, Georgie Fame Paul Jones, oltre al più giovane (nasceva più o meno quando l’irlandese iniziava la sua attività musicale) Jason Rebello, pianista di impronta jazz, sempre inglese. Mentre nella band abituale di Van Morrison troviamo Paul Moran all’organo, Stuart McIlroy al piano, Dave Keary alla chitarra, Laurence Cottie al basso, Mez Clough alla batteria, oltre alle due eccellenti coriste Dana Masters Sumudu Jayatilaka, e qualche altro strumentista che appare saltuariamente, ma questa volta, salvo due o tre eccezioni, niente fiati. Dieci cover e cinque brani nuovi di impronta prevalentemente blues, ma grazie alla verve vocale di questo signore comunque nettamente superiori alla produzione media nell’ambito delle 12 battute.

Prendiamo la prima canzone, la title track Roll With The Punches, uno dei brani nuovi, una vibrante blues song, un Chicago Blues potente e sanguigno, con Keary molto efficace alla slide e  il duo McIlroy e Moran alla tastiere che sottolinea il cantato intenso di Morrison: Transformation all’inizio mi pareva identica a People Get Ready di Curtis Mayfield (orrore, un quasi plagio), ma è un attimo e poi diventa un’altra classica soul ballad tipica dell’irlandese, serena e fluida, con le due voci femminili e Chris Farlowe che danno una mano nell’arrangiamento, mentre un misuratissimo Jeff Beck, lavora di finezza per l’occasione, trattenendo i suoi istinti più “esagerati”. Un bel uno-due di apertura, seguìto dalla prima cover dell’album, I Can Tell, un pezzo dal repertorio di Bo Diddley, ma che nella scansione sonora ricorda pure lo stile di un altro dei “maestri” di Van Morrison, il grande John Lee Hooker, con il suo riff insistito e ripetuto, che sta a mezza strada tra R&R e R&B anni ’50, sempre con piano e organo che si dividono con le chitarre gli spazi, fino a che arriva Jeff Beck e mette d’accordo tutti, mentre Farlowe e le coriste sono sempre in moto sullo sfondo in modalità call and response e anche Morrison mette in azione la sua armonica. Due canzoni celeberrime sono poi proposte in un medley di grande intensità, Stormy Monday di T-Bone Walker, con la voce duettante di Chris Farlowe, questa volta alla pari con Van, e Lonely Avenue, un pezzo di Doc Pomus, che cantava Ray Charles, una delle grandi passioni di Morrison, ancora con un Jeff Beck in grande spolvero, nell’inconsueta veste più misurata utilizzata in questo album (ma se suona sempre), e anche il nostro amico si scatena nuovamente all’armonica. Goin’ To Chicago, scritta da Count Basie & Jimmy Rushing è più jazzata, eseguita in quartetto, con Georgie Fame, seconda voce e organo hammond, lo stesso Van armonica e chitarra elettrica, Chris Hill al contrabbasso e James Powell alla batteria, per un brano più notturno e felpato, che potrebbe essere il preludio del nuovo disco di Van. Un altro direte voi? Ebbene sì, a dicembre dovrebbe uscire un altro disco nuovo di Morrison, dedicato agli standards jazz, che dovrebbe chiamarsi Versatileve lo anticipo qui, poi ve lo confermerò più avanti, ma dovrebbe essere quasi certo.

Tornando al disco, Fame (omaggio a Georgie?), è un altro pezzo originale, per l’occasione in duetto con Paul Jones (Manfred Mann Blues Band), all’armonica, oltre che voce duettante, un altro blues duro e puro molto classico; e pure Too Much Trouble, ancora proveniente dalla penna dell’irlandese, e che lo vede impiegato anche al sax, è Morrison tipico, con Moran alla tromba e Cottie al trombone, nell’unico brano fiatistico che si inserisce nel filone swingante à la Moondance. con un ottimo Rebello al piano. Uno dei pezzi forti dell’album è sicuramente la rilettura intensa e sentita del capolavoro di Sam Cooke, Bring It On Home To Me, una delle più belle canzoni della storia della musica nera (e non solo), veicolo ideale per la magnifica voce senza tempo di Van, che già ne aveva incisa una versione splendida nell’indimenticabile doppio dal vivo del 1974 It’s Too Late To Stop Now, superiore a quella attuale per me, che però si avvale di uno strepitoso Jeff Beck alla solista che quasi pareggia quella dell’epoca, grande musica in entrambi i casi (quindi doppio video). Ordinary People è l’ultimo degli originali firmato da Van, un altro buon blues, se mi passate il termine, molto hookeriano, dall’andatura falsamente pigra ed ondeggiante, con Keary Beck che si stuzzicano alle chitarre, mentre Farlowe fa lo stesso con il “capo”, e McIlroy fa scorrere le dita veloci sulla tastiera e alla fine chi gode è l’ascoltatore, come dice il famoso detto adattato per l’occasione “sarà solo blues ma ci piace”! How Far From The God di Sister Rosetta Tharpe, con il piano barrelhouse di Mcilroy in evidenza, ha un empito quasi R&R, con piccoli sussulti gospeli, nel suo dipanarsi e Morrison scurisce la sua voce ulteriormente, per Teardrops From My Eyes, un brano che facevano Louis Jordan, Louis Prima e Ray Charles, molto più felpata e dal sound errebì vecchia scuola, con Georgie Fame di nuovo all’organo e il buon Van che sfodera un ficcante assolo di sax, mentre le coriste si agitano sempre sullo sfondo. Automobile di Sam “Lightnin’ Hopkins è un intenso blues lento elettrico, con armonica, chitarra (lo stesso Morrison) e piano, a guidare le danze. Benediction è uno dei classici brani di Mose Allison, altro grande pallino ed amico dell’irlandese, con Rebello eccellente al piano e Moran all’organo e ancora il sax del nostro, che impiega Keary e Clough come voci “basse” di supporto, insieme alle due ragazze, per un brano dalla struttura squisita. Mean Old World era un celebre brano dell’armonicista Little Walter, un altro slow blues in cui Morrison non può esimersi dal soffiare nello strumento. e in chiusura rimane la divertente e mossa Ride On Josephine, l’altro pezzo dal repertorio di Bo Diddley, con drive e riff che erano quelli tipici di Ellas McDaniel.

Una ennesima buona prova quindi di Van Morrison, che ne conferma la ritrovata vena, insieme alla sua immancabile e proverbiale verve vocale. E’ uscito oggi, venerdì 22 settembre.

Bruno Conti  

“Gallina Vecchia” Fa Sempre Un Buon Brodo. Paul Brady – Unfinished Business

paul brady unfinished business

Paul Brady – Unfinished Business – Proper Records

A distanza di circa sette anni dall’acclamato Hooba Dooba (10), e a due dallo splendido concerto di materiale d’archivio dal vivo The Vicar St.Sessions Vol. 1 (15), recensito puntualmente su questo blog http://discoclub.myblog.it/2015/07/12/irlandesi-che-serate-amici-vecchi-nuovi-paul-brady-the-vicar-st-sessions-vol-1-with-mark-knopfler-van-morrison-sinead-oconnor-bonnie-raitt-mary-black-eccetera/ , torna il songwriter nord-irlandese Paul Brady che prima nei Johnstons e poi nei Planxty (in sostituzione di Christy Moore, ma senza incider nulla) si è poi costruito nel corso dei cinque decenni successivi una buona carriera da solista iniziata dal folk, e poi in seguito sfociata nella svolta rock, a partire dal “seminale” e bellissimo Hard Station (81). Per questo Unfinished Business (quindicesimo album da solista) registrato nello Studio di Brady a Dublino, Paul ha suonato lui stesso la maggior parte degli strumenti, sfornando nove brani nuovi di cui cinque scritti con l’amica cantautrice Sharon Vaughn (ha lavorato con Willie Nelson, Waylon Jennings, Dolly Parton, Kenny Rogers, e altri), tre con il poeta Paul Muldoon (premio Pulitzer per la poesia), e uno con Ralph Murphy (produttore tra gli altri degli April Wine e altri artisti canadesi), più due canzoni di stampo tradizionale, Lord Thomas And Fair Ellender di Mike Seeger, e The Cocks Are Crowing del bardo Eddie Butcher, con buona parte dei brani accompagnati ai cori dalla brava Vaughn.

Unfinished Business si apre con la title track, un brano che inizia con un pianoforte tintinnante, dal ritmo lento e raffinato, accompagnato da una sorta di quartetto soft-jazz, a cui fa seguito il suono più moderno di una gioiosa I Love You But You Love Him, mentre gli echi del miglior Van Morrison si appalesano nella meravigliosa Something To Change, con abbondanza di fiati e coretti “soul”, e una “moderna diversità” si percepisce in Say You Don’t Mean, con un testo molto critico di Muldoon. Con la splendida Oceans Of Time si ritorna alle sue classiche ballate d’amore (con un ritornello “assassino” cantato in duetto con Sharon), e che si adatta perfettamente alla voce di Paul, per poi cambiare ritmo sulle note rarefatte di una chitarra jazz con Harvest Time, ritornare per una volta alle sonorità degli esordi folk dei primi anni con il tradizionale The Cocks Are Crowing ,un brano che Paul canta da decenni dal vivo, e sorprendere l’ascoltatore con una divertente e leggermente “dylaniana” I Like How You Think. Ci si avvia alla parte finale con la melodia popolare di Maybe Tomorrow, dove flauto, fisarmonica e mandolino dettano il ritmo ed echi nostalgici dell’Irlanda, mentre ammalia una dolce ballata di paese come Once In A Lifetime (scritta con Ralph Murphy), e per chiudere ecco “la perfezione” del tradizionale Lord Thomas And Fair Ellender, tutto basato su una chitarra melodica e l’armonica, con in sottofondo le note di un mandolino (come fossero suonate in un qualsiasi Pub irlandese).

Questo signore ha festeggiato il 70° compleanno all’inizio di quest’anno, e la sua carriera è stata costellata da collaborazioni con artisti del calibro di Tina Turner, Bonnie Raitt, David Crosby, per citarne alcuni su tutti, ricevendo l’apprezzamento anche di un certo Bob Dylan per il suo “songwriting” raffinato, che lo conferma come uno degli artisti più popolari della musica irlandese, un cantautore di razza, un vocalist ancora brillante, con una storia alle spalle, e che con questo Unfinished Business dimostra ancora una volta di avere classe, fantasia e di essere in grado di fare ancora eccellente musica, caratteristiche che gli hanno fatto guadagnare nel tempo schiere di ammiratori in tutto il mondo. A parere di chi scrive, i dischi di Paul Brady sono stati sempre come dei grandi viaggi, da scoprire ed esplorare, ma una volta scoperti potrebbe esserci là fuori un intero mondo di potenziali viaggiatori pronti ad ascoltare questo brillante musicista irlandese.

Tino Montanari

Erano Bei Tempi: Ricomprarlo Solo Per Il Disco Live? La Risposta E’ Sì! U2 – The Joshua Tree 30th Anniversary

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U2 – The Joshua Tree 30th Anniversary – Island/Universal CD – 2LP – Deluxe 2CD – Super Deluxe 4CD – Super Deluxe 7LP

Devo confessare di non essere mai stato un grande fan degli U2: li ho infatti sempre trovati un tantino sopravvalutati e talvolta troppo politicizzati, ed inoltre non ho mai potuto soffrire molto gli atteggiamenti da Messia (e classico esempio di cuore a sinistra e portafoglio a destra) del loro cantante e leader Bono Vox (al secolo Paul Hewson), ed in certi momenti neppure il suo modo di cantare, troppo enfatico e declamatorio. E, fatto non del tutto trascurabile, a mio parere la band irlandese non fa un grande disco da circa un trentennio, cioè dal bellissimo (e parzialmente live) Rattle & Hum del 1988, anche se so che Achtung Baby è stato un enorme successo (ma a me non è mai piaciuto granché) e che sia All That You Can’t Leave Behind che No Line On The Horizon non erano male, ma di certo non indispensabili. C’è stata però una fase in cui i nostri erano una grande band, e ciò è coinciso con quello che è stato allo stesso tempo il loro album migliore ed il più venduto, cioè il magnifico The Joshua Tree del 1987, uno dei dischi più popolari degli anni ottanta (e non solo), che dopo i primi tre dischi “irlandesi” ed il già notevole The Unforgettable Fire ha proiettato il quartetto di Dublino nell’olimpo, consentendo loro di sfondare, e alla grande, anche in America.

The Joshua Tree è uno di quei rari casi in cui tutto funziona alla perfezione, dalla scrittura delle canzoni, alla performance della band (quando si contiene Bono è comunque un grande cantante, la sezione ritmica formata da Adam Clayton e Larry Mullen Jr. una delle più potenti in circolazione, ed il chitarrista The Edge ha uno stile tutto suo che unisce sia la fase ritmica che quella solista), alla produzione stellare ad opera del dream team formato da Daniel Lanois e Brian Eno (già “testati” su The Unforgettable Fire), con Steve Lillywhite, altro grande produttore e responsabile dei primi tre album del gruppo, qui “relegato” al mixer. The Joshua Tree è ancora oggi un disco potente, sia musicalmente che dal punto di vista dei testi (con alternanza tra politico, sociale e personale), e con le prime tre canzoni, che sono anche le più celebri, che stenderebbero un branco di rinoceronti, cioè le epiche Where The Streets Have No Name e I Still Haven’t Found What I’m Looking For e la straordinaria With Or Without You, forse la più grande rock ballad dei nostri: ricordo benissimo che nell’estate di quell’anno era impossibile accendere la radio senza prima o poi imbattersi in una di queste tre canzoni. Ma il disco era anche altro, dalla dura ed ipnotica Bullet The Blue Sky, all’intima Running To Stand Still, pura e folkie, alla fluida In God’s Country, un altro folk elettrificato alla loro maniera, alla bella e cadenzata Trip Through Your Wires, che fa affiorare prepotentemente le loro radici irlandesi (quasi un pezzo alla Waterboys), alla potente Exit, superlativa rock song con un grande crescendo, fino alla drammatica ed emozionante Mothers Of The Disappeared, dedicata ai desaparecidos argentini, tema all’epoca di grande attualità insieme al regime di Pinochet in Cile e all’Apartheid in Sudafrica.

The Joshua Tree aveva già beneficiato nel 2007 di un’interessante edizione doppia per il ventennale, con il disco originale rimasterizzato sul primo CD e con un secondo dischetto pieno di b-sides, rarità ed outtakes, ma siccome le case discografiche non smettono mai di farci ricomprare sempre gli stessi dischi, ecco pronta una nuova versione per i trent’anni. Se avete già la precedente ristampa, questa volta il box Super Deluxe è una spesa inutile (oltre che esosa), in quanto nel quarto CD ripropone quasi pari pari il disco di rarità della versione di dieci anni fa (con un paio di trascurabili varianti), mentre il terzo contiene sei remix non esattamente irrinunciabili. Meglio quindi l’edizione doppia (che sono anche i primi due CD del box), con di nuovo il disco originale sul primo CD (con lo stesso remaster del 2007) e nel secondo uno splendido concerto inedito dei nostri al Madison Square Garden di New York durante il tour americano in promozione all’album. Un concerto bellissimo, potente, con i nostri in forma strepitosa e Bono che si dimostra un leader di grande carisma, suono spettacolare e pubblico americano letteralmente impazzito, cosa strana in quanto in USA solitamente sono meno calorosi che nel vecchio continente. Le canzoni di The Joshua Tree, spogliate del pur prezioso contributo di Eno e Lanois, suonano ancora più forti e dirette che in studio: qui ne vengono proposte ben otto su undici (anzi nove, in quanto I Still Haven’t Found What I’m Looking For è presente due volte, la seconda con il gruppo gospel New Voices Of Freedom, una versione sensazionale che però era già uscita su Rattle & Hum), tra cui una Where The Streets Have No Name ancora più coinvolgente, o una magistrale Bullet The Blue Sky, quasi hard rock, o ancora una incredibile Exit, che oscura quella in studio e che viene fusa con Gloria di Van Morrison. Ci sono naturalmente i classici della band, da October a Sunday Bloody Sunday a Pride (In The Name Of Love), oltre al trascinante rock’n’roll di I Will Follow, una acclamata MLK cantata da Bono a cappella,ed un finale con la poco nota ma decisamente energica 40.

Senza dubbio il miglior live di sempre degli U2, superiore forse anche al “leggendario” Under A Blood Red Sky, che vi ricompenserà ampiamente dal dover comprare per l’ennesima volta lo stesso disco. *(NDM: adesso spero l’anno prossimo in una ristampa con tutti i crismi di Rattle & Hum, un disco che all’epoca avevo amato anche di più di The Joshua Tree, anche per la presenza di Bob Dylan).

Marco Verdi

Gli Inizi Di Van The Man: Il Rosso Irlandese Rivendica Il Proprio Glorioso Passato! Van Morrison – The Authorized Bang Collection

van morrison the authorized bang collection

Van Morrison – The Authorized Bang Collection – 3 CD  Sony Legacy
[CD1]
1. Brown Eyed Girl (Original Stereo Mix)
2. He Ain’t Give You None (Original Stereo Mix)
3. T.B. Sheets (Original Stereo Mix)
4. Spanish Rose (Original Stereo Mix)
5. Goodbye Baby (Baby Goodbye) [Original Stereo Mix]
6. Ro Ro Rosey (Original Stereo Mix)
7. Who Drove The Red Sports Car (Original Stereo Mix)
8. Midnight Special (Original Stereo Mix)
9. It’s All Right (Original Stereo Mix)
10. Send Your Mind (Original Stereo Mix)
11. The Smile You Smile (Original Stereo Mix)
12. The Back Room (Original Stereo Mix)
13. Joe Harper Saturday Morning (Original Stereo Mix)
14. Beside You (Original Mono Mix)
15. Madame George (Original Mono Mix)
16. Chick-A-Boom (Original Mono Mix)
17. The Smile You Smile (Demo)

[CD2]
1. Brown Eyed Girl (Original Edited Mono Single Mix)
2. Ro Ro Rosey (Original Mono Single Mix with Backing Vocals)
3. T.B. Sheets (Take 2)
4. Goodbye Baby (Baby Goodbye) [Takes 10 & 11]
5. Send Your Mind (Take 3)
6. Midnight Special (Take 7)
7. He Ain’t Give You None (Take 4)
8. Ro Ro Rosey (Take 2)
9. Who Drove The Red Sports Car (Take 6)
10. Beside You (Take 2)
11. Joe Harper Saturday Morning (Take 2)
12. Beside You (Take 5)
13. Spanish Rose (Take 14)
14. Brown Eyed Girl (Takes 1-6)
15. Brown Eyed Girl (Takes 7-11)

[CD3]
1. Twist And Shake
2. Shake And Roll
3. Stomp And Scream
4. Scream And Holler
5. Jump And Thump
6. Drivin’ Wheel
7. Just Ball
8. Shake It Mable
9. Hold On George
10. The Big Royalty Check
11. Ring Worm
12. Savoy Hollywood
13. Freaky If You Got This Far
14. Up Your Mind
15. Thirty Two
16. All the Bits
17. You Say France And I Whistle
18. Blowin’ Your Nose
19. Nose In Your Blow
20. La Mambo
21. Go For Yourself
22. Want A Danish
23. Here Comes Dumb George
24. Chickee Coo
25. Do It
26. Hang On Groovy
27. Goodbye George
28. Dum Dum George
29. Walk And Talk
30. The Wobble
31. Wobble And Ball

Di solito la tracklist completa dei contenuti di un album la utilizzo solo per la rubrica delle anticipazioni sulle uscite discografiche, ma visto che parliamo di un triplo CD denso di contenuti e con molti brani che si ripetono in diverse versioni ho preferito aprire questa recensione riportando l’esatta lista delle canzoni presenti in questo piccolo cofanetto.

Nel 1967, all’epoca in cui sarebbe stato pubblicato Blowin’ Your Mind, Van Morrison aveva da poco compiuto 22 anni, e quindi non era più un giovane irlandese di belle speranze, ma era reduce da due anni intensi coni i Them che gli avevano fruttato vari successi in giro per il mondo e la reputazione di essere uno dei migliori cantanti bianchi in circolazione nell’ambito soul-R&B-blues e rock and roll (la parola rock non l’ha mai amata molto), come potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2015/12/31/lultima-ristampa-dellanno-le-origini-dei-migliori-them-the-complete-them-1964-1967/: finita l’esperienza con la band Van aveva deciso di trasferirsi in America per tentare la carriera solista e all’inizio dell’anno, senza badare troppo ai contenuti e alle solite clausole scritte in piccolo, aveva firmato un contratto con la Bang Records di Bert Berns, uno dei più rispettati produttori e autori di canzoni della scena musicale di allora (tanto per capirci è quello che ha scritto Everybody Need Somebody To Love Cry To Me di Solomon Burke, Under The Boardwalk dei Drifters, Twist And Shout, Cry Baby per Garnet Mimms che poi sarebbe diventato un successo per Janis Joplin, Hang On Sloopy dei McCoys Here Comes The Night, appunto per i Them). Per la sua Bang Records incideva anche un emergente Neil Diamond, reduce dal successo di Solitary Man (Se Perdo Anche Te di Gianni Morandi per gli italianofili), e quindi il discografico americano, che era anche un rispettato arrangiatore, aveva prodotto o scritto canzoni per molti degli artisti che Van Morrison più ammirava. Quindi il 28 e 29 marzo del ’67 i due entrano in studio per registrare quelli che nelle intenzioni avrebbero dovuto essere quattro separati singoli da pubblicare nei mesi a venire. Poi sappiamo come è andata la storia e a settembre esce invece il primo album solista di Van Morrison, il citato Blowin’ Your Mind.

Blowin.yourmindvan morrison t.b. sheets

Una copertina dove Morrison sembrava un abituale consumatore di droghe psichedeliche, mentre secondo la moglie di allora di Van, Janet Planet, non ne aveva mai toccata una in vita sua, e un contenuto dell’album di cui il rosso irlandese all’epoca non fu molto contento (tanto che negli anni successivi le parole più gentili che ha usato per Berns, e per i suoi eredi, visto che il suo primo mentore, sarebbe scomparso a fine anno, a soli 38 anni, sono state che si trattava di una manica di farabutti e filibustieri). In effetti quelle sessions non state tra le preferite del nostro amico, tanto che già allora, per uscire dal contratto con la Bang registrò una serie di brani che poi sono diventati noti come le  “contractual obligation sessions”, i 31 pezzi che costituiscono il contenuto del terzo CD di questa nuova raccolta. Ma comunque l’etichetta discografica, forte del contratto firmato che avevano in mano, ha in seguito pubblicato anche T.B. Sheets nel 1973, con le altre canzoni registrate sepre nel 1967, e prima, nel 1970, anche un fantomatico The Best Of Van Morrison, tutti dischi pubblicati senza l’autorizzazione dell’incazzoso irlandese che non li ha mai riconosciuti, per non parlare di vari semi bootleg, dove apparivano i brani di quelle sessions improvvisate al momento. La situazione è rimasta questa per anni: poi, come saprete, forse perché reso più saggio dagli anni, Van Morrison, sta ripubblicando, tramite la Sony Legacy, tutto il suo vecchio catalogo, e dopo il triplo dei Them e la ristampa super potenziata del famoso live del 1974 http://discoclub.myblog.it/2016/06/14/sempre-stato-difficile-fermarlo-nuova-versione-espansa-piu-dei-live-piu-belli-sempre-van-morrison-its-too-late-to-stop-now-ii-iii-iv-dvd/, questa volta tocca al triplo The Authorized Bang Collection. Intanto Van ha collaborato fattivamente alla realizzazione proseguendo nell’operazione di “rivendicazione del proprio glorioso passato”, citata nel titolo del Post, scrivendo addirittura alcune delle corpose note del libretto incluso nella confezione e definendo il suo vecchio produttore “Bert Berns was a genius He was a brilliant songwriter and he had a lot of soul, which you don’t find nowadays.”!

E in effetti, lo dico prima di immergerci nell’esame approfondito di questo album, in molte parti del disco si sfiora il capolavoro. Comunque, per cominciare, ci sono alcune canzoni splendide: Clinton Heylin, grande critico musicale, ed esperto di Bob Dylan, Sandy Denny e Van Morrison, ha definito la prima facciata di Blowin’ Your Mind (ovvero le prime tre tracce) “one of the great single-sided albums in rock” e non trascuriamo che in quei brani suonano (e cantano) alcuni dei grandi luminari della storia del rock di quegli anni: Garry Sherman, arrangiatore, conduttore e organista in molti dei brani citati nell’opera omnia di Bert Berns, Eric Gale, Hugh McCracken Al Gorgoni alle chitarre, Bob Bushnell, al basso, anche lui, come i colleghi appena ricordati, presente in molti dischi di jazz, di soul e di pop dell’epoca (da Nina Simone Tim Hardin, passando per Tom Rush Solomon Burke), come pure Herbie Lovelle Gary Chester che si alternavano alla batteria (anche loro all’opera con grandi jazzisti, ma pure con Dylan, Eric Andersen, Monkees), per non dire di Artie Butler e del grande Paul Griffin al piano (ricordiamo solo che se Al Kooper suonava l’organo in Highway 61 Revisited, le parti di pianoforte erano di Griffin). Ciliegina sulla torta la presenza alle armonie vocali delle Sweet Inspirations, guidate da Cissy Houston Judy Clay, nonché di Jeff Barry (che insieme alla moglie Ellie Greenwhich, tanto per gradire, aveva scritto brani come Da Doo Ron Ron, Be My Baby, River Deep Mountain High, Leader Of the Pack, e mi fermo). In studio erano presenti anche una piccola sezione fiati e altri musicisti validissimi: il risultato lo potete immaginare o anche sentire.

Un disco che inizia con Brown Eyed Girl, una delle venti più belle e contagiose canzoni della storia della musica, credo con oltre 200 diverse versioni all’attivo (ma nessuna bella come l’originale) è il classico brano che ti mette subito di buon umore, un ritornello irresistibile che ti fa venire voglia di cantare sha la la la la la la la la la la te da ad libitum, reso ancora più splendido dal missaggio stereo presente in questa nuova versione del CD, con tutti gli strumenti ben definiti,  giro di rolling bass, chitarre tintinnanti, organo scivolante, batteria incalzante, e “quella voce” incredibile in primo piano, mentre i coristi, Sweet Inspirations Jeff Barry, sono finalmente percepibili in modo chiaro, la perfezione assoluta! E anche il resto non scherza: He Ain’t Give You Nothin’ è un lungo blues-rock ipnotico degna prosecuzione del sound dei Them e con gli amati John Lee Hooker, Burke Witherspoon in mente, Eric Gale si produce in un ottimo solo, spronato da Van, organo e sezione ritmica sono impeccabili e su tutto aleggia quello “stream of consciousness” che sarà la sua futura cifra artistica da lì a poco. Ribadita anche nella epica e lunga, oltre nove minuti, T. B. Sheets, altra canzone magnifica che rifulge nello splendore della nuova veste sonora, ancora più accentuato il lato bluesy à la Hooker, grazie all’armonica e alla chitarra con riverbero, oltre all’organo e al basso, che fanno molto Supersession di Bloomfield/Kooper e Stills, ma un paio di anni prima, una sorta di free form jazz e poi come non sottolineare la voce che declama, soffre, ansima, pontifica e ti ipnotizza con la sua autorevolezza, sorprendente per un giovane che non aveva ancora 22 anni. Spanish Rose è un’altra raffinata pop song, una di quelle canzoni d’amore che ai tempi riuscivano assai facili a Morrison, una specie di Brown Eyed Girl in salsa latina, con una splendida chitarra spagnoleggiante che rimanda a Ben E. King o al suo discepolo Willy DeVille.

Goodbye Baby (Baby Goodbye) è un brano firmato dalla coppia Bert Berns/Wes Farrell, il secondo co-autore con Berns oltre che di Hang On Sloopy, anche di Boys, il pezzo delle Shirelles che i Beatles incisero nel primo album, una traccia “minore” ma molto piacevole, una sorta di garage-pop dove è molto in evidenza il supporto vocale delle Sweet Inspirations; viceversa Ro Ro Rosey ci riporta al suono più grintoso, quasi beat e R&R dei Them, un pezzo dove armonica, chitarra e organo sono protagonisti alla pari con la voce di Morrison. Who Drove The Red Sports Car è un altro grande brano di Van, già ricco dei suoi testi visionari, intricati e romantici, con un pizzico di misticismo, il fatto che sia uno slow blues & R&B dove imperversa il piano, presumo di Paul Harris, oltre alla voce di Morrison, che comincia ad “agitarsi”, non guasta, e pure la versione del traditional Midnight Special è da sballo, con le Sweet Inspirations che impazzano di nuovo e un riff in cui qualcuno ha colto delle analogie con quello di Sunshine Of Your Love, registrato qualche mese prima del classico dei Cream. It’s All Right è il primo dei brani che poi sarebbero usciti su T.B. Sheets, una canzone dove uno può immaginare cosa avrebbe fatto Dylan se invece che al rock di Highway 61 Blonde On Blonde avesse deciso di dedicarsi alla musica soul (anche se bisognerebbe avere la voce di Van Morrison, e così non ne nascono molte), con un grande lavoro di tutta la pattuglia di musicisti impegnati nella session, una elettrica arpeggiata, l’organo magico, la sezione ritmica con un basso rotondo e corposo, le voci di supporto splendide. Notevole anche la successiva Send Your Mind, un poderoso R&R, con alcuni finti finali, sulla scia, anzi in anticipo, sulle future cavalcate sonore del nostro, a tutta velocità; per non parlare di The Smile You Smile, un’altra magnifica love soul ballad di quelle in cui l’irlandese era già maestro all’epoca, intensa ed avvolgente, con chitarre e organo sempre brillanti. Eccellente anche The Back Room, altro delizioso R&B dove si colgono citazioni del maestro Ray Charles miste al cantato rock strascicato, quasi in talkin’ del Dylan di metà anni ’60. “Trucchetto” che viene ripetuto anche nella fantastica Joe Harper Saturday Morning, diretta “antenata” delle canzoni che sarebbero arrivate da lì a poco in Astral Weeks, più bluesy nel sound, con la chitarra elettrica in primo piano.

Finite le canzoni restaurate in stereo per l’occasione, ci lanciamo nei quattro brani che completano il primo CD, comunque rese in un mono dal suono brillante e vivido, e non sono brani da poco: la prima incisione di uno dei suoi cavalli di battaglia, la splendida Besides You, diversa, ma, a mio parere, non meno bella di quella che verrà registrata per Astral Weeks, con un organo tangente che imperversa per tutto il brano. Altro capolavoro assoluto è Madame George, la storia misteriosa di questa signora di Belfast, con liriche diverse, più corta e con un tempo più veloce rispetto alla versione che poi uscirà su Astral Weeks, una sorta di live in studio, comunque sempre una canzone magica. Più “normali” Chick-A-Boom, una rara collaborazione tra Morrison e Berns. che sembra una versione alternata di La Bamba, comunque piacevole e divertente, e a chiudere il primo dischetto la versione demo di The Smile You Smile, solo voce e chitarra acustica, molto minimale e interessante per capire lo stile compositivo di Morrison. Il secondo CD presenta prima in mono le versioni “singole” di Brown Eyed Girl, che comunque la giri è sempre splendida, non finiresti mai di ascoltarla, e di Ro Ro Rosey. Poi tutta una serie di versioni alternative, sempre in mono, dei brani del primo CD: la take 2 di T.B. Sheets, un paio di minuti più corta, ma sempre interessante ed intensa, con il classico stile “ansimante ed implorante” dell’irlandese, mutuato dal R&B e dal blues più carnale. La 10 e 11 insieme di Goodbye Baby (Baby Goodbye), la versione 3 di Send  Your Mind, la 7 di Midnight Special, e così via (i titoli li leggete all’inizio del Post), con i musicisti che improvvisano e provano in studio diverse soluzioni e tempi musicali per un affascinante ascolto che non è solo fine a sé stesso (un po’ sì, ma l’appassionato di Morrison e della buona musica non si offenderà), A chiudere, per i maniaci della canzone, due collage sonori dedicati a Brown Eyed Girl, prima le versioni 1-6, poi le versioni 7-11, se ha li approvati il suo autore per la pubblicazione sul CD chi siamo noi per non ascoltarli!

E pure se il terzo CD forse è solo per quelli che gli americani chiamano “anal retentive”, non traduco ma ci siamo capiti, i compilatori del triplo, anzi “il compilatore” e produttore del boxettino, Andrew Sandoval ha detto che questi 31 brani definiti The Contractual Obligation Session, sono stati inseriti per completezza e in pratica si tratta di un “incazzato” Van Morrison, armato di chitarra acustica, che, per onorare il suo contratto, improvvisa all’impronta una serie di brani dai titoli improbabili, li leggete sempre sopra, non male Blowin’ Your Nose Nose In Your Blow come titoli in sequenza, ma tutte le canzoni sono delle brevi finestre nel mondo di un giovane Van che si sentiva truffato dal suo discografico, a cui si era affidato a cuore aperto, e lo dice nei testi delle canzoni, anche “rubando” qualche frammento dai pezzi del suo mentore, quel Bert Berns che peraltro sarebbe morto da lì a poco, senza sapere quello che sarebbe successo in futuro. Dico un’eresia, alcune non sono neppure male, altre sono quasi ossessive, ma in fondo anche in una situazione così particolare la classe non è acqua: per una volta, o due, lo si può anche ascoltare tutto. Non dico di ripetere l’esperienza più volte, come invece è quasi d’obbligo per le canzoni del primo CD che vanno a collocarsi nella storia della musica di Van Morrison e sono un affascinante quadro di un “Angry Young Man”. Le prime registrazioni di uno dei futuri grandi della musica finalmente in tutto il loro splendore!

*NDB Mano a mano che lo scrivevo mi sono reso conto che stava diventanod più un breve saggio che una recensione, ma spero di non avervi annoiato.

Bruno Conti

Torna Il “Cantautore Operaio” Dalla Voce Baritonale! Sean Rowe – New Lore

sean rowe new lore

Sean Rowe – New Lore – Three Rivers Records /Anti – Self

Il nome di Sean Rowe, per una cerchia ristretta di conoscitori (e i lettori di questo blog sono compresi) è sicuramente sinonimo di garanzia, e questo suo quarto lavoro, dopo ill disco Magic (in tutti i sensi) del 2011 http://discoclub.myblog.it/2011/01/21/con-un-leggero-anticipo-o-in-clamoroso-ritardo-comunque-un-g/ , il successivo bellissimo The Salesman & The Shark (12), passando per le atmosfere soul e blues del penultimo Madman (14) http://discoclub.myblog.it/2014/09/26/il-difficile-terzo-album-barbuto-indie-rocker-gran-talento-sean-rowe-madman/ , conferma il barbuto Sean un cantautore atipico nel nuovo panorama musicale americano. Come al solito (e sempre più frequentemente accade), anche questo New Lore vede la luce attraverso la raccolta fondi “Kickstarter”, e il fatto che il disco, sotto la valida produzione di Matt Ross-Spang (vincitore di un “Grammy” con Jason Isbell) sia stato registrato nei mitici e leggendari Sun Studios di Memphis, mi fa pensare che la sottoscrizione sia andata benissimo.

Con le pareti piene di ricordi di Elvis Presley, Johnny Cash, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis, e di tanti altri che volutamente evito di citare, Sean Rowe, voce, armonica e fisarmonica, si avvale come al solito di validi musicisti tra cui Ken Coomer alla batteria e percussioni, Richard Ford alla pedal steel, David Cousar alle chitarre elettriche, Dave Smith al basso, Rick Steff alle tastiere e piano, senza dimenticare la forte presenza di una sezione d’archi composta dal cello di Elen Wroten, dal violino di Gaylon Patterson e dalla viola di Neal Shaffer, il tutto “ingentilito” ai cori dalle voci di Reba Russell, e della bravissima Susan Marshall (mitica cantante dei Mother Station).

La voce è quella solita, pastosa e baritonale, e l’iniziale Gas Station Rose e la sua perfetta fusione tra chitarra acustica e pianoforte è una buona partenza, cui fanno seguito i cori e il violino di una intrigante The Salmon, una ballata pianistica come Promise Of You (dai cori leggermente gospel), e il doloroso lamento di I’ll Follow Your Trail, sugli scarni arpeggi di una chitarra acustica. Il flusso di emozioni che si respira nelle canzoni di Rowe, si manifesta nel songwriting di una ispirata The Wine,  per poi passare al soul-blues con coretti di Newton’s Cradle  (uno dei brani meno riusciti del disco), mentre le cose vanno decisamente meglio con una ballata alla Van Morrison (anche nel lungo titolo) come I Can’t  Make A Living From Holding You, e con i toni sofferti e romantici di un’altra “kilometrica” It’s Not Hard To Say Goodbye Sometimes. La parte finale è affidata al blues scarno e polveroso di You Keep Coming Alive, e all’armonica che accompagna le note acustiche di una dolente The Very First Snow, degna conclusione di un lavoro che racconta storie di solitudine e speranza.

Questo barbuto e corpulento signore probabilmente non sarebbe fuori luogo ad un raduno della mitica  Harley-Davidson, è un comunque un cantautore, a parere di  chi scrive, che sembra condensare tutti i grandi nomi della tradizione  dei “songwriters” classici americani, merito certamente della sua voce assolutamente unica (tra le la più calde dell’attuale cantautorato americano), ma anche del suo tocco chitarristico esclusivamente in stile “picking”, con una scrittura mai banale che dispensa canzoni dolci e disperate, che narrano di storie vere e di passioni, cantate tra bottiglie di Jack Daniel’s ormai vuote. In conclusione, se il valore di un artista viene giudicato esclusivamente sulla base del successo commerciale ottenuto, il buon Sean avrebbe dovuto cambiare mestiere da tempo, ma chi crede nella musica che proviene dal cuore e dal profondo dell’anima, in questo ultimo New Lore (anche se non raggiunge i livelli dei primi due dischi), e in Sean Rowe, può trovare un’artista genuino e coerente, che potrà riservare piacevoli sorprese anche in futuro.

NDT: Leggo in questi giorni recensioni abbastanza contrastanti su questo disco, ma per chi ancora non lo conosce, rimane assolutamente da scoprire, magari partendo dai citati primi album.!

Tino Montanari

Alcune Ristampe Di Prossima Uscita: Santana, Van Morrison, Alan Price Set, Patto

santana lotus

Mentre le case discografiche scaldano i motori per le uscite il il 1° e 2 giugno delle edizioni, rispettivamente, di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles per il cinquantenario e di Joshua Tree degli U2 per il 30° anniversario, il mese di Aprile si preannuncia un mese interessante per le ristampe. Oltre a tutto il materiale che uscirà in vinile il 22 aprile per il RSD vi segnalo alcune interessanti ripubblicazioni previste nel corso del mese, altre seguiranno.

Partiamo con l’edizione limitata e deluxe di Lotus dei Santana, destinata solo al mercato giapponese e che uscirà il 14 aprile. Oltre ad essere molto costosa si annuncia anche assai sfiziosa in quanto ricca di materiale inedito. La nuova edizione della Sony Japan passa da due a tre CD, ed aggiunge 7 brani e 35 minuti di musica extra alla versione tuttora in catalogo, oltre alla rimasterizzazione curata con le ultime tecnologie dei concerti tenuti ad Osaka il 3 e 4 luglio del 1973.

 ● Osaka performances were recorded original 16ch multi tape unpublished sound source seven songs that have been excavated from (about 35 minutes) all 29 songs were recorded in the performance song order as the full version (additional songs, “Japan”, “Banbere” “Umm – um um, “” holy light “” the Creator has a master plan, “” Savior, “” conga solo “)
● DSD 11.2MHz mastering alms was SACD, the CD that you direct conversion from the DSD master high-quality hybrid disk specifications by a two-layer structure is SACD 4.0 actual surround mix board bring realism as if listening in a live venue

Ecco la tracklist completa della nuova edizione (qualche titolo non è scritto in modo perfetto):

Disc 1

01. meditation

02. The road home

03. A-1 Funk

04. Neverending road

05. Black Magic Woman

06. Gypsy Queen

07. Re keep listening to my rhythm

08. Japan (※ first recording sound source)

09. Banbere (※ first recording sound source)

Ten. Um Um Um (※ first recording sound source)

11. Shining light

Disc 2

01. Batuka

02. Shibaba

03. Stone Flower

04. Waiting

05. Castle Part of cards 1

06. Free Angela

07. Samba of Sausalito

08. Mantora

09. Kyoto

Ten. Castle part of the sand 2

11. Holy light (※ first recording sound source)

12. Unexpected end all

Disc 3

01. Samba dedicated to you

02. Mr. Oudot

03. The Creator Has A Master Plan (※ first recording sound source)

04. Savor (※ first recording sound source)

05. Conga solo (※ first recording sound source)

06. Festival

07. Events Neshabur

Quindi torna disponibile (solo in Giappone) uno dei live più belli di sempre, in versione integrale.

van morrison the authorized bang collection

Altra uscita sfiziosissima, nell’ambito delle ristampe del catalogo di Van Morrison (che però ha pubblicato l’ultimo album tramite la Universal), che al momento prosegue con la Sony Legacy con quella idi questo cofanetto triplo, in uscita il 28 aprile, e che conterrà tutto il materiale registrato per la Bang Records, l’etichetta di di Bert Berns, che ai tempi pubblicò, nel 1967, l’album Blowin’ Your Mind (e qualche tempo dopo T.B. Sheets), con le registrazioni effettuate dopo l’uscita dai Them e prima di registrare Astral Weeks per la Warner. Ovviamente ci sono una valanga di brani rari ed inediti, outtakes, versioni mono e stereo, oltre alla famosa “contractual obligation session”,  il tutto rimasterizzato in modo ufficiale per la prima volta.

Ecco la lista completa dei brani:

CD1]
1. Brown Eyed Girl (Original Stereo Mix)
2. He Ain’t Give You None (Original Stereo Mix)
3. T.B. Sheets (Original Stereo Mix)
4. Spanish Rose (Original Stereo Mix)
5. Goodbye Baby (Baby Goodbye) [Original Stereo Mix]
6. Ro Ro Rosey (Original Stereo Mix)
7. Who Drove The Red Sports Car (Original Stereo Mix)
8. Midnight Special (Original Stereo Mix)
9. It’s All Right (Original Stereo Mix)
10. Send Your Mind (Original Stereo Mix)
11. The Smile You Smile (Original Stereo Mix)
12. The Back Room (Original Stereo Mix)
13. Joe Harper Saturday Morning (Original Stereo Mix)
14. Beside You (Original Mono Mix)
15. Madame George (Original Mono Mix)
16. Chick-A-Boom (Original Mono Mix)
17. The Smile You Smile (Demo)

[CD2]
1. Brown Eyed Girl (Original Edited Mono Single Mix)
2. Ro Ro Rosey (Original Mono Single Mix with Backing Vocals)
3. T.B. Sheets (Take 2)
4. Goodbye Baby (Baby Goodbye) [Takes 10 & 11]
5. Send Your Mind (Take 3)
6. Midnight Special (Take 7)
7. He Ain’t Give You None (Take 4)
8. Ro Ro Rosey (Take 2)
9. Who Drove The Red Sports Car (Take 6)
10. Beside You (Take 2)
11. Joe Harper Saturday Morning (Take 2)
12. Beside You (Take 5)
13. Spanish Rose (Take 14)
14. Brown Eyed Girl (Takes 1-6)
15. Brown Eyed Girl (Takes 7-11)

[CD3]
1. Twist And Shake
2. Shake And Roll
3. Stomp And Scream
4. Scream And Holler
5. Jump And Thump
6. Drivin’ Wheel
7. Just Ball
8. Shake It Mable
9. Hold On George
10. The Big Royalty Check
11. Ring Worm
12. Savoy Hollywood
13. Freaky If You Got This Far
14. Up Your Mind
15. Thirty Two
16. All the Bits
17. You Say France And I Whistle
18. Blowin’ Your Nose
19. Nose In Your Blow
20. La Mambo
21. Go For Yourself
22. Want A Danish
23. Here Comes Dumb George
24. Chickee Coo
25. Do It
26. Hang On Groovy
27. Goodbye George
28. Dum Dum George
29. Walk And Talk
30. The Wobble
31. Wobble And Ball

alan price set twice the price

Sempre più o meno da quegli anni arriva un altro eccellente triplo CD, dedicato all’Alan Price Set, il gruppo formato dal tastierista degli Animals dopo la sua fuoriuscita da quella band. Il titolo è Twice The Price – The Decca Recordings, e conterrà i due album ufficiali, The Price To Play (1966) e A Price On His Head (1967), più tutti i singoli, lati A e B, e svariate rarità del periodo 1965-1969 nel terzo CD.

Anche in questo caso ecco la tracklist completa del cofanetto che uscirà il 28 aprile per la Edsel UK, ad un prezzo interessante:

 [CD1]
1. Barefootin’ / Let’s Go Baby / Land Of 1,000 Dances
2. Just Once In My Life
3. Goin’ Down Slow
4. Getting Mighty Crowded
5. Honky Tonk
6. Move On Drifter
7. Mercy, Mercy
8. Loving You Is Sweeter Than Ever
9. Ain’t That Peculiar
10. I Can’t Turn You Loose
11. Critic’s Choice
12. Hi-Lili, Hi-Lo

[CD2]
1. The House That Jack Built
2. She’s Got Another Pair Of Shoes
3. Come And Dance With Me
4. On This Side Of Goodbye
5. So Long Dad
6. No One Ever Hurt So Bad
7. Don’t Do That Again
8. Tickle Me
9. Grim Fairy Tale
10. Living Without You
11. Happy Land
12. To Ramona
13. Biggest Night Of Her Life

[CD3]
1. Any Day Now (My Wild, Beautiful Bird)
2. Never Be Sick On A Sunday
3. I Put A Spell On You
4. Iechyd-Da
5. Take Me Home
6. Willow Weep For Me
7. Yours Until Tomorrow
8. Simon Smith & His Amazing Dancing Bear
9. Who Cares
10. Shame
11. Don’t Stop The Carnival
12. The Time Has Come
13. When I Was A Cowboy
14. Tappy Tortoise
15. Love Story
16. My Old Kentucky Home
17. The Trimdon Grange Explosion
18. Falling In Love Again

 

patto patto patto hold your fire

Sempre il 28 aprile la Esoteric pubblicherà delle nuove edizioni rimasterizzate e potenziate dei primi due album dei Patto, a parere di chi scrive una delle più formidabili (e sconosciute) formazione del rock progressivo britannico dei primi anni ’70, che nelle proprie file vantavano la presenza di due incredibili musicisti, il cantante Mike Patto, del tutto degno delle sue controparti dell’epoca, da Steve Winwood Joe Cocker, passando per Steve Marriott, Paul Rodgers, Frankie Miller Rod Stewart, e la presenza di un chitarrista fantastico come Ollie Halsall, musicista dalla tecnica prodigiosa, in grado di passare da un jazz-rock alla Allan Holdsworth a scale velocissime alla Alvin Lee.

patto sense of the absurd

Nel 1995 la Mercury del gruppo Universal aveva pubblicato il doppio CD che vedete qui sopra Sense Of The Absurd, che raccoglieva i due album originali pubblicati dalla Vertigo nel 1970 e 1971, arricchiti da alcun demo ed alternative versions, ma ora la Esoteric ha aggiunto altro materiale raro (forse non inedito del tutto, perché comunque nel corso degli anni sono usciti altri album con rarità e BBC sessions) e tre pezzi completamente inediti, uno sul primo album e due su Hold Your Fire che diventa così un doppio CD.

Anche in questo caso, ecco le liste complete dei brani:

1. The Man
2. Hold Me Back
3. Time To Die
4. Red Glow
5. San Antone
6. Government Man
7. Money Bag
8. Sittin’ Back Easy
Bonus Tracks:
9. Hanging Rope
Recorded And Mixed 16th July 1970
10. Love Me
11. Government Man
BBC Radio One “Sounds Of The 70s” Session 3rd November 1970 – Previously Unreleased

[CD1: “Hold Your Fire” – The Original Album Re-Mastered]
1. Hold Your Fire
2. You, You Point Your Finger
3. How’s Your Father
4. See You At The Dance Tonight
5. Give It All Away
6. Air Raid Shelter
7. Tell Me Where You’ve Been
8. Magic Door
Bonus Tracks:
9. Beat The Drum
10. Bad News
“Hold Your Fire” Sessions – Recorded & Mixed 4th May 1971

[CD2: BBC Sessions & Out-Takes]
1. San Antone
2. Government Man
3. Beat The Drum
4. Sittin’ Back Easy
5. So Cold
BBC Radio One “In Concert” – 4th March 1971 – Previously Unreleased
6. Give It All Away
7. Air Raid Shelter
8. You, You Point Your Finger
BBC Radio One “Sounds Of The 70s” Session – 28th June 1971 – Previously Unreleased
9. Don’t Shoot Me (“Hold Your Fire”) (First Version)
10. Give It All Away (Alternative Version)
11. Air Raid Shelter (Alternative Version)
“Hold Your Fire” Sessions – Recorded & Mixed 29th July 1971

Tracks 9 & 10 Previously Unreleased

Sentire per credere, imperdibili!

Alla prossima.

Uno Dei Migliori Volumi Della Serie! Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8

garcia live volume eight

Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8: November 23rd 1991, Bradley Center – ATO 2CD

Il doppio CD uscito nel 1991 intitolato semplicemente Jerry Garcia Band (quello con in copertina un dipinto raffigurante una sala da concerto su sfondo grigio, da anni fuori catalogo) a mio parere non è solo una delle cose migliori mai messe su disco da Jerry Garcia (Grateful Dead compresi), ma uno dei migliori album dal vivo degli anni novanta. Questo ottavo volume della serie Garcia Live, da poco uscito, prende in esame un concerto tratto dalla stessa tournée (avvenuto al Bradley Center di Milwaukee, circa un anno dopo il concerto del live del 1991, che era stato inciso al Warfield di San Francisco) e con la stessa formazione: in quel periodo Jerry era al massimo della forma, e suonava come forse non aveva mai fatto in carriera, un misto di creatività, esperienza e maturità che lo rendevano un musicista inimitabile (e non erano ancora rispuntati i problemi di salute che lo avrebbero portato alla morte dopo solo quattro anni); in più, la JGB era una formazione a prova di bomba, in grado di suonare davvero qualsiasi cosa, e con una scioltezza incredibile: oltre alla chitarra del leader, abbiamo due vecchi compagni di viaggio come il grande Melvin Seals all’organo (e, ahimè, qualche volta ai synth) ed il bassista John Kahn, mentre alla batteria c’è l’ottimo David Kemper, di lì a qualche anno nella touring band di Bob Dylan, oltre ai cori soulful di Jacklyn LaBranch e Gloria Jones, utilissimi ad aiutare la voce di Jerry, da sempre il suo unico tallone d’Achille.

E questo ottavo volume della benemerita serie di concerti live di Jerry è indubbiamente uno dei migliori della serie, forse addirittura il migliore, gareggiando in bellezza con il già citato doppio del 1991: ci sono alcune canzoni in comune (ma si sa che Garcia non suonava mai lo stesso brano due volte allo stesso modo), ma anche alcune sorprese che rendono più appetitoso il piatto. Lo show è strutturato nel modo tipico dei concerti di Jerry, cioè qualche brano tratto dai suoi album solisti, diverse cover e nessun brano dei Dead: la differenza poi la fa la qualità della performance, nella fattispecie davvero eccellente. Il primo dei due CD (incisi come sempre in maniera perfetta) si apre con Cats Under The Stars, forse non tra le migliori composizioni di Jerry, ma che serve come riscaldamento (più di nove minuti, all’anima del riscaldamento…) e con il nostro che ci fa sentire da subito che la sua chitarra in quella sera farà faville; They Love Each Other è una canzone migliore, più simile allo stile dei Dead, tersa e godibile (peccato per quelle tastiere elettroniche), con un leggero tempo reggae che non guasta. Il concerto entra nel vivo con la prima sorpresa: Lay Down Sally, uno dei pezzi più popolari di Eric Clapton, in una versione sontuosa, con il laidback tipico del Manolenta degli anni settanta, ritmo spedito e la chitarra spaziale di Jerry a dare il sigillo con i suoi assoli stratosferici (e stiamo parlando di un brano di Clapton, non certo un pivellino); The Night They Drove Old Dixie Down è una delle grandi canzoni del songbook americano (canadese per la precisione) e questa rilettura è molto diversa dall’originale di The Band, più lenta, decisamente fluida e dal grandissimo pathos strumentale (Jerry qui ha qualche difficoltà a restare intonato), con Seals che tenta di eguagliare in bravura il suo leader e quasi ci riesce.

Reuben And Cherise è gradevole e con il tipico Garcia touch nella melodia (quelle tastiere però…) e prelude ad un trittico da favola formato da Money Honey (di Jesse Stone), roccata e trascinante, con Jerry che suona in modo divino e Melvin che si conferma una spalla perfetta, la vivace e breve (“solo” quattro minuti) My Sisters And Brothers, dal sapore errebi-gospel (era una hit dei Sensational Nightingales) e la splendida Deal, una delle migliori canzoni del Garcia solista, stasera eseguita in maniera stellare. Il secondo dischetto è ancora meglio, ed inizia con una rarissima Bright Side Of The Road, uno dei classici di Van Morrison, in una versione strepitosa, suonata in modo rispettoso ma con una verve chitarristica che l’originale non aveva: Jerry canta bene ed il brano ne esce ulteriormente abbellito. Segue un’altra grande canzone, Waiting For A Miracle di Bruce Cockburn, che Jerry rivolta come un calzino rendendola sua al 100%, con la band che segue compatta. Think non è il noto successo di Aretha Franklin, bensì un oscuro blues di Jimmy McCracklin, molto classico, ed anche il Jerry bluesman funziona alla grande, con un lungo assolo di una liquidità impressionante (e vogliamo parlare dell’organo?); Shining Star è una soul ballad originariamente dei Manhattans, lunga, dilatata, limpida e suonata con classe sopraffina, tredici minuti di puro godimento, mentre Ain’t No Bread In The Breadbox è un pezzo di Norton Buffalo che Jerry e compagni intrepretano in maniera decisamente vitale. Il concerto si chiude con due classici: That Lucky Old Sun è uno standard interpretato negli anni da mille artisti diversi, ed il nostro la personalizza con il suo solito mestiere, rallentandola e tirando fuori il meglio dalla nota melodia, mentre il finale è appannaggio di un brano di Dylan, un autore che nei concerti di Garcia non mancava mai: Tangled Up In Blue è il pezzo scelto, altri undici minuti di grande musica, con il solito suono compatto e fluido allo stesso tempo del gruppo e le due coriste che aggiungono pepe alla nota melodia.

So che tra Grateful Dead e Jerry Garcia solista il mercato negli ultimi tre anni è stato letteralmente invaso di nuove pubblicazioni, ma questo Volume 8 fa parte certamente di quelle da accaparrarsi.

Marco Verdi

L’ Ennesimo Capitolo Di Una Band “Storica” Australiana. Black Sorrows – Faithful Satellite

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Black Sorrows – Faithful Satellite – Rootsy Music / IRD

Chi ci segue su questo blog avrà notato il mio “innamoramento musicale” per gli artisti irlandesi in generale, e anche altrettanta “passione” per tutto quello che ci arriva dal continente australiano: per cui in un ipotetico podio composto dai migliori gruppi Down Under di sempre (a mio parere personale) ci metto in primis i Triffids, i Cold Chisel di Jimmy Barnes, e sicuramente i Black Sorrows di Joe Camilleri (ne ho parlato ampiamente e più volte su queste pagine recensendo sia Crooked Little Thoughts che Certified Blue, e Endless Sleep/One More Time  http://discoclub.myblog.it/2015/10/04/il-jukebox-personale-joe-camilleri-black-sorrows-endless-sleep/). Questo nuovo lavoro Faithful Satellie è il ventesimo album dei Black Sorrows, e come al solito il buon Joe (chitarre e sax, oltre naturalmente alla voce)) porta nei Woodstock Studios di Melbourne il solito cast stellare di musicisti Aussie, composto da Claude Carranza alle chitarre, John McAll alle tastiere, Mark Gray al basso, Angus Burchall alla batteria, con l’aggiunta di validi “turnisti” del posto a comporre una eccellente sezione fiati, con l’abituale supporto di strumenti come violino, fisarmonica, mandolino e banjo, e non potevano certo mancare le bravissime coriste storiche Vika e Linda Bull, mentre tutte le canzoni sono state composte da Camilleri con il suo paroliere di fiducia Nick Smith.

Per chi non conoscesse il gruppo, la musica dei Black Sorrows attraversa vari generi, a partire dal rock, ma anche bluegrass e country in questo disco, blues, rockabilly, reggae, gospel, soul, e negli ultimi album pure leggere impronte jazz, comunque l’iniziale Cold Grey Moon è davvero spiazzante, si apre con un introduzione di violini da camera, e passa più di un minuto prima che la calda voce di Camilleri si apra in una solenne ballata (marchio di fabbrica del gruppo) con l’accompagnamento della tromba di Travis Woods, per poi passare subito ad atmosfere anni sessanta grazie al rockabilly-jazz di Raise Your Hands (dove è impossibile non muovere il piedino), a cui fa seguito un’altra dolcissima ballata in perfetto stile “messicano” come You Were Never Mine (dove Joe non fa rimpiangere il suo “mentore” Van Morrison).

La bravura dei musicisti si manifesta nel country-honky-tonk di Fix My Bail (con la partecipazione dei Davidson Brothers), mentre la seguente It Ain’t Ever Gonna Happen è un brano blues (con la voce seducente di Sandii Keenan) degno del miglior Willy DeVille; passando poi per le cadenze danzanti a tempo di valzer di una “agreste” Winter Rose, di nuovo con i Davidson Brothers. La seconda parte del disco riparte in modo brillante con l’intrigante “swinging rock” di I Love You Anyhow, mentre Into Twilight mette in evidenza i violini ed anche il supporto delle coriste, ed è seguita da una buona canzone rock come Carolina https://www.youtube.com/watch?v=nVbJcXLQQHk , mentre un brano quasi reggae come Love Is On Its Way, porta l’ascoltatore verso suoni cari ai dimenticati Kid Creole And The Coconuts, ma non ci fa impazzire, andando infine  a chiudere con la musicabilità rocciosa di Land Of The Dead, e una acida e spettrale Beat Nightmare.

Joe Camilleri e i suoi Black Sorrows nonostante vari cambi di line-up avvenuti nei loro 30 anni di vita, hanno conquistato un posto speciale nel cuore di molti amanti della buona musica, con brani che sono diventati dei piccoli classici nel panorama musicale australiano, e anche in questo ultimo Faithful Satellite (dove è difficile trovare un difetto, forse il pezzo reggae), passano con disinvoltura e grande bravura (come detto in precedenza) dal folk al blues, dal funky, appunto al reggae, dal soul al gospel, fino ad arrivare alle ballate sognanti e seducenti che sono sempre state il valore aggiunto del gruppo. Dopo una carriera lunga più di 50 anni, Camilleri continua semplicemente a fare quello che gli riesce meglio, scrivere e far conoscere la sua musica, una musica di qualità che lo consacra una “icona” al pari, a mio parere, di Nick Cave, Paul Kelly, Jimmy Barnes, Archie Roach, e altri musicisti del continente australiano. Consigliato.!

Tino Montanari

*NDB Per la cronaca, la versione australiana del CD, uscita a settembre dello scorso anno, ha una sequenza dei brani completamente diversa dalla edizione europea.

Il Meglio Del 2016, Ultima Appendice. Le Scelte del Buscadero

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Siamo all’inizio del 2017, ma visto che come sapete ci scrivo, mi permetto di aggiungere le scelte della redazione Buscadero per i migliori dischi (e ristampe) del’anno appena passato. Vi propongo le prime quindici posizioni della classifica, considerando che molti titoli sono risultati ex aequo come numero di voti.

Poll 2016

Disco Dell’Anno

van morrison keep me singingvan morrison it's too late 3cd+dvd

Van Morrison – Keep Me Singing 21 voti (considerando che la ristampa di It’s Too Late To Stop Now II, III, IV & DVD ha avuto 6 voti)

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen – I Want It Darker 14 voti

Rolling Stines - Blue&Lonesome

Rolling Stones – Blue & Lonesome 10 voti (compresi 2 per il Live Havana Moon)

avett brothers true sadness

Avett Brothers – True Sadness 8 voti

billy bragg joe henry shine a light

Billy Bragg & Joe Henry – Shine A Light 8 voti

bob weir blue mountain

Bob Weir – Blue Mountain 7 voti

mudcrutch 2

Mudcrutch – 2 7 voti

peter wolf a cure for loneliness

Peter Wolf – A Cure For Loneliness 6 voti

bob dylan 1966live-480x480

Bob Dylan – The 1966 Live Recordings Box Set 6 voti (compresi 2 per Fallen Angels)

vinicio capossela canzoni della cupa

Vinicio Capossela – Le Canzoni Della Cupa 6 voti

tedeschi trucks band let me get by

Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By 6 voti

lucinda williams the ghosts of highway 20

Lucinda Williams – The Ghost Of Highway 20 6 voti

nick cave skeleton tree

Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree 6 voti

david bowie blackstar 2

David Bowie – Blackstar 6 voti

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Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung 5 voti

E’ tutto, da domani riprendiamo con alcune delle anticipazioni dei dischi più interessanti in uscita a Gennaio.

Bruno Conti